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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 1031 articoli

Libri

Il gentiluomo inglese: recensione del libro

Il gentiluomo inglese è un libro di recente pubblicazione (giugno 2020) edito dalla casa editrice Valtrend editore (per la collana Romanzo storico). Il testo, scritto da Lucia e Maria Scerrato e liberamente ispirato alla vita di Thomas Ashby, può ascriversi al genere della narrativa storica. Il gentiluomo inglese: il testo Il gentiluomo inglese, fedelmente a quanto segnalatoci già in seconda di copertina («È un racconto che attraversa un secolo di storia e che mescola una realtà attentamente ricostruita ad una buona dose di finzione narrativa») è un testo intessuto “dal vero”: di fianco alla fictio letteraria – fatta di intrecci narrativi d’invenzione – corre la realtà storica, piano d’appoggio per la trama del testo. La favola del romanzo, incuneato in un preciso contesto storico, vuole innestarsi nelle storie veridiche dell’archeologo Thomas Ashby, direttore dell’Accademia Britannica di Roma (centro di studi per l’archeologia, la storia e la cultura dell’Italia e per l’arte e l’architettura contemporanee) e autore di monografie di archeologia e di numerosi contributi scientifici in topografia antica, architettura rinascimentale e urbanistica laziale. Di rilievo particolare è, inoltre, la commistione linguistica operata dalle autrici, che fa de Il gentiluomo inglese un esempio di testo in cui le autrici scelgono di cimentarsi nella tecnica narrativa della commutazione di codice, ripresa di un certo stile neorealista o verista di letteratura che ricalca il fenomeno linguistico omonimo. Insieme alla storia, all’arte, alla cultura, le autrici Lucia e Maria Scerrato, parlano di amore: è proprio questo sentimento a bagnare le pagine, una a una, man mano che la storia va avanti, man mano che la storia scende nel profondo; e l’amore è ciò che muove le vicende, che ne è l’aire: le due protagoniste – fanciulle omonime delle due autrici – vengono introdotte nei ricordi della loro cara zia – ricordi d’amore – attraverso l’apertura di una vecchia scatola contenente memorie: carteggi e lacerti diaristici che, seppur taciti, “interloquiscono” con le giovani fino al punto di motivare la ricerca dell’oggetto del romanzo: «E aprì il suo cuore per regalarci l’incanto di una narrazione intensa ed emozionante che, giorno dopo giorno, ci avrebbe avvinte per tutta quell’estate». Lo sviluppo delle vicende, si diceva, ha il suo abbrivo nella condivisione dei ricordi e nella scoperta di una storia, custode discreta e fedele di memorie del tempo che fu: un nodo classico, nella narrativa di questo genere, che porta a esiti tutti inscritti nel filone amoroso; questo sviluppo culmina in una conclusione che ci riporta praticamente al punto d’inizio: una sorta di spirale ci accompagna, ci sospinge e ci trattiene, per nulla lineare, come per nulla lineare è l’andamento personalissimo ed emotivamente denso del fenomeno mnestico, del ricordo («Quarant’anni dopo due donne si incontrarono per tornare ai tempi della loro adolescenza […] Si accomodarono alla scrivania, trassero dallo scrigno di latta le carte ingiallite dal tempo e si apprestarono a scrivere»). Un fatto particolare assume la scelta di iniziare la scrittura evocando, per mezzo di citazione, alcuni versi dell’intensissima poesia-canzone scritta da Mogol per le altrettanto intensissime musica e voce di Lucio Battisti: è con i passi di Pensieri e parole che […]

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Il mare senza stelle di Erin Morgenstern: una porta sulla magia

Il mare senza stelle è l’atteso nuovo romanzo  fantasy dell’autrice Erin Morgenstern, pubblicato in Italia da Fazi editore nella collana LainYa. Sebbene questa collana sia per lo più dedicata alla pubblicazione dei cosiddetti romanzi young-adult, Il mare senza stelle non rientra agevolmente in questa categoria, essendo un libro ben più complesso, nella trama e nella costruzione. Si tratta infatti di un romanzo formato da diversi nuclei narrativi che si alternano costantemente durante la lettura: abbiamo, da una parte, la storia del protagonista, Zachary Ezra Rawlins che si svolge nel presente ed ha una sua linearità, dall’altra troviamo una serie di racconti, fiabe, storie che, apparentemente, non hanno nulla a che fare con la vicenda principale ma che, alla fine, mostreranno di avere un senso. Il costante intrecciarsi di questi due piani narrativi, rende difficile il primo approccio a Il mare senza stelle ma, una volta superato il senso di smarrimento iniziale, si viene totalmente assorbiti dalla dimensione labirintica  e onirica tipica della Morgenstern. Il mare senza stelle- TRAMA Il romanzo si apre presentandoci il protagonista di uno dei due filoni narrativi principali: Zachary Ezra Rawlins, uno studente specializzando in Nuovi Media con una forte passione per la lettura e i videogiochi. Di indole abbastanza solitaria, Zachary ama frequentare la biblioteca universitaria e qui, in un’ala poco frequentata, scopre un vecchio libro, non particolarmente prezioso, con la copertina di seta sulla quale non è indicato né autore né anno di pubblicazione, ma solo il titolo: Dolci Rimpianti. Tornato al dormitorio, inizia la lettura, lasciandosi affascinare da racconti di prigionieri disperati, collezionisti di chiavi e adepti senza nome. Le storie contenute in Dolci rimpianti costituiscono il secondo nucleo narrativo del nostro romanzo, con una struttura a metà tra Se una notte d’inverno un viaggiatore e La storia infinita. Come accade nel romanzo di Ende, infatti, ad un certo punto Zachary trova un racconto, in Dolci Rimpianti, riguardante un episodio della sua infanzia, quando scoprì per caso un murales di una porta, che però era anche una porta vera, e che lui non ebbe il coraggio di aprire per vedere dove conducesse. In realtà, come avrà modo di scoprire nel corso del romanzo, quella porta conduce proprio nel Mare senza stelle, che è una sorta di mondo sotterraneo, nascosto nelle viscere della terra e visibile solo a chi sa cogliere gli indizi per poterlo trovare. Leggendo la sua storia in Dolci rimpianti, Zachary sente di dover cercare delle risposte, di dover trovare la porta e vedere finalmente cosa nasconde al di là e, una volta attraversata, si ritroverà completamente immerso in questo universo parallelo, fatto di stanze dentro ad altre stanze, come un vero labirinto, ma soprattutto fatto di storie. Il Mare senza stelle, infatti, custodisce tutte le storie del mondo, e Zachary scopre che c’è chi ha sacrificato tutto per proteggere questo regno ormai dimenticato (gli adepti di cui ha letto le storie nel volume trovato in biblioteca), trattenendo sguardi e parole per preservare questo prezioso archivio, e chi invece mira alla sua distruzione. Insieme […]

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Il segreto del castello, il nuovo giallo di Mariagrazia Giuliani

Uno scenario mozzafiato, un antico castello arroccato sul promontorio che domina il Golfo di Pozzuoli e una storia ricca di intrighi e misteri sono gli ingredienti de Il Segreto del Castello, ultimo romanzo della scrittrice campana Mariagrazia Giuliani. Il romanzo, pubblicato lo scorso febbraio per Valtrend Editore, fa rivivere le stanze del meraviglioso castello aragonese di Baia animandole di misteriosi echi e inquietanti segreti. Una storia che regala brividi e scuote la coscienza lasciando al lettore profondi interrogativi etici, ma allo stesso tempo una maledetta voglia di vedere con i propri occhi quegli stessi panorami e toccare con mano quelle stesse pietre. Il segreto del castello, trama Alessandro Donati è un giovane fotografo impegnato nella preparazione della sua prossima mostra personale a Parigi dedicata alla sua terra natia. Il suo arrivo al castello di Baia ha, dunque, un obiettivo ben preciso, trovare un luogo ritirato e tranquillo dove soggiornare durante la preparazione della sua mostra fotografica sui Campi Flegrei. L’impatto con il castello di Baia è da subito fortissimo e dominato da sensazioni contrastanti; le terrazze a picco sul mare e le possenti mura arroccate sul promontorio offrono, all’occhio curioso e attento del giovane fotografo, scorci mozzafiato su un golfo acceso dai colori di inizio autunno, ma sono anche scenario di inquietanti e misteriose apparizioni notturne. La vita tranquilla del castello, dove oltre a Donati soggiorna un nutrito gruppo di giovani in cerca di serenità per studiare o lavorare, viene improvvisamente turbata da un furto nella residenza della contessa Sofia Giardino, proprietaria del castello, e un’aggressione al burbero direttore del hotel. Gli episodi segnano l’inizio di una serie di efferati crimini e spettrali apparizioni che turberanno la quiete notturna degli ospiti del castello delineando i contorni di un mistero inquietante in cui restano confusi i confini tra reale e surreale, legittimo e criminale. L’innata curiosità di Alessandro e la sua attenzione ai dettagli lo spingeranno ad addentrarsi a fondo nelle ragioni di quel mistero che notte dopo notte appare più oscuro e terribile. Nell’ordine naturale che domina le vicende umane ogni pedina ritroverà il suo posto scegliendo da che parte della barricata schierarsi, ma il giudizio finale su quale sia la scelta giusta e sul senso stesso della sua giustizia resterà al lettore. Conclusioni Il segreto del castello è un romanzo avvincente che sorprende il lettore con i suoi colpi di scena e con misteriosi intrecci nei quali diventa labile il confine tra la giustizia del diritto e quella delle legittime reazioni. Ma è anche un romanzo che cerca, attraverso la minuziosa descrizione di incantevoli paesaggi e segreti scorci, di rendere giustizia a un luogo magico come il castello di Baia; una costruzione che ha visto muoversi la storia tra le sue mura resistendo orgogliosamente ai suoi colpi, ma che oggi mostra con più evidenza i segni del tempo. Il segreto del castello è, quindi, l’abbraccio affettuoso di una scrittrice alla sua amata terra e un grido accorato per salvare le sue preziose gemme dall’oblio e dall’abbandono, immaginando per esse […]

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Il coltellino svizzero: per capirsi, per capire di Annamaria Testa

Il coltellino svizzero. Capirsi, immaginare, decidere e comunicare meglio in un mondo che cambia, di recente pubblicazione per i tipi Garzanti, raccoglie – rivisti e declinati per l’occasione – vari testi scritti da Annamaria Testa per gli spazi digitali nuovoeutile.it ed internazionale.it. Il coltellino svizzero: il testo Il coltellino svizzero. Capirsi, immaginare, decidere e comunicare meglio in un mondo che cambia è, si diceva, una raccolta di testi già pubblicati – in forma digitale – da Annamaria Testa, docente universitaria, esperta di comunicazione e creatività e scrittrice e saggista; nonostante ciò, il testo non risulta una raccolta sic et simpliciter: la stessa autrice ci informa di aver «aggiornato, riscritto, aggiunto spiegazioni […] riordinato tutto quanto, cercando di rendere espliciti i fili di ragionamento che legano un argomento all’altro o che associano, per contiguità o per contrasto, un’idea all’altra»; la struttura del testo, infatti, offre al lettore una chiara ripartizione: se la prima parte riflette e vuole indagare intorno alla dimensione intrapersonale dell’uomo, la seconda si sofferma sulla sua dimensione interpersonale. Definizioni quali «porre una domanda significa entrare in una relazione di scambio», ci introducono ai vari tipi di domande, alla loro individuazione e funzione emotivo-conoscitiva, per poi farci avventurare nei concetti di azione, di inganno, di capacità e di incapacità, nel concetto di equivoco. Annamaria Testa tocca vari campi della mente e della dimensione umana: parla di metacognizione, di associazionismo, di emozioni, di creatività, di personalità, di motivazione e delle loro implicazioni e applicazioni pratiche nella sfera educativa che costituiscono il sentiero lungo cui si muove agevole l’autrice de Il coltellino svizzero: un’agevolezza, la sua, permessa da un’abile dialettica, da un abile uso della comunicazione; e proprio intorno al concetto di comunicazione si svolge la seconda parte del testo, comunicazione intesa nel suo più intimo significato: fondamentale veicolo della relazione interpersonale. Comunicazione e azioni comuni Comunicare vuol dire entrare in comunicazione – appunto – col prossimo, in un flusso continuo di individualità e alterità: non sempre, però, l’individuo fa un uso corretto ed adeguato del comunicare, in quanto spesso ne è perniciosamente e fatalmente sopraffatto, come invischiato in tela di ragno rischiosissima, ne è spesso soggetto passivo: è questo uno fra i pericoli seri derivanti da una cattiva fruizione delle informazioni e dalle dipendenze nei confronti del cosiddetto consenso digitale; Annamaria Testa riflette con larghe parentesi e profondi interrogativi su questa piaga della socio-psicologia contemporanea e allo stesso tempo segue un percorso che si aggira nell’ombroso e pericoloso limen fra potere e consenso, fra reputazione e discredito, fra disponibilità d’informazioni ed elaborazioni cognitive adeguatamente costruite. Su tutte – interessantissime – cito una frase della studiosa che forse può essere la chiave di volta dell’intero testo: «Ricordare per me è un fatto di igiene mentale e sentimentale»; leggendo Il coltellino svizzero. Capirsi, immaginare, decidere e comunicare meglio in un mondo che cambia, ogni lettore – credo – può applicare questa frase ad ognuno dei singoli contributi che formano il volume: il ricordo come base genetica della psiche, come evoluzione dei suoi […]

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La verità ci rende liberi di Alberto Maggi

Alberto Maggi, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, ha studiato nelle Pontificie Facoltà Teologiche Marianum e Gregoriana di Roma e all’École Biblique et Archéologique française di Gerusalemme. Fondatore del Centro Studi Biblici «G. Vannucci» (www.studibiblici.it) a Montefano (Macerata), cura la divulgazione delle sacre scritture interpretandole sempre al servizio della giustizia, mai del potere. Tra i suoi libri: Roba da preti; Nostra Signora degli eretici (nuova edizione Garzanti 2016); Come leggere il Vangelo e non perdere la fede; Parabole come pietre; La follia di Dio e Versetti pericolosi. Con Garzanti ha pubblicato anche Chi non muore si rivede, L’ultima beatitudine, Di questi tempi e Due in condotta. Paolo Rodari (Milano 1973) è vaticanista di «la Repubblica». Studioso di filosofia e teologia, è autore di numerosi saggi. Tra i più recenti: La custode del silenzio (con Antonella Lumini, 2016) e Dio non è nascosto (con Angela Volpini, 2019). La verità ci rende liberi di Alberto Maggi è una conversazione con il vaticanista Paolo Rodari. Alberto Maggi si racconta al suo interlocutore con la più totale e spiazzante sincerità: il libro si apre infatti con una lunga serie di ricordi autobiografici, viene descritta nei minimi dettagli la scoperta della vocazione, avvenuta in giovane età, a vent’anni. Età in cui il Maggi aveva tutto ciò che si potesse desiderare dalla vita: un lavoro, una fidanzata, molti amici, una macchina, la passione smoderata per il ballo. Verso i diciannove anni, durante il servizio militare, viene a conoscenza del Vangelo e della figura di Gesù. Ne resta immediatamente sedotto e  così, con grande scandalo di molti e la sorpresa di tutti, a ventidue anni decide di entrare in convento e diventare frate. A ventitré anni entra nell’Ordine dei frati Servi di Maria. Da quel momento in poi comprende che la sua missione di vita non era vivere per Dio, ma vivere di Dio, poiché Dio non era il traguardo della vita, ma il punto di partenza mentre l’obiettivo era l’umanità. La verità ci rende liberi di Alberto Maggi Nel libro si susseguono dunque una lunga serie di domande che spaziano su varie tematiche: la nascita, l’aborto, il male, l’omosessualità, la nascita del mondo. Alberto Maggi afferma: «Ho una certezza: nella nostra vita c’è una sorta di regìa divina, c’è un Regista che segue, guida e accompagna le nostre vicende, le incrocia con altre, tesse trame; un Regista che dirige la nostra vita con offerte incessanti d’amore, che devono solo essere accolte per rendersi conto che si vive avvolti nella dimensione del suo amore, e che non esiste un solo istante della nostra esistenza in cui il Signore non sia stato presente. Non è Dio a scoprire la nostra esistenza, ma l’uomo che scopre la presenza divina nella propria vita». Sull’aborto invece, si esprime in questo modo: «Più che tuonare tanto (inutilmente) contro l’aborto, dovremmo spendere più energie a parlare a favore della vita!». Sull’omosessualità invece si pronuncia così: «È così importante conoscere l’orientamento sessuale della persona? Gesù non sembra interessato a questa tematica. I credenti hanno […]

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Il Titanic torna nei ”Gelidi Abissi” di Massimo Gagliardini

Recensione di “Gelidi Abissi” di Massimo Gagliardini Torniamo nel Titanic, il famoso transatlantico che ha ospitato la storia d’amore più struggente degli anni novanta, ma questa volta per incontrare i suoi reali ospiti. Con una precisione storica frutto di studio e ricerche, ci vengono presentati alcuni tra i più importanti passeggeri della prima classe con i quali i protagonisti del libro verranno a contatto. Cielo e mare. Scogliere e ghiacciai. Paesaggi che si incrociano, che danzano insieme in un legame tra presente e passato. Un salto nel tempo che riesce a confondere, a illudere, a incantare. ”Gelidi Abissi” di Massimo Gagliardini ci porta con sé in un avventura che fonda le sue radici nella realtà storica del Titanic e che si fonde con la fantasia. Un giallo al rovescio dove conosciamo il carnefice ma non le sue vittime, dove sappiamo la fine che avrà il Titanic, ma non chi sarà presente. Onde tinte di rosso nei gelidi abissi dell’oceano con Massimo Gagliardini L’anello di unione tra realtà e fantasia sono i coniugi Smith. Imbarcatisi sul Titanic per il loro viaggio di nozze in America, i due bazzicheranno tra cene lussuose e piacevoli compagnie. Ogni personaggio da loro incontrato, storicamente accurato e descritto con un tocco di fantasia, avrà il compito non solo di trasportare il lettore sulla scia della tranquillità delle onde, delle conversazioni dotte e dell’odore di tabacco, ma anche, in qualche modo, di istruirlo a quelli che erano alcuni dei più importanti personaggi affondati nei gelidi abissi dell’oceano. La pacatezza con il quale è dipinta ogni scena dove gli Smith sono protagonisti, la calma delle onde e il silenzio del mare quasi contrasta con la seconda metà della storia. Lì dove finisce il mare inizia il cielo. Cielo che ha visto compiersi, diversi anni prima dell’inaugurazione del transatlantico, un terribile incidente. Sarà una scogliera a dare inizio alla storia di Renard Odow e il ghiacciaio a darle una fine. Fin dove può spingere la follia di un uomo distrutto dal dolore? Follia o realtà? Quanto di ciò che osserviamo è vero? Alla follia bisogna riconoscere un appunto importante. Più volte all’interno della storia ci ritroveremo di fronte ad elementi di carattere quasi magico: visioni, fantasmi, voci dell’oltretomba. Ognuno di questi elementi sarà però legato ad una condizione psicologica molto particolare di ogni personaggio. Bisognerà aspettare che i diversi personaggi cadano nella disperazione più assoluta prima di incontrare uno di questi fenomeni. La domanda sorge spontanea. Ciò che ci viene mostrato è reale o è frutto della mente distrutta dell’uomo? Per tutto il romanzo ci verrà ripetuto come il Titanic sia una nave inaffondabile, nonostante tutti i lettori conoscano il suo destino. Ogni personaggio, un po’ come la nave, si mostra inaffondabile, temerario, forte di fronte al suo passato e alle sue colpe, piccole o grandi che siano, ma quando la nave urta l’iceberg finisce spezzata a metà. Snaturata della sua forza. Nel corso della storia ogni personaggio urterà il suo iceberg personale, che sia frutto di una lettera, […]

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Michela Tilli, l’ultimo romanzo: La settima promessa

Michela Tilli è nata a Savona nel 1974 e vive a Monza con il marito e i due figli. Dopo la laurea in filosofia conseguita all’Università degli Studi di Genova nel 1998, si è specializzata in editoria presso il Centro Piamarta di Milano l’anno successivo. Collabora come redattrice esterna con Feltrinelli e ha lavorato in passato con diverse case editrici, come Mondadori, Piemme. Ha esplorato la scrittura in molte delle sue forme: è stata giornalista professionista, ha scritto per la televisione, attualmente scrive romanzi e testi teatrali. È docente di scrittura creativa nei progetti scolastici del Centro Formazione Supereroi di Milano dal 2017. La vita sospesa (Fernandel 2011) è il suo primo romanzo. Ha inoltre riscosso notevole successo con i romanzi Basta un attimo e Ogni giorno come fossi bambina. La settima promessa di Michela Tilli è l’ultimo romanzo dell’autrice, edito da Garzanti. Siamo a Milano e la narrazione si apre con l’arrivo di una cartolina da Venezia. Cartolina che Imma invia all’amica Agata dopo quattro anni di lontananza. Ed è proprio la giovane Agata, una ragazza completamente diversa da Imma, persona chiusa ed introversa, dedita solo ed esclusivamente ai libri, che ci racconta, tornando indietro negli anni, l’inizio della loro amicizia tra i banchi di scuola. Agata è figlia di un meccanico e vive in una famiglia con molteplici problemi economici. Imma, al contrario, è benestante, vive in una villa, ma nonostante la sua ricchezza, non è felice. Le due ragazze, che si ritrovano ad essere compagne di banco, in breve tempo stringono una forte amicizia. Al contempo, Agata si allontana sempre di più dalla sua famiglia: in casa viene completamente ignorata, i genitori si disinteressano alla sua pessima carriera scolastica, il padre inizia ad avere dei seri problemi economici e finisce in mano a degli strozzini. Strozzini che, purtroppo, hanno a che fare con la persona alla quale la ragazza più si è legata: Imma. La settima promessa di Michela Tilli Lettura scorrevole, tematiche interessanti. Un romanzo da leggere tutto d’un fiato che spinge il lettore ad operare molteplici riflessioni su diverse argomentazioni: la famiglia, il rapporto adolescenti-genitori, il lavoro, le difficoltà economiche, l’amicizia, l’amore, la vocazione religiosa, la fuga. E sono proprio l’indole di Agata, le difficoltà e le problematiche da lei vissute nella quotidianità, che portano il lettore ad immedesimarsi nella ragazza, poiché sono faccende del tutto comuni al giorno d’oggi. Michela Tilli ha l’abilità di narrare la storia adoperando una sorta di leggerezza narrativa, nonostante stia raccontando una storia profonda, potente, toccante, a tratti commovente.  

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Aprimi cielo di Alessandro Bergonzoni – Recensione

Edito per l’editore Garzanti “Aprimi cielo – Dieci anni di raccoglimento, articolato” è il nuovo libro di Alessandro Bergonzoni. L’autore, artista e attore teatrale oltre che scrittore, ha interpretato numerosi spettacoli, esposto in gallerie e musei italiani e collabora con le principali testate giornalistiche. Attualmente scrive per «il Venerdì di Repubblica» e «Robinson». Ed è proprio da qui che parte il suo libro, da quegli articoli e conglomerati di pensieri fusi e poi lasciati asciugare su carta, che l’autore poi ci propone impilati nelle pagine che compongono il suo libro. Aprimi cielo: pensieri asciugati su carta Proprio come lo squarcio di cielo in copertina, le parole sulla pagina si presentano come strappi di reale; come i pensieri si affastellano nella mente, allo stesso modo poi vengono riportati sulla pagina. Frasi convenzionali rigirate grazie a giochi di parole; parole rimescolate, risultano come scavate per fare emergere tutte le possibili combinazioni intrinseche, i significati più profondi, oltre a quelli inediti, che creano così conglomerati inaspettati e nuovi e aprono a nuove prospettive. Tutte le figure retoriche impiegate servono a dare nuova linfa al linguaggio, o a restituirgli quella perduta in modi di dire obsoleti, che hanno perso il senso originario e puro. Ed è un continuo rincorrersi, come nei dialoghi che ogni tre, quattro o cinque pagine, spezzano i monologhi. Un rincorrersi che non è mai afferrarsi, ma che coincide sempre con nuovi inizi e nuovi spunti. “Dottore ho il mal dell’incertezza. Si cura. Certo che sono sicura. Voglio dire che si può curare. E come? Eccome. Basta un coraggio di sole, ima voglia sulla faccia della terra, basta staccare il quadro della situazione dal chiodo fisso.[…]” (pag. 72, Dialogo olistico) Le associazioni di significati e significanti sono come brevi squarci illuminanti, bagliori fulminei e incisivi eppure pensati; un rimuginare continuo ma comunque illuminante. Il libro di Alessandro Bergonzoni è uno zibaldone di pensieri apparentemente sconnessi, che si connettono attraverso nuovi sensi e sensazioni. I testi sono pieni di domande, di dubbi, di opinioni, ma anche di affermazioni convinte che in un lampo rimandano a situazioni reali e attuali che spezzano il fiato. La parola in Aprimi cielo torna al centro del testo, e il linguaggio è sia strumento che oggetto per lo scrittore, tornando ad essere veramente decodificatore della realtà. Le parole qui non sono maschere, né mascherate, ma mettono a nudo il pensiero e quindi la realtà, dove anche gli oggetti prendono la parola. I testi spesso sono istantanee che riportano l’attenzione sul rimosso, su ciò che non si vorrebbe vedere, che si era dimenticato, almeno apparentemente. E l’impressione è quella di perdere e di acquisire insieme un filo che è sempre sfuggente per quanto onnipresente. Il libro di Alessandro Bergonzoni non è incasellabile in nessuna categoria precostituita: vi è una rottura degli stili che serve, -dice l’autore- ad avvicinarsi all’”indispensabile” che parte dal pensiero, e che poi si fa parola. L’autore ha “antenne rivolte verso il cielo, che captano qualcosa che c’è già, l’altrove”. Le parole in Bergonzoni sono un continuo sentire, percepire sensazioni ed […]

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Pechino pieghevole di Hao Jingfang

Pechino pieghevole (“The depth of loneliness”, titolo originale, pubblicato in Cina nel 2016) della scrittrice cinese Hao Jingfang è stato da poco pubblicato da Add editore (2020) e tradotto dal cinese da Silvia Pozzi. Pechino pieghevole rientra nel filone letterario della “science fiction” e dell’”ultra-irrealismo”: un viaggio futurista dove il progresso dettato dalle nuove tecnologie non riesce a soppiantare ma addirittura rafforza le antiche disuguaglianze sociali. Pechino pieghevole, la sinossi Pechino pieghevole raccoglie le storie di undici protagonisti che vivono in questa realtà surreale, dove il mondo è diviso in tre Spazi (spazio uno, spazio due e spazio tre) che richiamano antiche stratificazioni sociali, esistono i metalieni, le nuove tecnologie acuiscono le differenze sociali tra le persone. Solo l’arte e la musica possono salvare le persone. Lao Dao è un abitante di Pechino, ma della città pieghevole, in pratica il terzo stato di questa Pechino del futuro. Pechino ora è una città divisa in strati e anche il tempo è stato modificato per venire incontro alle esigenze della classi sociali superiori, media e alta. Il “terzo stato” è il sottosuolo, dove vivono gli “invisibili“, la cui vita viene messa al servizio del “sistema”. Lao Dao lavora in una discarica, in condizioni di vita e di salute estremamente precarie ma prende consapevolezza della sua condizione di inferiorità quando trasgredisce alle leggi e va in un altro stato, passando dagli interstizi della città pieghevole e lo fa per soldi, per fare una commissione dietro pagamento. E lì scopre un mondo diverso. Il romanzo è il frutto dei nostri tempi ricchi di incertezza e solitudine dove il progresso tecnologico non ha saputo avvicinare le persone ma le ha allontanate ancora di più. «In capo a tre anni gli esseri umani avevano dimenticato cosa fosse la passione per sostituirla con il pragmatismo. Non lottavano strenuamente, cercavano il compromesso. A fatica ci adeguammo per sopravvivere, ipotizzando che dedicarsi alle scienze e all’arte fosse l’unica via d’uscita.  Se avessimo accettato di vivere sotto il cielo dominato dai metalieni, forse ce la saremmo potuta cavare. Bisognava arrendersi, desistere, intonando canti e intrecciando danze sotto il loro cielo. Ma c’è sempre chi non si rassegna e insegue le proprie illusioni». Biografia delll’autrice Hao Jingfang Hao Jingfang (1984) è un’autrice cinese di fantascienza, la prima ad aver vinto lo Hugo Award, grazie a Pechino Pieghevole, il suo primo libro tradotto in italiano. Vive a Pechino dove lavora come ricercatrice presso la China Development Research Foundation. Immagine copertina: ufficio stampa

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Il grillo narrante: l’esordio del Dr. Massimiliano Gaudino

“Il Grillo Narrante. Racconti, favole, poesie” questo il titolo del primo libro di Massimiliano Gaudino, edito Gruppo Albatros. Psicologo, Psicoterapeuta e Terapeuta EMDR, Massimiliano Gaudino fa del suo primo libro una sorta di continuazione anatomica di quello che è il suo lavoro. Caratterizzato da una spiccata propensione all’ascolto, dopo aver deciso di fare lo Psicologo, Massimiliano Gaudino sceglie, per svolgere il proprio mestiere, di utilizzare oltre all’udito e alla voce, anche le sue mani e non solo per la Terapia EMDR (la terapia EMDR è una terapia che utilizza la stimolazione bilaterale per permettere al paziente di rielaborare i ricordi negativi e traumatici bloccati nel cervello). Utilizzare le mani…Come? Scrivendo. Malato di vitiligine, partire dalle sue mani è stato per lui molto significativo, il coronamento di un insegnamento tratto dalla sua pelle: amarsi per tutto ciò che è. È Il Grillo Narrante un libro scritto anche per tutti quei pazienti che hanno contribuito al raggiungimento di tale consapevolezza, coloro che gli hanno permesso di “mettere le mani sul loro dolore”. Massimiliano Gaudino compie un atto di “cura” con il suo libro d’esordio Il Grillo Narrante di Massimiliano Gaudino raccoglie racconti, fiabe e poesie che toccano i più svariati temi, ma che tutti, allo stesso modo, scrutano nel profondo dell’anima di ogni uomo per risvegliarla. «Io sono un grillo, il grillo parlante. Sono una fiaba, un racconto, persino una poesia. Posso essere la voce della coscienza, la voce della tua anima. Io sono un dono: posso sorprendere, commuovere, ma anche farti arrabbiare; sono scaltro, suscito emozioni e reazioni intense, fino a farti riflettere e, se ciò accade, mi sento soddisfatto.» L’ispirazione dell’autore sono state non solo le sue esperienze personali, ma anche quelle che hanno voluto affidargli i suoi pazienti e nelle quali lui stesso è riuscito a riconoscersi nella speranza che anche a noi lettori potesse accadere lo stesso. È per questo che Massimiliano Gaudino compie con Il Grillo Narrante un atto di “cura”, una parola in consonanza con un’altra: la parola “cuore”. Le parole hanno per l’autore un peso emotivo e le parole chiavi, oltre a cura che le racchiude tutte e cuore che l’accompagna, sono: amore, silenzio, relazioni, scelte, dolore, ricordo, trasformazione, diversità… Molti sono i messaggi dei racconti de Il Grillo Narrante. Amarci per quello che siamo (dal racconto Il riccio consapevole), non avere paura del cambiamento e della trasformazione e affrontare la scelta di ciò che vogliamo essere come adulti (Bruco, crisalide, farfalla), imparare a pronunciare una parola facile da scrivere, ma difficile a dirsi (Ti chiedo scusa), praticare la reciprocità che è per l’autore l’amicizia o quella capacità di scrutare negli occhi degli altri e comprendere un po’ della loro anima, con compassione (Occhio per occhio). Parla poi senza veli, l’autore, anche di sé, del suo dolore e delle sue debolezze e riesce a unire sapienza scientifica a sensibilità umana permettendoci di trarre insegnamenti attraverso delle favole che sembrano destinate ai bambini, ma che in realtà insegnano moltissimo agli adulti. Il suggerimento che ci fa […]

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