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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 900 articoli

Libri

Alessio Forgione autore di Giovanissimi: letteratura e boccate d’aria

Intervista ad Alessio Forgione: “Giovanissimi”, letteratura e boccate d’aria Alessio Forgione, napoletano e autore di “Napoli Mon Amour” e “Giovanissimi” editi da NN Editore, è stato così gentile da rispondere alle nostre domande. L’originalità e la sagacia delle risposte hanno reso quest’intervista molto piacevole, ed è molto bello notare la ricorrenza dell’invito alla lettura: quanti leggono davvero, anche tra gli scrittori? Leggere è amore e necessità, e anche la scrittura si fa, per forza di cose, necessaria. La lettura è una boccata d’aria, soprattutto in questo periodo storico, e un buon libro in questo momento ha un potere più che mai salvifico. Da Alessio abbiamo appreso delle importanti lezione da portare a casa: abbiamo imparato che la letteratura salva, che la vergogna è la misura dell’urgenza di raccontare e che naso e orecchie crescono per tutto il corso della vita. Giuro, io non lo sapevo. A lui la parola! Ciao Alessio! Innanzitutto grazie di aver accettato di rilasciare questa intervista: partiamo dalla domanda più banale, o forse più difficile (insomma, dipende dai punti di vista!) Chi è Alessio Forgione e come lo racconteresti a chi non lo conosce? No, a chi non conosco non racconto nulla di me, eccetto le cose piuttosto evidenti, ovvero che ho più di trent’anni, sono calvo, napoletano, non troppo alto ma nemmeno basso, che mi piace leggere e da un certo un punto in poi ho incominciato a scrivere. Come è nato il tuo amore per la scrittura e che rapporto hai con essa? In realtà, non amo scrivere. Amo leggere, ma sono due giochi molto diversi tra loro. È che le cose si ammucchiano e scrivere mi sembra un modo per fare ordine, più o meno come lavare i piatti, che pure non è una cosa troppo piacevole, ma pur sempre necessaria. Ci racconteresti come è stata la gestazione di “Napoli Mon Amour” e “Giovanissimi”? Quando ho scritto “Napoli mon amour” ero un disoccupato di trent’anni e mi venne di scrivere di un trentenne disoccupato perché non riuscivo a guardare oltre la punta del mio naso. Con “Giovanissimi”, che si svolge sul finire degli anni ’90, ho pensato di voler provare a spiegarmi com’è che sono diventato la persona che sono, forse perché il mio naso continua a crescere – e d’altronde naso e orecchie crescono per tutto il corso della vita di un essere umano. Finirò per assomigliare ad un elefante, già lo so. Quando inizi a lavorare a una storia, come capisci che è quella la storia giusta su cui investire tempo ed energie? Se mi vergogno abbastanza delle cose che sto scrivendo, dell’argomento e non della forma, allora sono la cosa giusta su cui lavorare. Come stai vivendo l’entrata di “Giovanissimi” nella dozzina dello Strega? Benissimo, ne sono davvero molto soddisfatto. Mi sembra una cosa bella da qualsiasi prospettiva la si guardi. Che libri ci consiglieresti per questo periodo storico così particolare che stiamo vivendo? Sto leggendo “2666” di Roberto Bolaño ed è un libro enorme, in più è molto voluminoso […]

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Pornage, il libro di Barbara Costa – recensione

“Pornage” della giornalista Barbara Costa è uno dei ventisetti libri che la casa editrice Il Saggiatore ha messo a disposizione gratuitamente sul suo sito web (in formato ebook) nel periodo di emergenza sanitaria Covid-19 per allietare con la lettura la reclusione forzata di tutti noi. Di seguito vi proponiamo la nostra recensione. Pornage, il libro di Barbara Costa “Pornage”- Viaggio nei segreti e nelle ossessioni del sesso contemporaneo, pubblicato da Il Saggiatore nel 2018, è un viaggio interessante e sfaccettato nel mondo del porno e della sessualità di ciascuno di noi. Non è estremo, né volgare o eccessivo: semplicemente informa il lettore su cosa c’è nel mondo, anche a pochi metri da casa propria nel campo della sessualità, dove tutti i gusti possono essere soddisfatti, niente è bandito, tutto è lecito ma sempre nel rispetto dell’altro e della sua volontà. Per Barbara Costa– giornalista che scrive del rapporto tra pornografia e contemporaneità per diverse testate on line- “porno” significa emancipazione, rivendicazione dei diritti delle donne, dei gay, dei transessuali e di tutti coloro che spesso vengono etichettati come “diversi” e quindi non meritevoli di diritti o di vedere soddisfatti i propri bisogni. Si parla di trav (travestiti), di “femminielli” e di tutte le identità di genere esistenti. Le possibilità di relazionarsi con gli altri sono infinite grazie alle nuove tecnologie:  app dating come Sizzl o Cacao dating o Vegan Dating, scelte da chi ha gli stessi gusti culinari o ancora, Muslima app che mette in contatto musulmani e musulmane di tutto il mondo a scopo matrimoniale secondo la legge islamica e ancora App molto conosciute come Badoo, Gleeden, Bumble, Feeld. Particolare è invece l’App Adottaunragazzo: qui le utenti valutano gli uomini come merce, scegliendoli in base alle schede personali allegate, stabilendo la tipologia di legame (relazione seria, scopamico, a chiamata). Segue una valutazione post prestazione come qualsiasi prodotto acquistato. Esistono anche app dedicate a chi è stato lasciato e aiutano la persona ad elaborare la fine della storia, come Mend.  Ci sono poi le app di fidanzate virtuali come Gatebox e Invisible Girlfriend, dove il rapporto fisico è assente ma sublimato dalla presenza premurosa di una ragazza che manda messaggi, ascolta sfoghi, consola da ogni tristezza. Barbara Costa partendo dal porno e della sua storia arrivare a descrivere le mille possibilità esistenti nel mondo di oggi per avere una sessualità libera ed appagante, anche con l’aiuto delle nuove invenzioni del mondo moderno, come la sexdoll, una sorta di robot che riesce a soddisfare le fantasie di mariti stanchi, migliorandone la vita di coppia. Esistono anche modalità diverse e nuove di avere una sessualità appagante; mille sono i desideri dell’essere umano e mille le modalità esistenti per soddisfarli, come gli asili nido per adulti: uomini d’affari e manager affermati che decidono di trascorrere due ore in una struttura che li accolga come bambini piccoli, accudendoli; o ancora ci sono donne che hanno ai loro piedi uomini che decidono di diventare i loro “schiavi”, non solo arricchendone il conto in banca ma […]

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Napùl, l’ultimo entusiasmante libro di Marco Perillo

In uscita a maggio 2020, il libro di Marco Perillo Napùl edito da Alessandro Polidoro Editore Napùl, un nome che sta a metà tra Napoli e Kabul. Una metafora per raccontare una città in guerra quotidiana, perennemente a cavallo tra presente e passato, oriente e occidente, slanci poderosi e cadute dolorosissime. Tra queste pagine si incontrano i personaggi più disparati: un ragazzo che rinverdisce un antico mito ellenico, baby gang in azione contro un autobus fermo nel traffico, un padre malavitoso che osteggia il fidanzato della figlia, i ricordi dell’11 settembre filtrati da chi di persona ha conosciuto gli attentatori e diverse altre storie. Il libro parte con un racconto che desta curiosità. Anticaglia ha i toni lugubri, ingrigiti da tempi e situazioni surreali. I gatti, fanno da padrone. Saranno proprio i felini, che in orde armate, sveleranno diversi misteri della narrazione. Il racconto spinge da subito il lettore in una realtà verace fatta di caffè e vicoli, non dimenticando le note misteriose che contraddistinguono i racconti dalle sfumature dark. L’arte è un elemento essenziale all’interno delle prime entusiasmanti righe di Perillo. Il protagonista, infatti è un gallerista. Sarà l’incontro con una misteriosa donna, la quale non gode di un’ottima fama tra i paesani, l’evento che farà conoscere la sua vita, nei dettagli più profondi. Alcune pagine più avanti, infatti, Ermete Matacena, il gallerista, perderà il suo ruolo da protagonista, lasciando spazio, a suo figlio Perseo. Un ragazzo tutt’altro che sicuro del suo aspetto e della sua condizione di vita, si metterà alla ricerca di suo padre, in compagnia del suo fedelissimo specchio. Da qui, il mito di Medusa e Perseo, rivisitato in sfumature “da città” mescolate al pathos delle leggende passate. Nel secondo racconto il lettore si troverà catapultato nella realtà cruda di Napoli, dove un assassinio, spinge una giovane donna a diventare poliziotta. In questo racconto saranno svelati diversi personaggi del tutto iconici: la donna che si prostituisce, i vecchi del quartiere, per passare ai pettegoli cittadini. Ognuno di essi, sembra incarnare un vizio capitale di una Napoli che diventa lo specchio malsano di tutto il mondo. In ogni riga si respirerà a grandi boccate l’energia del popolo meridionale, i pregi ma anche i pozzi dei tanti vizi, dentro i quali l’uomo arriva a perdersi. A restituire al libro una ventata energica, è “Garibaldi”. All’interno di questo racconto il lettore potrà trovare la vita di un uomo semplice la cui esistenza è stata tutta dedicata al lavoro. Ciro, soprannominato Garibaldi, per il suo aspetto, è da sempre un conducente di pullman. In contemporanea alla descrizione della sua vita e dei suoi sentimenti, ci sarà un racconto parallelo, i cui protagonisti saranno dei giovani ragazzi in sella ad uno scooter. Le vicende dell’uomo e dei ragazzi, si intrecceranno in più punti, in uno scontro generazionale senza pari. In Garibaldi ci saranno i primi, ma non ultimi, discorsi in lingua dialettale. Le parti scritte in napoletano, non risultano proibitive per chi non è del posto. Il linguaggio verace dona autenticità e […]

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Riscoprire Mazo de la Roche: il gioco della vita | Recensione

Il gioco della vita di Mazo de la Roche edito Fazi Editore è il secondo capitolo della saga di Jalna: una saga che racconta le vicissitudini e la storia centenaria di una famiglia stabilitasi nelle terre coloniali del Canada. Dopo un successo clamoroso, pari a quello di Via col vento, al seguito della prima pubblicazione negli anni ’20, Fazi Editore ha pubblicato giovedì 28 Maggio nella collana le strade l’opera di de la Roche, permettendoci di riscoprire la sua scrittura. Il gioco della vita di Mazo de la Roche: la trama Il centro di tutto è Jalna, la magione della famiglia Whiteoak immersa nei paesaggi selvaggi e incontaminati del Canada. Il cuore di Jalna è Adeline, il membro più vecchio della famiglia, donna ultracentenaria dai mille racconti e dal carattere indomito e passionale. Da lei, come genitrice più antica e quindi tronco stabile, si estendono i rami degli altri componenti della famiglia Whiteoak. La trama tessuta da Adeline sembra incominciare a perdere di stabilità con l’avanzare della sua età e la perdita di lucidità, portando tensioni e sconvolgimenti all’interno della famiglia. Tensioni giustificate dalla decisione della vecchia di destinare tutta l’eredità ad un unico componente della famiglia. In parallelo si dispiega la storia di Finch, da considerare quasi come una parentesi nel romanzo famigliare che assume i connotati di un romanzo di formazione. Penultimo dei nipoti, sensibile alla bellezza, all’arte e alla vita in generale. Egli è cresciuto troppo in fretta e si trova rinchiuso in un corpo fragile che, però, non placa la sua fame di cibo e di emozioni. Si ingozza fino alla nausea e così sono anche i suoi sentimenti. Come il giovane Holden, sentendosi costretto in dinamiche che strozzano la sua persona, scappa a New York. Tuttavia i luoghi, o meglio, le emozioni collegate a dei luoghi, imprimono vividi ricordi nei personaggi e il richiamo di Jalna è seducente e travolgente. Il gioco della vita. Magnetismo famigliare e natura L’opera di Mazo de la Roche porta con sé molte delle caratteristiche della letteratura canadese. In primis quella della descrizione degli spazi e dei luoghi. Jalna è completamente immersa nella natura e diventa parte integrante di essa. Infatti le mura della magione sono completamente ricoperte da piante rampicanti. Il gioco della vita copre l’arco di un anno e con il passare delle stagioni, lo scenario intorno muta. Il momento più glorioso della narrazione è quello dell’estate. Jalna è colma di vita, i fiori sono sgargianti, i giardini sono un tripudio di odori e colori. Per alcuni aspetti, questi elementi ricordano i luoghi de Le affinità elettive di Goethe, in cui la lussuria della natura e la vitalità degli specchi d’acqua, nascondono un lato sinistro e misterioso, l’olezzo della morte. È una natura carica di significato, allegorica per certi aspetti. I vari livelli di significato ci vengono esposti direttamente o indirettamente da quasi tutti i personaggi. Infatti Il gioco della vita è un romanzo corale che accoglie e muta lo stile e la psicologia del  linguaggio in base […]

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“Il sapore delle parole inaspettate”: il romanzo “parigino” di Giulia Zorat

Il sapore delle parole inaspettate | Recensione del romanzo “parigino” di Giulia Zorat Esce in ebook “Il sapore delle parole inaspettate“, una favola moderna ambientata a Parigi. “Mais le ciel de Paris N’est pas longtemps cruel Pour se faire pardonner Il offre un arc-en-ciel” È con una citazione musicale che comincia il romanzo di Giulia Zorat , vincitore del torneo letterario gratuito IoScrittore, promosso dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol, con le parole rese immortali da Édith Piaf, scelte proprio perché catapultano direttamente sotto il cielo “magico” di cui cantano: quello che a Parigi è spesso plumbeo e grigio, ma mai tanto crudele da durare troppo a lungo, e che poi quasi per farsi perdonare regala, inaspettato, un arcobaleno. Sono versi che rimandano all’atmosfera che in tutto il romanzo si respira. Una storia che assume un po’ tutte le sfumature dello stesso arcobaleno: sembra a tratti cupa, affrontando il dolore della morte e della perdita, poi persino tragicomica, quando a raccontarla è un bambino speciale e intelligentissimo, fino a diventare iridescente, attraverso gli occhi di due adulti che – dopo tanto non averlo assaporato – ritrovano il gusto della vita. Il piacere delle piccole cose Tra gli inaggirabili titoli di riferimento per questa favola moderna non si può non pensare al favoloso mondo di Amélie Poulain, la dolce ragazza col caschetto impersonata da Audrey Tatou e resa famosa sul grande schermo dalla fantastica regia di Jean-Pierre Jeunet. Sono almeno quattro le storie diverse che si intrecciano e si influenzano a vicenda tra le pagine di questo libro piacevolissimo e che si incontrano tra le righe di una rubrica curata dal giornalista François LeFevre, curiosamente intitolata “Aujourd’hui. Vita, morte e miracoli a Parigi”. I protagonisti de “Il sapore delle parole inaspettate” Jacques è un uomo anziano che ha perso LEI, la compagna di una vita che non riesce più nemmeno a nominare. Enea è un bambino che gli fa da nipote, forse il protagonista più irresistibile del romanzo. Enfant prodige, scrive un diario indirizzato ad un padre italiano che non ha mai conosciuto e di cui sa solo il nome: Alberto. Irene è la madre di Enea, italiana che dal proprio Paese d’origine è fuggita, ritrovando in Jacques ed in sua moglie una famiglia che non aveva mai avuto. LEI aveva infatti una pasticceria, “Chez Josephine”, che adesso è andata in eredità a Irene, pasticciera provetta che coccola i suoi clienti con dei dolcetti di sua invenzione: i “mots du chocolat”. Non semplicemente “al” cioccolato, ma “di” cioccolato, con all’interno dei brevi messaggi che invitano a riassaporare l’esistenza. È grazie a queste “parole di cioccolato” che fa capolino François, il giornalista che compie quarant’anni e si trova alle prese con uno strano incarico: consegnare un pacco di lettere… in Paradiso! Tempi, luoghi, miracoli La storia ha una cornice temporale precisa: dal settembre 2013 all’aprile 2014, ma in realtà potrebbe svolgersi al di là di qualsiasi confine cronologico. Una lettura ideale in questi tempi difficili, per i quali proprio i francesi hanno coniato un […]

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Topeka School: il nuovo romanzo di Ben Lerner è arrivato in Italia

Topeka School, edito in Italia da Sellerio, è il nuovo romanzo di Ben Lerner: tra gare di oratoria, la psicoanalisi e l’eterno conflitto tra progressisti e reazionari si descrive il baratro della società americana. Un’auto-fiction che gli ha fatto sfiorare il Pulitzer per la Narrativa 2020 Ben Lerner è tornato, con la sua narrazione fluviale e una certa dose di cinismo. In Topeka School (2020, Sellerio) ritroviamo Adam Gordon, l’alter ego di Ben Lerner, già protagonista di Un uomo di passaggio (2011, in originale Leaving the Atocha Station), suo esordio nella narrativa. In Un uomo di passaggio Adam è a Madrid grazie ad una borsa di studio per poeti, esattamente come fu per il vero Lerner, a sperimentare stupefacenti, la vita e l’arte. Topeka School può essere definito un prequel di Un uomo di passaggio e tutto sommato anche del successivo Nel mondo a venire (2014), in cui il narratore è chiamato Ben, per comporre la trilogia di Lerner dedicata all’attuale società americana. Direttamente dal passato – nel romanzo siamo nel bel mezzo degli anni ’90 – Lerner ci descrive come la società americana, che ambisce ad essere la società tutta, sia giunta ad essere quella che apertamente è adesso: rabbiosa, intollerante, competitiva e, tema molto caro alla critica americana, permeata di mascolinità tossica. Topeka School è quello che potrebbe essere definito un romanzo “corale”: ci sono Adam, i genitori Jonathan e Jane, e il rapporto tra Adam e i suoi genitori, tra i genitori di Adam e i loro genitori, tra Adam e le sue figlie; tutte queste relazioni si intrecciano componendo una fitta trama intergenerazionale, ricordando la famiglia Lambert de Le Correzioni di Jonathan Franzen. Raccontando l’adolescenza di Adam Gordon, Lerner racconta l’America, ‹‹perché l’America è un’eterna adolescente››. Topeka School: gare di oratoria, femminismo e intolleranza Topeka è la cittadina del Kansas dove è nato e cresciuto Lerner e dove è ambientato in buona sostanza quasi tutto il romanzo. È qui che si trova la Fondazione, innovativo ed elitario centro di cura psichiatrica, dove lavorano e vivono Jonathan e Jane, i genitori di Adam, psicanalisti progressisti e colti, e il loro anziano collega Klaus, berlinese che ha collaborato con Jung dopo aver trascorso il periodo della guerra ‹‹nascosto in un pollaio, sognando di riunirsi alla famiglia, scrivendo pièce teatrali mentalmente per non impazzire››, e in grado di dare ‹‹tocco di feuilleton weimariano alla burocrazia della Fondazione››. La Fondazione è il centro di gravità anche per gruppi di autocoscienza maschile, cantanti folk, attivisti politici, esperti di sesso, scrittori e studiose femministe. In questo contesto sofisticato Adam cresce, (iper)educato alla sensibilità, al dialogo introspettivo e al femminismo, ed è istruito a parlare in pubblico nelle gare di oratoria tra licei, in cui è un temutissimo avversario (anche Lerner è stato da ragazzo campione nazionale di dibattito pubblico). Sono le gare di retorica l’inizio e il vero fulcro del romanzo: è in queste competizioni che si addestrano i giovani americani, più che all’arte dell’oratoria, a quella dell’‹‹asfaltare›› gli avversari, ‹‹vale a […]

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La scrittura che esplode dal basso. Amoruso e Bukowski

La scrittura che esplode dal basso di Francesco Amoruso, rilegge l’opera di Charles Bukowski mettendo a fuoco gli aspetti meno conosciuti dell’autore. Esce per Il Terebinto Charles Bukowski: la scrittura che esplode dal basso, il secondo saggio dello scrittore e cantautore Francesco Amoruso. Francesco Amoruso, biografia Nato a Villaricca nel 1988, Francesco Amoruso ha conseguito la laurea in Filologia Moderna all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Nel 2010 pubblica il romanzo di debutto Il ciclo della vita, edito dalla casa editrice Statale 11, mentre quattro anni dopo affianca l’attività di scrittore a quella di cantautore con l’uscita dell’album Il gallo canterino. Nel 2017 pubblica per La bottega delle parole Mangiando il fegato di Bukowski a Posillipo, per la raccolta Racconti in viaggio. Nel 2019 pubblica invece How I Met Your Mother – La narrazione ai tempi delle serie TV, edito da Il Terebinto. Attualmente svolge il ruolo di cultore della materia presso le cattedre di Letteratura moderna e contemporanea e Letteratura contemporanea presso l’Università Federico II ed è una delle figure principali che anima il seminario Scritture in transito, coordinato da Silvia Acocella, al cui interno è nata l’antologia di racconti Stanze pubblicata proprio quest’anno da Dante&Descartes e curata dallo stesso autore. La scrittura che esplode dal basso: il Bukowski che non ti aspetti Lo stesso seminario Scritture in transito è stato il palco, seppur virtuale, in cui Francesco Amoruso ha presentato il 24 aprile la sua ultima fatica: Charles Bukowski: la scrittura che esplode dal basso. L’America e il suo ubriacone. Quando si nomina Charles Bukowski, l’immagine che ci viene in mente è sicuramente quella di un uomo il cui senso etico e morale di ognuno di noi marchia come pervertito, instancabile scommettitore alle corse dei cavalli e, ovviamente, ubriacone. Francesco Amoruso smantella sistematicamente questi e altri luoghi comuni che da sempre lo scrittore originario di Andernach, a 26 anni dalla morte, continua a portarsi sulle spalle. La scrittura che viene dal basso si può considerare come una sorta di guida o invito alla lettura di Bukowski, suddiviso in tre capitoli che mettono al centro il rapporto tra il Bukowski essere umano e quello di autore e protagonista, dietro l’identità di Henry Chinanski, di quasi tutti i racconti della sua opera più famosa che è Storie di ordinaria follia, edita in Italia da Feltrinelli in due volumi: il primo dal titolo omonimo e il secondo che invece porta il nome di Compagno di Sbronze, contenete gli ultimi 20 racconti. Quello che ne viene fuori è l’immagine di un Bukowski diverso da come lo si è sempre considerato: un uomo dall’infanzia e dalla giovinezza non facili, uno dei tanti sbandati ingannati dal mito dell’American Way of life (Bukowski era nato in Germania, non dimentichiamocelo) e che tramite le figure di ubriaconi, maniaci e nullafacenti che popolano le pagine delle sue opere dissacra con un notevole carico di ironia. Il saggio tuttavia non si limita a questo. Molte pagine sono dedicate al rapporto tra Charles Bukowski e Marina, la sola […]

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Vigdis Hjort, il marchio indelebile del trauma in Eredità

Eredità di Vigdis Hjort è un romanzo che si inserisce nella vasta tematica dei drammi familiari, raccontando il trauma di una donna legato alla sua famiglia Fazi editore ha pubblicato all’interno della collana Le strade l’ultimo romanzo della scrittrice norvegese Vigdis Hjort, Eredità. Pubblicato nel 2016 e acclamato in madrepatria come libro dell’anno, questo romanzo si prefigura come un cupo dramma familiare dal sapore scandinavo. Vigdis Hjort, biografia Vigdis Hjort è nata a Oslo il 19 luglio 1959. Studia letteratura, filosofia e scienze politiche e nel 1983 pubblica Pelle-Ragnar i den gule gården, romanzo per ragazzi che le vale il premio Norsk kulturråd per l’opera di debutto. Nel 2001 passa ai romanzi per adulti con Om bare, considerata la sua opera più importante. L’autrice ammette l’influenza che hanno avuto su di lei autori come Bertolt Brecht e Louis-Ferdiand Céline. Eredità di Vigdis Hjort: la trama La storia narrata in Eredità ruota intorno a due case che affacciano sul mare, lasciate da due genitori anziani ai loro quattro figli. Bergijot e Bård, la sorella e il fratello maggiori, vengono esclusi dal testamento e le due sorelle minori, Asa e Astrid, ricevono in eredità le case. C’è una motivazione a tutto ciò. Bård subisce continuamente soprusi dai genitori e l’essere escluso dal testamento ne è l’ennesima prova, mentre Bergijot ha tagliato da anni qualsiasi rapporto con la famiglia. Madre di tre figli e docente universitaria, la donna si porta dietro un trauma che l’ha portata al già citato allontanamento dai fratelli e dai genitori. Ripercorrendo tutta la propria vita Bergijot si ritrova così a rivivere il segreto che si porta dietro e a confrontarsi con i propri familiari. Eredità. Il peso del ricordo e l’ipocrisia di facciata Se ci mettessimo a dire che con Eredità Vigdis Hjort ha apportato innovazioni a un genere narrativo come quello del dramma familiare, mentiremmo spudoratamente. La letteratura di ogni lingua e di ogni tempo è piena zeppa di romanzi e saghe familiari dalle tinte morbose, con descrizioni accurate di come quella che dovrebbe essere l’istituzione per eccellenza in cui regnano l’amore, la fiducia e il rispetto sia in realtà un’enorme gabbia oppressive e con segreti oscuri da entrambi i lati che ne rappresentano la sporcizia. Eppure non si può dire che il romanzo non sia interessante. La storia, raccontata dal punto di vista della protagonista Bergijot, si divide tra presente e passato attraverso l’uso di analessi che, grazie anche alla scorrevolezza dello stile di scrittura (e che la traduzione di Margherita Podestà Heir, la più importante e rinomata traduttrice di autori scandinavi, riesce a restituire in italiano) fanno sì che la narrazione non si chiuda nel circolo vizioso della lentezza e dell’ampollosità, difetto che contraddistingue questo genere di romanzi. Il merito di Vigdis Hjort è quindi quello di riuscire a dare linearità a una storia dall’argomento sicuramente non semplice, dove il trauma che la protagonista si porta dietro conficcato nelle pieghe più profonde della propria anima giunge per gradi alla sua rivelazione. Una rivelazione che si […]

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Alla ricerca di Sophia: il nuovo romanzo di Fabio De Martini

  “Alla ricerca di Sophia” è il nuovo libro di Fabio De Martini, edito da Articoli Liberi. Alla ricerca di Sophia di Fabio De Martini è un lungo monologo, una lettera che il protagonista traccia nella sua mente, dialogando con una Sophia Loren immaginaria eppure presente in ogni parola, come una perfetta e saggia compagna di viaggio. E il viaggio che Fabio compie attraverso il nostro Paese, attraverso le sue bellezze, le sue contraddizioni, le sue parlate, è pieno di luoghi e persone che meritano un posto nel cuore dei lettori: Umberto il romano, Vincenzo l’ex galeotto, Titina la prostituta più richiesta di Napoli, il maestro Tesori di Venezia, e numerosi altri incontri che serviranno a capire che “non si scappa facilmente dal sud”. Il romanzo di Fabio De Martini parte con una descrizione vivida e dettagliata della Calabria. I sapori, i suoni, e le immagini evocative filtrano attraverso le righe servendosi di un abile penna. Il suo incipit è lento, quanto profondo. Le descrizioni paesaggistiche rallentano la parte narrativa, per dare maggiore spazio alle fattezze del luogo. Il libro esordisce con una fuga, che più avanti sarà spiegata nelle sue vicende. Il protagonista torna agli oggetti del suo passato, assaporando esperienze e sensazioni ormai dimenticate. Quel ritorno al passato non mette in ombra però il suo sogno più grande: “Ritorno alla vita”. Quel titolo, di fatto, è una produzione che il protagonista sogna di fare da sempre, servendosi di grandi artisti, ma in particolare, l’uomo sogna di avere come fulcro delle sue storie Sophia Loren. Dal balcone della sua abitazione in Calabria, il protagonista, vede lo Stromboli. Questo gioco di ricordi innesca un meccanismo infantile che ai tempi sembrava risultare profetico. L’uomo, infatti, all’epoca bambino, quando si trovava dinanzi ad un desiderio, poneva a sé stesso ed alla natura un interrogativo: se avesse visto lo Stromboli, probabilmente il sogno che aveva si sarebbe realizzato, al contrario se la foschia lo avesse nascosto, ciò che desiderava non avrebbe avuto compimento. Da qui si evince la grossa immaginazione del protagonista, la cui psiche resta per tutto il romanzo un pozzo nero fitto di domande. Se dapprima, infatti, il sogno di essere un astronauta bambino appare del tutto normale, il suo approccio alla vita adulta sembra invece fuori dal comune. Il protagonista è fuori da ogni schema, capace di immaginare cose che non esistono, o di allargare spunti di vita quotidiana fino all’inverosimile. Il protagonista più volte, partendo da un passante, o da una conoscenza superficiale, arriva alla creazione di vere e proprie storie cinematografiche. Lui stesso sembrerebbe essere la creazione della sua mente: regista, attore, pittore, niente di queste arti lo riguardano davvero, facendo risultare i suoi racconti di vita del tutto finti. L’arte del protagonista non è che una trasposizione della sua mente. Attraverso le sue parole, indagheremo diverse storie quotidiane, immergendoci, però, in dettagli probabilmente del tutto inesistenti. Un chiaro esempio è quello di Selene ed Enrique, una coppia incontrata per strada, su cui il protagonista imbastirà una storia […]

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La pioggia gialla di Julio Llamazares | Recensione

La pioggia gialla, struggente romanzo dello scrittore spagnolo Julio Llamazares edito da Il Saggiatore, ci porta indietro nel tempo in un momento della storia e in un luogo dove il tempo ha fatto sentire più forte il suo lento ma inesorabile scorrere. Ambientato nella cittadina di Ainielle, il romanzo descrive il progressivo spopolamento della cittadina sperduta tra i Pirenei e la solitudine che avvolge il suo ultimo abitante nella sua disperata lotta per tenere in vita il borgo, o almeno il ricordo delle vite che lo hanno animato. Siamo agli inizi degli anni ’60 e la cittadina di Ainielle è ormai un paese fantasma. I suoi abitanti hanno pian piano abbandonato le loro case e le impervie pendici dei Pirenei in cerca di lavoro e nuove opportunità nei paesi di fondo valle. Un unico superstite è rimasto a difesa dei ricordi che gli abitanti di Ainielle hanno lasciato alle loro spalle, Andrès di Casa Sosas rimane a far la guardia alla cittadina, inerme dinanzi all’inesorabile scorrere del tempo che avvolge tutto nell’oblio. Giorno dopo giorno Andrès ha visto andar via dalla sua vita gli affetti più cari così come dal suo paese tutti i suoi abitanti. I genitori, poi i figli e la sua compagna sono tutti morti o dispersi nelle pieghe del tempo e ancora i vicini e gli amici sono ormai solo ombre e ricordi sfocati; ad Ainielle non è rimasto più nessuno e Andrès si aggira tra le case disabitate unico spettatore del lento deperimento che il tempo infligge. La guerra prima e il progresso poi hanno fatto a pezzi il mondo di Andrès, ma nonostante il suo ostinato attaccamento al passato Andrès non ha armi per sconfiggere il destino che lo accomuna al suo paese natìo, il silenzio della morte e il vuoto dell’assenza di memoria. Perché quando anche Andrès non sarà più, nessuno ne conserverà il ricordo, la pioggia gialla avvolgerà le case di Ainielle consegnando all’oblio tutte le storie che l’hanno vissuta. La pioggia gialla di Julio Llamazares è innanzitutto il romanzo della memoria, la memoria dell’individuo e la memoria collettiva delle comunità condannate a soccombere ai colpi del tempo e a dissolversi per sempre quando nessuno resterà a conservarne i ricordi. Andrès prova con la sua ostinata presenza a vincere il tempo strappando i ricordi di Ainielle e dei suoi abitanti alla pioggia gialla; i ricordi diventano dapprima la sua dimensione reale e la sua compagnia, ma in fondo né lui né la sua memoria possono nulla contro lo scorrere del tempo. La sua fine sarà la fine del suo mondo e di ogni sua memoria. La pioggia gialla è quindi anche il romanzo della morte, la morte pura che ingombra la scena con la sua ombra lungo tutte le pagine del romanzo. Ma allo stesso tempo è il romanzo della vita pura, le due dimensioni vivono l’una dell’altra e si confondono costantemente nella quotidianità di Andrès. Tutto muore quotidianamente senza morire mai e il protagonista stesso è sospeso indefinitamente tra queste due […]

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