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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 667 articoli

Libri

La strada dei sogni, l’ultimo libro di Chiara Zanini (recensione)

La strada dei sogni è il nuovo libro della giornalista e scrittrice milanese Chiara Zanini, già autrice del best seller “Cinque piedi e un funerale”, dedicato alla stella NBA Allen Iverson (Feltrinelli Editore). Il nuovo volume della Zanini, pubblicato a fine 2017 e realizzato in completa indipendenza editoriale (Youcanprint), si compone di tre racconti diversi, tutti uniti però da un filo comune: la strada. Le strade protagoniste della narrazione sono quelle di Napoli, Durban (Sudafrica) e Sarajevo. Tre storie, ambientate in tre angoli diversi del mondo, molto distanti tra loro, in cui tutto parte dalla strada, della quale la scrittrice parla così nel prologo: “C’è qualcosa di magico nel fare un pezzo di strada assieme, nella vicinanza dei corpi, nell’addomesticarsi a vicenda. La strada è un tipo di spazio e di tempo che giorno dopo giorno copre le distanze degli anni, delle menti, dei ricordi, riempiendo vuoti che si sono creati dentro di noi altrove. La strada qualche tempo fa era dove si diventava grandi, dove s’imparava ad unirsi al mondo, ciascuno con il proprio passo, chi più lento, chi lieve, chi goffo o chi defilato. Era in strada che si trovavano i sorrisi veri, le pacche sulla spalla, le sbucciature alle ginocchia, le merende che ungevano le mani, i silenzi pieni, le assenze, i ritorni, gli odori buoni, e una miriade di sogni inseguiti, abbandonati o infranti. (…) Qualche anno fa ho letto che la terra ruota attorno al proprio asse per un solo motivo: per farci avvicinare gli uni agli altri prima che sia troppo tardi. C’era una volta un tempo in cui le strade le davano una mano.” La strada dei sogni di Chiara Zanini: Napoli, Durban, Sarajevo Le prime strade che incontriamo sono quelle della Napoli dei primi anni ’80, in particolare del quartiere Secondigliano. Protagonista è Vincenzino, un bambino di otto anni con la passione per il calcio. La narrazione parte, non a caso, dall’estate del 1984 (per poi arrivare ai primi anni 2000), quella dell’arrivo a Napoli di Diego Armando Maradona. Vincenzino è convinto di essere il gemello del Pibe de Oro, ma gli amici lo chiamano Sandokan, per via della sua carnagione scura. Rosario è il suo migliore amico, ribattezzato Asso di Spade per il suo successo con le donne. Sarà lui a presentargli gli altri protagonisti del racconto: Domenico, soprannominato Dobberman, perché si attacca alle caviglie degli avversari e non le molla più e Cosimino, il più piccolo di tutti, ma troppo bravo a passare la palla per non far parte del gruppo. Diventeranno grandi insieme giocando a pallone tra i vicoli del loro quartiere e in una delle piazze più conosciute di Napoli, Piazza Dante. “Voi sape’  cosa si fa in strada tutto ‘o tiempo?                                   Si sogna. E poi si sogna in gruppo. Na cosa ca è capace ‘e sollevarti da terra.” L’esperienza da giornalista sportiva della Zanini emerge molto in queste pagine, che fanno rivivere gli anni d’oro del Napoli calcio, quelli di Maradona e degli scudetti. E’ un racconto […]

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Tra poesia e quotidianità: un inedito Valentino Zeichen in Diario 1999

A due anni e poco più dalla sua scomparsa, Valentino Zeichen rivive nella raccolta Diario 1999, pubblicata dalla Fazi editore. Un’opera di poesia e riflessioni, ma non solo: stralci di vita quotidiana che permettono al lettore di viverla con gli occhi di Zeichen. Chi è Valentino Zeichen? Il poeta, che conosciamo come Valentino Zeichen all’anagrafe e che porta il nome di Giuseppe Mario Zeichen, è nato a Fiume nel 1938 ed è venuto a mancare il 5 luglio del 2016, per colpa di un infarto. Zeichen, che lasciava spesso che tanto la mente quanto l’istinto parlassero al suo posto, è stato uno dei personaggi letterari più affascinanti e controversi che la nostra storia moderna abbia conosciuto. Parliamo di un uomo il cui tratto distintivo erano degli improbabili sandali di cuoio, un uomo che da quando si traferì a Roma fino all’ultimo dei suoi giorni ha vissuto in una baracca sulla via Flaminia (oggi la Casa del Poeta, spazio gestito dalla Capitale, presso cui è stata organizzata, lo scorso 4 lulgio, la prima presentazione proprio della raccolta Diario 1999), un uomo che si autoelesse giudice unico della prima edizione del riconoscimento poetico che ancora oggi è il Premio Zeichen. Un uomo unico, che ha vissuto, sperimentato e raccontato di tutto ciò che gli attraversava la pelle. Nessuno, neanche la storia, potrà toccarlo con i suoi giudizi. “Non parlo di mondi onirici. Nella mia poesia entra la comicità, l’ironia, la precisione. Ci sento lo zampino della matrigna, e quindi la diffidenza verso il sentimento. O meglio: verso la menzogna del sentimento. Esiste una purezza della poesia alla quale sono fedele: l’esclusione del cuore. Non mento mai”, confessava ad Antonio Gnoli in un’intervista per Repubblica, e non ha tradito il suo modo di pensare e percepire la poesia neanche nelle sue riflessioni di ogni giorno. L’amarezza del tempo che passa coesiste con la voglia di stare al centro del proprio tempo, così come il sole che sorge e “la luna che tramonta”, come si legge in uno stralcio di poesia raccolta nell’opera messa su dalla Fazi editore, sono momenti di naturale bellezza che non va assimilata come scontata, sono punti da cui partire, sono spunti per la mente per vagare ancora. I versi di Zeichen sono ragionati, sono frutto dell’istinto della ragione, sono la verità che non conosce sovrastrutture e abbellimenti. Unico nel suo genere, di quell’onestà che ricorda D’annunzio e di quell’impegno intellettuale che nasce con Petrarca, il modo in cui Zeichen fa poesia è spontaneo e al contempo mai superficiale: una profondità che Diario 1999 non smentisce, bensì conferma. Un eterno Zeichen, quello del Diario 1999 Diario 1999 è un album di dettagli, di appunti di vita quotidiana, un insieme di pezzi che hanno composto un anno tra i tanti: da venerdì 1° gennaio, festeggiando l’inizio dell’anno nuovo a casa di Carla Accardi (la pittrice delle “Pietrose distanze”, la raccolta di suoi dipinti accompagnati dai testi di Zeichen e dell’amico Achille Bonito Oliva), fino al 30 dicembre, con gli auguri per […]

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Ricciardi si confessa: si avvicina l’epilogo della saga di De Giovanni (recensione)

Il celebre scrittore napoletano Maurizio De Giovanni ha da poco pubblicato per la casa editrice Einaudi (collana Stile libero big) “Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il Commissario Ricciardi”, uno degli ultimi libri della saga che vede il Commissario Ricciardi come protagonista. Come gli assidui lettori di Ricciardi sanno, infatti, la saga terminerà a breve: lo scrittore ha già da tempo annunciato che questo che è appena uscito è il penultimo libro. Per chi non lo conoscesse, il commissario Luigi Alfredo Ricciardi vive nella Napoli Anni Trenta, quindi in piena epoca fascista. Ricciardi è dotato di grande intuito e ha un grande senso della giustizia, che supera il rispetto dei superiori e delle convenzioni sociali. È un personaggio sui generis, non porta il cappello (per l’epoca era un segno di eccentricità), vive con la sua tata e non fa vita sociale. Malgrado sia ricco di famiglia- è barone di Malomonte, in Cilento- ha deciso di diventare poliziotto perché ha un “dono” che per lui rappresenta una maledizione e che ha deciso di mettere a disposizione della polizia. Riesce a vedere le anime dei morti, quelli uccisi per cause violente e, soprattutto a percepire le loro ultime parole. Questa abilità lo aiuta nelle indagini ma rende la sua vita molto dolorosa.  Da qualche anno il commissario si è innamorato- contraccambiato- di Enrica, la sua vicina di casa, una ragazza tranquilla che ama ricamare la sera. Siamo a maggio e mentre la città si appresta ad abbracciare la primavera, Ricciardi e l’ispettore Maione, indagano su un caso di omicidio che vede come protagonista un sacerdote gesuita, Padre Angelo, amato da tutti. Il prete è stato ucciso mentre era in ginocchio, come se fosse stato in confessione. E saranno le confessioni a svolgere un ruolo di primo piano nel romanzo di De Giovanni. Ricciardi, perso tra mille pensieri, decide finalmente di fare una scelta coraggiosa nella sua vita e a dare una possibilità al suo amore per Enrica. Maione, invece, sente la mancanza di suo figlio Luca, anch’egli poliziotto e ucciso in servizio: ciò lo rende poco lucido nelle relazioni e lo allontana dalla amata moglie Lucia. De Giovanni e gli altri romanzi Maurizio De Giovanni è uno dei giallisti più apprezzati in Italia. Più volte recensito da Eroica Fenice, è autore della saga “I Bastardi di Pizzofalcone” che vede come protagonista l’ispettore Lojacono e, oltre alle opere con Ricciardi (la saga inizia con “Il senso del dolore” del 2008, edito da Fandango), De Giovanni ha pubblicato anche romanzi e racconti sulla squadra del Napoli come “Il resto della settimana”, edito da Rizzoli nel 2015 mentre “I Guardiani” (2017, Rizzoli) e “Sara al tramonto”(2018, Rizzoli) inaugurano due nuove saghe.  

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Svenimenti a distanza: il prosimetro di Mario Fresa (Recensione)

Cosa significa fare poesia oggi e quale valore è possibile attribuirle? Tessere e decostruire la propria identità personale attraverso il verso permette di veicolare un messaggio trasfigurando le sue componenti – che diventano universali e particolari insieme – ma non è un’operazione facile. L’edificio storico della letteratura richiede importanti strategie persistentive in un mondo ormai estetizzato, e le logiche di mercato ignorano le opere che raccontano l’estinzione dell’umano, il suo senso di estraneità e di sradicamento. Mario Fresa tenta di rispondere al quesito iniziale con una raccolta edita Il Melangolo, in cui parola e discorso poetico giocano sull’assenza, o meglio, sull’afasia del linguaggio comunicativo: per scarti e per sottrazioni gravitano attorno a un punto di tensione che fa da filo conduttore tra le pagine. Svenimenti a distanza si avvale per questa operazione della tecnica narrativa del prosimetro, di dantesca memoria, sapientemente alternando prosa e versi. I noduli tematici di Svenimenti a distanza, l’ultimo lavoro poetico di Mario Fresa  Procedendo per capitoli, secondo una suddivisione tematica, si affolla di motivi, di luoghi, di personaggi e di detriti memoriali. Al centro c’è l’esperienza della perdita, anzi la sofferenza risultante da una serie di perdite. Il dolore si traduce in uno svenimento, come il titolo richiama, che funge da convalescenza o fuga relazionale: chiudere gli occhi, disfarsi di sé, perdersi nell’illusione di esserci ed esistere sono le drastiche soluzioni dominanti. Tutti i personaggi di Mario Fresa, a un certo punto della loro vita, danno forfait, rinunciano, e lo fanno a distanza di tempo e di spazio l’uno dall’altro, pur accomunati dalla sorte comune. Nove sono i capitoli della raccolta, da Convalescenza a La mala fiaba, il primo e l’ottavo in prosa, i restanti in versi. Accanto al motivo della sofferenza, la malattia e la morte spingono il poeta a cercare un anestetico per eludere lo sguardo dalla Medusa, dal proprio stato inerme di fronte al Male metafisico, e ritrovare la spensieratezza e la speranza dell’Eden. Fresa racconta di scene ospedaliere, siparietti scolastici e teatrini familiari con un linguaggio che si avviluppa in se stesso, si torce fino allo stremo, rivelando l’illusione di ogni forma o compiutezza del verbo. Simbolicamente, si tratta di una resa coraggiosa, volta a chiarire che le afferenze percettive non arricchiscono i cassetti della cognizione, ma spesso ci lasciano barcollanti, presi da un “terrore da ubriaco“, citando il poeta Montale. L’Altro-da-noi procura l’angoscia che un disperato ha di fronte l’enigma della Sfinge, e scontiamo la sua alterità con la perdita del senso – o dei sensi – in occasione dell’ incontro. L’uomo, senza vergogna per la propria vergogna, dovrebbe liberarsi “dell’illusione di essere o poter essere qualcosa o poter volere qualcosa“. A seguito, una poesia contenuta nella raccolta Svenimenti a distanza e le informazioni relative alla bibliografia dell’autore Mario Fresa: Il rapporto tra noi è una gengiva azzurra; e tanto si dimentica lo stesso. (Come i gamberi e l’acqua nodosa, che li fanno diventare eterni). Ancora un ospite e odore di esempi finiti male. Meglio svenire in qualsiasi continente che […]

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Io non ti lascio solo, un romanzo di Gianluca Antoni

Io non ti lascio solo, il romanzo di Gianluca Antoni vincitore del premio Romics 2017 per il miglior romanzo di genere Il gruppo editoriale Mauri Spagnol attraverso il Torneo Letterario IoScrittore ha dato alla luce diversi romanzi degni di nota, tra questi rientra la pubblicazione più recente, vincitrice tra l’altro del premio Romics 2017 per il miglior romanzo di genere: Io non ti lascio solo, frutto della penna dello psicologo psicoterapeuta Gianluca Antoni. Una storia dalle tinte noir: un minuscolo paesino di montagna, un maresciallo ancorato ad un caso di un passato lontano rimasto irresoluto, due amici alla ricerca di un cane. Gianluca Antoni elabora un romanzo avvincente e toccante al tempo stesso, e una volta intrapresa la lettura si è trascinati completamente nel libro e non si riesce a venirne fuori, se non quando si giunge all’ultima pagina, alla scoperta della verità, quella che non ci si aspetta e che trattiene su quel paesino, tra i suoi boschi ancora, anche quando l’ultima parola del romanzo è stata letta da un po’. La trama del romanzo di Gianluca Antoni Io non ti lascio solo viaggia su tre linee temporali: il presente, un’avventura intrapresa da due amici venti anni prima e un caso risalente a trent’anni or sono. Tre diversi periodi uniti dallo stesso filo conduttore: la scoperta di una verità rimasta a lungo seppellita. Un ragazzo, impegnato nella ristrutturazione di una casa, trova tra le fondamenta due diari: Rullo e Filo, sono i nomi incisi, uno per diario, e li porta al maresciallo del paese. Non lo sa il ragazzo che quel gesto apre un abisso nella vita del maresciallo, che risale a molti anni prima. Venti anni prima. Rullo e Filo, amici inseparabili, partono alla ricerca di un’avventura per ritrovare Birillo, il cagnolino di Filo scappato durante un temporale qualche settimana prima. E tra accampamenti nei boschi, incontri e nuove amicizie, girovagano tra le mura del paesino alla ricerca di un piano per recuperare Birillo, e si perdono nei racconti e nelle storie che dopo tanti anni ancora aleggiano nell’aria circostante. Storie di investigazioni e ricerche in una casa in periferia, la stessa dove sono stati ritrovati i diari dei due ragazzini. La storia di un’amicizia raccontata attraverso due diari Due diari, uno rosso, l’altro nero, due ricerche a distanza di dieci anni l’una dall’altra, un unico maresciallo. Il lettore conosce le vicende presenti e passate all’interno del libro attraverso tre voci narranti: quelle di Rullo e Filo nei racconti dei loro diari, quella del maresciallo che si perde nei ricordi, a volte, nelle riflessioni dell’oggi, altre. Il romanzo di Gianluca Antoni è la storia di un’amicizia, quella che dura una vita, anche quando, per un motivo o per un altro, non ci si vede più, perché «Mica si può vedere sempre tutto. Vedi alcune cose, ti soffermi a osservarle e sparisce tutto il resto. Una cosa va in figura e il resto diventa sfondo, e nello sfondo la figura si perde, finché non torna di nuovo in figura, ma […]

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The Passenger – Islanda, il primo volume del nuovo progetto Iperborea (Recensione)

A metà tra una guida di viaggi e una raccolta di report che testimoniano le bellezze e le curiosità di un paese: The Passenger, il nuovo progetto editoriale della Iperborea, in realtà è molto di più. È un percorso, originale e sui generis, alla scoperta di una cultura che non è la nostra. Ecco perché viene definito dalla casa editrice un “libro-magazine”, in cui letteratura e inchiesta si fondono, arricchiti da reportage fotografici (in collaborazione con l’Agenzia Prospekt), infografiche (progetto grafico a cura dello studio milanese TomoTomo e da Pietro Buffa), consigli utili, curiosità e speciali illustrazioni (di Edoardo Massa). The Passenger, la guida letteraria per gli “esploratori del mondo” Il primo volume di The Passenger, accompagnato dalle foto  realizzate da Elena Chernyshova, fotoreporter siberiana, è dedicato all’Islanda. Letteralmente, il nome deriva dal norreno e significa “terra ghiacciata”, come viene spesso identificato il paese, il meno popolato al mondo. Appena sotto il circolo polare artico, in cui alba e tramonto hanno uno scenario tutto particolare in cui manifestarsi (d’estate il sole tramonta a mezzanotte per risorgere solo dopo poche ore). Proprio per questo, anni fa l’Islanda venne statisticamente considerata uno dei paesi con il più alto tasso di suicidi al mondo, un dato che fu valutato come un paradosso, quando prima della crisi economica era chiaramente anche un paese con un alto tasso di benessere. Terra dominata per la maggior parte della sua vita da stranieri. Terra dei vichinghi, delle divina germaniche, una forte tradizione ancora tramandata, e di Odino, delle leggende sugli elfi e i miti nordici, la terra desolata dell’aurora boreale, che per gli islandesi non desta così tanto scalpore come per un turista incuriosito ed invadente. Proprio con questa immagine irriverente si apre la rivista, con il saggio dello scrittore Hallgrìmur Helgason: “com’è è possibile che gente che viene da Hong Kong, dal Giappone, dalla Russia, dalla Francia o dagli Stati Uniti sia disposta a svegliarsi alle sette per assistere alla cosa più tetra del mondo: una squallida mattina di inverno a Reykjavík?”. The Passenger – Islanda: il turismo, l’emergenza ambientale e la politica “punk” Oggi il turismo costituisce per l’Islanda un fattore importante per l’economia nazionale; il boom degli inizi Duemila è stato fondamentale soprattutto per avere risanato parte del territorio dopo la crisi, quando in città si viveva prettamente grazie ad attività commerciali e bancarie. Nonostante sia un paese “pazzo e vulcanico”, è proprio il paesaggio bianco dalle forme spigolose che affascina lo straniero, pronto ad affrontare le temperature glaciali verso l’esplorazione, muniti di smartphone, soprattutto se c’è qualche luogo da visitare che ha fatto da set a “Games of Thrones” o dove si può facilmente assaporare la vera tradizione islandese e vivere nelle tradizionali abitazioni, visto che adesso quasi tutte sono adibite ad affittacamere su Airbnb, e la città si è andata a “spersonalizzare” per essere più vicino all’ideale del turista. Addentrandosi negli originali reportage, è chiaro come The Passenger sia piuttosto un’esplorazione all’interno di aspetti poco conosciuti al di fuori del paese protagonista: […]

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Siracusa: il romanzo di Delia Ephron, Fazi editore

Siracusa è il nuovo romanzo di Delia Ephron edito da Fazi editore: autrice statunitense, produttrice e regista. Due coppie vanno in vacanza insieme in Sicilia: Michael e Lizzie, raffinati newyorchesi, lui scrittore affermato e lei giornalista precaria; Finn e Taylor, lui ristoratore senza troppe pretese e lei donna glaciale e madre oppressiva, vengono dal Maine e viaggiano con la figlia Snow, una bambina strana e taciturna. Non si tratta di amici di vecchia data, anzi: la confidenza è scarsa. Un invito nato quasi per scherzo, durante una serata piacevole passata insieme, uno slancio di entusiasmo, e i quattro americani si ritrovano in vacanza insieme dall’altra parte dell’Atlantico. La cornice che ingloba tutta la storia dei quattro personaggi, all’interno del libro, si sposta dall’America all’Italia da un dialogo all’altro, che a tratti disorienta, la lettura lineare del romanzo. “Siracusa” di Delia Ephron e la metamorfosi dei personaggi Il continuo passaggio di battuta tra i protagonisti rende la dinamicità di “Siracusa” molto evidente. Un repentino cambio di visione all’interno delle righe del romanzo fanno accrescere nel lettore la frenesia di voltare pagina per scoprire cosa, da un momento all’altro, può determinare un cambiamento. I cinque personaggi passeggiano prima tra le strade di Roma e poi, trasferitisi a Siracusa, procedono alla volta della vera vacanza, che già dalle prime riga del romanzo, si capisce non parlerà di tranquillità e meritato relax. A mano a mano che si va avanti con una lettura che, forse, si appesantisce, ci si rende conto che i protagonisti del romanzo non sono, effettivamente, le stesse persone descritte nelle prime pagine di “Siracusa”. Dalla copertina e dal titolo potremmo immaginare una classica commedia da ombrellone fatta di spensieratezza, sole e divertimento, invece “Siracusa” racconta la storia intrecciata di personaggi che non fanno della banalità il loro spirito guida di vita: sono vissuti che portano con se le pieghe chi della monotonia, chi della frustrazione, chi della infelicità e chi di un amore ormai troppo legato alla quotidianità. A Siracusa si vedono poste su tela le pennellate di un quadro non troppo nitido all’inizio: i personaggi che non sono in grado di amare né di farsi amare non cambieranno nel corso della storia. Simpatici all’interno del libro gli scatch dei turisti americani che sono accolti dagli italiani e molto particolari i clichè dei turisti americani in vacanza in Italia. Di sicuro “Siracusa” si dimostra essere il romanzo giusto da ombrellone: cinque storie all’inizio confuse prendono via via la rotta verso il proprio definirsi. Cinque storie che chiedono di essere amate o forse no, cinque personaggi che non vogliono esserlo affatto. Delia Ephron, altri romanzi

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Quattro madri, un romanzo di Shifra Horn sul coraggio delle donne sole

Fazi Editore, dopo aver tradotto e pubblicato alcune delle sue opere, propone l’ultima edizione del primo romanzo della famosa e pluripremiata autrice israeliana Shifra Horn, Quattro madri. Ambientato a Gerusalemme, il romanzo segue le vicende di quattro generazioni di donne appartenenti alla stessa famiglia. La storia, narrata da Amal, inizia dal racconto della sua nascita, avvenuta nel 1948 nel letto di ottone della bisnonna Sarah, per poi procedere a ritroso nel tempo. È così che il lettore fa la conoscenza di Mazal, la capostipite e madre di Sarah, che allevò da sola la figlia dopo averla fatta nascere quando era poco più che una ragazzina. Ed è con lei che comincia la maledizione di queste donne così diverse l’una dall’altra ma destinate, dopo l’arrivo di una femmina nella loro casa, a essere abbandonate dai mariti. Questa stessa sorte, infatti, tocca a Sarah – la più bella tra le donne di Gerusalemme – che con i suoi lunghi capelli dorati seduce chiunque la veda ed è capace di curare gli altri oltre che occuparsi da sola dei figli. Pnina Mazal, la sua secondogenita, riesce a comunicare con i suoi interlocutori in qualsiasi lingua le parlino; mentre, la figlia Gheula, dai capelli rossi, ribelle e selvaggia come una volpe, è un avvocato che dedica la propria vita ad aiutare i diseredati. Quattro madri : la forza è donna Shifra Horn incanta grazie a una prosa che scorre in maniera ritmata e senza interruzioni sotto gli occhi dei lettori. Le sue parole e ciò che evocano dipingono nella mente immagini e lasciano percepire odori e sensazioni difficili da dimenticare. Dall’acqua di rose di Sarah – il vero fulcro su cui poggia il passato e il presente delle donne della sua famiglia – al sapore dei frutti del suo gelso, dal rituale per la purificazione nel mikveh ai colori e ai suoni di una Gerusalemme lontana; tutto, in Quattro madri, contribuisce a risvegliare i sensi così da diventare parte della storia. Una storia tutta al femminile dove è il gentil sesso a essere protagonista con le sue debolezze, i suoi desideri, i suoi bisogni e, soprattutto, la sua determinazione, la sua forza; una forza straordinaria che le donne, in particolar modo le madri, posseggono e alla quale attingono giorno dopo giorno come si farebbe da una fonte inesauribile. Quattro madri è un romanzo appassionato, tenero e dolce; uno stupefacente esempio letterario che incoraggia le donne a non dimenticare che la loro forza non ha eguali ed è da sempre il sostegno dell’umanità.

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Manzoni è un assassino? Homar Balbiano e Francesca Forno provano a rispondere

“Manzoni è un assassino?” è la domanda provocatoria che fa da titolo a questo giallo di Homar Balbiano e Francesca Forno, edito da Aracne editrice. Pubblicato nel maggio del 2018 per la collana “Orizzonti gialli”, sorprende il lettore per la scelta ardita di utilizzare fonti reali come base d’appoggio per un intreccio fittizio e ricco di colpi di scena. Il materiale d’avvio per la narrazione riprende le Memorie di viaggio nel deserto dello Yemen di Renzo Manzoni, nipote del famoso scrittore ottocentesco, in qualità di “novello Colombo d’Asia”. La geografia spaziale, dunque, si sposta da Occidente a Oriente, e nel testo non mancano accenti sulle differenze culturali e religiose dei due fronti. Sulle Memorie di Renzo Manzoni s’innesta una trama a tinte fosche, piena di tensione, sospetti e implicite accuse, che ricorda l’atmosfera dei romanzi di Agatha Christie. Il romanzo di Homar Balbiano e Francesca Forno è suddiviso in tre sezioni: il viaggio che un gruppo di uomini e donne esperiscono nel deserto, la confessione dell’assassino e le conclusioni generali sulla psiche umana. Il deserto dello Yemen si tinge di sangue nel giallo letterario di Homar Balbiano e Francesca Forno Nel porto di Aden s’incontrano il mercante Gustavo Sarfatti, l’avvocato Riccardo Howorth, il naturalista Aidonidés con la gentile consorte, l’anziana Cristina, il cuoco di compagnia e il campanaro della Basilica di S. Ambrogio a Milano, Luigi De Matteis. Sconosciuti tra loro, accomunati soltanto dall’esperienza del viaggio da intraprendere – ciascuno con le proprie motivazioni – sono accolti in una terra arida e rocciosa, desolata e affascinante. L’elemento paesaggistico non è affatto trascurabile: le linee aspre e dure di Aden e la solitudine infinita del deserto giocano un ruolo minaccioso nella psicologia dei personaggi. Quando, durante la traversata, il primo di questi uomini è trovato morto, la narrazione prende una piega oscura e tortuosa, che getta un’ombra di dubbio su tutti i partecipanti. La trama del romanzo di Homar Balbiano e Francesca Forno è arricchita dall’elemento a sorpresa del biglietto, ritrovato vicino al corpi senza vita, in cui sono riportati alcuni versi dei Promessi Sposi che rimandano al ruolo della vittima. Calzante è l’analogia con l’idea cinematografica di Seven, il thriller diretto da David Fincher, in cui ogni ogni omicidio è collegato, per analogia tematica, ai sette vizi capitali. Il deserto, man mano che la narrazione procede, assume connotati sinistri e pericolosi. L’arida distesa gialla, il vento rovente, l’ardore che scuote le “infinite solitudini”, le tempeste di sabbia, gli scheletri dei cammelli, il sibilo dei serpenti fungono da catalizzatori dell’attenzione generale, rendendo gli individui inquieti e smaniosi. Un accento particolare è posto sul modo di vivere degli abitanti del deserto, umili ma appagati da una vita concreta e piena, contraria al modo di vivere occidentale, fatta di pregi inconsistenti. La nota negativa è comunque presente nell’accusa verso la fervida religiosità dei cammellieri, ritenuta troppo bizzarra e superstiziosa nelle sue manifestazioni. La caccia all’assassino è il motivo conduttore delle tappe del viaggio, in una crescente tensione fino alla resa finale, che sorprende piacevolmente il lettore. […]

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Un giallo piccante per Pino Imperatore (recensione)

Leggere i libri di Pino Imperatore è un vero piacere. In particolare è possibile provare questa sensazione con l’ultima sua opera intitolata Aglio, olio e assassino (edito da DeA Planeta Libri) uscito da pochissimo nelle librerie. Napoli, dicembre. L’ispettore Scapece, un quarantenne amante della buona tavola e delle belle donne, si trova ad indagare su un caso di omicidio dalle caratteristiche decisamente inusuali. Amedeo Caruso, un ragazzo della Napoli bene, viene trovato morto nella sua abitazione, cosparso di aglio, olio e peperoncino! Sicuramente l’uso di tali “ingredienti” nasconde l’esistenza di un rito macabro. Ma quale? Per poterlo scoprire, l’ispettore – dal cognome che rievoca un’altra famosa pietanza partenopea – deve andare a scavare nelle credenze, nei miti e nella storia religiosa di Napoli, fonte inesauribile di misteri. A dargli una mano in questa “missione” ci sarà la famiglia Vitiello che gestisce una trattoria, la “Parthenope”, proprio di fronte al commissariato.  A partire da Nonno Ciccio, un simpatico vecchietto che trattiene i suoi ospiti raccontando aneddoti simpatici su Napoli e la sua cucina, suo figlio Peppe, detto “Braciola” perché è tutto fuorché magro, sua moglie Angelina, amante dei film horror e un poco sensitiva, e i figli Diego e Isabella, ragazza bellissima e dal cuore d’oro. Pino Imperatore e Aglio, olio e assassino Aglio, olio e assassino è un giallo dai toni umoristici: come un pietanza ben cucinata ha tutti gli ingredienti per essere un libro di grande livello. Si parla di Napoli, dei suoi miti e credenze, intrisi di storia e religione, in maniera ricca ed esauriente; di cucina, grazie alla presenza della trattoria che fa da cornice a tutti gli avvenimenti topici del libro. I personaggi sono tutti ben caratterizzati, a partire da Scapece e da Nonno Ciccio con brevi spaccati sulla loro storia personale. Ma si parla anche di solidarietà, quando viene riportata la storia (tratta da una vicenda realmente accaduta) di una donna senza dimora che, per scappare dal suo marito aguzzino, si butta dal secondo piano. Il linguaggio è semplice ed è  espressione di un umorismo ben studiato, mai lasciato al caso. Pino Imperatore e gli altri libri Pino Imperatore, intervistato anche da Eroica Fenice, è un giornalista e scrittore umoristico-satirico napoletano. Molte sono le opere di Pino Imperatore, tutte rientrano nella categoria della narrativa umoristica: la più recente si intitola Allah, San Gennaro e i tre kamikaze (Mondadori, 2017) che parla del terrorismo islamico.  Le altre, molto conosciute dal pubblico, sono: Benvenuti in casa Esposito (Giunti, 2012) e il sequel Bentornati in casa Esposito (Giunti, 2013) che invece parlano di camorra.

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