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Eroica Fenice

Storia di un disabile qualunque in un condominio qualunque

Questa è la storia di un disabile qualunque che vive in un condominio qualunque, abitato da persone qualunque. O meglio, forse il grado di egoismo ed insensibilità di queste persone non è davvero qualunque, ma superiore alla media. 

Questo immaginario condominio si articola in edifici dalla struttura particolare: costruiti in riva al mare, i palazzi sono disposti in una sorta di labirinto verticale fatto di ascensori, una terrazza e alcuni scalini. Il posto qualunque è splendido, ma presenta non pochi ostacoli per persone con disabilità. Immaginate allora  (e con immaginate intendo di pensare a questa cosa come se fosse concreta davvero e non fantasiosa) di vivere in casa con una persona costretta ad utilizzare, per il degenerare di una sua malattia, una sedia a rotelle. Immaginerete allora che questo disabile qualunque, a meno che non voglia essere prigioniero della propria casa, debba trovare un modo per superare le numerose barriere architettoniche che il condominio presenta come una serie di scalini. Il disabile in questione decide allora, nel momento in cui ne ha bisogno e  dopo aver raccolto le autorizzazioni degli altri condomini, di farsi costruire a proprie spese delle pedane in ferro, oggetti mobili che gli permettono di uscire di casa e di “facilitare” un minimo la sua vita. Pedane che non danno fastidio a nessuno ma che anzi potrebbero agevolare l’uso di passeggini, carrellini, trolley o chissà… altre sedie a rotelle, dato che nella vita non si può mai sapere e, come diceva mia nonna, “nun bisogna mai farsi mast“.

In un mondo ideale, in cui dominano civiltà e umanità, questa storia sarebbe finita qui. Ma questo racconto di un disabile qualunque purtroppo continua con dei risvolti che hanno dell’incredibile.

Gli adiratissimi condomini, infatti, anche coloro che non si sono mai degnati di presentarsi ad un’assemblea né si sono mai interessati di nulla che andasse oltre il proprio naso, decidono di protestare contro questo indegno sopruso che li porta a vedere tutti i giorni queste orrende pedane di ferro che intralciano il loro passaggio.

Che orrore! L’architettura del palazzo risulta così danneggiata! Il potere d’acquisto della casa che voglio vendere sicuramente ne risentirà. E che pugno allo stomaco, che cosa antiestetica! Un giorno di questi le faccio smontare!

Questi mostruosi oggetti, di cui evidentemente i condominini non capiscono l’utilità e la necessità, vanno assolutamente rimossi in tempi brevissimi e sostituiti con dei sollevatori elettrici che devono ovviamente essere pagati esclusivamente dal disabile in questione. Il condominio non può e non vuole partecipare alle spese e i condomini per antonomasia protestano anche solo così, per protestare. E allora protestano contro le autorizzazioni che proprio loro hanno firmato qualche anno fa e che magicamente  ora non sono più valide, protestano contro questi oggetti di indubbio gusto estetico e protesteranno anche contro una soluzione alternativa…che sicuramente scontenterà qualcun altro.

In questo paradosso nel quale viene negato di fatto a un disabile il diritto di uscire e accedere in casa propria e che probabilmente finirà solamente in intricate e lunghe azioni legali, al di là della rabbia, potrei augurarmi solo una cosa. Che esista davvero la legge del contrappasso e che tutti questi condomini qualunque, persone meschine e insensibili qualunque, riescano a capire prima o poi che cosa significa trovarsi in una situazione simile. Che cosa significhi dover lottare tutti i giorni per qualcosa che non ci siamo scelti ma ci è capitata, che cosa vuol dire dover accettare ogni giorno una limitazione della propria indipendenza e cosa significhi dover combattere ogni giorno contro l’ignoranza e  la disabilità…quella mentale altrui però.

Viola Castaldo

– Storia di un disabile qualunque in un condominio qualunque –

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