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Eroica Fenice

Il truccatore, i pennelli e l'acido - Parte seconda

Il truccatore, i pennelli e l’acido – Parte seconda

Proseguo col fondotinta.  L’ho steso proprio dove e come voleva lei, ormai già so dove vuole si camuffi.  Ad ogni tocco di pennello sulle sue cicatrici, sento una fitta al cuore. Ho sempre paura di irritare la sua pelle, magari di causare involontariamente un’infezione proprio in quelle fragili ed evidenti scottature che lei vorrebbe coprire bene. Per questo, prima di iniziare, pulisco ancor più accuratamente i miei pennelli, lavo le mani come se fossi un chirurgo che sta per entrare in sala operatoria e uso su di lei la delicatezza di un papà che accarezza la sua bambina sul viso.

Quanto dolore ha chiuso dentro, quanta felicità le è stata spezzata, che  cattiveria gratuita e immorale ha dovuto subire inerme quella dolce ragazza.

Meglio passare al trucco degli occhi, prima che scoppi a piangere come un bambino davanti a lei, proprio io che dovrei consolarla o, quantomeno, farle trascorrere spensierata un po’ di tempo a farsi bella come tutte le sue coetanee senza scaricarle addosso l’angoscia di un orrore che non si riesce a combattere né con i pensieri positivi né con i discorsi frivoli tipici del mio mestiere.

Il truccatore e gli attrezzi del mestiere

Ora le faccio uno smokey eyes bello intenso, con i toni del prugna che si sposano benissimo con i colori dei suoi occhi e del suo incarnato. Procedo sempre con la massima delicatezza, perché perfino sugli occhi porta segni dello sfregio, benchè avesse tentato di proteggerli portandosi le mani davanti al viso al momento dell’aggressione. ma l’acido schizzava ovunque, penetrando ogni poro della pelle del suo viso e insinuandosi rapido tra le pieghe delle palpebre.

Ombretti, matita, pennelli, kajal, qualche sfumatura nell’angolo dell’occhio e il trucco è finito. L’ho resa proprio una diva da cinema, bellissima e fragile, coriacea e rabbiosa, grintosa e delicata, con molte lacrime ancora da piangere, tanta rabbia per quello che è stato e intermittente angoscia per i giorni che verranno; un bagaglio di traumatica inquietudine che talvolta prende il sopravvento e un cestino di rara felicità che, nonostante tutto, in certi giorni spunta fuori inaspettata.

Finito! Che ne dici? le chiedo

Meraviglioso come ogni volta! Vorrei averti per sempre sul mio comodino! Mi risponde

Non hai bisogno di un truccatore, tu sei meravigliosa!

Tra qualche ora i riflettori si spegneranno e tutti ci saluteremo con un abbraccio affettuoso, felici per le emozioni condivise e un po’ dispiaciuti per la fine di questa esperienza. Non ho idea di cosa farà dopo, se mai la rincontrerò o da dove ricomincerà ma so di certo che le sue ferite me le porterò stampate nei miei occhi,  nelle mie mani da truccatore e nel mio animo di uomo degno di questa parola.

Il truccatore e la ragazza sfregiata

Io, truccatore per la tv prossimo alla pensione, ho avuto la fortuna di conoscerla, l’onore di valorizzarla con gli attrezzi del mio mestiere e la soddisfazione di renderla felice per poche ore come magra compensazione alla pochezza di un mio simile. Per chiederle scusa a modo mio a nome di tutti gli uomini integri ed onesti, le regalo i pennelli con i quali l’ho truccata durante tutte queste settimane, perché di meglio non saprei dire né fare per congedarmi da lei in maniera decente e non compassionevole.

Quando avrà un uomo al suo fianco che vorrà fare di lei sua moglie, e mi auguro succederà presto, mi piacerebbe essere proprio io a truccarla nel giorno del suo matrimonio per renderla la più bella delle spose che abbia mai valorizzato. Ma, quandanche non vorrà più truccarsi oggi, domani e nei suoi splendidi giorni che verranno, senza avere più puntate le luci giuste sui chiaroscuri del suo viso e senza il mio magico fondotinta ad alta coprenza, sarà sempre bella come un fiore che sboccia ogni mattina guardandosi allo specchio, nonostante tutto e nonostante tutti.

Buona vita, dolce bimba mia! Mi hai dato una lezione di vita che non avrei mai voluto imparare a tue spese.

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