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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 1195 articoli

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Un tè a Chaverton House, recensione del romanzo

È uscito per Garzanti Un tè a Chaverton House, il nuovo romanzo “highly British” di Alessia Gazzola: una storia romantica sospesa nel tempo – dal Novecento ad oggi – e nello spazio, tra la Sicilia del dopoguerra e l’Inghilterra dei giorni nostri, Brexit inclusa. «Un angolino dello splendore di un villaggio della campagna inglese: è tutto ciò che si possa desiderare in questa nostra vita»: è con una citazione scelta ad hoc dal romanzo di Gill Hornby “Miss Austen: A Novel of the Austen Sisters” (in italiano edito da Neri Pozza, 2020) che si apre la nuova deliziosa avventura di Alessia Gazzola, “Un tè a Chaverton House”, pubblicato da Garzanti. La scrittrice messinese, autrice de L’allieva – alle cui vicende di Alice Allevi ha dato volto televisivo Alessandra Mastronardi -, torna alla ribalta con una vicenda in perfetto stile british con magiche e sognanti atmosfere à-la-Downton Abbey. Un tè a Chaverton House, trama Angelica Bentivegna è una ventisettenne milanese con una passione a tutto tondo per l’inglese. Il suo essere buffa, carina ed intrinsecamente adorabile ne fa una perfetta eroina gazzoliana. Lasciata dal fidanzato Davide, licenziata dalla panetteria in cui lavora e dove sforna golosi cornetti, si appassiona ad una storia di famiglia raccontatale da un’iconica prozia Edvige, docente di filosofia in pensione che vive da sola col suo gatto Parmenide e si interroga sulla misteriosa scomparsa del padre. Un romanzo ideale da leggere in un pomeriggio in lockdown con un plaid sulle gambe ed una tazza fumante di british tea. Recensione Si chiamava Angelo il padre di Edvige, il bisnonno di Angelica alla ricerca del quale comincia un’avventura effervescente che, dalle grigie nebbie di Milano, trasporta direttamente nelle campagne inglesi del Dorset più autentico. Angelo fu catturato dagli inglesi e dichiarato morto in guerra. Lasciò moglie e figlie tra Palermo e Mondello, che lasciarono poi in favore di Milano. Che fine fece Angelo? Quale verità scoprì sua moglie, tanto ingombrante da non volerla condividere con le sue stesse figlie? Angelica prende a cuore la questione che, pur a distanza di decenni, ancora continua ad inquietare la prozia filosofa. Ed è così che l’impianto narrativo si snoda in un doppio binario: il passato ormai stanco e lontano in Italia, più che remoto nel dopoguerra siciliano, altrettanto cristallizzato a Milano, ed un presente che da quella staticità vuole affrancarsi, e lo fa cercando un nuovo dinamismo all’estero, in Inghilterra, seguendo la lingua tanto amata e le tracce dell’avo perduto in terra straniera. La terra stessa assume un significato filosofico, essendo – da un lato – l’occupazione del bisnonno Angelo, contadino a Chaverton House a fedele servizio del Lord della tenuta, e dall’altro l’humus stesso dell’esistenza di Angelica, che in quell’antenato sente evocare il suo stesso nome e fremere una voglia irredimibile di dare una scossa, una direzione “altra” alla sua grama vita. «Tutti hanno tra le proprie conoscenze qualcuno che è uscito dagli schemi, che hai preso per pazzo perché con niente in mano è partito per la Nuova Zelanda e ci […]

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Prontuario per candidato sindaco di Enrico Parolisi

Prontuario per candidato sindaco. 99 frasi ad effetto per la tua campagna elettorale a Napoli, sempre pronte all’uso per ogni occasione è un testo sui generis (come confermato dal prefatore Nico Falco che lo definisce un «non-libro») scritto da Enrico Parolisi, edito da Edizioni MEA. Prontuario per candidato sindaco: il testo Prontuario per candidato sindaco. 99 frasi ad effetto per la tua campagna elettorale a Napoli, sempre pronte all’uso per ogni occasione si presenta come un libro particolare, a tratti vuoto e in ciò trova il suo senso (che è, nei fatti, un non senso): un libro che esiste nel suo contrario e che mette in luce le ombre e l’arido nulla di certe inique pratiche da politicante. Enrico Parolisi con frasi secche e asciutte prende di mira tutto ciò e scrive di un tema ormai tanto abusato da chi, nei fatti, nulla ne sa né ha intenzione di sapere (se non per mettere le mani sulle ricchezze potenziali): Napoli. La tipica ironia partenopea e la tipica dote della concretezza, del guardare in faccia alla realtà del vero napoletano – tanto lontane dal vizio di chi si nasconde dietro un dito – e la cronaca eloquente sono sotto gli occhi di tutti, non più solo degli studiosi e degli storici – con la brutta abitudine di offendere gli altri (nonostante i propri scheletri, le tante – troppe – mancanze). Parolisi scrive di candidati sindaci a Napoli (o sedicenti tali se si interpreta oltre lo strato più superficiale delle parole e delle intenzioni), ma se sostituiamo le precompilate e trite parole propagandistiche al di là della città partenopea, ecco che si può scrivere un prontuario per politicanti settentrionali, ad esempio. Il messaggio che vuol dare il giornalista è: svuotiamoci tutti del vuoto, ma non come parola estemporanea, piuttosto come filosofia di vita al fine di uscire da un abbrutimento della politica che è principalmente abbrutimento dell’uomo e del cittadino. Ferale appare la sferzata data da questa lapidaria frase di Nico Falco, apposta in calce, come post scriptum, alla prefazione di questo Prontuario per candidato sindaco: «sul centinaio di frasi citate ce ne sono un paio che non sono state realmente usate per la propaganda. E la parte più brutta di questa storia è che sono impossibili da distinguere dalle altre». Sono molte, troppe (per certi versi), come si è detto, le frasi propagandistiche elencate da Enrico Parolisi e scandite in un susseguirsi di pagine alterne, una scritta e una bianca in cui non si sa se più vuote e inutili sono quelle riempiete a inchiostro stampato o quelle lasciate bianche e tolte alla vita arboricola: in questo il senso profondo di questo «non-libro». Ne elenca tante e qui in maniera esemplare ne cito una, fra le tante: «Abbiamo fatto tanto, ma non basta»; io aggiungo: che sia stato fatto tanto ho i miei dubbi, che non basta è sicuro. Enrico Parolisi: l’autore del testo Enrico Parolisi è giornalista specializzato in comunicazione con i media e strategie digitali integrate. Nella sua carriera, […]

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Mai guardarsi indietro, un libro di Margaret Storm Jameson

“Mai guardarsi indietro” è un romanzo della giornalista e scrittrice inglese Margaret Storm Jameson. Pubblicato per la prima volta nel 1936 a Londra, è l’ultimo capitolo – dopo “Company Parade” e “Amore a prima vista” – della trilogia “Lo specchio del Buio”, la saga manifesto dell’emancipazione femminile, oggi più attuale che mai. La protagonista del romanzo è Hervey Russell – già presente in altri tre libri dell’autrice inglese scomparsa nel 1986 -, una donna coraggiosa, fiera e indipendente, con un carattere forte e deciso, che porta avanti con passione le sue battaglie; le stesse che, quasi un secolo dopo, si trovano ancora ad affrontare le donne del Terzo Millennio. Un romanzo che risulta estremamente attuale e per questo la casa editrice Fazi ha voluto pubblicarlo a marzo 2021 (per la prima volta in Italia), inserendolo nella collana “Le strade”. Il titolo originale è “None Turn Back”, la traduzione in italiano è a cura di Velia Februari. La trama del romanzo di Margaret Storm Jameson Siamo nel 1926, è maggio e a Londra si respira un’aria di cambiamento e speranza, ma anche di grande instabilità. Hervey Russell, 32 anni, insieme al secondo marito, Nicholas Roxby, sposato da poco, e al loro figlio Richard, si è trasferita fuori città. Il dolore all’addome che la perseguita da otto anni è sintomo di un tumore all’utero e presto dovrà essere operata. Nonostante non riesca ad essere completamente serena, Hervey non si dà per vinta e continua a vivere con passione, portando avanti le sue battaglie. Riesce ad ottenere la possibilità di un buon lavoro per suo marito, caduto in rovina, persuadendo il signor Marcel Cohen, proprietario di un importante negozio di antiquariato, ad affidargli la gestione dell’attività. Inoltre, vede concretizzarsi i progetti che ha portato avanti assieme al comitato per lo sciopero generale. Ben presto le strade di Londra vengono invase da uomini e donne di qualsiasi orientamento politico ed estrazione sociale che manifestano per chiedere a gran voce quelle riforme democratiche necessarie per la moderna nazione inglese. Dovrebbe essere soddisfatta per gli obiettivi raggiunti, ma la data dell’operazione si avvicina e dubbi e paure iniziano ad assalirla. Intanto, il clima di tensione sociale si fa sempre più forte. In piazza scendono proprio tutti: comunisti e fascisti, operai e piccoli proprietari, suffragette ed esponenti dei movimenti per i diritti civili. Tuttavia, quella fiumana di persone che chiede riforme dovrà scontrarsi con chi vuole mantenere lo status quo, chi ha denaro e potere e se ne infischia dei diritti del popolo. “Mai guardarsi indietro”: un viaggio nell’Inghilterra degli anni ‘20 Non importa se non avete letto i primi due volumi della trilogia con protagonista Hervey Russell, riuscirete lo stesso a cogliere lo spirito del personaggio abilmente costruito da Margaret Storm Jameson, ma soprattutto ad immergervi nella storia proposta dalla scrittrice inglese. L’autrice – prima donna a laurearsi in inglese all’Università di Leeds e a diventare presidente della British Section of International Pen – “trascina” il lettore negli anni ’20 del secolo scorso, raccontando con grande […]

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Geografie, il nuovo libro di Antonella Anedda

Geografie è il nuovo libro di Antonella Anedda, edito da Garzanti. Antonella Anedda è nata a Roma, dove si è laureata in Storia dell’arte moderna. Ha collaborato con diverse riviste e giornali. Le sue raccolte di poesie hanno vinto numerosi premi letterari. L’edizione bilingue dei suoi primi cinque libri è stata tradotta in inglese per la casa editrice Bloodaxe dal poeta Jamie McKendrick. Dalla sua prima raccolta di versi, Residenze invernali del 1992, all’ultima, Historiae del 2019, l’autrice entra a far parte del canone letterario contemporaneo. Geografie si distacca dalla poesia, ma non troppo; la prosa di viaggio risente intrinsecamente di quel linguaggio poetico caro all’autrice. Nel testo, come nella poesia, l’autrice sembra seguire le rotte del sentimento o quelle dei pensieri che spontaneamente sorgono, invadendo la psiche, tracciando così linee discontinue sulla carta, disegnando la sua mappa intessuta di parole. Geografie o della poetica prosa di Antonella Anedda Un oggetto o una percezione srotolano e rivelano le coordinate dell’interiorità, collegando sensazioni a emozioni, significati e significanti, ricercando un senso nascosto, nuovo, inusuale. Alla base c’è la ricerca di un percorso non in quanto tale; l’autrice non ci propone itinerari già prescritti e pronti, l’intenzione sembra piuttosto quella di seguire il segreto che sta alla base del linguaggio della geografia: «Il grande piacere che deriva dalla lettura delle descrizioni geografiche sta nel loro linguaggio oggettivo e privo di pathos, la precisione scontata. […] L’informazione si traduce immediatamente in esperienza» (Geografie, p. 15). Questa la linea guida è legata ai significati oltre che alla matrice propria del linguaggio geografico in sé, per quanto poi nulla sia privo di pathos nelle prose poetiche di Geografie. I racconti, come tanti fili slegati, compongono comunque disegni, profili di luoghi mai disgiunti dalle tracce delle emozioni lì riposte. I capitoli sembrano seguire l’impercettibile muoversi dell’occhio dell’osservatrice che si posa sulle cose che la circondano e che toccandole, finalmente, con le parole, conferisce loro una consistenza. «Sopporta i tuoi pensieri a partire dall’alba, mettili in fila e poi disfatene. Le cose come sono, le cose fatte e disfatte, questo intreccio di bellezza e disordine. […] È una tregua? È una tregua che finisce appena entrano le parole che la dettano e la commentano» (Geografie, p. 17). Il viaggio che la scrittura sottintende e che sin dalle origini, dal viaggio omerico che torna anche in Geografie, assurge a percorso conoscitivo per l’uomo, da descrizione del fuori arriva sempre, prima di approdare alla meta, all’interiorità, alla conoscenza di sé. Così le parole, talvolta illuminazioni improvvise, talaltra riflessioni intense su significati ulteriori da indagare, sono lo strumento e il fine della conoscenza di un sé profondo; un’antropologia dell’animo umano che, così indagato e messo a nudo, viene a mostrarsi nella sua necessaria e intrinseca solitudine. E così, il linguaggio preso in prestito dall’autrice per la geografia, intessuto di quello suo proprio, quello poetico, rasserena la tormentosa ricerca di senso; le etimologie sempre indagate sono nuovi percorsi tracciati sulla mappa, come strade secondarie, ulteriori. La realtà, la vita attuale non scappa dalla tela intessuta dall’autrice, […]

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L’ultima estate: l’attesissimo ritorno di André Aciman

L’ultima estate: l’ultimo, avvincente romanzo di André Aciman, noto per Chiamami col tuo nome André Aciman è uno scrittore egiziano naturalizzato statunitense, autore di romanzi e saggi, nonché grande esperto a livello accademico delle opere di Marcel Proust. Insegna letteratura comparata alla City University di New York e vive con la famiglia a Manhattan. Guanda ha pubblicato nel 2008 il suo romanzo d’esordio Chiamami col tuo nome, da cui è stato tratto nel 2018 il fortunatissimo film diretto da Luca Guadagnino e i cui protagonisti tornano nel romanzo del 2019 Cercami. Sempre per Guanda pubblica il suo nuovo romanzo, L’ultima estate, il 25 febbraio 2021, tradotto da Valeria Bastia. L’ultima estate, trama del romanzo André Aciman ambienta il suo romanzo in una costiera amalfitana sospesa nel tempo, dove tutto sembra possibile. Qui, in un lussuoso hotel affacciato sulla spiaggia, si ritrova un gruppo di giovani americani a seguito di un guasto alla barca. In attesa di poter ripartire, sospesi in questo paradiso terrestre, i giovani cercano di godersi al meglio questa fermata inaspettata: escono in locali diversi ogni sera, gustano il buon cibo dell’hotel, ridono e scherzano, non badando agli altri ospiti, tutti di una certa età, che trascorrono con tranquillità le loro vacanze. Ma una sera al loro tavolo si avvicina Raùl, un sessantenne dall’aspetto distinto e alquanto intrigante. I ragazzi, inizialmente incuriositi e divertiti, man mano che approfondiscono la conoscenza di Raùl, finiscono per allarmarsi. Raùl sembra sapere tutto su di loro, conosce i loro nomi, le date di nascita, il loro passato, sentimenti inespressi e segreti che non sono mai stati svelati. Nonostante i sospetti suscitati per le sue rivelazioni, Raùl conquista il suo pubblico eccetto Margot, la più diffidente e sarcastica del gruppo: non le piace e non si fida in alcun modo di questo uomo misterioso che arriva dal Perù, sembra aver vissuto ovunque e parla di anime morte e cuori spezzati. Detesta soprattutto quando lui insiste nel chiamarla Maria, quello che lui considera il suo vero nome. Giorno dopo giorno, Raùl cercherà di avvicinarsi sempre di più a Margot, e di abbattere lo scudo protettivo di cui lei si serve. Tra pranzi al sole e passeggiate in antichi uliveti la conduce in un viaggio della memoria, alle origini di un sentimento nato lì vicino, in una casa in collina, immersa in un pacifico silenzio, interrotto solo dai suoni della natura. Grazie alla figura di Raùl, André Aciman ci spiega che siamo esseri fatti di memoria, e che il nostro è un continuo errare, tornando indietro, ai nostri molteplici “io”, che sono ombre inquiete. Siamo anime che viaggiano cercando continuamente di correggere la propria vita passata, attraversando la caducità del tempo e le nostre azioni sbagliate, solo per trovare l’eternità dell’amore. E non importa se serviranno molte vite per riuscirci, il senso della vita è proprio questo, cercare l’allineamento ideale. “Perché? Perché nessuno vuole accettare chi è veramente, ecco perché. Tutti reclamano per sé l’io che ritengono migliore, sperando di essere amati per ciò che […]

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I giorni più belli: il romanzo d’esordio di Giancarlo Melosi

I giorni più belli è l’avvincente romanzo d’esordio di Giancarlo Melosi, edito da Newton Compton Editori. Trama de “I giorni più belli” di Melosi “La famiglia Di Segni è una delle molte famiglie che abitano a Roma, nel serraglio degli ebrei, dove la sera si chiudono i cancelli e nessuno può più entrare né uscire. Michael, nonostante la giovane età, è un ottimo capofamiglia; è un cerusico, specializzato nella cura delle malattie curabili con elementi naturali, ma, a causa delle pesanti difficoltà economiche, vive in una casa fatiscente insieme alla moglie Ruth e la loro piccola Ariela. Un giorno, Michael viene convocato dal banchiere Agostino Chigi detto il Magnifico, da tempo affetto da una patologia che non gli dà scampo, tormentandolo giorno e notte. Il potente e ricco mecenate vive nel fasto di Villa Chigi con la moglie Francesca Ordeaschi, ex cortigiana, e pur di guarire è disposto anche ad ignorare che il giovane sia ebreo”. Si comprende quasi subito che in realtà, all’interno di quel serraglio, con tantissime persone ammassate, le cose non andavano bene. Il lettore, sin dalle prime pagine, ascolta pianti della piccola protagonista, Ariel, figlia di Michael, affamata. Un romanzo affascinante, in una Roma antica, ai tempi di Michelangelo e Raffaello, una città affascinante all’interno della quale una famiglia ebrea lotta contro i pregiudizi e le maldicenze di una società nefasta. Un mondo nel quale gli ebrei non possono vivere liberamente in una quotidianità pullulante, dinamica, vivace che, però, la famiglia protagonista dell’interessante romanzo intitolato “I giorni più belli” non può vivere. “Bastarono pochi minuti per arrivare a destinazione”. Così si legge in un passo di questo intenso romanzo: in realtà, tale frase, apparentemente semplice, esprime pienamente un concetto importante che richiama un parallelismo nel libro. In pochi minuti si comprende la grandezza narrativa dell’autore Giancarlo Melosi che, con grande padronanza linguistica, riesce a descrivere luoghi, personaggi, dinamiche interpersonali, quotidianità, storie. I giorni più belli: riflessione su ciò che è stato Sicuramente si tratta di un libro fluttuante e in perenne evoluzione, realistico, terribilmente vero. La lettura spesso lascia senza fiato, soprattutto per le tante informazioni in ciascun capitolo, ognuno con un titolo fortemente eloquente. L’esperienza degli ebrei, in questo caso “al Serraglio”, è certamente di fondamentale importanza per comprendere la fitta trama, apparentemente semplice, ma in realtà notevolmente acuta. Le vicende che coinvolgono il protagonista rappresentano il fulcro strutturale e tematico del romanzo, il vettore compositivo che orienta la lettura, scatenando innumerevoli emozioni e riflessioni. L’autore Giancarlo Melosi, riesce a trasmettere lo spirito proprio dei protagonisti, ma anche le relative condizioni sociali (piuttosto precarie) attraverso dettagli realistici, mescolando realtà ed invenzione. I giorni più belli è un romanzo con una forte identità storica, che accompagna il lettore in descrizioni accurate tra vita quotidiana, ingiustizie e tasselli apparentemente mancanti che si congiungono in un finale che sicuramente sorprenderà.   Immagine in evidenza: www.newtoncomptoneditori.com

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Kiley Reid: L’inganno delle buone azioni

‘Recensione del romanzo L’inganno delle buone azioni di Kiley Reid edito Garzanti Kiley Reid, autrice americana, pubblica con Garzanti nel mese di febbraio il suo potente romanzo d’esordio, L’inganno delle buone azioni (Such a fun age). Il romanzo, che ha riscosso un enorme successo per le tematiche trattate, la prosa scorrevole e lo sguardo sarcastico e disincantato sul reale, ha consentito all’autrice di entrare in lizza per il Booker Prize 2020. Il romanzo, provocatorio e pungente, sa attrarre il lettore con facilità, sebbene racconti vicende quotidiane, delle quali tutti possono avere esperienza, o forse proprio in virtù di ciò, a dimostrare che, se non è necessaria ad un grande romanzo una grande storia, è invece necessaria una grande idea, ridefinendo magistralmente il concetto di classe e portando alla luce l’America del black lives matter, in cui il colore della pelle può determinare la qualità della vita di una persona finanche più delle sue doti personali, ed il razzismo è malcelato dalle buone intenzioni. Al centro delle vicende narrate, due donne che più diverse non potrebbero essere. Alix, Mrs. Chamnberlain, è una scrittrice di lettere professionista, una trentenne bianca impigrita dalla vita matrimoniale e dalla mancanza di stimoli a seguito del trasferimento a Filadelfia, che le sembra così provinciale. Emira è una ventiseienne nera, una giovane laureata che non ha ancora trovato la sua strada e che vive con gran preoccupazione l’ingresso nel mondo degli adulti, non riuscendo a trovare un lavoro che le consenta di avere un’assicurazione sanitaria e permettersi un appartamento che sia qualcosa di meglio di una stanzetta umida in un quartiere degradato. La sola dote che la ragazza riconosce a sé stessa è la semplicità con cui riesce ad approcciare i bambini e prendersi cura di loro, tanto da decidere di farne un mestiere che possa, provvisoriamente, consentirle di sbarcare il lunario: è proprio grazie al lavoro di Emira, baby-sitter della dolce e curiosa bambina di Alix, Briar, che le due donne, appartenenti a due mondi opposti, s’incontrano. Il romanzo si apre nel momento in cui Alix chiama Emira nel cuore della notte, mentre la ragazza era ad una festa, affinché porti via da casa Briar il prima possibile, a seguito di un incidente, e la distragga portandola in un minimarket notturno della zona, dove la baby-sitter viene accusata di aver rapito la bambina, perché di certo una ragazza, vestita in modo disdicevole e per giunta nera, non può essere la baby-sitter di una famiglia così a modo. Da questo evento, raccontato con una prosa schietta e diretta e che fin dalle primissime pagine chiarisce al lettore, con amarezza, quanto l’accaduto sia per Emira spiacevole ma purtroppo nient’affatto inaspettato, nasce in Alix l’irrefrenabile esigenza di mostrarsi diversa e migliore, un’esigenza fin troppo ostentata per essere sincera. Il romanzo di Kiley Reid sa raccontare brillantemente l’ipocrisia dei benpensanti, incarnata nella figura di Alix, ossessionata dall’opinione degli altri, la privilegiata per eccellenza del romanzo, che non solo non riconosce i suoi privilegi ma, dall’alto di questi, dispensa nelle sue lettere consigli sulla […]

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Blu, il nuovo romanzo di Giorgia Tribuiani

Blu è il nuovo romanzo dell’autrice Giorgia Tribuiani, edito da Fazi Editore. Trama “Blu è in realtà Ginevra, una diciottenne intrappolata in un circolo vizioso fatto di scaramanzie e rituali ossessivi. La ragazza è fidanzata, ma in realtà proprio quell’amore lei non riesce a sopportarlo e, divorata dai sensi di colpa, non lascia quella persona. L’unico suo vero amore è nei confronti dell’arte, con e attraverso la quale riesce ad esprimersi pienamente, senza nascondersi, oscurando qualsiasi mania o gesto ripetitivo”. Blu è blu, ma in realtà non lo è. Ha diciassette anni ma in realtà ne potrebbe avere anche otto. È una giovane donna, ma anche una bambina. “Questo” o “quello” non esistono: convivono, in un romanzo estremamente interessante e scattante. Piano piano il lettore imparerà a conoscere Blu, personaggio fuori dal comune, non semplice da capire, raccontato in seconda persona da qualcuno di cui non si conosce l’identità. Il libro può essere definito un vero e proprio “romanzo di formazione”, magari di difficile comprensione, almeno nei primi capitoli. Blu: un romanzo il cui filo psicologico è simile alla narrativa di Italo Svevo Sicuramente occorre una buona dose di concentrazione nella lettura, forte attenzione ad ogni minimo dettaglio, descrizione, frammento; solo così si riuscirà a progredire insieme alla protagonista del romanzo. Ricordiamo che uno dei dogmi su cui pone le basi il “romanzo di formazione” è quello della crescita personale di uno o più personaggi, attraverso il superamento di varie prove. Possiamo sicuramente dire che per il lettore accade una cosa simile: inizialmente Blu sembrerà un libro un po’ fuori dagli schemi, inusuale. Però la narrazione, pagina dopo pagina, troverà un proprio senso, insieme alla protagonista principale che vivacizza il tessuto narrativo. Leggendo Blu, viene fuori un vero e proprio universo artistico, quasi pittorico, all’interno del quale la protagonista, seppur con manie e fisime, si muove con leggiadria. Al contempo questo elemento si mescola alla visione femminile, o meglio, verso uno stile poetico femminile. È come se l’autrice si sdoppiasse per raccontare i disturbi di Blu, che magari alla fine del romanzo sarà chiamata in un altro modo, o assumerà un’altra dimensione personale. Un anelito di mistero e suggestione, abbraccia le parole del fitto romanzo, grazie alla bravura dell’autrice Giorgia Tribuiani. Raccontare i problemi di una ragazza la cui mente è piena zeppa di ossessioni, non è semplice. Comprenderli ancora meno. Potrebbe però accadere che proprio una narrazione, così ricca e vivace e così contrastante e a tratti dilaniante, risulti utile a chi soffre di una patologia simile, fungendo da supporto o conforto. Alla maniera di Italo Svevo, potremmo dire, l’autrice ripercorre cosa si nasconde dietro a quei gesti ossessivi, ripetitivi, ostinatamente perfetti. Così come ne La Coscienza di Zeno, in Blu si evidenzia una condizione psicologica che non ha una propria dimensione, strana, ma al tempo stesso affascinante, che si pone al limite tra passato, presente e un futuro incerto. Blu è tutto ciò: l’identità di una ragazzina appassionata d’arte, ripetutamente sbilanciata, afflitta da un disturbo di cui è […]

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Quello che non sai, lo strabiliante romanzo di Susy Galluzzo

Recensione di Quello che non sai, lo strabiliante ed emozionante romanzo della scrittrice Susy Galluzzo edito da Fazi Editore Michela, detta Ella, ha passato gli ultimi anni a crescere la figlia Ilaria, dedicandosi a lei in ogni momento anche a scapito del suo lavoro di medico e del rapporto con il marito Aurelio. Ella conosce tutte le manie e le ansie di Ilaria, sa quanto è brava a tennis ma anche quanto le è difficile concentrarsi a scuola. Dopo un allenamento, Ilaria si distrae guardando il cellulare, ferma in mezzo alla strada, mentre una macchina avanza veloce verso di lei. Ella non fa niente per avvisarla: rimane immobile a osservare la figlia che, salva per un soffio, se ne accorge. In quell’istante, inevitabilmente, tra loro si rompe qualcosa.  Quello che non sai, recensione Quello che non sai è un romanzo sulla maternità e sul timore di non essere mai all’altezza. Attraverso la storia di un distacco necessario, narrata in un crescendo di sentimenti contrastanti, l’autrice inscena il fallimento personale della protagonista cambiando continuamente prospettiva in un gioco psicologico complesso e molto appassionante. Fin da subito, il romanzo mette alla luce l’argomento principale: un passaggio di frasi, emozioni e vicende che si alternano in tre punti, Ella, Aurelio e Ilaria. Il nucleo familiare di cui si parla non brilla di una luce perfetta e, fin dall’inizio, nel profondo delle dinamiche, si evincono problemi irrisolti e forti tensioni. Michela, detta Ella, è uno dei personaggi cardini della storia. Il libro, di fatto, si compone essenzialmente dal suo punto di vista, lato della storia che troverà la sua massima esposizione nelle continue lettere dedicate a sua madre. Ella è una ex cardiochirurgo che, in seguito ad un dramma, decide di cambiare rotta lavorativa. È una donna decisa e forte che, trovatasi in balia di numerosi eventi, cambia faccia, tradendo sé stessa e quelli che la amano. La trasformazione della donna è repentina e veloce, in ogni parte del libro, non è mai la stessa. Michela passa da status e ruoli assolutamente agli antipodi, è mamma chioccia, eccellente lavoratrice, instancabile donna del focolaio, è la moglie della Roma bene, è persino autonoma, indipendente e distaccata dai bisogni di sua figlia Ilaria. Saranno molte le vicende che la riguarderanno in prima persona, soprattutto per ciò che concerne il rapporto figliare. Michela, infatti, testimonierà più volte di come sia stato facile e bello essere figlia, piuttosto che diventare madre, scelta che dapprima rifiutava categoricamente. Il romanzo indaga da vicino il tabù che ancora oggi contraddistingue la realtà odierna. Nella sostanza, si avverte in più punti, di come il diventare madre non sia la scelta felice e spontanea delle giovani di oggi, quanto piuttosto una decisione obbligata, pregna di morale, costrizione, e intesa con la naturalità delle cose. Michela diviene prima l’angelo bianco, incarnando poi la figura di una donna che ha voglia di pensare a sé stessa, talvolta quasi in preda al pentimento di aver messo al mondo una vita difficile da controllare. La figura di Aurelio, […]

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Il volto dell’inganno, l’adrenalinico esordio di Vincenzo Capretto

Il volto dell’inganno, recensione del romanzo di Vincenzo Capretto, edito da Dialoghi Edizioni. La trama de Il volto dell’inganno L’apparente tranquillità della famiglia Mariani è sconvolta dall’arrivo della tata Greta Kuznetsova. Dietro un pallido sorriso si nasconde una donna cupa e misteriosa che inizia ad avere comportamenti sempre più strani. Nulla sarà come prima, anzitutto per Beatrice, la padrona di casa, una splendida donna viziata che proverà a essere mamma e moglie modello, ma le sue continue frustrazioni la porteranno a cedere al suo lato oscuro. In quel vortice di pulsioni inarrestabili finisce anche il marito Alessandro, dirigente di una casa farmaceutica, che pur di raggiungere i suoi obiettivi di carriera appare disposto a tutto. La storia parte fin da subito con un ritmo frenetico, che con una sorta di sbalzi temporali, racconta fin dall’inizio la trama intricata di una vicenda che pare molto più drammatica di come sembra. La prima cosa che salta all’occhio del lettore, è senz’altro l’ambientazione. Villa Mariani, pregna di dettagli lussuosi e squarci incantevoli, sembra possedere le sembianze di un gioiello che trattiene nel suo interno l’ombra di malvagi e segreti piani. Il lusso del marmo di carrara, i costosi champagne, le belle macchine e le bracciate in piscina, rendono l’ambientazione un piacere per gli occhi e la mente, diventando simbolo grafico di bellezza e potere. I personaggi principali, sono senz’altro i coniugi Mariani. Beatrice ed Alessandro, incarnano in maniera perfetta un matrimonio infelice, alla cui base si erge una pila di denaro. Tuttavia, accostata alla loro infelicità, c’è senz’altro, la parvenza di una vita normale e allegra, dettaglio tipicamente contingentato di chi non intende fare dietro front a favore di una vita meno agiata. I due coniugi, rappresentano in modo semplificativo, due stereotipi tuttavia interessanti. Beatrice sembra possedere tutto, ciò nonostante, la sua vita è appesa ad un filo tra la noia e la voglia di stravolgere tutti i piani. È una donna bella e forte, seppur offuscata dal potere e dal lavoro di suo marito. Il suo arrivismo, si evince in ogni riga della narrazione, in frasi ed esternazioni tipiche di chi vive la sua vita guardando dall’alto in basso i suoi interlocutori. La donna si serve di domestici e agi, cose che in realtà non le appartengono, e desidera in ogni momento della sua giornata, di sentirsi nuovamente donna, attraverso le carinerie altrui. Grazie al personaggio di Beatrice, ci ritroveremo ad affrontare due argomenti essenziali: il sesso e la maternità. Il sesso per Beatrice è valvola di sfogo, leva di desideri e potere, è uno champagne che va bevuto senza mezze misure. La narrazione di tali passi, non è mai volgare, e si snoda tra l’eleganza di un dettaglio taciuto e la potenza di una parola ad alta voce. Beatrice passa dal suo status di angelo del focolaio, all’essere un amante coraggiosa, persino capace di deviare le sue scelte, a favore di un piano più grande. Anche la maternità, è un argomento che tocca da vicino la donna e quelli che la […]

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