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Eroica Fenice

turno

Il tuo turno di cambiare il mondo

“- Carne d’asino! borbottava – Ecco cosa siamo! Carne da lavoro! E si vedeva chiaro che era stanco di quella vitaccia, e voleva andarsene a far fortuna come gli altri.

“Io non sono una passera. Io non sono una bestia come loro! Io non voglio vivere come un cane alla catena, come l’asino di compare Alfio, o come un mulo da bindolo, sempre a girar la ruota; io non voglio morir di fame in un cantuccio, o finire in bocca ai pescicani.”

‘Ntoni voleva partire, andar via, allontanarsi da quel mondo che, per lui, rappresentava il limite della sua conoscenza, l’ostacolo al suo benessere. Voleva cambiare, per se stesso e per gli altri. Il suo desiderio era quello di gettarsi a capofitto nell’universo del divenire perpetuo, in cui tutto è niente, in cui la realtà dell’oggi diviene l’illusione del domani, perché ogni cosa è in perenne trasformazione.

Eppure non sempre si può. Non sempre è possibile modificarsi e diventare ciò che volevamo essere da bambini. Che succede quando ci scontriamo con  regole che non possono essere rinnovate? Ci impongono di rimanere ancorati alla nostra condizione presente: siamo fermi, immobili, non possiamo muoverci.

Attorno a te, la metamorfosi, che trascina imperterrita tutto ciò che osi ad essa opporsi.

In te, il desiderio di mutare, di evolverti in qualcosa di più grande.

Al di fuori di te, l’impossibilità di farlo.

Qualcosa te lo impedisce, qualcosa di molto più grande di te contrasta con il raggiungimento del tuo obiettivo. Non puoi andare avanti, sei bloccato nella staticità di un microcosmo chiuso, in cui il macrocosmo sembra penetrare, sicuramente, ma non può toccare te, nonostante le tue grida. Il tuo è un urlo di disperazione, è un tentativo di fuga, l’atto dannato ed estremo che ti porta a voler lasciare tutto, perché hai raggiunto il limite, ma sei invisibile. Il tuo biglietto di sola andata non può essere stampato. Sei un albero: non puoi essere sradicato dalle tue radici. Sei una rondine: non puoi abbandonare il tuo nido.

Vorresti essere un pesce: vagare per gli oceani alla ricerca della tua rotta. Vorresti essere un albatro: volare verso l’infinito che ti si apre davanti agli occhi.

Ma non puoi.

La sfida della tua vita

Perché, a volte, i desideri che sentiamo di più sono proprio quelli più difficili da appagare. Il tuo è un destino avverso: non vogliono che tu viva secondo le prerogative che ti sei fissato, secondo le tue aspirazioni. Ti vogliono frustrato, debole, vulnerabile di fronte a chi ha scelto per te. Vogliono che tu ti sottometta, che la tua testa sia bassa quando passi accanto a loro, che senta nel tuo corpo, nelle tue membra e nel profondo delle tue ossa la superiorità che caratterizza le loro persone, ma non te. Tu non hai il potere di decidere per te stesso. La sentenza è già stata emessa: riguarda il tuo futuro, la tua esistenza. E non puoi opporre resistenza, perché tu sei inerme e piccolo di fronte a qualcuno (o qualcosa) di estremamente forte. È una battaglia persa a prescindere: non devi neanche giocarla.

O, forse, potresti mettere in tavola le tue carte. Schierare per la prima volta il tuo esercito. Chiamare i tuoi alleati. Affrontare il nemico, faccia a faccia. Perché tutto è impossibile… fin quando non viene fatto.

È il tuo turno di cambiare il mondo.