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Eroica Fenice

fiume

Come un fiume oltre il giardino

La strada verso il grande giardino era un lungo sentiero che scorreva lento e continuo come un fiume costeggiato da alberi di varia specie. Si aveva quasi sempre la sensazione di non riuscire a capire quali fossero i singoli profumi trasportati dal vento sulle rive del fiume che costeggiava un lato del sentiero, i singoli profumi di quella moltitudine di piacevoli odori che avvolgevano i viandanti. L’avevano sempre percorso insieme, quel sentiero, per poi adagiarsi ai piedi di quello che era nel giardino il loro ciliegio, cullati dal vento che portava con sé gli odori della Natura e riscaldati dal Sole che sulle acque del fiume regalava dorati luccichii fluttuanti. Ma ora lui, quel sentiero, lo attraversava da solo, pensieroso e triste, chiedendosene il motivo. Erano sempre stati felici insieme eppure improvvisamente senza accorgersene, senza capirne i motivi, non erano più insieme. L’uno il letto che abbracciava le onde fluviali dell’altra. “La vita è un continuo fiume”, si diceva spesso, passeggiando mano nella mano ed osservando quella distesa slanciata e lunga d’acqua, “È un continuo d’eventi l’uno che succede all’altro, sia in contingenze sia in casualità; in successione, come le acque di un fiume che scorrono, non si possono distinguere i flussi diversi o separarli o guardarli l’uno senza l’altro, ogni singolo flutto d’acqua, ma se si osserva da un punto il loro fluire e poi ci si sposta si capisce che queste onde fluviali sono cambiate, sono sempre loro ma hanno cambiato posizioni, hanno incontrato altri ciottoli: ci si accorge che alla sorgente l’acqua è diversa da quella che si sta donando al mare.

L’acqua è la stessa ma c’è qualcosa di diverso”, si dicevano. Non è poi tanto diverso in questo ragionamento che facevano l’andare del fiume e la vita: se pensava a ciò che era stato tra loro vedeva un insieme di eventi in successione e non capiva cosa avesse fatto cambiare tutto tra di loro, da quando si erano iniziati pian piano ad allontanare non riusciva a cogliere quella di volta in volta minima cosa che poi era stata la causa del loro allontanamento, o meglio la somma di questi dettagli era stata la causa. Guardava il sentiero: si sentiva come quel fiume, aveva attraversato il sentiero e quei piccoli passi in successione lo avevano portato da casa fino al giardino. Si voltò indietro e vide la strada percorsa. “Non mi sembrava di aver camminato così tanto”, si disse. Se non ci si ferma a guardare in sé stessi non si potranno cogliere quei dettagli che decidono il futuro. Arrivò al grande albero di ciliegio, dopo essersi specchiato nelle acque del fiume. Era in fiore. Ne accarezzò la corteccia ancora dedito con il pensiero alle sue riflessioni e si disse: “Il fiume va e prendendo tra le mani un po’ di quella chiara acqua, specchiandosi in essa, vedendo se stessi, si può rimediare”. Ripercorse il sentiero, questa volta a ritroso e di corsa. Andò da lei senza spiegarle niente. Come quando tra loro non c’era bisogno di parlarsi per capirsi. Come quando ogni parola era superflua dinnanzi ad uno sguardo. Arrivarono al ciliegio in fiore e con uno di quei fiori tra le mani lui la guardò chiedendole perdono per aver trascurato quei piccoli ma importanti dettagli. E lei con quel fiore ora tra i capelli ad ornarle il capo gli sorrise dolcemente. Di nuovo tra loro le parole erano diventate superflue.

– Come un fiume –

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