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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 696 articoli

Libri

Sono stato fortunato di Luciano De Crescenzo (Recensione)

Quasi 300 pagine per racchiudere una vita vissuta a pieno, fra libri, guerre, IBM, cinema e grandi amori. L’autobiografia di Luciano De Crescenzo “Sono stato fortunato“, edito da Mondadori lo scorso giugno, è una lettura davvero piena di vita, appassionante e mai banale. De Crescenzo nasce a Napoli nel 1928 e quest’anno, 90 candeline dopo, ha deciso di regalare ai suoi lettori un testo in cui non va a raccontare le avventure (e disavventure) del celebre Professore Bellavista ma tutto ciò che lui stesso ha vissuto nel corso del tempo. La narrazione inizia ovviamente dagli albori, la sua famiglia viene presentata con il suo solito ed irriverente modo di fare. Impossibile non sorridere dinanzi alle sue descrizioni dello zio Luigi, uomo di mondo vissuto anche in America. Il tutto si svolge nella zona Santa Lucia di Napoli e Luciano cresce così a due passi dal Vesuvio e dal Golfo, da cui ammira quotidianamente il mare e la bellissima Capri. Non è tutto però rose e fiori in “Sono stato fortunato“, Luciano De Crescenzo racconta anche i difficili anni della guerra in cui appena ragazzino lui e l’intera famiglia furono costretti a scappare da Napoli. Un lungo periodo trascorso in Lazio, alla ricerca continua di casolari e posti abbandonati ma allo stesso tempo facilmente accessibili e da cui poter scappare anche in poco tempo. L’autore racconta, senza peli sulla lingua, le difficili notti trascorse insonni a causa della fame. Lui e il cugino Geggè passavano il tempo sperimentando nuovi tipi di foglie e sfidandosi a suon di “provala tu” “no oggi tocca a te provare“. L’ingegnere – scrittore da buon “uomo d’amore” qual è, parla anche delle donne che più di tutte hanno segnato la sua vita. In primis la moglie Gilda, da cui divorzia dopo non molti anni di matrimonio. Un separazione davvero sofferente per De Crescenzo ma da cui alla fine è riuscito anche ad estrapolare lati positivi: la figlia Paola, che poi, a sua volta, gli ha regalato l’immensa gioia d’essere nonno di Michelangelo. Ma soprattutto, Luciano racconta che, dopo anni e anni dal divorzio, lui e l’ex moglie sono ora molto uniti, forse addirittura più di quando ai loro anulari c’era la fede nuziale. Napoli e dintorni raccontati da Luciano De Crescenzo in “Sono stato fortunato” Il Vomero, Piazza dei Mille, le partite a calcio da bambini alla Villa Comunale, Capri. De Crescenzo descrive la sua terra con un amore incondizionato. Ammette d’essere malato di Napoli, di non riuscire a farne a meno. Quasi alla fine del libro, racconta minuziosamente anche il suo solito giro turistico a Capri. Stradine, vicoletti, botteghe. È proprio lì che forse ci si sente davvero fortunati, quando ci si imbatte nel belvedere di Punta Tragara e il mare è tutto ciò di cui si ha bisogno. “Sono stato fortunato” è il libro che ben ti accompagna durante la giornata, che è in grado di regalarti un attimo di spensieratezza anche con una semplice battuta. Quasi come quando si incontra un amico al bar, De Crescenzo riesce […]

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Libri famosi, 5 (+1) da non perdere per nessun motivo!

Libri famosi e belli, i nostri consigli! Leggere un libro è un piacere assoluto, un’azione che si dilata nel tempo, portando l’immaginazione ad estendersi notevolmente, creando immagini e sensazioni che trasportano in una dimensione spazio-temporale lontana dalla quotidianità. Sono sicuramente numerosi gli interrogativi circa i libri più letti di sempre, saranno classici? Libri d’amore? D’avventura? Gialli? O quali altri? In rete spesso si trovano diverse classifiche, a volte anche distinte in base al tema e alla categoria di appartenenza del libro in questione, che sottolineano quali siano i volumi maggiormente scelti dai lettori. Certamente selezionare e quindi creare una classifica con i libri più letti, non è cosa da poco. Bisogna tener conto di diversi fattori, quali ad esempio, la fama dell’autore: è infatti possibile che lo scrittore di quel determinato libro, abbia sì scritto diversi testi, ma può darsi che sia diventato celebre, grazie a quell’unico volume che gli ha dato visibilità e successo. È il caso del libro intitolato “La fine dell’eternità” di Isaac Asimov. Libro poco citato nelle varie classifiche “libresche”. Pubblicato nel 1996 da Mondadori, ha ottenuto nel corso degli anni un grande successo, raggiungendo un cospicuo numero di recensioni web. Altri parametri da tenere in considerazione nello stilare una classifica dei libri più letti, sono la fama complessiva dell’opera e i gusti personali dei lettori, che mutano frequentemente e di difficile analisi. Don Chisciotte (Miguel De Cervantes) Tra i libri famosi, e quindi di conseguenza più letti, spicca il Don Chisciotte della Mancia, di Miguel De Cervantes. Conosciuto anche con il nome di Cavaliere dalla Triste Figura e Cavaliere dei Leoni, è considerato uno dei personaggi più amati e citati della letteratura mondiale. L’hidalgo spagnolo nato dalla scrittura di Miguel de Cervantes Saavedra ha condizionato come pochi altri l’immaginario collettivo di intere generazioni di lettori. Creato come parodia dei libri di genere cavalleresco, racconta le imprese di un irrazionale quanto folle idealista e del suo fedele scudiero Sancho Panza. Il riferimento è alla letteratura mondiale della quale il libro citato si fa protagonista; dunque, si può dire che la lettura non ha confini, essa è allora quel supplemento di senso di un testo che non esiste mai, da solo. Ed è così che il lettore rappresenta colui che in un libro si trova davanti un infinito, che colma attraverso la ricerca di uno spazio senza confini, in cui ritrovare se stesso, le proprie radici, la propria identità. La luna e i falò di Cesare Pavese Ecco dunque che la classifica dei cinque libri più letti si arricchisce di un nuovo libro, e in seconda posizione c’è un libro considerato il più bello e il più significativo tra quelli scritti dall’autore in questione. Parliamo de La luna e i falò di Cesare Pavese, l’ultimo romanzo dello scrittore. La luna e i falò è tra i libri più letti e apprezzati dai lettori italiani, carico di un fitto neorealismo, privo di compromessi e divagazioni surreali. Numerosi all’interno della narrazione i parallelismi tra personaggi e autore, designati in un […]

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Le costellazioni dello zodiaco in alchimia, un’opera di Alessandro Orlandi

Edito lo scorso marzo dalla partenopea Stamperia del Valentino nella collana I polifemi, Le costellazioni dello zodiaco in alchimia. Con particolare riferimento ad alcuni bassorilievi delle cattedrali gotiche è l’affascinante volume del poliedrico scrittore romano Alessandro Orlandi. Il grande interesse dell’autore, così come la sua vasta conoscenza del tema da lui affrontato, è evidente sin dalle prime battute del libro. Di quest’ultimo l’aspetto che si constata immediatamente durante la lettura è – soggetto che incuriosisce e mentalmente stimolante a parte – il ritrovare a ogni passo la dedizione e passione di Alessandro Orlandi nei confronti di ciò che scrive. Suddiviso in due parti, ognuna preceduta e presentata da un’introduzione, il testo è una vivace e densa di particolari e rimandi esposizione del nesso esistente tra l’Astrologia e l’Alchimia per una possibile definizione della personalità umana. La loro attinenza è supportata non soltanto dalla citazione di diversi studiosi di entrambi gli ambiti, ma anche da una serie di immagini – si tratta di alcuni bassorilievi delle cattedrali gotiche francesi di Amiens, Chartres e della parigina Notre-Dame – grazie alle quali viene offerta una chiara e migliore interpretazione delle considerazioni esposte nel libro. L’intenzione, d’altronde, non è certo quella di “ … trattare i 12 segni dello zodiaco come avviene in molti testi di Astrologia…” ma, piuttosto, è evidente la volontà di “ … partire per un viaggio nello zodiaco e nel cielo interiore dell’uomo” in modo tale da capire a quali operazioni alchemiche e stagioni dell’anima corrisponda, “incarnandole”, ciascun segno. È così che, cominciando con L’Ariete, archetipo di ogni inizio possibile, si passa al Toro emblema di stabilità. Seguono poi i Gemelli, il periodo in cui si stabiliscono le direzioni individuali; il Cancro, dove a essere predominanti sono il simbolismo delle origini e i legami di sangue, con la memoria e con il passato. L’energia qui individuata viene poi, nel Leone, a essere emanata verso l’esterno definendolo come un “portatore di luce” capace di amare, creativo e generoso. Alla Vergine spetta il non semplice compito di dubitare e compiere un’autoanalisi attraverso l’introspezione e il senso critico. Procedendo come per la prima metà, anche per i restanti 6 segni un’accurata spiegazione viene proposta permettendo di delinearne le caratteristiche che li determinano e definiscono. Le costellazioni dello zodiaco in alchimia di Alessandro Orlandi: la disvelazione del cielo e dell’Opera alchemica Le costellazioni dello zodiaco in alchimia di Alessandro Orlandi propone al lettore un approccio magico e seducente, ponderato e largamente argomentato che si manifesta più nitidamente e senza alcuna fretta ai suoi occhi in tutta la sua forte e intesa carica rivelatrice. Possibile conseguenza di questa rivelazione nuova, potrebbe essere una cosciente riappropriazione del sé proprio grazie a una maggiore comprensione del cielo astrologico unita alle fasi dell’Opus alchemicum.

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Le nuove novelle di Sonia Senesi (Recensione)

Le nuove Novelle, Dalla parte degli animali, maghi, fate e folletti, è una raccolta di undici novelle a cura di Sonia Senesi. Pubblicato da Aracne Editrice nel Giugno 2018, il volume  fa parte della collana Ragno magico. Da subito, nella dedica a suo figlio Daniele, la scrittrice non nasconde la sua tempra di narratrice di storie fantastiche che lei stessa amava inventare per lui. Tuttavia le novelle di questo libro hanno qualcosa di magico e misterioso che le rende intriganti ed autentiche . Non è stata Sonia ad inventarle, esse sono anzi  appartenute ad un autore anonimo e sono state poi ritrovate dalla scrittrice in un baule nascosto in una soffitta polverosa, di quelle strapiene di ricordi oltre che di famigliole di ragni. Quelle che qualche volta sono custodi inconsapevoli di tesori. Prima di divenire “Le nuove novelle”, le storie erano raccolte in un vecchio quaderno datato 1865, verde in copertina  e dalla calligrafia minuta che lasciava difficilmente interpretare le descrizioni e i frammenti di vita di animali fantastici, magici e super intelligenti. Sonia Senesi, con l’aiuto di due bambini (Riccardo e Vittoria), ha copiato e trascritto le storie con quanta più fedeltà possibile, cambiando “solo qualche parola” per rendere la lettura adatta a tutti i bambini (e non solo). Le nuove novelle di Sonia Senesi: dalla parte degli animali, maghi, fate e folletti Quella delle Nuove novelle è una vera e propria schiera di animali (dai più feroci, come le tigri, ai più affabili elefanti) che nella loro quotidiana lotta alla sopravvivenza si trovano costretti a  combattere contro  il più egoista e invadente degli animali: l’uomo. Talvolta causa della loro prigionia, talvolta ladri dei loro beni primari, gli uomini vengono puntualmente sconfitti dagli animali per intelligenza e generosità. Ma i veri protagonisti sono i più piccoli, i cuccioli che avidi di scoprire ed ostili ad ogni ingiustizia , superano le gerarchie tipiche del branco, mostrandosi i più coraggiosi e ricchi di intuito di tutti gli altri: sono i veri fautori della pace e dell’armonia. Sono,infatti, proprio loro che affiancano i grandi nelle eroiche imprese e, grazie alla propria ingenuità, rivelano verità che nessun adulto oserebbe ammettere. Le storie che ci vengono raccontate con semplicità e simpatia, non nascondono la ferocia di cui a volte alcuni uomini sono capaci e che oggi  purtroppo costituiscono la causa di lotte per cui vale la legge non del più forte, ma  del più “ingegnoso”. Non tutti gli uomini sono però spietati e crudeli. Talvolta alcuni di essi si schierano dalla parte delle “bestie” assumendo un po’ la posizione dell’autore, divenendo aiutanti intelligenti, quelli diversi ma buoni. Spesso, senza sorpresa, sono proprio i più piccoli, i bambini, coloro che, tenendoli per mano, accompagnano gli adulti dalla parte degli animali. La schiera di protagonisti comprende anche fate, streghe, dragoni, maghi e bambini dalle capacità straordinarie poiché in nessuna di queste novelle viene meno la magia che, come polvere, si insidia tra le righe. Le nuove novelle di Sonia Senesi sono quindi storie di cuccioli dedicate ai bambini. […]

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Royal City: Jeff Lemire per Bao Publishing | Recensione

Royal City è una graphic novel in serie di Jeff Lemire, edita in Italia dalla Bao Publishing. Ancora non si sa quanto sarà lunga, ma al momento sono usciti i primi due volumi, in cartonato e a colori. È una delle opere a fumetti dello sceneggiatore e disegnatore canadese, che con la stessa casa editrice ha pubblicato anche Descender (2015), Plutona (2016), Black Hammer (2017), Sherlock Frankenstein e la Legione del male, A.D. – After Death e Niente da perdere. Molte sono collaborazioni alle quali ha donato la propria creatività, o attraverso i disegni o attraverso le sceneggiature. Royal City, assieme a Niente da perdere, sono le due opere di cui Jeff Lemire è autore completo. Royal City di Jeff Lemire: la trama Protagonista indiretta del racconto è Royal City, una piccola cittadina del New Jersey che ormai sta “invecchiando”: i giovani se ne allontanano, attratti dalla speranza di una vita diversa. Tra questi, i figli di Peter e Patty Pike, che – ormai cresciuti – hanno preso le proprie strade: qualcuno è rimasto, qualcuno se n’è andato e qualcun altro si è perso. La storia coinvolge, tra una serie di stralci del presente e alcuni importanti flashback, tutti e cinque i membri della famiglia, più uno. Quest’ultimo è stata una presenza mite e silenziosa fino al 1993, quando perde la vita e diventa nell’esistenza dei suoi cari estremamente pesante. Era infatti l’ultimo dei fratelli, ma il suo fantasma li accompagna uno a uno nostalgicamente, assumendo il calibro delle loro aspettative. Una storia intensa e nostalgica Una caratteristica fondamentale di quest’opera è l’intensità delle emozioni e del vissuto dei singoli personaggi: Peter, Patty, Pat, Tara, Richie e Tommy. Ognuno ha la propria percezione del passato, inevitabilmente legato alla cittadina di Royal City: chi lo rifiuta e chi lo accetta con ottusità, senza volersi guardare alle spalle. Un nuovo evento drammatico però riunisce la famiglia che si ritrova costretta a fare i conti con i sospesi, con le incomprensioni e con i non detti. Devono smettere di evitarsi, fermarsi e cercare di rimettere a posto le proprie vite, che non sono mai decollate serenamente dopo la perdita di Tommy. Toni acquerello e tratti morbidi Un fumetto profondamente toccante, nella scelta dei colori, dei disegni e delle singole parole. I tratti di Jeff Lemire, morbidi e apparentemente insicuri, raccolgono tonalità acquerellate calde per i personaggi e fredde per gli sfondi. I ricordi sono sfumati, mentre il presente risulta vividissimo sulle pagine lucide e spesse. La storia ha una evoluzione graduale, intervallata da ricordi fondamentali che spiegano gli atteggiamenti di ogni singolo personaggio, che lasciano comprendere i loro sentimenti e tutte le sfumature del loro dolore. Non si può fare a meno di immedesimarsi, di volerli comprendere e di affezionarsi. È impossibile, al termine della lettura di entrambi i volumi, non avvertire il profondo desiderio di andare avanti, di volerne ancora.

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Il maestro di Quintodecimo, Maria Collina (Recensione)

Maria Collina nasce ad Acquasanta Terme nel 1955. Laureata in Sociologia presso l’università la Sapienza di Roma, insegna nella scuola dell’infanzia ed esordisce come scrittrice con la pubblicazione del libro Prendi le mie mani, adottato come testo di approfondimento in numerosi istituti scolastici. In seguito pubblica diverse opere che la vedono vincitrice di vari premi letterari. Figlia di Guerrino Collina, al quale dedica l’ultima sua opera pubblicata a maggio 2018 dalla Fazi editore: Il Maestro di Quintodecimo. Il Maestro di Quintodecimo è un’opera biografica che racconta la straordinaria vita di Guerrino Collina.  Nato in Canada da genitori italiani nel 1918, alla tenera età di tre anni il bambino fa ritorno in Italia, stabilendosi con la famiglia ad Acquasanta Terme, nei pressi dei monti Sibillini, lungo la via Salaria. Il giovane trascorre le sue giornate spensieratamente recandosi a scuola e giocando con il suo cane, Nuvola. Nel 1925 però uno spiacevole evento stravolgerà la vita del bambino. A soli sette anni è protagonista di un’esplosione fatale dovuta ad un ordigno bellico ritrovato dal fratello e nascosto dal padre nell’armadio di casa al fine di recuperare la polvere da sparo in esso contenuta. Il bambino viene recuperato quasi esanime dalla madre e trasportato d’urgenza in ospedale. In seguito all’incidente, perde la vista e le mani. Viene così trasferito in un istituto per ciechi e menomati, nel quale incontrerà le persone che ad undici anni, grazie ad un intervento chirurgico, gli permetteranno di recuperare la vista. Anni difficili per il bambino e per la famiglia nella quale fa ritorno all’età di dodici anni. Famiglia che abbandonerà nuovamente per potersi dedicare agli studi, recandosi dunque in un altro istituto. La carestia e la guerra causano molteplici eventi spiacevoli nella vita del ragazzo che, grazie al suo carisma e alla sua forza d’animo, non si rassegna e trova nella fede in Dio, nella passione per la pittura e per l’insegnamento le ragioni di vita che gli permetteranno di andare avanti senza demordere mai. Guerrino Collina infatti non diviene solo un insegnante: diventa un vero e proprio maestro di vita. Il maestro di Quintodecimo, pubblicato dalla Fazi editore Opera esemplare, ricca di contenuti e di valori che trapelano da ogni singola parola che l’autrice adopera. Racconta minuziosamente la vita del padre, le gioie, i dolori e le sofferenze provate in vita, non tralasciando nessun dettaglio. Attraverso un lessico semplice ma ricco di aggettivi, fa sì che il lettore si immedesimi nelle esperienze di vita dell’uomo, rendendo la lettura piacevole, scorrevole e mai noiosa. Un libro da leggere tutto d’un fiato, un racconto che fa riflettere ed insegna ad andare avanti nella vita, a non buttarsi mai giù, a non demordere mai perché nonostante le difficoltà e le diversità, le passioni che si hanno, la fede in Dio, la fede nell’arte, nella pittura, nell’insegnamento o in qualunque cosa essa sia, rendono l’uomo migliore, rendono l’uomo Uomo. La fede è in qualche modo il motore della vita. “Forse, però, è proprio quando il buio sembra completo e toglie […]

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Marlene, il secondo capolavoro dell’autrice Hanni Münzer

Dopo l’incredibile successo ottenuto da Musica per un amore proibito, la talentuosa scrittrice tedesca Hanni Münzer torna in libreria con Marlene, l’attesa continuazione del suo bestseller pubblicato in Italia – come il precedente – da Giunti Editore. In questo secondo libro la Münzer affida il ruolo di protagonista a un personaggio incontrato – e poi lasciato – nel testo precedente: la bellissima Anna von Dürkheim, più conosciuta con il nome Marlene. Arrivata alla veneranda età di 97 anni, la donna, appartenente a una famiglia ebraica dell’aristocrazia polacca, durante la Seconda Guerra Mondiale era diventata una spia partigiana per poi, finito il conflitto, fare carriera come attrice divenendo una star del cinema. È alla sua travagliata giovinezza che, l’incontro con delle persone a lei care che non vede da anni, torna la sua memoria e dal presente – siamo a Cracovia nel dicembre del 2012 – il lettore viene riportato a Monaco di Baviera nel luglio del 1944. Marlene, allora poco più che ventenne, è riuscita a sopravvivere a un attacco aereo americano che ha distrutto la città ed è intenzionata a continuare la lotta contro i nazisti. Travestitasi da crocerossina, insieme alla giovanissima Trudi, parte per la Polonia per portare a termine la missione affidatale ma, riconosciuta dall’odiato Obersturmbannführer – comandante superiore di battaglione – Albrecht Brunnmann, finisce per essere deportata nel campo di concentramento di Auschwitz. Qui, con l’amica e tante altre donne sfortunate, è costretta a subire abusi e violenze indicibili prostituendosi per i nazisti. Le possibilità di fuga e di sopravvivenza sono poche, eppure, grazie alla tenacia, alla speranza e all’aiuto del dottore Peter Friehling del quale la giovane si innamora, riesce a evadere dal campo. La tanto agognata libertà ottenuta avrà un caro e amaro prezzo che Marlene dovrà decidere di pagare, rinunciando all’amore, o di non pagare voltando le spalle a tutto quello per cui ha tanto combattuto e sofferto. Marlene : il romanzo-tributo di Hanni Münzer a tutte le partigiane Attraverso il carismatico personaggio di Marlene, Hanni Münzer costruisce un vero e proprio elogio rivolto alle coraggiose e fiere partigiane della Seconda Guerra Mondiale oltre a ricostruire gli eventi storici di quel periodo. Il romanzo è interamente incentrato sulla descrizione di ciò a cui, uomini e donne, andarono incontro decidendo di votare le proprie esistenze a una causa alta e nobile: sacrificarsi in nome di un’ideale di libertà universale. Marlene – che ben continua e termina la storia iniziata con Musica per un amore proibito – è un ottimo esempio di testimonianza storica arricchito da informazioni attestate, citazioni e aneddoti che la rendono un’imperdibile opera letteraria completa. Hanni Münzer, libri

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Le “Confessioni di un NEET” di Sandro Frizziero: rivoluzione o illusione?

Sandro Frizziero, recensione e analisi del suo ultimo romanzo. Michel Foucault definiva la confessione (l’aveu) una sorta di rituale «in cui la sola enunciazione, indipendentemente dalle sue conseguenze esterne, produce in colui che l’articola delle modificazioni intrinseche: lo rende innocente, lo riscatta, lo purifica, lo sgrava dalle sue colpe, lo libera, gli promette la salvezza»[1]. Da questo punto di vista, nel nuovo romanzo di Sandro Frizziero (professore di Lettere, classe ’87 di Chioggia), le Confessioni di un NEET (Fazi Editore, 2018), ci sono delle modificazioni intrinseche, però non solo nell’enunciatore, ma anche nel lettore. Innanzitutto che definizione si può a dare all’acronimo NEET (Not in Education, Employment or Training)? Potrebbe essere un’ulteriore categoria destabilizzante del sistema, l’hikikomori giapponese, una sorta di «lavativo»? A detta del protagonista-NEET, le «moderne democrazie occidentali, nel tentativo di tenere in piedi il loro traballante welfare, però, dovevano pur etichettare in modo politicamente accettabile chi non ha voglia di combinare un cazzo nella vita». Dopotutto la società tutta è un grande cinema pieno di locandine da scegliere o da escludere. Il problema è dove va il consenso. Ecco perché il nostro eroe-internauta si autodefinisce un «rivoluzionario», proprio perché decide di non muoversi, di non lasciare alcun consenso. Dopotutto non c’è più nulla in cui credere, se non nelle sue gatte, compagne ideali nella sua tana-camera, o forse nel grande universo della rete. La eco di Zeno Cosini e il suo “essere in divenire” per rovesciare la verità cristallizzata torna in forma diversa: basta eliminare l’ostacolo del corpo, il nostro essere sociale e lasciar vivere un grandioso algoritmo che risponda per noi. L’immobilità relazionale millantata dal protagonista è pura negazione. “L’outsider” si sceglie e si preferisce libero nello spazio ristretto della sua stanza a vivere in internet, a plasmarsi come un essere senza forma e senza “costrizioni” così da non collaudare il suo legame con la grande macchina del sistema sociale, e non solo. L’internauta in questione è autosufficiente, impassibile misantropo e cinico fino allo sfinimento e la forte ironia dello scrittore rende le immagini ancora più accentuate. Ecco le “modificazioni intrinseche” del lettore. Nel corso della lettura si accetta il sarcasmo dell’internauta trentenne, la distruzione della società, che è nostra, il “colpo di stato” allo stile di vita del capitalismo. E ancora lo smartphone, il tempo da calcolare sullo smartphone, il lavoro come un allevamento intensivo, o peggio: i disastri che vengono accettati o ignorati da chi “sta bene così”. Ecco di nuovo la negazione, che passa dal rifiuto e finisce nell’abnegazione, ovviamente tenendosi stretti nella giacca dell’individualismo: «le mura della mia camera, […] mi proteggono da tutti i pericoli e da tutte le fobie del mio tempo. […]. A casa mia sono quasi immortale e lo sarò del tutto quando completerò il caricamento della mia anima in un server sicurissimo. Sarò così definitivamente talpa, talpa digitale in grado di sopravvivere, come sanno fare solo alcuni microrganismi, a una catastrofe nucleare»[2]. La confessione come riscatto, liberazione di un NEET secondo Sandro Frizziero Ritornando alla citazione di Foucault, […]

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L’amore non è mai come sembra, un romanzo di Francesca Redolfi (Recensione)

Pubblicato da LibroMania, L’amore non è mai come sembra è il romanzo scritto dalla giornalista pubblicista e redattrice lombarda Francesca Redolfi. La giovane ventiquattrenne protagonista, Gaia Pollìni, vive a Milano dove studia Lettere all’università mentre coltiva con dedizione e passione il grande sogno di diventare una giornalista professionista. Per raggiungere il suo obiettivo lavora come collaboratrice da circa due anni presso La Voce di Milano, un grande giornale quotidiano locale, dove spera di essere assunta per poter iniziare il praticantato, sostenere in seguito l’esame di stato e potersi finalmente iscrivere all’ordine professionale dei giornalisti. Come lei anche Vittorio, il suo ragazzo, lavora nel settore come redattore al Metropoli, la testata concorrente de La Voce. Quando ai tanti collaboratori in attesa di assunzione si aggiunge il misterioso – nonché talentuoso e affascinante – Dario Nibali, Gaia vede affidare a lui gli articoli migliori sentendosi messa da parte e iniziando a perdere le speranze di ottenere il posto tanto desiderato. A ciò si aggiunge un’inspiegabile serie di fughe di notizie riservate nelle quali Lorenzo – il direttore – individua in lei, vista la sua relazione con un collega del quotidiano rivale, la possibile spia. La giovane, abbattuta ma intenzionata a provare la propria innocenza, inizia, dopo aver osservato bene l’ultimo arrivato, a credere che possa esserci lui dietro le accuse che le sono state mosse ed è pronta a tutto pur di smascherarlo. Gaia scoprirà qualcosa che non avrebbe mai neanche lontanamente potuto immaginare sul conto di Diego ma, inaspettatamente, sarà proprio grazie a lui se potrà fare chiarezza su se stessa e su ciò che realmente vuole dalla vita. L’amore non è mai come sembra di Francesca Redolfi, un delizioso romanzo romantico Francesca Redolfi crea una storia semplice e scanzonata dove il messaggio che passa attraverso lo sviluppo di situazioni diverse – oltre all’amore suggerito già nel titolo – è che non bisogna mai fermarsi alle apparenze ma si deve sempre andare oltre per capire, oltre che di se stessi, qualcosa in più anche degli altri. I personaggi, in particolar modo la protagonista combattuta tra cuore e ragione, aspettative e realtà, possiedono tutti un lato nascosto che viene disvelato a poco a poco con l’evolversi della trama. Incentrato sul comprendere cosa si voglia e chi si voglia essere, sull’aprire gli occhi e guardare alla propria vita e alle scelte che la influenzeranno cambiandone il corso con una maturità nuova, L’amore non è mai come sembra risulta essere un testo capace di trasmettere significati molto apprezzabili in maniera diretta e limpida senza camuffarli spacciandoli poi per quello che non sono.

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“L’arte di essere nessuno” di Federica Pace | Recensione

“L’arte di essere nessuno”. Sophia e Asia. Asia e Sophia. Due nomi e due vite, che si intrecciano, si mescolano e si ripudiano. A tratti sono una sola persona, come due metà, necessarie l’una all’esistenza dell’altra. E, a tratti, nessuna delle due riesce ad essere realmente se stessa, incatenata ossessivamente all’altra. È la storia di queste due donne che ricostruisce Federica Pace nel suo libro, edito da Robin Edizioni e online dallo scorso 20 giugno [http://www.robinedizioni.it/nuovo/l-arte-di-essere-nessuno]. La stessa autrice, classe 1989, origini siciliane, di  L’irremovibile sofferenza dell’anima. Federica Pace, L’arte di essere nessuno: due vite sofferte In “L’arte di essere nessuno”, la narratrice ci catapulta in due vite sofferte. La prima, quella di Asia, spezzata da un suicidio all’inizio del racconto, ma sempre presente in tutto l’arco della storia; e la seconda, quella di Sophia, divisa tra la sofferenza per la perdita dell’amica amata e la voglia di rivalsa nella realizzazione di se stessa. È proprio nella figura della ventisettenne Sophia che si concretizza l’intero racconto ed è proprio intorno alla sua figura che ruotano i diversi personaggi della storia: il suo compagno, Diego, e un rapporto che va lentamente sgretolandosi, fino alla separazione, nella reciproca consapevolezza di un amore finito, o forse mai cominciato; l’amica, Beatrice, partecipe ma, allo stesso tempo, tenuta in disparte nel rapporto con Asia, come se non potesse comprendere fino in fondo la natura del loro amore. I suoi genitori e i genitori di Asia, l’iper-controllo di sua madre per la sua disabilità dovuta a una malattia degenerativa e la comprensione di suo padre, più incline a lasciarle indipendenza e autonomia. La vetrinetta, in cui Asia custodiva gelosamente le sue cose, e che, in qualche modo, la mantiene in vita e legata a Sophia. E, infine, Elena, conosciuta – per uno strano scherzo del destino – il giorno stesso del suicidio di Asia, che rappresenta l’occasione per Sophia di uscire dal limbo e dalla sofferenza e, soprattutto, di amare liberamente come avrebbe sempre voluto. “Il suo corpo e la sua mente, ormai, erano la stessa cosa. Erano vuoti perché lei li aveva svuotati, era questo a comandare la sua arte.” “L’arte di essere nessuno”. L’essere niente e l’essere tutto, insieme ad Asia, sono le ossessioni di Sophia. Un’ossessione che si evince anche dallo stile dell’autrice. I dialoghi trasudano l’angoscia e la sofferenza della donna. I suoi pensieri sono opprimenti, asfissianti, spesso si ripetono. La sua attenzione per Asia, per il loro rapporto, per i suoi rimpianti, è morbosa, a tratti maniacale. I periodi utilizzati da Federica Pace, a volte, sono lunghi e complessi, mentre veloce è il passaggio dalla forma di diario a quella del dialogo interiore della protagonista, che rappresenta la progressiva presa di coscienza di se stessa, in particolare a livello di identità sessuale e di genere. “L’arte di essere nessuno” è proprio il percorso che conduce alla costruzione di un’identità, frutto di un lungo processo di scavo e ricerca interiore. Se nel suicidio di Asia c’è l’incapacità di accettarsi, legata alla percezione di un’estrema ferocia e […]

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