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A Love Song for Latasha | Recensione

A Love Song For Latasha è un documentario prodotto da Netflix nel 2019 che descrive, nell’arco di circa 20 minuti, la storia di una quindicenne afroamericana di nome Latasha Harlins e il modo brutale in cui è avvenuta la sua morte in California, in un giorno qualunque di marzo del 1991. Questo documentario, che è stato candidato agli Oscar nel 2021 come miglior cortometraggio documentario, re-immagina la vita della giovane Latasha uccisa dalla proprietaria di un minimarket di Los Angeles, dove la ragazza era entrata per comprare un semplice succo di frutta per la nonna.

A Love Song for Latasha: la vicenda

Il giorno della sparatoria è rappresentato in animazione, intervallato da immagini statiche di nastri VHS, per aumentare il profondo senso della memoria di questa tragica vicenda. Risulta molto coinvolgente il modo in cui la regista, Sophia Nahli Allison re-immagina la narrazione della povera Latasha attraverso una serie di ricordi intimi e inediti condivisi direttamente dalla cugina Shinese Harlins e dal migliore amico Tybie O’Bard. Il luogo specifico in cui si è verificata la morte di Latasha è South Central, ossia uno dei quartieri più poveri di Los Angeles nel 1990, abitato anche oggi quasi solo da ispanoamericani e afroamericani. All’epoca numerosi esercizi commerciali erano gestiti, in particolare, da immigrati coreani. Come l’Empire Liquors Market al 9172 di South Figueroa Street, dove quella mattina entrò la ragazza. Dietro al banco c’era Soon Ja Do, la donna titolare del negozio insieme al marito. Latasha aveva messo la bottiglietta di succo d’arancia nello zaino e Soon Ja Do non deve proprio averli visti quei due dollari nella mano della ragazza. Così la donna ha subito pensato al taccheggio: in seguito ne è nato un diverbio, una colluttazione e una volta che Latasha ha voltato le spalle per allontanarsi Soon Ja Do l’ha freddata con un colpo alla nuca sparato da circa un metro. 

Il movente razzista

Al processo, tenutosi il 15 novembre 1991, la giuria ritenne Soon Ja Do colpevole di omicidio colposo volontario e raccomandò la pena massima di 16 anni di detenzione. Tuttavia Joyce Karlin, il giudice del processo, sostenne che la reazione di Soon Ja Do era in parte giustificata e così la condanna finale fu di soli cinque anni di libertà vigilata. In seguito, in tutta Los Angeles iniziarono a verificarsi diverse sommosse che sfociarono nei cosiddetti Los Angeles riots del 1992. Sebbene la vita di una quindicenne uccisa con un movente razzista non potrà mai valere 5 anni di libertà vigilata della sua assassina, è importante sottolineare che oggi Latasha Harlins in America è diventata un simbolo vero e proprio: per lei è stato fondato un comitato di giustizia guidato dalla zia Denise, si sono tenute diverse veglie in sua memoria e le sono state dedicate alcune canzoni rap da parte dei più noti cantanti della scena musicale americana dei primi anni ’90.

Il ricordo di Latasha

Eppure, come spesso accade, per molti anni è calato il silenzio sull’atrocità immotivata di questa morte: in America nessun programma di approfondimento o libro commemorativo è mai stato intenzionato a restituire un minimo di giustizia a Latasha e alla sua giovane vita tristemente spazzata via. La vera riscoperta avviene solo negli ultimi anni quando, grazie anche al movimento Black Lives Matter, nato nel 2013, si è iniziato a fare leva, in modo decisamente più incisivo, sulla memoria collettiva statunitense, puntando principalmente alla coscienza delle persone. Il fatto che la regista di A Love Song for Latasha, Sophia Nahli Allison, sia nativa proprio di South Central, contribuisce sicuramente a restituire allo spettatore una realtà sociale studiata da una prospettiva molto diretta, e le ha consentito anche di compiere un lavoro caratterizzato da un profondo coinvolgimento emotivo. L’intima sensibilità che traspare in questo toccante documentario, dunque, si incastra perfettamente con il desiderio impellente di voler omaggiare la vita, seppur breve, della giovane Latasha  affinché non si possa mai perdere il suo ricordo.

 

Fonte immagine: Netflix

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