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Eroica Fenice

La categoria Fun e Tech contiene 342 articoli

Fun e Tech

I migliori videogiochi del decennio: la top 10

La fine del 2019 ha segnato anche la fine di un decennio, un decennio in cui il mondo videoludico ha visto la nascita di titoli che hanno segnato una generazione intera, oltre ad altri che invece hanno avuto la propria consacrazione con la pubblicazione di capitoli successivi. Scopriamo (in ordine sparso) quali sono stati i migliori videogiochi del decennio. I 10 migliori videogiochi del decennio appena trascorso: le nostre scelte Mass Effect 2 Secondo episodio della trilogia di Mass Effect, rilasciato nel 2010 per Xbox 360, PC e PlayStation 3. Già il primo capitolo pubblicato nel 2007 fu un enorme successo e, proponendo un gioco di ottima fattura, Mass Effect 2 ha portato la saga a rasentare la perfezione con le sue meccaniche di gioco di ruolo (già ottime nel primo capitolo) e di sparatutto in terza persona (decisamente perfezionate rispetto al predecessore). La trama della saga, la caratterizzazione dei singoli personaggi, la personalizzazione del protagonista e le scelte di dialogo ben strutturate rendono questo gioco estremamente coinvolgente ed immersivo. Il giocatore nei panni del comandante Shepard verrà trasportato in un universo costellato da numerosi pianeti popolati da diverse civiltà, che si differenziano in aspetto, ideologie e culture. The Last of Us L’ultimo decennio è stato partecipe della nascita e dell’affermazione del genere di giochi survival-horror, e The Last of Us, che ha esaltato al meglio tutte le caratteristiche di questo genere, non può assolutamente mancare nella rassegna dei migliori videogiochi del decennio, all’alba dell’uscita del suo nuovo capitolo. Pubblicato nel 2013 su PlayStation 3 e successivamente rimasterizzato su PlayStation 4 l’anno seguente, The Last of Us racconta le vicende di un mondo distopico, dove la civiltà umana è stata decimata o trasformata in mutanti con fattezze da zombie a causa di un fungo parassita. I protagonisti sono Joel, un padre cinico che ha perso la figlia in un raid militare, e Ellie, una ragazzina sulla bocca di tutti perché infetta ma non mutata dal fungo. Il tutto viene raccontato da una grafica mozzafiato ed una ottima giocabilità che alterna momenti di esplorazione e sparatorie che possono essere affrontate faccia a faccia o in maniera stealth. Grand Theft Auto (GTA) V La fortunata serie di Rockstar Games si è riproposta nel 2013 con il quinto capitolo principale della saga di Grand Theft Auto. GTA 5 è riuscita ad emulare il successo di GTA: San Andreas (gioco più venduto di sempre sulla PlayStation 2) diventando il gioco più venduto di sempre sulle PlayStation 3 e PlayStation 4 e di conseguenza anche uno dei titoli più venduti in assoluto. GTA 5 si innova sul piano della trama, raccontando le vicende di tre diversi protagonisti, che è possibile impersonare in vari momenti del gioco, costretti a collaborare per evitare di finire in prigione. Una particolare menzione va alla componente multiplayer: a distanza di quasi sette anni dal rilascio, l’online di GTA è ancora popolata da una foltissima comunità attiva di giocatori. Le caratteristiche sandbox del titolo offrono delle possibilità di intrattenimento pressoché illimitate, […]

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Remastered, remake e reboot di videogiochi: quali sono le differenze?

Nell’ultimo decennio il mondo videoludico ha assistito ad una apparizione massiccia di videogiochi etichettati come remastered, remake e reboot di giochi già noti. La caratteristica che li accomuna è sicuramente l’appoggio alla base di un titolo precedentemente pubblicato, ma con differenze sostanziali che contraddistinguono una delle tre tipologie rispetto alle altre. Remastered, remake e reboot: le differenze ed i giochi più popolari delle varie tipologie Gioco rimasterizzato (remastered) La remastered di un videogioco non è altro che una rimasterizzazione di un titolo già noto su una console più recente, una conversione ad hoc di un titolo pubblicato su una console di generazione precedente a quella in cui dovrà girare il videogioco modificato. L’operazione di rimasterizzazione consiste nell’adattamento del comparto grafico alla console di generazione successiva, in aggiuntiva sono stati apportati anche degli adattamenti nel comparto sonoro. Il gioco resta pressoché identico all’originale, ma fruibile da una console più recente, dunque capace di riprodurre una qualità multimediale più elevata. Da non confondersi con l’emulazione che consiste invece in una conversione in “tempo reale” del videogioco (originale) e allo stesso tempo del firmware della console nativa che supporta il titolo. Nel citare alcuni esempi famosi di rimasterizzazioni non si può non citare The Last of Us, pluripremiato titolo uscito nel 2013 inizialmente per PlayStation 3 e rimasterizzato su PlayStation 4 l’anno successivo. Sulla terza console di casa Sony il gioco girava ad una risoluzione in HD 720p, mentre sulla sua console successiva il titolo è stato upscalato al full HD 1080p. Altri famosi titoli sono stati rivenduti sotto forma di “trilogie”, dove un unico titolo conteneva i tre capitoli che hanno contraddistinto i brand nelle precedenti generazioni videoludiche, come le trilogie di Ratchet & Clank, Sly Cooper e Jak and Daxter, videogiochi che hanno scritto la storia della PlayStation 2, riproposti per la PlayStation 3 ad una risoluzione a 720p (contro i 480i/p della console nativa). Gioco ri-progettato (remake) Al contrario della rimasterizzazione, il remake di un videogioco consiste in una lavorazione ex novo di un titolo già esistente. Il gioco si presenta con lo stesso titolo del suo originale ma con una veste completamente rinnovata. Lo sviluppo di un remake è certamente più complesso di una semplice rimasterizzazione, in quanto tutte le meccaniche di gioco vengono ricostruite da zero ed eventualmente proposte con modifiche più o meno invasive che adattano maggiormente il titolo ad un contesto videoludico più attuale a quello del titolo originario. Esempi di videogiochi che sono stati ricostruiti sono i brand di Crash Bandicoot con i due titoli Crash Bandicoot N. Sane Trilogy (remake dei primi tre capitoli sulla prima PlayStation) e Crash Team Racing (CTR), il draghetto Spyro con la trilogia dei primi tre capitoli su PlayStation, cioè Spyro Reignited Trilogy. Anche altri brand come Resident Evil e MediEvil hanno ricevuto dei titoli ricostruiti sulle console più recenti. Quello del rifacimento dei videogiochi non è certamente una novità degli ultimi anni, Nintendo infatti ripropose sul Super Nintendo Entertainment System (più familarmente SNES) i titoli di Super Mario […]

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Windows 7 verso la fine del supporto: cosa succederà?

Windows 7, il sistema operativo di casa Microsoft rilasciato nel 2009 (a meno di tre anni dal rilascio del predecessore), è stato uno dei sistemi operativi Microsoft di punta dell’ultimo decennio, nato per sostituire lo sfortunato predecessore Windows Vista, in seguito ai numerosi episodi spiacevoli denunciati dai clienti in seguito al passaggio a Vista da Windows XP. Come riporta il comunicato ufficiale di Microsoft, il sistema operativo di casa Redmond rilasciato ufficialmente al pubblico il 22 ottobre del 2009, installato ancora sul 26,82% dei computer (secondo Statcounter, secondo solo al più recente Windows 10) verrà dismesso in data 14 gennaio 2020, motivando la scelta con la necessità di “concentrarsi sul supporto di tecnologie più recenti e di nuove esperienze”. Microsoft provvederà ancora, come in passato, ad inviare delle notifiche sui dispositivi che utilizzano il sistema operativo Windows 7, facendo leva su tutti i potenziali rischi e svantaggi dovuti alla tecnologia obsoleta nel proseguire l’esperienza di utilizzo con un sistema operativo datato, con l’obiettivo di invogliare l’utenza al passaggio al più attuale Windows 10. Fine del supporto a Windows 7: cosa comporterà? Possibili soluzioni ed alternative Già terminato il supporto principale a Windows 7 nel 2015, l’azienda di Satya Nadella porrà fine definitivamente al supporto esteso del sistema operativo. In seguito non fornirà più assistenza online né telefonica e non verranno più rilasciati nuovi aggiornamenti atti a correggere eventuali vulnerabilità non colmabili dai semplici software antivirus, costituendo di fatto una corsia preferenziale per la diffusione di nuovi attacchi informatici da parte di malintenzionati. La soluzione proposta da Microsoft consiste nell’acquisto di una licenza per l’uso di Windows 10, alternativamente è possibile ancora optare per il predecessore Windows 8, che riceverà aggiornamenti di sicurezza fino al 2023. Offerto inizialmente a partire dal 1° aprile 2019 per le licenze a volume, esteso poi a tutte le altre tipologie dal 1° dicembre per le versioni Professional ed Enterprise, Microsoft ha istituito il programma Extended Security Updates (ESU): un servizio sottoscritto a pagamento che garantisce ad aziende, governi e pubbliche amministrazioni una estensione – fino ad un massimo di tre anni – del supporto a Windows 7. Importante evidenziare che in caso di sottoscrizione ad ESU nel secondo o nel terzo anno, sarà dovuto il pagamento anche delle quote degli anni precedenti. Il costo dell’abbonamento varia in base alla tipologia del contratto di licenza, in caso di contratto a volume i prezzi sono i seguenti: 25$ a PC il primo anno 50$ a PC il secondo anno 100$ a PC il terzo anno Nel caso di contratti di licenza non a volume si dovrà far fronte ad una maggiorazione: 50$ a PC il primo anno 100$ a PC il secondo anno 200$ a PC il terzo anno Va ribadito che l’ultima soluzione riportata consiste in una agevolazione per le aziende e non costituisce un sostitutivo ad un eventuale aggiornamento del parco software, che viene più volte consigliato da Microsoft stessa.   Fonte immagine: HdBlog

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Pipernia forte: tanti usi e proprietà benefiche

La pipernia forte, conosciuta anche come piperna, è un’erba aromatica, coltivabile sia in vaso che in giardino, dotata di rinomati benefici fisioterapici e molto utilizzata in cucina, nella preparazione di piatti tipici della tradizione. L’erba aromatica è diffusa soprattutto in Campania, in particolar modo ad Ischia, piccola isola del Golfo di Napoli, dove da sempre è utilizzata in campo culinario. Dal punto di vista fitoterapico, essa ha diverse proprietà, è drenante, depurativa e astringente, inoltre risulta essere un ottimo aiuto per le difese immunitarie, ha potere antisettico e combatte i parassiti dell’intestino. Infine, non certo per importanza, è ipocalorica (si calcolano circa 70 calorie per 100 grammi). Sicuramente uno dei benefici più apprezzati è quello di riuscire a stimolare il metabolismo, contribuendo in questo modo a bruciare grassi e allo stesso tempo ad inibire l’assimilazione degli stessi, riducendone di conseguenza l’assorbimento. La pipernia forte è una pianta perenne, alta circa 80 cm, caratterizzata da steli piuttosto sottili, dai quali fuoriescono le foglie di colore verde e dal piacevole quanto intenso profumo. Proprio grazie alla profumazione, oltre che in ambito prettamente gastronomico, la pipernia, è utilizzata anche nella preparazione di tisane e decotti, e soprattutto in campo cosmetico, per la realizzazione di oli essenziali, creme e profumi. La coltivazione della pipernia predilige terreni ovviamente feritili, umidi e sempre ben drenati, ecco perché essa cresce rigogliosa sull’isola d’Ischia, dove il sottosuolo è ricco di sali minerali e soprattutto riesce a mantenere un tasso di umidità costante. La pipernia forte, come accennato in precedenza, è una pianta aromatica antica, utilizzata in passato dalle massaie dei piccoli borghi (soprattutto campani) per arricchire zuppe e piatti tipici della tradizione locale. Essa è una pianta piuttosto resistente, difficilmente attaccata da parassiti o agenti esterni, e facile da coltivare, soprattutto in giardino. Grazie alle proprietà fitoterapiche e balsamiche (infatti è molto utile in caso di tosse e raffreddore) la pipernia forte, il cui nome deriva dal greco e significa “Coraggio”, i soldati romani solevano bagnarsi con acqua di Timo, alla quale spesso è associata, per acquistare vigore fisico e coraggio, è molto conosciuta ed apprezzata per il retrogusto amarognolo che la identifica. Una pianta dal sapore unico, dal profumo avvolgente, che racchiude nel suo esile fusto, l’essenza di una spezia dalle mille proprietà. Un vero e proprio concentrato di benessere, sia per chi ama lo sport, sia per coloro che la gustano, utilizzandola semplicemente come spezia, o ancora, per quanti usufruiscono dell’efficacia in campo medico. – Immagine in evidenza: Verde In Fiore

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Videogiochi: cinque remake open source

Videogiochi: cinque remake open source Un software è definito open source se è possibile avere accesso al codice sorgente (algoritmo scritto in un linguaggio di programmazione umanamente intellegibile, trasformabile in istruzioni eseguibili dalla macchina). In generale il software open source è anche software libero, cioè agli utenti sono garantite le libertà di utilizzo, studio, redistribuzione e modifica del software. Anche alcuni videogiochi sono open source, tra questi troviamo anche dei “remake”, cioè cloni di giochi del passato, riscritti ed espansi per funzionare anche su piattaforme più moderne e/o per aggiungere ulteriori funzionalità. Esistono numerosi remake open source di videogiochi commerciali, ne vediamo cinque esempi. Videogiochi: cinque remake open source 0 A.D. 0. A.D. è un videogioco di strategia in tempo reale, l’obiettivo è gestire una civiltà economicamente e militarmente. È ambientato tra 500 A.C. e 1 A.C., ed è stato pianificato di espanderlo fino al 500 D.C. Lo sviluppo del gioco è iniziato nel 2001 ed inizialmente 0 A.D. era una mod di Age of Empires II: The Age of Kings. Successivamente è diventato un gioco indipendente (ma rimane ispirato alla serie Age of Empires) e dal 2009 è open source (il codice è soprattutto sotto GPL, il resto sotto CC BY-SA). Lo sviluppo è tuttora in corso, in fase alpha, e non è stata dichiarata una data per il rilascio della versione definitiva. Trailer dal sito di 0 A.D. (versione Alpha 23 Ken Wood) The Dark Mod The Dark Mod è un videogioco stealth (cioè l’obiettivo è compiere delle missioni senza essere scoperti) ambientato in un universo steampunk: è ispirato alla serie di videogiochi Thief, dove si interpreta un ladro in un universo steampunk tra il tardo medioevo e l’età vittoriana. È nato come mod di Doom 3, poi è stato trasformato in gioco a se stante, con il codice sotto licenza GPL ed il resto del materiale sotto CC BY-NC-SA. Trailer dal sito di The Dark Mod Open Dungeons Open Dungeons è un videogioco di strategia in tempo reale con ambientazione fantasy. Ambientazione un po’ atipica, perché il giocatore è “il cattivo” degli altri giochi fantasy, il malefico signore di un labirinto pieno di mostri impegnato nel cercare di dominare il mondo. È ispirato giochi basati sullo stesso concetto come Evil Genius e la serie Dungeon Keeper. Il codice è sotto licenza GPL, grafica, musica ecc. sono sotto svariate licenze. Tutorial dal sito di OpenDungeons Pioneer Pioneer è un videogioco open-world ambientato nel 33° secolo. Non vi è una trama definita, ma il giocatore è libero di esplorare la galassia e impegnarsi in attività più o meno lecite a bordo della sua astronave. Pioneer è ispirato al videogioco Frontier: Elite II ed è rilasciato sotto licenza GPL per il codice e CC BY-SA 3.0 per gli asset. https://pioneerspacesim.net//trailer.mp4 Trailer dal sito di Pioneer Warzone 2100 Warzone 2100 è un un videogioco di strategia in tempo reale, ambientato in un futuro post-apocalittico dove combattere per il controllo del pianeta. Nato come videogioco commerciale, è stato poi reso open source […]

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Plopping: come gestire i capelli ricci

Il plopping è una tecnica molto conosciuta ed è utilizzata per modellare e dominare i capelli ricci, spesso ribelli e ingestibili. Il termine deriva dall’inglese plop e significa letteramente “raccogliere i capelli in un panno”, che può essere un turbante in spugna o un asciugamani in microfibra. Il procedimento prevede che i capelli bagnati subito dopo lo shampoo vengano appunto arrotolati all’interno di un ‘panno’. Questa semplice e “banale” azione è utile in quanto consente di creare ricci morbidi o semplicemente delle onde voluminose, eliminando quel fastidioso effetto “paglia” che spesso affligge chi ha i capelli ricci. Anche se i prodotti per detergere e curare i capelli ricci (shampoo, maschere per capelli, spume, balsamo) sono sempre più numerosi, il problema della definizione del riccio interessa sempre più persone. Sembrerebbe infatti che la tecnica del plopping sia nata proprio per ovviare a questo problema, con un metodo semplice e soprattutto realizzabile da tutti. Plopping, il procedimento passo passo Una volta raccolti capelli tenendo la testa in giù, bisogna aver cura di sistemarli al centro del panno disposto su una superficie orizzontale. Il lembo anteriore del panno va appoggiato dietro la testa, dirigendolo verso la nuca; il lembo posteriore del panno va arrotolato in due estremità che devono essere attorcigliate tra loro dietro la testa per formare un turbante. Per quanto riguarda il cosiddetto“tempo di posa”, il mondo del web, dove sono numerosissimi i video tutorial a tal riguardo, si divide: c’è chi per l’appunto consiglia di tenerlo su tutta la notte; e chi invece sottolinea che il tempo di posa non debba superare i trenta minuti. Indipendentemente da questo, una volta rimosso il “panno”, strumento indispensabile per realizzare il plopping, basterà definire i capelli con le mani, senza aprire le varie ciocche, ma chiudendo ognuna di esse in una sorta di pugno chiuso, per dare una maggiore definizione al riccio; svolta questa semplice azione, si passa all’asciugatura, possibilmente con il diffusore, (applicando prima un buon termoprotettore, che permetterà di non bruciare i capelli con il calore sprigionato dall’asciugacapelli) senza toccare i capelli e asciugandoli  a testa in giù. I capelli ricci non sono facili da gestire, ma il plopping, con una serie di accorgimenti, può donare definizione e morbidezza ai propri capelli.   Immagine in evidenza:  Foto di Karen Arnold da Pixabay

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I braccialetti della fortuna: significato e realizzazione

Chi non ha mai indossato, soprattutto d’estate, i braccialetti brasiliani o altrimenti detti braccialetti della fortuna? Nel periodo estivo è infatti “tradizione” acquistare, soprattutto in spiaggia, questi sottili filamenti di cotone colorati per legarli al polso. Prima di indossarli, è consuetudine esprimere un desiderio che, come dicono le credenze, si esaudirà solamente quando il braccialetto si spezzerà da solo. Ma da dove parte questa usanza e cosa simboleggiano questi braccialetti? Scopriamolo insieme! Origini e significato dei colori I braccialetti della fortuna sono originari del Brasile; è da lì che parte la tradizione di esprimere un desiderio prima di fissarli al polso o alla caviglia. I brasiliani credevano infatti in un potere mistico che veniva trasferito dalla mente all’oggetto. Secondo questa credenza, la forza del desiderio sarebbe stata trasmessa all’accessorio che, mandando un messaggio all’universo, avrebbe portato una soluzione al problema che da tempo si cercava o avrebbe realizzato ciò che si era espressamente chiesto. Inoltre, ad ogni colore corrisponde un significato. Il rosso simboleggia l’amore; il verde la speranza; l’azzurro lavoro e soldi; il giallo la fortuna; il viola e il blu simboleggiano la pace; il bianco la libertà; il rosa l’amicizia. È bene dunque, in base a ciò che si desidera, prestare attenzione al colore del bracciale. Leggenda vuole che, a seconda del significato del colore del bracciale, un attimo prima di fare il secondo nodo per fissarlo, si esprima un desiderio e che, una volta che il bracciale si spezza da solo o viene perduto, il desiderio si esaudisca. Braccialetti della fortuna: come realizzarli Questi braccialetti sono talmente semplici che è possibile realizzarli anche da soli. Si realizzano infatti con poco materiale e in breve tempo. Per farli occorrono tre o più fili dei diversi colori scelti che vanno legati insieme, facendo un nodo alle estremità. Più fili si utilizzano, più spesso sarà il bracciale. Alla base va posto il colore riguardante la sfera del desiderio. Successivamente si procede ad avvolgere il primo filo colorato – che va tenuto con la mano destra – in senso orario intorno ai restanti fili, tenuti invece dalla mano sinistra. Il filo dovrà ricoprire gli altri fili per almeno 1 o 2 cm. Una volta raggiunto il primo centimetro del colore desiderato, si passa ad un altro colore. Per cambiare colore, si procede in questo modo: il primo filo colorato, ormai avvolto, dalla mano destra deve passare nella mano sinistra; viceversa, con la mano destra bisogna tenere il filo del nuovo colore scelto e cominciare a girare di nuovo intorno agli altri fili; e così via fino al completamento dell’opera. Infine, per chiudere e fissare il lavoro, basterà fare un nodo così come quello effettuato all’inizio. Il braccialetto finito deve avere un lunghezza di circa 15 cm. Per avere un’idea più chiara su come realizzarli, su YouTube trovate numerosi tutorial che vi spiegano passo passo come fare. Bene, non vi resta che provare! [fonte foto: https://pixabay.com/it/photos/amicizia-fratellanza-mani-unione-2156172/]

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Le 5 domande più temute del Natale in famiglia

Finalmente, è Natale. Freddo, che quest’anno è tardato ad arrivare. Regali sotto l’albero, da scartare a mezzanotte. Buoni propositi per l’anno nuovo, gli stessi ogni anno. Decorazioni che rallegrano l’atmosfera. Tavole imbandite ricche di prelibatezze. La tipica cena di pesce della vigilia. Struffoli e pastiera, anche se la tradizione napoletana vuole sia un dolce pasquale. Panettone o pandoro, a seconda dei gusti: una faida che si ripropone ogni anno a tavola. E ancora, l’immancabile insalata di rinforzo, che nessuno riesce mai a gustare per bene, già troppo sazio. Tanto si sa, nessuna dieta (r)esiste fino al 6 gennaio. Ma soprattutto, il Natale è momento di riunione familiare. Che si tratti degli stessi parenti che vedi ogni domenica, o dei cugini oltreoceano, parte della magia del Natale risiede proprio nel ricongiungersi tutti attorno ad immense tavolate. E ogni Natale, tra una portata e l’altra, all’appello non mancano mai le solite domande di rito, le più sgradevoli e moleste che si possano immaginare, quelle domande che rompono l’atmosfera idilliaca post cenone, quelle domande che stanno ad un’allegra tavolata come il gesso stridente sta alla lavagna nell’ora di matematica. Domande da non fare, domande che, forse proprio per questo, si ripropongono ogni anno durante le feste. Le 5 domande più temute a Natale… e non solo! E il fidanzatino? E la fidanzatina? La più classica, la più frequente, nonché più indesiderata da single, zitelle incallite e soggetti riservati. E se finalmente, per rompere il solito schema di ogni anno, hai finalmente qualcosa da raccontare con orgoglio, sia pure un’avventura di due giorni che rompe la tua monotonia di single, veloce come un fulmine arriverà la controdomanda, più molesta della precedente: E quando ti sposi? Quando ti laurei? La domanda più temuta dai trentenni fuoricorso, l’unica domanda in grado di far sentire in colpa perfino le matricole, che di esami in arretrato ancora non ne hanno ma già sentono insinuarsi il timore di finire a prendere una triennale in 10 anni, come quell’amico scansafatiche da cui ti vedi mettere in guardia circa quindici volte al giorno. Realizzi improvvisamente che, mentre tu sei lì seduto a tavola a gozzovigliare, i libri da studiare per l’esame in agguato subito dopo le feste sono sulla scrivania a prendere polvere da una settimana. E non hai ancora finito il programma… Ansia! Hai trovato lavoro? Ti sei finalmente laureato o hai scelto di fermarti dopo il diploma? Non sentirti escluso, abbiamo domande moleste anche per te. Ti si potrebbe chiedere, per esempio, quanto guadagni. Sempre nell’eventualità di una risposta affermativa alla prima domanda. In caso contrario, preparati a ricevere tutto il calore e la compassione della tua famiglia. C’è crisi… Andrà meglio il prossimo anno, vedrai! E la dieta come va? Cara zia salutista, non puoi chiedermi una cosa simile dopo il pranzo da 15 portate della nonna, davanti ai dolci! Cosa fai a Capodanno? Troppo triste ammettere di passare il capodanno in compagnia di Carlo Conti su Rai 1, dite? Il prossimo che me lo chiede, rischia di non vederlo, il Capodanno. Buone domande, buone risposte e buone feste a tutti!

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Luci di Natale: tutti i trucchi per risparmiare

Il Natale è un momento assolutamente unico all’interno dell’anno, un periodo magico reso tale anche dalle luci di case e luminarie che riescono a creare un’atmosfera irripetibile in città. Si tratta però allo stesso modo di una festa che aumenta indiscutibilmente, oltre alla nostra gioia, anche i nostri consumi in bolletta: un aumento poco gradito soprattutto a seguito dell’aumento dei prezzi avvenuto in ottobre. Esistono però anche dei semplici trucchi che vi permetteranno di illuminare a festa le nostre abitazioni senza però per questo dover mettere da parte il vostro spirito natalizio. Scegliere una tariffa conveniente Per prima cosa bisogna stare molto attenti alla tariffa energetica proposta dal proprio gestore, anche se questo è un consiglio che vale in ogni periodo dell’anno. Si suggerisce quindi, innanzi tutto, di cominciare a vagliare tra le diverse offerte luce per la casa proposte dai nuovi operatori del mercato libero quella che fa più al proprio caso. Recenti ricerche, infatti, hanno dimostrato che facendo il passaggio è possibile risparmiare più di 300 euro all’anno in bolletta. Passare alle luci a LED Le lampadine a incandescenza oramai rappresentano il passato: un passato costoso, che possiamo metterci alle spalle sostituendole con le lampadine LED. In vendita è infatti possibile trovare diverse luminarie che adottano questo genere di lampadine e che consumano quindi poca energia o, quanto meno, in misura nettamente inferiore rispetto a prima. Il risparmio che noterete sarà considerevole, senza però rovinare la magia del Natale. Luci alimentate da pannelli solari Se siete amanti poi delle luci da esterna, perché non collegare i nostri festoni luminosi ad un piccolo pannello solare? È una spesa poco invasiva, ma che può comportare numerosi vantaggi anche in termini di risparmio. E poi si tratta di un bel modo per festeggiare il Natale, rispettando l’ambiente e l’eco-sistema che ci ospita. Accendere le luci solo quando servono davvero Purtroppo molte famiglie sono abituate ad attaccare le luci 24 ore su 24, quasi in una sorta di sfida con le luminarie del vicinato, ma si tratta di uno spreco evitabilissimo. Il consiglio quindi è quello di collegare e accendere le luci soltanto quando servono, e dunque quando siamo in casa, per permetterci di godere della splendida atmosfera natalizia che creano senza sprecare soldi ed elettricità. I proiettori di luci Oggi i proiettori sono dispositivi sempre più intelligenti e a risparmio energetico, dato che utilizzano luci LED e sono dotati di apposite modalità a basso consumo. Ebbene, sul mercato si trovano anche modelli specificatamente pensati per la proiezione delle luci di Natale, che consumano pochissimo ma sono comunque in grado di creare fuori casa un’atmosfera perfetta. Luci intermittenti o fisse? Chiudiamo sfatando un mito: non è affatto vero che le luci intermittenti consumano meno energia di quelle fisse. Il motivo? Vengono comunque gestite da un sistema perennemente collegato alla rete elettrica, che consuma tanto quanto gli altri. Inoltre, nemmeno i colori incidono sulla bolletta, siano essi rossi, verdi, bianchi e via discorrendo. Un ultimo consiglio per aumentare la portata delle vostre luci, […]

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Come vedono i cani: quali sono le differenze col suo padrone

Come vedono i cani? Ecco le differenze sostanziali con l’uomo! Un’idea molto diffusa è quella che i cani vedano il mondo in bianco e in nero, nulla di più sbagliato! Il cane vede un mondo meno colorato del nostro, più sbiadito, ma non fatto solo di bianco e nero. Infatti distingue il colore blu, il giallo e il bianco, ma confonde tra loro il rosso, l’arancione, il giallo e il verde. Il motivo tecnico è legato ai “coni”, ovvero quella parte dell’occhio deputata alla distinzione dei colori. L’occhio del cane ha solo due tipi di coni, mentre l’occhio umano ne possiede tre. Questo fa si che nonostante una veduta più ampia, il cane distingue un numero inferiore di colori. Per i cani l’arcobaleno è fatto da blu scuro, blu chiaro, verde, giallo chiaro, giallo scuro, e un verde grigio molto scuro. Per gli umani invece è fatto dal viola, blu, verde, giallo, arancione e rosso. Sostanzialmente quindi i cani vedono il mondo nei colori giallo, blu e grigio. I nostri amici a quattro zampe, quindi, vedono anche relativamente poco bene da vicino e dalla media distanza (ad esempio, quello che una persona può vedere da 23 metri, un cane lo vede sfocato già da 6 mt.) mentre vedono bene da lontano e vedono molto meglio ciò che si muove rispetto a ciò che è fermo. Un cane da caccia, come un segugio italiano o un levriero, ha una visuale di circa 270°, mentre per le altre razze canine che presentano musi meno affinati, come quelli da compagnia, il campo visivo arriva a 250°. I cani con un muso schiacciato, come ad esempio i carlini, hanno un ampliamento visivo di 180° che gli permette di visionare solo piccole porzioni di spazio. In sostanza si può constatare che più il cane ha il muso allungato e appiattito, e più il suo campo visivo è ampio. Più gli occhi del cane sono frontali (come nel caso del pechinese e del bulldog), maggiore sarà la visione binoculare, ma a discapito del campo visivo. Al contrario, più gli occhi del cane sono posti lateralmente (come nel caso del pastore tedesco), più la visione binoculare sarà ridotta con conseguente vantaggio sul campo visivo. Una delle cose più curiose che riguarda gli amici pelosi è senz’altro la brillantezza dei loro occhi. Perché gli occhi canini al buio sembrano brillare? La spiegazione è molto semplice. Dietro la loro retina gli amici a quattro zampe, hanno una struttura che si chiama tapetum lucidum. Ciò consiste in uno strato di cellule molto riflettenti, che permette agli occhi dei nostri amici di catturare tutta la luce possibile e vedere anche al buio. Immagine by:  Pixabay

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