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Eroica Fenice

La categoria Cinema e Serie tv contiene 495 articoli

Cinema e Serie tv

La dolorosa verità di Perfetti Sconosciuti

Il mondo del cinema ci ha portato spesso a riflettere su diversi lati della nostra stessa vita. Spesso quando guardiamo un film ci capita di immedesimarci nei protagonisti per capire di più su noi stessi, specialmente se si tratta di pellicole più profonde. Una delle tematiche che spesso vengono trattate nel mondo del cinema riguarda in particolare gli affetti o il partner; sono infatti diverse le pellicole che vedono come tema principale il rapporto tra amici o di coppia, portando spesso lo spettatore a porsi delle domande sulla propria vita. Uno dei film di maggior successo che mette in luce questa tematica in maniera estremamente veritiera è Perfetti Sconosciuti, diretto da Paolo Genovese nel 2016. La vicenda prende atto durante una cena che vede come protagoniste tre coppie di amici, insieme ad un altro amico che non è stato accompagnato dalla compagna perchè impegnata, che si ritrovano per passare una serata in compagnia. La cena inizia a prendere una piega inaspettata quando una delle donne presenti sfida gli altri commensali a partecipare ad un gioco, ovvero mettere il cellulare di ognuno di loro a completa disposizione di tutti, leggendo pubblicamente tutti i messaggi ed origliando tutte le telefonate che arriveranno durante tutta la serata. Convinti di non avere nessun segreto, o volendo evitare rifiutando la sfida di avere qualcosa da nascondere, tutti decidono di partecipare, rendendo pubblico tutto quello che arriva che si tratti di messaggi o telefonate. Ciò che si scoprirà in seguito è che purtroppo ognuno dei protagonisti ha dei segreti che non ha mai confessato né ai propri amici né tantomeno al rispettivo partner, creando così un clima in crescendo che porterà tutti a dubitare gli uni degli altri. L’unico che inizialmente non voleva partecipare al gioco è Rocco, marito di Eva, colei che ha voluto ideare questa sfida, che sapeva che questo avrebbe portato a conoscere lati dei suoi affetti che avrebbe preferito non sapere; lo stesso Rocco alla fine del film si scopre essere forse l’unico a non essere in possesso di segreti inconfessabili, ma ha semplicemente omesso delle cose personali che preferiva tenere per sè. Se si potesse puntare sulla sincerità di uno dei personaggi tramite piattaforme di gioco online come GoldBet o simili nessuno potrebbe vincere, perchè infondo nessuno di loro si è rivelato davvero onesto. Il film ha riscosso un incredibile successo sia da parte della critica che da parte del pubblico, questo per via dell’ottima interpretazione degli attori e della sceneggiatura tanto semplice quanto efficace. Molto paesi hanno infatti ripreso la storia facendone un remake, vista la tematica molto attuale e ben affrontata nel corso della vicenda (tra i remake ricordiamo Le Jeu realizzato in Francia nel 2018, Kill Mobile realizzato nello stesso anno in Cina e Intimate Strangers realizzato in Corea del Sud). Il film ha portato gli spettatori a chiedersi quanto loro nascondano ogni giorno e quanto loro conoscano più nel profondo il proprio partner. Si pensi sia giusto sapere tutto dei nostri affetti o controllare loro il cellulare […]

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Precious – il film – | Per tutte le ragazze preziose del mondo

Precious è un film del 2009 del regista Lee Daniels  basato sul romanzo di Sapphire, Push – La storia di Preciuos Jones. Un film che ha ricevuto diverse nomine nelle varie categorie premio che vanno dalla performance del cast alla direzione, dalla cinematografia all’adattamento del libro in pellicola, includendo sei nomine all’Academy Awards, pluripremiato al Sundance Festival e vincitore a Cannes della sezione “Un Certan Regard”. La quantità considerevole di riconoscimenti incuriosirebbe qualsiasi spettatore che non abbia ancora visto il film, disponibile sulla piattaforma Netflix dall’ ottobre scorso. Precious il film di Lee Daniels disponibile su Netflix- la trama: La storia della sedicenne Precious Clareece Jones è ambientata negli ’80; la ragazza vive con la madre nella parte più povera di Harlem, soffre di obesità ed è quasi analfabeta, inoltre è madre di una bambina affetta dalla Sindrome di Down nata dalla violenza sessuale che Precious ha subito dal padre. L’unica figura genitoriale presente nella sua vita non è in grado di prendersi cura di lei, oltre agli abusi è costretta a sopportare anche le umiliazioni e le ripetute violenze della madre che non si risparmia di ricordarle puntualmente che la odia. Un giorno la scuola che frequenta decide di espellerla quando viene a conoscenza della seconda gravidanza della ragazzina. Però, la direttrice le consiglia di iscriversi ad un programma speciale che aiuta ragazzi problematici. E’ così che comincia il riscatto per Precious, che intraprende un cammino per ritrovare la fiducia in se stessa, grazie all’aiuto di due donne. Il contesto sociale è ben ancorato alla realtà con al centro i disagi sociali che vive il sottoproletariato di New York. Un film dedicato a tutte le ragazze preziose del mondo Alla base di un delicato dramma ci sono una mancanza di educazione alimentare, una dipendenza dalla tv che spinge la protagonista a trovare conforto nella fantasia per sfuggire alla realtà, sommate alle fragilità di una giovane adolescente. Il suo doppio nome sta ad indicare che lei è preziosa come tutte le fanciulle del mondo, un fiore violato nella sua purezza, offesa e umiliata da chi avrebbe dovuto proteggerla e donarle amore incondizionato, Precious riesce a trovare la forza di rimanere a galla, talvolta con sofferta indifferenza, altre tentando di cambiare la sua condizione. Precious riuscirà ad ottenere il suo riscatto? O forse sarà meglio chiedersi in cosa consiste la famosa rivincita di chi ha tanto sofferto? Il film racconta una storia di emancipazione sociale che tuttavia prende le distanze da qualsiasi ricorso a espedienti retorici, un monumento all’ istruzione come principale fonte di evasione da qualsiasi condizione di subalternità; la celebrazione dell’intelligenza e di un atteggiamento propositivo verso la vita, a dimostrazione del fatto che è possibile farsi strada anche nel sentiero più tortuoso. La particolarità di Precious è quella di riuscire a trovare un motivo per preservare la sua preziosità, con la piena consapevolezza del suo dramma, mostrando le cicatrici e le mancanze. Fonte immagine: Wikipedia

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Precinema, la storia prima della storia del cinema

Con questo articolo inizia un lungo viaggio nella storia del cinema. Punto di partenza è la sua preistoria, cioè il precinema. Il 28 dicembre del 1865 è comunemente indicata come la data che segna l’inizio della storia del cinema, con la prima proiezione pubblica del cinematografo dei fratelli Lumière a Parigi. Quest’evento rappresenta però l’apice di un percorso più ampio, in cui si collocano tutte quelle sperimentazioni che avevano come obiettivo la rappresentazione delle immagini in movimento e che porta il nome di precinema. Precinema, la storia prima della storia del cinema L’inizio del precinema, la lanterna magica L’idea delle immagini in movimento, per quanto possa suonare strano, affonda le proprie radici fin dall’antichità. Avete mai sentito parlare del mito della caverna? Platone lo descrive nel settimo libro della Repubblica per spiegare il percorso dell’uomo verso la conoscenza. Ma proviamo a leggerlo in un’ottica diversa: gli uomini legati e le ombre proiettate dalla luce sul muro della caverna vi ricordano qualcosa? Esatto, proprio una moderna sala cinematografica con gli spettatori, la luce del proiettore e le immagini che compaiono sullo schermo. Se invece ci spostiamo sul lato più tecnico occorre aspettare il XVII secolo per vedere i primi esperimenti di proiezione delle immagini. Il più importante è lanterna magica, uno strumento la cui paternità è molto dibattuta e che può essere paragonato a un moderno proiettore. Si trattava di una scatola chiusa al cui interno veniva posta una candela. La luce emessa filtrava verso l’esterno tramite un foro. Tra la candela e il foro veniva posta una lastra di vetro su cui erano dipinte delle immagini, che venivano proiettate su una superficie. La lanterna veniva impiegata per scopi didattici e di intrattenimento. Durante la liturgia, ad esempio, veniva usata per illustrare gli episodi della Bibbia. Nel corso del tempo venne perfezionata ponendo due lastre le quali venivano mosse una sopra l’altra, conferendo alle immagini un’illusione di movimento. La scoperta della persistenza retinica e gli antenati delle GIF moderne Nell’800 il fisico Joseph Plateau teorizzò un concetto che diverrà fondamentale per la nascita dello stesso cinema: il principio della persistenza retinica. L’occhio umano riesce a percepire il movimento quando gli viene messa davanti una serie di immagini in rapida successione, a una velocità di almeno sedici al secondo. Su questo principio si basavano molte invenzioni di quel periodo, come il fenachistoscopio dello stesso Plateau. Era costituito da due dischi, uno dotato di finestre equidistanti e un altro con delle immagini disegnate, legati al centro da un manico. Quando i due dischi giravano alla stessa velocità si creava l’illusione del movimento. Lo zootropio, creato da William Horner nel 1834, funzionava allo stesso modo. Si trattava di un tamburo su cui venivano praticate delle fessure e al cui interno veniva posto un foglio con delle figure che si muovevano quando lo strumento girava. Nel 1876 Émile Reynaud inventò il prassinoscopio, molto simile allo zootropio con la differenza che al centro veniva inserito un prisma di specchi su cui si riflettevano le immagini. Molto […]

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Attualità

Un futuro per Bagnoli: l’intervista agli ideatori del docufilm

Abbiamo intervistato per voi Raffaele Vaccaro, Stefano Romano e Salvatore Cosentino, ideatori e portavoce del progetto audiovisivo Un futuro per Bagnoli. La start-up Nisida Environment di Raffaele Vaccaro è il luogo di nascita del progetto di crowdfunding del docufilm Un futuro per Bagnoli, diretto da Stefano Romano e coprodotto dal fonico e attivista Salvatore Cosentino. La campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso (consultabile qui e ancora aperta per ulteriori donazioni) ha riscosso un immediato successo e, con il supporto dei suoi sostenitori e di Banca Etica, ha quasi raggiunto i fondi sufficienti alla realizzazione del progetto. I tre autori hanno raccontato del docufilm e si sono raccontati nella nostra intervista.   Non è la prima volta che la trafila di eventi che hanno riguardato l’area di Bagnoli e dell’ex-Italsider viene raccontata sul grande schermo, in film documentari e di finzione (L’ultimo, Bagnoli Jungle di Antonio Capuano del 2015): in che modo il vostro progetto è diverso dai precedenti? Guardiamo con stima e interesse le opere che raccontano ed hanno raccontato Napoli negli ultimi anni: pensiamo che abbiano aperto un percorso di scoperta per il grande pubblico della realtà complessa e stratificata di questa città. Al contempo, però, quello che ci ha spinto ad agire, a prendere la telecamera in spalla, è proprio il bisogno di raccontare questo quartiere dalla nostra prospettiva, una prospettiva che non vuole focalizzarsi solo sulle vecchie generazioni, sul documentario d’inchiesta o sulla denuncia, ma anzi identificare un nuovo futuro attraverso lo sguardo dei più giovani.  Le opere di Capuano ci hanno guidato in questo percorso di scoperta, ci hanno mostrato che raccontare Bagnoli è possibile. Ora è il tempo di farlo a modo nostro, da abitanti del quartiere, da giovani che vogliono costruire il futuro, da professionisti dello spettacolo che vedono ogni giorno quanta potenzialità c’è nelle strade di Bagnoli. Il docufilm seguirà le vicende di due giovani che, alla fine della loro adolescenza, dovranno decidere se restare a Bagnoli o cercare un futuro altrove: lo spopolamento di Bagnoli è un problema? Sentiamo il bisogno di riportare la problematica dello spopolamento anche nel documentario perché pensiamo che in questo quartiere abbia una sua specifica definizione. Il problema dell’emigrazione non riguarda solo Bagnoli: è chiaramente un tema che tocca tutto il Sud Italia, con effetti evidenti e nefasti. Qui però c’è una contraddizione che preme su questo tema. Vivere a pochi passi da un’area di dimensioni simili alla stessa Bagnoli, ma totalmente chiusa e improduttiva, ci fa interrogare: cosa ne pensano gli abitanti del posto in cui vivono e come si relazionano? Un tema su cui collettivi e movimenti di disoccupati costruiscono vertenze immaginando soluzioni lavorative all’interno di quella zona e sulla linea di costa. Lo spopolamento è un problema quando diventa l’unico modo per sopravvivere e non una scelta presa con serenità; vorremmo che questa situazione venisse a galla evidenziando le enormi possibilità che invece quest’area possiede. Il vostro obiettivo è di riportare l’attenzione nazionale ed internazionale sull’area di Bagnoli: come intendete diffondere il […]

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Il caos dopo di te, il nuovo lavoro di Carlos Montero

Dopo il successo di Elite, arriva su Netflix la miniserie Il caos dopo di te, di Carlos Montero, tratta dall’omonimo libro. «Quanto tempo ti ci vuole a morire? » Una scuola della Galizia e una morte che reclama verità e vendetta. Sono queste le coordinate in cui si muove Carlos Montero che, dopo il successo di Elite, torna su Netflix (dall’11 dicembre 2020) con una miniserie di 8 episodi, Il caos dopo di te. Un thriller che sta conquistando le vette della classifica dei titoli più visti della piattaforma.  In un piccolo paese galiziano, una giovane donna, Raquel (Imma Cuesta), cerca di recuperare il suo matrimonio con Germàn (Tamar Novas). Nelle crepe della sua vita sentimentale si infiltra il suo lavoro, supplente e sostituta di una docente d’Italiano morta, ufficialmente suicida. Attraverso una sovrapposizione di piani temporali, le vite delle due donne diventeranno a tratti speculari e Raquel si troverà impigliata nella stessa rete di Viruca (Barbara Lennie), l’insegnante che l’ha preceduta.  Tratta dall’omonimo libro di Montero (El desorden que dejas), Il caos dopo di te si impone, da subito, come una storia avvincente, che costringe lo spettatore a deviare di continuo lo sguardo su presunti colpevoli, complici e assassini. Un mix perfetto di ingredienti: amori giunti al capolinea, relazioni clandestine, tradimenti ed erotismo, adolescenti problematici, traffici illeciti, conflitti generazionali tra padri e figli. Al centro del plot due donne molto diverse tra di loro, eppure, per certi versi, affini. Viruca è una donna indipendente, sicura di sé, magnetica e seducente. Raquel è più timorosa e insicura, ma, in una parabola ascendente, subirà una profonda evoluzione interiore anche grazie all’ingombrante rapporto, fatto di  continua assenza/presenza, con Viruca, conosciuta sommando indizi, ricordi e racconti altrui e divenuta parte integrante della sua vita, un’ossessione.  Montero racconta una società brutale, corrotta, in cui ognuno agisce per un fine, per soddisfare un qualche bisogno. Una società in cui il confine tra colpa e innocenza, verità e apparenza è molto labile. Tutti sono in qualche modo responsabili, invischiati in una rete di tradimenti, ricatti, minacce, menzogne. Tra i numerosi temi trattati, la perdita dell’autorità del ruolo del docente, il cyberbullismo, l’illegale diffusione di materiale intimo, il furto d’identità sui social network. E, sebbene gran parte delle vicende si svolga in una scuola, Il caos dopo di te non è un teen drama, l’universo adolescenziale è solo uno dei tanti tasselli del vortice di oscuri eventi.  Elementi dosati in ogni episodio che rendono Il caos dopo di te una serie godibile, tutta d’un fiato, dall’inizio alla fine.  Fonte immagine: PlayBlog

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Onward e la magia di farsi trasportare in un nuovo mondo

Disney Pixar torna con un nuovo film d’animazione Onward, questa volta nei piccoli schermi delle nostre case, per scaldarci il cuore con una nuova storia. Onward: una strada tortuosa per protagonisti e registi Un po’ come il viaggio dei due fratelli, neanche quello dell’uscita di questo film è stato tutto rose e fiori. Programmato inizialmente per il 6 marzo 2020 e rinviato successivamente al 19 agosto 2020, a causa dell’emergenza Covid sbarca su Disney plus il 6 gennaio 2021, disponibile senza costi aggiuntivi per tutti i suoi utenti. Il 22° lungometraggio d’animazione Pixar scritto e diretto da Dan Scalon (il suo secondo lavoro dopo Monster University del 2013) Onward segue la storia dei fratelli Ian e Barley, due elfi cresciuti in un mondo fantasy una volta ricco di magia, e ora abbandonato alle comodità della tecnologia. I due ricevono, per il sedicesimo compleanno di Ian un bastone magico, che darà loro la possibilità di evocare il padre morto tanti anni prima di malattia, per passare un’ultima giornata con lui. Per realizzare il loro sogno però, i due eroi dovranno affrontare un viaggio nelle loro terre, alla ricerca della pietra magica che permetta di attivare la magia. Riusciranno i due a completare la loro avventura e a rincontrare il padre? Magia per grandi e piccini La storia di Ian e Barley, ispirata al passato del regista, ha cercato di raccontare, ripercorrendo gli stereotipi del tipico “viaggio dell’eroe”, l’accettazione del dolore dovuto a una perdita. E così quello che ai più piccoli altro non sembra un buffo cartone ricco di animali fantastici, come manticore ed unicorni, ai più grandi ricorda che il dolore non può essere un punto fisso e che è necessario andare avanti. Il simpatico elfo blu protagonista, coi suoi modi timidi ma realistici di interagire con i suoi coetanei, nel rapporto conflittuale con il fratello, che dalla morte del padre funge da figura di riferimento, propone un modello quasi rappresentativo dei nuovi adolescenti. Ian intraprende un viaggio alla ricerca di qualcosa di già perso, di memorie da costruire con un padre che non ha mai avuto l’opportunità di conoscere, in cerca di un’infanzia che gli è stata strappata via. Quasi si antepone alla sua figura il personaggio del fratello: appassionato di videogiochi e giochi di ruolo, sempre pronto a citare una serie fantascientifica, Barley sembra quasi portare su di sé il ricordo dell’adolescenza degli anni ottanta, facendo sentire a casa anche i più grandi. Lui, che conserva ancora qualche ricordo dell’infanzia passata col padre, intraprende il viaggio per cercare di farsi perdonare dagli errori che sente di aver commesso. Ma il passato non può essere cancellato e non c’è nient’altro da fare, se non guardare al futuro. Ancora censure in casa Disney Come già avvenuto precedentemente per la Bella e la bestia, anche questo film è stato censurato in diversi paesi a causa di una citazione da parte di un personaggio che strizza l’occhio all’LGBTQ+ community. Questa volta parliamo di un personaggio secondario, una poliziotta ciclope che in una […]

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Persepolis, da grafic novel a film d’animazione

Persepolis, da grafic novel a film d’animazione Ecco la grande storia. Marjane l’ha ereditata. Ha realizzato lei il primo fumetto iraniano. Una bambina, un’adolescente, una donna: Marjane. Sullo sfondo l’evoluzione di un paese in seguito a una rivoluzione: l’Iran. Persepolis (Persepolis. Histoire d’une femme insoumise) è un fumetto autobiografico, scritto in lingua francese dall’iraniana Marjane Satrapi. Una storia filtrata dagli occhi della protagonista, costretta ad abbandonare il suo paese per scappare dalla dittatura, in nome di una libertà negata soprattutto alle donne. Il conflitto tra Iran e Iraq viene narrato da un punto di vista interno al paese, dal punto di vista di chi l’ha vissuto in prima persona.  Pubblicato in Italia in quattro volumi tra 2002 e 2003, fu subito accolto da un grande successo, immediatamente andato a ruba. Nel maggio del 2007 fu poi pubblicata l’edizione integrale dell’opera in un unico volume. Considerato dal Guardian uno dei 100 libri più rappresentativi del ventunesimo secolo, è ancora oggi in vetta alle classifiche. Fin dall’infanzia la piccola Marjane si nutre di libri e di ideali rivoluzionari, affascinata dalla figura di Che Guevara. Presto impara il francese in una scuola bilingue, finché, con l’avvento del regime teocratico, non vengono chiuse le scuole straniere, separati i sessi e introdotto l’obbligo del chador, che suscita in lei  immediata insofferenza. Il bisogno di una boccata d’aria e di libertà spinge i genitori di Marjane a pianificare una lunga vacanza in Europa, mentre è imminente lo scoppio della guerra tra Iraq e Iran, conflitto che infiamma un forte patriottismo nell’animo della fanciulla. Una scelta coraggiosa decostruire gli stereotipi dei mediorientali retrogradi e fondamentalisti attraverso il racconto della propria vita, attraverso esempi concreti, nomi e cognomi, che Marjane trova nella sua famiglia: un nonno comunista, una nonna emancipata, due genitori che la spingono a spiccare il volo, recidendo le sue radici, in nome di sacrosanti diritti. La storia dell’Iran, del suo cambiamento è parallela alla crescita di Marjane che, da bambina, diventa adolescente e poi una donna in cerca della sua strada, del suo destino.  Nel 2007 Persepolis diventa un film (vince il premio della giuria al Festival di Cannes 2007) amplificando la risonanza della storia di Marjane, dalla “prigionia” iraniana di una bambina di nove anni alla libertà di una ormai ventiduenne che sceglie la via dell’espatrio. Il film, nello stile delle grafic novel originali, è quasi completamente in bianco e nero.  Accolto da proteste del governo iraniano, Persepolis ha reso Marjane un’icona dell’emancipazione femminile. Autorevole voce nel dibattito tra Oriente ed Occidente, cerniera tra due mondi culturali distanti e talvolta inconciliabili. Una donna davvero incredibile!   Fonte immagine: Wikipedia.

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Lupin, sulle orme di Arsenio da gennaio su Netflix

Lupin, sulle orme di Arsenio da gennaio su Netflix Questa è la storia di un ladro, ma non di un ladro qualunque. È il 1905 quando l’immaginazione di Maurice Leblanc dà vita ad un ladro, elegante e gentiluomo, seduttore e sedotto dalle donne, dal gioco, dal lusso e, ovviamente, dal denaro. Signori e signori: Arsenio Lupin (Arsène Lupin in francese). Ironico, scaltro, astuto e grande trasformista, maestro del trucco e del travestimento, in poche parole, un artista del furto. Ispirato all’anarchico francese e geniale ladro Alexandre Marius Jacob, Lupin fronteggia con gran classe i suoi principali avversari, l’ispettore Garimard della polizia francese e il detective inglese Herlock Sholmes (chiaramente ispirato a Sherlock Holmes). Dall’8 gennaio è arrivata su Netflix la serie Lupin – sulle orme di Arsenio. Cinque episodi (è prevista una seconda parte per un totale di dieci episodi) che non hanno per protagonista il famoso ladro gentiluomo, ma Assane Diope, un bravissimo Omar Sy (irriverente badante in Quasi amici), che, dopo aver ricevuto in dono da suo padre il libro di Lupin, fa della creatura uscita dalla penna di Leblanc il suo mito e la sua fonte di ispirazione. È proprio il piano di un furto ad avviare il plot, il furto di una collana appartenuta alla regina Maria Antonietta, custodita al Louvre. Scopriremo che non è il luccichio dei diamanti ad aguzzare l’ingegno di Assane, ma un motivo ben più nobile e profondo: vendicare l’ingiusta morte dell’amato padre Babakar, accusato e condannato di aver rubato la collana alla intoccabile famiglia Pellegrini.  Inevitabile non pensare alla saga Ocean’s. Come ogni thriller poliziesco che si rispetti, non mancano le innumerevoli peripezie, la donna ricca, gli imprevisti, ingredienti che, amalgamati, permettono di ricostruire, attraverso flashback, le motivazioni e la storia del protagonista, colto anche nel rapporto con il figlio Raoul. Lontano dalla fortunatissima icona della serie manga Lupin III di Monkey Punch, pur senza la cravatta e il suo maggiolino, il nuovo Lupin seduce lo spettatore, tenendolo incollato allo schermo con i suoi continui colpi di scena. Perfettamente calato nella contemporaneità, in una Francia borghese e razzista, il protagonista si trova quotidianamente a lottare con il limite di essere un immigrato. La sua storia getta luci e ombre su una Parigi multiculturale e sulla difficile integrazione sociale.  Mi hai sottovalutato, perché non mi hai guardato. Tu mi hai visto, ma non mi hai guardato. Come non mi guardano loro, quelli per cui lavoro. Che vivono là, mentre noi viviamo qui, che vivono in alto quando noi siamo in basso: non ci guardano. E grazie a questa invisibilità diventeremo ricchi.  E sarà proprio la cecità classista l’arma con cui Assane, addetto alle pulizie nel Louvre, farà del Louvre la cornice del suo geniale colpo. Sarà proprio la sua invisibilità, supportata da insuperabile eclettismo, a permettergli di agire indisturbato nelle sue ricerche e, infine, nella realizzazione del suo piano ultimo. Finita, in breve tempo, in cima alla classifica italiana di Netflix, non ci resta che attendere il seguito di questa più che avvincente prima […]

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Film della New Hollywood: 4 titoli da vedere

Se state attraversando un momento di crisi esistenziale, fate affidamento su di noi –  che siamo in crisi da una vita – e sulle nostre proposte direttamente dai film della New Hollywood. Siete incastrati in un lavoro che odiate? NON avete un lavoro? I giorni scorrono tutti uguali in una routine che non avete scelto, ma che non siete in grado di interrompere? Ancora una volta siamo qui per voi. Vi proponiamo quattro film della New Hollywood degli anni ’70 (qui per una lista più approfondita sull’argomento) per dare voce alla disperazione del vostro quotidiano, per trovare conforto ai vostri problemi identificandovi con Dustin Hoffman e Robert De Niro. Ma anche con Woody Allen. Film della New Hollywood, le nostre scelte 1. Il laureato – Mike Nichols (1967)   La fine dell’università, che momento magico! I doveri da studenti sono finiti, è giunta l’ora di affacciarsi all’età adulta. Cosa attende i giovani neolaureati? Quelli della mia generazione, il Coronavirus. Ma anche Ben Braddok (Dustin Hoffman), che torna a casa dei genitori dopo gli anni del college, non sa cosa ne sarà della sua vita. A distrarlo dalle sue preoccupazioni arriva la signora Robinson (su cui Simon e Garfunkel hanno scritto la famosa canzone, colonna sonora del film), l’avvenente moglie di un collega del padre. 2. Harold e Maude – Hal Ashby (1971)   Un’altra coppia dal forte gap generazionale è quella di Harold, diciottenne dal totale disinteresse nei confronti della vita, e Maude settantanovenne, un’anziana hippie che vuole godersi al massimo il tempo che le rimane. Contro ogni aspettativa, ne viene fuori una storia d’amore così intensa che fa sembrare quelle di Harry e Sally, Bridget e Mark e di tutte le coppie iconiche dei classici delle romcom storielle da camping estivo. Provare per credere. 3. Provaci ancora, Sam! – Herbert Ross (1972)   Tratta dall’omonima opera teatrale del 1969 scritta da Woody Allen, il maestro della commedia esistenzialista ne interpreta anche in questo caso il ruolo principale, quello di Allan (vero nome di Allen) Felix, critico cinematografico reduce da un divorzio. A venirgli in soccorso, direttamente dal film Casablanca, sarà Humphrey Bogart che gli impartirà lezioni su come risolvere i suoi problemi con le donne. 4. Taxi Driver – Martin Scorsese (1976)   Ci sono alcuni personaggi di film, dichiaratamente fascisti, che non riescono a non affascinarci, come Ralph Fiennes in Schindler’s List o Christoph Waltz in Bastardi senza gloria. Uno di questi è anche Robert De Niro, che in Taxi Driver intepreta Travis Bickle, ex marine disoccupato, che rimedia ai suoi problemi di insonnia trovando lavoro come tassista notturno. Guidando nei quartieri malfamati di New York, deciderà di riportare ordine nei sobborghi a modo suo. Tra Harvey Keitel capellone e Jodie Foster in versione Lolita, non perdetevi il cameo dello stesso Scorsese come uno dei passeggeri a bordo del taxi di Travis. Altri film della New Hollywood:     Immagine di copertina: IMDB

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The Undoing: le verità non dette, psico-thriller di HBO

In Italia è uscito su Sky Atlantic l’8 gennaio 2021 “The Undoing: Le verità non dette”, psico-thriller in sei episodi diretto per HBO dalla regista danese Susanne Bier e magistralmente interpretato dall’inedita coppia Nicole Kidman-Hugh Grant. “You should have known”: Avresti dovuto saperlo. Sarebbe questo il titolo letterale del romanzo dello scrittore americano Jean Hanff Korelitz, pubblicato in italiano nel 2016 e tradotto come “Una famiglia felice”. Un romanzo che probabilmente verrà riscoperto adesso proprio grazie all’enorme successo della serie-tv di portata internazionale “The Undoing”, andata in onda una puntata a settimana dal 26 ottobre al 30 novembre 2020 su HBO in America e in Danimarca, e finalmente disponibile in Italia su Sky dall’8 gennaio 2021. Per volere della regista danese Susanne Bier e dello sceneggiatore statunitense David E. Kelley, del libro da cui il thriller è tratto la serie ne riprende, però, solo i due primi capitoli e l’idea portante: quella di una famiglia felice, per l’appunto, la cui tranquilla ed agiatissima esistenza borghese viene fagocitata da un delitto inizialmente estraneo alla gabbia dorata che racchiude esemplarmente la succitata e insospettabile famiglia. Nicole Kidman interpreta Grace Reinhardt, psicoterapeuta di successo alle prese con la pubblicazione imminente del suo primo libro: una serie di consigli per coloro che amano e si fidano troppo dei propri partner, ispirata da anni di colloqui di terapia di coppia per i suoi pazienti. Hugh Grant è il marito di lei, l’oncologo pediatrico Jonathan Fraser, acclamato come salvatore dei bambini e padre amorevole di un timido dodicenne, Henry, studente in uniforme impeccabile di una scuola privata esclusiva la cui retta costa cinquantamila dollari all’anno. La famiglia felice vive a New York, ha un appartamento su due piani con vista su Central Park ed una seconda casa sul mare. È l’8 gennaio 2019 e si è appena svolta un’asta di beneficenza per raccogliere fondi a vantaggio della scuola frequentata da Henry (Noah Jupe), serata-evento imperdibile a cui la coppia di professionisti non può mancare, sedendo Grace da anni nel comitato organizzativo dei genitori degli alunni. Nel quartiere assai più proletario di Harlem, viene ritrovata brutalmente uccisa nel suo atelier, con undici martellate che le hanno reso irriconoscibile il volto, la madre del piccolo Miguel Alves, Elena (l’italiana Matilda De Angelis), di cui Grace aveva da poco fatto la conoscenza ad una delle riunioni del comitato. Miguel (Edan Alexander) frequenta la scuola prestigiosa “dei ricchi” grazie ad una borsa di studio. Elena Alves è un’artista e di recente è diventata mamma di una bambina dalle ciglia lunghe e bellissime: a scoprire il cadavere è il povero Miguel, che corre a casa urlando e piangendo e induce subito il padre, Fernando (Ismael Cruz Córdova), a dare l’allarme. È quello che fanno le persone ricche quando vengono minacciate: nascondono le brutte verità per proteggersi. Non vogliamo svelare troppo per chi ancora non avesse visto The Undoing, ma ogni puntata, per regia e sceneggiatura, oltre che per il fatto di essere “nata” con il format di un episodio a settimana, è […]

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