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Eroica Fenice

monete evi

Anche le monete, a volte, tolgono la sete

Della tenera età in cui ai più è dato ricordare e ai meno no, appartenendo io alla minoranza, rammento ben poco. So per certo però che non gradivo per niente la presenza del salvadanaio tra le mura domestiche. Reputavo l’oggetto in questione inutile, un soprammobile del quale avrei fatto volentieri a meno e che spesso distruggevo ancor prima che si riempisse non tanto per godere del contenuto quanto per sentire il rumore della libertà che, col salvifico gesto, restituivo a quelle monete rimaste ingabbiate per mesi interi. Gioivo nel sentirmi la mano che liberava, non quella che comprava e pagava. Non conoscendo il valore dei soldi, per me contavano quanto i volantini pubblicitari che trovavo in casa, quanto le pagine che strappavo dai quaderni e, dunque, per me non erano altro che carta da imbrattare, appallottolare e successivamente, cestinare. Eppure i miei amici facevano uso del salva-banconote-monete, i miei genitori me ne regalavano di svariati, dai colori più belli ai materiali più indistruttibili affinché io venissi a conoscenza di quel valore che per me niente valeva. Interrogavo chiunque sul perché io dovessi salvare il denaro. Salvarlo da chi? Da me stessa? Dalla furia sperperatrice che poteva impossessarsi delle mie mani? Dalle mani bucate come quelle di nostro signore Gesù che moltiplicava pani e pesci e non necessitava certo di salvadanai per salvare le monete che mai sarebbero fuoriuscite dai suoi arti bucati? C’era altro da salvare per Gesù, c’era altro da salvare per me da piccola. C’è altro da salvare ora. Non salviamo denari, non salviamo ciò che possiamo comprare. Salviamo ciò che non ha prezzo. Salviamo un fiore, salviamo un cane abbandonato, salviamo chi vuol essere salvato. Sono cresciuta con le mani senza buchi, con le tasche sempre vuote, barattando ciò che di cartaceo avrei dovuto salvare con quello che invece avrei scelto in seguito io di salvare. Ora scrivo sui quaderni che non strappo più e delle banconote ne faccio altro uso. Mi capita, però, di avere particolare riguardo per le monete. Le conservo, le lascio lì, faccio sì che si moltiplichino, consapevole del fatto che per ogni moneta da due centesimi moltiplicata, c’è almeno una banconota da dieci euro del tutto divisa, ridivisa e consumata. Sì, devo ammettere che salvo le monete. Le salvo affinché un giorno, un giorno come questo, un giorno di tasche vuote, un giorno di sole e calore, una manciata di monetine che ho sempre trascurato ma mai dimenticato, vengano a salvare me. Anche le monete, a volte, tolgono la sete. 

Anche le monete, a volte, tolgono la sete

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