Nella giornata di venerdì 10 luglio la Apple ha deciso ufficialmente di fare causa ad OpenAI e a due suoi ex dipendenti per appropriazione di informazioni riservate, violazione dei segreti industriali e tecnologie per la realizzazione di hardware, sollevando un caso cruciale per la tutela della proprietà intellettuale. Sono stati citati anche due ex dipendenti della casa di Cupertino, Tang Tew e Chang Liu.
| Dettaglio della vertenza | Informazioni di sintesi |
|---|---|
| Soggetto attore | Apple Inc. |
| Soggetti accusati | OpenAI, Tang Tew (ex Apple) e Chang Liu (ex Apple) |
| Oggetto della causa | Sottrazione di codici, pianificazioni e ingegneria di processo hardware |
| Crescita IA nelle imprese italiane (2024-2025) | Raddoppiata dall’8,2% al 16,4% (aziende con oltre 10 addetti) |
| Valore dell’IA in Italia (2025) | 1,8 miliardi di euro (+50% rispetto all’anno precedente) |
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La radice della causa tra Apple e OpenAI

La casa della mela morsicata ha promosso un’azione legale in tribunale contro OpenAI, azienda leader che produce l’Intelligenza Artificiale, celebre sul mercato anche per le modalità con cui gli utenti possono sfruttare ChatGPT nei propri flussi operativi. In particolare, si accusa quest’ultima di aver sfruttato ex dipendenti della società concorrente per carpire dati riservati e materiali interni, garantendosi un vantaggio illecito in termini di sicurezza dei dati aziendali. Il primo dipendente accusato è Tang Tew, oggi Capo del Reparto Hardware, che, secondo la casa madre, avrebbe fornito dettagli segreti sui progetti di Cupertino durante le riunioni presso la startup. In particolare, si parla di codici, pianificazioni, indicazioni sul design manifatturiero, ingegneria di processo e specifiche sui componenti. Inoltre, Tew avrebbe sfruttato le conoscenze di colleghi dell’azienda di Cupertino (la quale realizza hardware e software proprietari) per facilitare la produzione di dispositivi concorrenti, incrementando i profitti della rivale in modo esponenziale grazie a informazioni e codici sottratti. Il secondo ex dipendente chiamato in causa, Chang Liu, è accusato di aver utilizzato un computer aziendale durante il suo passaggio alla concorrenza per scaricare documenti ufficiali utili alla produzione della società rivale.
La partnership con Foxconn e la difesa della startup
Nel 2025 la società madre di ChatGPT ha annunciato una partnership strategica con Foxconn, storico assemblatore di dispositivi iOS, e ha ingaggiato i due fornitori Luxshare e Goertek per ottenere i componenti, pur essendo ufficialmente legati al gruppo californiano; secondo la ricostruzione della procura, i traguardi commerciali della startup sul mercato sarebbero stati raggiunti più rapidamente proprio grazie alle nozioni ottenute in modo illecito. Secondo l’azienda guidata da Tim Cook: «un concorrente che ha accesso alle informazioni segrete può andare oltre anni di ricerca indipendente e portare prodotti sul mercato in modo più rapido». La replica della società di San Francisco è stata molto semplice. Infatti, il Direttore della Comunicazione Drew Pusateri ha dichiarato con un post su X: «non abbiamo nessun interesse nei segreti commerciali di altre aziende. Restiamo concentrati sulla costruzione di tecnologia innovativa che rafforza le persone ovunque». Un tweet che mostra un contrasto totale alla causa impugnata dal colosso californiano nei confronti di quest’ultima.
La diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese

La disputa legale tra le due parti si colloca in un momento storico nel quale la diffusione dell’ Intelligenza Artificiale, la trasformazione tecnologica e la crescita della startup sono davvero esponenziali, come confermano chiaramente le statistiche sul loro impiego. Secondo i dati ufficiali dell’indagine Imprese e ICT Istat, si registra una crescita significativa dell’adozione di queste tecnologie nelle aziende. In particolare, per le realtà produttive con almeno 10 addetti si rileva un raddoppio dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025, ma il 60% non ne usufruisce ancora per mancanza di competenze nel settore. L’impiego di software per la gestione interna è al 56% nel 2025. Il 68,1% delle organizzazioni acquista sistemi di cloud computing. Dai dati del 2025 emerge una riduzione delle differenze tra piccole e medie imprese rispetto alle grandi; tuttavia, in ambiti specifici come l’analisi dei dati o la complessità organizzativa, la forbice tra piccole e grandi imprese è ampia, anche se la differenza nella quantità di impiego complessivo dell’IA non è così netta. L’IA per l’analisi dei dati è usata maggiormente nel settore energetico, mentre nel commercio e nella ristorazione viene impiegata principalmente per la gestione social media e vendite online. Il 38% delle strutture ha un livello alto di digitalizzazione ed entro il 2030 l’obiettivo è portare il 90% delle imprese a un livello base di competenze digitali. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio dell’innovazione digitale del Politecnico di Milano, l’uso IA è in grande aumento presso i lavoratori, per tante funzioni diverse. In particolare, il 41% dei lavoratori adotta strumenti AI non aziendali, mentre la richiesta di competenze specifiche nelle aziende è aumentata del 93%. Nel 2025 il valore dell’Intelligenza Artificiale in Italia è pari a 1,8 miliardi, con un aumento del 50% rispetto al 2024. Il 46% del mercato è frutto di soluzioni IA. Il 71% delle grandi imprese ha iniziato progetti IA, l’84% delle grandi aziende ha acquistato licenze per IA generativa, mentre il 47% dei lavoratori la utilizza in azienda.
L’utilizzo dell’IA nella quotidianità e il ritardo italiano
Nella vita di tutti i giorni l’adozione di questi sistemi è sempre maggiore, non solo per la realizzazione di contenuti online come foto e video, ma anche per situazioni della quotidianità come l’acquisto di prodotti e l’informazione. Secondo i dati forniti dal DESI, il 39% dei cittadini dell’Unione Europea considera che le tecnologie IA avranno impatto positivo nei primi anni, e 4 cittadini su 10 usano strumenti IA almeno una volta a settimana. Nel mondo del lavoro, il 50% dichiara di non avvalersi dell’IA per motivi professionali. Secondo il report vi è una maggiore diffusione tra gli uomini, ben il 63%, rispetto alle donne con il 59%; a guidare l’adozione sono soprattutto i ragazzi tra i 15 e 24 anni, mentre i pensionati si fermano al 26%. Nonostante questa crescita nell’uso dell’IA, i cittadini UE mostrano ancora dubbi, innanzitutto per quanto riguarda il rischio di uso improprio di IA, che può portare alla riduzione dei posti di lavoro, oppure la mancanza di competenze specifiche. L’Italia mostra un ritardo rispetto al resto dell’Unione Europea sull’uso dell’IA, infatti con una percentuale del 20% si trova agli ultimi posti tra i paesi europei, mentre nel resto d’Europa l’impiego risulta decisamente più diffuso, soprattutto nella quotidianità, con il rischio che ci siano poche regole d’uso; allo stesso tempo il divario italiano fa pensare anche che bisogna investire in competenze in ambito digitale per far sì che venga utilizzata in modo corretto e regolamentato, in conformità con le normative continentali introdotte dal recente AI Act. La causa del gigante di Cupertino contro la startup rivale è un tentativo per cercare di contrastare la diffusione dell’Intelligenza Artificiale.
Fonti immagini: Depositphotos (Apple) e Depositphotos (Intelligenza Artificiale).

