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Eroica Fenice

ricordo evi

Buonanotte al ricordo che ho di te

Questa sera tornando a casa, l’oscurità… mio elemento, mio ritrovo, mia culla… mi ha di nuovo avvolta ed il mio pensiero è corso a te.
Ho ricordato quando, quella notte, mi sono avvicinata alla finestra… il mio riflesso sfocato nel vetro appannato a causa del mio respiro era l’ultima traccia della mia esistenza… poi il volto che mi guardava nel vetro pian piano andò scomparendo ed al suo posto comparve il tuo… il tuo viso si sostituì al mio e tutto ebbe senso.

Non mi ero resa conto che le gocce di pioggia che scivolavano lungo il vetro e sembravano scorrere lungo le mie guance erano in realtà le lacrime che io non riuscivo a versare…

Non mi ero resa conto che gli occhi che mi fissavano da quel vetro erano gli stessi che, tante volte, io avevo osservato e mai guardato veramente.

Non mi ero resa conto che quel modo particolare con cui tu mi scrutavi sarebbe stato lo spettacolo più bello che avrei mai avuto davanti agli occhi.

Sei stata la prima immagine che ho visto quando ho salutato la vita.

Sono stata l’ultima immagine che hai visto quando hai salutato la vita.

Credo che quello che si è creato tra noi in questi due momenti non potrà mai scindersi e mai ripetersi…

Due rette parallele ed equidistanti che si sono sempre guardate con sospetto e non sono mai riuscite a capirsi.

Una porzione delle rispettive esistenze trascorsa insieme senza condividerci, senza compenetrarci. Analfabete che utilizzavano lo stesso linguaggio senza riferire alcun messaggio.

Hai costruito un mondo di piume per non permettere al mondo di farmi del male.

Ho costruito un mondo di menzogne per non farti far male dal mondo.

Ma fa male.

Fa male ogni minuto. Ogni istante  in cui guardo le gocce di pioggia e mi chiedo perché non riesco a piangere. Perché non riesco a sentire. Perché non riesco a vedere me oltre il tuo riflesso. Sembro essere rimasta a quello sguardo, che mai vedrò negli occhi di nessun altro.

Incapace di dare amore preferendo invece inghiottirlo e chiuderlo dentro, vivo nel ricordo di quello sguardo che nessuno mi potrà mai togliere. La cosa più bella che abbia mai visto. La cosa che più mi ha fatto sentire nuda e nel contempo potente da quando sono nata. Era uno sguardo di totale fiducia, di totale amore, di totale abbandono, di totale potere. Immeritato.

Uno sguardo che sembrava dire: “Va bene, ci sei tu. E se ci sei tu, non mi può succedere niente!”.

E invece io non sono stata all’altezza. Era uno sguardo che mi ha resa forte. E lucida. Una macchina. E le macchine non hanno sentimenti.  Poi il tempo non ci ha lasciato scampo e ha lasciato dietro di sé la macchina a raccogliere i cocci.
La macchina che elargisce sorrisi, che porta il sole a chi non ha voglia di mettersi gli occhiali per non restare accecato e continuare, testardo, a guardare per vedere cosa c’è oltre la luce. E che quindi nessuno vede.

Ma quando cala la notte e quando cade la pioggia, il mio riflesso nello specchio si mescola col tuo e io posso finalmente permettermi di perdere le mie sembianze per assumere quelle di ciò che tu mi hai reso.

Una macchina. Un fantasma. Il tuo fantasma.

Ricordo di te

Vivo più il tuo “essere” nel ricordo che il mio nel costante respiro di vita.

Forza, presenza e costanza contro indolenza, immanenza e continuo divenire.

Ho racchiuso tutto il mio essere in quelle quattro mura.

Una persona fuori, per il mondo. Una persona in quella stanza, per te. Una persona dentro, per noi, per ciò che eravamo ma che non sapevamo di essere. Per ciò che siamo oggi e che non siamo mai state.

Non abbiamo mai avuto voglia di conoscerci davvero. Ora ho solo il riflesso nelle notti di pioggia in cui nessuno mi vede non riuscire a piangere le lacrime che versa la pioggia per me. Anche in questo mi vieni incontro. Anche da questo mi sollevi. Anche questo mi risparmi.

Sbatto le palpebre. Il riflesso scompare. Tutto è finito, fino alla prossima volta. In cui saremo vicine. In cui saremo di nuovo noi. Quelle che non siamo state mai. O quelle che in fondo siamo state sempre senza dircelo.

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