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La mia vita a Garden State | Recensione

La mia vita a Garden State è il film che ha lanciato l’attore statunitense Zach Braff, protagonista del TV medical drama Scrubs – medici ai primi ferri, nel mondo della regia.
La pellicola, presentata come punta di diamante al Sundance film festival del 2004, nonostante il modesto budget di soli 2.5 milioni di dollari, vanta un cast d’eccellenza con Braff nel ruolo del protagonista, Andrew, Natalie Portman nel ruolo dell’affascinante Sam, John Peter Sarsgaard nel ruolo di Mark e Ian Holm nel ruolo di Gideon Largeman, il padre del protagonista.

La mia vita a Garden State segue la vita del giovane attore Andrew Largeman, anche conosciuto come Large, trasferitosi a Los Angeles dal New Jersey in cerca di fortuna. In seguito alla morte della madre, però, torna nel suo stato natale per partecipare al funerale, dopo 9 anni lontano da casa.
È proprio nel luogo in cui è cresciuto che sarà costretto a fare i conti con il burbero padre, i vecchi amici, gli schemi e le abitudini ormai abbandonati da anni e una nuova conoscenza: Sam, una bugiarda patologica che ha il potenziale per stravolgere totalmente la sua grigia e monotona esistenza.

La mia vita a Garden State è l’opera seminale di Zach Braff; temi come la depressione, quanto possa essere complicato vivere, le atmosfere agrodolci e la musica indie, saranno ingredienti presenti anche nelle sue prossime produzioni. È un film quasi autobiografico ed è stata per molti la prima occasione di entrare nella mente del vero Zach Braff.
I fan di Scrubs, abituati a vederlo nei panni del goffo J.D., spensierato e solare, sono stati sorpresi dai picchi di profondità e complessità toccati nella pellicola, sia nella scrittura che nella sua interpretazione.
Come in tutte le altre pellicole che ha diretto, Braff attinge da momenti personali del suo vissuto, utilizzando il media cinematografico anche come valvola di sfogo per le sue frustrazioni e paturnie, il dolore e l’insoddisfazione. 

All’epoca della sua uscita, La mia vita a Garden State riuscì a conquistare il giudizio positivo di numerose persone, soprattutto i teenager, e venne considerato da molti come Il Laureato (film cult del 1967) della sua generazione. 
Zach Braff rispose a questo paragone dicendo che “ogni volta che si prova a fare un film riguardo una persona nei suoi venti anni che cerca di trovare il suo posto nel mondo, si finisce inevitabilmente per diventare l’emblema di una larga fetta di persone che riversano i loro sogni e le proprie aspettative in quel personaggio”.  
Inizialmente, il team di produzione aveva avanzato la proposta di contattare grossi nomi di Hollywood, nonostante il budget non stellare, per poi rivalutare questa decisione. 
Zach decise di inviare comunque a Natalie Portman e Ian Holm il copione; una scelta che si dimostrò vincente, dato che entrambi trovarono talmente interessante l’idea proposta dal regista che decisero di partecipare attivamente alla realizzazione de La mia vita a Garden State. 

Questo film è il primo vero e proprio spioncino all’interno dell’intricata personalità di Zach Braff, un’artista a tuttotondo che continua a sorprendere il grande pubblico con le sue magnifiche produzioni, tra cui il suo ultimo film A Good Person, con le stellari performance di Florence Pugh e Morgan Freeman.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

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A proposito di Christian Landolfi

Studente al III anno di Lingue e Culture Comparate (inglese e giapponese) presso "L'Orientale" di Napoli e al I anno di magistrale in Chitarra Jazz presso il Conservatorio "Martucci" di Salerno. Mi nutro di cultura orientale in tutte le sue forme sin da quando ero piccino e, grazie alla mia passione per i viaggi, ho visitato numerose volte Thailandia e Giappone, oltre a una bella fetta di Europa e la totalità del Regno Unito. "Mangia, vivi, viaggia!"

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