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Eroica Fenice

Luca Zingaretti con The Pride al Teatro Bellini

Va in scena  dal 16 al 28 febbraio al Teatro Bellini The Pride, uno spettacolo complesso ed attuale tratto da un testo del 2008 di Alexi Kaye Campbell, diretto e interpretato da Luca Zingaretti.

Lo spettacolo si articola su due storie distinte che procedono in maniera parallela e si svolgono a Londra in periodi diversi, una nel 1958, l’altra  nel 2015. Il sipario si apre mostrando l’ arredamento di un salotto degli anni ’50 nel quale ritroviamo tre personaggi: Oliver (Maurizio Lombardi), scrittore di libri per l’infanzia, Sylvia (Valeria Milillo), ex attrice che sta lavorando alle illustrazioni dell’ultimo libro dell’autore e il marito Philip (Luca Zingaretti). La donna, entusiasta del suo lavoro, non vede l’ora di far conoscere i due uomini, inconsapevole di cosa provocherà questo incontro. Così i tre si preparano ad andare a cena assieme.

Ma ecco che un pannello trasforma la scenografia in un salotto moderno, sul palco compaiono gli stessi attori e personaggi con i medesimi nomi ma che sono protagonisti di vicende che, almeno in apparenza, sono molto lontane dalla prima scena. La seconda storia si apre infatti con Oliver, un giornalista gay, che cerca di superare, in maniera bizzarra, il dolore dovuto alla rottura con Philip, un fotoreporter con il quale ha avuto una storia di un anno e mezzo. Sylvia, amica di entrambi, cercherà in tutti modi di confortare Oliver, ma soprattutto di capire per quale motivo l’amico sta cercando di mandare all’aria la storia d’amore Philip. Nella seconda storia compare anche il quarto personaggio dello spettacolo, protagonista  qui di una scenetta comica,  interpretato da Alex Cendron che ritornerà poi durante lo svolgimento sotto altri vesti, tra le quali spicca quella del dottore, in una delle scene più toccanti ed emozionanti dello spettacolo.

Le due vicende, così lontane nel tempo,  si svolgono a intervalli presentando personaggi che sembrano non avere nulla in comune,  ma che in realtà sono ombre gli uni degli altri. Le azioni dei tre protagonisti risultano, infatti, speculari: se  in un primo momento i personaggi sembrano condividere, per uno strano scherzo del caso,  solo gli stessi nomi, pian piano ci si rende conto che, attraverso un gioco di echi e corrispondenze le due vicende sono molto vicine. Ed è proprio questo passare continuamente da un mondo ad un altro, da un’epoca ad un’altra, da una relazione “tradizionale” basata sul matrimonio tra uomo e donna a una storia omosessuale che permette allo spettatore di comprendere che, al di là della sessualità, esistono cose che sono sentimenti  e situazioni che accomunano tutti: l’amore, le contraddizioni e le bugie nei rapporti con gli altri e con noi stessi, le domande sulla validità delle nostre scelte e sull’ipocrisia delle maschere che spesso decidiamo di indossare.

The pride e il dilemma dell’identità

Uno dei temi centrali dello spettacolo, che fa certamente da pendant con i dibattiti sulle unioni civili che stanno animando in questi giorni la politica italiana, è certamente l’omosessualità. Un tema mostrato con sfaccettature diverse perché le epoche rappresentate risultano lontane: da un lato c’è l’Inghilterra degli anni ’50, un paese in cui  l’omosessualità viene ancora considerata una malattia da dover curare e una perversione di cui vergognarsi, dall’altro una Londra del 2015 in cui sfila il Gay Pride ma nella quale non mancano, purtroppo, superficialità e ignoranza delle persone che sfociano spesso nell’omofobia. L’interpretazione di Zingaretti nel ruolo di gay risulta sorprendente perché mostra nella vicenda più lontana nel tempo tutte le contraddizioni, i silenzi e la fragilità di una persona che non ha mai potuto ammettere dinanzi allo società, ma  innanzitutto a se stesso, di essere “diverso” dagli altri e per questo si è rinchiuso in “una orribile festa mascherata” rappresentata da un matrimonio rassicurante; nella vicenda contemporanea l’interprete rappresenta tutta la dolcezza, la rabbia, la passione di un sentimento come l’amore che va molto oltre una banale questione di gusti sessuali.

Ma il vero tema, al di là dell’omosessualità, risulta la ricerca della propria identità. Chi siamo noi? Siamo davvero ciò che mostriamo agli altri? Ci riconosciamo quando ci guardiamo allo specchio? Riusciamo ad essere davvero sinceri almeno con noi stessi? Queste sembrano le domande che il testo di Campbell e lo spettacolo di Zingaretti insinuano a poco a poco nello spettatore.

The Pride, grazie ad un testo bello e complesso, una regia interessante e coraggiosa e la maestria degli interpreti, tutti impeccabili nei loro ruoli diversi e complementari, ci esorta a riflettere sulla necessità di rimanere fedeli al nostro io e sul coraggio di mostrarci agli altri e a noi stessi esattamente come siamo, senza ingabbiare la nostra identità in castelli di  sabbia rappresentati dalle bugie che ci siamo raccontati e dalle convenzioni sociali.

Viola Castaldo