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Eroica Fenice

l'altalena dei ricordi

L’altalena dei ricordi

 Ricordo a memoria questo giardino, mio padre mi ci portava spesso quando ero una bambina.
Ogni albero, cespuglio e panchina… ogni cosa è rimasta esattamente al suo posto.
Ormai sono grande, un’adulta, una madre… mia figlia è lì che gioca tra i fiori, sorridendo mentre io dondolo pigramente su questa vecchia altalena.

Quest’ultima, come il resto, è qui da quando ho memoria.
Ricordo ancora le ore passate a dondolarmi, con mio padre che mi sorrideva e mi raccontava storie fantastiche.
Secondo lui in questo giardino vivevano dei folletti magici che preservavano il territorio dai vandali. In poche parole, se mi permettevo di calpestare o strappare dei fiori, erano dolori.
Le sue storie hanno sempre funzionato, ancora ora non oso strappare neanche un filo d’erba, ahaha!
Ricordo anche i miei litigi con gli altri bambini.
Infatti, il mio posto preferito era ed è proprio questo, qui, seduta sull’altalena.
Ci stavo per ore e ore e non permettevo a nessun altro di salirci.
L’unico modo per smuovermi era spingermi giù e in questo mio padre era davvero crudele.
Mi faceva fare certi voli…
Sorrido, mentre ripenso a quei giorni spensierati e quasi mi sembra di rivivere quei tempi, se non fosse per le case che hanno costruito qui intorno.

Lì dove un tempo c’erano altri alberi.
Sospiro e i miei pensieri vengono distratti dal vociare di un bambino.
Signora, signora… posso salire sull’altalena?
Il ragazzino ha circa l’età di mia figlia ed è tanto carino.
Mi guarda con un sorriso colmo di allegria, saltellando sul posto.
Uh? – gli regalo un verso, guadagnando tempo mentre l’osservo.
Posso salire sull’altalena? – chiede nuovamente il piccolo innocente.
Ha il viso di un angelo, due grandi occhi azzurri e capelli biondi e riccioluti.
Il bambino è lì che attende la mia risposta e io non tardo a dargliela.
No – annuncio, riprendendo a dondolare e distogliendo lo sguardo.
Come?
No.
Ma è lì da ore!
Non ti seeento! – urlo e torno a essere una bambina, dispettosa e padrona dell’altalena.
Ma il mio dominio dura poco.
Una forte e inattesa folata di vento mi fa perdere la presa e  faccio un volo dritto fra i cespugli.
Il bambino non perde l’occasione, appropriandosi subito del mio posto.
Mamma, mamma… ti sei fatta male? – mia figlia è corsa subito a prestarmi soccorso.
Io la rassicuro, ridendo. – Sto bene, tranquilla.
Come hai fatto a cadere?
Credo sia stato il nonno… Anzi no, ne sono certa – e mi ritrovo a sorridere, distesa sull’erba a guardare il cielo.

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