L’addio di Neymar arriva nel momento più buio, dopo la dolorosa sconfitta contro la Norvegia sul prato di New York, che ha sancito l’eliminazione dal Mondiale 2026.
La notte del MetLife Stadium di New York ha sancito la fine di un’era per il calcio mondiale. Subito dopo la sconfitta contro la Norvegia, l’addio di Neymar alla Seleção è diventato ufficiale, chiudendo così una storia durata 16 anni
Verdeoro vs Vikings
La sfida contro la Norvegia ha mostrato un Brasile che, nonostante le evidenti difficoltà, è stato capace nel corso della partita di mantenere a tratti viva la propria identità sul piano del gioco. A condannare i verdeoro sono stati i dettagli e due clamorose occasioni: prima il calcio di rigore fallito da Bruno Guimarães, poi l’azione di Endrick partita da un assist perfetto di Vinicius, che ha mancato l’uno contro uno davanti al portiere con uno scavetto finito fuori. Dopo questi errori la Norvegia ha colpito con la concretezza di Erling Haaland, autore di una doppietta al 79′ e al 90′. L’ingresso in campo del numero 10, a mezz’ora dalla fine, è sembrato l’estremo tentativo di rimandare l’addio di Neymar alla maglia verdeoro. Al minuto 90+10′, il fuoriclasse ha avuto l’ultima occasione dal dischetto: nonostante i tentativi di provocazione da parte del portiere norvegese Nyland, Neymar ha finalizzato il penalty con totale freddezza, lasciandolo immobile sulla linea. Un’ultima firma d’autore che rappresenta al meglio la sua immensa tecnica, arrivata poco prima delle lacrime che hanno accompagnato l’addio di Neymar alla nazionale.
L’addio di Neymar e le sue parole
Subito dopo il fischio finale, il numero 10 della Seleção si è presentato ai microfoni per ufficializzare una decisione drastica. «Ho iniziato qui, finisco qui», un’affermazione che evoca subito un legame con il passato perché proprio sul terreno del MetLife Stadium, nel 2010, realizzò il suo primo gol in assoluto con la maglia della Seleção durante un’amichevole contro gli Stati Uniti. Sedici anni dopo, la storia si chiude nello stesso identico posto. «Ci ho provato in tutti i modi, ma è finita», ha poi aggiunto con amarezza, esprimendo tutto il dolore per un’eliminazione difficile da digerire. L’addio di Neymar è un momento doloroso che non cancella affatto la grandezza della sua storia. Grazie alla rete dal dischetto, infatti, il fuoriclasse entra definitivamente nel mito diventando l’unico giocatore della nazionale brasiliana, insieme a Pelé, ad aver segnato in quattro diverse edizioni del Mondiale, ovvero quelle del 2014, 2018, 2022 e quest’ultima del 2026. Un traguardo leggendario per l’ultimo ballo di un campione immenso.
Neymar, il peso del talento
Come spesso è accaduto nella sua carriera, una parte dell’opinione pubblica ha cercato subito il colpevole puntando il dito contro l’uomo più rappresentativo. Scagliare tutta la colpa su Neymar è però di una bassezza ingiustificata, soprattutto guardando la partita. Le due occasioni più clamorose del Brasile, ovvero il rigore fallito da Guimarães e l’errore a tu per tu di Endrick, sono andate in fumo quando il numero 10 non era ancora in campo. Questo accanimento dimostra che viene ancora considerato dopo tutte le critiche subite, ma rivela anche la memoria corta di un calcio frenetico, specchio di una società che vuole tutto e subito e che non si ferma a riflettere nemmeno davanti a l’addio di Neymar. Oggi si pretendono premi e trofei per giudicare i calciatori, glorificando atleti decisamente inferiori e dimenticando il rispetto dovuto a un fuoriclasse del genere. Neymar ha regalato magie in ogni stadio del mondo, dando importanza alla bellezza delle giocate e delle skills con lo stesso spirito di un bambino della favela che vuole solo divertirsi. Eppure, pur mantenendo questa purezza, è rimasto un giocatore decisivo nella storia del calcio e, persino nel giorno in cui arriva l’addio di Neymar, ha dimostrato che quando la palla scotta l’unico a non tremare e a fare gol è ancora lui
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