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Eroica Fenice

musica

Racconto breve di musica e spalle voltate

C’era una strana musica in sottofondo. La sala era gremita di gente e le note si diffondevano troppo forti in quella piccola stanza rossa.

Non seppi perché mi trovavo lì, mi avevano invitato ma non sapevo bene cosa c’era da fare o vedere in quella strana serata di inizio primavera.

Il buffo uomo seduto al pianoforte era distratto, si vedeva dal suo capo chino che non ciondolava a ritmo delle note emesse dal suo strumento, aveva gli occhi tristi. Pensai che anche lui era stanco di sentire sempre le solite note buttate lì e mi rattristai anche io all’idea che un musicista potesse pensare questo della musica: l’unica cosa che al mondo che ti tiene compagnia anche quando non ci sei neanche tu con te stesso.

Erano tutti vestiti eleganti, e portavano con loro un sorriso falso di chi quella sera voleva essere altrove, chissà dove. Faceva pena. Tutto. Io, loro.

D’improvviso si avvicinò a me un tipo alto, con una giacca lucida, vi lascio immaginare. Mi disse che quella era una sera dedicata ad una mostra, pensai che forse la situazione potesse prendere una bella piega. Amo le mostre. Mi parlava dell’artista, della sua scuola di pensiero dei materiali usati ed in lontananza notai una figura.

Sentivo le voce rauca di quest’uomo che piano piano scompariva alle mie orecchie ero curiosa di scoprire chi si nascondesse dietro quelle spalle che da lontano, sembravano essere a me conosciute.

La musica prese una piega veloce, il ritmo incalzava ed insieme a lui i miei pensieri andavano veloci.

Il musicista non aveva cambiato espressione, continuava a spingere sui tasti bianchi e neri senza passione ed intanto mi rivoltai a guardare.

Si, le conoscevo quelle spalle, così come conoscevo quegli occhi. Da lontano, nella folla, lo riconobbi. Portava con se la solita aria da altezzoso ma anche la sua estrema eleganza. Non era cambiato da quella notte in cui ci salutammo. Avevamo entrambi le lacrime agli occhi e le mani sudate di chi è agitato.

Continuai a bere il mio drink mentre l’uomo affianco a me aveva iniziato a parlare con altre persone, io sorrisi annuendo, facendo finta di ascoltare.

Mi guardava ed io guardavo lui, da lontano ci dicemmo tante cose, troppe. Ci amavamo lo avemmo fatto sempre, ci piacevamo anche in quelle strane vesti da sera, così come ci piacevamo sotto le coperte del nostro letto che avrebbe avuto tanto da raccontare di noi. Eravamo così, capaci di stare insieme anche dopo anni di assenza infinita. Gli sorrisi mentre cercavo di rimanere lucida.

La musica era intanto diventata leggera, le note erano più dolci nell’aria e da lontano vidi che affianco al musicista c’era un uomo, lui lo guardava e sorrideva e con tenera sinfonia premeva i tasti, forse stava solo aspettando che ci fosse lui ad ascoltarlo.

Mi rigirai di nuovo verso di lui e vidi che la sua figura si stava avvicinando a me, si faceva spazio tra la folla che d’improvviso si era animata: eravamo pronti per entrare nella sala che accoglieva la mostra. Veloce lui si avvicinava verso di me, quando d’improvviso sul mio braccio sentii una pressione, mi girai, voltando a mia volta le spalle. Ero pronta per lasciare quella stanza e per lasciare andare quegli occhi che avevo amato.

Mi strinsi sotto il braccio di quell’amico ed insieme a lui uscimmo. Alle nostre spalle lasciammo la musica ed il musicista, la mostra con i suoi quadri (chissà come erano), e lasciai lui. Lasciai che per una volta fosse lui a guardare la mia figura andare via, lasciai per quella volta che tutto si chiudesse alle mie spalle.

Senza voltarmi indietro.