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Eroica Fenice

Piccolo Principe

Piccolo Principe: un libro per bambini?

Tutti i grandi sono stati piccoli, ma pochi di essi se ne ricordano. Credo sia tutto qui il nocciolo della questione. Il Piccolo Principe? Un libro per bambini – dicono. E così oltre la copertina dai disegni colorati e decisamente infantili – nell’accezione più positiva del termine, s’intende – i “grandi” non si spingono. Ma chi sono i grandi? Quelli sempre troppo occupati, quelli del troppo lavoro e del poco tempo da dedicare agli altri, quelli dei doveri e dei pochi sorrisi. I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai: “Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?”. Ma vi domandano: “Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?” . Allora soltanto credono di conoscerlo.

Il Piccolo Principe di recensioni non ne ha bisogno.

Classe 1943, è l’opera più conosciuta – e più riuscita – dello scrittore Antoine de Saint-Exupéry, scomparso prematuramente. Di recensioni – ripeto – non ha bisogno perché è un libro che, nonostante la sua statica perfezione, cambia ogni giorno, a seconda delle persone che lo consultano, che ne fanno tesoro, che decidono di disegnare una pecora a quel bambino venuto da chissà quale pianeta.
Chi scrive lo ha letto 8 volte, nell’arco dei suoi 27 anni di età. E di libri ne ha riletti più di una volta – basti pensare ad Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen o Non ti Muovere di Margaret Mazzantini – ma rileggere Il Piccolo Principe è trovare nelle parole una chiave mai scorta in precedenza, approdare ad un punto di vista – per guardare il mondo – più chiaro ed elevato. Questo bambino ha la capacità di prendere per mano il lettore e portarlo su diversi pianeti ad incontrare personaggi decisamente bizzarri e fantasiosi. Ecco, forse proprio qui la mente dei grandi si ferma per non andare più oltre. Re, volpi che parlano, infiniti tramonti in un sol giorno. E i disegni? Le illustrazioni di questi mondi e dei loro abitanti, fatte dallo stesso Saint-Exupéry. Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre eternamente costretti a spiegar loro le cose. Già. Perché ognuno di quei pianeti rappresenta, allegoricamente, una situazione – un posto fisico o dell’anima – che ci ha visti protagonisti almeno una volta nella vita. A noi grandi, s’intende. Perché i bambini non sono così stretti in convenzionalità e orari, in stereotipi tutti da rispettare. E quei personaggi – assai bizzarri e decisamente fantasiosi – rappresentano vizi e modi di vivere di noi umani che mai ci definiremmo buffi e così poco credibili nonostante la nostra serietà.
Perché se sappiamo far quadrare il bilancio di una società, ma non sappiamo vedere in una tazza vuota offertaci da una bambina del tè e, bevendo quella trasparenza, non ne riusciamo a sentirne il gusto, beh, allora, non siamo veramente grandi, non siamo veramente seri, non saremo mai veramente credibili.
E se Il Piccolo Principe è stato dedicato ad un grande, ripensando al bambino che aveva smesso di essere, allora credo sia possibile che anche gli articoli di giornale possano essere dedicati. A Maura, ingegnere brillante che quando torna a casa dal lavoro non rinuncia a due chiacchiere con il suo cane di pezza.
Roberta Magliocca