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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 1241 articoli

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Quando il mondo era giovane: il nuovo libro di Carmen Korn

Quando il mondo era giovane è il nuovo romanzo dell’autrice Carmen Korn, edito da Fazi. Trama “Primo gennaio 1950: a Colonia, Amburgo e Sanremo si festeggia l’arrivo del nuovo decennio. Quello appena concluso ha lasciato delle enormi ferite, dentro e fuori. La casa di Gerda e Heinrich Aldenhoven a Colonia è stata distrutta e la galleria d’arte di Heinrich non è sufficiente per sfamare tutti. Ad Amburgo, invece, l’amica di Gerda, Elisabeth, e suo marito Kurt, nonostante non abbiano problemi di natura economica, sono preoccupati per il genero Joachim che non è ancora tornato dalla guerra. E infine Margareth, nata Aldenhoven, si è trasferita da Colonia a Sanremo. La vita al fianco del marito italiano sembra spensierata ma la presenza della suocera è piuttosto ingombrante… Ognuno festeggia il Capodanno ma, trascorso il giorno di festa, tutti sono afflitti dalla stessa domanda: cosa riserverà il futuro?”. L’ambito storico del romanzo è quello della Seconda guerra mondiale, epoca durante la quale si respirava una forte voglia di ricominciare, mista però ad un radicato senso di paura e preoccupazione. I protagonisti guardano al futuro, così come farebbe chiunque, ma con timore che quanto è precedentemente accaduto possa ripresentarsi. Allo stesso tempo però c’è voglia di riscatto, di rialzarsi in un’epoca non solo metaforicamente nuova ma che possa essere oggettivamente tale. Ciò che più colpisce del romanzo è la fitta ricostruzione storica che quasi accompagna i protagonisti del romanzo, con uno sguardo volto alla Germania post-bellica e uno alla situazione dell’Italia. In questo ambito ben definito, s’inseriscono due dei personaggi principali, Heirich, forte e tenace, e Margareth, figura psicologicamente complessa. Quando il mondo era giovane Tre famiglie tra Amburgo, Colonia e Sanremo, unite da un filo rosso tra casa ed amicizia, paure e timori, si muovono abilmente, incuriosendo il lettore, grazie alla penna della scrittrice Carmen Korn, soprannominata la Elena Ferrante tedesca. Un romanzo scorrevole e con una trama estremamente coinvolgente; la scrittura semplice dell’autrice coinvolge il lettore sin dalle prime pagine. Un mondo vero, la cui realtà è quasi tangibile, sembra catturare i lettori. Quei problemi, quelle ferite che spesso attanagliano il cuore e la mente, quella serie di preoccupazioni che frequentemente scombussolano la vita sono un pò di tutti. Sembrano appartenere a chiunque. Proprio in questa prospettiva familiare, tutto può mutare ed evolversi e quindi cambiare, in un “nuovo mondo” che si spera possa essere migliore di quello concluso.  Quando il mondo era giovane può essere considerato un vero e proprio romanzo storico, degno di nota e sorprendentemente vero. L’autrice abilmente sottolinea il carattere proprio del genere, con un intreccio narrativo che spesso sposta l’attenzione sull’identità familiare. Tutto ciò s’inserisce in un confluire di vicende ed avvenimenti, tra i quali matrimoni, amori, dissapori,  preoccupazioni, che danno ritmo al romanzo. Un carattere sicuramente innovativo e al contempo molto acuto, simbolo dell’esperienza della celebre scrittrice in questo campo, sono i colpi di scena di cui Quando il mondo era giovane è costellato. Scene di vita quotidiana, frammenti di realtà, all’interno e nel corso dei quali […]

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Dinah Jefferies: Il profumo segreto della lavanda, romanzo

Il profumo segreto della lavanda: scopriamo insieme il nuovo romanzo di Dinah Jefferies Tre donne. Tre sorelle. Tre destini che si incrociano con eventi tragici e sconcertanti alla vigilia della liberazione della Francia, durante la seconda guerra mondiale. Tre parentesi umane parallele che, tra guerriglia, segreti di famiglia, amori, ideali e barbarie militari, accompagnano il lettore de Il profumo segreto della lavanda, scritto dall’autrice britannica Dinah Jefferies ed edito dalla casa editrice Newton Compton, alla scoperta delle sorelle Hélène, Élise e Florence Baudin, le cui vicende si snodano durante la primavera del ’44 nelle campagne della Dordogna francese, altrimenti conosciuta come Périgord noir, invasa dai tedeschi, fino ad un epilogo che lascia con l’amaro in bocca ma con un certo, delicato conforto, quasi una carezza che sfiora anche i cuori più induriti dalla guerra, in attesa di un’alba, quella di un’Europa devastata da una Germania nazista ai suoi ultimi giorni di ferocia, che riporta finalmente la vita, il calore nei cuori, la speranza di un avvenire tanto atteso. Uno sguardo sulla trama del romanzo di Dinah Jefferies Le sorelle Baudin cercano di sopravvivere nel paesino di Sainte-Cécile, attendendo una liberazione da parte degli Alleati che tarda ad arrivare e costantemente sotto pressione a causa della presenza invadente dei tedeschi stanziati nel castello locale. La primogenita Hélène è un’infermiera, Élise ha un café in paese e Florence, la piccola di casa, coltiva la sua ingenuità e i suoi sogni nel giardino, nei boschi e tra i profumi della cucina, coccolando le sorelle con quello che la guerra risparmia. Ben presto, però, le loro vite verranno colpite duramente da un ineluttabile presente che non grazia nessuno e le ragazze si troveranno a dover ospitare un disertore tedesco e un agente dello spionaggio che combatte per la causa partigiana. Questo è l’incipit de “Il profumo segreto della lavanda” che, tra le sue pagine, non lesina colpi su colpi al lettore che si trova ben presto catturato dagli eventi che incalzano le sorelle e le invischiano sempre di più in un gioco pericoloso, troppo pericoloso per loro. Hélène si troverà a fare i conti con il suo senso del dovere verso le sorelle e con i concetti di responsabilità e assistenza verso il prossimo, così radicati in lei tanto da diventare un’armatura per la sua personalità, tenuta ben nascosta e controllata agli occhi della maggior parte degli abitanti di Sainte-Cécile; l’indomita Élise pagherà con i suoi sentimenti e con un enorme sacrificio la sua decisione di entrare a far parte del gruppo partigiano dei Maquis francesi; Florence crescerà nella maniera più brutale possibile e si troverà costretta a scendere a patti con segreti di famiglia che rischieranno di minare la sua fiducia nel prossimo e la sua ferma convinzione che tutto, alla fine, si risolve per il meglio. Il profumo segreto della lavanda: un romanzo sull’empatia Narrazione pulsante di energia e di fascino, caratterizzata tra l’altro da un ampio accento psicologico, Il profumo segreto della lavanda è un racconto minuzioso e accattivante. Protagonista del racconto edito […]

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Glynis Peters, il suo nuovo romanzo: Il ladro di orfani

Il ladro di orfani è il nuovo romanzo dell’autrice Glynis Peters, un vero e proprio bestseller, edito da Newton Compton. Trama «Mentre i bombardamenti decisi da Hitler devastano l’Inghilterra provata dalla guerra e assediata dal nemico, Ruby Shadwell subisce una perdita devastante: tutta la sua famiglia viene uccisa durante il blitz di Coventry. Terribilmente sola e lacerata dal dolore, nel caos della città che però sembra metterle in subbuglio anche l’animo, Ruby è però determinata a sopravvivere. Un incontro fortunato, rappresenta per lei l’occasione giusta per ricominciare a vivere, una seconda possibilità. Non solo, sembrerà trovare anche l’amore, seppur non ancora pronta ad aprire il proprio cuore, terribilmente spaventata dalle macerie taglienti che la feriscono. Annientata da quella perdita che brucia dentro lei, e forse non le permette di vivere del tutto la propria vita.» Una storia appassionante quella raccontata ds Glynis Peters, ricca di colpi di scena, nella quale s’intrecciano vicende ed avvenimenti, caso e realtà. Un forte dolore che inizialmente sembrerà non lasciare scampo alla protagonista, ma che probabilmente si tramuterà in occasione di rivalsa; come un terreno arido in cui dopo la pioggia nasce un fiore, così il cuore di Ruby, che forse riuscirà a concedersi una nuova possibilità. La trama è fitta, ma semplice al tempo stesso, non tralascia niente, descrivendo oggetti, luoghi, personaggi, e contornando persino i sentimenti, belli o brutti che siano, in un confluire di parole che ammalierà il lettore. Il ladro di orfani di Glynis Peters: narrazione tra storia e realtà La protagonista ha, come si suol dire, ”le spalle forti”: a quattordici anni ha già imparato cosa significa affrontare il dramma della guerra. Aveva perso la sua famiglia, il suo tutto, ma come nelle migliori delle trame, non perde il proprio coraggio. La seconda Guerra mondiale, la distruzione delle bombe, tutto sembra quasi uscire dalle pagine e tramutarsi in qualcosa di concreto. Quella mole incommensurabile di dolore che traspare grazie alla bravura dell’autrice, che delinea sia la componente storica del romanzo, sia un personaggio che non smette di sorprendere. Le emozioni che si provano leggendo Il ladro di orfani sono tante, tutte diverse tra loro. Proprio come avviene all’interno dei romanzi “scottiani”, in cui si rappresentano «tipi medi», i due protagonisti, compresa la famiglia di Ruby (onnipresente grazie ai suoi ricordi), Il ladro di orfani assume una dimensione morale di notevole spessore. Proprio la trasversalità del romanzo gli confluisce fascino, nella cornice storica e tragica della Seconda Guerra mondiale, che riesce sicuramente a catturare l’attenzione di innumerevoli lettori, pronti ad abbracciare la dolce e tenace protagonista. Il finale sarà tutto da assaporare e non lascerà indifferenti; personaggi principali, ambientazione, intrecci, caratterizzazione storica coincidono con una conclusione degna di nota.   Immagine in evidenza: www.newtoncompton.com

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Il libro del tè – un ponte tra antico e moderno Giappone

Entra a far parte della collana I piccoli grandi libri di Garzanti “Il libro del tè”, tradotto da Giuseppe Maugeri. Questo libro che, per il titolo, dà l’idea di essere un manuale su come preparare un buon tè, è in realtà un saggio con un intento ancora più grande: quello di mostrare in modo essenziale e diretto parte della grande cultura orientale, passando dal lascito dei grandi maestri cinesi fino ad approdare in Giappone. Lo scrittore di questo saggio, Okakura Kakuzo, ha operato dai primi del ‘900 con lo scopo di divulgare la cultura del Giappone in risposta al processo di occidentalizzazione dell’Asia orientale. Con l’arrivo sulle coste giapponesi delle fumose navi del Commodoro Perry, infatti, incomincia a dilagare sempre più la tendenza all’imitazione dello stile di vita e dei costumi dell’occidente, a discapito della cultura autoctona. Okakura Kakuzo, discendente da una dinastia di samurai, sembra rappresentare l’anello di congiunzione tra l’antico e il moderno Giappone e “il libro del tè” è parte di questa congiunzione.   La filosofia del tè non costituisce un mero estetismo nella comune accezione del termine, dal momento che esprime, insieme con l’etica e la religione, il nostro modo di concepire l’uomo e la natura. Dietro e dentro alla tazza di tè è possibile trovare molteplici significati, oltre che essere una bevanda con una tradizione antichissima. Kakuzo percorre a ritroso la storia del tè, la sua declinazione nelle varie epoche. Inizialmente il tè viene utilizzato come medicina, igiene per poi diventare il veicolo attraverso il quale poter accedere al proprio io, un’introspezione che è andata a convergere con varie correnti di pensiero, quali il taoismo, per poi ancorarsi alla filosofia Zen. La storia del tè abbraccia inconsapevolmente anche altri aspetti della cultura giapponese, quali l’architettura. La stanza in cui viene praticato lo Cha no yu, ovvero la cerimonia del tè, ha una conformazione abbastanza precisa, con degli elementi e uno stile imprescindibili. Così lontano dall’opulenza delle regge e dei palazzi imperiali, della stanza del tè si celebra l’essenzialità, l’incompiuto e il vuoto. Questo perché nella totalità degli elementi che compongono una stanza, non deve perdersi l’opportunità di esprimere la propria individualità. Mantenere la proporzione delle cose e concedere spazio agli altri senza perdere il proprio. Il concetto della proporzione ricorre in tutto il libro e ho trovato di grande ispirazione la riflessione che l’autore fa circa il rapporto che intercorre tra l’uomo e la natura, e come anche questo abbia bisogno di proporzione, specialmente in merito ai fiori, decorazione presente nella stanza del tè e che conferisce il tono e il tema dell’incontro tra le persone. “Il libro del tè” è l’assaggio perfetto per incominciare ad affacciarsi al mondo di una cultura così distante quale quella giapponese e la voce di Kakuzo risulta chiara in tutti i passaggi del libro. Accompagna il lettore verso riflessioni a tratti scomode, ma che arricchiscono notevolmente lo spirito con una visione estetizzante della realtà.   Fonte immagine: Pixabay

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Il Divin Codino, il campione Roberto Baggio secondo Claudio Moretti (Newton Compton editori) | Recensione

In uscita per la Newton Compton editori, Il Divin Codino. La storia di un campione dentro e fuori dal campo di Claudio Moretti racconta la vita e la carriera calcistica del grande  Roberto Baggio “Ci vuole coraggio nel ‘94 ad essere Baggio”, per citare i Pinguini Tattici Nucleari nella loro ultima hit. Purtroppo, i molti e soprattutto la nuova generazione, e quella che all’epoca di maggior splendore del grande campione era troppo piccola per ricordarsi dei suoi fasti, al nome di Roberto Baggio non possono fare altro che immaginare quella maledetta finale dei Mondiali del 1994, Brasile-Italia. Stati Uniti, un caldo asfissiante e le due squadre finiscono ai rigori per aggiudicarsi la vittoria del titolo. E poi? E poi quell’errore clamoroso dal dischetto proprio di Roberto Baggio. Nonostante i suoi innumerevoli gol che lo hanno portato ad essere capocannoniere per anni, la sua tecnica vincente da “one man show”, la sua creatività in campo sempre palla al piede, e la facilità con la quale sembrava giocasse, è stato proprio quel rigore a definirlo, purtroppo, negativamente, ai posteri. Eppure la sua carriera è stata così brillante da farlo essere ancora oggi uno dei migliori giocatori non solo italiani, ma del mondo. Roberto Baggio, il Divin Codino di Claudio Moretti è costruito esattamente per mettere finalmente, se ce ne fosse bisogno ancora, in risalto il suo grande talento e le gioie che ha regalato ai tifosi e al calcio italiano. Soprattutto ai tifosi, che prima di innamorarsi del suo gioco si innamoravano della sua persona.  Baggio per Claudio Moretti: prima un uomo e poi un grande giocatore L’empatia da gente di campagna, la semplicità delle poche parole, il suo sguardo dritto, a volte corrucciato, da eterno ragazzino che non voleva fare altro che giocare ed essere apprezzato. Nato a Caldogno, Vicenza, sesto di otto figli, piccolo adulatore del brasiliano Zico, grande leggenda mondiale. Quale poteva mai essere il migliore passatempo per un bambino che sogna il calcio se non replicare le gesta dei propri idoli? Così, accanto a quei piccoli lavori agricoli che Roberto condivideva con il papà Florindo, c’era prima di tutto la scuola e il calcio. E poi il buddhismo, uno stile di vita più che una religione che lo aiutarono tante volte a sconfiggere i fantasmi della sua carriera. Così l’autore Moretti, tra il racconto appassionato delle più importanti partite di Baggio, dei suoi gol e delle sue fantasie da mago ed esteta del pallone, vuole mettere il lettore al corrente dell’altro lato della medaglia: i pensieri, le preoccupazioni e le delusioni di un uomo, prima di essere giocatore. Moretti racconta di Roby, un giovane futuro campione che si appresta ad esordire tra le fila del gran calcio con la Fiorentina. In Baggio, la febbre del “voler vincere” spesso ha camminato accanto a cocenti amarezze. Come i tanti infortuni, che avrebbero messo K. O. tantissimi giocatori, anche mentalmente. Ma che invece per Roberto Baggio sono stati motivi ulteriori per spingere ancora di più l’asticella in alto. fino alla fine […]

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Circe: l’ultimo romanzo della scrittrice Madeline Miller

Recensione del romanzo “Circe” della scrittrice americana Madeline Miller, alla (ri)scoperta della famosa maga della mitologia greca Circe è il romanzo fantastico a sfondo mitologico scritto dall’autrice statunitense Madeline Miller e pubblicato dalla casa editrice Sonzogno Editore. Dopo il successo del romanzo “La Canzone di Achille”, pubblicato nel 2013, l’autrice torna nel mondo della mitologia greca con una nuova storia. Alla scoperta della celebre maga descritta da Omero Il romanzo tratta la vicenda dell’omonima ninfa, figlia del titano Elios e di una ninfa del mare. Dopo aver trascorso la sua infanzia nel palazzo del titano Oceano, Circe sarà bandita e costretta a vivere sull’isola di Ea dopo aver trasformato una delle ninfe in un mostro marino. Nonostante sembri rinchiusa in una lunga prigionia, la nostra protagonista avrà l’occasione di scoprire i propri poteri ma anche di incontrare personaggi leggendari come l’architetto Dedalo, Giasone e Medea, Ulisse fino a Penelope e Telemaco. Un viaggio alla scoperta di un personaggio affascinante che ha ispirato poeti e artisti, il tutto con gli occhi di un lettore attuale. Madeleine Miller ci porta nel fantastico mondo dei miti greci L’autrice del romanzo, sfruttando i suoi studi sul mondo classico, riesce a ricreare il mondo dei miti greci nei minimi dettagli ma permette anche a chi non ha una solida conoscenza di approfondire tale argomento. La storia attraversa tutte le epoche della mitologia, dai tempi antichi di Prometeo che rubò il fuoco agli uomini all’epoca degli eroi come Giasone e Teseo fino alle imprese di Ulisse e quelle di Telemaco. Inoltre, la Miller ricorda al proprio lettore che le divinità greche, a differenza del Dio delle religioni abramitiche, non si curano del genere umano, trascorrendo le proprie giornate in banchetti e a godere della propria immortalità. Questo è uno dei temi centrali dell’opera: Circe è divisa, essendo una divinità minore, tra i Titani, le Ninfe e gli Olimpici e dall’altra parte gli umani, verso i quali nutre molte simpatie. La possibilità di vivere in eterno le permette di riflettere sul senso dell’essere divini e su quale sia il proprio rapporto con gli uomini. La scrittura della Miller, dolce e delicata ma ricca di sensazioni tattili, uditive e visive, permette al lettore di sentirsi presente in quei luoghi mitici come l’isola di Ea oppure il palazzo di Oceano. Perché leggere Circe? Alla (ri)scoperta dei miti greci Perché leggere il romanzo di Circe di Madeline Miller? Il romanzo è una grande occasione per riflettere e ripensare al nostro patrimonio culturale e storico. L’autrice vuole riraccontare la vicenda della celebre maga con una nuova prospettiva. La Circe della Miller è una donna coraggiosa, forte e decisa nonostante momenti di debolezza, durante i quali sembra abbandonare la saggezza divina per essere controllata dalle passioni, proprio come gli esseri umani. L’opera vuole dare una nuova voce in capitolo ad uno dei personaggi più celebri dell’Odissea, molto spesso limitata al solo episodio d’incontro con Ulisse senza scoprire le vicende precedenti o anteriori. Nonostante un finale reputato da molti “anticlimatico” a causa degli ultimi […]

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Holidays: recensione del nuovo romanzo di Kraus Folner

“Holidays”: recensione del nuovo thriller di Klaus Folner Kraus Folner è nato in Europa e ha vissuto in diversi paesi in cui ha successivamente lavorato come imprenditore e consulente. Ha conosciuto città come Los Angeles e New York, Oslo, Amsterdam e Londra, Cape Town e Shanghai. Fortemente appassionato di viaggi, si è dedicato alla raccolta di storie popolari. Da anni svolge attività di volontariato presso organizzazioni umanitarie in Sri Lanka, Laos, Cambogia e Africa. Scrittore di gialli, è solito ambientare i suoi racconti nelle città in cui è stato e di cui ha avuto modo di conoscere usi, costumi e tradizioni. Il thriller “Holidays” di Kraus Folner è stato pubblicato da Castelvecchi nella collana Tasti. Siamo di fronte ad un thriller che narra una serie di vicende che si sviluppano in diverse parti del mondo, legate però dallo stesso mistero. Fin dalle prime pagine, il lettore si ritrova catapultato repentinamente all’interno della vicenda, nella quale ben presto vengono introdotti i vari personaggi presenti all’interno della narrazione. I protagonisti del romanzo sono un gruppo di agenti dell’intelligence internazionale e sono tutti presi e coinvolti dai propri viaggi: Riccardo e Antonia, Matteo e Joy, Armando e Lyne, Thomas e Isabela, Luca ed Elisabetta. Dalla Cina a Washington, dal Mediterraneo a Montecarlo, dall’Africa a Formentera, a Dubai. I protagonisti programmano i loro viaggi e mentre trascorrono serenamente le loro vacanze, vengono improvvisamente coinvolti da una serie di eventi imprevedibili ed inspiegabili. Nonostante sembri del tutto improbabile trovare un filo conduttore, più si va avanti nella lettura più si comprende il succo dello scenario, che è strettamente collegato dallo stesso oscuro piano. La narrazione tuttavia si apre con la descrizione della routine di Neil Yang Kao, contabile di un’azienda tessile che si trova a Pechino e che trascorre le sue giornate in preda alla monotonia ed alla solitudine più totale. Neil Yang Kao è un cittadino qualunque e la sera, di rientro nel suo piccolissimo appartamento, accende il computer che gli è stato regalato da agenti americani che stanno investigando nella sua azienda. Le più grandi potenze mondiali combattono da anni una guerra che ha come armi più spietate delle tecnologie molto avanzate e la Cina è in prima linea, poiché è stata capace di sviluppare un sistema per cui riesce ad avere il controllo più totale della sua popolazione. “Holidays” di Kraus Folner è dunque una spy story che descrive una storia cruenta in cui il lettore si trova di fronte ad una serie di omicidi, in cui si parla ampiamente di ingiustizie, diritti umani e di scoperte scientifiche e tecnologiche che hanno, appunto, l’accesso più totale nella vita dei cittadini privandoli completamente della privacy. Il governo cinese ha in serbo un progetto che aspira al controllo dell’economia globale grazie all’impiego di tecnologie informatiche all’avanguardia, tutto ciò a discapito delle minoranze etniche e religiose. L’autore è abile nel descrivere ed analizzare meticolosamente gli eventi, portando il lettore a compiere un’attenta analisi della società in cui viviamo, in cui la tecnologia sta prendendo il […]

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Io non ho più paura di Niccolò Palombini

Niccolò Palombini, autore di Io non ho più paura, è nato il 10 luglio 2002 e vive a Roma con la sua famiglia. Ha due fratelli gemelli. Frequenta l’ultimo anno di liceo scientifico. All’età di sedici anni è stato colpito da un osteosarcoma ad alto grado di malignità. Gli piace fare sport, soprattutto giocare a calcio, viaggiare e andare allo stadio, ma più di ogni altra cosa gli piace vivere sereno con le persone che ama. Io non ho più paura, edito Newton Compton Editori, di Niccolò Palombini è una sorta di diario di bordo che il giovane ragazzo scrive all’età di sedici anni, quando è stato improvvisamente colpito dalla malattia. Nelle prime pagine del libro, l’autore scrive: “Ogni giorno il destino ci mette di fronte a sfide inimmaginabili: solo i più forti, fortunati e determinati possono farcela. Guerrieri? Supereroi? Non so cosa siamo, ma una cosa di sicuro la so: non bisogna mai smettere di lottare.” Niccolò, che dagli amici si fa chiamare Nicco o Nic, è un ragazzo come tanti. Appassionato di  sport, ama giocare a calcio, adora trascorrere il tempo con gli amici e con le persone che ama. Inizia improvvisamente ad avvertire un fastidio ad una gamba ed il dolore si fa lancinante ed insostenibile proprio mentre gioca a calcio e tira in porta una punizione. Durante la notte comincia ad avvertire scosse elettriche all’arto e decide perciò, di comune accordo con la madre, di recarsi da un medico, che appare molto tranquillo di fronte alla problematica esposta dal ragazzo, data la sua giovane età. In seguito, però, poiché i fastidi non accennano a passare, il ragazzo viene sottoposto ad una lastra e la diagnosi è la peggiore che potesse avere: osteosarcoma. Comincia ben presto il calvario di chemioterapie, di ospedali, di ansia e paura, di lacrime dei fratelli del giovane ragazzo. L’intervento, il terrore di perdere la gamba, i capelli persi. “L’ospedale mi faceva impazzire, intorno a me era tutto buio: dove mi trovo? Perché mi ritrovo sempre qui? Non mi piaceva quel posto, era tutto nero, quell’aria filtrata mi faceva venire gli attacchi di panico. Io sono sempre stato forte e lì sentivo solo dolore, odiavo quella sensazione.” Niccolò, nelle pagine del libro, si sfoga. Getta su carta le ansie e le paure vissute in quei giorni. Ci parla però della voglia di vivere, di lottare, di uscirne fuori più forte di prima. Ci parla di rapporti che sono durati nel tempo, di persone che gli sono state accanto, che l’hanno aiutato a vincere il dolore, ma ci parla anche di rapporti che durante il decorso della malattia si sono affievoliti. Io non ho più paura di Niccolò Palombini è un atto di forza e di coraggio, è le perseveranza di un ragazzo che è cresciuto, è cambiato, ha lottato e ne è uscito più forte di prima. Il cancro spaventa, terrorizza anche solo leggerne la parola, figuriamoci sentirsi dire “è toccato a te, è tuo, è in te”. Mille interrogativi pervadono quotidianamente la […]

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Yes we can, i discorsi di Barak Obama ora in un libro

Yes, We Can è il nuovo libro edito da Garzanti dell’ex presidente americano Barack Obama. Un excursus dei maggiori discorsi tenuti durante il suo mandato da presidente, a partire da quello che sancì il suo insediamento alla Casa Bianca nel 2009, per ripercorrere le tappe della storia che Obama ha contribuito a cambiare e mutare; un memorandum utile e quasi necessario nel momento storico che ci troviamo a vivere oggi. Barack Obama, avvocato, esperto di diritti civili, già senatore per l’Illinois con il partito democratico, ha ricoperto per due mandati, dal 2009 al 2017, la carica di presidente degli Stati Uniti d’America, per la prima volta conferita a un politico afroamericano. Dal 2017 ha continuato la sua attività politica e civile attraverso la fondazione che porta il suo nome. Yes, We Can, il memorandum del presidente Obama Dal primo discorso di insediamento alla Casa Bianca del 2009 a quello tenuto durante le celebrazioni del 2015 in onore della marcia di Selma, Yes, We Can è l’opportunità per tutti di ripercorrere la storia recente, attraverso le parole del presidente Obama spese in quelle occasioni. Parole di speranza e insieme consapevolezza quelle dell’ex presidente: speranza in un cambiamento che sembrava finalmente attuarsi in un paese difficile e insieme leader nel mondo, consapevolezza che la strada era ancora da tracciare. Il tutto racchiuso in quella citazione ormai strettamente legata al percorso del presidente Obama: Yes We Can, “Sì, noi possiamo”, divenute simbolo di qualcosa che finalmente diviene gestibile, di una svolta in atto.  Lo scopo è sempre quello di partire dal momento attuale per rendere reale e possibile un futuro migliore per i propri figli, consapevoli che è urgente agire subito, senza dimenticare le lezioni del passato. Il discorso del 2011, tenuto in occasione del memoriale di Martin Luther King è l’occasione propizia per fare il punto della situazione; l’America, come il resto del mondo, in alcuni casi ancor di più, ha un passato difficile in materia di distinzioni e separazioni, eppure è proprio il passato a dirci dove siamo arrivati e dove possiamo arrivare se solo cambiassimo la nostra prospettiva. L’invito è quello di guardare alle differenti culture che compongono il popolo americano come un arricchimento, che è alla base delle radici e della storia di quella nazione, la cui natura eterogenea può e deve essere un punto di forza più che un motivo di disaccordo e separazione. In quel momento a vincere era l’auspicio che il futuro sarebbe stato migliore del presente, i presupposti lasciavano ben sperare, senza mai perdere di vista le sfide da affrontare, mai tanto complicate quanto allora, come dimostra il discorso in occasione del summit delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici del 2014.  Parole di inclusione, che spingono tutti a una presa di coscienza e di responsabilità al fine di rendere reali e concreti gli ideali democratici, incoraggiando le nuove generazioni a prendere spunto da quelle che le hanno precedute e che hanno concesso loro libertà che oggi, fortunatamente, appaiono acquisite, ma che gli eventi attuali, l’attacco a Capitol […]

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Doppia goccia: recensione ed intervista all’autore Valentino Russo

Doppia goccia è il coinvolgente romanzo poliziesco d’esordio di Valentino Russo, edito Valtrend e presentato al pubblico durante la rassegna letteraria InChiostro, rassegna letteraria che si è tenuta negli ultimi due weekend del mese di maggio e che è stata organizzata dalla stessa casa editrice, da tempo impegnata nella promozione attiva dell’editoria locale.  Il romanzo, ambientato in una Napoli dai tratti chiaro-scuri, della quale si apprezzano nel romanzo tanto le zone più caratteristiche, rese celebri da cinema e letteratura, quanto le periferie e gli angoli più degradati, segue le indagini del Commissario Maurizio Buisson, brillante investigatore particolarmente politicamente scorretto, che conduce una vita dissoluta, tra alcol e bizzarre frequentazioni, che lo rende oggetto di disapprovazione e scherno da parte di colleghi e superiori. Completamente immerso nel lavoro e privo di legami stabili all’infuori di quello con i pesci del proprio acquario, che cura con amore, l’uomo coltiva rapporti soltanto con la donna di servizio, Concetta, ormai rassegnata al suo disordine e all’incuria in cui versa l’appartamento e la sua persona, e con l’ispettore Luca Rusciano, agente validissimo e braccio destro di Buisson. I due si trovano ad affrontare un complesso caso di omicidio: si tratta di una prostituta di colore trovata sfigurata ed uccisa nella zona industriale della città, della quale non si conosce l’identità. Un’invisibile che non interessa a nessuno, men che mai alle colleghe, reticenti nel dialogo con le forze dell’ordine, e ai clienti, reticenti a palesarsi come tali, sui quali peserebbe, oltre che l’umiliazione, il sospetto di omicidio: invisibile agli occhi di tutti meno che a quelli del Commissario, che si assume l’incarico di indagarne le cause e le modalità della morte, tra rocambolesche imprese e tecniche investigative ai limiti della legalità. Il romanzo, appartenente al genere poliziesco, si rivela, in realtà, molto più di questo, per il finale sorprendente e dagli inquietanti risvolti psicologici che via via prendono le indagini, ponendo al lettore domande sulla natura umana e sulla coesistenza del bene e del male nello stesso individuo, con un ritmo serrato ed incalzante che conduce freneticamente il lettore fino alla risoluzione del caso, inaspettata e disarmante. Un romanzo d’esordio ben scritto, coinvolgente ed appassionante che non può mancare nelle librerie degli appassionati del genere e dei sostenitori dell’editoria napoletana. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con l’autore Valentino Russo. Doppia goccia: l’intervista con l’autore Valentino Russo Valentino Russo, di professione avvocato: come nasce questo romanzo e il desiderio di scriverne uno? Scrivere è una passione che viene da lontano e che permea tutta la mia vita, al di là di quella che è la mia professione. Ogni esperienza vissuta, ogni emozione è potenzialmente un seme che può far nascere l’ispirazione per una storia. Questo romanzo in particolare nasce diversi anni fa, quando ebbi l’idea di voler realizzare qualcosa di diverso rispetto ai romanzi gialli letti fino a quel momento. Questa ispirazione, unita ad una ragionata e strutturata opera di costruzione, hanno permesso la nascita di Doppia Goccia. Doppia goccia è un romanzo poliziesco che ha per protagonista il […]

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