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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 391 articoli

Attualità

Georgia Guidestones: la Stonehenge americana

Nessuno conosce la loro storia, nessuno conosce il nome del loro ideatore. Le Georgia Guidestones sono un monumento in granito ricco di misteri e segreti, ma con tante cose da raccontare. Il monumento è stato costruito con lo scopo di fornire una guida per riedificare il mondo dopo l’Apocalisse. Si tratta di sei enormi blocchi di granito che forniscono le istruzioni in otto lingue diverse su come ricostruire una civiltà in seguito ad un eventuale fine del mondo. Allo stesso tempo questo monumento svolge le funzioni di bussola, calendario e orologio. Stonehenge americana: cosa si nasconde dietro questo monumento? L’opera in granito si trova in Georgia, nella contea di Elbert. Raggiunge i sei metri di altezza grazie alla sei lastre di granito con cui è realizzata e corrisponde ad un peso di 107 tonnellate. Un pilastro a sezione rettangolare è posto al centro, con quattro lastre equidistanti poste a forma di X distorta, mentre su tutte è posta una lastra rettangolare di copertura. Tutta la struttura è allineata astronomicamente. Su una lastra posta un po’ più distante ci sono le note con la storia, le dimensioni e lo scopo del monumento. Essendo posto su una cava in granito molto grande, questo monumento è stato costruito appositamente lì dove si supponeva che potesse resistere a terremoti e ad altri disastri naturali. Perché? Il Georgia Guidestones doveva resistere nelle epoche, nell’attesa della fine del mondo e della sua rinascita. Quel giorno, quel posto della Terra sarebbe stato il punto di partenza da cui ricostruire la nuova civiltà. Nessuno sa chi fu il suo vero ideatore. Nemmeno la proprietà del sito risulta essere chiara. Sui blocchi in granito sono incise dieci regole in inglese, spagnolo, swahili, hindi, ebraico, arabo, cinese e russo. Le incisioni recitano: Mantieni l’Umanità sotto i 500.000.000 in perenne equilibrio con la natura. Guida saggiamente la riproduzione, migliorando salute e diversità. Unisci l’Umanità con una nuova lingua viva. Domina passione, fede, tradizione e tutte le cose con la sobria ragione. Proteggi popoli e nazioni con giuste leggi e tribunali imparziali. Lascia che tutte le nazioni si governino internamente, e risolvi le dispute esterne in un tribunale mondiale. Evita leggi poco importanti e funzionari inutili. Bilancia i diritti personali con i doveri sociali. Apprezza verità, bellezza e amore, ricercando l’armonia con l’infinito. Non essere un cancro sulla terra, lascia spazio alla natura, lascia spazio alla natura. Su ogni lato, in cima, campeggia in quattro lingue antiche – babilonese, greco antico, sanscrito e geroglifici egiziani – la scritta “Lascia che queste pietre siano una guida per un’Era della Ragione”. Insomma, le regole per la costruzione di un mondo migliore. Sulla lapide esplicativa sono spiegati l’orientamento astronomico dell’opera, peso e dimensioni, la data di costruzione e altre informazioni simili. L’iscrizione parla anche del seppellimento di una capsula del tempo sotto la tavoletta ma la data del seppellimento e la presunta data in cui dovrebbe essere riportata alla luce sono lasciate in bianco. In questo messaggio possiamo trovare qualche errore di punteggiatura: sia esso […]

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Notizie curiose

Shifting: leggenda o realtà?

Come sarebbe il mondo se potessimo scegliere di cambiare realtà quando vogliamo? Gli utenti di TikTok se lo sono chiesti e hanno trovato il modo per farlo: lo shifting. Lo shifting: cos’è e dove è nato Chi non ha mai desiderato di cambiare la propria realtà almeno una volta? Di riuscire a manovrare il mondo in modo da renderlo il posto perfetto per noi? La community di TikTok sembra aver trovato il modo per farlo, e questo è stato chiamato Shifting. Lo Shifting si presenterebbe come un meccanismo simile a un sogno lucido che permetterebbe alle persone di cambiare la propria realtà a proprio piacimento durante un apparente stato di trans o durante il sonno. Ma analizziamo per bene il fenomeno. L’apparente funzione dello Shifting sembrerebbe quella di cambiare la propria realtà, passando da quella attuale (nominata CR) a quella desiderata (denominata DR). La realtà desiderata potrà presentarsi in qualsiasi modo si vorrà. Potrà essere creata da zero o potrà appartenere ai film o alle serie tv più varie. Il principio dello shifting si caratterizzerebbe proprio dalla possibilità di poter scegliere in ogni dettaglio la propria vita nella nuova realtà. Dal colore della pelle, ai vestiti, fino alle relazioni che si potrebbero intrattenere. Ognuno di questi dettagli, al fine di renderli possibili, dovrà essere scritto su un foglio di carta, che la piattaforma di TikTok chiama scripting. Sarà questo a dare la possibilità di scegliere gli elementi della realtà desiderata. Da dove derivano le immagini che vediamo nei nostri sogni? Per comprendere se un fenomeno del genere è veramente possibile è bene ricordare che l’unica fase del sonno in cui la nostra mente è capace di ricordare quelli che vengono definiti ‘’sogni’’, è la fase R.E.M (Rapid Eye Moviment) in cui, anche se ancora addormentati, è possibile muovere inconsciamente gli occhi al di sotto delle palpebre chiuse, da qui il nome. La fase R.E.M. differentemente dall’immaginario comune non si manifesta nel momento più profondo del sonno, ma tipicamente dopo la seconda metà della notte quando è più facile svegliarsi per ogni piccolo rumore. Ecco perché capita di risvegliarsi proprio sul più bello. La particolarità dei sogni a cui assistiamo ogni notte è sicuramente quella di ritrovarsi in situazioni verosimili o meno con persone che conosciamo o di cui non ricordiamo, senza la possibilità di controllare realmente il nostro corpo, ma assistendo come a uno spettacolo privato ogni sera. La mente umana tuttavia può essere in grado di controllare i sogni se allenata. Questo processo viene chiamato ‘’sogno lucido’’ e può essere tanto casuale, quanto indotto. Una volta presa consapevolezza che quello a cui stiamo assistendo è solo frutto dell’immaginazione sarà infatti possibile controllare il sogno in ogni piccolo dettaglio, modificando scenari e situazioni, e avverando ogni piccolo desiderio. Lo shifting è un viaggio astrale o un sogno lucido? Seguendo le istruzioni del mondo di TikTok si viene a conoscenza che lo shifting permette di catapultarsi nella realtà più desiderata e di interagire con i propri personaggi preferiti, ma una volta […]

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Notizie curiose

La Befana vien di notte: come, quando e perché?

La Befana è uno dei protagonisti indiscussi del periodo natalizio ed è un personaggio che risale a tradizioni molto antiche e, per questo, molto radicate nella nostra cultura. La vecchietta dell’immaginario collettivo che la notte tra il 5 e il 6 gennaio porta ai bambini dolci e carbone è protagonista di storie e riti che affondano le loro radici in un’epoca precristiana. Come è nata la leggenda della Befana? Il termine Befana è in realtà l’alterazione lessicale di “Epifania” diffusa a partire dalle zone dell’antica Etruria. La figura della vecchietta che porta doni ai bambini al finire delle feste natalizie era un personaggio folcloristico tipico di alcune regioni italiane, conosciuto ormai in tutto il mondo. Secondo la tradizione questa vecchietta dall’umile aspetto, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, vola sui tetti, si cala dai camini e riempie le calze appese dei bambini. Coloro che si sono comportati bene durante l’anno riceveranno dolciumi e bontà, i cattivi solo carbone. La figura della Befana ha origini molto antiche e, contrariamente a quanto si pensi, antecedenti a quelle cristiane. L’origine è stata connessa ad un insieme di riti propiziatori pagani legati all’agricoltura. Già durante il VII-VI secolo a.C. si credeva che esistessero delle figure femminili che di notte volavano sui campi per propiziare il raccolto. Questa storia è di certo connessa ai cicli stagionali nell’agricoltura; con il passaggio di queste donne il raccolto dell’anno ormai trascorso era pronto per rinascere. Gli antichi romani ereditarono questi riti e li fecero propri, associandoli al loro calendario e celebrando il volo di queste donne durante il periodo tra la fine del solstizio invernale e la ricorrenza del Sol Invictus – divenuta poi il Natale Cristiano. In particolare, la dodicesima notte dopo il solstizio invernale si celebrava il momento di morte e rinascita della natura, così come nelle tradizioni antecedenti. Durante questi 12 giorni di passaggio si continuava a credere che delle figure femminili volassero sui campi coltivati, capitanati questa volta da Diana, dea della caccia e della vegetazione, oppure, per altri, da Abundia, dea dell’abbondanza. Secondo molte interpretazioni la figura della Befana come la conosciamo oggi potrebbe essersi rifatta alla figura celtica di Perchta, una personificazione della natura invernale rappresentata come una vecchia signora con la gobba e il naso adunco, capelli bianchi spettinati e piedi grandi, vestita con abiti e scarpe rotte. Anche lei, aleggiando di notte sui campi per renderli fertili, veniva festeggiata nello stesso periodo della Befana. La tradizione pagana assimilata dalla Chiesa Cattolica In quanto figura pagana, già dal IV secolo d.C. la Chiesa cominciò a ritenere questa credenza satanica. Nel Basso Medioevo la figura della Befana fu ripulita dalle accuse di satanismo e la Befana passò da strega a vecchietta affettuosa sulla scopa volante. Pian piano anche la figura della Befana fu quindi accettata dalla Chiesa. Con l’arrivo di questa vecchietta che “tutte le feste porta via” la Chiesa ha trovato una corrispondenza con il calendario liturgico, dal momento che l’Epifania corrisponde al periodo della fine del Natale […]

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Notizie curiose

Giganti di Pietra: il mistero di Campana

Nel piccolo paese di Campana, in provincia di Cosenza, si trovano dei megaliti alquanto bizzarri che da tempo danno origine a diverse teorie riguardanti la loro nascita. Questi cosiddetti Giganti di pietra conservano un mistero molto importante: sono semplici pietre modellate dalla natura o forse dietro la loro costruzione c’è lo zampino dell’uomo? Se quest’ultima ipotesi fosse confermata, i Giganti potrebbero davvero riscrivere la storia. Le pietre dell’Incavallicata Ci troviamo in provincia di Cosenza. In questa zona il piccolo paese di Campana è molto famoso in quanto conserva una particolarità che lo rende più unico che raro. Appena fuori dal centro abitato si innalzano due megaliti che hanno dato origine a diverse teorie riguardo la loro origine. I Giganti di pietra di Campana si trovano in un sito immerso nel verde di un parco pubblico e posto a 600 metri di altezza. I due megaliti si trovano proprio lì, uno accanto all’altro, in cima al cosiddetto “Cozzo de li giganti”. La forma dei due megaliti è inequivocabile: uno di essi è l’elefante, l’altro è un uomo seduto di cui però si conserva solo la parte inferiore. Mentre del primo masso roccioso si colgono immediatamente le fattezze, del secondo sono chiaramente visibili solo i piedi.  La verità è che ancora oggi rimangono molti dubbi e misteri riguardo questi megaliti. Se da una parte alcuni sostengono che si tratti di semplici pietre, curiosamente modellate dagli agenti atmosferici, dall’altra troviamo la teoria secondo cui questi massi siano statue scolpite dall’uomo. Se la prima statua raffigura senza dubbio un elefante, la seconda potrebbe raffigurare la parte inferiore di un uomo assiso in trono. I due colossi hanno differenza di due metri; la prima è alta 5,5 metri, la seconda circa 7,50. Si è supposto che, immaginando l’altezza dell’intera statua dell’uomo in trono, è possibile che l’elefante abbia raggiunto la stessa quota portando un altro uomo sul dorso. Se si potesse dimostrare con certezza che queste pietre siano in realtà delle statue, si potrebbe riscoprire qualcosa risalente a tantissimi anni fa, forse perfino ad un’epoca preistorica. Ipotesi e teorie sui Giganti di Pietra Secondo le ricerche di Carmine Petrungaro, l’elefante potrebbe essere legato allo sbarco di Pirro in Calabria, avvenuto nel 281 a.C. Pare che in quell’anno il re fosse giunto nella zona proprio con una mandria di elefanti da guerra e quest’ipotesi è ampiamente avvalorata dai ritrovamenti di monete e reperti conservati oggi nel museo d Reggio Calabria. Un’altra teoria sembra collocare queste pietre alla Seconda Guerra Punica, verso la fine del III secolo a.C. A differenza di Pirro, si sa che Annibale soggiornò per lungo tempo nell’antica Calabria e anche a Sila, ma egli aveva con sé un solo elefante sopravvissuto alle Alpi. Durante la presenza di Annibale nel Sud Italia furono coniate molte monete; esse avevano come simbolo il cavallo, mentre l’elefante fu usato nelle zecche puniche africane e spagnole. In realtà l’ipotesi più affasciante e suggestiva colloca queste sculture in un’epoca ancora più antica: quella preistorica. In effetti l’elefante raffigurato presenta una […]

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Fun e Tech

Single Board Computer: Raspberry Pi ed alternative

Un intero computer condensato in una scatoletta 10×6 cm o sul retro di una tastiera: sembrerebbe difficile da ottenere come risultato, eppure è realtà con i cosiddetti SBC (Single Board Computer). In pratica un SBC è una scheda elettronica che include al suo interno tutti i componenti presenti in un “normale” computer, in uno spazio però molto più compatto. I primi Single Board Computer appaiono negli anni 70/80, molto prima degli smartphone (considerabili come una sorta di SBC con funzionalità extra di connessione, dato che oggi sono dei veri e propri computer tascabili), ma sono rimasti a lungo relegati ad usi industriali o a ristrette cerchie di appassionati. Costi, impossibilità di aggiornare i singoli componenti, maggior difficoltà d’uso e minor potenza di calcolo rispetto ai “normali” computer desktop, negli anni li hanno fatti utilizzare solamente in applicazioni con requisiti particolari (ad esempio di spazi e consumi ridotti oppure di utilizzi molto prolungati). Negli ultimi anni però la situazione è cambiata con la commercializzazione di board che offrono potenze di calcolo paragonabili ai computer desktop, a prezzi minori. Una delle maggiori differenze rispetto ai computer desktop è legata all’architettura dei processori (in parole semplici gli SBC utilizzano dei processori ARM come gli smartphone e non x86-64 come i computer desktop), che influenza la scrittura del software per queste piattaforme. Basti pensare che i sistemi operativi predominanti sono quelli basati su Linux, ma ormai anche questi offrono interfacce user-friendly, facili da utilizzare. Vediamo ora una carrellata delle board più note (in ordine alfabetico). Single Board Computer: i più noti IGEP – ISEE Le schede IGEP, come la IGEPv5 nascono e rimangono schede per utilizzi industriali avanzati (pur avendo prestazioni adatte per un desktop), basate su componenti della Texas Instrument. Sono progettate per integrarsi bene con altri componenti industriali, sempre prodotti dalla ISEE. ODROID – HARDKERNEL CO. Prodotte inizialmente come schede per eseguire Android e sviluppare per quel sistema, sono poi state sostituite da nuove schede orientate ad altro: sia desktop (ODROID C4) che ad applicazioni più particolari come NAS (ODROID-XU4 CloudShell o ODROID-HC2), cluster (ODROID-MC1) o console (OGST KIT for XU4 o ODROID-GO). OLinuXino – OLIMEX Le schede OLinuXino della Olimex sono un po’ un’eccezione in questa lista. Non brillano particolarmente per prestazioni ma hanno un prezzo contenuto e sono pensate per funzionare continuativamente in ambienti estremi (da -40 °C a +85 °C) con standard industriali. Inoltre il loro design è completamente open hardware (a differenza di altre che non lo sono o lo sono parzialmente). Interessanti anche il supporto e la produzione garantiti (entro certi limiti) anche dopo che alcuni componenti sarebbero considerate obsolete. OrangePi – Xunlong Software CO. Nate come schede influenzate dalle Raspberry Pi (anche nel nome), offrono sia una linea orientata al lato desktop (Orange Pi 4B), che all’embedded (Orange Pi Zero2), ma dalle prestazioni comparabili ad altri produttori e ad un prezzo maggiore. Rispetto a queste risultano più d’interesse le schede di fascia medio/bassa per l’embedded, che permettono di avere più prestazioni a parità di prezzo rispetto […]

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Notizie curiose

Il Sarto Volante: la folle impresa di Franz Reichelt

Il Sarto Volante era un inventore austriaco di nome Franz Reichelt. Filmato dai giornalisti mentre si lanciava dal primo piano della Torre Eiffel con un paracadute di sua invenzione, fu il protagonista di una tragica morte che lo rese più famoso di quanto fece la sua invenzione. La storia del Sarto Volante Franz Reichelt nacque a Vienna nel 1878. Trasferitosi a Parigi venti anni dopo, aprì un elegante negozio di abbigliamento femminile che riscosse un discreto successo. Ma la seconda grande passione di Franz era l’aviazione. Dopo il primo volo dei fratelli Wright nel 1903, diversi pionieri, all’epoca, sognavano di poter volare con un equipaggiamento leggero e minimo. Nel 1910 Reichelt sviluppò la sua grande idea: una tuta paracadute. L’invenzione consisteva in un abito che, in caso di caduta, si apriva come un deltaplano, assicurando un impatto più lieve. Un’idea precedente riguardo un dispositivo simile era già stata sviluppata da un certo Lois-Sebastien Lenormand, che nel Settecento si era lanciato con successo dalla torre dell’osservatorio di Montpellier con un abito di sua invenzione in stoffa, collegato ad un telaio in legno. Questa sorta di antecedente del paracadute fu poi ripreso da Charles Broadwick, che inventò nel 1911 un paracadute simile all’attuale, azionabile tramite una cordicella. Dopo aver ideato la sua tuta-paracadute, Reichelt effettuò diversi lanci di prova per sperimentare la sua idea. Egli lanciò dal quinto piano di un palazzo diversi manichini con indosso la sua tuta e le prove, qualche volta, ebbero successo. Incoraggiato da questi piccoli iniziali successi, l’inventore cercò di creare una versione realmente funzionante per l’uomo. Come primo tentativo creò un dispositivo dal peso di 70kg e con una calotta frenante non abbastanza robusta. Imperterrito egli continuò le sue ricerche ma invano; tutte le prove risultavano fallimentari. Reichelt provò in prima persona la sua invenzione, lanciandosi da una distanza di circa 8-10 metri; fu un covone di fieno ad attutire la sua sua caduta. Per il concorso indetto dall’Aéro-Club de France, Reichelt realizzò un prototipo dal peso di 25kg e con un’apertura alare di 12 metri quadri. Siccome le sue prove davano ancora risultati fallimentari, egli pensò che questi risultati fossero dovuti all’altezza da cui i voli venivano effettuati. Per questo motivo chiese autorizzazione alle autorità competenti di poter testare la sua invenzione dalla Torre Eiffel. Il volo dalla Torre Eiffel Correva l’anno 1912 quando Reichelt comunicò ai giornali la sua idea di sperimentazione del paracadute dalla torre francese. L’appuntamento era fissato per il 4 febbraio. Reichelt si presentò con indosso la tuta, che ormai pesava 9kg e aveva raggiunto un’apertura alare di 30 metri quadri. Arrivato sul posto fu ben chiaro alla polizia e ai trenta spettatori presenti che l’inventore non avrebbe provato la sua invenzione utilizzando un manichino ma se stesso. Molti, tra cui un esperto di sicurezza, cercarono di fargli cambiare idea ma egli disse di voler tentare l’esperimento in prima persona “per dimostrare il valore della sua invenzione”. Nonostante una guardia tentò di fermare il disastro imminente, egli salì al primo livello […]

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Attualità

Giochi aquistabili vs free to play: scontro tra titani

Giochi acquistabili vs free to play Correva l’anno 1962 quando ”Spacewar!” decollò sul nuovo computer DEC PDP-1. Il gioco, incluso in tutti i nuovi computer DEC, proponeva un’idea semplice, ma originale: due navi nei due punti opposti dello schermo si battevano all’ultimo sangue cercando di affondare la navicella avversaria. Era l’inizio dell’ascesa videoludica. Giochi virtuali: dalle cartucce ai download Iniziò tutto dalle sale gioco. Da quel momento una serie di modelli sempre nuovi di console iniziarono una gara senza fine sugli schermi televisivi, investendo gli occhi sognatori dei bambini, quelli curiosi degli adolescenti e forse anche quelli più scettici dei loro genitori, di pubblicità sulle infinite possibilità che offrivano. Ognuna di loro proponeva un’esperienza di gioco attraverso decine di giochi dalle trame e i game play più svariati. Con gli anni la pila di cartucce dei giocatori più accaniti divenne sempre più alta, finché non arrivarono loro. I free to play. Giochi dall’aria illusoria di una demo, con le loro promesse di funzionare senza l’ausilio di un disco acquistabile, di un codice da inserire. Giochi che puzzavano di imbroglio, ma che altro non erano che l’avvento di un nuovo tipo di marketing: il marketing dell’ossessione. L’idea dei free-to-play era quella di lasciare che le persone si affacciassero ai giochi come qualcosa di completamente accessibile, permettendogli di sperimentare in lungo e in largo i mondi creati dagli sviluppatori per poi inserire elementi che richiedevano l’ausilio di soldi reali. La differenza tra un free-to-play e un gioco integralmente acquistabile Per analizzare la differenza tra questi due prodotti è necessario, in primo luogo, analizzare il pubblico a cui sono rivolti. I primi giochi integralmente acquistabili, rivolti alle generazioni di ragazzi comprese tra il 1970 e gli anni 1990, proponevano un modello di gioco semplice e lineare. Il giocatore interessato comprava la cartuccia che era utilizzabile in un unico tipo di console, iniziava il gioco e una volta concluso poteva scegliere se giocarci una seconda volta, rivenderlo per comprare un nuovo gioco o collezionarlo. Un meccanismo facile, che in qualche modo permetteva (attraverso la rivendita della cartuccia) di far provare il gioco anche a chi non aveva possibilità di acquistarlo a prezzo intero. Il game play di questo tipo di giochi era definito da un solo tipo di finale, al quale si poteva arrivare, a seconda del gioco, in un unico modo. Concluso il gioco non c’era possibilità di ampliare la cartuccia o di aggiornarla. La spesa iniziale affrontata per acquistarla risiedeva tutta nel contenuto dei chip che le persone tenevano tra le mani. La generazione a cui sono stati rivolti questa prima serie di giochi raramente collezionava prodotti per qualità, ma per quantità. Non c’è quindi da sorprendersi se la maggior parte dei giochi acquistabili si presentavano come Arcade. Con l’inizio degli anni 90’ e la nascita dei giochi online, il modello che fino a quel momento aveva contraddistinto le case di produzione videoludica viene a spezzarsi. Questa nuova generazione si caratterizza per l’improvviso interesse verso un solo tipo di gioco, a cui […]

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Nerd zone

Genshin Impact: un open world tutto da esplorare

Arriva su pc, smartphone e Playstation “Genshin Impact” il nuovo free-to-play ambientato in un mondo fantastico. Un’esplosione di colori e personaggi ci trascinano con loro in un’avventura a metà tra un gatcha-game e un action-gdr, alla scoperta di una storia accattivante e ricca di colpi di scena. Il gioco prodotto dalla MihoYo ha guadagnato, fin dal giorno di rilascio, il 28 settembre, un numero sproporzionato di download su tutte le piattaforme, vantando ad oggi già 17 milioni di download solo da mobile.  Un mondo virtuale senza limiti per dimenticare il lockdown Da quando le prime console sono arrivate a vantare un posto nelle case di tutto il mondo, l’industria videoludica ha iniziato un’ascesa senza fine che ha portato alla nascita di nuove invenzioni, nuove storie e mondi. Come non ricordare i colossi che hanno segnato il più gli spazi pubblicitari di tutti i siti: dall’intramontabile Minecraft, al più moderno Fortnite, passando per Legue of Legends e per Clash Royale. Tuttavia, nonostante i giochi open world abbiano sempre accattivato i giocatori più appassionati, un caso come Genshin Impact non lo si riscontrava da World of Warcraft.  La meccanica di di Genshin-Impact restituisce al semplice intrattenimento la sua importanza, impendendo al gioco di far diventare le sfide PvP l’unica possibilità di andare avanti nel gioco. L’esperienza ludica, presentandosi infatti come un un mondo completamente aperto, esplorabile in ogni suo confine, riporta tra le possibilità di gioco, il piacere della scoperta e dell’esplorazione. Attraversando torrenti e scalando le montagne sarà infatti possibile muoversi per tutta la mappa. Inoltre attraverso la raccolta di oggetti lungo il viaggio, come piante e minerali, sarà possibile fabbricare alcuni utensili di gioco. Molti di questi serviranno per potenziare i personaggi guadagnati con tanta fatica, permettendo di salire di livello e di affrontare missioni sempre più difficili. La magia degli elementi All’interno della storia sarà possibile ottenere fino a ventuno personaggi base, e tre personaggi evento al mese, ognuno con diverse tipologie di armi e poteri. Nella squadra principale tuttavia, sarà possibile inserirne solo quattro per volta, motivo per cui sarà necessario agire d’astuzia. Il gioco, presentandosi con la proposta -forse un po’ satura, ma sempre piacevole-, di poter governare gli elementi della terra, del vento, dei fulmini, della natura, dell’acqua, del fuoco e del gelo, permette la possibilità di combinarli tra loro, ottenendo reazioni chimiche ben più potenti. Questo sarà l’unico caso in cui l’acqua e l’elettricità dovranno assolutamente essere combinati insieme se si vorranno sconfiggere i nemici!  La particolarità più allettante che tuttavia presenta l’esperienza di gioco, è la possibilità di poter ottenere anche i personaggi e le armi più potenti e rari, attraverso i ‘’desideri’’. La moneta virtuale ottenibile completando i diversi obbiettivi del gioco. Sarà infatti spendibile per cercare di ottenere, in un banner specifico, armi e personaggi che non sarebbero distribuiti altrimenti come ricompensa al completamento di una o più missioni.   Genshin Impact: un free-to-play senza limiti Il gioco quindi si presenta gratuito nella sua forma integrale?  Assolutamente sì! Ed è questo il motivo per cui è necessario introdurre il più grande problema di Genshin Impact. Attraverso i sui colori ipnotici, una storia in continuo aggiornamento […]

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Fun e Tech

HONOR MagicBook 14, un portatile da portare via!

Nell’era del 5G, tutti hanno un alto standard nella portabilità e nella connettività dei dispositivi tra loro, la serie HONOR MagicBook è una delle pietre miliari che rafforza l’impegno del marchio nel creare intelligenza per tutti gli scenari. Combinando un design sottile e leggero, offre una potenza incredibile in un formato elegante e compatto, perfetto per i giovani in movimento. Di seguito descriveremo le caratteristiche che li fanno brillare nella folla: Il suo impressionante design completa lo schermo Full View da 14″. Disponibile in due colori, ha un telaio in alluminio minimalista. In contrasto con i suggestivi bordi smussati blu e con la vita tagliata a diamante che dona un abbagliante bagliore blu. Portatile al cento per cento: Con un peso di soli 1,38 kg e uno spessore di 15,9 mm, HONOR MagicBook è progettato per chi è sempre in movimento. È possibile impostare lo schermo sull’angolazione desiderata grazie alla sua cerniera a quasi 180 gradi, offrendo comfort e comodità ovunque ci si trovi. La sua visualizzazione dà vita ad ogni dettaglio: Grande schermo in un corpo compatto, fornisce una risoluzione di 1920x1080px, presentando lunette ultra strette di 4,8mm su 3 lati con schermo da 14″, massimizzando il rapporto schermo-corpo all’84%, fornendo un’esperienza di visione completa, dando vita ad ogni dettaglio. La riflessione della luce non sarà più un problema, grazie allo schermo laminato. Anche la luce diretta del sole non sarà un ostacolo alla visione. Potenza senza sforzo, grande efficienza grazie al processore AMD e alla RAM a doppio canale Dotato di un processore mobile AMD Ryzen 5 4500u con grafica AMD Radeon™, che adotta anche una RAM DDR4 a doppio canale da 8 GB e un’unità di archiviazione SSD PCIe ultraveloce NVME SSD da 512 GB. Veramente progettato per portare la vostra produttività al massimo e gestire gli scenari più impegnativi.   Software preinstallato: Ha Windows 10, con un mese di prova di Microsoft 365, con l’idea di migliorare la produttività. Dispone di un’applicazione di proprietà di HUAWEI e HONOR, “PC Manager”, che ha il compito di controllare lo stato generale e allo stesso tempo aiuta a mantenere aggiornati i driver e a identificare i problemi hardware. Fornisce anche un manuale d’uso e un link al centro di assistenza online. Caricamento ultraveloce con il massimo delle prestazioni: Onorando l’enorme batteria ad alta densità da 56Wh, fornisce 10,5 ore di prestazioni non-stop. Anche se utilizzato per la riproduzione di video a 1080p. Ha un caricabatterie di tipo C di soli 160 g, che accetta una carica veloce di 65W, che in soli 30′ genera il 46% della carica. Design innovativo della lama per un’efficiente dissipazione del calore: È caratterizzato da un innovativo design delle lame a forma di S. Efficiente, più sottile e con una densità più elevata, affermando un flusso d’aria pienamente funzionale. Aumento della dissipazione di calore del 38%. Un altro vantaggio del suo design è la mancanza di rumore, che lo rende un computer completamente silenzioso. Pulsante di accensione delle impronte digitali per un accesso rapido: […]

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Fun e Tech

Dal catcalling agli stereotipi: la guida di Babbel sulle parole della violenza di genere

Ancora oggi non è raro assistere a episodi di discriminazione di genere verso le donne: espressioni o azioni di questo tipo sono più diffuse di quanto si creda, sia nella quotidianità sia nella comunicazione dei media attuali. In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre, Babbel ha realizzato l’approfondimento “Sessismo e linguaggio: le parole della violenza di genere”. Uno dei fenomeni più rilevanti è quello delle molestie in strada: il catcalling è una problematica molto sentita, dato che l’84% delle donne ne è stata vittima almeno una volta (dati Hollaback! – Cornell University). Oggi, inoltre, i modi di esprimersi e il linguaggio discriminatorio sono all’ordine del giorno anche sul web: il 25% delle ragazze ha subito violenze verbali su internet e il 26% è vittima di stalking online (dati Pew Research Center). Espressioni e comportamenti violenti emergono come i primi segnali di episodi ancora più gravi, ed è dunque molto importante saperli riconoscere. Sono sufficienti alcuni esempi per capire quanto sia comune assistere a un episodio di discriminazione: basti pensare ai casi in cui ci si riferisce a un medico o a una professionista chiamandola “signorina” invece di “dottoressa”, errore che difficilmente riguarda il genere maschile. Numerosi altri esempi, relativi anche alle narrazioni dei media, sono disponibili online nell’approfondimento speciale realizzato da Babbel in questa pagina web: it.babbel.com/identificare-discriminazione-di-genere-nel-linguaggio  

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