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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 840 articoli

Attualità

Divagazioni Superflue: racconti sparsi di Frank Iodice

Divagazioni superflue è l’ultima, nuova opera letteraria partorita dallo scrittore Frank Iodice e pubblicata per Eretica Edizioni. Nasce, Divagazioni superflue, dopo una gestazione dai limiti temporali effimeri e sfumati, poiché è una raccolta di racconti sparsi, nel mondo e nel tempo. Sono infatti, quelli in Divagazioni superflue, racconti già pubblicati su riviste oppure inediti; scritti in Francia o anche dall’altra parte del mondo, a Buenos Aires (La Catedral del tango, pag.99) Come dichiarato da lui stesso, l’elemento autobiografico (La figlia di Rapaccini, pag. 9, è dichiaratamente autobiografico) dirige l’ispirazione di Frank Iodice, guardiano notturno nella città di Nizza, in Francia. La notte è la compagna della sua penna. Prendono così le forme dell’oscurità i suoi personaggi e l’atmosfera che esala ognuno di questi racconti, che non emanano luce se non quella del mistero di volti incontrati nella hall di un albergo o per le strade contraddittorie di città sudamericane, è quella macabra dei sottopassaggi ferroviari. L’impuro di questa raccolta, per non dire la sua sozzura o ancora semplicemente l’”umano”, è visivo: la copertina ce ne dà solo un’anticipazione, esattissima. Si intitola Cacacuo – Sapore di casa, il suo autore è Alessandro Bellucco e a sceglierla è stato lo stesso Frank Iodice: ha visto in essa tutta la bestialità racchiusa in Divagazioni Superflue. Cacacuo – Sapore di casa è facile da associare a un preciso racconto: si intitola Il mignolo rotto, a romperselo è Sabina mentre va in bici. Qui l’autore è interpellato chiaramente, in un racconto che diventa un interloquire con un altro sé immaginario che prende tante forme quante il lettore può intuirne. Un interlocutore che sbotta come esausto: «Frank, tu racconti soltanto storie, non credo a nulla di quello che dici». Divagazioni Superflue: come un veilleur de nuit è poeta Fermenta di vita Divagazioni superflue di Frank Iodice, vita autobiografica o vita che gli scorre davanti, da una hall di un albergo all’altra. Ma in questa raccolta la realtà non è distinguibile dalla fantasia, poiché hanno qualcosa di magico o di fantastico i suoi personaggi, come ricoperti da un velo di mistero che rimane il segreto inconfessabile che passa tra loro e lo scrittore, cavie di cui indebitamente si serve per arricchire il suo scrigno di visioni. Ma labile è anche il confine tra l’autobiografico e la vita di cui Iodice si fa testimone non richiesto: la prima persona che si intromette tra il lettore e i personaggi si confonde con esso o prende forme vive e palpabili, ma soprattutto uditive, si fa voce e il lettore non più legge, ascolta. È una voce netta e distinguibile, ha toni propri e il suo timbro è unico. Eppure nel suo confondersi, la voce di Frank Iodice non poteva essere più chiara di così. Ma la notte o la prima persona, sono solo due dei tanti leitmotiv in Divagazioni superflue: ci troviamo quasi sempre a Nizza- tranne che per alcuni racconti come Divagazioni superflue, pag. 54, qui siamo a Montevideo- è quasi sempre notte, gli occhi sono quasi sempre quelli […]

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La maestra licenziata e il siparietto di un’Italia bigotta

La maestra d’asilo, licenziata nel Torinese in seguito alla diffusione di un video privato che la ritraeva in un momento d’intimità, è l’ennesima vittima di un Paese bigotto e incivile. Gli attori di questa vicenda sono, più o meno, gli stessi che partecipano ad ogni caso di Revenge Porn, di “vendetta pornografica”. Ma, forse, dovremmo dire: in ogni episodio in cui un uomo si arroga il diritto di diffondere fotografie o video che ritraggono una donna (partner, fidanzata, ex o finanche sconosciuta) in momenti d’intimità. Sì, perché più che di “vendetta”, si tratta – profondamente – dell’idea malsana per cui del corpo di una donna si può disporre a proprio piacimento, e dei momenti di intimità (che magari si sono condivisi) si può fare sfoggio con i propri amici, con altri uomini. È un vero e proprio esercizio di potere sulla libertà delle donne. E non è nemmeno “pornografia” perché la pornografia di norma è consensuale, mentre insistere sul porno significa legare il corpo femminile a un consumo di tipo erotico: infatti, nei vari gruppi, viene diffuso e sessualizzato qualsiasi tipo di immagine ritragga una donna, con epiteti degradanti e misogini. Il protagonista indiscusso di questa vicenda è l’uomo. Badate bene, l’uomo. Non la donna di cui viene morbosamente sottolineato il lavoro, cosicché possa apparire in antitesi (al limite dello scandaloso) con le parole digitate immediatamente dopo:”video hard”. Il protagonista della storia è, dunque, quell’uomo che decide di condividere nella “chat del calcetto” alcune foto e un video che ritraggono la sua ex partner per “puro intrattenimento maschile” e, inutile ribadirlo, senza il consenso di quest’ultima. Tra gli altri uomini che usufruiscono della condivisione, uno riconosce la donna come la maestra d’asilo di suo figlio e coinvolge sua moglie. E cosa fa, a questo punto, la seconda donna coinvolta nella vicenda? Diffonde a sua volta le foto e il video – allargando il bacino di “utenti”, violandone ancora una volta la privacy, perseverando nell’insano e squallido “gioco” – e comunica il tutto alla preside della scuola. E cosa fa, a questo punto, la terza donna coinvolta nella vicenda? Licenzia la maestra. Ovviamente, l’inchiesta e le indagini scaturite dalla vicenda hanno condotto a un processo in cui cinque persone rispondono – a vario titolo – di diffamazione, violenza privata e divulgazione di materiale privato. In particolare, l’ex fidanzato è stato condannato allo svolgimento di lavori socialmente utili e al risarcimento alla donna. Tralasciando le vicende giudiziarie, il punto focale dell’episodio (e del fenomeno in generale) sono i suoi aspetti e sviluppi socio-culturali. “Non potevo credere che una maestra facesse certe cose” – ha dichiarato il marito della donna che ha nuovamente diffuso le foto della ventiduenne fino al suo licenziamento – “Se si inviano certi video, si deve mettere in conto che qualcuno li divulghi”. Dunque, se si decide di fotografare il proprio corpo o di condividere momenti di intimità con il proprio partner o chicchessia, si deve mettere in conto che qualcuno compia un reato? E, in particolare, se si è una maestra o […]

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Olio di Pompei: Alberto Angela ne annuncia la scoperta

La scoperta dell’olio d’oliva più antico del mondo nei depositi del Museo Archeologico di Napoli, annunciata da Alberto Angela sul suo profilo Facebook, rischiara questi tempi di cattive notizie e polemiche spesso sterili: è di pochi giorni fa, infatti, la conferma di autenticità del campione di olio d’oliva, in cui l’amato divulgatore si era casualmente imbattuto nel 2018. Come è noto, il MANN custodisce le più ricche collezioni provenienti dagli scavi archeologici del Vesuvio; in particolare, la Collezione dei Commestibili, che conserva materiali organici edibili – ovvero forme di pane, frutti, semi e avanzi di cibo, fragilissimi e facilmente deperibili – provenienti da Pompei ed Ercolano, è tra le più complete raccolte di reperti organici di epoca romana, a lungo esposta nel corso del 2018-2019 nella mostra Res Rustica. Archeologia, botanica e cibo nel 79 d.C., concepita come un autentico percorso di archeobotanica. La sua collocazione ha conosciuto molteplici vicissitudini a partire dal Settecento: i reperti, infatti, sono stati oggetto di varie soluzioni di allestimento, dal Gabinetto de’ preziosi nelle stanze dell’Herculanense Museum, ubicato nella Reggia di Portici, dove comparivano insieme a gemme, oreficerie e preziosi vari, fino al trasferimento presso l’attuale MANN nel primo decennio dell’Ottocento, dapprima in collocazioni contestuali con vetri e oggetti osceni, poi nella Sala del Gran Plastico di Pompei, accanto ad affreschi e bronzetti scelti tra l’instrumentum domesticum, quale concreto esempio della vita quotidiana pompeiana. Un team multidisciplinare ufficializza la scoperta Ebbene, da questa collezione di raro pregio, sottratta all’ammirazione del pubblico nel 1989 a seguito della chiusura della Sala del Plastico e in parte trasferita nel Laboratorio di Scienze di Pompei, in parte riportata al MANN all’interno di camere climatizzate, è riemersa una bottiglia di vetro di epoca pompeiana, che lasciava intravedere al suo interno del materiale solidificato perfettamente conservatosi. Essa si è offerta fortuitamente alla vista di Alberto Angela, impegnato nel 2018 nelle riprese di un servizio per SuperQuark sui depositi del MANN, nello specifico presso il settore dei reperti in vetro. «Avevo intuito subito – chiarisce lo stesso Angela sul suo profilo – la portata scientifica e storica di quel reperto dimenticato nei depositi. Quella bottiglia si trovava nel Museo dal 1820, quando era stata scoperta durante alcuni scavi di età Borbonica e collocata in questi sterminati depositi assieme a migliaia di altri reperti. Di quella bottiglia si era poi persa la memoria e, soprattutto, nessuno l’aveva mai studiata». Angela prosegue, poi, dando informazioni più specifiche sulle caratteristiche del liquido contenuto nel reperto vitreo: «Non sapevo cosa fosse quel materiale dentro la bottiglia. Essendo la sua superficie un po’ in pendenza, avevo pensato che, in origine, si trattasse di una sostanza liquida e che la bottiglia, nella violenza dell’eruzione, fosse stata sepolta semi adagiata, rimanendo in quella posizione per secoli e portando quindi il liquido a solidificarsi inclinato». Ne è sorta, così, una collaborazione, promossa entusiasticamente dal direttore del Museo Paolo Giulierini, tra il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli e il MANN, al fine di analizzare il contenuto della […]

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La Polonia in piazza per il diritto all’aborto

Le proteste a Varsavia e dintorni per il diritto all’aborto Lo scorso trenta ottobre più di centomila persone hanno affollato le strade e le piazze di Varsavia, la capitale polacca: protestavano contro una recente sentenza della Corte Costituzionale, che di fatto ha reso praticamente impossibile ricorrere al diritto di aborto, in quello che è già uno dei paesi più conservatori d’Europa, dalla storia particolarmente intricata. Una giornata storica, il trenta ottobre del 2020, per lo stato europeo. Così tante persone infatti non si vedevano in giro, per manifestare contro o per una causa comune, dai tempi della caduta del muro di Berlino. Quella polacca è infatti una storia sofferta, di un popolo che più e più volte nel corso della propria esistenza si è visto distruggere tutto quel che aveva, d’innanzi ai propri occhi, per poi ricominciare daccapo. È la storia di un popolo che è stato invaso per primo dalle forze del Terzo Reich, generando lo scoppio della seconda guerra mondiale; ma anche di chi, finito quel conflitto, ha vissuto più di quarant’anni sotto l’egemonia comunista, quale stato satellite del blocco sovietico, alla totale egemonia di Mosca. È la storia di un popolo sofferto, quello polacco, che tuttavia non ha mai perso del tutto quello che è a tutt’oggi uno degli elementi cardine della propria identità nazionale: la fede cristiana, cattolica in particolare, a differenza dei vicini tedeschi e russi, rispettivamente cattolici ed ortodossi per la maggiore. Il ruolo giocato dal cattolicesimo in Polonia è infatti estremamente importante anche al giorno d’oggi, e fondamentale per capire le proteste che continuano anche in questi giorni. Grazie ad un patto tacito, unico tra i paesi del blocco sovietico, tra Chiesa e Partito comunista, il cattolicesimo continuò ad essere praticato per tutto il dopoguerra, e le maggiori vicende del paese di quell’epoca sono legate imprescindibilmente alla fede: l’elezione di Karol Wojtyła, alias Giovanni Paolo II, alla carica pontificia e il movimento operaio Solidarność, di forte matrice cattolica e che contribuì alla caduta del regime, grazie all’opera del suo leader Lech Wałęsa, premio Nobel per la pace. Il cattolicesimo esercita un’influenza fortissima sulla vita sociale del paese Ancora oggi le parrocchie, soprattutto nelle aree rurali del paese, fungono da perno della vita sociale e garantiscono servizi di assistenza alla popolazione in ambito sociale, sanitario ed educativo. Praticamente in Polonia si è passati, nell’arco di trent’anni, da un regime comunista a un esecutivo di destra e dai modi praticamente autoritari, ma che di fatto esercita il potere avvalendosi delle stesse opzioni di prima. Le migliaia di persone viste a Varsavia e nei maggiori centri del paese negli scorsi giorni infatti sono scese in piazza per manifestare contro la sentenza della Corte, che ha dichiarato illegittimo il ricorso alla pratica abortiva anche nel caso di malformazione del feto. Per le donne sarà possibile ricorrervi solo nel caso di incesto o di stupro, ma vai a capire se e come quest’ultimo sarà riconosciuto, in uno stato dai tratti così conservatori. La vicenda polacca è estremamente interessante perché rispecchia moltissimo […]

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Francia: corsa alle librerie prima del secondo lockdown

Francia: i francesi fanno scorta di libri, non considerati beni di prima necessità. A partire dallo scorso 30 ottobre, come sappiamo, la Francia è stata sottoposta ad un secondo lockdown a causa dell’impressionante aumento dei contagi, pertanto la popolazione è tenuta a restare in casa e ad uscire in circostanze di necessità o per l’acquisto di beni primari. Ciò ha comportato la chiusura di tutte le attività non ritenute indispensabili e tra queste, malauguratamente, vi sono anche le librerie, le quali lamentano forti cali degli incassi, a favore del magnate Amazon, il quale continua, indisturbato, il proprio servizio di e-commerce online. Tale situazione di disagio economico è stata denunciata dal Sindacato delle Librerie Francesi, le quali hanno richiesto più volte al Presidente Macron di rivedere le proprie scelte, in quanto alcune tra le storiche librerie indipendenti francesi risulterebbero, ormai, al collasso: tra queste, la famosissima “Shakespeare and Company“, libreria parigina, calamita per i turisti e angolo di storia letteraria per gli appassionati di Walt Whitman, Francis Scott Fitzgerald e molti altri autori del ‘900 che amavano frequentare questo gioiellino situato nel quartiere Notre-Dame della Ville Lumiére. Vista la situazione, i francesi si sono recati presso le librerie, facendo il pieno di libri e si sono resi protagonisti di uno scatto divenuto virale nei giorni scorsi che li raffigura in coda, sotto la pioggia, rispettando le distanze sociali, in paziente attesa di entrare nella catena di librerie francese Le Furet du Nord nella Grand Place di Lille. Delle code fuori le librerie hanno parlato anche grandi giornali come “Le Parisien”, il quale ha dato spazio ad un reportage sull’argomento, riportando le testimonianze degli acquirenti pronti a sostenere il settore della cultura, tramite piccoli o grandi acquisti. Più volte è stato ribadito, in Francia, come nel nostro Belpaese, quanto il mondo della cultura si sia impegnato a rispettare tutte le norme anticovid, al fine di riuscire a convivere con il virus, anziché essere costretti a chiudere i battenti per una cattiva gestione della pandemia, ma purtroppo questo immenso sforzo non è stato apprezzato ed esattamente come nel nostro paese a risentirne sono gli unici spiragli di apertura verso la conoscenza che da sempre è l’unica chiave per la sopravvivenza.

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Jonathan Galindo: la nuova challenge mortale sul web

Dopo i noti fenomeni del “black web”, quali “Blue Whale” nel 2016 e “Momo Challenge” nel 2018, sembra che una nuova pericolosa challenge online si stia diffondendo sui social network: si tratta di “Jonathan Galindo”, il nuovo gioco della morte, che indurrebbe i giovanissimi utenti ad atti di autolesionismo. Dopo aver fatto la sua comparsa sulle testate giornalistiche italiane in estate, il pericolo “Galindo” torna a seminare ansia e timore tra i genitori, in seguito al suicidio di un ragazzino di 11 anni, avvenuto a Napoli lo scorso 30 settembre. Il messaggio raccapricciante lasciato dalla giovane vittima ai genitori prima di compiere il gesto estremo induce la Procura di Napoli ad avviare indagini per comprendere se effettivamente sussista un nesso tra il suicidio e la nuova challenge mortale, che stavolta vestirebbe il volto di Jonathan Galindo: «Mamma, papà vi amo, ma devo seguire l’uomo col cappuccio». Queste le inquietanti parole, che lasciano presagire il ritorno sul web di nuove impressionanti figure, che si servirebbero della vulnerabilità dei più giovani per attaccarli e spingerli ad atti inconsulti. Ma cosa o chi è Jonathan Galindo? Jonathan Galindo. Cos’è e come nasce la maschera L’ultima sinistra incarnazione delle “sfide mortali” sul web, diffuse particolarmente tra i giovani utenti dei social network, assume il nome di Jonathan Galindo. Del vecchio Blue Whale riprende il gioco autolesionista e di Momo Challenge la personificazione inquietante: in questo caso, una maschera rappresentante l’immagine di una specie di Pippo della Disney, dal sorriso sinistro e sul capo un cappuccio nero (come descritto dal ragazzino suicida di Napoli). Tale personaggio adescherebbe le sue giovani vittime (dai 10 ai 15 anni di età) richiedendone l’amicizia sui diversi profili social, da Facebook a Tik Tok. Una volta accettata la richiesta, l’arbitro della challenge esordirebbe con un messaggio privato in chat: «Vuoi fare un gioco?». Secondo alcune testimonianze, Galindo cercherebbe di approcciare alle vittime spaventandole, dimostrando di conoscerne il domicilio e anche l’indirizzo IP. Una volta adescate, entrerebbero in un circuito, dal quale sembrerebbe non sussistere possibilità di scampo: nel gioco proposto vengono lanciate sfide (le challenge appunto) e prove di coraggio, che sfociano in comportamenti autolesionisti, giungendo anche al suicidio. I ragazzini entrano pertanto in una spirale di paura e vero e proprio lavaggio del cervello, fino a un punto di non ritorno. Ma chi c’è dietro lo pseudo volto di Jonathan Galindo? Il suo nome esplode sul web nell’estate 2020, ma già nel 2017 comincia a farsene menzione, con epicentro di ricerche in America Latina. Il rinnovato interesse poi al suo nome si deve al suo successo su Tik Tok di un utente registrato nel 2019 come “jonathangalindo54”. Da quel momento, cominciano a proliferare account con nomi simili, così che Galindo, nell’estate 2020, si conferma come un fenomeno “creepypasta”, ossia una leggenda metropolitana online a sfondo macabro, con l’associazione alle challenge online che ricordano i già citati Blue Whale e Momo. Ma proprio come per Momo, il macabro travestimento nulla ha a che fare con la sfida della morte. Il […]

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Moda sostenibile ed etica: un importante passo verso il futuro

Moda sostenibile: perché è importante il cambiamento concreto e concettuale nella moda, al fine di tutelare i lavoratori, i consumatori e l’ambiente e come intervengono al riguardo i capisaldi del settore. La sostenibilità risulta essere un tema caldo dei nostri giorni ed è la parola chiave della moda, il secondo settore al mondo per inquinamento, causato dal fenomeno della “fast fashion”, così definito per la rapidità di produzione e la brevità di durata del capo prodotto. Altro aspetto di tale fenomeno, da non sottovalutare, è lo sfruttamento minorile, e non solo, dei lavoratori, i quali per far fronte ai fulminei ritmi di produzione lavorano con turni estenuanti, guadagnando dei salari bassissimi, in condizioni di scarsa igiene, in luoghi periferici del mondo, in quanto le grandi aziende, da sempre, ricorrono alla produzione dislocata per abbattere i costi ed ottenere maggiori guadagni, tenendo le proprie attività illecite lontane da occhi indiscreti. Basti pensare che, secondo lo studio effettuato da Report, la produzione di denim è localizzata per il 24% in Cina, per il 18% in Pakistan, per il 12% in Turchia e seguono India e Giappone. L’enorme impatto ambientale del settore tessile è causato dalle emissioni di CO2 delle fabbriche, dal dispendio di acqua durante la produzione (a tal proposito per una maglietta dal costo di 5€ occorrono 3.900 litri d’acqua) e da alcune sostanze nocive e non biodegradabili, contenute negli indumenti, che non vengono smaltite correttamente e si accumulano nelle acque reflue o, in taluni casi sulla pelle, causando malattie nel lungo periodo: parliamo di sostanze come i coloranti, i clorobenzeni, il piombo, il mercurio e il cromo. Pertanto è chiaro che il problema non riguardi solo l’industria, bensì gli stessi consumatori, che in grande maggioranza, ignorando l’entità del problema, finiscono per sovvenzionare tali processi produttivi, tramite l’acquisto di capi dal prezzo vantaggioso e dalla semplice reperibilità, contribuendo a finanziare il disastro ambientale. Tante aziende inneggiano all’acquisto compulsivo, vero e proprio cancro della nostra epoca consumistica, proponendo capi a prezzi stracciati che convincono il cliente, ma nascondono il lavoratore sottopagato e non includono i costi per la tutela ambientale. La moda sostenibile nasce proprio dalla necessità di portare un vero cambiamento e attinge all’ecosostenibilità e all’etica per esprimere il proprio concept. Essa ha l’intento di rivoluzionare il settore in modo tale da instaurare un rapporto equilibrato tra l’ambiente, i lavoratori e i consumatori. Tra i principali obiettivi vi è l’utilizzo di sostanze biodegradabili e naturali, provenienti da filiere controllate, allo scopo di ottenere capi di qualità e di inquinare drasticamente meno; migliorare le condizioni lavorative nelle fabbriche, garantendo uno stipendio e delle forme di tutela concrete; incentivare il consumatore all’acquisto consapevole, evitando un’eccessiva produzione di indumenti; contribuire all’iniziativa del singolo, a partire da semplici azioni quotidiane per la salvaguardia dell’ambiente. A tal proposito, negli ultimi anni vi sono diversi brand low-cost che hanno intrapreso un percorso, seppur ancora lungo, volto alla sostenibilità, tra questi è possibile citare Zara, H&M, Benetton e molti altri, i quali si sono impegnati a migliorare le proprie […]

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Mascherine fai da te: come realizzarle in casa

Le mascherine oramai accompagnano le giornate degli italiani e sono sempre più numerosi i modelli realizzati con materiali di riciclo, che consentono di creare dei bellissimi ed originali modelli fai da te. Ricordiamo a tal proposito che nel nuovo DPCM a firma Conte, secondo quanto descritto nell’articolo 3: “Per la popolazione generale potranno essere utilizzate, in alternativa alle mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso”. Mascherine fai da te, tanti modelli per ogni esigenza Durante gli scorsi mesi del lockdown il web era colmo di immagini ritraenti mascherine fai da te realizzate con i materiali più disparati, sempre più colorate e, per quanto possibile, comode. Realizzare una mascherina in casa è piuttosto facile, ma il risultato finale dipende sempre dalla bravura di chi le realizza. Esistono vari modelli: da quelle rettangolari, che richiamano le cosiddette mascherine chirurgiche (utilizzabili per un massimo di quattro ore) a quelle a forma di becco, più complicate da realizzare. Altrettanto numerosi sono i tessuti utilizzati. Dal semplice panno in cotone agli asciugamani in tela, dalle federe ai tessuti in flanella, dalle lenzuola ai jeans. Anche per quanto concerne i filtri interni alle mascherine fai da te i materiali usati sono disparati; dai filtri del caffè alle salviette umidificate, ma lasciate ad asciugare al sole o al microonde. Oltre a quelli elencati, gli scienziati e gli esperti del settore negli ultimi tempi hanno mostrato particolare attenzione nei confronti dei sacchetti HEPA ossia quelli utilizzati all’interno dell’aspirapolvere. Le mascherine fai da te possono essere realizzate sia a mano, sia utilizzando la macchina per cucire. Come abbiamo detto precedentemente, crearne una è semplice e per farlo sono necessari: un ago e un fiilo, tessuto, filtro ed elastici. Un altro procedimento facile e divertente, che può essere realizzato anche con i bambini, prevede l’utilizzo di un piatto e ovviamente della stoffa. La realizzazione della mascherina fai da te con la stoffa con il piatto è facile. Bisognerà appoggiare il piatto sulla stoffa e disegnare un cerchio, tracciando il contorno esterno del piatto. Ritagliare poi la sagoma e dividerla in quattro sezioni, ripiegandola a metà per due volte. Conclusi questi passaggi, si avranno degli spicchi, da cucire a coppia, lungo la parte tondeggiante. A questo punto basterà farli combaciare, lasciando qualche centimetro libero e aggiungere gli elastici lateralmente. Mascherine: alcuni dei principali procedimenti per realizzarle Per creare una mascherina personalizzata è necessario prima di tutto realizzare un rettangolo di circa 31 cm e 18 di larghezza con il tessuto scelto; fatto ciò, si proseguirà inserendo il filtro scelto e ripiegando il rettangolo su se stesso (dividendolo a metà). Lateralmente sarà poi posizionato l’elastico, cucendo successivamente i lembi. Questa indicata è una delle mascherine più semplici da assemblare, per la quale non serve l’ausilio della macchina per cucire. A questo punto, prima di proseguire è importante menzionare […]

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Cile: ¡Quiere usted una Nueva Constitución!

In Cile trionfa il “Sì” al referendum per riformare la Costituzione di Pinochet. Alla domanda «Quiere usted una Nueva Constitución?» («Vuole una nuova Costituzione?»), più dei tre quarti degli elettori ha risposto «apruebo», sì, “approvo”. Una vittoria schiacciante, del 79,24% (con un flusso di affluenza intorno al 50%), che vedrà la nomina dei 155 membri dell’Assemblea Costituente nell’aprile del prossimo anno. La seconda domanda referendaria, infatti, riguardava proprio la scelta dei membri che redigeranno la nuova Costituzione, se gli attuali Parlamentari o una nuova Assemblea apposita. I Cileni hanno deciso di fare tabula rasa: l’Assemblea sarà composta al 100% da membri estranei al mondo della politica e delle istituzioni, scelti attraverso un voto popolare, sulla base di un criterio di parità di genere e con una rappresentanza di delegati delle popolazioni indigene, e il risultato del suo lavoro sarà sottoposto da un secondo referendum (di ratifica popolare) che si svolgerà nel secondo semestre del 2022. Nell’ottobre del 2019, decine di migliaia di persone scesero in piazza in tutto il Cile con la richiesta di più welfare e meno oligopoli. Le proteste, scoppiate in seguito a un aumento del prezzo dei trasporti pubblici, durarono per settimane, nonostante le restrizioni imposte per la pandemia da Covid-19, e portarono il consenso del Governo di Sebastian Piñera ai minimi storici, intorno all’8%. Dopo il risultato del referendum, il Presidente Piñera (che ha accolto ministri legati a Pinochet e si è mosso con quella linea di politica economica che l’ondata conservatrice in America Latina ha adottato in molti Stati) ha dichiarato: «I Cileni hanno espresso la loro volontà, scegliendo un’Assemblea costituente che avrà piena uguaglianza tra uomini e donne per redigere una nuova Costituzione. Ciascun voto ha avuto lo stesso valore, ha trionfato la cittadinanza e la democrazia, l’unità sulla divisione, la pace sulla violenza. Questo trionfo della democrazia ci deve riempire di gioia e speranza, perché abbiamo dimostrato che il dialogo è più fecondo dell’intolleranza». I tre pilastri di questa ripartenza saranno: la riscrittura di una nuova Carta senza traumi (quella di Pinochet nacque in un contesto di violenza e gravi soprusi nel 1980 ed è diventata poi simbolo della paralisi del sistema economico-sociale Cileno); il “recupero della legittimità politica della società Cilena” (come spiega Vicky Murillo, direttrice dell’Istituto latinoamericano della Columbia University); la “redistribuzione di poteri e beni pubblici”, ben illustrata da Miriam Henriquez, giurista dell’Università Alberto Hurtado. Cile: ¡Quiere usted una Nueva Constitución! La nuova Costituzione tutelerà la popolazione, le istituzioni e la libertà di parola. Quella di Pinochet, infatti, favoriva il privato a danno del pubblico, la classe imprenditoriale a scapito dei dipendenti, e concentrava nelle mani dell’esecutivo (che dipendeva direttamente dalla Presidenza), molti diritti fondamentali. Sul piano economico, si avvaleva della collaborazione dei “Chicago boys”, una vera e propria scuola di iper-liberismo. La sera del 25 ottobre scorso, alla diffusione delle prime proiezioni che confermavano la schiacciante vittoria del “Sì”, migliaia di persone si sono riversati nelle strade del centro di Santiago e di molte altre città del Cile (Iquique, La Serena, Valparaíso, […]

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Luigi e Ugo: Napoli con altri occhi

Luigi e Ugo non sono il simbolo di una terra che da anni è martoriata dalla criminalità. Sono dei ragazzi che hanno sbagliato e finiscono per essere parte di un retaggio culturale che spesso giustifica o tende a incasellare gli eventi in una dimensione cromatica che prevede il bianco e nero, senza ulteriori sfumature. Ed ecco che alcune vicende si riducono a sentenze e le sentenze diventano avvenimenti che si replicano, senza riflessione. Per questo poi è importante cambiare prospettiva, accogliere i fatti per come sono e poi comprenderli nel più dignitoso rispetto della vita.

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