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Eroica Fenice

La categoria Culturalmente contiene 810 articoli

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Mago Merlino, le storie e le leggende

La figura del Mago Merlino è tra le più famose del ciclo arturiano. Su questo personaggio sono state tramandate storie e leggende che hanno affascinato i lettori di ogni tempo. Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Mago Merlino. Il suo nome, come molti sanno, è legata alla fama di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda, a tutto quell’insieme di leggende, narrazioni e poemi che in letteratura vengono riuniti sotto la categoria di ciclo bretone. Ma quali sono le sue origini? In che modo è riuscito a prevedere la fortuna di Artù e quale ruolo ha avuto nella storia del regno di Camelot, il più noto nella storia della Britannia letteraria? Mago Merlino, le fonti del personaggio Prima di tutto la figura di Merlino che ci è stata tramandata dal ciclo bretone è il risultato della commistione di due personaggi descritti nelle fonti medievali come Ambrosio Aureliano e Myrddin Wyllt (o “Merlino il Selvaggio”). Mentre il primo, stando a quanto scrive Gildas nel De excidio et conquestu Britanniae, era un condottiero britannico che guidò i suoi uomini alla vittoria contro i Sassoni nella battaglia del monte Badon (tra il 493 e il 503), il secondo fu descritto da Goffredo di Monmouth nella Vita Merlinii come un guerriero che uscì di senno dopo una battaglia e si ritirò a vivere nei boschi. L’unica cosa che ha in comune con il Merlino arturiano è il dono della chiaroveggenza. Il Mago Merlino di Goffredo di Monmouth Il primo autore a delineare il profilo di Mago Merlino fu proprio lo storico britannico Goffredo di Monmouth nella Historia Regum Britanniae (1136-1149). Qui si narra di come Vortigern, autoproclamatosi re dei Bretoni, si fosse rifugiato sul monte Erir in Galles allo scopo di far costruire un castello con cui potersi difendere dai Sassoni. Ma quando l’edificio era sul punto di essere ultimato, questi crollava all’improvviso al suolo. Consultatosi con i suoi indovini, Vortigern venne a sapere che l’unico modo per rendere stabili le fondamenta era quello di mescolarle con il sangue di un fanciullo nato senza padre. Manda così alcuni uomini nella cittadina di Carmarthen e qui vedono un bambino piangere perché alcuni suoi coetanei lo prendono in giro in quanto è orfano. Quel bambino Goffredo lo identifica con Merlinus, ovvero Merlino. Portato assieme alla madre al cospetto di Vortigern, Merlino dice al re che conosce il motivo per cui le fondamenta del castello non reggono. Viene così condotto al monte e chiede a Vortigern di far scavare il terreno ai suoi uomini. Così all’interno della terra viene trovato uno stagno con all’interno due draghi, uno bianco e uno rosso, che si uccidono a vicenda. Merlino spiega a Vortigern che si tratta di una visione: egli cadrà per mano o dei Sassoni o dei Britanni. Dopo poco tempo si presentano i fratelli di Vortigern: Uther e Aurelio, pronti a vendicarsi dell’usurpatore e dell’assassino di loro padre. E come previsto da Merlino, Vortigern morì nel suo castello dato alle fiamme dai due […]

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Testi d’amore, i cinque più belli

Testi d’amore Nell’era delle apparenze, delle conoscenze che si vestono d’amicizia. Nell’era delle telecomunicazioni, che della genuina comunicazione fanno progressivamente a meno. Nell’era dell’erotismo scontato e di un romanticismo sopravvalutato, della monotonia e della voragine interiore, i testi d’amore ancora riescono, attraverso le parole ad alimentare passioni, incatenare cuori, catturare la mente e bagnare gli occhi. Dalla poesia ai testi musicali, la parola risulta essere ineclissabile, la più vera e dolce freccia scoccata dall’arco di Cupido. Arma migliore per destare sentimenti ed emozioni assopiti. Di seguito si riportano cinque testi selezionati dal panorama della poesia. Cinque tra le migliori, profonde ed autentiche dichiarazioni d’amore, che ancora riescono a sciogliere i cuori come neve al sole. Testi d’amore. Le poesie Da Baciami di Jacques Prévert Se tu smettessi di baciarmi Credo che morirei soffocata Hai quindici anni ne ho quindici anch’io In due ne abbiamo trenta A trent’anni non si è più ragazzi Abbiamo l’età per lavorare Avremo pure diritto di baciarci Più tardi sarà troppo tardi La nostra vita è ora Baciami! Con queste dolcissime parole il poeta francese Prévert esprime con ardore e delicatezza il più tenero dei sentimenti sigillato dal bacio. E cos’è un bacio se non una calda carezza donata all’anima, assaporandone tutta l’essenza! E il tempo per baciare è qui, è ora, perché poi può essere troppo tardi, e senza si rischia di soffocare.   Sì, sì di Charles Bukowski Quando Dio creò l’amore non ci ha aiutato molto… …Quando creò te distesa a letto Sapeva cosa stava facendo Era ubriaco e su di giri E creò le montagne e il mare e il fuoco Allo stesso tempo Ha fatto qualche errore Ma quando creò te distesa a letto Fece tutto il Suo Sacro Universo. Così si esprime il poeta e scrittore statunitense Bukowski, con parole semplici, ma carnali e divine insieme. Perché l’oggetto d’amore, la donna e il suo corpo, viene descritto come il più bel miracolo che Dio abbia creato. E quel dolce miracolo è lì, pronto ad inebriare sensi e spirito, ad alimentare un amore che scorre e pulsa forte nelle membra.   Ieri sera era amore di Alda Merini Ieri sera era amore, io e te nella vita fuggitivi e fuggiaschi con un bacio e una bocca come in un quadro astratto: io e te innamorati stupendamente accanto. Io ti ho gemmato e l’ho detto: ma questa mia emozione si è spenta nelle parole.   Una struggente poesia d’amore della poetessa italiana Alda Merini dedicata al marito Ettore. Un testo in cui si condensa l’amore puro, amore al quale ha dedicato in vita tutta se stessa. Il tempo imperfetto già indicato nel titolo sottolinea la precarietà di un sentimento, sì profondo e coinvolgente, ma spesso privato di quella certezza proiettata ad un futuro infinito. Oggi è amore, ma domani potrebbe non esserlo. Pertanto si percepisce nella poesia la paura, non della morte, ma dell’amore stesso, là dove un’emozione intensa può spegnersi nelle parole.   Da Ti ho vista di Guido Catalano …il […]

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Castore e Polluce: la storia dei Dioscuri

La mitologia greca ci ha tramandato storie tra le più affascinanti e intriganti di sempre. Tra amori folli, tradimenti e infatuazioni improbabili, le storie degli dei greci non smettono di appassionare chiunque si accinga a leggerle. Il padre degli dei, Zeus, non manca di essere il protagonista delle storie più avvincenti. Tra queste, quella riguardante la nascita di due gemelli, Castore e Polluce, definiti Dioscuri, in quanto figli di Zeus. Le avventure che riguardano i due fratelli sono innumerevoli e il forte legame che li unisce è dimostrato dal loro essere sempre l’uno di fianco all’altro in ognuna di queste ultime, fino alla morte. Ma vediamo insieme chi sono e la loro storia. Castore e Polluce, i due eroici gemelli greci La storia di Castore e Polluce è forse il frutto della fusione di leggende riguardanti due divinità greche e due eroi spartani. Data la natura immortale di Polluce e quella mortale di Castore, si narra che la madre Leda li avesse in realtà concepiti separatamente nell’arco della stessa giornata, il primo con Zeus, il secondo con il re spartano Tindaro. Sorella dei due sarebbe stata Elena, figlia di Zeus. I tre sono legati da un grande affetto, tant’è che i fratelli intervengono in maniera immediata quando Elena viene rapita da Teseo. Secondo altre leggende, invece, i tre fratelli sarebbero stati in realtà concepiti da Leda e da Zeus trasformato in cigno. I Dioscuri sarebbero inoltre tra gli Argonauti, che con Giasone partirono alla conquista del vello d’oro. In questa impresa Polluce si distinse grazie alle sue doti nel pugilato; egli, infatti, viene considerato il primo vincitore delle Olimpiadi. Castore, invece, sarebbe stato un eccellente auriga, e si sarebbe distinto nella corsa. Tra le varie gesta affrontate dai gemelli vi sarebbe lo scontro con i figli di Afareo, a causa del rapimento di un gregge. Nella lotta che ne consegue, Castore viene ferito mortalmente, mentre Polluce, ucciso uno dei nemici, viene salvato dal padre Zeus, che fulmina il secondo. La morte del fratello Castore è insostenibile per Polluce, che implora il padre degli dei di concedergli di ricongiungersi con l’amato fratello. Il dio esaudisce a metà la richiesta del figlio, concedendogli di vivere per metà del tempo negli inferi, destinati a Castore, e per l’altra metà sull’Olimpo. Secondo altri, invece, l’ultima impresa dei Dioscuri sarebbe legata al rapimento delle figlie di Leucippo, promesse spose dei figli di Afareo. Anche in questo caso, uno scontro tra le due coppie di fratelli conduce Castore alla morte, mentre Polluce viene salvato dall’intervento del divino padre. La sofferenza di Polluce, anche stavolta è incontenibile, al punto di rinunciare al privilegio dell’immortalità, per non separarsi da Castore. Zeus concede in questo caso ai fratelli di vivere alternativamente un giorno sull’Olimpo e l’altro nella tomba ad essi dedicata, nell’amato territorio spartano. Il culto dei Dioscuri I due mitici fratelli godettero di un vero e proprio culto a Sparta, con tanto di templi ad essi dedicati. Vennero in seguito rappresentati come aurighi o cavalieri, o con ali. […]

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Paesi dell’Unione Europea: quanti e quali sono

L’Unione Europea, o semplicemente UE, è un’organizzazione internazionale politica ed economica, che annovera attualmente 28 paesi membri, 27 non appena sarà formalizzata l’uscita del Regno Unito. I Paesi dell’Unione Europea coprono una superficie non particolarmente estesa, facendone la settima entità mondiale per estensione. Non tutti i paesi membri, però, fanno parte della zona euro, e altri ancora sono candidati per l’ingresso nell’Unione. Quali sono i Paesi dell’Unione Europea? I 28 paesi membri dell’Unione europea sono: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria. Il Regno Unito, col referendum che si è tenuto lo scorso 23 giugno 2016, ha votato a favore della Brexit, ovvero per l’uscita dall’Europa. Si stima che l’Unione Europea conti al proprio interno, tra i 28 paesi che ne fanno parte, circa 503 milioni di abitanti, una percentuale molto bassa, soprattutto in riferimento alla popolazione mondiale e al numero abbastanza alto di Paesi membri e nonostante l’UE registri un prodotto interno lordo di notevole entità. I paesi fondatori dell’Unione europea sono l’Italia, il Lussemburgo, la Francia, il Belgio, i Paesi Bassi e la Germania, all’epoca ancora divisa tra parte ovest, aderente all’unione, e quella est nel blocco dell’Unione Sovietica. Quando è nata l’Unione Europea? L’Unione Europea nacque venticinque anni fa, con i trattati di Maastricht. Il trattato definitivo sull’Unione Europea venne firmato il 7 febbraio 1992 nella cittadina olandese di Maastricht dai dodici Paesi allora parte della CEE. Nel corso del tempo, l’UE è cresciuta sempre più e continua a crescere, anche grazie ai vari paesi che attendono di entrare a farne parte. I paesi al momento candidati sono: Turchia, Macedonia, Montenegro, Serbia e Albania. Nel 2010 anche l’Islanda si era candidata, per poi ritirarsi nel 2015. Un caso a parte è quello del Montenegro, che ha adottato unilateralmente l’euro già nel 2002, dal momento che prima lo stato aveva in vigore il marco tedesco L’ultimo Paese ad aver aderito all’Unione Europea è la Croazia, nel 2013.  

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Poesie romantiche: 5 da conoscere con analisi

Poesie romantiche: perché conoscere la poesia d’amore? Chi è senza peccato, scagli la prima… poesia: almeno una volta nella vita, tutti noi abbiamo avuto l’esigenza di dedicare qualche verso, una poesia, o raccolte di poesie, a qualcuno. Sono moltissime, sterminate potremmo dire, le collezioni di poesie romantiche che durante il corso dei secoli, sin da quando l’uomo ha capito di avere la capacità di “fare poesia”, si sono “accumulate” per la nostra gioia e il nostro piacere. Conoscere le poesie, tra queste le poesie romantiche, fa bene al nostro animo ed anche al nostro cervello: nel 2013 l’Università di Exeter ha condotto diversi studi sulla poesia, ricavandone che il nostro cervello la percepisce in maniera molto simile alla musica, quindi la processa come musica. Allena il ritmo emozionale, favorisce l’empatia, l’introspezione e la riflessione, oltre che la logica, grazie alla metrica. Poesie romantiche: 5 da conoscere assolutamente Catullo – Carme numero 5 Sia per chi ha compiuto studi classici, che per i semplici appassionati di versi, il Carme numero 5 di Catullo rappresenta una sorta di canone imprescindibile quando si parla di poesie romantiche. È inoltre tra i carmi più conosciuti di Catullo; si pensi al suo verso iniziale “Viviamo, o mia Lesbia, e amiamoci…” Il componimento si snoda lungo tre temi principali: la giovinezza (vista come tempo dove si può godere della vita), la luce (intesa come vita, che un giorno terminerà), e la ciclicità del tempo. Tutto quello che muove questo Carme è l’amore, nella sua forma più compiuta: il poeta fa un appello alla sua amata Lesbia affinché insieme possano vivere un amore libero da ogni costrizione e pettegolezzo, perché la vita non è altro che una “breve luce” al termine della quale dormiranno “un’unica notte eterna”. Dopodiché invita ancora l’amata a dargli mille baci, e ancora cento, e ancora altri mille, in un vero e proprio loop letterario che ha attraversato secoli e secoli di dediche e poesie romantiche. Negli ultimi versi, Catullo rimarca il potere taumaturgico di questi baci, perché porteranno i pettegoli a confondersi, difendendoli. “Viviamo, o mia Lesbia, e amiamoci, e le dicerie dei vecchi severi consideriamole tutte di valore pari a un soldo. I soli possono tramontare e risorgere; noi, quando una buona volta finirà questa breve luce, dobbiamo dormire un’unica notte eterna. Dammi mille baci, poi cento, poi ancora mille, poi di nuovo cento, poi senza smettere altri mille, poi cento; poi, quando ce ne saremo dati molte migliaia, li confonderemo anzi no, per non sapere (il loro numero) e perché nessun malvagio ci possa guardare male, sapendo che ci siamo dati tanti baci.” Dante Alighieri – Canto V dell’Inferno, incontro con Paolo e Francesca Dante Alighieri, poeta italiano per eccellenza, cantava moltissimo l’amore. Sebbene egli utilizzasse l’amore per Beatrice come allegoria per il suo amore verso il Divino, non mancano poesie romantiche, come ad esempio nella sua Vita Nova, o ancora molti punti della sua Commedia. In particolare, nell’Inferno, ricorderemo sicuramente il suo incontro con Paolo e Francesca, sorpresi dalla passione, ad essa […]

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Fuoco fatuo: tra chimica e leggende

Tra mito e realtà, il fuoco fatuo è uno di quegli elementi che sono entrati a far parte dell’immaginario collettivo, spesso però sotto forma di leggenda più che di fenomeno a sé stante, completamente privo dell’alone misterioso che lo circonda. Se da bambini, la storia di questo fuoco ci è sempre stata presentata come legata ad alcune leggende popolari, molti ne ignorano la componente puramente chimica che colloca il fuoco fatuo tra i fenomeni più affascinanti sinora conosciuti. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire cosa genera questa fiamma dal colore bluastro: il fuoco fatuo Generalmente si tratta di un fenomeno chimico provocato dalla combustione di metano e fosfano, fuoriusciti dalla decomposizione di sostanze organiche: ad esempio resti umani di corpi le cui bare, come avveniva spesso in passato, non siano state sigillate correttamente, causando la fuoriuscita del metano che col fosfano origina fiammelle di colore verde-blu. I due gas interagiscono tra loro per effetto della combustione, e le molecole sovreccitate dal calore danno origine a fotoni con una particolare frequenza e lunghezza d’onda. All’interno di uno spettrometro, si può rilevare come a una certa lunghezza d’onda e frequenza -di questi fotoni- corrisponda il particolare colore della fiamma. Questo è il motivo per cui è possibile riscontrare la presenza di fuochi fatui, fluttuanti a livello del terreno, in luoghi quali cimiteri o brughiere. Il misterioso fascino di questo fenomeno, unito ai luoghi in cui generalmente si riscontrava, ha generato una serie di leggende e storie popolari legate al fuoco fatuo, termine italiano che non regge il confronto con la denominazione elargita in altri paesi e strettamente legata alle leggende tramandate. Tra le più comuni, e certamente più scabrose, c’è la leggenda di Will-o’-Wisp, diffusa nella contea inglese Shropshire, che narra del malvagio fabbro Will, il quale fu condannato a vagare sulla terra con in mano un carbone ardente, in cerca della via della Redenzione. Tuttavia Will se ne servì per attirare ignare vittime in foreste fittissime e paludi sconosciute dalle quali non sarebbero più state in grado di uscire. Allo stesso modo, la storia di Jack O’ Lantern narra dell’alcolizzato Jack che fu costretto a vagare per l’eternità sulla terra con una lanterna, escluso sia dal Paradiso che dall’Inferno per aver tentato di ingannare il diavolo. Sostanzialmente, tutte le leggende della Gran Bretagna legano il fenomeno del fuoco fatuo alla malvagità della luce o del personaggio che la trasporta. Di differente stampo sono invece le tradizioni degli altri paesi Europei, tra i quali la Scandinavia e la Francia. Nei paesi scandinavi, infatti, il fuoco fatuo è legato alla storia di un folletto che accende una lanterna in prossimità dei luoghi in cui ha nascosto i suoi tesori, portando ricchezza a chi si avventurava in queste zone. Mentre in Francia, le Feau Boulanger rappresenta lo spirito di una persona morta senza battesimo e per la quale bisognava pregare affinché fosse in grado di uscire dal Purgatorio e ottenere la pace. Se ci avviciniamo all’ambiente fantastico, rileviamo come queste leggende […]

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5 poesie di Alda Merini: epifanie, deliri, nenie, disvelamenti e apparizioni

Alla scoperta di 5 poesie di Alda Merini | Riflessioni Non possiamo, in questo articolo, parlare della nostra “top five” di poesie di Alda Merini, né prenderà qui forma un’analisi o un commento critico delle sue opere; tutto quello che si vuol fare è segnalare le «molecole di narratività» di cinque componimenti scelti per parola chiave nel tentativo di ripercorrere la poetica e la vita della poetessa. Dalla nascita, fino alla morte, contando la furia della pazzia, passando per l’orrore del manicomio e l’abbandono di un marito, odorando amanti senza tempo, ritrovando l’amore di una mamma che meglio di tutto seppe dare alle sue figlie i suoi versi. 5 poesie di Alda Merini Alda Giuseppina Angela Merini nacque il 21 marzo del 1931 a Milano. Inaugurata la primavera con i suoi versi e fiorendo come un ciliegio che si riempie di rosso, lei, fiore riempito di linfa, si dice “poetessa della vita”. «Sono nata il ventuno a primavera»  canta, in suo onore, Milva sulle note di Giovanni Nuti (dall’album “Milva canta Merini“, 2004). «Il gobbo» da “Poetesse del Novecento” Il destino di Alda Merini è, sin dalla nascita, fatto di pane e poesia. Alda è una bambina subito forte: a soli 12 anni fa l’ “ostetrica”, portando alla luce il fratellino, sotto le bombe della guerra e le urla della mamma. Al contempo si svela ai suoi occhi l’identità salvifica della poesia e all’età di 15 anni Giacinto Spagnoletti è il primo ad essere considerato il vero scopritore del suo talento. «Il gobbo» è infatti tra le prime poesie pubblicate di Alda Merini: prima di finire in “Poetesse del Novecento“, fu pubblicata da Spagnoletti in “Antologia della poesia italiana 1909-1949″. Dalla solita sponda del mattino io mi guadagno palmo a palmo il giorno: il giorno dalle acque così grigie, dall’espressione assente. Il giorno io lo guadagno con fatica tra le due sponde che non si risolvono, insoluta io stessa per la vita … e nessuno m’aiuta. Mi viene a volte un gobbo sfaccendato, un simbolo presago d’allegrezza che ha il dono di una stana profezia. E perché vada incontro alla promessa lui mi traghetta sulle proprie spalle. «Quel sentirmi chiamare» da “Ipotenusa d’amore” “…allora sono andata con il primo che mi è capitato perché non ce la facevo più. Avevo 18 anni, dove dormivo scusate? Così poi l’ho sposato, nel 1953. Era un operaio, è morto nel 1983, un lavoratore. Si chiamava Ettore Carniti […] Un bell’uomo. Ho avuto quattro figlie da lui.” (dall’intervista con Cristiana Ceci, 2004). Ettore Carniti è un uomo poco propenso alla letteratura; Alda non rinuncia alla poesia neppure con la fame… Un giorno Ettore torna a casa dopo aver speso tutti i soldi, lei gli lancia una sedia contro per ferirlo gravemente. Emanuela, Barbara, Flavia e Simonetta vengono strappate presto alla loro mamma: Alda è considerata psicolabile. Quel sentirmi chiamare mamma quando eri nel cortile, il cortile del canto, e muovevi un pallone tutto tuo per quel tuo sapiente rigiocare sulle scintille dell’adolescenza: era già un abbandono e non […]

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Aruspicina, disciplina etrusca

Aruspicina (disciplina etrusca) o interpretazione della volontà divina I Romani chiamavano “Etrusca disciplina” l’insieme dei riti, delle cerimonie e delle conoscenze che costituivano la scienza sacrale degli Etruschi. In particolare, la scienza degli haruspices era svolta da esperti sacerdoti e consisteva nella pratica dell’arte divinatoria dell’aruspicina: esaminare gli organi interni degli animali per scorgerne i presagi divini. L’aruspice o “esaminatore delle viscere”, accompagnando il rito con una preghiera, sacrificava l’animale, ne estraeva  l’organo per analizzarne i segni. La forma, il colore e l’aspetto saranno la chiave di volta per il presagio. Aruspicina: origini e tecniche Il mito etrusco narra che Tarconte( figlio di Telefeo e comparso nell’Eneide come capo degli etruschi e come fondatore della Tarquinia, una delle più potenti città etrusche)  già istruito nell’arte dell’aruspicina, stava arando i campi nei pressi del fiume Marta in Tarquinia,  quando vide una zolla di terra innalzarsi e assumere le sembianze di un fanciullo. Era Tagete, un ragazzo dalle virtù e dalla saggezza sconfinate tanto che veniva rappresentato con i capelli bianchi. Tagete tramandò i segreti della scienza sacrale al popolo dell’Etruria che si impegnò a riscrivere tutti i suoi insegnamenti nella lingua patria in tre libri: gli Aruspicini, i Fulgurali e i Rituali. Nella concezione religiosa etrusca vi era una stretta relazione tra macrocosmo e microcosmo: la terra è un riflesso dell’ordine divino che è in cielo. Proprio per questo motivo la ripartizione della volta celeste si rifletteva anche sui singoli elementi terrestri, tra cui appunto, gli organi interni degli animali. L’esame delle viscere svolto dagli aruspici, oltre che su organi come l’intestino, si focalizzava soprattutto, se non esclusivamente, sull’analisi del fegato. Il fegato veniva ripartito in varie sezioni, ognuna delle quali corrispondeva a una certa divinità ed aveva quindi il proprio significato, positivo o negativo. Ognuna delle due facciate del fegato presentava un suo centro, una sua destra e una sua sinistra dove destra e sinistra erano rispettivamente segno di buono e cattivo auspicio. Del fegato contavano anche il colore e l’aspetto: se questo aveva un cattivo aspetto, delle anomalie, delle malformazioni o segni di malattia e di cattive influenze esterne si poteva parlare di segni “fortuiti” e quindi di una volontà nefasta. L’esempio più esplicativo e raffigurativo dell’arte dell’aruspicina è il Fegato di Piacenza, detto più semplicemente fegato etrusco: la lettura può essere rimandata a quella di una mappa in riferimento ai suoi punti cardinali. Rivolgendosi con le spalle verso il nord, si aveva alla propria sinistra la parte orientale che era di buon auspicio e alla propria destra quella occidentale di cattivo auspicio. La scienza degli haruspices: dagli etruschi ai romani Molti dei libri che costituivano la letteratura sacra detta Etrusca disciplina furono tradotti dall’etrusco al latino da due personaggi romani: l’Aruspice Tarquizio Prisco e Aulo Cecina. (Purtroppo però, i libri, fatti custodire da Augusto nel tempio di Apollo Aziaco sul Palatino, furono fatti distruggere da Teodosio e Onorio). Le popolazioni romane furono infatti, ancora prima della sconfitta etrusca da parte dell’Impero Romano, influenzate dalla cultura Tuscanica specialmente in […]

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Simboli massonici: i 19 più importanti

Simboli massonici, quali sono i più importanti?  La massoneria è un’associazione iniziatica le cui radici affondano nella notte dei tempi. L’atto di nascita ufficiale è del 1717, ma gli ideali massonici risalirebbero alla costruzione del Primo Tempio ebraico di Re Salomone (988 a.C.), quando l’architetto Hiram Abif avrebbe raggiunto una sorta di illuminazione spirituale attraverso i sacri ideali della costruzione. Massoneria Il termine Massoneria deriva dal francese franc-maçon (in inglese freemason ossia frammassoni, come erano chiamati i membri della massoneria), che significa “libero muratore”. Tale nome deriva dalla presunta discendenza della Massoneria da una corporazione di operai e muratori, riuniti in una associazione di mutuo appoggio e perfezionamento morale. La segretezza delle riunioni è uno dei capisaldi della Massoneria, aspetto che ha permesso ai massoni, soprattutto in passato, di operare in clandestinità, a volte anche con fini eversivi. Rifiutano gli atei e credono in un Dio ben diverso da quello cattolico, che è, piuttosto, un Grande Architetto. Altre caratteristiche massoniche sono la ritualità e la sacralità delle riunioni e il forte simbolismo. I 19 simboli massonici più importanti Nei Morals and Dogma di Albert Pike del 1871, l’autore, soprannominato il “papa della massoneria”, spiega come molti dei simboli massonici provenissero da culti pre-cristiani, in aperta polemica con la religione dominante nel mondo occidentale. Compasso e squadra Compassi e squadre sono da sempre gli strumenti per eccellenza dagli architetti, usati per stabilire le proporzioni tra le parti degli edifici e per dare bellezza e stabilità alle loro creazioni. Per questo motivo, la massoneria ha fatto propri questi simboli per sottolineare la rettitudine richiesta ai membri: il compasso disegnava una circonferenza all’interno della quale il buon massone doveva riuscire a circoscrivere le proprie passioni e i propri desideri. I due strumenti sono sempre visibili, intrecciati, in ogni stemma massone, a volte con una “G” nel mezzo. Il significato originario della lettera è andato in parte perduto. In Italia potrebbe indicare sia il Grande Architetto, sia la Geometria, sia il numero 7, dato che la G è la settima lettera dell’alfabeto. Per gli inglesi, la “G” sta per God, Dio. Può indicare anche Gnosi o Generazione. Il compasso è anche un simbolo del sole e della luce, perché l’unione delle due braccia dello strumento stabilisce un punto, che può essere identificato come una fonte luminosa, mentre le braccia rappresentano i raggi che da essa nascono. In sintesi, si può identificare nella squadra l’obbligo morale e nel compasso la spiritualità, la capacità, il genio. Filo a piombo e livella Il filo a piombo è l’elemento dell’equilibrio interiore e suggerisce l’idea dell’ascesa stabile, verticale, che guida alla perfezione. La livella indica la capacità di costruirsi un sistema di riferimento e quindi l’arricchimento spirituale. Simboleggia anche il comune destino della Morte ed ammonisce gli uomini a prepararsi alla Grande Livellatrice. Maglietto e Scalpello Il maglietto rappresenta la forza di volontà, la determinazione ad agire per il bene, secondo coscienza. Lo scalpello presuppone il discernimento, la capacità di distinguere le parti della pietra utili alla costruzione da quelle inutili e quindi la conoscenza di ciò che deve esser fatto e cosa […]

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10 frasi in spagnolo da ricordare

Lo spagnolo è la terza lingua più parlata al mondo. Diffusa in ogni continente, porta con sé una varietà di culture, che si esprime anche nel linguaggio, con un gran numero di termini differenti per ogni stato parlante, volti a identificare lo stesso oggetto. Lingua sensuale e poetica, con i suoi accenti e le sue peculiarità, ha incantato e continua ad incantare. Grandi poeti e scrittori si sono espressi in questa lingua che sembra declinare le varianti della passione coi suoi ritmi avvolgenti. Vi proponiamo di seguito 10 frasi in spagnolo da ricordare, tratte da libri di scrittori, poeti e non solo, ricche di significati e fautrici di forti emozioni. Le frasi dei poeti “Posesiòn tù me dabas/de mì, al dàrteme tu” “Possesso di me tu mi davi,/dandoti a me” La poesia da cui deriva questo verso è tratta da “La voce a te dovuta” di Pedro Salinas. Il gioco di possessivi, che seguono proprio la parola “possesso”, serve in realtà ad esplicitare l’idea opposta; la persona amata rende il soggetto amante più consapevole si sé proprio grazie all’atto gratuito dell’amore, che non è legato a nessun tipo di possesso reale, se non quello, nel caso in cui sia ricambiato, del sentimento stesso. La poesia da cui è tratta questa frase rende l’idea esatta della sensazione dell’innamoramento e del persistere di tale sentimento, nonostante un allontanamento. Il poeta è infatti cantore dell’amore in ogni sua sfumatura. “Quiero hacer contigo, lo que la primavera hace con los cerezos” “Voglio fare con te, quello che la primavera fa con i ciliegi” Verso finale della poesia “Giochi ogni giorno con la luce dell’universo” del famoso Pablo Neruda, considerato tra i migliori poeti del XX secolo. La poesia e in particolare questa frase, tra le più dolci e velatamente passionali scritte sull’amore, è tra le più celebri del poeta. Conosciuto principalmente per i suoi versi d’amore, ne ha scritti anche d’invettiva, essendo impegnato nell’ambito politico del suo paese, il Cile. Oltre ogni considerazione sensuale, il verso finale della poesia, attraverso la metafora della primavera, esprime visivamente tutta la bellezza dell’innamoramento, nonché della dolcezza legata al ciliegio in fiore, con i suoi colori tenui e delicati, che accarezzano l’occhio e il cuore. La passione dell’amore è dunque associata ad una disarmante delicatezza. “El más terrible de todos los sentimientos es el sentimiento de tener la esperanza muerta” “Il sentimento più terribile è quello di aver perso la speranza” Frase del celebre poeta e drammaturgo Federico Garcia Lorqua. Tra i più amati del periodo, il poeta vive i disastri della guerra civile nel suo paese. La frase, nonostante le avversità vissute, invita a non perdere mai la speranza, perché tra tutte le sensazioni, questa è la peggiore. Un instancabile inno alla vita, che si staglia chiaro anche nella desolazione. Le frasi degli artisti “¿Se pueden inventar verbos? Quiero decirte uno: Yo te cielo, así mis alas se extienden enormes para amarte sin medida” “Si possono inventare dei verbi? Te ne dico uno io: Io ti cielo e così le mie […]

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