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Eroica Fenice

In Primo Piano

Libri

Una principessa in fuga, il nuovo romanzo di E. von Arnim (Recensione)

Una principessa in fuga è la nuova uscita in casa Fazi Editore della ben nota scrittrice inglese Elizabeth von Arnim. Dopo il successo ottenuto con Un incantevole aprile e Il giardino di Elizabeth, il libro torna con una nuova traduzione a cura di Sabrina Terziani. Una principessa in fuga di Elizabeth von Arnim, storia di un’insolita principessa La von Arnim è nota per scrivere libri che siano incentrati su protagoniste femminili e nemmeno stavolta le aspettative vengono deluse. Priscilla è una giovane principessa stanca della vita a corte e della vita sfarzosa che costantemente è costretta a vivere. I suoi desideri rappresentano ideali di libertà: vorrebbe scappare via, fuggire da tutto ciò che non è necessario per lo spirito e andare lontano, vivendo solo di semplicità e modestia. Per questo decide di allontanarsi di soppiatto dalla corte di Kunitz dove vive, senza dir nulla a nessuno, aiutata dal suo precettore Fritzing. Tuttavia, la vita che era stata sognata da entrambi, una vita appartata e dedita a lavori umili che plasmano l’anima, non si presenta secondo i loro piani. Non appena arrivano al villaggio inglese di Symford, entrambi devono affrontare la dura realtà: una principessa non è fatta per stare in mezzo alla gente; per quanto nobili siano gli intenti di Priscilla, il suo passato pieno di deferenza e servitù l’ha resa totalmente inadatta alla vita quotidiana. Suo malgrado, ella si troverà ad affrontare paure che fino ad allora sembravano solo fantasie recondite, e soprattutto sarà se stessa la più grande nemica che dovrà sconfiggere per tentare di sopravvivere. Una principessa in fuga è un libro che si presta molto bene alla riflessione riguardo soprattutto le nostre abitudini e il nostro stile di vita, duro a morire per quanto ognuno si sforzi a modificarlo radicalmente. Se da una parte Priscilla può avere il merito di aver cercato con coraggio una vita totalmente all’opposto di quella vissuta fino ad allora, dall’altra parte si potrebbe dire che la decisione presa e vagliata anche dal povero Fritzing sia stata del tutto superficiale, quasi un capriccio dettato dalla noia contingente. Di qui una domanda che potrebbe essere rivolta a tutti noi: quando pensiamo di voler cambiare vita, esattamente capiamo fino in fondo il significato e le conseguenze che un tale gesto potrebbe apportare nelle nostre vite? La risposta è semplice: non sempre. Ed è per questo che Priscilla deve essere presa ad esempio, non tanto per il coraggio che ha messo nel compiere una scelta così ardita, quanto nell’umiltà di aver riconosciuto, alla fine, quanto potesse essere pericolosa una decisione del genere se presa nella totale superficialità.

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Cucina & Salute

Perché viene il singhiozzo? Risposte e rimedi

Il singhiozzo è un fastidio banale che colpisce prima o poi tutti; esistono diversi rimedi, alcuni di questi semplici, per combatterlo o addirittura per far sì che esso vada via rapidamente. Tra i rimedi più conosciuti, annoveriamo: bere, sorseggiando, dell’acqua; oppure trattenere il respiro per qualche secondo; o ancora, chiedere a qualcuno di spaventarci. Sono questi dei “rimedi” banali conosciuti da tutti, a volte utili, altre volte non del tutto utili. Che cos’è e perché viene il singhiozzo? Quindi perché viene il singhiozzo? È bene specificare anzitutto che il singhiozzo è un fenomeno scatenato da contrazioni ripetute e involontarie del diaframma. La causa che lo scatena è l’irritazione del nervo frenico, che ha il compito di controllare le contrazioni del diaframma. Se il nervo frenico viene irritato in un punto qualsiasi, si può scatenare, appunto, il singhiozzo. Il tipico suono onomatopeico, “hic”, che si ripete continuo e fastidioso per alcuni minuti, è dovuto al fatto che ogni contrazione del diaframma si conclude con una brusca chiusura della glottide, la valvola che separa l’apparato respiratorio da quello digerente. Ecco, dunque, che esso è del tutto involontario e si protrae (spesso) per molti minuti, verificandosi più volte durante l’arco di una giornata. Tra i rimedi più utilizzati e conosciuti, ne esistono cinque, che sembrano essere i più utili. 5 rimedi per combattere il singhiozzo Dopo aver visto perché viene il singhiozzo, vediamo come porvi rimedio. Al primo posto, un suggerimento che ha ben 2000 anni, dettato da Ippocrate, ossia quello di trattenere il respiro per 10-15 secondi, in modo da consentire al diaframma di rilassarsi. Questo è il più conosciuto ed antico rimedio contro il fastidiosissimo singhiozzo. Sull’efficacia i pareri sono discordanti, in parecchi casi funziona. Al secondo posto, un rimedio abbastanza strambo, ma che risulta essere tra i più utilizzati per combattere il singhiozzo, ossia, bere un bicchiere di acqua al contrario. Tale metodo consiste nell’appoggiare le labbra sulla parte opposta del bicchiere dal quale si è soliti bere, quella che normalmente “tocca” il naso. Naturalmente è un consiglio che per quanto possa essere divertente e parecchio utilizzato, non ha fondamento scientifico. In generale il singhiozzo tende a passare rapidamente, solo in rari casi diventa difficile farlo cessare. Se fatica ad andare via, oltre ai due metodi indicati precedentemente, può risultare utile ingerire un cucchiaino di zucchero. Il terzo rimedio, infatti, sottolinea l’importanza dello zucchero nella “cura” del singhiozzo. Occorre riempire un cucchiaio di zucchero di canna (o miele), tenerlo in bocca per cinque secondi, deglutire e bere dell’acqua. La sensazione di dolcezza provocata dallo zucchero favorisce la comunicazione tra il cervello e lo stomaco riducendo la pressione sul diaframma. Oltre allo zucchero, dei rimedi molto utili possono essere le tisane, ma anche gli infusi, che spesso si rivelano particolarmente adatte a questo genere di fastidio. Il quarto consiglio è quello di bere, sorseggiando, o comunque molto lentamente, delle tisane; soprattutto la tisana al finocchietto sembrerebbe aiutare molto in quanto favorisce la digestione. Basta far bollire un pentolino di acqua e versare un […]

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Culturalmente

Sonetti: i 5 più famosi e belli della storia

5 sonetti che devi conoscere, e la loro storia  Il sonetto nasce con la lirica siciliana a opera di Giacomo da Lentini e con una struttura ben precisa che ne definirà il modello nei secoli a venire. Esso si affermerà, pertanto, sia in Italia che all’estero, come elemento portante della cultura poetica. Il termine provenzale “Sonet” -da cui trae origine il nome della forma metrica- era associato al significato di “melodia” e ciò induceva gli studiosi a pensare che i sonetti venissero solitamente declamati con un accompagnamento musicale. L’origine del sonetto appare, d’altronde, ancora incerta per molti motivi. Alcuni studiosi, infatti, erano convinti che il sonetto derivasse dallo strambotto siciliano, ovvero un breve componimento popolare di carattere amoroso, consistente in otto versi endecasillabi e che si sarebbe diffuso in Italia a partire dal XIV secolo. Tuttavia, la struttura convenzionale del sonetto ne lega l’invenzione a una natura maggiormente colta, considerandolo il derivato della stanza di una canzone, la quale si distingueva per la presenza di quattordici versi endecasillabi, organizzati in due quartine e due terzine, con un schema rimico solitamente alternato e incrociato, in seguito, grazie agli Stilnovisti. Da Dante Alighieri a Foscolo, passando per Shakespeare con il sonetto elisabettiano, sono molti gli autori a essersi cimentati in questa impresa poetica, ottenendo come risultato autentici capolavori. Eccone cinque tra i più famosi. Sonetti, da Giacomo da Lentini a Foscolo Giacomo da Lentini – Amor è un desìo che ven da’ core Amore è uno desio che ven da’ core per abondanza di gran piacimento; e li occhi in prima generan l’amore e lo core li dà nutricamento. Ben è alcuna fiata om amatore senza vedere so ’namoramento, ma quell’amor che stringe con furore da la vista de li occhi ha nascimento: ché li occhi rapresentan a lo core d’onni cosa che veden bono e rio com’è formata naturalemente; e lo cor, che di zo è concepitore, imagina, e li piace quel desio: e questo amore regna fra la gente. Il primo tra i sonetti presi in considerazione è appunto quello dell’ideatore di tale forma metrica, Giacomo da Lentini. Nel suo componimento, l’autore cerca di spiegare come amore e bellezza siano indissolubilmente legati e come, appunto, tale sentimento nasca prima di tutto dagli occhi. Il poeta sottolinea, inoltre, il motivo di questo fenomeno spiegando come la bellezza alberga solo in un cuore gentile e che la bontà si manifesta esteticamente. Ed è questo che accende la miccia dell’innamoramento, la quale in seguito verrà alimentata dalla conoscenza della persona amata e dei suoi pregi. Guido Cavalcanti – Voi che per li occhi mi passaste ‘l core Voi che per li occhi mi passaste ’l core e destaste la mente che dormia, guardate a l’angosciosa vita mia, che sospirando la distrugge Amore. E’ vèn tagliando di sì gran valore, che’ deboletti spiriti van via: riman figura sol en segnoria e voce alquanta, che parla dolore. Questa vertù d’amor che m’ha disfatto da’ vostr’ occhi gentil’ presta si mosse: un dardo mi gittò dentro […]

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Attualità

Attualità

Intervista al regista Enzo Liguori

Dopo aver assistito alla conferenza stampa al Teatro Totò di Napoli  Pugno vs Pugno – un verso contro il bullismo, ecco l’intervista al regista Enzo Liguori riguardo al musical Scuola vs Bulli, uno spettacolo musicale che ha l’obiettivo di sensibilizzare e prevenire i fenomeni di bullismo. Questo interessante musical ideato da Giovanna Pignieri e con la regia di Enzo Liguori, fa parte del progetto educativo che il Teatro Totò propone alle scuole e che mira a contrastare il dilagare del bullismo, fenomeno sociale di natura aggressiva, che si diffonde particolarmente in età adolescenziale nelle scuole. Il pubblico della conferenza stampa e del musical Scuola vs Bulli è formato soprattutto da teenagers, che hanno il vero potere di cambiare le cose. Scuola vs Bulli  – Intervista al regista Enzo Liguori  Questo musical è stato ideato per dare un importante contributo artistico-teatrale alla lotta contro il fenomeno sociale del bullismo che, purtroppo, è molto diffuso tra i teenagers soprattutto nelle scuole medie e superiori. Si tratta di un fenomeno aggressivo e complesso sia maschile che femminile, la cui causa principale è l’incomunicabilità tra i giovani, che sono diventati meno solidali e che si confrontano sempre di meno. I ragazzi e le ragazze parlano poco dei loro problemi (timidezza, obesità, scelte di abbigliamento differenti, problemi di deambulazione, insicurezze caratteriali) e questo sfocia in una forte aggressività. Il musical mette in evidenza quanto sia stupido compiere atti di bullismo e ci insegna a non colpevolizzare nessuno. Spesso sia il bullo che la vittima sono entrambi persone deboli e con scarsa autostima a causa dell’ ambiente sociale in cui si trovano a vivere.   Ecco le domande sottoposte all’ attenzione del regista napoletano Enzo Liguori: Da cosa nasce l’ idea di far recitare piccole scene di bullismo tratte dal musical Scuola vs Bulli nelle classi? L’idea nasce dalla voglia di coinvolgere attivamente gli alunni delle scuole, attraverso le incursioni teatralizzate, facendogli vivere una situazione che è al limite tra la finzione e la realtà, un’occasione che serva a scuoterli, a farli riflettere su un aspetto che spesso tendono a sottovalutare. Dall’ anteprima del musical si evince che il collaboratore scolastico ha un grande peso. Quale ruolo svolge e quanto è influente nell’ educazione dei ragazzi?  I collaboratori scolastici sono figure importanti per gli alunni, spesso veri e propri confidenti che accompagnano i giovani studenti durante tutto il periodo scolastico. I collaboratori scolastici sono figure di riferimento e supporto anche per il corpo docente che hanno un ruolo fondamentale nella formazione, non solo scolastica, ma soprattutto personale, degli alunni. I docenti saranno il ponte che collegherà gli alunni al teatro e a tutto ciò che il progetto “Pugno vs Pugno” prevede. Un ruolo delicato, quindi, che solo un docente è in grado di ricoprire. Durante il musical vi é un riferimento ai colori BIANCO E NERO. Cosa simboleggiano? “Bianco e Nero” è il brano più importante del Musical “Scuola vs Bulli” scritto da Giovanna Pignieri e musicato da Massimo D’Ambra con le coreografie di Ettore Squillace. Il Musical […]

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Attualità

Dolce & Gabbana, annullata la sfilata in Cina

L’alta moda italiana, il fiore all’occhiello del nostro bel Paese continua a riscuotere sempre grande successo in giro per il mondo, conquistando gli occhi di tutte le celebrity dello star system e non solo. Delle volte però, ci sono anche pesanti flop che mettono in imbarazzo l’intero popolo italiano. Questo il caso di Dolce & Gabbana, casa di moda fondata a Legnano nel 1985 dagli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana. In occasione del lancio della loro linea d’abbigliamento in Cina la casa di moda aveva avviato la campagna di comunicazione DGLovesChina, principalmente tramite la diffusione di video sul celebre e popolare social network cinese Weibo. Gli stilisti avevano inoltre organizzato per mercoledì 21 novembre una sfilata/evento a Shanghai con circa 1500 invitati, fra cui i personaggi di maggiore rilievo e successo nel vasto territorio asiatico. Sono stati proprio questi video diffusi a mezzo social a scatenare però una vera bufera mediatica, da cui Dolce & Gabbana è uscita pesantemente colpita. Nei pochi secondi di filmato appariva una donna cinese, ben vestita e molto elegante, seduta davanti a un piatto tipico della cucina italiana (come la pizza o un cannolo, a seconda del video), intenta però nel mangiarli con le tipiche bacchette cinesi. Una voce fuori campo di un uomo le spiegava poi come utilizzarle per completare il suo pasto. I video, indubbiamente realizzati con tono ironico, non sono però stati affatto apprezzati dalla popolazione che ha inondato di commenti negativi i post sul social media. In alcuni casi, si è arrivati addirittura ad accusare Dolce & Gabbana di discriminazione e razzismo. La casa  di moda non ha potuto fare altro che rimuovere i filmati dal web, ma oramai il danno era fatto e sono stati così costretti ad annullare anche la sfilata. Una caduta di stile e un flop di marketing, la brutta figura di Dolce & Gabbana Ma com’è potuto succedere tutto ciò? Ai tempi del #MeToo e delle lotte continue contro le discriminazioni, sembra impossibile credere che un colosso dell’alta moda sia scivolato in una falla del genere così facilmente, in un Paese poi “delicato” come la Cina dove già in passato diverse multinazionali avevano commesso errori del genere, che gli erano costati caro. Sempre più spesso modelle, stilisti e altri personaggi di spicco del fashion business si schierano infatti in prima persona contro l’abbattimento degli stereotipi ma il brand Dolce & Gabbana sembra esserci caduto in pieno. Immediate le parodie sui social, ma la realtà è davvero più complessa: nel giro di 24 ore la casa di moda italiana ha messo in atto la più grande anti-campagna pubblicitaria della storia, in un Paese che conta oggi più di un miliardo di abitanti. Sono stati stimati circa 120 milioni di commenti ostili nei confronti degli stilisti, che inutilmente hanno cercato di difendersi dichiarando di essere stati hackerati. Una brand reputation distrutta in poche ore, con pochi secondi di filmato e pochi click. Una lezione di marketing davvero aspra, essendo la reputazione aziendale un capitale enorme per un’impresa su cui si […]

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Attualità

#ThisIsNotConsent: la protesta delle donne in Irlanda

#ThisIsNotConsent è lo slogan sotto il quale migliaia di donne a Dublino e in tutta l’Irlanda hanno protestato, in seguito all’assoluzione di un uomo di 27 anni dall’accusa di stupro ai danni di una minorenne. Il motivo del proscioglimento? La vittima indossava un tanga di pizzo. La vicenda è avvenuta a Cork, una città universitaria nella zona Sud-Ovest dell’Irlanda, e a fare scalpore è stata, in particolare, l’arringa di Elizabeth O’Connell, avvocato difensore dell’accusato. “Osservate il modo in cui la ragazza era vestita”- ha affermato il legale, mostrando la biancheria intima che la 17enne indossava la sera dello stupro, –“un tanga in pizzo: le prove escludono la possibilità che lei sia stata attratta dall’imputato e fosse disponibile a stare con qualcuno?”. Da qui, l’hashtag lanciato sui social #ThisIsNotConsent (questo non vuol dire “consenso”), accompagnato da numerosissime fotografie di tanga, che hanno caratterizzato anche le proteste di piazza a Dublino, Galway, Limerick e, ovviamente, Cork, dove le donne hanno coperto le scale del tribunale con la propria biancheria di pizzo. La deputata socialista Ruth Coppinger, durante una riunione del Dáil, una delle camere del Parlamento irlandese, ha mostrato un tanga di pizzo. “Potrebbe sembrare imbarazzante mostrare un tanga in questo luogo, ma come pensate che si senta una vittima di stupro quando in maniera inappropriata la sua biancheria intima viene mostrata in un tribunale?” ha chiesto, proponendo una revisione delle leggi sull’argomento. Noeline Blackwell, invece, responsabile di un centro anti-violenza di Dublino, il Dublin Rape Crisis Center, ha commentato la sentenza sostenendo che “invitare la giuria a credere che la vittima si fosse vestita così alla ricerca di un rapporto sessuale non sorprende, in quanto noi stessi del centro accompagniamo spesso le vittime in tribunale e verifichiamo l’utilizzo continuo di stereotipi per screditarle e rafforzare la strategia di difesa”. #ThisIsNotConsent : l’ultima di tante proteste per la donna In Irlanda, però, quella di # ThisIsNotConsent non è la prima sentenza di assoluzione in un processo per stupro che crea proteste. Lo scorso marzo due ex giocatori nazionali di rugby sono stati assolti in un caso di violenza nei confronti di una studentessa  durante una festa a Belfast. La vicenda giudiziaria di Cork, insieme ai tanti altri verdetti che hanno umiliato le donne vittime di violenza in tutto il mondo, esprimono in maniera emblematica il preconcetto maggiore sulla violenza sessuale, che vede lo stupro legato all’abbigliamento e ai modi di fare della vittima, che in qualche modo “provoca” l’aggressore e, di conseguenza, è colpevole lei stessa dell’abuso. Questo, purtroppo, rappresenta anche una nota negativa nel campo dei diritti civili in Irlanda, soprattutto se si pensa ai recenti successi dei referendum che hanno consentito, nel 2015, l’introduzione del matrimonio gay e, quest’anno, il diritto all’aborto, prima considerato illegale. Copyright immagine:PA Wire/PA Images(Informazioni provenienti da IPTC metadati foto)  

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Attualità

Non una di meno, manifestazione a Roma il 24 novembre

“Non una di meno” nasce ormai diversi anni fa come risultato di un lungo confronto tra diverse realtà femminili e femministe in tutto il Paese. E tante sono le realtà che lo hanno animato e che lo animano tuttora, a partire da “Io Decido”, rete romana che si mobilita da tempo sul tema della salute e della violenza di genere; “UDI – Unione donne in Italia”, nata dall’esperienza femminile della Resistenza tra il 1944 e il 1945 e tra le principali protagoniste delle lotte per i diritti delle donne come il diritto al voto, all’istruzione, al lavoro, ai servizi sociali; “D.i.Re – Donne In Rete contro la violenza”, la prima e unica rete a carattere nazionale di Centri Anti-violenza non istituzionali (77 centri e case delle donne) e gestiti da associazioni di donne che hanno accompagnato e sostenuto migliaia di donne in percorsi di uscita dalla violenza. Solo qualche giorno fa, la rete “Non una di meno” ha animato una grande mobilitazione contro il Disegno di Legge del senatore Pillon (membro e promotore del gruppo parlamentare “Vita Famiglia e Libertà”), con presidi, assemblee, passeggiate notturne e flash-mob in tantissime città italiane. “Il DdL Pillon segnala una direzione molto chiara che questo governo intende prendere: offrire un modello di società fondato sulla famiglia patriarcale e assicurarla attraverso l’intervento dello Stato, attaccando direttamente l’autodeterminazione delle donne che la mettono in questione” – scrivono le realtà promotrici della mobilitazione – “Se sarà approvato, sarà più difficile e costoso separarsi e bisognerà organizzare le proprie vite e la cura di figli e figlie secondo un contratto di diritto privato sottoscritto a seguito della mediazione familiare obbligatoria a pagamento.” E ancora: “L’assegno di mantenimento verrà abolito e chi si trova in una situazione di maggiore dipendenza economica – quasi sempre le donne – sarà sottoposto a un vero e proprio ricatto economico, affronterà la separazione o il percorso di liberazione dalla violenza domestica al prezzo di una crescente precarietà.” Da queste considerazioni partirà anche la manifestazione nazionale “contro la violenza di genere e le politiche patriarcali e razziste del Governo” del 24 novembre a Roma. Il corteo partirà alle ore 14.00 da Piazza della Repubblica e arriverà in Piazza San Giovanni, mentre il giorno successivo si terrà un’assemblea nazionale verso lo sciopero dell’8 marzo del prossimo anno.

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Cinema & Serie tv

Cinema & Serie tv

Bohemian Rhapsody. La Leggenda di Freddie Mercury torna a splendere

Il 29 novembre è uscito nelle sale italiane Bohemian Rhapsody il film che racconta la straordinaria storia dei Queen. L’unica cosa più straordinaria della loro musica è la sua storia. Questo l’incipit che acclama a gran voce il ritorno dei Queen sugli schermi. Bohemian Rhapsody prende forma attraverso un biopic musicale uscito nelle sale cinematografiche italiane il 29 novembre 2018. Così attesa da mesi, la pellicola, guidata dal duplice timone di Bryan Singer e Dexter Fletcher e distribuita da 20th Century Fox, non poteva puntare a un protagonista più adatto di Rami Malek ad interpretare il frontman dell’eccezionale band britannica. Il film focalizza l’attenzione del pubblico sui primi quindici anni di carriera musicale della celebre rock band, dalla formazione (1970) fino allo straordinario concerto Live Aid (1985). Bohemian Rhapsody. Trama Bohemian Rhapsody ricostruisce l’escalation al successo dei Queen, il cui nome fa ancora vibrare i cuori all’unisono con la travolgente voce di Freddie Mercury. E la sua storia in particolare ne diviene protagonista, tra sogni di gloria, tenacia, creatività, coraggio ed immenso talento. Farrokh Bulsara, questo il nome di battesimo del re della rock music di origini indiane. Trasferitosi con la famiglia da Bombay in Gran Bretagna per terminare gli studi, Freddie sa di essere in potenza una leggenda, destinato alla gloria grazie all’innato talento per la musica e ad una presenza scenica venerata anche dalle più famose star, come David Bowie. Così, conosciuti nel 1970 il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor, comincia la meteorica scalata al successo, con la successiva aggiunta alla band del bassista John Deacon. Dalla Gran Bretagna il decollo, grazie alla collaborazione discografica con la EMI. Intanto Freddie, che sente sempre più stretta su di sé la cultura stereotipata delle origini, cambia legalmente cognome in “Mercury”, in onore al mitologico messaggero degli dei. E Freddie è l’ideatore del nome della band “Queen”, col desiderio di dare forza, regalità, universalità e impatto alla loro musica, mai inscritta totalmente in un unico genere. La storia dei Queen e del loro successo affianca in Bohemian Rhapsody quella privata del frontman, alla scoperta di se stesso, dei suoi desideri e dell’autentico amore che lo rapporta alla famiglia biologica e a quella acquisita dei suoi colleghi di spartito. Le vicende si susseguono per quindici anni, passando per la crisi esistenziale di Freddie Mercury e alle dure decisioni prese. Fino al 1985, anno dell’iconico concerto, ricordato come una delle performance più inedite della storia musicale, il “Live Aid”, e della drammatica scoperta dell’AIDS di cui Freddie risultò affetto, stroncandogli la vita a soli quarantacinque anni nel 1991. Bohemian Rhapsody. Il biopic musicale dell’anno L’attesissima pellicola fa pulsare i cuori al ritmo dei bassi suonati e del range vocale impressionante di Mercury che superava le quattro ottave, regalando brividi ed emozioni intense ed inebrianti. Certo la perfezione non è di casa, in quanto l’intera vicenda presenta licenze non rispondenti ai reali accadimenti. Ma guardando oltre il velo dell’etichetta e del sincronismo, si arriva ad amare un film reso grandioso e […]

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Cinema & Serie tv

Roma di Alfonso Cuaròn: il film del regista messicano approda all’Astra

Roma di Alfonso Cuaròn all’Astra: è stato proiettato per tre giorni il capolavoro del regista messicano premiato con il Leone d’Oro Un film sulla memoria, sul valore personale e relativo che ognuno di noi attribuisce al tempo, un affresco del Messico degli anni settanta. Anni cruciali per il paese centroamericano. Roma è tutto questo e molto di più. Alfonso Cuaròn torna cinque anni dopo Gravity con quello che è il suo lavoro più intimo e riflessivo. Il regista messicano ha sapientemente sfruttato la forza contrattuale derivatagli dai due Oscar per realizzare un film peculiare nel panorama cinematografico odierno. Unico per il formato (uno splendido bianco e nero girato in 65 mm) ma soprattutto per la sua distribuzione, prevalentemente casalinga. Prima del suo approdo su Netflix, il 14 dicembre, Roma di Alfonso Cuaròn è stato proiettato, dal 3 al 5 Dicembre, al Cinema Astra e in una cinquantina di sale italiane, distribuito dalla Cineteca di Bologna in lingua originale. Un’occasione imperdibile per vedere nel suo habitat naturale uno dei migliori film dell’anno, premiato con il Leone d’Oro al recente Festival di Venezia. Siamo nel 1970-1971, un biennio di fuoco per Città del Messico, segnata dalle numerose rivolte studentesche represse nel sangue. Roma è il nome di un quartiere borghese dove risiede la famiglia di Cleo (Yalitza Aparicio), la giovane tata al centro della vicenda. Il contesto prende vita poco alla volta, e proprio questa studiata lentezza, costruita in ogni piccolo particolare, è uno degli elementi maggiormente singolari dell’opera. In un’epoca il cui il linguaggio cinematografico perde sempre più autorità per lasciare spazio alla serialità, rea di raccontare meglio i nostri giorni. Esce fuori il ritratto di un paese rigidamente strutturato in caste sociali. Dove, come la storia insegna, le classi dominanti lasciano a quelle meno abbienti il lavoro sporco. Le vicende di Cleo e della sua collaboratrice Adela (Nancy García García), ambedue di discendenza mixteca, segnano così il passo della vicenda. Centrale è l’intreccio tra Cleo e e Sofia (Marina de Tavira), madre di quattro bambini, amati da Cleo come se fossero propri. Donne provenienti da condizioni economiche e sociali praticamente opposte, ma entrambe segnate da una forte delusione. Un amante spaventato da una futura gravidanza e un marito stanco della vita familiare, in viaggio verso la vacanziera Acapulco. Roma di Alfonso Cuaròn, l’equilibrio personale ed intimo di una famiglia in preda a conflitti interni Parzialmente autobiografico, Roma è un mosaico di corpi, storie ed emozioni che può aiutare a superare i pregiudizi sulle nuove piattaforme digitali. Il film colpisce oltre che per l’intensità e il pathos della vicenda anche per la sapiente arte cinematografica di Cuaròn. Il regista messicano esalta le numerose scene di vita quotidiana con l’utilizzo del bianco e nero. Nel film è addirittura  presente una citazione alle sue opere precedenti, non autoreferenziale o fine a sé stessa, ma perfettamente coerente con lo sviluppo dell’intreccio. Roma diviene così argomento di dibattito, oltre che per la sua innegabile bellezza, per la la sua discussa diffusione esclusivamente casalinga. Come succede ormai ai […]

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Cinema & Serie tv

Top serie tv, 10 tra le più viste e le imperdibili

Top serie tv, la difficoltà della scelta Non penso esista un modo assolutamente oggettivo per decidere quali serie inserire in una lista dal titolo Top serie tv, ma di seguito provo a citarne solamente alcune tra quelle che hanno lasciato un segno nella storia della serialità televisiva. Divertenti, drammatiche, romantiche, avventurose, folli, demenziali, le serie tv sono come la vita. Impossibile stabilire quali siano le migliori. Ognuna è un universo a sè, così come lo sono i libri (con i quali hanno molto in comune). Top serie tv, alcune tra le più viste di sempre e le proposte Iniziamo col rendere grazie alle serie tv. Le serie tv ci hanno strappato al palinsesto della televisione, ai suoi insulsi programmi d’intrattenimento e al vecchiume che non riesce più a stare al passo coi tempi, francamente. Ci sono serie tv che ci hanno trasformato letteralmente in bradipi da materasso per le emozioni che sono state capaci di regalarci. Ci sono personaggi e modi di fare che abbiamo davvero amato, ci hanno fatto sognare e ci sono entrati nel cuore. Grazie a ognuno di loro. BREAKING BAD La lista Top serie tv non può non iniziare con Lei. Mi si gonfiano gli occhi di lacrime solo a scriverne. Il primo incontro con Walter White, quell’uomo in mutande in mezzo al deserto, tremendamente umano e contraddittorio, non si dimentica mai. Breaking Bad racconta l’epopea di uno dei personaggi televisivi più amati di sempre. Vince Gilligan ha consegnato alla storia un prodotto monumentale, raro e pluripremiato, caratterizzato da cinque stagioni. Cinque capolavori. DEATH NOTE Pietra miliare dell’animazione giapponese. Chi non conosce il quaderno della morte? Difficile trovare qualcuno che non abbia mai sentito parlare della storia, del tutto atipica e sorprendente, di Light Yagami, il cinico liceale disgustato dall’ingiustizia che lo circonda. Death Note è un manga assolutamente coinvolgente, nato dalla penna di Tsugumi Ōba e disegnato da Takeshi Obata sul grande schermo. Quest’accattivante opera d’arte è tutta attraversata dal bene e dal male, che si intrecciano eternamente, ed è pregno di tematiche morali di grande spessore. BLACK MIRROR Una serie fondata su una commistione di generi diversi, creata dalla mente geniale di Charlie Brooker, che tratta mirabilmente gli effetti collaterali della tecnologia moderna sull’essere umano. Ci trascina in un mondo abitato da persone comuni maledettamente sole e circondate da schermi neri, se spenti, ma dal potere terribilmente inquietante, se accesi. Ogni episodio è vagamente collegato dal tema comune della digitalizzazione della coscienza. Black Mirror è una serie del tutto sconvolgente, brillante e insolita. LOST Lost è stata la prima serie scaricata in massa in tutto il mondo e non poteva non essere inserita nella lista Top serie tv. Difficile non affezionarsi ai sopravvissuti del volo 815 della “Oceanic Airlines”. Un’incredibile introspezione psicologica caratterizza tutti i personaggi di questa fantastica serie e l’isola stessa, alla quale approdano i superstiti, si fa personaggio. Stiamo parlando di un immenso puzzle che ha lasciato tutti con il fiato sospeso per un bel po’, con ben sei stagioni, dal […]

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Cinema & Serie tv

Michael Moore all’AstraDoc, ecco Fahrenheit 11/9

AstraDoc prosegue con Fahrenheit 11/9 Un affresco ironico e provocatorio sull’America dei nostri giorni. Michael Moore, Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 2004, torna con Fahrenheit 11/9. La proiezione è avvenuta al Cinema Astra di Via Mezzocannone, nell’ambito della rassegna AstraDoc. Manifestazione che permette al pubblico napoletano di visionare i migliori documentari realizzati nell’ultimo periodo. Dopo l’apertura con I villani di Daniele De Michele, AstraDoc prosegue il suo programma con Last Men in Aleppo e La strada dei Samouni. Un’occasione per prendere atto di realtà sconosciute, che grazie al mezzo espressivo del documentario diventano estremamente fruibili e godibili. L’elezione di Donald Trump è il tema centrale di Fahrenheit 11/9. Il presidente americano più discusso e controverso della storia. Moore, dopo l’11 settembre di Fahrenheit 9/11, sposta l’ attenzione su un’altra significativa data, il 9 novembre 2016. Il giorno in cui Donald Trump è stato eletto 45esimo Presidente degli Stati Uniti. Il documentario non prende di mira solo l’attuale inquilino della Casa Bianca, ma anche le politiche dei Democratici e dei Repubblicani che hanno portato all’attuale situazione politica. Moore riconduce scherzosamente la situazione d’oltreoceano a pochi eventi, estremamente grotteschi. In particolare, la crisi idrica della cittadina del Michigan, Flint, ed il compenso maggiore di Gwen Stefani rispetto a Trump nel programma The Apprentice. Il regista americano sa bene che questi sono solo stratagemmi per incanalare la rabbia dello spettatore. In realtà la crisi attuale è rinvenuta in una serie di episodi succedutesi nel tempo, a partire dagli anni novanta con la “liberalizzazione” dei democratici. In tale contesto, Moore non risparmia critiche né attacchi a nessuno, da Clinton a Obama, rei di avere spostato troppo a destra le politiche del proprio partito. Il ritorno di Michael Moore Il regista, nonostante il quadro così oscuro, non si perde d’animo concentrandosi sui segnali di speranza emersi recentemente negli Stati Uniti. Situazioni ancora poco conosciute per certi versi in Europa, ma che hanno ottenuto una cassa di risonanza notevole oltreoceano. L’elezione di numerose donne nelle recenti elezioni di mid-term in primis, che hanno permesso un parziale svecchiamento del Partito Democratico. Ma anche le rivolte studentesche, con file di giovani in rivolta contro le politiche repubblicane e le lobby delle armi. Non potendo esprimere un giudizio completo su Trump, a metà esatta del suo mandato, il tycoon diviene così il pretesto per un viaggio nell’America profonda. La forza e la debolezza di Moore, al tempo stesso, è quella di aver realizzato un lavoro perfettamente coerente con quelli precedenti. Lo stile di Moore, specie se raffrontato al panorama informatico attuale, appare infatti a tratti anacronistico. Quando Moore si reca fuori la villa del governatore del Michigan per innaffiare il suo giardino, sembra di essere tornati in un qualche programma demenziale degli anni novanta che credevamo di avere dimenticato. Lo stesso raffronto tra l’Americana odierna con la Germania hitleriana appare troppo semplicistico, non supportato da adeguate tesi, scadendo dunque nel già sentito. Fahrenheit 9/11 di Michael Moore è però un documentario da vedere e di cui discutere. […]

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Rimedi per il raffreddore: cinque soluzioni naturali

Rimedi per il raffreddore, ne abbiamo scelti 5 completamente naturali  Il raffreddore o rinite è un fastidioso “nemico” che soprattutto nelle stagioni fredde, colpisce moltissime persone. Naturalmente non è una patologia grave, ma starnuti, naso chiuso, occhi rossi, mal di testa, sono piuttosto fastidiosi e chiunque vorrebbe che passassero subito. Esistono diversi rimedi naturali per curarlo, che possono sostituirsi ai medicinali. I consigli più semplici sono quelli che si presume tutti conoscano, ossia, stare al caldo, riposare e bere molta acqua, ma anche latte caldo con miele, brodi o minestre. Oltre a seguire queste banali indicazioni, esistono però, dei veri e propri consigli naturali. Abbiamo stilato una classifica che menziona i cinque rimedi più efficaci e più utilizzati dagli italiani, quando sono raffreddati. Classifica dei cinque rimedi per il raffreddore naturali più conosciuti Al primo posto dei rimedi per il raffreddore citiamo un alimento utilizzato in cucina, ossia il sale; naturalmente non è da bere, bensì da inalare, magari aiutandosi con delle siringhe di plastica, nelle narici. Certo, la sensazione non è delle migliori, ma il risultato è molto efficace; tale rimedio, si sostituisce alle varie soluzioni saline spray esistenti in commercio, e decongestiona rapidamente le vie respiratorie. Al secondo posto, un altro rimedio naturale a base di aglio, limone, acqua calda e un cucchiaino di miele. Un rimedio molto antico, che si sussegue da generazione a generazione. Preparare questo “sciroppo” è semplice, basterà mescolare per bene il succo di un limone, con lo spicchio d’aglio tritato, il miele e un pochino di acqua calda. Da bere 2 o 3 volte al giorno per tutta la durata dei sintomi. Si presume non abbia un sapore gradevole, ma in tanti raccontano di averlo sperimentato personalmente e di averne tratto beneficio. Ricordiamo che il raffreddore è una malattia virale che colpisce le vie aeree superiori, e talvolta anche quelle inferiori, con insorgenza di mal di gola e tosse. Proprio a questo proposito, se dovesse insorgere il mal di gola, un altro rimedio naturale, (il terzo) sono i gargarismi alla salvia, ma anche con acqua tiepida salata, menta o limone. L’importante è farli più volte al giorno, in modo da ridurre l’infezione. Una caratteristica importante di questi composti creati con elementi naturali, è che essi possono essere conservati, chiusi ermeticamente, in frigorifero, per 2-3 giorni e quindi riutilizzati giorno per giorno. Soprattutto se si utilizza la salvia, il liquido ottenuto per infusione, può essere conservato all’interno di un barattolo, anche per 5 giorni. Naturalmente le tisane possono essere tutte utili, in caso di raffreddore, in quanto le bevande calde aiutano la fluidificazione dei muchi e quindi liberano le vie respiratorie. Per chi, non ama il tè, un effetto simile lo si può ottenere, bevendo ad esempio zuppe calde, tisane, caffè solubile, ma anche semplicemente acqua calda. Al quarto posto bisogna menzionare lo zenzero, come ottimo alleato per la cura del raffreddore e non solo. Molte persone conoscono i benefici derivanti dallo zenzero, che può essere consumato sia fresco, a pezzettini, sia in polvere, e […]

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Pancake light, la nostra ricetta

Pancake light (o pancakes light): storia, ricetta e consigli  I Pancake sono dolci che fanno parte della tradizione culinaria statunitense (chiamati anche “hotcake”, “griddlecake” o “flapjack” o “silver dollar pancake” se serviti con panna e marmellata o solo con il burro) ma, vengono preparati anche in altre parti del mondo, Italia compresa. I pancake non sono altro che frittelle, spesse circa 5 millimetri, quindi un po’ più spesse delle  crêpe.  I pancake vengono mangiati anche nel Regno Unito (qui vengono chiamati “Scotch pancake”, sono più piccoli di dimensioni e spesso vengono serviti accompagnati da zucchero e limone) e in Irlanda – come da tradizione- durante il Martedi Grasso (“Pancake Tuesday”). In Australia e Nuova Zelanda si chiamano pikelet, nei Paesi Bassi pannenkoek anche se sono più simili alle crêpe (anche qui c’è sia la versione salata che quella dolce dei pancake). In Argentina, Cile ed Uruguay i pancake, chiamati “panqueque”, vengono farciti con dolce di latte. Gli ingredienti per preparare i pancake nella versione classica sono il burro, la farina, il latte, il lievito, la vanillina, il sale, lo zucchero e le uova, ma molti aggiungono anche  la cannella o il miele o, invece, sostituiscono il latte con lo yogurt. Il più delle volte i pancake vengono serviti accompagnati dallo sciroppo d’acero, le confetture o il burro d’arachidi ma anche dalla frutta, tipo mirtilli o fragole. C’è chi li prepara anche in versione salata, in questo caso i pancake sono accompagnati dalle uova, dal bacon o dal burro fuso. Varie sono le ricette dei pancake, molteplici sono le versioni: light (senza uova, senza burro, senza lievito), vegan (sostituendo il burro con l’olio, il lievito con il bicarbonato di sodio, lo zucchero bianco con quello di canna), per celiaci quindi senza glutine (con la fecola di patate e la farina di riso). Vi proponiamo la ricetta dei pancake light dove si è scelto di non aggiungere il burro. Ricetta Pancake light  Ingredienti: 150 g di farina 00 50 g di zucchero 200 g di acqua 2 cucchiaini di olio d’oliva 1 pizzico di sale 1 cucchiaino di lievito per dolci Procedimento:  In una ciotola unire la  farina, il lievito, lo zucchero e il sale. Con una frusta aggiungere al composto ottenuto l’acqua e l’olio poco alla volta, sempre mescolando così da evitare la formazione di grumi. Versare tre cucchiai di pastella per ciascun pancake in una padella piccola leggermente unta e preriscaldata. Quando compaiono le bolle e i bordi iniziano ad asciugarsi, bisogna girare il pancake. Quando sarà cotto il pancake si staccherà con facilità.  Bisogna fare questa operazione per ciascun pancake. Servirli con il miele, la marmellata o con lo sciroppo d’acero. Fonte: https://blog.giallozafferano.it/maniamore/pancake-light-senza-uova-latte/   Fonte immagine: https://www.pexels.com/photo/appetizing-bread-breakfast-close-up-357573/

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Genovese napoletana, la ricetta e due varianti

La genovese napoletana è un sugo che fa parte della tradizione culinaria partenopea, ecco a voi la ricetta e due interessanti varianti La “Genovese” è un sugo  cult della cucina napoletana, si avete letto bene, napoletana e non genovese. Allora da dove proviene tale denominazione? Secondo varie fonti la genovese napoletana risale al periodo aragonese: si narra che in quel periodo a Napoli ci fossero molte taverne gestite da cuochi genovesi che cucinavano un piatto con cipolle e carne, riconducibile proprio alla Genovese. Secondo altre fonti invece, la genovese si chiama così perché il cuoco che l’ha ideato, malgrado fosse napoletano, veniva soprannominato ” ‘O genovese”. E, ancora, c’è chi afferma che  il termine “Genovese” derivi dal francese “Geneve”, cioè Ginevra, la città della Svizzera. Qualunque sia l’origine, la Genovese è un ragù buonissimo, al quale il popolo partenopeo è molto affezionato tant’è che a Napoli è stata organizzata addirittura una manifestazione alla quale eravamo presenti anche noi di Eroica Fenice: “Genovese 7su7”. Ricetta tradizionale della Genovese napoletana Ingredienti 600 g Manzo (girello, magatello o lacerto) 1 kg Cipolle dorate 60g Sedano 60 g Carote 1 ciuffo Prezzemolo 1 foglia di Alloro 100 g Vino bianco Olio extravergine d’oliva q.b. Sale fino q.b. Pepe nero q.b. Parmigiano reggiano q.b Procedimento: La preparazione del ragù della genovese inizia con l’affettare le cipolle in maniera molto sottile per poi trasferirle in un recipiente. Dopodiché si sbucciano e si tritano finemente carota e sedano senza buttare il ciuffo. Si passa poi alla carne che deve essere ripulita dal grasso in eccesso e poi tagliata in pezzettoni (5 o 6). Riprendere il ciuffo di sedano, unire al prezzemolo e alla foglia di alloro e legare il tutto con uno spago da cucina per creare un mazzetto odoroso. A questo punto spostarsi ai fornelli. Mettere le cipolle con abbondante olio in una pentola capiente, unire sedano, carota e lasciare insaporire per un paio di minuti a fuoco dolce. Aggiungere la carne, un pizzico di sale e il mazzetto odoroso, mescolare e lasciare insaporire. Poi abbassare la fiamma e coprire con il coperchio. Da questo momento in poi bisogna cuocere il tutto per almeno 3 ore. Controllare e mescolare la genovese di tanto in tanto, non è necessario aggiungere acqua o brodo perché le cipolle non permetteranno che il composto si asciughi. Passate le tre ore, eliminare il mazzetto odoroso e aggiungere il vino, alzando leggermente la fiamma e mescolare. Far cuocere per almeno un’altra ora senza coperchio mescolando spesso e bagnando con il vino man mano che il fondo si sarà asciugato. Poi togliere un pezzo di carne, sminuzzarlo su un tagliere e tenere da parte se preferite usare la genovese come primo piatto. La pasta per eccellenza da usare per la genovese sono gli ziti. In questo caso la carne servirà da condimento. Aggiungere abbondante parmigiano e un po’ di pepe e servire. Fonte: https://ricette.giallozafferano.it/Genovese.html Ricetta della Genovese- prima variante (Genovese di Tonno di Pasquale Torrente) Ingredienti  400 gr. di ziti lunghi spezzati in 8 parti prima della cottura 1 carota […]

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E se fossi meteoropatico? Sintomi, consigli e rimedi naturali

“E se fossi meteoropatico?” Vi è mai capitato di farvi questa domanda? Di sentirvi particolarmente giù di morale durante una giornata grigia e piovosa, o magari di avvertire piccoli dolori e fastidi fisici in concomitanza con il cambio di stagione? Se si, allora è possibile che il vostro problema sia la meteoropatia: un insieme di disturbi fisici ma soprattutto psichici che si manifestano in concomitanza con particolari condizioni climatiche. Esser meteoropatico – che vuol dire? Il termine “meteoropatia” deriva dall’accostamento di due parole greche: μετέωρον (“cosa che avviene in alto“) e πάθος (“passione, malattia“). Esso sta dunque ad indicare una specifica condizione in cui il soggetto meteoropatico viene fortemente influenzato dall’ambiente esterno e soprattutto dalle condizioni atmosferiche, tanto da percepire gli effetti di questa influenza come veri e propri sintomi: irritabilità, insonnia, debolezza, depressione, apatia. Ovviamente c’è in ballo una forte componente psicologica ed è per questo motivo che le persone più a rischio sono proprio quelle più deboli da questo punto di vista: chi soffre di ansia o di depressione, chi è sottoposto a stress intenso ma anche alcolisti, tossicodipendenti e così via. Meteoropatia – cosa ne pensa la scienza? Non è semplice trovare una spiegazione al fenomeno dal punto di vista scientifico, soprattutto perché, come detto in precedenza, spesso il meteoropatico giunge a questa condizione a causa di molti altri fattori, rendendo lo studio del disturbo molto complesso. La medicina è arrivata però ad individuare l’ACTH (l’ormone adrenocorticotropo), detto comunemente “ormone dello stress”, che viene naturalmente prodotto in giusta quantità dal nostro corpo. In occasione di determinate variazioni atmosferiche, però, specialmente nel caso in cui ci sia un abbassamento delle temperature (per questo spesso il  meteoropatico viene anche definito soggetto affetto da  Depressione invernale), si rileva un picco nella produzione di questo ormone, che diventa causa di nervosismo e di irritabilità. Sono meteoropatico, come posso star meglio? Parlare di vera e propria cura per il disturbo meteoropatico è forse un’esagerazione. La maggior parte dei farmaci in commercio, infatti, più che curare il malessere, tende ad attenuarne semplicemente i sintomi: è il caso, per esempio, dei sonniferi e degli antidepressivi, che nella maggior parte dei casi fanno più male che bene. Un’ottima idea sarebbe dunque quella di optare per rimedi naturali, così da ottenere lo stesso effetto “calmante”, senza correre alcun rischio per il nostro organismo: tisane e infusi a base di camomilla, malva, melissa o tè verde sono ottimi per questo scopo. Attenzione, però, perché spesso il generale cattivo umore del meteoropatico è in parte anche colpa del soggetto stesso. Le emozioni sono inevitabilmente collegate allo stile di vita e al livello di stress. Perciò, prima di giudicarsi un caso disperato ed irrecuperabile, praticamente incapace di affrontare le stagioni fredde, bisognerebbe chiedersi: quanto faccio di positivo per la mia mente ed il mio corpo? Da qui il consiglio più banale: fare attività fisica in maniera costante ed affiancarla ad un’alimentazione sana ed equilibrata. “L’uomo è ciò che mangia” diceva Feuerbach, e non aveva torto. Come comportarsi, quindi, nel bel […]

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Pulcinella, storia e origini della maschera

La tradizione partenopea viene conosciuta e tramandata grazie ai particolari e meravigliosi simboli che la rendono unica agli occhi del caldo popolo e del mondo intero. I gustosi spaghetti al pomodoro fumanti, i deliziosi babà, il tenebroso ma incantevole Vesuvio. Ancora la pizza, la tarantella, la lingua, la canzone, il teatro e il panorama mozzafiato che la città offre con orgoglio ad occhi innamorati. Poi c’è Pulcinella, la maschera napoletana che colora d’allegria e sfrontatezza il Carnevale italiano e popolare in tutto il mondo. Pulcinella. Storia e origini della maschera Conosciuta sin dai tempi dell’antichità romana, sparisce con l’avvento del Cristianesimo e risorge intorno alla metà del Cinquecento con la Commedia dell’Arte, divenendo da allora una delle maschere più amate insieme ad Arlecchino. La storia della maschera di Pulcinella affonda le sue radici nell’antichità, probabilmente risale al IV a.C. quale discendente da Maccus, personaggio delle Atellane Romane. Maccus impersonava infatti la tipologia di servo dal naso lungo, faccia bitorzoluta, guance grosse e ventre prominente, con una camicia a veste larga e bianca. Altri fanno risalire l’origine della maschera di Pulcinella ad un altro personaggio delle Fabulae Atellanae, Kikirrus, maschera teriomorfa (dall’aspetto animale), il cui nome richiama il famoso verso del gallo “chicchirichì”. Proprio quest’ultimo personaggio ricorda più da vicino Pulcinella in virtù del fatto che la maschera partenopea si esprime e recita con voce chioccia, come quella di un pulcino.  Da qui l’altra possibile origine che fa discendere il nome da Pulcinello, un piccolo pulcino con naso adunco. La maschera di Pulcinella farebbe inoltre riferimento all’ermafroditismo del personaggio: la parte superiore – composta da naso, cappello a punta e corno – sarebbe maschile, mentre quella inferiore – composta da ventre gravido, natiche enormi e seni prominenti – sarebbe femminile. In effetti il carattere dialettico è ciò che caratterizza un po’ Pulcinella. Nascerebbe infatti da un uovo di gallina, animale sacro a Persefone, sposa di Ade e regina degli Inferi. Incarna la morte appunto e le miserie umane (si pensi al colore nero della maschera che copre il volto lasciando libera solo la bocca). Ma allo stesso tempo le scongiura grazie alla sua spontaneità, all’allegria, al cappello a forma di corno dell’abbondanza. Pulcinella non è un personaggio, ma una schiera di personaggi. I ruoli che ricopre sono molteplici, simboleggiando tanto i difetti quanto le qualità del popolo napoletano. Perché Pulcinella è comico e tragico, affidabile ed arrogante, ricco di genuinità e povero di status. L’emblema autentico del napoletano, spesso in crisi, ma pronto a rialzarsi anche a costo di farsi beffa dei prepotenti, arrangiandosi secondo quella che è l’arte tipica del popolo partenopeo. Pulcinella. Caratteristiche e significato della maschera La maschera di Pulcinella è stata inventata ufficialmente a Napoli dall’attore Silvio Fiorillo nella seconda metà del Cinquecento (nel periodo dunque della Commedia dell’Arte). Tuttavia il costume della maschera, così come lo conosciamo oggi, fu inventato nell’Ottocento da Antonio Petito. Quella di Fiorillo infatti indossava un cappello bicorno, contro l’attuale a “pan di zucchero”, e portava barba e baffi. Con Silvio Fiorillo […]

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Fotografi famosi: 10 nomi da conoscere e approfondire

Fotografi famosi a cui ispirarsi, ne abbiamo scelti 10! Scattare una bella foto non è cosa semplice. Non basta infatti apprendere la tecnica che consente di realizzare uno scatto in maniera corretta, bisogna anche riuscire a produrre un’immagine che comunichi qualcosa e dunque coinvolga chi la osserva. Tutte le foto che negli anni hanno lasciato un segno hanno ottenuto successo soprattutto per questo motivo. Riuscire a sfruttare il potere evocativo e narrativo della fotografia è cosa solo da artisti veri. Sono tanti i maestri che hanno fatto la storia della fotografia. Impossibile citarli tutti, tuttavia esistono alcuni nomi che un appassionato di questa meravigliosa arte non può non conoscere. Proponiamo dunque qui un breve elenco di fotografi famosi, dai quali si può solo imparare. Procediamo per genere: dalla fotografia di guerra al ritratto, dalla fotografia di moda alla fotografia di strada, passando per la fotografia sociale e la fotografia pubblicitaria. Fotografi famosi – Fotografia di guerra: Robert Capa Apriamo la nostra carrellata con il più celebre fotografo di guerra, Robert Capa, al secolo Endre Ernő Friedmann. Capa, nato a Budapest nel 1913, era di origini ebraiche. Iscritto al Partito Comunista locale, dovette lasciare l’Ungheria perchè coinvolto in alcune proteste contro il governo di destra. Pertanto si trasferì a Berlino, dove visse per qualche tempo. Fu proprio nella capitale tedesca che  avvenne l’incontro con la fotografia. Con l’avvento del nazismo, nel 1933, Capa fu però costretto a lasciare anche questa città. A vent’anni si rifugiò a Parigi. Facendo fatica a trovare un lavoro, accettò di recarsi in Spagna per documentare la guerra civile in corso. Fu proprio durante il suo soggiorno in Spagna che nacque l’idea di adottare lo pseudonimo Robert Capa, scelto un po’ per scimmiottare il nome del celebre registra Frank Capra, un po’ per adottare un nome neutro a cui attribuire i lavori suoi e della sua compagna Gerda Taro, la quale poi, sempre in Spagna, perse la vita in un tragico incidente. Durante la sua seppur breve carriera, Capa ha realizzato numerosi reportage, documentando cinque diversi conflitti bellici: la guerra civile spagnola (1936-1939), la seconda guerra sino-giapponese (che seguì nel 1938), la seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d’Indocina (1954). Inoltre, il fotografo ungherese ha documentato lo svolgersi della seconda guerra mondiale a Londra, nel Nordafrica e in Italia, in particolare lo sbarco in Normandia dell’esercito alleato e la liberazione di Parigi. Era un fotografo audace, sempre in prima linea in ogni guerra, a tal punto da perdere la vita proprio su un campo di battaglia, mentre fotografava. Aveva solo 40 anni, era  il 22 maggio 1954, si trovava in Indocina. Morì per aver inavvertitamente calpestato una mina. La foto più conosciuta di Capa è quella del miliziano colpito a morte, risalente al 1936. Lo scatto fu realizzato a Cordova e ritrae un soldato dell’esercito repubblicano, con addosso una camicia bianca, nel momento in cui viene colpito a morte da un proiettile sparato dai franchisti. Quest’immagine – pubblicata per la prima volta […]

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Aforismi sull’amore. Splendidi, delicati, profondi, genuini, diretti ed inviolati

Quanti splendidi, delicati, profondi, genuini, diretti ed inviolati aforismi sull’amore è possibile leggere e trascrivere sulle pagine del cuore! E dov’è lo stupore, dal momento che il motore ispiratore è l’amore? Quanto è stato scritto, dibattuto, suonato, cantato su un argomento così vasto e così complicato da non poterlo davvero imbrigliare in un’univoca definizione! Canzoni, trattati filosofico-psicologici, poesie e romanzi; tutti pianeti che ruotano intorno all’immenso sole di questo palpabile ed incostante sentimento. Una realtà che si nutre di sogno, speranza e coraggio, alimentando il genio dell’anima, che si accinge in punta di piedi a prestare la sintassi a tanta grata magia, percorrendone il sentiero senza mai calpestarlo. Ecco che i pensieri e le emozioni, che necessitano di adeguata traduzione, esprimono l’amore in opere d’arte, pellicole cinematografiche e romanzi. Ma spesso l’effetto di un’unica frase può far luce su universi prima sconosciuti. Emergono così dall’inchiostro dell’anima i più incantevoli e sinceri aforismi sull’amore. Qui ne son stati selezionati quindici, dai classici della letteratura ai più moderni, tratti da romanzi e dal cinema. Frasi sull’amore, le nostre 10 preferite! Aforismi sull’amore. Inchiostro ed anima «L’amore è come il fulmine: non si sa dove cade finché non è caduto». (Henri Lacordaire) Così il religioso giornalista del XIX° descrive la forza e l’imprevedibilità dell’amore, che come un fulmine colpisce senza chiedere, liberandone gli effetti devastanti. L’amore è anche questo: un fuori programma, una sorpresa, un regalo. L’amore è serendipity: si veste di fascino e speranza inattesa, spogliandosi dell’abitudine e della metodicità. «Il vero amore è come i fantasmi; tutti ne parlano, ma sono pochi quelli che lo hanno visto davvero». (François de La Rochefoucauld) Così lo scrittore e filosofo francese del XVII° racconta l’amore, paragonandolo ad un fantasma. Un’entità astratta visibile a pochi fortunati e predisposti ad accoglierlo nella sua completezza. Pochi nella vita possono dire di aver amato totalmente e profondamente, così da sperimentare un legame indissolubile, più forte del tempo, dell’odio e delle distanze. Il vero amore è nutrimento di se stesso. «L’amore. Che altro è esso? Una follia segreta, fiele che strangola e dolcezza che sana». (William Shakespeare) Non potrebbe mancare, in una rassegna di aforismi sull’amore, William Shakespeare. Così il famoso drammaturgo e poeta inglese del XVI° si esprime, caricando l’amore di senso estremo ed avvolgente. Perché a caratterizzarlo subentra anche un dolce lato oscuro, che è fiele che uccide, inibendo forza e volontà; ma è altrettanto carico di immensa dolcezza, pronta a fungere da antidoto. L’amore è così morbo e cura insieme. Precipitare e volare fino a perdersi totalmente nell’infinito di carne, respiri, baci, sguardi e purezza d’intenti. «Tutto, tutto ciò che so, lo so solo perché amo». (Lev Tolstoj) Lo scrittore russo del XIX° così esprime il quasi annichilimento del suo sapere, il quale scaturisce solo dall’amore. Un po’ come aprire una finestra sul mondo e sulla realtà, in cui l’amore docet, proiettando la mente verso il tutto, tutto ciò che di genuino, puro e carnale insieme, travolgente e riflessivo si trovi al di là del cuore […]

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Nyx, dea greca della notte: curiosità sul mito

Nyx, dea greca della notte, era una delle divinità primordiali della mitologia greca e, come raccontano gli antichi miti, anche Zeus ne aveva paura: la potenza ed il mistero che l’avvolgevano erano la sua veste più preziosa. Secondo la tradizione, Nyx percorreva i cieli avvolta nel suo mantello scuro, su un carro trainato da quattro cavalli neri. Esiodo sostiene che viveva nel Tartaro; per la mitologia greca la sua dimora si trovava, invece, oltre il paese di Atlante, nell’estremo Occidente, al di là delle Colonne d’Ercole, là dove i Greci ritenevano che il mondo avesse termine e ci fosse solo l’Oscurità, la Notte. Il nome della dea, Nyx (in greco antico: Nύξ, Nýx, “notte“), descrive come la luce scura, da lei incarnata, cada dalle stelle e si imponga sugli uomini e sugli dèi. Nella cosmogonia orfica era citata quale figlia di Phanes (la Luce), divinità primigenia della procreazione e dell’origine della vita; nelle Fabulae, Igino la definisce figlia di Caos (il Vuoto, l’Abisso) e di Caligine. La discendenza esatta del Nyx non è conosciuta in maniera certa: alcune fonti parlano di lei come figlia di Eros (dio dell’Amore fisico e del Desiderio) mentre altre definiscono lei ed Eros figli del Caos. Figura nella Theogonia di Esiodo come una delle più antiche personalità di carattere cosmico. Essendo Nyx la personificazione della Notte Terrestre, esprimeva una condizione intermediaria tra le potenze oscure e quelle dell’ordine e della luce, insieme ad Erebo suo fratello, che rappresentava la Notte nel mondo Infernale. Sempre secondo Esiodo, era inoltre contrapposta ai suoi figli Etere (la potenza divina del Cielo superiore e più puro, dell’Aria che solo gli dèi respirano) ed Emera (il Giorno). La progenie mitica di Nyx, dea greca della notte Nyx fu madre di alcune divinità primordiali e anche di numerose altre figure della mitologia greca, perlopiù daimones (o “personificazioni”). Esiodo riporta che uno dei suoi figli fosse Urano (il Cielo) e che, senza controparte maschile, generò Apate (l’Inganno), le Arai (le tre dee della Vendetta), Eris (la Discordia), le Esperidi (le custodi dell’albero delle mele d’oro), Geras (la Vecchiaia), Ipno (il Sonno), Ker (la Morte violenta, solitamente dei guerrieri) e le keres (Tenebre), le Moire (le Parche, che tessevano il filo del destino dei mortali), Momo (dio della presa in giro, del sarcasmo, dell’accusa infame e della censura),  Moros (il Fato), Nemesi (la Vendetta e la Compensazione), Acli (la Tristezza e il Lamento), gli Oneiroi (i Sogni), Philotes (la Grazia), Tanato (la Morte) e Oizys (la Miseria). Orfeo la definisce madre del Cosmo e di Eros dall’Uovo cosmico. Anche Igino le attribuisce più o meno la stessa progenie, ma generata con Erebo, con l’aggiunta di Philotes (l’Amicizia), Lisimele (Amore), Sofrosine (la Continenza), Epafo, Epifrone (la Prudenza), Eufrosine (una delle tre Grazie, che personifica la Gioia), Eleos (la Misericordia), Hybris (la Petulanza), Porfirione (uno dei Giganti) e Styx (la dea dell’omonimo fiume infernale dello Stige, personificazione dell’Odio). Cicerone le attribuisce, sempre con Erebo, Eros, Dolus (il Dolore), Labor/Ponos (la Fatica), Metus/ Fobos (il Terrore suscitato dalla guerra), Morbus/Nosos (la Malattia), Pertinacia  (la Pertinacia). Secondo l’Eracle di Euripide la dea greca della notte fu la madre di Lissa (dea della Rabbia e del Furore cieco), concepita quando venne a […]

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Fun & Tech

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L’SMS: un tempo mezzo di comunicazione, oggi prezioso strumento di sicurezza

Gli SMS sono degli strumenti davvero utilissimi, e sebbene si creda che siano oramai del tutto obsoleti, in realtà continuano ad essere assai importanti nella nostra quotidianità. Può essere sicuramente utile, a tale riguardo, aprire una parentesi “storica”, evidenziando il fatto che l’SMS odierno sia un qualcosa di profondamente differente rispetto a quello di anni addietro. Il boom degli anni Duemila e il cambio di rotta nel decennio successivo Attorno agli anni Duemila gli SMS iniziarono a spopolare: l’idea di comunicare senza dover effettuare una chiamata, ma semplicemente scrivendo un breve messaggio testuale, trovò un grandissimo riscontro sul mercato, e nel mondo iniziarono ad essere scambiati milioni e milioni di SMS ogni anno. I giovani e i giovanissimi si innamorarono subito di questo nuovo metodo di comunicazione, rendendolo un vero e proprio “must”, ma la praticità degli SMS non è rimasta a lungo indifferente neppure tra le fasce di popolazione adulta. Un cambiamento radicale nell’utilizzo del classico messaggino di testo è avvenuto circa un decennio dopo, quando la connessione sul telefono cellulare ha iniziato a divenire efficiente, funzionale ed economica. Le App di messaggistica istantanea, completamente gratuite, hanno annientato gli SMS come strumento di comunicazione, tuttavia gli “Short Message Service” continuano ad essere assai utili ancora oggi, se pur in modo differente. Gli SMS come strumento per la sicurezza telematica Oggi, ad esempio, gli SMS sono fondamentali nelle varie procedure di autenticazione online, necessarie ad esempio quando si eseguono delle registrazioni. Per tantissimi servizi online, da quelli relativi alla Pubblica Amministrazione fino a quelli riguardanti l’Internet Banking e altri sistemi di pagamento e di ricezione di denaro online, l’SMS è fondamentale non solo ai fini dell’autenticazione, ma anche come Alert, dunque come notifica del compimento di una determinata operazione. Gli SMS oggi sono adoperati anche per fornire agli utenti dei PIN attraverso i quali potranno accedere ai più disparati servizi online, è dunque molto evidente il fatto che oggi la ricezione di un SMS abbia comunque una grande importanza e presenti caratteristiche diverse da quelle originarie, decisamente più informali. Possiamo affermare insomma che oggi è ben più raro, rispetto al passato, ricevere un SMS, ma quando ciò avviene vi prestiamo una grandissima attenzione in quanto sappiamo che con ogni probabilità si tratta di una comunicazione ufficiale, e non del messaggio di un nostro amico o di un nostro parente. I moderni servizi dedicati agli sviluppatori web Coerentemente con questa nuova “identità” dell’SMS si sono diffusi sempre di più dei servizi specifici, dedicati agli sviluppatori web. Aziende specializzate quali SMS Hosting, il cui sito Internet ufficiale è smshosting.it, offrono ad esempio dei servizi specifici di SMS OTP, attraverso i quali gli sviluppatori possono rendere assolutamente sicuro l’accesso degli utenti alle loro App e ai loro portali web. Grazie a tali strumenti, infatti, gli accessi vengono autenticati tramite l’inserimento di un codice PIN che viene inviato all’utente proprio via SMS, e questa è senz’altro una soluzione in grado di garantire la miglior sicurezza, sia all’utente che a chi gestisce il servizio online. Alla luce di quanto visto, dunque, è davvero improbabile che l’SMS possa essere, in un futuro, […]

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Libri in pdf: come scaricarli e leggerli (legalmente)

Libri in pdf, come e dove scaricarli gratis Non tutti sanno che esistono siti per scaricare ebook gratuitamente e legalmente. Questi libri solitamente sono disponibili perché le opere sono finite nel pubblico dominio una volta scaduti i termini di legge, o perché l’autore/la casa editrice le hanno rese disponibili disponibili gratuitamente per promozione. Abbiamo steso una breve e non esaustiva lista online di siti per scaricare libri, sia che siano PDF/ebook senza DRM (“lucchetti digitali” per la tutela dei diritti d’autore) utilizzabili ovunque, oppure ebook con sistemi di protezione (tipicamente quelli dei negozi online), con qualche consiglio per l’uso. N.B. Teoricamente questi siti non dovrebbero includere violazioni di copyright, ma è sempre buona norma verificare prima di scaricare. Come scaricare libri in pdf gratis Partiamo dai siti per scaricare ebook completamente in italiano o con una sezione dedicata ai testi in italiano. Biblioteca della letteratura italiana: una piccola raccolta di classici della letteratura italiana, realizzata da Pianetascuola ed Einaudi. Offre il download di libri pdf gratis senza DRM. LiberLiber: alias Progetto Manuzio, è una raccolta di oltre 4800 libri, 8000 brani musicali e decine di audiolibri, completamente in italiano. Permette il download in vari formati senza restrizioni, come EPUB, ODT e PDF; i libri sono sottoposti a diverse licenze che permettono comunque la lettura gratuita del testo. ManyBooks.net: libreria online gratuita nata nel 2004 con testi di Project Gutenberg, è arrivata ad offrire oggi oltre 50.000 ebook gratuiti, con una sezione per quelli in italiano. Negozi di ebook: molti hanno una selezione di testi offerti gratuitamente o nel pubblico dominio, accessibili solitamente tramite registrazione. Possono essere sia utilizzabili liberamente che vincolati tramite DRM e software del negozio. Li troviamo ad esempio su Amazon, Bookrepublic, Feedbooks, Google Play Store, IBS, La Feltrinelli, Mondadori Store e StreetLib (ex UltimaBooks). Project Gutenberg : un progetto per la digitalizzazione di libri nel pubblico dominio. Offre oltre 57.000 testi in più lingue, tra cui l’italiano, utilizzabili senza restrizioni. Wikisource: parte della fondazione Wikimedia (la stessa di Wikipedia), raccoglie testi di pubblico dominio o con licenze libere, ha una sezione completamente in italiano. I libri sono scaricabili gratuitamente in vari formati, ma una parte dei testi non è completa e/o formattata. Come scaricare ebook gratuitamente (siti multilingue) La maggior parte dei siti per il download di libri è in lingua inglese ed offre di solito un catalogo più esteso rispetto a quelli in italiano. In questo caso occorre prestare attenzione alle normative sui diritti d’autore che potrebbero essere diverse da quella italiana. Authorama: una raccolta di libri classici nel pubblico dominio e di testi sotto licenza Creative Commons. Free Computer Books: una raccolta di link a ebook gratuiti di informatica, ad esempio promozioni degli editori. Internet Archive (eBooks and Texts): è un progetto che si occupa di creare un archivio digitale di pagine web, libri, filmati e contenuti multimediali. Ospita tra l’altro oltre 11 milioni di libri e testi, disponibili gratuitamente. LibriVox: audiolibri di testi nel pubblico dominio negli Stati Uniti, scaricabili gratuitamente. Negozi di ebook: […]

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Applicazioni per modificare le foto, 4 consigli

Le 4 applicazioni per modificare le foto più efficienti e facili da utilizzare Scattare fotografie è una passione che accomuna sempre più persone, soprattutto da quando esistono dei dispositivi, come gli smartphone, che permettono di immortalare momenti, frammenti di vita, scenari fantastici, in un solo gesto e con semplicità. Sono sempre più numerosi coloro che ogni giorno cercano applicazioni per modificare i propri scatti, che sia il colore, o semplicemente il formato. A tal proposito le applicazioni per modificare le foto sono innumerevoli, sempre più facili da utilizzare e spesso gratuite. Le migliori 4 applicazioni per modificare foto 1. Snapseed Al primo posto si posiziona Snapseed, un’applicazione particolarmente intuitiva e soprattutto molto utile a chi possiede un profilo Instagram. Grazie a questa applicazione, infatti, è possibile non solo ritoccare le fotografie, dalla luminosità, al formato, ma anche ritoccare esteticamente la foto stessa. Dunque, una serie di effetti che renderanno lo scatto ancor più bello e più appetibile per il web. Facile da utilizzare, efficiente e scaricabile gratuitamente. 2. VSCO Al secondo posto, troviamo VSCO, molto conosciuta, soprattutto dai possessori di iPhone. Questa applicazione si avvale di molti filtri, diversi tra loro, che permettono di utilizzare cromie ed effetti eleganti e simpatici al tempo stesso. Funziona come una sorta di social network sulla cui piattaforma è possibile cercare e seguire le persone che realizzano gli scatti più belli, ma senza la possibilità di scrivere o commentare. Leggermente più difficile da utilizzare rispetto alla precedente, è scaricabile gratuitamente. 3. Photolab Un’altra applicazione degna di nota, che offre agli utenti anche la possibilità di inserire cornici alle proprie foto, è Photolab, che si posiziona al terzo posto. Consente di editare le fotografie in modo abbastanza intuitivo, con numerose possibilità di scelta, dalle cornici, agli adesivi. Elaborare degli scatti fotografici con questa applicazione è semplice e soprattutto divertente, con effetti di ritocco basici o più elaborati. L’applicazione è scaricabile in modo gratuito. 4. Aviary Per chi invece desidera un’applicazione che offra più possibilità, al quarto posto c’è Aviary. Risulta essere più impegnativa da utilizzare rispetto alle precedenti, poiché consente di agire modificando in modo avanzato lo scatto. Aviary è una applicazione molto scaricata, che permette non solo di applicare gli effetti base, ossia quelli per modificare luminosità, contrasto, ed esposizione della foto, ma anche di ritoccare l’immagine. Inoltre, si possono aggiungere degli effetti grafici molto interessanti, cancellare determinati elementi della foto che non piacciono e al contempo regolare l’immagine. Applicazione gratuita su dispositivi iOS, ma alcuni effetti in essa contenuti sono a pagamento. Ben quattro applicazioni degne di nota, conosciute e annoverate tra le più scaricate sia su dispositivi iOS che Android. La scelta è vasta, l’applicazione scelta dipenderà dal modo in cui l’operatore intenderà agire sulla fotografia.

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Macchianera Internet Awards: chi ha vinto gli Oscar del web del 2018?

Sabato 10 novembre, nell’ambito del programma della Festa della Reste, sono stati assegnati i Macchianera Internet Awards. Ecco chi ha vinto, come e perché.   “Il web che ti meriti” questo il claim dell’edizione 2018 della Festa della Rete, manifestazione, nata a Milano nel 2005, nell’ambito della quale vengono assegnati i Macchianera Internet Awards. La festa della rete a Perugia Considerati oggi il premio più prestigioso della Rete italiana tanto da essere soprannominati “Oscar del web“, i Macchianera Internet Awards 2018 hanno premiato i migliori siti e blog, ma anche youtuber, influencer, community, pagine social, giornalisti o – più in generale – divulgatori digitali. La premiazione ufficiale (con tanto di consegna premi e cerimonia) si è tenuta sabato 10 novembre 2018 presso l’Auditorium S. Francesco al Prato di Perugia. La scelta del capoluogo umbro non è casuale in quanto la città è protagonista di un progetto che vedrà, nei prossimi mesi, la copertura della linea fibra per oltre l’80% del territorio. Progetto che – come il patrocinio della Regione Umbria e del Comune di Perugia alle due importanti manifestazioni – dimostra la sensibilità delle istituzioni al progresso digitale e a tutti i temi ad esso connessi. Dal 9 all’11 novembre, Perugia ha quindi ospitato una serie di presentazioni, mostre, incontri e workshop legati alla blogosfera. Dal movimento #metoo al fenomeno delle fake news, dal self-branding all’intelligenza artificiale. Tanti gli argomenti e tanti gli ospiti. L’evento più atteso della Festa della Rete era però, senza dubbio, l’assegnazione dei 34 Macchianera Internet Awards. Tante erano infatti i premi corrispondenti alle 34 categorie di una competizione in cui l’internauta è stato chiamato a partecipare fin dalla candidatura dei siti. La cerimonia è stata condotta da Gianluca Gozzoli. Come si candida un sito ai Macchianera Internet Awards? Ogni anno Macchianera, blog fondato da Gianluca Neri (celebre per le esperienze con Cuore e con Clarence, rispettivamente periodico satirico e uno dei primi portali italiani), chiede di segnalare quali sono i migliori siti e personaggi dell’anno. Offre pertanto un’occasione per dare supporto ai siti e ai personaggi più popolari e più seguiti. In base alle candidature viene poi stilata una lista di 10 nominati per categoria. Quest’anno è stato possibile esprimere una candidatura fino all’ 8 settembre 2018.  Come si vota un sito ai Macchianera Internet Awards? Per i migliori del 2018 è stato possibile votare fino a martedì 6 novembre tramite un apposito form che era possibile trovare sul sito Macchianera ma anche all’interno degli stessi blog candidati. Per far sì che il proprio voto fosse valido, era necessario votare per almeno 8 categorie a libera scelta.  A scegliere i vincitori sono stati quasi tre milioni gli internauti e il voto del pubblico non è stato “corretto” da nessuna giuria. Chi ha vinto i Macchianera Internet Awards 2018? Salvatore Aranzulla Ad aggiudicarsi il riconoscimento per Il miglior sito (con un totale di 27.017 voti) è stato l’uomo dalle mille risposte: Salvatore Aranzulla, divulgatore informatico nonché fondatore di uno dei 30 siti più visitati d’Italia. Il guru del web ai MIA del 2017 arrivò […]

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Libri

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Bianca come la neve di Mariarosaria Conte (Recensione)

Uscito a novembre in libreria, Bianca come la neve è l’ultimo romanzo dell’autrice napoletana Mariarosaria Conte pubblicato da Ateneapoli Editore. Morena è una ragazza semplice, assennata, studiosa oltre che impegnata in varie attività extrascolastiche e con un gruppo di amici fidati con cui trascorre le sue giornate. Al rientro dalle vacanze estive da Oti, durante le quali si è fidanzata con Davide, più grande di lei di un paio di anni e appartenente alla “Napoli bene”, deve fare i conti con diverse complicazioni che renderanno il rapporto tra i due difficile da gestire. Se in vacanza i suoi genitori le avevano lasciato maggiore libertà, una volta in città la giovane è costretta a mentirgli pur di ritagliarsi del tempo da dedicare al suo amore. Davide si dimostra paziente, malgrado questa nuova situazione non gli vada tanto a genio, e le propone di conoscere i suoi amici. Una volta entrata in contatto con loro, le insicurezze e l’inadeguatezza di Morena non tardano a emergere rendendola ancora più impacciata fino al punto che, pochi giorni dopo una festa, il suo principe azzurro perfetto come un Dio la lascia dicendole che sono troppo diversi e, per questo motivo, la loro storia non può avere un futuro. Distrutta e addolorata, Morena si chiude in se stessa allontanando la madre, il padre, la sorella minore Giulia, l’amico del cuore Lorenzo e le amiche di sempre Claudia, Federica e Fiorenza, sprofondando in una acuta depressione che la porta all’anoressia. Preoccupati per le sue condizioni, i genitori decidono di mandarla a vivere per un periodo dagli zii a Roma dove, col passare dei giorni, la ragazza riesce faticosamente a riprendersi. Tornata a Napoli, tuttavia, la aspetta un’altra prova: riuscire a non perdere il prezioso equilibrio ritrovato dopo essersi confrontata con le persone care da lei trascurate durante i momenti bui e con chi ne era stato la causa scatenante. Bianca come la neve di Mariarosaria Conte: fragilità e forza di un’età delicata Mariarosaria Conte in Bianca come la neve torna a narrare – lo aveva già fatto nel libro Mare nell’anima pubblicato nel 2015 – della sedicenne Morena che, alle prese con il primo amore, reagisce come molti suoi coetanei lasciandosi travolgere dalle tante emozioni positive e negative che da esso scaturiscono influenzandone e plasmandone in maniera, a volte confusa, il carattere e il modo di comportarsi. “… Non capivo più niente. Da sempre avevo creduto di essere bianca e pura come la neve che brilla nelle giornate di sole in montagna, tanto simile a diamanti sminuzzati e capace di accecarti col suo chiarore. Forse in me esistevano zone d’ombra inesplorate. Fatto sta che non mi riconoscevo più. Ero smarrita. Perplessa. Triste.” Il fragile equilibrio emotivo di Morena si spezza con la delusione derivata dall’infrangersi di un sogno, idillico e perfetto, costruito sull’idealizzazione della persona amata che, dopo averle fatto scoprire una felicità inaspettata e meravigliosa, la fa precipitare in un baratro oscuro che la porta all’anoressia. Mariarosaria Conte tratta di una malattia molto diffusa tra i più […]

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Libri

Luigi Ottogalli ne Il mistero della cripta di Kastellorizo

Il mistero della cripta di Kastellorizo: edito da Edizioni il Frangente il nuovo romanzo dello scrittore poliedrico Luigi Ottogalli Nato a Milano, dove si laurea in architettura, Luigi Ottogalli ha svolto la professione fino alla folgorazione, quando è stato sommerso dalle acque blu del mare. Metaforicamente, s’intende, perché l’autore, appassionato di barche a vela ha deciso di lasciare matita e progetti per dedicarsi ad un altro grande sogno della sua vita: la navigazione. «Navigare, navigare, era il suo unico pensiero. Non appena, dopo lunghi tragitti, metteva piede a terra in qualche porto, subito lo pungeva l’impazienza di ripartire», raccontava Dino Buzzati. Luigi Ottogalli fa del dolce navigare non solo il suo mestiere, ma la sua vita. Mare e navigazione: Luigi Ottogalli in Il mistero della cripta di Kastellorizo. Un intreccio tra romanzo e racconto thriller che parla di passioni, di avventura, di storia e di cultura. Tra le righe de Il mistero della cripta di Kastellorizo troviamo una corteo di protagonisti sui generis: Marco, l’instancabile “traghettatore”; Violaine misteriosa donna ammaliatrice; un gruppo di ricercatori, anch’essi misteriosi, selvaggi e spietati. Il tutto sembrerebbe riportarci alla mitologia greca: una imbarcazione e i suoi eroi alla ricerca della risoluzione di un criptico e misterioso enigma. Da Venezia si viaggia alla volta di Rodi, passando per diverse altre isole greche, fino all’approdo a Kastellorizo: un viaggio instancabile sulla Belle Etaine, una barca rigata, vissuta, a tratti distrutta, ma pur sempre instancabile. Ci sembra di percorrere insieme ai protagonisti questo affascinante viaggio tra le rive calme o tempestose del Mediterraneo. Le descrizioni dei litorali raccontati da Luigi Ottogalli disegnano architettonicamente le rupi che affacciano sul mare. I luoghi visitati ci riporterano con la mente in quegli stessi posti che celano un misterioso intrigo. Un thriller che veste i panni di un romanzo, non si è mai fermi a terra, sempre in viaggio sulla Belle Etaine che continua a solcare i mari, senza mai tradirci. È interessante come tra le righe del libro siano utilizzati termini tecnici della navigazione che incuriosiscono il lettore alla ricerca dei loro significati: sembra di ascoltare un racconto e di imparare al contempo i trucchi e i segreti che l’esperienza ha insegnato a colui che naviga. Il lettore si trasforma così in un compagno di bordo, vive insieme alla sua brigata la necessità di ricercare le presunte armi di San Giorgio e viene infine sorpreso insieme all’equipaggio dei misteri che Luigi Ottogalli ha riservato agli ultimi capitoli del romanzo. Il mistero della cripta di Kastellorizo si trasforma in uno scrigno di sapere: Luigi Ottogalli crea un’architettura complessa, tra storia, cultura, ed esperienza di vita. Come Dino Buzzati, lo scrittore all’approdo ha fretta di ripartire. Noi lettori, fretta di rileggere dove il prossimo viaggio lo condurrà.

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Coma Empirico – Tutta la notte del mondo (Recensione)

Coma Empirico – Tutta la notte del mondo è la prima edizione cartacea, edito Becco Giallo, delle riflessioni di Gabriele Villani, in arte Coma Empirico. Coma empirico – Tutta la notte del mondo Coma Empirico è uno dei webcomics più seguiti d’Italia, le sue illustrazioni sono diventate per gli oltre 300mila followers uno specchio dentro il quale riconoscersi.  I temi trattati dal malinconico personaggio di Gabriele Villani è un mix di cinismo, romanticismo, musica e tenerezza. I personaggi sono vari, da una luna parlante, una ragazza, un gatto risoluto , ma il verso protagonista è un ragazzo (a volte bambino) che vive di incertezze e paura. Il tutto immerso in un ambiente dalle tinte scure e contrasti netti, in una dimensione quasi astratta. Nelle sue illustrazioni, adesso stampate su carta, Coma Empirico racconta i disagi quotidiani, le incertezze delle relazioni interpersonali con tutte le loro sfumature e soprattutto quella sensazione di inadeguatezza che molti adolescenti e ormai anche molti adulti vivono quotidianamente. Però c’è sempre un’àncora di salvezza, qualcosa o qualcuno dal quale farsi aiutare. Coma Empirico lascia che a chiudere il cerchio sia il lettore, l’unico in grado di trovare quell’appiglio in grado di farlo risalire da quella sofferenza. Un volume prezioso da sfogliare in quei momenti in cui si ha più bisogno di essere coccolati. Coma Empirico – tutta la notte del mondo, spiegata da Gabriele Villani «Tutta la notte del mondo – spiega l’autore Gabriele Villani – è un lavoro a cui tengo molto. Arriva in libreria due anni dopo la pubblicazione della prima vignetta di Coma Empirico e provo una certa emozione nel vedere finalmente le mie illustrazioni su carta. Ho sempre pensato che ci siano cose che tutti sentiamo ma alle quali non è facile dare voce: con questo fumetto ho voluto provare a farlo. Spero che in molti possano riconoscersi nel personaggio e questa lettura possa aiutare qualcuno a sentirsi meno solo, a realizzare che in fondo siamo tutti dalla stessa parte». Gabriele Villani  è un illustratore, disegnatore e musicista di 28 anni. Vive a Taranto, la sua città di origine, dove è tornato dopo il periodo di studi passato a Roma. Ha frequentato il D.A.M.S., Discipline Arti Musica e Spettacolo dove si è laureato nel 2014. Dal 2016 è il padre di Coma Empirico. Foto: Coma Empirico http://www.comaempirico.it

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Libri

Pizza e bolle: abbinamento perfetto? Ce lo dice il libro di Tania Mauri e Luciana Squadrilli

Pizza e bolle di Tania Mauri e Luciana Squadrilli: c’era un tempo… C’era un tempo, nemmeno così remoto e lontano, dove il pairing pizza e bolle (intendiamo, bollicine di vino…) era assolutamente stigmatizzato, ostracizzato. Ma ci fu un tempo ancora più lontano dove il “pairing”, o per meglio dire, l’accoppiata di pizza e vino (soprattutto frizzante) era assolutamente normale: questo, poteva accadere per diversi motivi. Ad esempio, prima dell’arrivo del pomodoro e di ulteriori condimenti per il nostro disco di pasta preferito, una bella bevuta (magari di vino locale, giovane e frizzante) con un prodotto da forno caldo era l’ideale per rimettersi in forze ed affrontare un’intera giornata per strada, a lavorare. Con la diffusione della pizza all’estero (ricordiamolo, è tra i prodotti made in Italy… e vittima del conseguente Italian sounding, più famoso), soprattutto in terra anglo-americana, si è presa l’abitudine diffusa di bere birra in accompagnamento alla pizza, a discapito del vino. Negli ultimi anni, per fortuna, i due mondi di vino e birra si stanno ri-equilibrando accanto alla pizza. Ognuno sta trovando il proprio spazio e la propria fetta di adepti. In particolare, questo sembra proprio il momento di pizza e bolle (così come vengono chiamate le “bollicine” , i vini frizzanti, dagli amanti.) Ma cosa intendiamo, noi, con pizza e bolle? Con questo pairing, intendiamo la pizza – fritta o al forno, dalle varie farciture – accompagnata per quanto riguarda il beverage da vini frizzanti: tra questi, possiamo contare molti vini della Campania, primo fra tutti il Gragnano. Seguono a ruota – non inferiori in importanza, sia chiaro – Asprinio d’Aversa e Caprettone. Poi ci sono i vini piemontesi, veneti, gli champagne… Pizza e bolle: un libro che tutti aspettavamo Umilmente, mi pongo nella schiera di chi la pizza l’ha sempre accompagnata con il vino, preferibilmente frizzante. Quindi, attendevo con ansia un bignami di pizza e bollicine, e tutti noi enopizzofili (si perdoni, un neologismo)  siamo stati ben felici di accogliere Pizza e Bolle, l’ultimo lavoro saggistico di Tania Mauri e Luciana Squadrilli (fondatrici, insieme ad Alessandra Farinelli, dell’ottimo pizzaontheroad.eu). Insieme all’enologo Alfonso Isinelli, le autrici hanno intrapreso un viaggio viscerale nella cultura della pizza italiana, abbracciando più campi: il vino, come si può immaginare, è stato un ottimo e corposo “pretesto” per andare a recuperare la memoria di luoghi e le tradizioni di un tempo. Venti sono i pizzaioli che raccontano il loro modo di abbinare la pizza con le bolle, a loro volta “in abbinamento” a vignaioli e vini che, talvolta, li rispecchiano nel carattere. Pizza e bolle di Tania Mauri e Luciana Squadrilli: la presentazione a Napoli Il 6 dicembre, alle ore 17.00, presso la sede dell’Associazione Verace Pizza Napoletana di Via Capodimonte (Napoli), si è tenuta la presentazione napoletana di Pizza e bolle, con entrambe le autrici presenti, nonché una “folta” rappresentanza dei pizzaioli che sono protagonisti tra le pagine. A moderare l’evento, in maniera “frizzante”, tanto per restare in tema, la giornalista enogastronomica Laura Gambacorta, che non ha fatto mancare la sua in […]

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Napoli & Dintorni

Comunicati stampa

La luce del Natale 2018: il Natale a Minori

La luce del Natale 2018 (rassegna natalizia minorese quest’anno alla sua X edizione), si svolge dal 16 novembre al 13 gennaio e presenta un ricco programma di eventi e attività. Esibizioni musicali, spettacoli (fra cui La cantata dei pastori e Napoli Milionaria), cerimonie religiose e inaugurazioni di interessantissimi momenti artistico-poetici: tutto ciò è La luce del Natale 2018, un lungo procedere fra musica, arte, poesia, danza, religione nella cornice affascinante del comune di Minori (in provincia di Salerno). La luce del Natale 2018: fra gli spettacoli in programma, La cantata dei pastori e Napoli Milionaria Fra gli spettacoli proposti ne La luce del Natale 2018, si ricordano La cantata dei pastori, con Peppe Barra (che ne cura anche la regia) nel ruolo di Sarchiapone (sulla musica originale e sui testi di Roberto De Simone) e Napoli Milionaria (sull’originale opera di Eduardo De Filippo) messa in scena – nell’ambito de La luce del Natale 2018 – dalla Compagnia teatrale “Il Proscenio”. (Il programma è finanziato dalla Regione Campania con l’intento di valorizzare le chiese barocche monumentali della Campania). La cantata dei Pastori sarà messa in scena il giorno 11 dicembre alle ore 20.30 presso la basilica di Santa Trofimena di Minori, in collaborazione con la Regione Campania, la Società Campana Beni Culturali, l’Arcidiocesi di Amalfi – Cava de’ Tirreni e la Parrocchia di Santa Trofimena di Minori. La regia dello spettacolo è curata da Peppe Barra (che interpreta nella Cantata dei pastori il personaggio di Sarchiapone), le musiche sono di Roberto De Simone, Lino Cannavacciuolo, Paolo Del Vecchio e Luca Urciuolo. Lo spettacolo rappresenta con rimaneggiamenti e reinterpretazioni l’originale opera di Andrea Perrucci (scritta nel 1698), che rappresenta uno dei testi precipui del teatro barocco partenopeo. Napoli milionaria sarà reinterpretata dalla Compagnia Il Proscenio per 8 serate (25, 26, 29, 30 dicembre; 1, 2, 3, 6 gennaio) presso il Palazzo delle Arti di Minori (è necessaria la prenotazione al numero telefonico 089877087, uffici della ProLoco di Minori). Fra gli interpreti: Andrea Reale, Salvatore Bonito, Valerio D’Amato, Antonio Proto, Enzo Oddo, Anna Dumas, Trofimena Bonito, Annamaria Esposito, Luciana Esposito, Antonietta Caproglione, Mattia Ruocco, Giovanni Citarella, Antonio Mansi, Federica Civale, Armando Malafronte; regia di Lucia Amato. La luce del Natale 2018: la rassegna in dettaglio 16 novembre ore 16.00 – Basilica di Santa Trofimena Inizio della seconda fase della Peregrinatio delle Sacre Reliquie nei paesi della Costiera (Agerola, Furore, Conca de’ Marini, frazioni di Amalfi, Praiano, Positano, Amalfi centro ed Atrani). 24 novembre ore 19.30 – Piazza Umberto I Accoglienza delle Sacre Reliquie di Santa Trofimena rientranti da Atrani e Cerimonia di accensione dell’Albero di Natale – Processione fino alla Basilica di Santa Trofimena. Esibizione del gruppo “Symphonia Costa d’Amalfi”. 25 novembre ore 16.30 – Centro storico e Piazza Umberto I Secondo Raduno Zampognaro “I Suoni del Natale” – musiche e canti tradizionali natalizi con la partecipazione di gruppi di zampognari; ore 19.00 – Sagrato della Basilica di Santa Trofimena Esibizione dei gruppi di zampognari 27 novembre ore 18.00 – Basilica di Santa Trofimena Solenne chiusura […]

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Libri

Folkville: il nuovo romanzo di Giancarlo Marino

Folkville. Cronache da una città leggendaria è il nuovo romanzo di Giancarlo Marino edito con la casa editrice Homo Scrivens. Folkville. Cronache da una città leggendaria: l’intreccio Folkville. Cronache da una città leggendaria è sicuramente un libro complesso e l’espressione “sui generis” lo descriverebbe forse perfettamente, in quanto difficilmente identificabile in una determinata categoria narrativa; tutto in Folkville diviene altro, modificandosi in caleidoscopici – e psichedelici, oso dire – intrecci di parole, concetti, generi e loci narrativi. D’altronde, lo stesso Giancarlo ha esplicitamente affermato per il suo libro (in una recente intervista che ha rilasciato per il nostro giornale): «Quello di Folkville è un mondo immaginario che, però, affonda le sue radici nella realtà della tradizione orale occidentale, in particolare nel folklore urbano» e continua immaginando che «i lettori si lascino trascinare dal ritmo e dalle fantasmagorie di questo romanzo». Ritmi veloci, improvvisi cambi di “rotta”, nel mare magnum della narrazione picaresca dove tanto confluisce in un caos che è pur ordine («Scrivere significa cercare un principio di ordine di fronte a una realtà assurda, che ordine non ha», cito ancora Giancarlo). Folkville. Cronache da una città leggendaria: la struttura del libro Cos’è, in sostanza, Folkville. Cronache da una città leggendaria? Cosa vuole comunicarci l’autore e quali gli strumenti narrativi e retorici di cui si serve? Si parta dalla trama: essa si snoda lungo la direttrice della fantasia e della “leggenda metropolitana”; il filo sotteso è quello del “così mi è stato detto” espresso dalla frase – che Giancarlo ripete a più riprese nel suo romanzo – “o almeno così ha detto l’amico di un mio amico”, declinata al tempo presente o al passato prossimo; ed è proprio in quei “o almeno così dice” e “o almeno così ha detto” che sembra racchiudersi il senso del testo: un parlare per favole e leggende, tramandate a voce, mai verificate (perché inesistenti) ma accolte per vere fedeli all’adagio del “non è vero ma (forse) ci credo”. Da notare la suddivisione delle scene narrative non in capitoli (canonici per un romanzo) ma in tavole: coerente scelta dell’autore che descrive le “avventure” del protagonista (gestore di una fumetteria) che vagola nel fantasioso – e spaventoso – mondo delle leggende metropolitane. Non solo: orrore, fantascienza, assurdo e demenziale si incrociano bisecandosi e dando origine ad una materia poliforme; si ritrova tanto nel crogiolo che Giancarlo Marino mostra al lettore (quello stesso crogiolo da cui lui stesso, d’altronde ha tratto materiale per  suo testo). Surreale, fantasmagorico, scorretto e perturbante: un testo sui generis (si è già detto) in cui a qualcuna delle strane storie raccontate viene addotto un “forse perché così ha deciso il tizio che mi ha raccontato questa storia”. È tutto un groviglio di racconti incastrati in altri racconti, piccole storielle introdotte ex abrupto che dilatano il corso della storia principale. Ma la leggenda è così: un continuo andare e tornare, un continuo partire da un centro e spostarsi diagonalmente verso la periferia, fra linee sghembe di pensiero e alternative tangenti al cerchio della realtà. Folkville. Cronache da […]

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Napoli & Dintorni

“Streets of Naples” di Danilo Marraffino: un racconto audiovisivo in un preciso tempo e luogo

“Streets of Naples”, il nuovo progetto di Danilo Marraffino Rossana Rossanda in Quando si pensava in grande scriveva: «Queste interviste sono piuttosto liberi dialoghi, colpi di sonda, che raccontano come questo o quel personaggio vedeva il mondo in quel preciso tempo e luogo». La giornalista italiana continua scrivendo: «E quando non si è ragazzi convinti che il mondo sia cominciato ieri, ci sussurrano di che materia siamo fatti, se anche nelle persone più lucide gioca qualche cosa di simile al sogno». Ecco, bisogna partire da qui e distanziarsi da quel sussurro per convincersi di altro, per avere uno sguardo più lungo, per intenderci. Raccontare, in questo modo, diventa una voce che si distingue da quel sussurro degli uomini. Ma qual è il medium più efficace per raccontare ciò che si vede? Quasi per documentarlo. La parola, la fotografia, la sequenza rapida, le immagini? La scelta di Danilo Marraffino, giovane artista napoletano, cade sull’audiovisivo per “raccontare” la realtà napoletana “in quel preciso tempo e luogo”. L’idea di creare un mosaico culturale partenopeo ha dato luogo al progetto “Streets of Naples” e a detta dell’artista per «fare qualcosa che unisse la mia visione di Napoli nel raccontarla unendo il tecnico all’artistico, creando, così, qualcosa di istintivo con un minimo di struttura. Mi sono inventato questo racconto di un minuto audiovideo con la collaborazione di Gian Paolo Fioretti che cura la musica». Ogni episodio, infatti, non è solo dedicato ad una strada di Napoli, ma ha una sua musica, una base creata da Gian Paolo Fioretti, in arte Mux, proprio per quel minuto di realtà presa singolarmente dalla quotidianità. “Streets of Naples” di Danilo Marraffino, la dinamicità per raccontare Danilo per girare Streets of Naples si muove con una camera professionale piccola, senza microfono o supporti, in modo da potere «essere agile senza dare nell’occhio. È tutto a mano per la dinamicità». Inoltre, raccontare qualcosa attraverso le immagini in un minuto è per Danilo una sfida in più, non solo perché ormai ciò che il mondo degli internauti offre è un prodotto visivo estremamente sintetico (questo tipo di procedimento ha intaccato anche la musica), basti pensare alle promo, alle pubblicità. Ma al di là dei social e di questo “range” standardizzato, è qualcosa che si avvicina al pubblico, o alle abitudini del fruitore. La vera sfida è proprio qui: utilizzare un “filtro” standard in modo inedito e certamente non per intrattenere o spingere al consumo. C’è qualcosa «di più personale, sono i miei occhi, comunque racconto quello che vedo, cercando di far uscire non solo il folklore ma anche la problematica di quella strada. Lo spazio di un minuto permette di raccontare nella giornata nello specifico quello che succede, è un fatto unico». Ad esempio, per l’artista napoletano, via dei Tribunali è via dei Tribunali, con l’affluenza di un turismo lampante «però magari succede qualcosa di unico proprio in quell’istante», proprio quando il medium attualizza e distende quella realtà. Nel video, infatti, il primo pubblicato, si riprende la via nel caratteristico chiacchiericcio e affollamento del centro storico, tra il turismo gastronomico, per […]

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Eventi/Mostre/Convegni

World Press Photo 2018: l’imperdibile mostra fotografica al PAN di Napoli

World Press Photo 2018, una mostra da non perdere “World Press Photo” torna a Napoli con un imperdibile appuntamento al PAN – Palazzo delle Arti Napoli. Dal 24 novembre al 16 dicembre sarà infatti possibile ammirare la mostra di fotogiornalismo più importante al mondo. Èil terzo anno che l’esposizione presente in oltre 100 città e 45 paesi, giunge su suolo partenopeo grazie al lavoro congiunto di CIME e dell’ Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. La mostra si snoda in diverse sale e comprende 135 foto scattate da 42 fotografi provenienti da tutto il mondo – Australia, Bangladesh, Belgio, Canada, Cina, Colombia, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Russia, Serbia, Sud Africa, Spagna, Svezia, PaesiBassi, RegnoUnito, USA e Venezuela -. La foto tra le fiamme di Ronaldo Shemidt vincitrice del World Press Photo 2018 Si tratta di opere appositamente selezionate da una giuria internazionale che per tre settimane si è impegnata cercando di selezionare solo alcune delle 73.044 fotografie candidate da 4.548 fotografi. Un lavoro tutt’altro che facile trattandosi di una delle principali mostre nel settore e condotto egregiamente da Magdalena Herrera, direttrice della fotografia Geo France, France Thomas Borberg, capo photo-editor di Politiken, Marcelo Brodsky, visual artist, Jérôme Huffer, capo del dipartimento fotografico di Paris Match, Whitney C. Johnson, vice direttrice della fotografia al National Geographic, BulentKiliç, responsabile fotografico di AFP in Turchia, Eman Mohammed, fotogiornalista. L’inaugurazione del World Press Photo 2018 ha visto la partecipazione non solo del sindaco di Napoli Luigi de Magistris e dell’Assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele, ma soprattutto di un’ospite d’eccezione, il fotoreporter pluripremiato iraniano Manoocher Deghati, lieto di prendere la parola in occasione di “World WordPress Photo”. L’omonima Fondazione da ormai sei decadi rappresenta una delle maggiori organizzazioni indipendenti e no-profit che si batte e si impegna per tutelare la libertà di informazione, inchiesta ed espressione. La mostra promuove il fotogiornalismo di qualità e consente di apprendere e rivivere con un solo sguardo gli avvenimenti più rilevanti dei nostri tempi in ogni parte del mondo. Il vincitore di questa edizione è il fotografo venezuelano Ronaldo Shemidt. La foto è di grande impatto, non a caso ha vinto anche il primo posto nella categoria Spot News, immagini singole. Raffigura un ragazzo avvolto dalle fiamme che corre cercando di salvarsi, l’incendio era dovuto all’esplosione di una motocicletta durante una manifestazione di protesta il 3 maggio 2017 contro il presidente Nicolàs Maduro a Caracas. Fortunatamente poi il ragazzo, Josè Victor Salazar Balzaed, è sopravvissuto, riportando ustioni di primo e secondo grado.

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Francesco Di Bella: “‘O Diavolo Tour” approda al Teatro Sannazaro il 12 dicembre

Francesco Di Bella, “‘O Diavolo Tour” : l’artista approda  al Teatro Sannazaro il 12 dicembre, per la presentazione del suo nuovo disco di inediti. Magrolino, dagli occhi vispi e con un timbro rauco, graffiato e inconfondibile. L’andatura sempre uguale, del resto lui non è mai cresciuto, come cantava in Vesto sempre uguale. La risata fresca da eterno guaglione del centro storico napoletano e di Piazza San Domenico: Francesco Di Bella si porta addosso, come un aroma delicato, una napoletanità malinconica e ombrosa, con negli occhi i fasti e la distruzione di un’epoca che non tornerà più. Francesco Di Bella, pietra miliare del sound napoletano ed ex leader della storica band 24 Grana, approda al Teatro Sannazaro di Napoli in via Chiaia 157, alle ore 21 del 12 dicembre. Di Bella, col suo gruppo, ha scritto la storia del sound di Partenope, tra dub, reggae, sonorità mediterranee, post-punk e rock elettronico, configurandosi come una delle stelle polari del panorama musicale della città. Dopo lo scioglimento dei 24 Grana, Francesco Di Bella aveva portato in giro, con il progetto “Francesco Di Bella & Ballads Café”, i successi dei 24 Grana in chiave acustica e intimistica, con Alfonso Fofò Bruno alla chitarra. Era stata poi la volta di “Nuova Gianturco“, nel 2016, album che accarezzava la Napoli di periferia, quella che dava le spalle al mare. Non la Napoli di mille colori di Pino Daniele, ma quella sofferta, periferica e dislocata dai colori più vividi. Ora, è la volta di “‘O Diavolo”. O Diavolo”, titolo che oltre all’intero album dà il nome anche al brano d’apertura, deriva dalla parola greca Διάβολος (diábolos),  che include tra i suoi significati innanzitutto quello di “colui che divide”. Il diavolo agita le acque, crea spaccature e perturbazioni e fascino proibito. Il diavolo è il leitmotiv di questo periodo storico, fatto di piacere miscelato col nichilismo: il piacere del godimento fine a se stesso, dell’edonismo, delle arti, del cibo e della musica, e il nichilismo, che sull’altare di quello stesso piacere, polverizza e annulla ogni responsabilità. Il diavolo è la torre di Babele, il caos atavico della nostra epoca che spinge le genti nel suo vortice,  seducendole col fascino distruttivo degli oggetti corruttibili e delle gioie materiali. Ma il diavolo non potrà mai prendersi pienamente l’anima di tutte le cose, e non potrà mai prendersi l’amore. Bisogna ripartire proprio dall’amore, non quello banalizzato e mercificato e sulla bocca di tutti, ma l’amore ancestrale che sgorga dalla musica, il mezzo di comunicazione più innocente e scandaloso che ci sia. L’unico a poter combattere “‘o diavolo”. Lo scorso 18 ottobre, è uscito, in anteprima su Fanpage, “’O Diavolo”, il video del singolo che ha anticipato l’album, la cui etichetta è “La Canzonetta Records”. La tracklist è la seguente: ‘O Diavolo Scinne Ambresso Stella nera Rivelazione Il giardino nascosto Rub-a-dub style Canzone ‘e carcerate Sulo pe’ te Notte senza luna Non rimane che lasciarsi sedurre dalla voce di Di Bella il 12 dicembre al Teatro Sannazaro, e farsi inebriare da una […]

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Frances P., intervista ad una giovanissima musicista sarda col blues nel sangue

Intervista a Frances P., giovane musicista: dalla Sardegna ai sogni, da dietro le quinte fino al palcoscenico. Frances P. è un nuovo fresco germoglio di musica, sgorgato dalla realtà di un’isola misteriosa e misterica. Frances P. viene dalla Sardegna, il suo ep d’esordio, “No Regrets” è composto da quattro canzoni per voce e chitarra ed è semplice e istintivo come lei, una ragazza giovanissima che ha come stelle polari Ed Sheeran, Stevie Wonder e Paolo Nutini. Un po’ r’n’b, decisamente blues, questa ragazza farà sicuramente parlare molto di sé. Entriamo nel mondo di Frances P., dando la parola direttamente a lei e alla sua musica. Ciao Francesca. Grazie per la disponibilità. Innanzitutto, chi è Frances P.? Da brava amante dei Nirvana, il tuo nome mi fa pensare alla canzone “Frances Farmer Will have her revenge on Seattle”. Frances P. è un nomignolo che mi diede mia sorella quando iniziai a far sentire le mie canzoni alla famiglia. A dire il vero inizialmente era “Francis” ma poi il mio migliore amico proprio per quella canzone mi consigliò di mettere la “e” al posto della “i” ! Chi è Frances P. deve ancora scoprirlo appieno la stessa Frances! Sono una persona molto semplice e questa semplicità la porto anche nella mia musica, non sono una che usa paroloni o fa cose spaziali con la voce. Nei miei testi scrivo come vanno le cose e con la voce esprimo come mi sento, mi sfogo e quando mi esibisco lo racconto agli altri. Come hai capito di voler fare la musicista? Mi è sempre piaciuto il mondo della musica ma preferivo sempre stare dietro le quinte, non amavo mettermi in mostra perché è sempre stata una cosa molto personale. Dopo aver visto la reazione degli altri riguardo la mia voce e le mie canzoni sono rimasta spiazzata, non avrei mai creduto che sarei potuta piacere o che potessi essere “brava”, ma ciò mi ha fatto pensare che forse non era solo una pazzia o un qualcosa da sognare la notte, bensì una possibilità. Il tuo album come è nato? Quali sono le tue influenze maggiori? Le canzoni contenute nell’ep appartengono tutte a periodi diversi della mia vita, alcune canzoni son state scritte qualche anno fa, altre nel 2018, ho voluto racchiudere quelle in cui credo di più in questo cd. Sicuramente la canzone scatenante è stata “No regrets like mama”, la prima composta. Questa canzone mi ha fatto davvero credere che io ce la potessi fare, mi ha fatto credere nelle mie capacità; è sicuramente la mia preferita. Le influenze maggiori son date da Paolo Nutini e Stevie Wonder, i quali sono stati fondamentali per il primo brano, e Ed Sheeran. Parlaci della situazione culturale e musicale in Sardegna. La Sardegna è ricca di cultura e musica, purtroppo le possibilità per chi vuole sfondare nel mondo musicale non son troppe. Ogni cosa della mia terra mi aiuta a trovare ispirazione, fra tradizioni e paesaggi. Spesso quando compongo penso alla musica folk sarda, alle armonie […]

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March. pubblica il suo album d’esordio: Intervista

March. (nome d’arte di Marcello Mereu) esordisce con Safe & Unsound, un album di 14 brani interamente cantati in inglese (a parte Un’estate fredda) in cui rabbia, nostalgia ed energia positiva escono dalla sua voce profonda. Eroica Fenice ha intervistato il cantante… la parola a March. Ciao Marcello, partiamo dal tuo nome d’arte: March. è semplicemente un diminutivo del tuo nome o cela qualcos’altro? ​Ciao a tutti! March. è in effetti un diminutivo del mio nome, tra l’altro ho diversi amici che mi hanno sempre chiamato March. L’altra ragione è che sono nato il 4 marzo, quindi è un mese a cui sono particolarmente affezionato. Lo so, è anche la data di nascita di grandi cantautori come Lucio Dalla e Umberto Tozzi… È un onore per me!    Vivi lontano dalla tua patria da tantissimo tempo. Cosa ti manca di più? Pensi che in futuro potresti ritornare a vivere in Italia? ​Sono attaccatissimo all’Italia e ci torno spessissimo per lavoro e per trovare la mia famiglia in Sardegna. Ho passato quasi due terzi della mia vita all’estero, ma mi mancano tantissime cose dell’Italia. Alcune forse un po’ banali come il caffè; senza un buon caffè non vivo. Altre più profonde come il senso dell’umorismo e di auto-ironia che trovo spesso anche fuori (l’avevo ritrovato tantissimo in Inghilterra quando ci abitavo), ma non con altrettanta costanza. E poi mi manca troppo il mare, soprattutto in inverno e in primavera.    La tua formazione culturale e gli studi di psicologia influenzano in qualche modo la tua musica o corrono su due binari completamente diversi? ​ ​Sono contento che mi faccia questa domanda, grazie. Per me corrono su binari assolutamente paralleli e a volte proprio sullo stesso binario! Per me i testi di una canzone sono sempre stati importantissimi. Fra i miei autori e cantanti preferiti ci sono Fiona Apple, Depeche Mode e Alanis Morissette che hanno scritto davvero delle opere d’arte dal punto di vista dei testi, combinando la possibilità di parlare di temi profondi con delle melodie e musicalità accattivanti e orecchiabili. Io sono un po’ all’antica da questo punto di vista. Mi piace ascoltare musica leggendo i testi e riflettendo a tute le emozioni che un brano mi può trasmettere. Capire o cercare di capire la psiche umana sarà per me sempre un interesse enorme e una ricerca continua. Riuscire a esprimere anche solo una frazione di questa anche parziale comprensione o ricerca tramite la musica è un vero privilegio.   Safe & Unsound è il tuo album d’esordio pubblicato con l’etichetta discografica indipendente Cello Label. Il fatto che si tratti di una realtà di origini italiane è stato d’aiuto per la collaborazione? ​Assolutamente. Benché l’album sia interamente in inglese (fatta eccezione per Un’estate Fredda, bonus track e versione italiana del mio prossimo singolo Long Cold Summer), lavorare con tanti italiani ha creato una vera immediatezza nella comunicazione. Non avrei potuto sperare di meglio dal punto di vista umano.   Nel 2016 c’è stato un caso di omicidio di un nostro connazionale in territorio egiziano che ha avuto […]

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Memorandum: nuovo album di Fabiana Martone | Intervista

In occasione dell’uscita dell’album Memorandum, intervista a Fabiana Martone, cantante attiva nel panorama napoletano con diverse esperienze e progetti (per citarne alcuni il quartetto al femminile Sesèmamà e la collaborazione con i Nu Guinea). Memorandum è il nuovo album di Fabiana Martone, realizzato mediante una campagna di crowdfunding, che le ha permesso di registrare, produrre e distribuire 11 tracce. Il disco, pubblicato da SoundFly con distribuzione Self, è stato presentato lo scorso 11 novembre alla Feltrinelli di Napoli. Memorandum ha visto Fabiana Martone nelle vesti di “autrice, arrangiatrice, direttore artistico, e produttrice artistica ed esecutiva”, supportata nella realizzazione di questo progetto da Luigi Esposito e Bruno Tomasello. Nella scrittura dei testi la cantante è stata affiancata da diversi autori: Ciro Tuzzi, Marco d’Anna, Emanuele Ammendola, Luca Di Maio, Alessio Arena, Umberto Lepore, Salvatore Rainone e da Bruno Savino di SoundFly. Fabiana Martone e Memorandum Il mondo di Fabiana Martone è colorato di un’atmosfera rarefatta che si sostanzia attraverso una voce carismatica. Tutto è perfettamente incastonato: la stretta consonanza tra testi, melodie ed armonie è il vero asso nella manica di questo lavoro. Si avverte nota dopo nota, brano dopo brano, la volontà di portare avanti un progetto, di rendere realtà qualcosa che già esisteva ed andava solo trasformato in musica. Una bella magia potersi lasciar trasportare dalle undici canzoni di Memorandum, aventi un ciclo tematico nel quale si susseguono i momenti di una giornata: dalle canzoni del mattino (Geopolitica sentimentale, Memorandum e Niente ‘e che), si giunge poi alle tracce del dopo pranzo (Me passa ‘o genio e L’albero di Carnevale), continuando con quelle della sera (Sospesi a Corso Malta, Era solo avere, Citofonare Martone) e, completando quasi il cerchio con il pezzo di una notte insonne (La quadratura della luna), si termina con le canzoni dei sogni (Il fuoco e Sirena). In Memorandum vi è la partecipazione di un ricco team di musicisti (Fabrizio Fedele, Emiliano Barrella, Luigi Scialdone, Lorenzo Campese, Gabriel D’Ario, Francesco Fabiani, Davide Maria Viola, Derek di Perri, Michele Maione, Lino Cannavacciuolo, Marco D’Anna, Rainone e Lepore  e gli stessi Esposito e Tomasello), che hanno reso l’album ancora più variegato ed emozionale. Il cerchio di Memorandum si chiude con una preziosa novità all’interno del disco, in quanto l’album contiene un artbook con undici tavole (una per ogni canzone) realizzate da vari artisti, illustratori, disegnatori e pittori (Martina Troise, Cyop e Kaf, Nikkio, Clelia Leboeuf, Nando Sorgente, Nicola De Simone, Dario Protobotto, Vincenzo Aulitto, Alexandr Sheludko, Alessandro Rak), i quali hanno avuto la possibilità di trasferire l’interpretazione dei brani di Memorandum in una forma d’arte differente dalla musica. Memorandum, un monito da scolpire nella testa, un album da ascoltare con calma, per assorbirne messaggi, passaggi e vibrazioni positive. Quattro chiacchiere con Fabiana Martone Come nasce questo disco e quali sono state le influenze musicali che hanno segnato Memorandum? Era una mia idea da un po’ di tempo, quella di provare a fare un disco io, piuttosto che realizzare una collaborazione con qualcuno. Già avevo registrato dischi, il primo da solista, il secondo come cantante, il terzo in cui […]

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Fluctus – Storia d’Oltre Oceano al teatro Salvo D’Acquisto: intervista alla compagnia Chevordì

La nuova compagnia teatrale Chevordì porterà in scena mercoledì 12 dicembre alle ore 21:00 al teatro Salvo D’Acquisto lo spettacolo Fluctus – Storia d’Oltre Oceano, liberamente ispirato al celebre monologo teatrale di Alessandro Baricco, Novecento, che narra l’affascinante storia dell’omonimo pianista che visse tutta la sua vita su una nave, senza mai toccare terra, facendo del microcosmo della nave e della sua musica il suo universo. Ma Fluctus, la storia di Novecento rivisitata dalla compagnia Chevordì, ci racconta la magia di questa leggenda da un punto di vista differente, in un susseguirsi di flashback e ricordi di chi l’uomo che visse sospeso sull’acqua e che faceva volare le dita sul pianoforte lo ha conosciuto. Ci siamo fatti raccontare quest’esperienza da Chiara Primavera, sul palco insieme alla compagnia Chevordì Come nasce la vostra compagnia? La nuova compagnia Chevordì rinasce nel 2018, dopo aver fatto il suo primo debutto sulla scena nel 2017 con una commedia brillante. Dato il grande successo si è poi deciso di rifondarla con nuovi componenti e un obiettivo di crescita, che ci ha portato anche alla decisione di trovare una nuova dimensione espressa attraverso un genere diverso, puntando alla prosa impegnata. Novecento è già un monologo teatrale: quali sono state le maggiori difficoltà nell’approcciare al testo teatrale di Baricco per ricreare qualcosa di nuovo e diverso? È come se questo qualcosa di nuovo e diverso si fosse impresso nella nostra immaginazione fin dalla prima lettura: vedendolo non come un monologo, ma come un potenziale mezzo per espandere il carattere di Novecento e raccontare tutte le sue sfumature attraverso una e più voci allo stesso tempo. Fluctus indaga il personaggio di Novecento per come appare agli occhi di chi lo ha conosciuto: da dove nasce questa idea? Vogliamo raccontare di Novecento come essere umano e non come leggenda: per farlo diamo voce a chi lo incontrò su quella nave e lo conobbe come persona e non come personaggio. Il pianoforte ha un ruolo fondamentale nel testo di Baricco. Che ruolo ha la musica nel vostro spettacolo? La musica è il perfetto anello di congiunzione, visto come eredità che Novecento ha lasciato ad ogni persona che è salita sul Virginian. In questo modo vive ancora nella memoria di chi ha ascoltato la sua musica e attraverso di essa. Progetti futuri della compagnia? In progetto ci sono altre repliche di Fluctus in una delle chiese sconsacrate più belle di Napoli, al centro storico. Inoltre vogliamo continuare la nostra collaborazione con l’ONLUS Bambini senza confini e intraprendere una partnership con una rete di scuole e licei a Napoli e provincia. Il resto è tutto da vedere, siamo pronti a cogliere ogni occasione e aperti a tutto. Non ci resta che augurare in bocca al lupo alla compagnia Chevordì ed invitarvi ad assistere allo spettacolo e lasciarvi travolgere ed emozionare dalla poesia di questa storia senza tempo! – Fluctus – Storia d’Oltre Mare Data unica: mercoledì 12 dicembre, ore 21:00 Teatro Salvo D’Acquisto, via Morghen, 58. Con, in ordine di apparizione: Antonio Aliberto Chiara Primavera […]

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Il musical Musicanti incanta omaggiando Pino Daniele e Napoli

Il vento soffia e porta al Teatro Palapartenope le melodie di Pino Daniele e una storia che si svolge tra i vicoli della sua amata città. “Musicanti”,in scena dal 7 dicembre, è un musical che racconta la storia di Antonio, un giovane fiorentino che per un lascito testamentario è costretto ad andare a Napoli. Scoprirà poi che il padre, mai conosciuto, gli ha lasciato tutto in eredità, compreso un locale storico del porto dove si esibiscono molti musicisti e artisti. Lo spettacolo si svolge sulle note musicali di Pino che si intrecciano perfettamente alla trama e si fanno portavoce dell’anima dei personaggi. Bravissimi gli attori che non hanno deluso nella recitazione ma neanche nelle performance canore. Il rischio di un flop era innegabile, già precedenti concerti dedicati al beniamino partenopeo aveva suscitato molte critiche, ma “Musicanti” fa eccezione. Accolto con estremo entusiasmo, è riuscito ad omaggiare non soltanto l’artista e le sue musiche, ma soprattutto la Napoli vista con gli occhi di Pino Daniele. Una città superstiziosa dalla pratica saggezza popolare, un piccolo mondo dove il caso e la fortuna hanno un ruolo di primo piano. L’anima della Napoli raccontata nelle canzoni e dal musical è come il vento che va e viene, porta novità e misteri, mescola le carte e spinge via, separa e unisce. Ed è così che Antonio giungerà a Napoli, un sussurro lo farà innamorare di Annarella e della città, un capriccio del destino gli farà riscoprire le proprie origini e riabbracciare in cuor suo il padre defunto. Le sonorità sono fortemente ispirate al jazz di Pino e ai suoni della città e hanno avvolto gli spettatori mantenendo sempre alta l’attenzione del pubblico. Il progetto è nato da un lavoro lungo tre anni e, finalmente, prodotto da Sergio De Angelis per Ingenius Srl e con la direzione artistica di Fabio Massimo Colastanti. La delicatezza e la verve comica dei testi si devono ad Alessandra Della Guardia e Urbano Lione, mentre la regia è opera di Bruno Oliviero. Il musical Musicanti è un omaggio a Pino Daniele e la sua Napoli «Simmo lazzari felici  gente ca nun trova cchiù pace  quanno canta se dispiace  è sempe pronta a se vuttà’  pe nun perdere l’addore  Simmo lazzari felici  male ‘e rine ma nun se dice musicant senza permesso ‘e ce guardà’  e cu ‘e spalle sotto ‘e casce.» Le canzoni del musical Musicanti sono tratte dai primi tre album dell’artista partenopeo ma di tanto in tanto compaiono anche altri grandi successi posteriori. Da “Na tazzulella ‘e cafe” a “Napule è”, da “Yes I know my way” a “Anima”, tutti i brani sono stati interpretati magistralmente dagli attori a cui va i merito di non aver tentato di scimmiottare Pino Daniele nel timbro o nello stile, ma di aver adattato i testi all’essenza dei personaggi interpretati, pur sempre nel rispetto delle canzoni originali. Un cast di tutto rispetto e molto ampio, le performance musicali sono state esibizioni dei “vecchi” musicisti di Pino Daniele: Hossam Ramzy, percussioni; Alfredo Golino, batteria; Fabio Massimo Colasanti, chitarra; Elisabetta Serio, tastiere; Roberto d’Aquino, basso; Simone Salza, […]

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Franco Califano al Tram, “Io francamente” di Ivano Bruner

Ieri sera, al TRAM, è stato inscenato “Io, francamente”, uno spettacolo su Franco Califano scritto e diretto da Ivano Bruner con Ivano Bruner e Anna De Dominicis, con la collaborazione di Eduardo De Dominicis e Anna De Dominicis. “Io, francamente” inaugura il tris di spettacoli che il Tram dedica, in questa stagione teatrale, al mondo della musica. Triade completata da “Lontano lontano” (dal 18 al 20 gennaio 2019), incentrato sulla vita di Luigi Tenco, e “Break on Trough” (dal 29 al 31 marzo 2019), che tratta la storia di Jim Morrison. Il racconto biografico del “Califfo” diventa pretesto per parlare di quest’artista dall’aria da conquistatore e la penna di chi sa andare in profondità a cogliere sentimenti universali e occasione per commemorare i suoi compromessi con un mondo difficile. Una vita costellata dal sesso, dagli eccessi, dalla disillusione e dal cinismo, che conosce alti e bassi e che diviene la poetica esistenziale di tutta la sua produzione artistica,  in cui l’amore viene sempre preso a calci dalla realtà. Un’esistenza che lui accetta, evitando qualunque scelta previdente di vita possa farlo sentire prigioniero. Franco Califano è stato un cantautore consacrato alla libertà più assoluta. “Io, francamente”, la vita bizzarra e controcorrente di Franco Califano al Tram Sabato sera, 8 dicembre. A Port’Alba, l’odore dei libri antichi, moderni e scolastici delle sue bancarelle diurne si dissolve in quello di una rosa putrefatta, fino a divenire aria fredda e pungente che ti entra nelle ossa. Ha l’aroma rancido della solitudine, della stanchezza e della miseria. La fragranza inconfondibile della tristezza. Il teatro Tram di via Port’Alba porta sul palco la vita di un uomo che aveva una chitarra per amica e con voce malandata cantava e suonava la sua libertà: il grandissimo talento, poeta del romanticismo romanesco, Franco Califano. L’uomo che è stato insignito della laurea honoris causa in Filosofia da parte dell’Università di New York per la vita vissuta, per aver scritto una delle più belle pagine della Canzone Italiana, facendo vincere la pratica sulla teoria. Una personalità oscura e splendente, dalla sensibilità straordinaria. Un artista scomodo affamato di vita, che ha vissuto senza mai lasciare spazio all’ipocrisia. Un poeta maledetto, che ha musicato il suo pensiero ed è stato capace di parlare con grande schiettezza dell’illusione romantica che l’ha spinto a cercare il vero amore e della disillusione per non averlo trovato mai. Un seduttore seriale di donne che ha vantato di averne avute per sé millecinquecento circa. Un concentrato d’irrequietezza e mediocrità, brutalmente autentico, che prende coscienza della sua profonda solitudine, causa della smaniosa ricerca di un’assoluta libertà. Raccontare in poche righe quest’uomo di successo, bello come pochi, vulcanico e sensibile e alla continua ricerca solitaria della passione sarebbe pura follia, ma Ivano Bruner è riuscito a restituirci l’intero universo di quest’artista militante, perennemente sull’orlo del precipizio, sempre a testa alta, in meno di un paio d’ore. Ambientazione scarna  e qualche luce soffusa. Rossetto rosso sulle labbra. Voce rauca e profonda. Linguaggio diretto e tagliente. Borotalco sul viso. Bruner si fa saltimbanco tra […]

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Teatro

Poker con Francesco Montanari, una mano vincente al Teatro Sannazaro

“Poker” , l’opera teatrale di Patrick Marber, autore inglese noto anche per il suo lavoro di grande successo “Closer”, da cui è stato tratto anche un film hollywoodiano, è al Teatro Sannazaro dal 7 al 9 dicembre, con in scena Francesco Montanari e i ragazzi della Compagnia Gank per la regia di Antonio Zavatteri. “Poker” con Francesco Montanari: la mano o il giocatore? Prima di ogni altra cosa, c’è il giocatore. La mano, si, è fondamentale per la riuscita del punto, ma senza il giocatore, senza le sue qualità e il suo talento, persino due Assi diventano la peggior combinazione possibile. Questo lo vediamo spesso nel teatro come nel poker, dove ci ritroviamo spesso a constatare la bontà di un testo, di una interpretazione o di una dinamica regia, i quali presi singolarmente, senza l’armonia più totale tra tutte le parti chiamate in causa, rischia spesso di rivelarsi una delusione inaspettata, una buona partenza conclusa in malo modo. La versione di “Poker” presentata da Francesco Montanari al Teatro Sannazaro è messa in scena nella sua forma più originale e prima, scegliendo con saggezza di non cadere in una rivisitazione che avrebbe deprivato di molto la natura dell’opera. Non bluffano mai attori e regista, con una riproduzione italianizzata dove il “Check” è il “Passo” ma lasciano sapientemente quel gusto anglosassone all’opera, la quale potrebbe essere adattata ovunque, ma mai bene come in un sottoscala di un locale trendy della City. Questo dualismo, queste due facce della stessa realtà che si combinano e alternano il giorno e la notte, mettendo in luce le ombre dei rapporti quotidiani. La subordinazione come quella tra Capo e Dipendente, tra Padre e Figlio, o Figlio e Padre a seconda dei rapporti, viene qui messa in mostra e, al contempo, in gioco come ogni altra cosa. Come la vita stessa. Opta la regia per un coinvolgimento non estremizzato, per una trasformazione e una guida degli attori il più naturale possibile e lo fa con intelligenza poiché a questi attori, veri e unici artefici del successo, non c’è molto da dire, visto la loro capacità di tenere alta l’attenzione e di non lasciare mai cadere il punto. A loro vanno concessi il plauso e l’attenzione maggiore. Possiamo quindi giocare d’azzardo pure noi, seppur conoscendo bene già le nostre carte, e dire che al Teatro Sannazaro c’è una buona mano in scena, la quale non va foldata con facilità, ma seguita e sponsorizzata.

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Voli Pindarici

Voli Pindarici

Tre occhi azzurro cielo

Lui trovò la scatola, ma non l’aprì. Tornata a casa, lei la trovò sul tavolo. Un brivido partì dal suo polso orfano. I tre occhi che l’avevano protetta così a lungo le tornarono subito alla mente. Era tempo di andare. Lui era già arrivato, col solito minuto di anticipo. Il camion dei traslochi era partito. Mancava solo lei, la sua borsa e la scatola dei libri che non aveva voluto confondere con tutto il resto. Ultimo sguardo di ricognizione, un sospiro lungo, e stava per chiudersi la porta alle spalle, quando le venne in mente di una scatola. Della scatola. Era piccola. “Sembra fatta apposta”, aveva pensato quando l’aveva riempita anni addietro. L’aveva nascosta per bene, con lo scopo esatto di non trovarla più. O almeno di nasconderla alla vista; non solo quella degli occhi. Però quel pensiero latente volle risvegliarsi proprio allora. Conteneva una lettera, o forse due. E quel bracciale. La lettera era finita in quella scatola per il destino sfortunato delle lettere mai recapitate; ne aveva scritte diverse, tutte sempre consegnate al mittente. Quella no. Non perché non ne avesse avuto il coraggio. La ragione era la più banale di tutte. La ragione per la quale le parole restano imprigionate. Nessun occhio le accarezza, nessuna voce apre i lucchetti dell’inchiostro. Le cose erano semplicemente andate come dovevano. Due strade diverse, e le ultime parole mai dette, impigliate sulla carta. Ricordò tutto. Il momento in cui aveva finalmente deciso di scriverla, e ricordò anche che il secondo foglio non era una lettera, bensì la sua prima poesia, la prima ufficiale. Il bracciale era una sorta di sigillo. Per anni aveva abitato il suo polso, vissuto con lei. Tante volte, con un gesto involontario, ne accarezzava l’assenza. Tutte le volte sussultava, facendolo. Era sicura che avesse una vita propria, con quei tre occhi color del mare. Era uno di quei bracciali che abbiamo avuto tutti una volta nella vita, comprato l’ultimo giorno come souvenir di una vacanza organizzata in fretta. Era un regalo banale. Comune. E come tutti, lo comprarono un giorno d’estate. Al mare, quel giorno, ci si andava solo per guardalo. Volevano un sigillo, qualcosa che ricordasse insieme quel giorno, e quanto erano felici. Il bracciale fece il resto. Quando lo ripose nella scatola lo aveva tolto senza sciogliere il nodo; era stinto, morso dall’usura quotidiana. Sfilandolo dal polso, aveva temuto si rompesse. Che controsenso. Rimase intatto.   Glielo aveva legato stretto, e come di consuetudine aveva dovuto esprimere tre desideri, uno per ogni nodo. Ad oggi, uno solo si era realizzato. “Ti proteggerà” aveva detto. Lei non ci aveva creduto. Non era superstiziosa, né amava appropriarsi delle superstizioni altrui. Ma lo aveva accettato a cuore aperto. Poi aveva guardato il mare, e due braccia l’avevano stretta, inaspettatamente giuste. E così quei tre occhi divennero i testimoni inconsapevoli di una felicità che sboccia. La felicità delle prime volte, dell’ingenua inesperienza. E per tutto ciò che avevano visto, le era insopportabile guardarli, ormai. Come era possibile che se […]

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Non mi fa paura stare nell’ombra

Non mi fa paura stare nell’ombra. Molti sono terrorizzati dal buio, dall’assenza di orientamento e di punti fermi. A me invece il nero piace proprio per il suo essere labile, fluttuante, avvolgente. Nasconde i rossori, le debolezze, ciò che non si vuole vedere, lasciando tutto all’immaginazione. Si possono così assumere volti, sembianze, personalità diverse, riconducendo tutto a se stessi. Non si indossa una maschera ma la si prende in prestito, facendo piccoli passi a tentoni, orientandosi con la mente. Oggi è tutto affidato alla parola, gridata, gesticolata, sputata, lasciata lì a maturare nella consapevolezza o nell’indifferenza di chi ci ascolta. Perciò chiudo gli occhi, mi faccio cullare dal silenzio privo di gravità, come se fossi sola su una scogliera a picco sul mare, mentre odo il suono di pensieri mai pronunciati ad alta voce, che hanno il fascino del potenziale e il sapore amaro di ciò che poteva essere e non è stato. Non mi fa paura stare nell’ombra. Eppure non rinuncio alla luce. Ripenso alle tante volte in cui ho dovuto affrontare l’ansia da palcoscenico, prima del saggio di danza. Adrenalina, riflettori, pubblico in attesa. Era il mio posto e non ero nell’angolo, ero al centro. Spesso ho smarrito quel centro, quel movimento come forma di espressione di me. Si sente sempre il bisogno di qualcosa per completare il cerchio, di quel tassello mancante che si percepisce con prepotenza nel suo spazio vuoto, conferendo al tutto quel senso di precarietà senza volto. La comfort zone è sopravvalutata. Non sbilanciarti troppo, dicono. Sono stanca di stare in equilibrio, di pianificare emozioni, di agire sulla superficie delle cose con il peso dell’inespresso sulle spalle. È giunto il momento di sporgersi in avanti e cadere, di far oscillare l’ago della bilancia verso direzioni ignote, di chiudere gli occhi e sentirsi al sicuro anche nel buio. Non mi fa paura stare nell’ombra, la luce è qualcosa che non si vede.

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Cara estate, ora vai via

Cara estate, mi hai deluso. Quello che ci hai propinato ad agosto ti è sembrato forse un clima degno della bella stagione? È inutile che cerchi di giustificarti, promettendoci un ottobre spettacolare con sole e temperature sopra la media perché in autunno ci tocca lavorare e le ferie già consumate per te non ce le rende indietro nessuno. Nemmeno l’Italia ai Mondiali abbiamo potuto vedere quest’anno, che desolazione! Estate e film tv Inoltre, dove sono finiti i soliti film con te che fai da sfondo romantico e nostalgico? Per noi vacanzieri casalinghi, destinati inevitabilmente a trascorrere qualche ora della nostra giornata davanti al teleschermo, quei revival cinematografici rappresentavano ormai un attesissimo momento di svago e, mestamente attestata la loro prolungata assenza dai palinsesti, abbiamo dovuto virare sulle solite repliche ad oltranza di programmi già visti. Dov’è andato a finire Un sacco bello trasmesso il pomeriggio di ferragosto?  L’orario da terza serata, poi, non rende affatto giustizia a Ferie d’agosto, gravato pure da fastidiosi spot pubblicitari ogni quindici minuti. Nessuna traccia, invece, di Dirty Dancing, sprecato per coprire qualche buco di palinsesto in serate autunnali, per non parlare di Sapore di mare, sparito persino dalle programmazione delle tv locali. Cara estate, dov’è finito quel gusto un po’ amaro di cose perdute? Estate di tragedie Al di là delle osservazioni sul futile, sei riuscita comunque a fare di peggio. Le persone non dovrebbero morire così, in quel modo atroce, come fossero i protagonisti inconsapevoli di un film apocalittico di quart’ordine.  Molti di loro si recavano al mare con i bambini, lo sai? Una coppia doveva sposarsi a breve e altri ancora non lo so cosa avevano programmato per le loro vite ma poco conta. sono stati inghiottiti da un precipizio inaspettato e infernale, bagnati dalla pioggia battente e sommersi dalle macerie di un ponte traballante, emblema vergognoso e infame dell’Italia arrogante, superficiale e arruffona. Nessuno dovrebbe morire d’estate, come nessuno dovrebbe morire a Natale. Non si va via quando l’atmosfera incita al divertimento e l’attesa di vivere finalmente qualcosa di bello dona felicità. Non si dovrebbe morire nemmeno tra le rapide di un fiume, immersi nella gioia di condividere un’avventura con la famiglia e la natura restituisce invece vite spezzate e orfani inconsolabili. Il terremoto con quelle giornate sospese, le notti insonni e i minuti interminabili, potevi pure risparmiartelo. Estate e matrimoni Cara estate, per ritornare superfluo, è vero che sei la stagione dei fiori d’arancio, però potevi evitarci tutto quel teatrino mediatico e social sul matrimonio dell’anno tenutosi in quel di Noto, dove la riservatezza della celebrazione di un sentimento si è tristemente persa tra sprechi e ostentazioni, marketing ed hastag, eccessi spacconi e sceneggiate inopportune. Quel giorno, poi, molti italiani “influenzati”/“influenzabili”, smartphone alla mano nella loro qualità di invitati social alle nozze, sono stati indefessi spettatori e puntuali commentatori dell’evento al quale hanno contribuito a far giungere con il loro like ancora più soldi nelle casse dei due onnipresenti protagonisti. Inoltre, sono sicura che nei prossimi tre/cinque anni, la richiesta modaiola […]

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Avere un sogno… oggi!

«Io ho un sogno… che un giorno gli uomini si solleveranno e capiranno che sono fatti per vivere da fratelli… che tutti gli uomini rispetteranno la dignità dell’essere umano. Sogno che un giorno la giustizia scorrerà come l’acqua e la rettitudine come un fiume irruente». Così Martin Luther King scriveva negli anni ’60, urlando a gran voce un bisogno urgente di giustizia e la sconfitta di ogni sentimento razzista e belligerante. Erano quelli gli anni della speranza, del sangue che ribolliva vivo nelle arterie. Gli anni della più grande rivolta giovanile che la storia dell’uomo abbia sperimentato. Quel sogno di ieri i giovani di oggi lo hanno ereditato, ma lo hanno spogliato di entusiasmo e coraggio. E nel momento storico in cui quel sogno diviene più urgente, vien meno la speranza di lotta, la voglia di crederci davvero, come un tempo ci hanno creduto davvero loro, i figli della rivoluzione. Avere un sogno oggi equivale ad abolire le barriere dell’ipocrisia e del falso buonismo. Avere un sogno oggi equivale a impugnare un’arma più tagliente dei coltelli e più letale di cannoni e fucili, il coraggio cioè di vivere davvero, lottando strenuamente per le cose che contano: un amore che non faccia male, un lavoro che non risieda oltre le frontiere della propria terra, la dignità d’essere uomini e donne in un mondo in cui diritti e doveri non abbiano una veste formale, ma basi solide su cui costruire un futuro degno d’essere vissuto. Il bisogno di cambiamento brucia e arde come il sole cocente di mezzodì. E quel cambiamento risiede negli sguardi giovani di chi sperimenta la piaga della disoccupazione. Risiede nel cuore di ragazze e ragazzi costretti a lasciare affetti, amore, terra e cuore pur di approdare alle rive di una stabilità economica, deponendo spesso sogni ed ambizione. Risiede nel cuore e nella sofferenza di quanti vedono scomparire davanti ai propri occhi cari e conoscenti, risucchiati dal cemento dell’indifferenza e della corruzione. Vite spezzate, desideri tarpati, adulti colpevoli e giovani disillusi. È questa la cospicua eredità del XXI°. Questa la ricchezza che colma vuoti fittizi e mai dona autentica serenità. Ma la pena colossale risiede nell’attuale inerzia, nella superficialità, nel disincanto, nemici di quell’attivismo un tempo motore efficace per capovolgere abitudini e situazioni intollerabili. La futura “generazione d’idioti” di cui parlava Einstein è già qui, presente intorno a noi e siamo proprio noi, ciascuno coinvolto in prima persona. Perché quel che cede sotto i nostri piedi è innanzitutto la dignità e il rispetto personale prima che sociale. Ciò che manca a noi giovani oggi è quella scintilla che smuove le coscienze, che turba gli animi di quanti brancolano nell’errore. Ciò che manca è un vivo desiderio di rivalsa e di giustizia, quello in cui i nostri coetanei di mezzo secolo fa credevano davvero. Manca la pazienza, manca la capacità di comprendere la sana tempistica del momento dell’audacia e quello della riflessione. E così precipitiamo nel baratro della disperazione, in una dimensione in cui l’arduo sacrificio non viene ricompensato, bensì […]

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