Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Cinema e Serie tv contiene 429 articoli

Cinema e Serie tv

Film in streaming da vedere e Serie Tv da non perdere

Durante un periodo in cui è “scesa la notte” sul nostro mondo, devastato dalla pandemia del Covid19, non ci resta che dar sfogo alla fantasia e all’immaginazione. Molti utilizzano i libri, altri il disegno, e altri ancora preferiscono aiutarsi con il cinema. Ecco dunque la lista di cinque film in streaming attuali da vedere e cinque serie da non perdere: Film in Streaming 1. Glass  Un film diretto da M. Night Shyamalan, in cui diciannove anni dopo i fatti di Unbreakable, ritroviamo il vigilante David Dunn (Bruce Willis) che con l’aiuto del figlio Joseph (Spencer Treat Clark), ormai ragazzo, dà la caccia a Kevin Wendell Krumb (James McAvoy), pericoloso assassino affetto da disturbo dissociativo dell’identità, su cui ha preso il sopravvento la sovrumana personalità che lui stesso definisce “la Bestia”. David e Joseph si mettono sulle tracce di quattro cheerleader rapite dall’assassino e riescono a liberarle dopo che David e la Bestia si affrontano ricorrendo a tutta la loro forza. Vengono però entrambi catturati dalle autorità e rinchiusi nell’ospedale psichiatrico dove si trova anche l‘Uomo di vetro, Elijah Price (Samuel L. Jackson), vecchio nemico di Dunn. Price è un uomo dalle straordinarie abilità mentali, condannato però in un corpo fragilissimo, le cui ossa si spezzano quasi semplicemente toccandole. A capo del reparto della struttura, dove si curano pazienti convinti di avere superpoteri, è la dottoressa Ellie Staple (Sarah Paulson), il suo compito è quello di convincere i tre uomini che le abilità che sostengono di avere sono frutto della loro immaginazione, dimostrandogli come quello che sono capaci di fare non è poi così insolito o inspiegabile razionalmente. Nessuno si rende conto del piano di Elijah, che sta agendo astutamente nell’ombra, cercando di manipolare tutti per condurre gli eventi all’inevitabile scontro tra i due superuomini. L’Uomo di vetro infatti vede in Kevin e David l’opportunità per rivelare al mondo l’esistenza di uomini straordinari come loro. Per vedere il film clicca qui : Infinity 2. Joker  Arthur Fleck vive con l’anziana madre in un palazzone fatiscente e sbarca il lunario facendo pubblicità per la strada travestito da clown, in attesa di avere il giusto materiale per realizzare il desiderio di fare il comico. La sua vita, però, è una tragedia: ignorato, calpestato, bullizzato, preso in giro da da chiunque, ha sviluppato un tic nervoso che lo fa ridere a sproposito incontrollabilmente, rendendolo inquietante e allontanando ulteriormente da lui ogni possibile relazione sociale. Ma un giorno Arthur non ce la fa più e reagisce violentemente, pistola alla mano. Mentre la polizia di Gotham City dà la caccia al clown killer, la popolazione lo elegge a eroe metropolitano, simbolo della rivolta degli oppressi contro l’arroganza dei ricchi. Si presenta con una carta, il Fleck di Todd Phillips, ma non è una carta da gioco: è il documento di una malattia mentale, che lo rende un emarginato, un rifiuto della società, come ci dice la prima sequenza del film, sovrapponendo al suo volto la cronaca di una città allo sbando, sommersa dalla spazzatura fisica e metaforica. Il film del 2019 ha consacrato Joaquin Phoenix con un […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

American Crime Story – Il caso O.J. Simpson

Il caso O.J. Simpson è la prima stagione di American Crime Story, serie antologica dedicata a casi giudiziari che hanno avuto grande risonanza mediatica. La prima stagione è dedicata al processo giudiziario contro O.J. Simpson, ex stella del baseball con qualche partecipazione hollywoodiana alle spalle, accusato dell’omicidio dell’ex moglie Nicole Brown Simpson e del suo amante Ronald Lyne Goldman. Prodotta da Ryan Murphy, già produttore di American Horror Story, questa prima stagione è stata scritta e diretta da Scott Alexander e Larry Karaszewski. Se la stagione avesse l’obiettivo di raccontare un semplice processo giudiziario probabilmente inizierebbe col ritrovamento dei cadaveri, ma la scelta di Alexander e Karaszewski dimostra sin dal principio che Il caso O.J. Simpson sarà un caso mediatico prima che giudiziario. Infatti, O.J. Simpson è una persona di colore accusata di omicidio in un Paese che solo due anni prima è stato tramortito dai disordini di Los Angeles del 1992 provocati dell’assoluzione di alcuni agenti dall’accusa di uso eccessivo della forza nell’arresto di Rodney King, tassista afroamericano. Sono proprio le immagini, di quei tafferugli a dare l’inizio della prima stagione di American Crime Story. Questo contesto è fondamentale per comprendere Il caso O.J. Simpson. Gli avvocati saranno brillanti nello sfruttare quelle ferite non ancora rimarginate per raggiungere i loro obiettivi. Scott Alexander e Larry Karaszewski sfruttano le storie dei vari personaggi coinvolti per mostrare come Il Caso O.J. Simpson sia stato non solo caso giudiziario e mediatico, ma anche evento che ha sconvolto delle vite.  Ogni puntata è fondamentale per comprendere le conseguenze dei due processi sulle esistenze dei protagonisti con un’attenzione particolare agli avvocati dell’accusa e della difesa che hanno avuto un ruolo fondamentale in un processo ricco di colpi di scena e seguitissimo negli Stati Uniti. Il processo per la morte di Nicole Brown Simpson, ex moglie di O.J. Simpson, e del suo amante Ronald Lyne Goldman inizia il 3 ottobre 1995. Durato 253 giorni e concluso con un verdetto emesso in meno di quattro ore, il caso è stato ricco di contraddizioni e contrapposizioni. Quella messa in scena dai registi è un’America in cui sono ancora evidenti le differenze tra uomini e donne, ricchi e poveri, bianchi e neri. Binomi mostrati allo spettatore attraverso le storie di personaggi difficilmente inquadrabili in una sola categoria e che per questo sono perfetti per rappresentare tutti i paradossi. Tra i tanti paradossi c’è sicuramente quello di O.J. che è sì nero, ma è soprattutto ricco e famoso ed è questo che gli permetterà di ottenere una serie di privilegi che non sarebbero mai stati concessi ad una persona povera e sconosciuta, al di là del colore della pelle. Tra i privilegi dell’essere ricco rientra la possibilità di permettersi un avvocato come Robert Shapiro, interpretato da uno John Travolta in grande rispolvero. L’elemento è importante se si considera che saranno proprio i rapporti privilegiati di Shapiro con la polizia a permettere la fuga spettacolare di O.J. seguita  da milioni di telespettatori. L’essere famoso, invece, comporta avere su di l’attenzione morbosa […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

3 film sul coraggio da vedere assolutamente

Consigliamo 3 film sul coraggio, tratti dagli ultimi 15 anni di filmografia, che hanno evidenziato il coraggio delle donne e degli uomini che combattono per raggiungere la loro serenità e la loro autorealizzazione. Il coraggio che si evince da queste storie, recitate magistralmente da Cate Blanchett, Robert De Niro, Meryl Streep e Anne Hathaway è una caratteristica fondamentale che dovrebbe guidarci nei momenti difficili. 3 film sul coraggio da vedere assolutamente Blue Jasmine (2013) A distanza di 7 anni resta uno dei film più apprezzati del panorama cinematografico. La talentuosa attrice Cate Blachett interpreta la protagonista Jasmine, una donna dalle mille sfaccettature emotive, che regala numerose sensazioni agli spettatori del grande schermo. L’attrice Cate Blachett per l’interpretazione profonda di Jasmine ha vinto il premio Oscar 2014 come miglior attrice protagonista. Jasmine, una donna elegante e mondana, vive a New York ed è obbligata a trasferirsi dopo il fallimento del suo matrimonio nell’umile casa di sua sorella Ginger. Questo trasferimento segna un importante momento nella vita della protagonista Jasmine dopo aver lasciato suo marito Hal, ricco uomo d’affari che riusciva a farle vivere una vita agiata. Da uno stile ricco ed aristocratico di vita, Jasmine si ritrova a condurre uno stile di vita caratterizzato da una fragilità emotiva evidente che lei tende a placare con i farmaci antidepressivi. L’instabilità psicologica della protagonista le fa vivere un’esperienza difficile e la convivenza con sua sorella Ginger ed il fidanzato Chili diventa pesante. Jasmine invece intravede la sua ancora di salvezza nell’incontro con Dwight, un diplomatico infatuato dalla sua bellezza, dalla sua raffinatezza. Il più grande difetto di Jasmine, che si evince lungo tutta la durata della pellicola, è la paura costante del giudizio degli altri. Woody Allen propone, quindi, tramite la sua regia, la storia di due sorelle e del loro conflitto interpersonale, di antichi rancori e senso di inadeguatezza, che termina con azioni di grande coraggio da parte della protagonista Jasmine.

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Storia del nuovo cognome, secondo capitolo de “L’amica geniale” di Elena Ferrante

A più di un anno dallo straordinario successo televisivo partenopeo de L’amica geniale, ispirato al romanzo di Elena Ferrante, dal 10 febbraio 2020 è ritornato ad emozionare su Rai Uno la storia di grande amicizia tra Lila e Lenù, con il secondo capitolo della tetralogia Storia del nuovo cognome, ancora diretto da Saverio Costanzo. Un’autentica serie evento, trasmessa in anteprima mondiale, così attesa dopo il successo del primo capitolo che ha conquistato nel 2018 non solo Napoli, ma l’Italia e il mondo intero. Merito della trama, così come della talentuosa interpretazione delle protagoniste Gaia Girace (Lila) e Margherita Mazzucco (Lenù) insieme agli altri attori, dell’ambientazione e del linguaggio, che hanno reso la storia così vera e genuina. Le due attrici hanno sostenuto una prova più che convincente, grazie ad una recitazione intensa, vibrante e spontanea che, in maniera eccellente, ha descritto le storie di miseria, lotta, tradimenti, sfiducia e crescita di due bambine divenute poi donne tra difficoltà, audacia, rassegnazione e volontà di svolta. Storia del nuovo cognome. Trama Come anticipato, Storia del nuovo cognome è il secondo capitolo della storia di Lila e Lenù , la storia di questa straordinaria amicizia raccontata da Elena Ferrante nei suoi quattro romanzi e riadattata dalla Rai per la prima visione mondiale in TV, grazie all’egregia regia di Saverio Costanzo. La seconda serie de L’amica geniale riporta lo spettatore tra le strade del rione, tra i drammi socio-familiari, tra la voglia di emergere e strapparsi alla Napoli decadente di Elena e quella di rinnegare il “nuovo cognome” di Lila. Il periodo narrato pone al centro la fase adolescenziale e la prima età adulta delle protagoniste. Alla fine della prima stagione il pubblico ha lasciato Lila nel giorno del suo matrimonio, pronta a credere in una rimonta sociale e familiare e nell’amore, ma già affacciata alle prime amare consapevoli disillusioni. E la seconda stagione inizia da qui, dalla vita di Lila intrappolata a Napoli nel ruolo di moglie e in quel cognome che detesta giorno dopo giorno, quello del marito Stefano Carracci (Giovanni Amura), vittima tra l’altro di una violenza tipica della forma mentis maschilista fortemente in auge negli anni del dopoguerra e ancor più in certi ambienti infimi e piatti come quello che fa da sfondo alle vite di Lila e Lenù, il Rione Luzzatti di Gianturco. Dall’altra parte c’è Lenù, desiderosa di sfuggire al marcio della propria città e soprattutto all’ombra della sua “amica geniale”, che incombe sulla sua personalità, come un limite dal quale sembra non riuscire mai a liberarsi. Lila giunge a rassegnarsi alla sua condizione e a un destino già scritto, mentre Elena cerca consolazione e salvezza negli studi, decidendo dopo la maturità di proseguire con l’Università alla Normale di Pisa, imparando ad acquisire maggiore sicurezza di sé e farsi strada nel mondo, tra delusioni d’amore e voglia di emergere. Storia del nuovo cognome. La frustrazione di Lila tra lotta e consapevolezza Sin dalla prima stagione non sembrano esserci dubbi: Lila è l’amica geniale! Dotata di intelligenza fuori dal […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Conferenza Stampa Ultras di Francesco Lettieri

Per la regia di Francesco Lettieri, in uscita Ultras, soggetto e sceneggiatura di Peppe Fiore e Francesco Lettieri, musiche di Liberato, in uscita il 9-10-11 marzo nei cinema selezionati mentre su Netflix dal 20. Ecco un breve resoconto della conferenza stampa in streaming tenutasi il 3 marzo. Napoli. A quasi cinquant’anni Sandro è ancora il capo degli “Apache”, il gruppo di ultras con cui ha passato tutta la vita allo stadio: una vita di violenza, scontri, passioni e valori incrollabili. Ma ora che un Daspo gli impedisce di avvicinarsi alla curva, quei valori iniziano a vacillare. Sandro sente per la prima volta il bisogno di una vita normale, di una relazione, magari anche di una famiglia. E ha incontrato Terry che è bellissima e non ha paura di niente. Angelo ha sedici anni e considera gli Apache la sua famiglia, Sandro la sua guida, la persona che ha preso il posto di  suo fratello Sasà, morto anni prima durante gli scontri di una trasferta. Ultras è la storia della loro amicizia, di una fede e di un amore scanditi dalle ultime settimane di un campionato di calcio. E dell’inevitabile incontro di entrambi con il proprio destino. La conferenza stampa del film si è tenuta in streaming live su Youtube, diretta alla quale hanno partecipato da Napoli Francesco Lettieri e Ciro Nacca. Da Roma invece Aniello Arena, Antonia Truppo, il produttore Nicola Giuliano e lo sceneggiatore Peppe Fiore. Francesco Lettieri ha affermato che l’idea del film è “storia nata assieme a Peppe Fiore. Dopo i videoclip mi sono sentito pronto a scrivere un film. Questo film doveva essere un videoclip di Calcutta ma abbiamo ampliato il tutto raccontando la storia del Moicano.” Queste le prime parole del regista del film, che per la prima volta fa il grande salto nel mondo del cinema con una produzione Netflix e Indigo Film. Nicola Giuliano dalla sua ha affermato: “è stato un atto di coraggio esordire con questo film, ma è meraviglioso vedere il percorso di Francesco dai videoclip a questo risultato”. Dopo aver confessato di temere quali sarebbero potute essere le reazioni del pubblico, parla dell’affezione al progetto e della innata capacità di Francesco di mischiare realismo ed epica. Si dilunga a proposito dell’amore, da parte di tutti i membri della produzione, nei confronti dei personaggi e di come sia contento del fatto che siano riusciti a trasmetterlo. Ancora Lettieri parla della città di Napoli e del suo legame con il calcio: “Napoli è unita nel tifo, alimentata da un senso di riscatto del sud. Tema del calcio non è il fulcro, ma quello della tribù e della fede.” Ultras, l’idea registica di Francesco Lettieri Attraverso la narrazione Francesco Lettieri cerca di rendere partecipi gli spettatori anche di una condizione sociale e di un tema molto importante. Con assenza di giudizio morale verso quest’individui, Lettieri racconta la loro storia. Il regista prende a modello “Estranei alla massa” e confessa che senza quell’opera non ci sarebbe stato Ultras. Attraverso lo studio del mondo ultras […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Ultras, Lettieri e il suo primo lungometraggio

In anteprima per la stampa, il giorno 2 marzo è stato proiettato “Ultras”, il primo lungometraggio di Francesco Lettieri, famoso regista partenopeo conosciuto sia per i suoi cortometraggi sia, soprattutto, per i videoclip di artisti del calibro di Calcutta, Noyz Narcos, Thegiornalisti e Liberato, per citarne alcuni. C’è molta attesa riguardo l’uscita del primo lungometraggio targato Francesco Lettieri, fino ad oggi dedito alla regia di cortometraggi e videoclip musicali: il film, distribuito da Indigo Film e prodotto da Netflix in associazione con Mediaset, sarà proiettato in anteprima in sale cinematografiche selezionate, dal 9 al 10 marzo, mentre sarà disponibile nel catalogo Netflix a partire dal 20 dello stesso mese. Come ci fa sapere Lettieri stesso, Ultras è un film che vuole raccontare una storia d’amore tra un uomo e la sua squadra del cuore: quest’uomo è Sandro, cinquantenne capo degli Apache, gruppo di ultras con il quale ha condiviso, da sempre, la sua passione per la maglia azzurra della SSC Napoli e per la curva dello stadio; colpito da Daspo, Sandro avrà tempo per staccarsi dal mondo violento e passionale del tifo ultras, arrivando a veder vacillare quello che per una vita intera ha rappresentato un vero e proprio pilastro di fede, e comincerà a guardare oltre, scoprendo che forse la vita può ancora riservargli molto. Dall’altro lato abbiamo Angelo, adolescente che considera gli Apache la sua famiglia e che trova rifugio in questo gruppo, forse per sfuggire alla miseria della sua vita, fatta di un padre inesistente, un fratello morto anni prima, proprio durante gli scontri tra bande ultras, e una madre che non riesce a fare da genitore. Ultras: il dualismo dei Campi Flegrei Il set delle vicende messe in scena da Lettieri è l’area dei Campi Flegrei, vasta zona situata nel golfo di Pozzuoli, nota sin dall’antichità per la sua vivace attività vulcanica: l’occhio del regista ci presenta questa come una terra con un’anima dualistica, al contempo bellissima e maledetta, mitologica e degradata, onirica e da incubo, che riesce ad abbagliare i suoi figli con le sue doti da seduttrice, dietro le quali però si celano doni sgraditi quali la disoccupazione, la povertà, l’indigenza, quasi la perdita di umanità. Ed è forse anche a causa di questa condizione imposta per nascita che i protagonisti del film cercano riparo e rifugio in un altro tipo di fede, che è quella calcistica, ultras, a patto però di accettare le sue regole, i suoi codici di comportamento, i suoi dogmi, le sue gerarchie: essere un ultras non è un semplice passatempo, un hobby, è qualcosa di totalizzante, che agisce con forti ripercussioni anche, e soprattutto, sulla vita privata di coloro che decidono di immolare se stessi alla causa suprema del tifo e del supporto ad una squadra calcistica. Le scene più potenti e fluide del film sono proprio quelle corali, in cui sono tutti i personaggi ad agire insieme ed in contemporanea: dal punto di vista della regia, l’approccio risulta essere stilisticamente libero, in un alternarsi di molteplici tecniche, quali […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Cats. Il musical prende vita con la trasposizione cinematografica di Tom Hooper

Il 20 febbraio 2020 si torna a sognare con lo straordinario capolavoro musicale Cats. Il fantastico musical di Andrew Lloyd Webber prende ora vita, attraverso l’agognata trasposizione cinematografica ad opera del regista Tom Hooper, già conosciuto per Il discorso del re (2010), Les Misérables (2012) e The Danish Girl (2015). Prodotto da Monumental Pictures, The Really Useful Group, Amblin Entertainment, Working Title Films e distribuito da Universal Studios, Cats è un film basato sull’omonimo musical e sulla raccolta di poesie Il libro dei gatti tuttofare di T. S. Eliot. Cats. Trama Indimenticabili le note iniziali dell’Overture, che introducono lo spettatore in questo fantastico e bizzarro mondo felino. I protagonisti sono i gatti del quartiere di Jellicle, che si riuniscono in una notte speciale per l’annuale ballo. In tale occasione il vecchio gatto Old Deuteronomy (Judi Dench), amato e saggio leader, sceglierà il gatto che sarà insignito dell’onore di ascendere al paradiso dei Jellicle Cats, l’Heaviside Layer, o come viene menzionato nella trasposizione cinematografica italiana “Strato Ionizzato”, iniziando una nuova vita. A tal proposito ciascun gatto si presenta, raccontando con un canzone la propria storia. Il clima di festa viene turbato però da due avvenimenti: la comparsa in scena di Grizabella (Jennifer Hudson), un tempo gatta affascinante che, dopo aver lasciato il gruppo, si ritrova sola, abbandonata e disperata. Il secondo e più grave avvenimento è costituito invece dalle improvvise apparizioni del malvagio Macavity (Idris Elba), che rapisce Old Deuteronomy gettando gli altri Jellicle Cats nello sconforto. Per ritrovare il loro amato leader, i gatti chiedono aiuto al magico Mister Mistoffelees (Laurie Davidson). Una volta riunito il gruppo e tornata la serenità, riappare Grizabella, che con la struggente Memory chiede ai compagni di un tempo d’essere perdonata e riammessa fra loro. Old Deuteronomy concederà proprio a lei il privilegio di ascendere all’Heaviside Layer. La storia del musical Per comprendere appieno tale splendore cinematografico, è bene analizzare l’excursus del musical da cui prende vita. Ma occorre innanzitutto precisare che lo stesso musical è a sua volta un adattamento, che ha trovato ispirazione nella raccolta di poesie pubblicata nel 1939 dal poeta Thomas Stearns Eliot con il titolo originale di Old Possum’s Book of Practical Cats (Il libro dei gatti tuttofare). Tali poesie si presentano inizialmente come lettere scritte dal poeta per i suoi nipotini e solo successivamente pubblicate, ponendo al centro la psicologia e la vita sociale dei gatti. Sul finire degli anni ’70 il compositore di musical Andrew Lloyd Webber, già noto all’epoca grazie ai musical di successo come Jesus Christ Superstar, comincia a musicare alcuni componimenti di Eliot, fino a giungere a creare una vera e propria storia, che prende appunto forma nel 1981 con il fantastico musical. Uno spettacolo di enorme successo diviso in due atti, intitolato Cats, che racconta come anticipato la storia del particolare gruppo felino che si riunisce in una magica notte per stabilire chi avrà il privilegio di rinascere a nuova vita. Sono i Jellicle Cats, dal nome dell’omonimo quartiere in cui vivono, dotati di […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Gabriele Muccino, Gli anni più belli. Il nuovo emozionante film

A due anni dal suo ultimo lavoro A casa tutti bene, il regista romano Gabriele Muccino torna nelle sale cinematografiche con uno dei suoi prodotti più coinvolgenti ed emozionanti, Gli anni più belli. Prodotto da Lotus Production, insieme a Rai Cinema e 3 Marys Entertainment, la pellicola viene distribuita da 01 Distribution il 13 febbraio. Nel film esordisce come attrice la talentuosa cantante Emma Marrone, accanto ad un cast d’eccezione costituito da Micaela Ramazzotti, Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart e Claudio Santamaria. Gli anni più belli di Gabriele Muccino: Trama Quattro microstorie all’interno della storia. Quarant’anni trascorsi inesorabili tra emozioni succhiate, speranze disattese, delusioni e rimpianti, dagli anni Ottanta ad oggi, sullo sfondo di una Roma e di un’Italia oggetto di metamorfosi ed evoluzioni socio-culturali. Quattro adolescenti inseparabili, quattro amici, Giulio (Francesco Centorame), Paolo (Andrea Pittorino), Riccardo (Matteo De Buono) e Gemma (Alma Noce), la cui unione attraversa l’adolescenza e la maturità, prendendo strade diverse per ritrovarsi in età adulta a ricordare i momenti di felicità e quelli che hanno messo a dura prova la loro amicizia, tra delusioni e nostalgici rimpianti. Le vite di Giulio (Pierfrancesco Favino), Paolo (Kim Rossi Stuart), Riccardo (Claudio Santamaria) e Gemma (Micaela Ramazzotti) si incontrano nell’età più complicata, prendendosi per mano e perdendosi, ma ritrovandosi poi a brindare a “le cose che fanno stare bene”. Storie di amore e amicizie tradite, aiutate e un po’ accantonate, ma sempre vive in ciascuno dei loro cuori. Microstorie che passano sullo sfondo di eventi politico-culturali, che vanno dalla caduta del Muro di Berlino all’ascesa di Berlusconi fino al crollo delle Torri Gemelle, per fare poi i conti con la contemporanea crisi economico-emotiva. Le vicende di questi quattro inseparabili amici sono ambientate in diverse epoche e momenti storici, divenendo un modo per ricordare da dove si viene, chi si diventa e verso quale futuro si vola. Un modo per continuare sempre a nutrire le pure amicizie e comprendere che certi amori “fanno giri immensi e poi ritornano”. Il progetto di  Gabriele Muccino Con il suo dodicesimo lavoro – dopo i convincenti successi, quali L’ultimo bacio, Ricordati di me, Baciamo ancora, L’estate addosso, A casa tutti bene, e le mirabili prove hollywoodiane, come La ricerca della felicità – Gabriele Muccino realizza un progetto tutto nuovo, un capolavoro di riflessione ed emozioni che scoppiano nel cuore dello spettatore. Forse il film più grande che abbia mai realizzato, che appare come un viaggio nostalgico in un tempo che attraversa epoche, gioie e dolori, quasi pessimista a tratti per i risvolti che si colgono, ma in realtà nutrito di una grande speranza, in quanto i protagonisti, pur tra difficoltà e sofferenze, riescono a perdonarsi e ricongiungersi con il proprio ciclo esistenziale, spinti dall’idea che domani sarà un giorno migliore. Una prova tutta personale, soprattutto in questa fase della sua carriera, in cui tocca con mano il passaggio del tempo. Ispirato al capolavoro di Ettore Scola C’eravamo tanto amati (1974), Gli anni più belli nasce dalla riflessione del regista cinquantaduenne sulle sue aspirazioni […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Parasite e i vinti di Bong Joon Ho che trionfano agli Oscar

Parasite è il settimo film del regista Bong Joon Ho e arriva dopo Barking Dogs Never Bite (2000), Memories of Murder (2003), The Host (2006), Madre (2009), Snowpiercer (2013), e Okja (2017). La pellicola ha trionfato all’ultima edizione degli Oscar vincendo come Miglior film, Miglior film internazionale, Migliore regia e Migliore sceneggiatura originale dopo aver vinto La palma d’oro al Festival di Cannes. «Questo racconto è lo studio sincero e spassionato del come probabilmente devono nascere e svilupparsi nelle più umili condizioni le prime irrequietudini pel benessere; e quale perturbazione debba arrecare in una famigliuola, vissuta sino allora relativamente felice, la vaga bramosìa dell’ignoto, l’accorgersi che non si sta bene, o che si potrebbe star meglio». Le parole riportate sono tratte dalla prefazione de I Malavoglia e nonostante risalgano al 19 gennaio 1881 sembrano parlare di Parasite, film che ha trionfato agli Oscar 2020 vincendo quasi tutti i premi più prestigiosi nonostante un’ottima concorrenza. La pellicola racconta la storia di una famiglia (padre, madre, figlio, figlia) che vive di lavoretti malpagati in uno squallido seminterrato e che intravede la possibilità di una vita migliore quando il ragazzo, grazie ad un contatto e falsificando diploma e identità, diventa il tutor privato della figlia di una ricchissima famiglia. Parasite è una commedia, un dramma, un thriller ma è soprattutto un film che sorprende costantemente lo spettatore tenendolo incollato alla poltrona per più di due ore (131 minuti) che sembrano volare grazie all’alternanza di registri che spaziano dalla commedia al dramma con momenti di tensione da thriller. Tutto con un ritmo eccezionale e un montaggio perfetto (di Yang Jinmo), con personaggi scritti in modo impeccabile e che risultano credibili, veri, vivi. Il regista definisce il film come «una tragicommedia che rappresenta l’ironia, l’orrore e la tristezza che emergono dal voler vivere e prosperare in armonia con gli altri, salvo poi scontrarti con la realtà di come tutto questo sia impossibile da realizzare». Infatti, Parasite mette in scena il tema della disuguaglianza. «Nella società capitalista contemporanea ci sono ranghi e caste che sono invisibili ai nostri occhi. Le teniamo nascoste e lontane dalla vista, superficialmente si può pensare alle gerarchie di classe come ad una reliquia del passato, ma la realtà è che ci sono linee di separazione tra le classi sociali che non possono essere attraversate. Credo che questo film descriva le inevitabili fratture che si creano quando due classi sociali entrano in contatto nella società di oggi, sempre più polarizzata». La disuguaglianza, tema geograficamente universale dell’oggi ma anche classico perché lega le storie del presente con quelle del passato. Ecco che Parasite è il racconto di quella stesse ambizioni, bramosie, necessità degli uomini e delle donne di Aci Trezza raccontate ne I Malavoglia. I personaggi di Bong Joon Ho sono gli stessi vinti di Verga. Riprendendo ancora la prefazione: «Solo l’osservatore, travolto anch’esso dalla fiumana, guardandosi intorno, ha il diritto di interessarsi ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall’onda per finire più presto, ai vinti che […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Film psicologici da non perdere: la nostra top 10!

La top 10 dei film psicologici da non perdere! I film fanno ormai parte della nostra esistenza e riflettono, divertono, indagano, commuovono, turbano lo spettatore che, incollato allo schermo, non cessa di scegliere le pellicole cinematografiche per trascorrere il proprio tempo, coccolarsi, divertirsi, crescere. La psiche umana, e in particolare i suoi meandri più nascosti, sono da sempre fonte di inesauribile curiosità e fascino, non solo per gli specialisti del settore ma anche per tutta una serie di appassionati e curiosi. E, nell’indagare proprio la psiche umana, dove non arrivano gli studi accademici, arriva il cinema che, con i suoi film psicologici, arricchisce la trama con ingredienti narrativi che spesso creano capolavori. In alcuni di questi film è proprio la psiche ad essere protagonista, mentre in altri la vicenda si svolge intorno a personalità complesse, difficili,  spesso controverse o con proprio disturbi. Ecco dieci fra i migliori film psicologici, assolutamente da vedere! 1) Il silenzio degli innocenti Il silenzio degli innocenti è uno dei film psicologici più famosi della storia del cinema. Diretto nel 1991 da Jonathan Demme, vinse cinque premi Oscar, narrando la storia di Clarice Starling (Jodie Foster), una studentessa modello che vorrebbe entrare nell’FBI, che viene mandata dal suo capo a parlare con il dottor Hannibal Lecter (Anthony Hopkins), segregato in una cella di massima sicurezza per aver aggredito e divorato alcuni suoi pazienti. Clarice deve convincere il dottore a darle indizi su un caso che terrorizza il paese: Buffalo Bill, un misterioso serial killer, uccide e scuoia delle ragazze per poi abbandonarne i cadaveri. Intuendo le sofferenze passate della giovane agente, tuttavia, Lecter fa un patto con lei: l’aiuterà con l’indagine in cambio di un viaggio nei suoi ricordi più intimi e tormentati. Tra i due si verrà quindi a creare una forte intimità psicologica, comunicata soprattutto attraverso lo sguardo, vero protagonista della pellicola. Questo ambiguo legame se da un lato conquista ed incuriosisce lo spettatore, dall’altro lo turba per la sua stranezza. 2) Arancia meccanica Considerato da molti come il “film psicologico per eccellenza”, questa pellicola del 1971 di Stanley Kubrick è basata sull’omonimo romanzo di Anthony Burgess, scritto nel 1962. Non è per tutti i gusti ma, ad oggi, risulta scioccante esattamente come negli anni della sua uscita. Ambientato in una società distopica segnata da un’escalation di violenza giovanile, Arancia meccanica nasconde la satira sociale dietro oscenità di ogni genere, polemizza con lo Stato, accentua l’ossessione erotica, trasfigura l’arte e coinvolge numerosi disturbi mentali. Non è un caso che Buñuel abbia definito Arancia Meccanica come «l’unico film in grado di spiegare davvero cosa sia il mondo moderno».  Alex DeLarge (Malcolm McDowell) è il leader di una banda criminale, i Drughi, con i quali si diverte a compiere furti, gravi aggressioni e violenze anche di carattere sessuale. Quando viene arrestato, Alex sceglierà di sottoporsi ad un innovativo programma di “rieducazione” della durata di due settimane: il trattamento Ludovico, che però non sortirà l’effetto desiderato fino in fondo. 3) Shining Shining, film di Stanley Kubrick del 1980, è un horror inquietante, che gioca tutto sulla pura psicologica, in […]

... continua la lettura