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Eroica Fenice

La categoria Cinema e Serie tv contiene 456 articoli

Cinema e Serie tv

Attori italiani del momento: i più importanti del panorama cinematografico

Gli attori italiani del momento sono davvero tanti; l’Italia, negli ultimi anni, sta vivendo un momento molto importante per la storia del cinema. Basti pensare a Paolo Sorrentino e subito ricordiamo la vittoria agli Oscar, o a tanti e numerosissimi personaggi che sono amati in tutto il mondo, come ad esempio Luca Guadagnino. Si tornano a produrre grandi film e tra nuove scoperte e vecchie conferme, il cinema italiano continua a ricevere premi e riconoscimenti. Ricordiamo ora alcuni dei volti che, con la giusta grinta e determinazione, sono presenti nella scena cinematografica italiana ed internazionale. Attori italiani del momento: gli interpreti più famosi Stefano Accorsi: attore under 50 con una carriera ultraventennale alle spalle, l’artista bolognese può vantare di grandi successi sia in Italia che all’estero. Vincitore di due David di Donatello, tre Nastri d’argento (di cui uno come regista), due Ciak d’oro, un Globo d’oro ed il premio per la miglior interpretazione maschile alla Mostra del Cinema di Venezia. Alessandro Borghi: vincitore nel 2019 del David di Donatello come miglior attore protagonista per l’interpretazione di Stefano Cucchi nel film di Alessio Cremonini ”Sulla mia pelle”, l’attore romano è sicuramente uno degli interpreti più richiesti degli ultimi tempi. Pierfrancesco Favino: dopo l’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico di Roma, la sua carriera è iniziata fin da subito arrivando a recitare in ben 50 pellicole e portando a casa la vittoria di due David di Donatello, tre Nastri d’argento, due Ciak d’oro ed altri numerosi riconoscimenti che lo portano ad essere uno degli attori italiani del momento più apprezzati anche per le sue interpretazioni come showman e presentatore televisivo. Elio Germano: vincitore di tre David di Donatello, un Nastro d’argento e tre Globi d’oro, inizia la sua carriera già da piccolo e collabora con i più grandi registi come Paolo Virzì, Ettore Scola, Michele Placido, Ferzan Ozpetek e Mario Martone. L’attore pluripremiato, per il ruolo di Giacomo Leopardi nel film ”Il giovane favoloso” di Mario Martone, vince – oltre al David e al Nastro d’argento – il Premio Pasinetti al miglior attore alla 71esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Carolina Crescentini: è una delle attrici più in voga negli ultimi anni; riconosciuta da tutti come ”Azzurra” di ”Notte prima degli esami”, l’interprete romana è stata coinvolta in numerosi film che l’hanno portata a raggiungere importanti riconoscimenti come il Nastro d’argento come miglior attrice non protagonista per ”Boris – Il film”. Luisa Ranieri: donna dalla grande tempra e dalla forte presenza scenica, l’attrice napoletana non solo è un grandissimo volto nel mondo del cinema, ma è anche un grande riscontro nel teatro e nella televisione. Protagonista di numerose fiction, ma anche protagonista di molti film, Luisa Ranieri è stata anche madrina del Festival del Cinema di Venezia nel 2014. Valeria Solarino: dopo aver frequentato la celebre scuola del Teatro Stabile, inizia una carriera rapidissima costellata da numerosi successi come anche il premio come miglior attrice femminile al Festival di Cannes del 2009 per l’interpretazione di Angela nel film ”Viola di mare”. Fonte […]

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E vissero: intervista ad Aldo Verde, autore del corto

Abbiamo intervistato Aldo Verde, regista, sceneggiatore e montatore di E Vissero, l’ultimo corto di 56K, selezionato al Pride Arts Festival di Chicago. E vissero è l’ultimo corto prodotto da 56K Productions, società di produzione cinematografica nata a Napoli grazie a un gruppo di amici e alla loro passione per la settima arte, presto diventata una realtà consolidata nel panorama locale e non solo. Visto in anteprima da Eroica Fenice, prima della première al Pride Arts Festival e della proiezione al Music Box Theater di Chicago il 12 ottobre, E vissero è un prodotto che, in soli dodici minuti, riesce a divertire e far riflettere con sottile e velata ironia, mai fine a sé stessa e sempre funzionale a stupire lo spettatore, sul mondo LGBT e sulle difficoltà degli attori protagonisti di essere davvero sé stessi e di relazionarsi al mondo esterno, in particolare quello familiare. Tematiche dunque universali, che però rivivono originalmente nelle parole e nei volti di Felice (Emanuele Di Simone) e Contento (Vittorio Nastri), i due attori protagonisti che nel corso dell’opera esploreranno le tematiche della libertà, del pregiudizio e della difficoltà di essere accettati dagli altri. Abbiamo incontrato il regista di E vissero, Aldo Verde, che ci ha raccontato della genesi del corto e dei progetti, futuri e non, di 56K. Il corto sarà presentato al Pride Arts Festival, uno dei festival di cinema LGBT più importanti d’oltreoceano. Da dove parte l’idea di E vissero? Personalmente ho sempre amato scrivere e raccontare storie sin dall’infanzia, dunque occuparmi di sceneggiature, potenzialmente girabili e traslabili in un prodotto cinematografico, mi è risultato esercizio estremamente spontaneo specie a partire dall’adolescenza, permettendomi in tal modo di associare le mie due più grandi passioni: la scrittura ed il cinema, per l’appunto. Come tutte le idee “serie” che si rispettino, E vissero è nato da una conversazione estremamente stupida, in una sera d’estate, al mare con gli amici; ero attratto dall’idea di approfondire un tema ed un mondo delicato, spesso trattato con superficialità dalle grandi major o quantomeno non con la dovuta attenzione. Da lì poi, dopo mesi di pre e post produzione, si è arrivati al vero e proprio processo di selezione, grazie alla piattaforma FilmFreeWay, praticamente il go to place per chi volesse affacciarsi ai festival cinematografici internazionali: si passa dalle piccole rassegne fino ai propedeutici per l’Oscar, come ad esempio il Sundance. Sia chiaro, il corto non nasce con l’ambizione di rappresentare qualcosa di “nuovo” nel panorama cinematografico odierno: quello del mondo LGBT è solo un presupposto per parlare delle difficoltà che molti più giovani della mia età vivono, ossia di accettarsi e fare quello che davvero piace, andando oltre i limiti, sia proprio che imposti dall’ambiente circostante. Guardando E vissero mi piacerebbe che la gente si chiedesse “Quanto sei aperto di mente?” o “Quanto sei disposto ad accettare la libertà degli altri?”. Dove è stato girato il corto? Guardando E vissero colpiscono i luoghi universali, molto più da teen movie americano che da prodotto locale. Principalmente ad Angri, in […]

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La verità su la dolce vita al cinema Modernissimo

La verità su La dolce vita, il docufilm dedicato al capolavoro di Fellini, è stato proiettato il 15 settembre al Modernissimo di Napoli. Nell’anno del centenario di Federico Fellini, parte da Napoli il tour nazionale di proiezioni de La verità su La dolce vita. Nelle sale del cinema Modernissimo, nonostante le numerose proiezioni causate dal Covid-19, ieri sera è stato proiettato il film documentario diretto da Giuseppe Pedersoli. Un omaggio a un maestro di cinema e all’opera che ha reso il suo nome immortale nel firmamento del cinema di ogni epoca. E non è un caso che il giro promozionale de La verità su La dolce vita parta proprio da Napoli, terra natìa di Giuseppe Amato: figura centrale dell’epoca del cinema italiano, nonché produttore del capolavoro felliniano. Il docufilm di Pedersoli, presentato in anteprima mondiale alla 77esima mostra del cinema di Venezia, si avvale, per svelare la genesi del capolavoro, di documentati inediti e di una sincera e appassionata ricostruzione. La verità su La dolce vita risale fino al 1958, anno in cui Fellini, già vincitore di due Oscar per La Strada e Le notti di Cabiria, aveva difficoltà a vedere realizzata la successiva sceneggiatura: un progetto scritto a sei mani, con Ennio Flaiano e Tullio Pinelli, intitolato per l’appunto La Dolce Vita. Il film che tutti conosciamo e mandiamo a menadito ha rischiato seriamente di non vedere mai la luce, fino all’incontro casuale con Giuseppe Amato, che dall’alto della sua esperienza trentennale riesce a fiutare le avvisaglie del capolavoro, rischiando un investimento preso praticamente in considerazione da nessuno. La dolce vita di Fellini e Amato Da qui partono le travagliate vicende del produttore napoletano, uomo molto devoto e recatosi appositamente a San Giovanni Rotondo per ottenere la benedizione di Padre Pio, in vista della produzione. La dolce vita arrivò a costare addirittura il doppio di quanto preventivato: all’epoca si trattava della produzione cinematografica italiana più ingente di sempre. Il sodalizio con Angelo Rizzoli, storico socio di Amato, si ruppe proprio durante i lavori del film, a causa della scarsa fiducia riposta dal primo nei confronti del lavoro felliniano. Inizialmente giudicato come non distribuibile nei cinema, a causa di un primordiale montaggio di quattro ore, La dolce vita fu però in grado di superare anche questi ostacoli e diventerà al contrario il film italiano più famoso nel mondo, trionfando con una Palma d’Oro a Cannes. La verità su la dolce vita, il docufilm sul capolavoro di Fellini La verità su La dolce vita ricostruisce in maniera fedele e pedissequa la genesi del film, avvalendosi al contempo sia di documenti inediti e ricostruzioni attoriali (ottima l’interpretazione di Luigi Petrucci, presente peraltro in sala al cinema Modernissimo) finissime nei particolari e nella scelta delle sequenze originali del film. Chi ha amato La dolce vita, dunque, non faticherà a riconoscere tutti i gentili e doverosi omaggi di Pedersoli al capolavoro di felliniana memoria. Il docufilm è un vero e proprio atto d’amore per il cinema, in grado di tratteggiare un ritratto a trecentosessanta gradi […]

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77esima Mostra del Cinema: ripartire a qualunque costo

Una rocambolesca, coraggiosa 77esima Mostra del Cinema di Venezia  che, nonostante il covid, ha aperto i suoi battenti, dando al cinema uno nuovo spiraglio di luce. Sì, proprio il cinema, che nei mesi scorsi ha subito un’emblematica battuta d’arresto dovuta prima all’emergenza sanitaria e poi alla chiusura estiva, è uno dei protagonisti del settembre 2020. Tratteggiando il profilo della kermesse , non si può non evitare la parola problematico , sopratutto per quanto riguarda la sfera dei premiati. Il Leone d’oro è di Chloè Zhao , regista cinese di adozione statunitense, che con il lungometraggio Nomadland si è aggiudicato il premio più importante della manifestazione cinematografica, non pochi spunti per critiche e ammonizioni; prodotto dalla Disney, ma pieno di revisione, con una trama intimistica, ma resa solida dalla forte critica verso il capitalismo, Nomadland rivela essere la storia di nomadi americani di oggi, che rifiutano consenzientemente la collettività capitalistica che vive intorno a loro, dimorando in aree disabitare.Una fotografia malinconica, dovuta alle scene con luce rossa del tramonto, già visibile dal trailer che da subito rimanda alla complessità simbolica del film e che filtra attraverso parole, forme, colori, sfumature facciali, una condizione borderline per la mentalità dell’uomo del 2020 Certo, un’opera scritta, diretta e montata da un’unica figura, su adattamento del libro di Jessica Broder, è un’arma a doppio taglio: seguire da sola un libro, convertendolo in film, spesso ha evidenziato la frastagliata struttura del lungometraggio, in cui primeggiano natura e stato d’animo, ma le condizioni di oblio e di angoscia vissute restano abbozzate sulla scena. 77esima Mostra del Cinema, gli altri premi La Coppa Volpi alla miglior interpretazione maschile è assegnata a Pierfrancesco Favino per il film PadreNostro , mentre la miglior interpretazione femminile spetta a Vanessa Kirby , per Pieces of women . Il Gran Premio della Giuria è assegnato ad un film che tocca il nichilismo e coraggiosamente porta alla riflessione: Nuevo Orden , lungometraggio dispotico di Michel Franco, il quale mostra una condizione di disagio del mondo che verrà o ricalcando i passi di ciò che è già stato . Al cinema russo, premio speciale della giuria per Cari Compagni! di Andrej Koncalovsky, sulla storia proletaria femminile, nell’era Krusciov. Leone d’Argento per la miglior regia al giapponese Kurosawa per Spy no tsuma , in cui riprende la storia militare giapponese con un rinvio al genere horror. Un’edizione che durante i primi giorni, sembrava essere riuscita a portare nelle sale buoni prodotti cinematografici, ma a conti fatti ha lasciato solo una profonda distanza tra il pubblico e le scene; Nomadland è per molti critici un film medio, che strizza l’occhio al buonismo di voler raccontare i pregi di una vita nomade, piuttosto che comprendere le cause che spingono la protagonista ad una scelta così radicale. A fare le spese e uscire lesa dalla kermesse è l’Italia, con un Favino premiato per un personaggio secondario di un film non riuscito. Ad illuminare il Red Carpet, la madrina della Mostra del Cinema Anna Foglietta, che si fa portavoce di […]

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Il primo anno di Thomas Liliti. Recensione

Recensione de Il primo anno, il nuovo film diretto dal regista francese Thomas Liliti che vede protagonista il mondo della medicina. Nonostante punti di partenza così differenti, i due ragazzi scelgono di unirsi e di fare squadra in modo da memorizzare più concetti di medicina, affinché possano accedere alla facoltà. Il primo anno, l’occhio di Thomas Liliti Il regista però non manca di mettere in discussione il sistema universitario della facoltà di Medicina, dove la competizione diventa ipercompetizione e i futuri medici perdono l’empatia che dovrebbe appartenere alla loro professione. Dall’altro lato mette in luce l’amicizia che coopera in una situazione difficile, ma che può sfociare in una sorta di invidia a seconda di come viene vissuto il percorso universitario. Conclusioni finali

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Una sirena a Parigi. Trasposizione cinematografica del romanzo di Mathias Malzieu

Finalmente, dopo il lungo e buio lockdown, le sale cinematografiche riaprono le porte, donando la possibilità di riassaporare il gusto del buon cinema, nazionale e internazionale. E il 20 agosto 2020 l’occasione è ghiotta per gli amanti dell’amore, dell’incanto e della fantasia, con l’uscita nelle sale di Una sirena a Parigi. Si tratta dell’adattamento dell’omonimo romanzo di Mathias Malzieu, che si cala nei panni di regista, già scrittore e musicista. Malzieu è infatti la voce dei Dyonisos, gruppo rock originario di Valence, noto per il “fantastico” che alimenta i suoi brani. E la fantasia, unita all’incanto e alla sorpresa, anima l’incredibile storia d’amore protagonista della pellicola. Un amore capace di superare limiti e disillusione. Distribuito da Vision Distribution e Cloud 9, Una sirena a Parigi (Une sirène à Paris) si presenta come una sorta di favola romantica, ispirandosi però ad un grave evento che colpì Parigi nel 2016: la grande alluvione, che fece riversare i pesci sulle rive della Senna e disperse persone. Una sirena a Parigi. Trama La capitale francese fa da sfondo, con una forte tempesta che si abbatte sulla città, inondando le strade che divengono malinconiche e buie. In questa cornice romantica e uggiosa si inserisce la straordinaria vicenda d’amore tra il musicista Gaspard Snow (Nicolas Duvauchelle) e la dolce sirena Lula (Marilyn Lima). Gaspard è un cantante rock sentimentale che si esibisce nello strepitoso cabaret-cafè parigino sito su una chiatta, il Flowerburger. Simbolo di un mondo incantato, eccentrico e romantico, in cui il sogno, la sorpresa e la libertà d’espressione costituiscono il biglietto da visita e la molla ad una speranza che fuori di lì sembra ormai appassita. Nel cuore del giovane affascinante e tormentato alberga il gelo della disillusione, conseguenza di amori delusi e naufragati. Gaspard vive tra arte e abitudini, lottando per salvare l’amato locale dal fallimento e tenere vivo il ricordo della madre defunta, anima e ispiratrice di quella culla di musica, passione e libertà. In una notte come tante, uscendo dal locale, viene attratto da un incantevole canto, e seguendolo si imbatte in una sirena, Lula, arenatasi lungo la Senna, ferita e impaurita. Decide così di portarla a casa, sistemandola nella sua vasca da bagno, medicandola e prendendosene cura. Lula si sorprende del mancato effetto che ha su Gaspard, spiegandogli come gli uomini, udendo la sua voce, ne vengano travolti e trafitti, senza scampo, innamorandosi perdutamente. Ma Gaspard sembra essere immune all’amore, avendo chiuso il suo cuore, divenuto gelido come la neve che costituisce il suo cognome. Eppure l’amore riesce a porre limiti all’impossibile, abbattendo barriere e convinzioni fortificate, rendendo vulnerabili anche i cuori più duri.  Amore impossibile tra incanto e sorpresa «I sorprenditori sono quelli la cui immaginazione è così potente da renderli capaci di cambiare il mondo». È questa l’anima del Flowerburger, il locale in cui Gaspard si esibisce e trova possibilità d’esprimere in qualche modo un amore dilaniato, attraverso l’arte, la musica e la forza della speranza. E l’amore è il più grande, potente e stravagante dei sorprenditori. Giunge […]

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Tenet, il ritorno al cinema di Christopher Nolan

Tenet di Christopher Nolan è al cinema La premessa, nell’analizzare e recensire un prodotto tanto atteso quanto Tenet, è di quelle doverose, ma al contempo necessarie: quanto ci è mancato andare al cinema. Il buio della sala, il profumo dei popcorn e il disturbo dei telefoni erano tutte emozioni che stavamo pian piano rimuovendo dal nostro catalogo sensoriale, e serviva l’uscita di Tenet a ricordare a tutti noi quanto sia profondo ed ancestrale il nostro amore per la settima arte. Tralasciando i grandi blockbuster, Christopher Nolan è ormai rientrato in quel ristrettissimo giro di autori e registi la cui uscita al cinema è diventata un’attesa spasmodica, richiamando file di appassionati che magari non rientrano neanche strettamente nella sua pur nutrita fan base. In questo, può essere paragonato probabilmente solo ad un altro grande del cinema dei nostri giorni, mr Quentin Tarantino. Tenet è uscito così al cinema, dopo mesi di rinvio a causa dell’epidemia di Covid-19. La pellicola è dunque uscita con una richiesta praticamente ulteriore rispetto a quella di soddisfare gli appetiti di un pubblico, come si è visto, estremamente vasto: a Tenet si chiedeva praticamente di salvare il cinema. Una richiesta non di poco conto, quella di salvare uno spazio sempre più a rischio e schiacciato dai grandi servizi in streaming. Netflix e Amazon hanno infatti, se possibile, aumentato ancora di più i loro fatturati durante l’epidemia e sono diventati a tutti gli effetti i grandi mattatori del cinema mondiale. I prodotti più interessanti, più visti e più remunerati passano infatti tramite loro e c’è chi dice che la sala, così come la conosciamo, è destinata praticamente a scomparire. Immaginare però di vedere un prodotto come Tenet su un piccolo schermo di un cellulare o perlomeno di un computer è un esercizio che però appare quantomeno faticoso. Sicuramente uno spreco, vista l’impegno certosino, dal punto di vista tecnico e visivo, che come sempre Nolan ha messo nelle sue opere. Il film, costato oltre duecento milioni di dollari, è più che mai un’impresa orgiastica del regista britannico, che si diverte a trasporre sul grande schermo quella che a tutti gli effetti è una storia di spionaggio, arricchita dai soliti trip mentali assurdi a cui ci ha abituati. In primis, il Tempo, elemento chiave della cinematografia nolaniana: si pensi a Memento, Inception e Interstellar. Nolan vuole salvare il cinema Il cinema di Nolan si conferma però un cinema che, privato di tutte le sue sovrastrutture tecniche dal sicuro impatto, è difatti semplice e scarno nelle sue fattispecie principali. Un cinema che non parla mai per immagini, che anzi è tenuto a mostrare per filo e per segno quello che accade, non designando accurate spiegazioni scientifiche che farebbero girare la testa ad un laureato in fisica. Un cinema intelligente e che per l’appunto ci tiene a far sentire intelligente lo spettatore, che dopo la visione, più che di aver assistito ad un prodotto cinematografico, ha la sensazione di aver assistito ad una trattazione scientifica. Dal punto di vista dei contenuti la […]

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Film da vedere in famiglia: la nostra selezione

Quali sono i film da vedere in famiglia? Ci sono film che mettono d’accordo proprio tutti, dai più grandi a più piccini. I film per la famiglia, quel nucleo che rappresenta il più grande ammortizzatore e microcosmo posto alla base dell’odierna concezione di società. Quei film che praticamente rappresentano un passaggio di crescita obbligato, senza il quale non si può veramente dire di essere entrati nell’età adulta. Si passa dalle commedie più esilaranti alle grandi opere d’animazione, passando per l’azione e l’avventura: ce n’è, insomma, davvero per tutti i gusti e tutte le salse. Non resta che preparare i popcorn e mettersi comodi sul divano, che la magia del cinema, con il suo carico di emozioni che non distingue fra le diverse età, è pronta ad aspettare. 5 film da vedere in famiglia Ritorno al futuro Evergreen del cinema d’animazione made in USA, Ritorno al futuro è una pietra miliare di tanti generi e sottogeneri che hanno fatto la storia della settima d’arte. Una pellicola che, grazie alla sapiente mano di Robert Zemeckis, è stata infatti in grado di spaziare con facilità dal registro comico a quello fantascientifico. E d’altronde, alzi la mano chi non abbia mai visto le vicende di Marty McFly e compagni comodamente seduto sul divano di casa. Il tema del viaggio del tempo, così frequente nel cinema degli ultimi anni (vedasi l’ultimissimo TENET) viene qui trattato con divertimento ed ironia, con una leggerezza mai comunque frivola a sé stessa e che ha reso il film così celebre a distanza di così tanti anni. D’altronde, viviamo in un’epoca in cui le sfumature tra generazioni si perdono, genitori e figli condividono molti più gusti cinematografici e musicali rispetto al passato: quale modo migliore di unire una tranquilla famigliola se non con un’immancabile visione di Ritorno al futuro? Jumanjii In una classifica del genere, non poteva mancare un film che prevedesse l’interpretazione di Robin Williams. Quando si pensa ad un film per famiglia, che possa divertire e commuovere, unendo generazioni anche distanti tra di loro, si fatica a trovare un attore più versatile del compianto americano. Da L’uomo bicentenario, passando per Mrs Doubtifre, si perdono infatti le pellicole e le opere che potevano rientrare in questo restrittissimo elenco. Jumanjii è una metastoria, un gioco nel gioco, che a distanza di più di vent’anni non smette di incantare ed appassionare: si vedano ad esempio i recenti remake che si avvalgono anche della presenza, fra gli altri, di “The Rock”, Dwayne Johnson. Una notte al museo Quello che si diceva del film precedente, vale anche per Una notte al Museo. Robin Williams, nei panni del presidente Roosevelt, è presente anche in quest’amatissima pellicola per grandi e piccoli. Ben Stiller è il guardiano notturno del museo di storia naturale di New York: un incarico come tanti, se non fosse che, di notte, tutte le statue e le figure di cera presenti nel museo prendono letteralmente vita. E così partono le bizzarre avventure al centro del film, in cui è possibile vedere dialogare […]

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Gli 8 attori italiani più famosi: da Benigni a Castellitto

Gli 8 attori italiani più famosi: scopriamoli. Nel panorama cinematografico per anni sono stati protagonisti di pellicole italiane davvero celebri in tutto il mondo i seguenti attori: Roberto Benigni, Raoul Bova, Michele Placido, Pierfrancesco Favino, Adriano Giannini, Sergio Castellitto, Carlo Verdone e Claudio Amendola. Grandi interpreti del cinema italiano, sono stati apprezzati sia nel genere comico, tragicomico che nel genere drammatico per la loro maestria nell’immedesimarsi perfettamente nel personaggio da interpretare e per la loro espressività e mimica facciale. Sguardi penetranti nelle scene drammatiche e sorriso aperto ed accattivante nelle scene comiche, questi attori hanno reso giustizia al lavoro svolto dai registi. Roberto Benigni è uno degli attori più complessi degli ultimi 30 anni. Interpreta ruoli che hanno un forte valore morale. Un attore capace di ribaltare le regole e di provocare choc che emozionano e fanno riflettere non solo nei suoi film, ma anche nei suoi monologhi. Il climax della sua carriera di attore è rappresentato dal film “La vita è bella“ diretto dallo stesso Roberto Benigni. Egli interpreta l’intenso e drammatico ruolo di Guido di origini ebraiche che insieme alla moglie Dora (Nicoletta Braschi) formano la loro famiglia che culmina con la nascita del figlio Giosué. La storia giunge al 1944, anni teatro della persecuzione razziale contro gli ebrei. Essa viene descritta con drammaticità mista ad una dose di sdrammatizzazione per il figlio Giosué, costretto a vivere anche lui bambino nei campi di concentramento. L’orrore della morte, l’astuzia del padre Guido e l’incredulità del bambino si fondono per tutta la durata del film, creando un capolavoro cinematografico che ha commosso milioni di spettatori del grande schermo. Roberto Benigni ha vinto 3 premi Oscar: migliore attore protagonista, miglior film straniero e miglior colonna sonora. Raoul Bova, attore famoso da oltre 20 anni, nel 2003 viene scelto dal regista Ferzan Ozpetek nella Finestra di fronte, un film drammatico sentimentale che Raoul Bova ha interpretato con grande profondità. Nel 2004 recita nel film di fantascienza Alien vs Predator. Successivamente si dedica ad interpretare il ruolo protagonista di “Scusa ma ti chiamo amore” e “Scusa ma ti voglio sposare“, due commedie romantiche. Raoul Bova, attore molto versatile, si alterna tra scene di calibro profondo e scene allegre e leggere. Non bisogna dimenticare il film Io, l’altro (2007), del quale è anche produttore e che racconta l’incontro-scontro fra un siciliano ed un esiliato tunisino e Sbirri (2009), un film drammatico d’azione che racconta il difficile rapporto tra giovani e droga, incrociando elementi reali alla finzione cinematografica. Nel 2015 Raoul Bova lavora con il regista Michele Placido nel film drammatico “La Scelta“. Michele Placido, attore e regista da oltre 30 anni, ha debuttato con “Pummarò” un film drammatico sul problema degli extra-comunitari presentato al Festival di Cannes. Ha diretto la regia del film “Le amiche del cuore” (1992) ed il film “Un eroe borghese” (1995) il cui tema principale è la storia reale dell’avvocato Giorgio Ambrosoli. Questo film ha permesso a Michele Placido di vincere un David speciale come miglior produttore. Attore e regista di […]

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Black Robot Entertainment: una nuova casa di produzione cinematografica

Intervista a Stefano Labbia, fondatore di Black Robot Entertainment. In questo momento storico è cambiato notevolmente il modo di fruire dei prodotti cinematografici. Il moltiplicarsi delle piattaforme di streaming, dell’utilizzo casalingo dei mezzi di diffusione, ha fatto sì che ancora di più i produttori cercassero nuovi modi per venire incontro ai gusti della platea. C’è anche chi decide di investire: è il caso di Black Robot Entertainment, casa di produzione nata nel febbraio 2019 dalla mente di alcuni giovani appassionati e studiosi della materia cinematografica. Di ispirazione internazionale, mira appunto ad incontrare i gusti della platea, utilizzando le nuove forme dell’arte cinematografica messe a disposizione grazie alla tecnologia. Abbiamo intervistato Stefano Labbia, fondatore di Black Robot Entertainment, che ci ha raccontato la genesi, il presente e qualche anticipazione sul futuro di questa giovane casa di produzione cinetelevisiva. Ciao! Siamo molto felici di ospitare in Eroica Fenice la presentazione di una neonata casa di produzione. Chi siete voi, ideatori del progetto? Presentatevi liberamente, diamo un volto alle persone. Innanzitutto grazie per la possibilità che ci date! Sono Stefano Labbia, fondatore di Black Robot Entertainment, casa di produzione cinetelevisiva inglese aperta nel Febbraio 2019. Ho sempre scritto e amato il mondo del cinema. Mi sono ritrovato dunque, dopo un percorso artistico che mi ha visto scrivere a 360° (da raccolte di poesie a romanzi, da graphic novel a sceneggiature), con l’esigenza di mettere in scena ciò che scrivevo basandomi sulla vita vera, sul mio vissuto e su quello che vedo attorno a me. Com’è nata l’idea di una casa di produzione cinematografica? Ci sono studi ad hoc alle spalle? L’idea è nata soprattutto per dare spazio a giovani e meno giovani che hanno qualcosa da dire e da dare. Purtroppo specialmente in Italia il mondo della cultura è fermo da tempo. Sussistono nell’ambiente dei meccanismi difficili da scardinare e credo che non ci sia nemmeno tanta voglia di farlo. Nel caso specifico della nona arte, ovvero, non credo ci sia voglia di narrare storie diverse dal solito. Ciò che mi disse un produttore italiano molto famoso mi è rimasto impresso nel cuore e nella mente: “i prodotti che vogliamo devono essere originali ma aderenti a certi standard.”. Un ossimoro insomma… Io sono sempre stato un lettore accanito e uno spettatore curioso: Ho letto le sceneggiature originali dei classici americani, Oscar inclusi. Ho studiato (corsi, webinar con importanti Università inglesi). Ho assorbito la tecnica del “narrare attraverso le immagini” da ogni film che ho visto – e ne ho visti tanti… Ma credo che ci sia sempre da imparare. Da tutti. Fino alla fine. Abbiamo visto che state lavorando già su alcuni progetti. Che taglio avranno? Più che sui generi, ci siamo focalizzati e concentrati sui nostri spettatori. Il nostro spettatore medio ha tra i 18 e i 40 anni. Ama le serie TV, i film e i documentari. Ma soprattutto ama farsi domande. Purtroppo non è un periodo semplice quello che stiamo affrontando, come pensate si evolverà il vostro lavoro? Sicuramente si […]

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