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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 678 articoli

Libri

Daniel Woodrell e la serie di West Table: La versione della cameriera (Recensione)

È l’estate del 1965 e Alek viene costretto dal padre a trascorrerla insieme alla nonna Alma, “sola, vecchia e fiera“, nella cittadina originaria di West Table, Missouri. In un giorno di noia, troppo calda e in mezzo ad un vento forte, Alma decide di raccontare la sua personale versione di quella che fu l’esplosione all’Arbor Dance Hall di quasi quarant’anni prima, dove persero la vita 42 persone tra cui sua sorella Ruby; un evento improvviso per il quale non fu condannato mai nessuno. Comincia così La versione della cameriera di Daniel Woodrell, primo capitolo della saga di West Table, appena pubblicato dalla NN editore. In realtà si comprende quasi subito che l’esplosione, come i fatti di cronaca avvennero davvero, è solo il pretesto che permette a Daniel Woodrell di soffermarsi sulla superficie di tantissimi personaggi, tra cui spicca Alma DeGeer: il suo passato viene scandagliato, con diversi flashback e ritorno, fin dal matrimonio con lo scapestrato Buster Dunahew, attraversando la sua professione di domestica al servizio di diverse famiglie facoltose della città, tra cui i Glencross. Una esistenza vissuta nella povertà, alla ricerca di cibo per sfamare i suoi piccoli e accontentandosi di piccole cose, sistemare case per non sentire il peso della povertà: “l’altezza di Alma non avrebbe potuto essere definita che “normale”, gambe e petto erano robusti, la chioma di un qualunquissimo castano, con onde sopra le orecchie che, al progredire del giorno, precipitavano invariabilmente in riccioli disordinati. Lavorare in cucina le imponeva di portare i capelli corti per evitare che adornassero i piatti che serviva. Indossava quel che offriva la Provvidenza, ringraziando il cielo se era della sua misura“. Proseguita nel buio più nero, quando l’ingrata malasorte le impone di affrontare non solo la miseria, ma la disgrazia della morte, alla quale sembra essere condannata da un maleficio, più e più volte, nel mezzo quella di Ruby, il cui ricordo è reso impeccabile da Woodrell nella commuovente scena in cui Alma fa visita alle tombe delle povere vittime uccise urlanti tra le fiamme, fatte a pezzi e arse dal fuoco implacabile, in cui c’è anche la sua cara sorella i cui resti non si riconoscono tra i mille. Daniel Woodrell e il suo romanzo corale “country noir” La versione della cameriera Qui ancora però l’autore è lontano dal raccontare finalmente dell’esplosione, e il lettore dal sapere la verità, o almeno la “versione della cameriera”. Il romanzo, un collettivo di vite immancabilmente intrecciate tra di loro proprio a causa di quella serata di festa all’Arbor Dance Hall, si alterna tra tale versione e queste piccole vite, alcune scritte in una pregna pagina e mezza, in cui Daniel Woodrell riesce a sintetizzare sogni e speranze, spezzate da un rovinoso evento in comune. Tra le tante, quella di Lucille Johnson, che si trova per caso ad essere la pianista di quella sera all’Arbor, che porta sempre con sè una spilla regalatele dall’amato Ollie Guthrie: “l’esplosione li scagliò in direzioni diverse, e tre giorni dopo lui identificò Lucille dalla spilla che […]

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8 e un quarto: intervista all’autore Paquito Catanzaro

8 e un quarto. La storia irresistibile del telepanettone che perfino Fellini avrebbe voluto dirigere è il nuovo libro (recentemente pubblicato dalla casa editrice napoletana Homo Scrivens) scritto da Paquito Catanzaro. In occasione della pubblicazione del testo, abbiamo intervistato l’autore. 8 e un quarto. La storia irresistibile del telepanettone che perfino Fellini avrebbe voluto dirigere: intervista a Paquito Catanzaro Paquito, le attività interessantissime che curi sono numerose: scrittore, presentatore televisivo e radiofonico, organizzatore di eventi culturali e teatrali, docente di scrittura; vuoi parlarcene nel dettaglio? Citando Pirandello direi mi potrei definire “Uno, nessuno e centomila”. Scherzi a parte, il mio sogno è sempre stato quello di lavorare come operatore culturale, pertanto ho cercato di trasformare i miei numerosi interessi in una professione. Un obiettivo che sto riuscendo a concretizzare con tanti sacrifici (il tempo per me stesso è sempre poco), con una costante formazione (ho frequentato e frequento corsi di scrittura, di recitazione e di altre discipline), ma pure con dedizione e con una passione che si autoalimenta evento dopo evento. Nei tuoi testi compare spesso il tema della sfida (penso a Centomila copie vendute e a Quattrotretre, oltre che ad 8 e un quarto. La storia irresistibile del telepanettone che perfino Fellini avrebbe voluto dirigere): cosa rappresenta per te l’ostacolo e l’orizzonte che dietro esso – oltre esso – si profila? Dante, Hermes e Flavio hanno in comune il desiderio di realizzare un sogno. Per poter raggiungere questo traguardo devono necessariamente darsi da fare. Si mettono in gioco e sono consapevoli di due cose: 1) non sarà così semplice realizzare questo sogno; 2) dovranno dare il 100% senza mollare un istante. Questo è il mio modo di fare e questo è quel che mi ripeto ogni volta che mi metto alla prova, tanto nella scrittura quanto nel teatro. Per quel che concerne l’orizzonte uso una parafrasi marinaresca: ho sempre lo sguardo rivolto a nord, ma mi concedo – di tanto in tanto – qualche digressione, puntando gli occhi verso le stelle. Nel tuo libro 8 e un quarto. La storia irresistibile del telepanettone che perfino Fellini avrebbe voluto dirigere ricordi: «La commedia è una cosa seria. Mica sono tutti bravi a far ridere»; quali sono i modelli comici a cui ti ispiri? Dal punto di vista della scrittura: Pino Imperatore, Stefano Benni e Andrea Vitali. Tre Scrittori (uso volutamente la lettera maiuscola) in grado di far ridere senza dover ricorrere alla banalità. La loro è una comicità intelligente, un’ironia in grado di farti riflettere (penso a Pino Imperatore che sbeffeggia la camorra nella saga degli “Esposito” oppure a Benni che dà voce a un disabile – in “Achille piè veloce” – capace come pochi di prendersi in giro da solo). Dal punto di vista televisivo, confesso che la serie “Boris” mi ha conquistato e ha ispirato diverse dinamiche del romanzo. Su 8 e un quarto ho scritto, fra l’altro, che mi pare costruito attorno all’adagio “volere è potere”; quanto ritrovi, da autore, in queste mie parole di lettrice delle […]

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Il secolo asiatico? di Parag Khanna

Edito da Fazi Editore, Il secolo asiatico? è il nuovo libro di Parag Khanna per la collana Le terre. Il ventennio che si sta per concludere può essere considerato come uno spartiacque dati i molti fallimenti del mondo occidentale. A partire dagli attacchi dell’11 settembre in poi, considerando le crisi finanziarie, le guerre condotte a distanza a discapito di altri popoli e l’incapacità di gestire il malessere sociale, economico e politico, l’Europa e il Nord America sembrano aver perso la legittimazione per guidare il mondo verso un futuro migliore. Al contrario però, come spiega Khanna, «nel corso degli ultimi due decenni, miliardi di giovani asiatici hanno conosciuto stabilità geopolitica, prosperità economica e crescente orgoglio nazionale. Il mondo che conoscono non è quello del dominio occidentale, ma quello dell’ascesa asiatica». Proprio per questo motivo, è lecito chiedersi se sia iniziato Il secolo asiatico. La tesi di fondo de Il secolo asiatico? è che, a differenza di quanto sostengono gli osservatori occidentali, l’ascesa asiatica non sia dovuta al declino occidentale ma alle grandi potenzialità dei tanti Paesi che la compongono. L’attuale fase geopolitica può essere interpretata come “un disordine globale” solo da analisti occidentali che osservano il mondo attraverso vecchi paradigmi. L’Asia non arriverà al successo attraverso la costruzione di una “Unione Asiatica” ma imparando a risolvere i tanti conflitti interni. L’aspetto più interessante di questa visione è che il futuro ordine globale non dovrebbe essere deciso da un paese o da un unico sistema valoriale ma, anzi, dai tanti e diversi sistemi. Tanto il sistema asiatico quanto quello statunitense ed europeo, spiega l’autore, forniscono servizi vitali per il mondo. Si prospetta la creazione di un ordine veramente multipolare e multi-civilizzato. Khanna scrive che: «Nessun Paese si inchinerà agli altri. Il futuro ordine geopolitico asiatico non sarà quindi né americano né cinese. Il Giappone, la Corea del Sud, l’India, la Russia, l’Indonesia, l’Australia, l’Iran e l’Arabia Saudita non accetteranno mai di raccogliersi sotto un unico ombrello egemonico o di riunirsi attorno a un unico polo di potere. In altre parole, non accetteranno mai di schierarsi apertamente con o contro la Cina. Ciò da cui cercano di difendersi, piuttosto, è un’eccessiva influenza sia degli americani che dei cinesi nei loro affari interni». I fattori che dimostrano l’ascesa asiatica sono di natura economica, demografica e geografica. La zona economica asiatica rappresenta il 50 per cento del PIL globale e due terzi della crescita economica globale. Tra il 2015 e il 2030 si prevede che i consumi della classe media incrementeranno di 30.000 miliardi di dollari mentre il contributo delle economie occidentali sarà di appena 1.000 miliardi. Mentre l’economia occidentale è ancora in crisi, i tassi di crescita asiatici continuano a crescere. Nel 2018 i tassi di crescita più alti del pianeta sono stati riscontrati in India, Cina, Indonesia, Malesia e Uzbekistan. «Il populismo – dalla Brexit a Trump – non ha contagiato l’Asia, dove governi pragmatici si sono concentrati sulla crescita inclusiva e sulla coesione sociale. In America e in Europa vengono creati nuovi […]

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Francesca Dego: sentirsi suono tra le note

“Credo si passino delle fasi in momenti diversi della vita, quindi per adesso e in questo momento mi sento molto a casa con i grandi concerti romantici come Brahms e Čajkovskij che li sento nel mio elemento, ma sono anche innamorata e mi sento molto vicina al Novecento russo quindi Prokof’ev e Šostakovič“. A parlare è la violinista Francesca Dego che ha pubblicato con Mondadori il libro Tra le note, una “novità assoluta” anche per lei a cui, raggiunta al telefono, avevo chiesto quale compositore la rappresentasse di più volendo trasporre le parole del testo in musica. Ventiquattro chiavi di lettura per altrettante tonalità, colori, sfumature, note su scale discendenti e ascendenti e poi armonia. Un linguaggio, quello musicale, che grazie all’autrice si presta con semplicità e intelligenza ad esplorare un Tutto intenso fatto di sintassi pentagrammata e divulgazione. Francesca Dego, la sua voce, il violino La lente di ingrandimento, il dettaglio da cui ogni cosa è creata parte da una custodia all’interno di cui è contenuta la sua voce, il violino. La lente si sposta e il viaggio prosegue a Cremona, dove nello spazio e nel tempo di quasi trecento anni fa quello strumento venne ideato, si dirige poi dall’età barocca alle avanguardie in Europa e in Russia, dove le radici della musica classica hanno sospinto la realtà e coltivato il dialogo.   La forza di questo testo è insita negli argomenti che non si esauriscono nella musica, già universale, ma che coinvolgono anche il diritto alla diversità. “La musica come un mezzo per trascendere le complessità e le differenze culturali tra popoli” nel duplice esempio della West-East Divan Orchestra fondata dal pianista e direttore d’orchestra Daniel Barenboim con l’obiettivo di unire musicisti provenienti da Israele, Palestina e paesi arabi e quello del progetto educativo, El Sistema, voluto in Venezuela dal Maestro José Antonio Abreu con l’obiettivo di coinvolgere gratuitamente i giovani in percorsi di formazione musicale. Se cito dal testo che “la musica è infinitamente più grande dei nostri pregiudizi e dei nostri limiti, e dovrebbe rientrare nell’educazione di tutti, in quanto ha la capacità di arricchire il pensiero e concorrere in un percorso cognitivo estetico e morale di portata unica” è solo per sottolineare che ai cenni biografici dell’autrice, alle difficoltà patite dai compositori del passato (follia, povertà, isolamento, riscatto, dolore, etc.), ai mondi separati e distinti nei quali i musicisti con i loro diversi strumenti – un capitolo intero è dedicato ai corni, perché “in generale anche per gli altri musicisti gli ottoni vivono in un mondo a sé totalmente sconosciuto e quindi ho voluto farlo apposta perché credo invece sia molto interessante” – si trovano a vivere, vi è anche una forma narrativa potente che si mostra nella sua sincerità e spiazza. “Ho un rispetto e un’ammirazione enorme per chi scrive e lo fa di lavoro, so che è qualcosa che non si improvvisa assolutamente. La cosa che sapevo e che si è formata nella mia testa nei giorni successivi, attraverso un “blitz” in libreria […]

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Più donne che uomini, un romanzo di Ivy Compton-Burnett

Più donne che uomini, un romanzo di Ivy Compton-Burnett. Recensione  In uscita il 21 marzo, Più donne che uomini è un romanzo dell’autrice novecentesca Ivy Compton-Burnett riproposto  dalla casa editrice Fazi Editore, con la traduzione di Stefano Tummolini. Più donne che uomini è un romanzo che si inserisce tra le opere più apprezzate dell’inglese Ivy Compton-Burnett e che ci ricorda perché fu stimata dai suoi contemporanei e poi da chi, a distanza di anni, non la conobbe se non attraverso la sua scrittura. Il romanzo già nel Novecento raccolse attorno a sé l’attenzione scalpitante di tutte le donne che si apprestavano a leggerlo con curiosità e probabilmente malizia se pensiamo al tempo in cui si svolge l’intera vicenda: l’Inghilterra vittoriana del primo Novecento. Non è possibile per il lettore non percepire l’atmosfera vittoriana impregnata dall’odore del tè. L’intreccio e i personaggi La prima donna di questo romanzo è Josephine Napier, direttrice dell’istituto femminile da lei fondato. Josephine è una donna rigida, mascolina nei tratti, indipendente negli affari, compita, gentile e premurosa, sempre. Eppure, il suo spesso eccessivo fare benevolo soffoca chi riceve le sue grazie tanto da sentirsi in debito con lei, incastrato in un rapporto di dipendenza che mette Josephine al di sopra di tutti: «Lei è il destino, e noi le sue marionette». L’arrivo di due donne, Elizabeth e la figlia, Ruth, scombussola la vita di Josephine mettendola alla prova. Elizabeth è una vecchia fiamma di Simon, il marito della signorina Napier, un uomo vissuto nell’ombra a lungo; la sola presenza della nuova arrivata provoca una tragedia, l’inizio di una serie di colpi di scena. Come a non bastare, Josephine deve presto prepararsi ad una novità che riguarda il figlio adottivo, Gabriel, un giovane ventenne che, travolto dal trasporto del primo amore, decide di ribellarsi all’autorità materna. Le debolezze della direttrice verranno fuori in questi momenti, e la brama di trattenere suo figlio sotto il proprio tetto, di nuovo alle sue dipendenze, la renderanno meschina, capace di gesti crudeli. Alla fine otterrà ciò che vuole. Da sfondo alle vicende personali di Josephine Napier, che tanto personali non sono in un ambiente dove tutti sanno tutto, vi è il coro pettegolo. La signorina Rosetti, la signorina Munday, la signorina Chattaway, la signorina Luke e la signorina Keats sono le insegnanti dell’istituto: pettegolezzi, frecciatine, indiscrezioni fermentano tra le mura della stanza docenti  quando puntuale, all’ora del tè, il coro si fa sempre più acuto. In loro la direttrice crede di trovare delle amiche; in fondo da lei hanno ricevuto un lavoro e, come tutti, le devono qualcosa. Gli uomini di questo romanzo sono in minoranza nonché in netto svantaggio. Tra questi c’è il fratello della direttrice Jonathan, un uomo insignificante e misero, e il suo amante Felix, un quarantenne nullatenente che, assunto come insegnante di disegno, con ammirevole abilità riesce ad integrarsi al coro pettegolo. È forse proprio nel coro che si rispecchia la schiera di avide lettrici in cerca di maldicenze. Il mondo è tutto qui, in questo collegio […]

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Antonio Grassi in libreria con Scarpe Scarlatte: un cyber thriller sui generis

Recensire Scarpe Scarlatte – l’ultimo romanzo del giornalista Antonio Grassi – non è un compito semplice. Non lo è perché già inquadrare il genere è un azzardo: non si tratta né di un libro di fantascienza, né di un giallo classico, né di un saggio sulla mafia, ma di nessuno di essi e di tutti questi questi generi messi insieme. La trama di Scarpe Scarlatte, di Antonio Grassi Protagonista del romanzo è Daniele Segretari, poliziotto della Dia di Milano che si ritrova ad investigare su un decesso apparentemente dovuto a cause naturali ma che fa successivamente emergere diversi reati (dai traffici di armi ai trasporti illegali di rifiuti tossici, dalle violazioni della privacy agli stupri e agli omicidi). Soprattutto fa emergere, però – oltre intrighi legati a politici, artisti, manager, preti e paperoni lombardi – una rete di persone apparentemente insospettabili e irreprensibili. Tra queste vi sono le donne che fanno parte di Scarpe scarlatte, associazione misteriosa – che dà il titolo al romanzo – nata per vendicare le vittime di molestie e stupri. Una rete di persone, dunque, che parte appunto dalla Rete, perché la vendetta comincia su Internet. Nel corso delle sue indagini, infatti, Segretari scoprirà una sezione del sito di Scarpe Scarlatte accessibile solo a pochi utenti. Qui si trova l’elenco degli inquisiti per reati sessuali non denunciati dalle vittime ma per cui, essendo i reati comprovati, il gruppo che agisce con il nickname “Warrior” richiede pene estreme come la castrazione, il soggiorno in celle con sodomizzatori seriali, l’impalamento. Oltre ad auspicare vendette e ad invitare le forze dell’ordine e la magistratura a non concedere tregua agli stupratori, il gruppo però – come scopre Segretari –  svolge anche una vera e propria attività di intelligence che oltrepassa i confini della legalità.  Le “Warrior” violano siti privati e istituzionali e diffondono foto e informazioni personali (nome e cognome, professione, età, numero di cellulare, indirizzo di casa, e-mail, reddito, conto corrente e descrizione dei reati commessi) di tutti gli uomini accusati. Una scheda altamente dettagliata è riservata a Ferruccio Pianalti, personaggio notoriamente subdolo e privo di scrupoli, sulla cui morte si ritrova ad investigare Segretari. Trafficante di rifiuti tossici, Ferruccio Pianalti è ritrovato morto nella sua auto subito dopo essersi sottoposto a un controllo periodico del suo pacemaker. È il 4 maggio 2013 e solo due giorni prima Segretari aveva ricevuto una busta anonima dal sacchetto bianco e il contenuto misterioso. Al suo interno vi era infatti una miscellanea di lavori scientifici, cronache giornalistiche legati a quelli che potrebbero essere chiamati i primi “Cyber-omicidi”. Segretari non è però l’unico a ricevere quella busta. Di cosa si tratta? E come può ciò essere in relazione con la morte del trafficante di rifiuti o l’operato di Scarpe Scarlatte? L’autore, Antonio Grassi Già responsabile della redazione di Crema del quotidiano La Provincia di Cremona, Antonio Grassi in una veste diversa dal protagonista del suo romanzo si è già interessato di politica e di ambiente, temi che fanno da cornice al libro. Scrittore, è autore […]

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Haruki Murakami: in libreria L’assassinio del Commendatore

Haruki Murakami torna in libreria con la dilogia “L’Assassino del Commendatore” (edito dalla casa editrice Einaudi):  un affascinante viaggio onirico negli anfratti delle nostre paure più recondite Da qualche mese sono uscite in libreria le ultime due opere dello scrittore giapponese Haruki Murakami dal titolo “L’Assassinio del commendatore. Libro primo” e “L’Assassinio del Commendatore. Libro secondo”, edite entrambe da Einaudi e tradotte da Antonietta Pastore. L’Assassinio del Commendatore di Haruki Murakami – sinossi Siamo a Tokyo e il protagonista -del quale non si conoscerà il nome- è un pittore di ritratti che fa questo lavoro più per necessità che per reale passione. Un giorno sua moglie decide di lasciarlo per un altro uomo e così lui è costretto a cambiare completamente vita. Dopo aver girovagato per mesi nella regione fredda dell’Hokkaido, si trasferisce in una città tra le montagne, nell’appartamento che fu di Amada Tomohiko, celebre pittore giapponese che ormai, affetto da demenza senile nonché vicino alla morte, soggiorna in una struttura di riabilitazione. Da quando il giovane pittore si trasferisce nella casa, inizia a vivere esperienze un po’ strane: incontra un importante e ricchissimo uomo d’affari dal passato oscuro, un certo Menshiki gli chiede di fargli un ritratto, una campanella inizia a suonare di notte da una buca sotterranea nel bosco e, infine, nel sottotetto dell’appartamento il giovane pittore trova un bellissimo quadro di Tomohiko, che si intitola “L’Assassinio del commendatore”. La tela (che ritrae il Don Giovanni di Mozart nel momento in cui uccide il Commendatore, dopo che questi lo aveva sfidato a duello perché aveva tentato di sedurre sua figlia Anna) ha una fortissima e strana capacità di attrazione e, soprattutto, attiverà un mondo sconosciuto, fatto di “metafore” capaci di cooptare le persone, quali la giovane Akikawa Marie, studentessa del corso di disegno tenuto dal nostro pittore.  Il nostro protagonista si renderà conto di avere il dono di interpretare, -attraverso la pittura,- l’animo di coloro che ritrae, diventando un veicolo per poter comprendere e trasmettere al mondo esterno gli elementi più nascosti e forse inquietanti della loro personalità. L’Assassinio del Commendatore, un viaggio introspettivo nelle nostre paure La dilogia di Murakami è un’opera a limite tra il racconto introspettivo e quello fantastico, con elementi che fanno capo al thriller: è un viaggio nelle nostre paure più segrete. Il confine tra la fantasia e la realtà diventerà così labile da sembrare quasi nullo. La storia che viene raffigurata attraverso il quadro, e che ricorda un fatto storico risalente alla seconda guerra mondiale e agli orrori del nazismo, viene rievocata attraverso i personaggi del quadro, a partire dal Commendatore, che si materializza nella forma di “metafora”. Il viaggio del nostro protagonista in un mondo parallelo richiama le trame di altre opere di Haruki Murakami, quali “L’uomo che girava le viti del mondo“(Einuadi, 2013) o “Kafka sulla spiaggia“(Einaudi, 2008) e, non da ultima, la trilogia “IQ84” (Einaudi, 2011-2012).   Immagine dal web: blog.pianetadonna.it

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Catana Comics arriva in libreria: Piccoli Momenti D’amore

Piccoli Momenti D’amore di Catana Comics, quando un fenomeno del web arriva in libreria.  Una studentessa di psicologia di New York con la passione per il fumetto, una storia d’amore, l’idea del regalo perfetto per il fidanzato: nasce così Il libro di fumetti più dolce che ci sia, Piccoli momenti d’amore di Catana Chetwynd (detta Catana Comics dal suo nickname su Instagram). Disponibile in libreria dal 21 febbraio grazie alla casa editrice Becco Giallo, esperta in fumetti e web comics, Piccoli Momenti D’amore è un concentrato di tenerezza. Il retro della copertina ci avverte fin dall’inizio: “Attenzione, questo libro ti scalderà il cuore!”. Ed è proprio vero, perché nelle vignette Catana descrive gli aspetti quotidiani e spesso dolcemente ironici della vita di coppia. Gesti semplici che assumono un valore tutto nuovo: una serata insieme davanti alla tv, un abbraccio dopo una giornata faticosa, le piccole attenzioni che dimostrano l’amore di chi ci sta accanto; il tutto condito da un velo di umorismo che rende la lettura leggera e scorrevole. Con le piccole “avventure quotidiane” di Catana e John non potrete fare a meno di sorridere, adorerete la compagnia del loro amore semplice e genuino. E, a quanto pare, in molti si sono riconosciuti in questo tipo di amore imperfetto ma vero, che ride giocosamente di imperfezioni e difetti dell’una e dell’altra parte. È così che, da un paio di disegni da regalare al fidanzato John Freed (su instagram @jtfreed), si è arrivati ad una pagina Instagram seguita da più di due milioni di persone ed un libro tradotto in 6 lingue diverse (tra cui, appunto, l’italiano. Il titolo in lingua originale è Little Moments of Love). Da Instagram fino in libreria l regalo deve essere stato molto gradito a John, infatti è stato proprio lui ad incoraggiare la fidanzata a condividere le sue vignette col mondo. Sembrava un gioco, un modo per far sorridere parenti e amici, ma il numero dei loro followers aumentava sempre di più, e la coppia iniziava a ricevere messaggi di appoggio e complimenti. Catana Comics stava diventando velocemente un fenomeno di Instagram. “Chi avrebbe mai potuto immaginare che ci fossero così tante coppie strane e felici come noi? […] ci scalda il cuore sapere che ci sono così tante coppie alimentate dal loro amore, dalle loro piccole follie quotidiane, dai gesti strambi e dalle care, vecchie coccole.” leggiamo nell’introduzione del libro. Forse Piccoli Momenti D’amore è la dimostrazione di quanto il web ed i social network, a lungo e spesso giustamente criticati, possano fare di positivo: diffondere l’amore e l’arte in tutte le sue forme. È raro ma incredibilmente bello scovare queste piccole perle di bontà in una rete fatta di cyberbullismo, odio ed invidia. Un esempio di quanto condividere possa e debba significare soprattutto unire le persone, avvicinarle. Catana Comics lo ha dimostrato con una delicatezza e spontaneità disarmante, basta sfogliare le pagine del libro per accorgersene. – Fonte immagine: lafeltrinelli.it

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Eventi/Mostre/Convegni

Divismo 3.0, Ugo Di Tullio riflette sull’evoluzione del divo

Pubblicato da Felici Editore, Divismo 3.0 è il libro curato da Ugo Di Tullio e presentato martedì 12 marzo presso la Libreria Berisio con un’interessante conversazione a cui hanno preso parte Luigi Barletta, Generoso Paolella e Beatrice Schiaffino. Moderata da Paola Silvestro, la presentazione del libro Divismo 3.0 è iniziata con l’intervento di Luigi Barletta, docente di cinema presso l’Università Suor Orsola Benincasa,  che ha evidenziato la trasformazione della figura del divo. C’erano una volta Ruan Lingyu, Florence Lawrence e Asta Nielsen, prime grandi dive degli anni venti che venivano dal mondo del cinema e che portavano milioni di spettatori nelle sale. Sebbene con qualche anno di ritardo, pensando alla realtà cinematografica italiana si possono invece citare come dive Gina Lollobrigida, Sophia Loren o Bartolomeo Pagano, l’interprete di Maciste. Si trattava di attori o attrici capaci di lavorare in film che si sarebbero poi rivelati dei successi sia per gli importanti incassi, sia per la capacità di entrare nell’immaginario collettivo. Basti pensare all’importanza che hanno avuto i film di Federico Fellini, pellicole che sono riuscite ad avere un impatto sulla società al punto tale da arricchirne il linguaggio. “La dolce vita” o “Paparazzi” sono due tra i tanti famosi capolavori di Fellini che hanno la peculiarità di essere anche dei neologismi. Film rappresentativi ed emblematici di un’epoca storica che fu per certi aspetti straordinaria e che ricordiamo come tale anche grazie a quelle scene indimenticabili. L’attore, quindi, come divo assoluto, conosciuto da milioni di persone e ambito. Non a caso per un produttore cinematografico come Nicola Giuliano, intervistato da Beatrice Schiaffino, una delle autrici del volume, oggi è possibile considerare Checco Zalone un grande divo italiano perché porta milioni di spettatori nelle sale. Ma è ancora lecito considerare solo gli attori come “veri” divi? Come spiegato dalla Schiaffino dipende dalla concezione che si ha del divo e non è un caso se dalle diverse interviste emergono varie idee. Se per Nicola Giuliano si deve evidenziare l’aspetto economico, per Corsi si devono considerare anche aspetti valoriali come la bellezza, l’ammirazione, il talento e la capacità di essere icona. Luigi Barletta ha ricordato come la diretta Instagram di Mario Balotelli per celebrare un gol durante la partita Marsiglia – St. Etienne abbia raggiunto milioni di visualizzazioni e come i post di star dei social come Chiara Ferragni e Kim Kardashian riescano ad ottenere numeri nell’ordine dei milioni. Possono essere considerati come dei divi? Due tra i tanti film in corsa per gli ultimi Oscar toccavano indirettamente il tema celebrità. Sia in A star is Born che in Bohemian Rhapsody si raccontano, seppur in modo diverso, storie di divi. A star is Born (È nata una stella), in particolare, è un remake di un film del 1937, una storia -non a caso- di un’attrice che approda ad Hollywood per trovare il successo. Nel remake di Bradley Cooper la protagonista non è un’attrice ma una cantante. L’esempio in questione dimostra come la percezione del divo sia profondamente mutata nei decenni e come oggi sia […]

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Libri

Scopri il mondo di M. de Montaigne pubblicato da Fazi editore| Recensione

Scopri il mondo è il quarto volume dei Saggi di Montaigne, pubblicato dalla casa editrice Fazi in una nuova e più moderna traduzione e secondo percorsi tematici che permettono al lettore di orientarsi in un testo spesso complesso e multiforme. Il volumetto parte da una domanda apparentemente banale, ma che cela altre mille domande: Com’è possibile aprirsi al mondo senza perdere se stessi e, anzi, affermarsi in questa apertura? Detto in altre parole, Montaigne si chiede come sia possibile stare nel mondo, vivere, senza lasciarsi imbrigliare negli schemi imposti dalla società stessa.  La risposta che il filosofo fornisce attraverso Scopri il mondo è l’abbandonarsi volontariamente e coscientemente ad esperienze totalizzanti, che portano l’individuo ad entrare in contatto con il suo limite estremo e, in questo modo, a riappropriarsi di sé stesso in maniera attiva.  Ognuno dei saggi di cui è composto Scopri il mondo, ripropone dunque una di queste “esperienze totalizzanti”: l’ozio, la paura, la memoria, divengono tutti motivo di scoperta di sé e dell’altro. Montaigne parte proprio dall’ozio, descritto da lui come il momento in cui, ritirandosi dalla quotidianità, l’individuo può cominciare a dialogare con la propria anima, ad osservare i fenomeni della vita concreta senza farsene condizionare.  Come l’ozio, anche la memoria e la paura del diverso o di ciò che, comunque, ci è estraneo, se indagate e affrontate attraverso una matrice filosofica, generano nuove modalità di conoscenza del concreto. Perché ciò avvenga, tuttavia, è necessario presupporre l’esistenza di uno  strumento fondamentale che funga da mediazione tra il mondo e la mente: l’immaginazione. Per Montaigne, l’immaginazione è il vero motore della nostra comprensione del mondo e, nello stesso tempo, lo strumento principale per cogliere il mondo come un orizzonte nel quale possiamo agire concretamente. L’immaginazione si configura come la facoltà essenziale per l’apertura del soggetto al mondo e, quindi, per la sua scoperta. Scoprire il mondo non significa accumulare conoscenze sui dati che lo costituiscono, ma ricrearlo affinché ne emergano aspetti che non riusciamo a vedere immediatamente e che, tuttavia, vi sono impliciti e ne arricchiscono il senso. La presenza di numerosi esempi all’interno del saggio servono, quindi, a sollecitare l’immaginazione del lettore, ad immergerlo più profondamente in questo clima di lavorìo mentale che conduce alla destrutturazione delle conoscenze pregresse e alla creazione di un nuovo universo conoscitivo. È attraverso questa ricostruzione, resa possibile da un’educazione della nostra anima alla saggezza e alla virtù, che possiamo sfidare le nostre paure a la deformità del reale, trasformando la scoperta del mondo in senso del mondo. Scopri il mondo: alcune considerazioni Scopri il mondo non è un testo dalla facile lettura: la presenza di lunghi esempi, tra l’altro molto numerosi, tendono a distogliere l’attenzione dal concetto generale a cui si fa riferimento. La scrittura di Montaigne appare, infatti, disordinata e farraginosa, quasi come se l’autore volesse stordire il suo lettore utilizzando un vero e proprio fiume di parole. La difficoltà di lettura è, ovviamente, maggiore per chi si approccia a questo saggio senza avere una conoscenza filosofica basilare e non sia […]

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