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Eroica Fenice

Ho pensato

Ho pensato senza logica, in un giorno qualunque

Ci sono alcuni giorni che trascorrono lenti, sembrano non finire mai.
Non parlo della domenica pomeriggio, del lunedì o del giorno prima  del giorno importante.
Parlo di quelle giornate, impegnative o rilassanti che siano, che ti lasciano il tempo di pensare, tanto tempo.

Mi è successo proprio ieri e così ho cominciato a pensare, a tutto e a niente, senza sosta, passando da un pensiero all’altro.

Ho pensato senza logica, in un giorno qualunque. 

Ho pensato all’amore. Troppo abusata come parola. La si vede e la si legge dappertutto. Ragazzine di dodici anni che “Ti amo alla follia e non posso vivere senza di te”, la moglie che prepara la cena al marito e poi va a letto con l’amante, il marito che ama la moglie ma poi la picchia e lei, per troppo amore, non si ribella.
Poi si storce il muso se gli omosessuali rivendicano il diritto del loro amore!
E poi i due ottantenni che si guardano ancora negli occhi, la coppia che dipinge la parete della cameretta che tra pochi mesi sarà abitata, l’amore di una mamma per un figlio, quello di un figlio per il padre.

E io quante volte ho detto e scritto: Ti amo, su quanti diari segreti, su quanti fogli sparsi. E ora che lo sento davvero non ho più bisogno di scriverlo tanto spesso.

E il sesso.  Quello dolce, passionale, quello collegato all’amore, quello senza amore, quello a cui pensi con un sorriso, quello che ricordi con rimorso, quello che concepisce senza volerlo, quello che non concepisce pur volendolo.

Ho pensato ad un’amica che non vedo e non sento da anni ma che non dimenticherò mai, e di cui mi restano qualche foto, una decina di lettere e uno dei ricordi più belli della mia adolescenza, quella di cui ora non sento più la mancanza. Ho pensato alla cugina che porto nel cuore, ad un tesoro di quasi tre anni che il cuore me l’ha rubato, al nonno che mi faceva mangiare il tuorlo d’uovo e lo so perché lo vedo da una foto appesa in cameretta ma non lo ricordo perché ero troppo piccola, alla nonna che è andata via troppo presto e a quella che vive troppo lontano.

Ho pensato al mio professore del liceo, alle sue poesie, alle sue spiegazioni di Catullo e di Yung, alle sue lezioni sulla politica, sull’amore, sulla donna nel mondo romano, sulla vita, su tutto quello che stava al di fuori di quell’edificio. A quel professore che non ho fatto in tempo a salutare.

Ho pensato a mia sorella, al fatto che abbia diciotto anni e per me resta sempre una bambina e che vorrei proteggere da tutto, a mio fratello che prima non sopportavo e che ora è uno dei pilastri della mia vita, alla sua compagna, al fatto che ci abbiamo messo un po’ prima di aprirci l’una all’altra; a mio padre che ha lavorato per una vita intera e ora è in pensione, a mia madre che vorrebbe darti tutto.

Ho pensato alla persona che ho al mio fianco e ho sorriso. Ho pensato a me stessa, a me con lui, a me con la mia famiglia, a me con il lavoro, a me con me stessa. Ho pensato alle scelte, agli sbagli, alle decisione giuste. Ho pensato che che anche se a volte canticchio: “Cosa avevi in mente, tutta un’altra vita!”, sono felice di quello che ho adesso.

Poi ho guardato l’orologio appeso alla parete. Eh no! Queste giornate volano. Nemmeno stasera riesco a farmi lo shampoo!