Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Cinema e Serie tv contiene 516 articoli

Cinema e Serie tv

A Classic Horror Story: il mito della mafia in chiave horror

A Classic Horror Story è un film horror italiano del 2021 diretto da Roberto De Feo e Paolo Strippoli, premiato con la miglior regia al 67esimo concorso del Taormina Film Festival e dal 14 luglio è visibile in streaming sulla piattaforma Netflix. Una classica storia dell’orrore La narrazione si apre con un viaggio. La protagonista è Elisa (Matilda Lutz), giovane neo-laureata alla Bocconi, da poco assunta in prova da un’importante società, che scopre di essere incinta. Si lascia convincere dalla madre a tornare a casa per abortire, così da non mettere a rischio il suo futuro lavorativo e per farlo sceglie il carpooling dove incontra i suoi compagni di viaggio: Fabrizio (proprietario del camper), Mark e Sofia (due giovani turisti) e Riccardo (un medico). La destinazione comune è la Calabria, ma l’itinerario verrà interrotto da un incidente stradale che misteriosamente catapulterà i personaggi nel bel mezzo dei boschi calabresi. Il camper che stenta a ripartire si trova in una piccola radura davanti a un’inquietante casetta. Col passare delle ore, angoscianti presenze cominciano a manifestarsi attorno a Elisa e agli altri, impossibilitati a chiamare aiuto e costretti a lottare per la loro sopravvivenza. Dalle premesse sembra di essersi imbattuti in uno di quei classici film horror visti e rivisti, ma l’intenzione nasconde ben altro. La riproduzione voluta delle forme di genere viene intesa come un recupero attivo e funzionale di archetipi narrativi dell’orrore, da qui l’abbondanza di citazionismo che rivelano anche una ottima conoscenza. Personaggi archetipi del genere quali lo sfigato, il bullo, la bella del gruppo, il nerd e altri elementi come la casa in mezzo al bosco, l’assassino misterioso con la maschera (vedi per esempio Jason Voorhees) oppure la casetta che ricorda vagamente una chiesa e rifà a quell’immaginario pagano-ritualistico di film come The witcher man e The ritual. In A Classic Horror Story l’utilizzo di topoi del genere non ne fanno tuttavia un semplice film derivativo, privo di idee o intenzioni, queste ultime emergeranno durante il film che funziona anche nella sua componente più classica, unita alla volontà di recuperare una leggenda fortemente legata al territorio meridionale, quella di Osso, Mastrosso e Carcagnosso considerati i padri fondatori delle mafie. Tali figure assumono i caratteri di creature orrorifiche leggendarie, quasi delle divinità temute e adorate; non meno degno di nota è l’epilogo metacinematografico che apre la strada della critica al mondo cinematografico italiano, al genere, alle intenzioni, alla fruizione e al gusto del pubblico. Clichè sparsi qua e là forse non incidono positivamente sull’effetto tensione e sorpresa, ma  meritevole d’attenzione è l’aver affrontato un sottogenere diverso, meno dibattuto, strettamente legato al territorio e che comunemente viene definito folk horror. Molto curata la fotografia, l’uso del colore e il taglio registico in un atmosfera del cinema slasher degli anni ’80.

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Black Widow, la recensione del film Marvel con Scarlett Johansson

Black Widow, la recensione dell’ultimo film del MCU con Scarlett Johansson, quando il genere super-eroico incontra Mission Impossible In un momento di ripresa del settore cinematografico dopo una lunga chiusura, a causa della seconda ondata di Covid-19, ad aiutare il box-office italiano c’è l’ultimo film del Marvel Cinematic Universe. Si tratta di Black Widow, diretto da Cate Shortland, sceneggiato da Eric Person e Jac Shaeffer e basato sul personaggio creato da Stan Lee, Don Hack e Don Rico nel 1964. La pellicola, accolta in modo positivo dalla critica, sperimenta insieme alla classica formula dei Marvel Studios anche il modello di Mission Impossible e Jason Bourne, unendo il genere super-eroico allo spy-thriller. La trama di Black Widow, tra gli eventi di Captain America Civil War e Avengers Infinity War Dopo gli avvenimenti di Captain America: Civil War, Natasha Romanoff (alias Vedova Nera), è ricercata per essersi opposta al Trattato di Sokovia e per aver tradito Tony Stark per Steve Rogers. Durante la sua fuga, la femme fatale interpretata da Scarlett Johansson dovrà fare i conti col proprio passato. Rincontrerà la “sorella” Yelena Belova e i “finti genitori” Alexei/Red Guardian e Melina per un viaggio verso la “Stanza Rossa” per scoprire il proprio passato. I personaggi del film; Scarlett Johansson, Florence Pugh e David Harbour promossi Il primo merito va a Scarlet Johansson e alla sua performance nella quale riesce a bilanciare le sue ottime doti di recitazione con i combattimenti intrisi di arti marziali, confermandosi sia come attrice adatta per film d’autore (come Vicky, Cristina e Barcellona, A Marriage Story, The Prestige e Jojo Rabbit) ma anche per pellicole d’azione (la sua esperienza come Vedova Nera ma anche in film come Ghost in the Shell o Lucy di Besson). Altra piacevole sorpresa è il personaggio di Yelena interpretato dalla giovanissima Florence Plugh, che sa rubare la scena e confermarsi  come attrice polivalente (veniva dai successi di critica come Piccole Donne e Midsommar- Il villaggio dei dannati). David Harbour ci regala un simpatico personaggio che riesce a smorzare la tensione e strappare una risata al pubblico, e c’è la voglia di rivederlo di nuovo nel futuro del Marvel Cinematic Universe. Invece Rachel Weisz interpreta un personaggio molto particolare che a tratti può sembrare un nemico o un traditore ma in realtà aiuterà le nostre protagoniste nella loro missione. Per quanto riguarda i nemici della pellicola, anche Taskmaster ruba la scena alle protagoniste del film, grazie al suo silenzio e alle sue abilità da assassino dopo aver memorizzato i combattimenti di molti eroi come Hawkeye, Captain America e Black Panther. Unica nota dolente tra i personaggi è il cattivo di Ray Winstone: siamo lontani dal fascino di Loki di Tom Hiddleston, dal timore generato da Thanos interpretato da Brolin, dal vendicativo e megalomane Mysterio di Jake Ghyllenhaal e dal cattivo tormentato Erik Killmonger di Michael B. Jordan ma molto meglio di altri villain malriusciti come Malekith di Christopher Eccleston. Nonostante ciò, comunque riesce a trasmettere, con la sua prepotenza e arroganza, un sentimento di […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

The Fountain-l’Albero della Vita, recensione con spoiler e analisi del cult filosofico

The Fountain- l’Albero della Vita, la recensione e l’analisi di un piccolo cult filosofico che ha molto da insegnare al pubblico   The Fountain- l’Albero della Vita è il terzo film diretto dal regista Darren Arronofsky dopo “Pi-il teorema del delirio” (1998) e “Requiem for a Dream” (2000). La pellicola, che offre molti spunti interessanti per un dibattito filosofico tra gli spettatori, fu un flop al botteghino ma nel corso degli anni riuscì a guadagnarsi il titolo di cult. La vicenda segue tre storie d’amore ambientate in tre epoche diverse. Thomas Creo è un noto ricercatore che, assieme al suo team, sta sperimentando una cura contro il cancro. Infatti sua moglie Izzi, pittrice e scrittrice, è affetta da tale male. Mentre trascorre le proprie giornate a casa, la donna sta scrivendo un romanzo d’amore intitolato “The Fountain”. Ambientato tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500, il romanzo parla del conquistador Tomàs Verde, partito per il nuovo mondo su volere della regina Isabella, alla ricerca di un albero dai poteri curativi nella giungla del Nuovo Mondo. La terza vicenda è quella di “Tommy l’uomo del futuro” che vive in una dimensione onirica-futuristica assieme al suo albero mentre aspetta di avvicinarsi alla stella morente Xibalbà… The Fountain, la recensione del cult di Darren Aronosfky The Fountain è un progetto epico realizzato dal giovanissimo Aronofsky dove si affronta il tema di “eros e thànatos”, tre storie ambientate in mondi lontani ma unite dallo stesso tema. Hugh Jackman (famoso per aver interpretato Wolverine nella saga degli X-Men ma anche aver preso parte in film come Australia, The Greatest Showman, I miserabili e Prisoners) e Rachel Weisz interpretano i protagonisti di questo dramma filosofico nei panni di Thomas e Izzi. I punti di forza del film sono le immagini; Aronosfky ha usato poca CGI, le scene dove abbiamo intensi colori ed esplosioni sono fotografie di reazioni chimico-biologiche, d’altronde il regista si è ispirato a 2001:Odissea nello Spazio di Kubrick, che è un notevole esempio di cinema che parla per immagini, oltre alle musiche curate dal musicista Clint Mansell. L’unica grande pecca del film secondo alcuni critici è la sua ambizione, il progetto nasceva con un budget maggiore (70 milioni di dollari e un cast con Brad Pitt e Cate Blanchett), a causa dei ritardi e dei costi troppi alti da investire in un progetto del genere, Aronosfky ha dovuto “ritoccare la sceneggiatura” adattandola ad un budget più modesto rispetto a quello precedente. Solo così la Warner Bros diede il via libera al progetto. Passato, presente e futuro: l’epica storia di Thomas e Izzi tra simboli e filosofia (attenzione agli spoilers) Ma cosa vuole significare l’opera di Aronosfky? Cosa accomuna le tre storie d’amore in diverse epoche? In realtà la vicenda di Thomas Creo e di Izzi, di Tomàs Verde e la regina Isabella e quella di “Tommy” e del suo albero sono legate dallo stesso filo conduttore. Il primo motivo che lega le vicende è quello dell’Albero della Vita, presente in molte religioni. […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Cinema epico è in crisi? In realtà la risposta giusta è no!

Cinema epico è in crisi? In realtà la risposta è un no ! La storia di un genere che ha raccontato le geste dell’umanità tra capolavori e flop Il cinema epico è in crisi? Questa è una domanda molto interessante per un genere che comprende, per la maggior parte dei casi, kolossal di Hollywood basati su avvenimenti storici, episodi mitologici o religiosi. Il cinema epico conobbe il suo massimo splendore tra gli Anni Cinquanta e Sessanta, con capolavori come “I dieci comandamenti “(1956), “Ben-Hur “(1959), “Spartacus “(1960),” Lawrence d’Arabia” (1962) e “Cleopatra” (1932). Adesso è davvero in stato di decadenza? Il cinema epico tra Mel Gibson e Ridley Scott, William Wallce contro Massimo Decimo Meridio Nel 1996 usci nelle sale “Braveheart- Cuore Impavido” di Mel Gibson dedicato alla storia di William Wallace, l’eroe nazionale della Scozia del XIII secolo che affrontò l’invasione inglese. In seguito al grande successo della pellicola, Gibson tornerà a recitare in un nuovo dramma storico, “Il Patriota” di Roland Emmerich ma gli esiti furono diversi. Il film ottenne un discreto successo. ma le recensioni furono principalmente negative a causa di una vicenda “maggiormente romanzata” che rifletteva solo il punto di vista degli indipendentisti raffigurando l’esercito inglese come totalmente malvagio. Nel frattempo, un altro film epico riuscì a riscuotere successo sia tra la critica cinematografia e il pubblico (nonostante il parere contrario di molti storici antichi). Si tratta del film “Il Gladiatore” di Ridley Scott con Russel Crowe e Joaquin Phoenix nei rispettivi panni di Massimo Decimo Meridio e dell’imperatore Commodo. Anche se vi sono diversi errori storici come la morte di Commodo nell’arena contro il protagonista oppure l’uccisione di Marco Aurelio per mano del figlio, la pellicola fu elogiata per la sua eleganza e per la capacità degli attori protagonisti di inscenare il dramma umano. Dopo il successo del Gladiatore, che incassò 465 milioni di dollari su un budget di 107 milioni (come riportato da Box Office Mojo), Scott tornò a cimentarsi col genere epico senza arrivare agli stessi risultati. E’ il caso delle pellicole “Le Crociate-Kingdom of Heaven” (2005) e “Robin Hood” (2010) che ottennero pochi consensi tra il pubblico e recensioni generalmente negative. Nel frattempo anche Mel Gibson tornò col genere epico, ma con un diverso approccio. Puntò su film a basso budget contro il modello kolossal di Scott. Così arrivarono nelle sale “La Passione di Cristo” (uscito nel 2004, costato 30 milioni ne incassò 612 milioni) e “Apocalypto”(2006, costato 15 milioni ne incassò 120 milioni), il primo racconta la vicenda della crocefissione di Gesù mentre il secondo si concentra sui Maya. Purtroppo Gibson dovette affrontare le accuse di razzismo per i questi due film, in particolar modo per la rappresentazione degli “Ebrei come assetati di potere” e i Maya come “un popolo selvaggio dedito a guerre e sacrifici”. I vari tentativi di Hollywood; il caso di Troy, Alexander, King Arthur e 300 Nel frattempo, anche altri registi di Hollywood provarono a cimentarsi nel genere preferendo il modello blockbuster con attori noti. E’ il […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Batman di Christopher Nolan, un viaggio tra cinema, fumetti e filosofia

Batman di Christopher Nolan, alla scoperta della trilogia dedicata al celebre eroe della DC dove il cinefumetto incontra la filosofia Christopher Nolan, regista britannico autore di film come Inception, Dunkirk, Interstellar, The Prestige e Memento, è noto al grande pubblico per la trilogia dedicata al Crociato Incappucciato. Si tratta della serie di film costituiti da Batman Begins (2005), Il Cavaliere Oscuro (The Dark Knight, 2008) e Il Cavaliere oscuro- Il ritorno (The Dark Knight Rises, 2012) dove il cinema action incontra lo stile del filmmaker inglese. Nonostante l’apprezzamento anche da parte del pubblico nerd, la “Trilogia del Cavaliere Oscuro” è un’opera filosofica che risente del pensiero di Nietzsche e di molti pensatori. Batman Begins: lo scontro tra il bene e il male Batman Begins racconta le origini del cavaliere oscuro concepito da Nolan, ispirandosi al graphic novel “Batman:Year One” di Frank Miller e David Mazzucchelli. Un giovane Bruce Wayne, deciso a vendicare l’omicidio dei genitori gira il mondo per apprendere come lottare contro il crimine. In Asia incontra Henri Ducard (che poi si rivela essere Ra’s al Ghul) e la misteriosa Setta delle Ombre. Il personaggio, interpretato da Liam Neeson, rappresenta un concetto distorto della giustizia. Costui vorrebbe applicare il pugno di ferro uccidendo i criminali e arrivando a distruggere città se non vi fosse rimedio di salvarle.“Non è pazzo nel modo in cui lo sono tutti gli altri cattivi di Batman, non è deciso a vendicarsi… in realtà lui sta cercando di guarire il mondo con mezzi molto drastici” queste sono le parole dello sceneggiatore David Goyer, il quale (durante una dichiarazione su The Age) riferisce di “esseri ispirato a Osama bin Laden” per la ri-modellazione del personaggio. Lo scontro vede due modelli diversi di giustizia, da un lato la possibilità di redenzione come quella proposta da Bruce Wayne/Batman e dall’altro lato la distruzione totale del male come quella di Duncard/Ra’s al-Ghul. In seguito si aggiunge il tema della paura. E’ il caso di Bruce Wayne che sceglie un costume “ispirato ai pipistrelli” perché vuole che la sua fobia per i chirotteri sia condivisa anche da altri essendo “i criminali superstiziosi”. Il tema torna anche col personaggio del professor Jonathan Cane, alias Spaventapasseri, che usa un gas allucinogeno e una maschera per spaventare i suoi nemici. E’ il percorso di superamento della paura che porta il protagonista a maturare e diventare un “super-eroe nietzschiano” che si eleva oltre gli altri. Il Cavaliere Oscuro: la follia e l’anarchia di Joker Con il successivo film, si introduce il concetto di caos e di follia incarnati dal Joker di Heath Ledger. Nolan ci propone una sua versione del celebre clown criminale, lontano dal gangster di Jack Nicholson del Batman di Tim Burton. Il film si ispira a “Batman: il lungo Halloween” di Jeph Loeb e Tim Sale ma cita anche il graphic novel “The Killing Joke” di Alan Moore. Qui Joker rappresenta la follia, il caos, un uomo che si lascia andare agli istinti irrazionali il quale si abbatte su Gotham, un […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

La donna alla finestra, la recensione dell’ultimo film di Joe Wright

Recensione del film La donna alla finestra di Joe Wright, tra omaggi a Hitchcock, una trama semplice e personaggi poco profondi. La donna alla finestra è un thriller diretto dal regista inglese Joe Wright (reduce del successo di L’ora più buia del 2017) con Amy Adams, Gary Oldman, Anthony Mackie e le nuove star Brian Tyre Henry, Wyatt Russel (il figlio di Kurt) e Fred Hechinger. Il soggetto di questo film proviene dal romanzo di A.J. Finn pubblicato nel 2018. La donna alla finestra: la trama e la storia travagliata del film di Joe Wright La protagonista del film è Anna Fox, una psicologa che soffre di agorafobia (disagio in ambienti esterni non familiari), rinchiusa nella propria dimora dopo un incidente. Nonostante la sua vita sembri monotona, la protagonista assisterà ad un orrido omicidio nel palazzo di fronte, dove si è trasferita una nuova famiglia. Il capofamiglia Alistair Russel nega di aver ucciso la moglie mentre suo figlio Ethan nasconde qualcosa di strano. Nel frattempo, le indagini condotte da Anna si fanno più insistenti, fino ad una terribile scoperta… Il film, una produzione della 20th Century Fox, sarebbe dovuto uscire nelle sale a maggio 2020 dopo un primo posticipo (era fissato per la fine del 2019) ma la pandemia causata dal Covid-19 ha impedito la proiezione nelle sale. La Walt Disney, dal 2019 proprietaria della Fox, ha venduto i diritti di distribuizione del film anziché inserirlo nel catalogo di Disney+. Così la pellicola è arrivata a maggio 2021 sulla piattaforma di streaming Netflix. I punti a favore del film: lo sviluppo, la scenografia e la colonna sonora Joe Wright mostra la sua capacità nella regia regalandoci delle bellissime inquadrature. La trama ci permette di approfondire il comportamento di Anna per poi, nel mezzo dello svolgimento, offrire la spiegazione al suo comportamento. Ottime anche la colonna sonora di Danny Elfman (noto per le musiche di Spider-Man e Batman), la fotografia di Bruno Delbonel e la scenografia di Kevin Thompson. I punti a sfavore del film: una trama poco originale e stereotipi del genere Nonostante il film sia un piccolo omaggio a Hitchcock (in particolar modo si fa riferimento alla pellicola La finestra sul cortile) e a molti classici del genere, esso non presenta alcuna novità. La sceneggiatura non approfondisce gli altri personaggio presenti nella vicenda; molti si riducono a stereotipi presenti nei tipici film thriller e gialli. Altro problema riguarda la vicenda. Nonostante l’idea di ambientare la storia in un unico luogo, ossia la casa di Anna Fox (forse una citazione ad una delle unità aristoteliche della tragedia), il film non presenta altri spunti originali. La donna alla finestra non si rivela essere una ventata fresca per il genere bensì un ritorno ai cliché classici. In conclusione, il film è una visione piacevole per una serata a nervi tesi con Netflix ma anche una vera occasione sprecata per Amy Adams o Gary Oldman. Un peccato per un film-maker che si è contraddistinto per classici contemporanei come Orgoglio e pregiudizio, Espiazione e […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Iwájú: la nuova serie animata firmata Kugali e Disney

Iwájú è la nuova serie animata africana firmata Kugali e Disney. Leggi qui alcune anticipazioni! In occasione del Disney Investor Day 2020 Jennifer Lee, Chief Creative Officer della Walt Disney Animation Studios ha annunciato un’inedita collaborazione con la casa editrice africana Kugali per la realizzazione di una serie animata che sarà possibile guardare su Disney+ nel 2022. La casa editrice Kugali, fondata da Tolu Olowofoyeku, Ziki Nelson e Hamid Ibrahim, allo scopo di far conoscere ai lettori internazionali di fumetti storie ignote ai più di origine e tradizione africane usa animazioni, realtà aumentate e virtuali. Ziki Nelson, CEO di Kugali, annovera fra le sue esperienze la produzione televisiva e cinematografica; il direttore creativo Hamid Ibrahim vanta una lunga esperienza nel blockbuster di Hollywood, mentre Tolu Olowofoyeku è noto nel panorama dell’industria nigeriana dei videogames. Come annotato sul sito ufficiale, Kugali, quindi, rispetta la storia dell’Africa e cerca di raccontare non solo il presente del continente, ma anche di immaginare il suo futuro. Un futuro che passa attraverso collaborazioni importanti e visual arts contemporanee. Nota per produzioni come Nani, Lake of Tears, Mumu Juju, e una serie antologica che raccoglie storie africane, Kugali, con sede a Londra, con questo nuovo progetto, segna uno spartiacque importante perché è la prima volta che la Disney collabora con un’azienda ideatrice di fumetti che non sia la Marvel. La serie originale, che sarà prodotta da Walt Disney Animation Studios e Kugali, intitolata Iwájú (“il futuro” in lingua Yoruba), è ambientata proprio a Lagos, in Nigeria, e la sua realizzazione (la serie è ancora in produzione), grazie al talento degli animatori Disney, consentirà agli spettatori di esser proiettati nel futuro, dal momento che essa sarà ambientata in un futuro lontano e intrisa di fantascienza. Ziki Nelson, regista della serie animata, entusiasta di questa collaborazione ha dichiarato che Iwájú è un sogno personale che si realizza e che farà conoscere a tutti la propria storia e quella della sua gente. Inoltre, secondo Nelson, «questo spettacolo combinerà la magia e l’esperienza di animazione Disney con il fuoco e l’autenticità narrativa di Kugali». Infatti, dall’annuncio della Lee e di Nelson, probabilmente la serie animata, non basata su un film pre-esistente (come avverrà, ad esempio, nel caso della pur annunciata serie Tiana, tratta da “La principessa e il ranocchio” della Disney) sarà incentrata su temi «come la classe sociale, l’innocenza e la volontà di cambiare il proprio status quo» e durante il Disney Investor Day 2020 è stata mostrata un’anteprima del prodotto finale. Secondo alcuni, questo concept art sembra rimandare alla rappresentazione del regno collocabile in Africa orientale di Wakanda, disegnato da Jack Kirby nel lontano 1966 (Fantastic Four) e luogo protagonista di Black Panther  (2018) della Marvel, pur distribuito dalla Disney (e presente sulla piattaforma streaming del colosso dell’animazione). Walt Disney Animation Studios e la fantascienza africana: la collaborazione con Kugali Non è la prima volta che la Walt Disney Animation Studios collabora con una società di animazione africana, infatti la Triggersfish Animation Studios, con sede a Cape Town, in Sud […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Alberto Angela racconta le Meraviglie di Ischia

Alberto Angela, il noto paleontologo e divulgatore scientifico, al timone di Ulisse, riparte per la nuova stagione di Meraviglie, da Ischia, dal Castello Aragonese, l’antico e suggestivo maniero dell’isola. La prima tappa dopo il Covid-19, una vera e propria ripartenza. Si torna sul set, con una puntata, che secondo le prime indiscrezioni, sarà carica di bellezze. La penisola dei tesori andrà in onda il prossimo autunno partendo dalle bellezze di Ischia. Alberto Angela, con Meraviglie, accompagna i telespettatori in un viaggio alla scoperta delle “Meraviglie” italiane. Un itinerario fra arte e bellezze naturali nei siti riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Le bellezze d’Italia, i tantissimi musei, luoghi d’arte, cultura, i siti archeologici, ma anche le tante meraviglie naturali ed ambientali, architettoniche ed artistiche, non smettono di stupire; il noto ed amatissimo divulgatore, Alberto Angela, lo ha più volte sottolineato, durante i programmi condotti, ed infatti, anche ai giornalisti dell’isola d’Ischia, ha dichiarato: «Sono contento di ripartire, dopo un anno di stop, terribile, proprio dalle perle del Golfo di Napoli; tra queste appunto Ischia: un posto che fa sognare e dà anche molta voglia di buttarsi in mare anche se noi siamo qui per lavorare.» Alberto Angela e l’amore per la Campania Ricordiamo che il noto divulgatore, figlio dell’altrettanto celebre Piero Angela, ha sempre dichiarato il proprio amore per Napoli e la Campania, raccontandone le bellezze e la storia con intensità e bravura. Non è un caso, infatti, che lo stesso Alberto Angela, su proposta del sindaco Luigi de Magistris, abbia ricevuto la cittadinanza onoraria. Durante le scorse settimane, la tappa ad Ischia; sul Pontile aragonese, che conduce poi al Castello, ad Ischia Ponte, Alberto Angela, non si è sottratto all’abbraccio dei tanti, tantissimi fans. Con gentilezza e profonda umiltà, ha accettato di farsi fotografare, in una splendida location, all’ombra del Castello Aragonese e con le onde del mare in sottofondo. Il celebre presentatore televisivo, ma anche scrittore, paleontologo, da sempre affascina milioni di telespettatori, regalando perle di saggezza e storia, in un unicum che non smette mai di ammaliare. Alberto Angela è ritenuto un vero e proprio “simbolo” del palinsesto culturale Rai, volto noto sin dal 1993. Diffondere analiticamente e al contempo in modo semplice la cultura scientifica vuol dire garantire consapevolezza in chi guarda o ascolta. Sicuramente nel corso del tempo, il ruolo della tecnologia e delle cosiddette forme di comunicazione di massa ha influito, condizionandola, la diffusione scientifica, divenuta più minuziosa, attenta e ricca di particolari. Oltre alla bellezza, oggettivamente visibile, di un determinato luogo, ciò che importa è scoprirne gli aspetti culturali, le fondamenta storiche e le radici su cui esso si fonda. È così anche per Ischia, dove Alberto Angela, ha girato la puntata che i telespettatori vedranno in autunno. Non sarà solo la bellezza del Castello Aragonese ad affascinare, ma quanto quelle immagini, quelle riprese, grazie alla magistrale bravura di Angela, riusciranno sicuramente ad evocare. Meraviglie non mostrerà soltanto dei luoghi belli, ma quegli elementi che rappresentano la nostra identità; è un po’ come mettere una […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Al Pacino: caposaldo della cinematografia

Tra le colonne portanti di Hollywood rientra senza ombra di dubbio il mitico Al Pacino, caposaldo della cinematografia. Nato a Manhattan il 25 Aprile 1940, di origini siculo-americane (il padre di Messina, mentre la madre statunitense, figlia di immigrati originari di Corleone) ebbe un approccio difficile alla vita quando il padre, andandosene, abbandonò lui e la madre in una grave situazione di povertà.  Cresciuto nel South Bronx decise di abbandonare gli studi destreggiandosi tra vari mestieri per guadagnarsi da vivere e dedicarsi alla vita teatrale fino alla soglia dei trent’anni, momento in cui viene accettato nell’Actors Studio, prestigiosa scuola di teatro della quale attualmente è co-presidente.    L’inizio della carriera di Al Pacino Adocchiato dal regista Francis Ford Coppola, probabilmente per le sue origini siciliane, viene ingaggiato nonostante il disaccordo degli altri produttori, per la parte di Michael Corleone, figlio del boss mafioso: Il Padrino riscosse molto successo decretando così l’inizio della sua carriera negli anni Settanta, con una nomination agli Oscar come miglior attore non protagonista.  Un attore poliedrico che ha caratterizzato con i suoi grandi occhi neri e con le sue mille sfumature una bravura innata nel mondo del cinema, diventando protagonista monumentale in altri film come Serpico, poliziotto italo-americano che rischia la pelle denunciando i colleghi corrotti, o ancora Quel pomeriggio da cani basato sulla vera storia di un rapinatore.  Nel 1974 Pacino riprende il suo ruolo nel sequel Il padrino – Parte II di cui sarebbe stato il protagonista: il personaggio di Michael Corleone si trova all’11º posto nella classifica dei migliori 50 cattivi di tutti i tempi.  Tra gli anni Ottanta/Novanta, Al Pacino segna la storia grazie alle sue inimitabili ed inarrivabili interpretazioni, diventando ufficialmente uno dei capisaldi del cinema americano: ne è una conferma Scarface, film diretto da Brian De Palma nel 1983, in cui l’attore veste i panni di Tony Montana, un malavitoso cubano ossessionato dalla rapida escalation del potere e dall’altrettanto rapido declino dovuto al suo eccesso.  Dopo una breve pausa dedicata al palcoscenico teatrale, ritorna sul set nel 1989 con Seduzione Pericolosa, in lingua originale il titolo “Sea of love” fa riferimento all’omonima canzone degli anni ‘50 di Phil Phillips, che fa parte della colonna sonora. Un thriller che s’intreccia a una particolare storia d’amore, in cui Al interpreta il detective Frank Keller ingaggiato per lavorare a dei casi di omicidio che misteriosamente conducono alla donna di cui s’innamora; la pellicola inoltre ha avuto una nomination ai Golden Globe per Al Pacino come miglior attore in un film drammatico.  All’inizio degli anni ‘90 conclude la trilogia de Il Padrino III, che però non ebbe lo stesso successo dei precedenti due film.  Con un’interpretazione diversa dalle solite, l’anno successivo è sul set di Paura d’amare, impersonando un giovane cameriere innamorato di una sua collega di vecchia data, Michelle Pfeiffer.  Ma il primo ed unico agognato oscar come miglior protagonista arriva nel 1992 con il film Scent of a Woman- Profumo di donna, in cui Al Pacino s’immedesima nelle vesti di Frank Slade, un ex tenente colonnello cieco ed arrogante in […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Friends: The Reunion, un abbraccio nostalgico

Dopo 17 anni di (quasi) silenzio, si riaccendono i riflettori sull’iconica serie: “Friends: The Reunion”, un appuntamento da non perdere. COULD I BE MORE EXCITED? Un anno di attesa dall’annuncio ufficiale. Il ritorno, dopo 17 anni, dei protagonisti di Friends. Una reunion attesa, desiderata, ottenuta e, infine, discussa. Disponibile in Italia dal 27 maggio su Sky e Now Tv, “The One Where They Get Back Together”. Dal 1994 al 2004  Friends ha dominato gli ascolti tv, conquistando un seguito di decine di milioni di spettatori, catturati dalle vicende dei sei amici di New York. Stiamo parlando di ben dieci stagioni, per un totale di 236 episodi. Ma i numeri non bastano. Ancora oggi, la serie tv raccoglie nuovi fans, riuscendo ad essere sorprendentemente attuale. Impossibile spiegare a chi (colpevole!) non conosca lo show, i motivi di tanto successo; un’esperienza che si percepisce solo quando la si vive, ovvero quando ci si tuffa a capofitto nell’ennesimo esilarante episodio della serie. E poi, da lì al binge watching il passo è breve. Altrettanto difficile quindi, capire il perché tale Reunion generi questo hype senza precedenti. Bisogna inoltre, dare a Cesare quel che è di Cesare. La show, conclusosi perfettamente (che nel mondo dei “prodotti ad episodi” equivale ad un mezzo miracolo), aveva chiuso il cerchio. Non c’è mai stata l’esigenza di un last chapter, il libro era già arrivato all’ultima meravigliosa pagina. Ciò che finisce, finisce. Ed è forse per questo che, in anticipo, possiamo dire che la Reunion è stata una scelta giusta. Ripercorrere le tappe, da un punto di vista diverso, ma senza toccare nulla. Ecco quindi in breve, Friends:The Reunion. Friends: The Reunion….How You Doin’? Domanda fondamentale: come se la passano i nostri Amici di fiducia? Inutile negarlo, il tempo passa per tutti. Ross, Rachel, Chandler, Monica, Phoebe, Joey ( David Schwimmer,  Jennifer Aniston, Matthew Perry,  Courteney Cox,  Lisa Kudrow,  Matt LeBlanc) non sfuggono a questo brocardo. Non sono più i ragazzi di un tempo, al massimo del loro splendore fisico, ma anche nel momento migliore della loro vita. Per riprendere le parole di Marta Kauffman, una delle creatrici dello show, Friends  “era il racconto di quel pezzo di vita in cui gli amici sono la tua famiglia. Quando ti fai una famiglia, per forza finisce”. E i segni del tempo, mai come in questo caso, producono quella dolce malinconia, così triste eppur così piena di vita. E’ per questo motivo che tocca nel profondo rivedere ad uno ad uno gli attori tornare sul vecchio set (appositamente ricostruito per l’occasione), salutarsi come si saluta il migliore amico di sempre e vederli insieme, ripescare vecchie memorie dal passato. Il rapporto è cambiato, ma la chimica resta. Friends: The Reunion ci offre uno spaccato diverso di qualcosa che pensavamo non avesse ormai segreti. Invece ecco 1:43h di ricordi, bloopers, vecchi ritorni e ospiti speciali. I momenti “privati” sono poi intervallati dall’intervista condotta da James Corden, il famoso intervistatore inglese di Late Late Night.   Gli ospiti e i retroscena dello show Tra i momenti più riusciti, sono da citare le testimonianze di fans […]

... continua la lettura