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Eroica Fenice

Cara ansia ti scrivo

Cammino, senza gambe.
Dunque siedo, non ho più i piedi.
Respiro, i miei polmoni sono dei palloncini e tu sei l’ago, tu sei lo spillo che notte e giorno si diverte a sfiorare i miei organi saturi di ossigeno, arresi ormai al tuo pungente gioco, pronti a lasciarsi scoppiare.
Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’, cantava Lucio Dalla in una delle sue più celebri canzoni. Rivolgo a te le stesse parole evitando di definirti amico, perché tu hai tutt’altro nome. Ti canto anch’io al fine di distrarmi un po’, perché ho smesso di attaccarti invano mentre tu attacchi me, costringendo i miei arti, le mie membra, alla disfatta, sempre.
Mangio, senza stomaco.
Dunque bevo, non ho più la bocca.
Sorrido, le mie labbra sono plastilina che modelli a tuo piacimento; sei la mano, colei che sul mio volto scava un’aria cupa, labbra mute al ricordo di felicità andate al tuo arrivo.
Tu vieni, vieni mentre volti amici vanno, vanno a rinchiudersi in casa per rimanere soli, in tua compagnia. Sei l’amante fedele, l’assassina perfetta. Ho lasciato che mani sudate non scivolassero stringendo le mie, ho visto il mio cuore balzare dal mio petto in gole altrui.
Ignoravo la tua esistenza, deridevo chi non riusciva più a farne a meno.
Mi spaventa questa convivenza forzata a ventiquattro anni, non ero pronta, non ti ho scelta, non volevo contrarre matrimonio con i fantasmi della mente a quest’età.
Avessi avuto ossa, ti avesse dato forma la carne, ti avrei uccisa. Sarei scappata, ti avrei ignorata, bestemmiata. Ma tu non sei, non hai sostanza. Esisti perché esisto io e l’unico corpo che hai è quello che abiti. Sei in me, sei tra i neuroni e il battito, sei tra la lingua e il fegato. Prendi il mio corpo, fai in modo che sia tuo, m’impedisci di stare bene: da quando ci sei nella mia vita regna il malessere. Vivi il mio tempo, detti il tuo ai miei giorni. Sei possessiva, raramente mi concedi l’ora di libertà, ti prendi gioco di persone di ogni età. Ti scrivo perché non so parlarti, perché da quando ci sei non riesco ad ascoltarmi. Ti scrivo per dirti che puoi prendere ogni cosa di me: il mio corpo, la mia mente. Prendi il cibo che mangio, le mie notti insonni e i miei giorni migliori, prendi i miei sorrisi, lasciami le lacrime. Prendi ogni cosa ma ti imploro, ti supplico: non privarmi della mia vita.

Cara ansia ti scrivo

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