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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 909 articoli

Attualità

Regina e Amedeo: la bisessualità è semplicemente amare una persona, chiunque e comunque sia

Per la rubrica “Human Rainbow”, oggi vi raccontiamo la storia di Regina e Amedeo. Lei conosciuta su tiktok col nome di @magica_rdg con all’attivo 445.3K followers. La prima volta che Amedeo vide Regina, lei era seduta su una sedia di legno di una scuola serale. Il marrone caffè faceva contrasto con la sua maglia a collo alto: rosa come un confetto. Faceva ridere l’immagine di una ragazza vestita in quel modo, eppure tutto di lui, fu come stregato da tutto di lei, nel giro di una manciata di secondi. Regina lo trovava irritante, lui la prendeva in giro per via della sua passione per il calcio. Pensò fosse solo un ragazzino stupido, provò a distrarsi, concentrarsi di più sui numeri della lezione alla lavagna, eppure più il suo scherno andava avanti, maggiore era la voglia di conoscere un’anima così sprezzante. La ragazza dal maglione rosa, divenne per Amedeo il centro del mondo: la destinataria di infiniti mazzi di fiori, di un camion di cioccolatini, di cento inviti a cena, di un paio di gelati a settimana. Regina e Amedeo, divennero un po’ lo stesso impasto di un calderone che non ti aspetti. Nella ricetta, passione, amicizia, fiducia, divertimento, si tenevo per mano, pronti a diventare qualcosa di sempre più grande. Quando Amedeo gridò a voce alta che l’amava, Regina rimase paralizzata dietro la sua gabbia di cristallo. Temeva che gli altri fossero cattivi, che forse i suoi genitori l’avrebbero dissuasa da quell’ennesima storia d’amore, temeva che quel ragazzino di due anni più piccolo potesse prenderla in giro, trasformare i gelati in pezzi di ghiaccio avvelenati, i fiori in corone di spine, e i cioccolatini in piccole mine invisibili. Regina fece tre passi indietro, chiudendo a chiave la serratura della sua gabbia dorata. Amedeo continuò a portarle fiori, cioccolatini e gelati, più il sorriso di lei diventava grande, più la gabbia cigolava. Quando la gabbia si schiuse, Amedeo era accucciato sulla sua pancia, a solleticarle la pelle, affranto da quell’amore che non trovava modo di sbocciare, ma coccolato dal calore di quella che per lui era la donna più importante del mondo. La macchina divenne una culla incantata, dove le stelle, sembravano persino di poter essere acciuffate a mani nude. Qualcosa di quell’esitazione si staccò per sempre da lei, nell’attimo di un bacio, e Regina scelse d’impeto di abbandonare tutte insieme le paure, facendole cadere di sotto, lontano lontano. “Me la lasci fare una cosa” gridò lei, nel porticato di casa, al riparo dal mondo e dalle invidie. Quando Amedeo la guardò sbigottito, Regina iniziò a filmare col cellulare un momento che non potrebbe mai estinguersi nemmeno in sette regni diversi. Regina guardò la camera, sorrise ancora una volta, e confessò lui di amarlo, e di averlo sempre fatto, forse, nella piccola camera angusta del suo cuore. “Voglio stare con te”. Poche parole che misero a tacere i dubbi, i pianti, i momenti spaccati in due dalla rabbia, la rassegnazione e la miseria. Regina e Amedeo, seduti sullo scalino del paese, […]

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Lavorare: davvero i giovani si sono arresi?

La stagione estiva è ormai iniziata: le restrizioni vanno via via allentandosi e tutte quelle attività rimaste chiuse nei mesi scorsi e a forte vocazione estiva hanno ripreso a lavorare o almeno sono in procinto di farlo. Tuttavia sembra persistere un paradosso, così come è stato definito da alcuni addetti ai lavori. Se da un lato, infatti, la macchina del turismo si sta rimettendo in moto dopo un lungo stop, dall’altro sembra mancare la benzina: i lavoratori stagionali. Di fronte a questa disparità fra offerta e domanda di lavoro molti hanno puntato il dito verso le nuove generazioni, additandole come sfaticate e poco inclini alla gavetta. In rete è rimbalzata poi l’accusa nei confronti del reddito di cittadinanza, ritenuto uno dei maggiori “responsabili” di questa situazione. Il problema, però, necessita di essere sviscerato perché meritevole di interesse. Innanzitutto cosa intendiamo per lavoro stagionale? Cosa significa lavorare solo in alcuni periodi dell’anno? Parliamo di opportunità cicliche, che seguono l’andamento delle stagioni e che comunque rappresentano una fonte di guadagno. Capiamo dunque che la natura del lavoro stagionale si presta poco a una stabilità sul lungo periodo. Questo, però, non deve distogliere la nostra attenzione da un aspetto fondamentale: il lavoro stagionale, così come il lavoro “stabile”, merita e necessità delle garanzie, sia dal punto di vista economico che in termini di sicurezza.  In Italia ci sono circa cinquecento mila lavoratori stagionali, per la maggior parte parliamo di giovani, pagati tre euro l’ora, vittime dei cosiddetti contratti pirata, che si caratterizzano per la natura del prendere o lasciare. E forse quest’anno “il problema” è stato proprio questo: dire di no a questi contratti fraudolenti, che minano il rispetto della persona. Perché lavorare sette giorni su sette o con un giorno di riposo ma con orari estenuanti non dovrebbe nemmeno essere concepibile in un ordinamento che, nell’apertura della propria Costituzione, ribadisce di essere democratico e fondato sul lavoro. Tuttavia i giovani sono stati presi di mira per questa scelta. Sul tema il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, risponde: “I giovani, ma non solo, non possono essere retribuiti con una miseria, e immagino che non siano più disposti ad essere sfruttati per il profitto di qualche imprenditore senza scrupoli”. “Il lavoro deve essere sicuro, dignitoso e retribuito il giusto”, continua poi toccando il tema della sicurezza in un paese in cui, solo nel 2020, sono morte 1270 persone per infortuni e incidenti sul lavoro. Il “problema”, dunque, non è la poca voglia dei giovani ma la loro consapevolezza e autodeterminazione. E forse è arrivato il momento di non definirlo più un problema ma una soluzione. Una soluzione ad anni di speculazione da parte di pochi a danno di molti. Perché il lavoro è uno scambio fra la moneta e il tempo di un individuo, il bene più prezioso, e non è ammissibile che sfoci in abusi e sfruttamenti.       Fonte foto: <a href=’https://it.freepik.com/foto/cibo’>Cibo foto creata da serhii_bobyk – it.freepik.com</a>  

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Cambiamenti sessuali e dell’industria pornografica durante il lockdown

I corpi: grandi protagonisti del lockdown? Cambiamenti sessuali e dell’industria pornografica durante la pandemia I corpi sono stati i grandi protagonisti del lockdown ma, al tempo stesso, anche i grandi assenti. Ciò che è mancato di più è stato il loro respiro, la loro sacralità: i corpi sono stati i grandi martiri della pandemia, perché noi non abbiamo, ma siamo un corpo. Quando mangiamo, camminiamo, leggiamo un articolo di giornale, prepariamo un dolce o facciamo l’amore, è il nostro corpo che lo fa. Partiamo dalla concretezza dei nostri corpi – asciutti, rilassati, esili, abbondanti – e stringiamoli saldamente, come se fossero un filo rosso in grado di accompagnarci in un’antropologia del quotidiano. La pandemia ha inevitabilmente ridisegnato la fisionomia della nostra vita intima: il distanziamento sociale ha stravolto radicalmente le nostre abitudini e ci ha spinto verso nuovi modi di vivere la sessualità. Se prima era possibile coltivare relazioni sessuali di varia natura, col proprio partner fisso (il discorso non vale per chi ha trascorso la quarantena in coppia), o con partner occasionali, il lockdown ci ha confinati tra le mura domestiche, faccia a faccia con il linguaggio della nostra pelle e dei nostri umori determinando molti cambiamenti sessuali. Ci si è ritrovati a riscoprire il sexting, e a interrogarsi sulle nuove dinamiche relazionali insorte durante la pandemia: molti sono stati i cambiamenti dell’industria delle piattaforme per adulti e i nuovi trend. In Comizi D’Amore, film-documentario del 1965, Pier Paolo Pasolini raccolse le opinioni degli italiani riguardo la sessualità, i corpi e l’amore, e tracciò uno spaccato molto interessante dei costumi dell’epoca. Perché non provare a fare lo stesso, analizzando il periodo della pandemia? 1) Il primo sguardo: il sexting Il sexting non è sicuramente nato in tempo di pandemia, ma durante l’isolamento questo fenomeno ha conosciuto una forte crescita, e ha contribuito a cementare molte coppie, nascenti o di vecchia data. Innanzitutto, definiamo precisamente il sexting: la parola deriva dall’unione di sex e texting; questo neologismo definisce quindi una sequela di messaggi a sfondo erotico, in cui si va a solleticare la sfera del desiderio con le parole e l’immaginazione. Il sexting, nella maggior parte dei casi, sfocia nell’invio di foto e video piccanti, che diventano spesso una vera e propria sostituzione del rapporto fisico. Secondo alcuni dati, confermati anche dal portale italiano “Incontri-ExtraConiugali.com”, il sexting non ha coinvolto soltanto coppie collaudate o persone che magari avevano iniziato a frequentarsi prima della quarantena, ma anche persone già impegnate: il sito in questione ha raggiunto un milione di iscritti proprio in quel periodo, tutti alla ricerca di uno scambio sessuale digitale. Si è parlato, qualche tempo fa, dell’ennesimo gruppo Telegram veicolo di fenomeni di revenge porn; è importantissimo praticare sexting con persone di cui ci si fida e riflettere sulla pratica del consenso. Un “no” non smette di essere tale soltanto perché espletato virtualmente: un “no” virtuale ha lo stesso peso di un rifiuto fisico. Ovviamente, qui si parla di sexting consensuale: in questo caso, il sexting è stato un […]

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Giada e Serena, oggi due mamme e tre figli, domani viaggiatrici innamorate

Per la rubrica “Human Rainbow” la storia di Giada e Serena, conosciute su tiktok @duemammetrefigli e con all’attivo 104.5K follower «Ancora oggi quando sento l’odore del mare mi torna in mente tutto. Serena è e sarà per sempre il ricordo più bello che il mare custodisce. D’altronde la prima volta che ci siamo conosciute era estate, scappavo continuamente dal sole, tranne quando avevo gli allenamenti di calcio. Mi sembrava di sciogliermi, eppure la cosa che mi avrebbe completamente distrutta e ricomposta, in un modo migliore, doveva ancora arrivare. Due fanali azzurri, come il mare, l’alta marea, il cielo che ha dimenticato l’inverno. Azzurro, come uno dei drink che ordinavo d’estate, come le coperte che usavo per nascondermi dalle cose che mi facevano paura in quel periodo. Azzurro, come gli occhi di Serena, che proprio in un giorno d’estate era venuta a prendermi, in mezzo ad una folla di gente che ballava, facendosi spazio tra le mie paure, i nostri casini, gli amici e le strade che sembravano già essere state scelte al posto nostro. L’avevo già conosciuta, ci eravamo già presentate con lo sguardo, eppure la prima volta, che dovrebbe essere quella più importante, per noi era stato solo un giro di prova. La sera definitiva è stata quando Serena ha allungato il braccio verso di me, ha pronunciato il suo nome ed io ho detto il mio, un po’ a denti stretti, estasiata dalla persona che avevo davanti. I nostri amici in comune erano divertenti almeno quanto noi, si inventavano di continuo nuovi modi per passare il tempo, e quella sera, ironia della sorte, il nostro caro amico C, si era inventato un gioco fuori di testa: il giro dei baci. A turno sorseggiando un drink, ci saremmo dovuti scambiare un bacio a stampo. Eravamo in quattro, eppure il mio gioco aveva un solo destinatario. Il primo giro di baci fu lieve, scansai le altre bocche, come a voler arrivare velocemente al dessert. Quando arrivò il secondo giro, strofinare le labbra le une sulle altre non era più sufficiente. Serena mi prese la testa tra le mani e ci baciammo, con un bacio da film, dove le bocche si schiudono, i freni inibitori crollano, e tutto il mondo smette di girare. Camminammo veloci in spiaggia, come a voler mettere in pausa anche il tempo, mentre lei chiacchierava e parlava di sé, io mi ero già accorta che niente al mondo sarebbe stato più importante, se lei non avesse diviso la sua vita con me. Dopo il terzo semaforo verde, ero nervosa, perché avevo finito le parole, ed ero in esubero con la voglia di stringerla. Il quarto segnale, finalmente rosso, decretò l’inizio di una serie di baci. I nostri baci misero a tacere le dicerie, i pettegolezzi cattivi, l’incredulità della gente, misero un cancello di ferro tra noi e il nostro passato. Il nostro bacio ebbe la forza di fare tutto, di scrivere persino una nuova magia, che ci avrebbe portate fino alla nostra panchina. Stavamo zitte zitte, a […]

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Il “caso Aurora Leone” all’evento Partita del Cuore

L’ennesimo caso di maschilismo e misoginia imperversa alla vigilia della Partita del Cuore, programmata per il 25 maggio 2021 con l’obiettivo di raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro. Ma la solidarietà, potenziale elemento trainante del progetto, viene spodestata, ancora nel XXI secolo, da arroganza e sessismo. Vittima la giovanissima Aurora Leone, attrice del gruppo comico campano The Jackal, cacciata dal tavolo della Nazionale Cantanti in quanto donna. Inammissibili e intollerabili eventi di tale calibro, dopo anni di lotte per la conquista della parità dei diritti femminili e maschili, del rispetto e la condanna di comportamenti sessisti e misogini. Eppure nel 2021 le donne si ritrovano ancora costrette a difendere il proprio sesso, a giustificarsi dinanzi ad atteggiamenti prepotenti e fallocrati e a vivere purtroppo ancora sulla propria pelle e sui propri sentimenti un forte dualismo dialettico uomo-donna. Il “caso Aurora Leone” all’evento Partita del Cuore Con animo profondamente deluso e colpito, la ventiduenne Aurora Leone denuncia su Instagram l’accaduto, riportando discorso e parole precise del responsabile del torto arrecatole, il direttore generale della Nazionale Cantanti Gianluca Pecchini: “Sei donna, non puoi stare qui”. Bella prova di rispetto e solidarietà! In un contesto poi in cui il cuore dovrebbe essere protagonista assoluto. Ma in certi casi il problema non è il cuore, bensì il cervello! Aurora, la sera del 24 maggio, doveva partecipare insieme al suo collega Ciro Priello a una cena con i membri della Nazionale Cantanti, contro cui avrebbero giocato l’indomani la Partita del Cuore all’Allianz Stadium di Torino insieme ai Campioni per la ricerca. Ecco che Pecchini si rivolge alla giovane attrice ammonendole a lasciare il tavolo, in quanto donna, e invitando invece Ciro a restare. Convinta in un primo momento di dover abbandonare il tavolo in quanto membro della squadra avversaria o forse perché ritenuta mera accompagnatrice di Priello, la situazione diviene sempre più chiara e sgradevole ad Aurora nel momento in cui Pecchini incalza, obiettando con il fatto che Aurora fosse stata invitata e convocata per la Partita, essendo state richieste anche le misure per il completino, in questo modo: “Tu il completino te lo puoi mettere pure in tribuna, che c’entra. Le donne non giocano. Queste sono le nostre regole e se non le volete rispettare dovete uscire da qua”. E ancora una raggelante pseudo-motivazione: “Non farmi spiegare perché non puoi stare seduta qui, tu non puoi e basta”. Comportamento indegno e riprovevole per un uomo. Del tutto disdicevole! Ne consegue una discussione, sfociata in toni alquanto accesi fino all’estromissione dei due attori campani dalla partita e persino dall’hotel, dove avevano già preso possesso delle loro stanze. Ma i torti per Aurora Leone non terminano così, trovandosi a subire danno e beffa, quando viene conseguentemente accusata dalla Nazionale Cantanti di appellarsi a false insinuazioni ed attacchi solo per cercare pubblicità, creando così volutamente una polemica. Storie pubblicate nel comunicato ufficiale su Instagram, ma poi cancellate: “Non accettiamo arroganza, minacce e violenza verbale. Alessandra Amoroso, Madame, Jessica Notaro, Gianna Nannini, Loredana Bertè, Rita Levi-Montalcini, […]

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Nel ripetersi delle cose, omaggio a Domenico Carrara

In occasione della rassegna In-Chiostro Homo Scrivens ha presentato il volume Nel ripetersi delle cose, opera postuma di Domenico Carrara. Il 24 gennaio del 2021 un ragazzo di 34 anni scompare durante un’escursione in Val Camonica, in provincia di Bienno. Il suo nome è Domenico Carrara, originario del paese avellinese di Grottaminarda e laureato in lettere moderne alla Federico II. Come tanti giovani del sud accomunati dal destino di dover lasciare il proprio paese per cercare una vita migliore altrove, Domenico si trasferisce a Bienno e lavora all’interno di una scuola.  Domenico è appassionato di letteratura e ha stretto un legame professionale e umano con la casa editrice Homo Scrivens che pubblica la sua raccolta poetica C’è chi si lamenta della pioggia (2014) e il romanzo illustrato Mnemosine (2019). Collabora anche con la rivista Identità Insorgenti, promuovendo le giovani voci poetiche del suo sud. In primavera avrebbe dovuto presentare una nuova raccolta di poesie, Nel ripetersi delle cose. Lui però non c’è più: dopo cinque giorni di ricerca il suo corpo viene ritrovato il 29 gennaio e la speranza di rivederlo tra i suoi cari e tra i suoi amici si è spenta nel modo più tragico possibile. A distanza di cinque mesi dal lutto la casa editrice Homo Scrivens ha deciso di omaggiare l’amico e poeta Domenico Carrara pubblicando postuma proprio quella che è la sua ultima opera. Lo ha fatto all’interno della rassegna In-Chiostro, che da un anno a questa parte si occupa di promuovere il mondo dell’editoria e il valore della letteratura tramite iniziative che si svolgono all’interno del chiostro della basilica di San Domenico Maggiore.  Il volume è stato presentato in un incontro coordinato dall’editore Aldo Putignno e sono intervenuti, tra gli altri, il poeta Ciro Tremolaterra, la scrittrice e illustratrice Maura Messina (che aveva collaborato con Domenico Carrara illustrando il romanzo Mnemosine) e il sindaco di Bienno Massimo Maugeri. Nel ripetersi delle cose. Ricordo di un poeta e di un amico Nel suo intervento Ciro Tremolaterra ha elogiato il valore delle poesie di Domenico, con cui era tornato ultimamente in contatto durante i mesi del lockdown e lo ha definito un “poeta silenzioso”: un poeta che non voleva imporre il valore della propria opera agli altri (una tendenza che, purtroppo, accomuna gran parte degli scrittori emergenti), ma che era dotato di gentilezza, di garbo e di compassione verso gli ultimi, qualità che traspaiono nei suoi versi.  Intenso anche l’intervento dell’amica illustratrice Maura Messina, che ricorda la sintonia presente tra lei e Domenico e come le poesie di quest’ultimo fossero perfette per essere trascritte sotto forma di disegni. A chiudere l’evento è stato l’intervento di Massimo Maugeri, sindaco del paesino lombardo di Bienno che ha preso a cuore sin da subito la scomparsa di Domenico Carrara da attivare una task force nel disperato tentativo di ritrovarlo sano e salvo. Un atto di generosità che gli è valso l’assegnazione del “Premio Grottaminarda” nella giornata di domenica 30 maggio. Agli interventi si sono alternate letture delle poesie dell’autore […]

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Carla Fracci, addio alla grande stella nel firmamento della danza

Cala il sipario su un’altra lucente stella del panorama artistico italiano e internazionale. Lascia definitivamente il palcoscenico l’immensa ballerina Carla Fracci, e lo fa ancora una volta in punta di piedi, elegantemente e con strettissimo riserbo sul male che ha spento la sua vita, ma non la sua essenza. Carla Fracci esala l’ultimo respiro nella sua casa di Milano la mattina del 27 maggio 2021 a 84 anni, dopo una coraggiosa e lunga battaglia contro un tumore che non ha lasciato scampo. Danza e spettacolo in lutto, perché a lasciarci è la regina della danza, soave e leggera come una libellula, ma tenace e forte come una roccia. Carla Fracci. Una vita per la danza Cade il suo corpo in questa vita, ma la sua danza vivrà in eterno, insieme alla sua grazia e a tutto quanto ha coltivato con dedizione e insegnato con amore. «Eterna fanciulla danzante», così la definisce il poeta Eugenio Montale. E chiunque l’abbia incontrata e conosciuta, chiunque abbia lavorato e collaborato con il suo prestigio, riconosce in lei una meravigliosa creatura, destinata a sopravvivere alla stessa morte. Una vita in volo quella di Carla Fracci, beniamina della danza classica e grazia fatta persona. Una vita in volo sì, eppure ribadendo lei stessa la concretezza di un’infanzia e crescita tra le necessità che il duro periodo della guerra imponeva, mai dimenticando la genuinità contadina delle campagne mantovane in cui è vissuta per un periodo, l’umiltà delle sue radici che mai sono state annebbiate dalla fama. La tenacia, l’impegno, la professionalità hanno vinto sulle difficoltà. Ciò Carla Fracci ha saputo egregiamente dimostrarlo: la concretezza di una vita dedita al lavoro, la durezza del periodo bellico e di una società piegata dalle difficoltà evidenti, non hanno mai vinto la sua eleganza, la sua impeccabilità, pur nel rigore di una tecnica puntuale che lo studio della danza classica impone. Un’artista davvero unica, la cui anima in principio doveva destreggiarsi tra poesia e talento da un lato, e dall’altro una sorta di insofferenza ai rigidi schemi del balletto e della disciplina. Col tempo, e grazie al provvidenziale incontro con la magnifica prima ballerina della Royal Ballet Margot Fonteyn, la Fracci comprende il senso del duro lavoro e del necessario spirito di sacrificio che un’arte come la danza richiede per raggiungere l’eccellenza, passando ovviamente per il cuore e il talento, al fine di produrre poesia. La sua bellezza, la sua dolcezza, il rigore e l’unicità giungono anche all’estero, dopo essersi guadagnata il titolo di “Prima ballerina” a soli 22 anni presso il Teatro alla Scala di Milano, sua patria. Giunge infatti alla Royal Ballet di Londra e presso altri prestigiosi teatri, e dalla fine degli anni Sessanta ballerina ospite dell’American Ballet Theatre. Lavora al fianco dei migliori ballerini internazionali, tra cui l’immortale Rudolf Nureyev, creando un sodalizio artistico che incanta mezzo mondo per oltre un ventennio. Ha interpretato magistralmente diversi ruoli di repertorio, da La bella addormentata a Sylphide, da Cenerentola a Romeo e Giulietta, passando per i celebri Lago dei […]

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La regione delle donne senza utero in India

Da secoli, milioni di donne nel mondo si battono per i diritti propri e per quelli delle altre donne che non hanno voce. E nonostante l’impegno, lo sforzo e i passi fatti in avanti, la strada è ancora lunga. Ed è lunga certamente per i salari differenziati per posizioni uguali, per la libertà di circolare in strada con tranquillità indipendentemente dall’abbigliamento, ma è lunga soprattutto per le donne cui vengono negati i diritti fondamentali in paesi troppo lontani dal nostro per accorgercene. Negli ultimi tempi, nelle comunità più rurali dell’India, in particolare a Beed, città indiana nello stato del Maharashtra, un allarmante numero di giovani donne sceglie di sottoporsi a isterectomia. Questa pratica chirurgica prevede la totale asportazione dell’utero e il suo scopo è tutelare le donne da condizioni potenzialmente letali. Spesso si pratica in seguito a gravidanze e a parti cesarei difficili e l’età consigliabile è sempre oltre i 40 anni. I motivi che spingono queste giovanissime donne a sottoporsi a un intervento tanto invasivo, però, non sono legati alla sfera personale ma a quella lavorativa. Per comprendere bene il contesto, però, sarà necessario contestualizzarlo. Il contesto Negli ultimi anni, a causa di una forte siccità prolungata, il fallimento dei raccolti ha causato una serie di problemi collaterali come l’accumulo di debito tra gli agricoltori, un aumento dei costi dell’agricoltura parallelo al calo delle vendite dei prodotti agricoli e la mancanza di opportunità di lavoro alternative. Per questo motivo, c’è stata una migrazione di massa in alcune città che vengono definite “della cintura dello zucchero”. Si parla di diverse città del Maharashtra occidentale e del Karnataka, regione a sud del paese, in cui centinaia di migliaia di persone si trasferiscono nel periodo che va da ottobre a maggio per lavorare nei campi di canna da zucchero. Il lavoro è arduo e fisicamente faticoso. Agli operai, infatti, tocca legare, caricare, scaricare e trasportare la canna da zucchero alle fabbriche. Di solito si lavora in coppia – spesso marito e moglie – che vengono supervisionati dai mukadams. Queste figure si occupano di fare da ponte tra il lavoro in fabbrica e quello all’interno dei campi nei processi di taglio della canna. Ma cosa c’entra tutto questo con le donne costrette a farsi asportare l’utero? Bisogna pensare che nei campi una giornata di lavoro dura all’incirca 12/13 ore. Per un’intera stagione ogni operaio viene pagato tra le 50.000 e le 60.000 rupie (in euro 560€/670€). Il problema più grave, però, è che per ogni giorno di lavoro mancato sono costretti a pagare una multa di 500 rupie (circa 5€). Inoltre, trattandosi di una “migrazione” temporanea, i braccianti si sistemano in piccole capanne nei pressi dei campi. Le strutture sono sprovviste di qualunque tipo di servizio: mancano servizi igienici, acqua potabile e strutture igienico-sanitarie adeguate. Queste condizioni nuocciono gravemente alla loro salute. Nuocciono in particolare alla salute delle donne che riscontrano infezioni e problemi all’utero. Le donne con l’utero in India non lavorano Le donne che vivono in queste zone dell’India non vengono […]

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AD alfabeto donna al PAN: la mostra

  MOSTRA D’ARTE AD ALFABETO DONNA AL MUSEO PAN  Mostra d’arte AD alfabeto donna al Museo PAN di Napoli: quest’anno all’interno del programma Maggio dei Monumenti 2021 si inserisce questa esposizione d’arte contemporanea in partnership con l’ Assessorato all’Istruzione, Cultura e Turismo del Comune di Napoli che sarà visitabile al Museo delle Arti PAN di Napoli gratuitamente dal 22 Maggio al 13 Giugno 2021. Si tratta di un lavoro concettuale e profondo dell’espressione Essere Donna. L’universo femminile è costellato da numerose caratteristiche che spaziano dalla sensualità all’empatia, oltre alla profondità di essere madre e creatrice. Inedito sarà il connubio tra fotografia pittura e letteratura espressi dall’estro creativo degli artisti Elisabetta Biondi e Francesco Soranno.    AD Alfabeto Donna – L’ Intervista L’interessante mostra d’arte contemporanea, mix di pittura e fotografia dall’ occhio contemporaneo, ci aspetta al Museo PAN di Napoli dal 22 Maggio al 13 Giugno 2021. Abbiamo avuto il piacere di intervistare gli artisti, scoprendo in anteprima alcune interpretazioni della mostra d’arte. 1.  AD Alfabeto Donna: da dove nasce l’idea di intitolare questa mostra d’ arte contemporanea? “AD Alfabeto vuole essere un punto non d’arrivo ma di partenza. Un ritorno all’alfabeto è un ritorno all’essenziale”.  2. E’ interessante che la mostra d’ arte Alfabeto Donna si esprima tramite un mix di pittura e fotografia. Quali sono gli elementi chiave affinché le opere d’arte possano esprimere amore intuizione ed empatia tipiche dell’Universo Donna? “L’incontro tra pittura e fotografia tenta la ricerca di un qualche equilibrio nel magma Universo Donna”. 3. Si parla spesso di Violenza sulle Donne: l’ arte di Alfabeto Donna come si esprime per contrastare la violenza fisica e verbale contro le donne? “AD Alfabeto Donna è un manifesto che grida la violenza contro le donne. Il bianco e nero da un lato e la tecnica mista dall’altro si dispiegano in una lotta a voce alta. Il corpo è l’interlocutore”. 4. Le pitture di Elisabetta Biondi si uniscono alla ricerca di una selezione di poesie. Ci può spiegare la ragione di questo connubio tra arte e letteratura? Ut pictura poësis. L’arte pittorica di Elisabetta Biondi si àncora alla parola e alla poesia. È la costituzione di una grammatica altra: materica e intersemiotica. 5. Otto foto otto pitture per l 8 Marzo Giornata Internazionale della Donna. Quali sono le 8 skills delle donne rappresentate in questa mostra d’arte che tutti i visitatori potranno ammirare dal 22 Maggio? “I visitatori si troveranno di fronte a una serie di dittici in cui il bianco e nero delle fotografie si pone in ascolto e in dialogo con i colori vivi delle pitture”.   AD ALFABETO DONNA L’ efficace espressività simbolica in armonia con le fotografie attraverso un forte cromatismo e potenza della luce che vivacizza la vernice sono i punti cardine della mostra d’ arte contemporanea AD alfabeto donna, che vi aspetta al Museo PAN di Napoli che apre le sue porte ai visitatori, dopo il periodo pandemico, con maggiore entusiasmo e sensibilità.  Fonte immagine: PAN, comune di Napoli.  

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Nomadland: la strada verso la guarigione dello spirito

Nomadland è un film del 2020 scritto, diretto, co-prodotto e montato da Chloé Zhao, che riporta sullo schermo l’adattamento cinematografico del libro della giornalista Jessica Bruder, Nomadland – Un racconto d’inchiesta (2017). L’articolo da cui inizia la storia venne pubblicato su Harper’s Magazine e si intitolava “La fine della pensione: quando non puoi permetterti di smettere di lavorare” e raccontava la storia di alcune persone – in particolare di una certa Linda May – dalla vita nomade, che si spostavano da un posto all’altro a bordo di veicoli in cui vivevano anche, per risparmiare mentre facevano lavori spesso stagionali. Nomadland è un film drammatico che ha un approccio quasi documentaristico e riesce a mettere nella finzione una buona dose di realtà. Ha vinto il Leone d’oro alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia dove è stato presentato in anteprima. Nei mesi successivi ha ricevuto altri premi tra i quali il Golden Globe per il miglior film drammatico e per la miglior regista, oltre a tre Premi Oscar, rispettivamente per il miglior film, la miglior regia e la migliore attrice protagonista. Trama di Nomadland La protagonista della storia, Fern ( interpretata da Frances McDormand), è una donna di sessant’anni che ha perso suo marito e il suo lavoro durante la Grande recessione che ha colpito gli Stati Uniti tra il 2007 e il 2013, periodo durante il quale la città mineraria in cui viveva si è sostanzialmente dissolta. In seguito alle grandi perdite la donna carica i bagagli sul suo furgone e decide di viaggiare per gli Stati Uniti vivendo nel suo veicolo. Durante il suo percorso, diventa più forte e trova una nuova vita, grazie all’incontro con una comunità di raduni tra nomadi, dove conosce Linda May e Swankie (due autentiche nomadi che interpretano loro stesse), instaura una forte amicizia con Dave e si lega ad altre persone che incrocerà nel suo viaggio. Un interminabile viaggio Il ritratto dello spirito nomade americano è messo in scena in questo road movie focalizzando l’attenzione sullo splendore dell’Ovest americano, dalle Badlands del South Dakota al deserto del Nevada, fino al Pacific Northwest. Luoghi sconfinati e deserti che lo spettatore guarda attraverso gli occhi della protagonista percorrendo un viaggio non solo fisico ma anche emozionale. Quella di Fern non può definirsi fuga dalla “realtà”, né l’adozione di uno stile di vita tribale e anticonformista; il continuo errare nasconde qualcosa di più profondo e ad emergere è il desiderio di esorcizzare il dolore. Si tratta di una  reazione ad un evento traumatico che accomuna la vita di Fern e degli altri nomadi della comunità, nessuno resta a lungo e dopo un incontro il flusso migratorio continua. Da sottofondo ai viaggi di Fern le musiche di Einaudi: qualcosa di poetico che accompagna la regia documentaristica della Zhao, quasi alla ricerca di un realismo incentrato su espressioni facciali, dialoghi brevi e lunghe pause scandite dal silenzio, interrotte dai suoni della natura. Il paesaggio predomina in tutta la sua forza come elemento principale del racconto e rappresenta […]

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