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Eroica Fenice

Salvatores

Lettera a Gabriele Salvatores

Caro Gabriele Salvatores

ti scrivo una bella lettera perché spero che davvero la leggerai; del resto internet è un mare… e un’onda potrebbe arrivare anche a te. Non ci conosciamo (ovviamente!), ma ho visto una tua intervista, e hai una faccia simpatica, con dei begli occhietti vispi. 

L’intervista di cui ti parlavo è proprio quella in cui presenti Italy in a day. Ecco: l’ho visto l’altra sera.

Ho pianto, e ne avevo bisogno. 

Credo che mai nessuno sia riuscito a fare una cosa del genere. Tu dirai “Io non ho fatto niente, hanno fatto tutto loro”, sì, ma tu l’ha realizzato, ci hai creduto.

Non si possono descrivere gli Italiani, recitare gli Italiani, gli Italiani si devono vivere: la realtà supera la fantasia. 

Hai cominciato con il risveglio: scelta saggia. Il risveglio è uno dei momenti più poetici della giornata; quando nasce un nuovo giorno è sempre un miracolo, anche se diamo per scontato che la Terra non smetterà mai di girare. E quando tutto sta per cominciare e niente è ancora iniziato puoi sperare che accadrà quello che desideri… lo dice anche quella ragazza, sotto le coperte.

Ma non tutti si svegliano soli. C’è anche chi non si sveglia, perché la creatura non aveva sonno. Si vede che sei italiano: il tuo film è pieno d bambini piccoli, neonati, biondi, bruni, curiosi, intelligenti, teneri… bimbi che fanno domande piene di estro o che si addormentano abbracciati ad un gattino, per dimostrare che l’amore travalica i confini, tutti, anche quelli della razza.

Ho cominciato a piangere quando una mano ha recuperato uno scatolino da gioielleria da un cassetto, e una voce fuori campo ha chiesto a lei che faceva ginnastica “Mi vuoi sposare?” con l’anello di fidanzamento della nonna. Chi sa perché, ma anche se non avessi riconosciuto l’accento, sarei stata comunque sicura che erano miei compaesani, dalla qualche parte a Napoli.

Perché c’è ancora chi ci crede, in questa Italia, al matrimonio. C’è ancora chi pensa che non sarà mai solo e ha speranza in un mondo migliore in cui far crescere i suoi figli.

E poi c’è stato quel signore, pieno di dignità, barricato nel suo cantiere fermo, testimone d giustizia.

E infine lui, il Dottore, che arriva in Iraq per salvare una vita, e porta in sala operatoria un bambino tra le braccia, e gli astronauti, che a vederli così non sono più figure mitologiche, ma esistono davvero…

Nessuno dei protagonisti del film è accompagnato dal proprio nome, e questo ha senso: loro sono le tante facce magnifiche di un popolo contraddittorio e meraviglioso. 

Ciao ciao Gabriele. Ora siamo un po’ più vicini anche io e te.

-Lettera a Gabriele Salvatores-

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