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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 784 articoli

Attualità

Sindrome dell’abbandono: perchè tutti ne parlano

Sindrome dell’abbandono: perché ne sentiamo parlare così spesso al giorno d’oggi? Cosa distingue la sindrome dell’abbandono quale disturbo della personalità diagnosticabile, dalla pura e normalissima paura di essere abbandonati dalle persone che amiamo? Si può porvi rimedio? Per rispondere a queste domande, occorrerà partire dalle origini e fare chiarezza su ciò che si intende per Sindrome dell’abbandono. La Sindrome dell’abbandono è l’eccessiva preoccupazione legata al pensiero e all’eventualità che persone a noi care ci lascino soli. Molti bambini ne soffrono in relazione alla figura materna, spesso come conseguenza della morte di una persona cara o di abusi emotivi o fisici. Dunque occorrerà in via preliminare distinguere la consueta paura da parte del bambino di essere lasciato solo dalla figura materna, dalla patologica preoccupazione che le persone intorno a lui scompaiano come prodotto di traumi psicologici su cui in alcuni casi sarà necessario intervenire a livello psicoterapeutico. Il bambino affetto da Sindrome dell’abbandono accuserà ansia da separazione, eccessiva preoccupazione al pensiero di essere lasciato solo e conseguente difficoltà a concentrarsi e a svolgere le attività più banali. Ma sono sempre di più gli adulti che manifestano i sintomi della Sindrome dell’abbandono. Sorge spontanea la seguente domanda: è possibile che oggi si sia più soggetti alla Sindrome dell’abbandono per una crescente precarietà e vuotezza dei rapporti umani cui assistiamo impotenti? L’attuale momento storico, pregno di preoccupazioni materiali, profondamente mutato dall’invasione della tecnologia nelle relazioni e negli scambi umani, ci rende più facilmente prede di disturbi quali questo tipo di sindrome? Non è facile dare una risposta definitiva a questo dubbio. La Sindrome dell’abbandono che affligge persone in età adulta può essere correlata a un eccessivo attaccamento a un partner, a un amico, a una persona cara appartenente alla famiglia. Studiare i sintomi con cui essa si presenta può essere utile a riconoscerla. Sindrome dell’abbandono: i segnali per riconoscerla e i danni a lungo termine Tra i sintomi della Sindrome dell’abbandono più peculiari per identificarla citiamo un sentimento di angoscia al pensiero di essere lasciato solo dalla persona verso cui si nutre l’eccessivo attaccamento o di uscire e svolgere attività in sua assenza. Il soggetto afflitto da tale patologia può anche accusare disagi e dolori fisici come mal di testa, mal di stomaco, nausea, fino a dei veri e propri attacchi di panico quando viene “abbandonato” dalla persona amata. Questo presunto abbandono può essere letto dal soggetto patologico in qualunque gesto: anche una chiamata mancata o un impercettibile atteggiamento di distacco nella persona con cui si è instaurato questa relazione morbosa può generare ansia, angoscia, preoccupazione smodata e panico. Se ci si riconosce nella maggior parte dei sintomi sopracitati, è opportuno consultare una figura altamente specializzata per intraprendere un iter psicologico al fine di uscire dal tunnel della Sindrome dell’abbandono. Sicuramente essa non può essere annoverato tra i disturbi mentali più gravi studiato in psicologia e psichiatria, ma gli effetti a lungo termine possono essere altamente nocivi e ostacolare una normale conduzione di vita, agendo negativamente sul percorso esistenziale di chi soffre di […]

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Attualità

Come in Slovenia stanno salvando le api

In Slovenia le api sono protette dalla popolazione e sono il motore dello sviluppo economico del Paese: un modello per la comunità internazionale. Le api di tutto il mondo sono in pericolo: pesticidi, parassiti, monocolture intensive, condizioni climatiche avverse ed estreme minacciano la loro sopravvivenza. La tutela delle api è fondamentale per il mondo e per l’uomo, e secondo gli esperti un terzo di quello che mangiamo lo dobbiamo al loro contributo. Dal centro dell’Europa, però, giunge l’ambizioso progetto di coniugare ambiente, cultura ed economia e salvaguardare questo piccolo e prezioso insetto: in Slovenia le api stanno bene e sono il motore dello sviluppo economico del Paese. La Slovenia è il Paese europeo con la più alta presenza di apicoltori, sono circa 9.600 per un totale di 12.500 alveari e 170 mila colonie di api. È tutto merito dell’ape carnica, originaria della Slovenia centrale e adatta al clima del posto, le cui doti la rendono amatissima dagli apicoltori, quasi venerata: è docile ma resistente alle malattie e con una grande capacità di adattamento. Ma soprattutto ha il raro pregio di essere sia specie protetta che garanzia di un’attività economica di successo, declinata in produzione, commercio e turismo sostenibile. Il modello sloveno La Slovenia ha dato i natali nel 1734 a Anton Janša, allevatore e pittore, considerato il padre della moderna apicoltura. Per celebrarlo, ma anche per promuovere sul piano internazionale il tema della biodiversità, nel 2017 il governo sloveno ha proposto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che il 20 maggio, giorno della sua nascita, fosse proclamata la Giornata Mondiale delle Api. Questo risultato è solo il coronamento del modello a tutela di questo operoso insetto messo in campo dalla Slovenia fin dall’inizio degli anni Duemila: non solo dichiarando specie protetta l’ape carnica, ma anche formando gli studenti e i cittadini con corsi gratuiti di apicoltura, così da sensibilizzare la popolazione, creare nuove professionalità e favorire la presenza di alveari urbani. L’apicoltura in Slovenia non conosce limitazioni e si pratica in campagna così come in città, dettando una moda che si sta diffondendo in tutto il mondo, tanto che città come Parigi e Londra intervengono sulle proprie aree verdi metropolitane seguendo l’esempio sloveno, e non mancano iniziative italiane come Beeing che promuovono l’apicoltura urbana per principianti. Lubiana, la capitale, conta già 300 apicoltori, e il loro numero è in crescita. I suoi 65mila alberi, rigorosamente dai fiori utili al nutrimento delle api come tigli e castagni, la rendono una delle città più verdi al mondo. Una legge speciale obbliga i residenti a piantare solo arbusti, erbe e fiori che producano polline adeguato alle esigenze delle api, e le strade cittadine si riempiono di girasoli, menta e salvia. Lo Stato sovvenziona medicinali e rimedi contro gli acari degli alveari e già nel 2011 ha messo al bando gli insetticidi che contengono neonicotinoidi, sostanze letali per le api e dannose per l’uomo, ben otto anni prima dell’Unione Europea. Questo virtuoso modello in meno di dieci anni ha mostrato i suoi risultati, e così nel 2017 […]

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Attualità

NutriAfrica, intervista al fondatore Vincenzo Armini

NutriAfrica è un’idea, NutriAfrica è un sogno che nasce dal coraggio e dalla caparbietà di un gruppo di giovani professionisti e studenti campani e si pone l’obiettivo di trovare soluzioni concrete a problemi classificati, nell’opinione comune, come impossibili da realizzare. NutriAfrica è una scommessa controcorrente, il sogno di garantire, in paesi sottosviluppati o in via di sviluppo, la gestione autonoma di un processo produttivo sostenibile per la lotta alla malnutrizione infantile. Abbiamo intervistato Vincenzo Armini dottore di ricerca in Scienze e Tecnologie Alimentari, ideatore del progetto e fondatore dell’associazione di volontariato che da ormai tre anni si dedica alla sua realizzazione. Intervista a Vincenzo Armini, ideatore di NutriAfrica Dalla tua biografia si comprende come il tuo interesse per il volontariato si sia acceso molto presto. Com’è nata questa passione, quali motivazioni ti hanno spinto verso questo mondo? La mia passione per il volontariato è nata all’età di 19 anni. Ho deciso di avvicinarmi alla Croce Rossa alla fine di un percorso di riflessioni e valutazioni sofferte che nasceva dalla percezione delle iniquità e ingiustizie che percepivo nel mondo che mi circonda. Con il tempo ho dedicato sempre maggiore tempo e impegno al volontariato fino a decidere di coniugare questa passione con la mia professione. A partire dal periodo universitario, la tua passione per il volontariato ha cominciato ad influenzare anche la tua professione spingendoti ad approfondire, nei tuoi studi, il tema dei cosiddetti “Ready-to-use-therapeutic-foods” (RUTF). Spiegaci cosa sono i RUTF? Che importanza hanno e quali limiti li caratterizzano? I RUTF rappresentano uno strumento che si usa per la cura dei bambini affetti da malnutrizione acuta severa in stadi lievi e intermedi direttamente nel loro villaggio. Nei casi di malnutrizione lieve e intermedia, che hanno un’incidenza molto rilevante, è possibile trattare il problema senza ricorrere a cure mediche ospedaliere, bensì somministrando creme nutritive direttamente in casa. Questa soluzione ha innanzitutto il vantaggio di ridurre la necessità di ricoveri e rendere meno affollate le strutture ospedaliere locali, ma ha anche un impatto psicologico molto positivo sui bambini sottoposti a trattamento perché ne evita l’allontanamento dalle famiglie e dal luogo di origine. La distribuzione e commercializzazione dei RUTF ha però anche delle ombre. Tecnicamente la produzione locale di RUTF è permessa dai detentori del brevetto, tuttavia la sua effettiva realizzazione è resa complicata dall’utilizzo di ingredienti, quali in particolare il latte scremato in polvere, che non sono disponibili in paesi sottosviluppati o in via di sviluppo. Questa difficoltà rende la produzione locale di RUTF non competitiva dal punto di vista economico rispetto alla loro importazione da paesi sviluppati, dove il costo delle materie prime è più basso. Veniamo qui alla tua idea. Il tuo impegno è stato quello di trovare una soluzione che superasse i limiti dei RUTF finora brevettati. In cosa consiste il progetto NutriAfrica? La mia idea è stata quella di perfezionare un prodotto che garantisse le stesse performance di quelli attualmente disponibili e si basasse su una composizione fatta esclusivamente de prodotti facilmente reperibile sui mercati locali. Il progetto ha […]

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Attualità

La riforma della prescrizione è in vigore: cosa è cambiato

La riforma della prescrizione è entrata in vigore ma non si placano le polemiche e slitta il vertice fissato a Palazzo Chigi. Cos’era, cos’è e cosa sarà la prescrizione penale in Italia. Dal 1 gennaio 2020 è entrata in vigore la riforma della prescrizione penale, approvata dal primo Governo Conte nel gennaio 2019 e contenuta nel ddl Anticorruzione, meglio noto come “Spazza-corrotti”. Nonostante ciò, i dubbi sul contenuto e sugli effetti della riforma permangono, sia da parte degli operatori del diritto che delle stesse forze politiche, anche di maggioranza. Tra i più critici c’è il Partito Democratico, oggi alleato del M5S, che ha chiesto di rivederne il testo formulando una proposta di legge per la sua modifica, ma il vertice fissato per il 7 gennaio è stato rinviato oggi, a causa del sovraffollamento di impegni di Palazzo Chigi. La proposta, che consiste in un solo articolo, vuole ammorbidire la disposizione targata 5stelle-Lega dedicata alla prescrizione per evitare quello che è stato definito “l’ergastolo del giudizio”. Di cosa parliamo quando parliamo di prescrizione La prescrizione del reato ha come unico presupposto il decorso del tempo: trascorso un certo periodo di tempo fissato dalla legge, e diverso a seconda del tipo di reato, il reato (o presunto tale) si estingue e non viene più punito. A scanso di indignazioni, fanno ovviamente eccezione i reati puniti con la pena dell’ergastolo, che sono imprescrittibili, e questo anche prima della riforma. Dal punto di vista dello Stato, la prescrizione interviene quando si è affievolito l’interesse a perseguire un reato commesso in un tempo ormai lontano e che sarebbe anche inopportuno punire. Si aggiunga l’aspetto tecnico della difficoltà, e in alcuni casi impossibilità, di reperire prove e testimoni quando sono passati molti anni. Per l’imputato, invece, è una garanzia contro l’eccessiva durata del processo, che comporta costi psicologici, familiari ed economici considerevoli anche se si dovesse giungere all’assoluzione. Le novità della riforma della prescrizione La riforma, fortemente voluta dal Ministro della Giustizia Bonafede, è l’approdo della battaglia storica del Movimento 5 Stelle contro i tempi troppo lunghi dei processi italiani e l’uso strumentale dell’istituto della prescrizione: si applicherà ai presunti reati commessi dalla data di entrata in vigore della riforma e prevede il blocco assoluto della prescrizione dopo che sia stata emanata la sentenza di primo grado, sia di condanna che di assoluzione. Nelle intenzioni dei promotori questa misura garantirà la certezza della pena, così che nessun imputato colpevole resti impunito sfruttando il meccanismo della prescrizione. Dall’altro lato, chi osteggia la riforma sostiene che il processo successivo al primo grado di giudizio rischia di diventare potenzialmente eterno, con buona pace delle garanzie dell’imputato e della ragionevole durata del processo. In particolare, lo scenario che spaventa di più è quello di una sentenza di assoluzione in primo grado, in cui la presunzione di non colpevolezza è ancora più palpabile, che aprirà ai successivi gradi di giudizio in cui il soggetto è nella “disponibilità” del potere dello Stato per un tempo indefinito (e potenzialmente infinito). Senza dimenticare che […]

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Eventi nazionali

Fiere comics in Italia: le più amate dagli appassionati

Non soltanto in Giappone: le Fiere del Fumetto o Fiere Comics in Italia sono numerosissime, ogni regione può vantarne più d’una in qualsiasi periodo dell’anno: ce n’è davvero per tutti! Ma cosa sono, in breve, le fiere comics? A chi si rivolgono? Si tratta di eventi di gran richiamo per gli appassionati di fumetti, videogiochi, animazione e cosplay e rappresentano un piacevole e divertente diversivo dalla quotidianità per immergersi nel fantastico mondo nerd in compagnia di altri appassionati, fare gruppo e stringere nuove amicizie. In fiera è possibile trascorrere il tempo curiosando tra gli stand che vendono non soltanto fumetti, ma anche videogiochi (perfino console e videogames retro!), gadget ed abbigliamento legato alla cultura giapponese, ma anche cibo tradizionale giapponese, incontrare i propri fumettisti e youtuber preferiti oppure divertirsi  ai concerti offerti dalla fiera: come non menzionare i bellissimi live di Giorgio Vanni, autentici tuffi nel passato, immancabile ospite di tutte le fiere comics in Italia? Ancora, è possibile giocare a giochi di ruolo o a giochi da tavola in veri e propri tornei, godere della compagnia dei cosplayers, ragazzi e ragazze di ogni età che impersonano, non soltanto nell’aspetto ma soprattutto nell’interpretazione, un personaggio che amano, ed assistere alla gara cosplay, dove si esibiscono. È altresì un’ottima occasione per aspiranti fumettisti per farsi conoscere ed apprezzare dagli appassionati e dalle case editrici. Scopriamo insieme quali sono le fiere comics in Italia più amate e frequentate dagli appassionati. Fiere comics in Italia: quando e dove si svolgono le tre maggiori Lucca Comics & Games Il Lucca Comics & Games è la più grande e rinomata tra le fiere comics in Italia, nonché la prima in d’Europa e seconda nel mondo soltanto al Comiket di Tokyo: è La Mecca dei cosplayers italiani e degli appassionati tutti, sogno nel cassetto di molti ma appuntamento fisso di tanti, tantissimi altri (la scorsa edizione ha contato ben 270 mila presenze), che, sfidando il tempo incerto del mese di novembre (mese in cui la fiera tradizionalmente si svolge), vi si recano partendo da ogni città d’Italia.  La fiera si svolge all’interno delle mura della città, in un’area vastissima dedicata alle molteplici attività a cui si può prendere parte durante la manifestazione. L’edizione 2020 del Lucca Comics & Games si svolgerà dal 28 ottobre al 1 novembre. Napoli Comicon Seconda fiera d’Italia per grandezza e prestigio, nonché prima nel meridione, il Napoli Comicon, che giunge quest’anno alla sua ventiduesima edizione, è una delle fiere comics d’Italia più apprezzate, per la varietà delle attività proposte e per lo spessore degli ospiti internazionali che ogni anno la fiera invita, e si tiene tra aprile e maggio nella Mostra d’Oltremare di Napoli, location molto ampia ed apprezzata che consente una gran varietà di attività – dai concerti all’aperto alla gara cosplay, ed una grandissima quantità di stand nei padiglioni della Mostra-, ed è senz’altro uno degli eventi dell’anno più attesi dalla gioventù napoletana e dagli appassionati di ogni regione d’Italia. L’edizione 2020 del Napoli Comicon si svolgerà dal 30 aprile […]

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Attualità

Contraccezione d’emergenza: guida all’utilizzo

Alla contraccezione d’emergenza si ricorre dopo un rapporto a rischio (non protetto o non protetto adeguatamente), per evitare una gravidanza indesiderata. E’ un metodo ancora ignorato da tante donne italiane, visto che una gravidanza su 5 è, ancora oggi, indesiderata. Ma di cosa si tratta di preciso e in che modo va utilizzata? Innanzitutto, il termine “emergenza” indica l’occasionalità con cui ricorrere a questa forma contraccettiva, che non deve, dunque, sostituire un regolare metodo contraccettivo. Non va confusa con i metodi anti-concezionali, proprio perchè il medicinale non va assunto prima del rapporto sessuale. Il farmaco denominato comunemente “pillola del giorno” contiene l’ormone progestinico “lenonorgestrel” e agisce bloccando l’ovulazione oppure impedendo l’impianto di un ovulo già fecondato. Deve essere assunto preferibilmente entro 12 e non oltre 72 ore dal rapporto non protetto, con un’efficacia stimata intorno all’85%. Spesso, nei due giorni successivi all’assunzione, è possibile incorrere in diversi effetti collaterali, come nausea, vomito, diarrea, cefalea e vertigini. E’, dunque, necessaria la massima cautela. Insieme alla “pillola del giorno dopo”, fra la contraccezione d’emergenza, troviamo la “pillola dei 5 giorni dopo”, in commercio dal 2012. Anche in questo caso, la sua azione inibisce e ritarda l’ovulazione, bloccando di conseguenza la fecondazione. Tuttavia, ha un’efficacia maggiore (circa il 98%), che può aumentare a seconda della distanza che intercorre dal rapporto sessuale a la sua assunzione. Entrambe le “pillole” non proteggono dalla gravidanza qualora si verifichino altri rapporti a rischio durante lo stesso ciclo, e non proteggono da malattie sessualmente trasmesse. Inoltre, se il processo di impianto è già iniziato al momento dell’assunzione (anche se da poco tempo), il farmaco non è efficace. Per le donne di età pari o superiore a 18 anni, il medicinale non è soggetto a prescrizione medica, obbligatoria, invece, per le donne minorenni, e che può essere effettuata dal proprio medico di base, da un medico del consultorio, pronto soccorso, medico di guardia o ginecologi privati. Non bisogna essere accompagnati dai genitori o da una persone maggiorenne. Non trattandosi di farmaci abortivi, il farmacista o il medico obiettore di coscienza è obbligato per legge a rilasciare la ricetta o a vendere il farmaco. Da maggio del 2015, infatti, non è più obbligatorio presentare un test di gravidanza negativo per il rilascio. Infine, è possibile ricorrere allo IUD al rame, un contraccettivo d’emergenza costituito da un supporto in plastica che, avvolto da un filo di rame, viene inserito nell’utero. Gli ioni rilasciati dalla spirale impediscono la sopravvivenza degli spermatozoi all’interno dell’utero, causando unareazione infiammatoria nell’endometrio ed ostacolando l’annidamento di un ovulo fecondato. Rende, infatti, l’utero inadatto alla gravidanza, impedendo che l’ovulo, nel caso venga fecondato, possa impiantarsi e svilupparsi. La sua efficacia si aggira intorno al 99% e può essere applicato anche 4-5 giorni dopo il rapporto sessuale a rischio. Per ricorrere al dispositivo, occorre rivolgersi a un ginecoloco, che in genere sconsiglia l’utilizzo alle donne giovani o che non hanno ancora avuto gravidanze, sia perché l’inserimento è più doloroso, sia perché sono più frequenti crampi o dolori e, soprattutto, perché un’infiammazione/infezione […]

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Eventi nazionali

Pizza Revolution: il corso universitario sulla pizza

«La pizza è più di una ricetta: è un Patrimonio Culturale Nazionale, e, nel caso del pizzaiolo napoletano, un Patrimonio Immateriale sancito dall’Unesco. Un simbolo della Dieta Mediterranea e della cultura della Convivialità, un elemento in cui si fondono tradizione e innovazione»: è da questo concetto che è nata l’idea di Pizza Revolution: il primo corso accademico sull’arte della pizza, organizzato dal Centro Federica Weblearning dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” («Per iscriversi basta accedere al corso, iscriversi compilando il form di registrazione e confermare la propria mail. Poi, non resta che seguire, spicchio dopo spicchio, questo percorso a base di pizza»). Il corso, primo nel suo genere e curato da Luciano Pignataro (giornalista e autore del testo saggistico La pizza. Una storia contemporanea, edito dalla casa editrice Hoepli), offre contenuti didattici multimediali accessibili in piattaforma telematica e fruibili gratuitamente da qualunque dispositivo elettronico abilitato alla connessione internet. La presentazione alla stampa Il progetto è stato presentato alla stampa il 17 settembre scorso, nell’ambito della manifestazione Caputo Pizza Village e alla presentazione hanno preso parte, oltre a Luciano Pignataro (giornalista e curatore del progetto), Valentina Della Corte (docente di Economia del Turismo), Alberto Ritieni (docente di Chimica degli alimenti) ed Evelina Bruno (responsabile dei corsi della piattaforma “Federica”). Durante la presentazione è stato spiegato l’intento del progetto: Pizza Revolution vuol offrire, tramite le sue video-lezioni teoriche, basi e approfondimenti inerenti l’arte della pizza, nei suoi vari passaggi (impasto, lievitazione, condimenti, cottura). Data la completezza del corso di studi che si vuole offrire, numerosi e provenienti da vari ambiti del sapere sono i docenti e maestri del corso (fra i maestri pizzaioli: Matteo Aloe, Giancarlo Casa, Enzo Coccia, Sara Palmieri, Franco Pepe, Enzo Piccirillo, Lello Ravagnan, Ciro Salvo, Salvatore Salvo, Gino Sorbillo; fra i docenti universitari: Bruno Siciliano, Paolo Masi, Alberto Ritieni, Valentina Della Corte, Raffaele Sacchi, Paolo D’Achille, Matteo Lorito). Pizza Revolution: le aree tematiche Si riportano di seguito (come da comunicato stampa) le aree tematiche in cui il corso è stato suddiviso: «Sociolinguistica: la parola italiana più diffusa nel mondo è “pizza”: indaghiamo la genesi di un vocabolo e la diffusione di un cibo simbolo dell’Italia all’estero; Chimica: laminazione, fermentazione, lievitazione. Lievito madre, di birra, biga e riporto. Perché la pizza è un esperimento da laboratorio oltre che un’arte; Storia: 1889 è l’anno di nascita della Pizza Margherita. Ma è davvero così? Un viaggio a ritroso nel tempo alle vere origini del cibo della felicità; Ingredienti: Un giro d’olio, un oro giallo. Infinite varietà di pomodoro. La mozzarella dalla lunga storia. Le tre tappe principali di un viaggio top sul topping; Diffusione: 1 miliardo e 620 milioni di pizze all’anno sono quelle mangiate in Italia. 5 miliardi quelle vendute nel mondo. Le cifre a 9 zeri di un cibo artigianale; Valori nutrizionali: Pizza, base della dieta mediterranea e amica del benessere. Scopriamo il suo valore!». Fonte immagine in evidenza: comunicato stampa

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Eventi nazionali

Guido Catalano: Poesie al megafono al Tempio Valdese

Guido Catalano: Poesie al Megafono al Tempio Valdese di Torino, il 10 e 11 dicembre Il 10 e l’11 dicembre il Tempio Valdese di Torino ha ospitato il Reading di Natale di Guido Catalano, che ha declamato i versi delle sue “Poesie al megafono“, il libro sonoro uscito il 19 novembre per Rizzoli. Come un antro della Sibilla Cumana, o come una grotta illuminata da una penombra mistica ed eccitante al tempo stesso, il Tempio Valdese ha offerto il suo corpo di marmi e chiaroscuri a Guido Catalano: l’acustica della chiesa ha sublimato ogni sbuffo di voce del poeta, ogni mutamento impercettibile del suo tono e ogni guizzo della sua erre moscia, che ha avvolto le sue liriche come un involucro scanzonato e compiaciuto. Leggere una poesia di Guido Catalano, dalla carta stampata o sui display di uno smartphone, non restituisce le pause sincopate, gli umori, il ritmo dei respiri e il fiato che vibra, si innalza e si modula fino a creare delle vere e proprie spirali ipnotiche e capaci di catturare l’ascoltatore come una mosca intrappolata nell’ambra. L’ascoltatore rimane ingabbiato nelle spire delle poesie, intrappolato nei sostantivi e imbalsamato negli aggettivi e nei finali a volte buffi, drammatici o liberatori. Poesie al megafono ha una natura duplice, poiché non è solo un audiolibro, ma un oggetto tangibile, fatto di carta e inchiostro, è un oggetto a metà strada tra il regalo di Natale e il feticcio: feticcio perché cristallizza, per sempre, la voce del poeta, da ascoltare e riascoltare a proprio piacimento, che regala qualcosa di sé a chi ne fruisce. Gli regala il suo fiato, l’impasto della sua lingua e la sua voce, gli dona la chiave di lettura ideale per godere al meglio della poesia. Perché la poesia, si sa, è di chi gli serve, ma anche di chi sa come leggerla e come ascoltarla, per far sì che sprigioni pienamente le sue fragranze e la sua forza, spesso dirompente. Guido Catalano e il suo reading di Natale: un universo natalizio atipico L’universo natalizio, che Catalano ha evocato con uno schiocco di dita al Tempio Valdese, rasenta i toni di un bestiario moderno, in cui si affastellano personaggi costruiti con drammaticità e anche con ironia. Guido Catalano, vero e proprio guru dell’amore degli anni Duemila, ci invita con fare sornione nel suo antro, per lasciarci ammaliare e piantare in asso dalle figure che vorticano attorno al suo ideale albero di Natale. Se dovessimo pensare all’universo da lui evocato, penseremmo a una sfilata di amori abortiti, sentimenti dichiarati candidamente e spudoratamente, ex fidanzate che come fantasmi del Natale passato continuano a tormentare i protagonisti e Barbapapà che si tramutano in Barbamerda: ognuna delle comparse di questa parata entra in scena velocemente, si aggrappa alla saliva dell’autore e sparisce non appena la parola si è consumata nel soffio di una candela. Lo spettatore osserva, stupito e incuriosito come un bambino la mattina di Natale, la “luccicanza” dei personaggi di Catalano, che lampeggiano, volteggiano nella penombra come tanti spiritelli perversi […]

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NextStopMi, contro le molestie sui mezzi pubblici

NextStopMi nasce a Milano, da una semplice domanda: “anche a te è successo?”. Basta poco, in fondo, per scoprire che questo genere di “esperienze”, ovvero essere molestati (ma più spesso molestate) sui mezzi pubblici, accomuna moltissime persone che, molto spesso, scelgono il silenzio, il non detto. Per tantissime ragioni. Innanzitutto, perchè si pensa che possa essere stato uno sbaglio, o che lo si sia immaginato, o che – nel peggiore dei casi, perchè quello in cui la vittima si autocolpevolizza – la gonna indossata era troppo corta e la maglia troppo scollata. Come raccontano sul sito dell’Associazione NextStopMi: «Ogni mattina una ragazza si sveglia, prende la metro e sa che per fare un viaggio tranquillo sarà meglio cercare un vagone mezzo vuoto, mettersi seduta o preferibilmente spalle al muro, per evitare che per sbaglio qualcuno le appoggi una mano sul sedere. Ogni mattina, all’ora di punta, la ragazza realizza che il vagone non sarà mai mezzo vuoto e difficilmente troverà un posto isolato. La suddetta ragazza va dove deve andare in ogni caso, e, se le capiterà un inconveniente contatto, passerà oltre. Forse reagendo o, molto più spesso, scendendo alla prossima fermata.» Ma non siamo di fronte a un fenomeno che riguarda la sola città di Milano, anzi. Da un‘indagine ISTAT del 2018, le molestie con contatto fisico, ovvero quelle perpetrate contro la volontà della vittima, hanno interessato il 15,9% delle donne durante tutto l’arco della vita. Nel 60% dei casi la molestia è compiuta da un estraneo e per il 27,9% delle volte avviene proprio su mezzi di trasporto pubblico. NextStopMi non si rivolge, però, solo alle persone molestate: vuole parlare a tutti (in particolare, a tutti quelli che sono insieme su un vagone, su un autobus, su una banchina) per sensibilizzare la società su un tema, che a lungo è stato un tabù. Nel suo Manifesto, infatti, NextStopMi si auspica che ogni membro della comunità possa sentirsi sicuro e a suo agio nell’affrontare molestie sessuali e aggressioni sessuali, sia che lo testimoni, sia che lo sperimenti, in particolare viaggiando su mezzi pubblici. In questo modo, ogni individuo è responsabile dell’altro e previene la violenza pubblica basata sul genere. Una molestia è un’osservazione volgare, un commento, insulto, insinuazione, stalking, malizia, carezze non richieste, esposizione indecente e qualsiasi altra forma di umiliazione pubblica. La sensibilizzazione a cui mira NextStopMi è indirizzata sia alle vittime che agli aggressori, non per identificare ed eleggere un capro espiatorio, ma per creare consapevolezza sul tema e maggiore coesione sociale nell’affrontare le dinamiche connesse. In una sezione del sito dell’Associazione, è riportato un ironico “Decalogo dei molestatori”, realizzato attraverso le esperienze raccontate da decine di persone, e, per ognuno di essi, una descrizione su Dove trovarli, Come riconoscerli, le Paranoie che impediscono di reagire e le Reazioni che ognuno può avere per fare in modo che chi viaggia sui mezzi si senta più sicuro e meno solo. Del “Decalogo” fanno parte: l’appoggiatore (con la forza di inerzia come superpotere che gli permette di spalmarsi sul vostro sedere, approfittando […]

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Attualità

Sanna Marin, la premier finlandese più giovane al mondo

Sanna Marin è la nuova premier finlandese, a soli 34 anni, la più giovane al mondo. Votata dal Partito Socialdemocratico ed eletta dal Parlamento della Finlandia (il primo Paese ad eleggere, nel 1907, una deputata donna), l’ex Ministra dei Trasporti sostituisce Antti Rinne. L’ex premier, in carica dallo scorso giugno, è stato costretto a dimettersi in seguito allo sciopero del Servizio Postale (di proprietà Statale) e al ritiro dell’appoggio al suo Governo da parte del Partito di Centro, suo principale alleato. Sanna Marin è riuscita a bloccare l’ascesa dei “Veri Finlandesi” e del loro programma di Governo incentrato sulla lotta all’immigrazione (che aveva convinto un quarto dell’elettorato). Al suo fianco, in una coalizione di larghe intese, la Premier avrà altre quattro donne: la Ministra dell’Interno Maria Ohisalo, 34enne a capo della Lega Verde “Vihreä liitto”, Katri Kulmuni, 32enne leader del Partito di Centro “Suomen Keskusta”, la Ministra dell’Educazione Li Andersson dell’Alleanza di Sinistra “Vasemmistoliitto” e Anna-Maja Henriksson, 55enne a capo del Partito di Minoranza Linguistica Svedese, lo Svenska folkpartiet i Finland. L’azione di Governo punterà su alcune battaglie fondamentali: l’impegno per il sociale e l’ambiente, la crescita e l’occupazione contro le disuguaglianze. «Abbiamo un sacco di lavoro davanti a noi per ricostruire la fiducia nel Governo, ma sapremo essere il collante e il motore della coalizione», ha dichiarato la Premier subito dopo la vittoria. «Voglio costruire una società in cui ogni bambino possa diventare qualsiasi cosa e ogni persona possa vivere e crescere con dignità», è stato il suo primo tweet dopo l’elezione. Sanna Marin è nata il 16 novembre 1985 a Helsinki e, dopo aver vissuto e studiato a Espoo e Pirkkala, si è stabilita a Tampere, dove vive dal 2007. Si è laureata nel 2012 e ha conseguito un master in “Scienza dell’Amministrazione” nel 2017. È cresciuta con due mamme e in merito alla sua famiglia ha raccontato: «Siamo una famiglia arcobaleno. Per me, i diritti umani, l’uguaglianza delle persone non sono mai state questioni di opinione, ma la base della mia concezione morale. Sono entrata in politica perché voglio influenzare il modo in cui la società vede i suoi cittadini e i loro diritti». E precisato: «Non ho mai pensato alla mia età o al mio sesso, penso alle ragioni per cui sono entrata in politica e alle cose per le quali abbiamo conquistato la fiducia dell’elettorato». Dopo le prime esperienze nell’Unione Studentesca dell’Università di Tampere, infatti, Sanna Marin è entrata nel Consiglio Comunale della città con il Partito dei Socialdemocratici (SDP). Nel 2015 è stata eletta in Parlamento con 10.911 voti e nel giugno del 2019 è diventata ministra dei Trasporti. Come premier più giovane al mondo ha strappato il primato al 35enne Capo del Governo ucraino, Oleksiy Honcharuk, eletto ad agosto del 2019 a 35 anni, e il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, anche lui 35enne. E distanziando, infine, la neozelandese Jacinda Ardern, che nel 2017, quando aveva 37 anni, era diventata la più giovane prima ministra.   Fonte immagine: https://www.facebook.com/MarinSanna/

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