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Eroica Fenice

Charlie Chaplin e i tempi moderni

Una delle più grandi personalità del cinema novecentesco, Charlie Chaplin, dipingeva perfettamente l’odierna parodia di noi alienati in cerca dell’impossibile realizzazione dei nostri sogni, attraverso la pantomima dell’uomo guidato non più dal desiderio di vivere ma dalla necessità di sopravvivere. Seppur una gran bella finzione quella che quel personaggio, avvolto nel suo bianco-nero e con l’inseparabile bombetta, metteva sulla scena era una rappresentazione di un uomo intelligente contornato da un sorriso radioso capace di mimetizzare, con la sua magistrale arte, la rabbia e le incomprensioni di un così palese avvelenamento della società. Avvelenamento che oggi non è solo attuale ma rappresenta se non altro la cruda verità di una umanità ormai agli sgoccioli senza più passioni o energie per combattere.

Chissà oggi l’interprete di Charlot come vedrebbe questa situazione di stallo, con quali mezzi e colori dipingerebbe quest’impotente vortice nel quale stiamo cadendo a poco a poco. Si parla tanto, troppo, della società, il più delle volte per lamentarci dell’assenza di lavoro o per l’essere sottopagati e sfruttati per una miseria con la quale il massimo che possiamo fare è sventolarci con le monetine per la fatica di aver guadagnato l’indispensabile. Sarà il lamentarsi senza trovare una via di fuga, ciò che ci distingue dalle grandi personalità del passato? Siamo ormai rassegnati a scivolare sempre, masochisti a cui piace cadere in basso e mai in piedi? Lui magari la sua opinione è riuscita a dirla con una maschera, un versetto cantato, creando qualcosa di duraturo e immortale nel tempo, a noi forse risulta troppo difficile vedere al di là del nostro naso e al di fuori delle nostre tasche, non riuscendo, così, a realizzare niente, se non vivere nell’attesa che qualcuno ci serva su di un vassoio, preferibilmente d’argento, delle opportunità da poter poi finalmente ormai affamati cogliere. Siamo immobili statue che galleggiano nel divenire.

Un suggerimento per scuoterci da questo intontimento perpetuo l’ho trovato in una citazione su internet di un pezzo di Dario Fo in cui cita una frase di una contadina calabrese durante un’intervista televisiva, la quale coglie perfettamente lo spirito giusto attraverso un’osservazione di un personaggio di Charlie Chaplin che faceva: “Charlot era uno che era capace di far piangere per le cose per cui normalmente si ride e ridere per delle cose che fanno piangere. Uno che parlava di noi, perché era uno di noi”. Niente di meglio che sorridere per le avversità e commuoverci per le gioie della vita e se ad insegnarcelo è stato un personaggio di tale calibro allora non possiamo che tacere dinanzi a cotanta saggezza e provare quantomeno a lottare perché l’abbattersi davanti agli ostacoli e la mancata voglia di combattere rendono utopica la possibilità di poter cambiare qualcosa e fare finalmente la differenza.

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