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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 761 articoli

Attualità

Kurdistan sotto attacco della Turchia: è un massacro

Il Kurdistan è sotto attacco. Il 9 ottobre scorso, dopo una negoziazione tra il Presidente Turco Recep Tayyip Erdoğan e quello Americano, Donald Trump, le forze USA nel Nord della Siria si sono ritirate dalle aree lungo il confine con la Turchia, dando di fatto il via libera all’intervento militare di Ankara a Est del fiume Eufrate. Un intervento su cui Ankara insisteva da tempo, mirando all’eliminazione delle postazioni dei Curdi del Pyd-Ypg, e richiesto con ancora più accanimento in seguito alle sconfitte subìte dal partito del Presidente Erdoğan ad Ankara e Istanbul nelle scorse elezioni amministrative. “È il momento per noi di sfilarci da ridicole guerre senza fine, molte delle quali tribali. È il momento di riportare i nostri soldati a casa. Turchia, Europa, Siria, Iran, Iraq, Russia e i curdi dovranno risolvere la situazione e capire cosa voglio fare con i soldati dell’Isis catturati.” – il tweet del Presidente Donald Trump. “Dall’inizio della crisi in Siria abbiamo sostenuto l’integrità territoriale di questo Paese e continueremo a sostenerla. Siamo determinati ad assicurare la sopravvivenza e la sicurezza del nostro Paese liberando la regione dai terroristi” – la dichiarazione del ministro degli Esteri Turco Mevlut Cavusoglu. Immediata è stata la risposta preoccupata della comunità internazionale. “Un massacro annunciato”, le dichiarazioni dell’ONU e dell’Unione Europea. Al punto da spingere Donald Trump a specificare che “se la Turchia farà qualcosa che superi i limiti, la distruggerò totalmente e annienterò la sua economia”. Un massacro annunciato I bombardamenti e l’invasione delle truppe corazzate Turche nel Kurdistan sono iniziati nel primo pomeriggio di mercoledì, nei pressi di Serekaniye, e sono proseguiti contro Ain Issa e diversi altri villaggi, causando le prime vittime a Misharrafa. Le forze Turche hanno poi preso di mira la diga nei pressi di Derik, che fornisce acqua potabile a 2 milioni di persone. Nel frattempo, nel campo di Al-Hol, dove si trovano circa 60mila tra miliziani dell’ISIS e loro familiari, è iniziata una vera e propria rivolta. La Turchia ha colpito anche Kobane, la città che ha sconfitto l’ISIS. I bombardamenti sono ripresi nella giornata di giovedì 10 ottobre, contro Tal Abyad / Gire Spi, dove l’esercito Turco non era riuscito a penetrare per la resistenza SDF. A Serekaniye, le forze di autodifesa civile del Kurdistan hanno catturato 5 miliziani jhiadisti, sostenuti dalla Turchia, che provavano a infiltrarsi in città. Tante le vittime e i feriti, tra cui diversi bambini. I combattimenti tra l’esercito Turco e le SDF sono poi proseguiti, nella giornata dell’11 ottobre, vicino a Tal Halaf, Tal Arqam e Aziziyeh (tutti nei dintorni di Serekaniye). Nonostante la disparità di mezzi in campo, la resistenza delle SDF ha messo a dura prova l’invasione Turca. A Kobane, diverse centinaia di persone sono scese per strada danzando e cantando, come forma di Resistenza. I residenti del campo di Mabrouka, che ospita 4000 profughi arabi, sono stati trasferiti con urgenza nel campo di Arishah, vicino a Hasekah. L’ospedale cittadino è stato bombardamento e fuori servizio e i cecchini turchi sparano sulle persone in fuga. […]

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Storie della buonanotte per bambine ribelli, censura in Turchia

“Storie della buonanotte per bambine ribelli”, delle autrici italiane Elena Favilli e Francesca Cavallo, è stato vietato ai minorenni in Turchia perché “potrebbe avere un’influenza dannosa sui giovani”. Il bestseller che ha venduto milioni di copie nel mondo, tradotto in 47 lingue, secondo il Governo turco va trattato come un porno e, pertanto, censurato. Il “board per la protezione dei minori dalle pubblicazione oscene” ha disposto che il libro venga venduto solo ai maggiorenni e non esposto dagli scaffali nei negozi. Per l’associazione degli editori turchi, però, la decisione “rappresenta un pericolo per la libertà di espressione e di stampa, oltre che una minaccia ai principi della società democratica”. “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, uscito in una prima edizione nel 2016 grazie a un crowdfunding, racconta la vita di 100 donne straordinarie, dall’artista messicana Frida Kahlo alla chimica Marie Curie, da Coco Chanel a Beyoncé, da Serena Williams a Malala, da Rita Levi Montalcini a Michelle Obama. Storie, accompagnate da meravigliose illustrazioni di ben sessanta artiste diverse, che descrivono le vite di figure femminili come poetesse, giudici, sollevatrici di pesi, astronaute, pittrici, rock star, scienziate e giornaliste, che con le loro idee e le loro azioni hanno cambiato il mondo. Donne straordinarie del passato e del presente che possano rappresentare un modello positivo per le bambine. Alcune, addirittura sono sconosciute anche agli adulti, come Maria Sibylla Merian, la scienziata tedesca che nel XVII secolo è partita con la figlia su una nave per andare nel Suriname, in Sudamerica, dove ha scoperto la metamorfosi delle farfalle. O Hatshepsut, la primissima faraona egiziana, vissuta molti secoli prima di Cleopatra. “Le bambine meritano di crescere circondate da più modelli femminili, meritano di crescere pensando che potranno diventare qualsiasi cosa vogliano.” – ha dichiarato la scrittrice Francesca Cavallo – “Quando un governo è spaventato da un libro per bambini che promuove l’uguaglianza, significa che sta avendo un grande impatto e questo mi rende ancora più motivata a continuare a lottare ogni giorno”. Ma cosa potrebbe aver infastidito a tal punto le autorità turche? Secondo l’autrice, “il problema è che la questione dell’uguaglianza di genere viene vissuta come una minaccia dai Paesi che vorrebbero le donne confinate a casa, mentre “Storie della buonanotte per bambine ribelli” invita le bambine a prendere in mano la propria vita senza paura. Anche per Elena Favilli, l’altra autrice, il fatto che il governo di Erdogan abbia censurato il testo “è la prova che il libro è diventato un simbolo di libertà e resistenza. Infatti le vendite in Turchia erano sempre a andate benissimo. Un incentivo a scriverne altri”. Per Murat Celikkan, dell’associazione dei diritti dell’uomo ad Istanbul, “trovare pericolose le donne che hanno superato gli ostacoli di un mondo dominato dagli uomini dà l’idea dello stato d’animo in cui si trovano i dirigenti Turchi“. Tuttavia, non è la prima volta che “Storie della buonanotte per bambine ribelli” viene censurato. L’anno scorso in Russia il libro è uscito senza il ritratto di Coy Mathis, una bambina transgender autorizzata dalla […]

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Dispositivi anti abbandono: finalmente la legge è stata approvata!

Dopo tante piccole vite perse, dopo tante tragedie, che forse si potevano evitare, finalmente, oggi, 8 ottobre 2019, è stata approvata la legge relativa al dispositivo anti abbandono. Numerosissime le domande in merito alla nuova norma. Come dovranno essere i famosi seggiolini auto con sensori? Fino a che età è obbligatorio l’uso dei dispositivi anti abbandono? Come cambieranno le nostre vite, sapendo che a bordo del nostro veicolo abbiamo un dispositivo che ci ricorderà di non lasciare il nostro bimbo/bimba in auto? Vediamo insieme cosa dice la legge, e quali sono le sanzioni che verranno applicate in caso di violazione. Dispositivi anti abbandono: aggiornamento all’8 ottobre 2019 Negli ultimi anni, abbiamo sentito più volte parlare della norma 117/2018 e dell’articolo 172 del Codice della Strada, ma nulla era mai diventato così concreto come oggi! Oggi, 8 ottobre 2019, è ufficialmente entrata in vigore la legge salva bebè, ovvero la legge che regolamenta ed obbliga l’utilizzo del dispositivo antiabbandono fino ai 4 anni di età del bambino. Vediamo insieme cosa dice il Codice della Strada, ad oggi, a riguardo. L’articolo 1 di questa legge, definisce innanzitutto cosa si intende per dispositivo antiabbandono. Precisiamo, innanzitutto che, la legge non parla di seggiolini auto con sensore, né di seggiolino antiabbandono, bensì di dispositivo anti abbandono. Questo perché, seppur vero che sarà possibile acquistare un seggiolino auto anti abbandono, ovvero con con dispositivo anti abbandono integrato, nel caso si possegga già un classico seggiolino auto e non lo si desideri sostituire, sarà possibile acquistare il dispositivo antiabbandono separatamente, e installarlo sul seggiolino o sul veicolo utilizzato. La legge definisce come “dispositivo anti abbandono” un dispositivo di allarme con lo scopo di prevenire l’abbandono del minore, al di sotto dei 4 anni di età, all’interno del veicolo, mediante uno o più sistemi interconnessi tra loro, atti ad avvisare il tutore o il genitore del bambino, del rischio di abbandono. Caratteristiche del dispositivo anti abbandono descritte dalla legge In particolare, l’allegato A9 del decreto di legge, elenca le caratteristiche principali del sensore: il dispositivo avrà il compito di segnalare immediatamente l’abbandono del bambino/a all’interno del veicolo, mediante l’attivazione di un allarme. Questo allarme sarà strutturato in modo da attivarsi automaticamente e di attirare l’attenzione del conducente, all’interno e all’esterno del veicolo, mediante dei segnali visivi e acustici. Inoltre, il dispositivo anti abbandono potrà essere collegato alla rete, e segnalare ulteriormente al conducente, l’abbandono del minore, mediante l’invio di messaggi o chiamate direttamente ai numeri di cellulare segnalati. E se la batteria del dispositivo anti abbandono si scarica? Il dispositivo anti abbandono dovrà costantemente segnalare i livelli di carica bassa rimanete, al fine di consentire al conducente di sostituire le batterie in maniera tempestiva. Multe e sanzioni per chi non rispetta la norma relativa al dispositivo anti abbandono Si è parlato tanto di legge salva bebè in questo ultimo anno, ma nulla diventa realmente concreto se, dietro un obbligo non vengono stabilite anche le multe e le sanzioni da applicare in caso di violazione della norma. Questo ottobre, finalmente, si è iniziato a parlare di sanzioni! Per tutti quelli che non rispetteranno la legge relativa al dispositivo anti abbandono, […]

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Cuoche combattenti: da vittime di violenza a imprenditrici

Le “Cuoche Combattenti” hanno aperto bottega Dopo circa due anni dalla realizzazione delle prime conserve, le Cuoche Combattenti hanno realizzato il proprio sogno: aprire un laboratorio e una bottega nella loro città, Palermo, per poter elaborare e vendere i prodotti con “l’etichetta anti-violenza”. Un sogno faticoso e sofferto, divenuto finalmente realtà. L’inaugurazione è avvenuta lo scorso 27 settembre, in piazza Generale Cascino, al numero 11. L’idea nasce dalla difficile esperienza di vita di Nicoletta Cosentino, in passato vittima di violenza domestica, che è riuscita a uscire dall’incubo e, grazie anche al centro anti-violenza “Le Onde ONLUS” di Palermo, ha cominciato a sognare di aprire un’impresa tutta sua. Al suo fianco, altre cinque “Cuoche combattenti”, tutte con l’obiettivo di promuovere politiche e pratiche per diffondere l’emancipazione economica delle donne, dando l’opportunità di lasciare relazioni violente attraverso attività di apprendimento reciproco e scambio di esperienze tra donne, e accrescendo le proprie competenze personali, reti di supporto, tecniche di lavoro, autonomia, imprenditorialità. In altre parole, l’intento è di aiutare e sostenere le vittime di violenza nella costruzione di una nuova vita. Il progetto delle Cuoche Combattenti si sviluppa dall’acquisizione di alcune importanti consapevolezze, tra cui la natura psicologica (e non solo fisica) di molte violenze, la diffusione del fenomeno coadiuvato dal silenzio omertoso del tessuto sociale che circonda le vittime, il superamento di una visione dell’amore intrecciata con l’idea di possesso, la dipendenza economica spesso creata dall’abusante e che impedisce alla vittima di svincolarsi. I prodotti realizzati sono artigianali e nascono da ricette tradizionali utilizzando materie prima a Km 0 da coltivazioni biologiche, così da garantire il rispetto della Terra e la genuinità del prodotto finale. Confettura di pere e noci o di pere e cannella, marmellata di cipolle rosse, salsa di pomodoro Siccagno o di Riccio Corleonese, crema di cipolla di Partanna, pesto di melanzane: c’è solo l’imbarazzo della scelta. I prodotti, poi, sono accompagnati da “etichette parlanti” che trasmettono messaggi contro la violenza sulle donne, gli stereotipi e i ruoli relazionali che “autorizzano” gli abusi, e in sostegno dell’autostima, della libertà personale e di consapevolezza femminile comune e condivisa. Tra le etichette troviamo: “L’amore non mette catene”, “Chi ti ama non ti controlla”, “L’amore non ammette minacce mai”, “Chi ti ama ama anche i tuoi difetti”, “Tu vali e sei libera sempre”, “Tu sei perfetta così come sei“. E gireranno in tante le cucine, tra le mani di tante donne che forse hanno bisogno tenerlo sempre a mente. Attualmente i prodotti di “Cuoche combattenti” sono in vendita da Qbio (a Palermo), ma presto la distribuzione si allargherà ad altre realtà e anche al mercato online. Il laboratorio, però, non produrrà solo alimenti, ma anche eventi e incontri per sostenere altre donne a riprendere in mano la propria vita e moltiplicare l’esperienza di riscatto e autodeterminazione costruita. L’impresa è stata sostenuta da tanti, tra cui Banca Etica e D.I.Re (donne in rete contro la violenza) che hanno un fondo per delle “doti di libertà” ed erogano soldi a chi è in difficoltà, […]

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Attualità

Beeing e l’apicoltura urbana | Intervista a Roberto Pasi

Beeing è una startup fondata da Roberto Pasi e Gabriele Garavini, con sede a Faenza, che offre assistenza e consulenza agli apicoltori. Tra i servizi offerti, la startup vende delle innovative arnie come B-Box che permettono anche ai più inesperti di avvicinarsi all’apicoltura in modo semplice ed immediato: senza dover indossare guanti, maschere e altre ingombranti protezioni. Grazie all’attivazione di un dispositivo montato e creato da Beeing sulla B-Box, le api potranno soltanto uscire nella parte in cui producono il miele. In modo tale che, una volta uscite tutte, si possa recuperare il miele senza alcun fastidio. Alla produzione autonoma di miele si unisce l’aspetto di design, accurato e innovativo, e  anche quello ecologico per combattere il trend negativo della moria delle api. L’inquinamento ambientale e l’uso spropositato di pesticidi mettono infatti a rischio la vita delle api e con esse un intero ecosistema con la relativa filiera agri-alimentare. Questi insetti dalla caratteristica tinta gialla e nera svolgono un ruolo fondamentale nella gestione e nella manutenzione del nostro ecosistema essendo le responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali presenti sul pianeta. In questo modo garantiscono circa il 35% della produzione mondiale di cibo. (Dati Ispra) Di questo e di tanto altro abbiamo parlato con Roberto Pasi, fondatore di Beeing. Intervista a Roberto Pasi, fondatore di Beeing Inizierei chiedendoti com’è nata la vostra startup. Tutto nasce da quando da piccolo aiutavo mio nonno, che faceva l’apicoltore, a gestire le api, facendo quello che può fare un bambino insomma. Mi sono appassionato con lui. Da quando è mancato mio nonno ho portato avanti io le arnie, una quindicina di arnie che avevamo di famiglia. In seguito, ho iniziato a lavorare come coordinatore di un acceleratore di startup e quindi mi sono appassionato a tutto ciò che riguardava il mondo dell’innovazione digitale. Lavorando con l’innovazione ho conosciuto Gabriele che è attualmente il mio socio. Chiacchierando con lui del mio hobby sono venute fuori varie idee di come il digitale e le innovazioni digitali anche semplici potessero semplificare un po’ il lavoro degli apicoltori. Le prime idee sono nate quindi due anni fa e da lì abbiamo iniziato a creare i primi dispositivi digitali: antifurti, gps, strumenti per misurare temperatura, umidità dentro le arnie. Poi dopo abbiamo iniziato a lavorare sul tema dell’apicoltura urbana e sviluppare le nostre arnie per la città. Uno dei vostri progetti è appunto la B-Box, un’arnia per la casa. Esatto, uno dei progetti principali, l’ultimo e il più nuovo è appunto la B-Box. Nasce dal fatto che sono sempre più le persone interessate a dare un contributo diretto per salvare le api e sono sempre di più le persone interessate a consumare miele, un prodotto molto più sano di tutti gli altri zuccheri raffinati. Tra l’altro le api iniziano a soffrire pesantemente le tecniche di agricoltura intensiva e quindi si è scoperto che in città spesso stanno meglio che in campagna, perché i fiori di città, che sono molti e tra l’altro le città hanno […]

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Eventi nazionali

Festival delle Mongolfiere, a Paestum l’11esima edizione

Il Festival Internazionale delle Mongolfiere torna a Paestum dal 28 settembre al 6 ottobre per la sua undicesima edizione. Un evento che, in qualche modo, rappresenta la “fine” definitiva della stagione estiva nella Città dei Templi. Caratteristica del Festival delle Mongolfiere (tra i primi cinque dedicata alla mongolfiera più suggestivi al mondo) è il panorama unico che è possibile ammirare dall’alto: l’area archeologica con i suoi maestosi templi, il mare azzurro e il verde delle colline. Nel villaggio, si effettueranno sia il volo libero che il volo vincolato e i decolli avverranno in un’area antistante l’ex fabbrica Cirio, a pochi metri dall’antica cinta muraria e poi, a seconda del vento, si volerà verso il mare o la collina. Le mongolfiere saliranno a diverse centinaia di metri d’altezza, permettendo ai passeggeri di ammirare il promontorio di Agropoli che si apre fino alla Costiera Amalfitana. Generalmente, gli atterraggi avvengono in spiaggia oppure nella zona di Capo di Fiume, ai piedi del Monte Calpazio. Un Festival, dunque, al passo con il Festival di Mongolfiere della Cappadocia, nella Valle dei Camini e in quella delle Fate, considerate patrimonio UNESCO, con l’Albuquerque International Balloon, con decine di mongolfiere dalle forme più strane, o con il Festival International de Ballons de Chateau-d’Oex, tra le montagne innevate del cantone di Vaud, in Svizzera. Ogni anno il Festival delle Mongolfiere di Paestum attira migliaia di visitatori da tutto il mondo, con un trend in continua crescita e oltre trentamila visitatori nelle passate edizioni. Ha ospitato personaggi illustri del settore e campioni nazionali e internazionali, desiderosi di essere in prima fila durante questo importante raduno. Quest’anno saranno organizzati spazi per l’animazione dei bambini, esibizione di artisti di strada, laboratori didattici per le scuole, esposizione di prodotti di artigianato locale e giornate dedicate alla scoperta del territorio. Di forte riscontro è anche l’impatto mediatico che proviene dalla manifestazione: le immagini rimbalzano sui social di tutto il mondo, promuovendo i templi, ma anche l’intero territorio regionale come meta di un turismo particolare e di qualità. «Questo evento aggiunge valore a un territorio già caratterizzato da bellezze straordinarie di carattere archeologico e paesaggistico. – ha dichiarato il sindaco di Paestum, Franco Alfieri – Il Comune è al fianco dell’Associazione “Vivere Paestum” e dell’ideatore e organizzatore Michele Torlo, che da anni porta avanti la manifestazione, un tassello importante per puntare con decisione alla destagionalizzazione di un territorio che guarda ad un turismo che va anche oltre le attrattive tipiche dell’estate». Il Festival delle Mongolfiere gode del finanziamento Poc 2014-2020 – linea strategica 2.4 “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura”.

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Attualità

Scrittori occasionali: la letteratura come merce ornamentale

Sapete? Il mondo dell’editoria odierna è quanto di più bizzarro e controcorrente si possa immaginare. Basta entrare in una qualsiasi libreria per rendersene conto. La prima cosa su cui i nostri occhi si posano appena entrati è uno scaffale con sopra un invitante cartellino che recita “nuove uscite”, dove sono raggruppate tutte le novità editoriali i cui autori però ci lasciano un po’ basiti. Accanto ai soliti gialli esoterici senz’anima e alle stereotipate storie d’amore in cui una ragazza ama un ragazzo (se possibile, con uno dei due afflitto da un male incurabile) e sui quali si costruisce una campagna pubblicitaria martellante la cui intensità è paragonabile a quella di un antifurto che suona ininterrottamente per tutta la notte, ci sono anche libri che sono opera di quelli che potremmo definire scrittori occasionali. Si tratta di personalità che con il mondo della letteratura non hanno nulla da spartire e che, tuttavia, pubblicano libri. Si va dal personaggio televisivo più discusso del momento allo chef più o meno stellato che tiene a raccontarci della sua vita quando non si trova ai fornelli. Tuttavia vendono molto i libri scritti da youtubers e dagli influencer. Questa riflessione nasce dalla pubblicazione del romanzo d’esordio di Giulia de Lellis, influencer ed ex tronista di Uomini e Donne, dall’evocativo e profondo titolo de Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza! edito dalla Mondadori. Gli scrittori occasionali stanno uccidendo la letteratura Inutile stare qui a parlare del curriculum del nuovo astro della nostra letteratura, la quale ha dichiarato di non aver mai letto nulla, se non due libri in tutta la sua vita, quanto piuttosto di come il suo caso sia l’ennesima dimostrazione di come l’editoria concepisca al giorno d’oggi la letteratura e l’oggetto libro: un ornamento, un semplice gingillo superfluo utile al solo scopo di accrescere la notorietà di questi scrittori occasionali, personaggi che pur di aumentare il loro numero di seguaci (e di soldi in tasca) decide di buttarsi nel mondo dei libri. Un mondo che, francamente, sembrano conoscere ben poco, dato che gran parte di questi scrittori occasionali non scrive con le proprie manine, ma sfruttando l’anonimato dei ghostwriters. Esatto, avete capito bene. Pensavate davvero che i vostri beniamini del web, dopo una dura giornata trascorsa a registrare e montare video, si seggano davanti ad una scrivania in legno nel silenzio della notte e nel buio di una stanza illuminata dalla sola luce della candela e scrivano su carta e con penna d’oca o con una macchina da scrivere le loro res gestae e di come sono arrivati a divenire quel che sono ora? Sbagliato. Lo so che è brutto da dire, ma ci sono molti youtuber e influencer che non sanno nemmeno costruire una semplice frase seguendo l’ordine SVO (soggetto, predicato verbale e complemento oggetto. Roba del tipo “Luca mangia la mela“) e quindi, per non sfigurare davanti alle orde di fan che li idolatrano e che davanti alle loro foto accendono dei lumini, un po’ come facevamo noi […]

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Attualità

Parole e politica: tra formalizzazione e banalizzazione

Quanto risulta importante la comprensione della situazione politica in un’Italia in continua crisi, come quella dei giorni nostri? Quanto importante è questa stessa comprensione per noi giovani in un paese che invecchia sempre di più? E quanto è rilevante la relazione tra parole e politica? La distanza tra i ragazzi e la politica cresce di anno in anno, di decreto in decreto e di governo in governo. Si tratta di una probabile conseguenza alla generale situazione di sfiducia indottaci da televisione e giornali, ma ancora prima dai dibattiti affrontati sulle tavole delle nostre case, dove genitori e parenti lamentano le frustrazioni di una gestione nazionale egoista e prepotente. Negli ultimi mesi, in questi e in altri contesti, è diventato solito ascoltare parole come sfiducia, governo tecnico, coalizione, decreti, ognuna posseditrice di una propria connotazione specifica che, ai nostri occhi, appare troppo complessa. La Costituzione italiana, promulgata nel 1947, possiede un codice comunicativo fortemente specifico e tecnico, appesantito dalla complessa materia che affronta. Dal momento della sua approvazione, la Costituzione è divenuta il modello di riferimento per la stesura delle leggi, in virtù della sua comprensibilità. Così, i propositi dei suoi compositori, l’Assemblea costituente eletta a suffragio universale, erano proprio quelli di formulare una lingua piana e sobria che permettesse di comprendere facilmente ogni articolo di cui era costituita. “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, incipit del primo articolo della nostra legislatura, è fisso nella nostra memoria sia per la rilevanza che possiede sia per la sua linearità. Parole e politica nell’attuale scenario politico nazionale Con il tempo, però, si è andata a costituire una nuova forma comunicativa, che ha raggiunto anche la stesura delle leggi, definita antilingua istituzionale, termine coniato da Italo Calvino nel 1965. Questo nuovo idioma ha reso difficile e fraintendibile alcuni tra i più importanti periodi della Costituzione italiana. La politica, espressione fondamentale di uno stato, è inserita in un proprio contesto culturale da cui dipende e da cui è impossibile svincolarla. Il rapporto tra parole e politica è vincolato da una specificità lessicale che è necessario preservare. Rendere però la comprensione limitata perché correlata ad un linguaggio “colto” fa si che si vada a formare una cerchia ristretta, sola capace di masticarla e assimilarla. La conoscenza, in questa maniera, resta limitata all’esperienza, ad aver, quindi, assistito al susseguirsi di vari fatti politici, rendendo partecipe, ancora una volta, un’Italia anagraficamente matura. Contemporaneamente la svendita del linguaggio politico potrebbe avere l’effetto opposto e banalizzarne i contenuti. D’altronde, alla base del successo delle più grandi dittature c’era una propaganda incentrata proprio sullo sfruttamento del linguaggio comune, sull’apparire simile a chi si stava rivolgendo. Come equilibrare, quindi, la rilevanza sociale e culturale di ogni aspetto della politica con una comprensione accessibile? Ancora una volta, l’istruzione appare risolutrice. Svincolata dalle lezioni di educazione civica, dalla rigidezza degli schemi dei libri di storia o dalle cattedre delle aule di giurisprudenza, la politica potrebbe e dovrebbe diventare parte della nostra comunicazione quotidiana, parte del linguaggio dei giovani, elemento di accrescimento culturale […]

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Federico Fellini e La strada: il balletto a Benevento

La strada, balletto tratto dall’omonimo film di Federico Fellini, con musiche di Nino Rota, ha conquistato letteralmente il pubblico che ha assistito allo spettacolo, inserito nel progetto “Omaggio a Fellini”, svoltosi domenica sera, nella suggestiva cornice del Teatro romano di Benevento. L’evento, ideato e curato da Carmen Castiello, fondatrice nonché direttore artistico della Compagnia Balletto di Benevento, con la partecipazione dell’Orchestra Filarmonica di Benevento (OFB) e dell’Accademia di Fotografia Julia Margaret Cameron, ha previsto la regia di Linda Ocone e la supervisione di Beppe Menegatti e la partecipazione di due grandi artisti, Carla Fracci e Giancarlo Giannini, testimoni del grande patrimonio culturale che vanta il nostro Paese, che hanno avuto entrambi il piacere e l’onore di conoscere l’immenso Federico Fellini. Una lode per due realtà importanti del nostro territorio, la Compagnia di danza e l’OFB, di cui essere fieri, da parte dell’Assessore alla Cultura di Benevento, Rossella Del Prete. «La trasposizione in danza di una delle pagine della letteratura cinematografica italiana più apprezzate nell’ultimo secolo ha richiesto un percorso di conoscenza, di approfondimento, durato circa un anno» ha spiegato l’Assessore Del Prete, ringraziando Ferdinando Creta, direttore del Teatro Romano, per aver permesso e promosso il grande fermento che anima in questo periodo il teatro e ricordando che «i primi ad entrarvi, per ripulirlo da erbacce e riconsegnarlo alla vita culturale della città, sono stati proprio i ballerini della Compagnia e i professionisti dell’OFB». La strada: un progetto per omaggiare Federico Fellini  «L’idea di realizzare un’opera e un balletto mettendo insieme realtà artistiche di giovani danzatori e musicisti sanniti nasce affinché i nostri artisti abbiano la possibilità di esprimere il loro talento». Carmen Castiello spiega con queste parole la genesi dell’ “Omaggio a Fellini”. «La Compagnia Balletto di Benevento e l’OFB sono una risorsa e un vanto per la nostra città; la loro collaborazione e la loro sinergia potranno essere un nuovo punto di partenza per donare alla città quel titolo di Benevento città della cultura tanto caro al territorio». L’OFB, l’orchestra più giovane per composizione in Italia, la cui specificità ed il cui talento non finiremo mai di apprezzare, gode della direzione onoraria di Sir Antonio Pappano, della direzione artistica del Maestro Francesco Ivan Ciampa, musicista di fama internazionale, e della presidenza onoraria di Mons. Pasquale Maria Mainolfi. Con un organismo direttivo under 35, l’Orchestra Filarmonica, guidata domenica sera dall’energico e carismatico direttore d’eccellenza Beatrice Venezi, ha saputo incantare gli spettatori riproponendo dal vivo le immortali melodie di Nino Rota. Il progetto “Omaggio a Fellini” ha previsto, nell’arco della settimana precedente allo spettacolo, anche la proiezione della pellicola La Strada presso Palazzo Paolo V, a Benevento, primo vero successo di Federico Fellini, del 1954, e primo film ad essere premiato con un Oscar nella categoria “Film straniero”, proprio nell’anno di apertura della sezione, e un’uscita fotografica con l’Accademia Julia Margaret Cameron ed i ballerini della Compagnia Balletto di Benevento per le strade della città sannita. «La strada diventa luogo di contatto tra danza, musica, fotografia, ricollegandosi così al film, in cui essa […]

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Attualità

Viaggio alla scoperta della cultura e del buon cibo a Cimitile

Un tour di Cimitile tra cultura e buon cibo alla scoperta delle Basiliche Paleocristiane e di “Pizza & Fritti Sapori di Napoli” dello chef Gennaro Galeotafiore. Esattamente nel cuore della Campania, a circa 30 kilometri di distanza dalle cinque province, incontriamo Cimitile, un paesino di poco più di 7000 anime, che custodisce un vero e proprio patrimonio di cultura storica e artistica, da visitare assolutamente: le Basiliche Paleocristiane. Chi volesse allietare oltre agli occhi anche il palato, non potrà fare a meno di scegliere “Pizza & Fritti Sapori di Napoli” dello chef Gennaro Galeotafiore. Da qui è partito il tour, guidato dall’ingegnere Giuseppe Trinchese, appassionato e studioso delle Basiliche, ed organizzato da Renato Rocco, giornalista del Magazine “La buona tavola”, atto a valorizzare le ricchezze del nostro territorio. Immergersi nel verde che circonda le rovine del complesso monumentale di Cimitile è un’esperienza davvero unica. Il complesso sorge alla base di una necropoli del II-III sec. d.C. ma è intorno alla fine del III sec. che vi si sviluppa un vero e proprio culto, professato dallo stesso Sant’Agostino, intorno alla tomba del sacerdote Felice, dedito alla cura della diocesi di Nola. Il futuro vescovo di Nola, San Paolino (in onore del quale si celebra tutt’ora la famosa “Festa dei gigli”), restaurati gli antichi edifici intorno alla tomba del sacerdote Felice in seguito alla vendita di alcuni suoi beni, fece costruire un’imponente Basilica e numerose altre opere per venire incontro alle esigenze dei cittadini. L’origine sepolcrale del luogo permane nell’attuale nome della città, “Cimiterium” l’odierna “Cimitile”, appunto. Il villaggio fondato intorno alla Basilica grazie a Paolino subì una disastrosa alluvione intorno al VI sec., nonché varie scorrerie barbariche. Esplorando le sette basiliche del complesso si ha quasi una sensazione concreta e materiale delle varie epoche che sono andate stratificandosi man mano, al di sopra del complesso monumentale, conservandone la memoria. Le Basiliche di Cimitile tra arte, culto e prodigio Incontriamo innanzitutto la Basilica di San Tommaso, del VI-VII sec., e la cappella dei SS. Martiri, realizzata da Leone III, il gioiello del complesso, contenente numerosi affreschi di innegabile bellezza e di natura propagandistica, due dei quali conservati nell’Antiquarium. La Basilica di San Felice, costituita a partire dal IV sec da strutture di epoche diverse, ospita il primo mausoleo e la cosiddetta Basilica vetus, in seguito modificata da San Paolino per diventare la Basilica nova. L’alto numero di sepolture contenute nella Basilica è dovuto alla credenza popolare secondo la quale una maggiore prossimità al Santo avrebbe procurato un accesso sicuro al Paradiso. La lastra in marmo che copre il sepolcro presenta due fori, attraverso cui veniva fatto passare dell’olio, con il quale i fedeli imbevevano dei fazzoletti, ritenuti vere e proprie reliquie per contatto. Massime bibliche sono riportate tutt’intorno al sepolcro. La Cappella di San Calionio, risalente al V sec. ma restaurata da Leone III intorno al IX sec., contiene le tombe dei poveri. La Cappella di Santa Maria degli Angeli conserva un affresco della Vergine col bambino e la tipica croce ad Y. La Basilica nova, poi di San Giovanni, eretta intorno al V sec. per rispondere alla […]

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