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Eroica Fenice

La categoria Cinema e Serie tv contiene 457 articoli

Cinema e Serie tv

Cos’è lo split screen? 7 esempi nella storia del cinema

Lo split screen (letteralmente “schermo diviso”) è una tecnica che consiste nel suddividere appunto lo schermo in due o più inquadrature al momento del montaggio o girando con un’inquadratura multipla. Scopriamo alcuni film che si sono resi celebri proprio per l’utilizzo  dello split screen. Dalle applicazioni più classiche a quelle più elaborate nate a seguito dell’avvento nel mondo cinematografico dell’uso del digitale, lo split screen è stato ed è un intelligente espediente per mostrare allo spettatore in un film uno stesso momento ma in diverse scene, così che si abbia un quadro completo della narrazione e dell’immagine. Ad esempio, è spesso utilizzata nella versione più classica ed immediata, quando l’inquadratura multipla è applicata alla scena di una telefonata, tra due o più interlocutori. Soprattutto se il momento filmico è lungo, o se contemporaneamente accade qualcosa di più sullo sfondo, lo spettatore ha così la possibilità di non perdersi nulla e la scena, sincronizzata con tutti gli eventi anche distanti nel luogo, è di conseguenza più ricca. Oppure può accadere di dover utilizzare tale tecnica proprio per mostrare più scene insieme ma a distanza di tempo (ad esempio cosa accade a diversi personaggi, e all’ambiente, se si trovano nello stesso luogo ma in epoche diverse). Un effetto che è tipico dei videogiochi multiplayer, o ancora meglio nelle strisce dei fumetti, quando con forme diverse si vuole esprimere un’unica sensazione del momento vista da più prospettive. 5 film che hanno utilizzato la tecnica dello split screen: Il letto racconta… (1959) Numerosi sarebbero gli esempi, ma pensiamo a film come la simpatica commedia americana Il letto racconta… (Pillow talk) diretto da Michael Gordon, che proprio la trama permette un utilizzo sagace dello split screen. Jan e Brad sono costretti ad avere a che fare l’uno con l’altra perché hanno la linea telefonica in duplex, in comune: l’uomo allora decide di spacciarsi per un corteggiatore della ragazza, e da lì si susseguono tante scene in cui i due protagonisti Doris Day e Rock Hudson chiacchierando al telefono, al letto, nella vasca da bagno, finiscono per innamorarsi. Grazie alla creatività e originalità delle scene con lo split screen e i dialoghi spiritosi, il film ottenne un grande successo, anche per il sottotesto equivoco ed erotico, e un Oscar come migliore sceneggiatura. Napoléon (1927) Uno dei primi lungometraggi che utilizza lo split screen è il francese Napoléon del visionario e avanguardista Abel Gance. Si tratta di una biografia dell’imperatore (interpretato da Albert Dieudonné) che va dall’adolescenza fino alla campagna in Italia del 1796, un film che ebbe tantissima risonanza e che viene ricordato come un’innovazione nella storia del cinema proprio per le diverse sperimentazioni che compì come appunto lo split screen e il sistema “Polyvision”, che consisteva nel girare con tre schermi divisi che allargavano la visione. Il caso di Thomas Crown (1968) Uno dei lungometraggi invece che utilizza quasi esclusivamente la tecnica dello split screen è il giallo/commedia Il caso di Thomas Crown di Norman Jewison. Un ricchissimo imprenditore (Steve McQueen) viene scoperto da una […]

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Nerd zone

Westeros, il continente occidentale di Game of Thrones

Tutti pazzi per Game of Thrones! Il kolossal televisivo è ormai agli sgoccioli, l’ultima stagione sta andando in onda in queste settimane e orde di fan in delirio sono alle prese con le teorie su chi siederà sull’agognato Trono di Spade e governerà Westeros. La celebre serie, com’è noto, è ispirata alla saga Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (titolo originale: A Song of Ice and Fire), dello scrittore americano George R. R. Martin, che è riuscito a creare un ampio mondo fantastico, tra i più suggestivi della letteratura fantasy. I romanzi di Martin e la serie, infatti, sono ambientati in due continenti immaginari: il continente orientale (Essos) e l’occidentale (Westeros). Westeros è il continente occidentale nel quale si svolgono quasi interamente gli eventi narrati, eccetto quelli di Daenerys Targaryen, ambientati inizialmente ad Essos. Martin ha affermato che Westeros è circa delle stesse dimensioni del Sud America. Il territorio ha un’estensione notevole dal punto di vista latitudinale, mentre si presenta relativamente stretto da quello longitudinale; ciò ha favorito lo svilupparsi di climi e culture differenti. Il continente è diviso in due parti, note semplicemente come Nord e Sud, separate da un lembo di terra detto “Incollatura“. Ad ovest il continente si affaccia sul Mare del Tramonto; questo grande oceano non è mai stato attraversato, o per lo meno nessuno è mai tornato indietro a raccontare di averlo fatto. A sud, il continente è lambito dal Mare dell’Estate; nel profondo di questo mare giacciono le omonime isole. Verso est si trova invece il continente orientale, separato da quello occidentale dal Mare Stretto. Si tratta di un oceano spesso tempestoso, ma ciò non ha mai fermato i numerosi traffici di merci da e verso le Città Libere, città-stato che si trovano nella parte più occidentale del continente orientale; nella zona più meridionale di questo oceano si trovano anche le Stepstones, una catena di isole che connette Westeros ad Essos; secondo i miti, le Stepstones sarebbero i resti di un antico ponte di terra che collegava i due continenti, distrutto in un cataclisma diecimila anni prima della narrazione. All’estremo nord, nelle terre dell’Eterno Inverno, si erge un colossale muro di ghiaccio detto la Barriera: le condizioni climatiche proibitive e la presenza dei Bruti e degli Estranei hanno da sempre reso le terre Oltre la Barriera un luogo semi-inesplorato e quasi leggendario; ad ogni modo, si crede che Westeros si estenda fino alla calotta polare. Le cinque città principali del Continente Occidentale, in ordine di grandezza, sono: Approdo del Re, Vecchia Città, Lannisport, Città del Gabbiano e Porto Bianco. Prima di essere unificato in seguito alla Guerra di Conquista, il continente era diviso in vari regni indipendenti. Dopo questo conflitto, e la successiva annessione di Dorne, tutte le regioni a sud della Barriera vengono unite sotto il dominio della Casa Targaryen, andando così a creare un unico stato sovrano conosciuto col nome di Sette Regni. Storia di Westeros, il continente occidentale Circa dodicimila anni fa, Westeros era abitato dai Figli della Foresta, una piccola razza non umana, dotata di poteri magici, che viveva in pace e armonia con la natura, venerando gli Antichi Dei della Foresta. Intorno a quell’epoca, i Primi Uomini, una razza umana, […]

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Notizie curiose

Capitan Barbossa: l’ironico Hector dei Pirati dei Caraibi

Ecco il profilo si uno dei personaggi più famosi dei Pirati dei Caraibi: Capitan Barbossa. Non sono incline a ottemperare alla vostra richiesta… Vuol dire NO! (Pirati dei Caraibi: La maledizione della prima luna). Hector Barbossa, meglio noto come Capitan Barbossa. Si tratta di uno dei personaggi principali della saga cinematografica dei Pirati Dei Caraibi, nonché uno dei più amati. Ad interpretarne il ruolo è l’attore Geoffrey Rush, pluripremiata star del cinema e premio Oscar australiano. Egli indossa nella saga le vesti di un antieroe, Capitan Barbossa, il lato oscuro di Jack Sparrow, occasionalmente suo alleato ma pur sempre rivale. Nei diversi episodi cinematografici – cinque in totale – si assiste a un’evoluzione di questo personaggio che lo porta ad assumere un ruolo sempre meno definito ma di maggiore rilevanza. Capitan Barbossa è il cattivo? Cosa si nasconde dietro la sua maschera? Chi è Capitan Barbossa? Perdersi è l’unico modo per trovare un posto che sia introvabile altrimenti tutti saprebbero dove trovarlo. (Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo). Hector è un pirata dagli occhi azzurri, i capelli castani e lunghi, un viso cosparso di rughe e una profonda cicatrice sullo zigomo destro. Il suo aspetto è proprio quello di un vero pirata: denti gialli, unghie nere, barba ispida e, solo da un certo punto della saga, una gamba di legno. Chi avrà conosciuto Capitan Barbossa parlerà di lui come un uomo persuasivo, astuto e spietato. È l’eterno amico e rivale di Jack Sparrow a cui è sempre legato da un rapporto che oscilla tra l’alleanza, il rispetto e la vendetta.; basti pensare che la scimmietta che accompagna sempre Capitan Barbossa si chiama Jack. Capitan Barbossa è cupo e temerario, sveglio e intelligente. I suoi consigli sono sempre i più saggi. È un uomo eloquente e sa di esserlo, motivo per cui usa quest’arma a suo favore ingannando e manipolando le persone. Una delle caratteristiche principali del suo personaggio è l’umorismo asciutto. Condottiero temutissimo e maestro della strategia navale, Barbossa è capace di battersi con la spada con grandissima maestria ed esperienza. Proprio come Jack Sparrow, anche Barbossa tiene molto alla Perla Nera e fa di tutto pur di sottrarla al rivale di turno. Evoluzione del personaggio: chi è davvero Hector Barbossa? Nel corso della saga il personaggio di Capitan Barbossa subisce diverse modifiche. Nel primo film assume chiaramente il ruolo di antagonista, uno spietato pirata che cerca solo di sciogliere la maledizione di cui è schiavo. Nel terzo film, dopo essere stato resuscitato, diventa una sorta di politico: lo vediamo infatti all’opera come pirata nobile del Mar Caspio, titolo di cui è insignito. Nel quarto film Barbossa diventa addirittura un corsaro della marina inglese per poi ritornare nelle vesti di pirata per vendicarsi contro Barbarossa. Nel capitolo finale della saga Barbossa, ricchissimo, si mostra disposto a tutto pur di salvare i suoi affari. Tuttavia, alla fine del film, Hector compie un atto eroico nel tentativo di salvare la vita di sua figlia, figlia che aveva abbandonato da bambina dopo […]

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Fun e Tech

Edoardo Adamuccio, intervista al Life Lover

Dire che Edoardo Adamuccio sia più di ciò che appare è comunque un eufemismo. Autoproclamatosi “Life Lover”, Edoardo è uno studente di farmacologia ed un attore. Si è iscritto ad Instagram nel 2013 ed il suo profilo è cresciuto ad oltre 13 mila follower. Il suo obiettivo è quello di intrattenere attraverso un mix di stile e arte e dimostrare che una persona può fare più di una sola cosa che lo appassiona. Abbiamo chiaccherato con Edoardo per discutere dei social media, del loro ruolo nella sua vita e di cosa avrebbe fatto un domani se i social dovessero essere spenti per sempre. Grazie per il tempo che ci dedichi Edoardo. Iniziamo con le generalità e qualche info di base, presentati. Salve a tutti, mi chiamo Edoardo Adamuccio, ho 22 anni, vengo da Martina Franca, Puglia. Edoardo Adamuccio, quand’è che hai iniziato ad utilizzare i social media e qual è stata la motivazione per iniziare? Il mio primo incontro con i social media è stato nel 2012 con Facebook. Ho aperto il mio account Instagram l’anno seguente. All’inizio, era tutto un gioco, erano app super popolari (lo sono tuttora) e mi sono iscritto perché tutti avevano un profilo. È stato un conformarsi. Il tuo account Instagram ha un pubblico di nicchia? Cosa speri di dare ai tuoi follower con i tuoi post? Cerco sempre di raggiungere il maggior numero di persone possibile senza limitarlo a un certo tipo o gruppo di persone. Ho fondato il mio profilo sull’originalità e un po’ di autoironia. Il mio obiettivo è far divertire le persone quando guardano le mie storie o sfogliano i miei post. Pubblico post che vanno dal lifestyle alla moda, ma anche foto che scatto per prendermi in giro da solo o immagini di cose bizzarre che vedo ogni giorno intorno a me. Le persone tornano se gli piace quello che vedono e mi piace quando le persone tornano… significa che abbiamo costruito un qualche tipo di fiducia. Edoardo Adamuccio, quanto tempo dedichi ai social media? È curioso il fatto che non dedico molto tempo al mio profilo instagram o ai social media in generale. Ho giorni prestabiliti in cui posto qualche contenuto, scelgo l’hashtag o scatto foto. Cerco solo di organizzare il mio tempo in modo da non sprecarlo. Parlando invece del mondo reale… come si è evoluto il tuo stile personale con Instagram? Cambia se sai che devi pubblicare qualcosa? Non ho uno stile personale specifico. Prendo ispirazione da ciò che vedo. D’altra parte, l’importante è sentirsi bene con se stessi. Dovremmo sempre cercare di dare una buona impressione di noi stessi, indipendentemente dal fatto che sia per i social media o meno. Se fai star bene le persone, starai bene anche tu. L’immagine non dipende da Instagram, ma è costituita dall’esperienza di vita di tutti i giorni. Dedico più attenzione ai dettagli quando so che sto per creare un post sul mio stile e cerco sempre di non lasciarmi influenzare dai commenti o dai “like” che ottengo dai […]

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Notizie curiose

Folletto irlandese, tra folklore e mitologia

Abito e cappello verde agrifoglio, capelli e barba rossiccia, scarpette con fibbie d’argento e pantaloni alla zuava, una pentola d’oro splendente, la cui immagine è talvolta affiancata da un arcobaleno e/o da una pipa fumante: sono le caratteristiche generiche che nell’immaginario moderno accompagnano la figura mitologica del folletto irlandese, un essere fastidioso, dispettoso e combina guai, che vive nella natura incontaminata e vigorosa, proprio come sono i territori più maestosi dell’Irlanda. Ma da dove nasce il mito? E cosa significa? Il lepricano (o leprechaun, forma inglesizzata dall’irlandese leipreachán), detto più comunemente gnomo o folletto irlandese, è una tipica figura mitologica e folkloristica che viene dall’Irlanda. Il nome, secondo le versioni più accreditate, deriva dal gaelico leipreachán apparso per la prima volta nell’opera letteraria del 1604 “The honest whore” dei drammaturghi britannici Thomas Middleton e Thomas Dekker, e che significa “piccolo spirito”, a sua volta derivato da luchorpán, cioè “spiritello acquatico”. Secondo invece l’Oxford English Dictionary (OED), il dizionario storico della lingua inglese antica e moderna, la parola deriverebbe da leath bhrógan, cioè “ciabattino”, perché queste piccole creature sono spesso rappresentate nell’atto di riparare scarpe. Un’altra versione etimologica farebbe derivare il lepricano da luch-chromain, ossia “piccolo storpio Lugh” (Lùg era una divinità celtica, dio della luce, a capo di uno dei primi popoli preistorici che colonizzarono le terre irlandesi). Il folletto irlandese: uno dei simboli della festa di San Patrizio Nonostante molte leggende sul folletto irlandese siano storie di tradizione pagana, la sua figura iconografica viene associata ogni 17 marzo alla celebrazione di San Patrizio (St. Patrick’s Day o Paddy’s Day), una festa di origine cristiana in onore del patrono d’Irlanda. La festa è la commemorazione dell’arrivo del cristianesimo nel V secolo d.C. grazie al patrono, allora vescovo. San Patrizio infatti viene ricordato anche come il portatore del cristianesimo celtico, in cui il culto cristiano si mescola con alcune credenze celtiche: ad esempio egli introdusse nella croce solare, il simbolo che rappresenta la ruota di un carro, quella latina, dando vita alla celebre croce celtica. Un’altra leggenda irlandese curiosa spiega che San Patrizio è legato anche all’emblema della nazionalità irlandese, il trifoglio (shamrock), con il quale raccontò ai suoi seguaci il significato della Trinità. Si dice, secondo la mitologia celtica, che i lepricani vivessero nel mondo immaginario, tra boschi e foreste, insieme ad altre figure leggendarie come le fate, prima dell’arrivo dei celti: in luoghi magici e misteriosi, i folletti irlandesi giocano, hanno personalità bizzarre, talvolta solitari ma subdoli, e si dicono a volte benevoli a volte no – tanto da, in alcuni casi, confessare dove si trovino le loro immense ricchezze, che sono soliti nascondere con molta scaltrezza in luoghi inaccessibili. Da questa storia, nasce una curiosa leggenda irlandese sull’origine dell’arcobaleno: si narra che un arcobaleno nasca da una pentola d’oro di uno dei folletti, a guardia del tesoro. La leggenda dice che un contadino di nome Barry un giorno incontrò un folletto che si lamentava di essere troppo vecchio per salire sulla cima del monte dov’era appunto custodita la pentola d’oro. […]

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Notizie curiose

Il gatto di Schrödinger, le interpretazioni del paradosso

Il paradosso del gatto di Schrödinger fu ideato, attraverso l’ipotesi di un’applicazione reale e praticamente spiegabile, per dimostrare i limiti della fisica quantistica. Oltre all’interpretazione di Copenaghen che venne messa in discussione proprio con questo paradosso, nel corso del tempo gli furono affiancate diverse altre interpretazioni, che affermano l’applicabilità o meno dell’esperimento. Il gatto di Schrödinger, dall’interpretazione di Copenaghen a quella “a molti mondi” Quante volte abbiamo sentito parlare di questo paradosso, in alcuni casi per spiegare la probabilità degli eventi (ricordate il divertente battibecco tra Sheldon e Penny nella serie tv The Big Bang Theory?), senza sapere cosa sia davvero? Il paradosso del gatto di Schrödinger nasce come esperimento mentale del tutto immaginario nel 1935 dal fisico austriaco da cui prende il nome, Erwin Rudolf Josef Alexander Schrödinger. Famoso soprattutto per i grandi apporti che dette alla meccanica quantistica e all’equazione a lui intitolata (che determina l’evoluzione temporale dello stato di un sistema, ossia una parte dell’universo soggetta ad indagine) e per la quale vinse il premio Nobel per la fisica nel 1933, Schrödinger formula il paradosso del gatto di Schrödinger per illustrare come l’interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica, definita “ortodossa”, fornisca risultati paradossali se applicata ad un sistema fisico macroscopico (il paradosso venne annunciato nel saggio del fisico dal titolo “La situazione attuale della fisica quantistica”, in cui l’autore argomenta anche come alla luce dei nuovi risultati della meccanica, la fisica non costituisce una rappresentazione oggettiva di essa). L’esperimento chiamato il paradosso del gatto di Schrödinger immaginato dallo scienziato prevede un gatto chiuso all’interno di una scatola: non possiamo sapere se sopravvive o muore – uno stato noto come sovrapposizione quantistica. Dal saggio: “Si rinchiuda un gatto in una scatola d’acciaio insieme alla seguente macchina infernale (che occorre proteggere dalla possibilità d’essere afferrata direttamente dal gatto): in un contatore Geiger (un misuratore di radiazioni che rileva l’avvenuto decadimento della sostanza) si trova una minuscola porzione di sostanza radioattiva, così poca che nel corso di un’ora forse uno dei suoi atomi si disintegrerà, ma anche, in modo parimenti probabile, nessuno; se l’evento si verifica il contatore lo segnala e aziona un relais di un martelletto che rompe una fiala con del cianuro. Dopo avere lasciato indisturbato questo intero sistema per un’ora, si direbbe che il gatto è ancora vivo se nel frattempo nessun atomo si fosse disintegrato, mentre la prima disintegrazione atomica lo avrebbe avvelenato. […] in essa il gatto vivo e il gatto morto non sono degli stati puri, ma miscelati con uguale peso”. La quantistica è la parte della fisica moderna che studia le leggi valide per le particelle elementari, come neutroni, elettroni, protoni e fotoni. Secondo la fisica quantistica, il comportamento di una particella elementare non è infatti prevedibile con esattezza, ma solo in modo probabilistico: si può dire cosa accadrà alla particella ma non quando. Si diceva che tale incertezza non è presente invece per i sistemi macroscopici, cioè se si analizza una parte dell’universo composta da milioni di atomi riuniti: una volta conosciuti alcuni dati, si può sapere con esattezza che cosa […]

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Fun e Tech

Videogiochi classici: 5 da riscoprire per browser online

Dai più celebri arcade fino ai giochi di ruolo, come riscoprire alcuni dei videogiochi classici giocando online in modo gratuito Una delle prime console ad utilizzo casalingo fu la Magnovox Odyssey, che venne progettata nel 1972 negli Stati Uniti da Ralph Baer ma messa in vendita in Italia solo 3 anni dopo nella sua versione Odissea. Conosciuta come la “Brown box” (la scatola marrone), la console non ottenne il successo commerciale sperato, ma oggi addirittura conservata nel National Museum of American History dello Smithsonian Institution a Washington e ricercata da tantissimi collezionisti di videogames. Cresce la tecnologia e anche l’entertainment digitale, anche se ancora ad una sola dimensione, e gli anni Ottanta sono stati il trampolino di lancio per molti videogiochi che oggi consideriamo dei grandi classici da giocare a tutte le età; giochi intramontabili nella loro semplicità, che hanno fatto la storia e, nonostante l’evoluzione dell’interattività e della tecnologia attuale, risultano essere i migliori proprio perché così d’impatto. Parole come Commodor 64 (home computer più venduta nella storia dell’informatica, che fu presentata in Italia nel 1982) e NES – acronimo di Nintendo Entertainment System – acquistano importanza in quella che sarà poi la storia dei videogiochi. I retro-games, quelli che chiamiamo ora “vintage”, che spopolavano rendendo la giusta fama mondiale a colossi del videogaming (come la Nintendo, Atari, SEGA console), acquistano maggiore virtualità e sviluppo a partire dalla quarta generazione di console, quando la grafica, la rappresentazione della storia e la giocabilità migliora e diviene più elaborata: la prima console firmata SEGA diventa mega drive e nasce il Super Nintendo, oltre ai primi videogiochi portatili, molto prima dell’immissione sul mercato della PlayStation o della più recente X-box. Grazie a piattaforme attuali di videogiochi per browser online gratuiti, molti videogiochi classici entrati nell’olimpo degli dei possono essere riscoperti in tante varianti, per ricordare (o provare per la prima volta) quella nostalgia che fa tornare la nostra mente ai pomeriggi passati a meravigliarci e divertirci da bambini… Le colonne portanti del videogaming di sempre: 5 grandi videogiochi classici Videogiochi classici Super Mario Bros Come non accennare in una qualsiasi classifica di videogiochi, classici o online, Super Mario? Sentendosi troppo stretto per poter spiccare nell’arcade game Donkey Kong, l’idraulico italo-americano più amato di tutti i tempi prende posto in prima fila per la prima volta in Giappone nel 1985, ovviamente per la Nintendo. Fu Shigeru Miyamoto che inserì nelle avventure di Mario tubi e tartarughe che da sempre popolano gli scenari del personaggio. Super Mario ancora oggi fa sognare i giocatori, e lo farà ancora per molto tempo. Pac-Man Ideato da Toru Iwatani e prodotto dalla Namco nel 1980 nel formato arcade da sala, è essenzialmente il videogioco classico per eccellenza. Chi non ha mai provato a mangiare tutti i puntini nel labirinto cercando di non farsi beccare dai quattro fantasmi? The Legend of Zelda Molto più di logica quanto di sviluppo della trama, Zelda e le sue successive saghe ebbero ed hanno un importantissimo successo nella storia dei videogiochi classici d’azione a tema fantasy. La principessa […]

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Fun e Tech

Farmacie online, un settore in costante crescita

L’e-commerce è da un tempo un fenomeno in continua espansione: ormai è possibile reperire (quasi) ogni tipo di articolo rivolgendosi agli store online, dai capi d’abbigliamento ai libri, passando per i prodotti tecnologici di cosmesi. Uno dei settori che faticato maggiormente ad imporsi, approdando solo di recente alla dimensione digitale, è quello farmaceutico. La svolta del 2015 Naturalmente, i prodotti farmaceutici rappresentano una categoria merceologica quantomeno particolare rispetto ad altri venduti liberamente online. Fino al 2015, infatti, in Italia vigevano restrizioni tali da non consentire la vendita via internet di prodotti farmaceutici o parafarmaceutici. L’abrogazione dei vincoli restrittivi ha dato grande impulso allo sviluppo ed alla crescita di un nuovo tipo di commercio digitale; va però sottolineato come l’autorizzazione all’apertura di una farmacia online sia subordinata all’esistenza di una farmacia fisica (operante sul territorio nazionale in virtù dell’ottenimento delle autorizzazioni rilasciate dalle autorità competenti), sia per tutelare l’attuale quadro occupazionale sia per evitare un’alterazione dei prezzi. Resta inoltre vietato l’acquisto di prodotti da banco commercializzati da siti esteri. Per proteggere gli utenti da eventuali truffe, l’Unione Europea ha disposto un sistema di identificazione delle farmacie online autorizzate. Sul sito web legato all’esercizio commerciale compare un bollino verde; per quelli italiani, il simbolo contiene la bandiera italiana ed è affiancato da logo del Ministero della Salute. Cliccando sul ‘bollino‘, è possibile verificare se il sito in questione è legale oppure no, grazie al tool online messo a disposizione dal portale ufficiale del Ministero per la Salute: è possibile scegliere tra ‘farmacia’ ed ‘esercizio commerciale’, per poi scegliere regione, provincia e comune in cui si trova la farmacia fisica di riferimento. All’interno di una tabella vengono riportati tutti i dati, ovvero ragione sociale, denominazione, indirizzo, partita IVA, indirizzo web e, cliccando su ‘dettagli’, è possibile visualizzare anche l’autorizzazione ottenuta dalla farmacia. La crescita del settore Come detto, il settore farmaceutico è approdato solo di recente all’e-commerce. Dal 2015 in poi, il settore ha fatto registrare una crescita costante (anche per via della possibilità di assicurare una certa discrezione a chi acquista); sono molti, infatti, gli esercizi che cercano di farsi strada in questo nuovo segmento del mercato digitale, come ad esempio docpeter. A marzo 2019 il numero delle farmacie online ha superato le 800 unità; dopo la stasi che ha caratterizzato i primi due mesi del nuovo anno, il numero di esercizi online autorizzati alla vendita online di Sop e Otc è tornato a crescere, confermando la tendenza che caratterizza il settore. Nel mese di marzo le nuove attivazioni sono state in tutto 31, suddivise in 24 farmacie e 7 parafarmacie; il dato non tiene conto né delle attività che hanno online un proprio sito ma non lo utilizzano per la commercializzazione né di coloro che non utilizzano la propria autorizzazione per l’e-commerce. A livello regionale, primeggia la Lombardia; a marzo 2019, però, è stata la Campania a far registrare il più alto numero di attivazioni, confermandosi una delle regioni più aperte a questo settore di recente emersione assieme al Piemonte ed alla stessa Lombardia. Non sorprende, quindi, che il dato provinciale veda Napoli in testa (82 esercizi autorizzati), seguita […]

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Fun e Tech

Youtuber italiani, chi sono e cosa li rende famosi

Scopriamo insieme chi sono gli youtuber italiani più famosi! YouTube è la piattaforma web che consente la condivisione e visualizzazione in rete di video per eccellenza; negli ultimi tempi è utilizzata soprattutto per seguire una figura che negli ultimi anni ha avuto sempre più sviluppo e spazio nell’ambito del web: lo youtuber. Gli youtuber italiani sono tantissimi, sia coloro che registrano molti iscritti, sia quelli che, pur avendone pochi, riescono comunque a raggiungere un determinato pubblico. Esistono diversi canali YouTube che offrono contenuti vari, dalle rubriche di cucina, ai consigli make-up, dai suggerimenti o influenze di tipo commerciale, al mondo dei libri. Insomma, un vero e proprio mondo cui attingere e ispirarsi. YouTube, dopo Google, è la piattaforma web più visitata, con oltre un miliardo di utenti al mese che accedono ad oltre 4 miliardi di video al giorno. Gli utenti del web guardano i video principalmente per due motivi: per imparare qualcosa e risolvere un problema oppure semplicemente per passare del tempo. Dunque, ogni youtuber è perfettamente consapevole, in base all’impronta che decide di dare al proprio canale, della tipologia di video da pubblicare e del pubblico cui essi sono rivolti. Più il video sarà originale e attinente al tema del canale, più esso diventerà “appetibile”. Nel nostro Paese, i video più seguiti, sono quelli degli youtuber italiani che si occupano di ASMR, una vera e propria tecnica di rilassamento. Gli youtuber italiani che scelgono i video ASMR sono vari, ma tra i più seguite c’è “Chiara ASMR”; Chiara è una giovane ragazza che sussurra ai propri iscritti parole dolci, melodie, producendo suoni, sinfonie, e che è riuscita a collezionare quasi cento milioni di visualizzazioni su YouTube con l’arte di abbassare i toni. A giugno 2018 una ricerca del dipartimento di Psicologia dell’Università di Sheffield ha dimostrato che, mentre si guardano i video ASMR, nelle persone che provano i famosi formicolii, la frequenza cardiaca si riduce significativamente, in media di 3,14 battiti al minuto, e aumenta notevolmente il rilassamento. La youtuber citata ha scelto di improntare il proprio canale sull’ASMR, che non tutti amano, non tutti comprendono e, soprattutto, di cui non tutti beneficiano, ma, con tenacia e passione, è riuscita a collezionare sempre più visualizzazioni, regalando piacere e gioia a chi la segue. YouTube: crescita progressiva di contenuti YouTube è in progressiva crescita, quindi è importante seguire con costanza tutte le fasi di produzione e pubblicazione dei video, oltre a tutti i contenuti strettamente collegati, come: informazioni, descrizioni, didascalie, sottotitoli. In questo senso è importante stabilire una relazione duratura con i propri iscritti, interagendo con loro in modo costante. Ovviamente YouTube offre anche la possibilità di divertirsi e sorridere, con video leggeri e ironici al tempo stesso. Anche l’umorismo è un elemento interessante, in quanto crea uno spirito di gruppo. YouTube aiuta a instaurare un rapporto speciale tra follower e youtuber, facendo diventare i contenuti quasi una proprietà comune. È il caso di due youtuber italiani, Sofia Scalia e Luigi Calagna, ovvero i “Me contro Te”, la coppia […]

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Notizie curiose

Gli scienziati famosi che non possiamo non conoscere

Quali sono gli scienziati famosi che hanno rivoluzionato il mondo? La lista sarebbe interminabile. Nonostante le poche attrezzature e le scarse risorse a loro disposizione, nonostante le credenze dell’epoca e le innumerevoli avversità, questi scienziati hanno dedicato la propria vita alla Ricerca. La loro determinazione ha fatto sì che passassero alla Storia e fossero ricordati oggi per aver posto le loro ricerche al servizio della collettività. Ecco alcuni dei nomi degli scienziati famosi che non possiamo non conoscere Galileo Galilei Sicuramente tra gli scienziati famosi non può non esserci il suo nome. Nato a Pisa nella seconda metà del 1500, egli testimonia la lunga battaglia tra Scienza e Fede che caratterizzò il suo periodo. Matematico, astronomo e fisico italiano, ha contribuito alla nascita della Fisica Moderna. Galilei è anche l’inventore di diversi attrezzi scientifici tra cui il telescopio, strumento con il quale confutò alcune delle teorie di Aristotele e con il quale scoprì i crateri della Luna. Inventò anche la cosiddetta “bilancetta”, strumento con cui poté calcolare la spinta che i corpi ricevevano corrispondente al peso del corpo spostato. Lo ricordiamo poi per l’introduzione del metodo scientifico e per il suo sostegno alle teorie sul sistema eliocentrico. Galileo Galilei è noto soprattutto per l’accusa di eresia: egli fu accusato infatti di voler sovvertire la filosofia aristotelica e le Sacre Scritture. Per sfuggire alla condanna del Sant’Uffizio egli abiurò le sue tesi per scampare alla morte. “E pur si muove!”: tradizione vuole che questa frase fu pronunciata dallo stesso Galilei al termine della sua abiura. Oggi essa è diventata un modo di dire per esprimere una certezza che resiste nonostante le intimidazioni dell’interlocutore. Nel 1992 Papa Giovanni Paolo II riconobbe gli “errori commessi” dalla Chiesa nei confronti di questo scienziato, ripulendo il suo nome dopo “soli” 359 anni. Isaac Newton Isaac Newton nacque nel 1642 e fu uno dei primi scienziati a studiare lo spettro visibile della luce. Fu un matematico, fisico, filosofo naturale, astronomo, teologo, storico e alchimista inglese. Isaac Newton è particolarmente noto per i suoi contributi alla meccanica classica, di cui stabilì i fondamenti con le sue pubblicazioni sulla legge di gravitazione universale descritta attraverso le sue leggi del moto. Newton fu il primo a dimostrare che le medesime leggi della natura governano il movimento della Terra e degli altri corpi celesti. Dimostrò anche che la luce bianca è composta dalla somma (in frequenza) di tutti gli altri colori. Scompose la luce in diversi colori, grazie ad un prisma, e sostenne che ciascun colore fosse composto di particelle diverse che viaggiavano a diverse velocità. Stabilì i 7 colori dell’arcobaleno, anche se oggi tra gli scienziati c’è ancora un’insicurezza sulla distinzione che egli fece tra l’indaco ed i viola. Di lui si racconta che nel 1666 fosse seduto sotto un melo nella sua tenuta a Woolsthorpe quando una mela gli cadde sulla testa; questo gli fece pensare alla gravitazione e al perché la Luna non cadesse sulla Terra come la mela. Albert Einstein “Solo due cose sono infinite, l’universo e […]

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