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Eroica Fenice

Cammino io, cammini tu, camminiamo tutti

Cammino io, cammini tu, camminiamo tutti

Cammino io, cammini tu, camminiamo tutti. Supponiamo che io cammini verso di te e tu cammini verso di me, supponiamo che io stia cercando te e che tu stia cercando me, supponiamo che non stiamo camminando. Supponiamo che non abbiamo un verso. Supponiamo, perché questa è la notte delle supposizioni. Supponiamo, perché questa è la notte delle mancate occasioni.

Percorriamo la stessa via e mentre tu torni nella tua casa io esco alla ricerca della mia. Guardo i palazzi: mi affascinano i dettagli. Ricerco le crepe nei muri, le piante nate dal cemento perché nella terra ormai nascono solo le fondamenta delle muraglie di blocchi e intonaco nelle quali viviamo. Mi attirano i palazzi molto alti, mi incuriosiscono quelli molto bassi, detesto invece quelli che stanno nel mezzo.

Cammino io, cammini tu, camminiamo tutti. Supponiamo che i palazzi ci guardino, supponiamo che abbiano assistito al nostro primo incontro, supponiamo. Arrivavi, cercavi me. Aspettavo, trovavo te. Supponiamo che ora tu non cerchi e supponiamo che io non trovi: un obelisco sta nel mezzo, spettatore dell’indifferenza nella quale, differenti, non differiamo.

Cammino io, cammini tu, camminiamo tutti

Mi accusi di falsa partenza: hai fischiato, hai dato tu stesso il via alla mia corsa. Sono partita e nello stesso modo in cui le mie gambe hanno cominciato a correre, si sono fermate. Hai fischiato, hai definito falso il mio mettermi in moto, mi hai imposto di fermarmi, occorreva che io tornassi indietro, attendendo nuovamente il tuo biglietto di via.

Ti senti l’arbitro della mia vita nella quale mai ho pensato di giocare, mi reputi il tuo cane, capace di partire e ripartire ogni qualvolta decido di correre via un istante prima che tu mi costringa a farlo. Ignori il fatto che la corsa non è il mio forte e che per quanto rapidi possano essere i miei passi, non ho fiato, non sono allenata, mi fermerei anche se tu non mi facessi ripartire dal blocco di partenza. Mi bloccherei da sola: impara a non temere che io non ritorni.

Sono il tuo cane fedele, sono colui che ti seguirebbe nel bosco per raccogliere i funghi velenosi che mi faresti mangiare; sono il tuo cane fedele, colui che veglierebbe le tue notti insonni. Non parto più da sola, da sola non ho parti in cui andare.

Ti telefono e ti comunico, romantica come sono, che ho comprato due biglietti: un biglietto per te, uno per me. Ho comprato due biglietti, uno perché sei andata, uno perché non ritorno. A te il biglietto d’andata, a me quello di ritorno. Volevi che partissimo, partiremo. Tu andrai avanti, incapace di guardare indietro. Io tornerò indietro, non vedendo nulla avanti.

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