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Eroica Fenice

il contrario di eccesso è difetto

Il contrario di eccesso è difetto

Il contrario di eccesso è difetto. Non sono mai stata abile nell’arrotondare, la matematica non è il mio forte. Dare i numeri è molto più semplice di dire i numeri e allora per quale stramba ragione dovrei avere il minimo interesse nell’occuparmi di capire come dirli, se mi riesce tanto naturale darli?

Il contrario di eccesso, è difetto. Non gradisco affatto ciò che appare rotondo, ho il terrore di finire nel circolo vizioso di ciò che è circolare, mi turbano le linee morbide. Preferisco le linee nette, la decisione di colui che, armato di matita, traccia su carta tre linee perfettamente dritte al fine di disegnare un prepotente triangolo. Mi piacciono gli angoli a prescindere da quanti siano, mi trovo meglio in essi che al centro di un cerchio nel quale non mi sentirei che smarrita, avendo intorno nulla fuorché uno sterminato spazio di non ritorno. I triangoli riservano invece notevoli sorprese e il rischio di soffrire di strani mani all’interno di essi è decisamente inferiore. Sei nell’angolino, messo alle strette dalla ragione, sei nell’angolino e non sei più un uomo eretto proprio perché non hai ragionato ma esistono altrui due angoli e gli angoli non sono mai disabitati. A volte sei talmente fortunato al punto che non ti occorre neppure alzarti ma ti basta aprire gli occhi per scorgere, proprio lì, quasi di fronte a te, gli abitanti di questo strano pianeta geometrico chiamato triangolo, ampiamente studiato da bambini nelle scuole, realmente compreso da adulti, nella vita.

Il contrario di eccesso è difetto

Dunque, se non fossi eccessiva, sarei difettosa? Mi sento fuori pericolo: vivo di eccessi. Sento il mormorio dello stomaco, il suo ribellarsi causato dal vuoto nel quale lo costringo a stare ma sento anche l’esasperazione dell’intestino che sbuffa, sazio ormai di tutto il cibo che ho ingerito. Vivo con gli occhi nella Milano nebbiosa in autunno causatami dall’avere nelle vene più alcool che sangue ma vivo anche nella lancinante lucidità mentale di chi è al sole di Maggio a Napoli e non beve da settimane. Mi circondo della compagnia di chiunque, rifiutando nella maniera più rigida la solitudine, mi circondo della compagnia di quattro pareti, rifiutando nella maniera più meschina la compagnia altrui. Non mi sento difettosa, mi sento difettata. E mi sento in difetto ogni qualvolta qualcuno prova ad arrotondarmi per gli eccessi in cui quotidianamente sprofondo.

Chi nasce tondo non muore quadrato, ma chi nasce triangolare e spigoloso non potrà mai morire rotondo e armonioso.
Inutile che ti armi di compasso al fine di segregarmi nella sfera che sogni di stringere tra le mani, nessun bicchiere rovesciato su carta ti servirà a far di me un cerchio perfetto. Non provare, non illuderti di poter dare nuova forma a ciò che sono, perché rimarrei la stessa: un triangolo in un cerchio. Il modo in cui si nasce non è necessariamente lo stesso in cui si muore, cambiare è sicuramente sinonimo di intelligenza e moto neuronale. Non ho la presunzione di sostenere di voler oppormi ad eventuali cambiamenti che nella vita certamente avverranno in me, ma ho la prepotenza di affermare di voler oppormi ai cambiamenti che mai avverranno in me a causa della smania altrui di plasmarmi a propria immagine e somiglianza. Già Dio ha avuto la brillante idea di farlo una volta e non so quanto gli sia andata bene, figuriamoci se mi sottoporrei mai al desiderio di un mio cambiamento della volontà di terzi, quarti e quinti.
Lascia carta e matita, ora. Usa il compasso per bucare il palloncino ormai sgonfio che conservi da mesi. Rialza il bicchiere con il quale finora hai giocato, versati dell’acqua. Bevi. Rifletti:

Tu, non mi cerchi.

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