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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 857 articoli

Libri

Una storia straordinaria: intervista a Diego Galdino

Una storia straordinaria è il recente libro (edito lo scorso febbraio) scritto da Diego Galdino e pubblicato per i tipi di Leggereditore (Gruppo Editoriale Fanucci). In occasione della lettura del romanzo, abbiamo intervistato l’autore. Una storia straordinaria: intervista all’autore Diego Galdino Diego, vuol presentarci la sua storia editoriale? Dopo anni di gavetta, fatta di tanti sacrifici, sono stato scoperto da uno dei più importanti agenti letterari del mondo Vicki Satlow che ha creduto in me come scrittore fin da subito permettendomi di farmi apprezzare da un’importante casa editrice del Gruppo Mondadori come la Sperling & Kupfer con la quale ho pubblicato cinque romanzi. Il mio primo romanzo Il primo caffè del mattino fu considerato un caso editoriale divenendo un best seller in molti paesi del mondo aprendomi le porte del successo nazionale ed internazionale che mi ha portato ad oggi ad essere pubblicato con successo  in otto paesi europei e in Sudamerica e a suscitare l’interesse di un importante produttore cinematografico europeo intenzionato a fare de Il primo caffè del mattino un bellissimo film. Fino ad arrivare ad oggi, al mio ultimo romanzo Una storia straordinaria pubblicato con la Leggereditore del Gruppo editoriale Fanucci. Una storia straordinaria si svolge in primis attraverso la descrizione delle percezioni sensoriali: i sensi si confondono fra descrizioni di percezioni uditivi, olfattive, visive, gustative, tattili; i primi capitoli del testo, non a caso, richiamano, per ognuno, un’esperienza percettiva: da cosa nasce quest’intenzione e scelta d’autore? Sono sempre stato convinto che noi non diamo la giusta considerazione ai nostri sensi, dandoli a volte quasi per scontato, senza renderci conto che essi sono fondamentali per la nostra vita e soprattutto per le nostre storie d’amore. In questo caso dovremmo prendere esempio dagli orientali, da sempre capaci di apprezzare i cinque sensi, assaporandoli e vivendoli con la giusta lentezza. Una storia straordinaria nasce anche per questo scopo. Qualche anno fa mi trovavo al Giardino degli aranci sull’Aventino insieme alle mie figlie. Stavo tranquillamente seduto su una panchina osservandole mentre si facevano dei selfie con alle spalle un panorama unico, Roma in tutta la sua bellezza. Sembrava la scena più bella di un film. Così ho pensato a cosa avrei fatto se mi fosse stata tolta improvvisamente la possibilità di guardare le persone che amo, Roma e i film. Ho chiuso gli occhi; quando li ho riaperti è iniziata Una storia straordinaria.  Nei ringraziamenti in fondo al testo, nomina il suo precedente romanzo, Bosco Bianco: vuole descriverne, ai nostri lettori, la storia? Non sono molto bravo con le sinossi, posso dire che Bosco Bianco è un romanzo fatto di tanti tipi di amore, tra genitori e figli, per un posto, tra un uomo e una donna, l’amore assoluto scevro da pregiudizi e regole scritte, un romanzo con tre protagonisti, una splendida tenuta sulla costiera amalfitana chiamata Bosco Bianco, una coppia d’innamorati dei giorni nostri e una coppia d’innamorati del passato.  Diego, lei è autore di storie che parlano di sentimenti: cosa significano per lei, come uomo, l’amore e le […]

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La gatta della regina per La Lepre Edizioni

La gatta della regina per La Lepre Edizioni | Recensione Con La gatta della regina, pubblicato lo scorso febbraio per La Lepre edizioni, continuano le avventure della famiglia de Mesa nell’intreccio di amori e intrighi politici sapientemente tessuto da Marco Calamai de Mesa e Domitilla Calamai. Il romanzo riprende il filo della narrazione de La mantella rossa spostando le lancette in avanti di vent’anni e concentrando l’attenzione sulle vicende della nuova generazione, i tre fratelli Álvaro, Inés e Juan de Mesa. A pochi anni dalla scoperta dell’America, l’improvviso ampliamento dei confini del mondo conosciuto ha profondamente alterato gli equilibri geo-politici del vecchio Continente costringendoli a continui e convulsi mutamenti. Dall’osservatorio privilegiato del las Islas Afortunadas, Diego de Mesa e la moglie Clara Fonseca guardano con curiosità e apprensione ai repentini cambiamenti sociali e politici in atto nell’Impero di Carlo V provando a cogliere in essi le più propizie occasioni di successo e affermazione per i tre figli. Diversi tra loro per carattere e attitudini, i tre giovani de Mesa sono alle prese con le prime sfide e i turbamenti dell’età adulta, tutti in egual misura divisi tra il desiderio di mettere alla prova il proprio valore e la paura di misurarsi con uno scenario immensamente più grande di quello, limitato e ormai familiare, dell’isola di Tenerife. Álvaro lascerà l’isola natia per seguire il mercante genovese Francesco Parodi, seguendo la rete commerciale di Parodi tra le Canarie, l’Andalusia e Genova, e sarà coinvolto dall’Ammiraglio Andrea Doria in un’importante missione diplomatica presso la corte dell’imperatore Carlo V. Inés si trasferirà presso la residenza della regina Giovanna, madre di Carlo V, a Tordesillas, con l’obiettivo dichiarato di contrarre un matrimonio adatto al suo rango, ma si lascerà coinvolgere nelle vicende politiche dell’epoca, partecipando attivamente alla rivolta dei comuneros capeggiati da Maria Pacheco. L’amore per questa donna carismatica e la scoperta della sua vera identità sessuale porteranno Inés ad una maggiore consapevolezza di se stessa e del ruolo che intende assumere nei confronti della propria famiglia. Juan, appassionato di botanica, otterrà dalla famiglia il consenso a prendere parte ad una spedizione nel Nuovo Mondo con l’obiettivo di studiare e proteggere la flora locale minacciata dalla violenza dei conquistadores. Sullo scenario delle vicende familiari dei de Mesa c’è un mondo in subbuglio ed in continua espansione. Gli intrighi di corte per isolare e controllare la regina Giovanna, le manovre di Carlo V per consolidare il potere sul suo immenso impero, le rivolte dei comuneros castigliani per difendere i propri interessi commerciali e il violentissimo impatto del colonialismo sulle popolazioni indigene del continente americano sono i molteplici temi che si sovrappongono alle vicende personali dei protagonisti. Con precisione e rigore, La gatta della regina ci riporta indietro nel tempo ad un mondo e ad un contesto storico lontanissimi dal nostro, offrendoci una chiave di lettura equilibrata e oggettiva per comprenderne le dinamiche e i risvolti sociali. Senza mai oltrepassare il confine del giudizio etico, la narrazione ci fa rivivere dinamiche sociali che potrebbero sembrare inaccettabili al […]

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L’unica notte che abbiamo di Paolo Miorandi | Recensione

“L’unica notte che abbiamo” è un romanzo di Paolo Miorandi, edito da EXòrma, un libro che sin dal principio, catapulta in una lettura impegnativa, che richiede un’intensa concentrazione, ricca di spunti di riflessione. Infatti, si sentono voci che il lettore non può capire, voci incomprensibili ma in realtà perfettamente delineate nell’immaginazione dell’autore. Il racconto nasce da un incontro causale, non programmato, un errore nella consegna della posta, tra due ignari vicini di casa, nello stesso palazzo ma a qualche km di distanza. Trama È notte, un uomo si trova alla finestra e ascolta voci che sembrano riecheggiare nel buio. Le voci sono quelle di un’anziana signora, poco prima di tramutarsi anche lei in pulviscolo di parole, ha consegnato all’uomo che ne diventa il custode. Una serie di voci, di persone, realtà, situazioni e vicende diverse, racchiuse in quello che potrebbe essere un ricordo. L’anziana signora rivive le vicende della sua famiglia che nessuno ha mai voluto né raccontare né ascoltare. Cerca tra i confini immaginari (presumibilmente mentali) di un paese senza vita la ragazza che ha abbandonato il figlio, suo padre, poco dopo averlo messo al mondo. Ripercorre le fasi della propria infanzia, unico ricordo di una labile felicità. Rivive rapporti conflittuali, vicende intimamente segrete, la propria famiglia, la propria dimora, il proprio Pese, alla ricerca di un possibile perdono dei protagonisti, irrimediabilmente colpevoli. La scrittura del libro di Paolo Miorandi è quasi ossessiva, ma non nell’accezione negativa del termine, è un’ossessione che va oltre la realtà, con una serie di dettagli che man mano si legano l’uno all’altro. L’autore non si serve di giri di parole, va dritto al fulcro della questione, raccontando, in modo coinciso ma diretto, concetti e vicende diverse, soprattutto per delineare un punto di vista, che si discosti da una prospettiva tradizionale. In questo spazio ben definito, dato da una cornice narrativa dunque ‘ossessiva’, si delineano i personaggi, i cui destini e le cui attività si incrociano. Come se fossero tutti sulla stessa strada. Miorandi è infatti uno psicoterapeuta che dedica gran parte del proprio tempo alla scrittura. “L’unica notte che abbiamo”, è il suo nuovo romanzo, all’interno del quale l’autore di Rovereto, riesce a concentrare tutta l’adrenalina che oscilla tra casualità e incontri. Tra memoria e ricordo. Tra voce ed evocazione. Tra la finzione che sembra prendere il sopravvento sulla realtà, inspiegabilmente deforme. “L’unica notte che abbiamo”, è un libro coinvolgente, nel corso del quale, tra le pagine che lo compongono, si “confrontano” tre generazioni nell’arco di un secolo, da fine Ottocento a fine Novecento, narrando una storia reale che l’autore sembra però trasfigurare, attraverso la propria penna, e mediante ciò che è avvenuto, mescolando vicende di famiglie, bambini abbandonati, mutilati, matrimoni falliti e tutto ciò che ne consegue. I personaggi del libro (come l’anziana signora) sembra che desiderino esser ricordati a tutti i costi. Ciò nasce probabilmente da un bisogno intrinseco di voler raccontare per necessità. In realtà, man mano che si procede nella lettura si comprende il motivo per il quale l’anziana donna desideri […]

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Una storia straordinaria, l’entusiasmante romanzo rosa di Diego Galdino

  Diego Galdino torna in libreria con “Una storia straordinaria” con Leggereditore. Luca e Silvia sono due ragazzi come tanti che vivono vite normali, apparentemente distanti. Eppure ogni giorno si sfiorano, si ascoltano, si vedono. I sensi percepiscono la presenza dell’altro senza riconoscersi. Fino a quando qualcosa interrompe il flusso costante della vita: Luca perde la vista e Silvia viene aggredita in un parcheggio.  Eppure, due anni dopo, la loro grande passione, il cinema, li fa conoscere per la prima volta e Luca e Silvia finiscono seduti uno accanto all’altra alla prima di un film d’amore. I due protagonisti, feriti dalle vicissitudini degli eventi passati, si ritrovano, così, loro malgrado, a vivere una storia fuori dall’ordinario. Il romanzo si apre con una narrazione fitta di eventi, in un flashback che si rivelerà essere cardine di tutto il romanzo. Luca, protagonista dalle mille sfaccettature, incarna il ragazzo buono e generoso “della porta accanto”. Di lui, il racconto pre- incedente, farà conoscere il lavoro, le giornate frenetiche e la quotidianità, e poi tutto ciò che riguarderà la sua nuova vita, da persona disabile. Interessante è l’approccio iniziale fra i due personaggi. Silvia e Luca: infatti, si guardano, si incontrano più volte, e si conoscono, ancora prima di riscoprirsi innamorati. La magia di un –bacio frappè– darà un tocco quasi del tutto fatalista al romanzo. Il personaggio di Silvia, invece, in seguito all’aggressione subita, cambia del tutto. La Silvia sfrontata delle prime pagine, si rivelerà poi un essere fragile e fitto di paure, con un grande timore del prossimo, e tanta titubanza che, al cospetto di Luca, sembra svanire del tutto. L’alternanza di narrazione tra il punto di vista di lei e di lui fornisce al romanzo un ritmo incalzante, permettendo al lettore di rivolgere la propria attenzione ad ogni azione, gesto o sguardo. Se da una parte –l’incontro-scontro- fra i due protagonisti sembra incarnare il tipico cliché da film e libro romantico, al contempo, il fatto di avere una narrazione quasi simultanea di ciò che avviene all’uno e all’altro, sembra rivelarsi come un espediente letterario molto interessante. Una storia straordinaria sembra essere basata tutta sull’avvicendarsi dei cinque sensi: i capitoli sembrano essere dedicati all’olfatto, al gusto, all’udito, al tatto e alla vista. I protagonisti, al di là delle difficoltà fisiche e psicologiche di entrambi, entreranno in pieno contatto fra di loro usando i cinque sensi. I profumi di Silvia e Luca, il gusto delle cose buone da mangiare, il desiderio di toccarsi e di sentirsi stretti in un abbraccio, la voglia di ascoltare solo una voce, e il fatto di essersi visti, anche se per poco, renderanno l’amore dei due ragazzi, di fatto, una storia emozionante e completa. La disabilità di Luca (necrosi retinica acuta) è affrontata in modo leggero ed approfondito. Non ci si ritrova mai dinanzi alla storia di una persona mestamente rassegnata. Gli alti e i bassi e lo sconforto di una vita totalmente cambiata, rendono veritiero, ma non funesto, il racconto di un ragazzo a cui è stata strappata […]

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Giovanissimi: il romanzo di formazione di Alessio Forgione

Alessio Forgione con il suo libro Giovanissimi (NNEditore) si inserisce ufficialmente tra i dodici finalisti del Premio Strega 2020, raccontando Napoli nella sua contraddizione e natura bipartita di odio/amore. In questo contesto prende corpo la storia di Marocco, un ragazzo di quattordici anni che deve il suo nome al cespuglio nero di capelli crespi. Ha piedi leggeri che danzano sui campi da calcio, ma ha anche pensieri troppo rumorosi che lascia rinchiusi tra le mura della sua stanza. Possiamo considerare Giovanissimi un romanzo di formazione che l’autore ha suddiviso in cinque fasi: il rifiuto, la rabbia, il patteggiamento, la depressione e l’accettazione. Una parabola che abbraccia tutto il primo anno di superiori di Marocco, un’altalena che oscilla tra nichilismo ed eccitazione. Marocco assaggia la vita futura a piccoli morsi e abbuffate improvvise, ma non tra i banchi di scuola. Gli scenari in cui sembra sentirsi a suo agio sono i muretti vicino alla chiesa, le partite improvvisate di calcetto, i tetti da cui poter vedere le traverse della metro e le sale da gioco. Fumo, alcol, sogni e desideri prendono vita in questi luoghi e allo stesso modo vengono distrutti. L’entrata nel periodo adolescenziale dona a Marocco la curiosità nei confronti dei piaceri e delle emozioni, la volontà di autonomia rispetto alla figura del padre, ma toglie a lui l’innocenza e, materialmente, gli amici che, chi per scelta, chi per necessità, chi per caso, perdono la vita. La periferia, specialmente quella napoletana del secolo scorso, non è l’ambiente più semplice in cui crescere e la perdita dell’innocenza può diventare cruda e traumatica.  A tutto questo caos, si contrappone la calma della sua camera, pervasa da un silenzio a tratti insopportabile, lo stesso che si traduce nel vuoto che la madre ha lasciato andandosene di casa cinque anni prima. È un vuoto che lo inghiotte e lo fa sprofondare nella tristezza e nel dolore. Ogni tanto Marocco sogna la madre, la insegue ed è assettato del suo amore. Se questa è la vita, se bisogna provare così tanta sofferenza, allora la violenza è la risposta, pensa Marocco, rimanendo poi stordito dall’imprevedibilità degli eventi. Ad un tratto semplicemente scopre l’amore e la violenza non sembra essere più una valida risposta. Le tenebre cedono il passo al sole e all’arrivo dell’estate, con il profumo di salsedine e la riscoperta della propria purezza. Ma se ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, l’altra faccia della medaglia si svela nella sua natura malvagia e brutale. «La vita non è altro che un’inconsapevole attesa. Poi arriva, e fa male.» La scrittura di Forgione graffia il foglio con estrema forza, donando corpo e realtà alle immagini descritte. Il suo è un linguaggio che fa a meno della retorica e dei moralismi e la voce di Marocco diventa la voce collettiva di tutti i giovanissimi di ieri e di oggi. Gli episodi che investono il percorso di crescita del protagonista si illuminano come investiti da flash improvvisi, descrivendo in modo calzante quello che è il punto […]

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Imparare a cadere: un storia di inclusione | Mikael Ross | Recensione

Imparare a cadere è una narrazione grafica per i testi e i disegni di Mikael Ross, edita da BAO Publishing nel 2018, in cui si raccontano le vicende della vita di Noel, giovane sessantaquattrenne con disturbi mentali, che si ritrova improvvisamente a dover fare i conti con la perdita degli affetti e la difficoltà nel ritrovare se stesso. Imparare a cadere di Mikael Ross: il fondamento del judo, il fondamento della vita La pubblicazione di Imparare a cadere combacia con il centocinquantesimo anniversario della fondazione tedesca Neuerkerode, che ebbe origine dalla volontà di tre filantropi di aiutare le persone bisognose. Nel 1868, il pastore Gustav Stutzer, il dott. Oswald Berkhan e Luise Löbbecke (figlia di una nota banca dell’epoca) unirono i loro sforzi in una iniziativa privata che, nel corso del tempo fino ai giorni nostri, si è trasformata in una impresa di carattere sociale che, animata ancora da valori cristiani e, come si diceva, filantropici, opera nell’ambito dell’inclusione nella vita sociale di persone (tra cui anziane e disabili) altrimenti tagliate fuori. In particolare, Imparare a cadere di Mikael Ross riesce a dare voce, o meglio, a ricostruire le immagini di un mondo complesso e non facile attraverso gli occhi del giovane (apparentemente) Noel, affetto da disturbi mentali, che in seguito ad un tragico e fatale incidente domestico perde sua madre, sua tutrice e unica persona a cui egli possa fare riferimento. La vicenda, sviluppata per episodi e narrata graficamente attraverso le immagini percepite dallo stesso Noel, prende pieghe ora tragiche ora ironiche, ora comiche ora serie, grazie alla varietà di caratteri introdotti e che con lui interagiscono. Dopo il principale episodio legato alla madre, infatti, Noel viene catapultato in un luogo affine a quello della Neuerkerode, in cui con difficoltà egli riesce a integrarsi e a instaurare intensi rapporti con gli altri abitanti della comunità. In particolare emblematico è l’episodio legato al judo, per cui l’arte marziale, la “via della cedevolezza”, attraverso un sistema di prese a atterramenti, ha come obiettivo principale quello di insegnare a cadere senza accusare il colpo, allo scopo di riuscire a rialzarsi più saldi e forti di prima. Imparare a cadere di Mikael Ross si configura dunque come una narrazione per immagini, che, pure se nella sua veste grafica classica, ha come intento quello di sensibilizzare il lettore verso determinate tematiche che gli sono costantemente sotto gli occhi, ma a cui non si fa spesso caso. Emblematiche appaiono, infine, le parole della postfazione al libro, per cui «Imparare a cadere è una finestra sul nostro mondo, dove con un’impronta dal forte valore cristiano ci prendiamo cura di quelli che, a un primo sguardo, non sembrano essere stati baciati dalla fortuna e che, nonostante tutto, spesso e volentieri sanno perfettamente in cosa consista la propria felicità» (p. 128).

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Antonio Manzini e L’amore ai tempi del Covid-19

Antonio Manzini omaggia i lettori: L’amore ai tempi del Covid-19, il suo nuovo racconto, è scaricabile gratis In questo periodo difficile e delicato per tutti è nata l’iniziativa “Solidarietà digitale”, promossa dal Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, con supporto tecnico dell’Agenzia per l’Italia Digitale, per ridurre l’impatto sociale ed economico del Coronavirus grazie a soluzioni e servizi innovativi. Le iniziative, i servizi e le soluzioni disponibili hanno il comune obiettivo di migliorare la vita delle persone che in questo momento si vedono costrette a cambiare le loro abitudini. Tra i servizi messi a disposizione c’è anche quello che permette di leggere gratuitamente un giornale o un libro sul proprio smartphone o tablet. Tante sono state le case editrici ad aderire all’iniziativa dando la possibilità ai lettori di scaricare ebook gratuiti dai propri siti. C’è poi chi, come lo scrittore, attore, sceneggiatore e regista Antonio Manzini ha deciso di regalare il suo ultimo racconto inedito, “L’amore ai tempi del Covid-19″, con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone – personaggio da lui inventato e interpretato in tv dall’attore Marco Giallini – a sostegno dell’Ospedale Spallanzani di Roma. Scaricando gratuitamente il breve racconto (in totale sono 32 pagine) dal sito dell’editore Sellerio, casa editrice di Antonio Manzini, sarà infatti possibile anche contribuire con una donazione libera ad una raccolta fondi per lo Spallanzani di Roma. Questo l’indirizzo per donare: https://donazioni.inmi.it/. A poche settimane dall’uscita di “Ah l’amore l’amore”, l’ultimo romanzo che vede protagonista Rocco Schiavone, Manzini, costretto a casa come milioni di italiani, ha voluto rilasciare una nuova storia del vicequestore, al lavoro nei giorni di piena emergenza Coronavirus. L’amore ai tempi del Covid-19: la trama In un’Aosta blindata, come il resto d’Italia, ferma a causa del Covid-19, il vicequestore Rocco Schiavone è costretto, suo malgrado, ad uscire per occuparsi del caso di un uomo, il parrucchiere Manlio Sperduti, trovato morto nella vasca da bagno della sua abitazione, un appartamento di 80 metri quadrati che divideva con la moglie, i figli, i genitori di lei e il fratello della donna, un trentenne nullafacente. L’amore, e  più in generale i rapporti umani, già complicati di per sé, possono essere messi a dura prova dalla coabitazione in un periodo di reclusione forzata. Questo lo sa bene anche Rocco Schiavone che è grato al suo lavoro che gli permette di uscire nonostante le disposizioni del Governo. «Rocco Schiavone era un poliziotto, lui in casa non poteva rinchiudersi. E ringraziò il cielo, perché era impossibile dividere 24 ore al giorno una ottantina di metri quadrati con Gabriele e Cecilia». Il vicequestore trasteverino è un personaggio notoriamente burbero e scarsamente propenso alla filantropia, malgrado ciò, in questa nuova indagine emerge un suo lato più “umano”. Schiavone riesce, anche grazie al caso che sta seguendo, a scorgere il lato positivo in questa situazione di emergenza sanitaria che ha comportato l’isolamento domiciliare, e restituisce ai lettori un’immagine di speranza: «Quei giorni maledetti e surreali finirono e lasciarono agli italiani qualche eredità. Orrendi lutti, dolore e lacrime, ma anche abitudini […]

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Inventario di un cuore in allarme di Lorenzo Marone

Da pochissimo è uscito Inventario di un cuore in allarme di Lorenzo Marone, scrittore napoletano che Eroica Fenice già ebbe modo di intervistare in occasione dell’evento Ricomincio dai libri. Edito da Einaudi, il romanzo è un viaggio nella testa di un ipocondriaco “Doc” e, dato il momento storico che stiamo vivendo, la sua analisi risulta più che mai attuale. Lorenzo Marone, biografia dell’autore Lorenzo Marone è uno scrittore affermato che non ha bisogno di presentazioni. Dopo dieci anni trascorsi ad esercitare la professione di avvocato dedica anima e corpo alla scrittura, la sua più grande passione. Tra i suoi ultimi romanzi ricordiamo Magari domani resto ( edito da Feltrinelli nel 2017 e vincitore del Premio Selezione Bancarella 2017) e Un ragazzo normale  (edito da Feltrinelli nel 2018 e vincitore del premio Premio Giancarlo Siani 2018) Tra le sue opere ricordiamo anche La tentazione di essere felici, che ha ispirato il film La tenerezza di Gianni Amelio, La tristezza ha il sonno leggero, da cui il regista Marco Mario de Notaris ha tratto l’omonimo film, Tutto sarà perfetto e il saggio Cara Napoli. Inventario di un cuore in allarme, sinossi Il romanzo è un regalo che l’autore ha deciso di fare ai suoi lettori. Lorenzo Marone si mette totalmente a nudo, facendo un atto di grande coraggio. Decide di raccontare di sè, della sua fobia verso le malattie, rientrando pertanto nella folta categoria degli “ipocondriaci“. Per queste persone il cuore è continuamente in allarme, perché la paura è sempre presente come una gentile consigliera un po’ troppo invadente. Il libro è un’analisi autoironica della sua vita, dove la fobia di ammalarsi è sempre presente e ormai chi gli sta accanto la tollera benissimo. In primis la moglie, che riesce a smorzare ogni sua preoccupazione, il figlio piccolo che lo aiuta a distrarre la sua mente dal suo pensiero fisso quotidiano (che purtroppo cambia in continuazione), gli amici più cari che gli vogliono bene e ci ridono su, spesso assecondandolo più del dovuto, infine il suo psicoterapeuta– del quale il protagonista non nutre immensa fiducia- che gli affida compiti che lui non riesce a rispettare. Inventario di un cuore in allarme è anche un excursus tra le migliaia di fobie esistenti delle quali soffrono le persone più insospettabili e che, il più delle volte, adattano la loro vita alle loro nevrosi ed ossessioni; c’è chi deve chiudere più volte la macchina prima di andare al lavoro, chi non teme le altre malattie ma solo ed esclusivamente  una, quale ad esempio la “meningite”. La cosa incredibile è che nella lingua italiana ogni fobia esistente, e ne esistono davvero tante, ha una definizione precisa e dal nome più disparato. Inventario di un cuore in allarme è frutto di uno studio accurato che abbraccia più discipline, che vanno dalla scienza alla religione, e risulta più che mai attuale (addirittura profetico) quando si parla del rischio di una pandemia che pesa come una minaccia sul mondo già dal qualche anno, causato dall’insorgere di nuovi virus e batteri […]

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Vivere la musica – Il libro di Francesco Motta

“Vivere la musica – Affrontare gli ostacoli, i cattivi maestri e le folli regole del gioco”, pubblicato da Il Saggiatore il 19 marzo 2020, è il frutto dell’urgenza, dell’impulso del cantautore e polistrumentista toscano Francesco Motta a voler parlare a tutti quelli che, come lui, hanno deciso di dedicare la loro vita alla musica, ma non sanno bene cosa fare. Perché la musica è empatia, e Motta ne ha da vendere. Il libro del cantautore si potrebbe definire un reportage di viaggio, un diario di appunti di vita che fungono da ispirazione a tutti coloro che sentono la musica come lui, quelli che pensano che la musica non sia (solo) riflettori, applausi, interviste, palazzetti pieni, ma molto, molto di più, intimamente. Vivere la musica, viaggiare con Francesco Motta in tempo di coronavirus Da più di una settimana ormai siamo in quarantena, come il resto del mondo. Ma chi ha avuto la fortuna di leggere già il libro di Motta di sicuro non ha mai smesso di vedere chilometri di asfalto sfrecciare sotto i propri piedi. Li avrà visti scorrere fino all’ultima pagina, dove l’orizzonte si è certamente colorato di rosso e il sole ha lasciato il posto a miriadi di stelle. Chiunque abbia intrecciato una storia d’amore con la musica, a lettura terminata, avrà automaticamente ripulito il magazzino della propria memoria a lungo termine, per fare spazio a nuove salvifiche parole che si porterà nella tomba. Tutti ad indossare un grembiule, scarpe comode e guanti in gomma gialla, lunghi fino all’avambraccio; aprire persiane e spalancare finestre per far entrare aria. Li si può sentire gettare cose rotte. Cose ingombranti. Senza alcuna ombra di dubbio e con un panno, avranno asciugato e lucidato tutto. Avranno preso una matita e disegnato un segno su una parete, poi avranno afferrato un trapano e una vite e praticato un foro al centro del segno per avvitarla, e magari avranno stampato proprio le pagine 105 e 106 di “Vivere la musica”. Le avranno incorniciate, e infine avranno appeso il quadro. Le parole affisse? Eccole. «La cosa che meno sopportavo a scuola erano proprio quelli che facevano di tutto per andare bene, quelli sempre sul pezzo, dritti sul trampolino, pronti a tuffarsi a candela nel grande stagno dei voti alti. Invidia? No, credo fosse un’affettuosa antipatia: non capivo a cosa servisse impegnarsi così tanto a studiare geografia o italiano, a risolvere equazioni senza senso e imparare a memoria i nomi di tutte le capitali, passare pomeriggi interi sui libri, in mezzo a centinaia di righe sottolineate e pagine di appunti, quando poi, nella vita «reale», molti di loro mi sembravano privi di qualsiasi altro tipo di passione. Per non parlare dei professori. La maggior parte di loro se ne stava lì in piedi a rovesciarci addosso date, nomi, nozioni, tutte cose che si perdevano nell’aria e di cui mi sfuggiva la necessità. Dentro di me viaggiavo chissà dove con la testa e mi domandavo: «Ma tutto questo, alla fine, a che cazzo serve?». A che cazzo […]

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Eugenia di Lionel Duroy: uno sguardo sulla Romania nella Seconda Guerra Mondiale

Un romanzo di formazione superbo, crudo e necessario: questi i tre aggettivi che più si addicono ad Eugenia del reporter francese Lionel Duroy, uscito in Italia per Fazi Editore in occasione della Giornata della Memoria. Superbo, perché magnificamente scritto, con uno stile che avvince e coinvolge il lettore. Crudo, perché mostra senza paura e con schiettezza quanto possa essere meschina la natura umana quando si lascia andare all’insensatezza e alla bestialità. Necessario, perché, citando non impropriamente Primo Levi, “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario“. Eugenia di Lionel Duroy: il coraggio di andare fino in fondo Eugenia è una studentessa alla facoltà di Lettere della città universitaria di Iași nei difficili anni che precedono l’inizio della Seconda Guerra Mondiale ed il coinvolgimento della Romania al fianco della Germania nazista. Figlia di bottegai, uomini semplici e privi di grandi ideali, conosce la professoressa Irina Costinas, ostile al clima antisemita e nazionalista che s’inizia a respirare in Romania, una donna forte e risoluta che diventerà ben presto il suo mentore e con la forza delle sue idee la spingerà, per la prima volta, ad aprire gli occhi con sguardo critico sul mondo che la circonda, a svincolarsi dal credo comune ed avere il coraggio di andare controcorrente, perfino contro le ideologie dell’adorato fratello maggiore Stefan, politicamente coinvolto ed in prima linea, tra gli estremisti più fanatici, contro quella che veniva definita la minaccia ebraica, presenza preponderante ed avvertita come sempre più ingombrante sul suolo romeno. L’occasione si offrirà alla giovane Eugenia nell’incontro -vero e proprio spartiacque nella vita di Eugenia- con lo scrittore di origini ebraiche Mihail Sebastian, autore di Da duemila anni, romanzo in cui ci si interroga sulle cause che hanno fatto degli ebrei oggetto di risentimento, odio e persecuzione nella storia. Un uomo fragile e malinconico, che ha rinunciato a tutto, finanche alla libertà, meno che alla scrittura, un uomo di cui la giovane donna s’innamorerà perdutamente, non ricambiata o debolmente ricambiata con un tenue e riconoscente affetto, essendo l’oggetto di ogni sua attenzione la mutevole, sfuggente e frivola attrice teatrale Leny, anche lei ebrea. Sullo sfondo di questo triangolo amoroso, si svolge un decennio di storia della Romania, dal ’35 al ’45, dai primi coinvolgimenti politici ed attentati ai danni degli ebrei del Movimento Legionario della Guardia di Ferro di Codreanu ai pogrom di Bucarest e Iași, fino all’alleanza con la Germania nazista, la persecuzione degli ebrei e degli zingari, la Resistenza, la disperata impresa di Russia, alla quale prenderà malvolentieri parte il fratello minore di Eugenia Andrei, un animo sensibile e delicato, ed infine la conclusione del conflitto mondiale. Un decennio denso di vicende in cui Eugenia diverrà una donna coraggiosa e risoluta che, spinta da un amore proibito, dalla vergogna dei propri connazionali e dal bisogno e desiderio di dire la verità, si trasferirà a Bucarest dove intraprenderà una brillante carriera di reporter che la porterà a vivere e raccontare in prima persona non soltanto gli eventi fondamentali della storia romena contemporanea, ma a conoscere per […]

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