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Eroica Fenice

Insegnamento: come si fa?

 

Non esiste un manuale da seguire, è vero. Non ci sono regole scritte, né tanto meno esistono quei libricini che ti spiegano l’insegnamento cosa sia.

C’è chi dice che sia difficile, chi pensa sia la cosa più semplice da fare.

Ma in effetti insegnare ciò che era e che sarà, com’è?

A lungo mi sono chiesta cosa potesse essere l’insegnamento, a lungo ho pensato a quanto fosse complesso e a lungo mi sono domandata se le persone che non sono adatte per fare questo lavoro se lo siano mai chiesto.

Conseguire un titolo di studio, con numerosi anni addietro di giornate concentrate su più e più file di libri, lo sappiamo tutti che non è facile.

Ma guardiamo in faccia la realtà: milioni sono i ragazzi che escono dai banchi di scuole che si dimostrano essere insoddisfatti delle loro vite scolastiche.

Diversi sono gli alunni che non studiano una materia perchè il professore non lo mette a proprio agio e altrettanto numerosi quegli alunni che iniziano ad odiare la materia perché “si vede che il mio professore la legge senza averne passione”.

Cosa sono diventate le scuole di oggi?

Chi è che le abita?

Chi le vive?

Lo scenario tipo di una qualsiasi scuola italiana è risaputo: molti o pochi alunni a seconda dell’indirizzo che si sceglie, ma per la maggior parte dei casi gli stessi docenti.

Quanto queste personalità influiscono o hanno influito sul nostro futuro?

E allora immaginiamo la giornata di un ragazzo poco più che sedicenne, un ragazzo che nel suo futuro vede soltanto un punto interrogativo. Immaginiamo la sua strada nel trasformarlo quel punto.

Si sta tutti seduti intenti ad ascoltare qualcosa che probabilmente non ci appassiona, le parole escono da una donna che continua a leggere il libro, stesse parole che anche io stesso posso leggere nella mia stanza. Il suo viso è sempre corrugato, lo sguardo è severo ed io non riesco a studiarla una materia dalla quale scappo per lo maggior parte del tempo, trovando rifugio nei corridoi della mia scuola malmessa. Non mi viene insegnato come studiarla, e se mi presento all’interrogazione non sapendo nulla, vengo soltanto deriso; invece il mio compagno di banco è lodato ogni giorno ed io, forse, lo invidio un po’. A me piace leggere, ho sempre amato il modo in cui le parole messe vicine facciano un suono meraviglioso; di quanto sia magico il modo in cui le parole possano raccontare. Pensavo fosse questo il mio futuro, a sedici anni probabilmente nessuno sa bene cosa voglia farne della sua vita. Ma io lo sapevo, volevo scrivere, volevo mettere insieme tante parole, eppure tutto il mio piano non funzionava, vedevo compagni passarmi davanti ed essere elogiati, vedevo i miei professori senza passione e mi scoraggiavo. Così preferivo starmene in silenzio, preferivo mettere nelle mie cuffie la mia canzone preferita e la giornata passava. Forse non valevo davvero. Ho terminato gli studi con un senso di confusione, non ero più in grado di conoscere me stesso, ed è per questo che nello scegliere la mia università, ho preferito non farlo. Ho scelto di fermarmi e di chiudere il mio libro.”

All’interno di una classe non esistono figli di nessuno, non esistono preferiti né tanto mento esistono gli intelligenti e gli stupidi.

Pennac diceva : “Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. “

E sicuramente, non si sbagliava.

Insegnamento: come si fa?