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The Apprentice – Alle Origini di Trump | Recensione

The Apprentice di Ali Abbasi è un film che ha fatto molto discutere ancor prima della sua uscita, e una volta visto è facile capirne il motivo. Il regista iraniano (già autore di Holy Spider) si cimenta con un progetto audace: raccontare gli anni formativi di Donald Trump, prima che diventasse il personaggio politico che tutti conosciamo.

The Apprentice – le interpretazioni

Il protagonista è interpretato da Sebastian Stan, che riesce a interpretare un giovane Trump goffo, ambizioso, spesso respingente, ma anche incredibilmente umano. Non si tratta di una caricatura: l’attore presta attenzione a rendere la persona che sta interpretando un essere umano, con tutti le sue contraddizioni. 

Il titolo del film richiama l’omonimo show di Donald Trump, ma è anche un gioco di parole: La storia ruota attorno alla relazione che Trump ebbe con Roy Cohn (Jeremy Strong), (in)famoso avvocato che usava metodi alquanto sporchi per avere la meglio, quali ricatti, favori e corruzione. Il film sembra mostrarci che Donald Trump è stato creato da vari fattori: a444bbiamo la relazione difficile con il padre, il fratello alcolizzato, la prima moglie Ivana, e i suoi business falliti.

Con Roy Cohn siamo di fronte a un apprendistato morale, alla formazione di un modo di pensare e vivere il mondo che non ammette fragilità, né empatia; un tratto di personalità che Donald Trump sembra aver adottato e sfruttato al massimo.

La cinematografia

Esteticamente il film è ricco di contrasti: luci artificiali, spazi freddi, uffici, corridoi, specchi, tutto costruito per restituire una sensazione di vuoto e alienazione. C’è anche ironia, ma è un’ironia che fa male, che ti lascia addosso una sensazione spiacevole. La cinematografia ha una qualità energetica: Le inquadrature si concentrano su una New York degli anni 70, sporca, corrotta, e la camera si muove in modo erratico trasmettendo ansia allo spettatore.

Un documentario realistico

Non è un film che cerca risposte, e nemmeno giustificazioni. Anzi, uno dei suoi meriti è proprio quello di non cercare di spiegare tutto, ma di mostrarci un percorso oscuro e lasciarci giudicare. Chi si aspetta una critica esplicita, o una demolizione totale del personaggio potrebbe rimanere spiazzato: The Apprentice preferisce il disagio all’attacco diretto, e ci riesce benissimo. Non cerca di semplificare, né di trasformare Trump in un eroe o in un mostro, ma di mostrarci come certe dinamiche di potere e influenza si costruiscono, giorno dopo giorno.

Ali Abbasi gira con coraggio, scegliendo uno sguardo più intimo che ideologico, una scelta rischiosa, ma che paga.

Nonostante questo, Donald Trump ha tentato di bloccare l’uscita del film, senza aver molto successo.


The Apprentice è decisamente un film da vedere se si vuole avere un’analisi umanizzante di un personaggio che oggi è nei nostri schermi e nelle nostre notizie 24 ore su 24. Da vedere assolutamente.

Fonte Immagine: Wikipedia

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