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Eroica Fenice

terra dei fuochi

Terra dei fuochi, terra di chi?

Quante volte ho sentito parlare della Terra dei fuochi in tv, alla radio e sui giornali. Sono un vecchio contadino napoletano nato e cresciuto con la zappa in mano e certe cose non le capisco. Nella mia mente ingenua pensavo che quei fuochi a cui si riferivano i telegiornali fossero i fuochi d’artificio che in queste zone si sparano un giorno sì e l’altro pure per festeggiare la Madonna, qualche Santo, il patrono di qualche paesino o persino qualche delinquente scarcerato.

Invece no.

Ho scoperto che quei fuochi di cui tanto si parla non sono affatto quelli pirotecnici ma incendi dolosamente appiccati per eliminare abusivamente rifiuti contaminati, scorie industriali, scarti di pellame e residuati chimici con il benestare della camorra. Quando Schiavone scoperchiò il vaso di Pandora su quello che celava il sottosuolo della famigerata zona della morte, compresa tra la provincia di Napoli e quella di Caserta, tutti sobbalzammo sulle nostre comode sedie di fronte alla lucida oscenità delle sue dichiarazioni.
O boss disse che nel giro di vent’anni sarebbero morti tutti quelli che vivevano lì a causa degli effetti devastanti che le scorie nocive sotterrate sopra i terreni coltivati avrebbero avuto sulla popolazione locale. Inoltre, affermò serafico che i fumi tossici degli incendi appiccati nelle immediate vicinanze dei centri abitati avrebbero intossicato lentamente gli incolpevoli cittadini senza lasciare scampo a nessuno: giovani, bambini, vecchi, donne incinte, neonati, padri di famiglia. Ma che importa, tanto i soldi per sversare la munnezza la camorra li aveva già presi.

Povera terra mia, la terra dei fuochi. Mai niente fu così vero.

Da qui, il boicottaggio dei prodotti napoletani, il controllo spietato dei consumatori sulla la zona di provenienza degli alimenti sul banco del supermercato, le campagne pubblicitarie volte a convincere italiani e stranieri che non mangiamo né esportiamo pomodorini alla diossina o mozzarella di bufala al cadmio. La conseguenza di tutto ciò è che quasi nessuno compra più i prodotti della terra che coltivo, ma non fa niente: almeno io ho la vita e la salute e in qualche modo mi arrangerò. Un po’ di fame non è  niente rispetto al dolore per quelle creature che si sono ammalate di tumore o per quelle morte quando i loro anni si contavano sulle dita di una sola mano.

In questi anni è stata chiesta dalla popolazione l’istituzione di una commissione ministeriale finalizzata a stabilire l’eventuale sussistenza di un nesso di causalità tra l’esistenza dei roghi tossici e l’insorgenza spropositata di tumori nella popolazione locale, per far sì che quest’ultima possa almeno ottenere un riconoscimento giuridico, morale ed economico di quanto va gridando a gran voce da anni. Ma, come si dice a Napoli: “mentre il medico studia, il paziente se ne muore”.

Fatevelo dire da uno semplice come me: non chiamatela più Terra dei fuochi.

Chiamatela terra dei roghi, per rende meglio l’idea dello schifo che brucia, avvelena e devasta quella terra. Chiamatela terra dell’oblio, dato che l’eco mediatica sulla vicenda è intermittente o a discrezione di chi comanda. Chiamatela terra della puzza, dove l’aria è irrespirabile per l’odore acre di copertoni bruciati. Chiamatela terra delle lacrime, dove le mamme piangono i loro figli morti di cancro e quelle incinte sperano che i bambini che portano in grembo non siano deformi nemmeno fossimo nella Chernobyl post disastro nucleare. Chiamatela terra dei morti che camminano, calvi e sfigurati in viso dagli effetti della chemio. Anzi, chiamatela terre, al plurale, perché non pensiate che le cosiddette ecomafie esistano solo a Napoli.

A scuola ci hanno sempre insegnato che lo Stato siamo noi. Se ciò è vero, paradossalmente qui lo Stato c’è ed ha le sembianze di un parroco coraggioso che lotta in prima linea per la sua città; ha il volto addolorato e indomito delle mamme che portano le foto dei figli morti alle manifestazioni; ha il muso duro di tutte le associazioni di volontariato che lottano per restituire a questa terra il suo humus reale. Forse ad essere assente è il Governo, non lo Stato.
Se il cancro che devasta il corpo di un bambino nato nella terra dei fuochi può assumere purtroppo la forma della leucemia, quello che uccide la terra della Campania è atavico e si chiama camorra e gli effetti devastanti sono pressoché identici.