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Eroica Fenice

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L’amore di Giulia

Era già pomeriggio inoltrato quando Giulia uscì dall’università. Ormai le giornate si stavano allungando e camminare dopo le sei per le strade della città non le faceva più così paura come qualche mese prima: la primavera era ufficialmente arrivata.
Un sorriso spontaneo le rallegrò il viso, mentre attraversava la piazza chiedendosi se fosse stato meglio prendere la corriera o andare a piedi.
Aveva detto a sua madre che dopo i corsi sarebbe andata a studiare da un’amica, e in effetti era da Sofia che Giulia si stava recando, eppure il coprifuoco era sempre alle nove in punto.
«Lo sai come la pensa tuo padre. Già è tanto che ti abbia fatto iscrivere all’università, non puoi pretendere di star fuori tutto il giorno».
Giulia queste cose le ricordava molto bene ma aveva imparato a conviverci e a non lasciarsi opprimere troppo dalle limitazioni.
Il viaggio in corriera era breve ma la ragazza preferì sedersi comunque, posò la borsa sulle gambe, il mento sul palmo della mano e la mente rivolta al suo amore.
L’aveva conosciuto per caso, il suo amore. Era lì, fuori dell’università, poggiato al muro con le braccia incrociate e lo sguardo inquieto. All’uscita Giulia non aveva potuto fare a meno di incrociare i suoi occhi, anche solo per un attimo, dopodiché era corsa via colta da un inaspettato imbarazzo.
Come mai le succedeva? In fondo non c’era nulla di strano in quel semplice gesto.
“Forse mi sto lasciando condizionare troppo dai pregiudizi dei miei”, pensava mentre si dirigeva verso casa.
Il giorno dopo lo rivide, questa volta all’interno dell’edificio. Lo vide accanto alla bacheca degli avvisi a cui erano stati appena affissi gli orari delle lezioni. Giulia, nell’entrare in biblioteca, gli passò inevitabilmente accanto e lui, nuovamente, la guardò, questa volta accompagnando il gesto con un sorriso.
Giulia istintivamente si ravviò i capelli dietro l’orecchio, abbassando gli occhi al pavimento per tentare di nascondere il rossore che stava bruciando le sue gote: anche lei sorrise, ma solo le mattonelle poterono goderne.
In quella stessa settimana lo vide una terza volta, alla festa di compleanno di una collega.
Quando arrivò era già lì a parlare con un ragazzo, un bicchiere in una mano e un che di seducente nel resto della sua persona.
Alla sua vista Giulia si bloccò, non si aspettava minimamente di vederlo lì; si riebbe solo nel momento in cui si girò a guardarla ad occhi spalancati: condividevano la stessa sorpresa.
Senza pensarci Giulia si lisciò il vestito mentre lui le rivolse un sorriso comprensivo scuotendo il capo.
Una nuova ondata di imbarazzo la spinse ad allontanarsi ma prima di riuscire a raggiungere il buffet, una voce sconosciuta ma calda le disse: «Sei molto carina con i pois, dovresti indossarli più spesso».
«Grazie» balbettò evitando il suo sguardo.
«Ti ho visto un paio di volte all’università».
«Beh, sì, anche io». Intanto continuava a vagare con gli occhi.
«Lo so, l’ho notato».
«Oh, cavolo».
«Che c’è, preferivi non essere notata?»
«Non lo so…»
«Secondo me invece ti ha fatto piacere, credo di aver scorto un lieve rossore sulle tue guance».
«Ok, credo sia meglio che…»
«Hai ragione, che idiota, sarebbe meglio presentarsi prima di dire certe cose».
«In effetti».
«Ti va di bere qualcosa?»
«Non ti arrendi facilmente, eh?»
«No, direi di no. Allora, è un sì?»

Passarono tutta la serata insieme a parlare, mangiare e ballare: inizialmente Giulia reagiva a stento ma le bastò mezz’ora a sciogliersi quel tanto che bastava da accettare un nuovo invito per l’indomani. Quel singolo invito fu rinnovato ogni volta che era possibile per circa un mese.
Giulia non s’era mai sentita così, non aveva mai frequentato qualcuno: non solo non le era permesso ma non le interessava neppure. Ora però era tutto diverso, soprattutto lei.

Una buca lungo la strada fece sussultare la corriera e cadere la testa di Giulia precariamente poggiata sul palmo della mano; era quasi arrivata. La casa di Sofia era giusto di fronte la fermata.
Prima di citofonare, come d’abitudine, si lisciò la gonna e si ravviò i capelli. Bussò.
In un attimo Sofia fu alla porta: l’immancabile sorriso e l’aura sensuale che l’avvolgeva. Era lei il suo amore, la sua donna in pantaloni.

Laura Parascandolo