Negli ultimi anni, con le piattaforme social, soprattutto con TikTok c’è stata una crescita esponenziale di contenuti con i rispettivi numeri nelle interazioni, a dimostrazione di quanto sia dirompente l’influenza di queste piattaforme sull’intrattenimento quotidiano. Ciò che sta facendo discutere è un fenomeno abbastanza controverso legato alla privacy digitale che si sta diffondendo troppo velocemente e andando oltre i limiti: il fenomeno dei baby influencer.
| Elemento del Fenomeno | Cosa Appare sui Social | La Realtà Nascosta (Rischi) |
|---|---|---|
| Gestione Account | Gestione amatoriale da parte dei genitori. | Sharenting estremo, agenzie strutturate e figure di “mammager”. |
| Orari di Registrazione | Brevi video quotidiani basati sul gioco. | Ore continue di lavoro senza pause, rischio di sfruttamento minorile. |
| Reazioni del Pubblico | Commenti di supporto e visualizzazioni alte. | Esposizione a predatori, cyberbullismo e tattiche di rage baiting. |
| Impatto Psicologico | Bambini felici, spensierati e di successo. | Pressione perenne, perdita dell’infanzia e danni alla salute mentale. |
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Perché è diffuso questo fenomeno?

Tutto è nato con la diffusione di piattaforme social, quali Instagram, TikTok che hanno permesso a tanti utenti di creare sempre più contenuti e crescere sempre di più. Anche perché queste piattaforme, tramite il loro algoritmo, favoriscono proprio la creazione del maggior numero di contenuti possibile per continuare a spingere i loro profili. Questo meccanismo dei social ha coinvolto utenti di tutte le fasce d’età, anche i bambini, alimentando il trend dello sharenting (la sovraesposizione dei figli online). Da anni esistono tanti canali social incentrati su bambini, adolescenti, che riescono a generare numeri incredibili. Questo perché i loro contenuti sono semplici e di vita quotidiana e questo sicuramente attira le persone che passano il tempo sui social per ricercare leggerezza e staccare dalla quotidianità. Questi profili sono spesso gestiti dai genitori, poiché l’età minima per la creazione di un account sui social è di 15 anni (tutelata in parte anche dal Children’s Online Privacy Protection Act negli USA) e riescono in poco tempo ad essere apprezzati da follower di ogni età. Questo fenomeno è partito dall’America e si è diffuso nel resto del mondo, generando milioni e milioni di interazioni e, di conseguenza, anche collaborazioni per sponsorizzare brand, ottenendo così una nuova fonte di guadagno e monetizzazione per la famiglia.
Dubbi e paure sui baby influencer

Come per ogni cosa, ci sono aspetti positivi e aspetti negativi. In questo caso, il fenomeno baby influencer ha fatto davvero tanto discutere l’opinione pubblica per tante motivazioni diverse con un grave impatto sulla salute mentale. Innanzitutto si discute il fatto che la visibilità e forza mediatica conquistata da bambini e ragazzi così giovani possa spingere sempre più bambini a essere stimolati a imitare dei modelli da seguire, riducendo così sempre di più l’età media sui social. Considerando anche i loro genitori, essendo che la maggior parte di loro gestisce i loro figli e il loro marketing, possono essere stimolati così tanto dalla portata mediatica che offrono i social da voler inserire i loro figli subito sui social, senza considerare cosa possano pensare i diretti interessati. Infatti famoso è il caso di una delle prime a dare inizio a questo fenomeno, ovvero Piper Rockelle, vicenda che spiega tante dinamiche che ci sono in un microcosmo come quello delle baby influencer. Il caso è stato protagonista di una docuserie realizzata su Netflix dal nome Bad Influencers, nella quale vengono mostrati dettagli davvero pesanti. Infatti dall’esterno tutto sembra perfetto, ideale, un mondo senza problemi. In realtà il documentario, diviso in tre parti, ci fa capire che non è tutt’oro quel che luccica, anzi. Fin da quando era molto piccola, soprattutto su Instagram, si esibiva in video decisamente poco adatti per bambini della sua età ma quello che c’era dietro alla creazione dei contenuti di Piper era anche peggio. Infatti la giornata della baby influencer era tutto fuorché quella di una normale bambina. Infatti dai retroscena emerge che la costringevano a lavorare ore per realizzare i contenuti tutti i giorni, senza avere attimi di pausa, sfiorando i contorni del vero e proprio sfruttamento minorile. Inoltre la figura della madre era estremamente pressante nei suoi confronti. La obbligava a realizzare contenuti per ore, dicendole le pose da fare e come comportarsi, non lasciandola libera di viversi la sua vita con tranquillità. La cosiddetta mammager, Tiffany Smith, chiamava anche un gruppo di ragazzini per realizzare contenuti con la figlia, ma tutto era estremamente costruito. Infatti gli avvocati di tanti ragazzini che hanno partecipato e lavorato con la mamma di Piper hanno denunciato le condizioni pesanti in cui erano costretti a lavorare e che Tiffany avesse creato una vera e propria setta solo per realizzare contenuti infiniti per i social. Questa è una dinamica che si è vista spessissimo negli Stati Uniti già prima dei social. Ad esempio con i concorsi di bellezza, dove tante madri, solo per ottenere successo e guadagno economico, facevano lavorare ore e ore le loro figlie solo per vincere il concorso, invece di farle divertire. Anche nelle serie tv con bambini e adolescenti abbiamo visto dinamiche davvero negative. Non solo i produttori che fanno lavorare per più di 12 ore dei bambini, poi anche comportamenti davvero disturbanti da parte loro verso i bambini, oppure li hanno costretti a registrare scene quasi al limite e i bambini non potevano accorgersi di tutto ciò perché hanno sempre visto tutto come innocuo. Queste dinamiche sono state affrontate da un’altra docuserie, Quiet on set, pubblicata su Discovery+ negli USA e in Italia, dove ci sono dettagli davvero inquietanti sul produttore delle serie tv per bambini e adolescenti su Nickelodeon, Dan Schneider. Inoltre questo mondo dei social nasconde tantissime insidie anche all’esterno per i bambini legati all’identità e alla privacy digitale. C’è il forte rischio che foto o video possano girare troppo facilmente nel mondo del web e, di conseguenza, si possono ricevere commenti disagianti da parte di persone adulte. Altra tematica da considerare è la pressione costante alla quale i bambini sono sottoposti, non solo perché, in alcuni contesti malsani, sono obbligati continuamente a stare ore e ore a realizzare video per l’algoritmo, ma anche pressione esterna per il rischio di avere commenti negativi pesantissimi, che possono davvero far male ai baby influencer e indurre burnout infantile. Altro problema che ci può essere è legato alla viralità dei baby influencer: infatti con il guadagno che si genera e i numeri che continuano a salire, molti bambini potrebbero volere sempre di più stare nei social in età sempre minore, portandoli a vivere più una vita virtuale che reale e soprattutto la loro soglia di attenzione potrebbe ridursi drasticamente, essendo che questi contenuti si guardano per poco tempo e si passa ad altri video in maniera pressoché immediata. Molto spesso, vedendo i vari contenuti, si vede qualcosa di davvero strano: questi baby influencer che realizzano contenuti dove si truccano o usano prodotti make-up già in età prematura senza alcun limite e sono sponsorizzati addirittura da brand, che sanno bene che l’innocenza dei bambini e la loro spensieratezza fa cliccare più facilmente un contenuto e fa generare loro, di conseguenza, tantissimo profitto. Con questo contesto, bambini che sono inseriti così velocemente in un contesto molto più grande di loro, rischiano di entrare in dinamiche troppo difficili da gestire a quell’età e precludersi la spensieratezza degli anni dell’infanzia e ad assumere atteggiamenti non così consoni e il problema è che non possono nemmeno accorgersene, perché sono bambini innocenti.
Il fenomeno in Italia
Anche in Italia c’è questa crescita di baby influencer, un fenomeno attualmente monitorato anche dal Garante della Privacy. Molto spesso sono figli di personaggi famosi, che hanno già un loro seguito, ma in altri casi ci sono dei canali partiti da zero e questi video hanno generato tanto scalpore. Questo perché molto spesso dietro ai video di questi ragazzini ci sono adulti che fanno assumere ai loro figli comportamenti non da bambini e mostrando sui social video in cui ostentano ricchezza e lusso già da piccolissimi, oppure questi bambini utilizzano prodotti make-up, ricevono regali di lusso. Tantissimi utenti hanno commentato questi video, perché si rischia di inserire bambini in contesti da adulti troppo presto e si creano dei modelli di bellezza costruiti. Altro problema è che dietro questi baby influencer ci sono dinamiche dettate da agenzie che decidono che tipo di video realizzare, costruendo un vero e proprio mondo a parte basato su dinamiche fallaci. Gestiscono addirittura gruppi di bambini per uno scopo ben preciso: generare interazioni, ottenere sponsorizzazioni e guadagno. Quindi ci si chiede se questi bambini coinvolti in questi video e in questi progetti siano consapevoli di ciò che stanno facendo e anche dei commenti negativi che girano sul web, ostacolando in futuro persino il loro diritto all’oblio. Infatti molto spesso fanno video, costruiti ad hoc dalle agenzie, che servono proprio a generare commenti negativi o indignati, facendo il cosiddetto rage bating e questo è doppiamente grave. Tutto il mondo social è una vera catena, perché in molti casi vi sono agenzie che prendono un gruppo di bambini e gli fanno realizzare lo stesso tipo di video per generare scontri sui social tra loro, chiamati dissing. La notizia poi circola sui social e la viralità alimenta altri canali che pubblicano proprio notizie su questi avvenimenti costruiti guadagnandoci. Sembra proprio di essere in un universo dove tutto avviene in modo sistematico: questo perché si fa circolare liberamente contenuti di ragazzini sui social e si genera un’ondata ingiustificata di rabbia nei loro confronti che può causare loro difficoltà personali. Inoltre si creano modelli e storie che sembrano così perfette, da sembrare da film e questo può far pensare a tanti bambini di sentirsi imperfetti, o di non essere abbastanza. Questo succede anche perché le piattaforme sono tanto permissive, nonostante le regole che hanno realizzato e questo rende un contenuto che sembra semplice all’apparenza, abbastanza pericoloso; inoltre il baby influencer protagonista vive una vita al di fuori dell’ordinario, dove è già famoso da piccolo e tutto attorno a lui si amplifica. Anche per questi motivi l’Unione Europea (in linea con le indicazioni mondiali di enti come UNICEF) sta cercando, tramite leggi o divieti ad hoc, di limitare fenomeni di questo tipo, per il bisogno assoluto di tutelare i bambini e i minori sul web, perché la visibilità non è tutto nella vita.
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