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Eroica Fenice

La categoria Fun e Tech contiene 312 articoli

Fun e Tech

Pulmino hippie: il Volkswagen Type 2 e la controcultura

Ricoperto di disegni inneggianti al peace n’love e con a bordo gruppi di alternativi: quando si pensa ad un pulmino hippie viene in mente questo. Bus e pulmini hanno avuto un ruolo importante nella controcultura hippie, e ne sono stati anche uno degli aspetti più appariscenti: difficile non notare un Greyhound a colori sgargianti trasformato quasi in comune semovente. Diversi modelli di veicoli sono stati utilizzati dalla controcultura hippy, ma solo uno è nell’immaginario il “pulmino hippie” per eccellenza. È il Volkswagen Modello 2, generazioni T1 e T2, meglio noto come Transporter o Kombi. Il pulmino hippie: il Volkswagen Type 2 Inizialmente pensato come veicolo da lavoro basato sull’altrettanto famoso Maggiolino (Type 1 per la Volkswagen), il Type 2 negli Stati Uniti diventa il “pulmino hippie” per diversi motivi. Innanzitutto era relativamente economico da acquistare e manutenere, sia per la semplicità costruttiva che per la diffusione dei veicoli Volkswagen. A questo si aggiungevano una notevole robustezza del mezzo ed una scarsa necessità di manutenzione/riparazioni (che nel caso non erano nemmeno eccessivamente complicate). Era spazioso, per cui era possibile viverci all’interno, trasformandolo in una sorta di camper, e allo stesso tempo facile da guidare e poco assetato di carburante. Perfino l’aspetto lo rendeva controculturale. In quegli anni negli Stati Uniti erano di moda berline eleganti e muscle car dalle elevate prestazioni, di cui il Kombi era l’esatto opposto: un veicolo da lavoro spartano, lento (ma inarrestabile) e dalle linee amichevoli. Era insomma un simbolo di ribellione anche nella scelta di un veicolo. Unico aspetto meno brillante del “pulmino hippie” era il motore, che anche per avere bassi consumi, era poco potente, solo 25 hp. Nel Kombi era sfruttato al massimo delle sue potenzialità, permettendo un carico di nove passeggeri o 750 kg, ma velocità ed accelerazione ne risentivano. Questa però era una caratteristica apprezzata dai passeggeri del “pulmino hippie”, con la filosofia nell’andare piano e apprezzare il viaggio. Il Volkswagen Type 2 è insomma nato come mezzo da lavoro ma diventato noto come “pulmino hippie”. Ha dato un contributo notevole al movimento ed alla sua filosofia che includeva viaggi e festival, come mezzo di trasporto economico, anticonformista e facile da personalizzare per propagandare le proprie idee. La sua carriera non si è però fermata con la fine del movimento hippie alla fine degli anni Sessanta. La prima generazione del Type 2 è andata fuori produzione in Europa e USA nel 1967, che per una curiosa coincidenza è lo stesso anno in cui il movimento hippie organizzò il proprio funerale simbolico. La generazione successiva del pulmino hippie per antonomasia è rimasta invece in produzione, in particolare il modello T2c, in Brasile fino al 2013, ben 63 anni dopo il lancio del primo modello di Kombi. Francesco Di Nucci Immagine: foto (con modifiche e ridimensionata) di Marshall Astor, licenza CC BY-SA 2.0

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Orologi subacquei: come scegliere il modello più adatto

Il settore dell’orologeria sta vivendo un momento di successo anche se ancora non ha raggiunto i numeri del 2015, anno in cui si è registrato un aumento decisivo. Tra i numerosi modelli proposti dai vari brand sul mercato, gli orologi subacquei rappresentano una delle preferenze indipendentemente dal genere e dalla fascia di età. Un accessorio che mette tutti d’accordo. Il motivo è semplice: si tratta di un accessorio estremamente utile, versatile e spesso anche alla moda. Gli orologi subacquei colorati sono i più in voga d’estate. Nessuno sa resistere al loro fascino, all’allegria e al colore dei vecchi Scuba degli anni 80-90, con cui generazioni di ragazzini sono cresciuti. Ad oggi però si contrappongono modelli di marche come Swatch che ogni estate propongono colorazioni e trame diverse perfette da abbinare a costume ed infradito preferiti. A quanto pare, sembra proprio che la moda degli orologi capaci di resistere all’acqua riesca con naturalezza a convivere con le tendenze più audaci come tatuaggi, abiti firmati e capelli rosa. Novità o tradizione? Si può assolutamente dire che gli orologi subacquei non sono certo una novità. Il primo modello fu realizzato verso gli anni 20, anche se è nel 1926 che il fondatore della ben nota Rolex, Hand Wilsdorf creò un orologio da polso impermeabile e resistente alla polvere chiamato Oyster. Fu testato da Mercedes Gleitze un anno dopo, durante il tentativo di attraversare la Manica a nuoto. Nonostante questo primo esemplare, fu la Omega a creare linee di orologi subacquei non esclusivamente per nuotatori. Due anni dopo, precisamente nel 1934 fu Panerai a buttarsi nell’avventura della produzione di questi orologi. Il seguito è ben noto a tutti. È il 1956, però, l’anno che segna una svolta nel settore, anno in cui questi accessori sono stati considerati i più resistenti e precisi in assoluto. In questo anno, infatti, durante l’uscita di The Silent World, uno dei primi documentari ad utilizzare una cinematografia subacquea, il co-regista Jacques-Yves Cousteau indossava un Rolex Oyster Perpetual Submariner, cioè il primo orologio da polso di precisione sviluppato per l’uso sottomarino. Questo non basta, perché poco tempo dopo è stato visto indossare a Sir Edmund Hillary mentre raggiungeva la cima del Monte Everest in una delle prime spedizioni. Da questo momento nessuno potrà fare a meno degli orologi impermeabili.

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Rimanere concentrati alla guida: 5 consigli utili

Quando ci si trova a guidare per molte ore non sempre è facile rimanere concentrati e ben svegli. Ecco 5 facili consigli da seguire per mantenersi nelle migliori condizioni possibili per guidare la propria vettura. Quando si devono percorrere dei viaggi molto lunghi, è facile che in alcuni momenti ci si senta particolarmente stanchi. Per evitare questo problema, è bene seguire una serie di semplici consigli e suggerimenti. Quando un automobilista è distratto, può diventare un problema per sé stesso, per le persone che sono sulla stessa vettura e anche per le persone che incontra alla guida. In pochi secondi, può succedere che si creino le condizioni per un incidente. 1. Avere una vettura in perfette condizioni Il primo punto da prendere in considerazione, è quello di avere una vettura in grado di rispondere anche alle condizioni di guida più estreme e improvvise. Una frenata all’ultimo minuto, una brusca manovra o altro in alcuni casi possono essere evitati. Avere un impianto frenante in ottime condizioni, la giusta pressione dei pneumatici e dei pneumatici non consumati è molto importante. Per chi vuole ottenere maggiori informazioni su come tenere nel migliore dei modi la propria vettura, Oponeo offre una serie di consigli del tutto gratuiti (il sito internet si può raggiungere a questo indirizzo www.oponeo.it). Sulle pagine del catalogo online, si possono acquistare pneumatici delle migliori marche come Michelin, Bridgestone e Pirelli. Una vettura dove è stata eseguita la giusta manutenzione, risponderà in maniera sicuramente più reattiva di una dove non è stata eseguita nessuna manutenzione o controllo. 2. Rimani ben idratato Essere disidratati porta a ridurre le proprie prestazioni cognitive. Questo, può portare ad effetti dannosi quando ci si trova alla guida di un mezzo e si deve elaborare una serie di informazioni nel più breve tempo possibile. Un conducente leggermente disidratato ha il doppio delle probabilità di commettere degli errori alla guida di uno che è idratato. Avere una bottiglia – o più bottiglie di acqua se si guida in estate – nella propria macchina può essere molto importante. Possono anche non essere fresche, l’importante è che siano presenti e pronte all’utilizzo senza far togliere gli occhi dalla strada a chi guida. 3. Non guidare quando si è stanchi Quando si è alla guida da assonnati nelle ore notturne, i propri riflessi non sono sicuramente reattivi come durante le ore diurne. Per chi deve percorrere molti chilometri durante la notte, e magari ha delle ore di sonno arretrate, è bene che abbia una persona al suo fianco per mantenere vigile il cervello. Nel caso si deve guidare da soli il proprio mezzo, è bene prendere in considerazione la possibilità di fermarsi e schiacciare un pisolino. In questo modo, si dà la possibilità al cervello e al corpo di riposarsi e recuperare lucidità. 4. Non usare il telefono alla guida Quando si guida è bene non utilizzare il telefono o il personal computer per qualsiasi motivo. In una buona percentuale di incidenti in città o nelle strade a percorrenza veloce, il […]

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Neuralink e l’interfaccia uomo-macchina

Neuralink ha finalmente svelato al mondo il suo progetto: collegare la mente umana al computer con dei sensori impiantati nel cervello. Dopo due anni di silenzio stampa, il 16 luglio Neuralink ha parlato. L’azienda statunitense di neuro tecnologie ha finalmente mostrato al mondo i progressi fatti nel campo delle interfacce uomo-macchina e i risultati hanno dell’incredibile. Sarà possibile collegare il cervello umano al computer, o almeno i test compiuti sugli animali fanno ben sperare. L’obbiettivo di Neuralink è quello di aiutare i pazienti in stato di paralisi, permettendo loro di controllare le protesi con il pensiero. Non deve sorprendere che dietro Neuralink, ci sia la figura di Elon Musk, che non perde mai occasione di lanciarsi in progetti quanto meno insoliti. Durante la diretta streaming in cui sono stati annunciati i risultati, Musk si è lasciato sfuggire un particolare che ha incendiato la curiosità della stampa mondiale. A quanto pare, tramite la tecnologia Neuralink, una scimmia è già riuscita a controllare in remoto un computer. Ovviamente, da qui a parlare di sperimentazioni su essere umani il percorso non è dei più semplici, e con la conferenza del 16 luglio l’intento di Neuralink è stato proprio quello di accendere i riflettori su questo tipo di tecnologie e invitare le menti più brillanti del mondo a fare domanda di lavoro presso la società statunitense. Come lo stesso Musk ha affermato è importante far capire alle persone che questo tipo di futuro non è troppo lontano, condividendo con il mondo la sua visione delle cose. I fili nel cervello. La tecnologia dietro il progetto è decisamente sofisticata, ma non è “rivoluzionaria” come si potrebbe credere. Neuralink ha sviluppato dei fili sottilissimi di un materiale flessibile da inserire all’interno del cervello. Spessi dai quattro ai sei micrometri (più sottili di un capello), i fili richiedono l’uso di una macchina per essere inseriti, un robot che opera ad altissima precisione, capace di inserire sei fili al minuto in completa autonomia. A causa della loro flessibilità, è quasi impossibile inserirli senza ausilio robotico, ma questa loro caratteristica li rende decisamente meno pericolosi rispetto ai predecessori di Neuralink. L’antenato più famoso, BrainGate, sviluppato dalla Brown University, utilizzava degli aghi rigidi, che non potendo adeguarsi agli spostamenti naturali del cervello nella scatola cranica, finivano per lesionare la materia grigia. I fili di Neuralink possono adeguarsi flettendosi e inoltre, sono capaci di trasmettere molte più informazioni rispetto al sistema di BrainGate. Max Hodak, figura di spicco e co-fondatore della società americana, ha comunque tenuto a precisare che Neuralink “poggia sulle spalle dei giganti” e che i risultati conseguiti sono frutto di anni e anni di ricerche accademiche. Un gesto di modestia abbastanza raro in Silicon Valley. Una volta recepiti i segnali cerebrali, gli impulsi verranno mandati ad un chip posizionato dietro l’orecchio, chiamato “N1 sensor”, che li amplificherà e li inoltrerà ad un computer. Per ora lo scambio di dati avviene tramite una porta USB, ma Neuralink prevede di offrire un sistema wireless, facilmente controllato da un’applicazione sul proprio […]

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CEPU: da trent’anni al servizio degli studenti

CEPU è un’azienda operante nel settore dell’istruzione e della formazione professionale, che mette a disposizione un tutor qualificato ed esperto delle tecniche di apprendimento con l’obiettivo di aiutare lo studente ad acquisire il metodo di studio adatto alle sue caratteristiche. Sono migliaia, infatti, gli studenti che hanno già scelto CEPU e hanno trovato la risposta alle loro necessità formative. All’interno di ogni Centro Studio sono disponibili tutti i servizi offerti dal Gruppo: preparazione esami universitari, valutazione crediti formativi, Università on line, orientamento universitario, corsi di abilitazione professionale, preparazione test di ammissione, svolgimento pratiche universitarie, preparazione al mondo del lavoro, corsi di inglese e corsi di informatica.   CEPU: servizi e vantaggi Cepu, con oltre trent’anni di esperienza in questo settore, ha sviluppato i migliori servizi specifici per le esigenze degli studenti universitari, utili in ogni momento del percorso formativo, dalla scelta della facoltà alla preparazione al mondo del lavoro. In particolare, per chi si è diplomato da poco o ha interrotto gli studi e ha intenzione di riprenderli, è attivo l’orientamento universitario, un servizio personalizzato e gratuito che guida lo studente verso il corso di laurea più idoneo agli obiettivi professionali che si è posto. Al servizio più noto, la preparazione degli esami universitari per ogni corso di laurea e ateneo, si affiancano infatti altre proposte formative e di assistenza allo studio disponibili in tutti i 120 Centri Studio Cepu. Anche chi lavora e vorrebbe laurearsi trova in Cepu un valido sostegno: sono attivi infatti i servizi di valutazione dei crediti formativi accumulati con l’esperienza lavorative e le conoscenze apprese, utili per abbreviare il percorso verso la laurea, e Università on line + Cepu, la formula che unisce i vantaggi dei corsi di laurea telematici con quelli dell’assistenza dei tutor Cepu nella propria città. Chi ha intenzione di iscriversi ad un corso di laurea ad accesso programmato troverà invece un valido supporto nel servizio di preparazione ai test di ammissione, disponibile in più versioni e completo, poiché comprende sia la teoria che l’esercitazione. Per completare il proprio percorso accademico, infine, si possono scegliere i Master post laurea erogati, in modalità mista (aula + on line) o tradizionale, da qualificati istituti di formazione. Anche chi vuole migliorare la propria abilità nel parlare in pubblico, o acquisire altre competenze che troverà utili nel suo inserimento in ambito lavorativo, e chi cerca un corso di formazione professionale che lo qualifichi in uno specifico settore, può scegliere  il servizio di preparazione al mondo del lavoro, un’opportunità nella quale si concretizza l’incontro tra formazione scolastica o accademica e professionale. Perché scegliere CEPU CEPU è un’azienda operante nel settore che vanta di un’esperienza ultra-trentennale. Permette, attraverso la sua preparazione universitaria, di ottimizzare l’impegno per raggiungere gli obiettivi accademici nel minor tempo possibile. Infatti è possibile usufruire dei servizi CEPU in presenza in orari flessibili, concordando con lo studente il calendario degli incontri, in base alla sua disponibilità di tempo. L’attività CEPU è frutto di ricerche e studi sull’apprendimento che permettono di garantire un servizio personalizzato sullo stile cognitivo dello studente da parte di tutor specializzati, che insegnano con passione e non trasferiscono allo studente solo le loro conoscenze, ma anche una metodologia […]

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Fun e Tech

L’orologio Michael Kors e le nuove tendenze del mercato

Gli orologi fanno parte di una di quelle categorie di accessori che dopo un lungo periodo di stop sono tornati a essere un must have. Tutti indossano un orologio, donne e uomini senza distinzione così come non c’è distinzione di età. Caratterizzato da un momento di crisi, il mercato degli orologi oggi sembra aver rialzato la testa. I numeri lo confermano. Nel 2018 il mercato italiano degli orologi valeva circa 1,4 miliardi di euro pari a 6,5 milioni di pezzi venduti. Secondo i dati elaborati da GfK per Assorologi, c’è stata una ripresa oltre che una certa stabilità. Come in ogni settore ci sono i brand più o meno apprezzati, uno di quelli più richiesti in questo scenario è l’orologio Michael Kors femminile, adatto a qualsiasi occasione e a qualsiasi outfit grazie ai suoi materiali e ai suoi diversi modelli. Un altro dato che emerge dalla ricerca è che il prezzo medio degli orologi venduti dal canale gioielleria a italiani e stranieri è in aumento, precisamente è passato da 236 a 245 euro. Il canale delle gioiellerie ed orologerie, sia quelle tradizionali che quelle ubicate all’interno di un centro commerciale, continuano anche se lentamente a perdere quote di mercato. Vi transita, infatti, il 44,5% delle vendite a quantità contro il 46% dell’anno precedente e il 48% a valore contro il 50% del 2017. I canali più utilizzati Tra gli altri dati che sono emersi dalla ricerca GfK c’è il dettaglio dei canali di acquisto. Internet è ancora un canale in ascesa, in questo caso si tratta sia di siti ufficiali che di aste e di commercio elettronico.  A volume questo canale movimenta un terzo dell’intero mercato, precisamente il 29,4% contro il 28,2% dell’anno precedente. Ha però rallentato l’incredibile crescita a valore evidenziata nel 2017. Si tratta del 21,1% rispetto al 23,5% di quell’anno. Tutto questo a fronte della continua perdita delle orologerie e gioiellerie, fino a poco tempo fa considerate l’unico canale utile e sicuro per questo tipo di acquisto. Sia che si tratti dell’orologio Michael Kors che di qualsiasi altro, sembra che vengano acquistati maggiormente nel mese di dicembre, si parla del 22% a valore e quantità, ma questa tendenza non è legata a una specifica ragione/ricorrenza, come invece si potrebbe pensare. Come si acquistano? C’è da dire che un orologio si acquista per un motivo che è legato al gusto personale. Ci sono perà delle motivazioni principali di acquisto che negli ultimi anni sembrano essere il design per il 38,4% e il prezzo con il 33%. Anche la fiducia e la conoscenza del marchio, quindi la brand awareness è motivo di acquisto per il 27%. Anche l’orologio Michael Kors risponde a questa tendenza, diventando uno degli accessori più apprezzati non soltanto per la sua bellezza ma anche per la sua versatilità, essendo adatto a qualsiasi occasione e outfit. Sembra essere la donna ad amare di più questo brand, perché incontra le sue esigenze e i suoi gusti personali con armonia e naturalezza. Realizzati in acciaio, con cinturini in maglia […]

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Notizie curiose

Il misterioso mondo felino. Le razze di gatti più comuni

L’amicizia tra i felini e l’uomo affonda le sue radici nell’alba dei tempi. Un rapporto in continua evoluzione che ha visto il gatto vivere nei pressi del focolaio domestico sin dai primi insediamenti agricoli e villaggi. Al contrario di molti altri animali, questo sinuoso amico dal pelo morbido non ha mai mutato il proprio carattere né “corrotto” la propria identità in funzione dell’umano di turno, ciò ha portato a diversi fraintendimenti sul piano comunicativo considerando che invece molte altre specie animali hanno trovato il modo di farsi comprendere adottato atteggiamenti specifici. Si può considerare uno degli animali con le migliori tecniche di sopravvivenza (di cui la proverbiale diffidenza) tanto che non ha mai rasentato l’estinzione e capace di provvedere completamento a se stesso. Probabilmente è proprio qui la chiave della sua indipendenza e della sua identità: non avendo bisogno dell’umano per sopravvivere, non sente il dovere di adattarsi e di farsi accettare, piuttosto lo sceglie come compagnia alla pari. Il felino è l’animale per eccellenza della fierezza e dell’eleganza, il mondo della letteratura ne è da sempre ipnotizzato cercando di cogliere l’anima nelle lame luminose dei suoi occhi e soffrendo, spesso, per l’apparente indifferenza all’amore e all’odio da parte degli umani. Invece chi ha avuto modo di condividere il proprio percorso con un felino per abbastanza tempo, sa cogliere il suo amore discreto, le sottili dolcezze e le tenerezze vestite di capricci. I gatti ormai popolano l’intero pianeta, infinite sono le razze pure e ancora di più quelle nate da incroci, tanto che si potrebbe dire che con grande probabilità esiste qualche razza non ancora catalogata! Le razze di gatti più comuni Elencare tutte le razze esistenti sarebbe, quindi, impossibile ma abbiamo selezionato le otto più diffuse. L’Angora Turco è originario della Turchia, presenta una struttura fisica slanciata dal pelo lungo e bianco, anche se oggi se ne trovano con varianti di colore nero, grigio, rosso e marrone. Invece gli occhi sono spesso arancione, ma talvolta anche blu e in rari casi sono di colore impari. Il Certosino è un gatto di razza antica dal pelo corto e grigio e dagli occhi gialli. Sembra sia giunto in Francia grazie ai Cavalieri Templari di ritorno dall’Oriente. Il carattere di questo felino è molto affettuoso. il Devon Rex ha il pelo corto e la struttura slanciata che termina con due orecchie molto grandi. È originario dell’Inghilterra. Il gatto Europeo si riconosce, invece, per il pelo corto e la cosa lunga e sottile. Con questo nome viene identificato il classico randagio ma è considerato un gatto di razza, proprio come gli altri. Il Maine Coon è una delle razze più antiche e originarie del Nord America. Ha il pelo lungo e denso, con una bella coda soffice e il corpo grande; esteticamente è davvero molto bello e può avere diversi colori di pelo. Il gatto Persiano è una delle razze più diffuse e conosciute di felini. Molto bello e tranquillo, è scelto di solito per gli ambienti domestici. Dal lungo pelo, necessita di continue spazzolate per rimuovere quello in eccesso e […]

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Attualità

I sistemi di controllo sociale in Cina

Il Sistema di Credito Sociale è il grande fratello cinese capace di assegnare premi e punizioni ai propri cittadini in base ai loro comportamenti Con un’estensione di circa dieci milioni di chilometri quadrati e con una popolazione di un miliardo e trecentomila individui, il controllo sociale dei suoi cittadini non è la mansione più facile per il governo cinese. La burocrazia, da sempre apparato amico dei governi comunisti, rappresenta l’unico strumento da dispiegare in modo capillarizzato, capace di raggiungere anche i villaggi più lontani, ma alcune delle pratiche di controllo, hanno origini molto più antiche della storia comunista cinese. L’hukou L’hukou, per esempio, è un sistema di registrazione della residenza che risale al quattordicesimo secolo ma che è stato perfezionato nella forma attuale nel 1958. Se la ratio storica dell’hukou era quella di un registro per l’imposizione fiscale, l’obbiettivo con il quale la legislazione è stata ridisegnata nel secolo scorso, è quello di garantire un’opportuna distribuzione dei cittadini, evitando un sovraffollamento delle aree urbane. Con il tempo il sistema si è trasformato in uno strumento di controllo degli spostamenti, impedendo agli abitanti delle zone rurali di recarsi nelle città, da sempre luoghi dove il partito faticava a mantenere il controllo. In cambio della residenza lontana dalle città, il governo garantiva servizi di welfare, come educazione gratuita e assistenza sanitaria. Con l’esplosione dell’economia cinese, la necessità di migrare per cercare fortuna in zone più industrializzate ha prevalso su quei servizi, creando a tutti gli effetti delle caste: da un lato i mingong, i migranti, senza protezioni e welfare, dall’altro lato i cittadini nativi delle zone urbane, più ricchi e spalleggiati dall’assistenza statale. Per di più, il governo cinese a partire dagli anni Ottanta, ha digitalizzato i registri dell’hukou, rendendo più “efficiente” il controllo degli spostamenti e tracciando possibili minacce alla sicurezza nazionale. Un vero e proprio occhio occulto del partito, capace di raggiungere anche le province più lontane. Il CNGrid Altro esempio di strumento di controllo è il “China National Grid project” (CNGrid). Questa volta la storia e la tradizione non c’entrano nulla, ma è tutta farina del sacco del partito comunista. Avviato nel 2004 come pilota nel distretto Dongcheng di Pechino e poi esteso nel 2015 in tutta la Cina, il progetto prevede la suddivisione del territorio in microaree, ognuna assegnata a dei controllori. Il controllore ha il compito, dietro compenso, di riportare alle autorità possibili minacce o accadimenti che minano la sicurezza della nazione. È possibile riconoscerli per la banda rossa che portano intorno al braccio e nelle zone più rurali, di solito sono tassisti. Socialmente i controllori non vengono ben visti dalla popolazione, che li reputa delle “spie” del governo centrale. Tutto ciò produce un’aria di diffidenza all’interno delle comunità, che vedono la loro privacy minacciata anche dalle telecamere per la videosorveglianza, connesse al CNGrid. Il Sistema di Credito Sociale Se tutto questo non bastasse, in Cina si è deciso di andare ancora più affondo con il controllo sociale, attraverso la creazione di un vero e proprio grande […]

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Attualità

Huawei e Stati Uniti: le ragioni dello scontro

Le ragioni vere dello scontro tra Stati Uniti e Cina, passano per le vicende Huawei, e sono molto diverse dalle ragioni ufficiali. Il diciannove maggio scorso, l’ “affair Hawuei” è esploso di nuovo dopo che Google ha dichiarato di voler sottostare alla volontà dell’amministrazione Trump revocando la licenza andorid a Huawei. L’azienda cinese era stata inserita nella “entity list” il quindici maggio. Il giorno seguente, Intel e Qualcomm hanno seguito il gigante di Mountain View, per quel che riguarda la produzione di chip.  Mercoledì, anche l’inglese ARM ha deciso di non collaborare più con Huawei. Due verità per la vicenda Huawei. Come spesso accade in certe circostanze, coesistono due livelli di verità. Esiste una verità di facciata, ufficiale. Esiste poi l’altra verità, autentica, che non sempre viene rivelata. La prima motivazione dietro la scelta di Trump, quella ufficiale, è da ritrovarsi in una potenziale minaccia alla cybersicurezza americana. Huawei è leader mondiale per la creazione della rete 5G, con assicurati già 46 contratti per la costruzione dell’infrastrutture in 30 paesi del mondo. Prima del ban, Huawei avrebbe imposto la sua supremazia tecnologica anche negli States ma Washington non è riuscita a mandare giù il passato scomodo di Ren Zhengfei, CEO e fondatore dell’azienda cinese, storicamente vicino ai piani alti del partito e dell’esercito. Delle prove dell’avvenuto spionaggio ancora non c’è traccia, ma è bastato il sentore di contaminazione, a maggior ragione se cinese a innescare l’escalation. La provenienza geografica non è un fattore secondario. Questo ci porta alla seconda verità, quella non detta, ma probabilmente più autentica. Per comprenderla pienamente, bisogna inquadrare il contesto storico. Quando Trump è diventato presidente nel 2016, gli americani si sono svegliati una mattina e hanno capito che una guerra era in atto. La Cina era il nemico e il predominio tecnologico e commerciale era la posta in gioco. Quello di cui gli americani non si sono resi conto però, è che la guerra era in pratica già persa.  In circa trent’anni la Cina ha “allevato” un comparto industriale e tecnologico di prima qualità e ci è riuscita grazie alle risorse americane. Per anni, un esercito di programmatori e ingegneri ha inondato le università e le aziende americane. Studiavano, imparavano i trucchi del mestiere per poi riportare il prezioso “know-how” in madre patria, non sempre nel modo più legale. Le stesse aziende manifatturiere in Cina, presso cui gli occidentali si rivolgevano per la manodopera a basso prezzo, nel tempo si sono trasformate da “assemblatrici di pezzi” a eccellenti fucine di ricerca e sviluppo. Così quando gli americani hanno provato a erigere degli argini al “saccheggio tecnologico”, era già troppo tardi. In poche parole, l’allievo ha superato il maestro. Questa è la ragione “vera” per cui Huawei non può per nessun motivo essere leader per il 5G negli Stati Uniti. Rischi della “trade war”. La trade war portata avanti da Trump non fa altro che confermare la debolezza degli Stati Uniti in questo momento. Esiste sicuramente un complesso sistema di legami che rende Cina e Stati […]

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La concorrenza potente: la veloce ascesa di Iliad

Incredibile come la società Iliad sia stata in grado, in pochissimo tempo, di mettere in seria difficoltà le altre compagnie telefoniche, con offerte straordinarie che non potevano andare perdute. Le cifre mostrano un coraggio e un senso dell’affare unico, e così Iliad poco alla volta, ha conquistato la fiducia e la fedeltà di pi di 2 milioni di utenti, e questo solamente nei primi mesi del lancio. I numeri, destinati dunque ad una crescita esponenziale, derivano da una strategia di vendita e commerciale vincente, che propone un offerta tariffaria per tutta la vita, a costi assolutamente accessibili, offrendo un servizio di assistenza all’avanguardia, e di qualità. Andiamo però ad analizzare più da vicino, i numeri che hanno e che andranno a caratterizzare i numeri della compagnia telefonica. La nascita e lo sviluppo La compagnia telefonica Iliad nasce in Francia nel 1990, per mano dell’imprenditore Xavier Niel, che tutt’ora detiene più del 50% del pacchetto azionario. La società come precedentemente detto, si occupa di telefonia mobile, fissa, internet e addirittura servizi di Hosting. Solo nel 2003, la società ottiene i permessi per creare la propria linea DSL, e solo in Francia. L’anno successivo a questo traguardo, Iliad entra ufficialmente in borsa, prendendo immediatamente quota. Una società, quella Francese, che non conosce crisi, e che si ritrova ad investire addirittura del denaro, acquisendo nel 2008 Alice France, direttamente da Telecom Italia, per la bellezza di 775 milioni di euro, posizionandosi infine secondo nella classifica di utenza media in Francia, immediatamente dietro Orange. Bisogna però aspettare il 2016 per vedere finalmente giungere in Italia l’ormai grande e potente società telefonica Parigina, che brevemente conquista utenti in tutta la penisola nostrana. L’ascesa di Iliad in Italia La società Francese trova spazio in Italia, come precedentemente detto, solo nel 2016. Circa 3 anni fa. E’ però determinante sottolineare come il lancio della stessa compagnia telefonica in Italia risalga però allo scorso anno, proprio nel 2018. Una compagnia che, in Italia almeno, è assolutamente giovanissima, ma non priva di ambizioni e di potere economico. L’ascesa è rapida è spietata, con la compagnia che nel corso del tempo rilascia diversi annunci sul quantitativo di utenti che hanno aderito alle offerte presentate nel corso dei mesi del lancio: Il 18 Luglio dello scorso anno, Iliad Italia annuncia di aver raggiunto, dopo appena due mesi dal lancio della stessa società sul mercato, il milione di utenti. Questo, è il primo risultato a fronte di pochissimi giorni dal lancio. Il 4 settembre dell’anno passato, la società Francese ormai nota anche nella penisola tricolore, rende noti nuovamente i numeri di adesione alle tariffe, annunciando che, all’inizio di agosto, la società ha già raggiunto il milione e mezzo di untenti. Passano appena due giorni, e il 6 settembre del 2018, Iliad Italia annuncia fieramente di aver raggiunto i 2 milioni di utenti attivi. L’ultimo dato sull’affluenza, reso noto proprio dalla società Franco-Italica, parla di circa 3,3 milioni di utente nella penisola nostrana. Dato risalente, questo, al 31 marzo 2019. Insomma, straordinari i numeri […]

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