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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 1068 articoli

Attualità

Cassazione: “Nessuna aggravante se la vittima di stupro si è ubriacata volontariamente”

Due uomini, una ragazza, una sera come tante, a cena. Quattro chiacchiere, cibo e qualche bicchiere di troppo. Poi, il dramma: i due cinquantenni abusano della ragazza, in quel momento in preda agli effetti dell’alcol, stuprandola. Dopo qualche ora la vittima si reca al pronto soccorso, dove racconta confusamente l’accaduto che ricorda a malapena. La vicenda risale al 2009, e nel 2011 il gip di Brescia assolve in primo grado i due accusati perché quanto detto dalla donna non è ritenuto attendibile. In base al referto dell’ospedale, da cui si evinceva la presenza di leggeri segni di resistenza, a gennaio 2017 la Corte d’Appello di Torino ha condannato entrambi i soggetti a tre anni di reclusione, con le attenuanti generiche e l’aggravante. Facendo leva sulla prima sentenza, la difesa degli imputati aveva negato l’esistenza del reato di violenza e riduzione ad uno stato di inferiorità, considerando che lo stato di ebbrezza della ragazza era stato generato da una condotta volontaria della stessa. Se la vittima ha bevuto volontariamente, lo stupro è senza aggravante: lo ha stabilito la Corte di Cassazione Ora la Cassazione, pronunciandosi su questo caso di violenza sessuale di gruppo, ha stabilito che il reato c’è stato, ma avendo la vittima assunto volontariamente alcool, l’aggravante dell’uso di sostanze alcoliche o stupefacenti va eliminata. La terza sezione penale ha quindi rinviato la sentenza della Corte d’Appello per una modifica della condanna “al ribasso”. Secondo la sentenza depositata ieri, “Integra il reato di violenza sessuale di gruppo con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica, la condotta di coloro che inducano la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione di bevande alcooliche, essendo l’aggressione all’altrui sfera sessuale connotata da modalità insidiose e subdole, anche se la parte offesa ha volontariamente assunto alcool e droghe, rilevando solo la sua condizione di inferiorità psichica o fisica seguente all’assunzione delle dette sostanze”. Tuttavia, “si deve rilevare che l’assunzione volontaria dell’alcol esclude la sussistenza dell’aggravante, poiché la norma prevede l’uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti (o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa)”, aggiungono i giudici. “L’uso delle sostanze alcoliche deve essere quindi necessariamente strumentale alla violenza sessuale, ovvero deve essere il soggetto attivo del reato che usa l’alcool per la violenza, somministrandolo alla vittima; invece l’uso volontario, incide sì, come visto, sulla valutazione del valido consenso, ma non anche sulla sussistenza dell’aggravante”, conclude la Corte. Le reazioni della politica alla sentenza Un simile provvedimento ha ovviamente scatenato reazioni molto dure da parte della politica: “Sul corpo e sulla vita delle donne, la cultura, soprattutto quella giuridica, non avanza di un passo, anzi. La sentenza della Cassazione ci porta indietro di decenni, rischia di vanificare anni di battaglie”, ha detto Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Pd. “Era il 1999 quando i giudici della Corte di Cassazione sentenziavano che se la vittima porta i jeans non può essere stupro, poi nel 2006 riconoscevano le attenuanti per […]

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Eventi nazionali

Premio Strega 2018: vince Helena Janeczek con Guanda

Il Premio Strega 2018 è stato assegnato a Helena Janeczek con l’opera “La ragazza con la Leica” (2017) della casa editrice Guanda. Il vincitore è stato proclamato ieri sera, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma dalla giornalista Eva Giovannini che ha condotto la trasmissione in diretta su Rai3. Erano 15 anni che il premio non veniva assegnato ad una donna, che con 196 voti ha superato i 144 voti di Marco Balzano con “Resto qui” (edizione Einaudi). Gli altri finalisti sono stati  Sandra Petrignani  “La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg” (Neri Pozza), Lia Levi con “Questa sera è già domani” (Edizioni E/O),  Carlo D’Amicis con “Il gioco” (Mondadori). Per la prima volta vince la casa editrice Guanda (fa parte dal 2005 del grosso gruppo editoriale Mauri Spagnol che comprende Corbaccio, Garzanti, Longanesi, Nord, Ponte alle Grazie, Salani, TEA, Vallardi)  interrompendo la lunga serie di vittorie della Mondadori e di altre grosse case editrici. Premio Strega 2018, l’opera e l’autrice “La ragazza con la Leica”, vincitore del Premio Strega 2018, narra della vita di  Gerda Taro, prima fotografa di guerra caduta sul campo di battaglia: è morta nel 1937 durante la guerra civile spagnola.  Gerda, compagna di Robert Capa, era una persona con una grande voglia di vivere, una ragazza degli Anni Trenta che respirava, come tanti, il clima nefasto di quegli anni. È l’epoca del nazismo e della crisi economica, ma anche quello della sua giovinezza e della sua passione verso la fotografia. Helena Janeczek nata a Monaco di Baviera da una famiglia ebreo-polacca, vive in Italia da oltre trent’anni. Poetessa e scrittrice, ha esordito con la raccolta di poesie in lingua tedesca Ins Freie (Suhrkamp, 1989), mentre ha scritto in italiano il suo primo romanzo, Lezioni di tenebra (Guanda 2011, Premio Bagutta Opera Prima), che racconta del viaggio compiuto ad Auschwitz insieme alla madre, che lì era stata prigioniera con il marito. È inoltre autrice dei romanzi Cibo (Mondadori, 2002), Le rondini di Montecassino (Guanda, 2010), finalista al Premio Comisso e vincitore del Premio Napoli, del Premio Sandro Onofri e del Premio Pisa.  È redattrice di «Nuovi Argomenti» e di «Nazione Indiana». Premio Strega, la storia Il Premio Strega nacque nel dopoguerra con l’obiettivo di contribuire alla rinascita culturale dell’Italia con l’assegnazione di un Premio letterario. Da allora viene considerato il premio letterario italiano che gode di maggior prestigio. Il Premio Strega è stato istituito da Maria Bellonci e da Guido Alberti, proprietario della casa produttrice del liquore Strega, da cui la scelta del nome. Dal 1986 il Premio Strega viene gestito dalla Fondazione Bellonci. Gli Amici della domenica, quattrocento personalità del mondo della cultura nel senso più ampio (scrittori e giornalisti, studiosi, artisti, registi di cinema e teatro), si riuniscono ogni anno per scegliere in due successive votazioni il vincitore: la prima in casa Bellonci, in giugno; la seconda al Ninfeo di Villa Giulia, a Roma, ai primi di luglio. Il primo scrittore a ricevere il Premio Strega, nel 1947, è stato Ennio Flaiano, con il libro Tempo di uccidere (Longanesi). Ogni anno vengono assegnati altri premi prestigiosi, quali “Premio Strega Giovani”, […]

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Eventi nazionali

Pompei Pride 2018, in migliaia a difesa dei diritti LGBT

Un corteo di 30000 persone ha sfilato per le strade di Pompei, nel pomeriggio di sabato 30 giugno, in occasione del Pompei Pride 2018. La città mariana ha ospitato quest’anno la coloratissima manifestazione in difesa dei diritti LGBT. Un fiume di gente in festa, striscioni, carri, musica e costumi variopinti, dal centro agli Scavi, passando per il Santuario della Madonna del Rosario, al grido “R-esistiamo per tutti, per tutte”. “La nostra marcia è in nome della libertà, del rispetto, dell’uguaglianza”, spiegano gli organizzatori. In prima fila, come sempre, il sindaco di Napoli De Magistris, il quale ha affermato: “La lotta per le libertà civili bisogna farla sempre, indipendentemente dai governi. Questo è un momento buio con il governo più a destra della Repubblica dai tempi del nazifascismo, ma c’è voglia di lottare contro le discriminazioni di ogni tipo”. Alla sfilata ha preso parte anche i primo cittadino di San Giorgio a Cremano, Giorgio Zinno, che proprio in mattinata aveva ricevuto una lettera con insulti e minacce a causa della sua omosessualità.   Presenti all’evento anche la senatrice Monica Cirinnà e il sottosegretario alle Pari opportunità Vincenzo Spadafora. L’autrice della legge sulle unioni civili ha ribadito: “Siamo contro tutto ciò che è discriminazione, contro tutto ciò che non rispetta l’art.3 della Costituzione. Uguaglianza, libertà e laicità, tre argomenti su cui noi non trattiamo”. In riferimento alla polemica sollevata nei giorni precedenti dal ministro Fontana, il quale ha negato l’esistenza delle famiglie arcobaleno, la senatrice ha aggiunto:“Le famiglie esistono, se ne faccia una ragione il ministro Fontana, lo sancisce una legge. Una legge ancora incompleta, ma ci occuperemo dei bambini arcobaleno che sono ancora senza diritti”. Spadafora ha voluto precisare che gli sforzi fatti finora non saranno vanificati:“Sono qui per testimoniare il mio sostegno e quello del Governo. So che in una parte del Governo non c’è la stessa sensibilità ma l’Italia non tornerà indietro, non si perderanno i diritti conquistati. Nel contratto di governo non ci sono questioni riguardanti il mondo LGBT, ma convocherò prestissimo le associazioni di settore per avviare un percorso di ascolto e confronto”. Pompei Pride 2018, tra mille polemiche Non si è fatta attendere la reazione di Giorgia Meloni alle parole di Spadafora. La leader di Fratelli d’Italia ha commentato scrivendo su Facebook:“Ha ragione a dire che ‘i diritti in Italia non si perderanno: il più importante di questi è il sacrosanto diritto di un bambino ad avere un padre e una madre”. La decisione di attraversare anche la piazza della Basilica, non ha mancato di scatenare forti critiche nei giorni scorsi. La mattina del 30, infatti, Pina Castiello e Gianluca Cantalamessa, entrambi parlamentari campani della Lega, avevano dichiarato:“Pur ribadendo il diritto a manifestare, la scelta di sfilare dinanzi al Santuario può essere interpretata come una mera provocazione, più che una manifestazione per rivendicare diritti”. Provocazione smentita, invece, dagli organizzatori del Pride:“Pompei è una città conosciuta in tutto il mondo – ha detto Antonello Sannino, Presidente di Arcigay Napoli – e oggi qui c’è l’Italia che difende […]

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Attualità

Anticoncezionali gratuiti: al via in Emilia-Romagna

Anticoncezionali gratuiti, l’Emilia Romagna è un passo avanti a tutte le regioni   Per gli Egizi erano il miele e le foglie di acacia; nel Libro della Genesi, Onan “versa il suo seme” sul terreno per non diventare padre di un figlio con Tamar; nell’antica Grecia venne raccolto il silfio fino a farlo estinguere. Se l’Amore (in tutte le sue forme) è antico come il mondo, anche la contraccezione lo è. Nonostante ogni tentativo di impedire una gravidanza sia stato ritenuto (ed è ritenuto tuttora) immorale dalla Chiesa Cattolica. I primi preservativi risalgono alla fine del XX secolo e il primo Paese a svilupparli e commercializzarli fu la Germania. Agli inizi del ‘900 furono aperte le prime cliniche per il controllo delle nascite negli Stati Uniti e nel Regno Unito e nel 1950 fu sviluppata la prima pillola anticoncezionale. Tuttavia, la contraccezione non era legale, anzi. Spagna e Stati Uniti la vietavano e proibivano l’utilizzo del servizio postale non solo per gli oggetti anticoncezionali, ma anche per il semplice materiale informativo. Anticoncezionali gratuiti in Emilia Romagna Sarebbe stato dunque arrestato, cinquant’anni fa, un uomo come Sergio Venturi, assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna, che – tramite delibera regionale num.1722 del 06/11/2017 – ha reso gratuita la contraccezione per tutti gli under 26 che si rivolgano a un consultorio ASL. Le sole condizioni necessarie all’utilizzo del servizio sono: la residenza in uno dei comuni della Regione e l’iscrizione al servizio sanitario nazionale. Una misura, quindi, che si rivolge a una platea molto ampia (richiedenti asilo compresi) e si estende alle donne fino ai 45 anni disoccupate o “con esenzione di lavoratrici colpite dalla crisi” dopo un aborto o nell’immediato post-partum. Ne confermano la validità i dati raccolti a poco più di un mese dalla partenza dell’iniziativa: al Poliambulatorio Roncati hanno già fatto richiesta di anticoncezionali 103 donne, nella stragrande maggioranza tra i 14 e i 19 anni, alle quali si aggiungono una decina di donne tra i 20 e 26 anni. L’iniziativa è destinata a crescere sempre di più, con l’apertura di 12 nuovi spazi e relativi servizi dedicati. Gli anticoncezionali che rientrano nel piano della Regione sono: preservativi, pillole (compresa quella del “giorno dopo”), spirali, anello e impianti sottocutanei. Finora la “pillola” viene distribuita in consultorio, dopo la visita ginecologica, ma tra qualche mese si potrà ritirare anche nelle farmacie ospedaliere. Anticoncezionali, in Puglia ci siamo quasi   Sulla scia dell’iniziativa Emiliano-Romagnola, anche la giunta regionale Pugliese ha disposto la distribuzione gratuita di estro-progestinici orali a basso dosaggio di fascia C, anelli vaginali, cerotti anticoncezionali e pillola del giorno dopo. In questo caso, la distribuzione gratuita è rivolta alle donne con basso reddito, con esenzione ticket, alle giovani, alle non comunitarie e neo-comunitarie e alle donne che hanno appena partorito. Il resto del Paese, invece, arranca: pillole e preservativi costano parecchio e nel 2016 anche le ultime pillole di fascia A sono passate in fascia C, ovvero non più rimborsabili dal Sistema Sanitario Nazionale. Inoltre, non siamo ancora tra i Paesi che offrono un sito […]

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Attualità

Stop al divieto di guida per le donne in Arabia Saudita

Le donne dell’Arabia Saudita possono finalmente guidare. Da poche ore il Governo Saudita ha infatti revocato la legge che impediva alle cittadine di mettersi alla guida delle automobili. Nel Paese si è diffusa subito la speranza per una civiltà più moderna e meno settoriale. Le donne arabe potranno guidare automobili, moto e camion. Al volante con il velo ma con il sorriso sulle labbra Il veto sulla patente di guida per le donne era in Arabia Saudita una questione spinosa che gettava il Regno in un vortice di oscurità. Da decenni, infatti, il Paese era rimasto l’ultimo al mondo ad impedire la guida alle donne. Perché alle donne non era concesso guidare? Cosa c’era di scandaloso nella possibilità di far viaggiare autonomamente una donna lungo le strade saudite? La cultura politica e nazionale predilige una femmina strettamente addomestica, inattiva nella società e incapace di muoversi sul territorio. Se in Italia il detto “donna al volante, pericolo costante” è una formula fraseologica sessista che ancora oggi crea fastidio nella popolazione femminile, in Arabia Saudita era una vera e propria legge. Nel Regno Saudita, infatti, le donne sono considerate esseri inferiori e quindi incapaci di poter svolgere le attività che sono proprie del sesso maschile. E, in quanto esseri inferiori, a loro era negato poter guidare le automobili proprio perché, essendo dotate di abilità ed intelletto scadenti, avrebbero potuto creare danni al traffico urbano. Sappiamo tutti però che questa legge di fatto è una mera scusa partorita dal Governo Saudita con il solo scopo di relegare la popolazione femminile in un antro nascosto e buio della collettività. Cosa cambierà ora che le donne in Arabia Saudita possono guidare? Oggi in Arabia Saudita è possibile assistere ad una rivoluzione mutilata del Sistema. Le donne sono al volante ma indossano ancora il velo. Quel simbolo dell’abbigliamento che identifica il loro ruolo all’interno della civiltà. Coperte dalla “coltre della pudicizia”, sfrecceranno lungo le autostrade saudite avvolte da un fascino torbido e sensuale. L’economia dello Stato Saudita, inoltre, trarrà giovamento da questo cambiamento. Numerose scuole guida per donne, infatti, saranno inaugurate sul territorio. L’abolizione del veto, inoltre, contribuirà alla circolazione di più denaro grazie alla necessità di acquisto di automobili e benzina per le suddite del Regno. Le donne non dovranno più richiedere ad autisti o a tassisti di essere trasportate lungo i centri nevralgici delle città.  

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Attualità

“Non perdere l’allerta” – Roberto Saviano: uno scrittore sotto scorta

Pierfrancesco Diliberto (Pif) e quel Roberto Saviano: uno scrittore sotto scorta che si inserisce alla perfezione nella recente polemica del ministro Salvini   «Se un giornalista scrive di mafia, io non mi chiedo perché scriva di mafia, non mi chiedo se così abbia avuto più successo con le ragazze, non mi chiedo se così si sia arricchito. Io mi chiedo se quello che scrive sia vero, mi chiedo se quello che scrive dia fastidio alla mafia, mi chiedo se, leggendolo, la mia conoscenza e la mia coscienza siano migliorate» Si chiede questo Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, correndo per le strade di Roma sotto il sole, accompagnato dalla sua telecamerina. Sono le battute finali del delicato documentario da lui girato e da maggio disponibile su Netflix, intitolato Roberto Saviano: uno scrittore sotto scorta. Un documentario da vedere e rivedere non solo nei giorni roventi di quest’estate, stagione in cui la mafia non dimentica di uccidere e l’attuale Ministro degli Interni mette in dubbio la necessità stessa del protocollo di protezione assegnato all’autore di Gomorra il 13/10/2006. “Scorta con isolamento ambientale“. All’inizio tre uomini, dal 2008 cinque, che quasi hanno trascorso più tempo con l’autore campano che con le proprie famiglie da accudire. “Gli uomini della scorta” : quelli che del documentario sono i co-protagonisti, e compaiono senza apparire. Pierfrancesco Diliberto racconta lo scrittore napoletano Ad emergere dal bel lavoro di Pierfrancesco Diliberto – nato nel 2013 come puntata de Il Testimone, rimaneggiato con scene inedite nel 2016, a dieci anni dal romanzo e dalla scorta – non è “il Saviano” accusato da Salvini di risiedere all’estero spesato dallo Stato italiano, bensì Roberto, il rapporto d’amore ed odio con la sua terra, nel suo profilo più umano. È questo l’aspetto messo squisitamente a fuoco sin dalla prima inquadratura, che con l’inconfondibile stile-Pif domanda: «Lo vedete questo cono gelato? È un cono gelato con cioccolato, crema e panna». È Roberto a nominarlo tra le cose più semplici che sogna di concedersi come un qualsiasi libero cittadino ma alle quali – per via del suo stato di “sorvegliato speciale” – non può fare altro che rinunciare. È proprio questo il verbo che utilizza: “rinunciare”. Pif lo sottolinea mentalmente ed elenca le “conseguenze pratiche” del suddetto status: «Non può alzarsi al mattino e decidere cosa fare; tutti i suoi spostamenti vanno decisi due giorni prima per poter organizzare la sicurezza dello spostamento […]. Non può fare il bagno in mare da solo perché anche in acqua deve essere presente la scorta […], non può guidare l’auto, non può guidare la bici, non può andare in moto, non può andare al cinema, a meno che non sia vuoto; non può vedere troppo frequentemente la stessa persona per non farla diventare un bersaglio o un indizio che porti a lui; se vuole andare all’estero deve chiedere un permesso al paese ospitante con un anticipo che va da una settimana a un mese, e non è scontato che lo ottenga». Laddove Pierfrancesco Diliberto riflette sui combattenti “in carne ed ossa” che si assumono “il lavoro […]

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Eventi nazionali

Salerno Letteratura, al via il festival culturale più importante del sud Italia

Salerno Letteratura: presentata la sesta edizione che si svolgerà dal 16 al 24 giugno   Presentata ufficialmente venerdì in conferenza stampa a Palazzo di Città a Salerno, la sesta edizione del Salerno Letteratura Festival, che si svolgerà dal 16 al 24 giugno: l’evento culturale più importante del sud Italia, che prevede la partecipazione di scrittori, giornalisti, filosofi, artisti ed intellettuali nazionali ed internazionali, sarà itinerante e percorrerà vicoli e piazze della città. Dopo aver ottenuto l’“EFFE label”, attestato europeo destinato alle manifestazioni più valide dal punto di vista culturale ed artistico dell’intero continente, Salerno Letteratura quest’anno ha riscosso anche il riconoscimento #EuropeForCulture, collocando Salerno tra i Patrimoni Culturali 2018. Fortemente sostenuto dal presidente della Regione Campania Vincenzo de Luca, il quale anni fa, aveva da subito ritenuto il progetto in grado di richiamare l’interesse di moltissimi appassionati di letteratura, il successo del laboratorio è il risultato di un lavoro attento e ben preciso. Infatti, come spiega la direttrice organizzativa Ines Mainieri, “quando si stanzia del denaro pubblico per un progetto, bisogna fare anche in modo che quel denaro pubblico poi torni in qualche maniera. Secondo me, a noi è tornato in termini di alto gradimento del pubblico. Investire eticamente in cultura significa restituire alla comunità almeno un po’ di quello che si è guadagnato. Inoltre abbiamo cominciato anche a costruire un nostro patrimonio immateriale, una sorte di ‘cassaforte’, come io la chiamo, che sono le collaborazioni artistiche che sono sempre in aumento”. Il sud Italia unito nel valorizzare la cultura Già associata ad altri festival del Vecchio Continente, come quelli portoghese, spagnolo, francese e irlandese, in questa sua ultima edizione la kermesse culturale acquista un altro importante partner, la Rete dei Festival del Sud. Tale progetto è frutto della collaborazione fra 25 manifestazioni che in questi anni hanno arricchito il panorama culturale di sei regioni italiane: Campania, Abruzzo, Calabria, Basilicata, Puglia e Sicilia. Merito di questa partnership è, per esempio, una delle novità dell’edizione 2018, nella quale è previsto un grande percorso monografico dedicato alla Basilicata: musica, danza, letteratura, cinema, teatro di stampo lucano, tenendo conto che Matera sarà capitale europea della cultura nel 2019. Il direttore artistico Francesco Durante si è detto soddisfatto della partecipazione di ospiti di ben 14 nazionalità diverse: “La cultura è fatta di apertura, altrimenti non è cultura. Quest’anno ‘Salerno Letteratura’ segna il suo record internazionale: la condivisione è la nostra ricchezza più grande”. In città sono attesi infatti autori come André Aciman, scrittore del romanzo ispiratore del film di Guadagnino vincitore dell’Oscar “Chiamami col tuo nome”; Michael Imperioli, attore e sceneggiatore della serie tv “I Soprano”; autori tedeschi e austriaci come Harald Gilbers e Wolfram Fleishhauer e tanti altri. Tra gli artisti italiani invitati invece, per citarne solo alcuni, i registi Pupi Avati e Cristina Comencini, il best seller Diego De Silva, il giornalista e scrittore Marco Damilano, il quale aprirà un dibattito insieme al governatore De Luca sulla fine della Prima Repubblica. Anche il sindaco Enzo Napoli ha accolto l’idea con entusiasmo: “La […]

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Attualità

Una nuova scoperta archeologica a Pompei, riemerge il calco di un cavallo

Recentemente è stata effettuata una nuova scoperta archeologica a Pompei, il calco integro di un cavallo è stato rinvenuto presso Civita Giuliana, nell’area settentrionale del sito archeologico di Pompei, al di fuori delle mura: si tratta di «un ritrovamento eccezionale che sta facendo il giro del mondo», come ha avuto modo di spiegare Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali, ancora più sorprendente perché avvenuto casualmente, nell’ambito di operazioni volte a captare alcuni passaggi segreti illecitamente realizzati dai “cacciatori di antichità”. Proprio al fine di individuare tali cunicoli clandestini utilizzati per il furto e il contrabbando di reperti antichi, da svariati mesi il Parco Archeologico di Pompei era al lavoro congiuntamente alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, agli investigatori del Comando Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata e del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli: un lavoro di squadra, dunque, il cui intervento di scavo, messo in atto nel corso delle indagini, ha consentito di recuperare la straordinaria sagoma integra di un cavallo pompeiano. L’operazione, infatti, ha fatto riemergere svariati ambienti di servizio di una grande villa suburbana eccezionalmente conservata e una tomba, risalente al periodo successivo al 79 d.C., con i resti inumati di un defunto, di sesso maschile, di età stimata tra i 40 e i 55 anni. Una nuova scoperta archeologica a Pompei, le parole degli archeologi «Tra i vari ambienti è emersa una stalla con resti equini» spiega Greta Stefani, archeologa: si tratta di una mangiatoia esclusivamente visibile mediante il proprio calco in gesso, giacché plausibilmente costruita in materiale deperibile. «L’individuazione di un vuoto causato dal deperimento del materiale organico all’interno dello strato denominato “tuono” – continua – ha consentito la realizzazione del calco in gesso»: la tecnica del calco, ideata a Pompei dall’archeologo Giuseppe Fiorelli nella seconda metà del XIX secolo e nuovamente sperimentata con successo da Massimo Osanna, direttore generale del Parco Archeologico, consiste proprio nel riempimento del vuoto di sedimento, prodotto dal deterioramento di materiale organico. La villa ha, altresì, restituito numerosi reperti, ovvero anfore, utensili da cucina e il calco di un letto.   Una nuova scoperta archeologica a Pompei, riemersa la sagoma integra di un cavallo pompeiano  Il cavallo è disteso sul fianco sinistro, volge lo sguardo dal fianco destro, ha un’altezza al garrese di circa 150 centimetri e i resti ossei ne denotano una discreta ossificazione correlabile a un esemplare adulto. L’esame autoptico della morfologia della sagoma, delle proporzioni, dell’altezza e dell’impronta dell’orecchio sinistro ha rilevato peculiarità che rendono ragionevole l’identificazione dell’animale con un Equus ferus caballus, piuttosto che con un mulo o un bardotto. Inoltre, in virtù del fatto che i cavalli antichi dovevano avere una taglia ridotta rispetto agli esemplari attuali, tale cavallo recuperato nel sito pare essere di notevoli dimensioni per l’epoca; a ciò si aggiunga che è stata rilevata la presenza di finimenti in ferro nell’area del cranio, muniti di borchie in bronzo. Alla luce di ciò, pare verisimile il ruolo e il valore elevato di tale animale, che indurrebbe a ipotizzare l’esistenza di esemplari altamente selezionati nell’area pompeiana nel lontano 79 […]

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Elon Musk attacca i media: Pravda per giudicare i giornalisti

Elon Musk, noto imprenditore e CEO di Tesla e Space X, ha attaccato via Twitter la stampa proponendo di creare una piattaforma in cui gli utenti possano votare gli articoli, la loro credibilità e la veridicità dei contenuti. La piattaforma si dovrebbe chiamare Pravda (Verità in russo), come il giornale di partito del PCUS (il partito comunista) in Unione Sovietica. (In foto soldato legge la Pravda nel 1941, a Mosca). Gli attacchi sono arrivati in seguito ad articoli che hanno espresso dubbi sulle automobili Tesla, in particolare sui sistemi di guida autonoma, oltre che sulla compagnia stessa, con conti in rosso perenne ed in rotta con i sindacati. Secondo Musk in sintesi il problema non sarebbero le aziende ed i loro prodotti ma la stampa che se ne occupa, che non comprende la bontà delle sue ragioni oppure è al soldo della concorrenza. In realtà è proprio grazie alla stampa che Musk è riuscito a costruire la sua reputazione da innovatore, con la copertura data ad esempio ai lanci della SpaceX ed alle innovazioni introdotte sulle Tesla. Probabilmente è solo un’inquietante provocazione, come la vendita ad inizio anno di 20.000 lanciafiamme a 500 dollari. In questo caso servirebbe ad attirare l’attenzione su Musk stesso e la sua proposta, evitando che salgano alla ribalta i problemi delle sue compagnie evidenziati proprio negli articoli che hanno portato il magnate all’idea di un sito per la valutazione dell’operato dei media. Pravda di Elon Musk: ritorno alla verità di parte? In ogni caso è un’idea pericolosa, la sua eventuale realizzazione sarebbe un attacco alla libertà di stampa. I giornalisti si ritroverebbero sottoposti ad un giudizio costante sul proprio operato, sempre a rischio di attacchi per aver scritto qualcosa di sgradito al pubblico (indipendentemente dalla credibilità degli articoli). Basti pensare a come spesso le discussioni sui social network su temi scottanti sfocino in attacchi personali a danno di sconosciuti che hanno un’opinione diversa. Senza contare il potere che avrebbe il privato che gestirebbe la piattaforma come l’ipotetica Pravda: potrebbe facilmente alterare i risultati per attaccare giornalisti a lui sgraditi. Il risultato sarebbe quasi una gogna 2.0. Le cosiddette “fake news” sono un problema, ma la censura non può e non deve essere la soluzione. Per ricordarlo chiudiamo con i primi due commi dell’articolo 21 della nostra Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.“ Francesco Di Nucci

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Parte Area Sanremo Tour: in viaggio per un sogno

«Non si gioca con i sogni dei ragazzi». Queste le parole del Presidente della Fondazione Orchestra Sinfonica di Sanremo Maurizio Caridi. Ormai impegnato insieme a una giuria di esperti nella selezione dei giovani talenti sul territorio nazionale, è convinto che il progetto che prende oggi il nome di Area Sanremo sia l’unico vero trampolino di lancio verso l’Ariston, diffidate dalle imitazioni. Otto finalisti, a seguito di varie scremature, sempre più ardue, saranno infine giudicati dalla commissione Rai. Vedremo due dei migliaia di partecipanti all’Area Sanremo Tour sui grandi schermi nella prossima edizione di Sanremo. Il 24 maggio, lo splendido e storico palco del Teatro Politeama, sotto intriganti luci soffuse, è stato sede della prima tappa dell’Area Sanremo Tour. Palpabile l’emozione dei primi partecipanti, ma le loro notevoli estensioni vocaliche non hanno tradito l’ardua preparazione di chi studia musica da sempre, né tantomeno la trepidazione di chi si è messo in gioco, testando le proprie doti sceniche. Area Sanremo si incastra nel progetto di Engage, garanzia per la serietà del casting di Sanremo. Grazie ad Engage, Serena Autieri, attrice cinematografica e di teatro, cantante di alto livello, nonché membro vivace della giuria di Area Sanremo Tour, si è vista circondata da ragazzi di talento nello spettacolo Rosso Napoletano, commedia musicale sulle Quattro Giornate di Napoli, presto nuovamente in tournée. Il cast decorrerà lo Stivale da Bolzano fino a Palermo dal 10 ottobre. Area Sanremo: la ricetta dei sogni I sogni dunque non sono stati traditi, ma fomentati, arricchiti. Il canto è stato considerato da Engage un talento chiave della persona. Le audizioni testano la capacità di comunicare emozioni in ambientazioni sempre diverse, tanto in teatro quanto nei centri commerciali, nelle piazze. Agognati sono i gioielli della città, quelli che la partenopea Serena Autieri non dubita di scovare nel territorio del napoletano. Fondamentale il collegamento tra Sanremo e la canzone napoletana, poli-secondo il Presidente Caridi- della musica leggera italiana. Il progetto, con denominazioni differenti nel passato, quali Una Voce per Sanremo o SanremoLab, ha visto fiorire voci del calibro di Arisa, di Noemi, o ancora di Anna Capasso, giovane cantante napoletana, forse volto meno noto. «Avere occhi di tigre, trasmettere emozioni in tre minuti e aprire i cuori dei giurati», consiglia, sulla scorta della sua esperienza, la Capasso. Per lei Area Sanremo, ai suoi tempi Una Voce per Sanremo, ha significato prendere la decisione di studiare e impegnarsi sempre più. Ha approfondito teatro, cinema, musica. «La fama è molto lontana» continua «ma nella vita non è tanto importante essere famosi. Bisogna fare quello che si vuole veramente». La Campania ha sempre rappresentato una fonte di entusiasmo e partecipazione, segno della volontà di aprire ai giovani talenti il mondo della musica. Serena Autieri afferma che a Napoli la ricerca non è  disperata, c’è della purezza in queste voci. Non sente di essere un membro giudicante, bensì una madrina, una dispensatrice di buoni consigli, perché in fondo anche lei da piccola sognava di salire su quel palco. L’importante di questo Tour non sarà infatti […]

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