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Eroica Fenice

La categoria Notizie curiose contiene 411 articoli

Notizie curiose

Arriva Giggino, il traduttore napoletano online

Finalmente è arrivato un traduttore napoletano online! Si chiama Giggino, scoprilo con noi! Vi è mai capitato di chiedervi se esistesse un dizionario o un manuale di grammatica napoletana? In effetti in Campania il dialetto napoletano più che un dialetto è una lingua e come tale ha i suoi volumi e manuali che ne spiegano le regole. La notizia che non tutti sanno è che, oltre ai diversi libri e dizionari di napoletano, esiste un vero e proprio traduttore automatico online che facilita le cose. Il suo nome è Giggino. Giggino: il traduttore napoletano Riprende il logo di Google ma si chiama Giggino. Funziona esattamente come Google Traduttore: traduce ogni frase dall’italiano al napoletano. Basta scrivere la frase di cui si vuole la traduzione nell’apposita casella e cliccare su “traduci in napoletano”. C’è da dire che Giggino non è perfetto. Alcune traduzioni non sono attendibili al cento per cento. Un errore che Giggino commette è, per esempio, apporre l’accento ad alcune vocali di fine parola (esempio: “te vogliò bbene” non è corretto). Un altro errore tipico di Giggino è il tradurre le parole, non le espressioni. Per esempio, nonostante “ho” si traduca come “teng”, Giggino tradurrà la frase “ho sofferto” con “teng soffèrt”, mentre la traduzione esatta sarebbe “aggio soffèrt”. Dunque Giggino – traduttore napoletano non è di certo perfetto ma potrebbe migliorare ed è sicuramente un aiuto valido nel caso di qualche piccola traduzione istantanea. Il blog di Giggino Quando visitiamo la pagina web di Giggino troviamo un link che ci rimanda al suo blog. In questo blog possiamo leggere qualche notizia sul traduttore. Il progetto Giggino.com nasce nel 2007 per gioco. Bastano due ore di programmazione per creare un traduttore che si limitava a togliere le vocali dalla fine delle parole. Il programmatore di Giggino è Piero Disogra, un uomo che si professa orgogliosamente napoletano. Dopo tre anni dalla sua creazione egli cancellò Giggino – traduttore napoletano ma una folta schiera di utenti gli si oppose. Resosi conto del successo del suo traduttore, Piero ha continuato a lavorarci. Se Giggino non è abbastanza efficiente possiamo usare qualche altro metodo… Una pecca di Giggino è il fatto che può tradurre solo dall’italiano al napoletano e non viceversa. Dobbiamo quindi avvalerci di altri strumenti per le nostre traduzioni, strumenti che non scarseggiano. Glosbe, per esempio, è un dizionario online che permette di tradurre il napoletano in qualsiasi lingua del mondo e viceversa. Il fatto che su Glosbe si possa inserire una parola alla volta rallenta la traduzione ma, al contempo, la rende molto più efficiente perché mostra le varie alternative. Simile a Glosbe è un altro sito: Dialettando.com. Questo sito permette di avere un’ampia panoramica di tutti i dialetti italiani. È possibile inserire una parola in italiano e avere la sua traduzione in ogni dialetto oppure inserire una parola in dialetto e scoprire la sua traduzione nelle varie regioni. Ndonio.it è invece un dizionario online che fornisce una lista molto dettagliata di vocaboli in ordine alfabetico in lingua napoletana. Su Ndonio.it è possibile trovare […]

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5 attori famosi che non hanno mai vinto l’Oscar (quantomeno non ancora)

L’orgoglio di Leonardo Di Caprio nel sollevare nel 2016 il tanto ricorso premio Oscar ha segnato la fine di un’era: senza dubbio l’interprete di Jack Dawson, dall’alto delle sue 6 nominations, era il primo a cui si pensava con una certa malinconia quando si parlava di attori che non hanno mai vinto la statuetta d’oro, ma di certo non l’unico. Il numero, infatti, di attori e attrici navigati e talentuosi che non hanno mai avuto l’onore di stringere tra le mani il premio Oscar è più alto di quanto i cinefili possano immaginare (alcune icone come Marylin Monroe e Marlene Dietrich ci resteranno per sempre). Tra tutti, vi proponiamo 5 attori famosi che non hanno mai vinto l’Oscar che ci hanno stupito di più! 5 attori famosi che non hanno mai vinto l’Oscar: tra Jack Sparrow e Mia Wallace Tra i più inflazionati senz’altro c’è Johnny Depp. 10 volte candidato al Golden Globe di cui una trionfante come miglior attore in una commedia o film musicale grazie al ruolo ricoperto in Sweeney Todd, Il diabolico barbiere di Fleet Street. Questo film gli valse anche l’ultima candidatura agli Oscar come Miglior attore protagonista, nel 2008, dopo quelle del 2004 e del 2005, rispettivamente per Pirati dei Caraibi- La maledizione della prima luna e Neverland- Un sogno per la vita. Vi farà esclamare “Com’è possibile!?” anche il nome di Will Smith. Attore apprezzato dai migliori registi e dal pubblico mondiale, il principe di Bel-Air ha conquistato anche il mondo della musica: ha infatti vinto ben 4 Grammy Awards, che vengono considerati l’equivalente dei premi Oscar in ambito musicale. Candidato come miglior attore protagonista nel 2002 per Alì e nel 2007 per La ricerca della felicità, Will Smith non ha mai vinto la statuetta d’oro. Ha, però, portato a casa 4 Razzie Award, l’ironico riconoscimento assegnato ogni anno il giorno prima della cerimonia degli Oscar per eleggere i peggiori attori, film, registi e sceneggiatori della stagione cinematografica precedente. Vi stupirà sapere che neanche la musa di Tarantino, Uma Thurman, ha mai vinto un Oscar. L’iconico ruolo di Mia Wallace in Pulp Fiction le ha regalata una nomination come miglior attrice non protagonista nel 1995 (anno in cui, però, Quentin Tarantino e Roger Avary vinsero nella categoria Miglior sceneggiatura originale). Trionfante, invece, a tutti gli MTV Movie Awards a cui venne candidata: nel 1994 per la miglior sequenza di danza in Pulp Fiction, nel 2003 per la migliore attrice e il miglior combattimento con Kill Bill: Volume 1, categoria in cui dominò anche nel 2004 con Kill Bill: Volume 2. A differenza della collega Julia Roberts (Miglior Attrice nel 2011), Richard Gere e Hugh Grant non hanno mai vinto un Oscar. Due dei più apprezzati e affascinanti sex symbol di Hollywood non hanno ottenuto neanche una candidatura da parte dell’Academy. Tra i tanti riconoscimenti, Richard Gere è stato il miglior attore straniero ai David di Donatello del 1979 (con I giorni del cielo) e il suo ruolo in Chicago lo portò alla vittoria di un […]

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Shopping in outlet: quanto e perché conviene

Shopping in outlet: 5 tra le migliori proposte italiane e quanto conviene Lo shopping in outlet ormai è una risorsa preziosa per chi ama acquistare bene spendendo il giusto. Non è solo una questione di “marchio” o, più comunemente “firma”, ma anche di qualità offerta dai brand più ricercati e acquistati. Fare però acquisti in “stagione” può danneggiare le nostre tasche, mentre la pazienza può essere ripagata. Gli outlet, infatti, raccolgono le merci invendute offrendole a un prezzo molto più invitante e appetibile. È in questo modo che ci si può accaparrare capi anche di lusso senza spenderci un occhio della testa. I capi che possono essere acquistati negli outlet sono sempre regolamentati dal Codice del consumo (Dlgs 206/2005, articoli 128-35), basta solo fare un po’ di attenzione (come in qualsiasi altro negozio) che la merce non presenti difetti o a conservare lo scontrino per qualsiasi necessità. Outlet village: una moda anni ‘90/2000 Dalla fine degli anni ’90 agli inizi del nuovo millennio l’idea di outlet ha subito una trasformazione: accanto a quelli più piccoli presenti anche in città sono stati costruiti – a volte un po’ più fuori mano – vere e proprie cittadelle ricche di tutto. Queste ultime hanno al proprio interno non solo vari outlet di vari rivenditori e brand, ma anche punti informazioni, punti di ristoro, toilettes e punti giochi per i più piccini, assieme a vari chiostri disseminati che sanno sempre attirare l’attenzione dei clienti. Al pari dei centri commerciali si pongono quindi in parallelo, offrendo una merce fuori stagione ma proprio per questo sicura, conveniente e ormai irrinunciabile. Oggi vengono chiamate “città della moda” e per un’ottima ragione. Shopping in outlet: 5 tra i migliori outlet village in Italia Diffusi in tutto il mondo e soprattutto in Europa, anche l’Italia può vantare queste meravigliose cittadelle dal design architettonico accattivante e dalla perfetta scelta dei servizi, che permettono di passare interi pomeriggi o, perché no, giornate con amici o famiglia. Ecco una lista di 5 tra i migliori outlet disseminati per il territorio nazionale! Spaccio Hogan di Casette D’Ete Si trova nelle Marche ed è rivenditore delle collezioni fine serie di Fay e di scarpe Tod’s. Qui borse, scarpe, occhiali e accessori sono mediamente scontati del 30% rispetto al prezzo di vendita. La Reggia Outlet di Marcianise È in Campania e vanta la vendita di numerosissimi brand alcuni dei quali sono definiti “luxury” come Gucci e ancora Armani, Gas, Lacoste, Liu Jo, Levi’s, Gutteridge e molti altri. Mantova Outlet Village di Bagnolo San Vito Inaugurato nel 2003, fa parte del network che conta altri due Outlet Village in Italia come quello di Valmontone e di Molfetta. Questa cittadella ospita ben 110 negozi dei migliori marchi in commercio. Fidenza Village Outlet Situato in provincia di Parma, accoglie 130 negozi ed è vicinissimo a importanti mete turistiche quali Salsomaggiore e Tabiano. Qui le firme più prestigiose della moda e del design sono collocate in una ambientazione che rievoca le più importanti opere di Giuseppe Verdi. Valmontone Outlet […]

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Facebook e security breach: 50 milioni di utenti a rischio

Facebook ha dichiarato un security breach e rischia un sanzionamento di 1,4 miliardi di euro dalla Comunità europea per aver messo a rischio i dati e la privacy di 50 milioni di utenti, che quotidianamente accedono al social network più importante ed utilizzato di tutti i tempi. Le responsabilità della società capitanata da Mark Zuckerberg non sono ancora ben note. La conferma del security breach di Facebook ha avuto luogo venerdì scorso, in data 28 ottobre 2018. Se la Comunità europea accerterà che la compagnia di Zuckerberg ha trasgredito ad alcuni punti del nuovo regolamento europeo di salvaguardia dei dati personali (il GDPR), la multa potrebbe addirittura salire. Facebook e security breach: nuovo attacco hacker nell’anno nero di Facebook Un nuovo security breach colpisce la piattaforma di Facebook, il secondo dopo lo scandalo del Cambridge Analytica, gravato sulla “fedina penale” di Facebook a marzo del 2018, la quale utilizzò 87 milioni di profili Facebook per fare propaganda elettorale a favore del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La società Cambridge Analytica, di proprietà di Robert Mercer ma guidata da Steve Bannon, ex consigliere di Trump, avrebbe utilizzato i dati dei profili Facebook di quasi 90 milioni di utenti per prevedere e influenzare le scelte elettorali pro Trump (attraverso armi di persuasione come annunci politici di parte). Il 21 marzo 2018, Mark Zuckerberg, ha ammesso le responsabilità della propria società nell’accaduto. Dunque un vero e proprio anno nero per Facebook, che deve fare i conti con un nuovo security breach e giustificarsi ancora, mettendo a repentaglio per la seconda volta la fiducia investita dagli utenti dopo lo scandalo Cambridge Anlytica. Il GDPR, il nuovo regolamento europeo per la protezione dei dati personali, è entrato in vigore a maggio di quest’anno, proprio per correre ai ripari dopo i mea culpa pronunciati per il più importante attacco hacker della storia di Facebook risalente a marzo 2018. Se il GDPR risulterà davvero violato, la sanzione cui la società di Facebook dovrà andare incontro corrisponderà al 4% del suo fatturato annuale globale. Facebook e security breach: per capirne di più Il security breach che rende ancora più cupo l’anno nero di Facebook si è servito di diverse “vulnerabilità” della piattaforma, come la funzione “Visualizza come” e una nuova versione prevista per il caricamento online di video (in vigore da luglio 2017). Ancora una volta, dunque, gli utenti di Facebook devono temere per la protezione dei propri dati personali, non solo su Facebook ma anche su piattaforme cui è possibile accedere mediante le credenziali di Facebook (come nel caso di Instagram). La commissione irlandese per la tutela dei dati personali, la Data protection commissioner, messa al corrente della questione da Menlo Park, ha intenzione di indagare ancora sulla natura del coinvolgimento di Facebook in questo security breach. Si è affermato infatti che “Facebook non è stata in grado di chiarire la natura della violazione e il rischio per gli utenti in questo momento”. Sicuramente Facebook dovrà approfondire la questione con tempestività, chiarendo le proprie responsabilità circa […]

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InstaNovel, i libri a portata di click su Instagram

InstaNovel è un nuovo progetto della New York Public Library In principio era la fotografia: al suo esordio, Instagram, la piattaforma social nata il 6 ottobre del 2010, era improntata prettamente sulla passione per le immagini, che venivano scattate dagli utenti per immortalare un paesaggio, uno stato d’animo o il ricordo di un viaggio. Quest’applicazione, dal successo planetario inarrestabile, si è andata via via affinando sempre più negli anni, col suo corredo di hashtag, filtri e video da condividere con il resto del mondo, grazie anche all’acquisto da parte di Mark Zuckerberg che ne finanzia i vari miglioramenti per offrire funzionalità sempre nuove. Tra queste ultime, impossibile non menzionare le famosissime “Instagram Stories”: prendendo spunto da “Snapchat”, le cosiddette “Storie” danno la possibilità di condividere una foto o un video che spariranno 24 ore dopo. Con InstaNovel, la letteratura diventa digital E a proposito di “Instagram Stories”, ecco che un mese fa arriva un’altra novità, un progetto nato da un’idea della New York Public Library per dare impulso alla lettura dei grandi classici, sfruttando proprio le famose “storie”: le InstaNovel. In collaborazione con l’agenzia di comunicazione “Mother in New York”, la storica biblioteca dell’America del Nord, lo scorso 22 agosto, ha creato sul suo account Instagram (@nypl), la prima versione digitale di un capolavoro della letteratura mondiale, Alice’s Adventures in Wonderland di Lewis Carroll, con le illustrazioni del designer Magoz. Già previste per i prossimi mesi, le pubblicazioni di “The Yellow Wallpaper”, di Charlotte Perkins Gilman con le illustrazioni di Buck, e “ The metamorphosis” di Franz Kafka illustrato da César Pelizer. Basterà semplicemente andare all’account @nypl e, nella sezione Highligth, si potrà leggere tutto il libro. InstaNovel: istruzioni per l’uso e limiti Le modalità sono esattamente quelle di qualunque altra Storia di Instagram. InstaNovel pubblica romanzi e racconti in più parti che vanno a formare una Storia, permettendo la visualizzazione delle pagine (adatte allo schermo di uno smartphone) del libro. Per evitare di perdere anche solo una parola, vista la velocità con cui scorrono le Stories, basterà tenere il dito premuto in basso a destra del display, dove c’è un piccolo disegno animato, e la pagina resterà ferma fin quando non si vorrà passare a quella successiva. Caratteri di scrittura e colore dello sfondo non sono casuali. Infatti, Georgia è il carattere tipografico che si addice sia alla carta stampata che al formato digitale, in quanto carattere serif capace di rendere agevole la lettura di un testo piuttosto lungo; il bianco neutro dello sfondo poi, ha un effetto rilassante che riduce il fastidio della luminosità. Il debutto con “Alice nel Paese delle meraviglie” ha messo però in luce qualche difetto della funzione: non è possibile, infatti, riprendere la lettura da dove la si è interrotta ed è necessario scorrere tutte le pagine dall’inizio. Ad ogni modo, la New York Public Library ha annunciato che molti dei volumi pubblicati si potranno scaricare in formato e-book, oppure essere presi fisicamente in prestito. Cultura per tutti La Biblioteca ha lanciato l’iniziativa al fine […]

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Serial killer americani, i peggiori della storia

Gli Stati Uniti celano numerosissime storie inquietanti di assassini senza scrupoli arrivati ad uccidere in maniera compulsiva, senza un’apparente ragione, spesso seguendo un preciso modus operandi. Casi di serial killer americani ma conosciuti in tutto il mondo, i cui delitti fanno rabbrividire. Serial killer americani – i peggiori della storia Theodore Robert Bundy Nacque nel Vermont nel 1946 e fu soprannominato il Lady Killer, perché le sue vittime furono soprattutto giovani studentesse. Fu ritenuto responsabile di almeno 30-35 omicidi. Già durante l’infanzia Bundy aveva comportamenti strani e spaventosi: la nonna Julia ha raccontato di essersi svegliata un giorno circondata da coltelli mentre Ted, all’epoca un bambino di soli 3 anni, la guardava sorridente. Appostandosi di solito nei pressi di college e università, l’assassino cercava di conquistare la fiducia delle sue prede per avvicinarle: spesso si fingeva un disabile in cerca di aiuto per riporre degli oggetti in auto. Cascata nel tranello, la malcapitata di turno si ritrovava rinchiusa in una macchina con le portiere bloccate. Le vittime venivano di solito uccise per strangolamento o con diversi tipi di armi. Spesso il loro corpo veniva violentato, anche successivamente al decesso. Il processo che condannò Bundy alla pena capitale fu seguito dai media di tutto il mondo, fino a quando il 24 gennaio 1989 il killer fu giustiziato tramite la sedia elettrica. Edmund Kemper Segnato da una terribile infanzia, il serial killer conta 10 vittime accertate, ma si sospetta siano molte di più. Nato in California nel 1948, fin da bambino mostrò i segni di gravi problemi psichici: disturbi della personalità, tendenza alla violenza e alla necrofilia. Non lo aiutò il rapporto con la madre, donna violenta che si divertiva ad umiliarlo continuamente. Mise in atto una serie di omicidi tra il 1964 e il 1973 e le sue prime vittime furono i nonni: uccisi senza apparente ragione a colpi di pistola. Successivamente, soprattutto agli inizi degli anni ’70, si concentrò sulla zona di Santa Cruz (California), offrendo passaggi alle autostoppiste del posto per poi ucciderle brutalmente, accoltellandole o strangolandole. Di solito conservava i cadaveri in casa, spesso abusandone e/o sezionandoli. Durante il processo, al seguito del quale sarà condannato all’ergastolo, ammetterà di aver compiuto atti di cannibalismo. È tutt’ora detenuto presso la California State Prison. Albert Fish Uno dei più temuti serial killer americani della storia, data la crudeltà e violenza dei suoi crimini. Conosciuto anche come L’Uomo Grigio o Il Vampiro di Brooklyn, nacque a Washington nel 1870. Le sue vittime per eccellenza furono i bambini: si vantò di averne molestati più di 400 e uccisi più di 100. Il caso al quale deve la sua fama è quello della piccola Grace Budd, bimba di 10 anni incontrata nel 1928. Fish si presentò a casa di Grace con la scusa di un annuncio di lavoro pubblicato dalla famiglia e, conquistata la loro fiducia, ottenne il permesso di accompagnare la piccola ad una festa di compleanno. Da quel momento la bimba sparì senza fare ritorno. La polizia si concentrò su sospettati […]

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Lavorare online: come i social hanno trasformato le opportunità di guadagno

Avete mai sentito parlare di “smart working”? Secondo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, «lo Smart Working (o Lavoro Agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività». In poche parole, un nuovo modo di lavorare, che riduce la rigidità dei tempi imposti da un lavoro ordinario, in un ufficio fisico ad esempio, e che aumenta il rendimento. Un concetto che oggi sembra sposarsi benissimo con tutte le possibili opportunità che offre il lavorare online: alti profitti e gestione della propria professione senza obblighi di spazio e tempo. Ma è davvero così facile come sembra? Cosa vuol dire lavorare online? Il business ai tempi dei social network Molto è cambiato da quando il web ci ha dato la possibilità di sfruttare al meglio i vantaggio offerti dal lavoro online; le grandi aziende come le piccole e medie imprese hanno rivoluzionato il concetto di “farsi pubblicità”, crearsi visibilità, grazie alla velocità e ai canali che ci propone la rete, in particolare i social network. E non è esagerato affermare che proprio l’evoluzione culturale ha stravolto, in qualche maniera, l’utilizzo dei social da mero mezzo di comunicazione di massa a strumento di marketing. Questo perché esattamente come un qualsiasi utente può esternare senza mezzi termini la propria opinione – o giudizio senza avere alcuna arte né parte? – in maniera diretta su un fatto di cronaca o attualità (Mentana lo chiamerebbe “webete”), così i social sono diventati il mezzo di marketing, digital marketing, più efficace. Non per questo lavorare online significa riuscire a creare una personale figura professionale dal nulla, nel senso che non è alla portata di tutti: come ogni nuova branca professionale che si rispetti, più il settore cresce, più c’è la necessità di un ruolo che sia altamente competente. Dai blogger agli instagrammers e youtubers passando per i web influencer: cosa significa lavorare online con i social media Per quanto possa sembrare un gioco da ragazzi, non è facile creare una propria identità professionale sul web, Chiara Ferragni e simili insegnano che costruire un impero imprenditoriale partendo da zero non è roba da poco. Se ci si sofferma però su quello che è il content marketing, c’è molta differenza tra i diversi canali social che si scelgono per avviare la propria attività online; infatti, partire iniziando dalla creazione di un blog (che sia di moda, lifestyle, cucina o viaggi) e quindi dare un taglio editoriale al brand che si rappresenta (o se parliamo di personal branding), è diverso dal prediligere un canale di marketing quale Facebook o Twitter per la propria awareness. Generare contatti utili alla crescita, o aumentare i followers LinkedIn e Instagram – che secondo le statistiche 2018 di Vincos è il social che è cresciuto maggiormente, con 800 […]

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Ankara: la biblioteca dei libri abbandonati

Nasce ad Ankara una biblioteca formata dai libri salvati dalle discariche. Nel cuore della Turchia, i netturbini hanno dato vita a una biblioteca di libri abbandonati per strada dai cittadini. I seimila volumi collezionati sono ora al servizio della comunità stessa che ringrazia e ammira l’opera di salvataggio di questi netturbini, orgoglio della città. La biblioteca dei libri abbandonati: Ankara, un esempio per il mondo Ci troviamo ad Ankara, capitale turca. Un gruppo di netturbini ha avuto l’idea di salvare dalle discariche tutti quei libri che venivano gettati dai cittadini. E così, cercando nei rifiuti, nei cassonetti e tra le strade, questo gruppo di piccoli eroi ha dato vita a una biblioteca interamente costituita da libri abbandonati. Il lavoro dei netturbini è stato del tutto spontaneo e non retribuito. Eppure con questo gesto essi hanno compiuto un atto di grande valore. Hanno ridato vita a quei libri e quelle storie abbandonate e dimenticate e li hanno posti a servizio della comunità intera, assicurandogli un futuro. Il lavoro dei netturbini è andato avanti per mesi. Con il diffondersi della notizia la persone hanno iniziato a donare i libri direttamente e questo ha contribuito molto allo sviluppo della biblioteca. Libri a servizio della comunità Inizialmente i libri raccolti erano messi a disposizione solo dei dipendenti e delle loro famiglie ma, con l’ampliarsi della biblioteca, la possibilità di prendere i libri in prestito è stata estesa a tutta la comunità. I libri possono essere presi in prestito per due settimane ed è possibile posticipare la restituzione, proprio come in una vera e propria biblioteca. La biblioteca è ospitata lì dove sorgeva una fabbrica di mattoni inutilizzata, presso la sede del dipartimento di igiene. Contraddistinta da una facciata in mattoni invecchiati e lunghi corridoi interni, la fabbrica si è prestata perfettamente per l’utilizzo odierno. Anche la collocazione dell biblioteca dei libri abbandonati in una fabbrica inutilizzata è un ottimo esempio di recupero e un ulteriore modo per dare vita a qualcosa di dimenticato. “Abbiamo iniziato a discutere l’idea di creare una biblioteca da questi libri e quando tutti hanno sostenuto l’idea, abbiamo fatto partire il progetto”, ha detto Alper Tasdelen, il sindaco di Çankaya Alper Tasdelen alla CNN. Ad oggi nella biblioteca si possono contare oltre seimila libri, catalogati in ogni sorta di gruppo. Dalla saggistica ai classici, dai gialli ai fantasy. Alcune delle sezioni che riscuotono più successo sono quella per i bambini, in cui sono raccolti molti fumetti, e quella per i ragazzi, dove è disponibile un’intera sezione sulla ricerca scientifica. Inoltre sono disponibili libri in lingua straniera (inglese e francese). “Prima speravo di avere una biblioteca in casa mia, ora ho una biblioteca qui”, ha detto Serhat Baytemur, uno degli spazzini protagonisti della raccolta. Enorme successo per la biblioteca dei libri dimenticati La collezione è attualmente tanto grande che alla biblioteca vengono richiesti prestiti dalle scuole e dalle prigioni. C’è stata una richiesta tale da indurre il governo locale ad assumere dei dipendenti che si occupino della biblioteca a tempo pieno. La […]

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Internet connette più della metà delle persone al mondo

Gli utenti di Internet in tutto il mondo hanno superato quota 4 miliardi, e dunque più della metà degli abitanti della Terra è connessa alla Rete: lo rivela l’ultimo Global Digital 2018 Report, che presenta anche una fotografia aggiornata sull’evoluzione del Web in questi anni. Non si può non essere online I numeri di questa indagine mettono in risalto, qualora ce ne fosse bisogno, che Internet rappresenta oggi molto più di una semplice vetrina, ma è piuttosto un immenso mass media, una grande rete (appunto) che consente alle persone di essere informati, di parlare, di socializzare, di divertirsi, o di acquistare prodotti e servizi. E confermano non solo che chi non è presente perde occasioni e quasi non esiste, ma anche che “stare male” in Rete ha effetti controproducenti, come evidenziato anche da ItaliaOnline, la più importante società digitale italiana, con un’esperienza ultradecennale nella realizzazione siti web e nel supporto ai progetti online. I numeri della Rete in Italia Gli italiani, infatti, hanno gusti piuttosto “semplici” quando si parla di Web: pur trascorrendo in media circa 6 ore al giorno connessi online, i quasi 43 milioni di navigatori del nostro Paese (il 73 per cento della popolazione nazionale) si concentrano quasi sempre sulle stesse destinazioni. Vale a dire, ben 34 milioni di utenti risultano attivi sui social media, e due ore sul totale del tempo speso online si passano a chiacchierare su Facebook e i suoi fratelli. Più tempo online che davanti alla Tv. La statistica rivela anche altri fattori interessanti, e soprattutto sottolinea l’evoluzione che la connessione in Italia sta conoscendo negli ultimi anni: solo nel corso del 2017 è aumentata di 4 milioni di persone la quota di “naviganti” online (vale a dire un 10 per cento in più), mentre gli utenti di social media sono aumentati di 3 milioni di unità. Il tempo speso online inoltre rappresenta quasi il doppio di quello trascorso davanti alla Tv, che quindi perde il ruolo di fulcro del tempo libero domestico. Sui social in 34 milioni Dal punto di vista dei social, sono YouTube e Facebook a contendersi il primato delle piattaforme su cui gli italiani sono maggiormente attivi, mentre Instagram si piazza al terzo posto assoluto; sul versante app di messaggistica, invece, è prevedibilmente WhatsApp a fare terra bruciata dei concorrenti, nonostante qualche timido accenno di alternativa portato avanti da Telegram e Facebook Messenger. Le statistiche nel mondo Allargando il quadro al mondo intero, invece, abbiamo già presentato il dato più rilevante, ovvero il superamento di quota 4 miliardi di utenti connessi a Internet, che significa che più della metà della popolazione mondiale è online. Un traguardo raggiunto anche grazie all’evoluzione tecnologica e infrastrutturale che ha coinvolto anche il continente africano, che nel corso del 2017 ha registrato il maggiore tasso di crescita di nuove persone connesse; in assoluto, si stima che l’anno scorso siano approdati sul Web circa 250 milioni di novizi. Le tendenze globali Sempre a livello mondiale, i social media continuano ad attrarre iscritti, con una crescita del 13 per cento rispetto ai risultati di fine 2016, e in assoluto intercettano oltre 3 miliardi di utenti attivi, che accedono soprattutto via device mobile (in 9 […]

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Fobie strane ed imbarazzanti: quali sono le più inusuali?

Nell’universo delle fobie strane ed imbarazzanti: non solo ragni e buio Non solo paura degli scarafaggi, del buio, degli scorpioni o dei più mainstream e classici ragni. Oltre al ragno c’è di più, insomma. Il sottobosco delle cosiddette fobie strane non ha limite, è sterminato come la vasta prateria della psiche umana, e si incarna in figure mutevoli e sempre diverse: è abbastanza comune sentir un amico o un parente parlare di fobia dell’acqua, del buio, o addirittura dei piccioni, ma vi sono paure in apparenza inspiegabili e condivise da una piccola minoranza di persone, che si ritrovano spesso a scontrarsi col muro dell’incomunicabilità e addirittura delle prese in giro. Fobie strane, spesso oggetto di prese in giro o condannate a scontrarsi col muro dell’incomunicabilità Nella classifica delle fobie strane, figura in bella vista la tripofobia. Tra le fobie strane, la tripofobia risulta essere molto “popolare” sul web, diversi utenti dichiarano di soffrirne e ne parlano in varie community o gruppi facebook, spalleggiandosi e dandosi consigli per conviverci. Il nome sembra un po’ pop e un po’ psichedelico, fa pensare vagamente a quei trip di acidi che si facevano a Woodstock nel ’69, e in effetti questa fobia è abbastanza social e “lisergica” a primo impatto, dato che ha a che fare con immagini geometriche, bucherellate, colorate e forate. Ma che cos’è la tripofobia? Più precisamente, è la paura irrazionale rivolta verso gruppi di buchi o protuberanze. Chi soffre di tripofobia prova capogiro, brividi e sensazione di ansia alla vista di bolle disposte in gruppo o buchi scavati da insetti, e non ne sopporta nemmeno la vista tramite un display o a distanza di sicurezza. I gruppi di buchi che fissano l’utente, sembrerebbero degli occhi pronti a scrutare il malcapitato con fare minaccioso, oppure prefigurerebbero delle malattie o farebbero immaginare delle forme di vita risiedenti all’interno delle protuberanze. Arance, melograni o fiori maculati, come in una sorta di allucinazione violenta e deforme, provocano nausea, tremore, pelle d’oca e affaticamento degli occhi di coloro che soffrono di questa paura dei buchi, inspiegabile ai più ma invalidante e proibitiva per coloro che la provano sulla propria pelle. Tra le fobie strane, figura anche la fobia del Papa, il mansueto e Francesco temuto ed evitato con solerzia e cura maniacale; la peladofobia, ossia fobia dei calvi (nessun calvo è stato osteggiato e ghettizzato nella stesura di quest’articolo), che si manifesta nella paura di rimanere calvi e di perdere la “potenza” data dai capelli.  Esiste anche il suo rovescio speculare, ossia la chaetofobia, la paura dei capelli propri e altrui, e la pogonofobia, ossia la paura delle barbe lunghe. A questi ultimi fobici è altresì sconsigliata la visione di serie tv come Vikings. Non può mancare, tra le fobie strane, anche l’anginofobia, ossia la paura di deglutire per paura di strozzarsi col cibo. Chi soffre di questa invalidante fobia, considerata strana e non compresa da molti, vive ogni pasto come un vero e proprio calvario, mastica più volte lo stesso boccone ed evita di ordinare […]

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