Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Cinema & Serie tv contiene 415 articoli

Cinema & Serie tv

12 Soldiers: un film di Nicolai Fuglsig tratto da un’incredibile storia vera

Uscito in Italia l’11 luglio, 12 Soldiers segna l’esordio alla regia di un lungometraggio per il danese Nicolai Fuglsig. All’indomani degli attentati dell’11 settembre del 2001, l’esercito statunitense si prepara a reagire alla minaccia rappresentata da Osama Bin Laden e dal movimento terroristico da lui fondato, Al-Qaeda, che rivendica i terribili attacchi condotti quel giorno in America. Il capitano Mitch Nelson (Chris Hemsworth), che nell’esercito ha sempre svolto mansioni di stratega senza mai scendere in campo a combattere, grazie all’aiuto del compagno Cal Spencer (Michael Shannon), riesce a farsi assegnare una squadra composta da lui e altri undici soldati delle Forze Speciali che verrà mandata immediatamente nel deserto roccioso dell’Afghanistan. Il loro compito – un’impresa impossibile e di dubbia riuscita – sarà quello di mettersi in contatto, in un Paese a loro ostile e ormai nelle mani dei feroci e sanguinari talebani, con il generale uzbeko Abdul Rashid Dostum (Navid Negahban), per poter ricostituire l’Alleanza del Nord e lottare uniti contro il nemico comune. 12 Soldiers, la guerra raccontata da chi l’ha fatta e da chi l’ha vista Nicolai Fuglsig, ex reporter di guerra, adatta per il grande schermo il libro Horse Soldiers del giornalista Doug Stanton ,che narra quanto vissuto dall’agente della CIA nonché militare delle Forze Speciali Mark Nutsch a un mese dall’attentato alle Torri Gemelle. La storia di Nutsch e dei suoi valorosi uomini, che si ritrovarono a dover combattere in inferiorità numerica – 5000 nemici per ognuno di loro – e con poco tempo a disposizione – si parla di 21 giorni – è rimasta sconosciuta ai più per poi essere svelata al mondo. Della pellicola colpiscono, in particolar modo, le scene dei combattimenti girate sapientemente e con la camera sempre pronta, capace di cogliere anche i più piccoli particolari. Ammirevole anche l’impeccabile fotografia che cattura i paesaggi di una terra impervia e selvaggia ammantandola di fascino e bellezza malgrado la devastazione che l’ha impietosamente colpita. Il tutto è costantemente accompagnato da una colonna sonora essenziale ma d’impatto. Per quanto riguarda gli attori, Chris Hemsworth non delude le aspettative e il suo personaggio viene supportato, oltre che dai colleghi che interpretano i compagni d’impresa, soprattutto da Navid Negahban che si rivela essere la chiave di volta per far comprendere ciò che anima il suo popolo e ciò che realmente serve a un soldato come il capitano Nelson per diventare un vero guerriero. 12 Soldiers non è soltanto un film di guerra tutto esplosioni, strategie e uccisioni, ma è innanzitutto una storia vera che ha dell’incredibile per ciò che dodici uomini sono riusciti a fare con l’intento – purtroppo non realizzatosi visto che la minaccia del terrorismo, assumendo volti e nomi nuovi, non è stata ancora estirpata  – di compiere il loro dovere verso se stessi, le loro famiglie e la loro Patria.

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Dalia de las Hadas, intervista ad Anna Mirabile e agli attori della serie

Dalia de las Hadas (Dalia delle fate) è una serie musicale per teenager scritta e diretta dalla giornalista, scrittrice e sceneggiatrice Anna Mirabile. In onda su La5 dall’11 Giugno, dal lunedì al venerdì alle 13:40, la fiction parla del sogno della giovane Dalia (Miriam Planas), abbandonata dalla madre adottiva a 4 anni e cresciuta con il padre Walter, di diventare una cantante. La serie, girata tra Buenos Aires e l’Italia, vanta un cast internazionale composto da un perfetto mix di attori già esperti ed affermati nel mondo della telenovela come Florencia Ortiz ( “Il mondo di Patty”, “Violetta”, “Esperanza mia”, “Somos familia”, “Muneca brava”), Sol Moreno (“Mujeres Asesinas”, “Peter Punk”, “Soy Luna”, “La Antena”), Paula Brasca (“Vite rubate”), Aida Flix (“El secreto de Puente Viejo”, “Gran Hotel”, “Matilde Navalón”) e Nicolas Maiques ( “Rebelde Way”, “Floricienta”, “Peter Punk”, “La Trinity”) che ha inoltre composto e scritto le canzoni in spagnolo della serie; e altri attori giovanissimi come il quindicenne Tiziano Colabucci alla sua prima esperienza in una telenovela musicale, Ian Lucas di 18 anni con già alle spalle esperienze in “Soy Luna” e “Once” e la stessa protagonista Miriam Planas, anche lei di 18 anni, che ha recitato in tre film: “Psychophony”, “Paranormal Xperience 3D”, “Barcelona nit d’estiu”. Il 2 Luglio, in occasione del PromoDay della serie alla libreria Open di Milano, abbiamo avuto l’occasione di intervistare telefonicamente Anna Mirabile e molti degli attori della serie. Ecco a voi. Dalia de las Hadas, intervista ad Anna Mirabile Lei è una giornalista professionista, scrittrice, produttrice, soggettista e una sceneggiatrice. Cosa l’ha spinta a realizzare una telenovela musicale come Dalia de las Hadas? Ho un trascorso di giornalista Rai dove sono rimasta fino al 2010, ma ho sempre coltivato questo sogno della telenovela teen. Ti posso raccontare un aneddoto su questo: quando ero piccola sul balcone di casa di mia madre, dove c’erano una serie di scope, avevo messo dei cartoncini con dei nomi a ogni scopa creando dei personaggi; e ogni giorno giravo una puntata di una telenovela. Per dirti quanto è antico questo sogno. Quindi, appena ho avuto l’opportunità di realizzare questa telenovela, l’ho voluta fare con gli attori che secondo me meglio la rappresentavano, quindi con l’Argentina in prima linea. Anche se poi la protagonista è spagnola e ci sono italiani, colombiani, peruviani… Però insomma, che l’Argentina fosse in prima linea era molto importante perché per me la telenovela è argentina. Rimanendo in tema telenovela, ci sono delle differenze o delle analogie tra la fiction italiana e quella sudamericana? Secondo me non c’è nessun collegamento perché la fiction italiana tende molto a rappresentare la realtà nei suoi aspetti anche più crudi, con un grande disincanto a volte. Mentre, la componente sudamericana, anche nelle serie tv più drammatiche, è sempre portata al trascendere la realtà: a vedere lo straordinario nell’ordinario. C’è molto più spazio per la fantasia e anche per la fede, la speranza e l’immaginazione. Diciamo che gli attori sudamericani hanno le briglie più sciolte, gli italiani invece sono più […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Stronger – Io sono più forte, la storia vera di Jeff Bauman

Uscito il 4 luglio nei nostri cinema, Stronger – Io sono più forte (qui il trailer) è l’ultimo lavoro drammatico diretto dal regista, produttore e sceneggiatore cinematografico americano David Gordon Green. Basato sull’omonimo libro autobiografico scritto da Jeff Bauman in collaborazione con Bret Witter, il film ha per protagonista proprio Bauman (interpretato da Jake Gyllenhaal) il quale, in seguito all’attentato avvenuto durante la maratona di Boston il 15 aprile 2013, perse entrambe le gambe. Jeff, all’epoca ventottenne, si era recato all’evento per incitare l’ex-ragazza Erin (Tatiana Maslany) che partecipava alla competizione, aspettandola al traguardo e dandole così prova dell’amore che provava per lei e della sua intenzione a tornare insieme. L’esplosione di due ordigni rudimentali a distanza di pochi secondi l’uno dall’altro getta la folla nel caos lasciando dietro di sé morti e feriti. Tra questi ultimi c’è anche Jeff che si risveglia in ospedale senza le gambe, stordito per quanto è accaduto – eppure pronto a fornire una descrizione di uno degli attentatori – con al suo fianco i familiari, gli amici ed Erin che si sente responsabile per ciò che gli è accaduto. Determinata a non abbandonarlo, la giovane decide di trasferirsi da lui che vive ancora con la madre Patty (Miranda Richardson) – un’incallita bevitrice e fumatrice pronta a organizzare gli eventi mediatici cui il figlio dovrà prendere parte perché divenuto il simbolo del movimento Boston Strong e che non vede di buon occhio la loro relazione amorosa; Erin rinuncia a tutto pur di stargli accanto e prendersene cura. Tuttavia, la ragazza non dovrà occuparsi soltanto delle difficoltà pratiche sopravvenute con la condizione di invalido di Jeff ma, piuttosto, dovrà confrontarsi con il grave e forte trauma psicologico da lui subito e che rischierà di mettere nuovamente in discussione la loro relazione e il loro futuro. Stronger – Io sono più forte : strepitoso Jake Gyllenhaal Trama toccante a parte – le storie vere hanno sempre quella marcia in più che fa da subito presa sull’animo degli spettatori – la pellicola di Green deve gran parte, se non tutto, il suo successo alla perfetta interpretazione di un irriconoscibile Jake Gyllenhaal. Che questo attore si sia affermato nel panorama cinematografico internazionale distinguendosi per la sua bravura – molti lo ricorderanno nel ruolo del cowboy gay in I segreti di Brokeback Mountain del 2005 accanto al talentuoso collega scomparso prematuramente Heath Ledger – è ormai noto, ma che riuscisse a sorprendere trasformandosi come per questo ruolo è stata una vera e propria rivelazione. A dare maggiore risalto alla sua prova hanno contribuito le due figure femminili che spiccano nel film per importanza e per il loro essere antitetiche l’una all’altra: l’espressiva Tatiana Maslany e l’impeccabile, nel suo essere una madre complicata, Miranda Richardson. Stronger – Io sono più forte parte da un evento drammatico che ha cambiato irreversibilmente chi è stato vittima del terrore insensato di quel 15 aprile di cinque anni fa, si sviluppa sulle conseguenze concentrandosi più sulla forza dell’amore e della dedizione che sul dolore e […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Mamma Uovo, il libro promosso dall’ospedale Pascale diventa un film d’animazione

Tornano i piccoli chemio! Stavolta la storia si fa animata. Mamma Uovo, il grande successo promosso dall’ ospedale Pascale torna a  far parlare di se. A pochi mesi dall’uscita della versione dedicata ai papà, la storia che riesce a far parlare i genitori del percorso chemioterapico con i propri figli diventa il corto di animazione “Mamma uovo. La malattia spiegata a mio figlio”. Con le animazioni 3D realizzate da Mauro Catena e Alfonso Pontillo per Tech4Care s.r.l., Giorgio vive la sua avventura tratta dall’omonimo libro. Il protagonista riesce a trasmetterci le sue emozioni narrandoci come sia possibile comprendere cosa succede all’interno del corpo della sua mamma quando viene curata. Il cartone animato non delude le aspettative del pubblico che ha già tanto amato la storia ideata da Gabriella De Benedetta, Silvia D’Ovidio e Antonello Pinto del UOSC di Oncologia Ematologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori, Fondazione G. Pascale, IRCCS Napoli. Abbiamo chiesto proprio ad uno degli autori perché si è ritenuto necessario realizzare una trasposizione animata di “Mamma Uovo”, il libro promosso dall’ospedale Pascale. Silvia D’Ovidio ha spiegato che il libro non potrà mai essere sostituito dalla sua versione animata, ma è un valido strumento per usare un ulteriore canale che ne veicola i contenuti. «L’idea di base è che le due pubblicazioni si completeranno a vicenda, diventando un unico e valido strumento per spiegare la malattia ai propri figli». Quali difficoltà avete incontrato lungo il percorso di trasposizione di “Mamma Uovo”? «Riuscire a trasmettere le proprie idee è sempre difficile. Riuscire a farlo quando il tuo interlocutore non proviene dal tuo percorso è ancora più complesso. Trovare la chiave di lettura non è stato semplice da nessuna delle parti, ma alla fine siamo riusciti nell’intento». Durante la visione del corto, ci accorgiamo di come può essere semplice raccontare qualcosa. Le immagini ci accompagnano alla fine del racconto lasciandoci con il messaggio positivo, un aforisma di G.K. Chesterton. “Le favole non insegnano ai bambini che i draghi esistono. Le favole insegnano ai bambini che i draghi si possono sconfiggere”. Questa frase presente nella prima di copertina, ci ha accompagnati prima nei libri illustrati da Sergio Staino e ora ci regala un sorriso con le animazioni del corto. Dobbiamo aspettarci altre sorprese dai piccoli chemio? «Questo progetto ha sorpreso sempre anche noi. Da una piccola pubblicazione dedicata esclusivamente ai nostri pazienti, poi ci ha fatto conoscere il grande Sergio Staino per poi avvalerci della collaborazione con la Marotta&Cafiero. Inizialmente realizzammo una piccola clip “casalinga”, poi c’è stata la possibilità di fare la trasposizione del libro in questo bellissimo cortometraggio animato. Sorprese? Bhe, ce le aspettiamo anche noi, percé questo progetto cresce con il nostro amore per lui». Il corto animato è visibile in chiaro su Youtube e dal sito lamalattiaspiegataamiofiglio.com distribuito con licenza internazionale Creative Commons 4.0.  “Mamma Uovo – la malattia spiegata a mio figlio” è un’iniziativa editoriale promossa dall’ospedale Pascale. Potete acquistare il libro cliccando il banner sottostante.

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Papillon: dal film cult degli anni ’70 al remake di Michael Noer

Papillon, il film che ha segnato un’intera generazione   Era il 1974 quando nelle sale cinematografiche davano Papillon, autentico capolavoro tratto dal romanzo autobiografico scritto da Henri Charrière e pubblicato precedentemente in Francia nel lontano 1969; inizialmente il film, girato in Spagna e Giamaica, fu sottostimato, ma, in breve tempo, divenne pietra miliare del XX secolo ed oggi è passato alla storia in particolar modo per la straordinaria regia di Franklin J. Schaffner, per la sceneggiatura di Dalton Trumbo e le memorabile e iconiche interpretazioni di Dustin Hoffman e Steve McQueen (nei ruoli di Dega e Papillon), due autentici mostri sacri della settima arte. A distanza di 43 anni, al danese Michael Noer, al suo primo lavoro in lingua inglese, affiancato per gli script da Aaron Guzikowski, al regista gli è stata data l’opportunità di dirigere il primo remake ispirato al romanzo francese ed in parte al precedente film diretto da Schaffner, incentrato su fatti ispirati ad una storia realmente accaduta ed ambientata nell’epilogo iniziale intorno agli anni ‘30 del secolo passato, per poi protrarsi nel tempo. Stando a questi presupposti, risulta chiaramente difficile azzardare dei termini di paragone con il precedente e granitico Papillon, quindi ci si ritrova di fatto davanti ad un nuovo film intenso, potente ed assestante nella riscrittura, ben strutturato nel contenuto girato, interamente su set allestiti presso Belgrado, Montenegro e Malta. Papillon ad ogni modo vanta un cast notevole, godibile e apprezzabile nel suo risultato finale. Papillon, un remake di Michael Noer  In una Parigi degli anni trenta, un uomo di nome Henri Charrière (C. Hunnan che ricordiamo per la serie “Sons of Anarchy”), ma conosciuto da tutti come Papillon per via di un tatuaggio, mentre si trattiene intimamente con la sua fidanzata Nenette (Eve Hewson, figlia di Bono, leader del gruppo musicale U2), si ritrova la polizia in camera ed in stato di arresto per un omicidio mai commesso. Davanti agli occhi della sua ragazza Papillon viene condotto via e condannato all’ergastolo e ai lavori forzati presso una colonia penale della Guyana Francese, in un penitenziario su un’isola tropicale, dove le possibilità di evadere sono pari allo zero. Papillon, durante il periodo di detenzione sull’Isola del Diavolo, non perde mai la speranza di escogitare il modo migliore per riconquistare la libertà, ad aiutarlo durante i numerosi tentativi di fuga si ritrova al suo fianco l’eccentrico Luis Dega (R. Malek, che interpreterà Freddie Mercury nel biopic di prossima uscita “Bohemian Rhapsody”), un falsario di professione che in cambio della sua protezione si adopera su come studiare il modo migliore per evadere dall’isola detentiva. Tra i due galeotti si instaura un profondo legame di autentica e inossidabile amicizia, nata da un comune senso di fratellanza e sofferenza nell’ossessiva e perseverante ricerca della libertà. Michael Noer, tra libertà e ossessione    M. Noer con il suo nuovo Papillon non esita a mettere in evidenza il crudo realismo vissuto all’interno di un penitenziario super controllato, nei suoi aspetti più drammatici, a stemperare il dramma ci sono la speranza e […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Michael Sucsy ritorna con “Ogni giorno” (Recensione)

Il 14 giugno 2018 giunge nelle sale cinematografiche a deliziare il pubblico con la sua dolcezza e sensibilità Ogni giorno, il nuovo film di Michael Sucsy. Ogni giorno, il cui titolo originale è Every Day, viene distribuito da Eagle Pictures e tratto dall’omonimo romanzo di David Levithan, con protagonista Rhiannon (Angourie Rice). Ogni giorno di Michael Sucsy . Trama Rhiannon è una teenager sedicenne che si innamora di un’anima o personalità misteriosa chiamata “A”, che ogni giorno abita un corpo diverso, sempre della stessa età, mai della stessa persona. Attratta da Rhiannon, una brava ragazza semplice e matura per la sua età, “A” si palesa a lei ogni giorno con sembianze diverse, così da rapirle il cuore grazie alla sua personalità delicata e al suo cuore gentile. Rhiannon vive con la sua famiglia, non esente da problemi, ed è fidanzata con Justin (Justice Smith), il tipico ragazzo egocentrico che presta poca attenzione al loro rapporto, non riuscendo a valorizzarlo come meriterebbe. Un giorno Rhiannon coglie una diversità nel suo ragazzo che la avvicina ancor più facendola sentire più amata del solito. Ma il giorno seguente Justin torna quello di sempre. Una situazione analoga si paleserà a Rhiannon nei giorni successivi con altri coetanei, ragazzi e ragazze, finché si troverà a dover fare i conti con una bizzarra ma straordinaria verità, che la porrà di fronte a scelte mature ed estremamente complicate. Ogni giorno. Dal romanzo al film Ogni giorno è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo fantasy sentimentale di David Levithan. Pubblicato nel 2012, entra nella classifica dei best seller nel New York Times ed elogiato per la delicatezza e l’empatia che lo caratterizzano, disegnando un ritratto deciso dell’amore che prescinde da limiti fisici ed etnici. Il film riprende fedelmente tale tematica, insistendo sul concetto dell’amore profondo e disinteressato, senza maschere e pregiudizi. Un monito ad amare le persone per chi sono e non per ciò che sono. A differenza del romanzo, Sucsy ha focalizzato il punto di vista della storia su Rhiannon e non su “A”, su questa ragazza ancora adolescente ma già alle prese con una storia complicata ed inverosimile. La bravura del regista risiede nella scelta consapevole dei protagonisti che a turno vestono i panni di “A”. Gli attori selezionati infatti sono sì giovani, ma emotivamente adulti, così da carpire l’importanza del ruolo affidato e riuscire ad interpretarlo con una grande profondità d’animo. Anche stavolta Sucsy è riuscito a toccare i cuori del pubblico, proprio come era già riuscito con La memoria del cuore nel 2012. Michael Sucsy. Polimorfismo d’intenti La determinazione di Rhiannon è il motore della straordinaria vicenda, in quanto la sua mente aperta le consente di approcciarsi alla verità, pur tra perplessità e sofferenze. Qui risiede la concezione del vero amore, pronto ad abbattere le barriere dell’ipocrisia e dell’egoismo, a trascendere i limiti estetici ed assumere il rischio di essere tacciato di promiscuità dalla comunità. Ma in realtà, proprio come il polimorfismo di “A”, anche la natura di Ogni giorno sembra un po’ ingannevole. Infatti sotto […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Macbeth Neo Film Opera: l’esordio di Daniele Campea

Macbeth si rivolge al pubblico mondiale in una nuova veste, unica nel suo genere, proponendo un’inedita simbiosi, tra cinema espressionista e lirismo teatrale. L’opera messa in scena dall’innovativo regista, sceneggiatore e compositore Daniele Campea, nel suo esordio cinematografico sembra viaggiare fuori dal tempo e dallo spazio, attraverso un bianco e nero d’autore d’altri tempi, idoneo ad esaltare le tonalità drammatiche, amplificate e scandite musicalmente dal “Requiem, Te Deum” di Giuseppe Verdi. Il nuovo Macbeth è un’opera visiva e fotografica d’autore senza precedenti per un ritorno, anzi un nuovo espressionismo d’avanguardia contemporaneo, l’opera shakespeariana rivisitata in chiave moderna, in appena 50 minuti di durata, immerge lo spettatore in una dimensione visiva e sonora sublime e totalizzante, ispirandosi nelle interpretazioni degli attori all’antica tragedia teatrale greca. Daniele Campea e il suo cinema fuori dal tempo La nuova opera cinematografica di Daniele Campea narra dell’annuncio profetico di tre streghe rivolto a Macbeth, su fatti riguardanti il suo imminente insediamento sul trono di Scozia, la rivelazione sibillina fa precipitare il futuro sovrano in uno stato di follia e solitudine che trova sfogo in una disperata e incontrollata spirale di violenza. Il film, prodotto da “Creatives” in collaborazione con “Fondazione Pescarabruzzo”, e realizzato anche grazie alla partecipazione degli allievi esordienti dell’Accademia Teatrale Arotron e dell’associazione teatrale “Il posto delle fragole”, è stato inserito tra le migliori dieci opere cinematografiche del 2016, ricevendo numerose recensioni positive, inoltre è stata accolto in modo entusiastico dal pubblico in occasione delle anteprime al Cinema Massimo di Pescara (il 7 Marzo con ingresso gratuito al pubblico) e nel corso della “63° Taormina Film Fest” (2017). La pellicola, dal budget ridotto, girata in appena otto giorni (a differenza del montaggio che ha richiesto circa 6 mesi di lavorazione) dentro una ex fabbrica in disuso presso il Comune di Popoli ed in altre location individuate all’interno del parco naturale d’Abruzzo, si avvale di atmosfere allucinanti post apocalittiche, evidenziate da chiaroscuri di interni ed esterni naturali e panoramici, in costante mutamento (come il movimento delle nuvole), quasi a preannunciare avvenimenti inevitabili e funesti. I protagonisti sottoposti ad una continua metamorfosi visiva vengono plasmati dal regista attraverso un’ottica teatrale, singolare è il ruolo di Macbeth assegnato per la prima volta ad un’attrice donna, Susanna Costaglione (proveniente dal teatro), per una performance davvero unica e ben congeniata nel proporre un personaggio inafferrabile ed androgino, tra gli altri protagonisti del cast hanno preso parte in modo determinante: l’attore e doppiatore Franco Mannella (nel ruolo di Macduff), la musicista e attrice Irida Gjergji Mero (in quello di Lady Macbeth) e il regista teatrale Claudio Di Scanio ( per il personaggio di Banquo). Daniele Campea con il suo primo mediometraggio si colloca di diritto tra alcuni mostri sacri della cinematografia come Welles, Kurosawa, Polanski, Bela, Tarr e C. Bene, raggiungendo un lungimirante traguardo professionale in prospettive future su altre opere da realizzare. Macbeth Neo Film Opera è stato distribuito nelle sale cinematografiche dal 14 Giugno 2018. Buon cinema a tutti.

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

Eroi Marvel: un viaggio nel multiverso di Stan Lee, Jack Kirby e Steve Dikto

Eroi Marvel: scopriamoli insieme   Spesso chi si accosta al mondo degli eroi Marvel lo fa attraverso il cinema in contatto con le pellicole di Kevin Feige. Certamente la Marvel Cinematic Universe in pochissimi anni ha saputo imporsi al panorama mediatico con film come Iron Man, Capitan America, Hulk o gli X-Men. La filmografia è lunga e presenta la famosa mistione storica dei vari eroi che si trovano ora nello stesso universo, ora negli stessi eventi, ora si coalizzano, combattono e si influenzano reciprocamente. Basti pensare ad Avengers: Infinity War. Le pellicole targate Marvel indubbiamente hanno una base solida dalla quale poter trarre il materiale, come la Marvel Comics. La casa editrice americana pubblica i fumetti dell’universo Marvel che inizialmente è una dimensione spazio-temporale e finzionale entro cui si svolgono le vicende degli eroi. Difatti i personaggi e gli avvenimenti in un numero possono influenzare le vicende successive, dando la possibilità ai personaggi di cambiare e di crescere. All’inizio, nel 1961 era stata stabilita la formazione di un “universo alternativo” nel quale far confluire le storie inventate da Stan Lee, Jack Kirby e Steve Dikto. Solo successivamente è avvenuta la creazione di un multiverso. Ma chi sono gli eroi Marvel e come si collegano questi universi così diversi? La “Casa delle Idee” segna tra i personaggi di punta gli X-Men, Capitan America, i Vendicatori, Iron Man, Hulk, Thor, Spider-Man e ancora i Fantastici Quattro. Eroi Marvel: i nostri preferiti Iron Man Certamente la sequenza degli eroi Marvel di spicco non può non iniziare da Iron Man. Nato da un’idea di Stan Lee, Larry Lieber e Don Heck nel 1963, Anthony “Tony” Edward Stark è un ragazzo prodigioso ammesso al MIT soltanto quindicenne. In seguito ad un incidente d’auto, nel quale i genitori morirono, avrà in eredità l’azienda di famiglia, produttrice ed esportatrice di armi. Stark durante il viaggio di ritorno dalla base militare in Afghanistan, in cui era giunto per la dimostrazione di un missile da lui creato, il Jericho, viene rapito da alcuni terroristi. In questa occasione diverse schegge metalliche, in seguito all’esplosione di una bomba, sfiorano il cuore di Stark. Per evitare il peggio, viene aiutato dal fisico Ho Yinsen, il quale realizza la sua prima armatura: la Mark I. Capitan America   Ideato da Joe Simon e Jack Kirby nel 1941, la “Sentinella della Libertà”, ossia Capitan America, è uno dei primi eroi targato Marvel. Steven “Steve” Grant Rogers, ragazzino di Brooklyn, voleva combattere durante la Seconda Guerra Mondiale. A causa del fisico gracile, non gli fu data l’idoneità per l’arruolamento. Successivamente il Dottor Erskine lo scelse per il “Progetto Rinascita”, così da essere il primo soldato per un nuovo esercito di super-soldati che avrebbe avuto un ruolo determinante per la sconfitta dei piani dell’Asse. Tuttavia il progetto non riuscì. Da qui Steve è diventato Capitan America con il suo scudo, pronto a sconfiggere l’Impero del Male. Hulk Creato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1962, Robert Bruce Banner subisce una trasformazione genetica a causa di un […]

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

The Moment, quando lo spettatore diventa il regista del film

Avete mai immaginato di guardare un film e poter modificare concretamente ciò che avviene sullo schermo? Grazie a Richard Ramchurn adesso è possibile. Si intitola The Moment ed è l’unico film che cambia in base alla reazione dello spettatore. The Moment: come funziona? Il processo avviene tramite speciali apparecchi simili ad auricolari, i NeuroSky MindWave. Una volta che il pubblico li ha indossati, questi ne rilevano l’attività cerebrale e la soglia di attenzione durante l’intera visione. I dati vengono poi trasmessi ad un software realizzato da Ramchurn che modifica trama, musica e dialoghi del film a seconda del riscontro ottenuto. Basta quindi la naturale sensazione dei presenti a trasformare completamente il filmato. In questo modo, secondo il regista, le combinazioni possibili sono circa 101 bilioni. Non a caso il lavoro di realizzazione del progetto è stato lungo e complesso: sono state girate tre volte il numero di immagini normalmente necessarie, e sei volte l’audio solitamente richiesto. La proiezione, della durata di 27 minuti, è però prevista per un numero limitato di spettatori: solo dalle sei alle otto persone infatti possono guardare il film in contemporanea. Il lungometraggio sarà presentato allo Sheffield International Documentary Festival nel mese di giugno, mentre il trailer è già stato diffuso online (clicca qui per guardarlo). Non è la prima volta che Richard Ramchurn, 39 anni, laureato all’Università di Nottingham (Regno Unito) si occupa di un progetto di questo tipo. Anzi, è ormai dal 2000 che realizza documentari e cortometraggi utilizzando l’interfaccia cervello-computer. Quello di The Moment è solo uno dei tanti esempi a dimostrazione della vera e propria rivoluzione in atto nel mondo del cinema, che si allontana sempre di più dai canoni delle pellicole tradizionali e si appresta a diventare simile ad un gioco interattivo; basti pensare ai film in 3D e 4D, ormai entrati a far parte della nostra quotidianità e adorati dal pubblico. Non basta più entrare nelle scene e viverle da comprimari, in modo sempre più realistico, come nelle proiezioni 4D o, prendere decisioni che possono influire sulle sorti dei protagonisti come nei film interattivi. Adesso, si assiste a un salto di qualità: sono le nostre onde cerebrali a dettare le regole. Tutto questo grazie alla tecnologia Brian Computer Interface e agli auricolari EEG. Nel mezzo di questo processo di continua modernizzazione non sappiamo quindi quali altre novità aspettarci, ma siamo sicuramente curiosi di provare il nuovo esperimento di The Moment.

... continua la lettura
Cinema & Serie tv

End of Justice – Nessuno è innocente, un film di Dan Gilroy (Recensione)

Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival, End of Justice – Nessuno è innocente è l’ultimo film drammatico scritto e diretto dal regista statunitense Dan Gilroy in programmazione nei nostri cinema dal 31 maggio. Roman J. Israel (Denzel Washington), fervente e appassionato attivista per i diritti civili sin dagli anni ‘70, svolge la professione di avvocato a Los Angeles presso uno studio legale nel quale si occupa di studiare i vari casi mentre il suo socio li dibatte nei tribunali. Alla morte di quest’ultimo Roman si ritrova disoccupato e, a causa delle ristrettezze economiche e gli infruttuosi risultati nella ricerca di una nuova occupazione, decide di accettare l’offerta del giovane e ambizioso collega George Pierce (Colin Farrell) di andare a lavorare per lui. Sarà a causa di uno dei nuovi incarichi affidatigli che il protagonista, difensore di un ragazzo accusato di omicidio, metterà in discussione tutto ciò in cui ha fino ad allora creduto e per cui ha duramente e instancabilmente lottato in nome di una realtà che non gli appartiene e che finirà per fagocitarlo senza nessuna pietà costringendolo a fare i conti con chi era e chi è diventato. End of Justice – Nessuno è innocente : il peso della coscienza tradita Il regista Dan Gilroy punta – a ragione e con cognizione di causa – sulla spiccata indole trasformista dell’impeccabile Denzel Washington candidato, grazie a questo ruolo, all’ultima edizione del Premio Oscar come Migliore attore protagonista – ad aggiudicarsi la statuetta è stato l’attore brittanico Gary Oldman per la sua interpretazione in L’ora più buia. Il protagonista veste i panni – ormai fuori moda non soltanto per quanto riguarda acconciatura e abiti, ma soprattutto per i modi di pensare e gli atteggiamenti – di un personaggio eccezionale: dai modi bizzarri, di una precisione maniacale, dotato di una memoria straordinaria, fervente credente nell’universale e inviolabile diritto alla giustizia. Una giustizia che deve essere garantita a tutti perché tutti devono sì pagare per i reati da loro commessi ma devono farlo dopo aver ricevuto la giusta pena. «Se non puoi cambiare la legge, sfida il sistema». Questa è la grande utopia di Roman J. Israel che, vissuto troppo a lungo dietro la scrivania tra tomi e scaffali e sempre meno nel tempo presente che è andato avanti lasciandolo indietro, perde se stesso nel momento in cui decide di voltare le spalle a tutto ciò su cui ha costruito la sua vita e la sua carriera. End of Justice – Nessuno è innocente è un film che poggia principalmente – forse in maniera eccessiva – sulla bravura dell’attore protagonista eppure, la trama, funziona perché infonde speranza in un cambiamento che, anche se tardivo, può sempre arrivare.

... continua la lettura