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Eroica Fenice

Avere un sogno... oggi!

Avere un sogno… oggi!

«Io ho un sogno… che un giorno gli uomini si solleveranno e capiranno che sono fatti per vivere da fratelli… che tutti gli uomini rispetteranno la dignità dell’essere umano. Sogno che un giorno la giustizia scorrerà come l’acqua e la rettitudine come un fiume irruente».

Così Martin Luther King scriveva negli anni ’60, urlando a gran voce un bisogno urgente di giustizia e la sconfitta di ogni sentimento razzista e belligerante.

Erano quelli gli anni della speranza, del sangue che ribolliva vivo nelle arterie. Gli anni della più grande rivolta giovanile che la storia dell’uomo abbia sperimentato.

Quel sogno di ieri i giovani di oggi lo hanno ereditato, ma lo hanno spogliato di entusiasmo e coraggio. E nel momento storico in cui quel sogno diviene più urgente, vien meno la speranza di lotta, la voglia di crederci davvero, come un tempo ci hanno creduto davvero loro, i figli della rivoluzione.

Avere un sogno oggi equivale ad abolire le barriere dell’ipocrisia e del falso buonismo. Avere un sogno oggi equivale a impugnare un’arma più tagliente dei coltelli e più letale di cannoni e fucili, il coraggio cioè di vivere davvero, lottando strenuamente per le cose che contano: un amore che non faccia male, un lavoro che non risieda oltre le frontiere della propria terra, la dignità d’essere uomini e donne in un mondo in cui diritti e doveri non abbiano una veste formale, ma basi solide su cui costruire un futuro degno d’essere vissuto.

Il bisogno di cambiamento brucia e arde come il sole cocente di mezzodì. E quel cambiamento risiede negli sguardi giovani di chi sperimenta la piaga della disoccupazione. Risiede nel cuore di ragazze e ragazzi costretti a lasciare affetti, amore, terra e cuore pur di approdare alle rive di una stabilità economica, deponendo spesso sogni ed ambizione. Risiede nel cuore e nella sofferenza di quanti vedono scomparire davanti ai propri occhi cari e conoscenti, risucchiati dal cemento dell’indifferenza e della corruzione.

Vite spezzate, desideri tarpati, adulti colpevoli e giovani disillusi. È questa la cospicua eredità del XXI°. Questa la ricchezza che colma vuoti fittizi e mai dona autentica serenità.

Ma la pena colossale risiede nell’attuale inerzia, nella superficialità, nel disincanto, nemici di quell’attivismo un tempo motore efficace per capovolgere abitudini e situazioni intollerabili.

La futura “generazione d’idioti” di cui parlava Einstein è già qui, presente intorno a noi e siamo proprio noi, ciascuno coinvolto in prima persona. Perché quel che cede sotto i nostri piedi è innanzitutto la dignità e il rispetto personale prima che sociale.

Ciò che manca a noi giovani oggi è quella scintilla che smuove le coscienze, che turba gli animi di quanti brancolano nell’errore.

Ciò che manca è un vivo desiderio di rivalsa e di giustizia, quello in cui i nostri coetanei di mezzo secolo fa credevano davvero.

Manca la pazienza, manca la capacità di comprendere la sana tempistica del momento dell’audacia e quello della riflessione.

E così precipitiamo nel baratro della disperazione, in una dimensione in cui l’arduo sacrificio non viene ricompensato, bensì deriso e sfruttato.

Abbiamo un sogno oggi. Svegliarci la mattina consapevoli di riuscire a dare un senso alla nostra giornata. Non provare timore nell’anteporre il bene collettivo a quello personale. Realizzare obiettivi e aspirazioni non poi così trascendentali.

Abbiamo un sogno oggi. Amare il lavoro che compiamo, affinché non debba essere propriamente lavoro. Lavorare per vivere e non vivere per lavorare. Poter passeggiare spensierati sul bagnasciuga, godendoci lo splendore di un mare cobalto e di un orizzonte che sappia di infinito; l’infinito delle possibilità concesse, il perdono per gli errori commessi e l’amore disinteressato per noi, per gli altri, per la vita.

Risvegliamoci dal torpore dell’inganno, dell’egoismo e della paura di vivere appieno la vita. Questo affinché la vita stessa non sia mera sopravvivenza spegnendo il faro della speranza.

Abbiamo un sogno oggi. Credere che domani sia possibile realizzarlo.