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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 1304 articoli

Libri

Lei non tocca mai terra, capolavoro di Andrea Donaera

Da pochi giorni, la NN editore ha pubblicato il nuovo romanzo di Andrea Donaera “Lei non tocca mai terra”: una storia struggente in cui l’amore, la fede e l’odio si mescolano in maniera cosi forte ed impetuosa da rendere difficile comprendere i contorni di ciascun elemento. Un romanzo che lascia il segno, da leggere assolutamente.  Lei non tocca mai terra– la sinossi Siamo in Salento, a Gallipoli. Miriam è in coma. Vicino al suo capezzale ci sono la madre, Mara, suo padre, Lucio e, Andrea, un ragazzo con il quale da poco ha iniziato una storia d’amore e che ha una sensibilità particolare, acuita dalla perdita del padre e indirettamente della madre. Andrea parla a Miriam tutti i giorni e riesce a comunicare con lei meglio che con chiunque altro perché con lei si è creata un’alchimia particolare anche se si conoscono da pochissimo. Anche i genitori le parlano, ma forse parlano più di se stessi, delle loro angosce e miserie che si sono sedimentate negli anni e che con gli hanno permesso di costruire con la figlia un rapporto filiale decente. A Miriam le parla anche la sua amica Gabry, che ora vive a Bologna e quindi, spedisce delle registrazioni con la sua voce. Anche Papa Nanni comunica con Miriam, forse più di tutti gli altri, forse perché è un santone che riesce a fare gli esorcismi o perché in fondo è suo zio anche se non lo conosce.  O forse perché dice che Miriam è il Male e Andrea deve stargli lontano.  Un dramma familiare ambientato in un Salento differente “Lei non tocca mai terra” è una storia struggente, crudele per certi versi, dove i sentimenti sono più forti delle parole. Romanzo ben scritto, una tragedia familiare che emerge con forza dalle righe, coinvolgendo emotivamente il lettore in un Salento lontana dall’immaginario collettivo.  “C’era stato un momento-lo so- un tempo in cui io c’ero, io ero nelle cose. Un tempo in cui mia madre disse: “Il mio cuore non ha retto. Ma il tuo deve reggere”. E io allora c’ero, ero nelle cose, provavo a far reggere il mio cuore, provavo a dividere il mio cuore con quello ormai distrutto di mia madre. E poi è finito, si è sbriciolato, quel tempo. Sono finite, si sono sbriciolate, le cose. Tutto ha smesso di essere vero. Tutto ha smesso di essere giusto. E ho cominciato a vivere nel falso, nello sbagliato. Tra le altre opere di Andrea Donaera c’è “Io sono la bestia” (2019) pubblicato sempre da NN editore, nonché suo romanzo d’esordio.  Immagine di copertina: NN editore

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Jane Austen Society di Natalie Jenner, recensione

Jane Austen Society, il romanzo storico di Natalie Jenner pubblicato da Vintage Editore ci immerge nelle atmosfere della scrittrice inglese. “Ti fermi mai a pensare a quanto siamo fortunati a poter vivere ogni giorno come faceva Jane Austen?“ Jane Austen Society, Il romanzo storico di Natalie Jenner, è stato pubblicato in Italia da Vintage Editore, con una traduzione a cura di Maria Elena Salvatore, nel maggio 2020 ed è indirizzato a tutti coloro che amano Jane Austen e le atmosfere del countryside inglese, che vengono fedelmente riprodotte dall’autrice esordiente, la quale restituisce la magia di Chawton, costruendo una novella ambientata nel villaggio che fu l’ultima dimora dell’autrice di Pride and Prejudice.  Jane Austen Society, trama In questo amabile villaggio, ben noto ai molti turisti in costante pellegrinaggio per la presenza della Chawton House, ad oggi conosciuta come Jane Austen House, si riuniscono un gruppo di personaggi, molto diversi per vissuto ed esperienze, legati a doppio filo dall’amore per le opere della Austen. Ciascuno di essi è stato influenzato dalla seconda guerra mondiale, che fa da sfondo alla storia, e ciascuno porta nel proprio bagaglio almeno un’esperienza dolorosa che lo forgia e lo blocca al contempo. Le pagine scorrono, descrivendo le prime ed acerbe interazioni tra i personaggi, come ad esempio quella del contadino Adam Berwick e della turista Mary Anne, la quale consiglia alla sua bizzarra guida verso l’abitazione della Austen di iniziare a leggere le opere della scrittrice, contribuendo a ravvivare la passione, tenuta nascosta da Berwick, a causa delle dolorose vicissitudini familiari.  I personaggi usano alcuni passaggi delle opere di Jane Austen per confrontarsi e conoscersi meglio, come accade al dottore del villaggio Gray e la maestra Adeline, contestata per la sua volontà di integrare il programma scolastico, approvato dalla comunità, con autrici donne, al fine di forgiare delle menti moderne e consce dell’esistenza di un universo letterario femminile, oscurato per troppo tempo. Tali citazioni risultano un’attenta analisi degli scritti di Jane Austen e diventano spunto di riflessione e valore aggiunto per i lettori. Particolarmente avvincenti sono i misteri che la Jenner lascia intravedere, sotto diversi veli di narrazione, fino alla formazione della Jane Austen Society, che però non ha alcun legame con l’omonima fondazione nata negli anni ’40.  Tuttavia occorre aggiungere anche una nota di merito alla casa editrice Vintage Editore per la cura nell’impaginazione, correlata da molte illustrazioni che permettono al lettore di calarsi ancor meglio nella storia. In conclusione, questo volumetto risulta essere un piccolo gioiellino per gli appassionati della Austen che hanno l’ennesima possibilità di scrutare ed immergersi nelle atmosfere della scrittrice, conoscendo nuove storie commoventi e appassionate. Immagine di copertina: Vintage Editore

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Scelta di poesie nell’incendio del Vesuvio a cura di Perrone e Borrelli

La “Scelta di poesie nell’incendio del Vesuvio“ è un’antologia di liriche, curata dal cardinale Urbano Giorgi, che raccoglie testi metricamente eterogenei, tenuti insieme dalla tematica comune: l‘eruzione vesuviana del 1631. Il testo, pubblicato quest’anno per i tipi della Rubbettino Editore, è curato da Antonio Perrone, dottorando in Filologia presso l’Università Federico II, per la sezione teorica, e da Carolina Borrelli, dottoranda in Filologia e Critica presso l’Università di Siena, per la parte filologica dei testi.  Da sempre sono gli intellettuali i portavoce degli effetti che eventi sovra-umani, che sconvolgono l’ordine naturale delle cose, producono sull’uomo, costretto a ribaltare la propria prospettiva centrista e a rimettere tutto in discussione; in primis il suo ruolo in quel mondo che proprio in quegli anni si scopriva mobile, e conseguentemente fallibile, e in questo posto incerto e instabile l’uomo da padrone diviene nomade, costretto a fuggire dall’incombente minaccia del fuoco punitore.  Scelta di poesie nell’incendio del Vesuvio: il languente / spettacolo crudele  La raccolta è alla base di una vivace attività letteraria che raccoglie insieme scrittori e poeti del tempo, in quella che nell’Introduzione al testo viene definita “letteratura dei disastri”. Nei testi a prevalere è la metamorfosi del docile Monte, che da protettore e fertil giogo diviene Vulcan funesto e insieme locus horridus, mostro punitore la cui ira è emanazione diretta di quella divina.  L’uomo, essere quanto mai cedevole, ne è la causa; le sue colpe vanno punite. Le sue preghiere verranno ascoltate e accolte grazie all’unica possibile mediatrice, la Chiesa. Questa l’interpretazione del fenomeno inspiegabile offerta dai poeti, questo il fil rouge che lega i testi, in una raccolta per vari aspetti legata alla curia di Roma, a partire proprio dal destinatario del testo, nipote del papa Urbano VIII.  «Forse perché soffrir tanti non pote, del fasto uman la terra avari pesi, e sdegnosa da sé li getta, e scote.» p. 71 Ad emergere è inoltre il gusto barocco per l’orrido, il dettaglio terrificante che produce nell’ascoltatore una meraviglia che fa inarcar le ciglia. In tal senso si assiste alla manipolazione del disastro, inspiegabile e inarrestabile, con lo scopo di incutere ulteriore timore nell’uomo del tempo, e al contempo offrirgli una spiegazione plausibile, avvicinabile; il fuoco arriva per punire colpe che qualcuno ha commesso in un rapporto limpido di causa-effetto, riducendo l’ignoto alle categorie del noto; il timore resta, è orrido e spaventoso, ma forse accettabile. In tal senso gli intellettuali si fanno interpreti e portavoce di una missione, quella di spiegare il disastro, e dal reale i testi si immergono in una dimensione quasi immaginifica di meravigliosa distruzione, che ha nel gusto barocco del tempo i suoi caratteri predefiniti.  Tale preziosa testimonianza della letteratura barocca comprende alcuni tra i più illustri letterati meridionali: Giambattista Basile, Andrea Santa Maria, Antonio Bruni, tra gli altri. Le liriche sono settantotto, di cui ventiquattro in latino disposte a cornice, a inizio e fine raccolta. La nuova edizione del testo, curata da Antonio Perrone e Carolina Borrelli, permette a lettori esperti e appassionati di immergersi in una letteratura […]

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Sylvie Richterovà presenta la riedizione di Topografia al FLIP

Sylvie Richterovà e la riedizione di Topografia in occasione del Festival della Letteratura Indipendente di Pomigliano d’Arco Sylvie Richterovà è una scrittrice e saggista ceca residente in Italia dagli anni Settanta e docente universitaria presso La Sapienza di Roma fino al 2009, dove insegnava letteratura ceca. In occasione del Festival della Letteratura Indipendente di Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli (promosso dal comune, dalle librerie Wojtek e Mio nonno è Michelangelo e dal blog Una banda di cefali), la scrittrice è stata tra gli ospiti per la presentazione della riedizione del suo libro. Si tratta di Topografia (Mìstopis, 1975 edizione samizdat) che è tornato dopo anni con una nuova versione pubblicata da Rina Edizione. La presentazione si è svolta alla Torre dell’Orologio nel comune di Pomigliano il giorno sabato 4 settembre, assieme allo scrittore e giornalista Davide Morante, a Gaia Seminara, docente a contratto di Lingua e letteratura ceca all’Orientale di Napoli e Alessia Cuofano, laureanda in Lingue e letterature delle Americhe sempre dell’Università Orientale. Topografia di Sylvie Richterovà, un libro censurato del regime comunista Dopo aver illustrato la vita, l’educazione e le restanti pubblicazioni, Alessia Cuofano  ha presentato il libro spiegando che Topografia non era una nuova pubblicazione piuttosto una riedizione dopo quarantanni e una pubblicazione in samizdat ossia “pubblicazioni clandestine dattiloscritte e auto-edite che venivano prodotte nei paesi di influenza comunista […] per eludere la censura.” “Pubblicato in samizdat, erano le auto-pubblicazioni di autori che non volevano nemmeno passare attraverso la censura tanto sapevano, non solo, erano veramente indipendenti, siamo ad un festival della letteratura indipendente, questo è un punto estremo dell’indipendenza, che poteva ripiegare in una ragione completamente […] a Roma erano molto sopresi di come si facevano, da un lato c’erano gruppi di persone che si occupavano di questa produzione clandestina e di libri di qualità, dall’altra dattilografe che facevano le copie […] autori che firmavano le copie all’inizio poiché una copia firmata da me era mia [….] l’edizione a stampa, la prima era l’edizione di una casa editrice ceca in esilio, in Canada a Toronto, dagli anni Novanta in poi tutti i miei libri […] sono stati pubblicati nel mondo.” La cultura della Cecoslovacchia comunista e quello sbarramento tra Europa dell’est e dell’ovest Ha preso poi la parola la scrittrice che, riguardo al suo romanzo, ha confessato che: “Un’organizzazione cronologica non mi interessava, io mi ricordo ancora la mia ribellione alla forma codificata, questo è troppo facile. La mia scrittura, soprattutto direi, i primi libri come Topografia, è un bisogno di elaborare con la coscienza cose più forte di me che sentivo, ed erano talmente forti sul piano esteriore. Io nel mondo ho conosciuto l’est e l’ovest europeo vivendo da una parte all’altra, io nel ’71 avevo il passaporto italiano, dal ’67, ed io tornavo la e passavo periodi e periodi drammatici e sono delle cose che ognuno vive, se no fugge e io penso che sia giustissimo elaborarlo. Ci vuole una creatività più forte di quella di una storia che ci inventiamo.”.  Del dissidio […]

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La violinista di Auschwitz: un romanzo di Ellie Midwood

La violinista di Auschwitz è il nuovo romanzo di Ellie Midwood edito da Newton Compton. Un romanzo storico che però ha molto da raccontare e che ha tanto da insegnare, in una lettura che si configura come avvincente ed interessante al tempo stesso; un libro che fa riflettere su ciò che stato, una “fetta” di storia dolorosa che non deve più ripetersi. La trama “Ad Auschwitz ogni giorno è una durissima lotta per la sopravvivenza. Alma è la detenuta 50381, il numero tatuato sulla sua pelle. È rinchiusa con migliaia di altre donne, portata via dai suoi affetti, circondata da un filo spinato che non le lascia scampo. Una realtà estremamente lontana alla sua vita precedente. Era una violinista, incantava il suo pubblico con note melodiche e soavi che riempivano il cuore. D’un tratto purtroppo la dura e terribile presa dell’Olocausto ha invaso l’Europa e nulla ha potuto salvarla. Quando la responsabile del campo femminile nomina Alma direttrice dell’orchestra, lei è tentata di rifiutare. Poi accade qualcosa. Così… improvvisamente. Proprio come quella realtà terribile nella quale si trova rinchiusa da un giorno all’altro. Qualcosa scombussola ancor di più, la sua esistenza provata, e soprattutto privata di ogni identità”. La violinista di Auschwitz: una storia straziante si fa spazio tra le pagine del romanzo “Rasata come una pecora e identificata da un numero anziché da un nome”, si legge in un passo de La violinista di Auschwitz. Eppure lei, Alma, appare sin da subito come un personaggio forte, caratteristica che rende ancor più avvincente il romanzo che ricordiamo, essendo di caratura storica, delinea i contorni di un preciso quanto drammatico momento storico. La storia è straziante, lacera il cuore, e ancora oggi ci si chiede “perché”?! Perché tutto quell’orrore, quei massacri, quello spettro malvagio e senza senso alcuno. È grazie a romanzi come questi che quella realtà spesso descritta dai libri di storia, riesce ad entrare dentro ogni persona, fino all’anima. Si delinea, grazie alla narrazione precisa e quasi analitica, il profilo di una protagonista, Alma, che insegna  a cercare, e se possibile vedere, la bellezza anche tra le macerie. Alma cattura l’attenzione, ciò che quotidianamente vive ed osserva, mette in subbuglio il cuore, avvicinandola fortemente al lettore. Si legge di giornate scandite da una routine disarmante, pranzi e cene a base di “zuppa”, acqua sporca all’interno della quale i più “fortunati” trovavano una rapa marcia, poi silenzi improvvisamente squarciati da grida disarmanti, donne dagli occhi vuoti. Le parole del romanzo rendono perfettamente l’immagine di tutto ciò, di quegli attimi infiniti che i protagonisti, per lo più donne, vivono e che infiammano il cuore dei lettori. Accade che tutto ciò, la narrazione così vivida di particolari e attenzione alla descrizione di eventi e comportamenti, soprattutto femminili, entra dentro. Quel blocco asettico e maledetto un giorno assunse un velo di normalità (se così la si può chiamare) quando improvvisamente Alma cominciò a suonare. Le donne non ancora costrette a letto le fecero spazio nel blocco 11, quello delle sperimentazioni, osservandola con timida dolcezza, con […]

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Anche Domattina, recensione del romanzo di Carla Tomei

Recensione di Anche Domattina, l’opera prima della prima della scrittrice Carmela G. Tomei vincitrice dell’edizione 2020 del torneo IoScrittore Eleonora e Daniele hanno vissuto una lunga storia d’amore, iniziata ai tempi dell’università e culminata nel loro matrimonio. Tutto a un tratto il filo si spezza ed Eleonora lascia Daniele, a cui non restano che i diari della ragazza per tenere vivo il ricordo del loro rapporto. Ma leggendoli Daniele scoprirà dettagli sulla vita di Eleonora di cui non era a conoscenza. Anche Domattina, raccontare la fine di una storia Come si può raccontare un amore finito per sempre? È possibile riuscire a raccoglierne i cocci sparsi per terra e tentare di ricominciare? È quello che si chiede Carmela G. Tomei nel suo romanzo di debutto Anche domattina, vincitore dell’edizione 2020 del torneo IoScrittore. La scrittrice struttura la sua narrazione su due piani differenti. Da un lato i diari di Eleonora, in cui si manifesta il carattere di una persona positiva, intraprendente e curiosa verso il mondo nonostante un passato segnato dalla perdita della madre e dal rapporto conflittuale con la nonna materna, che la rinnega in quanto nata fuori da un matrimonio. Dall’altro i pensieri di Daniele, che rappresenta l’estremo opposto. Pragmatico, cerebrale e materialista, soffocato da una madre e da una sorella apprensive e assorbito dagli impegni di lavoro. Sembra essere proprio questa la molla che fa scattare in Eleonora la decisione di lasciare Daniele. In realtà c’è molto di più dietro a quella scelta e quando Daniele scoprirà la verità dovrà trovare un modo per andare avanti con la propria vita, nonostante l’assenza della donna amata. Un non-romanzo Se si dovesse cercare di trovare un motivo per cui Anche Domattina ha trionfato su tanti altre opere in concorso al torneo IoScrittore, lo si potrebbe trovare innanzitutto nello stile. Carla G. Tomei non si lascia andare ad orpelli linguistici tanto belli da vedere quanto superflui, come è tipico di tanti autori emergenti. La storia viene raccontata nel segno della semplicità, di una lingua frutto della quotidianità e del parlato che scolpisce immagini precise nella mente. Si passa così dai quartieri napoletani all’ambiente universitario e giovanile fino a toccare le terre del Giappone, meta in cui Eleonora si ritrova grazie al progetto Erasmus.  Un altro motivo per cui Anche Domattina merita di essere letto è il suo essere un romanzo sui generis: non è un diario, né un romanzo epistolare, né tantomeno un flusso di coscienza. Ma allora cos’è? La risposta è molto semplice. Questo non è un romanzo: è più una sorta di quaderno di appunti e riflessioni sulla fine di un amore, sulle ferite che lascia nella persona che si è sentita abbandonata e che vive in bilico tra l’odio profondo verso chi ha amato e la dovuta devozione che non viene meno. È impossibile non enfatizzare con Daniele e con quel suo malessere che tutti abbiamo provato almeno una volta, ma lo stesso vale per Eleonora e la sua incontenibile voglia di vivere nonostante tutto. Un romanzo […]

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Il Circo della notte, l’opera d’esordio di Erin Morgenstern

Il Circo della notte di Erin Morgenstern è un romanzo affascinante nelle descrizioni, a discapito di una storia non proprio coerente. Londra, ultimi anni dell’età vittoriana. Due illusionisti rivali, Prospero l’incantatore e un misterioso uomo in grigio noto come Mr A.H. decidono di sfidarsi a duello. Ma non saranno loro a scontrarsi, bensì i loro rispettivi allievi: Celia, figlia di Prospero che fin dalla tenera età riesce a manipolare gli oggetti a suo piacimento e Marco, un orfano che Mr. A.H. prende sotto la propria custodia facendolo studiare e rendendolo un abile inventore di attrazioni. L’arena dello scontro sarà il “Cirque des Rêves”, un circo itinerante fondato dall’eccentrico imprenditore Chandresh Christophe Lefèvre e che ha la particolarità di aprire al tramonto e di chiudere all’alba. I destini di Celia e Prospero si incrociano, ma non nel modo in cui speravano i loro mentori. I due ragazzi finiscono per innamorarsi, mettendo in discussione la sfida a cui sono legati. Il Circo della notte. Il fascino di descrizioni vivide e magiche… A luglio di quest’anno Fazi Editore ha pubblicato Il Circo della notte, opera di debutto della scrittrice e artista statunitense Erin Morgenstern. Un romanzo ascrivibile alla categoria dei fantasy young adult che, come tutte le opere prime che si rispettino, mostra i suoi pregi e difetti. Partiamo dai lati positivi: l’autrice padroneggia la penna come se fosse un pennello. Non si rimane indifferenti alle vivide descrizioni del Cirque des Rêves il quale, all’interno del suo tendone bianco e nero, racchiude un microcosmo fatto di acrobati, giocolieri, profumi, illusioni e magie. E se di magia bisogna parlare, Erin Morgestern riesce a rendere partecipi i lettori facendogli percorrere lo stesso tragitto che compiono i visitatori del circo, che diventano parte integrante delle sue attrazioni. Questo, tuttavia, a discapito della storia. … e la mancanza di spessore e credibilità nella narrazione Il punto debole de Il Circo della notte è infatti la sua struttura narrativa, a partire da dei buchi di cui soffre la trama. Di questa sfida tra maghi, fulcro della storia, viene detto poco o niente; Per quale motivo Prospero e l’uomo in grigio decidono di duellare? E come è nata l’usanza della sfida tra maghi e tutto il rituale che la contraddistingue? Sono domande destinate a non avere una risposta, se non nella mente di qualche aspirante scrittore che, dopo aver preso appunti lungo tutta la lettura, si cimenterà nello scrivere una fanfiction sull’argomento. Un discorso leggermente diverso riguarda, invece, i personaggi. Celia e Marco sono due ragazzi accomunati dal bisogno di affetto che i loro maestri gli hanno fatto mancare. Prospero è un padre crudele e incapace di amare sua figlia, torturandola in ogni modo per affinare i suoi poteri e pronto a umiliarla in ogni occasione anche quando, a causa di un esperimento finito male, perderà la sua forma umana divenendo un fantasma. Invece Mr. A.H. mostra a Marco un’assenza  fisica, lasciandolo sempre solo e immerso nei libri della sua lussuosa casa.   La storia d’amore tra i due […]

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Frequency: la serie di Renato Garofalo

Frequency è una serie di episodi narrativi – che si prestano alla trasposizione cinematografica – scritta da Renato Garofalo e pubblicata a partire dal 2017 tramite piattaforma di autoedizione. Frequency: sintonizzazioni e frequenze pericolose La trama del testo segue un doppio filo: da un lato, una storia all’apparenza semplice, lineare; dall’altro, una catena di fatti che amplia a dismisura l’iniziale linea narrativa; un gruppo di amici deve scoprire che sta succedendo: strappati letteralmente alla loro quotidianità, si ritrovano di colpo in un mondo fatto di intrighi, bugie, segreti, squallore e depravazione in cui poco – davvero poco – è ciò che sembra; incontreranno, in questo loro viaggio al centro del male, compagni di viaggio e d’avventura che li aiuteranno e che diventeranno parte di una nuova famiglia allargata; ma, come si diceva, avanzando nella lettura si scopre che la semplicità iniziale è solo un’apparenza e che la storia si fa maggiormente complessa, pagina dopo pagina: attraverso complicazioni varie, garbugli, colpi di scena e intrecci di trama che dalla linea d’azione principale portano il lettore verso altre linee e altri intrecci, l’autore allunga, dilata la narrazione dei fatti tenendo il lettore sempre sospeso fra le pagine, nella lettura e nell’immaginario. Lo stile è veloce, l’azione procede svelta, le digressioni portano avanti o indietro, non “spezzano” affatto il ritorno, il ritmo narrativo, piuttosto lo dilatano senza forzature; il linguaggio è semplice, diretto, in linea con questo tipo di narrazioni. L’assunto di fondo su cui si concentra l’autore è la teoria della correlazione quantistica (in chiave fantascientifica), la quale si innesta, a sua volta, su un canovaccio scenico che apre la stesura della serie narrativa ad un intreccio di esiti ulteriori. Cosa accadrà ai ragazzi della storia? Ostico a riassumere, in poche righe, ciò che Frequency produce nel lettore: pagine scritte che se immaginate portano davvero a rocambolesche immagini cinematografiche (e non è un caso, infatti, che l’autore confessi in quarta di copertina di essersi lasciato ispirare dal cinema di una certa impronta: fra i registi «Ridley Scott, John Carpenter e Sam Raimi […] Quentin Tarantino», fra i supervisori agli effetti speciali, l’artista surrealista «Hans Ruedi Giger»). Cosa accadrà, quindi? Il lettore, se vorrà, potrà scoprirlo leggendo i passi di questa strutturata serie narrativa. Un consiglio, che seppur ovvio, mi sento di dare: non partite dall’ultimo episodio, ma iniziate da subito a recuperare fin dal primo numero della serie; questo perché la storia non è affatto slegata e nei vari capitoli della serie, fin dal primo numero, l’autore ha inserito elementi e dettagli fondamentali che segnano passaggi cruciali nell’economia del testo: la storia, dunque, segue un lungo continuuum narrativo e temporale e per essere fruita come nelle intenzioni dell’autore è importante che sia letta dall’inizio per evitare “di perdere il filo” e inficiare la comprensione in toto della serie. Renato Garofalo: l’autore Renato Garofalo è uno scrittore e un amico fraterno. Frequency è un progetto, un’idea di scrittura, che parte da lontano: la trama è figlia di rimaneggiamenti vari che partivano dall’idea di […]

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L’albero dello zenzero, il romanzo di Oswald Wynd

Il Giappone perduto e misterioso di Oswald Wynd ne “L’albero dello zenzero”. Recensione del romanzo. L’albero dello zenzero è un grande classico della letteratura scozzese, pubblicato nel 1977 ma inedito in Italia fino alla recente traduzione di Valeria Bastia per Garzanti. Dal romanzo di Oswald Wynd è stata tratta l’omonima serie The Ginger tree, prodotta dalla BBC nel 1989. Nel romanzo, Oswald Wynd dipinge un Giappone ormai lontano, chiuso nella propria cultura e nelle proprie tradizioni e sospettoso verso lo straniero, prima che la globalizzazione rendesse simili  a quelli occidentali i suoi usi, il Giappone di chi quella terra l’ha vissuta e conosciuta come terra natìa negli anni in cui il libro è ambientato, immediatamente prima che lo straniero, in quanto tale, divenisse un nemico: Oswald Wynd è infatti nato a Tokyo nel 1913, città nella quale i genitori si sono trasferiti dalla Scozia per una missione diplomatica. Alla volta del marito diplomatico si trasferisce in Cina, nel 1903, Mary Mackenzie, la giovane della quale il lettore segue le vicende in questo romanzo, composto dalle pagine di diario della donna, che coprono un periodo che va dal 1903 al 1942: dal lungo viaggio verso la Cina, che la condurrà sposa al futuro marito, uno stimato diplomatico scozzese che appena conosce, al trasferimento della donna in Giappone, in seguito a molte peripezie che la condurranno a vivere la gran parte della sua vita in Oriente, al punto da arrivare a considerarlo casa, abbracciarne gli usi e le credenze, restando comunque pur sempre una straniera agli occhi degli orientali. Il romanzo si compone di sezioni molto particolareggiate, nelle quali gli eventi narrati sono descritti con minuzia, e sezioni che fungono da sommario e ricapitolano in poche righe o poche pagine anni densi di eventi dal punto di vista sia personale che storico: il focus della narrazione è sempre l’evoluzione psicologica e la maturazione della donna, che da giovane di buona famiglia sprovveduta ed ignara del mondo arriva a sfidare, attraverso le insidie e le sofferenze, i limiti delle proprie capacità personali, del proprio ingegno e finanche del proprio genere, se si considera quelle che erano le modeste possibilità offerte nei primi decenni del Novecento ad una donna sola, per giunta in un paese straniero. Si tratta di un vero e proprio romanzo di formazione, che si avvale di uno stile impeccabile e della potenza narrativa di un classico, in cui è un uomo a tratteggiare carattere, scelte e psicologia di una donna, operazione per nulla scontata e con ottimi effetti di realismo. La donna, che affronta un lungo viaggio in mare per andare a sposarsi, consapevole che la sua vita cambierà radicalmente per congiungersi al marito in una terra così lontana, si dimostra fin da subito tenace e nient’affatto remissiva, cercando dapprima d’integrarsi al fianco del marito nella vita sociale dell’élite diplomatica in Oriente, ed infine di farsi strada, liberandosi dai preconcetti e dalla paura, in un mondo deliberatamente ostile verso di lei in quanto donna e in quanto occidentale, cercando di sfruttare […]

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La bibliotecaria di Saint-Malo di Mario Escobar, la nostra recensione

Il 2 settembre 2021 la Newton Compton Editori ha pubblicato il romanzo “La bibliotecaria di Saint-Malo” dello scrittore spagnolo Mario Escobar (traduzione di M. Lanfranco), autore de “Il libro segreto di Hitler” (Newton Compton Editori, 2020). “La bibliotecaria di Saint-Malo”, ambientato in Francia ai tempi della seconda guerra mondiale e, quindi, dell’occupazione tedesca con il regime di Vichy, è un inno all’amore in tutte le sue sfaccettature, dall’amicizia alla passione, dal legame con la propria terra alla solidarietà per il prossimo. La Bibliotecaria di Saint-Malo, la sinossi Jocelyn è una giovane sposa, gestisce la Biblioteca della cittadina francese di Saint Malo ed è molto innamorata di suo marito Antoine, che la ricambia con tutto se stesso. Benché sia molto giovane, Jocelyn si ammala di tubercolosi e appena riesce a recuperare un po’ di energie, vede suo marito partire per il fronte: è appena scoppiata la Seconda Guerra Mondiale. Inizia l’occupazione tedesca in Francia e la sua vita, come quella di milioni di persone nel mondo, viene stravolta dalle bombe, dalla miseria, dalla mancanza di umanità, dalla violenza gratuita. “Sai cosa vuol dire essere ebrei?” “No” risposi incuriosita. Volevo che mi mostrasse come vivevano quella triste realtà i bambini.  […] “Essere ebrei significa avere sempre paura, guardarsi alle spalle per assicurarsi che nessuno ti segua, lasciare le valigie vicino alla porta in caso di fuga, pregare in silenzio il venerdi e piangere per un terra mai vista” I tedeschi controllano anche la cultura: epurano le biblioteche del Paese e bruciano opere letterarie di pregio perché scritte, a loro parere, da autori sovversivi e contrari al regime. Jocelyn non può permettere che i suoi amati libri, l’unica speranza del futuro, vadano persi con tutto il sapere millenario che portano con sé. Così li nasconde e inizia a partecipare alla Resistenza. Saranno le persone più improbabili a prendervi parte e molti suoi amici la supporteranno, come Celyn e Denis, che conosce da sempre. Mentre attende il marito che torna dalla guerra, Jocelyn conosce Hermann, un ufficiale tedesco amante della cultura e, nonostante le ideologie diverse, tra di loro nasce un forte sentimento che lei avrà molta difficoltà ad accettare ma che le permetterà, suo malgrado, di andare avanti e sopportare la miseria, le ingiustizie e, soprattutto la solitudine che attanaglia le sue notti.  “La bibliotecaria di Saint-Malo” è un inno alla vita: anche in una condizione di violenza e di odio quale è quella vissuta dagli ebrei nella Seconda Guerra Mondiale ma che tanti popoli vivono ancora al giorno d’oggi, gli esseri umani si innamorano, fanno figli, diventano amici, malgrado le opinioni diverse, le ideologie opposte, la differente cultura di provenienza. Il miracolo dell’umanità. “La bibliotecaria di Saint-Malo” è un libro molto ben scritto che ha una trama avvincente in grado di appassionare il lettore, non è il solito libro sulla Shoah ma molto più di questo. Da leggere assolutamente.     Fonte immagine: Ufficio Stampa

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