Partita Zaire-Brasile: incontro tra dittatura e sport

Zaire-Brasile: incontro tra dittatura e sport

La partita Zaire-Brasile dei mondiali del ’74 descrive lo storico incontro tra dittatura e sport. 

ll calcio e lo sport in generale hanno la caratteristica di appianare le differenze sociali e culturali, portando messaggi di pace e amicizia tra i popoli. Ne è un esempio il caso della “tregua di Natale”, durante la quale i soldati tedeschi e britannici, impiegati nella prima guerra mondiale, disputarono amichevolmente una partita di calcio. Tuttavia la storica partita Zaire-Brasile raccontata di seguito non ha a che fare con i sani valori dello sport, ma descrive ciò che accade quando lo sport diventa strumento di propaganda.

Le novità introdotte
La partita in questione avvenne durante i campionati del mondo del 1974 disputati in Germania Ovest. Tra le novità principali di quell’edizione vi era il nuovo design della coppa. Nell’edizione precedente, la coppa Rimet era stata assegnata al Brasile, che aveva ottenuto per la terza volta il titolo di campione del mondo, grazie alla vittoria in finale avvenuta contro la nazionale italiana di Valcareggi.
L’altra novità riguarda proprio i protagonisti della storia. Il mondiale del 1974, infatti, fu il primo ad avere un girone dedicato al continente africano, che ebbe come risultato la prima storica partecipazione di una nazionale dell’Africa nera al mondiale. La nazionale in questione era quella dell’attuale Repubblica del Congo, che dopo il colpo di stato del 1965, cambiò il nome in Zaire per volere del nuovo leader al potere.

Il calcio di punizione al contrario
Prima di partire per il mondiale, per incitare i calciatori a vincere, il presidente dello Zaire li convocò per una riunione, in cui ognuno di loro ricevette una villa e una macchina.
Nel girone di qualificazione lo Zaire doveva battersi con Scozia, Jugoslavia e Brasile e si dimostrò, specialmente con la prima, una buona squadra, sfiorando più volte la porta e perdendo di soli due goal. Tuttavia contro la Jugoslavia andò diversamente. Prima della partita, i calciatori furono avvisati che non avrebbero percepito alcun compenso per aver disputato il mondiale e decisero di boicottarla, perdendo volontariamente 9-0. Una debacle storica che indispettì il leader dello Zaire, Mobutu. Di conseguenza egli fece sapere ai calciatori che, qualora avessero perso la partita contro il Brasile con uno scarto superiore ai tre goal, non avrebbero mai più visto le proprie famiglie, in quanto considerati persone non grate.
Durante la partita contro il campione in carica, lo Zaire difese bene il proprio gioco facendo segnare al Brasile i tre goal necessari alla qualificazione solo al 79˚ minuto. Verso la fine, fu fischiato il calcio di punizione a favore del Brasile che sarebbe stato tirato dal trequartista Roberto Rivelino. Ovviamente, l’agitazione dei calciatori dello Zaire era palpabile e, all’ottantacinquesimo minuto, Mwepu, un giocatore dello Zaire, calciò il pallone al posto di Rivelino. Il risultato della partita rimase invariato.

Ancora oggi, ci sono diverse versioni su ciò che accadde durante la partita Zaire-Brasile. Alcuni sostengono che i giocatori del Brasile, venuti a conoscenza del ricatto del leader dello Zaire, avrebbero segnato solo i tre goal necessari alla qualificazione e dopo di essi avrebbero chiesto di congelare il risultato. Ovviamente ciò, oltre che salvare i giocatori dello Zaire, avrebbe eliminato la Scozia che aveva dispensato sputi e cori razzisti nei confronti dei giocatori dello Zaire. Secondo questa versione, Mwepu non era a conoscenza di questo accordo e avrebbe comunque calciato la punizione. Una volta tornati in patria, avendo rispettato il patto, i giocatori furono salvi e poterono ricongiungersi con le loro famiglie.

 

fonte immagine articolo: Depositphotos

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