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Better Call Saul: gli ingredienti per una serie perfetta

Better Call Saul

Si è conclusa ad agosto 2022 l’ultima stagione di Better Call Saul, serie spin-off della celebre Breaking Bad, ideata dalle menti geniali di Vince Gilligan e Peter Gould.
Realizzare uno spin-off di un’opera considerata, dal pubblico e dalla critica, tra le serie televisive migliori e più influenti degli ultimi 20 anni (se non, addirittura, di tutti i tempi), non era certo un’impresa facile: Better Call Saul nasce nel 2015, portando con sé il peso di dover essere all’altezza dell’acclamatissima serie madre, con aspettative altissime ed una certa diffidenza da parte dei telespettatori.
A distanza di nove anni si può affermare con certezza che queste aspettative non sono state deluse: Better Call Saul è stata in grado di mostrare ulteriori sfaccettature di un universo che sembrava essere già assolutamente perfetto. La serie incentrata sul personaggio di  Jimmy McGill/Saul Goodman si distacca dallo status di spin-off e assume una vita propria, eppure i due capolavori di Gilligan si intersecano continuamente, finendo per completarsi a vicenda.

Ma cosa ha fatto sì che Better Call Saul venisse così acclamata, arrivando ad essere definita addirittura superiore alla serie madre?

Andiamo a vedere alcuni punti di forza di questa serie.

Attenzione: da qui in poi, l’articolo contiene spoiler!

Uno dei punti di forza di questa serie risiede indubbiamente nel carisma dei suoi personaggi. Se Breaking Bad, pur mettendo in scena diversi personaggi interessanti, risulta essere particolarmente focalizzata sulla mente brillante e perversa del professore di chimica Walter White (interpretato da un incredibile Bryan Cranston), la narrazione di Better Call Saul appare, invece, più corale.
Conosciamo anzitutto Jimmy McGill (Bob Odenkirk), un uomo che, inizialmente, sembra avere poco in comune con lo scaltro avvocato senza scrupoli visto in Breaking Bad: l’evoluzione di Jimmy in Saul Goodman avviene tramite un lento percorso, sapientemente esplorato nel corso delle sette stagioni che compongono la serie; e camminando lungo questo percorso si impara a conoscere Jimmy/Saul in ogni sua sfaccettatura, ottenendo, alla fine, il quadro di un uomo infinitamente umano, con le sue debolezze, con problematiche e sentimenti in cui allo spettatore non risulta, poi, così difficile identificarsi. Un uomo ben lontano dall’aurea di invincibilità che tanto ci ha affascinati nella figura di Heisemberg.

Assieme a Jimmy/Saul, protagonista indiscussa della serie è l’avvocato Kim Wexler (Rhea Seehorn). È attraverso il rapporto con Kim che l’anima di Jimmy McGill muore, lasciando il posto allo spregiudicato Saul Goodman, ma è sempre grazie al rapporto con Kim che Saul, alla fine di tutto, riesce a ritrovare l’umano Jimmy dentro di sé, a trovare il suo modo per redimersi. E lo stesso percorso di discesa nell’oscurità, dopo aver inseguito per anni il sogno di un futuro radioso, per poi giungere, infine, al bisogno di una redenzione, viene seguito dalla stessa Kim, che risulta essere probabilmente uno dei personaggi femminili meglio costruiti del piccolo schermo.
Vengono, poi, approfonditi personaggi già conosciuti nella serie madre: Gus Fring (Giancarlo Esposito), Hector Salamanca (Mark Margolis); soprattutto, ritorna Jonathan Banks nei panni di Mike Ehrmantraut, le cui vicende si intrecciano e si alternano a quelle di Jimmy/Saul, facendoci entrare nella sua storia e mostrandoci nuove sfumature di questo controverso personaggio – e facendo sì che questo venga apprezzato anche da chi non lo ha amato particolarmente durante la visione di Breaking Bad

Vengono presentati, infine, personaggi inediti: Charles “Chuck” McGill (Michael McKean), fratello di Jimmy e brillante avvocato, il confronto con il quale è fondamentale per comprendere la psiche del protagonista, fortemente condizionato dal senso di inferiorità che Chuck ha scaturito in lui; Lalo Salamanca (Tony Dalton), antagonista fortemente carismatico che regge perfettamente il confronto con l’inarrivabile Gus Fring; Howard Hamlin (Patrick Fabian), socio di Chuck McGill e probabilmente personaggio più umano e fragile all’interno della narrazione; Nacho Varga (Michael Mando), giovane inizialmente al servizio della famiglia Salamanca, la cui storia si rivelerà essere un tassello fondamentale per gli sviluppi delle vicende inerenti ad essi, che vengono narrate in Breaking Bad.

Ad arricchire il fascino di questi personaggi si unisce un’interpretazione magistrale da parte degli attori, in particolar modo Bob Odenkirk e Rhea Seehorn, e al tutto si uniscono un’eccellente scrittura e un utilizzo magistrale della fotografia: ogni fotogramma della serie, preso singolarmente, sembrerebbe essere un quadro, studiato nei minimi dettagli.

Insomma, Better Call Saul chiude egregiamente il cerchio, mostrando una visione completa e impeccabile dell’universo di Breaking Bad.
Resta, purtroppo, l’amarezza provocata da un’incomprensibile mancanza di riconoscimenti agli Emmy Awards 2022. Ma probabilmente l’essere acclamata dal pubblico come una delle migliori serie televisive di sempre, addirittura definita talvolta superiore alla serie madre, rappresenta un risultato più soddisfacente di qualsiasi statuetta.

Fonte immagine in evidenza: Teleseries.com

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A proposito di Paola Cannatà

Studentessa magistrale presso l'Università degli studi di Napoli "L'Orientale". Le mie più grandi passioni sono i peluche e i film d'animazione Disney, ma adoro anche cinema, serie TV e anime (soprattutto di genere sci-fi), i videogiochi e il buon cibo.

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