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Eroica Fenice

La categoria Cinema & Serie tv contiene 432 articoli

Cinema & Serie tv

Emmy Awards 2018: tutti i premi dell’edizione

Volgono al termine gli Emmy Awards 2018, che nell’edizione di quest’anno hanno visto tornare con prepotenza, dopo un anno di assenza, la serie TV Game of Thrones, la quale ha guidato le nomination della serata, aggiungendo al suo curriculum ben 22 nomination. La serie è stata seguita immediatamente da Saturday Night Live e Westworld, con 21 nomination ciascuno. Mentre The Handmaid’s Tale, la distopica serie TV, ha ottenuto 20 candidature per la seconda stagione, tra cui quelle per Elisabeth Moss e Samira Willey. Tra le svariate novità e sorprese della cerimonia, vi è la supremazia di Netflix, che per la prima volta domina la scena degli Emmy Awards 2018 attraverso 112 nomination contro la stimata Hbo, che quest’anno concorre per 108; da qui è possibile comprendere la grande rivoluzione di Netflix che, con passo sempre più celere, spopola non solo come piattaforma digitale, ma anche come produzione e format. Per le Limited series, con 18 nomination c’è The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story; invece come serie comica, la più candidata è Atlanta.  Prodotta da Amazon, la iperpremiata La fantastica signora Maisel, ha sbaragliato davvero ogni concorrenza, vincendo cinque Emmy Awards: miglior serie brillante, miglior attrice con Rachel Brosnahan, miglior attrice non protagonista con Alex Borstein, miglior sceneggiatura e miglior regia con Amy-Sherman Palladino, già sceneggiatrice e creatrice di due serie cult come Pappe Ciccia e Una mamma per amica. Tra le candidature come miglior attrice comedy vi era anche Megan Mullally, per l’amatissimo Will and Grace, che anche stavolta resta all’oscuro e senza premi. Allo show targato HBO,  il già citato Game of Thrones, conosciuto dalla popolazione italiana come “Il trono di spade”, è stato riconosciuto uno dei premi più ambiti, ovvero Miglior serie drammatica ed ancora una volta il folletto, Peter Dinklage, in perenne nomination (la settima), ha ricevuto  per la terza volta il premio di Miglior attore non protagonista. Clairy Foy è la migliore attrice protagonista drammatica, un premio davvero meritato, anche perché dalla prossima stagione di The Crown, la Foy dovrà smettere di indossare le vesti della regina Elisabetta II. Prima nomination per un’attrice di origine asiatica, Sandra Oh, con Killing Eve, alla quale non arriva tra le mani nessun premio, nonostante la bravura eccezionale che da sempre la contraddistingue. Miglior attore protagonista in una serie drammatica è stato conferito a Matthew Rhys, per The Americans, avvincente racconto dell’America durante i tempi della Guerra Fredda. Nelle edizione 2018 degli Emmy Awards non poteva mancare un momento da ricordare e incorniciare nella storia della manifestazione: Glenn Weiss, regista dell’Ultima Notte degli Oscar, durante il suo discorso di ringraziamento ha sorpreso tutti i presenti, chiedendo alla fidanzata Jan Svandsen di sposarlo. Emmy Awards 2018: tutti i premi Miglior serie drammatica Game of Thrones Miglior film TV Black Mirror – USS Callister Miglior miniserie The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story Miglior serie comedy The Marvelous Mrs. Maisel Miglior programma animato Rick and Morty – Cetriolo Rick Miglior attore protagonista in una serie drammatica Matthew Rhys, The Americans Miglior attrice protagonista in una serie drammatica Claire Foy, The Crown Miglior attore […]

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Perché dobbiamo vedere “Sulla mia pelle”, il film sul caso di Stefano Cucchi

Sulla mia pelle, il film dedicato agli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, ha fatto parlare di sè da quand’era ancora in produzione. Ora, che viene visto in proiezioni organizzate grazie a cineforum, centri sociali, centri polivalenti ed è presente sulla piattaforma Netflix, questo gran parlare non gli fa che bene. Oltretutto, la pellicola è stata selezionata come apertura della sezione “Orizzonti” durante l’ultima edizione del Festival del Cinema di Venezia. Devastante e allo stesso tempo sublime: questi sono i due commenti che più spesso, in rete, gli vengono associati. Ma andiamo con ordine, ricordando innanzitutto “perché” il regista Alessio Cremonini ha deciso di dirigere film sulla vita di un ragazzo che ora non c’è più, e perché Alessandro Borghi – che interpreta il protagonista – è così calato nel personaggio? Sulla mia pelle, una storia sbagliata? Una storia sbagliata, direbbe qualcuno. Stefano Cucchi, giovane geometra romano, viene messo in custodia cautelare dopo essere stato sorpreso nello “scambio” e detenzione di una certa quantità di droga. Dopo una settimana nel carcere di Regina Coeli, si sa della morte di Stefano: sul suo corpo, chiari i segni delle percosse oltre che una malnutrizione in stato avanzato. Per tutte le informazioni aggiuntive, rimandiamo all’ottima pagina di Wikipedia dedicata all’argomento. Nella morte di Cucchi, coinvolti tutti: coinvolti gli agenti di polizia, coinvolti i medici, coinvolto lo Stato. Coinvolti noi, soprattutto, e questo film ce lo ricorda. Ilaria Cucchi – la sorella di Stefano, da sempre impegnata affinché la verità venga a galla – ce lo ricorda da sempre. Sulla mia pelle non è un film violento in senso stretto. È un film cupo, dove la violenza ha l’odore sia della vittima che del carnefice. I carnefici, che attuano su di lui i pestaggi, hanno l’odore della violenza legale; lo stesso Stefano, che in una forma di autolesionismo molto diffusa, tende prima a proteggere i suoi aguzzini, rifiuta di collaborare. È violenza anche il senso di colpa genitoriale. Ma, più di tutti, colpisce la violenza della burocrazia cieca. Colpiscono i genitori di Stefano, che inermi ogni volta devono tornare indietro; colpisce la sorella di Stefano, il suo strazio. Colpisce Stefano – un Alessandro Borghi di una potenza espressiva eccezionale, che verrà ricordato a lungo. C’è chi invoca la censura, l’oblio: non è forse anche questo un tentativo di violenza? Probabilmente l’obiettivo del film è appunto ricordarci che la violenza esiste sotto molte forme. E che il crimine, spesso, è alla luce del sole.

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Separati ma non troppo, la nuova commedia di Dominique Farrugia | Recensione

Separati ma non troppo. Si tratta di una nuova commedia francese esilarante e da non perdere quella che il regista Dominique Farrugia propone agli spettatori e che viene proiettata nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 13 settembre 2018. Il regista decide di ambientare il film a Parigi e descrive la situazione reale e piuttosto attuale del 60% delle coppie parigine divorziate che si vedono costrette a vivere una convivenza forzata a causa della mancanza di fondi. Nonostante la tematica sia complessa viene interpretata con grande maestria dagli attori Gilles Lellouche nei panni di Yvan, marito senza un posto fisso che cerca di migliorare la sua carriera come agente sportivo e Louise Bourgoin, che interpreta la moglie Delphine, infermiera in carriera che si prende cura del lavoro e dei suoi figli. Separati ma non troppo di Dominique Farrugia – Trama Delphine e Yvan divorziano. Poiché la situazione economica di Yvan non gli permette di trovare una casa, si ricorda che, in realtà, è detentore del 20% della casa in cui vive ancora la ex-moglie. Torna, allora, a vivere sotto lo stesso tetto con Delphine, in quel 20% che gli spetta: sarà in questa situazione particolare e piuttosto assurda che i due ex-coniugi si renderanno conto della bellezza dei piccoli momenti di felicità di questa convivenza forzata sotto lo stesso tetto per riprendere il titolo originale in lingua francese “Sous le même toit!”  Si tratta di un film molto luminoso, l’ambientazione é nel 19 distretto di Parigi popolato da case operaie ricco di personaggi secondari che fanno da sfondo alla vicenda. Mélange di emozioni: Separati, ma non troppo è una commedia che racchiude in sé diversi generi e lo spettatore può osservare momenti comici e momenti drammatici, ogni protagonista si ritrova a recitare momenti diversi ed interpretare un mélange di emozioni differenti. Yvan e Delphine con i due figli ci regalano numerosi spunti di riflessione. Il protagonista Yvan rappresenta la precarietà esistenziale, un uomo con due figli che non ha una stabilità economica, Delphine rappresenta, invece, una donna in carriera, stanca della disoccupazione del marito Yvan e che vuole dare una svolta alla sua vita. I due figli rappresentano le caratteristiche tipiche dei teenagers, adolescenti pieni di incertezze della società odierna dove le opportunità scarseggiano. Separati ma non troppo – Struttura e momenti salienti Questa commedia è ricca di episodi che si susseguono con un ritmo dinamico e coinvolgente, momenti ridicoli, di gelosia e sequenze divertenti si alternano fino a terminare con un colpo di scena finale, inatteso e carico di riflessioni per ciascun spettatore. Gilles Lellouche si é dimostrato un attore dal potenziale comico straordinario, adatto all’interpretazione di un uomo complesso come Yvan e l’ attrice Louise Bourgoin grazie al suo appeal straordinario si è ben calata nei panni di Delphine. Il regista Dominique Farrugia propone uno slancio comico con sequenze diverse che comprendono battute improvvisate degli attori, l’emotività é il motore centrale della scena iniziale e finale della pellicola, mentre la commedia domina per quasi tutta la durata del film, […]

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Mamma Mia! Ci risiamo. Il ritorno esplosivo di musica ed energia

Mamma Mia! Here we go again. L’amarcord musicale che torna a risuonare con clamore ed entusiasmo nel vivace sequel cinematografico diretto da Ol Parker e distribuito da Universal Pictures. Ebbene, il 6 settembre 2018 ritorna nelle sale il fortunato successo che solo dieci anni fa ha incassato più di seicento milioni di dollari, con al timone la regista Phyllida Lloyd e sulla scena la straordinaria Meryl Streep nei panni di Donna Sheridan. Si ritorna così a ballare, cantare e sognare sulle favolose note degli ABBA, con una location mozzafiato, l’isola greca di Kalokairi, che fa da cornice idilliaca ad una storia di nostalgia, gioia e amore per la vita. In realtà un’isola fantastica, il cui nome in greco significa “estate”, in quanto inesistente. Il film è stato infatti girato tra le isole di Skíathos e Skópelos e la penisola del Pelio. Mamma Mia! Ci risiamo. Trama Le vicende si susseguono in un intreccio parallelo tra presente e passato. Avanti e indietro nel tempo per comprendere aneddoti e situazioni non esplicati in Mamma Mia. Nel presente Sophie Sheridan (Amanda Seyfried), figlia di Donna, intona un canto nostalgico rievocando i momenti felici trascorsi con la madre venuta a mancare da qualche mese. Intanto, per renderla fiera di sé, si impegna a ristrutturare la vecchia fattoria in cui Donna era giunta giovanissima colma di entusiasmo e desideri da realizzare. Mentre i preparativi per l’inaugurazione del magnifico Hotel Bella Donna imperversano, il pubblico viene catapultato ripetutamente nel misterioso passato di Donna, interpretata in giovane età dall’energica e sensuale Lily James. Neolaureata presso la prestigiosa Università di Oxford e nel cuore un sogno di libertà ed evasione che giungerà a compimento in un luogo da fiaba, pur tra difficoltà e cuore infranto. In terra greca Donna conoscerà l’amore e due ragazzi, i tre probabili padri di Sophie. Sorprese, magia, decisioni difficili fanno da sfondo a questo intramontabile successo; il tutto condito dalle frizzanti coreografie eseguite sulle note dei più cantati successi degli ABBA insieme ad inediti non conosciuti nella precedente pellicola. Mamma Mia! Ci risiamo. L’intramontabile successo degli ABBA in un cine-sequel vivace e colorato Un tripudio di colori ed entusiasmo coinvolgente accompagnano i protagonisti ed il pubblico in un vortice di allegria contagiosa. Un successo cominciato negli anni ’70 con l’esordio della band svedese, gli ABBA, che nel 1974 incantò con l’esecuzione all’Eurofestival del brano Waterloo, oggi ripreso nel film. Da allora le canzoni degli ABBA hanno continuato a risuonare ovunque, finché giunse il temuto momento dell’oblio, dal quale vennero salvati grazie all’interesse di Catherine Johnson che mise in scena il fortunato musical che concesse agli ABBA una seconda chance, riscoprendo e offrendo al mondo la loro straordinaria musica, fervente negli anni della disco music e mai dimenticata nelle successive generazioni. Proprio dal musical la regista Phyllida Lloyd trae ispirazione per l’acclamato Mamma Mia uscito nel 2008. L’eredità passa poi ad Ol Parker che ripropone un sequel forse atteso, consegnando al pubblico un prodotto ben riuscito e travolgente. Le adrenaliniche Dancing Queen, When I […]

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Attualità

75° edizione della mostra del cinema di Venezia

Undici giorni che vedono protagonista il cinema. Da fine agosto agli inizi di settembre, un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di film, che aspettano con ansia e trepidazione la mostra cinematografica di Venezia, laguna multimediale, tinta dal rosso dei red carpet, infiammata dalle emozioni delle proiezioni scelte, colorita dai tanti volti che si avvicendano sul photo call. Quest’anno Venezia tiene bene banco nella prima settimana, in cui sono stati visionati i titoli già presentati a Toronto e Telluride, ma soffre della lentezza della manifestazione, allungando fin troppo i tempi per un festival del cinema. La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, abbreviata nel gergo e chiamata dai più, Festival di Venezia, si tiene al Lido di Venezia, con l’organizzazione della Biennale, una delle istituzioni culturali più acclarate al mondo. Nella sua 75° edizione, Venezia premia con il suo riconoscimento più importante, ovvero il Leone d’oro, la pellicola Roma, di Alfonso Cuarón. Roma non si riferisce alla capitale d’Italia: li suo nome deriva da un quartiere di Città del Messico. Il film è ambientato nel 1971, l’anno in cui i militari uccisero alcuni studenti che protestavano contro la privatizzazione delle università. Cuarón punta sempre in alto, infatti Roma esce dopo il successo di Gravity, per il quale vinse l’Oscar per la Miglior regia. Il tutto è incorniciato dalla preziosa notizia: il film è distribuito dalla rivoluzione del momento, Netflix. I fratelli Coen si aggiudicano il premio per la Miglior sceneggiatura, con La ballata di Buster Scruggs; la Coppa Volpi, assegnata per la miglior attrice, è nelle mani di Olivia Colman, per il film The Favourite. Mentre viene consegnato a Willem Dafoe, che recita in At Eternity’s Gate, il premio come miglior attore. A presiedere la giuria di quest’anno è Guillermo Del Toro, regista che l’anno scorso ebbe l’onore di ricevere il Leone d’Oro, e poi l’Oscar, per il film La forma dell’acqua. Ormai Venezia è divenuta una vera e propria rampa di lancio per gli Oscar. Sono numerose le pellicole presentate al Lido che sono poi state premiate come Miglior Film nella notte più lunga del cinema. Basti pensare alla già citata La forma dell’acqua, per proseguire con Birdman e con Spotlight. Ecco i premi principali del festival del cinema di Venezia: Leone d’oro per il miglior film: Roma di Alfonso Cuarón Pran premio della giuria: The Favourite di Yorgos Lanthimos Leone d’argento per la miglior regia: Jacques Audiard per The Sisters Brothers Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile: Olivia Colman per The Favourite Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile: Willem Dafoe per At Eternity’s Gate Miglior sceneggiatura: Joel Coen ed Ethan Coen per La ballata di Buster Scruggs Premio Marcello Mastroianni (a un attore emergente): Baykali Ganambarr per The Nightingale Premio speciale della giuria: The Nightingale di Jennifer Kent Miglior film della sezione Orizzonti: Manta Ray di Phuttiphong Aroonpheng Premio Leone del futuro per la miglior opera prima: The day I lost my shadowdi  Soudade Kaadan.

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Ritorno al bosco dei 100 acri, Winnie The Pooh in live action (Recensione)

Ancora una volta la Disney riesce ad incantare e stupire, regalando il sorriso a grandi e piccini: è la volta di Winnie The Pooh, che con Ritorno al bosco dei 100 acri arriva insieme ai suoi amici sul grande schermo grazie alla regia di Marc Forster. Disponibile nelle sale dal 30 agosto, il live action (ovvero recitato da “attori in carne ed ossa”, e non realizzato tramite animazioni) è una sorta di sequel della storia dell’orsetto Winnie così come la conosciamo. “Ritorno al bosco dei 100 acri” di Marc Forster, la trama Ritroviamo infatti il personaggio di Christofer Robin, interpretato da Ewan McGregor, che ormai non è più il bambino pronto a vivere mille avventure nel bosco con i suoi animaletti di pezza. Christofer è ora un uomo adulto, troppo dedito al lavoro e con poco tempo per sé stesso e per la sua famiglia. Gli anni della spensieratezza, dei giochi e dell’immaginazione sono ormai un lontanissimo ricordo, che lui stesso sembra voler ignorare. E’ perciò per lui uno shock trovarsi improvvisamente circondato da Winnie, Pimpi, Tigro e Ih-Oh, che si trovano catapultati nel caos di Londra dopo aver combinato guai nel bosco. Eppure sarà proprio l’arrivo degli amici d’infanzia ad aprire gli occhi di Christofer, a far tornare centrale uno dei temi più amati e discussi dalla Disney: l’opposizione tra la maturità dell’età adulta e l’indole di bambino che ognuno conserva dentro di sé. In Ritorno al bosco dei 100 acri il contrasto è espresso perfettamente, anche grazie alla variazione del colore e della luce nel corso della pellicola: l’inizio grigio e malinconico del film lascia piano piano il posto a colori accesi e più luminosi, riprendendo i tratti tipici della favola. Ovviamente il vero personaggio chiave è Winnie, che con il suo fare dolce e infantile, permetterà a Christofer di comprendere il valore di ciò che ha intorno, di trovare un compromesso tra i doveri dell’uomo che è e le gioie che l’amore, la famiglia e gli amici hanno da offrire. Non senza regalarci, ogni tanto, una delle sue pillole: molte delle quali sono tratte direttamente dal cartone animato Le avventure di Winnie The Pooh. «Io arrivo sempre dove voglio andare solo allontanandomi da dove sono» ci ricorda, per esempio, quando si trova perso nella nebbia del bosco con Christofer. Per i più nostalgici ed affezionati, dunque, sarà sicuramente un piacere cogliere le varie scene ispirate alla serie animata, e la perfetta somiglianza (fisica e caratteriale) tra i personaggi del film e quelli del cartoon. Sono perfino stati scelti i medesimi doppiatori, per rendere le due storie, appunto, il più possibile l’una il continuo dell’altra. Sembra, quindi, che il ritorno al cinema di personaggi già amati e ampiamente conosciuti sia un successo: Ritorno al bosco dei cento acri ne è l’ennesima prova, essendo stato accolto con entusiasmo da pubblico e critica. Sarà per questo che la Disney sembra avere già in programma, nei mesi a venire, l’uscita di vari prequel, sequel o remake di film già conosciuti: è il caso di Gli […]

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Downton Abbey prossimamente sul grande schermo

Negli ultimi anni le serie tv in costume hanno ottenuto sempre maggiore successo e visibilità, grazie anche a piattaforme come Netflix che attualmente sta lavorando alle nuove stagioni di The Crown. Molto prima però dell’ascesa della Regina Elisabetta II nel mondo dello streaming, Julian Fellowes aveva fatto conoscere questo genere ai telespettatori inglese con Downton Abbey. La serie, coprodotta da Carnival Films e Masterpiece per il network britannico ITV e per la televisione no profit americana PBS, è ambientata fra il 1912 e il 1926 durante il regno del re Giorgio V d’Inghilterra nella fittizia tenuta del Conte e della Contessa di Grantham nello Yorkshire. Le vicende della nobile famiglia Crawley si intrecciano con quelle della servitù, composta da valletti, maggiordomi e cameriere personali. Un mondo che oggi sembra essere davvero lontano dalla nostra realtà. La serie prende il via il 15 aprile del 1912, con la famiglia che riunita a colazione scopre dell’affondamento del Titanic. Lo shock per tutti è immenso. Si arriverà poi allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che verrà raccontata magistralmente nella seconda stagione con diverse scene in trincea. Verso la metà della serie, si inizierà poi a parlare di Hitler e delle SS. Una serie tv davvero completa, a tutto tondo. Amore, storia, lotte di classe, aristocrazia, borghesia, costume, tutto si mescola al meglio offrendo agli spettatori uno show ben fatto come pochi. Downton Abbey conta ben 6 stagioni composte da 52 episodi, andati in onda dal 2010 al 2015. Nel cast spicca il nome di Maggie Smith, nei panni della sarcastica Contessa Madre di Grantham Violet Crawley. Al suo fianco anche Hugh Bonneville nei panni del capofamiglia Robert Crawley e sua moglie Cora, interpretata da Elizabeth McGovern. Nel corso degli anni la serie ha ottenuto grande successo sia da parte del pubblico che della critica, vincendo anche diversi premi come ben 15 Emmy. Nel 2011 inoltre Downton Abbey è ufficialmente entrata nel Guinness dei primati come show dell’anno più acclamato dalla critica, diventando la prima serie britannica a vincere tale riconoscimento. Downton Abbey: presto al cinema Seppur le vicende di Lady Mary (interpretata da Michelle Dockery), Lady Edith (interpretata da Laura Carmichael) e del resto della famiglia siano giunte al termine da qualche tempo il mito dei Crawley ha continuato però ad aleggiare nel mondo delle serie tv, tanto da spingere Julian Fellows a riprendere in mano le vite dei suoi aristocratici personaggi e scrivere questa volta una sceneggiatura per il grande schermo. Le riprese sembra che siano iniziate proprio quest’estate, con la regia di Brian Percival per la casa di produzione Focus Features. Fellows, oltre che sceneggiatore, sarà anche produttore insieme a Gareth Neame e Liz Trubridge. L’arrivo nelle sale è previsto per il 2019 e gli amanti di Downton Abbey non aspettano altro che scoprire come sia cambiata la vita all’interno della tenuta.

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“Resta con me” di Baltasar Kormákur, Il survival movie tratto da una storia vera

«Ho girato mezzo mondo per trovarti. Adesso non ti lascio andare». La frase emblema del travolgente ed appassionante Resta con me. Il nuovo avventuroso lavoro di Baltasar Kormákur, distribuito nelle sale cinematografiche il 29 agosto 2018 e prodotto da STX Entertainment. Protagonisti la bravissima e determinata Shailene Woodley (già famosa con Colpa delle stelle e la trilogia Divergent) e l’affascinante Sam Clafin (già conosciuto con Scrivimi ancora e Io prima di te). Resta con me. Trama Tami Oldham Ashcraft e Richard Sharp. Lei americana originaria di San Diego in California, ventiquattrenne impegnata in lavori occasionali che le consentono di spostarsi per il mondo senza fissa dimora. Lui inglese e trentatreenne skipper esperto, che ha girato il mondo in barca a vela rigorosamente solo. Due spiriti liberi con in comune l’irrefrenabile desiderio di libertà e voglia di esperienze indimenticabili cucite sulla pelle. Il loro incontro a Tahiti, nella Polinesia francese, risulterà fatale, scoprendosi anime gemelle e travolti da un amore incommensurabile. Quando a Richard viene offerta la possibilità di un importante incarico, consistente nel riportare la lussuosa barca a vela Hazana di una coppia di amici facoltosi a San Diego per diecimila dollari e un biglietto di ritorno in prima classe, chiede a Tami di seguirlo nell’avventura, per poi proseguire insieme il loro tour per il mondo con la barca a vela da lui costruita. Inizialmente restia per il ritorno a casa che rinviava da tempo, Tami accetta la proposta, allettata dall’idea di una spericolata e sensazionale avventura attraverso l’Oceano Pacifico. Ma la traversata si trasformerà in un incubo quando il potente uragano Raymond si scaglierà con tutta la sua furia devastante su Hazana travolgendola e lasciando la giovane coppia innamorata alla deriva. Di lì l’inizio della lotta alla sopravvivenza che svela Tami come autentica eroina, dotata di coraggio, intelligenza e determinazione, ma sopra ogni cosa incitata dalla voce interiore dell’amore per Richard, àncora di salvezza e motore per sopravvivere alle paure ed incertezze. La destinazione finale sarà la spiaggia di Hilo, nelle Hawaii, dopo 41 giorni di navigazione alla deriva, con viveri insufficienti, ferite, trauma cranico e barca priva di vela e motore. Aiutata dai soli venti e correnti, Tami supererà brillantemente una prova che cambierà la sua vita, ma che non eclisserà la sua passione. Resta con me. Storia e ambientazione Ciò che rende questo survival movie così coinvolgente è la biografia che lo sottende. Resta con me è infatti interamente tratto dalla vera storia di Tami e Richard accaduta nel lontano 1983 nei medesimi luoghi narrati nella pellicola cinematografica. Quasi vent’anni dopo i drammatici eventi infatti la Oldham decide di raccontare la sua storia in un libro intitolato Red Sky in Mourning: A True Story of Love, Loss and Survival at Sea, pubblicato nel 2002. Ed ecco che il disaster movie, legato al survival movie, trova compiutezza con la narrazione della love story dei protagonisti, vera ed autentica proprio come la racconta Tami attingendo ai ricordi di quei momenti terribili così come a quelli dell’amore profondo vissuto con […]

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“Mary Shelley” di Haifaa Al Mansour: film passionale e biografico

Haifaa Al Mansour torna alla regia per raccontare la storia di Mary Shelley. L’omonimo film, interpretato in modo sublime dalla giovane star cinematografica Elle Fanning (con all’attivo circa 40 personaggi per altrettanti film e serie tv), ripercorre, infatti, le tappe giovanili dell’indiscussa scrittrice nel periodo in cui stava per dare alla luce il suo romanzo immortale dedicato ad un moderno Prometeo, “Frankenstein” (erroneamente attribuito a Percy Shelley che ne firmò solo la prefazione). Frankenstein è l’opera letteraria dal quale si sono ispirati nell’arco di due secoli innumerevoli romanzi, racconti, film cult, fumetti e progetti multimediali, un autentico ed inesauribile pozzo di San Patrizio che ancora oggi riscuote motivo di grande interesse collettivo in tutto il mondo, ispirando nel tempo la letteratura ed il cinema internazionale. L’opera cinematografica di genere drammatico/sentimentale diretta dalla prima regista e sceneggiatrice saudita, Haifaa Al Mansour (dopo il meritevole “La bicicletta verde”- 2012), vuole essere un omaggio a Mary Godwin Wollstonecraft (nome nativo prima di contrarre in matrimonio Percy Shelley), donna e genio letterario, autentica antieroina sui diritti delle libertà femminili in un periodo storico in cui le donne spesso erano poco o scarsamente considerate in ambienti prettamente maschili. Pertanto la regista Al Mansour focalizza il pensiero letterario della nota scrittrice ad un grande amore intramontabile che oseremo definire moderno, quello con il bohemien Percy Shelley (Douglas Booth), scrittore e poeta maledetto destinato ad una vita breve ed intensa, con cui disputò una sfida letteraria nella villa di Lord Byron (Tom Sturridge). Pronto ad accettare la sfida c’è l’altrettanto geniale medico di Byron, John Polidori (Ber Hardy), autore del romanzo “Il vampiro” da cui trarrà ispirazione Bram Stoker per il suo immortale Dracula. Mary Shelley: trama del nuovo film di Haifaa Al Mansour “Ognuno di noi scrive una storia di fantasmi…guardate oltre!” – tratto dal film. L’opera cinematografica diretta da Haifaa Al Mansour, racconta gli anni giovanili e formativi di Mary, nata in una modesta famiglia di intellettuali, sua madre una femminista morta troppo presto, suo padre William Goodwin (Stephen Dmane), un filosofo anarchico ed illuminista (libraio ed editore), e la sua matrigna Mary Jane Clairmount (Joanne Froggatt), da cui subisce un senso di oppressione che spesso condiziona le sue scelte e nutre verso di lei un profondo rancore. Mary dimostra però di essere uno spirito libero e preferisce costruirsi una sua esistenza a soli 18 anni lontana da casa, sfidando i molti preconcetti sull’emancipazione femminile. La sua passione ed attrazione nei riguardi di Percy Shelley (che sposerà un anno dopo), la induce a fuggire con lui in Svizzera in compagnia di sua sorella Claire (Bel Powley), ospiti nella Villa Diodati di Lord George Byron (presso il Lago di Lemano), luogo in cui ha inizio una sorta di gothic party letterario. In questo contesto il pensiero di Mary emerge trovando motivazioni e dando un senso alla sua vita, forgiata da una nuova identità letteraria, ma i sentimenti di Percy spesso si rivelano contrastati da scelte diverse e discutibili, nonostante siano entrambi legati da una passione reciproca, rendendo l’esistenza di […]

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The Good Doctor: successo la prima stagione, al via la seconda

Nulla di interessante da guardare stasera? Vi consigliamo caldamente d’iniziare questa nuova serie! The Good Doctor è un nuovo medical drama statunitense, di 18 episodi, targato ABC e ideato da David Shore (su riadattamento di una serie tv coreana), famoso per aver dato vita ad una delle più note ed apprezzate serie tv di argomento medico, Dottor House, trasmesso nella prima serata del martedì di Rai 1 dalla fine di luglio alla metà di settembre. Nonostante il periodo scelto per la trasmissione tv non sia stato dei più favorevoli, The Good Doctor, complice la straordinaria interpretazione di Freddie Highmore nel ruolo del protagonista, ha letteralmente conquistato il pubblico e ha collezionato oltre 4 milioni di spettatori, che ora chiedono a gran voce una data per la trasmissione della seconda stagione, che prenderà il via negli Stati Uniti il 30 settembre. La serie tv, realizzata nel 2017 ma approdata in Italia soltanto un anno dopo, segue le vicende di Shaun Murphy (Freddie Highmore, l’attore protagonista de La fabbrica di cioccolato), un ragazzo autistico, con la Sindrome del Savant, specializzando in chirurgia nel San José Sn. Bonaventure Hospital, nella Carolina del Nord. The Good Doctor: un genio silenzioso Un genio silenzioso è il titolo della prima delle 18 puntate della prima stagione, trasmessa in questo momento su Rai 1, definizione che si adatta a pieno a Shaun Murphy: il giovane, laureatosi a pieni voti in medicina e chirurgia, si trasferisce, dalla cittadina del Wyoming dov’è nato, nella Carolina del Nord per inseguire il suo sogno, sotto la guida dell’anziano mentore, il dottor Glassman (Richard Schiff), con il quale il ragazzo ha un rapporto tanto profondo da essere simile a quello di un figlio col padre. Nulla d’insolito fin qui, se si trattasse di un ragazzo neurotipico: ma Shaun è un giovane autistico, con serie difficoltà nell’interazione sociale, una spiccata e talvolta ossessiva attenzione per i dettagli, un’indole timida e riflessiva ed intuizioni geniali, tali da permettergli di arrivare prontamente alla soluzione dei problemi che gli si pongono, anche più rapidamente rispetto ai colleghi neurotipici (Antonia Thomas e Chuku Modu nel ruolo, rispettivamente, degli specializzandi Claire Brown e Jared Kalu, e Nicholas Gonzalez nel ruolo del dr. Melendez), dai quali è accolto in ospedale con un misto di curiosità e timore legato alla sua condizione, condizione che lo porta ad essere molto diverso dai suoi colleghi e ad incontrare numerose difficoltà nell’interazione con questi e con i pazienti. Ma quello che di Shaun, più di ogni altra cosa, viene messo in luce, è la genialità, la rapidità nel ragionamento e nella risoluzione dei casi che lo porta a primeggiare in reparto, tanto quanto la timidezza e l’atteggiamento goffo ed impacciato lo portano invece a chiudersi in sé e sfuggire ai contesti sociali, scegliendo invece come proprio nido e rifugio sicuro il dipartimento di chirurgia del Sn. Bonaventura. E tuttavia, la storia di Shaun è quella di un giovane che, con fatica e timore, sceglie di farsi strada in un mondo del quale talvolta stenta a capire […]

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