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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 741 articoli

Attualità

La grande chiazza di immondizia e The Ocean Cleanup

La grande chiazza di immondizia del Pacifico simboleggia la scelleratezza della razza umana, ma anche la sua capacità di crescere e di porre rimedio ai danni. È il 1997 quando Charles Moore, dopo aver partecipato alla Transpacific Race, una gara di vela tra la California e le Hawaii, decide di tornare a casa impostando una rotta insolita. Vuole passare infatti attraverso il vortice subtropicale del nord pacifico, una corrente oceanica situata tra l’equatore e il 50° grado di latitudine nord. Procedendo attraverso la corrente, che si districa in una delle zone più remote dell’Oceano Pacifico, Moore non crede ai suoi occhi. Sporgendosi da prua, non vede altro che plastica, un mare di plastica che si estende a perdita d’occhio. Nella settimana impiegata ad attraversare la corrente, Moore non riesce a trovare un quadrato di oceano dove non sia possibile trovare una bottiglia di plastica. Il miscuglio cromatico della plastica punteggia la distesa blu come una varicella. Sta attraversando la “Great Pacific Garbage Patch”, la grande chiazza di immondizia del pacifico, anche se il mondo ancora non gli ha dato un nome. La zuppa di plastica La grande chiazza di immondizia è un’ampia area situata tra il 135º e il 155º meridiano Ovest e tra il 35º e il 42º parallelo Nord nell’Oceano Pacifico, composta perlopiù da plastica. Il fenomeno fu descritto per la prima volta nel 1988, quando uno studio americano rivelò livelli significativi di plastica in alcune zone del Pacifico, dove le correnti permettevano ai rifiuti galleggianti di confluire in un unico punto, andando a formare la grande chiazza di immondizia e suggerendo la presenza di situazioni simili anche in altre aree dell’oceano. Fu solo dopo la traversata di Charles Moore che i media di tutto il mondo iniziarono a parlarne, e il termine Great Pacific Garbage Patch fu coniato. Sebbene nell’immaginario collettivo si tenda a immaginarla come un’isola di plastica calpestabile, la realtà è molto diversa. Nel cuore del vortice, è stata accertata in media la presenza di cento chili di plastica per chilometro quadro, che tendono a diminuire avvicinandosi ai bordi. La chiazza contiene perlopiù microplastiche, frammenti compresi tra 0.05 e 0.5 centimetri che compongono una “zuppa di plastiche”, molte delle quali non visibili ad occhio nudo.  I rifiuti visibili rappresentano soltanto il sei percento del problema e sono costituiti principalmente da ammassi informi di funi e reti attorcigliate tra di loro. Reti fantasma le chiamano, ghost nets, e rappresentano una delle minacce, quanto meno più visibili, alla fauna marina che spesso finisce impigliata. Se la composizione ci è chiara, meno chiare sono le dimensioni. A causa delle variazioni di corrente e del vento, stabilire un confine preciso è problematico. Studi diversi hanno ipotizzato grandezze diverse, partendo dalla dimensione del Texas, fino ad arrivare alle dimensioni della Russia. L’unica certezza che sembrano avere gli scienziati, è che ad ogni misurazione i numeri crescono. Purtroppo, la grande chiazza di immondizia del Pacifico non è l’unica. La stessa chiazza è in realtà un sistema di due chiazze, una ad […]

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Profumi femminili: quale scegliere per lasciare il segno

Profumi femminili: la nostra top 5! I profumi femminili non sono soltanto mode passeggere per cui optare con l’obiettivo di stare al passo con gli ultimissimi brand. I profumi femminili sono la traccia che ogni donna imprime alla propria pelle per farsi ricordare. Il profumo è un segno, una dichiarazione: la persona che lo porta sta lasciando indizi su se stesso, su ciò che ama, su ciò che vuole comunicare all’altro. Proprio per questo la scelta dei profumi femminili non è facile e quasi mai viene fatta con leggerezza. Ogni profumo accenna a una storia e a una personalità e trovare quello giusto può risultare un’ardua impresa. In questo articolo consigliamo i 5 profumi femminili divenuti classici per il fatto di essere senza tempo e profusi di suggestione e seduzione. Quale sceglieresti per renderti immediatamente riconoscibile e indimenticabile? Profumi femminili: 5 profumi per raccontare la propria essenza 1. Lancome. La Vie Est Belle, Eau de Parfum Uno dei profumi femminili più in voga al momento è proprio quello che ha per testimonial Julia Roberts: la fragranza che esala è un delicatissimo e impeccabile mix di iris, fiori d’arancio e gelsomino. Vuoi portare addosso, sempre con te, il profumo dei fiori? Basta optare per questo romantico profumo, un bouquet delicatissimo e suggestivo, il cui prezzo si aggira intorno ai settanta euro. 2. Parfums Christian Dior. J’adore Presente sul mercato dall’anno 1999, questo profumo femminile è un classico intramontabile che continua a sedurre donne di tutto il mondo. La madrina è Charlize Theron, indicativo di quanto la fragranza di questo must nell’ambito della profumeria sia audace ma mai eccessiva, non banale e decisamente difficile da dimenticare. La durata del profumo è, secondo il parere di chi lo acquista, generalmente lunga. Definito “spiazzante” da molti la prima volta che lo si indossa, il profumo J’Adore di Dior è prezioso e seducente, sa di fiori ma serba anche la venatura più selvaggia della natura. Floreale e intenso, se si vuole puntare su un classico della profumeria consigliamo di optare per tale profumo femminile. 3. Giorgio Armani. Acqua di Gioia Prodotto dal gruppo Floreale Acquatico, firmato Giorgio Armani, la fragranza lascia largo spazio al limone, alla menta e al gelsomino. Consigliato per chi sta cercando una profumazione fresca, giovanile, che inneggi alla vita e alla voluttà. Molti clienti lo definiscono perfetto per l’estate proprio per il suo risultare quasi frizzante. Tra i profumi femminili, è sicuramente il must have per le ragazze giovani che vogliono lasciare una traccia fresca e gioviale. Il prezzo si aggira intorno ai sessanta euro. 4. Coco Chanel. Chanel N°5 Questo immortale profumo femminile è il più venduto della storia, con 80 milioni di flaconi acquistati dai clienti di tutto il mondo. Commissionato dal chimico Ernest Beaux e realizzato da Coco Chanel, il bouquet offerto da tale profumo è complesso, seducente, elaborato: non una mescolanza floreale lo caratterizza, ma una decisiva predominanza di muschio e gelsomino per un tocco lussuoso e anche lussurioso. Un profumo unico, simile soltanto a se stesso, […]

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I 10 profumi maschili più apprezzati

I 10 profumi maschili più apprezzati | Opinioni Uno dei tratti distintivi di un uomo é il profumo che utilizza e la fragranza che sceglie. In commercio esistono svariate eaux de parfum che sono ottenute da mix olfattivi davvero piacevoli e studiate nei minimi dettagli per soddisfare le esigenze di ogni tipo di olfatto. I 10 profumi maschili più apprezzati: ecco scopriamoli insieme 1. Bulgari Man In Black Questo profumo dalle note molto profonde é per gli uomini che vogliono lasciare un’impronta originale. Le note neorientali e speziate culminano in un gusto ambrato e conferiscono al profumo un tono legnoso ed affumicato che dona quel tocco di fascino. 2. Eau Sauvage di Dior Non un classico profumo ma una fragranza estremamente intensa, non da spruzzare solo sul collo ma su tutto il corpo, creata per sedurre, per uomini consapevoli della loro virilità. Il profumo é un mix di bergamotto e di accordi legnosi speziati come il cedro, l’ambroxan e il labdano. L’uomo di Eau Sauvage infatti nello spot pubblicitario è incarnato dal giovane Alain Delon. Il brand Dior ha, poi, rilanciato sul mercato un profumo degli anni ’60 grazie al testimonial attore Johnny Depp che ha dato volto all’iconico profumo Eau Sauvage che risulta secondo le statistiche uno dei profumi più apprezzati dagli uomini. 3. Acqua di Parma Un profumo meno intenso ma molto fresco, con note speziate di coriandolo e note agrumate. L’intenso odore del gelsomino si fonde con il narciso in una fragranza di retrogusto di muschio. Delicato ma allo stesso tempo molto deciso e piacevole incarna lo stile della vita moderna. 4. FAN di Fendi Pour Homme Con questo profumo l’uomo sceglie di comunicare la sua eleganza, il suo carisma ed il suo fascino magnetico. Ѐ un profumo aromatico e legnoso ma allo stesso tempo molto fresco, di alta qualità, che fonde diverse tonalità olfattive tra cui il mandarino, il bergamotto, il basilico, le bacche rosa e le note di legno. 5. L’Homme Idéal di Guerlain Questo profumo ha una fragranza unica e per questo é definito L’uomo ideale. Il brand Guerlain ha dato vita ad un’ottima fragranza che comprende 3 tonalità olfattive: gli agrumi, l’amaretto e le note speziate di legno e cuoio. Questo profumo è scelto da tutti gli uomini che vogliono comunicare uno stile completo. 6. Invictus di Paco Rabanne Si tratta di una fragranza molto decisa che viene scelta dagli uomini che vogliono farsi notare per la loro grinta. Ѐ un mix di note di ambra grigia e legno di Guaiaco con un retrogusto di acqua di mare. Ѐ un profumo fresco ed originale che, grazie al testimonial ex rugbysta Nick Youngquest, riesce a soddisfare le esigenze ed i gusti di uomini dinamici e sportivi. 7. Obsession for men di Calvin Klein  Calvin Klein ha voluto conferire alla sua fragranza un grande fascino e un gusto deciso e molto intenso per esprimere la determinazione che gli uomini hanno nel vivere la loro vita. Ha un pizzico di retrogusto provocante per tutti gli uomini […]

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I sistemi di controllo sociale in Cina

Il Sistema di Credito Sociale è il grande fratello cinese capace di assegnare premi e punizioni ai propri cittadini in base ai loro comportamenti Con un’estensione di circa dieci milioni di chilometri quadrati e con una popolazione di un miliardo e trecentomila individui, il controllo sociale dei suoi cittadini non è la mansione più facile per il governo cinese. La burocrazia, da sempre apparato amico dei governi comunisti, rappresenta l’unico strumento da dispiegare in modo capillarizzato, capace di raggiungere anche i villaggi più lontani, ma alcune delle pratiche di controllo, hanno origini molto più antiche della storia comunista cinese. L’hukou L’hukou, per esempio, è un sistema di registrazione della residenza che risale al quattordicesimo secolo ma che è stato perfezionato nella forma attuale nel 1958. Se la ratio storica dell’hukou era quella di un registro per l’imposizione fiscale, l’obbiettivo con il quale la legislazione è stata ridisegnata nel secolo scorso, è quello di garantire un’opportuna distribuzione dei cittadini, evitando un sovraffollamento delle aree urbane. Con il tempo il sistema si è trasformato in uno strumento di controllo degli spostamenti, impedendo agli abitanti delle zone rurali di recarsi nelle città, da sempre luoghi dove il partito faticava a mantenere il controllo. In cambio della residenza lontana dalle città, il governo garantiva servizi di welfare, come educazione gratuita e assistenza sanitaria. Con l’esplosione dell’economia cinese, la necessità di migrare per cercare fortuna in zone più industrializzate ha prevalso su quei servizi, creando a tutti gli effetti delle caste: da un lato i mingong, i migranti, senza protezioni e welfare, dall’altro lato i cittadini nativi delle zone urbane, più ricchi e spalleggiati dall’assistenza statale. Per di più, il governo cinese a partire dagli anni Ottanta, ha digitalizzato i registri dell’hukou, rendendo più “efficiente” il controllo degli spostamenti e tracciando possibili minacce alla sicurezza nazionale. Un vero e proprio occhio occulto del partito, capace di raggiungere anche le province più lontane. Il CNGrid Altro esempio di strumento di controllo è il “China National Grid project” (CNGrid). Questa volta la storia e la tradizione non c’entrano nulla, ma è tutta farina del sacco del partito comunista. Avviato nel 2004 come pilota nel distretto Dongcheng di Pechino e poi esteso nel 2015 in tutta la Cina, il progetto prevede la suddivisione del territorio in microaree, ognuna assegnata a dei controllori. Il controllore ha il compito, dietro compenso, di riportare alle autorità possibili minacce o accadimenti che minano la sicurezza della nazione. È possibile riconoscerli per la banda rossa che portano intorno al braccio e nelle zone più rurali, di solito sono tassisti. Socialmente i controllori non vengono ben visti dalla popolazione, che li reputa delle “spie” del governo centrale. Tutto ciò produce un’aria di diffidenza all’interno delle comunità, che vedono la loro privacy minacciata anche dalle telecamere per la videosorveglianza, connesse al CNGrid. Il Sistema di Credito Sociale Se tutto questo non bastasse, in Cina si è deciso di andare ancora più affondo con il controllo sociale, attraverso la creazione di un vero e proprio grande […]

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Sovranity, una drag queen che legge le fiabe ai bambini

Sovranity ha incantato decine di bambini e bambine dai cinque anni in su, vestita da Principessa dei Ghiacci, con la lettura di tre racconti contro gli stereotipi di genere. Nella Sala predisposta dalla CGIL di Catania sono accorse moltissime famiglie in occasione del Pride svoltosi in città. Nel mese di giugno, infatti, tantissime città Italiane hanno dato il via all’Onda Pride 2019, le parate festose e colorate nate il 28 giugno del 1969, quando un gruppo di poliziotti fece irruzione nel club gay Stonewall Inn di New York. Per la prima volta la comunità LGBT decise di rispondere alle manganellate con altrettanta violenza e, per tutti i giorni a seguire, scese in strada mostrando a tutti che era finito il tempo di nascondersi. Lo slogan era uno ed era chiarissimo: “Say it clear, say it loud. Gay is good, gay is proud.” (Dillo in modo chiaro, e urlalo. Essere gay è giusto, essere gay è motivo d’orgoglio). Sovranity,  con il suo pomposo vestito argentato e una corona d’argento sopra a una folta chioma bionda, ha iniziato con la favola Piccolo uovo, che – prima di nascere – decide di partire in esplorazione nel mondo delle famiglie. Nel suo viaggio, incontra due mamme gatte, un ippopotamo single che cresce da solo il proprio cucciolo, due canguri che hanno adottato due orsetti, due pinguini maschi con due figli, una coppia formata da un cane bianco e una cagnolina nera. Tutte queste famiglie, «sembravano un bel posto in cui crescere». L’incontro è poi proseguito con la lettura della fiaba di Rosaconfetto, un’elefantina color grigio, diversa da tutte le altre elefantine della sua tribù che – grazie a una dieta a base di anemoni e peonie – avevano un bel manto rosa. A Rosaconfetto non piacevano anemoni e peonie e ci teneva affatto ad essere tutta rosa. Avrebbe voluto, invece, scorrazzare nel verde e fare il bagno nel fiume come gli elefantini maschi, liberi di mangiare ciò che volevano e con il manto grigio… proprio come lei! Infine, la storia di Ettore, l’uomo straordinariamente forte, che lavora in un circo ed è capace di cose incredibili, ma – una volta finito il suo numero – diventa un uomo solitario e schivo. Ha parcheggiato la sua roulotte in un luogo appartato, lontano da occhi indiscreti per custodire il suo segreto… Una passione sfrenata per l’uncinetto e il lavoro a maglia! Un brutto giorno due domatori invidiosi svelano a tutti le sue creazioni, senza prevedere di star svelando anche un suo grande talento! I bimbi, insieme dai propri genitori, sono rimasti affascinati dalla drag queen e una di loro si è accorta che in realtà fosse un uomo. Sovranity le ha spiegato quanto amasse indossare quei costumi e che i suoi genitori erano stati molto comprensivi a riguardo. Il “Baby Pride” ha riscontrato dure critiche da parte di alcuni politici Italiani, come Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, e l’assessore alla sicurezza del Comune di Catania (in quota Lega Nord). «L’unico messaggio che ho voluto trasmettere […]

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Huawei e Stati Uniti: le ragioni dello scontro

Le ragioni vere dello scontro tra Stati Uniti e Cina, passano per le vicende Huawei, e sono molto diverse dalle ragioni ufficiali. Il diciannove maggio scorso, l’ “affair Hawuei” è esploso di nuovo dopo che Google ha dichiarato di voler sottostare alla volontà dell’amministrazione Trump revocando la licenza andorid a Huawei. L’azienda cinese era stata inserita nella “entity list” il quindici maggio. Il giorno seguente, Intel e Qualcomm hanno seguito il gigante di Mountain View, per quel che riguarda la produzione di chip.  Mercoledì, anche l’inglese ARM ha deciso di non collaborare più con Huawei. Due verità per la vicenda Huawei. Come spesso accade in certe circostanze, coesistono due livelli di verità. Esiste una verità di facciata, ufficiale. Esiste poi l’altra verità, autentica, che non sempre viene rivelata. La prima motivazione dietro la scelta di Trump, quella ufficiale, è da ritrovarsi in una potenziale minaccia alla cybersicurezza americana. Huawei è leader mondiale per la creazione della rete 5G, con assicurati già 46 contratti per la costruzione dell’infrastrutture in 30 paesi del mondo. Prima del ban, Huawei avrebbe imposto la sua supremazia tecnologica anche negli States ma Washington non è riuscita a mandare giù il passato scomodo di Ren Zhengfei, CEO e fondatore dell’azienda cinese, storicamente vicino ai piani alti del partito e dell’esercito. Delle prove dell’avvenuto spionaggio ancora non c’è traccia, ma è bastato il sentore di contaminazione, a maggior ragione se cinese a innescare l’escalation. La provenienza geografica non è un fattore secondario. Questo ci porta alla seconda verità, quella non detta, ma probabilmente più autentica. Per comprenderla pienamente, bisogna inquadrare il contesto storico. Quando Trump è diventato presidente nel 2016, gli americani si sono svegliati una mattina e hanno capito che una guerra era in atto. La Cina era il nemico e il predominio tecnologico e commerciale era la posta in gioco. Quello di cui gli americani non si sono resi conto però, è che la guerra era in pratica già persa.  In circa trent’anni la Cina ha “allevato” un comparto industriale e tecnologico di prima qualità e ci è riuscita grazie alle risorse americane. Per anni, un esercito di programmatori e ingegneri ha inondato le università e le aziende americane. Studiavano, imparavano i trucchi del mestiere per poi riportare il prezioso “know-how” in madre patria, non sempre nel modo più legale. Le stesse aziende manifatturiere in Cina, presso cui gli occidentali si rivolgevano per la manodopera a basso prezzo, nel tempo si sono trasformate da “assemblatrici di pezzi” a eccellenti fucine di ricerca e sviluppo. Così quando gli americani hanno provato a erigere degli argini al “saccheggio tecnologico”, era già troppo tardi. In poche parole, l’allievo ha superato il maestro. Questa è la ragione “vera” per cui Huawei non può per nessun motivo essere leader per il 5G negli Stati Uniti. Rischi della “trade war”. La trade war portata avanti da Trump non fa altro che confermare la debolezza degli Stati Uniti in questo momento. Esiste sicuramente un complesso sistema di legami che rende Cina e Stati […]

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Moria delle api: i rischi per l’ecosistema

La bontà del miele e il lavoro di impollinazione necessario per la salvaguardia della biodiversità sono un grande regalo che le api ci offrono con il loro instancabile lavoro, anche se ostacolate da cambiamenti climatici, pesticidi nocivi e insetti killer. Recentemente i mezzi di informazione stanno comunicando insistentemente i dati per cui la moria delle api, iniziata nell’ultimo decennio e continuata senza interruzione, sta raggiungendo risultati impressionanti. Le api stanno morendo e il fenomeno ha raggiunto una dimensione planetaria, tanto da smuovere la coscienza di molte nazioni che stanno cercando di far fronte al problema con campagne pubblicitarie o progetti e iniziative didattiche e di diffusione delle popolazioni apiarie. Conseguenze della moria delle api sull’ecositema globale Il problema di maggiore interesse è dovuto al fatto che i servizi di impollinazione annui mondiali forniti dalle api hanno un costo di circa 153 miliardi di euro. Considerando il fatto che i dati prendono in considerazione solo le colture prodotte per il consumo umano, tralasciando quelle per gli animali da pascolo, le piante ornamentali e quelle selvatiche, i dati raccolti sono quanto basta per capire che i ricavi economici vedono e vedranno un grandissimo calo. Il problema più grave resta tuttavia quello della salvaguardia della biodiversità. Le piante impollinate dagli insetti sono circa 220.000; la diminuzione del numero delle colonie d’api sta provocando conseguenze catastrofiche non soltanto per l’agricoltura, ma anche per la flora che è drasticamente diminuita. La ricchezza degli insetti impollinatori contribuisce inoltre a definire lo stato di salute dell’ambiente; più l’ambiente è salutare più la qualità di vita dell’uomo è alta. Ma se i dati raccolti sembrano impressionanti è bene sapere che lo sono molto di più quelli che prevedono l’andamento della situazione nei prossimi anni. Un quarto delle api europee rischia l’estinzione. Negli Stati Uniti e in Europa è in corso una vera e propria strage silenziosa che gli esperti hanno chiamato sindrome di spopolamento degli alveari. Il fenomeno non interessa solo le api ma tutta la popolazione di insetti. Uno tra gli eventi stagionali più grandi del mondo, la migrazione delle farfalle monarca – un altro importante impollinatore – ha toccato i minimi storici in numero di esemplari: nel 2018, l’86% in meno rispetto al 2017. Immaginando di rimuovere dai supermercati prodotti la cui esistenza dipende non solo dalle api, ma da una gamma più ampia di impollinatori, sparirebbe il 70% dei prodotti alimentari di cui direttamente ci nutriamo. Melone, caffè, cioccolato, mele, limoni e molto altro sarebbero impossibili da reperire. Ma quali sarebbero le conseguenze dell’estinzione delle api? La proporzione globale del fenomeno ha spinto gli studiosi e le istituzioni a raccogliere i dati in modo da elaborare cause e strategie da mettere in campo. Il primo passo per la prevenzione delle api è stato la ricerca delle cause della loro moria. La strage di api nell’ultimo decennio è stata in primo luogo attribuita all’utilizzo degli insetticidi neonicotinoidi. Interi sciami e alveari, in diversi parti del mondo, improvvisamente spariscono con le api che muoiono in preda agli spasmi […]

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Eventi nazionali

Premio Strega 2019: vince Antonio Scurati con M. Il figlio del secolo

Con 228 voti, Antonio Scurati è stato proclamato vincitore alla finale della settantaduesima edizione del Premio Strega, il più famoso premio letterario che ha inizio nel lontano 1947. Poco dopo gli eventi che l’autore racconta nel libro primo classificato, M. Il figlio del secolo (edito Bompiani), che racconta gli anni feroci del fascismo e di Benito Mussolini, tra romanzo e reali testimonianze di un Paese sotto dittatura. Si è tenuta ieri giovedì 4 luglio al Ninfeo di Villa Giulia a Roma, andata in onda tv dalle 23.00 su Rai 3, la cerimonia finale del premio letterario italiano che ogni anno crea maggior enfasi mediatica: a salire finalmente al primo posto sul podio lo scrittore e accademico napoletano Antonio Scurati, già dato vincitore nei pronostici, arrivato secondo nelle altre due edizioni passate a cui aveva partecipato, nel 2009 e nel 2014. Il romanzo vincitore, M. Il figlio del secolo edito da Bompiani, racconta dalla nascita dei fasci fino alla ascesa del dittatore Mussolini; attraverso eventi storici che segnarono l’Italia e soprattutto il popolo italiano, Scurati ammette di stare già lavorando alla seconda parte di una trilogia dedicata, per ricordare ancora una volta e in forma nuova il fascismo e una dolorosa parentesi della nostra storia. In un’intervista rilasciata da Antonio Scurati al Corriere della Sera, lo scrittore partenopeo ammette che, data la grande importanza del tema che andava ad affrontare, non avrebbe voluto partecipare a nessuna competizione. È stato proprio Francesco Piccolo, suo grande ex rivale, però, a convincerlo a dare eco ad una storia così fondamentale anche per la nostra letteratura Seconda classificata Benedetta Cibrario con “Il rumore del mondo” (Mondadori), al terzo posto l’apprezzato Marco Missiroli con “Fedeltà” (Einaudi), quarta invece Claudia Durastanti con “La straniera” (La nave di Teseo), e infine Nadia Terranova con “Addio fantasmi” (Einaudi Stile libero). La giuria era presieduta da Helena Janeczek, vincitrice della scorsa edizione con il fortunato romanzo “La ragazza con la Leica“. Dal 1947 fino alla vittoria di Antonio Scurati nel 2019: la storia del Premio Strega Dalla prima premiazione in cui trionfava Ennio Flaiano con “Tempo di uccidere” sono passati settantadue anni, e il premio Strega nel corso del tempo ha vissuto cambiamenti che però non le hanno fatto perdere il prestigio letterario che ancora oggi detiene. Nonostante le polemiche nel mondo culturale e dell’editoria delle quali è stata spesso oggetto di discussione, al premio hanno partecipato e vinto illustri scrittori che hanno fatto la storia della letteratura italiana, da Cesare Pavese con “La bella estate” a Elsa Morante con “L’isola di Arturo”, da Natalia Ginzburg con “Lessico Famigliare” a Umberto Eco con “Il nome della rosa”. Dal 1986 organizzato dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, il premio fu inizialmente istituito dai fondatori dell’azienda del famoso Liquore Strega, prodotto dalla Strega Alberti di Benevento. Ilaria Casertano Fonte immagine: ilpost.it

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Universiade, a Napoli la XXX competizione mondiale

Sarà Napoli la città della XXX Universiade, dal 3 al 14 luglio, con 8mila partecipanti da 118 Paesi e 220 medaglie da assegnare. L’evento si svolgerà in tutta la Regione Campania, in ben 33 Comuni e in 58 impianti sportivi riqualificati per l’occasione. Primo fra tutti, lo Stadio San Paolo, che ospiterà la cerimonia di apertura dei Giochi Universitari mercoledì 3 luglio, a cui presenzierà il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Allo Stadio di Fuorigrotta si esibiranno 1500 performer nella rappresentazione di una “U” che rimandi al logo dell’Universiade, mentre sul palcoscenico si alterneranno Malika Ayane e Anastasio, la campionessa paralimpica Bebe Vivo e Andrea Bocelli. La direzione creativa è stata affidata alla “Balich Worldwide Shows”, il cui team è noto per aver realizzato 20 Cerimonie Olimpiche, da Torino 2006 a Rio 2016. La cerimonia di chiusura, invece, si svolgerà il 14 luglio, sempre allo Stadio San Paolo, e vedrà la presenza dei “The Jackal” in qualità di presentatori della serata. L’Universiade, o Olimpiade Universitaria, è una manifestazione sportiva multidisciplinare corrispondente ai Giochi Olimpici, e seconda solo a questi ultimi per importanza e numero di partecipanti. Fondata nel 1959, è organizzata, con cadenza biennale (nel mese di luglio quella estiva, nel mese di febbraio quella invernale) dalla Federazione Internazionale Sport Universitari (FISU). Il nome “Universiade”, frutto della combinazione tra le parole “Università” e “Olimpiade”, trasmette uno dei concetti-base di ogni forma di sport: l’universalità. Varie edizioni furono organizzate fin dal 1923, ma l’Universiade vera e propria fu ideata e organizzata dal dirigente sportivo Primo Nebiolo. La prima edizione si sarebbe dovuta tenere a Roma, sede dell’Olimpiade estiva del 1960, ma gli impianti non furono pronti in tempo, e la manifestazione si tenne nel 1959 a Torino. Con l’occasione venne creata la bandiera con la “U” circondata da stelle e venne adottato come inno il “Gaudeamus igitur”. Da quel momento, la FISU ha regolarmente organizzato i giochi mondiali universitari, con una partecipazione crescente di nazioni e di atleti: all’Universiade estiva del 2005, in Turchia, parteciparono ben 7800 atleti. Le discipline obbligatorie dell’Universiade (quindici sport) sono determinate dalla FISU. Il Paese che ha ospitato più edizioni delle Universiadi è l’Italia, con undici competizioni, mentre la città che ha ospitato il maggior numero di edizioni è Torino, con due edizioni estive (1959 e 1970) e un’edizione invernale (2007). Inoltre, nel 1966, si è svolta a Sestriere, comune della provincia Torinese, la IV Universiade invernale. Napoli è stata scelta come città ospitante della XXX Universiade il 5 febbraio 2016, a seguito della rinuncia di Brasilia. Lo sviluppo e la preparazione dell’Universiade ha visto l’utilizzo di circa 270 milioni di fondi pubblici stanziati dalla Regione Campania per la riqualificazione di impianti sportivi già esistenti su tutto il suolo regionale. Le gare, infatti, non si terranno esclusivamente nella città capolouogo, ma anche in altre province della Regione e in strutture periferiche. La mascotte dell’Universiade di Napoli 2019 è la sirena Partenope, simbolo della città e della sua fondazione mitologica. Secondo il mito, infatti, la città di […]

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L’Alabama vieta l’aborto: rischio ergastolo per i medici

Lo scorso 15 maggio, il Senato dell’Alabama (dopo 4 ore di dibattito) ha approvato una legge, l’HB314, che vieta quasi completamente l’aborto in tutto lo Stato. La nuova normativa ha ottenuto prima il via libera dalla Camera, poi dal Senato, e successivamente la firma di Kay Ivey, repubblicana, governatrice dello Stato. Ivey ha poi prontamente twittato: «Ho firmato. La legge afferma con forza l’idea che ogni vita è preziosa ed è un regalo di Dio». A sostegno della governatrice, la deputata repubblicana dell’Alabama, Terri Collins, sponsor della proposta di legge, ha dichiarato: «Il nostro disegno di legge dice che il bambino nell’utero è una persona». Durante il durissimo scontro nell’aula del Senato dell’Alabama, le donne in segno di protesta sono scese in piazza vestite da ancelle, in riferimento alla serie tv ispirata al romanzo Il racconto dell’ancella. Si tratta della più dura misura fra quelle che attualmente restringono l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) negli Stati Uniti. Nello specifico, la legge stabilisce il divieto di aborto anche in caso di incesto o di stupro, e lo consente solo nell’eventualità in cui la gravidanza compromettesse la salute dalla madre. Inoltre, sono previste condanne pari a dieci anni di carcere per i medici che proveranno a praticare un’operazione del genere e fino a 99 anni di carcere per quelli che violeranno il divieto. Le donne che violeranno la legge, invece, non verranno incriminate penalmente. Nel testo della proposta di legge, viene comparato il numero di feti abortiti con quello delle vittime dei gulag di Stalin e dei campi di sterminio in Cambogia. Il provvedimento ha provocato le reazioni più disparate nel mondo politico Americano, nella società civile, tra le organizzazioni sociali. Staci Fox, dell’associazione “Planned Parenthood Southeast Advocates”, ha parlato di «giorno oscuro per le donne in Alabama e in tutto il paese», e il senatore democratico Bobby Singleton ha detto che il disegno di legge «criminalizza i medici ed è un tentativo da parte degli uomini di dire alle donne cosa fare con i loro corpi». L’Organizzazione Nazionale per le donne ha definito il divieto «incostituzionale» e decine e decine di ricorsi sono pronti per fermarlo. I gruppi di attivisti “pro-choice”, ovvero i sostenitori dei diritti riproduttivi delle donne, sono convinti, infatti, che i tribunali di livello più basso bocceranno il provvedimento, ma il piano dei Repubblicani è far arrivare la questione alla Corte Suprema Americana (SCOTUS), che rappresenta il tribunale di ultima istanza di Stato e che dovrà pronunciarsi sulla sua costituzionalità. I promotori della Legge puntano proprio a rovesciare in quella sede la sentenza “Roe contro Wade”, che dal 1973 ha di fatto legalizzato l’aborto a livello federale. A incoraggiarli è la recente nomina nella Corte Suprema, da parte del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, di due giudici anti-aborto: Neil Gorsuch e il controverso Brett Kavanaugh, accusato di abusi sessuali da almeno quattro donne. Attualmente i giudici di orientamento conservatore alla Corte Suprema sono 5 su 9. Non solo Alabama Negli Stati Uniti non esiste una legge unica […]

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