Per secoli la storia del piacere sessuale femminile, legato intimamente all’anatomia clitoridea, e in particolar modo dell’orgasmo, è stata oggetto di interpretazioni mediche, ma anche religiose e culturali, spesso lontane dalle conoscenze scientifiche attuali. L’orgasmo femminile ha attraversato una lunga evoluzione che, forse, riflette ancora oggi il modo in cui la società guarda al corpo, al benessere psicofisico e alla sessualità delle donne. Ripercorrerne la storia attraverso un approccio scientifico e culturale significa comprendere non solo l’evoluzione delle conoscenze in ambito medico e psicologico, ma anche i profondi cambiamenti sociali e culturali che si sono susseguiti nel corso del tempo.
| Modello / Ormone | Dettaglio e Descrizione |
|---|---|
| Modello a 4 Fasi | Eccitazione, plateau, orgasmo, risoluzione (Masters e Johnson, 1966) |
| Modello a 3 Fasi | Inclusione del desiderio prima dell’eccitazione (Helen Kaplan, 1974) |
| Modello Circolare | Desiderio ed eccitazione si alimentano a vicenda (Rosemary Basson, 2000) |
| Ormoni Coinvolti | Ossitocina, prolattina, endorfine, dopamina |
Ma cos’è, e come funziona l’orgasmo?
Dal punto di vista fisiologico il fenomeno dell’orgasmo, sia per l’uomo che per la donna, rappresenta l’apice della risposta fisiologica sessuale, ovvero l’atto conclusivo del ciclo di risposta illustrato da Masters e Johnson, che prevedeva quattro fasi: eccitazione, plateau, orgasmo e risoluzione. La risposta orgasmica consiste in contrazioni ritmiche e involontarie della muscolatura pelvica, in particolare del muscolo pubococcigeo, accompagnate dal rilascio della tensione neuromuscolare accumulata nelle fasi precedenti. Sul piano neurologico invece, il fenomeno dell’orgasmo vede attivare aree del sistema mesolimbico, e l’area tegmentale ventrale, attraverso il rilascio di neurormoni e neurotrasmettitori: l’ossitocina, prodotta dall’ipotalamo e nota per il suo ruolo nel legame affettivo, la prolattina, prodotta dall’ipofisi, le endorfine, responsabili della sensazione di benessere, e la dopamina, neurotrasmettitore del circuito cerebrale del piacere. È proprio questa base neuro-ormonale a dare una spiegazione scientificamente valida per giungere alla conclusione del perché l’orgasmo non sia configurato solo come un evento genitale, bensì come un’esperienza che coinvolge l’intero sistema nervoso centrale, un aspetto cruciale studiato a fondo dalle neuroscienze contemporanee.
Dal modello lineare al modello circolare: l’evoluzione del ciclo di risposta sessuale
Il modello del 1966 citato sopra, ovvero quello a quattro fasi di Masters e Johnson (eccitazione, plateau, orgasmo e risoluzione) è stato solo il primo di una serie di modelli che si sono succeduti e di fatto superati a vicenda. Nel tempo, il modello dei coniugi è stato classificato come insufficiente davanti alla complessità dell’esperienza sessuale femminile, ma rimase comunque valido per le prime scoperte sul fenomeno dell’orgasmo. In seguito, Helen Kaplan, sessuologa e psichiatra austro-americana, studiò e propose un modello alternativo, a tre fasi (1974; 1979), introducendo la dimensione del desiderio, elemento tralasciato dai coniugi Masters e Johnson. Questa fase venne collocata dalla Kaplan come fase che precede l’eccitazione fisiologica. Questo modello contribuì alla classificazione delle disfunzioni sessuali adottata dal DSM (manuale diagnostico dei disturbi mentali) nelle edizioni del 1994 e del 2000. Entrambi i modelli citati, ovvero quello di Masters e Johnson e quello di Kaplan, presentavano un’impostazione lineare e sequenziale, pensata generalmente più per la sessualità maschile anziché per quella femminile. Fu allora Rosemary Basson, ginecologa e ricercatrice canadese, a concepire un modello che non seguisse la sequenzialità prevista dai modelli precedenti, ma che rispondesse a un paradigma in cui desiderio ed eccitazione non seguono necessariamente un ordine fisso, ma si alimentano a vicenda e, soprattutto, possono essere innescati anche da motivi non prettamente legati alla sessualità. Il modello di Basson quindi porta con sé il grande e attuale merito di pensare il desiderio sessuale, definito da lei come “un appetito” o “una disponibilità all’attività sessuale”, e non come il punto di partenza iniziale. Fu così che, tra il 2000 e il 2002, grazie al contributo di Basson, si arrivò a introdurre la componente relazionale e psicologica della sessualità femminile, spesso ignorata dai modelli precedenti.
Le origini di un fenomeno a lungo frainteso
Per secoli il fenomeno dell’orgasmo femminile è stato studiato e interpretato attraverso modelli anatomici, filosofici e religiosi che oggi risultano ampiamente superati. Le prime teorie, come quelle risalenti alla Grecia antica – quindi ampiamente radicate nel passato – hanno tentato di spiegare la fisiologia femminile disponendo di conoscenze anatomiche ancora non sufficienti. Attribuita alla tradizione ippocratica, la teoria dell'”utero errante” spiegava come l’utero femminile, descritto come un “organo semovente”, fosse capace di spostarsi liberamente all’interno del corpo della donna, e che una prolungata assenza di rapporti sessuali ne avrebbe causato “l’inaridimento”, spingendolo a vagare all’interno del corpo in cerca di umidità. Da questa concezione deriva il termine isteria, dal greco hystéra (“utero”), destinato a entrare nel pensiero medico occidentale, influenzandolo profondamente. Nel 1862 il celebre neurologo Jean-Martin Charcot entrò a far parte dell’ospedale della Salpêtrière di Parigi, di cui sarebbe poi diventato direttore; fu però soprattutto nei due decenni successivi che, attraverso uno studio clinico delle pazienti e l’uso della pratica dell’ipnosi, ricondusse il fenomeno dell’isteria non a credenze e interpretazioni popolari come avvenuto in passato, bensì a una vera e propria patologia neurologica. Inoltre, l’ospedale Salpêtrière divenne un famoso centro psichiatrico che ospitò numerosi studiosi da tutto il mondo. I sintomi isterici studiati da Charcot, considerato ancora oggi uno dei padri della neurologia moderna, cominciarono a essere studiati e analizzati scientificamente, influenzando profondamente una nuova generazione di studiosi, tra cui Sigmund Freud.

Freud e l’orgasmo femminile: una teoria destinata a far discutere
Gli studi di Jean-Martin Charcot influenzarono profondamente il giovane Sigmund Freud, il quale trascorse un periodo di formazione presso l’ospedale della Salpêtrière, tra il 1885 e il 1886. Da quell’esperienza nacque una delle teorie più discusse della storia della sessuologia: la distinzione tra l’orgasmo “clitorideo”, considerato quest’ultimo “immaturo” e da ricondursi a una tipologia di sessualità “infantile” femminile, e un orgasmo “vaginale”, ritenuto invece l’esito di un ipotetico sviluppo psicosessuale completo e maturo. Secondo Freud, con l’ingresso nell’età adulta il piacere femminile avrebbe dovuto “spostarsi” dal clitoride alla vagina. Per Freud, una donna che provava piacere prevalentemente clitorideo, veniva descritta come “bloccata” a uno stadio di sviluppo immaturo, e quindi nevrotico. La teoria dell’orgasmo femminile freudiana ebbe però un’influenza enorme sulla psicoanalisi e sulla cultura medica del Novecento, anche se di fatto non ebbe riscontri anatomici o fisiologici, alimentando anche l’idea dell’esistenza di due tipi di orgasmi femminili, gerarchicamente ordinati. Solo negli anni Sessanta, gli studi dei coniugi William Masters, sessuologo e ginecologo, e Virginia Johnson, sessuologa e psicologa, misero in discussione questo paradigma attraverso l’osservazione diretta dell’attività orgasmica – nel coito e nell’autoerotismo – in laboratorio su un campione di 382 donne e 312 uomini di età compresa tra i 18 e gli 89 anni, per un totale di circa 10.000 osservazioni cliniche, studiando poi variabili quali attività cerebrale, cardiaca e metabolismo. Ciò contribuì senz’altro a rivoluzionare le convinzioni precedenti relative al fenomeno orgasmico, dal momento in cui i due ricercatori arrivarono alla conclusione che, dal punto di vista fisiologico, l’orgasmo è un fenomeno mediato in ogni caso dalla stimolazione del clitoride, anche quando indotto per via vaginale.
L’orgasmo oggi: un concetto sempre più plurale
Gli studi e le ricerche contemporanee hanno – fortunatamente – abbandonato l’idea di un modello unico della risposta sessuale femminile e maschile, aprendosi anche alle differenti esperienze personali che possono avere le persone in base al proprio vissuto e al proprio orientamento sessuale, promuovendo una reale salute sessuale. Nelle persone transgender, ad esempio, la terapia ormonale prevista per il processo di transizione può influenzare, e di conseguenza modificare, la risposta orgasmica. Il testosterone assunto dagli uomini transgender può aumentare la libido e, di conseguenza, la sensibilità clitoridea, mentre gli estrogeni possono avere un effetto contrario nelle donne transgender, diminuendo la libido e rendendo l’orgasmo talvolta più difficoltoso. Anche gli interventi chirurgici di affermazione di genere – come la vaginoplastica/vulvoplastica, la falloplastica, la metoidioplastica e la scrotoplastica – oggi condotti con tecniche sempre più precise, permettono in molti casi di mantenere la capacità orgasmica, con caratteristiche però altamente soggettive che variano da persona a persona. In questo scenario si inserisce anche la progressiva destigmatizzazione dei sex toys, sia per le donne sia per gli uomini, sempre più (seppur non del tutto) riconosciuti come strumenti utili al piacere e non più associati a una sessualità “di nicchia” o di pertinenza esclusivamente femminile. Toys utilizzati e consigliati agli uomini sono, ad esempio, quelli per la stimolazione prostatica o di supporto in caso di disfunzione erettile. Più in generale, si può dire che i toys risultano utili sia in solitaria sia in coppia, configurandosi come accessori parte di una sessualità e di un’educazione sessuale sana e consapevole. In conclusione, si può affermare che l’orgasmo, oggi, non appare più come un evento biologico standardizzato, bensì come un’esperienza altamente soggettiva, plasmata dal corpo, dalla storia personale e dall’identità di ciascuna persona.
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