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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 1228 articoli

Attualità

Intervista al regista Enzo Liguori

Dopo aver assistito alla conferenza stampa al Teatro Totò di Napoli  Pugno vs Pugno – un verso contro il bullismo, ecco l’intervista al regista Enzo Liguori riguardo al musical Scuola vs Bulli, uno spettacolo musicale che ha l’obiettivo di sensibilizzare e prevenire i fenomeni di bullismo. Questo interessante musical ideato da Giovanna Pignieri e con la regia di Enzo Liguori, fa parte del progetto educativo che il Teatro Totò propone alle scuole e che mira a contrastare il dilagare del bullismo, fenomeno sociale di natura aggressiva, che si diffonde particolarmente in età adolescenziale nelle scuole. Il pubblico della conferenza stampa e del musical Scuola vs Bulli è formato soprattutto da teenagers, che hanno il vero potere di cambiare le cose. Scuola vs Bulli  – Intervista al regista Enzo Liguori  Questo musical è stato ideato per dare un importante contributo artistico-teatrale alla lotta contro il fenomeno sociale del bullismo che, purtroppo, è molto diffuso tra i teenagers soprattutto nelle scuole medie e superiori. Si tratta di un fenomeno aggressivo e complesso sia maschile che femminile, la cui causa principale è l’incomunicabilità tra i giovani, che sono diventati meno solidali e che si confrontano sempre di meno. I ragazzi e le ragazze parlano poco dei loro problemi (timidezza, obesità, scelte di abbigliamento differenti, problemi di deambulazione, insicurezze caratteriali) e questo sfocia in una forte aggressività. Il musical mette in evidenza quanto sia stupido compiere atti di bullismo e ci insegna a non colpevolizzare nessuno. Spesso sia il bullo che la vittima sono entrambi persone deboli e con scarsa autostima a causa dell’ ambiente sociale in cui si trovano a vivere.   Ecco le domande sottoposte all’ attenzione del regista napoletano Enzo Liguori: Da cosa nasce l’ idea di far recitare piccole scene di bullismo tratte dal musical Scuola vs Bulli nelle classi? L’idea nasce dalla voglia di coinvolgere attivamente gli alunni delle scuole, attraverso le incursioni teatralizzate, facendogli vivere una situazione che è al limite tra la finzione e la realtà, un’occasione che serva a scuoterli, a farli riflettere su un aspetto che spesso tendono a sottovalutare. Dall’ anteprima del musical si evince che il collaboratore scolastico ha un grande peso. Quale ruolo svolge e quanto è influente nell’ educazione dei ragazzi?  I collaboratori scolastici sono figure importanti per gli alunni, spesso veri e propri confidenti che accompagnano i giovani studenti durante tutto il periodo scolastico. I collaboratori scolastici sono figure di riferimento e supporto anche per il corpo docente che hanno un ruolo fondamentale nella formazione, non solo scolastica, ma soprattutto personale, degli alunni. I docenti saranno il ponte che collegherà gli alunni al teatro e a tutto ciò che il progetto “Pugno vs Pugno” prevede. Un ruolo delicato, quindi, che solo un docente è in grado di ricoprire. Durante il musical vi é un riferimento ai colori BIANCO E NERO. Cosa simboleggiano? “Bianco e Nero” è il brano più importante del Musical “Scuola vs Bulli” scritto da Giovanna Pignieri e musicato da Massimo D’Ambra con le coreografie di Ettore Squillace. Il Musical […]

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Attualità

Dolce & Gabbana, annullata la sfilata in Cina

L’alta moda italiana, il fiore all’occhiello del nostro bel Paese continua a riscuotere sempre grande successo in giro per il mondo, conquistando gli occhi di tutte le celebrity dello star system e non solo. Delle volte però, ci sono anche pesanti flop che mettono in imbarazzo l’intero popolo italiano. Questo il caso di Dolce & Gabbana, casa di moda fondata a Legnano nel 1985 dagli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana. In occasione del lancio della loro linea d’abbigliamento in Cina la casa di moda aveva avviato la campagna di comunicazione DGLovesChina, principalmente tramite la diffusione di video sul celebre e popolare social network cinese Weibo. Gli stilisti avevano inoltre organizzato per mercoledì 21 novembre una sfilata/evento a Shanghai con circa 1500 invitati, fra cui i personaggi di maggiore rilievo e successo nel vasto territorio asiatico. Sono stati proprio questi video diffusi a mezzo social a scatenare però una vera bufera mediatica, da cui Dolce & Gabbana è uscita pesantemente colpita. Nei pochi secondi di filmato appariva una donna cinese, ben vestita e molto elegante, seduta davanti a un piatto tipico della cucina italiana (come la pizza o un cannolo, a seconda del video), intenta però nel mangiarli con le tipiche bacchette cinesi. Una voce fuori campo di un uomo le spiegava poi come utilizzarle per completare il suo pasto. I video, indubbiamente realizzati con tono ironico, non sono però stati affatto apprezzati dalla popolazione che ha inondato di commenti negativi i post sul social media. In alcuni casi, si è arrivati addirittura ad accusare Dolce & Gabbana di discriminazione e razzismo. La casa  di moda non ha potuto fare altro che rimuovere i filmati dal web, ma oramai il danno era fatto e sono stati così costretti ad annullare anche la sfilata. Una caduta di stile e un flop di marketing, la brutta figura di Dolce & Gabbana Ma com’è potuto succedere tutto ciò? Ai tempi del #MeToo e delle lotte continue contro le discriminazioni, sembra impossibile credere che un colosso dell’alta moda sia scivolato in una falla del genere così facilmente, in un Paese poi “delicato” come la Cina dove già in passato diverse multinazionali avevano commesso errori del genere, che gli erano costati caro. Sempre più spesso modelle, stilisti e altri personaggi di spicco del fashion business si schierano infatti in prima persona contro l’abbattimento degli stereotipi ma il brand Dolce & Gabbana sembra esserci caduto in pieno. Immediate le parodie sui social, ma la realtà è davvero più complessa: nel giro di 24 ore la casa di moda italiana ha messo in atto la più grande anti-campagna pubblicitaria della storia, in un Paese che conta oggi più di un miliardo di abitanti. Sono stati stimati circa 120 milioni di commenti ostili nei confronti degli stilisti, che inutilmente hanno cercato di difendersi dichiarando di essere stati hackerati. Una brand reputation distrutta in poche ore, con pochi secondi di filmato e pochi click. Una lezione di marketing davvero aspra, essendo la reputazione aziendale un capitale enorme per un’impresa su cui si […]

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Attualità

#ThisIsNotConsent: la protesta delle donne in Irlanda

#ThisIsNotConsent è lo slogan sotto il quale migliaia di donne a Dublino e in tutta l’Irlanda hanno protestato, in seguito all’assoluzione di un uomo di 27 anni dall’accusa di stupro ai danni di una minorenne. Il motivo del proscioglimento? La vittima indossava un tanga di pizzo. La vicenda è avvenuta a Cork, una città universitaria nella zona Sud-Ovest dell’Irlanda, e a fare scalpore è stata, in particolare, l’arringa di Elizabeth O’Connell, avvocato difensore dell’accusato. “Osservate il modo in cui la ragazza era vestita”- ha affermato il legale, mostrando la biancheria intima che la 17enne indossava la sera dello stupro, –“un tanga in pizzo: le prove escludono la possibilità che lei sia stata attratta dall’imputato e fosse disponibile a stare con qualcuno?”. Da qui, l’hashtag lanciato sui social #ThisIsNotConsent (questo non vuol dire “consenso”), accompagnato da numerosissime fotografie di tanga, che hanno caratterizzato anche le proteste di piazza a Dublino, Galway, Limerick e, ovviamente, Cork, dove le donne hanno coperto le scale del tribunale con la propria biancheria di pizzo. La deputata socialista Ruth Coppinger, durante una riunione del Dáil, una delle camere del Parlamento irlandese, ha mostrato un tanga di pizzo. “Potrebbe sembrare imbarazzante mostrare un tanga in questo luogo, ma come pensate che si senta una vittima di stupro quando in maniera inappropriata la sua biancheria intima viene mostrata in un tribunale?” ha chiesto, proponendo una revisione delle leggi sull’argomento. Noeline Blackwell, invece, responsabile di un centro anti-violenza di Dublino, il Dublin Rape Crisis Center, ha commentato la sentenza sostenendo che “invitare la giuria a credere che la vittima si fosse vestita così alla ricerca di un rapporto sessuale non sorprende, in quanto noi stessi del centro accompagniamo spesso le vittime in tribunale e verifichiamo l’utilizzo continuo di stereotipi per screditarle e rafforzare la strategia di difesa”. #ThisIsNotConsent : l’ultima di tante proteste per la donna In Irlanda, però, quella di # ThisIsNotConsent non è la prima sentenza di assoluzione in un processo per stupro che crea proteste. Lo scorso marzo due ex giocatori nazionali di rugby sono stati assolti in un caso di violenza nei confronti di una studentessa  durante una festa a Belfast. La vicenda giudiziaria di Cork, insieme ai tanti altri verdetti che hanno umiliato le donne vittime di violenza in tutto il mondo, esprimono in maniera emblematica il preconcetto maggiore sulla violenza sessuale, che vede lo stupro legato all’abbigliamento e ai modi di fare della vittima, che in qualche modo “provoca” l’aggressore e, di conseguenza, è colpevole lei stessa dell’abuso. Questo, purtroppo, rappresenta anche una nota negativa nel campo dei diritti civili in Irlanda, soprattutto se si pensa ai recenti successi dei referendum che hanno consentito, nel 2015, l’introduzione del matrimonio gay e, quest’anno, il diritto all’aborto, prima considerato illegale. Copyright immagine:PA Wire/PA Images(Informazioni provenienti da IPTC metadati foto)  

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Attualità

Non una di meno, manifestazione a Roma il 24 novembre

“Non una di meno” nasce ormai diversi anni fa come risultato di un lungo confronto tra diverse realtà femminili e femministe in tutto il Paese. E tante sono le realtà che lo hanno animato e che lo animano tuttora, a partire da “Io Decido”, rete romana che si mobilita da tempo sul tema della salute e della violenza di genere; “UDI – Unione donne in Italia”, nata dall’esperienza femminile della Resistenza tra il 1944 e il 1945 e tra le principali protagoniste delle lotte per i diritti delle donne come il diritto al voto, all’istruzione, al lavoro, ai servizi sociali; “D.i.Re – Donne In Rete contro la violenza”, la prima e unica rete a carattere nazionale di Centri Anti-violenza non istituzionali (77 centri e case delle donne) e gestiti da associazioni di donne che hanno accompagnato e sostenuto migliaia di donne in percorsi di uscita dalla violenza. Solo qualche giorno fa, la rete “Non una di meno” ha animato una grande mobilitazione contro il Disegno di Legge del senatore Pillon (membro e promotore del gruppo parlamentare “Vita Famiglia e Libertà”), con presidi, assemblee, passeggiate notturne e flash-mob in tantissime città italiane. “Il DdL Pillon segnala una direzione molto chiara che questo governo intende prendere: offrire un modello di società fondato sulla famiglia patriarcale e assicurarla attraverso l’intervento dello Stato, attaccando direttamente l’autodeterminazione delle donne che la mettono in questione” – scrivono le realtà promotrici della mobilitazione – “Se sarà approvato, sarà più difficile e costoso separarsi e bisognerà organizzare le proprie vite e la cura di figli e figlie secondo un contratto di diritto privato sottoscritto a seguito della mediazione familiare obbligatoria a pagamento.” E ancora: “L’assegno di mantenimento verrà abolito e chi si trova in una situazione di maggiore dipendenza economica – quasi sempre le donne – sarà sottoposto a un vero e proprio ricatto economico, affronterà la separazione o il percorso di liberazione dalla violenza domestica al prezzo di una crescente precarietà.” Da queste considerazioni partirà anche la manifestazione nazionale “contro la violenza di genere e le politiche patriarcali e razziste del Governo” del 24 novembre a Roma. Il corteo partirà alle ore 14.00 da Piazza della Repubblica e arriverà in Piazza San Giovanni, mentre il giorno successivo si terrà un’assemblea nazionale verso lo sciopero dell’8 marzo del prossimo anno.

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Attualità

Videogiochi, perchè l’ex ministro Calenda ha torto

A tutti i videogiocatori e semplici appassionati non sono passate inosservate le parole dell’ex ministro Calenda riguardanti i videogiochi. Le risposte non hanno tardato ad arrivare e hanno riacceso il dibattito sul medium videoludico nel nostro paese. Le dichiarazioni del ministro Calenda Attraverso una discussione su Twitter riguardante l’educazione dei ragazzi, Carlo Calenda ha affermato che bisogna «salvarli dai videogiochi», in quanto attività che comprometterebbe l’apprendimento e li allontanerebbe dalla lettura e dallo sport. Esperti del settore e comuni videogiocatori hanno fatto notare all’ex ministro quanto le sue affermazioni fossero oramai superate, senza però fargli cambiare idea. La posizione del ministro Calenda rispecchia la mentalità elementare di gran parte degli italiani sui videogiochi, da sempre considerati un inutile passatempo per i giovani. In realtà basterebbe avere voglia e pazienza di approfondire un poco di più l’argomento per comprendere come questi pensieri non siano altro che frutto di un’ignoranza derivante da un morboso amore verso un ideale passato. I videogiochi sono arte Per prima cosa bisogna considerare il fatto che il videogioco, piaccia o meno, è da considerare a tutti gli effetti una forma d’arte e, come ogni arte che si rispetti, è in continuo divenire. Di generazione in generazione, il lavoro appassionato e coraggioso di programmatori e software house ha contribuito a dar vita ad opere che, per narrazione ed estetica, possono correre sullo stesso binario dei più grandi romanzi e dei più importanti film: da The Last Of Us alla saga di Final Fantasy, passando per Metal Gear Solid e Assasins’ Creed. Basta anche solo guardare il gameplay su Youtube di questi titoli per capire che i tempi di Pong sono belli che lontani. Ci troviamo davanti a storie, personaggi, luoghi e intrecci con cui si crea una forte empatica, capaci di emozionarci e di intrattenerci. In fin dei conti questa polemica ricorda quella che all’inizio dell’900 interessò il nascente cinematografo. Intellettuali, scrittori e filosofi si scagliarono contro la creatura dei Lumiére, definendola uno spettacolo da baraccone e indegna di competere con il ben più nobile teatro. Ma il contributo di personalità incuriosite, unito all’inventiva e alla spregiudicatezza dei registi hanno permesso al cinema di divenire la “settima arte”. La stessa cosa può succedere anche con il videogioco: ci saranno sempre detrattori pronti a screditarne il valore, ma allo stesso tempo il contributo di tanti programmatori e l’interesse che suscita negli studi accademici relativi alle forme dell’audiovisivo gli renderanno giustizia. Un joypad per ragionare Se si continua a leggere su Twitter la dichiarazione dell’ex ministro Calenda, ci si imbatte in questa frase: «Il problema è la passività rispetto alla lettura e al gioco. Reagisci non agisci. Inoltre, abituano la mente a una velocità che rende ogni altra attività lenta e noiosa». Nulla di più sbagliato: si potrebbero citare un’infinità di studi che dimostrano come il videogioco possa aiutare a sviluppare le attività cognitive e persino fisiche del giocatore mettendolo di fronte ad enigmi e problemi da risolvere. A tal proposito al Lucca games & comics di quest’anno è stato inaugurato il primo Game […]

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Culturalmente

Paola De Rosa e i suoi acquerelli (per Colour beginning)

Colour beginning è il titolo di un’esposizione artistica della pittrice (e architetto) Paola De Rosa, un’esposizione (inserita all’interno della III edizione della manifestazione artistico-culturale Rome Art Week) che ha visto come protagonista un ciclo di ritratti acquerellati a cui Paola De  Rosa si è dedicata con intensa profondità. Colour beginning (e non solo): un dialogo con Paola De Rosa Colour beginning non è che una parentesi del rapporto che Paola intrattiene con l’acquerello, intenso e produttivo: «un rapporto continuo, lunghissimo e profondo; il mezzo che ha coinvolto prima la pittura, come strumento intuitivo, e poi l’architettura, come strumento di pensiero. Perché l’acquerello ha una duplice caratteristica: può essere gestuale e rapido nel “macchiare”, riflessivo e lento nel “velare”. I due aspetti, però, possono fondersi; in questo senso Colour beginning è una “macchia” che “riflette” sul colore», ci dice. Un abbraccio felice e cangiante fra tinte immerse nell’acqua: un acquerello poeticamente può essere questo, un fluire dei sensi in volute armoniche, fino a che, intridendo – e gonfiando – le setole del pennello, le tinte si stendono sopra il supporto cartaceo che le accoglie. La tecnica della creazione ad acquerello è polivalente, poliforme, “improvvisa”, ma segue prassi ben definite: «è come dici tu; sulla macchia e sulla velatura c’è un margine di controllo, soprattutto sulla seconda, ma l’acquerello, a mio avviso, più di ogni altra tecnica artistica, fatta eccezione per la fotografia a cui io per altro lo assimilo, porta con sé molto degli stati ambientali, fisici e psichici del momento e questa sua contingenza e sensibilità lo rendono particolarmente vivace», ricorda l’autrice. Ma quali sono, per l’acquerello, i soggetti preferiti da Paola De Rosa? Quali gli elementi attraverso cui veicola il suo messaggio d’artista? È lo sguardo, lo sguardo dell’uomo e dell’artista – sia egli poeta, musicista, pittore – ciò che l’affascina; perché lo sguardo? In esso si cela l’immenso – e l’inconosciuto e (inconoscibile, forse) – mare del sé, dell’essere umano, del suo inconscio, della sua più profonda essenza creativa: «il Metronomo di Man Ray, uno degli artisti che ho ritratto in Colour Beginning, è diventato per me l’occhio che sente. Cosa intendo dire. L’occhio è l’organo che ci restituisce tutti i sensi: l’occhio vede, parla, sente, tocca, assapora e si fa sguardo dei sensi più interni, vale a dire dell’anima», soggiunge Paola. Una serie di suoi ritratti acquerellati sono corredati da alcuni versi, da alcuni pensieri e frasi, costruendo, così, un dittico fra parola e immagine: «la pittura è la poesia della visione», aveva ricordato l’artista riprendendo un pensiero del pittore James Abbott McNeill Whistler; un’altra serie di acquerelli è eseguita tutta sulla tinta del violetto: «ti stai riferendo al colore caput mortuum violet, il rosso-arancio-violaceo che ho scelto per una serie di ritratti ad acquerello: il punto dove il blu si brucia nel giallo come una sanguigna»; il più recente ciclo (formato dai lavori scelti per Colour beginning), segue norme cromatiche ispirate alla teoria dei colori di Goethe: «che si incardina sui due estremi, il giallo e […]

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Comunicati stampa

Premio Cartagine 2018: fra i vincitori Luciano Ruotolo

Il Premio Cartagine, istituito nel 2001, è un premio rivolto a personalità che, in diverse declinazioni della cultura e del sapere, si sono distinte – in Italia e all’Estero, indistintamente  – per le loro attività divulgative e intellettuali. Il Premio Internazionale Cartagine conferito a Luciano Ruotolo Il 19 ottobre scorso si è tenuta, presso la Sala Protomoteca in Piazza Campidoglio, a Roma, la cerimonia di premiazione del Premio Internazionale Cartagine 2.0 2018; alla cerimonia ha preso parte anche Luciano Ruotolo, maestro di pianoforte e direttore artistico (e curatore di interessanti manifestazioni ed eventi musicali fra cui il Mimas Music Festival, svoltosi a Procida dal 21 al 31 agosto scorsi) nonché cofondatore dell’Associazione Mousikè e dell’Accademia Musicale Europea («un circuito musicale basato sull’eccellenza e sulla valorizzazione di giovani musicisti, rendendoli protagonisti all’interno dello scenario nazionale ed internazionale attraverso l’ideazione di rassegne, laboratori, masterclass, corsi ordinari di alta formazione musicale ed è impegnata nella divulgazione della musica considerata come un mezzo necessario alla crescita ed alla formazione sociale», aveva lui stesso affermato in una piacevolissima ed interessante intervista pubblicata qualche mese fa, sempre qui, per Eroica Fenice). Luciano Ruotolo si è formato artisticamente presso il Conservatorio San Pietro a Majella, di Napoli, e presso l’Accademia del Teatro alla Scala, di Milano, e come si ricordava, affianca alla carriera pianistica, quella di Direttore Artistico rivestendo prestigiosi incarichi in ambito musicale. Luciano Ruotolo e il Premio Cartagine Ho avuto modo di conoscere Luciano al Palazzo Venezia di Napoli, dove il maestro tiene un corso di pianoforte; lì, in quella cornice storica ed artistica – e colma di pace e tranquillità, un locus amoenus in cui il fascino delle note del pianoforte fra il vento e lo stormire delle chiome degli alberi rievoca suggestioni profonde – Luciano si dedica alle sue lezioni di pianoforte con amore e dedizione, lì tiene concerti-saggio con i suoi allievi di pianoforte e concerti (fra cui una suggestiva serata fra il suo pianoforte e la voce del soprano Romina Casucci) e da lì sono partiti molti dei progetti e delle idee che hanno avuto risonanza internazionale. Da qui, da questo spirito internazionale della sua arte musicale, la motivazione del Premio Cartagine conferito a Luciano Ruotolo: “[…] La sua Arte Pianistica, viene acclamata in tour in Europa e negli USA. Ideatore di prestigiosi Festival a centri di Alta Formazione è impegnato nella divulgazione della Musica […] in virtù dei meriti acquisiti rappresenta uno dei massimi e più noti esponenti in Italia e all’Estero del Panorama Musicale […]”. Cosa significa per Luciano Ruotolo questo premio? «Il Premio rappresenta per me prima di tutto un’enorme sorpresa: è arrivato come un fulmine a ciel sereno; è un riconoscimento davvero importante considerando l’albo d’onore precedente ed il respiro internazionale. Mi ha molto emozionato, come primo impatto, alimentando la consapevolezza che il solco tracciato, con tanta passione,  è quello giusto. Viviamo in una società velocissima, a tratti cinica, dove l’Arte e la sua Bellezza vengono spesso piegate per logiche di mercato: noi proviamo, e parlo al […]

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Culturalmente

Mostre d’arte in corso, 10 da non perdere assolutamente!

Da Marc Chagall a Pablo Picasso, da Escher alla celebrazione del mito di Ercole, da Tintoretto  a Pollock: nell’autunno- inverno 2018-2019, c’è davvero l’imbarazzo della scelta per gli amanti dell’arte non solo moderna e contemporanea. Ecco, dunque, una selezione delle 10 mostre d’arte in corso da non perdere assolutamente negli ultimi mesi di quest’anno. Mostre d’arte in corso, quali non perdere in questo piovoso autunno Tintoretto 500 Nella splendida cornice del Palazzo Ducale e presso le Gallerie dell’Accademia a Venezia, dal 7 settembre 2018 al 6 gennaio 2019 i visitatori potranno ammirare una grandissima esposizione dedicata al pittore cinquecentesco di origine veneziana in occasione dei 500 anni dalla sua nascita. Organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e dalla National Gallery of Art di Washington fin dal 2015 nei luoghi più prestigiosi della città veneta, la mostra si immette in un più grande evento cittadino comprendente anche le chiese veneziane (dove Save Venice Inc.ha sostenuto il restauro di ben 18 dipinti e la tomba del Maestro), che conservano capolavori di Tintoretto (Tintoretto 1519-2019) dagli anni della formazione (“il giovane Tintoretto” nelle Gallerie) alla definitiva affermazione in Europa negli anni ’40 del 1500 (nel Palazzo Tintoretto 1519-1594). Dove e quando: Palazzo Ducale- Gallerie dell’Accademia, Venezia. 7 settembre 2018-6 gennaio 2019 Info: http://mostratintoretto.it/progetto-tintoretto-500 Warhol&Friends. New York negli anni ’80 Chi non conosce l’artista americano, noto per la sua opera ispirata alla produzione industriale e alla società non solo statunitense? Chi non ricorda il noto volto di Marilyn Monroe dai colori accesi o la riproduzione in serie della latta Campbell’s Soup? A Bologna sono esposte circa 150 opere che portano alle luci della ribalta la New York degli anni ’80 raccontando Warhol, ma anche Jean-Michel Basquiat (quest’anno ricorre il trentennale della sua morte), Francesco Clemente, Keith Haring, Julian Schnabel e Jeff Koons. Dove e quando: Palazzo Albergati, Bologna. 29 settembre 2018- 24 febbraio 2019 Info:http://www.palazzoalbergati.com/warhol-friends/ Per chi volesse conoscere ancora più approfonditamente la vita e le opere straordinarie di Andy Warhol segnaliamo anche un’altra esposizione di oltre 170 opere dell’artista, dal 3 ottobre nel Complesso del Vittoriano a Roma. Realizzata in occasione del 90esimo anniversario della sua nascita, parte dalle origini artistiche della Pop Art, dal 1962 quando Warhol inizia a creare serie usando la serigrafia. Qui al Vittoriano, dal 10 ottobre 2018 trovate anche “Pollock e la Scuola di New York” nell’Ala Brasini che accoglie opere della collezione del Whitney Museum di New York, anche di Mark Rothko, Willem de Kooning, Franz Kline e degli altri ‘irascibili’. Picasso e il mito Protagonista assoluto delle mostre d’arte in corso è sicuramente lo spagnolo Pablo Picasso tanto che sia  nel Palazzo Reale di Milano, dal 18 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019, sia a Genova sono allestite due interessantissime e ricchissime esposizioni dedicate all’artista. A Milano, è celebrato lo studio delle forme (comparate a quelle rispondenti ai canoni classici), della bestialità e della scomposizione delle figure in un percorso museale che segue la rappresentazione compulsiva di esseri mostruosi, che affonda le proprie radici nella mitologia e […]

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Attualità

Web influencer: può essere considerato un lavoro?

Il ruolo dei web influencer, è sempre stato molto discusso, soprattutto in questi ultimi anni, da quando il fenomeno si è ampiamente diffuso e viene definito un vero e proprio lavoro. Quando si parla di influencer, si fa riferimento a quelle persone che hanno il “potere” di influenzare delle altre persone, nel momento di un determinato acquisto, che sia esso un alimento biologico, un accessorio, oppure un cosmetico. È risaputo che il web rappresenti uno strumento di crescita molto potente, attraverso il quale, con la diffusione dei cosiddetti “influencer”, una impresa è in grado di creare diverse relazioni con i propri consumatori di natura differente. Prima di effettuare l’acquisto, i consumatori sono sempre alla ricerca di informazioni relative al prodotto che cercano. Diversi sono i fenomeni che si manifestano sul web come risultante della facilità di comunicazione da parte dei consumatori. I cosiddetti feedback positivi, la pubblicità o la semplice opinione di un personaggio del web, chiamato appunto influencer, daranno la giusta direzione all’acquisto, semplificandolo e rendendo tutto molto rapido. Il web come strumento di crescita e marketing Nell’ambito del web e degli acquisti effettuati tramite esso, si distinguono “marketing influencer”, persone che hanno influenza sui potenziali acquirenti in un dato settore; e “fashion influencer”, ossia colui che lavora nel settore della moda, quindi un personaggio molto seguito sul web e che è in grado di influenzare le persone. Queste due conosciutissime figure, sono onnipresenti nella quotidianità delle persone, così come lo è il web stesso; con un’attività costante e un uso professionale dei social network (e tra questi spicca di sicuro Instagram) è possibile raggiungere cifre elevate, sia in termini di seguaci che di guadagni veri e propri. Si può quindi innestare un circolo virtuoso per cui buoni guadagni e numerosi seguaci sul proprio profilo generano sempre più fama e visibilità e, di conseguenza, guadagni ancora maggiori. Il web influencer può essere considerato un lavoro vero e proprio? O è semplicemente un’occupazione temporanea? In rete impazzano spesso numerose polemiche sul reale ruolo degli influencer: una “lotta” tra chi lo definisce lavoro e chi invece solo un (remunerativo) hobby, non classificandolo come lavoro vero e proprio, ma soltanto un’occupazione che porta profitti. Sicuramente un web influencer deve lavorare molto in termini di strategie, per ottenere visibilità e soprattutto credibilità. Bisogna creare una strada da percorrere, in modo che quante più persone, in questo caso utenti, possano raggiungere un determinato contenuto. Di certo il ruolo degli influencer non è ben visto da parecchi utenti, soprattutto in riferimento alle fotografie e ai video che molti personaggi “famosi”, o presunti tali, postano ogni giorno in rete, nelle quali spesso si nascondono prodotti con i quali si ottiene una monetizzazione. Comunque sia, nella nuova era del web, riuscire ad avere un seguito, un pubblico, qualcuno che guarda con ammirazione, influenzare positivamente una scelta, non è semplice. La società si basa su questa vacuità, su fattori che molto probabilmente rischiano di finire e smaterializzarsi, ma che al contempo piacciono e permettono di scoprire nuove possibilità occupazionali, diverse […]

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Attualità

Me Too, storia del movimento femminista

È trascorso ormai un anno da quando sul web iniziò a diffondersi a macchia d’olio un nuovo hashtag, che però non veniva utilizzato per affiancare e descrivere le foto delle vacanze ma per dar vita ad una nuova ondata femminista, la versione del XXI secolo di ciò che accadeva fra gli anni ’60 e ’70 dello scorso secolo: il movimento Me Too. Il tutto ebbe inizio con la pubblicazione da parte del “New York Times” di un’inchiesta sulle denunce per violenza sessuale presentate da molte donne dello star system statunitense nei confronti del regista e produttore cinematografico Harvey Weinstein. La notizia fece il giro del mondo, conquistando i titoli dei principali quotidiani. Le prime donne a farsi avanti e a sporgere denuncia furono Ashley Judd e Rose McGowan, entrambi celebri attrici americane. Il movimento Me Too nacque però su Twitter, quando Alyssa Milano esortò le altre donne iscritte sul social ad utilizzare l’hashtag per “dare alle persone un’idea della grandezza del problema“. E così è stato. Nel giro di pochi giorni #MeToo divenne di grande impatto mediatico conquistando l’attenzione di tutti. Le molestie sul posto del lavoro a discapito delle donne sono infatti un problema ancora molto diffuso nella società odierna, spesso non si sfocia nella violenza sessuale ma in diversi campi le donne vengono comunque relegate ad un ruolo marginale, perché considerate inferiori rispetto ai propri colleghi uomini. Le differenze salariali fra uomini e donne sono ancora molto evidenti in diversi Paesi del mondo, anche fra quelli più sviluppati e moderni. Il movimento Me Too quindi ha dato voce a tutte le donne, costrette per anni a dover subire molestie in ufficio o dietro le quinte di un set cinematografico. Dal movimento poi, è nata anche un’organizzazione per raccogliere fondi a favore di queste donne, la “Time’s Up“, fondata il 1° gennaio 2018. Fra le prime iniziative, ci fu l’invito a tutte le donne invitate alla 75esima edizione dei Golden Globe di vestirsi di nero, per denunciare gli abusi. E così è stato, ad aderire sono state infatti in tantissime. Le principali esponenti del movimento Me Too Paris Hilton, Emma Stone, Dakota Johnson, Elisabeth Olsen, Kate Hudson ma anche molti uomini, fra cui: Bruce Miller, Keith Urban e Kevin Ulrich. Pochi mesi dopo l’evento a Los Angeles, il movimento Me Too ha ottenuto un altro grandissimo riconoscimento. Il settimanale americano “Time“, lo ha proclamato infatti “persona dell’anno” con un’emblematica copertina di grande effetto: in posa Ashley Judd, Susan Fowler, Adama Iwu, Taylor Swift e Isabel Pascual con la didascalia “The silence breakers“. “Si tratta del moving social change più veloce degli ultimi decenni e che è partito da atti di coraggio individuale da parte di centinaia di donne, e anche di alcuni uomini che si sono fatti avanti per raccontare le loro (brutte) storie”, queste le parole di Edward Felsenthal, direttore del settimanale. Insomma, il movimento Me Too sembra essere un moving social change destinato a far parlare di sé ancora a lungo, perlomeno fino a quando tutte le donne al mondo non potranno sentirsi al sicuro nei posti di lavoro, […]

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