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Eroica Fenice

povertà

La danza della Gitana povertà

La povertà è una ballerina gitana con gambe bronzee che fa girare la sua gonnella rattoppata tra la folla indifferente. È il migrante sotto casa a cui non avete mai lasciato una monetina; è il vecchio barbone ubriaco che evitate come repellente. Povertà è il suono delle campane alle 18:00 col freddo che punge, nei vecchi borghi Italiani, quando il sole tramonta dietro i monti, e il cielo sembra arrossire a tanta bellezza. O si trucca di cipria rosso-fuoco aspettando l’amante-Luna.

La povertà è la fonte primaria di ricchezza di ogni governo liberale. Che libera i ricchi, li rende liberi di frustrare i poveri. La povertà si lascia accarezzare, violentare, stuprare, perché cerca affetto e per la ricerca dell’affetto si lascia affettare, triturare, riciclare, calpestare.

La povertà è il sangue ed il cemento di palazzine ammassate quasi che si bacino e in quest’orgia di cemento manca l’aria, manca l’aria. E sotto l’asfissia di taciti abusi, la polvere smerciata tra le poveri genti si trasforma in danaro per ricche genti. E le stesse ricche genti, si sdegneranno per i barconi colmi di uomini che salvati dall’Italia grideranno libertà. Libertà di lasciarsi schiavizzare ancora, liberi solo di scegliere una forma di degrado meno peggiore di quella d’origine.

Povertà è un campo al nord della Francia ove internati vivono uomini senza dignità. Sono le periferie come lager dove muori oppure vivi in omertà e se resisti, vivrai deriso da chi non capisce né capirà. Povertà è il lavoratore con contratto di tre ore, ma che ne lavora dodici. Povertà è un campo di calcetto lasciato a marcire, dove non si gioca più; i bambini non giocano più. Povertà sono le vie senza luce, con lampioni spenti, con puttane dietro fiamme e uomini dietro piante, e i sogni dentro capanni… e la felicità dove sta?

Il ballo della povertà: perché il benessere sarà pur arrivato, ma solo per chi ha pagato

La povertà è una Gitana con occhi neri e orecchini ad anello grossi grossi. Con il viso sporco e abbronzato, e i seni penzoloni. Che balla tra la folla indifferente e ride e il suo suono non si sente. E ammette di non avere niente, tranne quelle danza in una piazza colma e vuota, in una piazza belle e brutta, in una piazza luminosa e spenta.

E lei balla, balla, perché la povera Gitana non ha domani, ha un solo oggi, un solo sole, un solo cielo, una sola previsione del tempo. Un solo pensiero. Perciò, balla Gitana! Balla come se non ci fosse un domani. Oh, Guarda piove, sono le 18:00 e suonano le campane. Oh, guarda piove, sono le 18:00 e suonano le campane. Ora le gente si ferma a guardare, ma la Gitana tra le gocce di pioggia scompare, non ha importanza dove andrà, la Gitana non ha niente, la Gitana è la povertà.

A.S.

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