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Eroica Fenice

Sostiene Giancarlo: una guida emotiva di Lisbona

Sostiene Giancarlo: quando t’affaccerai dai merli guelfi e regolari dei bastioni di Sao Jorge, vedrai Lisbona stendersi ai tuoi piedi, come una lingua che si srotola declinando lenta, pietra dopo pietra, fino al Tago, in un ceruleo stemperarsi d’azulejos. Sentirai la brezza del deserto ascendere fin lì, agli estremi confini del mondo antico.

Sostiene Giancarlo che a Lisbona il fiume si fonde con l’oceano, ampliando gli argini come una donna che concede le sue grazie. Agognerai le sue rive, imprigionato nelle mura monumentali che cingono per tre lati Praça do Comércio. Ti affretterai a varcare l’arco vuoto del foro cittadino, e ti specchierai in acque salmastre e quasi immote, che sanno di laguna. Ascolterai i gridi dei gabbiani, invidiosi della cannella odorosa dei pastais de nata che solleticheranno il tuo palato, descrivendo arabeschi negli alvei delle tue papille.

Sostiene Giancarlo, seduto al caffè Brasileira udrai la bronzea voce di Pessoa con il suo abito inappuntabile e il capello di pietra, fissato in un eterno fiato di sigaretta. Ti verrà voglia di scrivere mille e una lettera d’amore, e che, mi raccomando, siano una più ridicola dell’altra. Con un bicchiere di quello verde nella mano ed una nuvola di grigia mestizia sulla guancia, anche tu chiederai all’oste affaccendato: «Dammi altro vino perché la vita è niente».

Sostiene Giancarlo che al cospetto del Marchese de Pombal, nella piazza eponima, ti sarà chiara la tua piccolezza di fronte alla lunga Libertade che si lancia per kilometri, come un’Avenida. Allora capirai che le pietre di Lisbona ti sopravvivranno, e che una vita lunga non vale un sampietrino blu di questa città. Solo allora comprenderai l’orgoglio da capitale di imperi che cela l’espressione dimessa e decadente della città del Fado.

Sostiene Giancarlo, all’Oceanario vedrai vezzose foche e pesci sfigurati, e ti chiederai se la tua vita è lì sommersa in una vasca oppure appesa a un filo della malferma funivia del Parque das Nacoes.

Sostiene Giancarlo che ogni descrizione di Lisbona si perde in chi la vede, come un dolente vocalizio di Amalia Rodrigues. Eppure così irte e frangiate si ergono le guglie manueline al monastero dos Jeronimos. Attraverso sarcofagi secolari, radicati come arbusti della storia, filtra ancora il sole che ridestava dal sonno gli antichi naviganti, lo stesso che splende ancora su Copacabana. Una bomboniera bianco sporco decorata da infiniti ghirigori e nervature, che hanno l’aspro odore delle gomene bagnate d’una caravella.

Sostiene Giancarlo, che è proprio lì, a Belem, che si fa forte la saudaji dell’atlantico. Alla punta estrema di Lisbona, salirai sulla torre, l’antico faro con la terrazza di pietra dura e fresca, gettando uno sguardo anelante verso Sintra, al di là del fiume. E a nulla servirà l’aria sorniona di Enrico il Navigatore, col quel profilo altero che si staglia dal Padrao dos descobrimentos. A nulla varrà percorrere i mastodontici ponti sul Tago, a niente che tu scelga il 25 abril,:puoi liberarti di una costruzione d’epoca fascista, con tanto di varo in onore di Salazar, puoi percorrerne gl’archi così ocra, eppure così simili a certi attraversamenti californiani, o magari invece puoi amare la democrazia e sopportare l’odore dei garofani rossi. A nulla varrà, per obliare Lisbona.

Sostiene Giancarlo, che tanto meno il ponte Vasco da Gama ti sarà di soccorso, col caratteristico biancore asettico come un viadotto di Calatrava. Ti ricorderà le mille pagine bianche che ancora vorrai scrivere alla foce del Tago.

Sostiene Giancarlo, sotto la volta a sesto acuto del convento do Carmo, anche tu ti sentirai come una chiesa scoperchiata. È questa l’alchimia di Lisbona: mentre ti svela i suoi segreti, non fa che mostrarti il baule della tua anima.E allora, sostiene Giancarlo, non ti resterà che tornare al centro, verso Rossio. Ricorderai tori beffeggiati in corride incruente e vilipesi uomini in inquisitorie canee. Sarai tentato di fuggir via attraverso le tonde bocche d’una stazione modernista. Ma il richiamo di Lisbona ti riattrarrà a sé.

Sostiene Giancarlo che in praça de Restauradores, dopo aver attraversato i secoli passati, vorrai restaurare un po’ di modernità. Timido ti affaccerai sulla soglia dell’Hard Rock Cafè, e subito sarai investito da una Cadillac bordeaux rovesciata sul soffitto. Avrai paura di conoscere chi indossa il completo nero di Ringo Star. E allora correrai via, fino all’elevador de Santa Justa dalle monofore di metallo, torre di Babele da Belle Epoque, valico nel passato del quartiere del Chiado.

Sostiene Giancarlo, nel gate dell’aeroporto rivedrai il grigio di un padre e gli occhiali neri di una madre intravisti in metropolitana, avrai capito che erano italiani. Ti chiederai dove sia finita quella ragazza dalle labbra rosa e gli stivali lucidi, che era con loro. Penserai che, come Pessoa, abbia assunto un eteronimo e sia rimasta lì.

Sostiene Giancarlo, che qualsiasi sia il tuo nome, Fernando, Antonio o Giancarlo, rimpiangerai di non poter sceglierti anche tu un’altra vita e passarla in riva al Tago.

Sostiene Giancarlo –

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