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Eroica Fenice

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Lei, lui e quello strano dovere di amare – parte 2

Dovere. Amare. Ma da quando e perché  un sentimento come l’amore, che dovrebbe nascere, crescere ed evolversi in maniera libera e spontanea, era diventato il sinonimo incontrovertibile di un obbligo morale, quando in realtà niente dovrebbe avere a che vedere con le imposizioni? Lei aveva sempre pensato che certe scelte, specie in campo sentimentale, andassero fatte con convinzione e non per convenzione.

Quanto senso del dovere c’era da parte di lui dietro la volontà di contrarre matrimonio con la sua compagna, quanta voglia di non deludere le aspettative delle rispettive famiglie si nascondeva dietro la scelta di impostare una vita secondo gli standard tradizionali, e quante speranze per un’unione serena c’erano davvero guardando in prospettiva? Se davvero lui credeva di accomodarsi la vita dentro un matrimonio e accontentare così tutti con l’accondiscendenza propria del suo carattere, aveva imboccato una strada a dir poco tortuosa.

Lei e l’altra

Il punto era sempre lo stesso: come faceva a stare con quella lì. Ma che diamine ci trovava? Più si arrovellava il cervello, più si moltiplicavano le domande senza risposta  e le considerazioni razionali su quella coppia sgangherata. Ormai lei doveva mettersi bene in testa che quello che aveva connotato sin ora come un vincolo ineluttabile vissuto con pseudo costrizione da parte di lui, agli occhi del suo amato, invece, poteva essere vero amore sancito da una libera scelta. Di conseguenza, aveva promesso a se stessa che avrebbe smesso quanto prima di pensare a quei due insieme, di avere rimorsi su quanto non dichiarato a lui e, soprattutto, di soffrire ancora per quel circo balordo di emozioni a cui aveva in qualche modo preso parte.

Soprattutto, visto l’esito della vicenda, aveva giurato a se stessa che avrebbe smesso di appellare l’ “altra” come brutta, orrenda, insulsa, insignificante o con qualunque altro terribile aggettivo possa definirsi una donna  e che non l’avrebbe più incolpata dell’amaro sapore dei sentimenti che provava in quel momento. Brutta o bellissima che fosse, alla fine lui aveva scelto inspiegabilmente proprio quella donna lì e le motivazioni intime, reali o inconsce le conosceva solo lui.

Si tenessero pure il loro amore stropicciato, la loro vita incasellata dentro schemi precostituiti e i loro precisissimi calcoli mascherati da sentimenti. Forse la vita e l’amore sono fatti di incroci, precedenze, bivi e strade senza uscita. Lei e lui si erano incrociati, ma c’era prima l’altra. Aveva la precedenza, anche se il rischio di un grosso botto era tristemente in agguato.

Lei, il presente e il futuro

D’ora in poi, lei avrebbe guardato solo uomini bellissimi, sia dentro che fuori, si sarebbe innamorata solo di ragazzi che la ricambiassero follemente e non più di un tizio con un piede sull’altare. Avrebbe amato un uomo idealista, passionale, libero e sensibile, indipendente e scevro  da imposizioni e dogmi di nessun tipo;  affascinante, di quelli talmente belli da far voltare la testa alle donne per strada. Un uomo talmente meraviglioso che avrebbe suscitato l’invidia di tutte, anche della futura moglie del suo amato, fosse solo per una stupida e sterile vendetta al femminile.

Anzi, no. Si sarebbe fidanzata  solo con uomini brutti. Ma non brutti e affascinanti o brutti ma simpatici. Brutti e stupidi, così nessun’altra donna di media intelligenza e avvenenza li avrebbe mai desiderati e lei sarebbe stata tranquilla a crogiolarsi nel suo sentimento astruso. Chissà se era proprio questo il pensiero inconscio sotteso alla scelta di lui verso la sua futura  moglie. Una parte di lei avrebbe voluto solo aspettare seduta sulla riva del fiume il cadavere del suo nemico passare, così poi, come nella più melensa delle fiabe, lei avrebbe finalmente trovato il coraggio di dichiarare i suoi sentimenti immutati nel tempo, sperando che lui la ricambiasse. Ma questo finale non era per lei.

Ma sì, aveva ormai deciso: si sarebbe accompagnata solo ad uomini mostruosi e stupidi  e avrebbe fatto solo scelte razionali, che alla fine almeno non avrebbe sofferto da cani così come stava facendo ora. Nel frattempo, era meglio restare a riflettere, da sola, ad elaborare riflessioni lucide su precedenze, obblighi di svolta, vie senza uscita e sentieri segnalati, ma, soprattutto, su quegli incroci in cui le indicazioni non ci sono, come in quelle stradine un pò defilate dove l’amore sorprende e stravolge. Inaspettatamente e liberamente, così come avrebbe voluto per sè.

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