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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 862 articoli

Attualità

Salvator Mundi: copia napoletana trafugata e ritrovata

È stata di recente ritrovata la copia napoletana di scuola leonardesca del Salvator Mundi, coeva al dipinto pseudo-davinciano venduto all’asta nel 2017 per l’esorbitante cifra di 450 milioni di dollari, dunque detentore del primato di opera d’arte più costosa della storia del mercato dell’arte. La tela era ospitata fin dal XVI secolo nella cappella Muscettola, ubicata all’interno della Sala degli Arredi Sacri del Museo DOMA di San Domenico Maggiore, il ben noto convento con basilica adiacente che costituisce uno dei principali monumenti partenopei. Il quadro era stato rubato tre mesi fa, in circostanze ancora non chiare, che dovranno essere esplicitate dalle indagini coordinate dalla procura retta da Giovanni Melill,o attraverso l’aggiunto Vincenzo Piscitelli. Poi, circa una settimana fa, il ritrovamento, effettuato dagli agenti della Sezione Reati contro il Patrimonio della Squadra Mobile nel corso di un’indagine, in un appartamento al primo piano di via Strada Provinciale delle Brecce. Il proprietario dell’appartamento dove il quadro è stato trovato, un trentaseienne incensurato, è stato sottoposto a fermo con l’accusa di ricettazione, benché egli abbia ammesso di aver scovato il dipinto in un mercatino dell’usato. Gli inquirenti, in attesa della convalida del fermo, hanno avvertito il priore della basilica di San Domenico Maggiore, che provvederà a verificarne la validità; nel frattempo l’opera, ritrovata avvolta nel cellophane e conservata nella parte superiore di un armadio in una cameretta, si trova sotto sequestro e sotto tutela della Soprintendenza, che dovrà esaminarne le condizioni. Le mille avventure del Salvator Mundi Avvincenti più che mai le vicissitudini del dipinto originale da cui è tratta la copia napoletana, connesse a quelle delle sue numerose copie: presupponendo una paternità davinciana, è plausibile che Leonardo abbia realizzato l’opera per un committente privato a Milano, poco prima di abbandonare la città nel 1499, per la caduta degli Sforza. Del quadro restano alcuni studi, i più noti dei quali sono i due disegni di drappeggi conservati nella Royal Collection presso il Windsor Castle. Persesi le tracce del dipinto, la sua memoria rimase affidata all’incisione eseguita nel 1650 da Wenceslaus Hollar. Seguì un nuovo gap dal 1763 fino al 1900, quando fu acquistato da Sir Charles Robinson come opera di Bernardino Luini, seguace di Leonardo, finché il quadro ricomparve in una piccola vendita all’asta nel 1958, dove fu acquistato per 45 sterline; in seguito svanì nuovamente per 50 anni, fino al 2005, allorquando riaffiorò sul mercato. Il dipinto nel 2011 è stato autenticato da alcuni tra i suoi maggiori studiosi, in occasione della mostra svoltasi presso la National Gallery di Londra, intitolata Leonardo da Vinci: Painter at the Court of Milan; nel catalogo della mostra inglese, Luca Syson, curatore dell’esposizione, aveva ipotizzato che Leonardo avesse realizzato il dipinto per la famiglia reale francese e che poi fosse stato condotto in Inghilterra nel 1625 dalla regina Enrichetta Maria di Borbone, sposa di Re Carlo I, risultando registrato nell’inventario della collezione reale. La copia napoletana del Cristo benedicente replica puntualmente l’iconografia del Salvator Mundi davinciano, messa a punto dall’artista e inventore nel suo periodo milanese, come attestano i […]

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Blackout challenge, una nuova sfida mortale su TikTok

Una nuova sfida mortale è comparsa su TikTok: la Blackout Challenge, un “gioco” che consiste nell’autoinfliggersi soffocamento utilizzando una sciarpa o una cintura, e resistere il più possibile prima di lasciare la presa. Lo scopo primario della prova estrema non sarebbe il suicidio, sebbene la probabilità di perdere la vita sia altissima, ma piuttosto raggiungere un fantomatico stato di euforia, dovuto al rilascio di endorfine da parte del corpo, a cui farebbe seguito la perdita parziale di coscienza. Ad accendere i riflettori su tale fenomeno è stato, nella giornata di mercoledì, il ricovero di una bimba di Palermo, di appena 10 anni, nel reparto di rianimazione dell’ospedale “Di Cristina”. Purtroppo, nonostante i tentativi dei medici, per la piccola non c’è stato nulla da fare e ieri la bimba è stata dichiarata clinicamente morta. I genitori hanno acconsentito all’espianto degli organi, mentre le autorità giudiziarie hanno proceduto al sequestro dello smartphone della vittima, al fine di indagare a fondo sulla vicenda. La Blackout Challenge non è l’unica sfida mortale lanciata sui social Gioco chiking,  Batman,  Eyeballing. E ancora  Planking,  Blue Whale,  Bird box challenge,  sono solo alcune delle numerosissime sfide che dilagano tra i giovanissimi sul web, rimbalzando da un social all’altro, alimentando quello spirito di emulazione che contraddistingue l’età adolescenziale, ed amplificato oltre misura dall’uso dei social. Lo stesso Tiktok, attualmente la piattaforma più utilizzata tra gli adolescenti, si basa esclusivamente sul concetto di ripetizione: gli utenti copiano i contributi di altri, in un loop infinito in cui tutti sono il clone di qualcun altro, attraverso la ripetizione di gesti ed espressioni. Se tuttavia, nella maggior parte dei casi tale meccanismo è per lo più innocuo, può diventare potenzialmente letale quando si superano i limiti. È accaduto con la Blue Whale, poi con il fenomeno Jonathan Galindo e, infine, con la Blackout challenge, di cui si parlava già nel 2018. Cosa si nasconde dietro la challenge? Legare la diffusione di questi comportamenti al solo spirito di emulazione è sicuramente riduttivo. Uno dei fattori determinanti è da ricercare nello spirito di ribellione tipico degli adolescenti: in virtù di questo, il voler superare i limiti imposti si configura come un modo per affermare se stessi, emancipandosi dalle figure di autorità e, allo stesso tempo, farsi accettare dal gruppo. Questo processo, che fa parte del percorso di crescita, può essere pericoloso per quei soggetti più fragili ed influenzabili, più predisposti a lasciarsi imbrigliare dalle dinamiche distruttive e disfunzionali di alcune di queste sfide.  Altro fattore alla base di molte sfide potenzialmente letali, compresa la Blackout challenge, è il bisogno inconscio di esorcizzare le proprie paure, prima tra tutte quella della morte. Spingersi sull’orlo del precipizio dà l’illusione di essere potenti, invincibili. Paradossalmente, quindi, gli adolescenti sfidano la morte per esorcizzarla e liberarsi dalla paura di essa. Tuttavia, come dimostra il caso della bambina di Palermo, non sempre questi meccanismi hanno esito felice. In conclusione, dietro quelle che sembrano delle stupide bravate ci sono l’insicurezza, il desiderio di accettazione, lo spirito di emulazione e […]

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Pierre Cardin: stilista visionario e inventore del prêt-à-porter

Pierre Cardin, lo stilista visionario deceduto lo scorso 29 Dicembre 2020, ha iniziato la propria carriera dopo un apprendistato presso Christian Dior e sin dal primo momento apparve chiaro che non sarebbe stato uno dei tanti couturier: infatti lo stilista italiano Pierre Cardin, naturalizzato francese, ha fatto la storia della moda con innumerevoli invenzioni rivoluzionarie, tra cui il prêt-à-porter, la moda di abiti sartoriali, ma prodotti in serie, da indossare tutti i giorni. Tra le sue collezioni più suggestive occorre citare “Space Age”, ispirata allo spazio, negli anni ’60, con abiti bianchi e dalle trame geometriche. A tal proposito il Brooklyn Museum di New York nel 50esimo anniversario dallo sbarco sulla luna, gli ha dedicato una mostra, ripercorrendo la sua carriera ed esponendo 170 pezzi provenienti dal suo archivio. Egli è stato definito come un grande maestro di sartoria, ma anche un uomo col fiuto per gli affari. È stato il primo ad anticipare il futuro della moda introducendo l’unisex, il concetto di abito che prescinde dal genere sessuale, una rivoluzione negli anni in cui la moda femminile si basava sull’esaltazione delle forme. E’ stato il primo ad introdurre la minigonna in passerella e nel ’66 fece scandalo la gonna con lo spacco. Introdusse le giacche senza collo per gli uomini e i pantaloni a sigaretta, oltre alla creazione di una collezione per bambini. Cardin è stato ignorato per diversi anni dal mondo della moda, soltanto nel 1980 al Metropolitan di New York è stato valutato il suo genio e la sua visione pionieristica. Egli ha rappresentato la decostruzione della norma e i suoi abiti sono stati indossati dai Beatles, Jacqueline Kennedy, Brigitte Bardot e Mia Farrow. Nel 1974 è stato uomo dell’anno, in copertina sul Time, il primo stilista della storia e l’aprifila dei numerosi colleghi italiani che lo seguiranno. Quando gli sono state poste delle domande riguardo il processo creativo ha affermato: «ho una pratica molto diversa dai miei colleghi: il corpo è assente, astratto, non penso al corpo. Cerco di mettere un materiale nell’indumento, in modo tale che assuma la forma dell’indumento». Con il suo decesso, la moda ha registrato un’enorme perdita, ma il suo genio non sarà mai dimenticato. Immagine: Fashion Network

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Amazon acquista 11 aerei per accelerare le consegne

Amazon acquista 11 aerei Boeing 767-300 per potenziare il sistema di spedizioni e ridurre i tempi di consegna. Durante la pandemia, soprattutto durante i primi tempi di lockdown totale, gli acquisti online sono stati un’ancora di salvezza per molti. Che si trattasse di giochi da tavolo, puzzle o qualunque cosa facesse trascorre il tempo più velocemente o che fossero oggetti essenziali che ci risparmiavano code chilometriche ci siamo resi conto di non poterne fare a meno. Così, solo qualche giorno fa, Amazon ha annunciato l’acquisto di 11 aerei Boeing 767-300 usati che verranno utilizzati per potenziare il sistema di spedizioni della prima azienda di commercio elettronico al mondo. La grande novità sta proprio nell’effettivo acquisto di mezzi che verranno utilizzati esclusivamente per le spedizioni Amazon. Fino ad oggi, infatti, il colosso americano aveva fatto affidamento su aeromobili in leasing per lo sfruttamento del carico aereo. Di questi undici Boeing, sette verranno acquistati dall’americana Delta Air Lines, gli altri quattro, invece, dalla compagnia canadese Westjet Airlines. Questi ultimi, in particolare, come annunciato da Amazon, sono già in fase di conversione da aerei per trasporto passeggeri a vettori cargo. Proprio per questo motivo saranno a disposizione dell’azienda già dal 2021, per i mezzi targati Delta, invece, bisognerà attendere il prossimo anno. Tutti gli aerei, compresi quelli appena acquistati, saranno comunque gestiti da appaltatori. Quest’ultima acquisizione, non solo indica una novità (abbiamo già spiegato che tutti gli aeromobili utilizzati da Amazon sono a noleggio), ma rappresenta un notevole consolidamento alla già ottima “flotta” del colosso di Bezos. Infatti, dopo quest’accordo gli aeromobili a disposizione di Amazon arriveranno a quota 85. Questo segna un incremento straordinario rispetto al 2015, quando fu annunciata la volontà di fondare una propria compagnia aerea cargo al fine di migliorare le capacità di spedizione. Amazon acquista 11 aerei e furgoncini per le consegne “in-house” Nel 2016, infatti, le merci viaggiavano con “soli” 11 aerei. Il fine, molto chiaro, è quello di garantire ai propri utenti (nello specifico gli utenti Prime) una tempestiva consegna degli ordini in tutti i paesi. Le prospettive, intanto, sono rosee. L’azienda aspira a raddoppiare il numero di mezzi a disposizione raggiungendo i 200 nel giro di pochi anni. Questa crescita e la riduzione dei tempi di consegna riguardano anche le compagnie di trasporto merci che, gradualmente, verranno messe da parte. Amazon, attualmente, continua a fare affidamento su fornitori come FedEx e UPS, ma questa espansione della sua rete di cargo aerei è solo la punta dell’iceberg di un progetto ben più ambizioso. L’intento è puntare a gestire in maniera totalmente autonoma le spedizioni. Basti pensare che sono già decine di migliaia i furgoni merci che l’azienda gestisce, garantendo la consegne dei pacchi in tempi estremamente ristretti. “Avere un mix di aeromobili sia in leasing che di proprietà nella nostra rete in crescita ci consente di gestire meglio le nostre operazioni, il che a sua volta ci aiuta a tenere il passo nel soddisfare le promesse dei nostri clienti”, ha detto Sarah Rhoads, Vicepresidente di Amazon […]

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Mario Paciolla: il coraggio che merita la verità

Mario Paciolla era un giovane napoletano che lavorava per la pace. E lo voleva così tanto che questo suo desiderio gli ha fatto perdere la vita, il 15 luglio 2020, in una maniera articolata e misteriosa, banalmente archiviata come “suicidio per impiccagione”. Aveva 33 anni ed era in Colombia per conto delle Nazioni Unite, inviato per assicurare il rispetto degli accordi di pace tra il Governo colombiano e gli ex guerriglieri FARC, stipulati nel 2016 dopo 40 anni di scontri, in realtà mai completamente conclusesi. Infatti, il caso Paciolla si colloca in una ben più profonda rete di atti intimidatori, attuati dai gruppi armati che si contendono da decenni il controllo della regione di Caquetá, nella Colombia sudorientale, territorio particolarmente ambito dalle mafie locali per interessi che riguardano la produzione e l’esportazione di cocaina, la deforestazione massiva e le licenze petrolifere. Mario si occupava anche di incontri con le autorità locali, della stesura dei report della Missione, oltre che di un bellissimo progetto di riconversione: il fiume Caguán, utilizzato in passato dai trafficanti di droga per il trasporto di cocaina, grazie a “Remando por la Paz – Rafting for Peace”, è divenuto luogo di allenamento e simbolo della Nazionale colombiana di Rafting che, ai Mondiali in Australia, ha partecipato con cinque ex guerriglieri e tre contadini di San Vicente del Caguán. Il confine tra riconoscenza e ingratitudine in luoghi così culturalmente fragili e con equilibri quasi inesistesti è sottilissimo. Il 29 agosto 2019, l’esercito colombiano effettua un bombardamento sul centro di comando di RogelioBolivar Cordova, detto El Cucho, il comandante di una delle fazioni di dissidenti delle Farc, volenteroso di interrompere il processo di disarmo e smobilitazione decretato dagli accordi di pace. Paciolla era stato incaricato di stilare un rapporto sulla vicenda in cui avevano perso la vita ben sette minorenni. Proprio questo documento viene utilizzato impropriamente  poco dopo dal senatore Barreras per denunciare pubblicamente il fatto che Botero, ministro della difesa, aveva tenuto nascosta all’opinione pubblica la morte dei minorenni, causando le dimissioni dello stesso. Allora Mario comincia a sentirsi in pericolo: il suo rapporto, contenente il suo nome e cognome, che doveva rimanere riservato, era stato utilizzato per un attacco politico di enorme portata. Decide di chiedere il trasferimento, di essere aiutato, ma l’ONU lo ignora. Ne parla con la madre, con gli amici, con la fidanzata. Rivela di avere paura ed esprime il suo ultimo desiderio: bagnarsi nel mare di Napoli per non sentirsi più sporco. Mario acquista un biglietto di ritorno, ma la notte prima di partire, la sua vita finisce. Tante sono le ragioni che portano a scartare l’ipotesi di suicidio. Non entriamo in merito, ma vogliamo sottolineare certi aspetti improtanti, per cui vale la pena sapere di Mario e della sua vita. Grazie al video introduttivo gentilmente inviato dai genitori di Paciolla, al racconto di alcuni studenti che hanno inquadrato il contesto della cooperazione colombiana e l’esperienza di Mario stesso e grazie anche alla preziosa memoria dei suoi amici (impegnati nel comitato “In memoria […]

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Sebastian Colnaghi: fusione tra natura e web

Intervista a Sebastian Colnaghi giovane ricercatore italiano, oltre che appassionato di web. Un lavoro bello quanto rischioso il suo, che lo ha portato a scoprire, con un team di biologi, la Vipera del Meridione. Salve Sebastian, grazie per aver accettato questa intervista.  In cosa consiste il Suo lavoro? “Il mio lavoro consiste nella ricerca di alcune specie di rettili presenti in Sicilia. Nello specifico il mio impegno è volto all’individuazione delle vipere presenti sul territorio, per poi procedere alla misurazione e alla documentazione fotografica. Da circa due anni collaboro con Matteo Di Nicola, un biologo ricercatore di Milano, un lavoro certosino che svolgo non solo in Sicilia ma anche in altre regioni d’Italia come la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia e l’Abruzzo, che sono diventate per me meta privilegiata di spedizioni finalizzate alla ricerca dei rettili presenti sul territorio nazionale. Il mio secondo lavoro che svolgo pienamente sui social è quello di sponsorizzare gadget e prodotti su Instagram”. Un lavoro sicuramente molto impegnativo, soprattutto per il degrado ambientale che purtroppo sempre più affligge i diversi territori e ambienti naturali. Qual è stata la ricerca più difficile e dove? “Molte volte stando sul campo sono esposto a tantissime intemperie come forti temporali e ad un clima molto variabile. Una delle mie ricerche più difficili è stata l’anno scorso in un weekend sull’Etna alla ricerca della Vipera aspis con il mio amico biologo; abbiamo dormito in un bivacco, tra pioggia, vento ed intemperie che hanno messo a dura prova le nostre ricerche, è stata un’esperienza unica, sofferente ma nel contempo entusiasmante. Nel lavoro di ricerca possono capitare pure delle disavventure come quando l’anno scorso, per una mia distrazione sono stato morso da una Vipera aspis, ma per fortuna è andato tutto per il meglio e con le dovute medicazioni il morso non ha prodotto nessuna conseguenza negativa”. Sebastian, cosa può dirci della Vipera aspis? “In Sicilia e nel Meridione è presente la Vipera aspis, nella sottospecie hugyi, un rettile estremamente importante per il controllo delle popolazioni di micromammiferi e, quindi, per l’equilibrio degli ecosistemi; una straordinaria specie, purtroppo minacciata dall’uomo che la teme inutilmente. Il veleno della Vipera aspis è una complessa combinazione di tossine, proteine ed enzimi con un’azione emotossica, molto variabili in funzione della specie, in ogni caso ogni morso è molto soggettivo, dipende dallo stato di salute della persona e dalla quantità di veleno che ha in quel momento l’animale. Normalmente negli ospedali, per tenere sotto controllo gli effetti del veleno vengono somministrati dei farmaci classici come cortisone, antibiotici o anticoagulanti nel caso di pazienti anziani più vulnerabili. Solo in presenza di reazioni sistemiche importanti si inietta il siero, non tanto per un concreto pericolo di vita, quanto più per ridurre la durata e l’intensità del veleno”. Quante specie ha trovato in Italia fino ad oggi?! “Negli ultimi anni sono state tantissime le specie di rettili che sono riuscito ad avvistare come ad esempio decine di esemplari di Vipera aspis e Vipera berus, per quanto riguarda i serpenti appartenenti alla […]

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Fast fashion e futuro: la sostenibilità è un dovere

La designazione di fast fashion fa riferimento a una strategia di produzione utilizzata dai grandi rivenditori a partire dagli anni Novanta ed intensificatasi sempre più, basata sul passaggio rapido delle tendenze di moda dalle passerelle alle collezioni di abbigliamento, al fine di consentire ai consumatori di acquistare i capi a prezzi relativamente bassi, quasi usa e getta. Lo scopo principale della fast fashion è quello di produrre prontamente un capo in modo economicamente proficuo, per rispondere ai gusti dei consumatori in continua evoluzione e creare nuove tendenze, innescando il desiderio di acquistare un prodotto, che appare di alta moda, alla fascia di prezzo più bassa nel settore dell’abbigliamento. Pertanto, la fast fashion non è tanto la risposta a un grande mercato di consumatori, quanto piuttosto l’esito della creazione della domanda da parte degli stessi produttori, dal momento che risulta estremamente redditizio vendere tonnellate di vestiti trendy ed economici. Essi, dunque, massimizzano il profitto introducendo a distanza di pochi giorni capi di uno stile differente – spesso replicandolo da artisti indipendenti ed usando la pubblicità per rimanere rilevanti e per promuovere mode che cambiano continuamente – e, conseguentemente, rendendo i vecchi capi obsoleti e fuori moda, inducendo i consumatori ad acquistare abiti nuovi e di tendenza. In tal modo, la fast fashion ha conquistato i nostri armadi ed è diventata enormemente popolare: marchi come Zara, H&M, Forever 21, Uniqlo, Topshop, Primark e molti altri, infatti, ne sono un esempio. I danni ambientali ed etici innescati dalla spirale della moda veloce In opposizione alla fast fashion è sorto il movimento slow fashion, che ha rilevato le problematiche legate alla moda veloce, ovvero il forte inquinamento ambientale da essa provocato e le condizioni di lavoro sfavorevoli imposte nei paesi in via di sviluppo. La fast fashion, infatti, ha un costo ambientale enorme: gli abiti sono prodotti in fabbriche non sottoposte a controlli, che adoperano, per la creazione di stampe dai colori accesi, tinte chimiche tossiche per i lavoratori e per l’ambiente, poiché scaricate in canali e fiumi. In tale contesto si inserisce il fenomeno del Greenwashing o “ambientalismo di facciata”, strategia di comunicazione di alcune imprese, volta alla costruzione di un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale. Inoltre, essendo la moda veloce così economica e quasi monouso, i consumatori sono indotti a gettare via i capi d’abbigliamento a ritmi molto veloci: si stima, infatti, che il 5 % dei rifiuti nelle discariche siano tessili; a ciò si aggiunge la scelta di alcune aziende di incenerire le rimanenze dei magazzini piuttosto che donarle ai bisognosi, per non svilire la propria immagine. Ne consegue che, secondo una recente inchiesta, l’industria tessile sia la seconda industria più inquinante al mondo, in grado di emettere più gas serra delle spedizioni internazionali e dell’aviazione. Inoltre, i rivenditori di fast fashion fanno uso di manodopera a basso costo, spesso proveniente dagli Sweatshops, luoghi di lavoro caratterizzati da condizioni socialmente inaccettabili, in cui spesso ricorre il lavoro minorile e in cui i lavoratori svolgono le proprie mansioni […]

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Georgia Guidestones: la Stonehenge americana

Nessuno conosce la loro storia, nessuno conosce il nome del loro ideatore. Le Georgia Guidestones sono un monumento in granito ricco di misteri e segreti, ma con tante cose da raccontare. Il monumento è stato costruito con lo scopo di fornire una guida per riedificare il mondo dopo l’Apocalisse. Si tratta di sei enormi blocchi di granito che forniscono le istruzioni in otto lingue diverse su come ricostruire una civiltà in seguito ad un eventuale fine del mondo. Allo stesso tempo questo monumento svolge le funzioni di bussola, calendario e orologio. Stonehenge americana: cosa si nasconde dietro questo monumento? L’opera in granito si trova in Georgia, nella contea di Elbert. Raggiunge i sei metri di altezza grazie alla sei lastre di granito con cui è realizzata e corrisponde ad un peso di 107 tonnellate. Un pilastro a sezione rettangolare è posto al centro, con quattro lastre equidistanti poste a forma di X distorta, mentre su tutte è posta una lastra rettangolare di copertura. Tutta la struttura è allineata astronomicamente. Su una lastra posta un po’ più distante ci sono le note con la storia, le dimensioni e lo scopo del monumento. Essendo posto su una cava in granito molto grande, questo monumento è stato costruito appositamente lì dove si supponeva che potesse resistere a terremoti e ad altri disastri naturali. Perché? Il Georgia Guidestones doveva resistere nelle epoche, nell’attesa della fine del mondo e della sua rinascita. Quel giorno, quel posto della Terra sarebbe stato il punto di partenza da cui ricostruire la nuova civiltà. Nessuno sa chi fu il suo vero ideatore. Nemmeno la proprietà del sito risulta essere chiara. Sui blocchi in granito sono incise dieci regole in inglese, spagnolo, swahili, hindi, ebraico, arabo, cinese e russo. Le incisioni recitano: Mantieni l’Umanità sotto i 500.000.000 in perenne equilibrio con la natura. Guida saggiamente la riproduzione, migliorando salute e diversità. Unisci l’Umanità con una nuova lingua viva. Domina passione, fede, tradizione e tutte le cose con la sobria ragione. Proteggi popoli e nazioni con giuste leggi e tribunali imparziali. Lascia che tutte le nazioni si governino internamente, e risolvi le dispute esterne in un tribunale mondiale. Evita leggi poco importanti e funzionari inutili. Bilancia i diritti personali con i doveri sociali. Apprezza verità, bellezza e amore, ricercando l’armonia con l’infinito. Non essere un cancro sulla terra, lascia spazio alla natura, lascia spazio alla natura. Su ogni lato, in cima, campeggia in quattro lingue antiche – babilonese, greco antico, sanscrito e geroglifici egiziani – la scritta “Lascia che queste pietre siano una guida per un’Era della Ragione”. Insomma, le regole per la costruzione di un mondo migliore. Sulla lapide esplicativa sono spiegati l’orientamento astronomico dell’opera, peso e dimensioni, la data di costruzione e altre informazioni simili. L’iscrizione parla anche del seppellimento di una capsula del tempo sotto la tavoletta ma la data del seppellimento e la presunta data in cui dovrebbe essere riportata alla luce sono lasciate in bianco. In questo messaggio possiamo trovare qualche errore di punteggiatura: sia esso […]

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2021 l’anno di Dante, la parola del giorno della Crusca

Il 2021 è l’anno dedicato a Dante Alighieri in Italia e nel mondo. In occasione del Settecentenario della morte del sommo poeta, avvenuta a Ravenna nel 1321, si svolgeranno diverse iniziative, molte delle quali a Firenze, patria d’origine del poeta ma anche nel resto d’ Italia. Dal primo Gennaio, la Divina Commedia prende vita sul web, per la prima volta, sul sito degli Uffizi saranno visibili i disegni che illustrano il poema, realizzati alla fine del Cinquecento dal pittore Federico Zuccari, che affrescò la Cupola di Santa Maria del Fiore. Nella sola città di Firenze gli eventi saranno più di un centinaio; sono in programma celebrazioni di carattere scientifico, giornate di studi e convegni ma anche progetti culturali di ampio respiro selezionati per comprendere un pubblico più vasto: mostre, esposizioni, concerti, performance di danza e teatro e una lettura completa del Poema divinamente ispirato. Si intrecceranno così collaborazioni da più fronti: l’Accademia della Crusca, gli Uffizi, il Museo Galilei, il Teatro Nazionale della Toscana, l’Università degli studi di Firenze, la Società Dantesca, l’Archivio di Stato, l’istituto degli Studi del Rinascimento, il Museo Casa di Dante, il museo Casa Buonarroti. La Gallerie degli Uffizi, che custodisce l’intero gruppo dei fogli “danteschi” in tutto 88, ha aperto le celebrazioni pubblicando sul sito una mostra virtuale: “A riveder le stelle” accompagnata da un apparato didattico scritto da Donatella Fratini, curatrice dei disegni dal Cinquecento al Settecento degli Uffizi. Dante 2021: una parola fresca di giornata Ad accompagnare le varie iniziative non mancheranno le parole; per ciascuno dei 365 giorni dell’anno sul sito internet dell’Accademia della Crusca apparirà una diversa parola o espressione di Dante arricchita dall’aggiunta di un breve commento, pensato per raggiungere tutti i lettori. Una varietà di locuzioni, motti, latinismi, neologismi che in gran parte appartengono ancora al nostro patrimonio linguistico. “Anche in questo modo si intende sottolineare la capacità creativa, l’attualità e la straordinaria leggibilità del grande poeta- spiega il presidente Claudio Marazzini- l’iniziativa si tiene nell’ambito delle celebrazioni dei Settecento anni dalla morte di Dante Alighieri” Nel 2020 la Crusca ha fortemente sostenuto l’istituzione del Dantedì, una giornata intitolata alla memoria del poeta celebrata per la prima volta il 25 marzo scorso, durante l’esperienza del primo lockdown, in un periodo complesso di attesa e speranza. L’iniziativa è riuscita a coinvolgere il mondo della cultura italiano e internazionale, le scuole, le istituzioni e tutta la popolazione di amatori e appassionati. Attraverso  “Una parola di Dante fresca di giornata”, ogni giorno, lungo il corso dell’intero anno, una parola di Dante verrà presentata e commentata sul sito dell’Accademia e condivisa poi sui suoi social. Lo scopo è quello di invitare alla riflessione sul nostro patrimonio culturale e di coinvolgere nelle celebrazioni un pubblico quanto più ampio e variegato possibile. Per conoscere nel dettaglio gli eventi dell’Accademia e quelle delle altre istituzioni fiorentine, è possibile consultare il sito web dell’Accademia della Crusca: accademiadellacrusca.it e quello del Comune di Firenze 700dantefirenze.it     Fonte immagine: Pixabay.

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In Argentina l’aborto ¡Es ley!, è legge!

In Argentina, l’aborto “¡Es ley!”, è legge! Dopo il via libera alla Camera, il disegno di legge che legalizza definitivamente l’aborto è stato approvato in Senato il 29 dicembre, determinando una svolta storica per il Paese e per le lotte femministe di tutto il mondo. Il provvedimento è passato con 38 voti favorevoli e 29 contrari, dopo 12 ore di discussione. Migliaia di militanti pro-aborto hanno atteso fino alle 4 del mattino, e festeggiato la notizia fuori dal Congresso a Buenos Aires. Il movimento che si è battuto per l’aborto – la Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito – è nato 15 anni fa e ha come simbolo dei fazzoletti verdi, i “pañuelos”. Già nel 2018, un testo simile (ma elaborato da una piattaforma civile) era stato approvato dalla Camera, ma non dal Senato. Fino a questo momento, l’interruzione volontaria di gravidanza per le donne Argentine era consentita legalmente da una norma in vigore dal 1921 e soltanto nel caso fosse conseguenza di una violenza sessuale, o in previsione di un pericolo grave per la vita della donna stessa. Limitazioni che hanno diffuso a dismisura gli aborti clandestini nel Paese, spesso in costose cliniche private o in strutture che non adeguate alle norme di sicurezza necessarie. Secondo i dati del Governo, in Argentina, su 44 milioni di abitanti, si praticano ogni anno fra i 370mila e i 520mila aborti clandestini, con 38mila donne ricoverate in ospedale per le complicazioni che ne conseguono. Con la legalizzazione dell’aborto, il Paese diventa uno dei pochissimi Paesi dell’America Latina in cui è permessa l’interruzione volontaria di gravidanza, insieme a Uruguay, Cuba, Guyana e lo Stato di Città del Messico. Negli altri restano restrizioni e condizioni. In alcuni, come il Nicaragua, la Repubblica Dominicana e il Salvador, è vietato in ogni caso e il solo sospetto di interruzione volontaria di una gravidanza è punito con una condanna fino a 30 anni di carcere. Il provvedimento approvato in Argentina prevede che ogni gestante possa abortire entro le prime 14 settimane dopo aver sottoscritto il consenso. Indica anche dieci giorni di tempo tra la volontà esplicitamente espressa e l’intervento per evitare ogni tipo di pressione e manovra che spinga la madre a un ripensamento. Le giovani donne minori di 13 anni potranno abortire con l’approvazione di almeno uno dei genitori o di un rappresentante legale, mentre le donne di età compresa tra 13 e 16 anni avranno bisogno dell’autorizzazione solo se la procedura compromette la loro salute. Dai 16 anni in poi la decisione spetta unicamente all’interessata. La nuova legge sostiene anche la responsabilità dello Stato nell’attuazione della legge sull’educazione sessuale e aggiorna le pene detentive per chi causa l’aborto o consente di praticarlo oltre il tempo massimo previsto dalla legge. Fonte immagine: https://www.ilpost.it/2020/12/30/argentina-aborto-legale/

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