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Eroica Fenice

La categoria Concerti contiene 179 articoli

Concerti

Nino D’Angelo 6.0, lo scugnizzo riabbraccia la sua città

Reduce da concerti di incredibile successo Nino D’Angelo non si ferma e continua con Il Concerto Nino D’Angelo 6.0, nato l’anno scorso per festeggiare il suo sessantesimo compleanno. Sabato 19 maggio, quasi un anno dopo l’inizio del tour allo Stadio San Paolo, è ritornato a Napoli per poter nuovamente cantare davanti al suo popolo. Ad ospitarlo ancora il Teatro Palapartenope, gremito di persone di ogni età pronte ad accogliere l’eterno “scugnizzo”. Noi di Eroica Fenice eravamo lì e vogliamo raccontarvelo. Nino D’Angelo 6.0, il concerto Sono le 21.20, due signore confabulano: Nino D’Angelo ha messo su un po’ di pancia ma questo non le scoraggia, sono convinte che sia ancora bravissimo e, soprattutto, ancora bello. È questo il clima che si respira nel teatro, qualche dubbio c’è ma non tale da scalfire la granitica certezza di assistere a un grande spettacolo. 21:30, ora il pubblico, un po’ impazientito, invoca a gran voce il suo beniamino. Passano pochi minuti e Nino è proprio lì, a braccia aperte per stringere a sé il calore del pubblico e cullarsi sulle note di, guarda caso, Ventuno e Trenta. L’urlo della platea è ora assordante, il sound della band è massiccio e deciso, si passa da ritmi rock ad altri più distesi. Brani come Batticuore, Si turnasse a nascere, Jammo Ja, Chesta Sera, Sotto ‘e stelle si susseguono uno dopo l’altro non senza che Nino abbia più volte dimostrato il suo affetto al pubblico:” Evviva l’amore, vi amo!”. Lo ripeterà più e più volte, sdraiato, disteso, in ginocchio, a braccia spalancate, in ogni modo. Trova anche il tempo per ironizzare sulla passionalità “carnale” di alcune sue canzoni che forse, data l’età, non gli sono più consone. I suoi sessant’anni non sono però un freno ma uno stimolo a tuffarsi a capofitto nell’adrenalina del concerto perché:” non bisogna accontentarsi delle cose materiali, quelle si scassano, i sentimenti no”. Inarrestabile, salta da un lato all’altro del palco, assorbendo l’energia del pubblico in delirio. Solo un piccolo guasto tecnico lo ferma ma, con molta esperienza, non lascia che il tempo trascorra inerte e intrattiene il pubblico, ingraziandoselo anche:” Il mio pubblico non va a vedersi Nino D’Angelo, ma va a cantare con Nino D’Angelo”. Risolti i problemi tecnici si riprende a suonare: Senza giacca e cravatta, Jesce Sole, A mio padre, Io vivo e tante altre fino ad approdare a Napul’è, un omaggio a Pino Daniele. Questo tributo segna un po’ una svolta nello spettacolo entrato nella sua fase finale. A prendersi la scena, adesso, i brani che hanno fatto da colonna sonora ai film come Pop-Corn e patatine, Pronto si Tu? A giacc e pell e ‘Nu jeans e ‘na maglietta durante la quale, sceso tra il pubblico, rischia seriamente di rimanere schiacciato per il troppo affetto. Dopo aver anche esaudito alcune richieste, si cinge le spalle con la bandiera del Napoli e termina il tutto con Napoli Napoli. Nino D’Angelo 6.0, considerazioni Questo concerto mi ha stupito non poco. Troppo spesso rinchiuso nell’immagine del caschetto biondo e […]

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Interviste

Essere Enzo Savastano, alla scoperta del maestro neomelodico

Abbiamo intervistato Antonio De Luca, l’uomo che offre voce e sembianze a Enzo Savastano, il languido cantante neomelodico, munito di occhiali da sole, che ha conquistato il web con la sua passionalità e le sue storie surreali. Durante una lunga ma estremamente piacevole chiacchierata telefonica, Antonio ci ha raccontato di questo progetto nato insieme all’amico Valerio Vestoso. Un personaggio nato per gioco e curato nei minimi dettagli, che non si rifugia nei tormentoni o nel semplice scimmiottare i cantanti neomelodici, ma che costruisce una sagace ironia, offrendo ai fan una nuova liturgia, un immaginario attraverso il quale guardare il nostro paese. Uno degli aspetti più belli dell’essere Enzo Savastano, come racconta Antonio,  è che proprio tutti stanno al gioco e si offrono discepoli al suo cospetto. Lui è pronto ad accoglierli, a tendergli la mano: “Io sono con voi” dice loro, proprio come il titolo del suo album pubblicato il 10 Maggio. L’album segna l’incarnazione del Verbo, surreale e grammaticalmente incerto dei suoi post su Facebook,  in Uomo.  Con grande ironia e disponibilità, ci spiega la genesi del personaggio e del disco che racchiude al suo interno tanti generi: dalle sonorità tipicamente neomelodiche al neapolitan power di Pino Daniele, passando per il reggae  e le tendenze minimaliste dell’indie. Ecco a voi l’intervista. Essere Enzo Savastano, intervista ad Antonio De Luca Come nasce il progetto Enzo Savastano? Questo progetto nasce da un’estate vuota di due individui sconosciutissimi che si chiamano Valerio Vestoso e Antonio De Luca. Abbiamo sempre avuto, un po’ per cultura pop comune, un po’ per provenienza perché siamo entrambi di Benevento, un’attrazione per il mondo neomelodico. Non come fruitori ma come curiosi. Io ho sempre scherzato scimmiottando il modo di cantare dei neomelodici e lui ha sempre avuto una grande capacità di scrittura e di immaginazione. Così, tra uno scherzo e l’altro, è nata l’idea di mettere su un finto neomelodico. Dopo Mannaggia ‘a marozzi, la prima canzone di Savastano scritta da Valerio, abbiamo iniziato a lavorare sulla costruzione del personaggio che è nato senza alcuna pretesa, senza alcuna sponsorizzazione e senza dirlo a nessuno soprattutto. Il primo anno infatti eravamo completamente celati. È nato per gioco, volevamo semplicemente divertirci a impersonare un neomelodico finto. Poi però la cosa è diventata abbastanza seria, avete pubblicato un album! Abbiamo iniziato ad avere consapevolezza che questa storia non facesse ridere solo noi quando il 3 Gennaio del 2015 provammo a fare il primo live in un locale che, a Benevento, è un punto di riferimento per la musica, il Morgana. Convincemmo i proprietari e chi gestiva la direzione artistica a fare il primo live di Enzo Savastano. Fu un successo non immaginato francamente. Poi Una Canzone indie ci ha aperto le porte al panorama nazionale e alle grosse visualizzazioni. Gli artisti veri hanno avuto il piacere di suonare con Enzo Savastano: Brunori Sas, Calcutta, Daniele Sepe, Stefano Bollani. Focalizzandoci invece sull’album, la prima cosa che mi ha colpito è la copertina che è quella del libro solitamente utilizzato al catechismo,  ma […]

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Interviste

Intervista all’attore dei video di Liberato, Adam Jendoubi

Cade ‘ngopp”o golf’ ‘na stella/ Chiove ‘ngopp’a Procida/ E tu t’e scurdat’ ‘e me/ Guarda ‘e fuoche abbascio Furcell’/ Chiove ‘ngopp’a Nisida/ E tu t’e scurdat’ ‘e me… Una Napoli malinconica, mistica e un po’ barocca. Rovine, tramonti violacei e amori sfumati come la linea labile che trema all’orizzonte del mare. Un golfo che profuma di stelle e nostalgia, l’acqua  porta a riva salsedine e rimpianto. Scogli, onde, sprazzi di ricordi e memorie. Gli occhi profondi di un ragazzo, che scrutano l’orizzonte con espressività e profondità. Sono gli occhi di Adam Jendoubi, il protagonista di tre dei video di Liberato: Tu T’e Scurdat’ ‘e Me, IntoStreet e Je Te Voglio Bene Assaje. I suoi lineamenti così particolari, lo sguardo lucido e misterioso e l’espressività che ricorda i quadri degli scugnizzi di Vincenzo Gemito, hanno stampato Adam Jendoubi nella memoria degli ascoltatori e spettatori dei video di Liberato: Adam è la rappresentazione della gioventù verace, istintiva e libera, il ragazzo che vive il suo amore sullo sfondo di Marechiaro e Mergellina, che sfreccia per il grande corpo di Partenope col suo motorino, che ama in quel modo puro e senza riserve che crea una stretta allo stomaco anche agli adulti più disincantati, che forse hanno dimenticato le emozioni più violente dei primi amori, quando anche solo un bacio rubato alla ragazza amata o una delusione, bastavano a toglierti il sonno e a farti rigirare tutta la notte tra le coperte, guardando il soffitto con gli occhi sbarrati. Adam Jendoubi è riuscito, col suo corpo e  l’espressività autentica del suo viso, a dare una fisicità tangibile ai video di Liberato, a diventare simbolo inconsapevole dell’istintività e della bellezza giovanile, quella che ti porta a legare l’intimità del vissuto con la scenografia eterna di un teatro a cielo aperto come il grande corpo di Napoli. Abbiamo incontrato Adam Jendoubi, per ascoltare la sua storia. Ci si presenta: alto, sorriso luminoso, gentilezza ed educazione esemplari, simpatia e risate. Abbiamo trascorso un bel pomeriggio in sua compagnia, ascoltando la sua storia nel centro storico di Napoli, tra l’arte e la bellezza della città, e ne è scaturita  una piacevole e interessante chiacchierata. Intervista ad Adam Jendoubi: l’attore dei video di Liberato si racconta a Eroica Fenice Ciao Adam! Grazie di essere qui con noi! Innanzitutto, parlaci un po’ di te. Chi sei, cosa fai nella tua vita, quali sono le tue passioni. Sono nato a Forcella, ho quasi 18 anni, li compio tra un mese. Mi è sempre piaciuto recitare, ma ho sempre saputo della difficoltà dell’entrare in questo campo: nonostante ciò, ci ho sempre provato e ho sempre puntato al massimo. Per fortuna il regista Francesco Lettieri mi ha notato e mi ha permesso di fare questi tre video per Liberato. Come ti ha notato Lettieri? Parlaci dell’inizio della tua avventura con i video di Liberato. Direi che è stato per puro caso: Lettieri aveva contattato due miei amici, che sarebbero quei due gemelli che sono presenti anche nell’ultimo video, Intostreet, per vedere se potevano recitare […]

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Interviste

L’alternative rock de I Pixel: intervista a Andrea Briselli

Perfettamente Inutile è il primo album de I Pixel, band alternative rock di La Spezia. Uscito il 5 marzo per La Clinica Dischi, ruota attorno a vita, arte ed amore, inseriti in un’energica cornice musicale rock. Abbiamo intervistato il cantante Andrea Briselli. Come nascono I Pixel? I Pixel sono nati sul finire del 2013 da un’idea mia e del chitarrista, Alex Ferri. Tuttora siamo i due componenti che sono rimasti dal nucleo iniziale: siamo in quattro e bassista e batterista sono cambiati durante gli anni. Quindi siamo io, cioè Andrea Briselli, Alex Ferri alla chitarra, Nicola Giannarelli al basso e Marco Curti alla batteria. I Pixel e Andrea Briselli: alternative rock spezzino Cinque anni di carriera, una demo, due EP ed un album all’attivo, qual è stato il percorso intrapreso in questi cinque anni? In ogni album abbiamo cercato innanzitutto di migliorarci come musicisti perché se si ascoltano i dischi uno dietro l’altro quello che si può sentire è un miglioramento musicale. Nella prima demo che è uscita nel 2014 stavamo imparando a mettere le nostre mani sugli strumenti, si può dire così. Già da “Niente e Subito” che è il primo EP del 2015 c’è stato un bel cambiamento a livello musicale, poi con “Mondo Vuoto”, che è il secondo EP del 2016, e “Perfettamente Inutile” che è uscito quest’anno siamo rimasti sulla stessa linea, abbiamo preso quello stile e lo abbiamo evoluto. Passiamo all’ultimo album, Perfettamente Inutile prende il nome dalla riflessione sull’utilità pratica dell’arte. Non è però solo questo il tema principale dell’album, sono importanti anche lo svolgersi della vita e l’amore. Come si concordano questi tre temi nell’album? Arte, amore e vita sono complementari tra di loro. Il titolo, “Perfettamente Inutile”, nasce dal fatto che ogni artista che crea un’opera d’arte, piccola o grande che sia, cerca di farlo al meglio delle proprie possibilità, da qui deriva la parte “Perfettamente” del titolo. “Inutile” invece perché le opere d’arte non hanno un riscontro immediato e concreto, le cose che fanno girare il mondo sono altre come la politica per esempio. Per quanto riguarda amore e vita si rischia un po’ di cadere nel banale, sono i temi più trattati nella musica però nei miei testi in generale cerco di trattare di queste cose in modo volutamente esagerato, di non esprimere concetti banali. Nell’album c’è un messaggio che invita a tentare di migliorare la propria situazione però pervaso da una fatalità, come in Nuovo amore via wi-fi e I sogni degli altri: c’è o no una possibilità di miglioramento? La possibilità di miglioramento c’è sempre secondo me. Se si fa una lettura veloce dei testi si potrebbe dire che sono dei testi pessimistici, però viene espressa una linea di ottimismo che va letta tra le righe, sono dell’idea che c’è sempre una possibilità per migliorarsi. Spesso noi ascoltiamo canzoni tristi: Joy Division, gli Interpol, è tutta musica piuttosto melanconica, però è una tristezza che carica, non una tristezza che butta giù. Anche nei testi in cui sono un […]

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Elogio del vuoto: intervista a Sergio Bertolino degli Enjoy The Void

Godersi il vuoto, Enjoy The Void. Accarezzare il vuoto e addomesticarlo, senza temerlo. Ogni slancio creativo nasce da un vuoto, da un buco ben piantato sulla bocca dello stomaco e l’arte è da sempre il modo migliore per anestetizzare le fessure dell’animo, conviverci più o meno placidamente e superarle. Lo sa bene Sergio Bertolino degli Enjoy the Void, gruppo alternative rock con base in provincia di Salerno, nel Cilento. Dalla Calabria fino a Manchester, passando per il non luogo che è posizionato nel centro del vuoto di ciascuno di noi, Sergio ci ha raccontato la storia avvincente di questo gruppo, le sue sfaccettature e i suoi riflessi, portandoci ad esplorarli in tutta la loro pienezza: è un viaggio dal respiro universale, che parla un linguaggio comune a chiunque abbia mai provato a sublimare i propri grovigli per mezzo dell’arte. Intervista a Sergio Bertolino degli Enjoy the Void: il vuoto come condizione necessaria per cercare incessantemente l’arte 1) Buongiorno Sergio, grazie per aver accettato il nostro invito. Innanzitutto, chi sono gli Enjoy the Void? Come lo spiegheresti a un tuo amico se foste seduti davanti a un caffè? E perché questo nome? Buongiorno, grazie a voi per l’invito. Enjoy the Void è un gruppo alternative rock con base a Sapri. Comincia come progetto solista: ho scritto ed arrangiato personalmente tutte le canzoni. La BAM! (bottega artistico-musicale) di Sapri mi ha proposto d’inciderle nel loro studio; poi con i musicisti coinvolti nella registrazione dell’album si è creato un gran feeling musicale e un’amicizia da cui è venuta fuori l’idea di formare una band. Il nostro sound attuale combina strutture pop-rock e influenze disparate: elettronica, blues, jazz, psichedelia, hip hop, funky, ecc. Per quanto la nostra proposta musicale sia eclettica, variegata, c’è una coerenza di fondo, sia a livello sonoro che testuale. Scrivo i testi in inglese, perché son cresciuto con la musica anglofona; mi viene naturale farlo. Trattiamo tematiche complesse, molte delle quali hanno a che vedere con la dimensione interiore… Pensieri, paure, emozioni, desideri in cui certi tipi di sensibilità possono facilmente riconoscersi. Il nome Enjoy the Void (Goditi il Vuoto) nasce dal pensiero seguente: credo che una vita senza slanci, desideri sia impossibile, oltre che inutile. Il desiderio scaturisce sempre da una mancanza, da un vuoto appunto. Bisogna apprezzare, godersi il vuoto, conviverci positivamente (benché sempre in un’ottica di superamento) in quanto rappresenta il presupposto creativo senza il quale non ricercheremmo né realizzeremmo alcunché. 2) Hai vissuto a Manchester. La musica inglese ha sfornato il meglio: Beatles, Led Zeppelin, Pink Floyd, The Who, Cream, Genesis, Queen, Bowie, The Clash, The Animals, Jethro Tull, fino ad arrivare agli Smiths, Editors, The Cure, Kasabian. La domanda sulle influenze è un po’ banale, ne sono consapevole, ma credo che mi tocchi proprio chiedertelo. Cosa hai carpito maggiormente da una città come Manchester e com’è stato viverci? In senso musicale Manchester è fantastica. Ha una storia pazzesca, avendo sfornato band come Smiths, Stone Roses, Joy Division, Oasis, Chemical Brothers e tante altre. La musica […]

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“Wonderful”, intervista alla cantautrice italo-americana Greta

Il 26 marzo scorso è stato pubblicato Wonderful, primo EP della cantautrice italo-americana Greta Elizabeth Mariani.   Noi di Eroica Fenice abbiamo intervistato Greta Ciao Greta, la tua passione per la musica nasce quando eri solo una bambina. Immagino che la professione di tuo padre abbia inciso molto. Ha sicuramente influenzato i miei gusti musicali e il modo in cui ho sempre guardato la musica in generale. Nonostante lui cantasse in italiano, non ho mai ascoltato molta musica italiana. Mia mamma è italo-americana, ho sempre fatto avanti e indietro per gli States. Proprio per questo l’inglese è la mia seconda lingua, quella con cui scrivo le mie canzoni. Ricordo però che da piccola a volte ascoltavamo artisti italiani come: Rino Gaetano, Francesco De Gregori, Franco Battiato, Fabrizio De André. Fin da bambina ho sempre avuto nelle cuffiette artisti come: Joss Stone, Amy Winehouse, Norah Jones, Radiohead, Sigur Ròs. Sono sempre stata legata in qualche modo alla musica da quando suonavo la batteria sulle gambe di mio padre a quando mi portavano nel passeggino ai vari concerti di artisti/amici di mio padre. Viaggi molto sia in Europa che in America, assaporando lingue, tradizioni e culture diverse. Influisce in qualche modo sulla tua musica? Certamente! Amo viaggiare e cerco di trarre sempre qualcosa di speciale da ogni posto che visito, magari un dettaglio o un qualcosa di unico. Cerco di trarre da ogni esperienza una crescita personale e artistica. Come ho detto prima, sono abituata a viaggiare da sempre. Questo influisce moltissimo sulla mia musica, cerco sempre di dare un tocco internazionale alle mie canzoni. Molto spesso scrivo canzoni mentre viaggio, viaggiare mi fa sentire ispirata e poterlo fare così spesso mi fa sentire molto fortunata. Hai dichiarato di voler comunicare qualcosa al mondo con il tuo EP. Cosa c’è di te nelle tue canzoni? Ogni brano che scrivo ha qualcosa di me. Questo EP è nato ed è stato realizzato in pochissimo tempo, infatti le tracce originarie non dovevano essere queste. In un mese ho cambiato tutto, perché le altre tracce non mi convincevano e così ho deciso di ri-iniziare da capo il progetto. I quattro brani raccontano un ‘resoconto’ della mia estate, ma certamente si portano dietro esperienze degli anni passati che mi hanno fatto diventare quella che sono oggi e che quindi sono state formative. Ho cercato di diversificare il più possibile i contenuti nei testi. “Wonderful”, la canzone che fornisce il titolo all’EP, trasmette un messaggio forte, che è quello di non abbattersi mai, non mollare mai, alzarsi sempre a testa alta anche dopo la peggiore delle esperienze. Il testo, nell’inciso, riassume le conseguenze di una rottura e quindi della fine di una storia d’amore, invitando ad andare avanti. È una canzone, quindi, che vuole dare forza, che deve divertire in senso positivo. C’è molto di me nelle mie canzoni, mi baso parecchio su esperienze vissute in prima persona, non necessariamente però i contenuti che scrivo devono essere esperienze personali, a volte sono frutto dell’immaginazione, mi capita frequentemente di immedesimarmi […]

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Interviste

Rumba de Bodas: arriva il nuovo album Super Power

I Rumba de Bodas sono una band bolognese attiva da ben 8 anni. Dopo il primo lavoro discografico nel 2012, Just Married, che vantava la presenza dell’attrice Matilda De Angelis e dopo il secondo album uscito nel 2014, Karnaval Fou, pubblicano il terzo disco, intitolato Super Power. Portano nella loro musica una forte mescolanza di generi, dal latin allo ska, il tutto rivestito da una componente swing in grado di renderli perfettamente riconoscibili nel panorama musicale italiano e internazionale. Rumba de Bodas, l’intervista Il vostro secondo album è stato pubblicato nel 2014, a marzo 2018 è uscito Super Power. Che cosa è cambiato in quattro anni? Chi sono oggi i Rumba de Bodas? Sono cambiati alcuni componenti del gruppo: questo disco ha una cantante diversa Rachel “Golden” Doe e anche il batterista è cambiato. L’introduzione di nuovi elementi ha portato a nuove aperture musicali tra cui il funky e l’elettronica, quest’ultima già presente negli altri dischi, ma stavolta i sintetizzatori sono più spalmati su tutto l’album. Credo sia normale avere delle evoluzioni all’interno di un gruppo, l’importante però è che si mantenga la voglia di fare musica e il concetto base del nostro gruppo, ovvero di far ballare e fare festa, suonare in giro, divertirsi. Vivendo anche palchi esteri, quali differenze riscontrate con il panorama musicale italiano? Ci sono sentimenti contrastanti: in Italia si creano situazioni meravigliose, siamo sempre stati accolti bene dal pubblico; all’estero però la cultura musicale è molto elevata, ci sono grandi festival per la musica emergente e sono più partecipati a livello di pubblico. Inoltre si ha la possibilità di incontrare molti artisti diversi. In Italia manca l’incentivo degli eventi: in Inghilterra, che è il luogo dove abbiamo suonato in più festival, si ha la possibilità di poter suonare, insieme ad altri musicisti, davanti a una platea di 20.000 persone, valorizzando così la nuova musica che sta nascendo. L’esperienza di suonare in strada caratterizza la vostra carriera musicale. Cosa vi ha insegnato? Suonare in strada ci ha permesso di pagare i dischi e venderli, stare in mezzo alle persone, portare la nostra musica in giro. Per molti anni abbiamo alternato la strada e il palco durante i tour. È stata un’ottima mossa promozionale e una grande palestra per noi musicisti. Non siamo rimasti fermi solo in Italia, dove siamo arrivati fino in Sicilia, ma abbiamo anche girato l’Europa portando la versione street delle nostre canzoni. In Francia e in Inghilterra avevamo una ventina di concerti e nei giorni vuoti suonavamo in strada: siamo stati a Londra, ad Edimburgo, dove da 5 anni torniamo per il Jazz Festival. Adesso abbiamo messo in pausa l’esperienza dello street e ci stiamo dedicando ai concerti. L’album ha quasi tutte le tracce in inglese e ha un grande arrangiamento musicale. Cosa ritenete più importante tra musica e testo. Perché? I testi sono nati in inglese per una nostra questione di ascolti, al momento ci sentiamo più vicini alla musica americana, perciò la fatica di scrivere in italiano. L’inglese è venuto fuori in […]

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Musica

Compilation Eroica #4, i migliori singoli di Aprile

Bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. Compilation Eroica #4, Mama Linda di Asma Boys Questo mese il nostro viaggio inizia da molto lontano, dalla Guinea-Bissau da dove, ormai tre anni fa, scappò Samba. La sua è la storia triste e drammatica di tanti migranti africani che, per fuggire a guerre e povertà, affrontano viaggi disperati in condizioni estreme. Per fortuna Samba ce l’ha fatta e, grazie all’aiuto dei ragazzi dello studio di registrazione Smoka Rec  a Paestum, sta coltivando la sua passione per il rap. Il 26 Aprile, con il nome di Asma Boys, ha infatti pubblicato il suo primo singolo in portoghese, Mama Linda.  Questa è, almeno secondo il mio modestissimo parere, una delle iniziative più “rap” degli ultimi dieci anni in Italia. Rischio di essere retorico, lo so, ma il rap parte dal basso e questo non vuol dire per forza parlare del “quartiere”, di rivalsa, di rabbia repressa e tutto il relativo immaginario annesso. Non vuol dire che non bisogna parlarne, sono temi rispettabilissimi e giustissimi, ma delle volte sfociano soltanto in un vero e proprio “esclusivismo”: “io sono questo e quello, io faccio questo e quello e tu no!”. Quando Dj Kool Herc faceva girare i suoi vinili nel Bronx penso che, a tutti quei ragazzini che lo circondavano, volesse dare una possibilità di divertirsi, di svagarsi, di farli sentire parte di qualcosa. Ecco, quello che hanno fatto i ragazzi della Smoka Rec è “Rap” perché è Integrazione. Quindi che dire, grandi ragazzi e grande Samba, congratulazioni! Compilation Eroica #4, Rigore per la Juve di Otto Non vi preoccupate, non è stato fischiato nessun rigore per la Juventus. Parliamo invece del brano-Rigore per la Juve, per l’appunto- pubblicato il 20 Aprile dal giovane cantautore napoletano Lorenzo Campese, in arte Otto. È un brano divertente che con sagace ironia punzecchia tutte quelle persone che si rifugiano dietro la loro finta ingenuità, accampando scuse improbabili, vecchie, obsolete. C’è un modo di dire napoletano che le descrive benissimo, noi ve lo traduciamo: “scemi per non andare in guerra”. Le loro scuse, infatti, sono puntuali e ineluttabili, proprio come un rigore per la Juve (si scherza!).  “Cadi dalle nuvole/ tanto alla fine cadi sempre in piedi/ Lontana dal disordine/ tanto alla fine c’è un rigore per la Juve”   Compilation Eroica #4, Invicibili di Micaela Tempesta Chiudiamo in bellezza con un’altra cantautrice napoletana, Micaela Tempesta che il 25 Aprile ha pubblicato Invincibili. Una voce “calda”, elegante che si espande su una godibilissima strumentale, prevalentemente elettronica,  ci racconta in 3 minuti, la fine di una relazione e i dubbi a essa relativi. Senza alcuna pesantezza dettata dall’argomento, Micaela ci regala una piacevolissima sorpresa con la consapevolezza di chi sa che :” Sopravviverò, in fondo l’ho già fatto”.  

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Alan Wurzburger, il ritorno del cantautore napoletano

Reduce dal concerto al Museum Shop & Bar di Napoli, Alan Wurzburger presenta il suo ultimo lavoro discografico, Mi fermo a guardare la luna, un album di nove tracce dal sound elegante, prodotto per l’etichetta discografica Marocco Music. Il disco è stato abilmente arrangiato dal maestro Lino Cannavacciuolo, anche autore di tre brani, mentre la produzione fotografica è stata affidata a Gianfranco Ferraro, autore di tutti gli scatti presenti nel booklet. Il titolo del prodotto del cantautore napoletano si ispira alla riflessione sulla frenetica quotidianità che non rende possibile mettere in pausa il proprio mondo e i propri impegni, per poter ammirare lo spettacolo che ci circonda. Da questo incipit si diramano nove brani, che prendono spunto dal vissuto di Alan Wurzburger, che affrontano temi sociali, riguardanti la velocità e la fugacità del tempo;  testi che riflettono un mondo fin troppo tecnologico per poter guardare la luna. È una musica che non cede ai compromessi, ma vuole restare concentrata su uno stile e un ideale ben definito, lontano dal “mainstream” e dalle logiche del mercato. Mi fermo a guardare la Luna di Alan Wurzburger, un complesso lavoro strumentale Il primo brano del disco è Stai tu sule, brano in dialetto napoletano, che presenta un potente graffiato e un giro di basso che crea la giusta ritmicità, mescolandosi perfettamente allo shuffle della batteria. Al primo ascolto, la prima distrazione può essere la vocalità dell’artista, voce fuori dal coro, per la diversa musicalità del cantato, ma è sicuramente una voce che trasuda storia, esperienza, che sente la necessità di raccontare. Ciò si avverte nella seconda traccia dell’album, Figlia mia, brano in lingua italiana, colorato anche da un delicato controcanto femminile. Mi fermo a guardare la luna, terza traccia è l’emblema dell’intero lavoro discografico: al centro del testo, vi è proprio la quotidianità che divora e non rende possibile la stasi della contemplazione. In lingua italiana mista al dialetto è il quarto brano Voglio Giocare, la cui musica è stata scritta da Lino Cannavacciuolo: questo pezzo riprende qualche piccolo stralcio della tradizione napoletana, ponendo in avanti il tema della tecnologia, dello schermo di un cellulare che diventa una prigione per ogni essere umano. Lungo e complesso lavoro strumentiale, quello di Mi fermo a guardare la luna, un album in cui sono presenti una molteplicità di strumenti: dalla batteria di Daniele Chiantese e dalle percussioni di Ivan Lacagnina, alla sezione ritmica di basso e contrabbasso di Sasà Pelosi e Luigi Pelosi.  Numerosi gli strumenti a fiato: dalla tromba di Gianfranco Campagnoli, al trombone di Alessandro Tedesco, passando per il sax di Pericle Odierna. Ad impreziosire il tutto le splendide voci di Fabiana Martone, anch’essa eccellente cantautrice napoletana, e il duo emergente, fisarmonica e chitarra, Fede ‘n’ Marlen.

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Il debutto discografico degli Alfabeto Runico

“Due contrabassi, un violino e un paio di corde vocali” si presentano così sulla loro pagina Facebook gli Alfabeto Runico, trio foggiano che lo scorso 30 Marzo ha pubblicato il suo primo omonimo album targato Apogeo Records. Composto da Marta Dell’Anno (voce, viola, violino), Andrea Resce e Nicola Scagliozzi (contrabasso entrambi), il gruppo unisce e mescola sonorità di mondi e culture molto diversi tra loro: dall’atmosfere classiche a quelle tradizionali del Sud Italia, richiamando anche quelle fredde e magniloquenti del Nord Europa (come d’altronde suggerisce  il loro nome). Un lavoro di pregiata fattura, di indubbia ricerca tecnica, che risulta, nonostante questo, molto genuino e dall’ impatto emotivo immediato. Noi di Eroica, per l’occasione, li abbiamo intervistati e fin da subito hanno confermato questa nostra impressione: “Il trio è nato per una esigenza di fare musica insieme, siamo tre musicisti di formazione classica ma lontani dal mondo Accademico, frequentatori di feste popolari e di anziani cantori” Alfabeto Runico, l’album Registrato quasi interamente in presa diretta nella suggestiva cornice della Chiesa di San Severo alla Sanità (Napoli) e composto da 13 tracce, questo disco unisce immaginari culturali e musicali diversi non soltanto attraverso le scelte musicali ma anche attraverso l’uso di più lingue: dialetto ( Beddha ci stai luntano, Montanara di carpino, La via delle fontanelle, L’America, Ninna Nanna di San Marco la Catola), italiano (Perdo, Drops, Nutrimi), spagnolo (Abuela), inglese ( Fluid, Limes) e francese ( Ambulance). Marta ce lo racconta così: “Il disco è venuto fuori da un riarrangiamento di alcuni brani miei (di Marta ndr) che avevo scritto precedentemente per un mio progetto solista ma con gli Alfabeto hanno preso una veste completamente nuova. Ci sono canzoni tradizionali del Sud Italia ma riarrangiate e due pezzi inediti scritti a sei mani: L’Ambulance e Nutrimi. I brani sono scritti in lingue diverse non per una esigenza, è stato un percorso naturale. Spesso mi capita di pensare ad un brano già in una lingua e mi piace poi coglierne le diverse sfumature. Ogni lingua racchiude un proprio mondo ed è questo che noi cerchiamo di sfruttare nei nostri brani. L’obiettivo ed evoluzione della nostra musica è EMOZIONARE. Fare musica emozionante.” Alfabeto Runico, considerazioni Gli Alfabeto Runico ci regalano un album raffinato, di classe, attraverso un approccio alla musica puro e genuino, senza alcun filtro. È inoltre un album dal grande impatto immaginativo che, con le sue melodie, può far viaggiare la mente dell’ascoltatore attraverso numerosi paesaggi: dalle imponenti lande nordiche al quelle calorose del Sud Italia.  

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