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Eroica Fenice

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Lei, lui e quello strano dovere di amare

Lei, lui e quello strano dovere d’amare

Dopo l’annuncio del loro matrimonio, lei continuava a chiedersi con sgomento sempre crescente cosa diamine lui ci trovasse in quella tizia. Era così insulsa che si meravigliava del fatto che un uomo avesse potuto trascorrere ben tre anni di fidanzamento con quella donnetta, per poi volerla sposare. Sì, proprio lui, che lei amava in silenzio da un anno, alla fine aveva deciso per le nozze con “l’altra”, tirato certo un po’ per la giacchetta, ma comunque determinato a dare una svolta a quella relazione, tra il dovuto e il voluto. 

Lei e ” l’altra”

Ai suoi occhi, quella sottospecie di femmina non aveva niente di bello né dentro né fuori, nessun tipo di appeal o dote che potesse attirare a sé un uomo di media intelligenza, figurarsi proprio colui che lei considerava perfetto alla luce del suo amore. La sua rivale era di bassa statura, dai capelli radi e perennemente arruffati, il viso arcigno e a tratti inespressivo, sgraziata nella voce e nelle movenze. Non era particolarmente intelligente né colta, aveva un modo di pensare astruso e presuntuoso nonché una concezione della realtà del tutto avulsa dall’oggettività dei fatti che le derivava dagli insegnamenti della sua famiglia, altrettanto insensata e nevrotica come  lei. Dai racconti dell’uomo, aveva evinto pure con sommo dispiacere che era anche fintamente bigotta e terribilmente moralista.

Quando la guardava, le veniva in testa quel noto aforisma di Oscar Wilde che recita “Un uomo che moraleggia è di solito un ipocrita, una donna che moraleggia è inevitabilmente brutta”.  Lei si sforzava di trovare spiegazioni sensate a quell’amore paradossale in una massima condita da sano realismo pur di non cedere all’indignazione.

Lei e l’altra: il confronto

Sì, quella tizia era terribilmente brutta, a differenza sua. Lei sapeva che certi aggettivi non dovrebbero mai essere usati nei confronti di una persona, che la bellezza è negli occhi di chi guarda, che l’amore è cieco, che de gustibus non disputandum est  ma insisteva nel definirla così, non fosse altro che per la rabbia e una buona dose di insana invidia che nutriva nei suoi confronti. Era brutta come la peste, e non c’era storia.

Quando non si conosce la compagna dell’uomo amato, la si immagina sempre in qualche modo migliore rispetto a sé sotto svariati punti di vista, tali da impedire e giustificare il mancato distacco dell’uomo verso un’altra donna. Ma, come in questo caso, quando quelle sembianze dapprima immaginate si manifestano in tutta la loro dirompenza, i perché senza risposta non potevano non affollarsi nella sua mente.  Lei si domandava come facesse a stare con la fidanzata, ancora e nonostante tutto, come riuscisse a sopportare la sua voce, la sua presenza, le sue pretese, i suoi stupidi ragionamenti, come facesse a vedere un futuro con lei nonostante le continue lamentele che confidenzialmente l’uomo le rivelava. Si chiedeva perché non avesse mai avuto il coraggio di guardarsi attorno e come sarebbero andate le cose tra loro  se solo lei si fosse dichiarata. Non era solo questione di una incomprensibile attrazione fisica, ma un costante interrogativo sulla persona nella sua totalità.

Lei e il dovere di amare

Lei non aveva mai confessato il suo amore per lui perché non pensava di poter essere ricambiata, dato il metro di paragone con il quale doveva scontrarsi.  Lei, eterea e desiderata; l’altra, brutta e assurda. Lei, discreta e sensibile; l’altra, convinta e improbabile. Tante volte avrebbe voluto urlargli tutto il suo amore e portarlo via da quel delirio che lui si era autoinflitto in nome di chissà quale sentimento sfociato in impegno solenne, ma le decisioni importanti erano state ormai prese e, agli occhi dei conformisti e dei bigotti, non si poteva più tornare indietro. In nome di chi o di cosa, poi? Di una fantasia amorosa taciuta? Finale favolistico a dir poco, ben  lontano dalle menti concrete dei bacchettoni.

Lei aveva concluso che, per arrivare a sposarla, forse lui amava davvero quella donna, a dispetto di tutta la sua bruttezza, di ogni senso o  ragione e di tutti i perché senza risposta che aleggiavano nella sua testa. Si ripeteva che avrebbe fatto bene ad incassare con signorilità il colpo e a guardare altrove, lontano dal loro matrimonio. Oppure no, lui non la amava affatto. Forse doveva solamente stare con lei.

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