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Eroica Fenice

La categoria Cinema e Serie tv contiene 524 articoli

Cinema e Serie tv

Intervista a Diego Macario. Il coraggio di guardare avanti è un inno alla speranza

È stato presentato al Plaza di Napoli, in anteprima nazionale, il cortometraggio “Il coraggio di guardare avanti”, scritto, diretto e interpretato dall’attore e regista Diego Macario. Il progetto è nato in collaborazione con l’associazione “Angeli della Finanza“, con cui Macario condivide l’attenzione ad un tema molto sensibile di questi ultimi tempi: la crisi imprenditoriale. Realizzato con la partecipazione di Marilù Armani, Carmine Imbimbo, Nino de Santis e Paolo Perrotta, contiene le musiche originali di Luigi Scialdone – premio Donatello per le musiche di Gatta Cenerentola -. Nel corto si parla della crisi e di come si possa tradurre nel tentato suicidio da parte di chi viene repentinamente travolto dalla vergogna di perdere il proprio lavoro. Una storia verosimile che racconta il dramma personale di un uomo e del suo percorso per uscirne, intessendo un forte legame tra arte-cultura ed imprenditoria. Diego Macario con la sua produzione cerca di mandare un messaggio di speranza e di analizzare una crisi di cui i media parlano ancora poco. Lo abbiamo intervistato, per saperne di più. Intervista a Diego Macario Lei ha scritto, diretto e interpretato il cortometraggio “Il coraggio di guardare avanti”. Ci può raccontare di cosa parla? È un cortometraggio che descrive i momenti drammatici vissuti da un imprenditore, durante il peggiore periodo della crisi economica, che fu costretto a chiudere la propria attività, ritrovandosi poi soffocato dalle mancate commissioni, dai debiti e dall’aumento delle tasse. Il protagonista si trova al balcone e racconta ad uno suo fantomatico vicino di casa, ma più in generale al pubblico, la sua storia che finirà a lieto fine. La scena prende spunto dalla famosa scena del “caffè” tratta dall’opera “Non ti pago” di Eduardo De Filippo, al quale ho voluto rendere omaggio. Nel corto ci saranno delle similitudini anche con il clima attuale che cambia d’improvviso, così come può cambiare la vita inaspettatamente. Viene dato risalto alla realtà vissuta da molte piccole e medie aziende costrette dalla crisi economica a cessare la propria attività. Come è nata l’idea di trattare questo tema in particolare? Anni fa anche io avevo un’attività autonoma e proprio in quel periodo storico, mi sono ritrovato a “chiudere i battenti”. Da quel momento ho scelto di “rinnovare” la mia vita lavorativa attraverso l’arte ed il teatro ed oggi è il mio unico lavoro. A distanza di anni, ho avuto modo di incontrare l’associazione Angeli della Finanza, che si occupa di sostegno alle famiglie e agli imprenditori in difficoltà, con la quale, vedendo numeri spaventosi circa i tanti suicidi avvenuti (e che avvengono ancora oggi), ho proposto il mio progetto artistico, allo scopo di creare uno spunto di riflessione per dare utili informazioni a coloro che ne hanno bisogno. Nel suo percorso artistico ha spesso prediletto ruoli comici. La comicità è uno strumento da sempre usato per affrontare e dare risalto a tematiche sociali. Come mai in questo corto ha prediletto un approccio più “drammatico” e “realistico”, abbandonando il linguaggio comico? La comicità è il genere di teatro che preferisco e mi appartiene […]

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Cristiano Anania dirige ”L’eroe”, il film con Salvatore Esposito

L’eroe è il primo film scritto e diretto da Cristiano Anania, un giallo che sfrutta le dinamiche mediatiche legate ai grandi eventi drammatici per sviluppare una storia i cui risvolti lasceranno lo spettatore stupito. Cristiano Anania dirige il suo primo film, L’eroe, e si circonda di grandi attori. Nella pellicola compaiono i volti ormai noti anche oltreoceano di Salvatore Esposito e Cristiana Donadio, celebri per i loro ruoli nella serie televisiva Gomorra. Nel film un ruolo fondamentale per lo sviluppo della storia è affidato alla bravura di Vincenzo Nemolato che può vantare la collaborazione con registi quali i fratelli Taviani, Matteo Garrone e per aver recitato in film come La Kryptonite nella borsa. Il film è poi impreziosito dalla presenza di Marta Gastini. Ambientato tra Maratea, Roma e Napoli, L’eroe è la storia di Giorgio (Salvatore Esposito), un ambizioso giornalista che viene trasferito dal direttore (Paolo Sassanelli) in una redazione di provincia per aver fatto domande scomode ad un ministro. Arrivato nella sua nuova sede, Giorgio conosce subito Marta (Marta Gastini) con cui intraprenderà una lunga frequentazione e Francesco (Vincenzo Nemolato), un ragazzo di cui Marta si è sempre preso cura date le sue difficoltà. L’elemento di rottura della storia è il rapimento del nipote di un’imprenditrice locale, Giulia Guidi (Cristina Donadio). L’evento sconvolge la comunità del piccolo paese ed offre a Giorgio la possibilità di dimostrare le sue competenze come cronista. Chi avrà rapito il bambino? E perché? Le due grandi tematiche del film sono sicuramente le reazioni dei mass media in occasioni di grandi eventi che da drammatici rischiano di trasformarsi in mediatici, e l’ambizione. L’eroe prova a riflettere sull’importanza dell’uso di alcune parole soprattutto all’interno dei circoli mediatici. Parlando del film, il regista ha detto che «quando una parola si usa troppo spesso significa che sta perdendo il suo significato». Salvatore Esposito ha descritto il protagonista come un italiano medio, un giornalista con capacità mediocri che a causa dei suoi errori viene trasferito ma che grazie alle circostanze finisce col diventare un eroe nazionale. Esposito ha poi aggiunto: «Credo che ognuno di noi possa essere un eroe. Si può essere eroe esasperando quelli che sono i pregi che ognuno di noi dovrebbe avere come la bontà o la cordialità. Per me può essere un eroe un automobilista che si ferma per far passare una vecchietta. Una normalità che oggi non sembra tale. Quello che mi è piaciuto del film è la volontà di raccontare la linea che separa eroe e antieroe». Cristina Donadio ha spiegato che «le opere prime in genere per un attore sono una cosa a cui ambire perché si trovano idee più interessanti e coraggiose. C’è una libertà totale di raccontare anche storie al di fuori dei cliché e L’eroe è una di queste. Parte dal racconto di fatti di cronaca per poi rappresentare personaggi ambigui che sono sempre molto più interessanti dal punto di vista dell’attore». Date le tematiche, L’eroe presenta tanti elementi che avrebbero meritato maggior sviluppo, ma proprio questo rende il  […]

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Claudio Insegno omaggia le vittime della camorra con Ed è subito sera

Dedicato alle memoria delle vittime innocenti della camorra e in particolare a Dario Scherillo, il film Ed è subito sera di Claudio Insegno mostra una Napoli che non è solo violenza e criminalità organizzata, ma anche la città di chi vuole un’alternativa alla malavita. Ed è subito sera – la trama Ambientato a Casavatore in provincia di Napoli, il film narra le storie parallele di tre nuclei familiari di diversa estrazione sociale: il magistrato De Martino (Franco Nero) e suo figlio (Gianclaudio Caretta), l’umile ma onesta famiglia  di Dario Scherillo, ed infine il boss O’ Muccus (Paco De Rosa). La pellicola risulta divisa fra la violenza della faida camorristica che coinvolge O’ Muccus e i suoi associati, in contrasto con la vita tranquilla di Dario e dei suoi amici, fatta di speranze, amore e unione. Il film Ed è subito sera pone più volte l’accento sul pensiero comune che solo chi è invischiato in loschi affari può diventare un bersaglio, ma con il proseguire della narrazione ci viene mostrato ripetutamente che basta anche un minimo contatto con le persone sbagliate per essere coinvolti in pericolose azioni criminali. Il cast si arricchisce con la partecipazione di Sandro Ruotolo, giornalista da sempre impegnato contro la criminalità organizzata, che nella pellicola interpreta il ruolo di sé stesso. Oltre alla tragica vicenda di Dario Scherillo coinvolto in un agguato ai danni di un boss, il film ci mostra i tristi episodi di persone la cui unica colpa è stata quella di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato. Il titolo della pellicola è dato dalla celebre poesia di Salvatore Quasimodo, stravolgendo però il suo significato, che assume in questo caso un valore opposto: la condizione di Dario la cui vita viene troncata proprio quando realizza il suo sogno. Ed è subito sera di Claudio Insegno – le vittime innocenti della camorra Il film, che sarà proiettato nelle sale italiane a partire dal 21 marzo, è stato realizzato grazie al contributo della Fondazione Po.li.s, il cui obiettivo è quello di rinnovare la memoria delle vittime innocenti della camorra. Durante la proiezione stampa avvenuta al cinema Modernissimo il 15 marzo, il regista ed il resto del cast, alla presenza del fratello Marco, hanno nuovamente celebrato il ricordo di Dario Scherillo ringraziando il comune di Alabanella per aver dato disponibilità durante le riprese. Alla realizzazione della pellicola ha contribuito anche il Coordinamento Campano Vittime e Criminalità, il cui presidente Alfredo Avella che racconta la necessità di

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Un giorno all’improvviso di Ciro D’Emilio, il cast al cinema Pierrot

Al cinema Pierrot il cast de “Un giorno all’improvviso” Un giorno all’improvviso, l’acclamato film vincitore nella sezione Orizzonti al recente Festival di Venezia, è stato presentato al pubblico di Arci Movie. La proiezione, avvenuta ieri sera nel Cinema Pierrot, è avvenuta alla presenza del regista Ciro D’Emilio e degli attori Giampiero De Concilio, Giuseppe Cirillo e Lorenzo Sarcinelli. Il film, che racconta storia di Antonio e del suo sogno di diventare un calciatore per una squadra importante, si è aggiudicato i premi Nuovo Imaie Talent Award (Giampiero De Concilio) e il Premio di Critica Sociale “Sorriso Diverso Venezia”. Anna Foglietta, altra grande protagonista della pellicola, per la sua prova è stata invece candidata come miglior protagonista ai David di Donatello 2019. Antonio ha diciassette anni e un sogno: essere un calciatore in una grande squadra. Vive in una piccola cittadina di una provincia campana. Con lui vive Miriam, una madre dolce ma fortemente problematica che ama più di ogni altra persona al mondo. Carlo, il padre di Antonio, li ha abbandonati quando lui era molto piccolo e Miriam è ossessionata dall’idea di ricostruire la sua famiglia. All’improvviso la vita sembra regalare ad Antonio e Miriam una vera occasione: un talent scout, Michele Astarita, sta cercando delle giovani promesse da portare nella Primavera del Parma e sta puntando sul ragazzo. Un giorno all’improvviso, di Ciro D’Emilio: continua il Cineforum dell’ArciMovie La storia, apparentemente semplice, si inserisce perfettamente in un momento storico particolare per il cinema italiano. Riaffiorano infatti a più riprese gli elementi tipici del neorealismo, un genere che ha dato grandi risultati e soddisfazioni al nostro panorama cinematografico. Sempre più registi, attori e sceneggiatori scelgono infatti di occuparsi di storie di vita quotidiana, in particolare di occuparsi dell’infanzia o, in questo caso dell’adolescenza. Di racconti di formazione è pieno il cinema internazionale ed italiano. Basti pensare al recente La Paranza dei Bambini, solo per rimanere nel panorama regionale nostrano.  Un genere ormai consolidato e spesso indigesto per retorica e luoghi comuni. Perché i Bildungsroman, specialmente di quella fase così delicata che è l’adolescenza, non bisogna darli per scontati, ma saperli condurre. Il regista Ciro D’Emilio applica alla perfezione queste regole apparentemente elementari. Viene fuori a mano a mano il racconto della crescita del giovane Antonio, posto di fronte ad un percorso e ad una serie di scelte importanti, al punto da sfidare il volere della figura più importante della sua esistenza, la mamma Miriam. Un giorno all’improvviso è uno splendido film, perché capace di intrattenere e far riflettere nella sua superficiale semplicità. Giampiero De Concilio, il protagonista all’esordio cinematografico, è eccezionale nella sua prova attoriale. Va dato atto del merito anche al regista Ciro D’Emilio, altro esordiente, alla sua prima opera personale. – Foto tratta da: MyMovies

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Alexander McQueen – Il genio della moda

Alexander McQueen – Il genio della moda é un giovane di origine britannica considerato un vero talento della moda, un genio tutto energia e istinto! Genio degli elementi fantastici, Alexander McQueen é stato definito come l’hooligan dell’ alta moda per il suo stile totalmente diverso dalle regole tradizionali dell’ alta moda. Stilista dallo stile spregiudicato ha saputo creare un connubio perfetto tra il mondo della moda ed il mondo dell’ arte con raffinata sensibilità creativa e il suo tocco eclettico gotico-punk. La sua visione della moda é contemporanea e talvolta é stata definita provocatoria ha cambiato il modo di percepire gli abiti sulla passerella, contrastando le regole dell’ old fashion system. Alexander McQueen – Il genio della moda – Trama Dal 10 al 13 marzo al cinema é stato proiettato con immenso successo il film documentario Alexander McQueen – Il genio della moda diretto da Ian Bonhôte e Peter Ettedgui. Un evento speciale dedicato al talento creativo, alla genialità e all’energia creativa dello stilista Alexander McQueen che ha segnato la storia della moda degli ultimi 20 anni. Tutti gli spettatori sono invitati a conoscere la storia di questo genio che rivoluzionò il mondo della moda attraverso il suo lavoro e presentando i suoi abiti di alta moda come fossero opere d’ arte. Nel film documentario ci sono le interviste di archivio dello stilista inglese A. McQueen, le numerose testimonianze dei collaboratori e dei parenti, tra cui la madre dell’ artista creativo e l’ amica-musa intensa Isabella Blow. Il film ripercorre l’ intera evoluzione del processo creativo dello stilista Alexander McQueen: da giovane artista della prestigiosa scuola di sartoria di Savile Row alla consacrazione nel mondo della moda, fino alla sua tragica, prematura morte all’età di 40 anni. Alexander McQueen – Elementi chiave del film documentario Cressciuto nell’East London, Alexander McQueen era un semplice ragazzo della working class inglese senza grandi prospettive. Dopo aver studiato presso la prestigiosa scuola di sartoria di Savile Row, lo stilista A. McQueen é entrato nel gruppo fiorentino Gucci dal 2001. Nel corso della propria carriera, Alexander McQueen ha vinto il riconoscimento di “stilista inglese dell’anno” per quattro volte dal 1996 al 2003 ed il consiglio Fashion Designer Awards lo ha premiato come “stilista dell’anno” nel 2003. La sua produzione é stata incrementata grazie all’apertura di nuove boutique a Londra, Milano e New York e nel 2003 ha collaborato con la Puma, realizzando la linea di scarpe di ginnastica. Nel 2011 ha firmato anche uno degli abiti da sposa più celebri quello di Kate Middleton, Duchessa di Cambridge. Alexander McQueen – Il genio della moda –  Analisi del suo stile creativo La moda del brand Alexander McQueen é un connubio perfetto tra stile dark, fascino teatrale ed un estro fuori dagli schemi. Tutti i suoi abiti sono caratterizzati da una sensibilità haute couture e un tipico tocco ribelle e punk. Nella moda anticonvenzionale dello stilista Alexander McQueen fondamentali sono gli accessori in particolar modo scarpe e borse. Durante le sue numerose sfilate sono state presenti in passerella […]

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Il CULT #3: Arancia Meccanica di Stanley Kubrick

“Il CULT” è la rubrica di cinema che a cadenza mensile propone ai suoi lettori un classico della cinematografia, spiegando in quattro punti cosa l’ha reso famoso e perché è diventato un pilastro del cinema. Se nello scorso numero ci siamo dedicati alla commedia romantica in occasione di San Valentino, questo mese ricordiamo invece uno dei registi più famosi e talentuosi di tutti i tempi: Stanley Kubrick. A vent’anni dalla morte del regista, avvenuta il 7 marzo del 1999, è impossibile non conoscere Kubrick, regista di opere immortali che hanno fatto la storia del cinema sia per l’aspetto tecnico, preciso e calcolato, che per il contenuto dei suoi film, capaci di scandalizzare l’opinione pubblica. Fra grandi opere come 2001: Odissea nello spazio e Eyes Wide Shut, il classico che proponiamo oggi è un film che continua tutt’oggi a far discutere: stiamo parlando di Arancia Meccanica (Clockwork Orange). Arancia Meccanica di Stanley Kubrick Tratto dall’omonimo libro di Anthony Burgess, Arancia Meccanica è un film del 1971 dal carattere distopico e grottesco, ambientato in una società dove le pulsioni dell’uomo sono represse fino a renderle distorte e violente. Seguendo le (dis)avventure di Alexander DeLarge (Malcom McDowell) lo spettatore viene coinvolto in un viaggio all’interno di una società solo all’apparenza mite e controllata, facendolo riflettere sull’importanza del libero arbitrio. 1) La narrativa di Arancia Meccanica Conosciamo già la trama del film, uno dei più famosi di sempre: Alexander DeLarge è un ragazzo spietato dedito ad ogni tipo di violenza che, in seguito ad una cura sperimentale denominata “Cura Ludovico” perde ogni forma di aggressività, tramutandosi da carnefice a vittima. A rendere ancor più originale una trama che già di per sé si dimostra interessante è la modalità in cui viene narrata: l’opera assume il carattere di una confidenza del protagonista fatta allo spettatore, coinvolgendolo maggiormente nelle scene mostrate tramite il narratore fuori campo che da voce al flusso di pensieri di Alex, approfondendo così la psiche del personaggio. 2) La violenza protagonista Fin dalla sequenza d’apertura è possibile capire che è la violenza la principale protagonista del film, espressa non solo con le numerose scene di pestaggi o soprusi che vedono protagonisti tutti i personaggi, ma anche dalla macchina da presa e dalla scenografia, che richiama concettualmente in ogni scena il tema della soppressione e della brutalità. Anche la sessualità, slancio vitale per eccellenza, in questo caso viene corrotta fino a rendere anch’essa un elemento negativo. Alla sua uscita Arancia Meccanica ricevette numerose critiche e fu costretto ad una pesante censura: il film non fu più proiettato nelle sale inglesi fino al 1999, anche a causa delle minacce di morte ricevute dal regista. 3)  Alexander DeLarge – odio et amo Arancia Meccanica è un classico senza tempo non solo per i temi tratti e i virtuosismi tecnici, ma anche per la capacità che ha di coinvolgere lo spettatore in un turbinio di emozioni contrastanti. Seguendo le vicende di Alex e dei suoi “drughi” prevale un senso di orrore e disgusto per le azioni di […]

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Il coraggio della verità – The Hate U Give, un film di George Tillman Jr

In programmazione nei nostri cinema, Il coraggio della verità – The Hate U Give, è l’ultimo film diretto dal produttore, regista e sceneggiatore americano George Tillman Jr. Starr Carter (Amandla Stenberg) è una sedicenne afroamericana che abita a Garden Heights, un quartiere con un elevato tasso di criminalità e spaccio di droga dove a farla da padrone è la temuta gang dei King Lords. Di quest’ultima faceva parte il padre della giovane, Maverick (Russell Hornsby), che ne è uscito dopo aver scontato tre anni di carcere per coprire l’attuale capo della banda King (Anthony Mackie). Gli unici momenti di normalità della giovane – malgrado non si senta se stessa perché costretta a indossare una maschera che le ha permesso di integrarsi – sono quelli ritagliati nella scuola di bianchi benestanti dove la madre Lisa (Angela Hall) ha insistito per iscriverla. All’infuori di quel luogo protetto, Starr cresce in una realtà violenta dove le sparatorie sono all’ordine del giorno e la polizia se la prende anche con gli innocenti, colpevoli di essere persone di colore. Di questo la ragazza ne avrà prova quando verrà fermata di ritorno da una festa con l’amico d’infanzia Khalil (Algee Smith), da un’agente bianco che, dopo aver intimato al ragazzo di scendere dall’auto, in un momento in cui quest’ultimo cerca di tranquillizzarla, gli spara più volte uccidendolo. Da quel preciso istante la vita di Starr cambia irreversibilmente e dalla sua decisione di testimoniare o meno su come sono andate realmente le cose, dipenderà non soltanto la difesa della sua identità ma anche quella dell’intera comunità delle persone di colore che, dopo quest’ennesima violenza, non ha più intenzione di restarsene a guardare continuando silenziosamente a subire. Il coraggio della verità – The Hate U Give, nessuna azione è priva di conseguenze Il film è la resa cinematografica del romanzo e successo editoriale The Hate U give scritto dalla giovane americana Angie Thomas, pubblicato nel 2017. Il titolo, inoltre, rimanda a una frase del famoso rapper Tupac Shakur che espresse il suo pensiero sulla società nelle parole Thug Life che sono l’abbreviazione della frase “The Hate U Give Little Infants Fucks Everybody”, ossia, L’odio che si dà ai bambini frega tutti. Questo concetto ben riassume la realtà della razzista America contemporanea. L’intento della scrittrice prima e del regista dopo è stato, appunto, quello di dare visibilità a una susseguirsi di uccisioni nel loro Paese di giovani afroamericani incolpevoli da parte delle forze dell’ordine in un crescente abuso di potere che ha portato la popolazione a ribellarsi scendendo nelle strade per manifestare. Starr – di cui la Stenberg offre un’eccellente interpretazione così come il resto del cast del film – e Khalil sono due personaggi fittizi, eppure, la loro storia, potrebbe benissimo, considerati i fatti di cronaca statunitensi, essere vera e nella cruda semplicità con cui viene raccontata la trama si dimostra il reale potenziale di questa pellicola. Il coraggio della verità – The Hate U Give è un film il cui intento primario è quello di denunciare innanzitutto […]

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Boy Erased – Vite cancellate, il film diretto e interpretato da Joel Edgerton

Uscito oggi nelle nostre sale cinematografiche, Boy Erased – Vite cancellate è l’ultimo lavoro dell’attore e regista australiano Joel Edgerton. Jared Eamons (Lucas Hedges) è un giovane diciannovenne che vive con i genitori in una piccola città dell’Arkansas dove il padre (Russell Crowe) è il pastore della chiesa battista locale e gestisce un autosalone, mentre la madre (Nicole Kidman) fa la parrucchiera. Partito per il college, Jared conosce Henry (Joe Alwyn) che, una sera, abusa di lui sessualmente per poi, preso dal panico perché preoccupato per la sua reazione, avvisare il padre della sua vittima. Tornato a casa e dopo aver confessato la propria omosessualità, il ragazzo viene messo di fronte a una scelta: seguire un percorso di terapia volto al “recupero” e alla “conversione” dall’omosessualità o allontanarsi dalla casa paterna tagliando i ponti con i suoi cari. Jared, pur di non dare un ulteriore dispiacere ai suoi, decide di partecipare al programma “Rifugio” organizzato dal centro di recupero cristiano “Love in Action” alla cui guida vi è lo psicoterapeuta – nonché gay convertito – Victor Sykes (Joel Edgerton). Quest’ultimo non esita a ricorrere a metodi drastici che non hanno nulla che sia da considerarsi eticamente cristiano o medico e lo scontro tra lui e Jared è inevitabile. Il ragazzo, supportato dalla madre che ha capito cosa realmente accada al centro, abbandona il programma fermamente intenzionato a vivere la propria vita senza alcuna costrizione. Boy Erased – Vite cancellate : storia di una (sur)reale follia Basato sulla storia vera di Garrard Conley, il quale ha raccontato la sua esperienza nel suo libro Boy Erased: A Memoir pubblicato nel 2016, il film porta l’attenzione su un argomento delicato visto e considerato che, negli Stati Uniti, luoghi come il centro “Love in Action” esistono e operano legalmente in ben 36 stati del Paese. La storia, in questo caso, è quella di Garrard-Jared ma potrebbe benissimo essere quella di un altro ragazzo – o di una ragazza – tra le diverse centinaia di migliaia di quelli costretti ad andarci per ritrovare la smarrita retta via come dei moderni figli prodighi. Qui, però, non si tratta di ammettere un errore e tornare volontariamente sui propri passi per poi venire accolti a braccia aperte da un padre comprensivo. Si è, invece, costretti dal genitore incapace di accettare e comprendere – e anche di gestire e sopportare questa vergogna in pubblico – la vera natura del figlio. Il punto di forza di Boy Erased – Vite cancellate – attori e regia impeccabili a parte – è da ricercarsi nell’ aperta e nient’affatto velata denuncia di una realtà popolata da persone talmente bigotte, fanatiche, ignoranti e cariche di pregiudizio da far pensare, inorridendo, che si ci trovi in un secondo Medioevo e non nel Ventunesimo secolo.

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L’AstraDoc ospita Il teatro al lavoro, di Massimiliano Pacifico e con Toni Servillo

Venerdì 8 marzo la rassegna AstraDoc ha ospitato la proiezione de Il teatro al lavoro, il documentario di Massimiliano Pacifico che racconta la costruzione dello spettacolo teatrale Elvira. La rassegna AstraDoc – Viaggio nel cinema del reale che si svolge nella storica sala Academy Astra nel centro di Napoli tutti i venerdì ha l’obiettivo di proporre al pubblico documentari d’autore per osservare e comprendere la realtà contemporanea locale ed internazionale. Frequentemente le proiezioni sono accompagnate dalla presenza dei registi che si intrattengono per dare vita a momenti di confronto e riflessione. Venerdì 8 marzo la rassegna ha ospitato la proiezione de Il teatro al lavoro, il documentario di Massimiliano Pacifico che racconta la costruzione di Elvira, uno spettacolo teatrale che mette in scena le lezioni tenute nel 1940 da Louis Jouvet per Claudia, sua allieva che deve interpretare Elvira, un personaggio del Don Giovanni di Molière. L’intero spettacolo è “una vera e propria fenomenologia della creazione del personaggio” come spiegato da Toni Servillo. A cinque anni di distanza da 394 – Trilogia del Mondo, Massimiliano Pacifico torna a raccontare uno spettacolo teatrale di Toni Servillo offrendo la possibilità di osservare tutto ciò che il pubblico teatrale non può solitamente vedere. Il Teatro al lavoro è una “vertigine artistica”, come fatto notare durante il confronto tra pubblico e regista dopo la proiezione del film. Tale vertigine è data dai diversi livelli di rappresentazione: il film documenta le prove di Servillo e degli altri attori per una rappresentazione teatrale che parla di una rappresentazione teatrale. Servillo interpreta Jouvet, Petra Valentini interpreta Claudia, giovane attrice che deve interpretare un personaggio del Don Giovanni di Molière, Francesco Marino interpreta Octave/Don Giovanni e Davide Cirri interpreta Lèon/Sganarello. In particolare, ciò che colpisce è che le lezioni di Servillo per Petra Valentini si sovrappongono a quelle di Jouvet per Claudia fino a rendere difficile scindere le prime dalle seconde. Il teatro a lavoro di Massimiliano Pacifico: un viaggio nella costruzione della rappresentazione Le riprese accompagnano gli attori nella costruzione della rappresentazione teatrale a partire dallo studio del testo, dall’analisi dei personaggi e dalle riflessioni sull’opera. Si tratta di un viaggio metaforico ma anche concreto. Metaforico perché col passare dei minuti i personaggi e la rappresentazione prendono forma; concreto perché gli attori si spostano di città in città per provare lo spettacolo e portarlo in scena. Il film inizia a Venezia ma, come le rappresentazioni teatrali, coinvolge Napoli, Milano e Parigi. Elvira è stato portato in scena da Servillo perché le storie dei quattro attori sono storie di uomini e relazioni che crescono costantemente e che sono al centro dello spettacolo. Servillo non vuole stupire lo spettatore con il racconto di un talento che emerge gradualmente ma con le emozioni che scaturiscono dal rapporto maestro/allieva. Il documentario di Massimiliano Pacifico, invece, prova soprattutto a raccontare il lavoro degli attori riuscendo però a raggiungere lo stesso obiettivo: le lezioni di Servillo sono inevitabilmente anche il racconto di rapporti umani che si consolidano col passare del tempo. Come ha […]

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Cocaine – La vera storia di White Boy Rick, un film di Yann Demange

Esce oggi nei nostri cinema, Cocaine – La vera storia di White Boy Rick, l’ultimo film diretto dal regista francese Yann Demange basato sulla storia vera del giovane Richard Wershe Jr. È il 1984 e il quattordicenne Richard Wershe Jr. (Richie Merritt), invece di frequentare la scuola come i suoi coetanei, segue il padre (Matthew McConaughey) nei suoi giri presso le fiere di armi dello stato del Michigan. L’uomo è un piccolo trafficante che rivende a un prezzo più basso la merce da lui acquistata; un’attività non sempre legale ma necessaria per riuscire a mettere da parte i soldi e poter aprire la tanto agognata videoteca che rappresenterà la svolta per la famiglia Wershe. Per piazzare alcuni fucili, il ragazzo viene a contatto con i criminali della zona – un quartiere degradato non molto lontano da Detroit – che lo prendono in simpatia facendolo entrare nel giro e soprannominandolo “White Boy Rick” perché, in effetti, è l’unico bianco in una comunità di neri. Costretto a fare l’informatore, dietro minaccia da parte di alcuni agenti dell’FBI di arrestare il padre a causa della vendita delle armi, Rick contribuisce a far finire in prigione spacciatori e poliziotti corrotti, rischiando anche la vita dopo essere stato sparato da un membro della sua vecchia gang. Considerato un traditore, abbandonato dall’FBI e con una figlia da mantenere Rick convince il padre, adducendo anche la possibilità di riportare a casa la sorella maggiore e tossicodipendente Dawn (Bel Powley), a iniziare lui stesso a spacciare. Nel 1987, a soli 17 anni e nonostante la passata collaborazione con le autorità, “White Boy Rick” viene arrestato e condannato al carcere a vita. Cocaine – La vera storia di White Boy Rick di Yann Demange, la povertà non ha colore La storia di Richard Wershe Jr. suscitò, all’epoca dei fatti, un’incredibile scalpore vista l’età del ragazzo che, in pochissimo tempo, diventò il più giovane informatore dell’FBI oltre che un’abile spacciatore. Demange decide di rappresentarlo in tutte le sue sfaccettature: un’adolescente alquanto comune, con una famiglia problematica che vive nel degrado di una Detroit – come nel resto dei Stati Uniti di quegli anni – dove a dettare le regole sono la droga e gli spacciatori. Ottima l’interpretazione dell’esordiente Richie Merritt, strepitosa quella di Matthew McConaughey – l’attore è andato molto vicino agli altissimi livelli raggiunti in Dallas Buyers Club del 2013 – che, inevitabilmente, riesce a portare l’attenzione sul suo personaggio nonostante non sia il protagonista di questa storia intrisa di voglia di evasione, di riscatto e di intrighi all’interno di un gioco falsato dall’inizio. Cocaine – La vera storia di White Boy Rick è un film interessante perché, oltre a mostrare i retroscena di una vicenda che ha avuto dell’incredibile, Yann Demange documenta le condizioni sociali dei poveri e degli emarginati americani degli anni ’80 costretti a tutto pur di sopravvivere in quella soffocante realtà alienante.

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