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Eroica Fenice

sono stato io

Sono stato io, non siete STATO voi!

Sono stato io questa mattina ad alzarmi presto. Un presto che non sarà mai presto come quello di mia moglie che non era già più accanto a me. Già in cucina a prepararmi il caffè. Un rituale che dura da quarantadue anni. Sono stato io a prendere le tazzine, a metterle nel lavello e a dare a Marta un bacio su quella fronte cambiata, che ora porta il peso di quegli anni vissuti insieme. E ogni tanto gliele bacio tutte quelle rughe, ad una ad una, un bacio per ogni istante passatoci tra le mani. E ancora io sono stato a togliermi la vestaglia, a vestirmi. Sono stato io a scendere al piano di sotto e a bussare alla porta di casa di mio figlio che distrattamente mi apre la porta e torna subito in bagno a prepararsi. Ha fatto tardi. Saluto mia nuora, e un treno di sei anni e mezzo mi corre incontro, già con il suo grembiulino blu dal colletto bianco. Sono stato io a prenderlo per mano e a gridare ai suoi genitori “Ciao, noi andiamo a scuola!”.

Sono stato io a chiedere a Franco una premuta d’arancia da farmi portare al solito tavolo, dove da quarantacinque anni siedo per leggere il giornale. Sono stato io a comprare il pane, a portarlo a casa dove tutto era già pronto per il pranzo.

Sono stato io a chiedere a mia moglie se volesse fare un giro in centro per negozi. Tra un paio di settimane sarà il suo compleanno, vediamo se riuscirò a strapparle qualche informazione su cosa davvero desidera ricevere. Perchè io al suo “No Giacomo, non voglio niente”, non credo. Non esiste compleanno senza un pensiero che le illumini il viso quando lo scarta. 

Sono stato io a portare tutte le buste sopra, mia moglie ha mal di schiena. Le sistemo nel salone, una cena veloce e un film davanti al quale dormire.

Sono stato io, verso mezzanotte ad andare a letto. Mia moglie mi ha raggiunto qualche minuto dopo. 

Sono stato io alle tre e venti del mattino a svegliarmi per dei rumori. Mia moglie accanto a me si è svegliata impaurita e mi ha stretto il braccio destro. Il labbro inferiore le trema, le lacrime le sono uscite quando abbiamo visto quell’uomo in casa nostra.

Sono stato io a pensare a quelle rughe sulla fronte di mia moglie che avrei potuto non rivedere più, sono stato io ad essere terrorizzato per mio nipote che dormiva solo qualche gradino più giù, qualche sicurezza più in là. Sono stato io, incredulo, a pensare che “No, la terza volta, violato in casa mia, nella mia intimità!”.

Allora sì, sono stato io a prendere la pistola sul comodino e a sparare. Sono stato io a scoprire che quel ragazzo aveva 24 anni e tanti furti come quelli alle spalle. Eppure ventiquattro anni aveva. Sono stato io e sempre sarò io a portarmi il peso di quel delitto sulla coscienza, che pure mi è sembrata l’unica cosa da fare in quel momento per difendere me e la mia famiglia. Per la terza volta in pochi anni.

Sono stato io. Ma una cosa è certa. Non siete STATO voi. Non siete stato voi, perchè uno stato civile tutela i suoi cittadini. Non siete stato voi, perchè uno stato punisce i ladri, gli uomini che uccidono le proprie donne. Siete stato col pugno di ferro con me che ho tolto la vita ad un uomo. Eppure quell’uomo era in casa mia. E non l’avevo invitato. Sono stato io a sentirmi dire: “Lei è indagato per omicidio volontario!” da quello stato che, oh, non siete stato voi. E forse è giusto così. Togliere la vita, solo Dio può. Ma Dio lì non c’era, qui non c’è. Andrò in galera, forse, e ci andrò con il carico di paure che questo comporta. Perchè non sono un eroe. Se fossi stato un eroe avrei preso quel ragazzino per un braccio e l’avrei assicurato alla giustizia. Ma non sono un eroe, sono un uomo che ha avuto paura di un ladro, di uno stato assente. E per questo complice. Perchè non siete stato voi. 

E mentre sono qui che aspetto una sentenza, leggo il giornale con la mia solita premuta d’arancia sul solito tavolino. In terza pagina leggo “Terni, rapina finita in tragedia. Tre ladri uccidono novantunenne e picchiano la moglie che finisce in ospedale”. Questa si che è una rapina finita bene. Tutte le pedine hanno fatto il loro gioco, nessun colpo di testa da parte del rapinato. Ancora una volta sono stato io a tirare un sospiro di sollievo. I miei stanno tutti bene. Io ho sbagliato? Pagherò. Ma ho protetto me e la mia famiglia. E lo stato che avrebbe dovuto proteggere me? 

Sono stato io, non siete stato voi!

Roberta Magliocca

Sono stato io

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