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Eroica Fenice

La categoria Cinema & Serie tv contiene 403 articoli

Cinema & Serie tv

71° edizione del Festival di Cannes 2018: due premi all’Italia

Con la serata conclusiva di sabato 19 maggio, anche il Festival di Cannes volge al termine. La manifestazione cinematografica francese onora con il suo premio di riconoscimento, la Palma d’Oro, la pellicola Shoplifters del regista giapponese Hirokazu Kore-Eda; mentre a vincere il premio della giuria è la regista libanese Nadine Labaki. Quello di Hirokazu è un film coraggioso, che permetterà a un pubblico più vasto di conoscere la filmografia del regista giapponese, imperniata sulle relazioni famigliari. Un film profondo, con una prima parte più intensa e una seconda parte costituita di molte, troppe ripetizioni; per questo motivo non mantiene la stessa tensione iniziale fino alla fine. Non mancano sul red carpet del Festival di Cannes volti noti alla cinematografia italiana: svariati riconoscimenti sono stati attribuiti a pellicole nostrane. Il film Lazzaro felice vince il premio per la miglior sceneggiatura: con questo film Alice Rohrwacher realizza la sua opera più compiuta, riprende il mondo fiabesco cucito insieme ad una storia ideale, nel magico sfondo dell’Italia rurale. Il tema del non sapersi adattare è il perno su cui ruotano le vite raccontate dalla regista: un film “fuori dagli schermi” che ha conquistato la manifestazione francese. Premiato anche Marcello Fonte, attore protagonista di Dogman, l’ultimo film di Matteo Garrone; con la sua interpretazione basata sulla genuinità e sulla semplicità ha catturato tutta la giuria, ricevendo dalle mani di Roberto Benigni il premio come miglior attore. Fra gli altri premi consegnati durante la 71esima edizione spicca il riconoscimento speciale dato al regista 88enne Jean-Louis Godard, per il suo ultimo film Le livre d’image: un film in cinque parti, in cui si evoca in particolare la guerra e il mondo arabo, attraverso un collage di immagini, tra la fiction e il documento, con la presenza di citazioni e aforismi, spesso letti dallo stesso cineasta, padre della Nouvelle Vague. Non poteva mancare una parentesi di riflessione per le discriminazioni subite dalle donne in quest’ambito lavorativo; sulla scia delle altre manifestazioni cinematografiche, anche Cannes decide di affidare un monologo contro le molestie e gli abusi. Sale sul palco Asia Argento, riporta in vita i ricordi della violenza del caso Weinstein: «Nel 1997 sono stata stuprata da Harvey Weinstein qui a Cannes, avevo 21 anni». Presegue poi: «Perfino stasera, fra di voi, siedono coloro che devono rendere conto del loro comportamento nei confronti delle donne, che non può essere tollerato in questa o in nessun’altra industria. Sapete chi siete, ma soprattutto noi sappiamo chi siete e non vi permetteremo più di cavarvela così». Si chiude la stagione della manifestazioni cinematografiche, e si aspettano in sala i film vincitori di questa 71esima edizione.

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Loro 2. Il tracollo italiano riflesso della crisi di Berlusconi

Continuano le vicende di Lui. Uomo e politico oggetto di critiche, scandali e polemiche. Irrompe così il 10 maggio 2018 nelle sale cinematografiche Loro 2. La seconda parte del racconto italiano di Paolo Sorrentino attraverso Silvio Berlusconi, con la medesima distribuzione Universal Pictures. Loro 2. Trama Se in Loro 1 il regista partenopeo aveva presentato Berlusconi/Servillo al pubblico dopo circa un’ora dall’inizio del film, in Loro 2 il suo viso e il suo operato diventano onnipresenti. Un Berlusconi con il desiderio di rimonta politica dopo l’opposizione. Un Berlusconi intento a riconquistare la moglie Veronica Lario, ormai stanca e delusa del matrimonio. Un Berlusconi ancora superficie riflettente (come il font cromatico del titolo sulle locandine) per Loro, coloro che ruotano intorno al suo sole. Qualcuno, come Morra/Scamarcio, riesce ad entrare nelle sue grazie, conquistando la sua simpatia; altri mine vaganti in un universo improntato a collusione e desiderio di rivalsa. E così, sfoderando le sue vecchie doti di venditore di sogni, Berlusconi riesce a ritornare al potere. Ma la sua sfrontata propensione al divertimento, donne, persuasione e raggiri sembra destinare al baratro la gloria riconquistata. Loro 2. Dalla farsa alla tragedia Personaggio complesso. Proprio questo ha attratto l’attenzione di Sorrentino. E, come già anticipato in Loro 1, la sua complessità è tale perché prima del politico egoista e carismatico c’è l’uomo. Un uomo sicuro di sé nel suo operato, ma con dubbi e perplessità nel prendere atto della sua decadenza. Ed ecco che, se in Loro 1 la trama ruotava intorno alla farsesca rappresentazione della sua vita e di quella di coloro che lo attorniavano, in Loro 2 è la tristezza a prevalere. Berlusconi è triste perché non si rassegna al voltafaccia degli italiani e della moglie. Non riesce a spiegarsi perché gli stessi che lo hanno tanto amato ora son pronti a puntargli contro il dito, perdendo fiducia. Si assiste ad una sorta di parabola discendente. La luce con la quale prima attirava i “loro-pianeti” comincia ad affievolirsi. Due saranno invece i soli che avranno un ruolo determinante in Loro 2: due donne, la moglie Veronica e una delle ragazze di Morra, Stella. Entrambe con intelligenza e consapevolezza lo porranno di fronte all’evidente realtà. E Lui non potrà che cominciare a prenderne atto. Si assiste così in Loro 2 ad un terremoto, reale e metaforico. Il terremoto che colpì l’Aquila nel 2009, tragica cicatrice sul volto dell’Italia e quello del tracollo sociale, politico e morale del Paese nel momento in cui Berlusconi riacquista la carica di Presidente del Consiglio nel 2008, ma soprattutto quello successivo alla sua caduta. Con Lui cadono Loro. Cadono gli italiani e il Paese. Il Bel Paese che fonda i suoi onori su cibo, turismo e compromessi. Ma se il terremoto è emblema di decadenza, la statua del Cristo estratta intatta dalle macerie del terremoto può divenire il simbolo della speranza di una rinascita, pur se ardua a realizzarsi. Unico raggio di sole sulle rovine italiche. Paolo Sorrentino ha presentato in definitiva il Berlusconi aperto alla […]

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A Beautiful Day – You Were Never Really Here, un film con Joaquin Phoenix

Presentato in anteprima e in concorso alla 70ͣ edizione del Festival di Cannes dello scorso maggio, A Beautiful Day – You Were Never Really Here è un film scritto e diretto dalla regista, sceneggiatrice e produttrice cinematografica scozzese Lynne Ramsay basato sul libro dello scrittore americano Jonathan Ames Non sei mai stato qui. Joe (Joaquin Phoenix) è un veterano di guerra che vive insieme all’anziana madre malata (Judith Roberts) di cui si prende amorevolmente cura. Il suo lavoro, in una New York corrotta e traviata, è quello di sicario al soldo di chiunque sia disposto a pagare per fargli sporcare le mani al suo posto. Ingaggiato tramite il suo contatto John McLean (John Doman) dal Senatore Votto (Alex Manette) per ritrovarne la figlia adolescente Nina (Ekaterina Samsonov), abituata a scappare di casa dopo la morte della madre. Joe scoprirà che la ragazzina è finita in un giro esclusivo di pedofilia e prostituzione minorile per clienti ricchi e influenti. Intenzionato a portare a termine il suo incarico e salvarla, Joe non esiterà a ricorrere alla brutalità per la quale è conosciuto trovandosi, tuttavia, non soltanto a fare i conti con i demoni che lo perseguitano dall’infanzia e dall’esperienza come soldato ma a dover aggiungere e sopportare altro dolore a quello che prova ormai da tutta la vita. A Beautiful Day – You Were Never Really Here: violenza chiama violenza Vincitore al Festival di Cannes dei premi per il Miglior Attore e per la Migliore sceneggiatura, il thriller drammatico della Ramsay si affida oltre che a una macchina da presa il cui occhio vuole cogliere e riprodurre ogni minimo dettaglio anche alla bellissima fotografia di Thomas Townend. Se, tuttavia, la trama non spicca per originalità – il richiamo a film come Taxi Driver (1976), Léon (1994) e Drive (2011) si nota sin da subito – a risaltare è senza alcun dubbio l’interpretazione di un formidabile, disturbato e disturbante Joaquin Phoenix che, dopo aver interpretato Gesù Cristo nel recentissimo Maria Maddalena di Garth Davis, fa un’inversione di ruolo totale. Il suo Joe non è mai realmente presente a se stesso mentalmente e fisicamente – da qui il suo continuo comparire e scomparire sulla scena con un martello insanguinato tra le mani che, in fondo, rimanda al titolo dell’opera di Ames. La bravura dell’attore si riscontra negli sguardi persi in traumatici ricordi lontani, nelle azioni ripetute con lentezza esasperante, nella violenza che domina il suo essere che, come quello di Nina e delle altre piccole vittime di mostri crudeli, è quello di un bambino abusato. A Beautiful Day – You Were Never Really Here è un film complesso tanto quanto la psicologia contorta e deviata dei suoi personaggi. Eppure è proprio attraverso e grazie a essa se si possono comprendere meglio i danni che la violenza fisica e, in particolar modo, psicologica arreca a soggetti indifesi come i bambini.  

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Un posto al sole, ambientata a Napoli, è la serie più longeva italiana

Quando parliamo di serie televisive estremamente longeve la prima a venirci in mente è sicuramente Beautiful, prodotta negli Stati Uniti. L’Italia però ha anch’essa un primato ed è legata all’altrettanto conosciuta soap opera di Un posto al sole: è la prima serie italiana che vanta quasi le 5000 puntate. Un numero effettivamente sbalorditivo per la serie prodotta da Rai Fiction, Fremantle Media Italia e Centro di produzione Rai di Napoli, ormai trasmessa su Rai 3 da lunedì 21 ottobre 1996. Napoli: l’ambientazione tutta partenopea di Un posto al sole La storia è incentrata sulle vicende degli inquilini di Palazzo Palladini, situato sulla collina partenopea di Posillipo, di fronte al mare e, inevitabilmente, allo splendido Vesuvio. In principio l’abitazione apparteneva al conte Giacomo Palladini, un aristocratico napoletano; la famiglia di quest’ultimo è costituita dal nipote Tancredi con la moglie Federica e i figli Alberto, un avvocato, e Alessandro. La terza figlia, al momento, è in Inghilterra. Alla morte del conte l’appartamento più ambito viene lasciato in eredità alla figlia naturale, Anna Boschi, avuta con la governante. La giovane si trasferisce in compagnia di un’amica, del cugino di quest’ultima, di un aspirante giornalista e una modella. La contessa Federica cerca di rendere difficile con ogni mezzo la vita della ragazza, che si vede contesa tra l’altro tra i due giovani Palladini. Ovviamente nel corso della lunghissima serie, le varie vicende si dipanano facendo uscire di scena alcuni protagonisti e introducendone altri che permetterà alla storia di allontanarsi un po’ dal filone originario e dalla faida familiare iniziale. La struttura della serie, curiosità e novità introdotte Un posto al sole è ideato e scritto in Italia da Wayne Doyle con la collaborazione di Adam Bowen e Gino Ventriglia. Il format di riferimento è quello di Neighbours, una serie australiana che segue le storie di alcune famiglie che vivono nell’immaginaria “Ramsay Street”. Il contenuto è variegato al punto da rendere difficile incanalarla in un genere preciso. Tratta infatti temi rosa, ma anche storie di cronaca nera, problemi sociali e casi tipici delle serie poliziesche, come omicidi, tentati omicidi, rapine, sequestri di persona e vicende di camorra. Il tutto intervallato anche da situazioni comiche e grottesche. Queste ultime sono interpretate da alcuni attori appositamente scelti e selezionati come Patrizio Rispo, Marzio Honorato, Lucio Allocca, Carmen Scivittaro e Germano Bellavia. I frequenti sketch tra Patrizio Rispo e Marzio Honorato ricordano intenzionalmente quelli tra Totò e Peppino De Filippo. La storica sigla nel 2015 è stata cambiata, mentre le immagini al suo interno venivano già regolarmente mutate per dare modo agli attori del cast fisso di spiccare di volta in volta prima di dover abbandonare la serie. Accanto a loro, semplicemente menzionati,  i “guest”, ovvero personaggi secondari interpretati da attori come Martina Melani, Raffaello Balzo, Laura Chiatti, Massimo Poggio o Manuela Ruggiero. Insomma, una serie che promette di regalare ai propri spettatori ancora molti anni di colpi di scena e siparietti ilari. Se vuoi essere aggiornato sulle novità di un Posto al sole ti consigliamo di visitare […]

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Loro 1. Paolo Sorrentino racconta l’Italia attraverso il Berlusconi di Toni Servillo

La primavera 2018 presenta uno dei film più attesi della stagione: Loro. La nuova opera cinematografica del regista partenopeo Paolo Sorrentino  è incentrata sulla figura di uno dei politici italiani più discussi di sempre: Silvio Berlusconi. Il film si compone di due parti: Loro 1, in uscita nelle sale cinematografiche il 24 aprile 2018, e Loro 2 nella successiva data del 10 maggio 2018. Una coproduzione Italia-Francia che vede Indigo Film per l’Italia e Pathé e France 2 Cinéma per la Francia. In Italia sarà distribuito dalla Universal Pictures. Loro 1. Trama del nuovo film di Sorrentino Attenzione contiene spoiler! Loro 1 ha un’ulteriore suddivisione interna di racconto, vicende e stile. È ambientato tra la Roma dei Fori e la Sardegna di Villa Certosa (la residenza estiva del Cavaliere). Il periodo storico si concentra negli anni della decadenza del terzo Governo Berlusconi e gli inizi della crisi del quarto (2006-2010). Emblematica la scena d’esordio in cui una pecorella, nell’idilliaco paesaggio sardo che circonda Villa Certosa a Porto Rotondo, attratta dalla frescura entra nella villa rinfrescata da condizionatori. Tre schermi nella stanza trasmettono senza volume una trasmissione quiz di Mike Bongiorno. Quando il condizionatore giunge a 0° per la pecorella non c’è speranza, muore assiderata. Tipico di Sorrentino servirsi di immagini e sviluppi a effetto, scevri di percorsi lineari, puntando sulla sorpresa, l’esuberanza e il grottesco. Si entra dunque nel vivo del racconto. Una prima parte, svolta interamente a Roma, in cui si assiste alla scalata al successo di Gianpaolo Tarantini (presentato nel film col nome di Sergio Morra), un imprenditore barese, interpretato da Riccardo Scamarcio, che organizza i celebri festini a base di escort e cocaina famosi in tutto il mondo. All’inizio del film Morra presenta a un politico locale, che deve fargli vincere un appalto per una mensa scolastica, una delle sue ragazze, una escort ginnasta acrobatica come merce di scambio. In seguito, mentre lui stesso si approfitta di lei, colpito dal tatuaggio sul suo fondoschiena che ritrae il volto di Berlusconi, viene folgorato dalla geniale idea di arrivare a Lui (l’ex premier è chiamato così da “loro”, quelli che contano, coloro che lo venerano e lo circondano), per fare fortuna, sperando di conquistare le sue simpatie procurandogli un plotone di ragazze in vetrina che arruola rifornendole di coca. Morra ha una compagna, Tamara (Euridice Axen), che lo aiuta nella gestione delle ragazze. Intanto conosce una delle donne più vicine a Lui, Kira (Kasia Smutniak), l’ape regina che guiderà le sue ragazze aiutando Morra nelle sue mire di successo. È una prima parte molto vicina, seppur non completamente aderente al consueto stile contorto ed ermetico di Sorrentino, che si concentra sugli effetti esplosivi, nevrotici e appariscenti che hanno caratterizzato altri suoi lavori come La Grande Bellezza. Un susseguirsi di personaggi, reali e non, si presenta al pubblico districandosi tra festini, prostituzione, collusione, interessi politici e personali, ambizioni e sniffate di cocaina. La prima frazione si conclude con un colpo di scena che prepara lo spettatore alla seconda metà. Un ratto che attraversa […]

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Molly’s Game: inafferrabile gioco di potere

Molly’s Game – In questa suitè si giocherà ogni martedì sera. Il buy-in è di 250.000 $. Molly’s Game racconta una storia vera, quella di Molly Bloom, una donna che per 8 anni è riuscita a gestire gran parte della rete del gioco d’azzardo illegale, sfogando la sua rabbia repressa. Il film segna l’esordio alla regia del premio Oscar Aaron Sorkin, uno dei maggiori sceneggiatori dei nostri tempi, autore di opere come: Codice d’onore, The social Network (con cui ha ottenuto l’Oscar), Steve Jobs e la serie Tv The news Room. Il film è stato tratto dall’omonimo memoriale autobiografico scritto dalla stessa Molly Bloom.  Presentato nel 2017 al “Toronto Film Festival” ha ottenuto due nominations per i Golden Globe, ulteriore motivo di soddisfazione per Sorkin. “Tra i protagonisti di questo film autobiografico figurano i candidati all’Oscar Jessica Chastain, Idris Elba e il premio Oscar Kevin Kostner e Michael Cera”. Molly’s Game, la storia di Molly Bloom Molly’s Game, basato su fatti realmente accaduti tra il 2013 e il 2014, racconta di una giovane ex sciatrice, Molly Bloom (interpretata da Jessica Chastain) che, a causa di un incidente che mette fine ai suoi sogni di atleta,  deve rinunciare alla partecipazione alle Olimpiadi. Molly pertanto, demotivata e sconcertata, decide di abbandonare gli studi giuridici presso l’Università di Harvard per trasferirsi a Los Angeles dove lavora come assistente di un gestore di sale adibite al gioco del Poker. Il titolare, però, senza una ragione precisa, la licenzia e Molly decide di conseguenza di gestire il gioco da Poker clandestino in proprio. Nell’arco di breve tempo Molly guadagna centinaia di milioni di dollari, ospitando nelle sue sale persone di grande spessone come uomini d’affari, imprenditori, produttori, grandi magnati, campioni sportivi e attori internazionali (tra cui Ben Affleck, Tobey Maguire e Leonardo Di Caprio). Tra gli ospiti inoltre figurano anche pericolosi esponenti della mafia russa, di cui lei non ne è a conoscenza. Dopo circa otto anni di gestione clandestina dell’attività, Molly incassa circa 32 milioni di dollari, una scalata sociale che la rende ricchissima ma non felice. Come un fulmine al ciel sereno, una notte nel suo appartamento irrompe l’FBI che l’arresta dopo aver smascherato la gestione dell’attività illegale e non autorizzata del gioco d’azzardo, scatenando la stampa e i gossip scandalistici contro di lei. Ha inizio una lunga battaglia legale e il suo avvocato difensore Charley Jaffey (Idris Elba), in un primo momento poco propenso ad aiutarla, accetta l’incarico per fare luce sulle vicende e sul passato di Molly. Scopre in questo modo le realtà nascoste e sofferte della sua esistenza e il suo rapporto combattuto con il padre Larry (interpretato da Kevin Costner con un’ interpretazione magistrale). “Mi ha convinto la vita reale di Molly, che per un incidente fu costretta a rinunciare alle sue aspirazioni di sciatrice, trasferendosi a Hollywood ed iniziando a gestire partite di poker illegali”- A. Sorkin. Sorkin con Molly’s Game focalizza la sua attenzione sulle vane ambizioni di una donna, narrate dalla sua voce fuori campo, ovvero dalla voce prestata […]

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“Escobar” di Fernando Leon de Aranoa – Il Fascino del male tra storia e mito

Escobar, il narcotrafficante più potente di tutti i tempi, negli ultimi anni è risultato fonte di ispirazione per diverse produzioni cinematografiche e televisive tra cui va citata “Narcos”, serie cult di grande successo creata da Brancato, Bernard e Miro, ed il tiepido e meno convincente “Escobar” di Andrea Di Stefano, interpretato da Benicio Del Toro. A distanza di pochi anni, il nuovo biopic Escobar – Il Fascino del male, diretto da Fernando Leon de Aranoa, offre una nuova interpretazione del noto trafficante di cocaina; a vestirne i panni questa volta c’è il verosimigliante e sorprendente premio Oscar, Javier Bardem (Non è un paese per vecchi – 2008), affiancato dalla sua altrettanto impareggiabile compagna e collega Penelope Cruz (premio Oscar per “Vicky Cristina Barcelona”), nel ruolo di Virginia Vallejo l’amante giornalista, attualmente in asilo politico presso la città di Miami. Ad Aranoa, l’idea convincente per una nuova realizzazione cinematografica dedicata al personaggio di Escobar, viene dettata dal romanzo “Loving Pablo, hating Escobar”, scritto da V. Vallejo, traendone una validissima sceneggiatura senza tralasciare nulla sui fatti storici riguardanti il famigerato boss malavitoso, uno degli uomini più temuti in Colombia e negli USA. “Dal 1998 sono stato incuriosito dal personaggio di Pablo Escobar come uomo. Mi sono stati offerti diversi ruoli come Escobar, ma li ho sempre rifiutati proprio perché non invocavano alcun sentimento al di là di un semplice stereotipo” – J. Bardem. Escobar – Il Fascino del male racconta l’ascesa al potere del noto criminale durante uno dei decenni più tormentati per la lotta al narcotraffico internazionale con la richiesta di estradizione negli States per una sua condanna irrevocabile. Il regista ripercorre le tappe più significative della vita del noto criminale, le relazioni con il figlio, l’ascesa come uomo d’affari e come politico, i suoi agganci istituzionali per il controllo mondiale del traffico di stupefacenti e la sua tormentata e passionale relazione con Virginia Vallejo, sua amante prediletta con cui istaura un complicato rapporto d’amore ed odio da cui si vedrà tradito. Virginia dopo aver conosciuto il lato spietato e criminale di Escobar, attraverso numerose minacce di morte, si pone al servizio della giustizia affidandosi all’agente Neymar (Peter Sarsgaard) della DEA, affinché venga catturato e giudicato dalla corte suprema del dipartimento di giustizia degli USA. Fernando Leon de Aranoa racconta Escobar Il regista Fernando Leon de Aranoa fa leva in modo attento sulla memoria intima di Virginia, una donna testimone degli anni ‘80/’90, uno dei periodi più cruenti per il sud America sconvolto dalla guerra contro il narcotraffico sostenuto dal Cartello di Medellin, ovvero da Escobar, nel ricostruire il ritratto di un uomo spietato contro chi lo ostacolava nei suoi infidi progetti criminosi, ma altrettanto intimo con le sue debolezze umane nei rapporti con il figlio e nel preoccuparsi di costruire scuole ed ospedali per tutti. Una doppia natura contrastante, messa in evidenza dai media in un periodo storico contrassegnato dai forti contrasti sociali dominati da un uomo capace di manipolare una fitta rete internazionale che coinvolgeva diversi paesi sudamericani, gli USA e […]

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Nella tana dei lupi, l’ultimo film con l’ex spartano Gerard Butler

Uscito il 5 aprile nei nostri cinema, Nella tana dei lupi (Den of Thieves) è il film scritto e diretto dallo sceneggiatore, regista e produttore cinematografico americano Christian Gudegast. Ambientato a Los Angeles, la città con il più alto tasso di rapine in banca a livello mondiale, la trama ha per protagonisti una squadra anticrimine con a capo lo sceriffo Nick O’Brien (Gerard Butler) impegnati nella risoluzione di un caso particolarmente complicato e sanguinoso che vede coinvolti una banda di criminali ben organizzati e specializzati nelle rapine alle banche. Di quest’ultima fa parte il barista Donnie Wilson (O’Shea Jackson Jr.) assoldato da Ray Merrimen (Pablo Schreimer) e i suoi uomini per le sue doti di abile guidatore che O’Brien interroga per avere informazioni sui prossimi piani criminosi dei suoi complici. L’ambizioso colpo che hanno intenzione di mettere a segno ha per obiettivo la Federal Reserve Bank, un palazzo governativo impenetrabile a causa dei rigidi controlli di sicurezza per accedervi, con l’intento di rubare trenta milioni di dollari fuori circolazione, e quindi eliminati dal database della banca e irrintracciabili, prima che vengano distrutti. Dopo essere stati distratti da un diversivo, O’Brien e i suoi capiscono le reali intenzioni della banda di Merrimen dando inizio a una corsa contro il tempo per cercare di sventarne il colpo. Nella tana dei lupi : sparatorie e testosterone a profusione Dimenticatevi il Gerard Butler tutto muscoli, integrità e onore nei panni del mitico re spartano Leonida di 300 e preparatevi a questa nuova versione fisicamente più “rilassata”, tatuata, verbalmente sboccata e, dal punto di vista morale nonché lavorativo – stiamo parlando qui di un tutore della legge – talmente discutibile e privo di scrupoli da far pensare che sia lui il cattivo della storia. Affiancato da un cast composto da attori più conosciuti e altri meno – il rapper 50 Cent, O’Shea Jackson Jr. figlio di un altro rapper famoso Ice Cube – Butler e i suoi colleghi sono un concentrato di testosterone e “machismo” che sfociano nello stereotipo, tanto i personaggi da loro interpretati sono al limite dell’eccessivo. Se si considera poi che il film dura quasi due ore e mezza – durante le quali anche le sparatorie sono fin troppe e fin troppo esagerate – la sopportazione di tanta mascolinità raggiunge davvero il culmine. Mettendo da parte – anche se non è facile perché onnipresenti – questi aspetti, quello che realmente – e piacevolmente – colpisce è, a parte la storia che segue il filo logico e il canovaccio tipico del genere poliziesco con la sceneggiatura curata da Paul T. Scheuring (creatore della popolare serie tv Prison Break), il colpo di scena finale che, a quanto pare per ora, è valso alla pellicola il sequel. Nella tana dei lupi è un film poco impegnativo che consente agli spettatori a cui ovviamente piace il genere – e anche molto – di fare indigestione di azione e distrarsi per un paio d’ore.

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Il cratere: l’esordio cinematografico di Sharon Caroccia

Il cratere, il primo lungometraggio di finzione di Silvia Luzi e Luca Bellino, arriverà nei cinema italiani il 12 aprile, e vedrà come protagonista Sharon Caroccia, la giovane e talentuosa cantante neomelodica, che insieme a suo padre, Rosario Caroccia,  si cimenterà nella sua prima esperienza cinematografica. Il film, racconta la storia di Sharon, una ragazzina napoletana di 13 anni con una innata passione per il canto, e di suo padre, Rosario, un uomo di mezza età particolarmente frustrato dalle tante delusioni e da una vita senza prospettive. La famiglia Caroccia si mantiene, grazie ad una “bancarella di peluche” che viene portata in giro tra fiere e feste di piazza. La piccola Sharon vive in un contesto grigio, in una famiglia estremamente umile dove non c’è spazio per l’educazione e per la scuola, l’unico suo sfogo è la musica. Rosario, che ha da sempre incoraggiato il talento della figlia, inizia ad essere affascinato dal mondo del business musicale neomelodico, particolarmente fiorente nel contesto napoletano. Decide di puntare tutto sulla figlia, investendo tempo e denaro nel progetto di rendere Sharon una piccola star. Le pressioni, le aspettative e i sacrifici a cui la bambina è costretta sono però sempre maggiori e ciò porterà ad inaspettate conseguenze. Il Cratere: l’esordio cinematografico di Sharon Caroccia La giovane cantante neomelodica non è  nuova alle telecamere, sono molte le trasmissioni a cui a ha partecipato e moltissimi i video musicali di cui e protagonista, in particolare tra i tanti possiamo citare quello di reggaeton napoletano, successo che ha conferito all’artista particolare fama tra i giovani partenopei. Date le molte apparizioni televisive, e conoscendo il carattere allegro e pimpante dell’artista, c’era da spettarsi la solita Sharon, ma invece, nel film, la giovane assume un comportamento completamente diverso da quello che le è proprio. Nel lungometraggio Il Cratere, Sharon Caroccia si pone come una ragazza introversa, cupa, arrabbiata e malinconica. Nella pellicola la protagonista ha dimostrato grande impegno per la recitazione, e come ha affermato la stessa, durante una conferenza stampa, in futuro cercherà di coltivare questa sua nuova grande passione. All’intero del film però i protagonisti sono due ed infatti particolari complimenti vanno anche al padre di Sharon, Rosario Caroccia, che ha posto in essere un’interpretazione particolarmente sentita e realistica, molto apprezzata dal pubblico, anche da coloro che erano reticenti all’idea di un film fatto da attori non professionisti. Il Cratere, una finzione che non va confusa con la realtà Il film narra la storia di una giovane ragazzina che viene forzata dal padre al successo, e c’è da chiedersi quanto della pellicola possa ritenersi corrispondente alla realtà di Sharon Caroccia. Di fronte a questo quesito, attori e registi hanno chiarito che la storia narrata non è autobiografica ed anzi che i personaggi interpretati sono molto diversi da come la famiglia Caroccia è nella realtà. Ovviamente sono presenti similitudini, Sharon ama cantare, la sua famiglia ha una bancarella di peluche e suo padre ha sempre creduto in lei, ma per il resto Il Cratere non può ritenersi ispirato […]

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Napoli festeggia i suoi David al Maschio Angioino: ovazione per Renato Carpentieri

Lunedì 9 aprile la città di Napoli ha festeggiato i propri talenti, premiati ai David di Donatello 2018, nella ieratica cornice della Sala dei Baroni del Maschio Angioino. La cerimonia, suggellata da una targa commemorativa destinata agli illustri ospiti, ha inteso donare un riconoscimento non solo agli artisti napoletani, ma ad una Napoli fucina, da sempre, di eccellenza. Il successo del cinema napoletano per l’assessore alla cultura Nino Daniele è spiegato attraverso la parola fondante «comune origine» che racchiude l’idea tutta partenopea di lavorare assieme, vivere in comune, ed essere un tutt’uno con la cultura, la vivacità e i fermenti di una terra unica. Il valore della cultura come arma per disperdere la violenza e la rabbia sono gli argomenti sottolineati dal sindaco De Magistris, presente alla cerimonia, che ha dichiarato: «Se noi riusciamo a dimostrare in questa città che con la cultura si può produrre; se si comprende che esiste un’alternativa al  prendere una pistola e fare una strage, e questa alternativa è la cultura, ci si può salvare e vivere con umanità. Sono convinto che grazie a questi esempi in tanti stanno scegliendo di fare spettacolo, in alternativa alla malavita. La cultura è l’arma di riscatto migliore per la nostra terra». I riconoscimenti ai vincitori dei David di Donatello Il sindaco  ha consegnato il riconoscimento al regista Antonio Manetti, vincitore del David di Donatello come miglior film con “Ammore e Malavita“ e a Daniela Salernitano, vincitrice per i migliori costumi per la stessa pellicola. Infine, Franco Ricciardi e Nelson hanno ricevuto la targa per la miglior canzone originale “Bang bang”. «È la prima volta che la  mia città mi riconosce qualcosa –  ha dichiarato un emozionato Nelson – è come andare a dormire con un bacio in fronte della mamma». Applausi scroscianti hanno accompagnato la crew di “Gatta Cenerentola“, che si è aggiudicata una statuetta ai David per i migliori effetti digitali, grazie al lavoro della Mad Entertainment: «Mad è una squadra –  ha affermato il vincitore come miglior produttore Luciano Stella – un gruppo che riesce a stare assieme a lungo, rende più forte quello che produce». Renato Carpentieri: miglior attore ai David di Donatello Dulcis in fundo è arrivato il riconoscimento a Renato Carpentieri, vincitore del David di Donatello 2018 come miglior attore protagonista, che per via della colossale standing ovation profusa dal pubblico e gli addetti ai lavori presenti nella Sala dei Baroni, non è riuscito a proferir parola per circa due minuti. Ironiche e ficcanti sono le parole dell’attore napoletano: «Ci ho messo un pò di tempo, però l’ho avuto» – ha commentato Carpentieri, poi  ha aggiunto – sono orgoglioso di questo riconoscimento, la mia formazione è avvenuta qui a Napoli, dove ho incontrato negli anni tante persone di valore. In parte questi David 2018 sono stati dati a persone di periferia o outsider, persone che per loro scelta o per scelta degli altri sono state tenute ai margini della cultura italiana. Questi David hanno premiato quelli di “fuori” non quelli del “centro”. Ora non so […]

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