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Eroica Fenice

La categoria Libri contiene 772 articoli

Libri

I punti in cui scavare: la nuova raccolta di racconti di Flavio Ignelzi

  I punti in cui scavare è la nuova raccolta di racconti di Flavio Ignelzi edito da Alessandro Polidoro Editore. È una raccolta eclettica, il cui nome sembra subito suggerire al lettore come l’animo umano sia un posto da cui scandagliare sentimenti, paure e domande. Punti brulicanti di interrogativi, dove scavare a fondo per trovare la verità e talvolta anche sé stessi. La copertina è un chiaro esempio di grafica funzionale che mette in moto l’immaginazione di chi guarda: il cuore al centro della pagina sembra essere il fulcro delle storie di tutti i personaggi, e, poco più in basso, macchine di un blu profondo sembrano essere l’anticamera di un legame alla terra, di una connessione a qualcosa che va al di là del cuore (sentimento) e che si allaccia alla vita (uomini, macchine, vite). I racconti di Flavio Ignelzi: I punti in cui scavare Il primo racconto della raccolta di Flavio Ignelzi, “Lordi”, è l’esempio di come più voci possano cantare la stessa storia senza rendere la stessa dispersiva e confusionaria. A tratti è un racconto macabro, con sprazzi di finta innocenza, e risvolti inquietanti. La parola, seppur si riferisce al nome di un gruppo musicale, sembra essere anche un’indicazione sul fatto che l’animo umano può essere, ed è spesso, sporco, lercio e contaminato. In “Toto erras via” si leggerà di una donna dispersa, che a poco a poco, in seguito ad un viaggio “contromano”, potrà riprendere la strada di casa. C’è coraggio e determinazione nella sua storia, ma non manca la paura e la confusione di chi, in piena notte, non sa dove andare. In “Tutto ok” e “Nostra signora dei lucchetti” si respirano atmosfere alquanto dark. In entrambi sono presenti descrizioni dettagliate di fatti, eventi e risoluzioni. Mentre il primo sembra portare con orgoglio il vestito di un “soft horror”, il secondo prosegue senza intralci. C’è l’assenza di punteggiatura, i fatti sono narrati grazie agli sms di una ragazza presumibilmente adolescente. I suoi messaggi senza virgole e punti mantengono il lettore in una suspense continua, in un climax che sembra non avere mai fine, e che tende a toccare l’apice più alto verso il finale. “Vona/falla/lifa” è un racconto dai toni distopici, esso sembra quindi salutare i toni horror delle storie precedenti, per avvicinarsi a vicende piuttosto lontane e surreali. Il racconto ci presenterà un mondo diverso da quello che conosciamo, con nuove abitudini e nuovi modi per fare le cose. Storie di barricate e corse verso casa. Personaggi che sembrano aver abbandonato la speranza, se non verso la fine, quando uno spruzzo di “verde” restituirà all’umanità un po’ della sua luce. Il filone di un mondo futuro in difficoltà sembra continuare con “Code” e “Manuale pratico di Apocalisse”. In entrambi i racconti è presente il cambiamento umano laddove si presenti un ostacolo. C’è tutta la violenza del saccheggio, il caos cittadino, il panico, e la rete digitale che perde potenza e poi sparisce nel nulla. Il modo in cui le persone che amiamo sembrano essere sempre […]

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Sono nata dal piombo, un romanzo di Simona Mannucci

Sono nata dal piombo è un romanzo di Simona Mannucci, edito da Lit Edizioni. Anna vive un’infanzia felice nel paese in cui è nata, Gaeta, che per lei è il posto più bello del mondo, perché c’è il mare. Cresce in una famiglia povera, intessuta di relazioni affettive conflittuali. Il romanzo ripercorre i primi passi della giovane nella sua adolescenza fresca e vivace, fino a toccare i punti di una vita adulta fatta di cambiamenti e sorprese. Simona Mannucci e Sono nata dal piombo: i temi più importanti Il romanzo di Simona Mannucci si apre da subito con la presentazione del personaggio di Anna. La protagonista appare dapprima una ragazza forte, che è apparsa, dopo tanto dolore, nella vita dei suoi genitori, per restituire un po’ di luce alle zone d’ombra. La sua nascita, visto come evento positivo, sembrerà intrecciarsi da subito ad eventi spiacevoli. Vita e morte sembrano tenersi per mano tutto il tempo, legati da un sottile principio di coesistenza. Di sottofondo – ma non di minor importanza – alle varie vicende, è di certo il tema storico del Nazismo, e delle deportazioni. Il padre di Anna infatti, era stato vittima di tali soprusi, eventi che hanno cambiato l’uomo per sempre. Numerosi soprannomi all’interno del romanzo evidenziano come la narrazione riguardi eventi semplici, appartenenti alla vita di paese, alla semplicità delle persone comuni. La bellezza di Gaeta fa da padrona in numerose scene: il suo mare cristallino, i paesaggi tranquilli, il profumo dei vicoli, e la buona cucina delle donne di paese. Elemento paesaggistico che rende il romanzo di maggiore fruibilità. In numerosi passi è presente il cosiddetto concetto “di arrangiarsi” tipico del Meridione e di quegli anni. Vigeva il baratto, le promesse di pagare con ritardo, manifestazioni popolari che permettevano ai paesani di poter continuare a vivere. Interessante è il rapporto di Anna con i suoi due fratelli: se durante la giovinezza sembrava proprio suo fratello Angelo a rendere le sue giornate migliori, col passare degli anni, sarà proprio sua sorella la sua alleata migliore. La violenza leggera che ha suo padre nei confronti di sua madre non sarà mai affrontata con toni caldi e aspri: le loro divergenze saranno viste come leggeri battibecchi familiari nati per motivi futili. Il rapporto con Augusto Gelasio sarà di vitale importanza per tutta la durata del romanzo. Esso porterà la giovane a cambiare, a diventare più forte, a farsi delle domande e spingersi al di là dei suoi concetti morali. A sedici anni, infatti, Anna si innamorerà di Augusto, suo compagno di giochi storico. I loro giochi quasi fraterni si macchieranno di note di malizia, ci saranno i primi baci, i primi sguardi romantici, e la promessa di una vita da trascorrere insieme. Augusto per Anna sarà tutto ciò che di bello la tiene ancorata a terra, soprattutto dopo un brutto accadimento. L’uno sarà la forza dell’altra, e l’amore adolescenziale sembrerà avvicinarsi sempre di più ad un amore adulto e duraturo. Il loro sarà un amore equilibrato, mai troppo spensierato, e mai […]

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Aspettando il treno di mezzanotte, Aldo Vetere | Recensione

Il nuovo libro di Aldo Vetere “Aspettando il treno di mezzanotte”, pubblicato da Graus edizioni, è un intrigante giallo che lascia col fiato sospeso fino all’inaspettata scena finale, grazie all’incalzante e unica voce narrante del racconto; e, dato che ogni libro nasce da un desiderio, il movente di “Aspettando il treno di mezzanotte” è stato quello di cimentarsi con una tecnica narrativa unica nel suo genere come il racconto ad una voce, come afferma l’autore stesso. La trama di Aspettando il treno di mezzanotte Una serata tranquilla nella stazione di Napoli. Un uomo si avvicina ad un altro in attesa con un piccolo bagaglio, e chiede di poter sedere accanto a lui. Inizia così un monologo che durerà fino all’epilogo della narrazione, in cui l’uomo rivela di essere un ex psicologo, mestiere che, un po’ come quello dello scrittore, consiste nell’entrare nella mente delle persone. Lui sembra essere particolarmente abile, e inizia come per gioco ad indovinare quello che pensa l’uomo in attesa, la destinazione del suo viaggio e le sue motivazioni. L’altro resta impassibile, quasi seccato. Ma piano piano la narrazione si fa più concitata e l’uomo rivela dettagli della sua vita che nessuno potrebbe conoscere. Si giustifica affermando che ne è a conoscenza a causa del suo lavoro di archivista che, per quanto noioso, lo ha condotto a indagare sulla vita del suo “interlocutore”, e sulle ragioni che lo hanno spinto a commettere azioni efferate, uscendone sempre incolume. Cosa lo ha spinto ad agire come ha agito? L’uomo, di cui ignoriamo il nome fino al termine della narrazione, sembra conoscere i pensieri passati dell’altro, persino le sue sensazioni, e arriva a ipotizzare che il possibile movente delle sue azioni sia un trauma passato che, da bambino, lo avrebbe messo di fronte alla paura della morte e dell’abbandono. L’uomo resta in silenzio, anche quando riceve accuse spaventose o quando l’altro tocca corde profonde relative alla sua infanzia e ai suoi rapporti familiari. Lui resta impassibile e l’uomo non smette di narrare, in maniera sempre più intima e concitata, rivelando di aver avuto anche modo di conversare con persone a lui vicine, confrontandosi con queste ultime al fine di comprendere il perché di determinati comportamenti e come possa sempre averla fatta franca. Ma come mai lui resta impassibile? E chi è quest’uomo invadente che sembra addirittura aver indagato su di lui, senza un ragionevole motivo? L’ultima pagina si conclude con l’arrivo del treno di mezzanotte atteso dall’uomo, ma al rumore del treno si aggiunge un rumore differente e inaspettato. Due facce della stessa medaglia Lo psicologo anticipa sempre la prossima mossa dell’uomo, e come una sorta di voce della coscienza afferma di conoscere il perché delle sue azioni e lo accusa, senza mai prenderne le parti né entrando in empatia con lui; il “lei” con il quale si rivolge all’uomo è infatti evidenziato lungo tutta la narrazione, come a rimarcare la distanza tra i due, che però con lo sbrogliarsi dei fili del racconto sembrano avvicinarli sempre di più. Sembrano […]

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Gatti di Shifra Horn, una storia d’amore edita Fazi

Le credenze popolari vogliono che il migliore amico dell’uomo sia il cane, affettuoso e fedele, e giudicano, al contrario, il gatto un animale infido, legato più all’ambiente che ai propri padroni, anzi, un animale indomito che padroni non ne ha e che non mostra verso i propri coinquilini umani alcun tipo di calore e di affetto spontaneo, che non sia legato ad una richiesta di soddisfacimento dei propri bisogni. Niente di più falso. Lo sapranno già i possessori di gatti – o, più propriamente, coloro che sono stati scelti da un gatto come compagni di vita, in un rapporto di totale parità – e, per chi avesse ancora dubbi o reticenze in merito, è senz’altro consigliata la lettura di Gatti, di Shifra Horn, una delle ultime uscite Fazi Editore: una storia d’amore, come dichiara l’autrice israeliana già nel sottotitolo del libro, la storia dell’amore profondo che l’ha sempre legata a questi animali e che, nel corso della loro troppo breve (rispetto alla durata di quella umana) vita l’hanno ricambiata con immancabile trasporto, un libro nel quale non potranno che riconoscersi gli amanti dei gatti tutti e che farà innamorare di queste creature anche i più diffidenti. Shifra Horn: una vita da amante dei gatti Shifra Horn, scrittrice israeliana, afferma di aver sempre vissuto circondata dai gatti, presenze fondamentali nella sua vita e che, accanto a suo figlio, l’hanno sempre accompagnata nelle varie fasi della sua vita e attraverso i suoi numerosi trasferimenti per lavoro – in barba alle credenze che vogliono i gatti legati all’ambiente più che ai loro padroni -, tra Tokyo e Gerusalemme, sebbene lei sia allergica ai gatti ma, si sa, al cuor non si comanda e un attacco allergico val bene una lunga sessione di fusa. Si ritroveranno tra queste pagine i divertenti aneddoti e le avventure domestiche di Zizi, la prima gatta di Shifra Horn, nera come la pece, Neko-Chan, una gatta giapponese senza coda che si dice porti fortuna, Sheeshee, un bellissimo esemplare di himalaiano dagli occhi blu, in simbiosi con l’autrice del libro, le sue figlie Levana e Shehora, il giorno e la notte, un’abile cacciatrice dal pelo bianco amante dei documentari in TV e una placida miciona dal pelo nero, devota al figlio dell’autrice. A metà tra diario di vita e un lungo racconto composto da aneddoti sparsi, Gatti di Shifra Horn è la storia della lunga e profonda passione che da sempre lega l’uomo al gatto, che instaura con lui un rapporto totalmente paritario, fondato sul rispetto, sulla reciproca fiducia e sull’empatia, perché pochi animali come il gatto sanno interpretare puntualmente gli stati d’animo dei propri amici umani, prestare assistenza e conforto e, a loro modo, prendersene cura. Il gatto, animale autonomo ed indipendente ma non per questo schivo, sa ascoltare, sa amare e, se congiunge il proprio destino e la propria quotidianità a quella di un umano, sarà per sempre e con assoluta fedeltà, per propria scelta volontaria e non per bisogno. Una storia d’amore, se vogliamo, basata su presupposti […]

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Angela Carter e la raccolta Nell’antro dell’alchimista

Recensione della raccolta Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter Angela Carter è nata a Eastbourne nel maggio del 1940 ed è morta a Londra nel febbraio del 1992. Ha frequentato l’Università di Bristol dove ha studiato Letteratura inglese. Fin dalla pubblicazione del suo primo romanzo, La danza delle ombre (1966), ha iniziato ad essere considerata una delle più originali scrittrici britanniche. In seguito ha scritto altri otto romanzi. È stata una scrittrice e giornalista, divenuta famosa per le sue opere femministe, di realismo magico e di fantascienza. La sua prosa concilia l’horror-fantasy più macabro con la commedia erotica. Nelle opere di Angela Carter troviamo molti riferimenti a Shakespeare, nel romanzo Figlie sagge, al marchese de Sade, a Charles Baudelaire nel racconto Venere nera. È stata però maggiormente ispirata dalla tradizione del racconto orale: ha riscritto, infatti, molte fiabe, tra cui Cappuccetto Rosso, Barbablù e La Bella e La Bestia. Angela Carter è morta di cancro nel 1992, all’età di cinquantuno anni, nella sua casa di Londra. La camera di sangue è il suo capolavoro: il libro per cui verrà maggiormente ricordata. Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter è una raccolta divisa in due volumi e pubblicata da Fazi Editore che si apre con L’uomo che amava il contrabbasso.  L’incipit è questo: «Tutti gli artisti sono un po’ pazzi, si dice. Questa follia è, in una certa misura, un mito creato dagli artisti stessi per tenere alla larga i comuni mortali dalla congrega creativa fenomenalmente compatta. Però, nel mondo degli artisti, i consapevolmente eccentrici rispettano e ammirano sempre quelli che hanno il coraggio di essere genuinamente un po’ pazzi.» Continua con il secondo racconto, che è Una signora molto per bene e suo figlio in casa. «Quando ero adolescente, mia madre m’insegnò un incantesimo, mi diede un talismano, mi porse la chiave del mondo. Perché vivevo nel terrore, io, così giovane, così timida davanti a tante persone − le persone che parlavano piano e aspiravano l’acca; le maschere del cinema che, in quei giorni, erano ragazze con indosso degli ampi pigiami di satin che burlavano il mio sesso ancora dormiente con spudorata lascivia, uomini affabili che mettevano le mani fredde sui miei seni appena formati, inermi, al piano superiore dei solitari autobus novembrini. Tante, tante persone.» Nell’antro dell’alchimista di Angela Carter Il libro continua con Souvenir del Giappone, La bella figlia del boia, Gli amori di Lady Porpora, Il sorriso dell’inverno, Penetrando nel cuore della foresta, La carne e lo specchio, Padrone, Riflessi, Elegia per un cane sciolto ed altri racconti. Nella postfazione la scrittrice scrive: «Ho incominciato a scrivere brevi prose quando vivevo in una stanza troppo piccola per scriverci un romanzo. Le dimensioni dello spazio intorno a me modificavano quello che facevo nella stanza e lo stesso succedeva ai miei scritti. La traiettoria limitata della narrativa breve ne concentra il significato. Il segno e il senso si possono fondere in un modo che non è attuabile tra le molteplici ambiguità di una narrazione di lungo respiro. Ho scoperto che benché il gioco […]

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Il caso Léon Sadorski, il thriller poliziesco di Romain Slocombe

Esce oggi in libreria nella collana Darkside, Il caso Léon Sadorski, un thriller poliziesco che porta la firma di Romain Slocombe pubblicato da Fazi Editore. Siamo nell’aprile del 1942 a Parigi. La capitale francese è soggetta all’occupazione dell’invasore tedesco e nella ville lumière vige un opprimente clima di terrore. Tra i bombardamenti degli inglesi, gli attentati a opera della Resistenza a danno dei nazisti, i continui arresti degli ebrei deportati nei campi di concentramento, i traffici illeciti e le sempre più frequenti delazioni dei cittadini ormai gli uni contro gli altri, i membri delle forze dell’ordine lavorano a pieno regime collaborando con la Germania. Léon Sadorski, ispettore principale aggiunto di polizia, ha deciso da ben prima che i tedeschi occupassero il suo Paese da che parte stare: anticomunista e antisemita fino al midollo, svolge il suo dovere con fin troppo zelo impegnandosi ad arrestare quanti più comunisti, gollisti e israeliti possibili al fine di epurare la Francia da questi soggetti considerati indegni di esistere e verso i quali – soprattutto gli ultimi – Sadorski prova un evidente odio che traspare dalle sue parole durante l’interrogatorio da parte della Gestapo in seguito al suo inspiegabile arresto con conseguente incarcerazione nella prigione berlinese di Alexanderplatz: “[…] i giudei, anziché servire una patria, un paese, fanno come le prostitute, si mettono al servizio di tutti i paesi, dopo aver rifiutato, per duemila anni, d’integrarsi in una popolazione… È la mentalità di questa razza puttana che ha sabotato il nostro esercito e provocato la nostra sconfitta in poche settimane, davanti alla vostra Wehrmacht equipaggiata per bene e liberata dagli ebrei! […]” Sarà in seguito a questa prigionia che l’approfittatore, avido, codardo e corrotto poliziotto, una volta rientrato in Patria, si dedicherà – seppur con delle evidenti incoerenze – con maggiore foga a svolgere il suo lavoro in una Parigi che, in parte, è diventata lo specchio della bassezza di uomini e donne simili a lui. Il caso Léon Sadorski : quando il noir incontra la storia Finalista al Premio Goncourt e Goncourt des Lycéens, con Il caso Léon Sadorski, Slocombe propone ai lettori, attraverso la controversa e deprecabile figura del protagonista, un “cattivo” che ben incarna l’antieroe: un uomo meschino, insensibile al dolore altrui – anche quando sembra mostrare un lato compassionevole e umano, in realtà, pensa unicamente al proprio tornaconto – il cui interesse primario è quello di svolgere al meglio il suo lavoro eseguendo gli ordini – che siano arrivati dai suoi superiori o dai nazisti poco importa – nella più totale noncuranza delle conseguenze che le sue scelte avranno sulle vite di altre persone. Sadorski è un personaggio di fantasia ma che ben rappresenta la realtà di buona parte della polizia francese di quegli anni: individui ossessionati dalla giustizia – intesa, ovviamente alla loro maniera – fino ad arrivare ad accanirsi senza pietà contro i nemici dello Stato; facilmente corruttibili – anche dai favori e dal denaro degli ebrei che tanto odiavano – nonché inclini alla minaccia e alla menzogna pur […]

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Mario Pacelli: il nuovo libro sul caso di Wilma Montesi

Non mi piacciono i film di Anna Magnani. Il caso di Wilma Montesi da un libro di Mario Pacelli, edito da Graphofeel editori. L’italia della Dolce vita finì con il caso Montesi: era terminata l’età dell’innocenza. Arrivò l’Italia del benessere, quella della contestazione, quella della crisi politica ed economica. Il caso Montesi è ancora oggi uno dei misteri italiani. A leggere i vecchi dati, il famoso memoriale della Caglio, con tutte le mezze verità, e le indagini, su una notizia di cronaca che ancora oggi lascia molti dubbi: chi ha ucciso Wilma Montesi? E perché il suo corpo è stato rivenuto a Torvaianica? Il saggio di Mario Pacelli racconta del cosiddetto “Caso Montesi” che all’epoca fece molto scalpore. L’autore inizia a raccontare di un’Italia ormai cambiata e sconvolta dalla guerra. Di un posto dove la morte ha lasciato i suoi segni, e la gente vuole solo ricominciare ed essere felice. C’è il racconto breve della fine di una Monarchia che aveva inasprito le nostre terre, e un racconto preciso sullo scenario politico che di lì a poco si sarebbe consolidato. È l’11 Aprile 1953 quando il cadavere di una giovane donna viene rinvenuto sulla spiaggia di Torvaianica. In seguito ad alcune rivelazioni si capirà che si tratta del corpo di Wilma Montesi. Il giovane che rinviene il cadavere avvisa prontamente chi di dovere, ma fin da subito il caso della giovane apparirà molto controverso. Attorno al caso della sua misteriosa morte ruoteranno numerosi quesiti. Alcuni testimoni diranno di averla vista mangiare un gelato ad Ostia proprio nel giorno della sua morte, qualcun altro di averla vista in stazione, mentre sua sorella affermerà di aver sentito le intenzioni di Wilma circa «il recarsi al mare per un problema al tallone». Da queste rivelazioni seguiranno una serie di indagini. Il mostro mediatico farà rimbalzare la patata bollente tra i più disparati uomini di potere. Il caso Montesi sembrerà quindi trasformarsi da una vicenda di cronaca nera, ad una guerra al potere, senza esclusione di colpi. Numerosi giornali, come “il Messaggero” e il “Roma” avranno la loro parte nelle indagini. Proprio per mezzo stampa ci si avvicinerà ad una verità scottante, dove al cardine della questione sembrerà esserci una sostanza dal nome “Biancaneve”. Il caso Montesi, dopo due autopsie, non arriverà mai alla risoluzione dei fatti, fino ad intricarsi persino di colpevolezze familiari. Giuseppe Montesi si troverà a dover rispondere a domande scomode, e verità dolorose. Nel 1955 si arriverà all’atto conclusivo delle indagini, dove le colpe si divideranno tra gente di potere e gente che aveva solo fatto male il suo dovere per inettitudine o per interesse. I personaggi descritti nelle vicende saranno emblematici e complicati, nomi ed immagini si susseguiranno rapidamente, dando alla stessa opera di Mario Pacelli un ritmo incalzante, reso ancora più frenetico dalla non finzione dei fatti descritti. Il titolo Non mi piacciono i film di Anna Magnani si rifà ad un episodio chiaro poiché la giovane proprio nel pomeriggio di quel triste accaduto, aveva rifiutato di recarsi al […]

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Graffi, il romanzo di esordio di Claudia Squitieri | Recensione

Graffi di Claudia Squitieri: un romanzo edito Capponi editore. Leggi qui la nostra recensione! Campana, classe ’71, Claudia Squitieri ha esordito con “Graffi”, un romanzo che racconta la storia di Diana e Serena, amiche sin dall’infanzia unite dallo stesso destino di essere orfane. In Graffi è Diana a ripercorrere le sue memorie in prima persona, alternandole a brevi componimenti poetici, profonde riflessioni e uno scambio epistolare tra lei e Serena, l’ancora alla quale ricorre quando “le onde diventano troppo alte”. Serena è come uno specchio per Diana: è il destinatario di quelle lettere intrise di paure, dubbi, sconforto ma anche di consigli, dritte, rassicurazioni. Forse Serena è Diana stessa, l’altro sé, che riconosce come tale solo alla fine. Graffi ci appare allora come un lungo e urlante monologo con la coscienza necessario per far chiarezza nell’anima e nella mente di Diana che attraverso il percorso romanzato della sua esistenza, riesce finalmente a guardare con oggettività la sua intera vita, sciogliere dubbi irrisolti, ritrovare la pace con se stessa. Claudia Squitieri racconta in Graffi qualcosa che conosce bene: l’adozione La protagonista di Graffi si lascia andare al racconto della sua vita, a partire dall’infanzia, passando per il duro distacco da Serena che viene adottata, riscoprendo l’astio tra sé e sua mamma, ormai morta, per poi essere travolta dalla paura della scoperta di essere stata adottata. Tutto è minato da squarci di analisi personali e ondate di emozioni. Graffi è, per questo, un romanzo scorrevole in cui la semplicità si fonde con profondità riflessiva. Claudia Squitieri è accomunata a Diana e Serena dalla stessa esperienza d’adozione. Con il suo romanzo, ha voluto raccontare qualcosa che conosce bene per descriverne tutte le emozioni che provoca con sincerità, senza filtri né artifici retorici. «L’adozione crea un’interruzione – come quella della spina strappata dall’interruttore. Per creare il contatto ci vuole un po’ di tempo, e non sempre si riesce a recuperare il cavo». Ma cosa vuol dire, scoprire di essere stata adottata? Il confronto con l’abbandono si palesa per Diana quando lei è già adulta. Di fronte a questa notizia, però, si riscopre fragile come una bambina, stordita tra la consapevolezza dell’aver sempre saputo tutto e il rumore di una vita che si disgrega in un istante azzerando e dilatando all’infinito il tempo passato. Schiacciata dalla necessità di reinterpretare le certezze acquisite nella pergamena degli anni passati nell’ansia di perderle del tutto, la protagonista di Graffi acquista lucidità solo attraverso la voce di Serena, l’unica al mondo che riesce a comprenderla. E Claudia Squitieri, portavoce di entrambe, riesce a rendere nitida la sensazione di un abbandono e lo smarrimento di chi non può che vedere la sua intera esistenza come un unico grande inganno. «Un fulmine in testa provocherebbe meno sconquasso di questa notizia. Molti troverebbero esagerato questo paragone, ma gli altri non sanno cosa vuol dire sentirsi morire. Tu e io invece sì, conosciamo la vertigine che ti coglie all’improvviso e la sensazione che ne deriva, lo smarrimento che si insedia nella mente, la […]

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Napoli Metro per Metro: intervista alle autrici

Napoli Metro per Metro è una guida alle metropolitane artistiche di Napoli; il testo, scritto da Roberta De Risi e Alessia De Michele (entrambe architetti) e presentato alla fiera Ricomincio dai libri, è un «racconto della città, svelata da un insolito punto di vista», ossia attraverso le fermate artistiche delle cosiddette “stazioni dell’arte”. Abbiamo intervistato le due autrici architetti che, fra l’altro, a breve (il prossimo 11 novembre), parteciperanno alla Conferenza Internazionale “L’Architettura della nuova mobilità” (Milano, Sala Reale della stazione Centrale). Napoli Metro per Metro: intervista alle autrici Gentilissime Roberta ed Alessia, mi piacerebbe partire dal titolo della vostra guida: Napoli Metro per Metro: un evidente gioco di parole… cosa vuol dire per voi “Napoli Metro per Metro”? Che significato ha avuto per voi la stesura di questa guida e cosa intendete comunicare ed offrire al lettore-viaggiatore? Una start up al femminile, un’amicizia decennale, questo il segreto della far art. Siamo due amiche di poco più di 30 anni, compagne di banco dalle scuole medie. Così abbiamo deciso di rendere la nostra amicizia la base per un lavoro appagante e sempre più stimolante costituendo, nel 2017, la FAR art srls, dalle iniziali dei nostri nomi, Alessia e Roberta, e dal gioco di parole “fare arte”; nome simpatico quanto ambizioso. La nostra formazione classica, la laurea in architettura e il legame sviscerato con la nostra città hanno fatto il resto. Il nostro progetto nasce così. Scoprire Napoli metro per metro vuol dire spaziare tra Arte, Architettura e Archeologia nonché conoscere curiosità, miti, usanze e sapori del popolo partenopeo, attraverso un percorso inedito e utilizzando un servizio pubblico con zero emissioni ambientali. Napoli Metro per Metro è partita dalla descrizione della Linea 1 della metropolitana napoletana fino alla 6: raccontateci come si articola, per voi, questo “viaggio”. Napoli Metro per Metro è il racconto della città, svelata da un insolito punto di vista: le stazioni dell’arte. Queste non sono più solo un mezzo di trasporto ma diventano esse stesse un luogo di interesse; le 22 stazioni della metropolitana dell’arte della nostra città contano più di 200 opere di artisti famosi a livello internazionale e portano la firma di archistar tra cui Mendini, Rogers, Podrecca, Kollhoff, Siola, Tagliabue per citarne qualcuno. Dopo la prima pubblicazione relativa alla Linea 1, si amplia la collana Napoli Metro per Metro con il racconto della città attraverso la linea 6 della metropolitana cittadina. La “Far art” dopo aver raccontato il sopra e il sotto della città di Napoli, dalla stazione Vanvitelli alla stazione Garibaldi, quindi dal quartiere Vomero al Centro storico per la linea 1, completa l’anello di percorrenza arrivando fino a Fuorigrotta, passando per Mergellina fino alla porta della città via mare con la stazione di Municipio. La Linea 6 della metropolitana dell’arte è la somma della Stazione di Mergellina, le tre stazioni di Fuorigrotta, realizzate nel 2007 ad opera dell’architetto Siola, che hanno dato un forte impulso e un nuovo impatto urbanistico al quartiere, la stazione di Municipio, opera degli arch.tti A. Siza e […]

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Franck Thilliez e Il Manoscritto per Fazi | Recensione

La prolifica penna dello scrittore francese Franck Thilliez ci regala con Il Manoscritto un nuovo thriller dall’intreccio denso di colpi di scena, un sapiente gioco di specchi che riflette e amplifica i personaggi e le loro storie confondendo i margini delle verità di cui ciascuno è portatore. Un gioco di doppi in cui ogni verità si confronta con i suoi possibili opposti fino a perdere i confini e a confondersi con le sue successive reinterpretazioni. Protagonista della storia di Franck Thilliez è la famosa scrittrice di thriller Léane Morgan nel cui recente passato si nasconde il dolore più grande, la perdita dell’unica figlia scomparsa quattro anni prima. La scomparsa di Sarah viene attribuita dalla polizia a un pluriomicida che, richiuso in carcere da due anni, si diverte a rivelare con il contagocce il luogo di sepoltura delle sue vittime, tutte ragazze giovanissime. Nelle confessioni del serial killer manca solo il nome di Sarah e i genitori elaborano in forme opposte l’assenza di una fine certa. Léane affida tutto il suo dolore alle atroci e turpi scene dei romanzi che scrive cercando di frapporre quanta più distanza possibile fra sé e il luogo dove la sua felicità si è interrotta; il marito Jullian, al contrario, ha deciso di dedicare tutta la sua sofferenza e le sue energie alla spasmodica ricerca della verità. La distanza abissale che ormai separa i due coniugi viene interrotta da un grido di aiuto, un messaggio di Jullian sulla segreteria di Léane la informa di aver fatto una scoperta importante riguardo la scomparsa di Sarah. Jullian viene ritrovato privo di sensi e la sua aggressione, unita alla successiva perdita di memoria, costringerà Léane a ritornare nei luoghi del suo più grande incubo per cercare di ripercorrere il filo spezzato delle ricerche del marito. La vicenda della scomparsa di Sarah e delle altre giovani vittime di Andy Jeanson si sovrappone al ritrovamento del cadavere di una giovane donna nel bagagliaio di un’auto rubata nei pressi di Grenoble. Il macabro ritrovamento metterà sulla pista delle giovani scomparse un poliziotto dotato di una prodigiosa memoria, Vic Altran, intrecciando le sue ricerche alla verità che disperatamente Lèane tenta di strappare dall’ombra dei ricordi di Jullian. La corsa di Vic contro il tempo e quella di Lèane all’indietro nel passato si alterneranno sovrapponendo davanti agli occhi del lettore indizi e nuovi rompicapi, rivelazioni e negazioni in un gioco senza fine. Il Manoscritto di Franck Thilliez è difatti un infinito gioco di verità sovrapposte. È innanzitutto infinita la duplicazione della trama essenziale che, nella direzione che conduce dal lettore al soggetto, replica lo schema alla base dell’intera narrazione. Riproducendo mirabilmente una mise en abyme, l’autore afferma nel prologo che il libro è il manoscritto incompiuto di un famoso scrittore che racconta la storia di una scrittrice di thriller il cui ultimo romanzo, intitolato Il manoscritto, narra le vicende di uno scrittore di thriller. Lo schema si ripete innumerevoli volte invitando il lettore a soffermarsi su aspetti ogni volta più bui nelle vicende e nell’animo […]

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