Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Cinema e Serie tv contiene 415 articoli

Cinema e Serie tv

Jojo Rabbit, al cinema satira e nazismo secondo Waititi

“Lascia che tutto ti accada: bellezza e terrore. Si deve sempre andare: nessun sentire è mai troppo lontano.” (Rainer Maria Rilke, “Sento le cose cantare”) Nelle sale dallo scorso 16 gennaio, Jojo Rabbit è un film diretto ed interpretato da Taika Waititi. Liberamente tratto dal romanzo del 2004 Come semi d’autunno (Caging Skies) di Christine Leunens, il film vede come protagonisti, oltre lo stesso Waititi, il giovane Roman Griffin Davis, Thomasin McKenzie, Rebel Wilson, Stephen Merchant, Alfie Allen, Sam Rockwell e Scarlett Johansson. Il film è la storia di Jojo (Roman Griffin Davis), un bambino di dieci anni nazista che s’innamora di una ragazzina ebrea, Elsa (Thomasin McKenzie), che la madre Rosie tiene nascosta in casa, inizialmente a sua insaputa. Nella Germania nazionalsocialista del 1945 il giovane ariano trascorre le sue giornate in compagnia di Adolf Hitler, l’amico immaginario che appare a più riprese nel corso dell’opera. Una sorte di mentore ideale, un simpatico spunto che ricorda l’Humphrey Bogart di Provaci ancora, Sam, con risvolti ancora più satirici. Il dittatore spiega infatti al ragazzino che gli ebrei sono mostri perché i loro antenati si accoppiavano con i pesci oppure sfoga tutta la rabbia per la vittoria dell’oro olimpico di Jesse Owens alle olimpiadi di Berlino ’36. Accecato dall’odio nazista e completamente affabulato dal pensiero unico, Jojo si infuria ancora di più quando scopre che la madre Rosie lavora per la Resistenza. Se le apparizioni di Waititi, che interpreta Hitler, coincidono con i momenti più spassosi del film, il personaggio della Johansson invece rappresenta il lato umano in tanta follia razzista e degenerativa. Divisa tra l’amore per il proprio figlio e quella per la libertà, Rosie finirà con il pagare a caro prezzo questa scelta. Una prova molto convincente la sua, non a caso ha ricevuto una nomination come miglior attrice non protagonista. Oltre a questa, il film ha ricevuto le candidature per il miglior film,per la miglior sceneggiatura non originale, per la scenografia, per il  montaggio e per i  costumi. Un altro dei punti forti della pellicola è senz’altro il personaggio di Sam Rockwell, il capitano Klenzendorf. Presente fin dalle primissime scene, intento ad iniziare il giovane Jojo alla dottrina nazista, il capitano mostrerà i suoi aspetti più disumani ma anche una certa sensibilità. Un’altra prova importante per Rockwell, che dalla vittoria dell’Oscar nel 2018 (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri) è tra gli attori più ricercati a Hollywood. Il giovane Jojo Rabbit e il suo amico Hitler Taika Waititi rappresenta il nazismo in maniera spiccatamente satirica, esasperandone tantissimi aspetti per metterlo quanto più possibile in ridicolo. Infatti, al contrario di altre opere che guardano allo stesso periodo con un occhio infantile, non vengono omessi i giochi di parole e le battute più crude: basta pensare a come Elsa venga ridicolizzata dagli ufficiali della Gestapo. Un distacco radicale dall’opera letteraria originale che invece presenta toni più drammatici. Il sanguinario cancelliere viene presentato sotto le mentite spoglie di un amico immaginario paranoico e schizofrenico come solo un dittatore che si rispetti possa […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Dracula: recensione miniserie BBC/Netflix

Dracula, la nuova serie tv in onda su Netflix in co- produzione con la BBC. Leggi qui la nostra recensione!  Mark Gatiss e Steven Moffat con questa miniserie passano dal giallo all’horror, dal lavoro sulla serie Sherlock alla storia misteriosa del vampiro che noi tutti conosciamo, Dracula. La firma dei due è riconoscibile in primo luogo dalla durata: come con Sherlock, anche Dracula prende forma in pochi episodi, solo 3, ma dall’estensione di un vero e proprio film (di 1 ora e 30 minuti ciascuno). In secondo luogo entrambi si dilettano nella scelta di un personaggio iconico a livello mondiale per poi stilizzarlo a proprio piacimento, senza però distanziarsi troppo dalla trama originale di Bram Stoker. Moffat e Gatiss amano giocare con il proprio pubblico seminando piccoli easter egg, indizi, citazioni, momenti sorprendenti e ribaltamenti improvvisi: infatti in Dracula da un inizio che si presenta fedele alla trama originale si passa ad uno svolgimento intrigantemente diverso. Dalle atmosfere lugubri e vampiresche del primo episodio di Dracula, con il suo racconto a ritroso, i cunicoli del castello in Transilvania e la spaventata testimonianza di Jonathan Harker (John Heffernan), inizia ad aprirsi a qualcosa di inconsueto, strano ma plausibile, per poi ricorrere ad un plot-twist che stravolge tutto e dà una nuova dimensione alla serie. Tutto questo senza tralasciare quelli che sono i principi che reggono il personaggio ed il suo mondo. Un gioco di altalene che oscillano tra ciò che il pubblico si poteva aspettare e poteva pretendere da una serie su Dracula e la volontà autoriale di raccontare una storia diversa. Tutto questo è stato possibile grazie ad un buon connubio tra attori talentuosi e la strepitosa qualità dei dialoghi. La serie tv Dracula e il confronto tra due leggende Dracula è un micro-universo costruito ad arte, con una sua visione estetica ben precisa. L’accuratezza degli ambienti, i giochi di luce e i movimenti di macchina vanno a confondere ancor di più il pubblico, che si ritrova ad esplorare generi e tecniche differenti in un continuo gioco di rimandi e citazioni. Tutto ciò fa da impalcatura di contorno a ciò che è il cuore del prodotto: il continuo confronto tra Dracula (Claes Bang)  e suor Agatha (Dolly Wells), trasposizione al femminile di Abraham Van Helsing . Più che una sanguinosa battaglia tra il bene e il male, si tratta di una lotta tra due menti, due personalità, due intelletti simili, ma contrastanti su certi aspetti. Due personaggi impeccabili nella loro interpretazione, di una personalità affascinante, magnetica, che proprio per la qualità della loro scrittura sottolineano quanto poi, dopo ottime idee, il finale finisca per risultare quasi poco convincente. Non tanto per le intenzioni di fondo, che portano al culmine della revisione critica del personaggio, quanto per le modalità di esecuzione, un po’ sbrigative e superficiali, che lasciano ben poco di quello che poteva essere un prodotto di maggior valore. Fonte immagine: https: //bloody-disgusting.com/tv/3599012/bite-photos-netflixs-dracula-series/attachment/0435_dracula_20march19rv/

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Greta Gerwig e il nuovo adattamento cinematografico di Piccole donne

Piccole donne torna ad incantare con la nuova e potente versione cinematografica della regista statunitense Greta Gerwig. Prodotta dalla Columbia Pictures e distribuita da Sony Pictures (per la pellicola originale) e Warner Bros. Entertainment Italia, la storia che ha sedotto adulti e piccini, ragazze e ragazzi torna nelle sale cinematografiche dal 9 gennaio 2020. Tratto dall’omonimo romanzo di Louisa May Alcott, il film di Greta Gerwig ha già ottenuto vari riconoscimenti, tra cui due candidature ai Golden Globe e cinque ai BAFTA. Piccole donne. Trama Piccole donne è la versione cinematografica del capolavoro Little Women scritto da Louisa May Alcott e pubblicato in due volumi, il primo nel 1868 e il secondo nel 1869 con il titolo Little Women, or Meg, Jo, Beth and Amy. La storia, ampiamente conosciuta ed apprezzata, è quella delle sorelle March, Meg (Emma Watson), Jo (Saoirse Ronan), Beth (Eliza Scanlen) e Amy (Florence Pugh). Quattro giovani donne, unite da un legame indissolubile e dalla determinazione a inseguire i propri sogni, pur tra le mille difficoltà e i problemi generazionali, economici e sociali, sullo sfondo della Guerra di secessione americana (1861-1865). Tra le quattro, la personalità più irriverente e carismatica è senza dubbio quella di Jo, che si distingue dalle altre per la sua indole indipendente e tomboy, alla perenne ricerca della libertà, che difende a spada tratta contro i dogmi sociali e l’invadente tradizione che considerano il matrimonio l’unica possibilità di scalata sociale e personale per la donna. Femminista convinta e ambiziosa scrittrice, Jo sprona continuamente le sorelle a credere in se stesse e nelle proprie potenzialità, ribellandosi a quel rigido sistema sociale che inibisce sogni e desideri. Un cast d’eccezione giunge ad interpretare le tenaci giovani donne, tra cui Emma Watson – amatissima nella saga di Harry Potter, vestendo i panni di Hermione Granger, e nel fantastico adattamento cinematografico La bella e la bestia (2017), in cui è la dolcissima e tenace Belle. Ma la protagonista indiscussa è Saoirse Ronan – già collaboratrice della Gerwig in Lady Bird (2017), esordiente in Espiazione (2007) e acclamata dalla critica in Brooklyn (2015). Come non notare il talentuoso Timothée Chalamet, che veste i panni di Laurie, galante amico innamorato di Jo, indimenticabile nello straordinario Call me by your name – Chiamami col tuo nome (2017). Piccole donne. L’inaspettato successo letterario Come accennato, Piccole donne è l’adattamento cinematografico del celebre romanzo di Louisa May Alcott, che giunge in Italia diviso in Piccole donne e Piccole donne crescono, il secondo caratterizzato da un arco temporale più vasto del primo. Il successo di Little Women (questo il titolo originale) fu incredibile, sorprendendo la stessa autrice, non credendo fino in fondo inizialmente nella qualità e bellezza del suo lavoro. Il libro si inscriveva nella tradizione della letteratura per ragazzi, prendendo contemporaneamente in prestito elementi dai romanzi d’amore ed esaltando il femminismo insito nell’indole della Alcott. L’autrice fece poi seguire due sequel Little Men (1871) e Jo’s Boys (1886). L’interesse suscitato dal capolavoro di Louisa rese l’opera trasversale, coinvolgendo non solo i ragazzi […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Last Christmas, una coraggiosa commedia natalizia

Il regista Paul Feig dà vita ad una commedia sentimentale e ricca di coraggio per raccontare la magia del Natale. Last Christmas è ambientato nella bellissima città di Londra, che con le sue innumerevoli lucine colorate, diventa un fantastico background per l’attrice protagonista Emilia Clarke e per l’intera storia. Kate, una ragazza problematica e senza tetto lavora sodo come “elfo” in un negozio di Natale aperto tutto l’anno. Il suo sogno è quello di avere successo nel mondo della musica, ma dubita di se stessa e non nutre molte speranze. Più speranzosa ed amichevole da adolescente, nella vita presente di Kate qualcosa ha cambiato il suo modo di agire, finché improvvisamente Tom (Henry Golding) entra nella sua vita: così Kate riesce finalmente a condividere con lui la sua passione per la musica. La trama è volutamente semplice, con una sceneggiatura lineare e non ricca di fronzoli. Gli spettatori sono in grado di immedesimarsi e di seguire l’evoluzione degli eventi con molta velocità ed estrema facilità.  La magia festosa del Natale, quella magia che alberga in tutte le persone nel periodo natalizio, è poco sentita dalla protagonista Kate, una ragazza di oggi come tante che vive nutrendo forti indecisioni, con un lavoro precario, incapace di vivere con positività a causa di una situazione instabile. Emilia Clarke dà il volto alla protagonista Kate, recitando magistralmente i momenti di incertezza della ragazza, con un modo di recitare molto incisivo e decisamente espressivo. Un altro fulcro di Last Christmas è la bellezza del focolare domestico, e la storia d’amore tra Kate e Tom, interessante e piena di condivisione che rende le speranze di Kate più concrete allontanando le incertezze. Last Christmas e i numerosi messaggi veicolati Uno dei primi messaggi che viene veicolato dalla commedia natalizia Last Christmas è: volersi bene e credere tanto in se stessi. Psicologicamente le persone possono migliorare la qualità della loro vita, proprio come ci comunica la protagonista Kate, quando si comincia a stimare se stessi e a darsi il giusto valore umano. Un altro messaggio importante e a tratti commovente è quanto sia necessario e bello aiutare il prossimo. Tra una lacrima ed una dolce risata, Last Christmas risulta essere per tutti gli spettatori un film davvero leggero piacevole e significativo al tempo stesso. Fonte immagine: wikipedia.org

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Modern Love: tutte le sfumature dell’amore

Amazon Prime Video sfodera una nuova serie tv da un profondo spessore umano, un cast stellato e una storia romantica dai tratti moderni. Si tratta, appunto, di Modern Love, una serie statunitense diretta da John Carney, composta da otto episodi di circa trenta minuti l’uno. Le varie storie narrate sono indipendenti tra di loro e accomunate solo dallo sfondo sempre stupefacente di New York City. Variano fortemente anche nei generi: amori perduti o dal finale incerto, amicizie speciali e passioni ormai mature. Tutti i racconti sono affrontati in maniera lineare e diretta, senza colpi di scena e, soprattutto, senza il tipico tono smielato delle commedie rosa. Le storie si rifanno a una rubrica del New York Times, che di settimana in settimana racconta spezzoni di vite comuni. Così la città diventa anch’essa protagonista: mostra una faccia diversa di volta in volta, allineandosi ai sentimenti dei personaggi, sostenendo ogni loro avventura e confermandosi come lo sfondo perfetto per ogni passione. Il risultato finale appare più che soddisfacente. Il merito è sicuramente dei dialoghi, dal tono colloquiale, ma ricchi di significato, capaci di porci importanti domande sulla vita, ma senza appesantirci o infastidirci. Il cast stellato che questa serie vanta ha fatto il resto: Tina Fey (Mean Girls), Anne Hathaway (Il diavolo veste Prada), Dev Patel (The Millionaire), Cristin Milioti (la Tracy di How I met your mother), Andy Garcia (Il padrino- parte III) e molti altri hanno interpretato alla perfezione il ruolo a loro assegnato, rispettando quella naturalezza che pare circondare tutta la produzione. I vari temi trattati, però, fanno sì che certi episodi appaiano più forti e coinvolgenti di altri. Tra quelli che hanno riscosso più successo c’è sicuramente il terzo, intitolato “Prendimi come sono, chiunque io sia” e interpretato proprio da Anne Hathaway: qui, la storia d’amore tra un uomo e una donna si infittisce di una sensibilità che diventa denuncia di una condizione psichica poco accettata e conosciuta. L’amore passionale diventa, allora, self-love, nel difficile percorso di accettazione che ognuno di noi compie. La stessa profondità vanta l’ultima storia, “La corsa diventa più dolce vicino all’ultimo giro”, che racconta delicatamente la nascita di un rapporto d’amore intorno agli 80 anni, quando la vita ha ormai un sapore maturo ma non ancora stantio. Di puntata in puntata, così, Modern Love tiene forte il filo dell’equilibrio, che non tende né verso un hollywoodiano e banale lieto fine, né verso una drammaticità opposta e quasi scontata. Modern Love centra l’obiettivo, sempre e solo raccontare l’amore, in ogni sua forma, con una lucidità e un realismo che ti fanno venire voglia di conoscerne il seguito, come se anche tu fossi seduto su una panchina di Central Park ad ascoltare un conoscente che si confida.   Foto in evidenza: Locandina serie tv (https://www.cinemagay.it/serie-tv/modern-love/)

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

18 regali. La commovente storia di un amore che travalica la morte

La storia che ha commosso Spresiano (TV), e non solo, prende forma attraverso il film 18 regali, in uscita nelle sale cinematografiche il 2 gennaio 2020. Il film di Francesco Amato è ispirato alla vera storia di Elisa Girotto, una donna trevigiana morta nell’agosto 2017 a soli 40 anni per un carcinoma al seno, che, consapevole di essere alle soglie della morte, decide di lasciare alla figlia, nata nel 2016, un regalo per ogni suo compleanno fino al diciottesimo anno, cercando in questo modo di accompagnarla nella crescita e donandole tutto il suo immenso amore, seppur a distanza. Prodotto e distribuito da Lucky Red, insieme a 3 Marys Entertainment, Rai Cinema, Vision Distribution e Sky Italia, il film viene realizzato grazie all’aiuto del marito di Elisa, Alessio Vicenzotto (collaboratore anche della sceneggiatura), che svela al regista il mondo interiore della moglie, insieme al coraggio e alla forza che l’hanno accompagnata fino alla fine. 18 regali si inserisce nel filone cinematografico che racconta una scomparsa prematura seguita da una testimonianza della persona defunta scandita nel tempo, si pensi a P.S. I Love You (2007). 18 regali: la trama Impossibile trattenere le lacrime di fronte alla storia di Elisa (interpretata da una saggia ed emozionante Vittoria Puccini), che, consapevole di una sicura e straziante dipartita, pensa al futuro della sua figlioletta, che lascia all’età di appena un anno, cercando un modo per restare al suo fianco anche dopo la sua morte. Decide così di preparare un regalo per ogni compleanno di Anna (interpretata da un’intensa e straordinaria Benedetta Porcaroli), consegnatole dal padre Alessio (Edoardo Leo) per suo conto, fino al compimento del diciottesimo anno. Attraverso questi diciotto regali Elisa dimostra tutto l’incommensurabile amore per sua figlia,  che nemmeno la morte può arginare. Mamma Elisa ci sarà sempre per la figlia Anna, nonostante il fato avverso, cercando di trasmetterle coraggio, forza e determinazione, insieme a tutte le migliori qualità. Ma Anna ha sempre avuto un atteggiamento ribelle e scontroso, soprattutto nei confronti del padre e di quei regali che vede come un’ingombrante eredità, arrabbiata con la vita che le nega la possibilità di stringere e sentire davvero vicina sua madre. Così, nel giorno del suo diciottesimo compleanno, Anna decide di disertare la festa organizzatale con premura dal padre Alessio e dai familiari, preferendo girovagare per le strade, straziandosi davanti a un boccale di birra, persa nel suo dolore. Totalmente presa da se stessa, Anna non percepisce l’arrivo di un’auto dritta verso lei, venendo pertanto investita. Accade qui qualcosa di straordinario; al suo risveglio, Anna si ritrova in una sorta di crasi spazio-temporale, torna improvvisamente indietro nel tempo ricevendo il suo più bel regalo di sempre: trovarsi faccia a faccia con sua madre Elisa, con la felice e rivelatrice occasione di conoscersi e confrontarsi, seppur in un rapporto un po’ dialettico, ma di amorevole conflittualità. Inizialmente due sconosciute che, col tempo, prendono consapevolezza dell’amore e del dolore che le lega. 18 regali. La storia di Elisa Girotto 18 regali si ispira alla vera e […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

La Dea Fortuna. Il nuovo e personalissimo capolavoro di Ferzan Özpetek

A due anni da Napoli velata (2017), Ferzan Özpetek torna ad emozionare il pubblico raccontando i misteri e i tormenti dell’animo umano nel nuovo lavoro La Dea Fortuna. L’attesa di ogni nuovo film del regista turco – naturalizzato italiano – genera sempre patos e gioia, grazie agli enigmi, i turbamenti e i momenti magici che costellano le sue storie. Il suo modo “dolce-amaro” di declinare l’amore e la bellezza in ogni singolo aspetto e momento di vita rende i suoi lavori unici e peculiari. Dalle particolari colonne sonore all’originalità dei personaggi e delle trame, Özpetek è un’autentica garanzia: mirando dritto ai cuori, seducendoli attraverso il coraggio e la passione. La Dea Fortuna è il tredicesimo  lavoro di Ferzan, prodotto da Warner Bros Entertainment Italia, R&C Produzioni e Faros Film ed è nelle sale cinematografiche dal 19 dicembre 2019.  Il film vede ancora protagonista Stefano Accorsi, già collaboratore del regista italo-turco in Fate ignoranti e Saturno contro. L’eccellente cast viene completato da Edoardo Leo, Jasmine Trinca, Filippo Nigro (anche lui in Le fate ignoranti e La finestra di fronte) e l’immancabile portafortuna di Ferzan, Serra Ylmaz, voluta in ben sette film. La Dea Fortuna. Trama La storia pone ancora una volta al centro l’amore. Si tratta di un amore consolidato in quindici anni, quello di Arturo (Stefano Accorsi) – uno scrittore insoddisfatto, un tempo aspirante docente, ora costretto a ripiegare come traduttore – e Alessandro (Edoardo Leo) – idraulico gioviale ed empatico -, ma sempre più stancamente trascinato. La fiamma della passione, al principio divampata, sembra abbandonarsi progressivamente ad una deriva senza speranza, facendo precipitare la coppia in una crisi senza spiragli di risalita. Giunge a dare una sferzata a questo rapporto Annamaria (Jasmine Trinca), migliore amica di Alessandro, che lascia in custodia alla coppia per qualche giorno i suoi due figli di nove e dodici anni Sandro (Edoardo Brandi) e Martina (Sara Ciocca), a causa di personali problemi di salute. L’ingresso delle due giovani vite in quelle di Arturo e Alessandro smorzerà la spenta routine, portando un pizzico di magia e inducendo i due ad una scelta folle, un po’ irrazionale se vogliamo, ma autentico motore d’amore. La Dea Fortuna. I luoghi del set e le colonne sonore La vicenda del film si svolge nella città adottiva di Ferzan, Roma, in particolare a Palestrina, dov’è sito il Santuario della Fortuna Primigenia (luogo di lavoro per Annamaria), da cui il film trae titolo. Un bel ritorno nella città eterna, dopo Rosso Istanbul – ambientato nella sua patria natale – e Napoli velata – il cui intreccio si snodava fra i luoghi e le vie più famosi di Napoli. E Napoli fa ancora una volta capolino, grazie al bellissimo scorcio del Golfo con il Vesuvio in una scena della pellicola durante un viaggio da Roma in Sicilia dei protagonisti. E la Sicilia stessa diviene luogo del set, con le riprese girate tra Villa Valguarnera a Bagheria e la zona Vergine Maria di Palermo. Location suggestive, che incantano gli sguardi e incatenano i […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Pinocchio. Il nuovo capolavoro di Matteo Garrone

Ad oltre un anno dalla riuscitissima prova di Dogman (2018) – che valse a Matteo Garrone vari riconoscimenti, tra cui il Nastro d’argento e il David di Donatello come Miglior Film -, il regista romano torna ad emozionare il pubblico con una tra le favole italiane più note ed intramontabili al mondo, Pinocchio. Prodotta dalla casa Archimede insieme a Rai Cinema, Le Pacte, in associazione con Recorded Picture Company, e distribuita nelle sale cinematografiche da 01 Distribution il 19 dicembre 2019, la pellicola si basa sul romanzo di Carlo Collodi – pseudonimo del giornalista toscano Carlo Lorenzini – Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, pubblicato prima a puntate sul Giornale per bambini tra il 1881 e il 1882, successivamente come vero romanzo pubblicato nel 1883 dalla Libreria Editrice Felice Paggi. Pinocchio. Excursus cinematografico della storia Colma di pathos, allegria, caleidoscopio di personaggi, la storia di Pinocchio seduce nel tempo diversi registi. A cominciare da Giulio Antamoro con il suo Pinocchio uscito nel 1911, muto e con protagonista l’attore francese adulto Ferdinand Guillaume. Si giunge poi nel 1940 al colossal d’animazione Disney, che ha fatto sognare grandi e piccini. Nel 1972 la televisione ripropone la fantastica storia di Pinocchio attraverso uno sceneggiato in sei puntate Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini, con protagonista il piccolo Andrea Balestri nei panni di Pinocchio e uno straordinario Nino Manfredi in quelli di Geppetto. Nel 2002 ci prova Roberto Benigni, raggiungendo un grandioso risultato, con un forte coinvolgimento emotivo grazie alla sua magnifica interpretazione nei panni del burattino più famoso al mondo, e grazie alle meravigliose e melanconiche musiche di Nicola Piovani. Pinocchio. Trama E proprio Benigni è stato scelto da Garrone per il nuovo adattamento cinematografico, vestendo stavolta i panni di Geppetto, il povero falegname toscano che decide di fabbricare per sé un burattino senza fili, che possa fargli compagnia e dargli vanto. In corso d’opera, Geppetto si accorge che il pezzo di legno che modella a mo’ di burattino si anima, dotato di parola, movimento ed espressione. Decide così di battezzarlo Pinocchio, interpretato dal giovane Federico Ielapi, un burattino che si rivela subito disobbediente, spirito libero, insofferente al rispetto delle regole e allo studio. Pinocchio, lungo il suo percorso, vivrà una miriade di avventure, dall’esperienza al Teatro dei Burattini a quella nel Paese dei Balocchi, e conoscerà volti amici – come la dolce Fata Turchina, interpretata da Alida Baldari Calabria (da bambina), e Marine Vacth (da adulta). Ancora i famosi truffatori Gatto e Volpe, interpretati rispettivamente da Rocco Papaleo e da Massimo Ceccherini. Come dimenticare la voce della coscienza, il Grillo Parlante (Davide Marotta) e il giovane ed indomito Lucignolo (Alessio Di Domenicantonio), suo compagno di giochi e cialtronerie? Ognuno dei personaggi che costella le avventure di Pinocchio sarà edificante nel forgiare il suo carattere e assumere consapevolezza del fatto che alla felicità e alla serenità si giunge attraverso rispetto, dedizione e sacrificio, mirando a divenire un bambino vero (metafora del raggiungimento di tale condizione), grazie ai consigli della Fata. […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Il Primo Natale: il grande successo natalizio di Ficarra e Picone

A due anni dal successo de L’ora legale, è in tutte le sale italiane dal 12 dicembre Il Primo Natale, prodotto da Medusa Film, il nuovo film natalizio del duo di comici siciliani Ficarra e Picone, qui nei ruoli, rispettivamente, di Salvo, un ladro di arte sacra e convinto ateo, che si beffa dei credenti grazie ai quali riesce ad arricchirsi illecitamente, e il pio padre Valentino, affascinato dall’arte sacra del Presepe, e alle prese con i casting per i protagonisti del Presepe vivente che metterà in scena alla sua parrocchia di Roccadimezzo Sicula. E sarà proprio il Presepe con la sua eterna magia, suggestivo ed evocativo, a far incrociare i cammini di due uomini così diversi che, in un richiamo evidente al celebre capolavoro di Massimo Troisi e Roberto Benigni “Non ci resta che piangere“, magicamente, attraversando un canneto, torneranno insieme indietro nel tempo, fino all’anno zero, in tempo per vivere l’esperienza del Primo Natale, quello della nascita di Gesù al tempo di Erode (Massimo Popolizio) in Palestina, ed assistere al miracolo di Dio che si fa uomo in una notte che non è come la immaginiamo, che ha per protagonista una Natività per nulla stereotipata: senza il fiato caldo del bue e dell’asinello a riscaldare la fredda capanna, né i doni dei Re Magi, né, a dar la vita al Salvatore, la giovane donna dal velo azzurro e dalla folta chioma bionda che ci aspetteremmo, ma dai penetranti occhi e capelli scuri, né l’uomo anziano accanto a lei. Un Presepe – e questa volta vivente davvero – non convenzionale, di certo, più realistico proprio per questo magico. Niente renne, Babbo Natale, neve o slitte o luci colorate, ad eccezione di quella sfavillante e luminosa della Cometa su Betlemme, nessun regalo materiale da scartare sotto l’albero, ma un regalo più grande e più vero che trova compimento in una povera capanna di paglia e di legno: quello della salvezza. Immergiamoci dunque nella magia dell’unico e vero Primo Natale. Il Primo Natale di Ficarra e Picone, un Natale all’insegna dell’altruismo e della solidarietà Pochi momenti dell’anno smascherano le ipocrisie abilmente celate tutto l’anno quanto il Natale, festa oggi consumistica e all’insegna del più puro materialismo che, in una frenesia di regali e luci, nasconde le ombre e l’egoismo di chi, cieco di fronte alla sofferenza degli ultimi, sceglie di voltarsi dall’altra parte mentre ipocritamente venera le statuine di creta del più ultimo degli uomini, nato in assoluta povertà ma pieno di una ricchezza che non ha nulla di materiale, l’ipocrisia di chi afferma di credere nel Suo verbo ma non perde occasione per dividere gli uomini sulla base del luogo da cui provengono e delle risorse di cui dispongono, per ribadire, spesso a scapito di quello altrui, il proprio diritto alla vita e alla felicità. Una festa che, ormai, ha del tutto perso il suo significato primigenio, che viene ricordato solo e soltanto attraverso le statuine del Presepe, che veicolano comunque un’idea del tutto irrealistica (ed eurocentrica) della Natavità. Con […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

L’Immortale di Marco D’Amore, la conferenza stampa all’Hotel Vesuvio

Prodotto da Cattleya con Vision Distribution, in collaborazione con Sky Timvision e distribuito dalla stessa Vision Distribution, è al cinema il film di Marco D’Amore ‘L’Immortale’, presentato in conferenza stampa all’Hotel Vesuvio di Napoli. In pochi giorni ha già conquistato il pubblico sbancando al botteghino. Quasi 2 ore di intense e contrastanti emozioni che terranno il pubblico col fiato sospeso, in un vortice di suggestioni in cui solo un personaggio come Ciro Di Marzio, interpretato magistralmente dall’attore e regista Marco D’Amore, è in grado di trascinare: tutto questo è “L’Immortale”, una pellicola nata come spin-off della celebre serie tv Gomorra di cui, appunto, ‘il boss di Secondigliano’ è il pilastro principale. Un capitolo completamente a parte quindi, che racconta la storia di Ciro partendo dall’infanzia fino al dramma della sua tragica esistenza, fatta di paura e morte. Un’esistenza frutto di ciò che gli è accaduto da quando è nato, delle persone che hanno segnato il suo percorso e che lo hanno reso ciò che è: il male assoluto. Ambientato tra la Napoli degli anni ’80 post-terremoto e la moderna capitale lettone Riga, la storia collega perfettamente la quarta e la quinta stagione della serie televisiva: Ciro, sparato al petto dal suo unico amico Genny Savastano, in realtà non è morto e la sua “seconda vita” è un’occasione per ripercorrere con la memoria il suo vissuto fino a quel momento. Da quando nel 1980, a soli 21 giorni, viene ritrovato vivo sotto le macerie dei palazzi distrutti dal terremoto, episodio con cui si guadagnerà il soprannome di Immortale, all’infanzia passata in strada, tra furtarelli, fame e povertà, fino all’ultima guerra tra clan. Sopravvissuto anche stavolta, sarà costretto a rifugiarsi sul Baltico che farà da sfondo alla sua nuova vita criminale, condannato per l’ennesima volta all’immortalità, in un mondo, il suo, dove vivere è mille volte peggio che morire. Marco D’Amore parla del suo ‘L’Immortale’: “Una vetta insormontabile o un abisso senza fondo, tutto questo è il personaggio di Ciro Di Marzio” Durante la conferenza stampa di presentazione, preceduta dall’anteprima proiettata al Cinema Metropolitan di via Chiaia, il regista e protagonista Marco D’Amore ha presentato il resto del cast: Giuseppe Aiello, che interpreta Ciro Di Marzio da bambino, Giovanni Mastarella, Gennaro Di Colandrea, Marianna Robustelli, Valentina Elia, Martina Attanasio, Salvo Simeoli, Nunzio Coppola e Nello Mascia. «Ciro è un essere umano totale, conflittuale, tridimensionale. Ha, a mio avviso, la potenza dei grandi protagonisti della letteratura teatrale come l’Amleto o lo Jago di Shakespeare, il Caligola di Camus. In questi anni trascorsi spalla a spalla con lui, l’ho amato ed odiato, l’ho compreso e condannato, l’ho sognato e ne ho avuto l’incubo. Questa ossessione mi ha fatto immaginare infinite storie possibili che ne ampliassero il racconto, ne indagassero le origini. Una di queste ha preso il sopravvento, mi ha fatto pensare a un viaggio di andata e ritorno che a partire dalla narrazione seriale conducesse gli spettatori dalla televisione al cinema e dal cinema alla televisione. Un film assolutamente autonomo e indipendente, rivolto […]

... continua la lettura