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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 1259 articoli

Attualità

La scuola di musica Cluster al FIM con una serata speciale

La scuola di musica Cluster al FIM di Milano con una serata speciale In occasione del FIM – Salone della Formazione e dell’Innovazione Musicale, Giovedì 16 maggio 2019 alle ore 21.00, presso l’Auditorium Testori, all’interno del Palazzo della Regione Lombardia, Cluster presenta una serata unica nel suo genere: quattro diverse formazioni, quattro diversi generi: pop italiano e straniero, jazz e gospel. • Cluster Pop Choir • Cluster Voices (Special guest: Rossana Casale) • Cluster Gospel Choir • Cluster Big Band (Special guest: Giovanni Falzone) Ingresso al pubblico dalle ore 20.30 Lo speciale concerto, con cui gli allievi dei corsi intermedi e avanzati della Scuola si esibiranno, ricalca il tradizionale stile degli spettacoli Cluster, un grande e travolgente pot-pourri musicale in cui l’esibizione sarà affidata, come la tradizione Cluster vuole, solo ed esclusivamente ai giovani allievi della scuola. Special guest della serata saranno Rossana Casale e Giovanni Falzone che duetteranno con gli allievi della scuola per creare qualcosa di unico nel suo genere. La prima parte del concerto vedrà protagonisti i cori ragazzi, un’armonia di voci al servizio delle grandi hit pop che hanno fatto la storia. La seconda parte sarà un omaggio alla musica di Rossana Casale, grande artista della musica italiana che duetterà, insieme agli allievi dei corsi intermedi e avanzati di canto, sulle note dei grandi successi che l’hanno resa famosa. Nella terza parte il coro gospel adulti di 40 elementi, con i giovani solisti dei corsi di canto e una band di 4 giovani e talentuosi musicisti (pianoforte, chitarra, basso e batteria), ci condurrà nel groove del Black Traditional Gospel. Infine, l’ultima parte sorprenderà il pubblico con la Big Band Cluster diretta da Valentino Finoli e che vedrà la partecipazione, come special guest, del celebre trombettista Giovanni Falzone. L’intera serata sarà all’insegna del contagioso spirito Cluster: Music&Life! 20€: Prezzo scontato per allievi e familiari Cluster 30€: Prezzo al pubblico La Scuola di Musica Cluster, nata nel 1999, oggi conta oltre 1.000 allievi e un corpo docenti stabile di 40 insegnanti ed è un importante centro di formazione musicale a livello nazionale. • Ente accreditato dalla Regione Lombardia per i Servizi di Istruzione e Formazione • Certificata per la qualità ISO 9001:2015 • Sede autorizzata dal Trinity College of London per il rilascio di certificazioni internazionali Rock&Pop e Classical dal livello base al diploma • Scuola convenzionata con il Conservatorio di Milano per i corsi preaccademici. Grazie ai percorsi formativi offerti e alle numerose specializzazioni dei docenti, l’allievo acquisisce tutti gli strumenti utili alla propria crescita musicale. Con le lezioni individuali (Canto; Pianoforte; Chitarra; Flauto; Violino; Clarinetto; Sassofono; Tromba; Basso elettrico; Percussioni; Batteria) e gli oltre 80 corsi collettivi complementari (Teoria Musicale; Armonia moderna; Storia della Musica ad indirizzo Jazz, Classico e Rock&Pop; Teoria ritmica e percezione musicale; Armonia; Computer Music; Songwriting; Coro gospel e pop-moderno; Musica d’insieme; Big Band; Ensemble di Fiati; Orchestra; Chitarra d’accompagnamento; Musica da camera e prima vista; Improvvisazione e prima vista;) nel corso degli anni di studio, l’allievo si trova a vivere una […]

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Natural branding: il laser che sostituisce gli imballaggi

Un innovativo sistema di etichettatura laser: ecco il natural branding. Il settore alimentare è purtroppo notoriamente caratterizzato da un largo ricorso al packing, cioè alla necessità di incartare e confezionare i prodotti destinati alla vendita. Le procedure di confezionamento sono svariate, ma tutte hanno in comune l’utilizzo di materiali spesso inquinanti, primo tra tutti la plastica. L’utilizzo di confezioni per la vendita di prodotti alimentari è reso indispensabile dalla necessità di tutelare l’integrità dei prodotti, ed in secondo luogo, dalla necessità di apporre sugli stessi tutte le informazioni espressamente previste dalla legge, ed in particolare quelle relative alla loro provenienza e qualità. Le confezioni spesso appaiono indispensabili e di conseguenza i produttori si vedono costretti a ricorrere a contenitori ed imballaggi di vario genere, rendendo così il settore alimentare veicolo per l’utilizzo di materiali pericolosi per l’ambiente. Tale circostanza, alla luce della sempre più impellente necessità di ridurre l’inquinamento da plastica che attanaglia il nostro ambiente, ha portato alla nascita del natural branding, una particolare procedura mediante la quale alcuni prodotti vengono marchiati con tatuaggi indelebili apposti direttamente sulla buccia con l’ausilio di un laser. Tale innovativa tecnica permette alle aziende di apporre sui propri prodotti, i marchi e le informazioni richieste, senza dover necessariamente ricorrere all’utilizzo della plastica o di altri materiali potenzialmente inquinanti. Natural branding: tecnologia a servizio dell’ambiente L’innovativo sistema di etichettatura laser denominato natural branding è stato introdotto in Europa dall’azienda Olandese EOSTA, specializzata nella grande distribuzione di frutta e verdura biologica. Tale azienda, nel tentativo di sviluppare un sistema di confezionamento il più ecologico possibile, ha deciso di abbandonare gli imballaggi adottando un sistema decisamente a favore dell’ambiente. Il natural branding può essere sostanzialmente definito come un tatuaggio impresso con l’ausilio di un laser che rimuove i pigmenti presenti sullo strato esterno della buccia del prodotto. Ovviamente tale procedimento non prevede l’utilizzo di sostanze aggiuntive ed è quindi capace di marchiare il prodotto senza alterarne la qualità o il gusto. L’utilizzo della tecnica dell’etichettatura laser ha portato EOSTA a vincere il Packaging Awards 2018, un prestigioso premio, assegnato in Olanda, alle aziende che adottano le soluzioni di imballaggio più innovative e sostenibili. “Se sai che ogni giorno 3000 camion carichi di rifiuti plastici vanno nell’oceano, e se sai che su una piccola isola nel mezzo del Pacifico il 40% degli albatros muore mangiando plastica, ti rendi conto che abbiamo un grosso problema” afferma Michael Wilde, responsabile della sostenibilità e delle comunicazioni di EOSTA. “Ecco perché sono orgoglioso del nostro Natural Branding, che ci consente di contrassegnare avocado, patate dolci, zenzero e altri prodotti come biologici, senza doverli imballare“. Anche se non tutti i prodotti alimentari sono idonei ad essere sottoposti alla etichettatura laser, tale innovazione tecnologica riveste comunque una grandissima importanza in quanto essa si inserisce meritatamente nell’ampio panorama degli interventi volti alla riduzione dell’utilizzo, e quindi dello spreco, di sostanze potenzialmente inquinanti. Fonte immagine e citazione: https://www.eosta.com/en/news/eosta-nominated-for-innovation-award-thanks-to-plastic-saving-technology

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Ghosting e orbiting, come i social influiscono sulle relazioni

Ghosting e orbiting vi sembreranno dei termini nuovi, difficili, che poco hanno a che fare con le vostre vite. Eppure, come vedremo, chiunque abbia all’attivo un qualsiasi tipo di relazione e sia alle prese con il mondo dei social network, ne è stato sicuramente interessato almeno una volta nella vita. Partiamo, innanzitutto, dal significato. Per “ghosting” (da “ghost”, fantasma) si intende quel fenomeno che avviene quando la persona con cui si ha una relazione decide di porne fine semplicemente sparendo, completamente, all’improvviso, senza darne segnale in precedenza. È un fenomeno che riguarda, ovviamente, il mondo dei cosiddetti “Millennials” (ma non solo) perché sviluppano la maggior parte delle proprie relazioni proprio attraverso i social network. In questo modo, su questi canali, da un giorno all’altro, è possibile sparire senza spiegazioni: non leggere i messaggi, non visualizzarli oppure visualizzarli e non rispondere sono il segnale. L’”orbiting” (da “orbitare”), invece, si verifica nel momento in cui la persona sparita dalla circolazione ricompare all’improvviso, ma sempre interagendo attraverso i social network: mette il like a qualche stato di Facebook, visualizza le “stories” su Instagram, su WhatsApp etc. Questo secondo fenomeno si verifica prevalentemente nel momento in cui non si vuole eliminare qualcuno dalla propria vita in via definitiva, ma non si è pronti o nel momento di impegnarsi in una relazione più stabile. Rappresenta, in qualche modo, la preoccupazione che l’eliminazione completa del “contatto” possa rappresentare la perdita di una futura occasione di “riconnessione”. E’ un atto principalmente egoistico da parte di chi lo compie, e dovrebbe riscontrare la netta chiusura da parte di chi lo riceve. In realtà, i social network hanno solo amplificato e reso più complesso qualcosa di già molto diffuso: il fatto di scomparire all’improvviso dalla vita di qualcuno senza dare spiegazioni e quello di continuare a gravitare intorno alla vita dell’altro pur avendolo rifiutato. Basterebbe pensare, nel secondo caso, al fatto di frequentare gli stessi posti della persona con la quale si è deciso di chiudere i rapporti. Comportamenti che possono essere pericolosi per chi li subisce. Il ghosting lascia la persona nella più totale impossibilità di capire cosa sia successo. Mina non solo la possibilità di elaborare la chiusura, ma anche l’autostima. Una persona che viene lasciata senza sapere il motivo è costretta a ragionarci da sola. Il ghosting e l’orbiting sono pericolosi perché lasciano un aggancio sottile che alimenta continuamente una speranza fatta di segnali ambigui. Tra l’altro, in entrambi i casi, per chi lo fa, è tutto molto semplice. L’orbiting, in fondo, non è altro che un giochetto psicologico. Non presume una presenza costante, ma nemmeno un’assenza. Non presume un impegno, ma nemmeno una chiusura definitiva.

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Trash Challenge: la sfida social che fa bene all’ambiente

Avete sentito parlare della Trash Challenge? La nuova sfida nata sui social a tema ambiente. Nella realtà contemporanea, i social media influenzano enormemente la vita di moltissime persone. Soprattutto i giovani tendono spesso a rifugiarsi nel mondo virtuale, utilizzandolo come fonte di ispirazione per quelli che saranno i propri comportamenti nella vita reale. La volontà di allargare le proprie amicizie, mettersi in mostra e divenire popolari, porta milioni e milioni di individui a diventare letteralmente succubi di applicazioni sempre più accattivanti e persuasive. Il fenomeno della cosiddetta dipendenza da social network, fa molto discutere, ma non sarà questa la sede in cui verrà trattato il tema. Infatti l’aspetto su cui si focalizzerà la nostra attenzione è la capacità dei social di essere, talvolta, utilizzati anche per scopi positivi. Acconto ai  testi, alle foto e ai video, condivisi solo per accrescere il proprio seguito, ogni giorno migliaia di persone cercano di sfruttare il potentissimo strumento dei social per compiere opere benefiche e, in estrema sintesi, per migliorare il mondo. Raccolte fondi per scopi umanitari e campagne di sensibilizzazione sono solo alcune delle meritevoli iniziative che vengo avviate quotidianamente mediante il ricorso alle nuove tecnologie, e nell’ambito di queste, merita una menzione speciale la recente Trash Challenge. Trash Challenge: la sfida tutta green! Il gioco è tanto semplice quanto straordinariamente apprezzabile. Il soggetto, che accetta la sfida, non dovrà fare altro che trovare un luogo inquinato: più l’ambiente individuato sarà sporco, migliore sarà il risultato della challenge. Individuato il luogo (una spiaggia, una strada, un parco pubblico ecc…) il giocatore dovrà farsi fotografare dando risalto alla presenza dei rifiuti nella location scelta. Dopodiché si passerà alla parte difficile della sfida, il giocatore, armato di tanta buona volontà e sacchi della spazzatura, dovrà ripulire l’ambiente! Al termine delle operazioni di pulizia, verrà scattata una nuova foto nell’ambiente finalmente ripulito. Le foto del prima e del dopo saranno condivise sui social utilizzando l’hashtag #trashtag , e il giocatore potrà finalmente accumulare i meritatissimi likes! Probabilmente le ragioni che spingono molti giovani ad accettare la trash challenge non hanno a che vedere con la volontà di difendere l’ambiente, probabilmente una grande fetta di giocatori agisce solo al fine di seguire la moda del momento, ma, a prescindere da quelle che sono le motivazioni sottostanti, ciò che importa è che tramite questo gioco social migliaia di giovani si sono attivati per ripulire l’ambiente che li circonda, contribuendo concretamente alla lotta all’inquinamento. Iniziative come quella della trash challenge, dovrebbero essere d’esempio, in quanto sono capaci di canalizzare l’energia dei giovani e la loro voglia di essere “social” verso obiettivi e finalità più che meritevoli. [Fonte immagine: Instagram @pervin_caferi]

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[email protected]: una cooperativa per fare la differenza

[email protected]: presentazione cooperativa sociale a Dugenta (Bn) [email protected] è una società cooperativa di tipo B, nata dalla passione di tre giovani donne per il no profit e presentata ieri nella sala consiliare del comune di Dugenta, (BN). “Abbiamo scelto la data del 21 Marzo perché, oltre ad essere il primo giorno di primavera, è anche la giornata mondiale della Trisomia 21, meglio conosciuta come Sindrome di Down”. Letizia Cinelli, presidente della cooperativa, con questa introduzione ha dato l’avvio ad un evento ricco di emozione e particolarmente sentito dalla cittadinanza e dalla categoria amministrativo-istituzionale intervenuta. [email protected]: come nasce “Disabilità non significa inabilità. Significa semplicemente adattabilità”: questa citazione di Chris Bredford esplica in maniera esaustiva la mission della cooperativa, la cui idea progettuale si determina dall’esigenza di creare un circuito lavorativo in cui inserire i cosiddetti “soggetti svantaggiati”. In questa categoria il legislatore fa rientrare non solo disabili o persone con patologie  ma anche esodati, persone in attesa di procedimenti giudiziari o provenienti da percorsi di recupero, madri che durante o a causa di una gravidanza hanno perso il lavoro. [email protected] è, dunque, aperta a tutte le categorie che hanno effettivamente una difficoltà di inclusione e di inserimento lavorativo nella società civile, in grado di attestare, all’ammissione in cooperativa, il proprio grado di svantaggio, con certificazioni del comune, dell’Asl o di Isee basso. Si tratta una start up sociale e digitale, che ha ottenuto il riconoscimento da Google come Ente NoProfits, con lo scopo di perseguire l’interesse generale della collettività, attraverso un sistema di servizi che permettano l’inserimento sociale e lavorativo dei soggetti facenti parte della cooperativa. Ciò maturerà durante un periodo di permanenza giornaliera nella struttura di accoglienza, durante il quale gli ospiti saranno coinvolti nelle attività progettuali di organizzazione di eventi, ludoteca lavorativa o laboratorio creativo, vendita di gadget realizzati dagli ospiti e gestione del sito e dei vari social della cooperativa. Valori fondamentali di riferimento di [email protected] sono il riconoscimento ed il miglioramento della qualità della vita dei soggetti, la partecipazione delle famiglie, lo sviluppo dell’impresa sociale, l’approccio al lavoro come strumento di inclusione sociale e l’integrazione con il territorio. “Ci proponiamo di essere effettivamente quel ponte che permetta l’incontro tra utenti e famiglie con la comunità e le Istituzioni, cercando di mettere concretamente in contatto queste due sfere che solitamente non comunicano” continua la Cinelli. Il team di [email protected] L’attuale compagine della cooperativa è composta da Letizia Cinelli, presidente dell’associazione, la quale, dopo una laurea magistrale in Giurisprudenza, ha conseguito un master di II livello in “Comunicazione, Event, Social Media e Web Management”, dal vicepresidente e direttore artistico Anna Russo, attualmente allieva del Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento, e da Genoveffa Fusco, tesoriere, perito e tecnico commerciale e wedding planner. La varietà di competenze dei soci determina la formula inedita della nuova realtà imprenditoriale, con cui coniugare i servizi erogati. Musa ispiratrice del progetto è Sonia Cinelli, che vive una condizione di disagio a seguito di una disabilità, inserita nella cooperativa “con piccoli compiti di segreteria per poter […]

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Greta Thunberg e la sua lotta contro i cambiamenti climatici

Greta Thunberg. Il suo volto ha invaso i media di tutto il mondo, le sue parole sono state riascoltate da migliaia di persone, sui social spopolano notizie sulla sua vita, meme, fake news. In poco tempo, la sedicenne svedese ha raggiunto una popolarità impressionante e, come tutte le popolarità, spesso è contesa tra fanatici e “haters”, al punto che in Italia i suoi “seguaci” hanno ottenuto l’appellativo di “gretini”. Ma chi è Greta Thunberg e come è arrivata a essere eletta come la teenager più influente del 2018 dal Time, come donna più influente in Svezia del 2019 e a ottenere perfino la candidatura al Nobel per la Pace? Un anno fa, il 20 agosto 2018, Greta Thunberg, allarmata da un’estate svedese caldissima e da numerosi ed estesi incendi avvenuti nel paese, si sedeva per la prima volta davanti al Parlamento di Stoccolma per chiedere alle istituzioni di prendere immediati provvedimenti contro i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale, adottando politiche più incisive per ridurre le emissioni di anidride carbonica (tra i principali gas serra). Era un venerdì, meno di un mese dopo in Svezia ci sarebbero state le elezioni politiche e, da quel giorno, Greta ha ripetuto la sua protesta ogni venerdì, lanciando così il movimento “Fridays for Future”. La storia di Greta Thunberg è stata ripresa da alcuni media locali e gradualmente ha superato i confini della Svezia, facendo sì che la sua protesta diventasse fonte d’ispirazione per tantissimi altri studenti che, in diversi Paesi, hanno iniziato a organizzare manifestazioni sul clima, sempre di venerdì. Si stima che negli ultimi mesi ne siano state organizzate circa 300 in varie città del mondo, con la partecipazione di alcune decine di migliaia di studenti, fino alla grandissima mobilitazione mondiale dello scorso 15 marzo, che ha portato in piazza più di un milione di persone e che solo in Italia ha avuto luogo in più di 150 città. A dicembre dello scorso anno, Greta Thunberg ha partecipato alla Cop24, la conferenza sul clima, in Polonia, arrivando in treno (a differenza di tutti gli altri partecipanti) a causa dell’eccessivo inquinamento prodotto dagli aerei. Successivamente è intervenuta all’Assemblea delle Nazioni Unite e ha partecipato agli incontri del World Economic Forum di Davos in Svizzera, dove ha accusato politici e grandi aziende di essere consapevoli da tempo dei rischi del cambiamento climatico, ma di non avere fatto quasi nulla per calcolo politico o per non ridurre i propri profitti. In un suo recente post su Facebook,  ha scritto: “Le persone continuano a chiedermi qual è la soluzione alla crisi climatica. E come possiamo risolvere questo problema. Si aspettano che conosca la risposta. Pensarlo è oltre l’assurdo perché non ci sono soluzioni all’interno dei nostri sistemi attuali. Non possiamo più concentrarci solo su questioni individuali e separate come le auto elettriche, l’energia nucleare, la carne, l’aviazione, i biocarburanti ecc. Abbiamo urgente bisogno di una visione olistica per affrontare la piena crisi di sostenibilità e il disastro ecologico in atto. Dobbiamo iniziare a trattare la crisi […]

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Marcia per il clima, appuntamento il 23 marzo a Roma

Marcia per il Clima e contro le Grandi Opere Inutili: l’appuntamento lanciato dai comitati ambientali italiani è il 23 marzo a Roma. A lanciare la manifestazione nazionale, decine di movimenti, associazioni e singoli cittadini da sempre impegnati nelle battaglie contro le grandi opere (Tav, Tap, Ponte etc.). L’obiettivo è il lancio di una nuova stagione di mobilitazione contro i cambiamenti climatici e per la salvaguardia del Pianeta. Un percorso che parte da lontano, non solo dai lunghissimi anni di battaglie territoriali, ma da diversi incontri che hanno attraversato tutto il Paese: da Venezia e Venaus, in Val di Susa, per arrivare a Melendugno e Napoli, passando per Torino, Firenze, Sulmona, Niscemi. La Marcia per il clima metterà al centro del dibattito, innanzitutto, il modello di sviluppo legato alle Grandi Opere, ritenute non solo spreco di risorse pubbliche, sinonimo di corruzione, di devastazione ambientale dei territori, di danni alla salute, ma – appunto – l’incarnazione di un modello di sviluppo che sta conducendo il pianeta verso una vera e propria catastrofe ecologica. I cambiamenti climatici di cui oggi si discute nella società a tutti i livelli, dalle scuole, ai mass media, passando per le istituzioni, non sono più ormai un semplice e noioso argomento di studio, ma una realtà con cui tantissime persone nel mondo sono costrette a fare i conti. In Italia si declinano in modo drammatico: la mancanza di manutenzione delle infrastrutture, la corruzione e la cementificazione selvaggia seminano morti e feriti non solo con la venuta di catastrofi naturali, come i terremoti, ma ad ogni ondata di maltempo. Le catastrofi naturali colpiscono tutti allo stesso modo, ma chi vive ai margini della società ne paga doppiamente i costi, vista la mancata messa in sicurezza dei territori. La cementificazione e la devastazione ambientale colpiscono sia l’ambiente e la natura al di fuori dei grandi centri cittadini, sia i grandi agglomerati urbani, sempre più inquinati, in cui persino i rifiuti diventano un business redditizio. Molti dei migranti che vengono respinti ai confini dell’Europa, inoltre, sono migranti climatici, costretti a lasciare le proprie terre ormai rese inabitabili. Tra le Grandi Opere contestate dai comitati ambientali, oltre al TAV in Val di Susa e al TAP a Melendugno, le Grandi Navi e il MOSE a Venezia, l’ILVA a Taranto, il MUOS in Sicilia, la Pedemontana Veneta, le trivellazioni petrolifere che mettono a rischio lo Ionio, l’Adriatico, la Basilicata e la Sicilia. Le proposte della Marcia per il clima sono: la cessazione della contrapposizione tra salute e lavoro, come invece è avvenuto di fatto a Taranto; la riduzione dell’uso delle fonti fossili e del gas; lo stop al consumo di suolo per progetti impattanti e nocivi, gestendo il ciclo dei rifiuti in maniera diversa sul lungo periodo (senza scorciatoie momentanee) con l’obiettivo di garantire la salute dei cittadini; rigore e decisione nella costruzione di un modello energetico alternativo, in opposizione a quello centralizzato e spinto dal mercato; l’abbandono di progetti di infrastrutture inutili e dannose, con il finanziamento di interventi come la messa in […]

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Mafie e orizzonti di giustizia sociale, il 21 marzo di Libera

Mafie e orizzonti di giustizia sociale: il 21 marzo la manifestazione di Libera | Riflessione Mafie, camorra, criminalità: Libera (associazioni, nomi e numeri contro le mafie) si prepara alla “XXIV Giornata della memoria e dell’impegno“, in ricordo di tutte le vittime innocenti del crimine organizzato. La data, come ogni anno, sarà il 21 marzo, primo giorno di primavera. “Orizzonti di giustizia sociale“, il titolo scelto per la manifestazione di quest’anno. Libera è una rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, scuole, sindacati, diocesi e parrocchie, gruppi scout, coinvolti in un impegno non solo “contro” le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e chi li alimenta ma soprattutto “per” la giustizia sociale, la ricerca di verità, la tutela dei diritti, una politica trasparente, una legalità democratica fondata sull’uguaglianza, una memoria viva e condivisa, una cittadinanza all’altezza dello spirito e delle speranze della Costituzione. Tra le attività principali di Libera c’è il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, frutto di una legge per la quale la rete ha promosso nel 1995 una petizione che raccolse un milione di firme. Un primo censimento delle esperienze positive di uso sociale dei beni confiscati registra oltre 650 associazioni e cooperative assegnatarie di beni in Italia, che si occupano di inclusione e servizi alle persone, di reinserimento lavorativo, di formazione e aggregazione giovanile, di rigenerazione urbana e culturale, di accompagnamento alle vittime e ai loro familiari. Per Libera, infatti, è importante mantenere vivo il ricordo e la memoria delle vittime innocenti delle mafie. Una memoria condivisa e responsabile grazie alla testimonianza dei loro familiari che si impegnano affinché gli ideali e i sogni dei loro cari rimangano vivi. Da qui nasce la Giornata della memoria e dell’impegno. Quest’anno, Padova sarà la piazza principale, scelta per l’evento. Simultaneamente, nel resto d’Italia, d’Europa e in America Latina, altre piazze, organizzate, ospiteranno momenti di riflessione e di approfondimento, oltre che la lettura dei nomi delle più di 900 vittime innocenti della criminalità: semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali, morti per mano delle mafie solo perché, con rigore, hanno compiuto il loro dovere. L’impegno di Libera nell’organizzazione del 21 marzo è iniziato nel 1996 con una sola grande manifestazione nazionale. Dal 2017, la Giornata della Memoria e dell’Impegno è stata istituzionalizzata dalla Legge n.20 dell’8 marzo del 2017 e, per rendere questo momento ancora più partecipato, Libera ha voluto intraprendere un percorso che rendesse protagoniste tutte le città. In Campania, la Giornata avrà luogo ad Avellino, con una manifestazione regionale, per accendere i riflettori su una città dove non è semplice parlare di fenomeni camorristici e di corruzione. Il corteo partirà dal Piazzale dello Stadio per raggiungere la piazza principale della città, Piazza Libertà. Una giornata che è un simbolo, ma non solo: è un impegno delle comunità nel contrastare le mafie, a partire dalle Istituzioni.

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“Grani antichi”, Giuseppe Vesi apre a Milano

Apre giovedì 21 marzo al corso Europa il locale che sarà american bar, pasticceria, ristorante e la pizzeria “grani antichi” di Giuseppe Vesi, con l’impasto della pizza ispirato alle antiche ricette dei maestri pizzaioli del ‘700 e un mulino per macinare la farina al momento con grano Carosella. Dolci d’autore “firmati” dallo chef Salvatore Varriale e di costiera amalfitana La pizza tradizionale verace napoletana sbarca all’ombra della Madonnina, con una ricetta ispirata ai maestri pizzaioli del ‘700. Ma non solo. Anche una limonaia, mattonelle stile Vietri sul mare, un menu che riproduce e ricorda in pieno un’atmosfera tipica della costiera Amalfitana e di Napoli verace. Potrebbe essere una terrazza di Maiori, Positano, Ravello, Vietri e invece siamo a due passi dal Duomo, in corso Europa, in un’ampia sede di 600 metri quadrati, disposta su due piani. Apre giovedì 21 marzo, primo giorno di primavera, questo pezzo di Napoli verace e di costiera in pieno centro meneghino. Con i due marchi: Eccellenze della costiera di Salvatore Varriale e Grani Antichi la pizzeria di Giuseppe Vesi, che svela in anteprima il segreto di una specialità. Pizza con farina di grani antichi del Cilento, la Carosella – coltivata fin dall’epoca dei Romani nelle tante fattorie sparse nel Cilento – con stracciatella campana, tartarre di tonno, pomodorino giallo confit, granella di mandorla tostata e polvere di limone di Sorrento. Una pizzeria con effetti speciali, con al centro un vero mulino, con macine a pietra, in cui la farina, ottenuta da grano Carosella, utilizzata per fare la pizza sarà realizzata al momento. Il concept? Poter vivere l’eccellenza del gusto in qualunque momento della giornata: dalla colazione, al pranzo fino alla cena, tra atmosfere che rimandano agli scenari della costiera amalfitana. Sapori antichi e gusti ormai noti nel mondo. Scorrendo il ricco menu ci si imbatte piacevolmente nei ravioli ricotta e limone, o in un cult della pasticceria come la delizia al limone. All’ombra della Madonnina, c’è davvero un angolo di paradiso del gusto.

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Cognomi napoletani: la classifica dei cinque più diffusi

I cognomi esistenti nel mondo sono innumerevoli, e spesso ci si chiede quali siano quelli più diffusi in una determinata località. Il patrimonio dei cognomi italiani è straordinariamente ricco e senza paragoni in Europa, data la frantumazione linguistica che caratterizzò il territorio nazionale. I cognomi napoletani, sono tantissimi, alcuni particolarmente divertenti, altri definibili strani e altri ancora dalle origini curiose. In testa alla classifica dei cognomi napoletani, c’è Esposito, diffuso in molte aree della Campania; il cognome Esposito, deriva da expositus dato ai bambini abbandonati, lasciati solitamente davanti a luoghi di carità, come sagrati delle chiese o monasteri. A Napoli si contano ben 15.109 persone che portano questo cognome. Il secondo cognome napoletano, diffuso soprattutto in provincia, è Caiazzo. Il celebre cognome, si rifà all’illustre famiglia Caiazzo del Regno di Napoli. La famiglia in questione, acquisì il proprio cognome dall’omonima città, prima di passare a Capua. Il cognome in questione, è diffuso in particolar modo a Napoli e nella provincia di Salerno. I cognomi, in un’ottica generale, sono da considerarsi dei veri e propri elementi di unione delle persone con i propri consanguinei, ossia dei segni distintivi delle famiglie, dato che essi sono tramandati di padre in figlio all’interno della società. Esistono cognomi che derivano da gruppi aggettivali, da soprannomi, da nomi personali o comuni, da storpiature e ciò fa sì che lo stesso cognome si possa riscontrare in aree del Paese distanti tra loro. Tra i cognomi napoletani, al terzo posto della classifica, dopo Caiazzo, troviamo, Romano: esso deriva dal nome latino Romanus che significa “uomo nativo di Roma e dai vari toponimi contenenti la radice roma. Tale cognome è particolarmente diffuso in tutta Italia, ma trova notevole concentrazione in Campania. Napoli è una grande metropoli e naturalmente il numero di cognomi largamente diffusi è piuttosto alto, dato anche l’alto indice demografico che registra la città. Al quarto posto della classifica dei cognomi napoletani, troviamo De Rosa, il sessantanovesimo cognome più diffuso in Italia e il quarto in Campania. L’origine del cognome si rifà alla botanica, infatti esso deriva dal noto fiore. Le prime testimonianze del cognome De Rosa, si riscontrano sin dal 1600, con particolare concentrazione al sud. I cognomi che presentano la particella “De”, sono cognomi patronimici. Anticamente non esistendo ancora i cognomi veri e propri si appellava una persona con il suo nome di battesimo e con quello del padre o della madre. Il ”de” significava ”figlio di”. De Crescenzo ad esempio è un cognome patronimico, cioè derivante dal nome del padre, ossia del capostipite. A volte può indicare anche origini nobili, se scritto in minuscolo. Al quinto posto, tra i cognomi napoletani, troviamo Giordano. Potrebbe derivare dal cognomen latino Gordianus oppure dal nome medioevale italiano Giordano (dal fiume omonimo che significa “fiume che scorre” o “coppia di fiumi”) o ancora dal francese Jourdain. Giordano è diffuso in Italia, e soprattutto in provincia di Salerno. La classifica stilata dei cinque cognomi, diversi tra loro per origine e storia, tutti molto diffusi a Napoli e in provincia, […]

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