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Eroica Fenice

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Il truccatore, i pennelli e l’acido – parte prima

Eccomi qui, sono il truccatore delle star, pronto come ogni volta a truccarla.

Le luci di scena sono quasi tutte accese, il suo costume è sbrilluccicante di paillettes colorate, i capelli sono raccolti, le scarpe da tango sono belle lucide, in un insieme perfetto e assolutamente coordinato per la messa in onda del personaggio da lei interpretato. Questa di stasera, però, sarà l’ultima puntata e voglio impegnarmi al massimo per renderla felice col mio mestiere, gioia e diletto per tutte le ragazze della sua età appassionate di ombretti, blush e mascara. Sono un professionista e devo truccare il suo volto come quello delle altre, pur consapevole del fatto che, però, lei non è come le altre, sia dentro che fuori e, soprattutto, per me.

«Come ci trucchiamo stasera?» le chiedo.

«Fai tu, solo copri bene questa parte qui», indicando con la mano la parte della sua guancia che non vuole si veda o, meglio, che non vuole si noti troppo, pur sapendo perfettamente che quelle maledette cicatrici si vedono e si vedranno nonostante l’abbondante cerone, le luci giuste, le inquadrature strategiche e qualche ciuffo di capelli che le cade sul viso, proprio nel punto che lei non vuole svelare eccessivamente.

Il truccatore e la ragazza sfregiata

Come ogni volta che mi accingo a truccarla, prima ancora di far scivolare il pennello del fondotinta sul suo bel volto, mi vergogno di essere un uomo. Questa sensazione di frustrazione mista ad indignazione non mi abbandona fin quando ripongo i pennelli nel mio beauty case e lei si alza e va via, col suo sorriso che talvolta malcela un infinito dolore.

In maniera teneramente delicata cerco di  accarezzarla con i miei pennelli e renderla bellissima, ancor più di quanto lo sia ora.  Quando sfioro le ustioni sul suo viso con la setola del pennello, mi domando come faccia a trovare la forza di alzarsi al mattino, non riconoscersi più in quell’immagine che lo specchio le restituisce e di sopravvivere allo scempio subito.

Il truccatore, riflessioni allo specchio

Mi domando, senza trovare risposta, come abbia fatto fin ora a continuare a vivere con quella sorta di marchio infame impresso a fuoco sul suo viso perché io, al posto suo, non so cosa avrei fatto. Mi chiedo come un individuo possa lucidamente arrivare ad escogitare e realizzare un piano odioso, diabolico ed offensivo nei confronti della propria donna quale quello di cancellare la sua bellezza con un gesto della durata di tre secondi e dalle conseguenze fisiche ed emotive che si trascineranno indelebili per sempre.

Tre secondi per punire, corrodere, sfigurare e cancellare un’immagine, un’esistenza, una psiche, una faccia. Vendicarsi di lei, realizzando questo rito punitivo come nei più lontani angoli del mondo per lavare l’offesa subita con l’acido muriatico e condannare all’infelicità colei che ha macchiato l’orgoglio maschile con l’onta dell’abbandono. Costui si è sentito libero di doverla punire solo per averlo lasciato, puntando ad elidere definitivamente la carta vincente della sua ex fidanzata attuando la più odiosa delle deturpazioni.

Ma sono qui per truccarla.

Tralascio solo per un attimo queste riflessioni che, da quando la conosco, sono ormai parte della mia quotidianità assieme dei miei peggiori incubi, e vado avanti nella realizzazione del suo  make –up.