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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 888 articoli

Attualità

LOL- Chi ride è fuori: analisi del fenomeno del momento

“LOL: Chi ride è fuori”, nettamente il programma del momento. A cosa è dovuto il successo di tale format? Cerchiamo di scoprirlo in 5 punti. “Chi non ride mai non è una persona seria.” -Chopin (probabilmente dopo aver visto LOL) Prendete l’idea più semplice del mondo. Reclutate 10 comici. Scaricateli in una sala del Grande Fratello. Ditegli di non ridere. Godetevi lo spettacolo. Questo è il mega-riassunto di “LOL- Chi ride è fuori”, format presentato su Prime Video il 1 Aprile, che ha già conquistato il cuore di molti. Discusso, chiacchierato, condiviso, commentato; tutti i giornali ne parlano, tutto il mondo del web lo osserva, tutti (o quasi) lo hanno visto. Alcuni lo osannano, molti lo apprezzano, qualcuno lo critica aspramente. Questa sorprendente centralità del programma nei discorsi più svariati, ci costringe ad un’analisi più approfondita del tema. Cosa ha davvero funzionato? Perché “LOL- Chi ride è fuori” ha ottenuto questa risonanza così forte? Tenteremo in questo articolo di rispondere a tali quesiti, in cinque punti. E siccome repetita iuvant, (o se semplicemente vivete come eremiti e non conoscete il programma), partiamo dal primo punto e approfittiamone per capire meglio l’oggetto di discussione. In cosa consiste il “gioco” del momento?   1 ) LOL-Chi ride è fuori: l’idea E iniziamo a soffermarci proprio sul termine “gioco”. LOL è in primis, una competizione. Condotto da Fedez, coadiuvato dall’highlander Mara Maionchi. Il programma si presenta come una vera e propria gara tra pari; dieci comici, catapultati in una sala chiusa, dovranno resistere alla tentazione di ridere, cercando però nello stesso momento di far cadere in errore gli avversari/colleghi. Un limite di tempo (6 ore), nessuna restrizione, e un solo vincitore. Ripresi da numerosissime videocamere, ogni loro reazione sarà monitorata e giudicata dagli sguardi attenti dei due conduttori, comodamente seduti in una sala di controllo accanto. Sarà compito di quest’ultimi infatti, ammonire e successivamente eliminare i concorrenti che non rispetteranno le regole fondamentali del gioco: non ridere; partecipare attivamente senza estraniarsi. Il premio? 100.000 euro da donare in beneficenza. Il risultato? Uno spasso. L’idea per quanto semplice, è senza dubbio originale. Nulla è più divertente di osservare qualcuno che trattiene una risata, sapendo di poter ridere al suo posto. E’ la costrizione stessa, la principale fonte di divertimento. Si impara da piccoli: è l’idea del divieto, che porta ad infrangerlo. Se a questo aggiungiamo le innumerevoli esibizioni, il fattore improvvisazione, e un cast ben costruito (di cui parleremo tra poco), l’efficacia è garantita. In un mercato saturo di game-show, o di programmi dichiaratamente comedy, che però presentano sempre la medesima formula, “LOL- Chi ride è fuori” rappresenta una ventata di aria fresca. La sensazione “reality” (nel suo termine puro) amplifica la spontaneità del tutto, e l’impressione che si ha è di una forte genuinità. 2) Il cast Perché la ricetta può essere buonissima, ma senza le giuste materie prime, il risultato sarebbe compromesso. Ma fortunatamente in LOL questo non accade. La scelta dei concorrenti è forse il punto forte dell’intero lavoro. Dieci comici, […]

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Principe Filippo Mountbatten a un passo dai 100 anni

Principe Filippo Mountbatten a un passo dai 100 anni Il principe d’Inghilterra Filippo, precedentemente duca di Edimburgo, vanta una storia personale di grande interesse. Nato a Corfù in Grecia, imparentato con tutte le famiglie reali d’Europa, 73 anni fa per sposare la futura regina d’Inghilterra Elisabetta II rinunciò alla successione al trono e si allontanò dalla carriera della Marina Militare. Uomo severo e di principi saldi, nonostante non fosse cittadino inglese di nascita, ebbe la cittadinanza britannica e si convertì alla religione anglicana. Padre di 4 figli, il primo figlio Carlo, principe di Galles, e futuro erede al trono nacque nel 1948. Dopo il principe Carlo la figlia Anna classe 1950, Andrea classe 1960 ed Edoardo classe 1964. Tutti credono che il principe Filippo abbia nobili origini britanniche, giusto? In realtà il principe Filippo ha subito la perdita della sua famiglia in giovane età. Figlio del principe Andrea di Grecia e della principessa Alice di Battenberg per eredità sin da giovane ha ottenuto il titolo di principe di Grecia e Danimarca. Per essere accolto dalla Chiesa d’Inghilterra converte il suo cognome con quello dello zio materno, Mountbatten. Da principe di Danimarca a principe d’Inghilterra Il principe Filippo ha ottenuto con grande onore e orgoglio il suo titolo nel 1957 ed è proprio la regina Elisabetta II, dopo 18 anni di matrimonio, che gli assegna il titolo con una cerimonia regale. Il principe d’Inghilterra Filippo Mountbatten è stato anche patrono di una serie di organizzazioni tra cui The Duke of Edinburgh’s Award, ed è stato uno dei membri fondatori della Cambridge University di Edimburgo. Nel 1961 (esattamente 60 anni fa) divenne presidente del WWF per il Regno Unito. Durante il giubileo d’oro di Elisabetta II, 19 anni fa nel 2002 il ruolo del principe del Regno Unito Filippo Mountbatten è stato fondamentale, infatti gli attribuirono l’onore di essere principe per 50 anni come consorte della Regina Elisabetta II. Nel 2013 è stato proclamato Compagno straordinario dell’Ordine del Canada, poiché è storicamente riconosciuto abbia avuto rapporti stretti con le Forze Armate del Canada. Attraverso le sue numerose visite in Canada, sia da solo sia in compagnia di sua moglie, ha mostrato la sua cura per lo sviluppo del Canada. Il 4 Maggio 2017, dopo ben 65 anni di servizio e circa 22.000 impegni ufficiali, il principe Filippo si congeda dalla vita politica reale con una cerimonia nei giardini di Buckingham Palace. Principe Filippo Mountbatten a un passo dai 100 anni – Lutto per il  popolo inglese Tutti i cittadini inglesi erano pronti a festeggiare i 100 anni di Filippo Mountbatten il 10 Giugno 2021. Nel suo castello di Windsor era già in corso l’organizzazione di una cerimonia in grande stile in suo onore. Il principe d’Inghilterra oltre che per il suo prestigio sempre accanto alla moglie Regina Elisabetta II per oltre 60 anni di regno è conosciuto da tutto il mondo per essere un amante di corse equestri e di polo e per essere definito il Principe Gaffeur. Ha fatto spesso notizia […]

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Ddl Zan: quando importante è parlare

Di recente il rapper italiano Fedez è intervenuto sul dibattito legge Zan, rispondendo in particolare ad alcune affermazioni del senatore Pillon che un po’ con fare polemico e un po’ con negligenza, ha ritenuto il ddl Zan non di imminente priorità. È chiaro che possono esserci valutazioni differenti in merito e che il disegno di legge, per ora osteggiato dalla Lega, necessita di riflessioni di ampio respiro e di una attenta valutazione, forse però non procrastinabile veramente. Il ddl prevederebbe un aggravamento della pena per reati e violenze fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità della persona. In Italia esiste già una legge contro qualsiasi tipo di discriminazione e il ddl Zan si inserirebbe come sorta di precisazione e ampliamento di quella vigente. Ancora, nonostante i pareri più o meno favorevoli, il botta e risposta del cantante ha fatto discutere molto. Non è una cosa cattiva che una persona con tanta visibilità tenti di lanciare un messaggio positivo, visto che ce ne sono altre di stessa “levatura” che fanno meno bene (come le considerazioni poco felici di Er Faina circa il catcalling). Impiegare i social come strumento di sensibilizzazione ed informazione resta una mossa che ai più scettici può apparire meramente furba, ma che in realtà si presenta parecchio efficace per far fermentare idee e creare discussioni. È indubbio che, se a sollevare una questione x, risulti Fedez, la cosa ha un riverbero enorme e si sviluppa con maggiore incisività. Sarebbe però da interrogarsi sul perché a pronunciarsi su questioni cruciali sia un rapper, che non è competente e che di professione fa tutt’altro, e non si esprima un senatore (Pillon ha liquidato l’argomento in una manciata di battute) o chiunque sia in prima linea per tutela e diritti. Poi, che qualcuno possa criticare il cantante circa la sua posizione privilegiata che gli ha permesso di eludere alcune misure stringenti anti-covid, è pure giustificabile. Pur ricordando, non con arrendevolezza, che chi ha i soldi “sguazza meglio” di chi non li ha e che questo è un problema secolare e una piaga (che non riguarda solo Fedez ma un pochino tutti direi). Resta di fatto che, nonostante il teatrino venuto fuori dopo le storie Ig, si apre una concreta possibilità di confronto che non va snobbata o ridimensionata. Il ddl Zan è un passo significativo su tantissimi fronti e che, tornando su applicazioni già esistenti, evidenzia la drammaticità di alcuni eventi. Che sia Fedez a farne parlare o il panettiere sotto casa ora non ha importanza. Importante è parlarne fino alla noia perché solo così si possono formare idee ed essere liberi. Fonte immagine: https://www.ilgiornale.it/news/politica/ddl-zan-pd-pressing-ora-lega-insorge-manovra-contro-noi-1934935.html

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Matrimoni omosessuali in Giappone: la Corte dice sì

“Un grande passo verso l’equità matrimoniale”, è questo lo slogan che si legge sulle bandiere arcobaleno sventolate al di fuori del tribunale di Sapporo, città principale della regione di Hokkaido, nel Giappone settentrionale. Il 17 Marzo 2021, il riconoscimento dei matrimoni omosessuali in Giappone ha rappresentato, infatti, un giorno storico per la tutela dei diritti della comunità LGBT+ alla quale, sorprendentemente, il Sol Levante ha sempre dato poco spazio ed attenzione. Seppur l’omosessualità sia considerata legale dal 1880, essa continua ad essere motivo di scherno e di discriminazione nel paese, rendendo particolarmente difficile agli omosessuali di vivere in maniera serena la loro sessualità. I dettagli della nuova legge sul matrimoni omosessuali in Giappone Non sorprende, infatti, che il Giappone sia l’unico dei paesi del G7 a non aver ancora preso una posizione stabile e chiara in materia. Nonostante ciò, la corte di giustizia di Hokkaido ha accolto la richiesta da parte di tre coppie omosessuali (una coppia di donne e due coppie di uomini) richiedenti diritti matrimoniali e alle quali tali possibilità sono state negate. Per questo motivo, le coppie hanno richiesto un risarcimento economico per danni psicologici che, però, non è stato accolto. In compenso, la corte ha dichiarato incostituzionale la negazione del matrimonio per coppie dello stesso sesso, in quanto tale assunto viola profondamente il principio di uguaglianza che caratterizza la costituzione giapponese. Dal punto di vista legislativo, la situazione risulta piuttosto variegata: In alcune prefetture giapponesi è possibile ottenere un “certificato” che permette alle coppie omosessuali di ricevere permessi speciali in casi di malattia del partner, ma il matrimonio effettivo resta ancora impossibile: il codice civile nipponico sul tema delle unioni non solo non considera validi i matrimoni omosessuali non celebrati in Giappone, ma cita testualmente “l’approvazione di entrambi i sessi”. I commenti A questo proposito, la Professoressa Yayo Okano, docente presso il Dipartimento di Global Studies della Doshisha University, considera questo passo come una svolta necessaria all’interno di una società che ha sempre dato un’importanza fondamentale alla famiglia tradizionale composta da uomo e donna. Su tale questione si è anche espressa l’attivista LGBT e personalità politica Kanako Otsuji la quale si dice estremamente felice dei recenti avvenimenti, sollecitando il Governo a muovere ulteriori passi verso la modifica del codice civile giapponese in materia matrimoniale e, in particolare, verso il riconoscimento dei diritti civili delle coppie omosessuali. Si tratta davvero di uno straordinario passo verso il riconoscimento dei diritti della comunità LGBT+ che, ormai da troppo, è costretta alla discretezza e al silenzio dettati dai valori di un paese che sta, a piccoli passi, andando nella direzione dell’equità. Immagine: ilMeteo

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La lingua che parliamo influenza le nostre sensazioni?

La lingua che utilizziamo può davvero influenzare la nostra percezione della realtà? Linguisti, antropologi e filosofi si sono posti spesso questa domanda e la risposta non è per nulla scontata. Il modo in cui percepiamo e concettualizziamo la realtà può essere influenzato dalle strutture linguistiche che adoperiamo? La lingua ha, davvero, il potere di cambiare la nostra visione del mondo? Rispondere a queste domande non è affatto semplice e, in effetti, anche linguisti ed antropologi sembrano avere delle posizioni molto differenti fra di loro. Uno dei primi a porsi tale interrogativo fu Ludwing Wittgenstein. All’interno del suo Tractatus Logico Philosophicus, il filosofo viennese afferma che le strutture del linguaggio rispecchiano la struttura del mondo: «Le proposizioni della logica descrivono l’armatura del mondo, o piuttosto, la rappresentano». Esse vanno a descrivere gli stati di cose e rappresentano la realtà, in quanto sono delle immagini della stessa. Non a caso, scrive: «La proposizione è un’immagine della realtà: io conosco la situazione da essa rappresentata se comprendo la proposizione. E la proposizione la comprendo senza che me ne si dia il senso».  Se conosciamo i significati dei termini che compongono una proposizione, non abbiamo bisogno che questa ci venga spiegata: la comprendiamo immediatamente, proprio come, guardando una figura, ne intuiamo il significato senza che questa debba esserci spiegata. Ciò può essere anche dedotto dal fatto che, nel tentativo di voler chiarire il senso di una preposizione, dovremmo farlo necessariamente attraverso un’altra proposizione, ritrovandoci così in un vicolo cieco.  Secondo Wittgenstein, una proposizione può rappresentare l’intera realtà, ma non la relazione tra il linguaggio stesso e il mondo, poiché questa si mostra da sé ed è la forma logica del mondo: «Ciò che nel linguaggio esprime sé, noi non possiamo esprimere tramite il linguaggio. La proposizione mostra la forma logica della realtà. L’esibisce». Non è dato pensare al mondo indipendentemente dal linguaggio, non c’è realtà senza la sua rappresentazione, che non è che lo stesso linguaggio. Pertanto, scrive: «I limiti del linguaggio sono i limiti del mio mondo». Se la lingua influenzi o meno la propria visione del mondo se lo chiesero, a partire dagli anni Trenta del Novecento, anche due importanti studiosi americani: Edward Sapir, noto linguista strutturalista, e Benjamin Lee Whorf, che non era un linguista di professione, bensì un ingegnere chimico impiegato in una compagnia di assicurazioni che aveva seguito le lezioni di Sapir presso l’Università di Yale. Secondo questi, «gli esseri umani dipendono in maniera importante dalla singola lingua che è divenuta il mezzo di espressione della loro società. […] Noi vediamo, udiamo e in generale proviamo le esperienze che proviamo proprio perché le abitudini linguistiche della nostra comunità ci predispongono a scegliere certe interpretazioni». A sostegno di queste idee, Whorf tentò di confrontare la differente organizzazione grammaticale delle lingue amerindiane rispetto a quelle europee, che unificò sotto la sigla SAE (Standard Average European, ossia “europeo medio standard”). Studiando, in particolar modo, l’hopi – utilizzata nel Nord-Est dell’Amazzonia – Whorf arrivò a considerare questa come una lingua “senza tempo” o, […]

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La Mostra d’Oltremare compie 81 anni

La Mostra d’Oltremare, il più grande centro congressi e di espansioni di Napoli, compie 81 anni. La prima realizzazione risale al 1939 secondo la planimetria dell’ architetto Chiaromonte. Il Padiglione fu danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1952 fu denominato il Padiglione della Marina Mercantile. Fino agli anni 2000 è stato la sede dell’ Istituto Superiore di Eduzione Fisica. La Mostra d’ Oltremare al suo interno possiede 54 edifici ed un’altissima Torre del Partito di circa 40 metri. Durante le riprese dell’ inaugurazione nel 1940 dalla torre del Partito era possibile vedere l’attuale teatro Mediterraneo, le fontane, la piscina ed anche elementi che oggi non sono presenti come la statua della Vittoria e la riproduzione a grandezza naturale di una nave della battaglia di Lepanto.  Dal 2012 la Mostra d’Oltremare ha ristrutturato l’intera struttura per adibirla ad attività congressuali. Il Palacongressi è articolato su una superficie complessiva calpestabile di circa 6000 mq e vanta 9 sale convegni e numerosi espositori per le aree sponsor. La Mostra d’Oltremare è il più grande spazio espositivo di Napoli, in cui cittadini e turisti possono fruire di una struttura del ‘900, del parco naturale e di spazi espositivi per il tempo libero, la cultura e lo sport. La Mostra d’Oltremare compie 81 anni – Importanti fiere e manifestazioni  Numerose e molto celebri sono le fiere che la Mostra d’Oltremare ha ospitato con successo di ingressi. Presentiamo le più importanti: NauticSud Si tratta del Salone Internazionale della Nautica da diporto ospitato dalla Mostra d’ Oltremare in cui yacht, gommoni, motori marini, accessori per la nautica, vela, canoe, moto d’acqua sono esposti. Nel 2003 il Presidente della Mostra d’Oltremare Cercola decise di aggiungere un’ulteriore area espositiva situata presso il “Molo di Sopraflutto Sannazzaro” con un sistema temporaneo di pontili galleggianti. Grande innovazione é rappresentata dalla possibilità di provare in acqua le imbarcazioni esposte. Non esiste un unico obiettivo a questa iniziativa: oltre alla compravendita vi é anche il continuo tentativo di sviluppare la portualità turistica. Questo Salone espositivo risulta essere un punto di riferimento per la nautica del Centro e del Sud dell’Italia. Fiera della Casa Una tra le fiere della Mostra d’ Oltremare più apprezzate é la Fiera della Casa. Accoglie numerosissimi stand di arredamento, arredo giardino, antiquariato, casalinghi, oggettistica, prodotti tipici, sapori, tempo libero. enogastronomia, prodotto tipici locali. Viene considerata una fiera-evento consumer, rivolta al grande pubblico, che rappresenta un appuntamento di particolare aggregazione per i napoletani da oltre 60 anni ed é una delle Fiere più longeve del Sud Italia. Dieci giorni da vivere intensamente per campani e turisti che possono partecipare a questa festa della città, tutti i giorni ad ingresso gratuito. Napoli Bike Festival Questo festival è stato ospitato dall’ enorme spazio e parco verde della Mostra D’Oltremare. Appuntamento di rilevanza nazionale dedicato alla promozione della cultura della bicicletta con numerose aree expo, permette ai partecipanti del concorso Bike Designers di godere di svariati spettacoli musicali, prevede un’ area kids e soprattutto diverse tipologie di Bike Tours per 10 […]

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Il congedo di paternità per l’avanzamento inclusivo

Ci siamo da poco lasciati alle spalle il 19 marzo e la Festa del Papà, sempre consacrata dalle tradizionali zeppole di San Giuseppe, vissuta da ognuno in maniera più o meno sentita. Certamente, però, questa ricorrenza, come tante altre, dovrebbe promuovere dibattiti e riflessioni riguardo temi poco discussi. Tra questi, certamente, il congedo di paternità. Si tratta del diritto di un’astensione dal lavoro, anche non continuativo, in cui si percepisce un’indennità economica, entro i cinque mesi da un parto, un’adozione o un affidamento. Tradizionalmente riconosciuto alla madre, se non in casi estremamente eccezionali, come l’abbandono da parte della stessa del bambino o condizioni inabilitanti di salute, i Paesi Europei avanzano, più o meno velocemente, concedendo diritti anche ai padri. Congedo di paternità: progressi in Italia, ma l’Europa? Alle donne italiane spettano attualmente 5 mesi. Grazie alla Legge di Bilancio e all’intervento della neoministra della Famiglia Elena Bonetti, il congedo di paternità è aumentato da 7 a 10 giorni, riconosciuto come obbligatorio e retribuito del 100%. Un successo importante, certamente, a cui però non si deve erroneamente guardare come un risultato. Basti pensare che nel 2017, i giorni erano 4 e, prima ancora, solo 2. I padri in Spagna usufruiscono di ben 16 settimane di congedo pagate al 100%, esattamente lo stesso periodo di tempo che è concesso alle madri. Stessa scelta per la Finlandia, che parifica la durata dei congedi a 164 giorni e permette ai genitori single di utilizzare entrambe le indennità. Il primato resta alla Svezia, con 240 giorni a genitore, richiedibili in ben 18 mesi. Certamente la gestione dei figli relegata alle donne è il prodotto di complessi precetti culturali, instaurati profondamente nelle società patriarcali e già superati, invece, dai paesi europei più moderni ed attenti alla parità di genere. L’attenzione a provvedimenti di questo tipo, però, potrebbe divenire proprio il mezzo di riduzione del gap di genere, che incoraggerebbe i neopapà ad accudire i propri figli, e a comprendere che uomini e donne hanno stesso diritto e dovere di accudire i propri figli. Inoltre, si porrebbe come intervento decisivo per l’interruzione delle discriminazioni sessuali sul lavoro e la penalizzazione delle madri lavoratrici. Certamente è necessario riequilibrare le discriminazioni sociali che le donne hanno vissuto e vivono fortemente tutt’oggi nella vita sociale e privata, che sfociano in più o meno gravi forme di disparità e violenza, fino al femminicidio. Certamente una società inclusiva ed equilibrata ha l’obbligo di tutelare i diritti di tutti a prescindere dal ruolo tradizionalmente svolto dagli stessi.

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La decarbonizzazione navale del Green Sandi Yacht

Il tema della salvaguardia dell’ambiente si concretizza con iniziative a favore dell’ecosostenibilità. In Campania si segna una nuova rotta verso la tutela ambientale con la creazione della prima campagna ecologica per la diffusione della decarbonizzazione navale che prende il nome di “Green Sandi Yacht“. Una importante iniziativa che si propone come obiettivo la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra ad opera di tre imprenditori napoletani che hanno aderito al progetto internazionale “Carbon off set” e che sono impegnati attivamente nella protezione delle acque marine. I fratelli Pasquale e Domenico Palumbo e Giulio Fiertler sono partiti dai Campi Flegrei con un programma di decarbonizzazione dei consumi, che destina una parte della spesa di gasolio  per favorire dei progetti per lo sviluppo delle energie rinnovabili, come ad esempio la costruzione di turbine idrauliche e pale eoliche in Africa. “Abbiamo deciso di impegnarci nella riduzione dei consumi di GHG inquinanti per l’ambiente – dichiara Fiertler – e per questo motivo, con lo yacht Sandy IV, abbiamo aderito al progetto di off-setting in collaborazione con la britannica “Yacht carbon off set”, che offre l’opzione di decarbonizzare le emissioni prodotte durante le crociere, contribuendo a finanziare importanti campagne ambientaliste”. Un indiscusso impegno che mette al centro di ogni prerogativa la “sostenibilità ambientale” anche nell’ambito della navigazione, attraverso la decarbonizzazione navale che diventa un valido strumento per migliorare la qualità della vita nel tentativo di preservare la biodiversità marina e diminuendo il grado di inquinamento dei nostri mari. “Per la comunità nautica, il rispetto dell’ambiente è diventato un requisito necessario – ribadisce Pasquale Palumbo – e la compensazione del carbonio è sicuramente una risposta proattiva alla sua riduzione”. Le operazioni di decarbonizzazione si attueranno mediante l’utilizzo di velocità meno elevate, l’interfaccia nave/porto e l’ottimizzazione dei piani di viaggio e della gestione della flotta. A tale proposito, la sfida dei tre imprenditori è quella di coniugare la comodità e il lusso degli yacht con un efficiente piano ecologico volto a ridurre drasticamente le emissioni di Co2. “Lusso sostenibile si può, gestendo gli yacht in modo efficiente ed ecologico, – commenta Domenico Palumbo – come abbiamo fatto noi con il nostro Sandi IV, che significa anche adottare misure per ridurre il consumo del carburante, coinvolgendo sia gli armatori che gli ospiti a bordo, diffondendo la consapevolezza del legame tra gas serra e cambiamento climatico. Per arrivare a questo si dovranno ad esempio utilizzare materiali più leggeri con una linea più snella che procuri meno frizioni, più efficienza dei macchinari, una diminuzione dello spreco di calore e, soprattutto, una maggiore assistenza del vento”. Agli ospiti dello yacht, che avranno aderito alla campagna ecologica, verrà rilasciato un certificato a testimonianza dell’impegno per la protezione dell’ambiente e in particolare del mare.   Fonte immagine: comunicato stampa

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Quinta di copertina, la prima piattaforma di edutainment

Dal 10 marzo è operativa la prima piattaforma multimediale ed interattiva di edutainment Quinta di Copertina (www.quintadicopertinateatro.com). La piattaforma, nata da un’idea di Giorgio Rosa e prodotta dalla cooperativa Mestieri del Palco, propone l’utilizzo dell’attività teatrale come strumento di integrazione e potenziamento dell’attività didattica e si rivolge alle scuole secondarie di I e II grado. L’idea è semplice ed innovativa e punta ad un duplice obiettivo. Da un lato si propone uno strumento di supporto all’attività didattica che renda la proposta formativa più innovativa ed accattivante: in quest’ottica gli strumenti propri delle dinamiche teatrali veicolano i contenuti formativi interdisciplinari stimolando la creatività degli studenti e lo spirito di collaborazione. Allo stesso tempo si punta ad una sensibilizzazione degli studenti nei confronti dell’arte teatrale educandoli ad essere fruitori consapevoli e a loro volta produttori di spettacoli teatrali. L’offerta di Quinta di copertina include numerosi percorsi didattici adattati alle esigenze multidisciplinari dell’offerta formativa scolastica e composti da “Tea-lezioni”, vere e proprie lezioni teatralizzate trasmesse in formato video. La strutturazione delle “Tea-lezioni”, veicolata da esperti di formazione nell’ambito teatrale, sfrutta strategie educative differenti, quali cooperative learning, peer-education, brainstorming, problem solving, role playing e didattica laboratoriale, tutte compatibili sia con la didattica in presenza che con quella a distanza. L’intera struttura dell’iniziativa è studiata per essere compatibile con le peculiarità organizzative del sistema scolastico. Ogni percorso è, infatti, accompagnato da una scheda di certificazione delle competenze che riporta il dettaglio degli obiettivi formativi raggiunti, delle attività svolte e delle competenze acquisite durante il percorso. Sono inoltre a disposizione degli insegnati delle singole discipline “schede di programmazione per competenze” che consentono la definizione di obiettivi, abilità e conoscenze nonché la descrizione di attività, metodologia e tempi previsti per ciascun percorso. Nell’ottica di un coinvolgimento maggiore degli studenti alla partecipazione al mondo teatrale, accanto ai percorsi disciplinari sono disponibili percorsi di approfondimento dedicati alla dizione, improvvisazione teatrale, lettura espressiva e regia. Un’anticipazione dell’offerta formativa di Quinta di Copertina sarà disponibile il 28, in orario serale, e il 29 Marzo, in orario scolastico, con la messa in scena in live streaming dello spettacolo “Così è (se vi pare)”. In un momento storico che ha avuto un impatto drammatico sul mondo della scuola e su quello dell’arte, costringendo la prima ad adattarsi rapidamente a nuove forme e strumenti di comunicazione e facendo calare il sipario a tempo indeterminato sulla seconda, il progetto di Quinta di Copertina indica una possibile strada per la rinascita nella mutua collaborazione. Con Quinta di Copertina l’arte teatrale presta i suoi strumenti per valorizzare il lavoro degli educatori, ma allo stesso tempo accorciare le distanze tra il teatro e i giovani fruitori.   Fonte immagine: https://www.facebook.com/quintadicopertinateatro

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Campi di rieducazione in Cina: i lager del nuovo millennio

Che molte cose della Cina potessero essere sconosciute a noi occidentali è cosa risaputa, ma venire a conoscenza del fatto che nel nuovo millennio esistano ancora campi di “rieducazione” fa pensare che, dopotutto, non abbiamo ancora imparato la lezione. Il Paese delle grandi contraddizioni, infatti, pare abbia costruito nella regione dello Xinjiang poco meno di 400 “laogai“, ovvero veri e propri campi di rieducazione. Ufficialmente, l’obiettivo è combattere la povertà e l’estremismo religioso nella regione a maggioranza musulmana. Questa “rete” di campi, in realtà, è stata costruita per detenere uiguri e altre minoranze e, secondo le immagini satellitari ottenute dall’Australian Strategic Policy Institute, 14 istituti sono ancora in costruzione. Il dato inquietante è che molti di questi campi delle vere e proprie carceri di alta sicurezza. Il lavoro dell’ASPI sui campi di rieducazione in Cina È stato anche pubblicato online un database con le informazioni appena descritte: lo Xinjang Data Project. All’interno del file è possibile leggere anche le coordinate dei campi, ottenute grazie alle testimonianze dei sopravvissuti e ai progetti di monitoraggio dell’ASPI. “Le prove in questo database mostrano che, nonostante le affermazioni dei funzionari cinesi sui detenuti che si diplomano dai campi, sono proseguiti investimenti significativi nella costruzione di nuove strutture di detenzione per tutto il 2019 e il 2020″, ha detto il ricercatore dell’ASPI Nathan Ruser. Interessante porre l’accento sulle immagini notturne che sono risultate particolarmente efficaci perché questi istituti di detenzione risultavano essere zone anomalamente illuminate fuori dalle grandi città. Le immagini diurne, invece, permettevano una mappatura chiara delle costruzioni. Secondo alcune testimonianze, avallate dalla costruzione dei centri nei pressi di zone industriali, si è scoperto che molti detenuti sono stati messi a regime di lavori forzati, come suggerisce anche il rapporto dell’ASPI. “I campi sono spesso anche co-localizzati con complessi di fabbriche, il che può suggerire la natura di una struttura ed evidenziare la linea diretta tra la detenzione arbitraria nello Xinjiang e il lavoro forzato“, afferma il rapporto. Proprio il contributo dei sopravvissuti agli istituti di rieducazione è stato fondamentale non solo per l’individuazione delle strutture ma per avere ottenuto maggiori dettagli su cosa succedere all’interno. Grazie a questo, al lavoro dell’ASPI e ad alcuni documenti trapelati dal Governo è stato possibile avere una panoramica più dettagliata possibile. Le dichiarazioni di Pechino È pazzesco pensare che in uno stato del mondo civilizzato possano ancora avvenire queste cose. Ma ancora più assurdo immaginare i motivi per i quali gli uiguri e altre minoranze vengono incarcerate. Possedere un corano, esporre una bandierina indipendentista o astenersi dal mangiare carne di maiale nello Xinjiang possono costare la libertà o – nel peggiore dei casi – la vita. Dopo aver negato l’esistenza dei campi per poi descriverli come programmi di formazione professionale e rieducazione che mirano ad alleviare la povertà, Pechino non risulta più un interlocutore affidabile. Tuttavia, il Governo continua a dichiarare che nello stato dello Xinjiang non avvengano violazioni dei diritti umani. A sostegno di questa tesi il fatto che la maggior parte delle persone detenute sono tutte tornate […]

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