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Eroica Fenice

La categoria Cinema e Serie tv contiene 401 articoli

Cinema e Serie tv

Klaus-I segreti del Natale, il nuovo cartoon distribuito da Netflix

Lo spagnolo Sergio Pablos debutta alla regia con il film d’animazione Klaus-I segreti del Natale – del quale ha anche scritto il soggetto oltre che contribuire a produrlo – distribuito da Netflix dal 15 novembre. Jesper Johansonn è l’unico e viziato figlio del direttore della Regia Accademia Postale che, malgrado gli sforzi compiuti dal genitore per fargli comprendere l’importanza del lavoro, si è rivelato un completo incapace a causa della sua pigriziae noncuranza. Per punirlo – ma, soprattutto nella speranza di riuscire a farlo maturare consapevolmente – il padre decide allora di mandarlo a fare il postino su una sperduta e ghiacciata isola artica dove si trova la grigia e triste cittadina di Smeerensburg. Il giovane potrà fare ritorno a casa soltanto se riuscirà a smistare seimila lettere entro un anno dal suo arrivo. Incredulo e angustiato, Jesper parte alla volta della sua destinazione la quale gli appare ben peggiore di quanto avesse potuto mai immaginare. Infatti, oltre a essere un luogo immerso nel gelo e nel nulla, gli abitanti di Smeerensburg, divisi in due clan rivali, passano il tempo a farsi la guerra per un motivo che neanche ricordano più, tanto è antico l’astio tra le due fazioni. Ormai sul punto di andarsene perché sicuro di non riuscire a portare a termine il compito affidatogli dal padre, Jesper incontra Klaus, un vecchio, misterioso e solitario falegname che crea meravigliosi giocattoli di legno. Sarà grazie al suo aiuto e a quello di Alva, una maestra finita a vendere pesce per sopravvivere, che Jesper proverà a raggiungere il suo obiettivo finendo con l’averne un altro grazie alla forza dell’amicizia e alla magia del Natale. Klaus-I segreti del Natale : un film d’animazione con i fiocchi Sergio Pablos, dopo il successo ottenuto con Cattivissimo me (2010), torna a cimentarsi con l’animazione in questo entusiasmante cartoon per il quale ha scelto di utilizzare la tecnica animata del disegno a mano. La storia della nascita del mito di Babbo Natale, qui, viene ricondotta all’iniziale necessità di Jesper di raggiungere l’obiettivo delle seimila lettere per poter tornare alla sua vita di privilegi e lasciarsi alle spalle la deprimente Smeerensburg. Il giovane, quindi, dopo aver conosciuto Klaus e constatato la sua abilità nel costruire giocattoli, manipola abilmente i bambini del luogo per spingerli a scrivere all’uomo così da avere i doni desiderati – naturalmente se saranno stati buoni. Tuttavia, l’iniziale sotterfugio ideato dal protagonista finisce col coinvolgere l’intera popolazione della città e i risultati andranno ben oltre il mero dare qualcosa per poter avere qualcosa in cambio. Grazie, infatti, alla purezza e alla spontaneità dei bambini, anche gli adulti si lasceranno coinvolgere dall’atmosfera di serenità che si diffonde dalla gioia dimostrata dai più piccoli non solo per l’aver ricevuto il regalo chiesto, ma per la possibilità di poterlo condividere con i coetanei senza badare a quale clan appartengano. Così, oltre a contribuire alla creazione della leggenda di Babbo Natale, Jesper riesce – senza averne avuto l’intenzione – a riportare la gioia e la serenità tra gli […]

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Pose 2 – dalle ballroom a New York | Recensione

Pose 2 (seconda stagione) – il nostro parere Blanca (Mj Rodriguez), Angel (Indya Moore), Pray Tell (Billy Porter), Elektra (Dominique Jackson) e tutti i protagonisti della prima stagione di Pose ritornano più agguerriti che mai nel secondo round dell’incontro, per continuare la lotta contro quel mostro che negli anni ’80/’90 decimò la comunita LGBT. La serie tv FX – ora su Netfilx – rappresenta la parola battaglia sia in scena che fuori: lo dimostra la determinazione di Steven Canals che, per mettere al mondo la rappresentazione, non si fermò dinanzi ai primi 150 no, raggiungendo quell’unico si di Rayan Murphy e Brad Falchuk. La stessa lotta è stata affrontata dal cast, poichè il raduno del più grande gruppo transgender su un set ha fatto storia. La comunità LGBT continua a farsi sentire La prima stagione, che fece il suo debutto nel luglio 2018 su FX negli Stati Uniti, accompagna lo spettatore all’interno delle ballroom  ,mostrandogli anche la cultura del vogueing degli anni ’80. Si tratta di luoghi improvvisati in cui si organizzavano gare di danza e moda. Qui gli emarginati, i relegati ai margini socioeconomici della società e gli omosessuali – soprattutto omosessuali di colore – trovavano uno spirito di comunità non riscontrato nella società dell’epoca. Per loro la moda e la danza risultavano essere canali espressivi per una forma di comunicazione strozzata da una società razzista e omofobica. La serie intende trasmettere al pubblico che non basta solo accettare la presenza di questa comunità, ma osservarne le gioie e soprattutto i dolori per comprenderne la profondità umana. Perché è di esseri umani che si sta parlando: erano persone quelle che negli anni ’80, come nel periodo precedente, venivano demonizzate poiché troppo innaturali per appartenere a questo mondo. Ma se la natura fosse anche questo? I “non emarginati” definivano quel mostro che fu l’AIDS una benedizione, poiché avrebbe ripulito il mondo dall’abominio, ma se fossero essi stessi un abominio nell’attribuire una giustificazione ad una malattia allora mortale? La seconda stagione, Pose 2, passa dalla comunità ristretta delle ballroom al mondo al di là dei suoi confini, nel periodo in cui l’AIDS aveva già ucciso migliaia di esseri umani. L’attenzione sull’argomento colse anche personalità di spicco come Madonna, che con la sua canzone Vogue accese un faro sulle ballroom. Una piccola grande fetta di mondo Pose 2 alza il sipario su una triste realtà degli anni ’90: la visita di Pray Tell e Blanca al cimitero improvvisato di Hart Island fa capire che una piccola grande fetta di mondo era stata decimata nell’indifferenza generale. Tutti quei corpi erano stati abbandonati in vita come nella morte, non accettati dai cimiteri statali o privati per ignoranza. La tristezza di questo momento bilancia i toni vivaci delle performance canore e danzanti nelle ballroom proprio per dare un messaggio di mancata resa da parte della comunità LGBT nonostante i tempi difficili. I personaggi si reinventano giorno dopo giorno, trovando nuove scintille di espressione creativa nelle dive del passato, nei personaggi cinematografici e teatrali, e come nelle ballroom […]

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Le migliori serie TV in uscita a novembre

Netflix e le altre piattaforme di streaming sanno come creare hype e regalare parecchie sorprese ai propri fan, dato che ogni mese lanciano un numero impressionante di titoli. Certo, non sempre si tratta di capolavori destinati a passare alla storia, però spesso ci si trova di fronte a serie TV quantomeno originali. Questo novembre non ha fatto e non farà eccezione, proponendo una serie di prodotti davvero notevoli, per qualità e per impegno. Vediamo quindi quali sono le migliori serie televisive in uscita questo mese sulle piattaforme di streaming più gettonate. The end of the f***ing world Finalmente esce la seconda stagione di una delle serie più particolari lanciate da Netflix negli ultimi due anni. The end of the f***ing world è infatti un prodotto unico, alle volte sboccato, altre volte impegnato in temi molto seri. E i fan della piattaforma hanno apprezzato parecchio questo titolo, al punto che Netflix ha deciso di rinnovarlo per una seconda stagione (già disponibile sul portale, fra l’altro). Pennyworth Per tutti gli amanti della saga di Batman, ecco che sta per arrivare una serie quasi nostalgica, ma davvero innovativa. Tutti noi abbiamo sempre avuto un occhio di particolare riguardo per il maggiordomo Alfred, spesso costretto a contenere i colpi di testa di Bruce Wayne, sia in versione adulta che adolescente. Adesso, però, la fatica di Alfred Pennyworth viene giustamente premiata con una serie dedicata interamente al suo personaggio in onda su Starz Play. The Crown The Crown rappresenta una di quelle serie diventate di culto negli ultimi anni, e non potrebbe essere altrimenti. Il titolo narra infatti le vicende della Regina Elisabetta, con una regia ed un cast di grandi nomi, tale da riuscire a far immergere completamente lo spettatore nelle atmosfere inglesi del tempo. Questa terza stagione, poi, andrà a coprire un arco temporale molto particolare: gli anni dal 1964 al 1976, ovvero quelli della Guerra Fredda e della tecnologia che porta l’uomo nello spazio. For All Mankind Cosa sarebbe accaduto se l’Unione Sovietica avesse vinto la corsa all’allunaggio? Per scoprirlo basta vedere For All Mankind, una delle serie TV più attese di quest’anno, un po’ fantascientifica, un po’ storica e un po’ distopica. Diciamo che gli amanti di autori come Philip K. Dick avranno pane per i loro denti, soprattutto perché si parla di un prodotto firmato da uno showrunner d’eccezione: Ronald D. Moore. Per la cronaca, For All Mankind va in onda sulla piattaforma streaming Apple TV+. Come godersi al meglio lo streaming Esistono molti modi per godersi i grandi capolavori offerti da Netflix e dalle altre piattaforme di streaming attive in Italia. Innanzitutto serve una connessione stabile e di qualità, ma anche tale da non farci temere per il consumo dei dati come ad esempio le offerte Internet senza limiti proposte dai maggiori operatori, che permettono di guardare le serie una puntata dopo l’altra senza temere di essere interrotti da problemi di linea. In secondo luogo, serve abbonarsi alla piattaforma preferita e gustarsela usando le app ufficiali su PC, smart […]

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Sono solo fantasmi, l’ultimo film di Christian De Sica presentato al Metropolitan

È stato presentato in anteprima al Cinema Metropolitan di Napoli, sito in via Chiaia, 149, Sono solo fantasmi, il nuovo film di e con Christian De Sica, Carlo Buccirosso e Gian Marco Tognazzi: un cast stellare che si cimenta nel genere, pioneristico in Italia, dell’horror-comedy, una assoluta novità che dal 14 novembre verrà proposta in tutte le sale cinematografiche italiane e che ha visto impegnarsi nella produzione anche il figlio di De Sica, Brando, attore e regista, passione che unisce i De Sica e che si tramanda da generazioni, tre generazioni che s’incontrano e si ricongiungono in questo nuovo film. Napoli ancora una volta set a cielo aperto, città promossa a simbolo, in Sono solo fantasmi, del “non è vero, ma ci credo“: una Napoli lontana dalle cronache e dai luoghi comuni che la vogliono intrappolare nel ruolo, senz’altro svilente e riduttivo, di città della Camorra, com’è De Sica stesso a sottolineare in conferenza stampa, ma una Napoli magica e meravigliosa, che abbraccia, invece, l’esoterico, l’ultraterreno. Perché, si sa, “a Napoli ci sono più fantasmi che a Milano“: in poche altre città italiane come nella bella Partenope è vivo il culto dei morti, che parlano attraverso i sogni, vivono e rivivono nelle leggende metropolitane e nutrono la superstizione dei cittadini. Sono solo fantasmi: un Christian De Sica lontano dai cliché si misura con l’ombra del padre Al centro delle vicende narrate, Thomas, Carlo ed Ugo: un trio di fratelli al verde che, alla morte del genitore, riallacciano i rapporti per dividersi l’eredità di un padre assente, donnaiolo, ricco ed inaffidabile, per poi scoprire che nulla è rimasto loro, tutto è stato perduto al tavolo da gioco, ad eccezione di un’antica casa (da riscattare entro 40 giorni, pena la messa all’asta dell’immobile) nel centro storico di Napoli, infestato, a quanto pare, da misteriose presenze. Di lì, l’idea: perché non fare della superstizione dei napoletani un business, in grado di dare una svolta alle loro vite? Tra il serio (da parte di Ugo, grande appassionato dell’occulto) ed il faceto, i tre fratelli si cimenteranno nella sottile arte del ghost busting in salsa partenopea, guadagnandosi la stima dei sempre più numerosi clienti che faranno ricorso alle loro prestazioni per liberarsi di indesiderate presenze, imbattendosi nello spirito senza requie della temibile Janara del Vesuvio che, offesa per la poca considerazione mostrata dai tre acchiappafantasmi, minaccia l’incolumità della città. Un cast di attori a tutto tondo, quello di Sono solo fantasmi, che funziona e propone un’idea innovativa di comicità, che mescola le caratteristiche del genere horror alla commedia all’italiana. Un De Sica calato in un ruolo comico, ma quanto mai lontano dai cliché che legano la sua immagine all’immancabile cinepanettone natalizio,  è affiancato qui da Carlo Buccirosso e Gian Marco Tognazzi, che nella finzione cinematografica prende il nome del padre Ugo: e non è soltanto l’unico richiamo dei due figli d’arte ai genitori. L’intero film, difatti, vede Christian De Sica misurarsi costantemente con l’ombra -in tutti i sensi- del padre Vittorio, con sé stesso e […]

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Let it snow: innamorarsi sotto la neve, un film targato Netflix

Basato sul romanzo young adult dal titolo omonimo uscito nel 2015 – in Italia è edito da Rizzoli – e scritto da Maureen Johnson, John Green e Lauren Myracle, Let it snow: innamorarsi sotto la neve è un film diretto dal regista Luke Snellin con un cast formato da giovani – per lo più famosi – attori e attrici americani, trasmesso a partire dall’8 novembre su Netflix. A Gracetown è la Vigilia di Natale e gli abitanti della città si apprestano a festeggiare questa ricorrenza, quando una tormenta di neve cambia i piani di alcuni dei suoi giovani abitanti. Keon (Jacob Batalon) programma di dare una festa a casa sua ma il ritorno dei genitori, ignari delle sue intenzioni, lo costringe a cercare un altro posto dove farla. Tobin (Mitchell Hope) cerca il momento giusto per dichiararsi all’amica d’infanzia Angie (Kiernan Shipka) della quale è innamorato da sempre ma che sembra essere presa dal bell’universitario JP (Matthew Noszka). Dorrie (Liv Hewson), impiegata presso il Waffle Town, si dichiara a una coetanea che, però, si comporta con lei in maniera ambigua. Addie (Odeya Rush), migliore amica di Dorrie, crede che il fidanzato Jeb (Mason Gooding) la tradisca ed è talmente presa dalle sue paranoie da rischiare di rompere il rapporto che la lega alla ragazza. Julie (Isabela Merced) è rimasta bloccata su un treno dove incontra Stuart (Shameik Moore), celebre pop star in incognito che si unirà a lei e alla sua famiglia per i festeggiamenti. Le storie – che troveranno un epilogo proprio nei locali del Waffle Town – saranno introdotte dalla voce narrante di un altro personaggio, la strana donna che guida il carroattrezzi ricoperta di alluminio (Joan Cusack), in quella che ha tutte le caratteristiche della commedia romantica natalizia. Let it snow: innamorarsi sotto la neve, tre storie d’amore tra imprevisti e risate Luke Snellin è riuscito, grazie a una trama leggera, eppure significativa, e a un cast variegato ma che ben si amalgama nell’insieme narrativo, ad anticipare l’arrivo dell’atmosfera natalizia sul grande schermo. Le tre storie d’amore – tra i due migliori amici, tra le due coetanee gay e tra i due sconosciuti – sono state rese nel film nella maniera più semplice e spontanea, seppure non manchino imprevisti e incomprensioni, e per questo più autentica possibile. I protagonisti – lo sono tutti a turno – sono ragazzi e ragazze alle prese con quelle problematiche che, nella realtà, si ritrovano in molte altre storie: una lunga amicizia che, a volte, per uno dei due o per entrambi, è qualcosa di più e potrebbe diventarlo ma, spesso per paura di perdere sia l’amico/a sia l’eventuale partner, non si esterna; l’ammettere di essere gay rischiando di non essere compresi e, magari, derisi e/o emarginati dagli altri; l’impossibilità di credere che un personaggio famoso possa essersi innamorato di una persona comune; tutte queste storie trovano riscontro nella vita vera. Ed è proprio questo il grande pregio di Let it snow: essere, a una prima impressione, la solita smielata commedia romantica […]

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Il Giorno più Bello del Mondo, il nuovo film di Alessandro Siani da oggi nelle sale

Un film per tutta la famiglia, una pellicola esilarante che farà sognare grandi e piccini: Il Giorno più Bello del Mondo, nuovo film di Alessandro Siani, proiettato in anteprima al cinema Metropolitan di Napoli e presentato in conferenza stampa all’Hotel Vesuvio di Via Partenope, esce oggi 31 ottobre nei cinema di tutta Italia. Atmosfere fiabesche ed un bel po’ di action: un mix insolito ma decisamente ben riuscito, quello che conferisce al nuovo lavoro cinematografico dell’attore e regista partenopeo Siani, da anni affermato anche a teatro e in televisione, le caratteristiche di un progetto decisamente nuovo, un viaggio attraverso cui lo spettatore potrà divertirsi e riflettere, sognare e stupirsi. Il Giorno Più Bello del Mondo, la trama Arturo Meraviglia, squattrinato impresario teatrale caduto in disgrazia, riceve un’inaspettata eredità da un lontano zio deceduto e spera così di poter saldare tutti i suoi debiti. Scopre però, con evidente disappunto, che l’eredità sono due bambini, Rebecca e Gioele: dapprima prevale lo sconforto, ma il rendersi conto che Gioele ha dei poteri sovrannaturali cambierà tutte le prospettive. Grazie, infatti, alle magie di cui è capace il piccolo, Arturo potrà risalire la china e risolvere i suoi problemi economici. Il bambino prodigio, però, cadrà nella mira di un gruppo di infidi ricercatori che vogliono indagare su di lui sottoponendolo a loschi esperimenti. Da qui comincerà una fantastica avventura ricca di colpi di scena in cui, aiutato dai suoi stravaganti amici e da una bella scienziata, Arturo riuscirà a proteggere Gioele ed a ricostruire il successo del suo teatro, arrivando a vivere così il giorno più bello del mondo. Improvvisazione e fantasia, gli ingredienti speciali del film Il Giorno più Bello del Mondo, scritto, diretto ed interpretato da Siani, è il risultato di un lavoro lungo tanti mesi, preparato in ogni dettaglio ma anche improvvisato: “Cosa ti dicevo quando venivi sul set?” – chiede l’attore napoletano in conferenza stampa, rivolgendosi alla piccola attrice del suo film Sara Ciocca – “posa questo copione, improvvisiamo”. Anche la scelta di far uscire il film in un periodo diverso da quello natalizio è stata abbastanza coraggiosa: “Abbiamo messo davanti il film”, ha dichiarato Siani, dimostrando così di dare priorità alla qualità del prodotto e non alla quantità di persone che riempiranno le sale dei cinema. Alcune delle scene sono state girate in Francia, a Colmar, una location quanto mai adatta a ricreare le atmosfere “disneyane” della storia, di cui la fantasia è una caratteristica fondamentale. Un cast di rilievo e sorprendenti effetti speciali Il film rappresenta anche un punto di svolta nella carriera cinematografica di Alessandro Siani. Dopo svariati anni di commedia romantica, genere a cui si era dedicato finora, l’attore e regista partenopeo ha infatti voluto realizzare un’incursione (piuttosto riuscita) nel mondo degli effetti speciali: “Il cinema è cambiato, siamo ad un punto di svolta ed è necessario adeguarsi. Oggi il linguaggio è diverso e avevo voglia di offrire un film che potesse arrivare così, dritto al cuore, per tutte le famiglie. Ringrazio la distribuzione (Vision) per avermi […]

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Wajahat Abbas Kazmi, intervista al regista di Allah Loves Equality

Wajahat Abbas Kazmi, regista e attivista LGBT italo pachistano, ha raccontato del suo ultimo lavoro, dal titolo “Allah Loves Equality”, e del rapporto fra omosessualità e Islam ad Eroica Fenice. Leggi l’intervista! Si è tenuta giovedì 24 ottobre, presso il Palazzo Conegliano e l’ex Asilo Filangieri di Napoli, l’iniziativa Islam and Lenses of Gender, una discussione a tutto campo sul tema dell’omosessualità e sul rapporto, talvolta complesso, di questa con la religione musulmana. All’evento, organizzato dal Gruppo Studentesco Hissa, hanno partecipato il rettore dell’Istituto CALEM e dr. Ludovic-Mohamed Zahed, primo Imam dichiaratamente gay ad aver fondato una moschea inclusiva in Europa, e il regista e attivista LGBT italo pachistano Wajahat Abbas Kazmi. Per l’occasione, Kazmi ha presentato il lungometraggio Allah Loves Equality: Being LGBT in Pakistan, promosso dall’associazione Il Grande Colibrì e patrocinato da Amnesty International. Il documentario mostra, attraverso alcune interviste e celebri fatti di cronaca, la difficile vita che omosessuali, lesbiche, bisessuali e transgender musulmani sono costretti a sopportare in Pakistan. L’obiettivo è quello di abbattere i muri, di denunciare i luoghi comuni attorno all’Islam e di imbastire, al tempo stesso, un dibattito che porti le comunità LGBT dei Paesi musulmani a vivere la loro sessualità liberamente. Dopo la proiezione dell’opera, Wajahat Abbas Kazmi si è reso disponibile per un’intervista per Eroica Fenice. L’intervista a Wajahat Abbas Kazmi Come nasce il tuo documentario? Nasce dalla campagna “Allah Loves Equality” e dal mio coming out, avvenuto quattro anni fa. L’idea era quella di dare voce alle persone Lgbt, agli omosessuali musulmani, aprendo un dibattito all’interno della comunità islamica ed europea. Il documentario è stato girato in Pakistan, dove sono stato per un mese intero e dove ho raccolto ben tredici interviste. Dal punto di vista dei diritti civili, com’è vivere in Pakistan? Parlare di diritti umani, prima che di diritti civili, in Pakistan è molto complicato. Già solo chiedere i diritti fondamentali delle donne è difficile, figurarsi per quelle lesbiche. L’orientamento sessuale viene molto dopo, se non vengono rispettati neppure i diritti umani. Il Paese, inoltre, è un territorio particolare: se fai parte di una classe sociale alta hai tutti i privilegi e i diritti; se, invece, appartieni a una famiglia povera devi lottare ogni giorno. Come hai fatto a conciliare Islam e omosessualità? Io sono arrivato in Italia all’età di 15 anni. A 18 ero già legato a mia cugina, attraverso un fidanzamento combinato. Dopo sette anni, avevo due scelte: o sposarmi o fare un passo indietro, dichiarandomi. Ho scelto la seconda. Con la religione non ho mai avuto alcun conflitto, né mi sono mai sentito in colpa: questo perché né il Corano né l’slam condannano l’omosessualità. Al massimo, più che del giudizio di Allah, ho avuto timore della reazione che la famiglia di mia cugina avrebbe potuto alla notizia del coming-out. Quanto sappiamo dell’Islam? Sull’islam non si sa niente, si generalizza troppo. Mi capita spesso che mi dicano: “Sei musulmano? Ah, quindi parli arabo!”, ignorando che, essendo pakistano, la mia lingua è l’urdu. Un errore che si […]

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Festival del cinema di Roma 2019, vince Santa Subito

Il festival del cinema di Roma 2019 è giunto alla sua conclusione. Dieci giorni in cui la capitale ha visto l’alternarsi di film diversi per lingua e genere e diretti da grandi maestri e da autori emergenti. Questa edizione ha visto la presenza di Martin Scorsese che ha portato il suo The Irishman (nelle sale italiane dal 4 al 6 novembre per iniziativa della Cineteca di Bologna e dal 27 novembre on demand su Netflix), della seconda prova alla regia di Edward Norton con Motherless Brooklyn e dello spin-off de Il grande Lebowski: Jesus Rolls di John Tuturro. Ma questa edizione è stata anche piena di tributi a personalità del cinema come la famiglia Cecchi Gori e i premi alla carriera andati a Bill Murray, Viola Davis e John Travolta. Festival del cinema di Roma 2019: premi alla carriera a Bill Murray, Viola David e John Travolta Nella giornata di sabato 26 ottobre sono stati assegnati due premi alla carriera. Il primo è andato a Bill Murray, il quale si è reso protagonista di un episodio alquanto movimentato. Dapprima l’incontro con la stampa organizzato nella Sala Sinopoli è stato annullato in quanto il direttore Antonio Monda ha dovuto comunicare che l’attore era assente, salvo poi presentarsi per un incontro diretto in qui ha tenuto una chiacchierata di un’ora con il regista Wes Anderson che lo ha diretto in sette film. Ma neanche in questo caso i disagi sono mancati, dovuti principalmente alla mancanza di un traduttore che ha costretto i giornalisti a sedersi accanto a persone di madrelingua inglese per capire cosa stesse dicendo. Nonostante questa rocambolesca serie di imprevisti, Murray ha accettato il premio commuovendosi e invitando i romani ad amare la propria città: «Roma è una città bellissima, ma la parte più bella della sua storia l’hanno fatta gli altri, quelli che sono venuti prima. E i romani oggi devono avere cura di questa città, amarla». Una frase che ha usato come similitudine con la propria carriera: «Lo stesso vale per me: se sono arrivato fin qui è grazie alla mia famiglia, agli amici, ai colleghi, e quello che devo fare è prendermi cura di me stesso per non sprecare tutto questo». A ricevere il secondo premio alla carriera è stata Viola Davis, attrice nota per il film The Help di Tate Taylor. Nel suo di incontro ravvicinato (di certo non un’odissea come quella di Murray) l’attrice, premiata da Pierfrancesco Favino, ha ripercorso tutta la sua carriera e ha anche parlato del valore del lavoro di attrice: «Ci sono persone che indossano delle maschere perché hanno paura di essere giudicate. Noi artisti dobbiamo cercare di superare questi limiti, regalando al pubblico una versione di noi stessi priva di filtri. Questo deve fare un’artista. Io sono diventata un’artista perché non volevo una vita ordinaria. Volevo essere un’artista e volevo essere un’artista di colore. In questo mondo è una lotta continua, ma io combatto per me stessa, per la mia voce». Il terzo e ultimo premio è andato a John […]

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Postmodernismo, il cinema dalle mille frammentazioni

A partire dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso si iniziò a parlare in ambito filosofico di postmodernismo. Il termine compare per la prima volta nel saggio La condizione postmoderna, scritto da Jean-Francois Lyotard nel 1979. Secondo il filosofo francese le grandi ideologie figlie dell’illuminismo (esaltazione del progresso tramite lo sviluppo economico e tecnico, le ideologie guidate dall’uguaglianza sociale, l’esaltazione della scienza come liberatrice dalle catene oppressive della religione, l’idea di una giustizia universale) e definite “grandi narrazioni”, giunte nell’età contemporanea iniziano a venire meno. I motivi principali di questa crisi di ideali sono due: il primo è il susseguirsi lungo il ‘900 di eventi storici il cui impatto è stato talmente drammatico che non è possibile appellarsi alla sicurezza di cui quelle idee erano costituite per spiegarli (in che modo si possono interpretare le atrocità di Auschwitz o dei gulag sovietici in termini puramente razionali?). Il secondo è invece la diffusione, a partire dagli anni ’60 e ’70, di nuovi mezzi audiovisivi quali la televisione e la pubblicità che, assieme al cinema e alla letteratura, offrono nuove chiavi di lettura all’interno di una società industrializzata e globalizzata. La conseguenza è di grande portata: il sapere non è più un valore assoluto, ma esistono tante realtà con tante diverse caratteristiche (i telegiornali si diversificano per offrire versioni diverse di una stessa notizia, la pubblicità induce a comprare prodotti di cui non si ha veramente bisogno e che tuttavia possono servire per acquisire uno status sociale, etc.). Il postmodernismo è quindi riassumibile con il concetto di “superamento della modernità” o di tutte quelle idee che fino al XX secolo avevano portato avanti la società umana e che davanti ad una realtà multiforme finiscono per esaurire la propria spinta propulsoria. La fiducia nel progresso e nella scienza sembrano spegnersi, accanto a tutte le idee che hanno contraddistinto il modernismo. Il postmodernismo non è ovviamente sola prerogativa delle menti pensanti della filosofia, ma si diffonde anche presso quelle creative dell’arte. Lo si vede in movimenti artistici come la Pop Art (l’idea di oggetto comune elevata a opera d’arte) o nella letteratura con espedienti quali il dialogo metaletterario con il lettore (Se una notte di inverno un viaggiatore di Italo Calvino), l’inizio della vicenda dalla sua fine (La freccia del tempo di Martin Amis), il citazionismo che si traduce nell’imitazione di tecniche come quella del manoscritto ritrovato (Il nome della rosa di Umberto Eco) e molti altri ancora. Il Postmodernismo cinematografico La verità messa in discussione. Metacinema e mockumentary In tutto questo contesto il cinema come si evolve? Essendo l’arte che fa dell’immagine una delle sue prerogative, non ci mette molto a interrogarsi sulla molteplicità delle immagini che la società dei consumi impone. Il cinema del postmodernismo si interroga innanzitutto sulla sua funzione di spettacolo fittizio, di storia costruita da un insieme di immagini e di prodotto concepito in un ambiente come quello cinematografico. Il cinema di Jean Luc-Godard, uno dei padri fondatori della Nouvelle Vague francese, è pieno di espedienti metacinematografici volti […]

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The Laundromat di Steven Soderbergh: lo scandalo Panama Papers

The Laundromat di Steven Soderbergh è un film accattivante e di facile fruizione, recitato magistralmente da Meryl Streep, basato sul romanzo inchiesta di Jake Bernstein e in concorso alla 76esima Mostra Biennale di Venezia. La genialità di Steven Soderbergh è stata quella di aver  trasformato la tematica dello scandalo finanziario in un argomento semplice: è riuscito con successo a rendere comprensibile e simpatico un argomento davvero serio quale l’esistenza di un enorme sistema finanziario corrotto. The Laundromat di Steven Soderbergh – Trama Quando la sua vacanza idilliaca si trasforma in tragedia, sopravvissuta al ribaltamento di un battello dove è morto il marito, Ellen Martin (Meryl Streep) vuole scoprire il perché di un risarcimento dell’assicurazione di valore misero. Per questa ragione Ellen Martin indaga e fa ricerche approfondite su una polizza assicurativa. Scopre che è falsa e che esiste un giro di loschi traffici di uno studio legale di Panama specializzato nell’aiutare i cittadini più ricchi del mondo ad accumulare fortune ancora più grandi. I soci fondatori Jürgen Mossack e Ramón Fonseca sono esperti nel trovare soluzioni attraverso società finte per aiutare i ricchi e potenti a prosperare. Tramite questi loschi affari si scopre lo scandalo Panama e si comprende come i super ricchi riescono a mantenere prospero il sistema finanziario corrotto del mondo. Temi principali e scelte del regista I soci fondatori Jurgen Mossack e Ramon Fonseca, interpretati da Gary Oldman e Antonio Banderas gestiscono i soldi da tutti i paesi del mondo. Questi traffici illeciti permettono agli alti funzionari di accrescere a dismisura la loro ricchezza finché non scoppia il caso Panama evidenziano la cupidigia, la bramosia nei confronti del denaro, la falsità che non appartiene ad un’unica nazione, ma sono caratteristiche universali. Il regista Soderbergh ha saputo dare un pizzico di leggerezza tramite l’interpretazione di Gary Oldman e Antonio Banderas che da bravissimi interpreti hanno saputo descrivere una tematica molto seria in maniera inedita. La scelta del regista di tre attori straordinari e del calibro di Meryl Streep, Gary Oldman e Antonio Banderas è stata vincente per dar vita ad un film che ha funzionato e che è stato particolarmente apprezzato nonostante la tematica scottante. The Laundromat di Steven Soderbergh – Conclusione La pellicola The Laundromat ha fatto il suo esordio alla Mostra del Cinema di Venezia dal 1° settembre e sarà proiettato dal 18 ottobre su piattaforma streaming Netflix. La caparbietà della protagonista Ellen Martin intenta ad indagare e scoprire la frode assicurativa è ben interpretata dalla forza e dall’espressività facciale dell’attrice premio Oscar Meryl Streep. La sagacia e la forte ambizione di Jürgen Mossack e Ramón Fonseca sono interpretate da Gary Oldman e Antonio Banderas con tenacia. Un film impegnativo e complesso aspetta gli spettatori per istruirli sullo scandalo di Panama Papers ed al tempo stesso regala un pizzico di ironia grazie alla bravura di tre attori di calibro come Streep, Oldman e Banderas. Fonte immagine: vanity.it

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