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Eroica Fenice

U2

Bono, il concerto degli U2 e una fan innamorata

Torino, 4 settembre 2015. Data e luogo della trasferta che mi ha fatto ritrovare davanti ai cancelli del Palalpitour ansiosa ed emozionata di trascorrere una serata con il cantante del quale sono innamorata da 20 anni: mister Paul David Hewson, alias Bono Vox.

Quel giorno ho sentito di avere quindici anni. Ho atteso impaziente ben nove mesi prima di rivederlo, cioè da quando ho trovato i biglietti del concerto impacchettati con amore sotto l’albero di Natale di casa mia.

Certo, lo so che Bono non è un solista ma che fa parte di un gruppo musicale formato da altri tre mostri sacri quali Larry Mullen, Adam Clayton e The Edge ma, in tutta onestà, ero lì solo per lui.  

Voce delicata, potente ed evocativa. Occhi azzurri celati dietro lenti da sole colorate, primo piano che buca lo schermo, simpatia contagiosa, espansività traboccante, impegno civile concreto, total look black e un discutibile colore di capelli tra l’arancione e il biondo platino. Ma una rock star può tutto. Lui, ai miei occhi, può tutto. E’ quasi tenero ora che, meravigliosamente vicino ai 60, ha un po’ di acciacchi, qualche ruga sulla fronte, le spalle leggermente incurvate e un incedere non propriamente atletico. Per tutta la durata del concerto, Bono si è donato al pubblico incessantemente, senza lesinare mai, ricambiato da un’onda d’urto proveniente da ogni angolo del palasport densa di amore ed ammirazione.

La sua voce si è espansa soave e forte dalla prima canzone intonata, The miracle fino all’ultima, One, e quando ha toccato le tonalità alte di Pride, mi è sembrato di riascoltare quel ragazzino irlandese degli esordi, con gli occhi vispi e i capelli un po’ arruffati che cantava a squarciagola what more in the name of love in onore di Martin Luther King. Bono mi ha fatto ballare sulle sensuali note di Mysterious ways, mi ha fatto emozionare con l’epica Sunday bloody Sunday, mi ha fatto incantare con gli incredibili effetti speciali del maxischermo giocati sulla melodia di Invisible e con Every breacking waves accompagnato solo da The Edge al piano, ha  fatto venire i brividi pure al grande occhio di bue puntato su di lui. E cosa dire dell’intramontabile Where the streets have no name, riconoscibilissima fin dal primo accordo di chitarra, e di tutte le altre canzoni suonate come stupendi colpi al cuore l’uno dopo l’altro. Da brava adolescente, ho immaginato che Whit or whitout you  fosse dedicata a me, ma su One cantata interamente dal pubblico quasi come fosse un inno universale, le parole sono difficili da trovare per spiegare un’emozione personale fortissima unita ad un indescrivibile brivido collettivo.

Ho provato insana e profonda invidia per la ragazza che Bono ha fatto salire sul palco per cantare con lui Elevation e, folle di gelosia, mi sono ripromessa che al prossimo concerto (perché ci sarà una prossima volta) ci sarò anch’io sul prato di uno stadio, sul parquet di un palazzetto dello sport o in qualsiasi altra posizione strategica nelle vicinanze del palco, sperando sì che mi inviti a ballare con lui, ma che allo stesso tempo non mi venga un infarto al suo cospetto.

Uscita dal palasport dopo due ore cariche di emozioni, ho avuto il sorriso stampato sulla faccia e gli occhi a forma di cuore per le 48 ore successive al concerto. Mi sono  sentita  piena di gioia e d’amore (ribadisco, amore) proprio come quando si torna a casa dopo un appuntamento col ragazzo del quale si ha una cotta. Ho canticchiato come un’ebete per due giorni consecutivi tutto il repertorio vecchio e nuovo degli U2, sfogliando con una strana nostalgia le foto del concerto sulla mia fotocamera. Conserverò gelosamente il biglietto del concerto come una reliquia e a chiunque me lo chiederà, confermerò di poter certamente annoverare il live degli U2 come uno dei dieci motivi per i quali vale la pena vivere.

Proprio così, Mr Paul David Hewson. E non scherzo quando lo dico. Ci rivediamo in giro per l’Italia in uno stadio o un palasport tra altri cinque anni ma stavolta sarò proprio lì, vicino al tuo palco. Sappilo: il prossimo ballo lo faremo insieme, magari sulle note di Stay, mentre The Edge ti accompagna al piano ed un grande occhio di bue punterà solo su noi due.

Bono, il concerto degli U2 e una fan innamorata

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