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Ricettario Lato B: Chiara Vallini ad Officina Teatro

Il Festival delle Arti(n)contemporanee è alle porte e la macchina di Eroica Fenice non si ferma. Continua ad incontrare e ad intervistare gli artisti che prenderanno parte alla settimana di apertura della nuova stagione teatrale di Officina Teatro. Quella che vi proponiamo oggi è l’intervista a Chiara Vallini sullo spettacolo Ricettario Lato B.

Intervista a Chiara Vallini

La cucina, argomento assai contemporaneo. Spiattellata su riviste e in programmi televisivi, quasi sempre privi di giusta poesia. Ma nella tua performance diventa arte, poesia e teatro. Come nasce “Ricettario|lato B”?

“Ricettario/lato B” nasce in modo anomalo e segna un passaggio importante nel mio percorso artistico. Mai avevo pensato al cibo come punto di partenza per una creazione…ma un bel giorno ho incontrato il Festival Play with Food di Torino…e col cibo ho cominciato a giocare. “Ricettario/lato B” si nutre di sensazioni, di evocazioni e di immagini che nascono da un ascolto sensoriale del cibo: colori, odori, forme e azioni danno vita a drammaturgie che conducono in un mondo parallelo, onirico e poetico. Brevi narrazioni che attraverso un testo e una musica obbligano chi ascolta a scoprire il lato nascosto dei gesti quotidiani, a lasciarsi trasportare e stupire dalla semplicità. E questo è quello che è successo a me durante il processo creativo: scelte istintive, visioni improvvise e inaspettate, passo dopo passo mi hanno portata alla scrittura gestuale ed emotiva delle ricette che compongono la performance. Una performance per uno spettatore alla volta che viene invitato a scegliere quale strada percorrere: ha inizio per me, con “Ricettario/Lato B”, un percorso creativo che mi porta ad avvicinarmi allo spettatore, che mi restituisce il piacere di una condivisione più viva ed intensa con chi sceglie di prendere parte all’esperienza che propongo.

Chiara Vallini, quali ricordi hai legati al cibo? Quali al teatro?

Il cibo si è fatto strada nel mio percorso artistico come un paesaggio da osservare ed indagare. E per farlo ho usato gli strumenti che caratterizzano il mio modo di creare. Ho tentato di lasciarmi abitare dai colori, dagli odori, dalle forme e ho lasciato che essi si prendessero uno spazio per dare vita a delle visioni altre. Il mio approccio alla creazione teatrale e performativa è sempre stato molto fisico e si è sempre basato su improvvisazioni frutto di un ascolto profondo del mio mettermi in relazione con il seme, con l’idea, con il tassello che dà inizio al labirinto creativo. Per me il teatro ha sempre significato dedicare del tempo, tanto tempo, all’ascolto: un ascolto che partendo dal corpo arriva piano piano a farsi spazio nell’intimo e a definirsi in una forma. E in questo caso la forma ha segnato un cambiamento per me: ho iniziato a esplorare la scrittura, ho scoperto la bellezza della brevità e ho consolidato il piacere di una relazione nuova con lo spettatore.

Che ricetta prepareresti per Eroica Fenice?

A Eroica Fenice chiederei come a tutti di fare una scelta: Conserve? Palline? Riccioli? Misticanza? Dolce Forno? Il primo passo verso lo stupore è aprire una porta…per scoprire quello che nasconde.

Roberta Magliocca