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Trainspotting (1996) | Recensione

Trainspotting è un film del 1996 di Danny Boyle, regista famoso anche per film come 28 Giorni Dopo. Con Trainspotting confeziona un’opera che, a quasi trent’anni di distanza, resta uno dei pilastri del cinema  moderno. Il suo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Irvine Welsh ha saputo trasformare il romanzo in un inno ribelle ma anche malinconico, capace di coniugare ironia tagliente con tristezza.

[Questa recensione non contiene spoiler!]

Il cast iconico di Trainspotting

La forza di Trainspotting risiede innanzitutto nel suo cast. Ewan McGregor, nei panni di Renton, offre una performance intensa e sfumata, incarnando il dolore della dipendenza e il desiderio di riscatto con una credibilità che fa ancora oggi vibrare lo spettatore. Accanto a lui, Robert Carlyle regala un ritratto memorabile di Begbie, il sociopatico del gruppo, capace di alternare atteggiamenti carismatici a terribili espressioni di violenza gratuita. Il resto del cast completa il quadro, con ogni personaggio che incarna un aspetto diverso della dipendenza.

Scegli la vita

Fin dall’inizio, Trainspotting espone la sua tesi: la società dei consumi offre modelli di vita: lavoro, matrimonio, vacanze al mare, TV, che appaiono insignificanti di fronte al desiderio di libertà e dissociazione che la droga promette. Il protagonista, Renton, recita disilluso queste parole mentre Lust For Life suona: “Choose Life. Choose a job. Choose a career. Choose a family. Choose a fucking big television… […] Choose your future. Choose life… but why would I want to do a thing like that?”

L’opera non condanna né esalta la tossicodipendenza, ma mostra come, per questi giovani, l’unico “senso” rimasto sia il piacere di non scegliere, la condivisione di un abisso esistenziale

Il montaggio cinematografico frenetico mischiato a quello sonoro crea un ritmo febbrile, sostenuto da una colonna sonora che ha fatto storia. Brani di Iggy Pop, Underworld e Lou Reed accompagnano gli stati d’animo dei protagonisti, dallo sballo totale alla disperazione più nera. In particolare, Lust for Life inaugura la pellicola con una carica vitale che si dipana per l’intero film, mentre Perfect Day di Lou Reed accompagna un momento climatico, rendendolo iconico.

L’attualità di Trainspotting

La fotografia cattura Edimburgo in tutta la sua decadenza urbana: le strade sporche, le mura scrostate, lo squallore delle case popolari: basti pensare alla sequenza dell’allucinazione nella toilette, diventata icona grottesca del cinema degli anni Novanta. Boyle miscela realismo e surrealismo, imprimendo allo sguardo dello spettatore una percezione instabile del mondo, proprio come quella dei protagonisti.

A quasi trent’anni di distanza, Trainspotting non ha perso nulla della sua carica sovversiva. Nel 2025, in un’epoca in cui il tema delle dipendenze (magari questa volta meno all’eroina e più ad altro) e delle marginalità sociali torna prepotentemente al centro del dibattito. Le contraddizioni umane tra la fuga dal dolore e la ricerca di senso, tra il bisogno di libertà e la prigionia della dipendenza restano incisive come al primo giorno.

Trainspotting è un manifesto estetico e generazionale: la sua capacità di sintetizzare le angosce della gioventù in immagini potenti, di fondere umorismo nero e tragedia, ne fa un classico imprescindibile. Il mix di attori bravissimi, musica iconica e temi attuali lo rendono un film incredibilmente godibile e iconico.

Fonte immagine: Wikipedia (poster promozionale)

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Vera Gheno è una linguista, saggista e traduttrice italiana. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico Machiavelli di Firenze, Scopri di più

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