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Eroica Fenice

La categoria Musica contiene 276 articoli

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Canzoni di Natale, le cinque da ascoltare

Ebbene sì, quel periodo dell’anno è arrivato di nuovo: Il Natale. La città è già addobbata di lucine, le vetrine dei negozi vengono abbellite con palle d’albero e pupazzoni di Babbo Natale e nell’aria aleggia lo spettro degli interminabili pranzi di natale con annessi parenti che nemmeno ci ricordavamo di avere. Ad allietare questi giorni di festa interminabili ci pensano le immancabili canzoni di natale, che ci accompagnano per tutto dicembre. Escludendo i canti della tradizione e folkloristici, scopriamo quali sono le cinque canzoni ideali da ascoltare in questo periodo fatto di pandori, regali sotto l’albero e buoni propositi che non manterremo nemmeno per l’anno venturo. Canzoni di Natale, le nostre scelte Happy christmas (War it’s over) – John Lennon Iniziamo con un classico che è Happy christmas (War it’s over), scritto da John Lennon e Yoko Ono nel 1972. In quell’anno gli USA sono impegnati nel conflitto in Vietnam e l’ex Beatles decide così di lanciare un messaggio di pace rivolto ad ogni popolo, esortandolo a mettere da parte i conflitti che li dividono. And so Happy Christmas, / for black and for white, / for yellow and red ones, / let’s stop all the fight.  Lennon parla al povero e al ricco, al nero e al bianco, augurando loro buon natale e rimarcando l’universalità di questo messaggio. Il messaggio di John Lennon è passato in sordina, ma è indubbio che Happy christmas sia entrata di diritto nel repertorio delle canzoni di natale più famose cantate ancora oggi, se pensiamo che qui da noi chiude sempre il tradizionale concerto di natale in Vaticano la sera della vigilia. Do they know it’s Christmas? – Band Aid È il 1984 e Bob Geldolf, voce dei Boomtown Rats, rimane colpito da un documentario della BBC riguardante la carestia che ha colpito l’Etiopia. Decide così di riunire il fior fiore dei cantanti e musicisti inglesi ed irlandesi del periodo allo scopo di raccogliere fondi per le popolazioni bisognose. Nasce così il progetto Band Aid e il brano Do they know it’s Christmas? Con il brano di John Lennon ha in comune il messaggio pacifista, con l’aggiunta però di un’esortazione rivolta agli ascoltatori di approfittare del periodo natalizio per mostrarsi generosi verso chi non ha niente. Lo si intuisce dal ritornello «Feed the world, let them know it’s Christmas time again». Il singolo ha avuto grande successo, tanto da restare in classifica per diverse settimane. Ma, nonostante la nobiltà del gesto e il contributo apportato da artisti come U2, Spandau Ballet, Phil Collins, Duran Duran e David Bowie, è facilmente intuibile che non basta il solo potere della musica per smuovere le coscienze. Malgrado ciò ancora oggi è possibile ascoltarla nel periodo delle festività, complici anche le nuove versioni cantante dalle diverse formazioni di Band Aid nel 1989, 2004 e 2014. All I want for Christmas is you – Mariah Carey E dopo due canzoni di natale all’insegna del pacifismo, cambiamo totalmente genere. La popstar Mariah Carrey è nel pieno della sua ascesa musicale […]

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Francesco Sbraccia e il suo ultimo album Etimologia | Intervista

Francesco Sbraccia è un musicista di Teramo nato nel 1990. Nel 2014 pubblica i suoi primi brani, seguiti dall’ EP in inglese “No Worries“. Ha aperto concerti di artisti del calibro di Skin, Cosmo e Galeffi. Ha collaborato a stretto contatto con compositori di fama internazionale, tra cui il premio Oscar Nicola Piovani. A gennaio 2018 è uscito su YouTube il video del suo primo singolo in italiano “La tua qualità” che sarà presente nel suo ultimo album Etimologia, in commercio dal 9 Novembre 2018 per Genziana Dischi. Compositore e maestro di pianoforte, Francesco Sbraccia ricrea un habitat sonoro ideale dove tornare a respirare, pensare e vivere. Questo album esprime infatti l’ urgenza espressiva, meditata a lungo, delle cose essenziali ed importanti della vita. I brani sono semplici, privati di ogni peso, accompagnati da una musica lieve ed orecchiabile. Francesco Sbraccia- L’ intervista Etimologia è lo studio linguistico sull’ origine delle parole, perché hai voluto intitolare il tuo album in questo modo? L’album si chiama “Etimologia” per analogia con la branca della linguistica che hai appena definito. L’intero disco è dedicato al rispetto e al recupero del proprio tempo naturale, quello che ci fa stare bene e in armonia con gli altri e con l’ambiente. Dico recupero perché ho l’impressione (e personalmente è sicuramente così) che si sia perso negli ultimi anni, in cui la condivisione delle attività e delle informazioni è cosi rapida da risultare vorticosa e indurre a pensare che se non si sta al suo passo si è inattivi e inetti. A me piace vivere con tempi più lenti e di cose diverse dalla condivisione di un “successo” su un social network. “Etimologia” è l’espressione di questa mia inclinazione che ho negato negli ultimi anni, un tornare alle “origini” di questa negazione per vincerla e assecondare di più il mio modo di essere. Le parole delle canzoni raccontano la storia dell’ artista. Quali emozioni e/o esperienze hai voluto raccontare alle persone appassionate di musica che ti ascolteranno? In Etimologia parlo di rispetto di se stessi, del proprio tempo, delle proprie inclinazioni. Lo faccio con parole lontane dalla tecnologia, non contestualizzate in un tempo preciso, senza riferimenti espliciti al presente, a messaggi vocali, YouTube, Whatsapp; in questo senso è un lessico “classico”, che ho scelto per creare una sensazione di intimità, uno stato d’animo contemplativo. Etimologia è anche sinonimo di origine. Quale canzone esprime maggiormente la voglia di tornare ad essere fedele a te stesso? Senza alcun dubbio “Naturale”. È nata in un momento di crisi profonda, le sono particolarmente affezionato. Perché dopo un album in lingua inglese hai deciso di interpretare tutte le canzoni di Etimologia in lingua italiana? L’ho fatto per esigenze di musicalità, mi sentivo incapace di scrivere in italiano in un modo che mi soddisfacesse anche musicalmente. Col tempo ho trovato come essere me stesso anche scrivendo in italiano. Ne sono contento perché le sfumature della nostra lingua, ovviamente, mi appartengono molto di più che quelle inglesi, e posso cercare di comunicare quello che voglio non soltanto […]

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Francesco Di Bella: “‘O Diavolo Tour” approda al Teatro Sannazaro il 12 dicembre

Francesco Di Bella, “‘O Diavolo Tour” : l’artista approda  al Teatro Sannazaro il 12 dicembre, per la presentazione del suo nuovo disco di inediti. Magrolino, dagli occhi vispi e con un timbro rauco, graffiato e inconfondibile. L’andatura sempre uguale, del resto lui non è mai cresciuto, come cantava in Vesto sempre uguale. La risata fresca da eterno guaglione del centro storico napoletano e di Piazza San Domenico: Francesco Di Bella si porta addosso, come un aroma delicato, una napoletanità malinconica e ombrosa, con negli occhi i fasti e la distruzione di un’epoca che non tornerà più. Francesco Di Bella, pietra miliare del sound napoletano ed ex leader della storica band 24 Grana, approda al Teatro Sannazaro di Napoli in via Chiaia 157, alle ore 21 del 12 dicembre. Di Bella, col suo gruppo, ha scritto la storia del sound di Partenope, tra dub, reggae, sonorità mediterranee, post-punk e rock elettronico, configurandosi come una delle stelle polari del panorama musicale della città. Dopo lo scioglimento dei 24 Grana, Francesco Di Bella aveva portato in giro, con il progetto “Francesco Di Bella & Ballads Café”, i successi dei 24 Grana in chiave acustica e intimistica, con Alfonso Fofò Bruno alla chitarra. Era stata poi la volta di “Nuova Gianturco“, nel 2016, album che accarezzava la Napoli di periferia, quella che dava le spalle al mare. Non la Napoli di mille colori di Pino Daniele, ma quella sofferta, periferica e dislocata dai colori più vividi. Ora, è la volta di “‘O Diavolo”. O Diavolo”, titolo che oltre all’intero album dà il nome anche al brano d’apertura, deriva dalla parola greca Διάβολος (diábolos),  che include tra i suoi significati innanzitutto quello di “colui che divide”. Il diavolo agita le acque, crea spaccature e perturbazioni e fascino proibito. Il diavolo è il leitmotiv di questo periodo storico, fatto di piacere miscelato col nichilismo: il piacere del godimento fine a se stesso, dell’edonismo, delle arti, del cibo e della musica, e il nichilismo, che sull’altare di quello stesso piacere, polverizza e annulla ogni responsabilità. Il diavolo è la torre di Babele, il caos atavico della nostra epoca che spinge le genti nel suo vortice,  seducendole col fascino distruttivo degli oggetti corruttibili e delle gioie materiali. Ma il diavolo non potrà mai prendersi pienamente l’anima di tutte le cose, e non potrà mai prendersi l’amore. Bisogna ripartire proprio dall’amore, non quello banalizzato e mercificato e sulla bocca di tutti, ma l’amore ancestrale che sgorga dalla musica, il mezzo di comunicazione più innocente e scandaloso che ci sia. L’unico a poter combattere “‘o diavolo”. Lo scorso 18 ottobre, è uscito, in anteprima su Fanpage, “’O Diavolo”, il video del singolo che ha anticipato l’album, la cui etichetta è “La Canzonetta Records”. La tracklist è la seguente: ‘O Diavolo Scinne Ambresso Stella nera Rivelazione Il giardino nascosto Rub-a-dub style Canzone ‘e carcerate Sulo pe’ te Notte senza luna Non rimane che lasciarsi sedurre dalla voce di Di Bella il 12 dicembre al Teatro Sannazaro, e farsi inebriare da una […]

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Frances P., intervista ad una giovanissima musicista sarda col blues nel sangue

Intervista a Frances P., giovane musicista: dalla Sardegna ai sogni, da dietro le quinte fino al palcoscenico. Frances P. è un nuovo fresco germoglio di musica, sgorgato dalla realtà di un’isola misteriosa e misterica. Frances P. viene dalla Sardegna, il suo ep d’esordio, “No Regrets” è composto da quattro canzoni per voce e chitarra ed è semplice e istintivo come lei, una ragazza giovanissima che ha come stelle polari Ed Sheeran, Stevie Wonder e Paolo Nutini. Un po’ r’n’b, decisamente blues, questa ragazza farà sicuramente parlare molto di sé. Entriamo nel mondo di Frances P., dando la parola direttamente a lei e alla sua musica. Ciao Francesca. Grazie per la disponibilità. Innanzitutto, chi è Frances P.? Da brava amante dei Nirvana, il tuo nome mi fa pensare alla canzone “Frances Farmer Will have her revenge on Seattle”. Frances P. è un nomignolo che mi diede mia sorella quando iniziai a far sentire le mie canzoni alla famiglia. A dire il vero inizialmente era “Francis” ma poi il mio migliore amico proprio per quella canzone mi consigliò di mettere la “e” al posto della “i” ! Chi è Frances P. deve ancora scoprirlo appieno la stessa Frances! Sono una persona molto semplice e questa semplicità la porto anche nella mia musica, non sono una che usa paroloni o fa cose spaziali con la voce. Nei miei testi scrivo come vanno le cose e con la voce esprimo come mi sento, mi sfogo e quando mi esibisco lo racconto agli altri. Come hai capito di voler fare la musicista? Mi è sempre piaciuto il mondo della musica ma preferivo sempre stare dietro le quinte, non amavo mettermi in mostra perché è sempre stata una cosa molto personale. Dopo aver visto la reazione degli altri riguardo la mia voce e le mie canzoni sono rimasta spiazzata, non avrei mai creduto che sarei potuta piacere o che potessi essere “brava”, ma ciò mi ha fatto pensare che forse non era solo una pazzia o un qualcosa da sognare la notte, bensì una possibilità. Il tuo album come è nato? Quali sono le tue influenze maggiori? Le canzoni contenute nell’ep appartengono tutte a periodi diversi della mia vita, alcune canzoni son state scritte qualche anno fa, altre nel 2018, ho voluto racchiudere quelle in cui credo di più in questo cd. Sicuramente la canzone scatenante è stata “No regrets like mama”, la prima composta. Questa canzone mi ha fatto davvero credere che io ce la potessi fare, mi ha fatto credere nelle mie capacità; è sicuramente la mia preferita. Le influenze maggiori son date da Paolo Nutini e Stevie Wonder, i quali sono stati fondamentali per il primo brano, e Ed Sheeran. Parlaci della situazione culturale e musicale in Sardegna. La Sardegna è ricca di cultura e musica, purtroppo le possibilità per chi vuole sfondare nel mondo musicale non son troppe. Ogni cosa della mia terra mi aiuta a trovare ispirazione, fra tradizioni e paesaggi. Spesso quando compongo penso alla musica folk sarda, alle armonie […]

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March. pubblica il suo album d’esordio: Intervista

March. (nome d’arte di Marcello Mereu) esordisce con Safe & Unsound, un album di 14 brani interamente cantati in inglese (a parte Un’estate fredda) in cui rabbia, nostalgia ed energia positiva escono dalla sua voce profonda. Eroica Fenice ha intervistato il cantante… la parola a March. Ciao Marcello, partiamo dal tuo nome d’arte: March. è semplicemente un diminutivo del tuo nome o cela qualcos’altro? ​Ciao a tutti! March. è in effetti un diminutivo del mio nome, tra l’altro ho diversi amici che mi hanno sempre chiamato March. L’altra ragione è che sono nato il 4 marzo, quindi è un mese a cui sono particolarmente affezionato. Lo so, è anche la data di nascita di grandi cantautori come Lucio Dalla e Umberto Tozzi… È un onore per me!    Vivi lontano dalla tua patria da tantissimo tempo. Cosa ti manca di più? Pensi che in futuro potresti ritornare a vivere in Italia? ​Sono attaccatissimo all’Italia e ci torno spessissimo per lavoro e per trovare la mia famiglia in Sardegna. Ho passato quasi due terzi della mia vita all’estero, ma mi mancano tantissime cose dell’Italia. Alcune forse un po’ banali come il caffè; senza un buon caffè non vivo. Altre più profonde come il senso dell’umorismo e di auto-ironia che trovo spesso anche fuori (l’avevo ritrovato tantissimo in Inghilterra quando ci abitavo), ma non con altrettanta costanza. E poi mi manca troppo il mare, soprattutto in inverno e in primavera.    La tua formazione culturale e gli studi di psicologia influenzano in qualche modo la tua musica o corrono su due binari completamente diversi? ​ ​Sono contento che mi faccia questa domanda, grazie. Per me corrono su binari assolutamente paralleli e a volte proprio sullo stesso binario! Per me i testi di una canzone sono sempre stati importantissimi. Fra i miei autori e cantanti preferiti ci sono Fiona Apple, Depeche Mode e Alanis Morissette che hanno scritto davvero delle opere d’arte dal punto di vista dei testi, combinando la possibilità di parlare di temi profondi con delle melodie e musicalità accattivanti e orecchiabili. Io sono un po’ all’antica da questo punto di vista. Mi piace ascoltare musica leggendo i testi e riflettendo a tute le emozioni che un brano mi può trasmettere. Capire o cercare di capire la psiche umana sarà per me sempre un interesse enorme e una ricerca continua. Riuscire a esprimere anche solo una frazione di questa anche parziale comprensione o ricerca tramite la musica è un vero privilegio.   Safe & Unsound è il tuo album d’esordio pubblicato con l’etichetta discografica indipendente Cello Label. Il fatto che si tratti di una realtà di origini italiane è stato d’aiuto per la collaborazione? ​Assolutamente. Benché l’album sia interamente in inglese (fatta eccezione per Un’estate Fredda, bonus track e versione italiana del mio prossimo singolo Long Cold Summer), lavorare con tanti italiani ha creato una vera immediatezza nella comunicazione. Non avrei potuto sperare di meglio dal punto di vista umano.   Nel 2016 c’è stato un caso di omicidio di un nostro connazionale in territorio egiziano che ha avuto […]

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Memorandum: nuovo album di Fabiana Martone | Intervista

In occasione dell’uscita dell’album Memorandum, intervista a Fabiana Martone, cantante attiva nel panorama napoletano con diverse esperienze e progetti (per citarne alcuni il quartetto al femminile Sesèmamà e la collaborazione con i Nu Guinea). Memorandum è il nuovo album di Fabiana Martone, realizzato mediante una campagna di crowdfunding, che le ha permesso di registrare, produrre e distribuire 11 tracce. Il disco, pubblicato da SoundFly con distribuzione Self, è stato presentato lo scorso 11 novembre alla Feltrinelli di Napoli. Memorandum ha visto Fabiana Martone nelle vesti di “autrice, arrangiatrice, direttore artistico, e produttrice artistica ed esecutiva”, supportata nella realizzazione di questo progetto da Luigi Esposito e Bruno Tomasello. Nella scrittura dei testi la cantante è stata affiancata da diversi autori: Ciro Tuzzi, Marco d’Anna, Emanuele Ammendola, Luca Di Maio, Alessio Arena, Umberto Lepore, Salvatore Rainone e da Bruno Savino di SoundFly. Fabiana Martone e Memorandum Il mondo di Fabiana Martone è colorato di un’atmosfera rarefatta che si sostanzia attraverso una voce carismatica. Tutto è perfettamente incastonato: la stretta consonanza tra testi, melodie ed armonie è il vero asso nella manica di questo lavoro. Si avverte nota dopo nota, brano dopo brano, la volontà di portare avanti un progetto, di rendere realtà qualcosa che già esisteva ed andava solo trasformato in musica. Una bella magia potersi lasciar trasportare dalle undici canzoni di Memorandum, aventi un ciclo tematico nel quale si susseguono i momenti di una giornata: dalle canzoni del mattino (Geopolitica sentimentale, Memorandum e Niente ‘e che), si giunge poi alle tracce del dopo pranzo (Me passa ‘o genio e L’albero di Carnevale), continuando con quelle della sera (Sospesi a Corso Malta, Era solo avere, Citofonare Martone) e, completando quasi il cerchio con il pezzo di una notte insonne (La quadratura della luna), si termina con le canzoni dei sogni (Il fuoco e Sirena). In Memorandum vi è la partecipazione di un ricco team di musicisti (Fabrizio Fedele, Emiliano Barrella, Luigi Scialdone, Lorenzo Campese, Gabriel D’Ario, Francesco Fabiani, Davide Maria Viola, Derek di Perri, Michele Maione, Lino Cannavacciuolo, Marco D’Anna, Rainone e Lepore  e gli stessi Esposito e Tomasello), che hanno reso l’album ancora più variegato ed emozionale. Il cerchio di Memorandum si chiude con una preziosa novità all’interno del disco, in quanto l’album contiene un artbook con undici tavole (una per ogni canzone) realizzate da vari artisti, illustratori, disegnatori e pittori (Martina Troise, Cyop e Kaf, Nikkio, Clelia Leboeuf, Nando Sorgente, Nicola De Simone, Dario Protobotto, Vincenzo Aulitto, Alexandr Sheludko, Alessandro Rak), i quali hanno avuto la possibilità di trasferire l’interpretazione dei brani di Memorandum in una forma d’arte differente dalla musica. Memorandum, un monito da scolpire nella testa, un album da ascoltare con calma, per assorbirne messaggi, passaggi e vibrazioni positive. Quattro chiacchiere con Fabiana Martone Come nasce questo disco e quali sono state le influenze musicali che hanno segnato Memorandum? Era una mia idea da un po’ di tempo, quella di provare a fare un disco io, piuttosto che realizzare una collaborazione con qualcuno. Già avevo registrato dischi, il primo da solista, il secondo come cantante, il terzo in cui […]

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Compilation Eroica #7, i migliori singoli di Novembre

Compilation Eroica #7, i singoli di Novembre Bentornati nella nostra rubrica dedicata ai brani selezionati tra il meglio della musica campana del momento per consolidare il nostro legame con il territorio. Una piccola compilation creata apposta per voi lettori, per consigliarvi e guidarvi nel panorama musicale in continua espansione della nostra terra. A comporre la nostra compilation questo mese troviamo quello che ormai si è affermato come un Big della musica italiana, Maldestro, che recentemente abbiamo anche avuto l’onore di intervistare (cliccare qui per l’intervista), con il singolo La Felicità uscito in contemporanea con il suo nuovo album Mia madre odia tutti gli uomini. Fabiana Martone, che probabilmente ricorderete come cantante dei Nu Guinea e delle Sesèmamà, con il singolo Era sulo ajere tratto dal suo album da solista Memorandum presentato a La Feltrinelli di Napoli a Piazza dei Martiri l’11 Novembre. A chiudere La fine del mondo di Anastasio, il giovane rapper di Meta di Sorrento che a X-Factor, puntata dopo puntata, sta entusiasmando il pubblico, strappando applausi e meritati consensi. Compilation Eroica #7, La Felicità di Maldestro Pubblicato l’8 Novembre, La Felicità è il nuovo singolo di Maldestro tratto dal suo ultimo album Mia madre odia tutti gli uomini. Su un sottofondo di pianoforte accompagnato dagli archi si eleva la graffiante voce di Maldestro che dà vita a un brano struggente. Il racconto di una ricerca della felicità dolorosa e tormentata. Maldestro racconta però questo dolore con grande sensibilità, dando alle sue parole la consistenza di una carezza incerta ma pur sempre confortante. Tra i fallimenti e le carezze che ci aiuteranno a crescere/ E a capire che da soli non si può combattere/ Ricordiamoci ogni volta di tenere i pugni stretti/ Quando insieme si è costretti a perdere/ Ogni lacrima dagli occhi che negli anni hai trattenuto/ Ma non tornerà il passato a dartele//   Compilation Eroica #7, Era sulo ajere di Fabiana Martone Pubblicato il 19 Novembre, Era Sulo Ajere è il singolo di Fabiana Martone tratto dal suo album da solista Memorandum e scritto insieme a Ciro Tuzzi. Introdotta dall’organo di Luigi Esposito, la delicata e suadente voce di Fabiana Martone che racconta di un amore perduto e lontano. Guarda però a quest’amore, senza rabbia o rancore, ma con un sorriso leggero, mettendo a nudo il suo animo, immagine evocata dalle gambe nude che compaiono nel video e che percorrono le vie del Vomero. Quanno po cercavo miezo ‘a gente/ L’uocchie tuoje celesti/ si me cercavano/ chesta notte è fatta pe’ nunn’ avè/ cchiù turmiento/ ‘a luna m’accuntenta/ e nun me chiede cchiù niente// Compilation Eroica #7, La fine del mondo di Anastasio La fine del mondo, pubblicato il 23 Novembre sul suo canale Vevo, è l’inedito di Anastasio il giovane concorrente dell’attuale edizione di X-Factor, sicuramente tra i migliori artisti proposti dal format televisivo di Sky. La rabbia e le rime di Anastasio danno forma, insieme alla strumentale curata da Don Joe, a un brano iconico che si serve di immagini apocalittiche per scardinare […]

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Mr Everett pubblica Umanimal. Intervista al gruppo

Il gruppo Mr Everett pubblica il primo disco: Umanimal Mr Everett (qui la pagina fb) non si identifica come band elettronica, ma come un live show performativo. Il 12 ottobre hanno pubblicato con la casa discografica Grifo Dischi il loro primo disco dal titolo Umanimal, il seguito dell’EP pubblicato lo scorso anno: Uman. Scopriamo di più sul gruppo Mr Everett e sul disco Umanimal. Intervista al gruppo Mr Everett Come nasce l’idea di creare il gruppo Mr Everett e qual è l’elemento che accomuna la vostra band? L’idea nasce dall’intento di voler raccontare una storia: quella del cyborg Rupert e del suo viaggio nelle dimensioni. Da questo concept di base abbiamo voluto attraversare in modo trasversale tutte le arti per creare uno show che fosse “totale” e superasse la concezione di “live di musica elettronica” per arrivare piuttosto ad essere una vera e propria esperienza da vivere, sia per noi che per il pubblico (mai spettatore e sempre partecipe). Quali sono gli artisti a cui maggiormente vi ispirate? Per quanto riguarda la produzione musicale senza dubbio Disclosure e l’UK garage in generale (con un occhio di riguardo anche alla synth wave anni ’80), per l’allestimento scenico sicuramente dobbiamo qualcosa a nomi che hanno sempre giocato con una messa in scena creativa, come ad esempio Björk. Il 12 ottobre è uscito il vostro primo album discografico, che risposta avete avuto dal pubblico? Stiamo riscontrando una risposta molto positiva e un’accoglienza inaspettatamente entusiasta nei confronti di un album che a tratti è quasi più da ballare che da ascoltare, eppure sembra che alla gente piaccia molto anche goderselo in casa. (Qualcuno ci ha detto che è un ottimo album per correre…) Se doveste descrivere il vostro album con un aggettivo, quale usereste e perché? POST-CLUB: perché di fatto è musica da club pensata per essere fruita anche al di fuori dello spazio club, appunto anche in casa, in cuffia, nella tranquillità domestica. All’interno di Umanimal c’è qualche brano che amate più degli altri o che è collegato ad un ricordo in particolare? Sicuramente è il caso di Rollercoaster: il primo brano mai prodotto come Mr Everett. Nato da un incontro casuale e diventato poi causa stessa della nascita del progetto. È stato scritto e registrato in meno di un’ora, e la prima versione è esattamente quella che potete ascoltare nell’album. Animal e Umanimal, cosa li accomuna e cosa li differenzia? Animal è il completamento della saga iniziata con Uman un anno fa. Rappresenta la parte più viscerale e istintiva della sintesi attuata in Umanimal: è la voglia più profonda di ballare, muoversi, ma sempre unita dal filo concettuale alla storia e al viaggio del cyborg Rupert. Avete già in cantiere il prossimo progetto? Il progetto è in continua trasformazione per natura e vocazione. Di pezzi pronti ce ne sono già molti, ma per ora quello che ci interessa è che il nostro show arrivi a più gente possibile. Rinnoviamo come sempre l’invito a farsi travolgere dall’esperienza Mr Everett e venire a toccare […]

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Intervista a Maldestro: Mia madre odia tutti gli uomini

“Mi dicevano ‘prendi allo stomaco’ ed io non sapevo se fosse una cosa positiva o negativa. Allora ho mandato due mie canzoni ad alcuni premi per cantautori e li ho vinti tutti”. (Maldestro) È uscito il 9 novembre il nuovo album di Maldestro, Mia madre odia tutti gli uomini, pubblicato da Arealive e distribuito da Warner Music. Anticipato dai singoli Spine e La felicità, il disco si profila come l’album più autobiografico scritto dall’artista, che ha deciso di spogliarsi degli abiti del narratore delle vite altrui per dar vita a un disco che vede l’io al centro dei riflettori. Tra in-store e concerti in tutta Italia, Maldestro si profila come un paroliere e cultore della parola, in grado di aggiungere con la sua voce malinconica, una forza comunicativa dal grande potenziale, che trasforma il valore del singolo in verità universale. L’intervista a Maldestro Mia madre odia tutti gli uomini, perché questo titolo? Quali ricordi e quali emozioni hai deciso di incidere in questo album? Il titolo è nato dopo aver registrato il disco, in modo naturale. Ho scelto di scrivere di alcuni avvenimenti della vita che mi hanno segnato e con il titolo “Mia madre odia tutti gli uomini” avevo la possibilità di spiegare cosa si raccontasse nell’album. È un titolo che rappresenta l’intenzione autobiografica di questo lavoro. Infatti se si ascolta la prima traccia, già si può comprendere che ho fatto percorso, durato un anno e mezzo, in cui hanno scritto canzoni su canzoni, con la volontà di raccontare della mia vita, senza nascondermi nelle storie di altri, come invece è successo negli album precedenti. Dal primo album pubblicato, ad oggi, con la pubblicazione del singolo La Felicità. Cosa è cambiato in Maldestro e di quale messaggio oggi ti senti di essere portavoce? Ho acquisito una maggiore consapevolezza, umana piuttosto che artistica: questi anni mi hanno portato alla decisione di spogliarmi completamente e scrivere un album dove si raccontasse di me. La parola portavoce mi rende responsabile, io non mi sento così; credo che la bellezza stia nello scrivere qualcosa di autobiografico, e nonostante questo, le persone riescano a immedesimarsi. Un miracolo, un regalo e un premio, poiché il proprio vissuto diventa universale. Maldestro, raccontaci due tracce del disco che non vorresti passassero inosservate all’ascoltatore. Due tracce che rappresentano a pieno il disco: Spine, perché stilisticamente, se potessi, mi piacerebbe scrivere sempre come ho fatto in Spine: in quel pezzo sono riuscito a comporre quella che io chiamo “canzone teatrale” a cui sono molto legato. Poi, La felicità, perché prende per mano tutte le canzoni e chiude il cerchio: dal dolore, si passa per l’accettazione del dolore, per poi arrivare alla felicità. La produzione artistica è affidata a Taketo Gohara, che ha firmato lavori di Brunori Sas, Motta, che fanno parte, come te, di tutta una fetta di artisti della canzone d’autore. Cosa significa essere cantautore oggi? Quali sono i suoni che si cercano e quali sono i punti chiave di questo genere, oggi nel 2018? Per fortuna, nonostante le […]

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Canzoni dello Zecchino d’Oro, le migliori 5 della 61° edizione

Le 5 canzoni dello Zecchino d’Oro che più ci hanno stupito in quest’ultima edizione È tornato il 10 novembre il 61° Zecchino d’Oro, in diretta su Rai 1 dallo Studio TV dell’Antoniano di Bologna con la rinnovata direzione artistica di Carlo Conti, la conduzione di Francesca Fialdini insieme al duo formato da Gigi&Ross e la direzione musicale del Maestro Beppe Vessicchio. I 12 brani in gara sono affidati alle voci di 16 piccoli interpreti dai 5 ai 10 anni che cantano accompagnati dal Piccolo Coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano diretto da Sabrina Simoni. Le canzoni in gara saranno votate da una giuria di bambine e bambini tra gli 8 e i 12 anni affiancata da 4 giudici di eccezione tra cui Cristina d’Avena e Pippo Baudo. Come ogni anno, tra i brani presentati allo Zecchino d’Oro trovano spazio i temi più disparati che variano dall’attualità alle emozioni, lasciando spazio anche alla storia, all’ecologia e soprattutto alla fantasia. Quest’anno ci sarà un appuntamento speciale in prima serata dedicata alle canzoni natalizie, in diretta dallo Studio RAI “Fabrizio Frizzi” di Roma condotto da Carlo Conti, che sarà trasmesso in diretta mercoledì 5 dicembre 2018 in onda sempre su Rai 1 in prima serata. Canzoni dello Zecchino d’Oro in gara nell’edizione 2018 • Chi lo dice che (testo: Vittorio Sessa Vitali / musica: Renato Pareti) – Elena Ciocoi • Daria (testo: Matteo Cocconcelli / musica: Matteo Cocconcelli – Andrea Bettelli) – Davide Matteucci • La banda della pastasciutta (testo: Davide Capotorto / musica: Davide Capotorto – Alessandro Augusto Fusaro) – Angelica Gobbo, Mario Antonio Pascale e Lorenzo Pennacchio • La cicala latina (testo: Antonio Buldini – Franco Fasano / musica: Antonio Buldini – Franco Fasano) – Victoria Cosentino • La marmellata innamorata (testo: Luca Dettori – Elio Satta / musica: Mario Chessa) – Mia Bondì • La rosa e il bambino (testo: Mario Gardini / musica: Giuseppe De Rosa) – Martina Galasso e Alyssia Mengbwa Palombo • Me la faccio sotto (testo: Maria Elena Rosati / musica: Lorenzo Tozzi) – Maksym Zhukoskyy (Максим Жуковсьий) • Meraviglioso è (testo: Stefano Rigamonti / musica: Stefano Rigamonti) – Giulia Murrai • Metti avanti il cuore (testo: Gianfranco Grottoli – Andrea Vaschetti / musica: Gianfranco Grottoli – Andrea Vaschetti – Giuseppe De Rosa) – Alina Angela Cossu e Alessandro Lorefice • Napoleone va in pensione (testo: Valeria Bolani / musica: Alessandro Visintainer) – Letizia Pisu • Nero nero (testo: Carmine Spera – Flavio Careddu / musica: Herbert Bussini – Valerio Baggio) – Isabel Tangerini • Toro Loco (testo: Alberto Pellai – Paolo D’Errico / musica: Paolo D’Errico – Angelo Ceriani) – Simone Zichi Le migliori 5 canzoni dello Zecchino d’Oro Poche trasmissioni italiane possono vantare la storia dello Zecchino d’Oro, lanciato nel 1959, grazie a un’idea di Cino Tortorella, il celebre Mago Zurlì. Ma quali sono le canzoni più bizzarre, più particolari della 61° edizione? 1. La cicala latina Canzone fresca e dinamica che invita a sentirsi bambini, a lasciarsi andare, accogliere a braccia aperte le cose più […]

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