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Eroica Fenice

La categoria Fun & Tech contiene 395 articoli

Fun & Tech

Un contraccettivo senza effetti collaterali né ormoni che deriva dai crostacei

Dal Nord Europa, e precisamente dalla Svezia, sta per arrivare una vera e propria rivoluzione: un contraccettivo senza effetti collaterali né ormoni, da assumere solo quando necessario. Stiamo parlando di una sorta di capsula vaginale che, introdotta nella cervice, si dissolve nell’organismo producendo i suoi effetti in pochi minuti, evitando così gravidanze indesiderate. La vera novità sta nella sostanza di cui è composto il contraccettivo e cioè il chitosano, polisaccaride derivante dalla chitina, sostanza che si trova nei gusci dei crostacei, “ingredienti” low cost e assai facilmente reperibili nei paesi nordici. Il chitosano sarebbe in grado di restringere la mucosa solitamente difficile da attraversare all’ingresso dell’utero, ma che in fase di ovulazione si allenta consentendo che gli ovuli siano fecondati dal liquido seminale maschile. Un contraccettivo senza effetti collaterali né ormoni Come spiega uno degli scienziati del team svedese, Thomas Crouzier, «in questo modo, otteniamo un contraccettivo che non si basa sugli ormoni e non ha effetti collaterali». Senza intaccare i processi embrionali questo materiale polimerico sostanza creerebbe una sorta di barriera fisica atta a bloccare lo sperma. Trattandosi di una sostanza completamente naturale, non ci sono effetti collaterali perché interviene solo sullo strato superficiale della mucosa. Infatti il prodotto è indicato anche nella cura delle ulcere o delle infiammazioni intestinali. Attualmente il farmaco non è ancora sul mercato, in quanto sottoposto ad una meticolosa sperimentazione da parte dei ricercatori del Kungliga Tekniska Högskolan di Stoccolma a cui si deve l’utilissima scoperta. «Il punto di partenza per noi è stato quello di considerare le membrane mucose come un materiale separato su cui si può lavorare, ma per fare ciò bisogna capire le funzioni della mucosa, compresa la funzione di barriera che blocca i batteri e i virus permettendo all’ossigeno e alle sostanze nutritive di passare», si legge nella rivista scientifica Biomacromolecules dell’American Chemical Society che ha pubblicato lo studio “Reinforcing Mucus Barrier Properties with Low Molar Mass Chitosans”. Un passo avanti verso la gender equality Questo sistema superinnovativo nel campo della contraccezione e della salute, rappresenta un ulteriore passo in avanti verso la gender equality, ossia la parità tra i sessi, affinchè anche le donne possano vivere liberamente la propria sessualità senza temere gravidanze indesiderate o i disturbi causati dai metodi contraccettivi più classici. E non stupisce che tale passo sia stato compiuto proprio da una delle nazioni più all’avanguardia nel mondo in questo senso: dagli anni ’60, infatti, la Svezia combatte in prima linea per il riconoscimento dell’importanza del ruolo della donna nella società, nella politica, nella cultura e nell’economia. Senza contare poi il suo essere un punto di riferimento in ambito tecnologico sin dall’epoca della guerra fredda. Da sottolineare inoltre che, non incidendo in alcun modo sul ciclo naturale della fecondità e sull’equilibrio ormonale, è da ritenersi difficile che questo nuovo metodo anticoncezionale possa diventare oggetto di obiezioni etiche o religiose.

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Fun & Tech

Incidente mortale durante test auto a guida autonoma di Uber

Il 18 marzo scorso un’auto a guida autonoma di Uber durante un test ha travolto un pedone a Tempe, Arizona. La donna, di nome Elaine Herzberg, è deceduta in ospedale per le ferite riportate nello scontro. L’auto di Uber viaggiava in modalità autonoma, pilotata dall’intelligenza artificiale ma con un guidatore a bordo per intervenire in caso di emergenza. Il veicolo viaggiava a circa 60 km/h, poco al di sotto del limite, quando il pedone ha attraversato la strada in una zona poco illuminata. L’auto non ha nemmeno iniziato una frenata e dai filmati delle telecamere di bordo il guidatore appare distratto fino a poco prima dell’impatto. Resta finora da accertare di chi sia la responsabilità dell’incidente. Auto a guida autonoma investe pedone Sicuramente Elaine Herzberg stava attraversando in una zona in cui l’attraversamento è vietato, ma ciò non scagiona né il sistema di guida autonoma né il guidatore. Nel filmato delle telecamere di bordo la donna sembra “sbucare dal nulla” ma è stato evidenziato come la capacità di visione della dashcam sia inferiore sia a quella del guidatore sia a quella dei sensori di bordo. Per Ryan Calo, docente in legge all’Università di Washington, “L’idea che il video assolva Uber è essenzialmente scorretta”. Secondo la ricostruzione di Brad Templeton (che ha lavorato dal 2010 al 2013 al progetto di auto a guida autonoma di Google) se il guidatore fosse stato attento alla strada sarebbe potuto intervenire in tempo ed almeno iniziare una frenata. Ancora peggiore la posizione del sistema autonomo, dato che parte dei sistemi di rilevamento sono indipendenti dalla visibilità della strada: il veicolo oltre alle telecamere montava un sistema di rilevazione a onde radar ed un lidar (Laser Imaging Detection and Ranging, rilevamento delle distanze basato sul laser). Per Templeton la ragione è da ricercarsi nel sistema lidar e nella gestione dei dati rilevati, dato che il sistema radar non è adatto a rilevare ostacoli in lento movimento come un pedone. La Velodyne, azienda produttrice del lidar installato sulla Volvo XC90 di Uber, ha dichiarato che il loro sistema ha sicuramente individuato il pedone in attraversamento e quindi la ragione dell’incidente sarebbe da imputare al sistema di gestione dei dati rilevati dai sensori (cioè ad Uber che lo ha realizzato). Secondo voci riferite da Templeton, il sistema lidar potrebbe essere stato spento per effettuare test solo con telecamere e radar, ma al momento non ci sono conferme di questa ipotesi. Uber sospende i test delle auto a guida autonoma Al momento Uber ha sospeso i test delle auto a guida autonoma, anche se nessuno Stato degli USA ha per ora imposto regole più restrittive sui test delle automobili a guida autonoma: il governo federale ha emanato solo linee guida ad adesione volontaria. Questo episodio mette in luce come ci siano ancora enormi margini di miglioramento sulle automobili a guida autonoma, che secondo i sostenitori di questa tecnologia dovrebbero ridurre il numero di incidenti. Anche se attualmente, secondo una ricerca della Morgan Stanley, sulle strade statunitensi in media avviene un […]

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Notizie curiose

Interstizio: l’organo da aggiungere ai libri di anatomia

La scienza non smette mai di stupirci e l’interstizio questa volta ne è la prova. Si tratta di una scoperta in campo anatomico. L’interstizio è un organo, tra i più grandi del corpo umano. È diffuso in tutto l’organismo, sotto la pelle e in diversi tessuti ed è rimasto ignoto per molto tempo… almeno fino ad oggi! Interstizio: dove si trova e a cosa serve Questo nuovo organo si nascondeva sotto la pelle e nei tessuti di rivestimento dell’apparato digerente, dei polmoni, dei vasi sanguigni e dei muscoli. Per anni è stato chiamato come semplice tessuto connettivo. I metodi finora usati per esaminarlo a microscopio lo facevano apparire denso e compatto. Al contrario l’interstizio ha dimostrato di avere una ben differente complessità di struttura. È formato da cavità piene di liquido connesse tra di loro. Queste sono sostenute da fibre di collagene ed elastina. La funzione che riveste nel nostro corpo è quella di ammortizzare. La scoperta in realtà implica un enorme estensione degli orizzonti per la biologia. Diffusione dei tumori, invecchiamento della pelle, agopuntura, malattie infiammatorie degenerative e molto altro sono i campi in cui la scoperta dell’interstizio potrebbe essere determinante. Un’importante scoperta per l’anatomia La notizia è stata resa nota dalla rivista Scientific Reports dall’Università di New York e dal Mount Sinai Beth Israel Medical Centre. L’interstizio è stato scoperto grazie ad una tecnica avanzata: un’endomicroscopia confocale laser. In questo modo i tessuti possono essere visti direttamente dentro il corpo e non devono essere prima prelevati e visti su vetrino. La tecnica è utilizzata su alcuni pazienti malati di tumore che dovevano subire un’operazione chirurgica per rimuovere pancreas e dotto biliare. In questo modo si è potuto scoprire la complessa struttura dell’interstizio. È da quì che si è scoperto che, in realtà, l’interstizio è presente in tutte le parti del corpo che sono interessate nella motricità e nelle aree sottoposte a pressione. Cosa comporta questa scoperta? Il fatto che l’interstizio sia pieno di fluido potrebbe portare ad interessanti scoperte. Il movimento del fluido potrebbe infatti portare delle delucidazioni in ambito oncologico. I tumori che invadono l’interstizio, infatti, si diffondono nelle altre parti del corpo più velocemente. Sappiamo che questo nuovo organo, drenato dal sistema linfatico, è il sito in cui nasce la linfa. Nelle cellule interstiziali interconnesse si trova quindi una sostanza vitale per il funzionamento delle cellule immunitarie che generano l’infiammazione. Ma non è finita. Anche in campo estetico potrebbero esserci entusiasmanti scoperte. Infatti le cellule che si trovano nell’interstizio e le fibre di collagene che le sostengono potrebbero dare importanti informazioni riguardo la formazione di rughe. Ancora, sempre riguardo il collagene, potrebbero esserci scoperte per l’irrigidimento delle articolazioni, le malattie infiammatorie legate a fibrosi e sclerosi. Per l’agopuntura invece ad essere coinvolto è il reticolato di proteine che sostiene l’interstizio, che potrebbe generare correnti elettriche quando le cellule si piegano seguendo il movimento di organi e muscoli. “Questa scoperta ha il potenziale per determinare grandi progressi in medicina, inclusa la possibilità di usare il campionamento del […]

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Nerd zone

Nuovi software e modelli, ecco le mosse di Epson per le stampanti

La Epson si rimbocca le maniche e riparte con grandi novità nel comparto delle stampanti, soprattutto per uso misto professionale e consumer: arrivano nuovi modelli che ampliano la gamma in commercio, ma anche un software che promette prestazioni di grande rilievo. Il successo delle stampanti Epson Negli ultimi anni la società nipponica ha scalato posizioni nella classifica di gradimento degli utenti di tutto il mondo, grazie anche a modelli performanti e convenienti, dal buon rapporto tra qualità e prezzo, così come si rivela quello delle componenti, cartucce di inchiostro su tutte: per aver un quadro più preciso dei costi si possono vedere le schede che il portale Stampante.com dedica ai vari esemplari della famiglia, a cominciare dalla Epson XP 225, una delle stampanti multifunzione più vendute anche nel nostro Paese. Si amplia la gamma Dal prossimo mese di aprile la compagnia giapponese ha deciso di estendere le possibilità a disposizione di chi cerca qualcosa di più potente per le proprie attività di stampa, anche in ambito professionale: è previsto infatti tra qualche settimana il lancio ufficiale dei nuovi modelli di stampanti Epson, che mantengono alto il livello di funzionalità ma non disdegnano un design ricercato, in grado di integrarsi integra con l’arredamento e l’ambiente circostante, grazie a dimensioni compatte e a una ricercatezza estetica elegante, a cui si aggiungono ovviamente varie numerose funzioni intuitive e molteplici possibilità di connessione. Modelli per uso domestico e professionale In dettaglio, è stato anticipato che le versioni XP-5100 e XP-5105 si caratterizzeranno per offrire alte prestazioni pensate per chi necessita di una macchina che stampi a casa documenti di tutti i giorni, mentre invece le WF-2860DWF e WF-2865DWF sono dispositivi 4-in-1 professionali, adatte per chi lavora in remoto, da casa o in un piccolo ufficio. In comune, questi quattro multifunzione hanno la capacità di integrarsi perfettamente in qualsiasi ambiente, unendo un design compatto ed elegante alla funzionalità del display LCD da 6,1 cm e dell’intuitiva interfaccia utente. Una scelta strategica Il Consumer Business Manager di Epson Italia, Renato Salvò, ha commentato la scelta della società spiegando che “sono sempre di più le persone che necessitano di stampanti altamente funzionali da utilizzare a casa o nei piccoli uffici per stampare documenti di tutti i giorni e gestire le attività tipiche di un ufficio”. Per questo, il manager ha definito importante la strategia di “progettare stampanti che uniscano funzionalità, facilità di utilizzo e connettività a un design elegante e compatto capace di integrarsi in qualsiasi ambiente. I nostri nuovi modelli rispettano questa esigenza, offrendo ai clienti ancora più scelta”. Un nuovo software Novità in arrivo anche per gli utenti delle stampanti serie SureColor SC-F per il mondo tessile, che da oggi potranno contare su Edge Print, un innovativo software RIP che assicura prestazioni elevate grazie ai core engine PS di Adobe, che consentono l’elaborazione dei dati Post Script per una serie di formati di file, ma anche la possibilità di gestire insieme fino a quattro stampanti e di semplificare la gestione dei documenti, oltre che di controllare colore, screening, stampa in sequenza per tutta la lunghezza del supporto e annidamento. Mettere a tacere le critiche. Mosse importanti per la Epson, che in […]

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Fun & Tech

Instagram: arriva in Italia la funzione shopping

Instagram lancia la funzione shopping anche in Italia. Il social network di fama mondiale, nato per la condivisione di foto e video, aggiunge all’applicazione una nuova funzione che lo rende più vicino al mondo degli acquisti online. Attraverso la funzione shopping gli utenti potranno acquistare prodotti in modo molto più veloce. La funzione shopping di Instagram L’obiettivo di questo cambiamento è quello di rendere più facili e rapidi gli acquisti degli utenti e, al contempo, aumentare gli incassi dei brand che utilizzeranno l’applicazione in questo modo. La sperimentazione di questa nuova possibilità di acquisti virtuali ha avuto inizio negli Stati Uniti. Adesso sarà disponibile per altri otto paesi: Canada, Brasile, Regno Unito, Germania,Francia, Spagna, Australia e… Italia! La novità consiste nel poter inserire su una foto un tag che rimanda ad un sito ecommerce. La funzione è gratuita e, per ora, può essere utilizzata solo da aziende e profili business. Ecco come funziona lo shopping su Instagram Quando l’utente vede una foto su cui è stata usata questa funzione, è avvisato dalla presenza di un pulsante interattivo con la scritta “shopping”. Con un semplice click si aprirà un pop-up con il prezzo del prodotto mostrato in foto. Nel pop-up, oltre che il prezzo, ci sarà un collegamento al profilo Instagram del brand in questione e, infine, il pulsante “acquista ora”. Basta un tocco per essere quindi indirizzati alla pagina del prodotto visualizzata sul sito internet del marchio. Il prodotto è pronto per essere acquistato. Secondo le ultime notizie ci sarebbe una volontà da parte di Instagram di rendere a pagamento la funzione per aggiungere un ulteriore vantaggio per i brand. Essi potranno far sì che il pop-up con il prezzo e i link possa essere visualizzato anche dagli utenti che non seguono il profilo aziendale in questione. Semplice, intuitivo e veloce: il nuovo modo di fare shopping su Instagram Jim Squire, direttore delle operazioni marketing di Instagram, ha rilasciato interviste in cui spiega il perché di questa funzione. A suo parere è stato opportuno inserirla proprio perché ogni giorno le persone utilizzano Instagram per avere spunti e idee per acquisti imminenti oppure per avere a disposizione una sorta di volantino dei vari prodotti a cui sono interessate. Per questo motivo, dunque, fare shopping su Instagram è il passo immediatamente successivo a ciò che avviene già sul social, che si trova ormai ad essere al centro di tutte le strategie pubblicitarie delle aziende. Negli Stati Uniti questa novità ha portato ad un incremento delle vendite aziendali e un aumento delle richieste di influencer. Non resta che aspettare per vedere che effetto avrà in Italia.

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Fun & Tech

Cambridge Analytica è il problema. O forse no?

Negli articoli pubblicati nei giorni scorsi dal New York Times e dal The Guardian si legge che la Cambridge Analytica, azienda che “usa i dati per modificare il comportamento del pubblico” e che “ha ridefinito il rapporto tra dati e campagna elettorale”, come si può leggere sul sito, avrebbe utilizzato i dati di milioni di persone raccolti attraverso Thisisyourdigitallife. Si tratta di un’applicazione sviluppata da Aleksandr Kogan, allora docente di psicologia di Cambridge, che prometteva di indovinare aspetti della personalità degli utenti grazie alla somministrazione di un questionario. Thisisyourdigitallife sarebbe così riuscita ad ottenere le risposte spontanee di milioni di persone raccogliendo i dati di 270 mila utenti e loro amici (raggiungendo così circa 50 milioni di persone) che sarebbero poi stati venduti alla Cambridge Analytica. È importante sottolineare che la violazione non riguarda la raccolta dei dati degli utenti e dei loro amici ma la vendita di questi ad un’altra azienda. Da anni l’unico obiettivo di Facebook è raccogliere dati per vendere spazi pubblicitari ad aziende che possono proporre pubblicità mirate. In questo modo si aumentano le probabilità di convincere gli acquirenti e si risparmiano risorse economiche. Dietro al più famoso ed utilizzato social network del mondo si cela una piattaforma pubblicitaria, la più efficiente di sempre grazie all’immensa mole di dati che gli utenti sono disposti a condividere pur di restare “connessi” con il resto del mondo. Andando nella sezione App delle impostazioni del vostro profilo Facebook avrete la possibilità di vedere tutte le applicazioni che hanno accesso ai vostri dati o a parte di essi. Nella maggior parte dei casi noterete applicazioni minori di cui nemmeno vi ricordate come giochi del passato o applicazioni che in un momento di curiosità sembravano assolutamente necessarie da testare. Quelle applicazioni hanno raccolto dei dati che, con molta probabilità, successivamente sono stati venduti ad altre aziende (tra cui Cambridge Analytica). Le aziende in questione hanno sfruttato quell’immensa mole di dati per profilare gli utenti, segmentarli in modo dettagliato, capirne i gusti e le abitudini. Ma queste applicazioni possono raccogliere i nostri dati? Prima di utilizzare un’applicazione è necessario accettare i Termini e le condizioni, quelle parole scritte con caratteri minuscoli che nessuno legge mai un po’ perché ritenute inutili e un po’ perché oggettivamente difficili da leggere. Attraverso quelle condizioni spesso viene chiesto di accedere a parte dei dati o, in alcuni casi, anche alla fotocamera, al microfono e alla posizione fornita dal GPS. Il vero scopo di alcune applicazioni è solo accedere ai dati e quello è il prezzo che, più o meno consapevolmente, si è disposti a pagare per leggere l’oroscopo personale, migliorare l’immagine del profilo e scoprire cosa accadrà nel futuro.  Dopo aver finito di giocare o di rispondere alle domande per capire che tipo di persone siete, quei dati sono stati venduti ad aziende che li hanno usati per profilare con accuratezza scientifica gli utenti, siano essi elettori o acquirenti di detersivi. La psicometria è una scienza affermata da anni, l’unica differenza è che in passato nessuno aveva […]

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Fun & Tech

Da oggi anche gli pneumatici hanno una loro carta di identità

Gli automobilisti italiani sono tra i più “ignoranti” d’Europa quando si tratta di informazioni circa lo stato delle gomme montate sulle proprie vetture, o quanto meno sono tra i più indisciplinati e meno accorti a fattori come la non omogeneità per asse o, peggio ancora, l’usura. È il quadro che emerge dalla analisi delle irregolarità compiute alla guida nel nostro Paese, che vede una forte preponderanza di comportamenti sbagliati circa appunto la salute delle coperture. Poca conoscenza delle gomme. Eppure, è da anni che le associazioni dei produttori di gomme e l’Unione Europea, tra gli altri protagonisti, sono impegnati per divulgare le giuste informazioni e per far passare un messaggio tanto semplice quanto importante: la sicurezza al volante passa anche e soprattutto dagli pneumatici, e quindi conoscerli in tutti i loro aspetti (e sapere quando sostituirli) è un fattore di prevenzione per incidenti o altri problemi.  Come leggere le caratteristiche degli pneumatici. Dal punto di vista pratico, come si può vedere anche nello specchietto realizzato sul noto portale di eCommerce https://www.euroimportpneumatici.com/, gli pneumatici devono rispettare una serie di criteri e caratteristiche, a cominciare dall’indice di carico (che segnala il carico massimo che può sopportare una gomma) e dal codice di velocità (la velocità massima cui può arrivare una copertura in condizioni di sicurezza), riportati sulla spalla del modello con specifici cifre e numeri. Tuttavia, in pochi ricordano che esiste una vera e propria “carta di identità” degli pneumatici, così come nuovi simboli sono stati approvati a livello comunitario. La carta di identità. La prima iniziativa è partita già nel 2007 ad opera di Assogomma e Federpneus, le associazioni che rappresentano i produttori e i rivenditori di pneumatici, e si “manifesta” in un documento che ogni automobilista e motociclista privato può richiedere gratuitamente al rivenditore all’atto dell’acquisto di pneumatici di qualsiasi marca, che accompagna lo scontrino o la fattura fiscale e riporta i termini della garanzia unitamente alla descrizione del prodotto. Tra le altre caratteristiche, su questo foglio sono segnalate anche la data di produzione e il codice identificativo con cui risalire al modello comprato.  L’intervento dell’Ue È entrata invece in vigore il primo novembre 2012 la nuova etichettatura europea degli pneumatici, obbligatoria per tutte le gomme fabbricate ex novo dal 1 luglio di quell’anno, che mette immediatamente in luce alcuni aspetti dei prodotti, anche dal punto di vista dell’effettiva resa delle gomme circa consumo di carburante, caratteristiche di sicurezza su fondo umido e inquinamento acustico, che comunque (è bene ricordare) dipendono strettamente dal comportamento del conducente. La nuova etichetta In termini pratici, l’etichetta riporta innanzitutto il risparmio di carburante ed emissioni di CO2, ovvero il livello di resistenza del battistrada al rotolamento, con una scala di valutazione varia da A (il migliore in termini di resa) a G (che invece indica il modello più dispendioso). La stessa scala viene utilizzata anche per l’aderenza su fondo bagnato, un parametro che identifica le prestazioni di frenata su fondo bagnato: anche in questo caso, la lettera G viene attribuita alla gomma meno performante, mentre la A segnala uno pneumatico che riduce la distanza di frenata. Infine, l’etichettatura prevede una simbologia precisa per il rumore del rotolamento misurato all’esterno del veicolo, espresso con il […]

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Fun & Tech

Sky e Netflix: alleanza che ci terrà incollati al divano

Dite addio agli aperitivi con gli amici e comprate un nuovo pigiama dalla fantasia ridicola, perché la vostra volontà di seminare e coltivare vita sociale verrà messa a dura prova: Sky e Netflix, che da anni giocano al rialzo per tenerci incollati agli schermi di tablet e televisori, hanno siglato un’alleanza che in pochi giorni ha già accumulato tante reazioni positive. Dal 2019 (non è ancora stata svelata una data certa), gli abbonati Sky potranno scegliere un pacchetto con cui accedere ai contenuti Netflix attraverso la piattaforma Sky Q, già lanciata in Italia da novembre 2017. L’offerta riguarda i Paesi Europei e i primi a poter mettere a disposizione dei consumatori il nuovo abbonamento saranno Gran Bretagna e Irlanda, seguiti da Italia, Germania e Austria: infatti, nei Paesi anglosassoni, Sky Q viene utilizzato già da due anni, mentre in Italia soltanto da pochi mesi e in Germania, addirittura, non è ancora arrivato. Ma, nello specifico, qual è l’oggetto di questo sodalizio di ultima generazione? Cosa sappiamo sull’alleanza tra Sky e Netflix Si legge, in una nota dell’accordo, che “Sky renderà disponibile la vastità dell’offerta Netflix ai clienti nuovi ed esistenti creando un pacchetto TV di intrattenimento ad hoc, che per la prima volta raggrupperà sotto lo stesso tetto i contenuti Sky e Netflix”. I dettagli dell’accordo resi noti sono pochi, oltre a non conoscere con precisione una data di uscita non conosciamo, ad esempio, neanche il costo del nuovo abbonamento, anche se non mancherà di certo né la vastità di offerta né la scelta. Ad ogni modo, l’intesa prevede che gli abbonati Sky possano avere accesso dal menu Sky Q a tutti i contenuti Netflix e che, viceversa, gli abbonati Netflix possano accedere al loro account (quindi senza necessità di crearne uno nuovo) all’interno del nuovo pacchetto Sky, così come non viene preclusa la possibilità ai nuovi abbonati di entrare per la prima volta nelle piattaforme con questo pacchetto. Ma perché proprio la piattaforma Sky Q? Quest’ultima rappresenta un sistema comodo e semplice per poter utilizzare da ogni dispositivo il proprio account Sky e beneficiare di tutti i servizi acquistati a 360 gradi, salvando programmi per guardarli offline, mettendoli in pausa, organizzando l’intrattenimento su propria misura. Ferma restando la distinzione tra le produzioni delle due aziende, con questo servizio integrato si avrà la possibilità di avere sotto controllo e a propria completa disposizione tutte le proposte Sky e Netflix. Inoltre, l’accordo si estende anche ai servizi di streaming di Sky senza abbonamento, dunque si potrà guardare Netflix anche attraverso il portale NowTv, nato proprio per portare l’offerta Sky nelle case di chi non ha un impianto satellitare. “Siamo di fronte a una tappa rivoluzionaria nel nostro percorso di innovazione tecnologica e culturale” ha dichiarato l’amministratore delegato di Sky Italia, Andrea Zappia, e non sarà di sicuro l’affezionato pubblico della pay-tv a dargli torto: dopo l’acquisizione della 21st Century Fox da parte della Disney, quest’altro passo compiuto dai colossi Sky e Netflix ha contribuito non poco alla metamorfosi del volto dell’intrattenimento.

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Notizie curiose

Dynamic architecture: il primo grattacielo girevole

La dynamic architecture è la nuova frontiera dell’architettura e Dubai, città innovativa per eccellenza, accoglierà probabilmente uno dei suoi frutti: il primo grattacielo mobile della storia. Il progetto prevede la costruzione di un edificio alto quattrocento metri per l’anno 2020. La particolarità? Il grattacielo potrà cambiare forma a seconda della scelta degli abitanti. Che cos’è la dynamic architecture? La nuova frontiera dell’edilizia ha fatto vacillare – letteralmente – la più banale immagine di edificio. La dynamic architecture permette di pensare a un edificio che non sia immobile ma possa muoversi, per cambiare a seconda del vento o seguendo la posizione del sole e così via. Nel 2001, a Curitiba, in Brasile è stato inaugurato Suite Vollard, un palazzo composto da quindici piani circolari, di cui undici in grado di ruotare su se stesso di 360 gradi in un’ora. Abbiamo un primissimo esempio di dynamic architecture anche in Italia, a Mercellise, vicino Verona. Villa Girasole, una delle prime case rotanti, è stata costruita tra il 1929 e il 1935 dall’ingegner Angelo Invernizzi e dall’architetto Ettore Fagiuoli. La costruzione, a forma di V, ruotava attorno alla torretta centrale lungo binari d’acciaio che descrivono una circonferenza con diametro di 44 metri. L’edificio, che poteva muoversi di 4 mm al secondo – una rotazione completa richiedeva 9 ore circa – è da qualche anno immobile, a causa di un cedimento del terreno che ha deformato le rotaie. L’architetto italo-israeliano David Fisher è un esperto di dynamic architecture e il suo nuovo progetto è quello di costruire a Dubai un grattacielo di cui gli abitanti possano scegliere la forma. Il risultato è una scultura mobile e mutaforme. Il primo grattacielo mobile a Dubai Il suo nome sarà Dyamic Tower. Il progetto prevede la costruzione di un edificio di quattrocento metri ripartiti in ottanta piani capaci di ruotare indipendentemente l’uno dall’altro di 360 gradi. Tecnologie innovative saranno necessarie per la costruzione di moduli prefabbricati che andranno a costituire le unità strutturali di ogni piano. I piani, prodotti con processi industriali, saranno preventivamente personalizzati dai futuri abitanti. Ognuno di essi sarà portato sul luogo della costruzione del grattacielo con suddivisione di spazi e impianti già realizzati. Più che di una costruzione si tratterà di un assemblaggio sul luogo. I moduli saranno sovrapposti l’uno all’altro e agganciati alla struttura portante in cemento armato, che ospiterà tutti i meccanismi necessari alla rotazione e gli impianti centrali. Alluminio, acciaio e fibra di carbonio: saranno questi materiali a conferire alla struttura la necessaria combinazione tra leggerezza e resistenza. Il risultato prevede buona resistenza sismica, poca manodopera, tempi di costruzione inferiori del 30%; il tutto coronato da un vantaggio economico. La somma orientativamente si aggirerebbe sui 700 milioni di dollari. Ultima ma importante caratteristica è la presenza in ogni piano di turbine eoliche posizionate orizzontalmente e di tetti solari che garantiranno ad ogni piano la totale autonomia energetica. Il progetto, già proposto nel 2014, potrebbe essere realizzato in occasione dell’Expo 2020. Edifici del futuro: pro e contro della dynamic architecture Non è […]

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Notizie curiose

Torture medievali: gli strumenti del dolore

Collocata tra la legge del taglione e l’abolizione della pena di morte, quella delle torture è stata una vera e propria epoca. Così come le istituzioni e i costumi della società segnano il progresso – o meno – di un popolo, anche il modo di punire gli uomini è indice di civiltà. E nel Medioevo gli infedeli, le streghe o i debitori avevano una sorte peggiore della morte. Strumenti di tortura o metodi spaventosi erano costruiti o inventati con uno scopo ben preciso: infliggere il maggior dolore possibile. Le torture medievali: dalle più note… Le torture, usate nel Medioevo per uccidere o durante gli interrogatori, hanno avuto un ruolo fondamentale soprattutto nel periodo dell’Inquisizione. Nel 1252 Papa Innocenzo IV ne autorizzò ufficialmente l’uso nei processi contro gli eretici. L’eretico che avesse confessato avrebbe dovuto pentirsi e pronunciare in pubblico l’atto di fede. Per i casi più gravi c’era il famosissimo rogo. Il corpo della vittima, se bruciato, non sarebbe risorto dopo il giudizio universale. Le torture più tradizionali erano anche le più utilizzate. Con la corda si sollevava al suolo il sospettato legato per i polsi e lo si faceva precipitare da diverse altezze, con la stanghetta se ne comprimeva la caviglia tra due pezzi di metallo, con le tenaglie roventi se ne strappavano le carni. Ma c’erano strumenti di tortura medievali anche molto più articolati.  È il caso della fanciulla di ferro nota anche come Vergine di Norimberga, un contenitore di forma umana atto a raccogliere il corpo della vittima da vivo. Il suo interno era ricoperto di lame che non colpivano appositamente gli organi vitali ma fegato, occhi, reni. Il malcapitato, insomma, rimaneva cosciente fino alla fine. Molto note erano la tavola e la ruota. Con la tavola la vittima era attaccata a una tavola di legno tramite funi che, collegate a rulli,  legavano mani e piedi. Quando le funi erano tirate, le ossa erano portate al punto di slogatura e poi di rottura. Nel caso della ruota, invece, il malcapitato era legato alla ruota di un carro, braccia e gambe venivano spezzate da un boia. Il corpo martoriato era esposto al pubblico fino al punto di morte. …alle più terribili È il caso della sega, che prevedeva il segamento del condannato lungo l’asse longitudinale del suo corpo. Il peccatore era appeso a testa in giù e tagliato a metà. Il sangue, fluendo verso la testa, teneva in vita il più a lungo. Sempre lungo l’asse del corpo era altrimenti infilato un palo. Il cosiddetto impalamento era altrettanto atroce. La tortura medievale per le donne era lo strappaseno: letteralmente strappava il seno alle adultere e alle donne che avevano abortito. La pinza con tanto di uncini era usata anche sulle streghe. Lo spaccaginocchia funzionava invece come una morsa per falegnami. Era particolarmente usata dall’Inquisizione spagnola. Con tanto di punte affilate era attaccata al ginocchio dell’eretico e stretta progressivamente. Il risultato non è difficile da immaginare. Inoltre poteva essere applicata ad altre parti del corpo. E ancora lo spappolatesta era un casco […]

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