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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 589 articoli

Libri

Silvio Valpreda e La minaccia del cambiamento (Recensione)

Il nuovo romanzo di Silvio Valpreda su un futuro distopico; illustrato da Andrea Bruno e pubblicato da Eris edizioni. Ecco la nostra recensione! La minaccia del cambiamento è il nuovo romanzo di Silvio Valpreda, pubblicato a settembre 2018 da Eris edizioni. Con la stessa casa editrice ha dato vita a Finzione infinita (2015), da cui ha ripreso la stessa idea di mondo distopico di matrice orwelliana. Per quest’opera ha deciso di collaborare con il fumettista e disegnatore siciliano Andrea Bruno, creando un testo particolare ed estremamente evocativo. La minaccia del cambiamento: la trama Crenn è un uomo adulto che vive in una società proiettata nel futuro. L’era è quella chiamata “della Stabilità”, dove tutto è controllato e normalizzato, mentre il cambiamento viene esclusivamente visto come una minaccia incombente sull’umanità. Non ha un lavoro o, meglio, vive di mansioni che gli vengono affidate da agenzie per la “sicurezza”: il suo compito è presidiare per tempi imprecisati immobili sfitti e disabitati fino alla loro vendita, per evitare che vengano occupati da abusivi. Spesso viene pagato in cibi precotti e in alloggio, qualche altra volta riesce a ottenere qualche extra, soprattutto se ingaggiato per le pulizie una volta venduto lo stabile. Tra un incarico e l’altro vive, come molti altri cittadini, per strada, rovistando tra la spazzatura e ben attento a non farsi prendere dalle autorità che non tollerano l’accattonaggio e le persone senza fissa dimora. Per pagare i vari servizi basta una “carta moneta” da avvicinare a dispositivi, macchinari e telefonini, per aprire porte serve l’autorizzazione che arriva direttamente a un chip sottocutaneo, per mangiare non si consumano mai materie prime ma solo scatolame. Le materie prime fresche sono per i ricchi e si vedono solo nei programmi televisivi. Le macchine private sono solo per i ricchi e l’unica fede esistente è quella della Chiesa della Preghiera e della Morale. Silvio Valpreda, un autore internazionale Valpreda ha vissuto in Italia, Messico e Germania, ottenendo durante la sua carriera premi e riconoscimenti. Probabilmente è questa sua ricchezza culturale che ha dato vita a un testo molto particolare, che spinge alla riflessione e all’analisi della società in cui siamo immersi. Già il titolo è di per sé esplicativo. In un luogo come il mondo immaginario e futuro rappresentato dall’autore scegliere di stravolgere la propria vita è impensabile. Lo hanno fatto nell’Era della Pre-Stabilità (ovvero la nostra epoca attuale, il ventunesimo secolo) e ciò ha portato solo a conseguenze nefaste. La società è tranquilla e deve rimanere tale e unita per “combattere” un nemico comune e alieno; che sia o meno un pericolo reale i cittadini non lo sanno ma ripongono estrema fiducia nelle imprese belliche e nel sostegno alla causa. Ma la popolazione di alieni non ne ha visto nemmeno uno così come non ha mai visto uno scontro, che sembra essere combattuto ben oltre la stratosfera. Integrità, fiducia e ordine sono le chiavi d’accesso per la società La parola chiave è quindi la fiducia, seguita dal pudore e dalla compostezza che risuona sempre […]

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Il dolore in un sorriso di Giuseppe De Martino

Giuseppe De Martino con il suo Il dolore in un sorriso è uno dei protagonisti del salotto letterario del Chiaja Hotel de Charme, noi lo abbiamo intervistato. Durante la conferenza stampa Poeté 10&Lode 10 anni di Letture e Libertà, tenutasi al Comune di Napoli per dare l’avvio al salotto letterario che si terrà presso Chiaja Hotel de Charme, ho incontrato in qualità di referente di Eroica Fenice l’autore emergente del libro Il dolore in un sorriso di Giuseppe De Martino. Questo giovane autore sarà presente ad uno dei numerosi incontri letterari, parlando del suo testo dal significato profondo. Giuseppe De Martino ci ha svelato i retroscena del suo libro con grande naturalezza e con spiccata sincerità. Ha dimostrato una grande maturità, parlando dell’inutile e stupida discriminazione da egli subita, lasciando a tutti noi un grande messaggio: bisogna saper riemergere dalle situazioni difficili, a testa alta e finalmente sorridere. Il dolore in un sorriso – Intervista a Giuseppe De Martino Il dolore in un sorriso titolo significativo che Giuseppe De Martino ha dato al suo testo che inizia con un ossimoro (parole opposte che rivelano sentimenti opposti) e questa opposizione persiste come fil rouge di tutta la vicenda raccontata. Dalla sofferenza all’amore, dalle insicurezze alla rivincita, dalla catarsi al desiderio di vivere completamente. L’intervista all’autore inizia proprio con una domanda in merito al titolo: 1. Il titolo del tuo libro è molto originale, perché racchiude il dolore ed il sorriso, si può dire due parole dal significato opposto. Perchè lo hai scelto? Ho scelto questo titolo perché fin da piccolo mi è stata negata la possibilità di sorridere, sono stato vittima di bullismo e dell’omofobia più cruda, tanto da sviluppare un’omofobia interiorizzata, ovvero ho iniziato a credere davvero che la mia omosessualità fosse una malattia, che io fossi sbagliato e che mentre tutti sorridevano e si vivevano il loro amore alla luce del sole, io dovessi serrare la bocca e restare nel buio della mia stanza. Ma è stato in uno di questi momenti più bui che ho aperto Word e ho lasciato che le mie emozioni, le mie paure guidassero le mie mani. Ho iniziato quindi a scrivere il libro  e quando le mie mani hanno scritto la parola “fine” la mia bocca, che era rimasta serrata, si è aperta in un sorriso. Da qui appunto il titolo Il dolore in un sorriso. 2. Spesso si dice che dalle battaglie più dure nascono vincitori più forti. Questa idea é presente nel tuo testo? Assolutamente sì, Più grande è la lotta più glorioso sarà il trionfo (cortometraggio The Butterfly Circus – Joshua Weigel). Mi vengono queste parole in mente pensando alle storie di tutti noi combattenti, che se pure cadiamo sempre, che se pure ci vogliono spezzare le ali, noi riusciamo comunque a volare. Spero che la storia di Cameron (protagonista del mio romanzo), sia d’esempio a tutti quelli che sono caduti, esempio per alzarsi e sorridere di nuovo, ma questa volta farlo con più forza. 3. Dalla trama si evince che l’amicizia é stato un […]

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La custode dei bambini morti, il romanzo noir di Maria Ielo

La scrittrice Maria Ielo è uscita nelle librerie italiane con il suo primo lavoro, La custode dei bambini morti, pubblicato da GoWare nella collana I pesci rossi. Ambientato nella suggestiva campagna umbra, il romanzo inizia con l’incontro – casuale, ma non troppo – tra Cristiana e un barbone, Alessio. Quest’ultimo la avvicina proponendole un lavoro ben retribuito, ossia, quello di recarsi presso il casale della sua famiglia, chiamato I Cipressi, per fare compagnia alla figlia tredicenne Beatrice. Subito dopo averle esposto le sue intenzioni, l’uomo inizia a raccontarle della sua vita passata e delle persone a lui care. Tra queste, oltre alla moglie Federica – appassionata così tanto di cucina da trasformare parte del casale in una piccola trattoria – al fedele Fabrizio – suo aiutante nonché innamorato segreto – e Alessandra – una cara amica della moglie divenutane in seguito l’amante – e ovviamente, la figlioletta dell’uomo. Beatrice, però, è morta dopo essere stata investita mentre era in bicicletta nel 1977, quindi, trent’anni prima l’incontro tra il padre e Cristiana. Quest’ultima, alla quale si unirà poi la governante Myrsine – dotata di speciali poteri – non sarà affatto spaventata da quanto raccontatole da Alessio e, incuriosita, deciderà di accettare l’incarico propostole entrando in contatto con un mondo popolato da fantasmi di bambini morti dei quali diventerà la custode. La custode dei bambini morti, un’atipica ghost story di Maria Ielo Fermandosi al titolo, ci si aspetterebbe dall’opera di Maria Ielo una storia inquietante, magari raccapricciante e sanguinaria. Invece, ci si trova catapultati in una realtà malinconica, nostalgica e sentimentale dove, a predominare, è lo smodato desiderio di esserci per le persone amate andando persino oltre la morte. Il ritorno della Beatrice fantasma – che vorrebbe essere vista dalla madre per salvarla dal baratro dell’alcool e dello stato di abbandono in cui è piombata dopo la sua morte – simboleggia proprio questo. Tuttavia, la piccola non potrà nulla contro gli eventi che si succederanno inevitabilmente né con il tempo che passa inesorabile anche per lei che, dei suoi tredici anni ha conservato solo l’aspetto esteriore ma non più la sua essenza di fanciulla innocente. Passando alternativamente dal passato al presente, permettendo a più personaggi di raccontare la storia dal loro punto di vista, l’autrice ha dato vita a un’inconsueta ghost story dove a predominare sono i sentimenti. Sentimenti molto contrastanti che, da un’iniziale tormento che aumenta declinando fino a toccare il fondo, diventano serena accettazione di eventi che non possono essere cambiati ma con i quali si può e si deve imparare a convivere per poter ritrovare la perduta pace interiore. La custode dei bambini morti cattura e mantiene vivi l’interesse e l’attenzione proprio grazie alla mancanza di eccessiva melodrammaticità e, soprattutto, per l’incredibile lucidità narrativa che si staglia su uno sfondo di romanzata irrazionalità.

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La veste nera di Wilkie Collins torna in libreria con la Fazi

Fazi Editore ripubblica La veste nera di Wilkie Collins a più di un secolo dalla prima edizione. Leggi la nostra recensione! Era il 1881 quando nelle librerie uscì La veste nera di Wilkie Collins. A distanza di più di un secolo l’avvincente romanzo torna nelle librerie in un’edizione completamente nuova, a cura di Fazi Editore. Il libro è una miscela di generi letterari che trovano un punto di equilibrio perfetto tra loro: giallo, noir, romanzo psicologico si succedono e si confondono in un unico risultato coinvolgente, da togliere il respiro. Wilkie Collins è stato uno scrittore inglese, amico e collaboratore di Charles Dickens. Prima di scoprire la sua vocazione per la scrittura, Collins provò ad esercitare la professione di avvocato e commerciante di tè. Considerato uno dei padri fondatori del genere poliziesco, alcuni dei suoi successi maggiori sono La Pietra di Luna, La donna in bianco e La Legge e la signora. La veste nera di Wilkie Collins, un libro e mille emozioni I protagonisti della vicenda intricatissima e piena di colpi di scena sono Lewis Romaine e Stella Eyrecourt. Il primo è un giovane bello e tormentato che, in seguito ad un grave avvenimento, sarà per sempre coinvolto in una lotta contro se stesso fatta di rimorsi e sensi di colpa. L’incontro con Lady Eyrecourt avverrà un po’ per caso, un po’ per fortuna su una transatlantico e segnerà la sua vita per sempre. Dal suo canto, la giovane donna è determinata a conquistare Romayne e a sposarlo, ma anch’ella nasconde un segreto che in passato l’ha segnata e il cui effetto destabilizzante solo in parte è stato superato. L’incontro tra i due darà motore a tutta l’azione: la vicinanza di Stella sarà un vero e proprio toccasana per i nervi scossi del giovane, la cui serenità tuttavia sarà minata in continuazione. Romayne inoltre, non solo è un giovane di bell’aspetto, ma è anche incredibilmente ricco. La sua tenuta di Vange Abbey sarà oggetto di brama sfrenata da parte di molti, in particolar modo di Padre Benwell, uomo religioso ai vertici delle massime cariche cattoliche, il quale ordirà una serie di trame per irretire Romayne e convincerlo a convertirsi dal protestantesimo al cattolicesimo, in modo tale da potersi appropriare della tenuta, considerata di proprietà legittima della Chiesa. La veste nera è un romanzo affascinante, coinvolgente, strutturato in maniera complessa, la cui identità talvolta confusa non è per questo un ostacolo al suo completo godimento. Scorre via leggero, grazie soprattutto alle diverse tecniche narrative impiegate: il racconto in terza persona è alternato a documenti-testimonianza di due personaggi in particolare, molto vicini a Romayne e a sua moglie. Un romanzo corale, a più voci dunque, che a suo tempo raccolse un gran successo e che la Fazi Editore ha avuto il merito di recuperare attraverso una nuova traduzione.

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L’artista della fuga di Brad Meltzer per Fazi Editore

“L’artista della fuga” (Fazi Editore, 2018) è il nuovo romanzo d’azione di Brad Meltzer, autore di thriller conosciuto in tutto il mondo, tradotto da Giuseppe Marano. La storia si apre con lo schianto di un aereo appartenente alle Forze Armate americane, che  porta alla morte di sette persone, tra cui il Direttore della Biblioteca del Congresso e il sergente Nola Brown, pittrice e artista di guerra. Tutte le vittime vengono trasportate in una base militare dell’aeronautica a Dover, dove lavora Jim Zigarowski, detto Zig, esperto medico legale. Ma a Zig qualcosa non torna: conosce Nola perché era compagna di studi della sua unica figlia, morta molti anni prima, e la ragazza sul tavolo dell’obitorio non è il sergente Brown. Inoltre, un biglietto trovato durante l’autopsia e indirizzato proprio a Nola, la invita a scappare, a “continuare a scappare”. Questo innesca nella mente di Zig una serie di interrogativi e il medico viene catapultato in un “gioco di prestigio” ai massimi livelli di potere, dove non poteva mancare Harry Houdini, che nel romanzo è solo un soprannome, ma che fu l’artista della fuga per eccellenza e tra la fine dell’Ottocento e inizi Novecento fu una leggenda tra i maghi e presunti tali. I personaggi In L’artista della Fuga di Brad Meltzer l’attenzione viene catalizzata in maniera irresistibile dai due protagonisti: Zig e Nola. Zig è un personaggio originale: un medico legale cinquantenne, che alleva api e coltiva amicizie che durano da una vita, segnato dalla perdita della figlia e di una moglie che, contrariamente a lui, si è rifatta una vita. Vive per il suo lavoro e si trova più a suo agio tra i cadaveri che tra gli esseri umani ma sente di avere anche una missione: cercare di ridare a volti e corpi deturpati sembianze decorose per un ultimo, dignitoso saluto e in questo sa di essere il migliore. Nola è un’eroina atipica che l’autore ci svela attraverso i ricordi della sua infanzia, piccoli flash back che illuminano l’intero racconto, toccando temi difficili quali l’adozione e l’assistenza sociale per i bambini orfani. Ma Nola, come Zig, ha un dono: la sua acuta capacità di osservazione l’ha resa capace, in occasione delle battaglie, di catturare con i suoi disegni dettagli che altri soldati non coglievano e questo le ha permesso di diventare artista di residenza, uno degli onori più prestigiosi dell’Esercito, consentendole di spostarsi ovunque in totale autonomia. Numerosi sono i personaggi vreati da Brad Meltzer, delineati in maniera dettagliata ed incisiva, ma Zig e Nola avanzano in penombra. Li si scopre pian piano, pagina dopo pagina, debolezza dopo debolezza e su questo aspetto Meltzer gioca, irretendo il lettore senza permettergli di staccare gli occhi dalla pagina. Originalità de L’artista della fuga di Brad Meltzer In L’artista della fuga due sono i tratti più accattivanti: l’abilità con cui l’autore ha saputo tessere un thriller ricco di suspence e di perizia narrativa, in cui si mescolano inganni e illusionismi, e l’ originalità del racconto. Questo romanzo ha infatti mille sfaccettature, a partire dal collegamento con Houdini, presenza potente […]

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La storia di Henry Esmond, il romanzo storico di William M. Thackeray

Apparso per la prima volta nel 1852, La storia di Henry Esmond è il romanzo storico dello scrittore inglese William M. Thackeray che ritorna nelle librerie nostrane nella ben curata pubblicazione tradotta a opera di Marinella Magrì per Fazi Editore. Ambientata in Inghilterra all’epoca del regno della Regina Anna la storia è scritta in forma di diario/memorie ed è presentata direttamente dal suo protagonista, Henry Esmond, un orfano che, dopo alcune iniziali vicissitudini, viene affidato alle cure del quarto Visconte di Castelwood Francis Esmond. Da quest’ultimo e dalla sua famiglia, composta dalla moglie Lady Castelwood e dai due figli Beatrix e Frank, è accolto calorosamente e trattato non più come un servitore ma come un loro pari. In effetti, è Henry a essere il vero erede di Castlewood ma, malgrado abbia fatto questa scoperta durante gli studi universitari a Cambridge per diventare prete, non rivelerà a nessuno quanto ciò di cui è venuto a conoscenza dal Visconte sul suo letto di morte. Allontanato dall’adorata Lady Castelwood, che lo reputa colpevole della morte del marito, il giovane decide di entrare nell’esercito prendendo parte alla Guerra di successione spagnola dalla quale tornerà ormai maturo, pronto a riconciliarsi con la famiglia e ancor più invaghito della cugina adolescente. Considerati i modi fin troppo civettuoli di quest’ultima, Henry riparte nuovamente per la guerra ritornando in patria solo nel 1708. Rinsaldati i rapporti con il vecchio amico Richard Steele, il quale lo introdurrà a Joseph Addison, Henry decide di dedicarsi alla scrittura fino a quando, insieme al cugino Frank, non abbraccerà una nuova causa politica che lo coinvolgerà in nuovi intrighi che ne cambieranno profondamente le convinzioni avute fino a quel momento. Disilluso in politica quanto in amore, al protagonista occorrerà un cambiamento radicale per dare una concreta svolta alla sua vita. La storia di Henry Esmond, un tipico esempio di romanzo vittoriano Accolto dalla critica di allora in maniera diseguale – per alcuni era un capolavoro mentre, per altri, un totale fiasco – l’opera di Thackeray è, in realtà, un’eccellente esempio di romanzo vittoriano – con tanto di dedica iniziale al politico e amico William Bingham Lord Ashburton – grazie all’attenta e precisa ricostruzione dei tempi e della società britannica dell’epoca. Come ne La fiera della vanità – il suo lavoro più conosciuto e riconosciuto – anche qui l’autore concentra le proprie attenzioni ed energie nella descrizione scrupolosa di eventi, personaggi e aneddoti che, indubbiamente, arricchiscono la narrazione. Tuttavia, se nel precedente romanzo l’interesse era stato rivolto al dipingere e schernire l’alta borghesia del tempo, in La storia di Henry Esmond il focus tematico è stato piuttosto concentrato sui complotti e le guerre verificatisi in quegli anni turbolenti – di grande aiuto, per non perdersi nessun particolare durante la lettura, sono le numerose note informative inserite nella traduzione italiana – sui quali Thackeray non si risparmia donando al pubblico uno scritto compiuto e molto interessante.  

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Stella di mare di Giulio Macaione: l’illusione delle sirene

Il canto delle sirene e la vita, tutto in bilico tra realtà e fantasia: la storia narrata in Stella di mare di Giulio Macaione. Catanese classe 1983, autore già di Mortén, The Fag Hag, Innamorarsi a Milano, Ofelia, I colori del vicino, Basilicò e Alice: From Dream to Dream. Pubblicato dalla Bao Publishing, Stella di mare è un volume di 176 pagine stampato in bicromia. Siamo a Cefalù, sulla costa della Sicilia, tra maggio e settembre. Il protagonista Stefano vive qui, con la madre e la sorella Luisa, appena lasciata l’università ed in attesa di qualcosa che nemmeno lui conosce. Forse è l’amore inespresso che lo lega ad un’amica che conosce da sempre e che torna in Sicilia d’estate: è la “sirena” che lo ha ammaliato e legato a Cefalù. Una Cefalù dove alcuni dicono di aver veramente incontrato le sirene ed esserne stati vittime, perdendo qualcosa o qualcuno che non è più tornato.Alla fine sarà proprio Stefano a rimanere coinvolto nelle loro storie ed a trovare una via per uscire dall’immobilità che lo attanaglia. Stella di mare: il canto delle sirene realtà o fantasia? Il fumetto di Giulio Macaione scorre lento come l’attesa dei protagonisti, con gli avvenimenti importanti concentrati in brevi intermezzi di lunghi periodi di pausa nelle vite dei personaggi. Il disegno è in soli due colori, non i soliti bianco e nero, ma in tutte le sfumature di giallo e blu. Scelta inusuale, perfetta per rappresentare tanto le giornate abbaglianti ed il sole arroventato della Sicilia, quanto il mare e le notti di tempesta, avvolte dall’oscurità. Nelle rappresentazioni di un passato ormai irrecuperabile, di notti lunghe e di tempesta, di un mare infido, che calpesta le vite di chi osa sfidarlo, domina il blu nelle sue tinte più scure. Nei paesaggi resi abbaglianti dal sole, in un presente da vivere sfidando l’immobilismo dominano invece le tinte calde del giallo, ad indicare che è quella la strada giusta, abbandonando il passato. Stella di mare è una riflessione sul tempo che passa e sulle illusioni che ci facciamo, sul futuro e sui motivi delle nostre scelte. L’amore per la “sirena del nord” che irretisce Stefano è veramente il motivo per cui è bloccato in una perenne attesa, oppure è un pretesto per rimanere a Cefalù? Nel frattempo come sintetizza Vico, vecchio pescatore, “Il tempo non te lo restituisce nessuno, caruso.” Altro punto sono le aspettative che i protagonisti hanno su se stessi, una generazione cresciuta con l’idea di dover fare qualcosa di unico e speciale, mentre non sa che strada intraprendere e rimane impantanata, quando dovrebbe o rassegnarsi ad una vita “ordinaria” e ad un lavoro normale oppure tentare di cambiare lo status quo. Tutto questo accompagnato dalle note di Francesco Bianconi, Lucio Dalla e Cristina Donà, ci lascia alla fine con un dubbio: sono una nostra fantasia, giustificazione per l’immobilità, oppure esistono davvero le sirene? Francesco Di Nucci

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Ehi, un attimo della Ferrari Editore, l’esordio di Vanessa Scigliano

Classe 2003, Vanessa Scigliano è la giovanissima autrice del libro d’esordio Ehi, un attimo della Ferrari editore. Un teen romanzo che racconta le inquietudini, le sofferenze, ma anche le gioie leggere tipiche dell’età adolescenziale, durante la quale molte delle scelte che si fanno sono inconsapevoli e impulsive. Ehi, un attimo di Vanessa Scigliano racconta della voglia di cogliere il momento che fugge Ehi, un attimo è la storia di Anna, una ragazza di 16 anni che vive con la madre e col fratello a Trani, una piccolissima città della Puglia. Le sue giornate si svolgono in maniera “normale”, apparentemente monotone, eppure c’è un avvenimento appartenente al suo passato che non smette di tormentarla: quando era molto piccola, suo padre è scomparso a seguito di un incidente d’auto che lo aveva coinvolto. Quello che Anna non sa è che dietro questa tragedia si cela un terribile segreto. Sarà l’audacia della ragazza a spingerla a svelare gli intrighi, con risvolti nella storia assolutamente inaspettati. Il mix per il ‘tipico’ romanzo adolescenziale c’è nelle prime insicurezze in amore, nel rapporto conflittuale con la madre, nella difficoltà ad aprirsi fino in fondo con altre amiche e nella conseguente solitudine, assordante e rassicurante allo stesso tempo. Attraverso una tecnica narrativa in prima persona, Anna ci catapulta nel suo mondo fatto di musica pop, di libri e di sogni. Noi siamo gli spettatori muti di questo diario contenitore di emozioni oscillanti, talvolta agli antipodi. Anna vorrebbe fare la giornalista, ma i suoi sogni sono contrastati dalla madre che vorrebbe vederla invece in politica. È impossibile non rispecchiarsi per almeno una frazione di secondo nell’adolescente che tutti noi siamo stati, impossibile non ricordarsi di quali tormenti ci si nutre quando si è in quella fase particolarmente delicata della vita. Eppure il messaggio fondamentale è positivo, spinge chi legge a osare, a non perdere la speranza e a comprendere che tutto ciò che si vive ha un senso ed è indispensabile nella crescita personale. Il perno è dunque Anna e solo Anna, e tutta la storia ruota intorno a lei: le sue insicurezze e fragilità si mescolano con la sua intraprendenza. Le emotività della giovanissima scrittrice sono anche le emotività della protagonista, sul fondo rimane sempre la propensione alla positività tipica delle giovani menti. A dispetto di ciò che frequentemente si pensa, anche tra adolescenti – e Vanessa Scigliano ne è la riprova – ci sono ambizioni letterarie; scovarle è sempre un piacere, nonostante la strada per diventare veri e propri scrittori sia lunga e talvolta travagliata. Puoi acquistare il libro di Vanessa Scigliano qui:

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Nicola Aurilio, intervista all’autore di “Dietro vetri di finestra”

Nicola Aurilio, autore di “Dietro vetri di finestra”, ci ha concesso un’intervista. Scopri come è andata! Edito da Genesi Editrice, “Dietro vetri di finestra” è una raccolta di settanta poesie di Nicola Aurilio. L’opera – che consta di sette sezioni commentate e che è curata, nella parte grafica, dal Maestro Fioravanti Lepore e dalla pittrice Laura Neri – è, come scrive, nell’Introduzione, l’illustre saggista ed esperta di poesia Barbara Nugnes, «frutto, senz’altro, di una lucida intelligenza, di una sensibilità profonda e provata, di una solida cultura e di una lunga frequentazione del canone poetico». In seguito alla presentazione del libro, che si è tenuta a Casale di Carinola, paesino in cui tuttora abita, abbiamo avuto l’opportunità di fare una lunga chiacchierata con Nicola Aurilio, realizzando quest’intervista. L’intervista a Nicola Aurilio In un’epoca così sviluppata e tecnologica, che ruolo può assolvere la poesia? Fare poesia vuol dire comunicare un’emozione che si è provata e che è trasmissibile in quanto comune a gran parte dell’umanità. Si pensi, ad esempio, alla commozione dinanzi a un’alba o a un tramonto, alla felicità per un amore o al dolore per una disgrazia. Ha, però, in una società come la nostra, dominata dall’egoismo, dalla grettezza e dalla impreparazione, anche un ruolo civile e sociale. Quando ha iniziato a comporre poesie? C’è qualche autore a cui è particolarmente legato e che l’ha spinto a intraprendere questo cammino? Ho iniziato a comporre, si fa per dire, intorno ai sette anni, età in cui ho imparato a leggere e a scrivere. Ricordo che mi appassionai a un autore minore il cui nome è Leonardo Sinisgalli. Come non incantarsi, poi, dinanzi alla poesia di Ungaretti, così sintetica eppure meravigliosa. Qual è, all’interno di “Dietro vetri di finestra”, la prima sezione che ha scritto? C’è, fra le tante, una che le sta particolarmente a cuore? “Ambulatorio” e “La guerra di Luis Salgado”, che sono rispettivamente la seconda e l’ultima sezione del libro, sono state composte una dietro l’altra. Le altre, invece, possono risalire a trent’anni fa come a due anni fa, non hanno nessun ordine cronologico e sono state successivamente assemblate perché ho intravisto, in queste più che in altre, una tematica comune. Poi, premesso che chi si dedica alla poesia ha a cuore tutto ciò che scrive, è chiaro che ci sono sempre delle preferenze: penso, ad esempio, a “Bagagli” o a quelle sui migranti, persone che a me stanno particolarmente a cuore. In “Ambulatorio”, le cui poesie traggono spunto, nel titolo, dal nome e cognome dei protagonisti narrati, è molto forte il senso del dolore e della sofferenza umana. Per narrare di questi casi, ha preso spunto da vicende reali o è tutto frutto dell’immaginazione? Sotto certi aspetti le vicende sono tutte reali, poiché plausibili, purtroppo, nella realtà. Malati di Alzheimer o ipocondriaci, di cui si tratta nella sezione, esistono. Così come esistono casi di stupro, di aborto o di anziani immersi nella loro solitudine. Non c’è, però, né un nome né una situazione esaminata dal vivo. Una delle poesie […]

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Contro il “self help” di Svend Brinkmann | Raffaello Cortina editore

Come resistere alla mania di migliorarsi al giorno d’oggi, nel mondo dell’accelerazione, dove si guarda solo al progresso e si privilegia la mobilità piuttosto che la stabilità? Come placare la nostra sete ossessiva di fare sempre meglio e di non essere mai soddisfatti di noi stessi? Prova a spiegarlo lo svedese Svend Brinkmann, professore di psicologia, nel suo nuovo interessante libro, che egli stesso chiama “anti-autoaiuto”, Contro il self help edito dalla Raffaello Cortina. La mania di migliorarsi è una condizione predominante nella società odierna: esigere sempre di più da se stessi senza mai essere soddisfatti, che sia al lavoro o nei rapporti interpersonali. Un po’ come quando si riesce a raggiungere i propri desideri: se si avvera un sogno nel cassetto ci sarà sempre qualcos’altro più in là da rincorrere, ci sarà sempre qualcos’altro a cui aspirare senza sosta. Ecco perché l’essere umano è alla continua ricerca di qualcosa, all’infuori, ma soprattutto all’interno, di se stessi. Ecco perché, sottolinea Brinkmann più volte, sono stati scritti una marea di testi di autoaiuto e la professione di life-coaching è sempre più dilagante. Nel suo “anti manuale” di autoaiuto costruito ad hoc Contro il self help, edito in Italia dalla Raffaello Cortina, l’autore rivela tante debolezze dell’uomo, quanto una costante negatività con cui dovremo rapportarci e che paradossalmente evitiamo, piuttosto che ripeterci ossessivamente di “pensare positivo”, “niente è impossibile” o frasi del tipo “la felicità inizia da noi stessi”; insomma piuttosto che seguire con costanza tutti i motti e gli slogan motivazionali che riempiono la testa e gli scaffali in libreria. Come sopravvivere allora alla mania di migliorarsi? Cosa fare? Svend Brinkmann ce lo spiega in sette “passaggi”, che ovviamente si pongono in antitesi con i classici consigli del self-help. Smetti di guardarti l’ombelico Smettila di autoanalizzarti e inizia a guardare all’infuori di te. Questo è il fondamento sul quale Brinkmann si sofferma maggiormente, stravolgendo – probabilmente ponendosi volutamente agli estremi – ciò che sta alla base non solo della psicologia moderna ma anche di quella che viene chiamata mindfulness: che è in poche parole il passaggio da uno stato di sofferenza a quello di benessere, passando per una approfondita, quanto profonda, conoscenza di se stessi. L’eccesso di autoanalisi inoltre, sottolinea il professor Svend Brinkmann , potrebbe portare paradossalmente a… non trovare un bel niente: “se, come continuano a dirci, il significato della vita va cercato dentro di noi, non trovarci nulla rende inutile l’intera operazione. Passando un tempo interminabile a contemplare il tuo ombelico, rischi alla fine di restare deluso”. Concentrati sul negativo Anche da una situazione sgradevole o che ci ha provocato dolore, possiamo ricavarne il meglio. Non c’è, afferma l’autore, una certezza di guarigione nello slogan per eccellenza dei life coach: pensa positivo. Proprio a questo punto del libro si percepisce il pensiero sul quale il professore si è soffermato maggiormente, provando a considerare l’idea di una filosofia che potrebbe, dopo migliaia di anni, ancora essere a buona ragione alla base dell’esistenza odierna, ossia la filosofia stoica. Il famoso […]

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