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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 1075 articoli

Attualità

Morta Inge Feltrinelli, “the queen of publishing”

Morta la notte scorsa a Milano all’età di 87 anni, Inge Feltrinelli era la presidentessa della Casa editrice Giangiacomo Feltrinelli dalla scomparsa del marito avvenuta nel 1972, ma anche un punto di riferimento per la cultura italiana.  Si spegne la donna che i periodici inglesi avevano battezzato “the queen of publishing”, la regina dei libri. Proprio ai libri Inge Feltrinelli ha devoluto interamente la propria esistenza: a quelli che ha difeso, a quelli che ha diffuso, a quelli di cui si era circondata. “I libri sono tutto, i libri sono la vita” asseriva una delle editrici più intraprendenti e temerarie mai affermatesi. La Casa editrice Feltrinelli la commemora con queste parole:“prendendosi l’impegno di continuare a percorrere la strada da lei tracciata” e prosegue definendola “fonte quotidiana di ispirazione per le attività dell’intero Gruppo, Inge Feltrinelli. È stata la guida più esigente e lo sguardo più innovativo, l’entusiasta promotrice di nuove attività come la diga più invalicabile a difesa dell’indipendenza e dell’autonomia della cultura e di tutte le manifestazioni di pensiero libero. Fotografa, fotoreporter, grande appassionata di moda, di arte e di ogni forma di creatività, aveva difeso con coraggio la stessa esistenza della casa editrice Feltrinelli, alla scomparsa del suo fondatore. Ci lascia una donna che sapeva distinguere la qualità e che ha portato in Italia e a Milano, nel corso degli ultimi cinquant’anni, scrittrici, scrittori, editori, intellettuali internazionali animando un contesto di inestimabile ricchezza” Morta Inge Feltrinelli, ma la sua battaglia sopravvive Inge Schönthal Feltrinelli è stata un’editrice, giornalista e fotografa. Nata negli anni Trenta, figlia di ebrei tedeschi, naturalizzata italiana, era custode vivente della memoria del Novecento. Nella sua vita e nella sua attività rilucevano ancora le polveri di quel ribollire di inquietudini e cambiamenti che ha caratterizzato un secolo grandioso e anche terribile, terminato solo da un paio di decenni. Centrale nell’esperienza di Inge Feltrinelli è stato sicuramente l’incontro, avvenuto nel 1958 con Giangiacomo Feltrinelli, che sposerà due anni dopo. Già a partire dalla clandestinità del marito, la gestione della Casa editrice Feltrinelli è stata affidata alle sue mani sapienti, ma è diventata definitiva solo nel 1972, anno della dipartita del marito. Motivata a salvare dalla disfatta la Casa editrice del marito, Inge credeva davvero di poter cambiare il mondo, anche dopo che suo marito aveva smesso di crederci. Gestì l’ente che aveva ereditato lavorando dietro le quinte, sempre paziente e rispettosa nei confronti del lavoro altrui. Nel frattempo, si dedicava alla formazione umana e culturale di chi, dopo di lei, si sarebbe occupato di quel piccolo gioiello editoriale: suo figlio Carlo. La stessa Inge diceva del figlio “è molto schivo, non ama la vita mondana, però il vero lavoro lo fa lui e lo ringrazio”, mentre il figlio sperava che sua madre un giorno o l’altro si decidesse a scrivere la propria biografia. Ricordata come una donna ironica ma sempre discreta, Inge ha ospitato numerose riunioni del Gruppo Feltrinelli nella casa che condivideva con Giacomo, e quando nella Casa editrice venne introdotto un nuovo amministratore si adattò […]

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Attualità

Miss Italia 2018, come è oggi e come era ieri

Miss Italia 2018. La 79esima edizione del concorso nazionale di bellezza, la cui finalissima si è tenuta a Milano lunedì 17 settembre, si è conclusa con la vittoria della ventiseienne Carlotta Maggiorana, della provincia di Ascoli Piceno. Prima miss sposata ad essere eletta, non sconosciuta al mondo dello spettacolo per aver recitato nel film “Tree of life”, con Brad Pitt e Sean Penn, in “Un Fantastico via vai” di Leonardo Pieraccioni e nella serie tv  “Onore e rispetto”, ha saputo conquistare l’approvazione della giura e del pubblico con la sua bellezza tipicamente mediterranea. Seconda la napoletana Fiorenza D’Antonio, mentre la medaglia di bronzo spetta a Chiara Bordi, diciottenne nota per essere la prima partecipante con una protesi alla gamba. A condurre in diretta Francesco Facchinetti e Diletta Leotta su La7, mentre in giura si segnalano Massimo Lopez, Tullio Solenghi, Alessandro Borghese, il giornalista Andrea Scanzi, Pupo, Mariagrazia Cucinotta e l’ex nuotatore Filippo Magnini. Miss Italia 2018, origini e progressi Miss Italia esisteva anche prima del 1946, anno ufficiale della sua nascita. Suo antenato è il concorso “5000 lire per un sorriso”, progettato da Dino Villani nel 1939, che prevedeva  il solo invio di foto delle aspiranti al titolo di “Miss Sorriso”, senza che esse dovessero sfilare. Interrotto a causa della seconda guerra mondiale, è stato ripristinato nel 1946 con il nome corrente. I primi concorsi si tenevano a Stresa, in seguito le sedi furono varie. Contestato negli anni del femminismo, ha continuato a ricevere critiche e scetticismo da parte di una società in evoluzione. Tuttavia, il concorso di Miss Italia ha seguito tutte le tappe storiche del nostro paese. Nel 1950 Miss Italia giunge alla trasmissione Radio. Nel 1988 passa alla Rai, e solo nel 2013 a La7. Nel 1959 la direzione viene assunta da Enzo Mirigliani, che la detiene fino al 2013, anno in cui gli subentra la figlia Patrizia Mirigliani. Nel 1990 un ulteriore progresso vede l’abolizione delle misure fisiche canoniche, mentre dal 1994 la partecipazione è aperta anche alle donne sposate o con figli (dopo la squalifica avvenuta nel 1987 della miss neoeletta Mirca Viola, perché madre e moglie). Dal 2002 è consentita la partecipazione solo alle miss che saranno maggiorenni per la finale. In precedenza, invece, erano state elette anche miss quindicenni. Oltre al titolo finale di Miss Italia, molteplici sono i titoli che vengono assegnati durante il concorso (Miss Miluna, Miss Eleganza). Inoltre, dal 2018 sono istituiti titoli di rilievo come Miss Forme Morbide o Miss Sport Italia. Nel 2014 l’età massima di partecipazione delle miss slitta dai 26 ai 30 anni e nello stesso anno si sancisce l’ammissione al concorso di ragazze nate in Italia da genitori stranieri. Numerosi progressi, dunque, per un concorso di bellezza che, per quanto possa essere contestato da un punto di vista ideologico o etico, si annovera tra le tradizioni culturali d’Italia.

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India e omosessualità: non è più un reato

India e omosessualità ora non sono più un binomio contrastante: l’omosessualità non è più un reato. Una decisione storica da parte della Corte Suprema indiana, che ha depenalizzato l’omosessualità con una sentenza arrivata dopo anni di battaglie. D’ora in poi, in India, essere omosessuali non sarà più un crimine. La Corte Suprema ha infatti abolito l’articolo del codice penale che prevedeva il carcere per le persone che avessero relazioni omosessuali. Prima della Nuova legge costituzionale, la legge prevedeva fino a dieci anni di carcere per chi commettesse atti definiti “innaturali”, come recitava la sezione 377 del Codice penale, ora abolita. Si trattava di una pena introdotta dai colonialisti britannici in epoca vittoriana, rimasta in vigore fino ad ora, nonostante la società indiana sia molto cambiata nel corso del tempo. India e omosessualità: la parola a un collegio Il collegio, composto da cinque giudici, era presieduto da Dipak Misra. “Criminalizzare l’omosessualità è irrazionale e indifendibile”, ha dichiarato convinto il presidente, illustrando quanto stabilito. Anche l’Unione europea apprende con soddisfazione la decisione della Corte Suprema indiana, sottolineando l’importanza dell’uguaglianza e la dignità di tutti gli esseri umani, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale. Dunque una decisione storica, arrivata dopo settimane di discussione, in riferimento ad una legge che da ben 157 anni puniva come offese contro natura, i rapporti tra persone dello stesso sesso. Nel verdetto emesso dalla Corte Suprema è stabilito che «il sesso consenziente tra adulti in uno spazio privato, che non sia dannoso per i minori, non può essere negato poiché oggetto di una scelta individuale. La Sezione 377 è discriminatoria e viola i principi costituzionali». Una sentenza che arriva dopo decenni di discussioni e battaglie. Nel 2009 l’Alta Corte di Delhi aveva preso decisione definibile analoga, poi cancellata però nel 2013 dalla Corte Suprema. Ritornata in agenda nel 2017, la Sezione 377 del Codice penale è stata ora definita «arbitraria e manifestamente indifendibile». Secondo delle stime non ufficiali, ma in riferimento ad una stima provvisoria effettuata dal governo indiano nel 2012, gli omosessuali nel Paese dovrebbero essere più di due milioni e mezzo. Una grossa fetta di popolazione, in uno dei paesi con la più alta densità demografica al mondo. Ed è con questa depenalizzazione, che l’India diventa il 124esimo paese al mondo dove i rapporti omosessuali non sono più considerati reati penali.

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Attualità

Pubblicità occulta: cos’è e normative vigenti

La pubblicità occulta o pubblicità indiretta è quel tipo di pubblicità che appare senza essere segnalata come tale, soprattutto in spazi in cui non si penserebbe mai di trovarla. Diverse tipologie di pubblicità occulta La pubblicità occulta può avvenire attraverso varie tipologie, di cui le più diffuse sono: quella visuale o screen placement: il marchio di un brand viene posizionato in primo piano rendendolo riconoscibilissimo allo spettatore, che lo riconoscerà e lo avrà nella maggior parte dei casi impresso; quella verbale o script placement: è utilizzato all’interno di prodotti audiovisivi e citato dai suoi protagonisti; quella integrata o plot placement, dall’impatto decisamente più incisivo: il brand e ciò che lo rappresenta viene integrato letteralmente nella storia diventando parte della trama. Questi tipi di pubblicità indiretta sono associati spesso a film o serie e programmi televisivi, ma non sono gli unici ambiti in cui la pubblicità occulta si nasconde. È capitato – e capita – che alcune aziende riescano a inserire il proprio prodotto o il proprio servizio gratuitamente nel marketing di società terze: consente così una duplice visualizzazione e un doppio beneficio. In Italia, ad esempio, è una formula particolarmente diffusa, dove in seguito all’acquisto di un prodotto si riceve accanto un bene o un servizio offerto da altri. Norme vigenti sulla pubblicità indiretta Come ogni cosa che possa produrre conseguenze di un certo peso, la pubblicità occulta o ingannevole è regolamentata. In Italia a farvi riferimento è il Decreto legislativo 2 agosto 2006, n. 145. La pubblicità deve essere trasparente. Questa è una delle prerogative fondamentali del decreto. Indipendentemente dalla natura del “mezzo” che veicola la pubblicità stessa, quest’ultima deve essere palese, veritiera e corretta.  Inoltre non deve in alcun modo minacciare la sicurezza di adulti e bambini né – salvo il rispetto di alcune regole precise – deve consentire la comparazione esplicita tra prodotti o servizi simili. Ci sono delle precise condizioni e dei parametri di valutazione come: «Per determinare se la pubblicità è ingannevole se ne devono considerare tutti gli elementi, con riguardo in particolare ai suoi riferimenti: a) alle caratteristiche dei beni o dei servizi, quali la loro disponibilità, la natura, l’esecuzione, la composizione, il metodo e la data di fabbricazione o della prestazione, l’idoneità allo scopo, gli usi, la quantità, la descrizione, l’origine geografica o commerciale, o i risultati che si possono ottenere con il loro uso, o i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove o controlli effettuati sui beni o sui servizi; b) al prezzo o al modo in cui questo è calcolato ed alle condizioni alle quali i beni o i servizi sono forniti; c) alla categoria, alle qualifiche e ai diritti dell’operatore pubblicitario, quali l’identità, il patrimonio, le capacità, i diritti di proprietà intellettuale e industriale, ogni altro diritto su beni immateriali relativi all’impresa ed i premi o riconoscimenti». Il caso dell’Influencer marketing Ultimamente – precisamente nel 2017 – se ne è lungamente discusso. Il caso era costituito dall’eccessiva libertà di persone più o meno note (influencer) di pubblicizzare un determinato […]

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Attualità

75° edizione della mostra del cinema di Venezia

Undici giorni che vedono protagonista il cinema. Da fine agosto agli inizi di settembre, un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di film, che aspettano con ansia e trepidazione la mostra cinematografica di Venezia, laguna multimediale, tinta dal rosso dei red carpet, infiammata dalle emozioni delle proiezioni scelte, colorita dai tanti volti che si avvicendano sul photo call. Quest’anno Venezia tiene bene banco nella prima settimana, in cui sono stati visionati i titoli già presentati a Toronto e Telluride, ma soffre della lentezza della manifestazione, allungando fin troppo i tempi per un festival del cinema. La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, abbreviata nel gergo e chiamata dai più, Festival di Venezia, si tiene al Lido di Venezia, con l’organizzazione della Biennale, una delle istituzioni culturali più acclarate al mondo. Nella sua 75° edizione, Venezia premia con il suo riconoscimento più importante, ovvero il Leone d’oro, la pellicola Roma, di Alfonso Cuarón. Roma non si riferisce alla capitale d’Italia: li suo nome deriva da un quartiere di Città del Messico. Il film è ambientato nel 1971, l’anno in cui i militari uccisero alcuni studenti che protestavano contro la privatizzazione delle università. Cuarón punta sempre in alto, infatti Roma esce dopo il successo di Gravity, per il quale vinse l’Oscar per la Miglior regia. Il tutto è incorniciato dalla preziosa notizia: il film è distribuito dalla rivoluzione del momento, Netflix. I fratelli Coen si aggiudicano il premio per la Miglior sceneggiatura, con La ballata di Buster Scruggs; la Coppa Volpi, assegnata per la miglior attrice, è nelle mani di Olivia Colman, per il film The Favourite. Mentre viene consegnato a Willem Dafoe, che recita in At Eternity’s Gate, il premio come miglior attore. A presiedere la giuria di quest’anno è Guillermo Del Toro, regista che l’anno scorso ebbe l’onore di ricevere il Leone d’Oro, e poi l’Oscar, per il film La forma dell’acqua. Ormai Venezia è divenuta una vera e propria rampa di lancio per gli Oscar. Sono numerose le pellicole presentate al Lido che sono poi state premiate come Miglior Film nella notte più lunga del cinema. Basti pensare alla già citata La forma dell’acqua, per proseguire con Birdman e con Spotlight. Ecco i premi principali del festival del cinema di Venezia: Leone d’oro per il miglior film: Roma di Alfonso Cuarón Pran premio della giuria: The Favourite di Yorgos Lanthimos Leone d’argento per la miglior regia: Jacques Audiard per The Sisters Brothers Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile: Olivia Colman per The Favourite Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile: Willem Dafoe per At Eternity’s Gate Miglior sceneggiatura: Joel Coen ed Ethan Coen per La ballata di Buster Scruggs Premio Marcello Mastroianni (a un attore emergente): Baykali Ganambarr per The Nightingale Premio speciale della giuria: The Nightingale di Jennifer Kent Miglior film della sezione Orizzonti: Manta Ray di Phuttiphong Aroonpheng Premio Leone del futuro per la miglior opera prima: The day I lost my shadowdi  Soudade Kaadan.

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Eventi nazionali

Festivaletteratura 2018: dal 5 al 9 settembre a Mantova

Correva l’anno 1997 quando nella città di Mantova si inaugurava con febbricitante entusiasmo Festivaletteratura, l’apoteosi della cultura che da allora riunisce nel capoluogo lombardo di storica fama i grandi della parola di ogni dove. Un’idea tipicamente anglosassone dello speakers’ corner amplifica il desiderio nato da un piccolo gruppo di residenti, il Comitato Organizzatore, di aumentare il volume della voce, coinvolgendo nell’iniziativa quelle menti affamate che volontarie dedicano se stesse al Festivaletteratura, e che già a partire dalla prima edizione hanno costituito l’Associazione Filofestival. Incontri con autori, cene letterarie, concerti, conferenze e molto altro si terranno ancora al Festivaletteraura nell’edizione 2018 da mercoledì 5 a domenica 9 settembre. All’aperitivo inaugurale delle 11.30, già dal primo giorno si renderà onore al senso dell’incontro, che coniuga la necessità di interfacciarsi con l’altro, come forma di riconoscimento dell’io, all’immersione nella città di Mantova, cornice ideale con le sue piazze, le chiese e i teatri. Nella parte più antica della città si erge la Tenda dei Libri. In questo spazio ad accesso libero saranno esposte opere disponibili alla consultazione, quest’anno con peculiare focus su una capitale di carta, la ceca Praga. Annessa all’invito di partecipazione al Festivaletteratura c’è sempre una richiesta: tocca con mano. Le iniziative non prevedono un passivo ascolto, ma promuovono un dibattito capace di spaziare dalle riflessioni letterarie, tra poesia e grandi nomi, a quelle ambientali, scientifiche, antropologiche. Da qui ancora la nascita del Scienceground, una piccola comunità scientifica temporanea che con il gioco e la sperimentazione incarna l’irresistibilità del desiderio tattile. Tutto ciò che si semina in ogni edizione è raccolto nell’archivio ufficiale e consultabile del Festivaletteratura, esperienze che danno sapore all’ordinario. Festivaletteratura 2018: un mondo di voci Una parentesi di cinque giorni che non può restare una parentesi. Il Festivaletteratura vanta della consapevolezza della rarità dell’incontro. Dal 5 al 9 settembre si animerà un giro di vite, che senza la partecipazione non avrebbe avuto luogo. Insieme ad autorevoli voci di autori ed esperti italiani si aprono le porte a una dimensione più che europea. Così, nello stesso giorno intervengono il dantista Riccardo Bruscagli, il nigeriano A. Igoni Barrett, e l’esperto mondiale di ghiaccio marino Peter Wadhams. I giorni successivi si articolano tra le riflessioni sul nichilismo attivo di Umberto Galimberti, il noto cartoonist Bruno Bozzetto, lo scrittore pluripremiato Guido Conti e molti altri ancora. La poliedricità dei linguaggi del nostro mondo si manifesta poi in proiezioni cinematografiche serali, in spettacoli teatrali in dialetto e sezioni collettive di giornalismo. Al Festivaletteratura anche la vita diventa una storia da raccontare, come dimostrerà in un incontro che lo vede protagonista lo scrittore Matt Haig, previsto da programma per giovedì 6 settembre. Il racconto del sé è fonte di giochi e laboratori per l’infanzia, previsti nel primo pomeriggio di ogni giornata di Festival. I sostegni affinché tutto questo avvenga superano le aspettative di un festival comune, raggiungendo le porte dell’Ambasciata del Canada e di altri ambiti sponsor. La pratica di avvicinamento di anime altrimenti distanti nel tempo e nello spazio ha fomentato il Festivaletteratura […]

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Attualità

L’evoluzione dell’oratoria e della comunicazione politica: dagli anni del fascismo al fenomeno Salvini

L’arte oratoria applicata ai social, l’interessante caso di Salvini Matteo L’arte del dire, nota con l’espressione latina ars dicendi, è una virtù essenziale per l’uomo politico che, attraverso questa, deve risultare quanto più eloquente e affabile possibile. Ricordando i tempi antichi, qualsiasi ateniese o romano che avesse una qualche aspirazione politica doveva, per amore o per forza, conoscere i reconditi misteri dell’oratoria. L’incapacità di intrattenere un rapporto diretto e osmotico con la folla era, nella sostanza, preludio di insuccesso politico. Se ciò non bastasse, si pensi alla fortuna che toccò alla Retorica di Aristotele e al De Oratore di Cicerone. Se dovessimo, per ipotesi, ricercare un’altra età, oltre quell’antica, che ha attribuito tanta importanza all’oratoria e alla capacità di persuadere le masse popolari, saremmo unanimemente d’accordo nel sentenziare che è stata quella novecentesca. Guardando al territorio italico e tenendo conto dei numerosi accadimenti storici, si comprende bene come la propaganda e la retorica di tipo tradizionale, cioè quella dei comizi pubblici, di fronte alla folla trepidante, sia stata importante. Basti pensare, a tal proposito, alla prorompente e statuaria figura di Mussolini, che si fece immortalare, col piccone fra le mani, mentre dava il via alla realizzazione della Mole Vittoria. Egli, dal balcone di Palazzo Venezia, intrattenne il pubblico, per molti anni, attraverso una oratoria magniloquente. Meglio del Duce fece il poeta-soldato D’Annunzio, di cui si ricorda l’eloquenza dei discorsi nell’ambito dell’Impresa di Fiume. Identikit di una comunicazione di successo: il caso del sig. Salvini Matteo Appare abbastanza chiaro che, con l’avvento della televisione, della radio e dei social network, la comunicazione novecentesca ha, oggi, un sapore d’antico. Com’è possibile dunque, in questo scenario, essere buoni comunicatori, conquistare il popolo e far crescere il proprio elettorato? Un modello efficace è certamente quello del leader leghista, Salvini Matteo, capace di diventare, attraverso la martellante propaganda svolta sul web, il politico più amato dagli italiani. Fondamentale, per la comunicazione politica del vicepremier milanese, è la sua pagina Facebook, dove presta molta attenzione ai propri sostenitori, non soltanto pubblicando video dai contenuti politici e dai titoli provocatori che creano, così, scalpore, ma anche attraverso la condivisione di momenti di vita privata. E se niente viene lasciato al caso, ecco che diventa logico credere che l’utilizzo della felpa anziché della giacca, le continue trasmissioni sui social network e le continue provocazioni lanciate rientrino nella volontà di ottenere quanto più consenso possibile. Ma è soprattutto il linguaggio del ministro Salvini, sia scritto che orale, che merita una riflessione. Lo scritto è, chiaramente, quello semplificato e informale del web, che tiene alto il grado di confidenza con l’elettorato: abbondano le interiezioni, le ripetizioni delle vocali (GRAZIEEEEEE) e dei punti interrogativi o esclamativi (???). Nel parlato, ancora, si possono individuare alcuni caratteri fissi, come il ripudio del gergo politico in favore di un linguaggio da strada, adatto a qualsiasi persona, dal giovane inesperto all’anziano; l’utilizzo di parole scanzonate, banalizzanti nonché di espressioni dialettali, che danno l’idea di spontaneità e di sincerità; il riferimento frequente ai numeri (es. «i milioni […]

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Attualità

Fake news, è allarme. Trump si scaglia contro i social

È di nuovo scontro tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i colossi mondiali del web per via della diffusione di fake news. Dopo le accuse a Google, ora è il turno dei social media più diffusi al mondo: Facebook e Twitter. Stando alle parole del Presidente, sia il motore di ricerca che i nuovi media sarebbero “truccati” perché privilegerebbero articoli, post e commenti offensivi e denigratori nei confronti della sua persona e del suo Governo. Ciò “è molto pericoloso“, avrebbe così commentato. Il tutto sembra essere nato da una ricerca condotta dallo stesso Trump, che digitando il suo nome sul web si sarebbe imbattuto solamente in quelle che a suo dire fossero notizie false. Nello specifico il Presidente ha affermato che il 96% dei risultati su “Trump news” proviene da media di sinistra e che secondo lui Google, Facebook e le altre piattaforme online stiano a poco a poco “annullando le voci dei conservatori“. Immediata la risposta del motore di ricerca. I vertici di Google hanno infatti dichiarato che loro non seguono e non prediligono alcuna ideologia politica e che si impegnano al massimo per migliorare il proprio algoritmo per fornire agli utenti i migliori risultati possibili. Ma siamo davvero circondati dalle fake news come afferma il Presidente Trump? Con l’espressione fake news si fa riferimento alla circolazione di dati, informazioni e notizie false o ingannevoli. Quelle che un tempo venivano semplicemente chiamate “chiacchiere da bar” o “bufale” oggi con l’avvento di Internet si sono moltiplicate e molto spesso possono causare diversi problemi. Non solo il Presidente degli Stati Uniti ma anche cittadini comuni possono vedere tramite un blog o un post su Facebook rovinata la propria reputazione o semplicemente essere informati male su determinati argomenti. Quello che – forse – può essere considerato il primo caso di fake news risale al 1814, quando in pieno periodo napoleonico un uomo vestito da ufficiale si presentò in una locanda a Dover e affermò la sconfitta e la morte di Napoleone. La notizia scosse tutti i presenti e in poche ore fece il giro d’Europa, causando alla fine solo grande imbarazzo e diversi problemi. Sebbene siano trascorsi ormai secoli, sembra però siano ancora in molti a comportarsi come quell’uomo vestito da ufficiale. Risale a poche settimane fa il crollo del Ponte Morandi a Genova e anche in quell’occasione purtroppo non sono mancati gli utenti del web che hanno voluto diffondere nomi, dati ed informazioni non veritiere che in pochissimo tempo hanno fatto letteralmente il giro del mondo. Dalla locanda a Dover alla scrivania della propria abitazione il passo è stato quindi molto breve e, nonostante Internet, i social e i nuovi mezzi di comunicazione siano stati creati con intenti positivi, per accorciare le distanze e unire le persone creando vere e proprie reti, ad oggi la situazione sembra essersi ribaltata. La disinformazione dilaga e anche se si sta correndo ai ripari con nuovi algoritmi e maggiori controlli, in molti ormai sono diventati diffidenti. I nuovi media stanno diventando davvero sempre meno affidabili? […]

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Animali in via di estinzione: come sarà il mondo tra dieci anni?

Provando a immaginare come potrebbe essere il mondo tra dieci anni, un pensiero particolare va agli animali in via di estinzione, che è nostro dovere tutelare. Il benessere di ogni specie, infatti, deriva dall‘equilibrio del Pianeta nella sua totalità. Di varia natura sono i fattori che minacciano la scomparsa di alcune famiglie animali, tra i quali la distruzione degli habitat, l’inquinamento, il commercio illegale e il bracconaggio, che interessa soprattutto le specie come gli elefanti e i rinoceronti, cacciati e uccisi alla ricerca di materiali preziosi. Un gravoso fattore di rischio è la deforestazione, operata nelle aree più sensibili del Pianeta, come l’Amazzonia o l’Indonesia, dove gli incendi mettono in pericolo gli orango e i gorilla per dare spazio alle coltivazioni intensive. L’orango di Sumatra, diventato un simbolo, è una delle specie più a rischio dal 2016. Ogni anno l’IUCN (International Union for Conservation of Nature) stila una Lista Rossa di animali in via di estinzione, denunciando che ad oggi è minacciato il 23% dei mammiferi e il 12% degli uccelli. Il nobile progetto del WWF a difesa degli animali in via di estinzione L’associazione che si contraddistingue da sempre per la difesa del Pianeta è il WWF, fondata da Peter Scott in onore del panda ospite dello Zoo di Londra. Il WWF ha una forte convinzione: non si salvano le specie se non attraverso la tutela e la conservazione degli habitat naturali. L’indiscriminata attività umana arreca danni ad ogni parte della Terra, soprattutto nelle foreste tropicali, i cui effetti devastanti provengono dall’inquinamento da deposizioni di ossidi di azoto. Per ovviare al problema sono state adottate spesso strategie pericolose, come quella di introdurre specie “aliene” (non autoctone) in tutto il mondo, col risultato di sconvolgere un perfetto ecosistema. La perdita di alcune specie non va sottovalutata solo in termini biologici, ma anche economici e culturali: la tartaruga marina, il gorilla e la tigre veicolano un importante valore ecologico e simbolico. Molte specie, poi, sono fondamentali per il sostentamento di un popolo. L’obiettivo a lungo termine si propone di stimolare le istituzioni e i singoli enti locali ad avere cura del proprio territorio e del proprio patrimonio animale e vegetale, preservando gli habitat e le vite di milioni di animali. Un Pianeta da difendere: i fattori determinati dell’estinzione di alcune specie Il WWF indica una lista di venti animali in via di estinzione, tra cui lo squalo, la tigre, il rinoceronte, il tonno rosso, l’orso polare, la tartaruga e il panda gigante. La tigre, posizionata al primo posto, si è quasi estinta: quattro specie sono completamente scomparse e oggi ne restano 3000 esemplari. La minaccia maggiore proviene dai cacciatori, che prelevano ossa, organi e pelle per grossi guadagni economici. La tartaruga liuto, in grado di nuotare per lunghissime distanze, è diminuita drasticamente, da 150.000 a 20.000 esemplari, confondendo la plastica che galleggia nell’oceano col cibo da portare ai piccoli. Molta preoccupazione desta anche l’elefante indonesiano, a causa della deforestazione, della caccia incontrollata e dei maltrattamenti che subisce, ed è possibile che fra […]

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Attualità

Reddito di cittadinanza: cos’è e come funziona

Il reddito di cittadinanza, l’aiuto economico che verrà destinato dal governo a 9 milioni di famiglie italiane in stato di indigenza, prive di reddito o con un reddito troppo basso, è stato al centro del dibattito politico e della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle che alle scorse elezioni del 4 marzo 2018, col 32% dei voti, è divenuto la prima forza politica del paese (e c’è chi addebita proprio alla promessa del reddito di cittadinanza la vittoria del Movimento 5 Stelle, che ha conquistato una schiacciante maggioranza proprio nelle regioni del centro-sud maggiormente colpite dalla piaga della disoccupazione), stringendo un patto di governo con la Lega, capitanata da Matteo Salvini, il partito che, all’interno della coalizione di centro-destra, ha totalizzato il maggior numero di voti (17%). Ben oltre la campagna elettorale, il leader politico del Movimento 5 Stelle e attuale Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, nonché vicepremier, Luigi Di Maio, definendo il reddito di cittadinanza una necessaria misura di contrasto della povertà, lo ha inserito con priorità tra gli obiettivi del contratto di governo, sottoscritto dai leader delle due forze politiche al governo, e potrebbe forse vedere la luce già nel 2019, contro le previsioni di chi credeva che l’argomento, per mancanza di fondi, non potesse entrare davvero nel dibattito politico e restasse dunque legato alla campagna elettorale e agli slogan di piazza. Ma vediamo subito di cosa si tratta, a chi spetterà e come funziona il reddito di cittadinanza. Reddito di cittadinanza: chi potrà richiederlo e secondo quali criteri? Il reddito di cittadinanza è una misura economica che cercherà da un lato di sostenere economicamente i nuclei familiari più fragili e vessati dalla povertà, dall’altro di ridare dignità al lavoro e favorire la formazione professionale attraverso corsi professionalizzanti, per combattere l’emarginazione e l’esclusione dei disoccupati e favorirne l’inclusione nel mondo del lavoro. Ma chi potrà beneficiarne? Secondo i dati ISTAT, si può parlare di povertà in Italia al di sotto dei 780€ al mese di reddito. Tale cifra varia, naturalmente, al variare del numero dei componenti del nucleo familiare e, all’aumentare del numero dei componenti del nucleo familiare -in particolar modo nel caso in cui ci siano minori a carico-, aumenta la cifra sotto la quale si possa parlare di povertà. Il reddito di cittadinanza prevede dunque l’erogazione di un contributo economico tale che ogni famiglia possa raggiungere questa cifra. Potrà richiederlo qualsiasi maggiorenne, che sia disoccupato o inoccupato, con un reddito mensile inferiore ai 780€, e ciò vale, naturalmente, anche per i pensionati con la minima pensione prevista, per i quali si parlerà dunque di “pensione di cittadinanza”. Ancora, il reddito di cittadinanza verrà in aiuto di quei lavoratori, part-time o full-time, che siano sottopagati, erogando loro la somma sufficiente a raggiungere la cifra di 780€ mensili, e saranno previsti vantaggi per le aziende che decideranno di assumere lavoratori beneficiari del reddito di cittadinanza. Per ottenere il reddito di cittadinanza, occorrerà essere iscritti ad un Centro per l’impiego e rendersi subito disponibili al lavoro, iniziare […]

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