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Eroica Fenice

La categoria Cinema & Serie tv contiene 469 articoli

Cinema & Serie tv

Stan Lee se n’è andato ma ci ha lasciato in buona compagnia

Stan Lee, il nostro ricordo di uno dei personaggi più influenti del ‘900 Il 28 dicembre del 1922 nasce, a New York, quello che diventerà una delle personalità più caratteristiche del mondo pop moderno. Maggiormente conosciuto oggi per i suoi famosi cameo nei film Marvel. Stan Lee: figlio di genitori rumeni, non particolarmente ricchi, cresce in una piccola casa di New York. Studia nel Bronx e crescendo fa piccoli lavoretti fin quando, attirato dal fascinoso mondo della scrittura e dell’intrattenimento comincia a scrivere negli anni ’60 per la, Timely Comics che, qualche hanno dopo si trasformerà nella Marvel. Fu nominato direttore ad Interim a 19 anni, per poi restare in carica fino al 1972 diventando presidente. Con l’aiuto e il contributo del disegnatore Jack Kirby comincerà l’ascesa della Marvel Comics. Lee troverà ispirazione per i suoi personaggi in un ciclo di romanzi della baronessa Emma Orczy, intitolati “La Primula Rossa”. Vicende che hanno luogo in Francia, durante la rivoluzione francese. All’interno del c’è uno sviluppo dei personaggi che ispirò Stan per i suoi lavori futuri. Stan Lee e i suoi supereroi umani Ma quello su cui vogliamo interrogarci oggi, a poche ore dalla morte di questa leggenda è: perché ricordiamo Stan Lee? La risposta è semplice: prima di Stan Lee il mondo di cui si è innamorato e di cui ci ha fatto innamorare era molto diverso. Gli eroi creati dalla DC Comics erano impavidi, senza macchia e senza paura…freddi. Ciò che Stan Lee ha regalato a noi e al mondo del fumetto e dell’intrattenimento è proprio questo, il calore. Ha cambiato la concezione di eroe, rendendo i già interessanti personaggi Marvel, eroi profondi ma soprattutto umani. Vivevano drammi, difficoltà. Cadevano, si rialzavano. Colpivano il lettore con battute taglienti o con profonde riflessioni. Erano vivi. Tutto questo grazie a un piccolo ometto cresciuto nel Bronx che si è fatto tagliare i capelli dalla moglie fin quando essa non è deceduta. Tutto questo grazie a Stan. Grazie Stan Lee.  

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Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni: la nuova rivisitazione cinematografica

Nuova distribuzione da parte di Walt Disney Picture, che rilancia nelle sale cinematografiche la magica storia de Lo Schiaccianoci, con varianti nel racconto e il nuovo titolo Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni. In uscita al cinema il 31 ottobre 2018, il film raggruppa un cast d’eccezione con Keira Knightley (nel ruolo di Fata Confetto), Morgan Freeman (il Signor Drosselmeyer), Helen Mirrer (Madre Cicogna), Matthew Macfadyen (Signor Stahlbaum, padre di Clara) e la giovanissima Mackenzie Foy – già nota agli schermi nel ruolo di Murph in Interstellar (2014)  e di Renesmee Cullen in Breaking Dawn – Parte II (2012) – , nel ruolo della protagonista Clara. Diretto dalla doppia regia di Lasse Hallström e Joe Johnston, Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni si rifà al racconto originario Schiaccianoci e il re dei topi (1816) di E.T.A. Hoffmann, e più precisamente alla versione meno cupa proposta da Alexandre Dumas padre nel 1845, quella che ha poi ispirato il celebre Repertorio di Balletto Lo Schiaccianoci, musicato dall’incantevole genio di Pyotr Ilyich Tchaikovsky. Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni. Dalla trama originale…  È la Vigilia di Natale e il Signor Stahlbaum, in Germania, indice una festa per gli amici di famiglia e i giovanissimi figli, Clara e Fritz. Tra gli invitati spicca la particolare figura dello zio Drosselmeyer, che dispensa regali a tutti i bambini presenti. Clara, nipote prediletta, riceve in dono uno schiaccianoci a forma di soldatino, che Fritz, da bimbo dispettoso, rompe. Drosselmeyer riuscirà a riparare il dono che Clara prenderà a custodire teneramente. Giunge la mezzanotte e Clara, stanca e assonnata, si addormenta iniziando a sognare, e tutto intorno a lei, dai giocattoli ai soldatini di Fritz, si anima. Incombe intanto una schiera di topi che cerca di rubare il suo amato schiaccianoci. Clara tenta di cacciarli, aiutata dallo stesso Schiaccianoci che prende parte alla battaglia contro il Re Topo e la sua schiera. Al culmine della guerra, vinta dalla bambina e il soldatino, lo Schiaccianoci si trasforma in un Principe e accompagnerà Clara nel suo fantastico Regno, precedentemente minacciato da Re Topo. Qui il Principe Schiaccianoci mostra a Clara il Regno dei Dolci, passando per la foresta innevata in cui la ragazza assiste allo splendido Valzer dei fiocchi di neve. Giunti al Palazzo Reale, lo Schiaccianoci e Clara vengono ricevuti dalla dolce Fata Confetto (la cui figura coincide in alcune versioni con quella di Clara). Si dà il via ad un tripudio di danze, tra cui il magico Valzer dei fiori, fino al celebre ed emozionante Pas de Deux, in cui si esibiscono il Principe e la Fata Confetto. Il sogno di Clara termina, ritornando alla realtà felice dell’esperienza appena vissuta. … alla rivisitazione cinematografica Ne Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni la trama originale subisce qualche modifica, spostando il baricentro della narrazione sulla bravura e il coraggio di Clara che, rimasta orfana di madre, è tormentata dalla realtà circostante e afflitta per l’introversione paterna. In questa trasposizione cinematografica sarà il Signor Drosselmeyer ad organizzare una festa la sera […]

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5 motivi per vedere Romanzo Criminale – La serie

In occasione del decennale della prima tv trasmessa il 10 novembre del 2008 su Sky, parliamo di uno dei telefilm italiani di maggior successo: Romanzo Criminale – La serie. B“bei tempi andati” o l’innocenza perduta, all’azione violenta contro chiunque si frapponga fra i protagonisti e i loro obiettivi. La macchina da presa, attraverso studiate composizioni, diviene un ulteriore elemento chiarificatore che aiuta lo spettatore a comprendere meglio le diverse gerarchie e i vari stati d’animo di chi è inquadrato in quel momento. Persino la sigla di testa non è lasciata al caso: i primi piani dei protagonisti che si stagliano in sovrapposizione su mucchi di banconote alternati da una stecca da biliardo che colpisce le palle sul panno verde sono la metafora non solo della smodata ricerca di potere dei protagonisti, ma anche di come tutti i personaggi, nessuno escluso, non siano altro che pedine coinvolte in un gioco ben più grande di loro. 4)  Il dettaglio che crea l’atmosfera Come detto in precedenza, la buona riuscita di Romanzo Criminale – La serie è dovuta non solo al regista e agli attori, ma soprattutto all’intera troupe coinvolta nel progetto che riesce in maniera magistrale nel proprio intento. In ogni puntata sono numerose le scene ambientate all’esterno che danno la possibilità allo spettatore di poter osservare uno spaccato di vita quotidiana di quel periodo: dalle insegne dei negozi ai pantaloni a zampa d’elefante, per finire alle auto d’epoca e ai segnali stradali, l’intera città di Roma è stata totalmente ricostruita, permettendo così alla capitale di mostrarsi in tutto il suo decadente splendore. Anche gli interni sono stati ricostruiti secondo la moda dell’epoca, con ampi spazi aperti e luminosi (l’abitazione del Freddo o di Scrocchiazeppe) che si contrappongono ad ambienti chiusi e con la forte presenza di disegni geometrici (il Bar Franco, iconico covo della banda). Ciliegina sulla torta è la colonna sonora a cura di Pasquale Cataleno (Napoli velata, L’uomo in più) che tramite un sapiente uso di strumenti ad arco e la splendida fotografia di Paolo Carnera (A.C.A.B, Suburra)  riesce a trasmettere allo spettatore tutto il carico emotivo che i protagonisti affrontano nel corso della vicenda. Ma non sono solo le composizioni originali a rendere il comparto musicale di Romanzo Criminale così incisivo: l’uso di canzoni dell’epoca quali Tutto il resto è noia di Franco Califano o Pazza idea di Patty Pravo scandiscono momenti narrativi fondamentali, assieme ad altri pezzi iconici di quegli anni quali The passenger di Iggy Pop o Figli delle stelle di Alan Sorrenti, che contribuiscono a far percepire l’inconfondibile atmosfera di quegli anni. 5) La serializzazione della fiction Romanzo Criminale – La serie segna un punto di svolta nella produzione della cosiddetta “fiction all’italiana”, abbandonando una narrazione che nasce e termina in ogni puntata in favore di una di più ampio respiro, che si sviluppa nel corso dei diversi episodi e dove gli eventi hanno una forte correlazione fra di loro. Concepita da Sollima come un film a puntate, la serie (assieme a Lost e Breaking Bad) si erge quindi a capostipite di […]

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Il calendario di Natale, un film di Bradley Walsh

Uscito il 2 novembre sulla piattaforma streaming Netflix, Il calendario di Natale è una commedia romantica diretta dal britannico Bradley Walsh. Abby Sutton (Kat Graham) è un’aspirante fotografa che, in attesa di decidersi a trovare il coraggio e la grinta per realizzare il suo sogno di diventare una professionista nel settore, lavora presso il reparto fotografie di uno dei negozi di proprietà della catena di distribuzione Sears. A dicembre, la giovane riceve due sorprese: la prima è il ritorno del suo migliore amico Josh (Quincy Brown), la seconda è il regalo anticipato del nonno (Ron Cephas Jones) che le dona un antico calendario dell’avvento appartenuto alla defunta moglie perché quella sarebbe stata la sua volontà. Anche se inizialmente titubante, Abby prende lo strano oggetto e lo porta a casa. Dal primo dicembre, per ogni giorno, le finestrelle del calendario si aprono allo scoccare della mezzanotte rivelando al loro interno le miniature di alberi di Natale, bastoncini di zucchero, stivali, pattini e tanti altri oggetti, ognuno collegato a qualcosa che accade, nella realtà, alla giovane per tutto il periodo delle feste. Abby, allora, si convince che il calendario è magico perché prevede il futuro e le fa anche incontrare Ty (Ethan Peck), un affascinante medico separato e con una figlia con il quale inizia a frequentarsi. Gli eventi, finalmente, sembrano aver preso la piega sperata perché, oltre che sentimentalmente, anche sul lavoro alla protagonista viene offerta una grande opportunità. Tuttavia un imprevisto la costringerà a fare alcuni passi indietro e a mettere in discussione i rapporti appena nati e quelli consolidati ormai da anni fino a farle comprendere realmente chi e cosa voglia dalla vita e cosa sia disposta a fare pur di realizzare le sue aspirazioni. Il calendario di Natale, una commedia prevedibile e smielata Si sa, gli elementi tipici per i film romantici ambientati a Natale sono: decorazioni di ogni genere e niente affatto discrete; cori che intonano canti natalizi e nei quali ci si imbatte a ogni angolo di strada; zabaione – per gli adulti, preferibilmente, corretto –; abbigliamento tendente al ridicolo; albero superdecorato e carico di doni e, soprattutto, tanta, tanta neve anche quando gli attori indossano vestiti primaverili/estivi. Ecco, ognuna di queste cose è presente ne Il calendario di Natale di cui, se proprio si vuol citare una particolarità, lo si può fare soltanto riferendosi al magico calendario su cui poggia l’intera trama. La storia è alquanto scontata, scorrevole certo ma tendente a sconfinare nel banale e nel trito e ritrito; poco aiutano le interpretazioni degli attori – dotati di fin troppo savoir faire e con caratteri accomodanti e zuccherosi – che sono tanto carini ma niente di più. Peccato perché, puntando meglio sull’unico aspetto per cui Il calendario di Natale poteva distinguersi dalle altre pellicole del genere e, magari, aspettando anche il periodo dell’anno giusto invece di anticiparsi così tanto sui tempi, il risultato avrebbe potuto essere diverso e il prodotto finale avrebbe potuto essere qualcosa in più della solita commedia sentimentale prevedibile e smielata. […]

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First Man – Il primo uomo, lo spaziale film di Damien Chazelle

Scritto da John Singer – che ne ha tratto il soggetto, adattandolo, dal romanzo di James R. Hansen – e con la regia di Damien Chazelle, First Man – Il primo uomo è un film distribuito da Universal Pictures in programmazione nelle sale cinematografiche italiane dal 31 ottobre. La storia inizia nel 1961 quando un giovane Neil Armstrong (Ryan Gosling), ingegnere aereonautico e aviatore americano, conduce una vita ritirata dividendosi tra il lavoro e la famiglia che ha costruito con la moglie Janet (Claire Foy). In seguito alla prematura scomparsa della figlia minore Karen, Armstrong decide entrare a far parte della NASA e di partecipare al Programma Gemini compiendo il suo promo volo nello spazio, da civile e come comandante, nella missione Gemini 8. A questa prima impresa seguirà, dopo un lungo periodo di preparazione, incidenti tecnici che causeranno la morte di alcuni suoi amici nonché colleghi, la partenza con la missione spaziale Apollo 11 per raggiungere la Luna sulla quale Neil, la sera del 20 luglio 1969, sarà il primo uomo a posare piede pronunciando la famosa frase: «Questo è un piccolo passo per [un] uomo, un gigantesco balzo per l’umanità». First Man – Il primo uomo : la vita privata e pubblica di un uomo entrato nella storia Cominciando dalle stupefacenti riprese spaziali – le scene ambientate sulla Luna sono state filmate con cineprese IMAX da 70 millimetri – e proseguendo con i tanti primi e primissimi piani degli attori che ne colgono ed evidenziano la grande espressività, il risultato del lavoro svolto da Chazelle è a dir poco sorprendente. Nonostante la maggior parte del girato – il film dura poco più di due ore – sia stato dedicato al Neil Armstrong ingegnere e astronauta con un’attenzione alla lunga e complessa preparazione in vista delle missioni spaziali, le parti che conquistano sono quelle in cui il protagonista viene mostrato per quello che è: un padre, incapace di riprendersi completamente dalla perdita della sua bambina e che è assente/presente nelle vite degli altri due figli; un marito, innamorato e attento ma a tratti schivo e distaccato; un uomo, discreto e determinato a compiere l’impresa che lo farà entrare nella storia. D’altronde, questo, è il primo – nonché attesissimo – lungometraggio che racconta la storia di Neil Armostrong, interpretato in maniera impeccabile da un intenso Ryan Gosling che, con Chazelle, aveva già lavorato nell’acclamato La La Land del 2016. Di grande forza e impatto risulta essere anche l’interpretazione di Claire Foy, perfetta nel ruolo affidatole. Notevole la scelta di introdurre registrazioni e filmati dell’epoca che vide gli Stati Uniti alle prese non soltanto con la corsa alla conquista dello spazio, ma anche con le problematiche legate alla guerra del Vietnam e le contestazioni del ’68. Per tutte queste ragioni, First Man – Il primo uomo è un bellissimo e coinvolgente film capace di appassionare gli spettatori vista la grande varietà di soggetti in esso trattati.

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Anime giapponesi: 6 modi di proiettare un pezzo di cultura

Anime giapponesi, consigli per la visione Gli anime, i cosiddetti “cartoni” secondo uso comune, sono dei piccoli gioielli estrapolati dalla cultura giapponese e che spesso prendono forma dai “manga”, la fumettistica nipponica, per intenderci. Probabilmente il fascino degli anime sta nella varietà di componenti che sfruttano sia la quotidianità del Sol Levante, sia alcuni rimandi al mondo occidentale (ad esempio la realizzazione delle torte, la letteratura, o semplicemente il ricorso ad alcuni registri linguistici nostrani). Gli anime si adattano a qualunque tipo di pubblico proprio perché ci sono, ad esempio, gli shōjo o gli shōnen per gli adolescenti (rispettivamente femminile e maschile), gli hecchi, il genere yaoi o per un pubblico più maturo il seinen o lo josei e così via. Anche se, come spesso accade, questa diversificazione si mantiene solo su un piano teorico. Ad esempio un po’ a tutti è capitato di vedere Ufo robot, I cavalieri dello zodiaco, Cowboy Bebop, Ken il guerriero, Rocky Joe, e ancora Dragon Ball, Shin-chan, Rossana, Ranma, per citarne alcuni. Anime giapponesi, i nostri consigli Death Note Ma oggi quali potrebbero essere gli anime più particolari? Da questo punto di vista ci avviciniamo a personaggi che sono proprio entrati nella mentalità dei più appassionati, primo fra tutti: Light Yagami. Il liceale giapponese, Kira di Death Note, e il suo shinigami Ryuk, hanno affascinato il pubblico, non solo con le mele succose per il dio della morte o le agghiaccianti morti “naturali”, ma anche per le scelte e le “impassibili” reazioni del giovane Light. Death Note, dal manga di Tsugumi Ōba e Takeshi Obata e realizzato nel dicembre 2003, mostra un mondo distopico e inquietante, ma che tutti avrebbero voluto provare, magari solo per conoscere lo strano “L”. Banana Fish Un anime più realistico che tocca i vertici del giallo, invece, potrebbe essere Banana Fish dal manga shōjo di Akimi Yoshida, nel quale si delinea il crudo mondo della mafia e della droga. L’impostazione scenica di Banana Fish ricorda un po’ Dorei-ku Boku to 23-nin no Dorei dalla serie novel di Shinichi Okada e trasmesso nel 2018. Di là dalla trama accattivante (si parla di uno strumento, SCM, in grado di schiavizzare colui che lo indossa attraverso una sfida nella quale bisogna prevalere sull’altro), l’anime è un po’ debole. Full Metal Alchemist Di genere totalmente differente, è, invece, Full Metal Alchemist dal manga di Hiroku Arakawa e trasmesso tra il 2003 e 2004, che ha un sapore più fantasy e primitivo con i suoi due protagonisti fratelli Edward e Alphonse Elric del paese di Amestris. I due giovani entreranno in contatto con l’alchimia per riportare in vita la madre defunta. Ma qualcosa andrà storto: Ed verrà mutilato mentre il fratello perderà tutto il corpo. Da qui inizierà la ricerca per i loro corpi. Shingeki no kyojin Un altro anime ambientato in un mondo alternativo di genere dark fantasy post apocalittico è Attacco dei giganti (Shingeki no kyojin) dal manga di Hajime Isayama e trasmesso dal 2013. La serie racconta la storia di una ipotetica umanità bloccata […]

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Film Pixar: le 6 pellicole migliori della casa cinematografica

Ogni bambino resta estasiato davanti al grande schermo la prima volta che i genitori lo portano al cinema. Se poi ad essere proiettato è un film Pixar, il successo è davvero assicurato! La Pixar Animation Studios, viene fondata nel 1986 da Steve Jobs, Edwin Catmull e Alvy Ray Smith ad Emeryville in California. Oggi, dopo più di 30 anni d’attività, la Pixar è ormai un colosso della impresa cinematografica mondiale ed ogni suo film è sempre un successo. La particolarità dei film Pixar sta tutta nella grafica, sin da subito infatti l’obiettivo dell’azienda fu quello di distinguersi per l’utilizzo degli strumenti più moderni e gli anni ’80 furono un decennio molto proficuo sotto questo aspetto. I computer stavano facendo le loro prime comparse sulle scrivanie dei più potenti. Ma quali sono i 6 migliori film Pixar? Di seguito, ecco la nostra personalissima selezione: Senza ombra di dubbio il primato va a Toy Story, prodotto nel 1995. Chi non conosce le avventure di Andy, Woody e Buzz? Il successo di questo film Pixar fu tale da spingere la casa cinematografica nel realizzare altri due sequel: il primo diffuso nel 1999 e il secondo nel 2010. Il prossimo anno, il 21 giugno per l’esattezza, dovrebbe uscire anche Toy Story 4, che però sembra sarà molto diverso dai precedenti. Il presidente della Pixar, Jim Morris, ha infatti dichiarato che non si baserà più sulle interazioni fra giocattoli e bambini ma sarà incentrato su una storia d’amore. Altro grandissimo successo del direttore creativo Pixar, John Lasseter, fu Alla ricerca di Nemo del 2003. L’adorabile pesciolino rosso fece colpo nei cuori di molti bambini e non solo. La storia di Nemo infonde inoltre fiducia nel prossimo, aiuta ad andare oltre i pregiudizi e attribuisce un grande valore alla famiglia, soprattutto al rapporto padre-figlio. Ora è la volta di una famiglia normale, una delle tante che si incontrano quotidianamente per strada. Nel 2004 la Pixar sforna un altro capolavoro: Gli incredibili. Questo fu il primo film Pixar con personaggi umani e fu scritto da Brad Bird, che – sembra – si fosse ispirato alla sua normale routine, in cui cercava di districarsi al meglio fra lavoro, famiglia ed impegni vari. Quello che in effetti succede davvero a tutti noi comuni normali. Possiamo quindi considerarci dei supereroi? Stando alle avventure di Mr. Incredibile ed Elasticgirl sembra proprio di si! Gioia, tristezza, rabbia. Chi di noi non le prova continuamente? Nel 2015 la Pixar lancia Inside Out, una pellicola con cui si cerca non solo di raccontare la storia della piccola protagonista Riley ma di far capire agli spettatori come funzioni la mente umana. I pensieri della bambina vengono presentati come un grande labirinto, in cui le emozioni (ovviamente animate!) cercano di districarsi al meglio per non far cadere Riley nello sconforto e renderla sempre il più felice possibile. Inside Out, così facendo, trionfa all’ottantottesima edizione degli Oscar e anche agli Annie Award del 2016. Nel 2007 vede la luce Ratatouille, l’avvincente storia di Remy, un piccolo topolino bianco […]

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Film d’animazione: il “disorientamento” dal sogno al documentario

Sette film d’animazione: quando la “perdita di senso” va dal sogno al documentario Una particolarità dei film d’animazione è la possibilità di creare e distruggere una porzione di vita che si nasconde non solo nell’autore e nei suoi personaggi, ma anche nello spettatore che vi si identifica. Infatti, in questo grande universo di realtà stratificate, il genio creativo è spinto a tal punto da rendere tutto possibile e non solo un artificio, proprio perché ci sono casi in cui la dimensione onirica latita in quella reale e spesso si palesa come una reazione inconscia e priva di senso. Nocturna Artificialia Basti pensare a Nocturna Artificialia dei fratelli Quay, Stephen e Timoty. Il cortometraggio inglese, uscito nel 1979, crea e definisce la struttura dell’inconscio in un clima in cui i soggetti sono congelati in un continuo stato di attesa. La tecnica in stop-motion definisce, attraverso la sconnessione tra il prima e il dopo degli oggetti in piano, una dimensione onirica in cui le immagini senza un inizio né una fine si sovrappongono. Anche le composizioni di Stefan Cichonski e Zigmunt Konieczny accentuano la carica onirica e “sospesa”, accentuano il buio, una realtà priva di senso. The Street of Crocodiles Così come in The Street of Crocodiles dei fratelli Quay, ancora in stop-motion, nel quale si ritrova una dimensione allucinata e priva di senso. Il corto, uscito nel 1986 e ispirato a Le botteghe color cannella dello scrittore polacco Bruno Schulz, mette in scena la vita di esseri inquietanti e insoliti, dalle viti danzanti in un vicolo scuro, a un burattino osservatore che sembra disfarsi lentamente fino ad un orologio con un organo vivo al suo interno. Il tutto raccolto sotto la sinfonia di Lech Jankowski. Perfect Blue Di matrice nipponica, Perferct Blue (1997) di Satoshi Kon, invece, rende ancora più marcata la dimensione psicologica non solo della protagonista Mima, ma anche dello spettatore. Mima, innanzitutto, è una idol che presto deve lasciare il palco per intraprendere la via della recitazione interpretando il ruolo di una ragazza instabile in una serie dal titolo simbolico: Doppio legame. Da qui la ragazza inizia a ricevere messaggi minatori da un fan otaku (stalker) che rimpiange la vecchia immagine da idol e condanna la sua nuova “forma”. Lentamente scivola l’identità di Mima e il contatto con la realtà: ci saranno dei delitti ai quali la ragazza non saprà rispondere. La realtà risulta come alterata: si disperde la verità così come l’identità. Quindi chi è Mima? È il riflesso di ciò che lo spettatore vede? Forse un “simulacro” di aspettative esterne dello spettatore che si lascia assorbire da questo piccolo universo “visivo” senza verità. Simbolica la scena in cui Mima guarda verso l’orizzonte e sembra finalmente entrare in contatto col suo spettatore: ecco il “doppio legame”, ecco il paradosso dell’identità e dell’apparizione. Paprika Anche Paprika, altro film d’animazione del 2006 di Satoshi Kon e tratto dall’omonimo romanzo di Yasutaka Tsutsui, spinge molto sulla sfera dell’inconscio in una continua alterazione della realtà. Anomalisa Anomalisa di Charlie Kaufman, invece, ha un taglio differente. Qui […]

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Film cult da vedere assolutamente, i nostri 10 consigli

Quanti film hanno fatto sognare intere generazioni, divenendo icone, autentici film cult da vedere e rivedere! La cinematografia. Un universo colmo di emozioni di iridate sfumature. Territorio di scoperte e sentimenti inediti, dove il semplice movimento di immagini registrate su pellicola catapulta l’anima in una dimensione che trova coerenza con la propria intima realtà. Amore, riflessione, divertimento, tristezza, sgomento, inquietudine, terrore, tutto questo può contenere un film, che diviene pertanto una forma d’arte, oltre che propriamente d’intrattenimento. Ci sono pellicole cinematografiche divenute pietre miliari, grazie a scene particolari, ad argomenti mai trattati in precedenza, e che pertanto abbattono le pareti del pudore e gli schemi da troppo tempo stabiliti e definiti. Grosso merito è attribuibile alle colonne sonore che impreziosiscono la trama, o una scena, fotografandola in maniera indelebile negli occhi, nella mente e nel cuore. Ecco che determinati film divengono talvolta un vero culto. Si definisce pertanto film cult, o cult movie, quell’opera cinematografica che supera il livello del successo per giungere a quello di icona sociale. Tale definizione abbraccia anche le pellicole che, pur non avendo avuto enorme clamore, hanno un pubblico ristretto, una ristretta cerchia di fedeli affezionati che provano una stima paragonabile ad un’adorazione religiosa, un culto appunto, espressione di una subcultura. Ma questo straordinario successo o venerazione attribuiti ai film cult giunge in genere a posteriori, dopo molto tempo intercorso dalla loro prima uscita e pubblicazione. E questa loro definizione emerge in maniera del tutto spontanea, grazie ad un elemento, una canzone, un personaggio o una scena che rendono l’intera pellicola memorabile. A tal proposito esiste una classificazione di film cult, partendo dai cosiddetti “film d’autore”, ovvero film-feticcio che hanno incantato generazioni di cinefili. Fino ai “film d’exploitation”, pellicole che puntano ad un’estetizzazione forte, estremizzando scene di sesso e di violenza. Come non menzionare a tal riguardo Il Padrino, lo straordinario capolavoro di Francis Ford Coppola. Un’ulteriore straordinaria categoria abbracciata dai film cult concerne quella dei “film generazionali”, offrendo appunto uno spaccato generazionale che faciliti l’identificazione soprattutto dei giovani spettatori. A tal riguardo sono da menzionare La febbre del sabato sera, Il tempo delle mele, L’attimo fuggente, per citarne alcuni. In questa sede verrà presentata e consigliata una serie di film cult da vedere assolutamente. Film cult da vedere. La top 10 degli intramontabili Come dimenticare il piccolo e dolcissimo extraterrestre, che ha reso cult uno dei film generazionali più belli degli anni ’80, grazie al celebre amarcord E.T. telefono – casa. E.T. – L’Extraterrestre (1982) è il capolavoro di Steven Spielberg, con al centro la particolarissima e preziosa amicizia tra un piccolo alieno, abbandonato per sbaglio sulla Terra, e il bambino Elliot. Un’amicizia indistruttibile, anche dopo il ritorno di E.T. nello spazio. E cult è la scena del volo sulle biciclette di Elliot con E.T. e i suoi amici al seguito sullo sfondo di un’enorme e bianchissima Luna. E se E.T. – L’Extraterrestre insegnava il valore dell’amicizia oltre limiti e pregiudizi, La Storia Infinita mostrava attraverso le vicende e i particolari dialoghi il potere […]

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I migliori 5 film della Disney, classici che non puoi assolutamente perdere

Film Disney, i 5 che non puoi davvero perdere! I classici della Disney sono un must ad ogni età. Ogni nuova uscita Disney è in grado di riempire intere sale cinematografiche per giorni e giorni, proprio perché non ci si limita ad una storia d’animazione realizzata bene, ma ad un film che contiene in sé una morale leggibile su più piani cognitivi. I bambini possono imparare i più saldi pilastri della vita: l’importanza dell’amicizia, il credere in se stessi, il superare le proprie paure; i grandi possono ritrovarci legami, ricordi, insegnamenti lasciati in sordina. Dal 1937, La Walt Disney realizza corti e lungometraggi di animazione, anche grazie alle collaborazioni e coproduzioni con altri studios indipendenti, riuscendo a proporre idee sempre più originali e legate ai grandi cambiamenti che il mondo di oggi affronta, toccando tematiche differenti, rivoluzionando il modo di percepire le principesse, dando una forza espressiva ad ogni singolo personaggio, sempre in maniera divertente e leggera, che alterna la risata di gusto alla lacrimuccia da commozione. Principesse, storie di supereroi, avventure fantastiche, in scenari spettacolari, castelli da capogiro, prospettive di tutto il mondo, dai mari caldi di Oceania al regno di ghiaccio di Frozen, dai campi di riso della Cina alle spiagge di Lilo e Stitch. Ecco la top 5 dei film Disney scelta da Eroica Fenice per voi: #1 Mulan: Eroina per eccellenza targata Disney, lontana dai castelli principeschi sfarzosi, Mulan è una ragazzina destinata dalla famiglia a trovare marito. Nella sua testa una sola domanda: chi sono? È proprio questa domanda che la spinge a partire in guerra al posto del padre, fingendosi uomo, cambiando la sua identità, diventando Ping. Tra duri allenamenti, risate con i compagni di battaglia e l’instancabile guida dei suoi amici Mushu e Cricrí, Mulan viene scoperta per la donna che è, ma non si ferma. Sempre pronta a rischiare, mette a repentaglio la sua vita per salvare la Cina e ci riesce, conquistando finalmente tutte le risposte che stava cercando. Realizzato in Florida, progettato dal 1994 e pubblicato nel 1998, ad oggi vanta numerosi premi, è inoltre possibile guardare il sequel Mulan 2. “Il fiore che sboccia nelle avversità è il più raro e più bello di tutti”. #2 Gli Aristogatti Facendo un viaggio nel tempo, una quarantina di anni fa, precisamente nel 1970, usciva Gli Aristogatti, 20° classico disney, che riprendere la storia di Tom McGowan e Tom Rowe. Al centro del film, una famiglia di gatti aristocratici, sottratti alla padrona dal maggiordomo, per ottenere l’eredita che sarebbe dovuta andare ai piccoli micetti. Grazie all’aiuto di un gatto randagio, Romeo, insieme alla sua banda di amici matti, Duchessa e i suoi tre piccoli riescono a tornare a casa sani e salvi. Il film è noto per essere stato approvato da Walt Disney in persona e perché contiene una delle colonne sonore più divertenti: Everybody wants to be a cat, meglio conosciuta in Italia come Tutti quanti voglion fare il jazz. #3 Peter Pan Non c’è donna o uomo che non conosca l’isola […]

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