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Eroica Fenice

Nella giungla sopravvive il più stronzo

Nella giungla sopravvive il più stronzo

Riposavo nel mio gelido e scomodo giaciglio di foglie, creato nel migliore dei modi, la sera del mio arrivo nella giungla. Evoluta bestia quale sono, ancora in possesso dei più antichi riflessi animaleschi, ho girato e rigirato all’interno della sterpaglia secca affinché divenisse essa stessa la mia confortevole sognata dimora, nello stesso modo in cui i cani addomesticati continuano a fare, inutilmente, sui comodi cuscini procuratigli dai padroni.

Incurante dei cambiamenti avvenuti all’interno di quella che precedentemente era già stata la mia casa, ho cominciato a muovere piccoli passi affinché le altre bestie imparassero a riconoscermi ed accettarmi. Mi sono nutrita poco e male, inizialmente. Non perché le prede scarseggiassero: i bocconcini succulenti erano anzi in sovrabbondanza.

Avevo lo stomaco chiuso però, temevo di non esser più abile nell’attaccare e uccidere. Mi sono sfamata, di notte, al buio, di avanzi. Ho fatto i miei bisogni, quando la luce era poca, non potendo io accenderla, mentre gli altri dormivano. Sono passati i giorni e mentre assistevo alla staffetta quotidiana dei minuti e delle ore, ho notato che nella giungla tutto era cambiato.

Nella giungla sopravvive il più stronzo

Il leone, ingrassato e impigrito, aveva ceduto il potere alla sua cupa leonessa. Le iene, divenute i discepoli, avevano preso il posto dei lupi, ormai estinti, sbranati vivi, incapaci di sopravvivere alla legge della crudele nuova maggioranza. Non c’era più la volpe, la vecchia cara volpe tanto decantata per le sue doti enormi in quanto a furbizia, cacciata via, proprio perché era stata poco furba o forse perché non era affatto figlia di volpi, ma era invece uno strano incrocio tra una bestia egoista fino al midollo e l’altra priva di coraggio, entrambe certamente mancanti in furbizia e il dna non mente, e soprattutto non smentisce.

Nella giungla scarseggiava ormai l’armonia, non si cacciava più insieme: si provvedeva semmai a depredare, di nascosto, la cacciagione altrui. Nessun sorriso, nessuna libertà: solo regole, regole ovunque. Ma le regole non erano più quelle di un tempo, non erano le regole rispettabili e sensate nate dall’animo saggio del più forte, erano regole partorite dalla mente malata del più stronzo abitante di quel posto che ormai a stento riconoscevo. Io, però, non ero un animale, non avevo la coda, non avevo neppure quella di paglia.

Ero una persona, sono diventata una bestia. E ho imparato che nella giungla non sopravvive il più forte: nella giungla sopravvive il più stronzo. A me la forza manca ma sono viva: deducete dunque voi cosa sono diventata.

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