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Eroica Fenice

Ditemi voi se questo è un uomo

Ditemi voi se questo è un uomo.

Quindicenne, spavaldo, diamante all’orecchio dal valore di 30 centesimi più grande del lobo sul quale a fatica si regge; jeans un po’ scesi, un po’ larghi, un po’ stretti, un po’ con risvoltino, un po’ tutto perché la moda è moda, la moda cambia, la moda non si sa quando cambia, allora meglio indossare tutto, insieme e male. Ti guarda e si rivolge a te con un repertorio verbale alquanto poco forbito. Sei più grande: sei sua. Peccato che tu non sia d’accordo.

Ditemi voi se questo è un uomo.

Trentenne, laureato, capello finemente ingellato, possessore di cravatta rigorosamente blu e di giacca dal colore invece dubbio. Ti guarda nauseato dalla testa ai piedi: i piercing e i tatuaggi sul tuo corpo gli stanno stretti più del pantalone taglia 48 che indossa con classe ma che a causa della cadente panza lascia intendere che il figo in questione, in vita sua, non si nutre di sola acqua.

Ditemi voi se questo è un uomo.

Trentenne timido, talmente timido che ti guarda proprio nell’istante in cui lo guardi e s’imbarazza, diventa rosso, poi blu, poi gli cade il telefono, poi non gli escono le parole, poi dice “ehm”, poi “Mh”, poi ti vuole ma è troppo timido e allora va a finire che poi il tempo va e passano le ore e sicuramente non faremo l’amore.

Ditemi voi se questo è un uomo.

Quarantenne, sposato, separato, baffo in volto e sguardo vispo. Ti osserva finemente, ti parla della sua prole tua coetanea, ti mostra anche la foto dei suoi ormai adulti pargoli, se sei fortunata. In seguito, partono i complimenti fino a giungere alle varie ed eventuali proposte di una possibile vita futura agiata tra i suoi mille possedimenti. Spudorato come nessun altro al mondo, tra occhiolini e bacini vari, ricerca la tua attenzione in ogni modo. Ti vuole, e mentre ti chiama per nome con fare sexy, ti scappa dalle labbra, per errore, la parola “papà”.

Cinquantenne a bordo della sua automobile, conquistata a fatica dopo aver ottenuto un prestito da scontare in 10 anni. Ci sei, sei di fronte a lui e mentre parlate, neppure ti vede. Grazie a Dio.

Sessantenne ormai ingrigito, ti parla e ti racconta quant’era moro e bello alla tua età. Parlate del più e del meno, mentre lui parla di più e tu di meno.

Settantenne, sdentato, non sa più cosa dice ma ci tiene a dirlo. Ascolti interessata i suoi voli pindarici e per magia ti ritrovi nel letto a dormire. Non era sonno, ma noia noia noia, non ho detto gioia.

Ottantenne, ossa, bastone, carte e felicità. T’invita a giocare a tressette facendoti intuire che mai vincerai.

Novantenne, toda gioia, toda bellezza.

100 anni. L’uomo che non c’è: il migliore.

 

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