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Eroica Fenice

La categoria Culturalmente contiene 707 articoli

Culturalmente

Praga, la capitale della Repubblica Ceca tra magia e realtà

Magia, misticismo e fantasia. Le tre parole che balzano alla mente quando si parla di Praga, la capitale della Repubblica Ceca. È questo suo alone fiabesco che rende Praga una meta così amata dai turisti, non solo per gli innumerevoli castelli, ma anche e soprattutto per le sue leggende. Storie che sono entrate a far parte dell’immaginario collettivo e che sono diventate essenziali per la gente del luogo, così profondamente legata a esse da crederle quasi reali. Se si vuole comprendere appieno lo spirito che aleggia su Praga, è necessario immergersi profondamente in queste storie e lasciare che quest’ultime diventino molto più di semplici leggende, raccontate per giustificare fenomeni inspiegabili.  Tuttavia partiamo dal principio: L’origine stessa della città.  Leggende sull’origine di Praga, capitale della Repubblica Ceca La leggenda narra che, un giorno, su una collinetta affacciata sul Moldava, la principessa Libuse scelse come sposo un contadino slavo di umili origini. E lì, proprio nello stesso punto, ebbe una visione della nascita di una città che sarebbe diventata famosa nei secoli a venire, col nome di Praha, il cui significato ceco era letteralmente “soglia”. Questo perché, nel punto indicato dalla regina per la fondazione della città, i messi reali trovarono un contadino che si accingeva a tagliare un albero per farne una ”soglia”. Col passare del tempo, la città avrebbe poi acquisito prestigio e ricchezza fino a diventare una delle capitali più famose d’Europa. Capitale di grande fascino, d’altronde, era un tempo conosciuta come la capitale della magia per il grande numero di alchimisti che alloggiavano nel cosiddetto “Vicolo d’oro”. Si diceva che il quartiere, sito all’interno del grande castello di Praga, fosse chiamato così per l’ingente presenza di orafi. Tuttavia questa risultò essere solamente una copertura. L’Imperatore Rodolfo II era un appassionato di alchimia, motivo per cui decise di fondare un’ Accademia alchimista, nel 1853, chiamando a raccolta i più famosi amanti del mestiere. Nelle botteghe del Vicolo d’oro, gli alchimisti lavoravano giorno e notte per scoprire l’Elisir di lunga vita, dalla cui leggenda l’Imperatore era oltremodo ossessionato. Di notte, si vedevano salire volute di fumo dai caminetti delle botteghe, le quali sparivano poi il mattino dopo. Testimonianza del lavoro incessante degli alchimisti, alla costante ricerca della Pietra Filosofale. A due lati del vicolo, inoltre, si innalzano due torri – quella di Dalibor e la torre Bianca. Entrambe usate come prigioni. La torre di Dalibor è la più famosa delle due, per la storia legata al prigioniero da cui prende il nome. Dalibor, difensore dei contadini, fu imprigionato per aver supportato una rivolta. Si racconta che, per non impazzire, Dalibor decise di imparare a suonare il violino durante la sua prigionia e ogni giorno allietava la popolazione ceca con le sue melodie. Il giorno in cui Dalibor venne giustiziato, i cittadini di Praga furono ben consapevoli di ciò che era accaduto. Nessuna melodia si sentì per le strade della città quel giorno. Parlando di personaggi eminenti, non si può mancare di fare riferimento alla casa dove si presume visse il […]

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Religione buddista: storia, pratica e nobili verità

Nata dagli insegnamenti di Siddharta Gautama, la religione buddista vanta una delle più antiche tradizioni, presumibilmente fiorita nel IV-V secolo a.C. Il termine religione è associato a una dimensione di venerazione provata dall’uomo nei confronti di ciò che ritiene sacro. Nel caso del buddismo, il credo è stato definito “ateo” in quanto il culto di una divinità non sarebbe adeguato al raggiungimento dell’atarassia. A tale scopo invece, fondamentali gli insegnamenti di Siddharta, il Buddha. Il Buddha, “colui che si è risvegliato”, ha meritato questo appellativo nel momento in cui, fatta esperienza di riflessione sull’esistenza e sulla morte, ha lasciato gli agi della corte principesca che lo vedeva protagonista, comprendendo la sua precarietà, e la conseguente ricerca di una soluzione alternativa alla sofferenza. Il Buddha è un illuminato, che cerca le sue risposte in un ripiegamento ascetico. Lo stato di illuminazione è quello di una saggezza che supera la sofferenza. Il viaggio del Buddha dalla sua condizione d’agio a quello di insegnante di vita è alla base della religione buddista. È lo stesso viaggio che ogni credente deve compiere tendendo a un risveglio spirituale che corrisponde a un cammino personale. Per quanto la religione buddista si sia diffusa inizialmente nel continente asiatico, oggi ci sono circa 350 milioni di credenti in tutto il mondo, annoversandosi fra le quattro religioni più popolari. La differenza principale fra la religione buddista e tutti gli altri credi è proprio l’assenza della centralità di Dio, perché secondo l’insegnamento del Buddha, chi cerca l’illuminazione non deve perseguire questo tipo di ricerca. La nostra verità deve superare un credo codificato da una religione dogmatica, nonché la pratica ha un ruolo preponderante, ancora più importante del concetto del credo in sé. Solo così ci si può liberare della sofferenza, stato preponderante della vita dell’uomo fin dalla sua nascita. Le Quattro Nobili Verità della religione buddista Un lavoro su se stessi fondato sul primo insegnamento del Buddha è il primo passo verso il superamento della sofferenza. Anche nei momenti di serenità incombe la sofferenza, secondo il principio che giustifica la necessità delle Quattro Nobili Verità: l’impermanenza. Ogni cosa è in balia di un costante divenire, e così lo stato di appagamento è destinato a un inevitabile ribaltamento. Le cose mondane, secondo l’insegnamento di Siddharta, non appagano in quanto per definizione portatrici di un senso di insoddisfazione. Inoltre, il nostro io subisce lo stesso inesorabile destino delle cose: muta e non dà certezze. Da qui le Quattro Nobili Verità della religione buddista. La prima verità è la duhkha, la verità della sofferenza. Il dolore si esplica in varie forme, motivate per la maggior parte dall’impermanenza, cioè dalla mutevolezza, dall’impossibilità di liberarci dal dolore in sé, o dalla percezione stessa della nostra esistenza, troppo spesso segnata dall’inutilità. La Prima Verità della religione buddista è dunque una presa di coscienza. La Seconda Verità è la samudaya, la verità sulla causa del dolore. L’origine della sofferenza è nella nostra illusione di poter trovare appagamento nelle cose terrene, il dolore nasce dall’interno. La Terza Verità […]

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La città dei Sangui, alla scoperta dei miracoli perduti

19 settembre, giorno di San Gennaro. È una giornata plumbea, ma le strade pullulano lo stesso di una folla agitata e inquieta, turisti misti a napoletani. È il giorno del miracolo, il giorno della speranza.  Non lontano dal caotico via vai, in Piazzetta San Gaetano, l’Associazione Medea Art ha organizzato una visita guidata in tema: La città dei Sangui. Per i napoletani è impossibile non conoscere il miracolo del sangue di San Gennaro. Ogni anno, a maggio e a settembre, il primo dei cinquantatré santi protettori di Napoli fa sciogliere il sangue raggrumato nell’ampolla. La città è in festa, grazie a lui si vivrà sereni e senza disgrazie per ancora un altro anno. San Gennaro però non è il solo ad operare il miracolo della liquefazione del sangue: anche altri santi meno conosciuti sono protagonisti di storie e leggende che riguardano quel liquido rosso e ferrigno che tutti noi abbiamo in corpo. Proprio questo è l’obiettivo della visita guidata della Medea Art: prenderci per mano e farci viaggiare alla scoperta di tutti quei miracoli che per ragioni varie non sono altrettanto conosciuti. La città dei Sangui, passeggiata nel cuore di Napoli La visita traccia immaginariamente una linea per formare una sorta di carta geografica del miracolo sanguigno. Si parte da Piazzetta San Gaetano, anticamente occupata dall’agorà greca in cui sorgeva il tempio di Castore e Polluce, oggi invece trasformato nella Chiesa di San Paolo Maggiore. Proprio nella parte inferiore della chiesa troviamo la tomba di Sant’Andrea Avellino, al quale è legata la figura di San Gaetano da Thiene. Inizialmente Andrea era un avvocato molto abile, ma dopo aver difeso un delinquente cominciò a pentirsi e ad avvicinarsi sempre più all’ordine teatino fondato proprio da San Gaetano nel 1533 presso la Chiesa di San Paolo Maggiore. Quando il Santo morì, durante la cerimonia di sepoltura, gli venne tagliata una ciocca di capelli. Le forbici lesero anche la cute, dalla quale sgorgò sangue vivo, che fu racchiuso in un’ampolla. Ogni anno il suo sangue si è sciolto, smettendo tuttavia nel 1950. Da Piazzetta San Gaetano si passa poi alla magnifica chiesa di Santa Patrizia in via San Gregorio Armeno. Ornata di stucchi pregiati e oro, con affreschi di Luca Giordano, la chiesa, appartenuta da sempre all’ordine delle monache di San Gregorio Armeno, abbaglia la vista.. Qui è sepolto il corpo della Santa che dà il nome alla chiesa, morta a soli 21 anni. Intorno al 1300, un cavaliere romano venuto a chiederle la grazia, per i suoi gravissimi problemi di salute, in un impeto di devozione esagerata, strappò un dente dalla santa morta quasi 100 anni prima, dal cui alveolo iniziò a sgorgare sangue vivo. Questo venne così raccolto in un’ampolla e ancora oggi ogni martedì di ogni settimana avviene il miracolo della liquefazione. Da Santa Patrizia fino al Duomo, cenni storici de La città dei Sangui Abbandonata la chiesa di Santa Patrizia, ci dirigiamo verso l’ingresso del monastero delle monache armene. Qui la guida ci racconta che ci sono ancora altri due santi […]

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Religione islamica: pilastri e curiosità del Credo

Al giorno d’oggi quando si sente la parola Islam si tende sempre a pensare soltanto alle attività terroristiche che negli ultimi anni il califfato dell’Isis ha inflitto ai paesi occidentali. La religione islamica è invece tutt’altro e comprende diverse sfaccettature degne di essere conosciute. L’Islam è la seconda religione più professata al mondo, con 1,7 miliardi di fedeli che rappresentano il 23% della popolazione mondiale. Inoltre, secondo le ultime statistiche e ricerche degli enti internazionali, il tasso di crescita di questo culto è particolarmente alto e significativo. Com’è ben noto, la concentrazione maggiore dei seguaci di Maometto è nei paesi del Medio Oriente. La religione islamica – particolarmente rigida e severa – impone ai suoi fedeli 5 pilastri, ovvero 5 doveri assolutamente obbligatori per ogni musulmano: la preghiera canonica da effettuate 5 volte al giorno rivolti verso La Mecca (ṣalāt) il digiuno dall’alba al tramonto durante il mese del Ramadan (Ṣawm ramaḍān) il pellegrinaggio a La Mecca da compiere almeno una volta nella vita (Ḥajj) una testimonianza di fede con cui si va a sancire la propria adesione al credo musulmano ( shahāda) un versamento in denaro per rendere lecita la propria ricchezza (zakāt) Il culto dell’Islam trova le sue fondamento nel Testo Sacro del Corano che, secondo i fedeli, sarebbe stato dettato parola per parola da Dio al loro profeta Maometto. Religione islamica, peculiarità e curiosità  Fra le peculiarità di questo credo ci sono diverse proibizioni, fra cui quella di non festeggiare il proprio compleanno, considerata dai musulmani un’usanza tipicamente cristiana e quindi da condannare. Agli uomini è anche vietato indossare accessori d’oro, come anelli e collanine. Ugualmente, l’ascolto della musica è considerato un peccato e quindi assolutamente vietato. Allo stesso modo, la cremazione dei defunti non è ammessa. Non è ben visto chiunque possegga un cane e gli conceda di vivere all’interno della propria abitazione, fatta eccezione per quelli da caccia o da pastore. Sempre per quanto riguarda gli animali, molto interessante è anche la considerazioni degli islamici nei confronti dei gatti. I piccoli felini infatti sono gli unici animali a cui è permesso accedere addirittura alle moschee. Sembra che queste particolari forme di tutela trovino origine in Maometto, che era molto legato ad una gattina bianca di nome Muezza che lo seguiva ovunque. Il Profeta infatti amava moltissimo quest’animale. Per tutte queste ragioni, anche la legge islamica prevede pene molto severe nei confronti di chi commette maltrattamenti e violenze sui gatti. Al lato opposto invece, per quanto riguarda gli obblighi, i fedeli dell’Islam devono fare beneficenza ma non in maniera eccessiva. L’obiettivo è aiutare le persone più bisognose senza però alterare il loro status iniziale e rendere i poveri a pari livello dei ricchi. Una cultura ricca di sfaccettature, colori e usanze ben diverse dalla nostra ma che presenta un gran fascino agli occhi di chi vuole scoprirla sotto una nuova luce. Religione islamica, testi di riferimento

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De Amicitia di Cicerone, consigli e riflessioni sull’amicizia

De Amicitia, le riflessioni sull’amicizia di Cicerone L’amicizia è un tema su cui si dibatte sin dall’antichità, sia dai tempi dei latini e dei greci. È uno dei primi affetti, dopo quello verso i propri genitori che prova l’infante, e nel corso della sua vita continua a procedere nel suo cammino intrecciando rapporti con i propri coetanei per condividere avventure e nuove esperienze. Ci si confida, si chiede un consiglio, aiuto e conforto, laddove lo sguardo del genitore deve essere assente. Nello svelare la parte più sensibile di se stessi ci si confronta in un rapporto sincero e onesto basato sulla fiducia. Eppure nel corso della crescita sono molti gli amici che si perdono e spesso la morte di ogni legame è causata dalle più svariate forme di tradimento della fiducia. Un cuore ferito non riesce più ad accettare quella persona nella propria vita, ma il rammarico e i bei ricordi condivisi faranno sempre parte di entrambi. È questo che spesso succede ed accadeva già nel passato. Autori come Cicerone, ma non solo, si sono interrogati sul significato dell’”amicizia”, ne hanno indagato i presupposti e le modalità per cercare delle leggi fondamentali da rispettare ed evitare così di sbagliare in un rapporto simile. Il De Amicitia è una sorta di codice dell’amicizia a servizio di tutti, che anche oggi può essere interessante leggere. Il trattato è stato dedicato all’amico Attico ed è proposto in forma dialogica. Lelio, rispondendo all’invito di Scevola e Fannio, espone il suo personale concetto ponendosi come modello di amicus e sapientia dopo la morte del suo fedelissimo amico Scipione. «E voi, io vi esorto ad attribuire alla virtù, senza la quale non può esservi amicizia, un valore così grande, da ritenere che, al di fuori di quella, niente vi sia meglio dell’amicizia […]L’amicizia migliora la felicità e abbatte l’infelicità, col raddoppiare della nostra gioia e col dividere il nostro dolore.» De Amicitia, Cicerone tra morale, etica e riflessioni sull’amicizia Un legame forte e duraturo, quando onesto, può alleviare i dolori e le sofferenze della vita, potendo sempre contare sulla comprensione di una persona fidata, sul suo abbraccio e reale interessamento. Condividere le belle notizie o i traguardi raggiunti permette di vivere a pieno la felicità che ne deriva, anzi la moltiplica, mentre il dolore, quando non ci si sente soli e isolati, sembra più sopportabile. Chiaro sembrava già ad Aristotele prima e a Cicerone poi, che non può esistere un’amicizia basata sull’utile o sulla convenienza e che per essere vera deve basarsi sulla virtù: «L’amicizia […] sembra piuttosto sorta dalla natura che dalla indigenza, più per l’inclinazione dell’anima con un ceto suo senso d’amore, che per riflessione sulla utilità che essa avrebbe poi avuto» Un altra riflessione sull’amicizia è che non è consentito agire contro morale, ferire l’altro volontariamente o danneggiarlo in qualche modo. «Si sancisca dunque nell’amicizia questa legge: che né chiediamo noi cose turpi, né richiesti, le facciamo» I concetti che vengono analizzati nel De Amicitia si basano sempre sull’ideale di perfezione, ma lo stesso Cicerone era ben consapevole di quanto sia raro e difficile […]

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Meeting, Jobs Act, spending review: quando il forestierismo è di troppo

La controversa faccenda del prestito linguistico o del forestierismo, cioè delle parole che l’italiano ha tratto da altre lingue con cui, per motivi politici, economici o culturali, è venuto a contatto, ha interessato e fatto discutere, nel corso dei secoli, stimati linguisti, scrittori di successo, esponenti della politica italiana e persino i semplici appassionati. I forestierismi presenti nel nostro lessico sono davvero molti: basti guardare, a tal proposito, all’analisi compiuta da Anna M. Thornton e Claudio Iacopini – che viene riportata dallo studioso Paolo D’Achille nel libro L’italiano contemporaneo – sul vocabolario di base, dove l’11,3% dei lessemi è costituito dalle lingue straniere. Non sempre, però, è possibile distinguere, con velocità e in maniera chiara, una voce italiana da un prestito, dato che quest’ultimo può, nel passaggio da una lingua all’altra, sia mantenere la sua forma originaria, sia essere adattato, dal punto di vista fonetico e morfologico, all’italiano. Nel secondo caso, pertanto, il parlante comune non potrà mai percepire prestiti quali idéologie (adattato come ideologia) o beefsteak (cioè bistecca) come tali. Le cause dell’anglicizzazione dell’italiano Fra i forestierismi non adattati dell’italiano, un discorso a parte va fatto per gli anglicismi che, a partire dal Novecento, sono entrati, aggressivamente, nel vocabolario del parlante italiano medio. Del fenomeno, che portò lo scrittore Primo Levi a parlare, polemicamente, di itangliano, possono essere varate diverse ipotesi: la conoscenza dell’inglese, fra gli italiani, ormai consolidata; la posizione, tutt’altro che marginale, che quest’ultima ha nella comunicazione internazionale; l’influenza che la cultura angloamericana esercita sulle nuove generazioni. Ma, se per far fronte all’anglicizzazione sono state adottate, sia in Francia che in Spagna, delle dure politiche linguistiche, in Italia, invece, è andata diversamente. Infatti, forse per negligenza e poco amore per l’italiano, forse per gli spettri dell’ingombrante e incombente «dirigismo» linguistico fascista, nulla si è fatto, lasciando campo aperto ad ogni tipo di inglesismo. Sul primo motivo elencato, è intervenuto lo stesso Claudio Marazzini, Presidente dell’Accademia della Crusca, che ha evidenziato che «manca troppo spesso il senso di identità collettiva che rende uno stato saldo nella coscienza dei cittadini e una buona conoscenza della propria storia e della propria lingua tale da restituire il senso di appartenenza alla cultura nazionale. Il cittadino italiano – ha continuato il linguista – fuor che per il cibo, e anche per questo oggi meno di un tempo, è non di rado una specie di apolide, anche se spesso svantaggiato e poco integrabile all’estero. Con queste basi e radici, i giovani sono facilmente pronti a staccarsi dalla realtà nazionale e a tagliare i ponti, quei pochi che restano». Ma l’immobilismo dell’Italia deriva, anche e sopratutto, dai danni causati dal fascismo a partire dal 1940 quando, in nome dell’autarchia culturale, Mussolini incaricò l’Accademia d’Italia di vigilare sulle parole straniere e di coniarne di nuove per sostituirle. Venne vietato l’uso di forestierismi nell’intestazione delle ditte e si dispose la censura, nei film, delle scene in lingua straniera. In poco tempo, con l’italianizzazione coatta dei cognomi stranieri, la questione della lingua si legò alla folle, ingiustificabile e xenofoba […]

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Viaggi e Miraggi

Maratea: mare, spiagge e storia nella perla della Basilicata

Il mare e le spiagge di Maratea Era da un po’ di tempo che avevo sentito parlare del cristallino mare e delle bellissime spiagge di Maratea. Per questo, qualche anno fa, ci sono andata di persona e, bé, le foto e i discorsi sentiti non rendono giustizia al mare spettacolare della perla della Basilicata. Tantissime le spiagge, ognuna con una propria caratteristica, ciascuna con un proprio particolare fascino. Impossibile stilare una classifica o scegliere quale sia la migliore. Fiumicello, Acquafredda, I Vranne (che nel 2016 è stata premiata dal concorso web promosso da Legambiente come spiaggia più bella d’Italia), Cala Secca, e tante altre. Ogni spiaggia e ogni tratto di mare dei 32 km della costa di Maratea possiedono una bellezza esclusiva. Ma, tra quelle visitate, mi ha rubato il cuore Cala Jannita, conosciuta dai più come “Spiaggia nera” per il colore della sabbia. Ci si arriva attraverso un sentiero in discesa coperto di alberi che rendono la passeggiata fresca e piacevole, e dopo una rampa di scalini ripidi e stretti, si giunge su quei minuscoli sassolini neri, e ci si immerge in quelle acque trasparenti e calde. Scogli e rocce rendono molto caratteristica l’insenatura, ma per ammirare la straordinarietà di quel posto, bisogna fare qualche bracciata in più a nuoto per scoprire altre piccole ed incredibili insenature (attenti ai ricci!) e poi attraversare la grotta della Sciabella, lunga e misteriosa, e uscire allo scoperto in una piccolissima spiaggia circondata da alberi. Il Cristo Redentore: simbolo di Maratea Sulla stessa cima del monte Biagio dove è posta la statua del Cristo Redentore, un tempo si ergeva la vecchia città di Maratea, distrutta nel 1806 con l’invasione francese. Per ricordare l’evento si decise qualche anno dopo di collocare una croce in ferro battuto, rovinata periodicamente dai fulmini. Per ovviare al problema il podestà Biagio Vitolo chiese la costruzione di una statua di marmo e cemento: il Cristo Redentore, divenuto dal 1965 il simbolo di Maratea. Se lo si guarda dal livello del mare, la statua sembra guardare verso di esso, invece quando si ammira da vicino la statua, ci si rende conto sia che dà le spalle all’orizzonte, sia della sua incredibile maestosità. La città delle 44 chiese. Maratea è una piccola perla. E questo epiteto non glielo si attribuisce solo per il mare, ma anche per il centro posto a 300 metri di altitudine: un bellissimo intreccio di stradine, scale, salite, discese e archi che si susseguono tra gli edifici antichi e le innumerevoli chiese. Quarantaquattro per la precisione sono le chiese, alcune grandi, altre piccole o piccolissime. La principale è la Basilica di San Biagio, il santuario dedicato al santo patrono, posta nella parte alta di Maratea, dove un tempo sorgeva la città vecchia;  seguita da quella che è definita chiesa madre: la chiesa di Santa Maria Maggiore. Come le spiagge, anche ogni chiesa ha una propria peculiarità, per cui vale la pena visitarle tutte (non sempre sono aperte al pubblico). Ma quella che merita assolutamente una visita è la […]

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Narghilè. Origine, diffusione, effetti

Il fumo, arma grigia per eccellenza diffusa e radicata, mostra un altro volto dai toni orientali nella figura del narghilè. Frequentemente chiamato anche šīša (pronunciato “sciscia”), termine d’origine turca che significa “bottiglia”, è uno strumento adottato in gran parte dei Paesi arabi. Narghilè. Composizione Il narghilè si compone di un contenitore d’acqua che funge da base, spesso in vetro, al cui interno viene fatta passare una spirale che consente al fumo di raffreddarsi prima di giungere alla bocca del fumatore attraverso un tubicino flessibile. Il fumo può avere due matrici. Generalmente è prodotto da un tipo di tabacco, noto come Virginia, impregnato di melassa, tenuto sotto carta stagnola bucherellata, posta alla sommità del collo del narghilè, sulla quale viene poggiato del carbone acceso. Ma esistono in commercio anche nuovi tipi di melassa, molto meno dannosi, carenti di tabacco e nicotina. Il fumo aspirato risulta più leggero al consumatore, anche perché addolcito dalle fresche essenze degli aromi di svariati gusti, dalla fragola al limone, dall’anguria al mango, dal miele al mirtillo, ecc. Narghilè. Origine e diffusione Il narghilè ha origine egiziana. La sua antica composizione prevedeva una noce di cocco che fungeva da ampolla base e come tubicini delle canne di bambù. Ma la maggior flessibilità dell’attuale narghilè ne ha decretato il successo e la più ampia diffusione. In Nord Africa, Turchia e nei Paesi Mediorientali fumare il narghilè è una specie di rituale simboleggiante unione, amicizia e fratellanza. L’avvento della globalizzazione sperimenta la diffusione di narghilè anche in Occidente. In Italia non è certamente usato come le sigarette, ma è possibile trovarlo in alcuni locali o acquistarne uno da tenere in casa, creando un nuovo strumento di socializzazione e compagnia con amici e conoscenti nelle calde sere d’estate. La “water pipe” guadagna una sorprendente popolarità soprattutto tra i giovani della fascia generazionale compresa tra i diciotto e i ventiquattro anni. Low cost e socializing sono i principali motori che spingono i young consumers a prediligere il narghilè come valida alternativa alle normali sigarette. Il boom, come spiegato dagli esperti, va ricercato nella percezione, diffusa tra i giovani, secondo cui il narghilè esporrebbe a degli effetti più salubri e meno devastanti della classica sigaretta. Narghilè, fa male? Ma il narghilè può davvero essere considerato un modo di fumare più “sano” rispetto alle sigarette? Il narghilè fa male o no? Alcune ricerche legano il narghilè ai medesimi rischi apportati dalle sigarette (tumore ai polmoni, bronchite cronica, disturbi cardiovascolari) con aggiunto il rischio di trasmissione di herpes ed epatite C dovuti alla condivisione del bocchino dello sciscia. In realtà il dottor Kamal Chaouachi, socio-antropologo e tabaccologo dell’Université Paris-Sud, sfata con i suoi studi alcuni falsi miti, giungendo alla conclusione che fumare un narghilè con del tabamel (tabacco con melassa) è sì dannoso, ma non ai livelli delle sigarette. Quando si fuma il tabamel, le sostanze sprigionate risultano essere decisamente inferiori a quelle contenute in una sigaretta (meno di 200 contro le 5000 individuate). Inoltre il fumo di narghilè non viene bruciato, bensì solo riscaldato. […]

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Viaggi e Miraggi

Sharm el Sheikh… non solo mare! Attrazioni e tour consigliati

Vacanze all’insegna del relax unito allo spirito d’avventura e alle meraviglie naturali? Sharm el Sheikh, in Egitto, è il luogo giusto! Situata tra il deserto della penisola del Sinai e il Mar Rosso, è rinomata per i paesaggi mozzafiato dipinti del marrone delle rocce e del deserto e del turchese delle acque cristalline. Ma Sharm è anche brivido, cultura e vita notturna. La vacanza adatta ad uno spirito poliedrico. Sharm el Sheikh. L’incantevole barriera corallina Tra i gioielli di cui vanta  Sharm el Sheikh si pone senza dubbio sul podio la fantastica barriera corallina, iridata da caleidoscopiche forme di flora e fauna uniche in territorio egizio. Il sito per eccellenza dov’è possibile ammirarla praticando del sano snorkeling è il Parco Nazionale di Ras Mohamed. Situato tra il Golfo di Suez e il Golfo di Aqaba, all’estremo sud della Penisola del Sinai, a circa 20 Km a sud di Sharm el Sheik. Una riserva naturale di 480 Km, in cui terra arida e mare limpido si fondono. Qui la vita sottomarina è un’esplosione di incanto e splendore tra le circa duecento specie di coralli, mille di pesci, quarantacinque di stelle marine, venti di ricci e ancora molluschi e crostacei. Ma prima di raggiungere via terra questo straordinario spettacolo naturale è necessario passare attraverso la suggestiva Porta di Allah. Una costruzione di cemento eretta come simbolo di armistizio tra Israeliani ed Egiziani. La sua particolarità consiste nella mastodontica scritta che la costituisce “Allah”, leggibile sia da sinistra verso destra (in ebraico) sia da destra verso sinistra (in arabo). Una volta oltrepassata la Porta si raggiunge la costa del Golfo di Suez. Lì, munendosi di pinne, maschera e boccaglio, ci si immerge tra le meraviglie del fondale osservando la vita marina che si muove sotto i nostri corpi. Spostandosi all’interno del Parco è possibile raggiungere il Lago Magico, che incanterà gli sguardi con le sue sfumature tra il turchese e lo smeraldo. Si tratta di una piscina naturale di acqua salata oggetto di leggende sulla fertilità e la realizzazione di desideri espressi attraverso piccoli rituali, come il compiere sette passi per entrare in acqua. Attrazioni, deserto e folklore Se le escursioni sottomarine scuotono le emozioni più recondite, la vista di Sharm el Sheikh dall’alto di un paracadute è un’esperienza sensazionale, che dipinge l’animo dei colori della spensieratezza in un’esplosione di gaia fanciullezza. La Sharm delle acque cristalline e della colorata barriera corallina incontra la vivacità delle attrazioni nel deserto. Tra queste emerge la Motorata, escursione a bordo di quad, abbigliandosi con kefieh e occhiali da sole, su piste battute nel deserto e tra le rocce, con sosta nella Valle dell’Eco per divertirsi con foto bizzarre e giochi di voce. Segue la sosta in tenda beduina, con la possibilità di gustare il caldo tè preparato dai beduini, utilizzando erbe come la Marmarìa e la Samoa utili per curare mal di pancia e diabete. Particolarissimi i monili, essenze e gioielli artigianali da loro preparati con cura. Un’esperienza incredibile in una realtà distante anni luce dal […]

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Atrani: la “piccola storia” di un paese “d’un tempo e d’ogni giorno”

La bellezza della costiera amalfitana potrebbe essere il colore, così vivo e vario continuamente sfumato dal bianco al blu, dal verde al giallo. Per alcuni la sua segreta bellezza è il profumo dei limoni o le case così “raccolte”. Per altri il mistero di un luogo è nelle storie che si sentono raccontare e chi le ascolta si avvicina non solo a costruzioni bellissime, ma anche alle abitudini di uomini antichi che hanno abitato quei luoghi. In questo modo l’ascoltatore vede con gli stessi occhi di chi racconta, fa esperienza di quel tempo. Spesso, infatti, il punto d’arrivo è non solo cosa un luogo dà a vedere, ma anche cosa ha da raccontare con i suoi edifici e pietre. Ad esempio, Atrani, il più piccolo paese italiano con più di ottocento abitanti e il suo nascondersi al di là del mare, racconta ancora la storia dei pescatori e di un tempo che non si affretta. Lì il tempo si riscalda nella storia di un orologio congelato. Entrando nel cuore del paese è possibile leggere i versi di Alfonso Gatto: “Dall’entro della costa all’ampia svolta verde di casa rosa Atrani bianca, città d’un tempo e d’ogni giorno è colta dalla sorpresa d’essere”. I versi del poeta campano definiscono con delicatezza una caratteristica del piccolo paese: spuntare all’improvviso sulla costa. Infatti Atrani somiglia ad una mezzaluna riempita da case bianche e rosa e su in cima a tutto il campanile della Collegiata di Santa Maria Maddalena. Atrani è dove si intravede il paesaggio fissato da M. C. Escher nelle sue Metamorfosi, o in Dilapidated houses in Atrani e in Covered alley in Atrani del 1931. Atrani è là dove dalle gradinate interne al paese, usate dai pescatori per giungere al mare, si intravede ancora la punta del campanile. Dove gli archi in pietra affondano in basso nel mare, o dove ci sono scalinate di case bianche. Proprio in questi luoghi Atrani è “colta dalla sorpresa d’essere”. Bisogna, però, chiedersi: perché “città d’un tempo e d’ogni giorno”? Perché Atrani è la “città d’un tempo e d’ogni giorno”? Atrani dà la sensazione di essere un paese senza tempo, fermo nelle sue consuetudini “d’ogni giorno”. Basti pensare alla storia del grande orologio bianco in piazza che ha scandito la vita degli atranesi a lungo, mai andando oltre il tempo e la fretta. Inizialmente l’orologio della chiesa di San Salvatore de’ Birecto di Atrani, tra le più antiche del ducato Amalfitano, era stato costruito per Pontone. Ma il paese voleva un orologio che battesse prima le ore e poi i minuti, e per questo fu dato al comune di Atrani. Per il funzionamento dell’orologio c’era bisogno di qualcuno che regolasse manualmente le ore per un anno e con un compenso simbolico di un euro al giorno. Per molti anni, infatti, l’orologio è stato regolato dalla famiglia Corvino che ha ricoperto il ruolo di “oraiuolo”. Il funzionamento manuale era richiesto perché la costruzione dell’orologio era formata da antichi ingranaggi azionati da contrappesi acquistati da una vecchia delibera comunale risalente al 9 […]

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