Il 17 luglio al Teatro Vascello di Roma abbiamo assistito a due degli spettacoli in gara per il Roma Fringe Festival 2026: “Masnada Quest – Trova Margherita” ed “Ex-pose-me“, due lavori differenti nel panorama dell’arte performativa, accomunati da un minimalismo scenico e dalla presenza di due interpreti chiamati a sostenere interamente il peso del racconto sul palcoscenico.
Dal 13 al 24 luglio, il Roma Fringe Festival porta al Teatro Vascello quindici spettacoli in concorso, dando spazio a compagnie della drammaturgia contemporanea e opere del teatro indipendente che difficilmente trovano posto nei circuiti più tradizionali. Ogni serata diventa così una piccola esperienza da tre storie con linguaggi, temi e sensibilità differenti.
| Informazioni Evento | Dettagli Spettacoli |
|---|---|
| Rassegna | Roma Fringe Festival 2026 |
| Location e Date | Teatro Vascello (Roma), 13 – 24 luglio 2026 |
| Spettacolo 1 | Masnada Quest – Trova Margherita (di L. A. Lutrario) |
| Spettacolo 2 | Ex-pose-me (di David Marzi) |
Masnada Quest – Trova Margherita: un viaggio nelle contraddizioni di una generazione
Scritto e interpretato da Leonardo Alberto Lutrario insieme a Giacomo Toccacelli, Masnada Quest – Trova Margherita costruisce il proprio universo attraverso pochissimi elementi. La scena è completamente nera e gli oggetti vengono sostituiti da semplici cartelli sui quali è scritto ciò che dovrebbero rappresentare (concreto o astratto).
Il tutto segue la logica della gamification: come nei livelli di un videogioco, lo spettatore accompagna il protagonista nello svolgimento della sua “quest”. Il riferimento sembra essere soprattutto quello delle avventure testuali della fine degli anni Settanta, come Zork: non è necessario mostrare realmente una porta, una stanza o un oggetto. È sufficiente dichiararne l’esistenza perché il pubblico li immagini e accetti di entrare in quel mondo.
Il protagonista viene accompagnato da una sorta di Caronte contemporaneo attraverso le stanze di uno strano albergo mentale. Ogni ambiente corrisponde a un lato del suo carattere, a una contraddizione o a un nodo del rapporto con Margherita che non ha mai saputo affrontare. Non è propriamente una seduta di psicoterapia ma piuttosto un viaggio dentro il caos che il protagonista produce nella propria vita.

Il personaggio appartiene a quella parte della Generazione Z che sembra possedere un vocabolario politico e relazionale molto aggiornato, ma non sempre valori altrettanto solidi. Fa battute sugli stereotipi, si considera progressista e immagina di essere distante dai modelli delle generazioni precedenti. Eppure, davanti al padre di Margherita, assume improvvisamente le sue posizioni politiche pur di fare buona impressione. Non difende ciò in cui crede: cambia forma in base all’interlocutore.
La stessa contraddizione attraversa il suo modo di concepire la relazione aperta. Vorrebbe presentarla come una scelta libera e moderna, ma la circonda di un numero tale di regole e divieti da svuotarla quasi completamente del suo significato. Vuole superare il modello tradizionale, purché nulla metta davvero in discussione il suo bisogno di controllo.
Masnada Quest funziona soprattutto quando mostra la distanza tra l’identità dichiarata e quella agita. Non prende di mira un’intera generazione, ma una forma contemporanea di qualunquismo mascherato da consapevolezza: parole e posizioni assorbite rapidamente e utilizzate come segni di appartenenza. Quanto dei valori che diciamo di possedere resiste quando rischiamo di perdere approvazione, amore o comodità?
Lutrario e Toccacelli funzionano molto bene insieme. Il ritmo e il passaggio da una stanza mentale all’altra trasformano il vuoto in uno spazio dinamico. Il minimalismo non è una mancanza, ma il meccanismo che permette di concentrarsi sulle contraddizioni del protagonista e sulla sintonia dei due interpreti.

Ex-pose-me: riprendersi il corpo dopo lo sguardo degli altri
Anche Ex-pose-me, ideato, scritto e diretto da David Marzi, sceglie una scena essenziale. Al centro c’è una passerella sulla quale Dalia si espone direttamente allo sguardo del pubblico. Ed è proprio questa esposizione a contenere il cuore dello spettacolo: mostrarsi può essere una scelta, una violenza o un gesto di libertà.
Ilenia Sibilio porta in scena la storia di Dalia Aly, mentre Giulia Alò interpreta soprattutto la madre e accompagna dal vivo lo spettacolo alla tastiera. La musica non si limita a commentare ciò che accade, ma diventa un’altra voce, capace di sostenere e amplificare la confessione.
Prima di arrivare al revenge porn, Ex-pose-me attraversa esperienze che molte adolescenti imparano troppo presto a considerare normali affrontando il retaggio del patriarcato: il maniaco conosciuto da tutto il paese, il professore che trasforma la battuta in invasione, la mano che si sposta dove non dovrebbe, le relazioni online, il bisogno di essere viste e il timore di esserlo nel modo sbagliato.
A questo si aggiunge il rapporto complesso con una madre alcolista e possessiva, a sua volta segnata da una separazione. Una figura inizialmente distante, incapace di offrire alla figlia uno spazio davvero sicuro, ma destinata ad assumere un significato diverso quando la violenza digitale irrompe nella vita di Dalia.
Episodi differenti compongono così lo stesso paesaggio culturale: quello in cui il corpo femminile viene osservato, commentato e giudicato prima ancora che la persona possa decidere autonomamente come abitarlo.

Lo spettacolo si concentra poi sulla vicenda reale che lo ispira. A quindici anni, un video intimo di Dalia viene condiviso dall’ex ragazzo e diffuso fino a raggiungere decine di migliaia di visualizzazioni. La violenza di genere non consiste soltanto nell’esistenza del filmato, ma nella perdita di controllo sulla propria immagine. Il corpo viene separato dalla persona e trasformato in un contenuto che chiunque può guardare, inoltrare e giudicare.
È proprio a questo punto che la figura della madre viene riscritta. La donna distante e problematica diventa la persona di cui Dalia ha bisogno quando la vicenda del video comincia a travolgerla. Il loro rapporto non viene improvvisamente idealizzato né liberato dalle ferite precedenti, ma assume una nuova funzione: la madre diventa presenza, protezione e possibile alleanza nel momento in cui lo sguardo collettivo tenta di schiacciare definitivamente la figlia.
La passerella assume allora un significato più complesso. È il luogo dell’esposizione, ma anche quello della riappropriazione. Dalia torna davanti agli occhi degli altri, questa volta scegliendo di farlo e scegliendo le parole con cui raccontarsi.
Non è più soltanto “la ragazza del video”, né una vittima congelata nel momento della violenza. È una voce che attraversa il dolore, l’ironia e la rabbia senza permettere che siano ancora gli altri a definirla.
Sibilio e Alò con Ex-pose-me lavorano in coppia senza cancellare la solitudine del personaggio. La presenza di Giulia, tra recitazione e musica dal vivo, ricorda però che alcune battaglie non possono essere sostenute completamente da sole. Trasformare il dolore richiede spesso un’altra voce, un’alleanza, qualcuno che resti sulla scena proprio quando tutto spinge a scomparire.

Due spettacoli sul divario tra ciò che diciamo e ciò che facciamo
Masnada Quest – Trova Margherita ed Ex-pose-me parlano di situazioni e utilizzano linguaggi differenti, ma si incontrano nella distanza tra i valori dichiarati e ciò che accade concretamente nelle relazioni. Nel primo spettacolo un giovane parla di libertà e nuovi modelli affettivi, ma continua a muoversi attraverso il bisogno di approvazione e controllo. Nel secondo, una società che afferma di difendere la libertà sessuale continua a colpevolizzare chi subisce la diffusione non consensuale della propria intimità.
Il Roma Fringe Festival sarà in scena fino al 24 luglio 2026, programmazione completa sul sito ufficiale dell’evento.
Immagini utilizzate fornite da Ufficio Stampa

