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Majorana

Majorana: un vecchio immigrato tra tanti

Il vecchio al bar era uno tra tanti, un vecchio immigrato italiano che aveva lasciato il paese anni prima per il Sud America. Passava spesso le sue giornate al bar, punto di ritrovo di tutti gli immigrati della città, ad ascoltare i discorsi degli altri avventori, mentre stava sulle sue. Anni prima era apparso in quel bar, e nessuno sapeva né gli aveva chiesto chi fosse o da dove venisse.

Ettore Majorana

L’argomento di quel giorno, di cui alcuni anziani, unici avventori al momento, stavano discutendo, risaliva a prima del fascismo: parlavano di quel fisico, Ettore Majorana, scomparso anni prima. La prima ipotesi era stata quella del suicidio, ma negli anni successivi erano state fatte tante altre ipotesi, dal rapimento all’allontanamento, con persone che giuravano di averlo visto, chi in Sicilia, chi a Napoli, chi in un convento a Roma. Anche lui si ricordava del fatto: un giorno il Fisico, molto conosciuto nell’ambiente, era scomparso, e nonostante gli annunci sui giornali e la promessa di ricompense non se ne era più avuta notizia.

Adesso alcuni testimoni avevano detto di averlo incontrato, ma si era rivelato un equivoco, e ora gli avventori del bar stavano discutendo di quell’avvenimento, e si chiedevano cosa fosse successo tanti anni prima allo Scienziato.

Nel frattempo il Vecchio rifletteva: “E se se ne fosse andato volontariamente? Molti all’epoca emigravano o erano emigrati – come me; si sarebbe potuto far passare benissimo per uno dei tanti che andavano all’estero per trovare lavoro. Un bel giorno via gli abiti del fisico, valigia pronta con indumenti e soldi, vestito come tutti gli emigranti, biglietto del piroscafo e via! Diretto all’estero prima dell’inizio delle ricerche! Certo, ci vuole un motivo ben valido per lasciare patria, famiglia e amici così all’improvviso! Però di quel Majorana dicono che fosse un genio, magari aveva previsto che quello che studiava sarebbe stato usato come arma… Qualche anno dopo infatti gli Americani hanno usato la Bomba a Hiroshima e Nagasaki, e hanno ucciso migliaia di persone, e ora loro e i Sovietici fanno a gara a chi costruisce le armi più letali… Magari lui lo aveva capito, e aveva deciso di correre ai ripari? La guerra era alle porte, e purtroppo anche l’idea della Bomba. Appena il conflitto fosse iniziato, lui si sarebbe trovato reclutato in uno degli schieramenti, a progettare lo strumento di morte definitivo. La Scienza, che dicono tanto amava e che voleva fosse impiegata per il Bene, usata per distruggere e devastare… un pensiero quasi insopportabile! Certamente anche se avesse lavorato alla Bomba la responsabilità non sarebbe stata del tutto sua, non gli sarebbe certo stata lasciata altra scelta se non la morte; si sarebbe trovato in una situazione senza uscita.
O no? Certo la morte gli avrebbe impedito di lavorare per trasformare la fisica in arma, ma era una soluzione troppo estrema. E allora? E allora meglio allontanarsi, scomparire, nascondersi, in attesa di un momento migliore, nel quale la Scienza sarebbe stata usata solo a fin di bene. Nel frattempo sarebbe rimasto nascosto, ad aspettare e continuare i suoi studi…

Poi decise che per quel giorno bastava così: inutile fare riflessioni che nessuno avrebbe ascoltato. Solo le riflessioni di un vecchio immigrato, uno tra i tanti, uno che un giorno era apparso dal nulla, uno che nella vita aveva fatto mille lavori; ma anche uno che a differenza degli altri aveva cambiato mille nomi. Uno il cui primo nome, anni prima, in un Paese lontano, era Ettore MajoranaEroica Fenice

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