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Eroica Fenice

La categoria Culturalmente contiene 944 articoli

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Profumo di passato: un prequel per Miss Book

Profumo di passato è un viaggio last minute in un’epoca lontana in cui si percepisce improvvisamente un guizzo di vita che sembra investirti… e poi tutto resta sospeso, aperto, indefinito. Un prequel. Profumo di passato è un prequel, un preludio ad un nuovo romanzo, che si affianca a quelli finora pubblicati da Jane Rose Caruso, che da qualche anno ormai ha iniziato a raccontare le magiche avventure di una guaritrice dell’anima, Miss Garnette Catharine Book, una scanzonata ed anziana detective, a metà tra Agatha Christie e Jessica Fletcher de “La signora in giallo”. La donna, tra infusi e prelibati manicaretti, risolve le vicende più bizzarre che accadono nel suo amato paesino della campagna inglese, che si affaccia sul mare ed è circondato da prati pieni di lavanda e fiori di camomilla, Beltroy. Questa contea è invisibile ai più e non c’era da aspettarsi null’altro dal paese di Miss Book: solo chi conserva ancora la scintilla dell’amore, solo le anime vere riescono a raggiungere Beltory. Profumo di passato: un prequel delle avventure di Miss Book Profumo di passato narra le vicende della nonna di Miss Book, Mrs Garnette Catharine Bigshop, erborista, donna altrettanto speciale come la nipote, da cui quest’ultima ha ereditato la capacità innata di risolvere misteri e di curare i malanni dell’anima, la quale giunge a Beltory subito dopo le nozze con Mr Stephen Scott Book, di cui è profondamente innamorata. Beltory è un luogo idilliaco, sospeso nel tempo, nei colori, nel calore dei suoi abitanti ma un’epidemia improvvisa lo manda in tumulto, costringendo Mrs Bigshop a nascondersi presso la famiglia del marito in quanto proprio gli abitanti della cittadina, spaventati e in preda ad insensati pregiudizi, iniziano ad accusarla della diffusione della malattia. Da qui l’inizio delle sue avventure, che Jane Rose Caruso svelerà in una prossima uscita, intitolata Morte al convento. Jane Rose Caruso: una penna, un personaggio, un sogno “Una fotografa di emozioni, una realizzatrice di sogni”. Così definisce il personaggio di Jane Rose Caruso il suo alter ego e creatrice, Rosa Caruso. Vulcano dirompente di creatività e di iniziativa, Rosa Caruso nasce come blogger letteraria con “La Fenice” dove tratta di tutto ciò che l’appassiona. Apre una libreria, “La Fenice” nel paese natio, Telese terme (Bn), dove incontra la giornalista Maria Grazia Porceddu, con cui da quattro mesi ha deciso di aprire la casa editrice Segreti in giallo Edizioni. Intanto la sua carriera letteraria esplode. Con la firma di Jane Rose Caruso, rielabora un manoscritto del 2015, Spezie & Desideri, e lo pubblica nel 2018. Il libro è un affresco british, strutturato come un diario, che narra le storie di Miss Garnette Catharine Book. Seguono la novella Un thè alla zucca, il secondo volume della saga di Miss Book Strenne e cannella ed infine Rum e segreti, raccolti successivamente nel volume unico “Miss Garnette Catharine Book”, edito da Literary Romance. Non contenta, a queste “favole per adulti”, decide di affiancare anche la scrittura di tre favole, dando avvio alla collana delle “Fiabe della foresta incantata” […]

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Arriva Milla! Sport e disabilità in un nuovo fumetto inclusivo

Arriva Milla! Sport e disabilità nel nuovo fumetto firmato Baldoni per Sportfund Promosso dalla onlus bolognese “fondazione per lo sport Sportfund”, Arriva Milla! è un progetto inclusivo per accendere i riflettori sullo sport e sul mondo della disabilità. In questi giorni in particolare, nei quali c’è grande apprensione per l’atleta paraolimpico Alex Zanardi ricoverato a Siena e da poco di nuovo operato al cervello dopo il grave incidente subito, scrivere di sport e di inclusione sembra essere fondamentale soprattutto per i giovani. Costituita nel dicembre 2016 grazie ad Alberto Benchimol, Sportfund ha avviato numerosi progetti cui hanno partecipato quasi 3000 persone fra cui 1523 con disagio sociale o disabili (definiti tali dopo la Convenzione ONU del 24/02/2009), volontari, e formando più di 100 tecnici sportivi. Presieduta oggi da Carla Zauli, la fondazione comprende istruttori di mountain bike, sci, arrampicata, e nordic walking, avvocati, psicologi e psicoterapeuti, guide alpine specializzate in accompagnamento di persone con disabilità, psicomotricisti, architetti e paesaggisti esperti in progettazione inclusiva di aree alpine, educatori professionali sanitari. Il progetto Arriva Milla! è nato anche per far conoscere questa bellissima realtà promotrice di attività sportive gratuite dedicate a bambini disabili. Sul sito della fondazione si legge, inoltre, che «la speranza è che anche i genitori possano trarre ispirazione e indicazioni per ampliare le opportunità per i loro piccoli combattenti». Infatti, dopo la chiusura delle scuole e dei centri didattici anche pomeridiani, in uno studio condotto su bambini dai 0 ai 10 anni con disturbi di linguaggio e disabilità intellettiva, dell’apprendimento, con deficit motori e dello spettro autistico, sono stati rilevati incrementi significativi di alcuni “comportamenti problema”, aumenti di “comportamenti ritiro”, ansiosi- depressivi, di attenzione e aggressivi. I genitori hanno dichiarato di essersi sentiti maggiormente sopraffatti nel proprio ruolo e sebbene abbiano riscontrato emozioni positive e dimostrato resilienza, anche grazie alle risorse sociali a disposizione, per il 50 % hanno segnalato di aver avuto bisogno di supporto non solo negli ambiti didattici e educativi, ma anche riabilitativi. Con l’apertura, dunque, dei centri estivi e diurni per disabili, la situazione sembra stia gradualmente migliorando, e lo sport rappresenta sempre un’ «occasione irrinunciabile di inclusione sociale». Milla: quando lo sport è occasione di riscatto Arriva Milla! ha come protagonista una bambina di 5 anni e mezzo che ha subito l’amputazione alla gamba sinistra di cui porta una protesi. «Mamma, che significa disabile?»: la piccola Milla vive la sua condizione “normalmente”, ignara dei pregiudizi, delle definizioni e dei luoghi comuni dettati dall’ignoranza e relativi alla sua disabilità. Ironica e con uno spiccato senso della giustizia, mette spesso in difficoltà genitori e altri adulti con domande mai banali che Heinz von Foerster avrebbe definito legittime (con risposte ignote su un sapere noto), e che mettono in evidenza contraddizioni e  credenze semplicistiche della società moderna. Con il suo inseparabile unicorno, Milla incarna una bambina che vive serenamente, amante della natura e dello sport, pur non interpretando l’esperienza come una favola, ma come reale possibilità di riscatto. I testi, i soggetti e le sceneggiature di Alberto […]

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Isole italiane: bellezza, cultura e scenari unici

Le isole italiane attirano ogni anno tantissimi visitatori, sia d’estate che durante il resto dell’anno. Ogni isola si colora delle sfumature proprie della natura morfologica che la contraddistingue, regalando scenari unici e rari: spiagge bianche, acque cristalline, rocce dalle forme più disparate, ciottoli colorati. Un insieme di fattori che contribuiscono a determinarne l’identità, rendendola una diversa dall’altra. Isole italiane: il grande potenziale italiano In Italia le isole sono circa 800. Alcune di queste sono abitate mentre altre sono molto amate durante il periodo estivo, grazie a una densità demografica piuttosto bassa. La più grande delle isole del Mediterraneo è la Sicilia, scelta sempre più frequentemente per il vasto patrimonio artistico, culturale e storico che la caratterizza; meravigliose sono le spiagge tra cui al primo posto spicca San Vito Lo Capo. Ogni spiaggia si tinge delle proprietà della macchia mediterranea, creando un vero e proprio paradiso naturale incontaminato. Naturalmente ogni isola differisce dalle altre non solo per la conformità del territorio, ma anche per la tipologia di turismo che la contraddistingue. Ricordiamo inoltre che nelle isole italiane considerate “maggiori” lo sviluppo economico e industriale ha contribuito, nel tempo, a determinare mutamenti e diversità non solo ambientali, ma anche di carattere sociale e culturale. Le due isole maggiori della Penisola italiana sono circondate da arcipelaghi minori; sono ventotto le isole che si raggruppano attorno alla Sardegna, di cui solo otto sono densamente abitate, mentre ventidue si trovano attorno alla Sicilia. In prevalenza si spargono dal Tirreno ai mari di Sardegna e Sicilia. Isole italiane: scenari diversi per esigenze varie Alcune tra le isole italiane, sono luoghi meravigliosi ma impervi; tra questi sicuramente rientra l’isola di Montecristo in Toscana, luogo ripido e remoto, noto anche grazie alle varie citazioni letterarie  alle varie apparizioni cinematografiche. Una terra quasi magica, incontaminata e nella quale il tempo sembra essersi fermato in uno spazio dai confini contornati dai colori del tramonto. Proprio in riferimento ai cosiddetti confini altra isola italiana importante è Lampedusa, tra le più belle e più scelte non solo d’estate, che rappresenta l’ultimo lembo di territorio italiano prima dell’Africa. Magnifica isola a sud della Sicilia forma, assieme all’isola di Linosa e allo scoglio di Lampione, l’arcipelago delle Pelagie (ovvero “isole d’alto mare” secondo l’etimologia greca). Terra di confine tra due mondi, Lampedusa racchiude caratteristiche ambientali di due continenti assai diversi: l’Africa e l’Europa. Basti pensare che dista 210 km dalle coste siciliane e solo 152 km da quelle africane. Oltre alla Sicilia e alla Sardegna, che sono le principali isole italiane, esistono moltissime altre realtà che meritano di essere conosciute per la loro bellezza. Alcune di queste isole sono grandi e conosciute mentre altre più piccole e quindi meno note, ma non per questo meno belle. Tra le isole italiane più belle è opportuno menzionare anche Ischia, isola del Golfo di Napoli assieme a Capri e Procida. La cosiddetta isola verde dista circa 33 km dalla città di Napoli e nel corso degli anni è divenuta una delle mete più gettonate da chi decide […]

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I poeti maledetti: chi sono e perché rappresentano la poesia moderna

Poeti maledetti, poètes maudits: gli amanti della poesia si sono almeno una volta rapportati con questa definizione, al quale la critica ha dedicato biblioteche intere di testi. Ci viene da dire, a ben ragione. I poeti maledetti, vissuti durante la seconda metà dell’Ottocento, rappresentano a tutto tondo una prima generazione di poesia che possiamo definire moderna. Ma essere poeti maledetti non significava – e significa – soltanto “scrivere” in un certo modo, bensì racchiude tutta una filosofia di pensiero che si esplica anche nel loro modo di vivere, con ripercussioni sociali non da poco. La fortuna della definizione “poeti maledetti” fu fatta da Paul Verlaine, con l’opera Les poètes maudits pubblicata nel 1884: all’interno, Verlaine inserì i poeti che soleva frequentare abitualmente. Ritroviamo, quindi: Arthur Rimbaud, Stephane Mallarmé, Tristan Corbiere, Auguste Villiers de l’Isle-Adams, Marceline Desbordes-Valmore (unica donna inserita nel circolo) e Pauvre Lelian (che altro non era che Paul Verlaine sottoforma di acronimo). Ciò non significa che i maledetti furono una “corrente” attiva soltanto nell’Ottocento, anzi: lo scrittore latino Petronio è stato inserito tra i poeti maledetti, per la sua condotta; il medievale François Villon; in epoca contemporanea, sono stati chiamati “maledetti” anche il cantante Jim Morrison, Kurt Cobain dei Nirvana, ma anche Amy Winehouse. Essere poeta maledetto non significava, pertanto, essere soltanto avvezzo all’alcol, alle droghe ed ai tipi di evasione “artificiali”: essere poeta maledetto significava anche condurre una vita al di fuori della società, sia perché delusi dall’andazzo della stessa (ci riferiamo, qui, alle vicissitudini accadute in Francia durante tutto l’Ottocento), sia per una sorta di “snobismo”: infatti, i poeti maledetti nelle loro opere non parlavano della povera gente – lasciando, quindi, il compito al positivismo ed al realismo di quegli anni – ma si dedicavano a minuziose descrizioni di personaggi singolari, alla ricerca estetica ed autoreferenziale della poesia. I poeti maledetti: le loro opere Il mito del poeta maledetto si ramifica, quindi, nel complesso quadro letterario che è l’Ottocento in Francia. Come ben sappiamo, la corrente maggiore fu il Romanticismo, che si articolò in vari periodi (primo e secondo Romanticismo, per semplificare) e che a mano a mano si avviò verso una “distruzione” della poesia come la si era conosciuta fino a quel tempo, a partire dal verso. Se – fino a Baudelaire compreso – il verso più prolifico in Francia era stato l’alessandrino (che Victor Hugo e Baudelaire portarono alle estreme conseguenze di bellezza e possibilità), con i poeti maledetti ci avviamo verso la distruzione del verso, alla non-coordinazione tra le varie parti del discorso. Per quanto riguarda le tematiche, come abbiamo avuto già modo di accennare, i poeti maledetti sceglievano tematiche che li “allontanavano” dalla borghesia e dalla descrizione della realtà (compito che lasciavano all’allora imperante corrente del Realismo e del Positivismo), avvicinandosi a temi “di nicchia” e non socialmente accettabili spesso. Tutti i poeti maledetti inseriti nell’opera verlainiana rappresentarono delle eccellenze della loro epoca; menzione d’onore per l’unica donna, Marceline Desborde-Valmore: dalla vita pittoresca, attrice di teatro, i suoi versi richiamano ancora la […]

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Favole classiche. Patrimonio plurimillenario intriso di saggezza e modernità

Il termine “favola” rimanda la mente all’universo d’infanzia, pensata e prodotta per i bambini. In realtà la favola è un autentico genere letterario, caratterizzato da componimenti brevi, aventi per protagonisti spesso animali e oggetti inanimati, intrisi di morale e tipologie di comportamenti umani facilmente riscontrabili nella realtà. Pertanto le favole costituiscono ormai un valido ed orgoglioso patrimonio universale, e le favole classiche recano con sé un alone di fascino e carica pedagogica tutt’oggi, in questo mondo votato all’aridità delle relazioni e al timore deleterio della crescita emotiva e dell’impegno alla determinazione. Dunque risulta quanto mai urgente il bisogno di narrare e ascoltare fiabe, non solo per intrattenere e formare i fanciulli, bensì utile agli adulti per recuperare o ricercare la propria dimensione ed evadere con l’immaginazione da un mondo schivo e ormai troppo “adulto” per crescere davvero. Favole classiche. Pedagogia, crescita e maturità Vediamo quali sono le caratteristiche che rendono le favole classiche tanto amate nei secoli, non solo dai bambini ma anche dagli adulti. Le favole classiche, così come quelle più moderne, hanno molto da insegnare proprio agli adulti, in particolare all’adulto moderno. Le storie e i caratteri che popolano le fiabe emergono dalla stessa realtà, riproducendo le varie tappe di crescita dell’uomo, le decisioni ponderate ed effettuate, così come le sfumature negative che completano pur sempre il nostro essere. Pertanto i bambini, come gli adulti, sono portati a riconoscersi nell’uno o nell’altro personaggio di una fiaba, in una o un’altra particolare favola, che più delle altre rappresenta da vicino il nostro vissuto, le nostre perplessità, gli errori e i successi. Dal punto di vista prettamente pedagogico, la fiaba stimola ad un apprendimento completo a livello linguistico, cognitivo ed affettivo. E una delle acquisizioni più importanti, nell’era della superficialità e dell’interesse rivolto troppo spesso a questioni più pratiche che fondamentali, consiste nel valore da donare al tempo. Quel tempo che sembra sempre mancare o che non ci si sdegna di impiegare in maniera infruttuosa. Ebbene, leggere e ascoltare favole ridona tale imprescindibile capacità, quella di riuscire a dedicare tempo di lettura e di ascolto per sé e per il bambino a cui la si rivolge. Perché la narrazione delle favole implica attenzione e partecipazione, al fine di trasmettere e condividere pienamente il significato che ogni fiaba veicola. Un’altra importante caratteristica delle favole classiche concerne la tempistica, ossia quando cominciare a narrare le fiabe ai bambini. Beh, prima si inizia, prima il bambino si accosterà al percorso di crescita, senza tra l’altro edulcorare troppo gli aspetti delle storie più oscuri e tetri. Sempre più spesso si tende ad avere nei confronti dei piccini un atteggiamento eccessivamente protettivo, in generale nella vita, teso a tutelarli forzatamente dalle esperienze spiacevoli di insuccesso, frustrazione e sbagli. Ma le fiabe riescono con la loro dolcezza narrativa a iniziare i bambini a ciò che è la vita davvero a trecentosessanta gradi, fatta cioè di vittorie, così come di sconfitte. Gli stessi antagonisti nelle fiabe rappresentano simbolicamente le emozioni spiacevoli che il bambino può nutrire, e […]

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Ideale dell’ostrica: la visione della vita di Giovanni Verga

Ideale dell’ostrica: la visione verghiana della vita La prima formulazione dell’ideale dell’ostrica da parte di Giovanni Verga si ha in Fantasticheria, una delle novelle di Vita dei campi pubblicata per la prima volta sul “Fanfulla della domenica” il 24 agosto 1879. Fantasticheria è una specie di lunga lettera a una signora esperta del mondo, una dama d’alta società, con la quale l’autore narrava di aver passato quarantotto ore ad Aci Trezza, il villaggio di miseri pescatori divenuto teatro de I Malavoglia. «Insomma, l’ideale dell’ostrica! – direte voi – Proprio l’ideale dell’ostrica e noi non abbiamo altro motivo di trovarlo ridicolo che quello di non essere nati ostriche anche noi. Per altro il tenace attaccamento di quella povera gente allo scoglio sul quale la fortuna li ha lasciati cadere, mentre seminava principi di qua e duchesse di là, questa rassegnazione coraggiosa ad una vita di stenti, questa religione della famiglia, che si riverbera sul mestiere, sulla casa, e sui sassi che la circondano mi sembrano – forse pel quarto d’ora – cose seriissime e rispettabilissime anch’esse.» Così Giovanni Verga compiva, con Fantasticheria, il passo decisivo verso la narrazione della vita degli umili. Cominciava ad operare in lui tutto il fascino di una realtà diversa da quella che fino ad allora aveva influenzato le sue scelte poetiche: Verga non più narratore della vita galante, ma Verga narratore della povera gente, della sua terra d’origine, la Sicilia. Un germe che avvia alla stesura dei Malavoglia, ma anche il germe della pietà umanitaria “nei confronti delle tenaci affezioni dei deboli, nell’istinto che hanno i piccoli di stringersi fra loro per resistere alle tempeste della vita” che nasce nello scrittore “galantuomo” del Sud. Ideale dell’ostrica: Verga tra idealizzazione e impossibilità del mondo arcaico Con l’ideale dell’ostrica Verga aveva fatto quello che, poco meno di un secolo dopo, farà anche Pasolini: riconoscere la sacralità di un popolo ancora incontaminato dalla artificiosità della vita cittadina e borghese: un popolo di umili sfuggito alla “fiumana del progresso”. I deboli (i miseri pescatori di Aci Trezza o i miseri contadini del mondo rurale), come ostriche, rimangono attaccati allo scoglio di valori (primo fra tutti la religione della famiglia e il lavoro), credenze e tradizioni nel tentativo di sopravvivere alla “lotta per l’esistenza” ancorati, rinchiusi e difesi in un’atmosfera idilliaca fatta di «pace serena» e «sentimenti miti, semplici, che si succedono calmi e inalterati di generazione in generazione». Ma la idealizzazione romantica del mondo idilliaco degli abitanti di Aci Trezza, un mondo arcaico rurale che diventa mitico, fatto di innocenza e ingenuità, incontra lo spietato pessimismo verghiano e si trasforma in nostalgia: prende il sopravvento la crudele consapevolezza della impossibilità di esistenza per quel mondo, destinato a subire anch’esso gli influssi della modernizzazione, scontrandosi con la storia e le sue forze disgregatrici. È proprio con I Malavoglia che assistiamo alla disgregazione di un mondo primordiale; è ne I Malavoglia che il coro meschino, ovvero la voce degli abitanti di Aci Trezza, demistifica e svaluta tutti i valori nobili e puri […]

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Flashback e Flashforward, cosa sono

Scopriamo insieme le tecniche narrative del Flashback e del Flashforward, tramite alcuni esempi letterari e cinematografici. Qualsiasi tipologia di narrazione deve possedere non soltanto una trama lineare e dei personaggi ben caratterizzati. ma deve saper adoperare anche tutto quell’ampio ventaglio di tecniche utili per tenere alta l’attenzione del suo pubblico. Le più utilizzate tra queste sono quelle del flashback e del flashforward, che si basano sul tempo del racconto. Flashback e Flashforward all’interno della fabula e dell’intreccio Prima di parlare ampiamente di queste due tecniche, è necessario spendere qualche parola su quello che viene definito come tempo del racconto, che può essere inteso come fabula e intreccio. Rispettivamente la storia può seguire l’ordine cronologico degli eventi (nascita – vita – morte) o quello strettamente narrativo (morte – nascita- vita). In entrambi i casi, ma di più nel secondo, l’autore può avvalersi dell’uso del flashback e del flashforward. Flashback. Cos’è ed esempi Il flashback, che in italiano corrisponde all’analessi, permette di andare a ritroso nel tempo del racconto, mostrando eventi che sono accaduti in precedenza o episodi chiave della vita di un personaggio che sono utili per capire la trama principale, nonché alcune sue caratteristiche. Si rivela indispensabile anche per coprire gli eventuali buchi di trama che possono intaccare la linearità della vicenda. Questa tecnica risale ai poemi epici. Gran parte dell’Odissea di Omero è in fin dei conti un lungo flashback dove Ulisse, giunto alla corte di Alcinoo come ospite, racconta le avventure vissute assieme ai suoi compagni una volta fuggito da Troia. Nella letteratura italiana è celebre l’esempio de I promessi sposi dove Alessandro Manzoni interrompe la narrazione principale per parlare del passato di Fra Cristoforo, della Monaca di Monza, dell’Innominato e del cardinale Federigo Borromeo. Si può anche citare La freccia del tempo, romanzo scritto da Martin Amis nel 1990 che narra la storia di un ex medico nazista partendo dalla sua morte per poi concludersi con la sua nascita. Qui la tecnica del flashback viene usata per innescare curiosità nel lettore, in quanto egli non sa fin da subito che il personaggio principale sia in realtà un criminale di guerra. Tanti esempi di flashback si trovano anche nel cinema e nelle serie TV. Alcuni film possono essere interamente raccontati con questa tecnica, partendo da un evento scatenante. Quarto Potere di Orson Welles inizia con il protagonista Charles Foster Kane che in punto di morte pronuncia una parola enigmatica: Rosabella (Rosebud in originale). Proprio quell’ultima parola porterà un giornalista a intervistare le varie persone con cui Kane è stato a contatto nel tentativo di capire a cosa si riferisca. Altri buoni esempi sono Viale del Tramonto di Billy Wilder e Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore. Nel primo caso la narrazione inizia con il ritrovamento all’interno di una piscina del cadavere del protagonista il quale, oramai divenuto un fantasma, racconta tramite un lungo flashback le vicende che lo hanno portato a fare quella fine. Il secondo film invece inizia con una telefonata che riporta il protagonista, un regista […]

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Fabula ed intreccio: il tempo nella narrazione

La fabula e l’ intreccio sono i criteri che regolano l’ordine degli eventi in una narrazione. Prima di analizzare il rapporto tra fabula ed intreccio, bisogna fare una distinzione tra i due avvenimenti narrativi. In narratologia per intreccio si intende l’insieme degli eventi contenuti in un’opera narrativa, visti però non nel loro susseguirsi cronologico e casuale, ma nel modo in cui sono stati disposti dall’autore. Questi infatti può ricorrere a diversi artifizi narrativi, determinando delle distorsioni rispetto alla sequenza meramente cronologica. Ad esempio, con la prolessi l’autore anticipa al lettore la conoscenza di fatti che sulla linea temporale verranno solo dopo. Viceversa, l’analessi (o flashback) è la narrazione posticipata di fatti che sulla linea temporale venivano prima. In questo senso, l’intreccio si contrappone alla fabula che è invece l’insieme degli avvenimenti che si svolgono seguendo un ordine logico-cronologico che a loro volta compongono una narrazione, considerati nei loro rapporti interni. Fabula ed intreccio: analogie e differenze Fabula ed intreccio, spesso indicati ambiguamente come ”trama”, mettono in evidenza il rapporto dinamico che c’è tra tempo della storia (cioè la temporalità relativa ai fatti narrati) e il tempo del racconto (cioè la temporalità relativa all’enunciazione della storia, alla sua messa per iscritto). Sulla base del rapporto tra questi due diversi orizzonti temporali, è possibile comprendere la possibilità di una distorsione temporale in narrativa. Un esempio può essere il romanzo giallo che rappresenta il tipico caso di rapporto non parallelo tra fabula ed intreccio. Ogni autore, però, ha la libertà di scegliere in quale ordine rappresentare i fatti narrati nel suo testo: può descrivere gli avvenimenti seguendo scrupolosamente il loro ordine cronologico, oppure può decidere di anticipare alcuni eventi futuri o spiegare alcuni eventi passati poiché in un testo narrativo la successione degli eventi non deve rispondere per forza né ad un ordine logico di successione consequenziale, né ad un ordine cronologico di successione temporale. L’autore deciderà di raccontare una storia rispettando la fabula, cioè senza alterare l’ordine naturale degli eventi oppure stravolgere l’ordine, montandoli in modo originale. La fabula è l’ordine reale di una storia, mentre l’intreccio è l’ordine narrativo della storia, deciso dall’autore. E’ chiaro quindi che la fabula è un dato di fatto, rappresenta cosa accade (e le cose accadono in ordine cronologico, le cause prima degli effetti); l’intreccio, invece, è una scelta dell’autore che decide come raccontarci ciò che accade. Se un autore decide di mantenere l’ordine cronologico degli avvenimenti così come sono avvenuti, allora nel suo testo l’intreccio coincide con la fabula e si parla anche di ”intreccio lineare”. Quando ciò avviene, gli eventi della trama sono narrati secondo un rapporto consequenziale di causa-effetto, così come avviene nella realtà.   Fonte immagine: Pixabay.

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Beatrix Potter e il favoloso mondo di Peter Rabbit

Scrivere del “favoloso mondo” di Beatrix Potter non significa soltanto riferirsi a un mondo abitato da discoli coniglietti, buffe rane, ricci occhialuti e ochette con cappellini azzurri. I racconti favolosi (dal latino fabula, “breve racconto”) dell’autrice inglese, nati spesso dietro richieste specifiche per piccoli lettori o per ispirazione personale, erano presenti in lettere, appunti, parole scritte al margine di un quaderno oppure narrati con immagini e schizzi preparatori. Sotteso alla letteratura di Beatrix c’è un inesauribile bisogno di narrare, di scrivere, di comunicare. Tale narrazione nasce dalla semplice osservazione dell’ambiente in cui ella viveva e da quanto le accadeva. Non tutti sanno, ad esempio, che Beatrix fu anche una talentuosa naturalista e studiosa di funghi (disegnò le spore osservate al microscopio nel centro di ricerca botanica Kew Gardens) e che il suo studio accuratamente illustrato sulla germinazione dei funghi non venne mai considerato dalla Linnean Society perché scritto da una donna. Beatrix Potter: fra acquerelli e coniglietti dal cappottino blu Nata nel 1866 a Londra da famiglia benestante, Helen Beatrix Potter amò fin da piccola il disegno e la pittura e fu incoraggiata dai genitori, in particolare dal padre, grande frequentatore di gallerie d’arte, a coltivare il proprio talento artistico, anche grazie a un’insegnante privata che la fece esercitare nel disegno a mano libera, nella prospettiva e negli acquerelli. All’età di circa 6-7 anni, Beatrix cominciò a dedicarsi alla pittura dei fiori e dei piccoli animali del giardino (ad esempio ricci e coniglietti) e a riprodurre le illustrazioni dei libri come quelle di John Tenniel di Alice nel Paese delle Meraviglie, regalatole dal padre. Quando a 18 anni la nuova governante, Annie, di poco più grande di lei, si sposò, Beatrix continuò a disegnare e a dipingere studiando da autodidatta, allegando alle lettere che esse si scambiavano moltissime illustrazioni che la stessa amica le consigliò di trasformare in libri per bambini. Fu proprio a Noel, figlio maggiore di Annie, spesso malato, che Beatrix raccontò una storia di quattro piccoli coniglietti: le deliziose Flopsy, Mopsy, Cotton Tail e il dispettoso Peter (nelle fattezze simile al suo coniglietto). Dalle lettere indirizzate a Annie e al figlio, nacque il primo libro per bambini di Beatrix Potter, The Tale of Peter Rabbit, stampato in 250 copie a spese dell’autrice nel 1902. Pubblicato a colori dalla casa editrice Frederick Warne & Company, era di piccole dimensioni e costava solo 1 scellino. Il libro, dal linguaggio non molto semplice, aveva come protagonisti i quattro coniglietti della storia narrata al figlio di Annie. Quando un giorno mamma coniglio decide di allontanarsi per fare provviste, raccomandando di non avvicinarsi al giardino di Mr McGregor che aveva già mangiato papà coniglio, Peter disobbedisce e, da bravo ingordo di carote, fugge nel giardino proibito. Scoperto e inseguito dal padrone di casa perde i suoi abiti e, punito da mamma coniglio, andrà a letto dopo aver cenato solo con un cucchiaio di camomilla. «Andate pure nei campi o lungo il sentiero- dice mamma coniglia a Peter e ai suoi fratellini- ma […]

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Apologia del fascismo: una legge presente per non rifare gli errori passati

L’apologia del fascismo, nell’ordinamento giuridico italiano, è un reato previsto dall’art. 4 della legge Scelba attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione. Questa legge fu attuata nel 1952, nel momento di maggiore tensione sociale degli anni del centrismo, l’assedio ideologico – da cui esso si sentiva stretto, da parte delle opposizioni di destra e di sinistra – spinse il governo a richiamarsi a questa esigenza: un comitato interministeriale presieduto da Mario Scelba fu incaricato dal governo De Gasperi di coadiuvare il ministro Attilio Piccioni nell’aggiornare la legislazione circa la sicurezza del Paese. Verso la legge n. 645/1952 sono state a più riprese sollevate questioni di legittimità costituzionale, poiché si è sostenuto che la norma di fatto negherebbe a una categoria ideologica, o meglio ai possibili sostenitori di una fazione politica, i diritti dichiaratamente garantiti dalla Costituzione in termini di libertà associativa e di libertà di manifestazione del pensiero. La questione fu oggetto di animatissime polemiche politiche quando sempre più esponenti del Movimento Sociale Italiano di Arturo Michelini venivano politicamente e giudiziariamente accusati di questo reato. Fu perciò nel 1956, in occasione di quasi simultanei procedimenti per apologia del fascismo (presso il Tribunale di Torino, la Corte d’appello di Roma e la Corte d’appello di Perugia), che fu adita la Corte Costituzionale, la quale si espresse nella nota sentenza del 16 gennaio 1957. Apologia del fascismo: gli avvenimenti nel corso degli anni Da anni ormai l’ordinamento giuridico italiano possiede una norma per sanzionare l’apologia del fascismo, ma l’applicazione di quest’ultima, dall’ultimo ritocco del 1975, è risultata nel corso degli anni farraginosa ed eccessivamente discrezionale. Mentre si discute di censura nel web, in questi ultimi anni ci sono state innumerevoli occasioni in cui si sono presentate manifestazioni di orientamento fascista; possiamo ricordare lo striscione degli ultras della Lazio, la manifestazione in memoria di Sergio Ramelli, il concerto nazi-rock organizzato da Veneto Fronte Skinheads in un padiglione del comune di Cerea o anche le disavventure della famiglia Mussolini sui social network. Col passare del tempo spesso ci siamo ritrovati di fronte al tema dell’estrema destra e di fronte al problema dell’atteggiamento che una comunità democratica come la nostra dovrebbe riservare a manifestazioni nostalgiche che si attuano nei confronti di ideologie totalitarie come il fascismo. Uno degli ambiti in cui la giurisprudenza italiana fatica a trovare un’interpretazione uniforme è sicuramente quello che riguarda il saluto romano. Ma ciò è regolato, oltre che dalla Legge Scelba, anche dalla Legge Mancino del 1993 che all’articolo 2 punisce ”chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali” di organizzazioni, associazioni o movimenti ”aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. La differenza sostanziale tra le due leggi è che entrambe condannano l’apologia del fascismo, ma la legge Scelba è considerata più specifica poiché vieta la ”riorganizzazione del disciolto partito fascista” e prevede muta e reclusione in caso di violazione della norma. Tuttavia però ambedue le leggi devono garantire il […]

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