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Eroica Fenice

il passato

Il passato ha camminato

Guardo dall’alto del mio terrazzo la gente che passa e resto immobile pensando che io non voglio passare ma voglio camminare. Non voglio che mi si dica mai: Uh, sei passato! Voglio sentirmi urlare: Sei camminato!

È consuetudine affermare che il passato è qualcosa che è inevitabilmente andato. Il treno è passato, il tempo è passato, l’amore è passato, l’adolescenza è passata, il mal di denti è passato, il passato di pomodori è passato, perfino il passato è passato.

Possono mai passare gli esseri umani? Le persone passano per le strade, passano nei cuori, passano nella mente. Passano, poiché dotati di piedi, sono soliti compiere piccoli passi all’interno di qualsiasi spazio tangibile o immaginario al fine di evitare la stasi. Cammina anche il giorno, nonostante non sia dotato di scarpe. Passa il sole, cammina affinché giunga la sera. Passa il minuto, al fine di dare il benvenuto a quello successivo. Passano i pomodori perché altrimenti mai potremmo condire la pasta con la tanto amata salsa. Passa l’adolescenza, perché i cambiamenti più esteriori che interiori bussano alle porte e il tono della voce deve necessariamente mutare, deve crescere il seno, necessitiamo dei peli al fine di essere maturi. Passa il mal di denti, cadono i vecchi, lasciano gengive sanguinanti ai nuovi arrivati. Passa perfino il passato, perché il futuro ha necessità di operare. Ma le persone, come fanno mai a passare?

Guardo in basso dal mio alto terrazzo, guardo il passo di chi, incerto, muove i piedi spinti dall’esigenza di arrivare in un dove qualunque. Guardo a terra, guardo la terra sentendomi Dio, capace di guardare chiunque, felice di non poter esser però visto. È ciò che fa l’Altissimo ogni santo giorno? Accomodato sul suo terrazzo tra fiori di loto e girasoli giganti, tra gabbiani pacifici e acqua sorgente, osserva il brulicare dell’alveare umano impegnato quotidianamente a produrre un miele di smog alla guida di un’ape regina impazzita, desiderosa null’altro che di inquinamento? Fossimo api, fossimo abili nel produrre la dolcezza, nuoteremmo nel miele. Ma siamo uomini e siamo capaci solo di creare veleno.

Il passato ha camminato

Nella mia vita hanno camminato svariate ed innumerevoli persone: alcune dai piedi grandi, altre con le mani piccole. Ha camminato chi aveva i capelli corti e chi possedeva lunghi capelli al punto da invidiare la criniera dei cavalli. Ha camminato chi aveva la voce alta e chi non sapeva neppure parlare, ha camminato chi sapeva di amare e chi non sapeva che andare a mare. Ha camminato l’azzurro degli occhi accanto al prato oculare di chi faceva fatica a guardare, ha camminato l’ubriacone che non ricordava più neppure cosa significasse camminare e ha camminato colui che l’alcol in vita sua l’aveva usato solo per disinfettare il cesso prima di andare a cagare. Nella mia vita ha camminato chi sapeva cantare, chi era abile nel parlare, chi sognava di disegnare, chi voleva imparare, chi voleva semplicemente sostare e anche chi non aveva di meglio da fare. Nessuno è passato nella mia vita, i volti altrui hanno compiuto lunghe camminate all’interno dell’autostrada che mi ritrovo dentro, trovando spesso code, ingorghi, caselli impazziti e fossi, precipizi, ostacoli di qualsiasi genere. C’è chi è stato abile nel portare al termine il viaggio, c’è chi ha cambiato percorso, c’è chi si è addormentato all’interno della sua auto e ancora si deve svegliare, c’è chi si è semplicemente fermato perché ha compreso che non valeva la pena continuare. Nessuno è passato: hanno tutti camminato.

E come coloro che hanno camminato in me, cammino anch’io.

Io non passo, è solo che mi piace passeggiare.

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